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Il ritorno di Spider-Man Noir: Andrea Broccardo racconta i retroscena della nuova run

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Spider-Man Noir è tornato! Il 1° ottobre 2025 ha segnato il grande ritorno dell’eroe dal cappotto lungo nelle fumetterie USA, pronto a tessere la sua tela nel mondo oscuro e misterioso della New York degli anni ’30.

A guidare questa nuova, attesissima avventura c’è una vera leggenda dei fumetti: Erik Larsen (noto per il suo lavoro su The Amazing Spider-Man e creatore di Savage Dragon), che si occuperà della sceneggiatura. Ad affiancarlo, dando vita alle cupe atmosfere della Grande Depressione, troviamo l’artista italiano Andrea Broccardo.

La sinossi con la quale Marvel ci presenta il primo numero è la seguente:

Rinfrescatevi la memoria sullo Spider-Man più cool prima che arrivi sul piccolo schermo! La leggenda di Spidey ERIK LARSEN torna alla scrittura per reinventare questo Spider-Man, proprio come fece con l’originale, insieme al talentuoso artista emergente ANDREA BROCCARDO.

Siamo negli anni ’30: Peter Parker è un investigatore privato di giorno e il vigilante Spider-Man di notte. Tutto procedeva senza intoppi, finché una certa donna non è entrata nel suo ufficio chiedendogli di risolvere il caso dell’omicidio di suo padre.

Il nome di quella donna? GWEN STACY! Un caso che potrebbe non solo mettere in crisi il dipartimento di polizia di George Stacy, ma anche lo stesso Spider-Man!

Il team creativo

Erik Larsen non è certo un volto nuovo nell’universo di Spider-Man, ma questa volta si cimenta con una versione di Peter Parker ambientata in una New York molto diversa da quella odierna. Una storia che affronta tematiche lontane da quelle esplorate nella sua celebre run precedente sul personaggio.

Ai disegni c’è Andrea Broccardo, che con la sua sensibilità visiva dona nuova vita a un Peter Parker anni ’30. Una scelta naturale per un artista capace di muoversi con disinvoltura tanto nel fumetto supereroistico quanto nelle atmosfere più cupe e avventurose.

Menzione speciale per Simone Di Meo, autore della meravigliosa cover della issue 1 di questo rilancio.

Due chiacchiere con Andrea Broccardo

Noi di Popcornerd.it abbiamo avuto l’occasione di rivolgere due domande ad Andrea, riguardo la sua esperienza in questo progetto.

Rossano D’Angelo: Il “Noir” non è solo uno stile, ma un’intera atmosfera. Al di là del classico uso delle ombre, quali sono gli elementi visivi specifici – magari un dettaglio nell’architettura, una scelta nella moda dei personaggi, o un particolare tipo di inquadratura – che hai ritenuto fondamentali per catturare l’essenza della New York degli anni ’30 e distinguerla da altre interpretazioni del personaggio? Ci sono stati film o artisti (anche al di fuori del mondo dei fumetti) che sono stati la tua “guida” per questo progetto?

Andrea Broccardo: Ammetto di non essere mai stato un grande appassionato del genere noir, soprattutto a livello cinematografico. Ho visto diversi film del filone e ne riconosco il fascino, ma i miei gusti personali vanno più verso l’horror, la fantascienza e il fantasy. Per questo, Spider-Man Noir è stato di fatto il mio primo vero approccio professionale al genere.

Uno degli aspetti più importanti, e anche più impegnativi, è stata la ricerca di reference dell’epoca – e lo è tuttora, visto che sto ancora lavorando alla miniserie. Ambientare una storia negli anni ’30-’40 significa confrontarsi con edifici, automobili, abiti, acconciature e stili di vita completamente diversi dai nostri, e questo richiede tempo e precisione. Per esempio, nel secondo numero c’è una scena ambientata davanti al Madison Square Garden di New York, che negli anni ’40 aveva un aspetto totalmente diverso da quello attuale: trovare fotografie e materiale dell’epoca non è stato per niente semplice. Film come Gli Intoccabili, Il Grande Sonno o Casablanca si sono rivelati fondamentali per ricostruire atmosfere, costumi e look dei personaggi.

Un altro elemento tipico del noir sono le inquadrature inclinate, pensate per trasmettere un senso costante di tensione e pericolo. Le avevo già sperimentate, forse anche troppo, nelle due miniserie di Alien, e le ho trovate molto funzionali anche qui, tanto da utilizzarle in più occasioni.

Sul piano fumettistico, ho cercato di studiare grandi maestri come Eduardo Risso, Alex Toth e il Frank Miller di Sin City. Pur avendo uno stile molto diverso dal mio – che è più dinamico e in linea chiara – ho provato ad assorbire alcuni elementi del loro lavoro, come l’uso delle “quinte” in primissimo piano per staccare l’azione dallo sfondo, o le grandi masse nere e i contrasti forti. Avrei voluto avere più tempo per approfondire e assimilare questo linguaggio al mio stile personale, ma spero, nel mio piccolo, di essere riuscito a restituire almeno un po’ di quell’atmosfera.

Stai lavorando su una sceneggiatura di una leggenda come Erik Larsen, noto per il suo stile dinamico ed esplosivo. Come hai bilanciato la sua energia narrativa con il ritmo più cupo e riflessivo che il genere noir richiede? In particolare, nel disegnare questo Peter Parker investigatore, c’è un gesto, un’espressione o un dettaglio nel suo design a cui ti sei affidato per raccontare la sua determinazione senza bisogno di parole?

Lavorare con Erik è stato un sogno d’infanzia che si realizza. Avevo circa 10-12 anni quando in Italia arrivarono le storie dell’Uomo Ragno di McFarlane e Larsen, e per l’epoca furono qualcosa di rivoluzionario: i personaggi sembravano letteralmente esplodere fuori dalle pagine, piene di linee ipercinetiche e di un’azione che non si era mai vista prima. Colleziono e seguo con piacere sia Spawn che Savage Dragon fin da bambino, e ancora oggi continuo a leggerli. Per questo, poter collaborare direttamente con Larsen è stato un traguardo incredibile, soprattutto dal punto di vista emotivo e “nerd”. Bisogna anche ricordare che la Image degli anni ’90, insieme alla cosiddetta manga invasion con titoli come Dragon Ball, Akira o Video Girl Ai, è stata per me estremamente formativa sul piano visivo.

Ho sempre amato le scene d’azione, le linee cinetiche e quei codici narrativi che continuo a inserire nelle mie tavole ancora oggi. Spider-Man Noir non fa eccezione: certo, ci sono momenti più riflessivi e di indagine, ma non mancano sequenze di pura azione, con nemici inediti creati apposta per questa miniserie. Non aspettatevi un ritmo lento e investigativo: resta comunque una serie Marvel con protagonista Spidey. Erik ha avuto carta bianca per rilanciare un personaggio che aveva già avuto tre incarnazioni molto diverse, e con questo progetto abbiamo riportato Peter e il suo mondo a una dimensione più urbana e classica. Ritroveremo personaggi come Gwen, MJ, zia May e il capitano Stacy, insieme a nuovi avversari (alcuni davvero folli!) e ai soliti problemi quotidiani di Peter: dall’affitto da pagare, al tempo da trovare tra affetti personali e indagini. Ovviamente, essendo una versione noir, questo Spider-Man è più duro e violento: non esita a usare le armi da fuoco o la forza fisica quando serve, ma resta al contempo lo Spider-Man classico nato dalla penna di Stan Lee, Steve Ditko e John Romita.

Dal punto di vista artistico, il lavoro è tanto stimolante quanto complesso. L’immaginario visivo degli anni ’40 è ricchissimo: palazzi in stile art déco pieni di dettagli e decorazioni, abiti eleganti e complessi, acconciature vaporose, cappelli ovunque, armi da fuoco… insomma, c’è tantissimo da disegnare. Inoltre, per la prima volta mi sono trovato a lavorare con il cosiddetto “Marvel Style”. Questo significa che nello script non c’è una descrizione minuziosa di ogni vignetta, ma solo un’indicazione generale di ciò che accade nella pagina e una traccia dei dialoghi, che vengono poi adattati in base a ciò che ho disegnato. Per esempio: “Pagina X: siamo al porto, Spidey affronta una gang di criminali, schiva i proiettili, usa delle casse di legno per tramortire i nemici e guadagnare una posizione più alta e sicura”. A partire da queste note, spetta a me decidere quante vignette fare, le inquadrature, i campi, le espressioni e il ritmo della narrazione. Da un lato è fantastico perché mi offre totale libertà creativa; dall’altro richiede uno sforzo enorme e porta con sé una certa ansia da prestazione, perché devo riuscire a orchestrare tutto al meglio.

Spero che il mio lavoro riesca a trasmettere almeno un po’ della passione e dell’impegno che ci ho messo, e soprattutto che vi faccia venire voglia di leggere la nostra storia.

Cogliamo l’occasione per ringraziarlo del tempo che ci ha dedicato e per augurargli un grande in bocca al lupo per il futuro!

Marvel is reinventing Spider-Man Noir before the 2026 Nicolas Cage TV series - and bringing Erik Larsen back to do it | Popverse

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Heretic: il thriller esoterico di Robbie Morrison e Charlie Adlard

Heretic è il nuovo thriller storico di Robbie Morrison e Charlie Adlard pubblicato da Saldapress, dove esoterismo e crime si intersecano nelle indagini condotte da un protagonista d’eccezione: Cornelius Agrippa

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Il XVI secolo rappresenta uno dei momenti più bui della storia moderna europea. Il periodo rinascimentale fu infatti, per alcuni suoi tratti, segnato dall’Inquisizione spagnola e dalla volontà della Chiesa e dello Stato di imporsi, obbligando le altre culture (in particolare quella musulmana) alla conversione al cristianesimo e ad opporsi al progresso, adottando metodi poco ortodossi e torture inenarrabili.

È in questo contesto storico che si afferma la figura di Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim, noto per le sue straordinarie qualità intellettuali. Originario di Colonia, Agrippa fu uno dei grandi luminari del suo tempo in diversi ambiti: alchimia, astrologia, esoterismo e filosofia.

Ma non siamo qui per una lezione di storia, bensì per parlare, ancora una volta, di fumetti.

Ed è proprio Agrippa il protagonista di Heretic, il nuovo fumetto horror realizzato da due “narratori di razza” (così li definisce Frank Quitely nella quarta di copertina), i britannici Robbie Morrison e Charlie Adlard.

Se Adlard è conosciuto soprattutto per il suo leggendario contributo artistico a The Walking Dead, realizzato insieme a Robert Kirkman, Robbie Morrison è uno scrittore di pari lignaggio. Romanziere e sceneggiatore di fumetti, Morrison ha lavorato su personaggi come Batman e Judge Dredd ed è particolarmente noto per la sua serie di romanzi polizieschi con protagonista Jimmy Dreghorn.

E una componente poliziesca è presente anche in Heretic, poiché il graphic novel, portato in Italia da Saldapress, ruota attorno a un’indagine su una serie di omicidi di matrice esoterica che Agrippa conduce insieme alla figlia Juliette e al suo allievo Johann Weyer.

Il fascino di Agrippa, la sua vita breve ma intensa e i misteri che aleggiano attorno al suo passato hanno ispirato Morrison al punto da dedicare a lui e a Johann Weyer, considerati dallo scrittore come due antesignani di Sherlock Holmes e del dottor Watson, un’avventura di “fantasia” (come tiene a precisare nella postfazione) decisamente disturbante sotto molti aspetti. Un orrore che emerge con ancora maggiore forza grazie alle matite di un Charlie Adlard ispirato come non mai.

Proprio durante Lucca Comics, l’artista britannico aveva avuto modo di spiegare quando è nato il progetto Heretic:

«Robbie è stato uno dei pochi a sapere in anticipo che stavamo per chiudere The Walking Dead» ha raccontato. «Non volevo finire la serie senza avere subito qualcosa di nuovo su cui lavorare. Così gli ho confidato che il numero 193 sarebbe stato l’ultimo. Da lì è nato Heretic.»

Se volete recuperare l’intero pezzo dedicato all’incontro con Charlie Adlard al Lucca Comics & Games 2025, a questo link trovate tutta la conferenza organizzata da Saldapress con ospite l’autore.

Heretic: una macabra indagine tra intrighi e magia

Ecco la sinossi di Heretic, estratta dal sito Saldapress:

Anversa, 1529. Una città crocevia di mercanti, inquisitori e alchimisti viene scossa da una catena di omicidi brutali e rituali. Il sangue scorre tra le strade e i canali, mentre l’ombra dell’eresia si allunga sull’Europa cattolica. A indagare sul misterioso caso viene chiamato Cornelius Agrippa: cavaliere, medico, avvocato, alchimista ed eretico. Con lui, il giovane e ambizioso Johann Weyer. I due si muovono tra corti ecclesiastiche, culti segreti e pericolosi testi proibiti, cercando la verità in un mondo in cui la superstizione è legge e la ragione è un crimine. 

Omicidi di uomini di Chiesa compiuti attraverso rituali infernali, un “indagatore dell’incubo” tanto geniale quanto folle e la barocca città di Anversa come scenario delle indagini dei protagonisti: questi sono gli elementi principali di Heretic, un thriller in cui magia e pratiche esoteriche dimostrano ancora una volta come il pericolo più grande abbia le sembianze di un uomo, un assassino, per la precisione.

Due protagonisti ‘elementari’ e una trama dalle atmosfere de Il Nome della Rosa

Da scrittore di polizieschi qual è, Morrison costruisce una trama avvincente, ricca di dialoghi e didascalie esplicative, ben congegnata sotto diversi aspetti, a partire dallo sviluppo dell’indagine e dalla caratterizzazione dei personaggi. Come in un romanzo di Conan Doyle, Agrippa e Johann — mentore e apprendista — si muovono come abili investigatori, degni eredi di Holmes e Watson, pur cambiando il contesto geografico (il Belgio anziché l’Inghilterra) e quello storico (il Rinascimento al posto dell’epoca vittoriana).

L’alchimia e il feeling tra i due protagonisti ricordano fortemente quelli del celebre duo di Baker Street, soprattutto per l’animo estroso, quasi folle, della controversa figura di Agrippa, una caratteristica che riecheggia nella genialità disturbata dell’investigatore Sherlock Holmes.

Un secondo elemento di forza è il contesto storico in cui sono ambientate le vicende di Heretic. Morrison dimostra di aver approfondito in modo significativo sia la figura di Agrippa sia il periodo dell’Inquisizione spagnola, con tutte le sue sfaccettature: le torture, i personaggi cardine di un sistema che ha mascherato il lato oscuro della Chiesa e i suoi intrighi, utilizzando la Cristianità come facciata per giustificare pratiche disumane contro chi osava opporsi.

Il fatto che le vittime siano uomini di Chiesa o coinvolti con essa, uno scenario più vicino al Medioevo che all’era moderna, e la presenza di un maestro e di un allievo investigatori così atipici rimandano inevitabilmente anche all’opera prima di Umberto Eco, Il nome della rosa. In quel caso, le indagini sugli omicidi avvenuti nell’abbazia erano affidate a Guglielmo di Baskerville (qui l’equivalente di Agrippa) e al giovane frate Adso da Melk, corrispettivo di Johann Weyer. Atmosfere e suggestioni di quell’opera si ritrovano chiaramente (almeno per il sottoscritto) anche all’interno di Heretic.

E non manca, infine, la componente mistery della storia che Morrison mette in piedi, focalizzata sull’alone di mistero che ruota intorno a questi omicidi, dal sadismo all’apparenza eccessivo anche per una mente umana.

Charlie Adlard non disegna zombie, ma la sua arte fa ancora paura

Se la sceneggiatura di Morrison risulta decisamente curata nei minimi particolari, altrettanto si può dire delle matite di Charlie Adlard.

Rispetto a The Walking Dead e ad altri lavori più recenti, Adlard adotta qui uno stile differente: un bianco e nero più pulito, ricco di dettagli e caratterizzato da sfumature più morbide, ma che lascia spazio a un rosso sanguigno quando le scene si fanno più cruente. Le sue tavole riescono a trasmettere, in diversi momenti, un forte senso di inquietudine e terrore, soprattutto nella rappresentazione degli omicidi, delle pratiche di tortura adottate dall’Inquisizione e delle arti “magiche” utilizzate da Agrippa nel corso delle sue indagini non convenzionali.

Allo stesso tempo, l’artista lascia il lettore a bocca aperta quando mette in scena immagini quasi da cartolina, con sullo sfondo luoghi, edifici storici e monumenti di Anversa riprodotti con la massima fedeltà possibile. Da questo punto di vista, il lavoro svolto dal disegnatore è sbalorditivo, così come lo studio e la resa grafica dei costumi dell’epoca.

Una vera prova da grande autore e artista quale è, che conferma come Adlard non sia “solo” la matita di The Walking Dead, ma molto di più.

Perché leggere Heretic?

Il thriller fantastorico messo in scena da Morrison e Adlard mi ha sorpreso in modo decisamente positivo, grazie a una trama avvincente che, nonostante una verbosità a tratti eccessiva (complice anche l’abitudine odierna a leggere sempre meno fumetti in cui la componente scritta è importante quanto quella visiva), non risulta mai noiosa.

Agrippa si rivela un protagonista dalle mille abilità, perfettamente calato nel ruolo dell’investigatore rinascimentale che deve necessariamente avere qualche rotella fuori posto per osare sfidare il sistema imposto dall’Inquisizione.

Morrison e Adlard svolgono un lavoro eccellente di ricostruzione storica all’interno di Heretic, proiettando il lettore nell’Anversa del 1529 attraverso un attento spaccato del linguaggio dei personaggi, degli usi e dei costumi dell’epoca.

Il finale lascia spazio a una possibile seconda avventura e, sinceramente, spero che questo non resti un unicum, ma rappresenti solo il primo volume di una serie. Tornare a seguire le indagini dell’eccentrico e geniale Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim — alchimista, astrologo, esoterista e filosofo — sarebbe davvero un piacere, naturalmente sempre sotto la guida di Robbie Morrison e Charlie Adlard, indagatori dell’incubo al pari di Agrippa e del suo fidato aiutante Johann Weyer.


VOTO POPCORNERD: 8/10

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Wonder Man: Chi è Doorman e che ruolo potrebbe giocare nella serie TV?

In Wonder Man è pronto a esordire l’eroe di ‘serie B’ Doorman, che potrebbe giocare un ruolo cruciale nella miniserie MCU. Scopriamo chi è

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Mancano oramai pochi giorni all’esordio di Wonder Man su Disney+. Il nuovo eroe del MCU debutterà sulla piattaforma il 28 gennaio, con tutta la miniserie completa di 8 episodi, disponibile da subito.

Protagonista dello show è Simon Williams, interpretato da Yahya Abdul-Mateen II,  un attore in difficoltà che è dotato di poteri che però vuole mantenere segreti.

Oltre a lui ritroveremo Trevor Slattery (Ben Kingsley, di cui abbiamo parlato qui), nonché un nuovo eroe che esordisce nel Marvel Cinematic Universe, decisamente curioso e inatteso, date anche le poche apparizioni all’interno dei comics della Casa delle Idee: Doorman.

Chi è Doorman nei fumetti Marvel?

Per molti spettatori Doorman sarà una scoperta assoluta. Nei fumetti Marvel, DeMarr Davis debutta nel 1989 sulle pagine di West Coast Avengers (Vendicatori della Costa Ovest) di John Byrne. È un mutante dotato di un potere tanto bizzarro quanto utile: il suo corpo può trasformarsi in un portale di teletrasporto, permettendo a persone e oggetti di attraversarlo e comparire praticamente ovunque, grazie a un legame con la misteriosa Forza Oscura, la stessa dimensione a cui è collegato l’eroe Cloak.

Durante i suoi primi passi da supereroe viene affiancato da Occhio di Falco e Mimo, ma nonostante il potenziale, Doorman resta sempre tormentato da una profonda insicurezza. Cinico, pessimista e perennemente convinto di non essere all’altezza, si guadagna la fama di uno dei personaggi più malinconici dell’universo Marvel.

Il suo nome è legato soprattutto ai Great Lakes Avengers (Vendicatori dei Grandi Laghi), uno dei team più assurdi e strambi dei fumetti Marvel: una squadra di eroi “di serie B” guidata da Mister Immortal e composta da personaggi come Flatman, Big Bertha e Dinah Soar. Le loro storie oscillano costantemente tra commedia e supereroismo, raccontando le difficoltà di chi prova a salvare il mondo… senza essere davvero un Avenger “da copertina”.

Il momento più importante per Doorman arriva però con la sua morte durante uno scontro con Maelstrom. Nell’aldilà viene scelto dall’entità cosmica Oblivion come nuovo Angelo della Morte, tornando in vita con poteri potenziati: maggiore controllo sulla Forza Oscura, capacità di comunicare con i defunti, volo e una resistenza superiore. Di fatto, diventa il membro più potente dei Great Lakes Avengers.

Perché Doorman è così importante in Wonder Man?

In uno dei poster promozionali di Wonder Man, compare la prima pagina di un quotidiano fittizio, il Sunny Los Angeles Film Times, con il titolo:

“Hollywood vieta tutti i superpoteri”.

L’articolo parla della cosiddetta “Clausola Doorman”, una norma che proibisce a chi possiede abilità sovrumane di lavorare sui set cinematografici. Un indizio che suggerisce come Doorman sia stato direttamente coinvolto in un incidente tale da spingere l’industria hollywoodiana a bandire del tutto i super?

Quale che sia la causa, questa clausola specifica, avrà un peso enorme sulla storia di Simon Williams. Wonder Man, infatti, sogna di lavorare a un reboot cinematografico dedicato proprio al supereroe… salvo poi ottenere davvero dei poteri e doverli tenere nascosti, rischiando l’esclusione totale da Hollywood.

Cosa significa Doorman per il futuro dell’MCU?

L’introduzione di Doorman apre scenari interessanti. Da un lato, il divieto dei superpoteri richiama tematiche già viste con gli Accordi di Sokovia, dimostrando che la diffidenza verso i supereroi è tutt’altro che scomparsa. Dall’altro, Doorman è ufficialmente uno dei primi mutanti dell’MCU (insieme a Kamala Khan/ Ms. Marvel), un altro tassello verso l’arrivo degli X-Men nella prossima fase dell’Universo cinematografico Marvel post- Secret Wars.

In più, la sua presenza riaccende le speculazioni su due possibili team: i West Coast Avengers, storicamente legati a Wonder Man, oppure i Great Lakes Avengers, già “accennati” con Mister Immortal in She-Hulk. Una squadra più leggera, ironica e fuori dagli schemi, perfetta come controparte delle formazioni più solenni viste finora.

Magari Doorman non sarà il protagonista assoluto di Wonder Man, ma tutto lascia pensare che il suo ruolo sarà centrale per il worldbuilding della serie e per il futuro dell’MCU.

E se c’è una cosa che Marvel ci ha insegnato, è che spesso i personaggi più strani e sottovalutati sono quelli destinati a lasciare il segno.

Wonder Man debutta il 28 gennaio, in esclusiva su Disney+, con tutti gli episodi disponibili al lancio.

*Fonte del presente articolo il sito CBR.com

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Intervista a Stephanie Phillips e Lee Garbett, i nuovi autori di Daredevil

Scopri l’intervista a Stephanie Phillips e Lee Garbett, che guideranno la nuova run di Daredevil da Aprile 2026.

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Pochi personaggi Marvel godono dell’affetto e della devozione che circondano Daredevil, un’icona capace di conquistare sia i lettori storici del fumetto sia il pubblico televisivo, grazie all’apprezzatissima serie prima targata Netflix e ora disponibile su Disney+.

Nel corso dei decenni, il Diavolo di Hell’s Kitchen ha attirato alcuni dei nomi più influenti dell’industria: da Frank Miller e John Romita Jr., autori del classico The Man Without Fear, fino alla celebre run di Brian Michael Bendis e Alex Maleev, ancora oggi considerata una delle interpretazioni definitive del personaggio.

Più di recente, abbiamo salutato la lunga e acclamata gestione di Chip Zdarsky e Marco Checchetto, un ciclo narrativo intenso e apprezzato che ha lasciato un segno importante nella mitologia di Matt Murdock. Un’eredità che ha purtroppo reso ancora più evidente il calo qualitativo avvertito nella successiva run di Saladin Ahmed e Aaron Kuder, un passaggio che molti lettori – me compreso – hanno trovato meno ispirato rispetto agli standard a cui eravamo stati abituati.

Eppure, proprio quando la fiamma della speranza sembrava iniziare ad affievolirsi, è arrivata una notizia capace di riaccenderla con forza: Stephanie Phillips e Lee Garbett saranno gli autori della nuova era di Daredevil, con un rilancio previsto per Aprile 2026. Una coppia creativa fresca, ambiziosa e già amatissima dai lettori, pronta a riportare Matt Murdock al centro dell’attenzione con una visione tutta nuova.

La visione di Stephanie Phillips per il nuovo Daredevil

Per Stephanie Phillips, Daredevil: Born Again di Frank Miller e David Mazzucchelli non è solo un riferimento obbligato, ma il fumetto che l’ha fatta innamorare del medium: ancora oggi lo considera il suo comic preferito in assoluto. Non sorprende quindi che la sua visione per Daredevil affondi le radici proprio lì, insieme alle influenze della run noir-crime di Brian Michael Bendis e Alex Maleev. Phillips rivendica un ritorno a un Daredevil profondamente urbano, cupo, immerso in atmosfere da crime story, un terreno che sente particolarmente suo, essendo il genere con cui ha esordito nei comics. Scrivere Matt Murdock e Foggy Nelson è per lei un onore che non prende alla leggera, pur vivendo il progetto più come un privilegio che come un peso.

Dal punto di vista narrativo, la nuova serie riporta al centro la dimensione legale del personaggio: Matt Murdock non torna semplicemente a fare l’avvocato, ma diventa professore di legge. Una scelta chiave per Phillips, che le permette di esplorare il personaggio in un contesto inedito, circondato da studenti, colleghi e nuove dinamiche umane, mantenendo viva la sua identità professionale senza forzature. Il tono resta decisamente dark, ma con quella “luce nel buio” che caratterizza tutta la sua scrittura: un equilibrio tra dramma, fragilità emotiva e momenti di sottile umanità, già evidente nei suoi lavori su personaggi come Harley Quinn o She-Hulk.

Stephanie Phillips al Thought Bubble 2025

Stephanie Phillips al Thought Bubble 2025

Sul fronte visivo, Phillips ha voluto fortemente Lee Garbett come disegnatore della serie, imponendo di fatto il suo coinvolgimento fin dal primo contatto con Marvel. Insieme, i due spingono Daredevil verso un immaginario noir contaminato da elementi horror, incarnati soprattutto dal nuovo villain Omen: una presenza inquietante, che agisce nell’ombra e promette di lasciare il segno. Senza entrare in territori spoiler, Phillips anticipa anche il ritorno di villain storici legati all’era Miller e conferma che la serie ha una direzione chiara e un finale pensato fin dall’inizio. Un approccio che punta a costruire una run solida, coerente e profondamente rispettosa della storia del Diavolo di Hell’s Kitchen.

Il nuovo Daredevil secondo Lee Garbett

Lee Garbett affronta Daredevil come un progetto nato fin dall’inizio in stretta sinergia con Stephanie Phillips: i due entrano sulla serie come una vera e propria coppia creativa, con una visione condivisa e chiara già dall’inizio. Questo approccio, sottolinea Garbett, fa una grande differenza rispetto a subentrare su una testata già avviata: sapere dove la storia sta andando e costruirla fin dall’inizio permette un controllo più profondo sul tono, sul ritmo e sull’identità visiva del fumetto. Il riferimento dichiarato è il Daredevil più noir e urbano, quello che affonda le radici nelle run di Frank Miller, John Romita Jr. e Al Williamson, un immaginario che Garbett sente particolarmente vicino alla sua formazione.

Lee Garbett al Thought Bubble 2025

Lee Garbett al Thought Bubble 2025

Dal punto di vista grafico, l’obiettivo è dare alla serie un aspetto fisico, ruvido, quasi “tangibile”. Garbett sta utilizzando zip tone applicati manualmente e soluzioni grafiche che restituiscano un senso di matericità e imperfezione, in linea con l’anima sporca e notturna del personaggio. Più delle scene d’azione, però, ciò che gli interessa davvero è la recitazione dei personaggi: gli sguardi, i silenzi, i momenti quotidiani. Non a caso, racconta di divertirsi tanto a disegnare Matt Murdock quanto Daredevil, lavorando molto sul suo carisma e sulla sua presenza scenica nella nuova veste di professore universitario, fino a curarne anche il look – come la giacca in velluto a coste con toppe ai gomiti – per rafforzarne l’identità.

Sul fronte narrativo-visivo, Garbett anticipa un Daredevil “puro” nello spirito, anche quando la serie introduce elementi nuovi. Il nuovo villain, Omen, sarà una presenza disturbante, capace di interferire con le abilità di Matt in modi inediti, e il suo design – che emergerà gradualmente, anche attraverso dettagli come i corner box delle cover – promette suggestioni inquietanti e quasi horror. Anche nelle scene apparentemente più anonime, come un vagone della metropolitana, Garbett sottolinea come la scrittura di Phillips riesca a trasmettere immediatamente l’essenza di Daredevil: una storia che può rinnovarsi, ma che resta profondamente ancorata al cuore noir e umano del personaggio.

La prima issue sarà disponibile sugli scaffali delle fumetterie americane il 1 Aprile 2026.

Intervista a Stephanie Phillips e Lee Garbett sul canale YouTube di popcornerd.it

L’intervista doppia in versione integrale è disponibile sul nostro canale YouTube, popcornerdtv.

 

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