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In occasione dell’attesissimo Odissea su Sky arriva Christopher Nolan Mania

Christopher Nolan Mania Sky Cinema Collection celebra l’arrivo di Odissea al cinema con una maratona dedicata al regista

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In occasione dell’arrivo nelle sale dell’attesissimo Odissea

su Sky Cinema Collection arriva

Christopher Nolan Mania

8 pellicole per riscoprire i suoi film più iconici

DALL’ 11 AL 17 LUGLIO SU SKY CINEMA COLLECTION 

IN STREAMING SU NOW E DISPONIBILE ON DEMAND

In occasione dell’uscita nelle sale di ODISSEA il 16 luglio, il nuovo attesissimo film di Christopher Nolan, Sky Cinema rende omaggio ad uno dei registi più visionari e influenti del nostro tempo con un’imperdibile collezione con alcuni dei film più rappresentativi della sua carriera.

Dall’ 11 al 17 luglio su Sky Cinema Collection, in streaming su NOW e disponibile on demand, un viaggio nel cinema di Nolan che, tra narrazioni complesse e spettacolari che intrecciano tempo, giochi d’identità e viaggi oltre i confini spazio-temporali, è riuscito nel corso della sua carriera a spaziare dalla fantascienza più ambiziosa ai cinecomic che hanno ridefinito il genere, fino ai racconti di guerra più crudi. Un’occasione unica per (ri)scoprire una filmografia capace di sorprendere e lasciare il segno.

Tra i film in programmazione THE PRESTIGE, thriller ricco di mistero e colpi di scena con Hugh Jackman, Christian Bale e Scarlett Johansson, che racconta l’ossessiva rivalità tra due illusionisti disposti a tutto pur di realizzare il numero perfetto.

Spazio poi alla celebre trilogia del Cavaliere Oscuro, con Christian Bale nei panni di Batman. Si parte con BATMAN BEGINS, in cui Bruce Wayne intraprende il percorso che lo porterà a diventare il protettore di Gotham affrontando la minaccia della Lega delle Ombre.

Si prosegue con IL CAVALIERE OSCURO, in cui Gotham viene sconvolta da una nuova minaccia rappresentata da Joker, interpretato da Heath Ledger: un nemico imprevedibile che costringerà Batman a confrontarsi con i propri limiti morali e con il prezzo della giustizia.

Chiude la trilogia IL CAVALIERE OSCURO – IL RITORNO, in cui un Bruce Wayne è costretto a tornare in azione per affrontare il temibile Bane, deciso a distruggere Gotham, in un potente scontro finale che mette in gioco il destino della città.

Passando alle opere che giocano con distorsioni spazio – temporali, INCEPTION ne è l’emblema: Leonardo Di Caprio interpreta un ladro specializzato nell’infiltrarsi nei sogni per sottrarre informazioni riservate, chiamato questa volta a compiere l’impresa opposta: impiantare un’idea nella mente di un potente dirigente.

Sul versante della fantascienza si colloca invece INTERSTELLAR con protagonista Matthew McConaughey alla guida di una squadra di esploratori impegnata in un viaggio attraverso un tunnel spaziale alla ricerca di una nuova possibilità di sopravvivenza per l’umanità.

Si giunge infine a TENET, spettacolare thriller di spionaggio con John David Washington protagonista di una missione che ruota attorno al concetto di inversione del tempo, uno degli elementi più affascinanti della filmografia di Nolan, capace di dare vita a sequenze d’azione sorprendenti e a una struttura narrativa ricca di sfide e colpi di scena.

A chiudere la collezione, DUNKIRK, il potente film bellico con cui Nolan racconta l’evacuazione delle truppe alleate dalle spiagge francesi durante la Seconda guerra mondiale. Un racconto immersivo e teso, costruito tra terra, mare e cielo, che restituisce tutta l’urgenza e il dramma di una delle operazioni più celebri del conflitto.

Un percorso attraverso alcune delle opere che hanno reso Christopher Nolan uno dei registi più influenti del nostro tempo, capace di coniugare spettacolo, innovazione e ambizione narrativa come pochi altri autori contemporanei.

CHRISTOPHER NOLAN MANIA | dall’11 al 17 luglio su Sky Cinema Collection, in streaming su NOW e disponibile on demand.

*Ringraziamo gli uffici stampa Sky per la condivisione del comunicato di cui sopra

Cinema

È l’ultima battuta? Il film Searchlight Pictures arriverà il 15 luglio su Disney+ in Italia

E’ l’ultima battuta Disney+ arriva il 15 luglio in Italia: il film Searchlight Pictures debutta in streaming sulla piattaforma

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Il film Searchlight Pictures È l’Ultima Battuta? arriverà il 15 luglio in streaming su Disney+ in Italia.

Diretto dal regista candidato all’Academy Award® Bradley Cooper (A Star Is Born, Maestro), il film esplora le sfide delle relazioni di lunga durata. Ambientato sullo sfondo della scena della stand-up comedy newyorkese, È l’Ultima Battuta? segue la storia di Alex (Will Arnett), che trova nei comedy club notturni un’insolita forma di terapia mentre cerca di affrontare una crisi matrimoniale. Per prepararsi al ruolo, Arnett ha trascorso circa sei settimane a scrivere e a portare in scena pezzi di stand-up in veri comedy club quasi ogni sera. Arnett ha inoltre scritto la sceneggiatura del film insieme a Cooper e Mark Chappell (Omicidio nel West End), a partire da un soggetto sviluppato da Arnett, Chappell e John Bishop (The John Bishop Show), la cui esperienza di vita ha ispirato il personaggio di Alex.

È l’Ultima Battuta? racconta una storia profondamente umana e ricca di speranza, sostenuta dalle interpretazioni di un cast d’eccezione che comprende Laura Dern, Andra Day, Bradley Cooper, Christine Ebersole, Ciarán Hinds, Amy Sedaris, Sean Hayes (collaboratore di Arnett nel popolare podcast SmartLess) e Scott Icenogle, marito nella vita reale di Hayes, un dettaglio che contribuisce a rendere ancora più autentici i loro ruoli.

È l’Ultima Battuta?

Alex (Will Arnett) affronta la crisi di mezza età e un imminente divorzio, in cerca di un nuovo inizio nel mondo della stand-up comedy newyorkese, mentre Tess (Laura Dern) riflette sui sacrifici fatti per la famiglia. I due dovranno confrontarsi con la gestione condivisa dei figli, la propria identità e la possibilità che l’amore possa assumere una nuova forma.

*Ringraziamo gli uffici stampa Disney per la condivisione del comunicato di cui sopra

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Cinema

Nevermore’s Library: Dal film al fumetto, il sequel di Edward mani di forbice

L’iconico film Edward mani di Forbice, un capolavoro senza tempo nato dal genio di Tim Burton, che ha avuto anche un sequel a fumetti

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Edward mani di forbice”, seppure sia un film del 1991, in realtà è un capolavoro senza tempo, nato dal genio di Tim Burton e rimasto impresso nella mente di tutti noi. Ma la storia non si è fermata al grande schermo: il 7 novembre 2017 ha avuto un seguito ufficiale a fumetti, pubblicato in Italia da Nicola Pesce Editore (NPE). Ma ripercorriamo le tappe con ordine partendo dal film:

Curiosità sul Film Edward mani di forbice (1990)

Le origini risalgono ad un disegno infantile: l’idea di Edward nasce da un disegno che il regista fece da adolescente: un ragazzo magro, silenzioso, con delle lame al posto delle dita. Era la metafora visiva del suo senso di isolamento e della sua difficoltà a comunicare con gli altri nella periferia di Burbank dov’era cresciuto. Per fare in modo che il personaggio principale del film corrispondesse alle caratteristiche del disegno, la produzione propose il ruolo a diverse star.

Tom Cruise si mostrò molto interessato, ma pose a Tim Burton una sfilza di domande “logiche” che avrebbero snaturato il film, tra cui: “Come fa Edward ad andare in bagno?” e “Come fa a mangiare?”. Burton rifiutò di dare spiegazioni scientifiche a una favola e Cruise si chiamò in automatico fuori. Anche Michael Jackson ed Robert Downey Jr. furono presi in considerazione, ma non avevano quell’aria tenebrosa e sensibile al contempo. Quando si presentò Johnny Depp, già sappiamo tutti come sia andata a finire la selezione.

Tim Burton e Johnny Depp

Johnny Depp e le pochissime parole

Nel montaggio finale del film, Edward pronuncia in totale soltanto 169 parole. Depp lavorò moltissimo sulla mimica facciale, sugli occhi e sul linguaggio del corpo, ispirandosi ai grandi attori del cinema muto come Charlie Chaplin.

Charlie Chaplin

Johnny Depp nelle vesti di Edward

Un altro ruolo fondamentale è proprio quello svolto dal set: il contrasto fra la cittadina soleggiata dove gli abitanti svolgono una vita in apparenza felice in casette color pastello e l’atmosfera invernale e malinconica dell’altura sulla quale Edward vive in isolamento nel suo castello.

Soffermarsi ad osservare questo contrasto riporta alla mente tante teorie, ad esempio quella dell’emarginazione sociale nei confronti di qualcuno etichettato come “diverso”, oppure anche l’ipocrisia della società basata sull’apparenza e lo sfarzo, o ancora l’illusione del sogno americano. Le riprese nella cittadina color pastello (avvenute a Lutz, in Florida) si svolsero sotto un caldo torrido. Johnny Depp svenne persino sul set a causa del colpo di calore provocatogli dalla tuta di pelle attillata.

Il quartiere soleggiato del film “Edward mani di forbice” di cui Tim Burton in accordo con la sceneggiatrice Caroline Thompson non ha volutamente attribuito un nome

L’ultimo film di Vincent Price

Il leggendario attore di film horror Vincent Price, idolo d’infanzia di Tim Burton, interpreta l’Inventore di Edward. Questa è stata la sua ultima apparizione sul grande schermo prima della sua morte nel 1993. Originariamente il suo ruolo doveva essere molto più ampio, ma venne ridotto a causa delle sue precarie condizioni di salute.

Vincent Price in una scena del film

Le sculture reali

Tutte le incredibili sculture di siepi che Edward realizza nel film non erano effetti speciali in CGI (all’epoca primordiale), ma strutture metalliche ricoperte di piante vere o finte, mosse e modellate da maestri artigiani.

Il set del film

Curiosità sul sequel a fumetti (NPE)

Il fumetto pubblicato da Edizioni NPE non è un semplice “spin-off”, ma il sequel ufficiale della storia, ambientato diversi decenni dopo gli eventi del film. L’autrice della trama è Kate Leth in collaborazione con il disegnatore Drew Rausch.

Se nel film la storia ci viene raccontata da una Kim ormai anziana (Winona Ryder) che parla alla nipotina, il fumetto ha come protagonista proprio quella bambina, ormai adolescente, di nome Megs.

La ragazza scopre i vecchi diari di sua nonna Kim (nel frattempo deceduta) e capisce che le storie su Edward non erano favole, ma la pura verità. Si viene così a scoprire che Edward non era l’unica creatura rimasta nel castello. Dai resti di un progetto precedente dell’Inventore, viene riportato alla luce un automa che però, a differenza di Edward, è animato da una personalità tutt’altro che gentile e che seminerà il panico nella città.

Infine spendiamo anche due parole sui disegni di Drew Rausch. Non vi è la ricerca del realismo, ma rimangono totalmente fedeli all’estetica “burtoniana”. Il tratto è spigoloso, gotico, iper-espressivo e i colori giocano costantemente sul contrasto tra il grigio cupo del castello di Edward e i colori pastello sbiaditi della cittadina sottostante.

Nel fumetto, Edward ha imparato a usare le sue mani non solo per distruggere o tagliare, ma ha sviluppato nuove abilità di riparazione e creazione. Inoltre, la storia affronta il tema del “bullismo mediatico” e del pregiudizio nell’era moderna, dimostrando come la cittadina non sia cambiata affatto nel corso degli anni nei confronti del “diverso”.

Il formato da collezione di NPE: L’edizione italiana curata da Nicola Pesce Editore è un volume cartonato di grande formato, pensato proprio per valorizzare i dettagli delle tavole e per i collezionisti appassionati dell’universo di Tim Burton oppure esiste anche la versione ridotta ma solo nelle dimensioni, in quanto il contenuto rimane invariato.

Al prossimo episodio di Nevermore’s Library!

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Cinema

Supergirl – Recensione: Kara vola, ma non troppo in alto

Supergirl con Milly Alcock e Jason Momoa è arrivato nelle sale di tutto il Mondo. Questo secondo film del DCU ha fatto molto parlare di sè e noi cerchiamo di dire la nostra dopo averlo visto al cinema

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Ancora con gli occhi rivolti al cielo pensando al Superman di James Gunn, nelle sale cinematografiche è arrivata Supergirl, che vede protagonista la giovane star Milly Alcock nei panni della supereroina (e cugina dell’Uomo d’Acciaio).

Il film è diretto da Craig Gillespie ed è il primo progetto del nuovo DCU di Peter Safran e James Gunn a non essere diretto da quest’ultimo. Per questo motivo, Supergirl rappresenta un vero banco di prova per capire se questa nuova direzione cinematografica sia davvero in grado di reggersi sulle proprie gambe anche senza la regia dell’artefice di questa rinascita. Gunn, infatti, aveva convinto praticamente tutti con la serie animata Creature Commandos, con le due esilaranti stagioni di Peacemaker interpretate da John Cena e, soprattutto, con il film che ha catturato milioni di spettatori nel 2025: Superman con David Corenswet nei panni dell’eroe rosso e blu dalla grande “S” sul petto.

Come annunciato dallo stesso Gunn e dalla produzione, il film prende ampiamente ispirazione da Supergirl: Woman of Tomorrow la graphic novel di Tom King e Bilquis Evely, probabilmente il fumetto più importante dedicato a Kara Zor-El degli ultimi anni. La pellicola ne mantiene quasi (e sottolineo quasi) intatta la struttura narrativa, riadattandola però per un pubblico mainstream da sala cinematografica.

I punti di contatto con l’acclamata opera di King ed Evely sono numerosi, così come lo sono le differenze introdotte da Gillespie e dalla sceneggiatrice Ana Nogueira. La più evidente riguarda il cattivo, Krem delle Colline Gialle, trasformato da semplice brigante del fumetto in un antagonista decisamente più brutale e pericoloso. Un altro importante tassello che viene aggiunto nel film è Lobo, storica ‘mina vagante’ e personaggio sopra le righe della DC Comics, interpretato da Jason Momoa, che da anni dichiarava di voler vestire i panni dell’ultimo Czarniano e che finalmente ha visto realizzato questo desiderio. Stalkerare James Gunn per diverso tempo ha ripagato il buon Jason.

Ad affiancare Milly Alcock troviamo, oltre alla mascotte di questi primi film del DCEU, Kripto il super-cane, anche la giovane Eve Ridley nei panni di Ruthye Marye Knoll, coprotagonista della storia proprio come nel fumetto.

Al momento in cui scrivo queste righe, Supergirl ha avuto un’accoglienza tiepida al botteghino e ha diviso la critica, che ha evidenziato, forse anche con eccessiva severità in alcuni casi, diversi limiti rispetto alle aspettative.

Happy Birthday Kara!

Kara Zor-El sta festeggiando il suo ventitreesimo compleanno vagando per l’universo in compagnia del solo Kripto. Tra una bettola e l’altra ha un unico obiettivo: ubriacarsi fino a stare male e rimanere il più lontano possibile dalla Terra.

Nel frattempo, su un remoto pianeta rurale, la giovane Ruthye Marye Knoll assiste allo sterminio della propria famiglia per mano della banda del brigante Krem delle Colline Gialle.

Decisa a vendicarsi, Ruthye parte alla ricerca di qualcuno che possa aiutarla nella sua missione. È così che incontra Kara e Kripto, rimanendo colpita dalla forza della kryptoniana durante una rissa scoppiata proprio per difenderla.

Inizialmente Kara rifiuta di accompagnarla, ma tutto cambia quando Krem le ruba l’astronave e avvelena mortalmente Kripto. Per salvare il proprio cane, Kara è costretta a inseguire il brigante attraverso la galassia: solo lui possiede infatti l’antidoto.

Ha così inizio una vera e propria caccia all’uomo che unirà Kara e Ruthye, accomunate dallo stesso bersaglio ma mosse da motivazioni molto diverse. A complicare ulteriormente le cose arriva anche Lobo, il folle cacciatore di taglie interstellare, sulle tracce di uno degli uomini di Krem.

Perdere tutto e cercare la forza di andare avanti… insieme

Il cuore del film ruota attorno a due tragedie: quella di Ruthye, che ha visto sterminare la propria famiglia, e quella di Kara, privata del suo pianeta, dei suoi genitori e di tutto ciò che conosceva.

Supergirl prova a raccontare due modi differenti di affrontare il dolore: da una parte la rabbia e il desiderio di vendetta di Ruthye, dall’altra il vuoto e la rassegnazione di Kara.

L’intenzione è quella di costruire un percorso di crescita reciproca tra le due protagoniste, proprio come accade in Woman of Tomorrow. Una relazione che dovrebbe aiutarle a superare i rispettivi traumi e a trovare la forza di andare avanti.

Purtroppo questa evoluzione rimane soltanto sulla carta. I cambiamenti, soprattutto quelli di Kara, risultano improvvisi e poco costruiti, funzionali più alle esigenze della sceneggiatura che a un autentico sviluppo del personaggio.

Il rapporto tra Kara e Ruthye avrebbe dovuto rappresentare il vero cuore emotivo del film, la cura alle rispettive ferite. La pellicola, invece, costruisce un legame piuttosto superficiale, complice una narrazione che fatica a coinvolgere sul piano emotivo e che commette il suo errore più grande proprio nel finale, stravolgendo il significato e la conclusione della parabola raccontata da Tom King e Bilquis Evely.

Molto più riuscita, invece, è l’esplorazione del rapporto tra Kara e Kripto, decisamente più convincente dell’alchimia tra le due protagoniste.

Supergirl e quel senso di ‘Kara della Galassia’

Le aspettative nei confronti del film di Craig Gillespie erano elevate. Dopo Superman, i fan speravano di ritrovare quella stessa freschezza e quella stessa capacità di creare empatia con la protagonista, così come era capitato con l’eroe interpretato da Corenswet.

Purtroppo, nonostante la buona prova di Milly Alcock, perfettamente a suo agio nei panni dell’eroina, è difficile lasciarsi coinvolgere dalla storia di Kara e dalla sua avventura in solitaria. Paradossalmente, risultano più interessanti il suo passato e il suo vissuto che non gli eventi del presente. Anche se ritengo che rispetto al film di Superman si sia fatto un passo indietro sulla ‘natura bellica’ dei kriptoniani velatamente accennata nella pellicola di James Gunn, poiché in Supergirl gli stessi appaiono con un animo più pacifico e quasi arrendevole al loro infausto destino.

Tornando alla Alcock, l’attrice dimostra di avere il potenziale per incarnare il personaggio e, a tratti, riesce anche a mostrarne tutte le sfumature. Tuttavia, finisce spesso intrappolata in una scrittura che cade nella banalità e nel già visto.

La prima parte presenta una Kara ribelle, imperfetta e distante dall’idea classica di Superman, una caratterizzazione interessante che, pur richiamando, tra musica pop, cuffiette e alieni stravaganti inevitabilmente lo Star-Lord dei primi Guardiani della Galassia di James Gunn, funziona piuttosto bene.

Nella seconda metà, invece, questa personalità viene progressivamente abbandonata per lasciare spazio a una versione molto più convenzionale del personaggio che finisce inevitabilmente per penalizzarla, soprattutto quando è al fianco di Superman.

Sì, perché nel film compare anche con un paio di cameo David Corenswet nei panni dell’Uomo d’Acciaio e, ogni volta che entra in scena, i riflettori si spostano su di lui completamente, evidenziando ancora di più il divario di carisma tra i due personaggi.

‘Hokuto no Krem’ e un Lobo dalla ‘punta arrotondata’

Per quanto riguarda gli altri personaggi, Craig Gillespie rivoluziona completamente Krem delle Colline Gialle, trasformandolo in un predone interstellare spietato, cinico e crudele, ben diverso dal brigante immaginato da Tom King.

Il suo look, ricco di piercing e fortemente ispirato all’estetica punk anni Ottanta, ricorda quasi uno dei tanti scagnozzi di Ken il Guerriero: quelli che Kenshiro elimina dopo pochi secondi.

Dovendo essere l’antagonista principale della pellicola, una riscrittura più appariscente del personaggio poteva essere preventivabile e Matthias Schoenaerts appare anche sufficientemente cattivo.

Ma non basta l’interpretazione di quest’ultimo a rendere il personaggio memorabile. La brutalità e l’aspetto non sono sufficienti a costruire un antagonista realmente all’altezza di Supergirl, che in qualsiasi altro film sarebbe stato più un villain di serie B che una vera minaccia. Non pretendevo un Krem dalla personalità pari al Luthor di Nicholas Hoult, ma sicuramente un cattivo di maggior spessore Kara Zor-El se lo sarebbe meritato.

Discorso diverso per Lobo. Così come Milly Alcock, anche Jason Momoa crede molto nel proprio personaggio e fisicamente è praticamente perfetto.

Peccato che caratterialmente il suo Lobo sia molto distante dal folle, imprevedibile e completamente fuori controllo czarniano conosciuto nei fumetti. Quello visto in Supergirl è una versione decisamente edulcorata, con il freno a mano costantemente tirato che mostra qualche accenno di follia, ma non esplode mai nella totale anarchia che rende iconico il personaggio.

Molti hanno criticato il poco spazio concessogli. Personalmente ritengo che il minutaggio sia adeguato trattandosi di  un film su Supergirl, ma è sprecato il modo in cui viene utilizzato. Ogni sua apparizione avrebbe dovuto rappresentare un elemento di caos capace di cambiare il ritmo della narrazione, mentre finisce quasi sempre per risultare poco incisiva, fin dal suo ingresso in scena.

L’impressione finale è quella di un personaggio che non lascia davvero il segno e che potrebbe essere sostituito da qualsiasi altro comprimario senza modificare in modo significativo la storia.

Il bicchiere mezzo pieno

Nonostante i numerosi difetti, Supergirl non è il disastro che alcuni stanno dipingendo e non ridimensiona necessariamente le ambizioni del nuovo DCU.

Anzi, se confrontato con diverse produzioni del passato dedicate a supereroine, sia in casa Marvel (The Marvels, She-Hulk, Madame Web) sia in casa DC (Wonder Woman), il film con Milly Alcock si colloca comunque uno scalino sopra gli show appena citati.

Supergirl diverte e intrattiene e questo a tanti potrebbe e dovrebbe bastare. Il vero problema è che non lascia il segno come molti speravano, schiacciato dal continuo confronto sia con Woman of Tomorrow sia con il precedente Superman.

Kara Zor-El rimane comunque un personaggio con enormi potenzialità all’interno del nuovo DC Universe. Forse non abbastanza per sostenere da sola un altro film, ma può ritagliarsi un ruolo importante accanto al cugino Kal-El nei futuri capitoli della saga.

Con avversari del calibro di Lex Luthor e Brainiac all’orizzonte, Supergirl avrà probabilmente l’occasione giusta per dimostrare davvero il proprio valore.


VOTO POPCORNERD: 6/10

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