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G.I. JOE, l’ultimo tassello (per ora?) dell’ Energon Universe in Italia

Saldapress espande il vasto universo narrativo dell’Energon Universe con i G.I. Joe di Joshua Williamson. Ecco cosa pensiamo dei primi due volumi usciti!

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Presentato in occasione del COMICON di Bergamo 2026, G.I. Joe Vol. 2 – La vendetta di Bludd – segna un nuovo capitolo dell’Energon Universe pubblicato da SaldaPress. Joshua Williamson prosegue la costruzione della nuova formazione dei G.I. Joe, intrecciando azione militare, spionaggio e fantascienza in una storia sempre più strettamente collegata agli eventi di Transformers e Void Rivals.

In questo secondo volume, che raccoglie i numeri #7-12 della serie regolare, una vecchia minaccia torna a farsi viva: il Maggiore Bludd, spinto da un unico obiettivo, vendicarsi della Baronessa. Nel frattempo, nuove missioni legate al misterioso Energon conducono i Joe verso rivelazioni inattese, tra cui un sorprendente alleato cybertroniano destinato a cambiare gli equilibri del conflitto.

Con i disegni di Marco Foderà e Andrea Milana, La vendetta di Bludd amplia il cast e alza la posta in gioco, consolidando il ruolo di G.I. Joe come la serie che racconta la risposta dell’umanità alla guerra tra Autobot e Decepticon. Un tassello fondamentale dell’Energon Universe, capace di unire adrenalina, intrighi e grandi personaggi in un racconto sempre più ambizioso.

La Road to G.I. Joe

Prima di entrare nel vivo della storia appena uscita, è bene fare una breve presentazione. Questa collana è stata preceduta infatti da quattro volumi autoconclusivi che riportano le vicende, la nascita, la crescita e le motivazioni di alcuni dei personaggi che ritroveremo appunto, nella serie. Si tratta di miniserie composte da cinque numeri ognuna che secondo me non hanno fatto altro che presentare al lettore alcune delle figure più importanti della trama più ampia scritta da Joshua Williamson e pensata dalla mente di Robert Kirkman all’interno dell’Energon Universe. Infatti non dobbiamo pensare a questa serie come un naturale proseguimento, o la resa moderna dei personaggi classici che tanto abbiamo amato grazie alle figures della Hasbro ed ai fumetti degli anni ‘80 (arriveremo anche li), bensì di un qualcosa di nuovo, amalgamato ed orchestrato dallo scrittore statunitense nel concept che ne condivide l’universo con Transformers e Void Rivals.

Scritto da Joshua Williamson  e disegnato da Tom Reilly, il primo dei quattro è intitolato DUKE, il “nome d’assalto” di Conrad Hauser. La miniserie dedicatagli rappresenta il punto di vista del soldato. Dopo aver assistito a uno scontro tra giganteschi robot trasformabili che è costata la vita al pilota d’aviazione Mike Frost, Duke cerca di convincere i vertici militari della minaccia aliena, ma viene trattato con scetticismo. Gli eventi lo portano ad indagare autonomamente sull’origine dell’Energon e sulle organizzazioni che stanno cercando di appropriarsene. La storia introduce il colonnello Hawk e pone le basi per la futura formazione dei G.I. Joe, mostrando un protagonista che passa dall’essere un semplice militare a un leader disposto al tutto per tutto per intraprendere una guerra segreta con l’obiettivo di vendicare il militare caduto e fare chiarezza sull’esistenza di questi robottoni giganti.

Il secondo volume ci fa conoscere COBRA COMMANDER, facendo così nascere il villain principale della serie che verrà. La serie dedicata a Cobra Commander ribalta la prospettiva. Williamson racconta un antagonista ancora lontano dall’immagine classica del leader di Cobra: è un personaggio ossessionato dal potere dell’Energon e disposto a qualsiasi atrocità pur di ottenerlo. Nel corso della storia vengono introdotti elementi fondamentali del futuro impero Cobra, comprese le prime sperimentazioni che porteranno alla nascita di armi biologiche e nuovi soldati. La miniserie mostra anche i primi collegamenti con la tecnologia cybertroniana, rendendo Cobra una minaccia globale ancor prima dell’esordio della serie regolare. La serie presenta toni cupi, mostrando il protagonista come uno spietato calcolatore, imprevedibile nelle scelte e deciso a governare il mondo attraverso la forza.

La terza uscita riporta il nome di James McCullen DESTRO XXIV, capo della M.A.R.S. Industries. La miniserie esplora il lato economico e politico dell’universo narrativo: Destro non combatte solo sul campo, ma attraverso il controllo del mercato delle armi. L’arrivo dell’Energon costringe la sua azienda a reinventarsi, mentre l’emergere di Cobra mette in discussione il suo predominio. Tra i vari antagonisti che troveremo, Destro è di certo quello che più mi affascina. Non è mosso dalla semplice sete di potere, bensì da un codice d’onore tramandato dalla sua famiglia di generazione in generazione. Questa miniserie approfondisce proprio questo aspetto, rendendo il personaggio vero, tridimensionale nelle sue decisioni e nei suoi comportamenti: la parola data è sacra, il rispetto va conquistato, gli affari devono avere una loro dignità, e l’incapacità viene disprezzata.

L’ultima miniserie, scritta da Kelly Thompson, introduce il lato più “ninja” dell’universo G.I. Joe. SCARLETT affronta una missione sotto copertura per infiltrarsi nel clan Arashikage, sulle tracce dell’ex compagna Jinx. La vicenda sviluppa il rapporto tra le due donne e rivela l’esistenza di un’arma collegata ai misteri dell’Energon. Oltre all’azione, la serie approfondisce il passato di Scarlett e amplia il ruolo del clan Arashikage nel nuovo universo condiviso. Infatti risulterà come una terza forza oltre alle già citate G.I. Joe e Cobra, che ha formato personaggi che ritroveremo sia nella capacità della lotta a corpo libero e arti marziali, che ad arma bianca nel pieno stile dei ninja.

Il ruolo nell’Energon Universe

 Le quattro miniserie non raccontano storie isolate. Ogni titolo segue un protagonista diverso ma condivide personaggi, organizzazioni ed eventi, facendo convergere progressivamente tutte le trame. L’Energon è il filo conduttore: una risorsa rivoluzionaria che attira eserciti, industrie belliche, terroristi e potenze mondiali, mentre sullo sfondo continua la guerra dei Transformers.

Il risultato è una costruzione del mondo in modo graduale: anziché presentare subito la squadra dei G.I. Joe, gli autori preferiscono mostrare come ogni protagonista reagisca ai cambiamenti provocati dall’arrivo della tecnologia cybertroniana. Quando prende il via la serie regolare G.I. Joe, il lettore conosce già motivazioni, alleanze e conflitti dei principali personaggi, rendendo l’esordio della squadra il punto di arrivo naturale dell’intero percorso. Ho apprezzato davvero molto questo tipo di approccio. Nel corso dei mesi, uscita dopo uscita, ho avuto tempo e modo di far sedimentare le nozioni, i nomi, le motivazioni e tutto quello che stava accadendo ai personaggi umani che avrebbero preso parte alla difesa della Terra dalla minaccia aliena, così come invece altri hanno costruito imperi ed organizzazioni per un ordine mondiale decisamente differente nella sua concezione ed attuazione.

Ed ora… all’attacco Joe!

Se Void Rivals introduce il cosmo dell’universo condiviso e Transformers racconta la guerra tra Autobot e Decepticon sulla Terra, G.I. Joe mostra come l’umanità reagisce a questo nuovo scenario. La squadra non esisteva prima dell’arrivo dei robot alieni sul pianeta, è stata la risposta alla crisi globale che i terrestri si sono trovati, loro malgrado, a dover affrontare. Joshua Williamson utilizza G.I. Joe per mostrare le conseguenze politiche dell’arrivo dell’Energon in maniera del tutto corretta secondo me. Una squadra nata dal nulla, da formare ed amalgamare. Personalità diverse, capacità diverse, obiettivi diversi che scopriamo man mano che accadono eventi più o meno importanti e missioni altrettanto particolari e pericolose. Sono dell’idea che quando i personaggi sono caratterizzati e scritti bene, buona parte del lavoro sia già stata fatta. E’ proprio questo che mi piace della scrittura dell’autore e dei volumi letti, ossia il cambiamento operativo e di pensiero che i vari Duke, Baronessa, Clutch hanno lungo il percorso che li porterà ad essere davvero una squadra di élite.

L’Energon non è soltanto un combustibile: è una risorsa strategica che governi, aziende e organizzazioni terroristiche cercano di controllare. Per questo motivo Cobra non è soltanto un gruppo di criminali, ma una potenza emergente capace di competere con gli Stati grazie alla tecnologia aliena. La serie mette quindi in scena una vera e propria corsa agli armamenti, dove ogni fazione cerca di ottenere un vantaggio sfruttando l’Energon.

Volume 1 – L’attacco dei Cobra (G.I. Joe #1-6)

Il primo volume – L’attacco dei Cobra – segna la nascita ufficiale dei G.I. Joe. Dopo gli eventi di Transformers e delle miniserie della Road to G.I. Joe, il mondo è ormai consapevole dell’esistenza dell’Energon, la misteriosa fonte di energia aliena. Mentre il Cobra Commander mette in atto il suo piano per sfruttare l’Energon e creare un nuovo ordine mondiale, il colonnello Duke riceve l’incarico di costituire una forza speciale capace di affrontare minacce che gli eserciti tradizionali non sono in grado di gestire. Duke deve imparare a guidare soldati molto diversi tra loro, ognuno con competenze specifiche ma anche forti personalità, imparando a ragionare come un leader piuttosto che semplicemente come un soldato. Cobra dimostra di essere un’organizzazione molto più pericolosa di quanto i governi immaginano: organizzazione, disciplina, armi di livello avanzato ne contraddistinguono l’operato.

E proprio il primo incontro/scontro tra le due fazioni ci mostra tutta l’adrenalina di cui abbiamo, ho bisogno. Da una parte un’organizzazione del tutto sicura dei propri mezzi, guidata da un leader misterioso e carismatico come Cobra Commander, sempre un passo avanti, sempre mentalmente lucido e capace di guardare oltre. Dall’altra una formazione ancora insicura, che non conosce perfettamente gli effettivi, ma che getta il cuore oltre l’ostacolo con tenacia per raggiungere l’obiettivo della missione. Questo dualismo si sposa davvero bene nella narrazione delle fazioni che incontriamo in questo volume, dando spessore ad entrambe rendendomi gradevole la lettura anche attraverso alle immagini che si susseguono rapide una dietro l’altra per dare slancio a loro volta a quanto accade.

Volume 2 – La vendetta di Bludd (G.I. Joe #7-12)

G.I. Joe Vol. 2 – La vendetta di Bludd – prosegue gli eventi della serie regolare dell’Energon Universe con una storia che alza ulteriormente la posta in gioco per i Joe. Dopo la formazione della squadra e il primo scontro con Cobra, Duke e i suoi uomini si trovano ad affrontare nuove minacce legate all’Energon e ai piani di Cobra Commander.

Al centro del volume c’è il ritorno del Maggiore Bludd, spietato mercenario deciso a regolare i conti con la Baronessa, dando vita a una caccia all’uomo che coinvolge anche i G.I. Joe. Mentre il conflitto si intensifica, la squadra è chiamata a intervenire in missioni sempre più rischiose, tra operazioni di recupero, infiltrazioni e combattimenti che mettono alla prova la fiducia reciproca come nel caso di Clutch, che si imbatte nell’Autobot Hound e ne tiene segreta la scoperta con il resto della squadra andando a minare appunto la fiducia con Duke e Risk, e la capacità di lavorare come un’unica unità.

Parallelamente, la guerra per il controllo dell’Energon continua ad allargarsi. Cobra consolida il proprio potere e dimostra di essere una minaccia sempre più organizzata, mentre nuove rivelazioni sulla tecnologia cybertroniana rafforzano i legami tra G.I. Joe, Transformers e il resto dell’Energon Universe.

Con questo secondo volume Joshua Williamson abbandona definitivamente la fase introduttiva e porta la serie verso un respiro più ampio, fatto di azione militare, spionaggio e grandi scontri. La vendetta di Bludd consolida così il ruolo di G.I. Joe come la serie che racconta il punto di vista dell’umanità all’interno dell’Energon Universe, dove la guerra tra Autobot e Decepticon continua a cambiare il destino della Terra.

Il talento italiano al servizio dei G.I. Joe

 Qualcuno direbbe “italians do it better”, e questa frase potrebbe essere presa in considerazione vista la grande componente di artisti italiani all’interno delle testate che abbiamo appena preso in considerazione nella cavalcata che porta ai Joe.

Andrea Milana è il nome italiano più rappresentativo della componente G.I. Joe dell’Energon Universe. Dopo essersi fatto notare nel mercato statunitense, Skybound gli affida l’intera miniserie Road to G.I. Joe: Cobra Commander, scritta da Joshua Williamson. Il suo tratto, realistico e ricco di dettagli, contribuisce a rendere Cobra Commander una figura inquietante e quasi horror, perfettamente in linea con il tono oscuro della serie.

Il suo ruolo cresce ulteriormente con Road to G.I. Joe: Destro, dove affianca Andrei Bressan realizzando parte dei disegni e alcune copertine. La sua capacità di alternare sequenze d’azione a momenti di forte tensione psicologica valorizza il conflitto tra Destro, Cobra Commander e la M.A.R.S. Industries.

Con la serie regolare G.I. Joe, Milana diventa uno degli artisti principali, illustrando gran parte del secondo arco narrativo e tornando anche negli archi successivi. Il suo stile contribuisce a definire l’identità moderna dei Joe, con un taglio cinematografico e una grande attenzione alle espressioni dei personaggi

Marco Foderà, che abbiamo intervistato durante il Comicon Bergamo (prossimamente su Popcornerd) raccoglie il testimone di Andrea Milana nel secondo volume della serie, illustrando parte dell’arco narrativo dedicato al Maggiore Bludd. Il suo stile, caratterizzato da un forte senso del movimento e da una regia molto dinamica, enfatizza le sequenze militari e gli scontri a fuoco, mantenendo continuità con l’impostazione grafica dell’intera collana. Skybound lo confermerà anche negli archi narrativi successivi, segno della fiducia riposta nel suo lavoro.

Marco Ferrari è il disegnatore della miniserie Road to G.I. Joe: Scarlett, scritta da Kelly Thompson. Il suo tratto dinamico e raffinato accompagna una storia che mescola spionaggio, arti   e atmosfere orientali. Ferrari riesce a caratterizzare perfettamente Scarlett come agente d’élite, rendendo spettacolari sia i combattimenti sia le sequenze ambientate all’interno del misterioso clan Arashikage. Ma non ci sono solamente disegnatori italiani impegnati in questo filone dell’Energon Universe, bensì anche una colorista, Annalisa Leoni, che troviamo sulle pagine della miniserie dedicata a Cobra Commander. Il suo lavoro è fondamentale nel definire l’atmosfera cupa e inquietante della serie, attraverso una palette cromatica che alterna toni freddi e metallici a improvvise esplosioni di rossi e arancioni, sottolineando la violenza e la tensione della narrazione.

Conclusioni

 Con G.I. Joe, Transformers e Void Rivals, l’Energon Universe si conferma uno dei progetti editoriali più ambiziosi degli ultimi anni, capace di reinventare personaggi iconici all’interno di un universo narrativo condiviso, moderno e accessibile anche ai nuovi lettori. In Italia, SaldaPress sta proponendo l’intera saga in un’edizione organica che comprende le serie regolari, i volumi della Road to G.I. Joe, gli Energon Universe Special e le pubblicazioni dedicate a Transformers e Void Rivals, offrendo ai lettori italiani la possibilità di seguire l’evoluzione dell’universo ideato da Robert Kirkman e Skybound nella stessa sequenza della pubblicazione originale. Parallelamente è ripresa anche la pubblicazione della serie originale degli anni ‘80 sotto il titolo di “G.I. Joe A Real American Hero”, che invece riprende le storie classiche in un vero e proprio sequel in continuity con le stesse.

Come ogni progetto strutturato in questa maniera, non è necessario leggere anche le altre testate collegate, infatti questa dei G.I. Joe risulta una lettura pienamente godibile anche se letta a se stante. E’ comunque consigliato leggere anche le trame che nascono e si evolvono nelle altre due serie di riferimento per poter avere un’idea a tutto tondo di quello che il burattinaio di questo universo ha in mente, coadiuvato dagli sceneggiatori cui ha delegato quando non scrive in prima persona. Joshua Williamson, il principale artefice dell’overture e della serie regolare, ha avuto la capacità di rendere accessibili concetti riguardanti problemi globali anche a chi non mastica tutti i giorni argomenti come la caccia agli armamenti, lo spionaggio, le attività militaresche grazie a dialoghi diretti e pungenti tra i vari protagonisti sia della stessa fazione che tra fazioni opposte caratterizzandoli in modo tale da renderli riconoscibili e unici. Il tutto condito con disegni dinamici, inquadrature quasi cinematografiche durante le scene di inseguimento o combattimento. In definitiva l’avventura che ci viene proposta è di altissimo livello, adatta a chi cerca tanta azione e colpi di scena, ed un cast che va ampliandosi sia nelle fila dei Joe che in quelle dei Cobra pagina dopo pagina. Non ci resta che attendere i prossimi volumi!

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2 Commenti

1 Commento

  1. GIANKY

    14 Luglio 2026 at 10:38

    Complimenti per il recappone generale!
    Sono un fan dell’Energon Universe per via dei Transformers, G.I.Joe non erano tra le mie passioni infantili, ma considerati nel complesso dell’Universo Narrativo, mi sono fatto prendere e lo seguo tutto con interesse.
    Anche MASK (appena uscito negli States) mi sembra un progetto interessante che va ad arricchire il tutto.
    Restiamo sintonizzati

    • Avatar photo

      redazione

      14 Luglio 2026 at 23:49

      Grazie! G.I. Joe è un progetto davvero interessante e anche noi non vediamo l’ora arrivi Mask.. ci vorrà qualche mese per l’arrivo in Italia, ma attendiamo!

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Comics

Cosmic Odyssey: il più grande fallimento di John Stewart come Lanterna Verde

38 anni fa Cosmic Odyssey mise John Stewart davanti alla sua più grande sfida come Lanterna Verde. Il fallimento su Xanshi avrebbe segnato per sempre il suo percorso eroico

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La serie Lanterns rappresenta l’ennesima occasione per riportare Lanterna Verde al centro dell’universo DC, questa volta con John Stewart tra i grandi protagonisti.

Per molti spettatori che non frequentano abitualmente i fumetti, il personaggio è diventato famoso soprattutto grazie alle serie animate Justice League e Justice League Unlimited. Nei fumetti, invece, Stewart è ormai da decenni uno dei principali Green Lantern della Terra. Ma arrivare a quel ruolo non è stato semplice.

Nel 1988, Jim Starlin e il futuro creatore di Hellboy, Mike Mignola, collaborarono a Cosmic Odyssey, un evento destinato a diventare fondamentale per la storia di John Stewart. Proprio qui il personaggio affrontò infatti uno dei più grandi fallimenti della propria carriera come Lanterna Verde, un errore che avrebbe continuato a perseguitarlo per anni.

Cosmic Odyssey e l’incontro tra Justice League e Nuovi Dei

I personaggi del Quarto Mondo creati da Jack Kirby non erano certo estranei all’universo principale DC. Per oltre un decennio avevano già interagito con gli altri eroi della casa editrice, ma Cosmic Odyssey contribuì a integrare ancora di più i Nuovi Dei all’interno degli eventi dell’universo principale.

Il crossover di Jim Starlin e Mike Mignola offrì inoltre alcuni interessanti team-up tra i membri della Justice League e i personaggi del Quarto Mondo.

In questa situazione persino Darkseid decise di schierarsi temporaneamente dalla parte degli eroi per cercare di fermare l’Entità Anti-Vita, anche se, naturalmente, il suo obiettivo segreto era riuscire a controllarla.

L’Entità Anti-Vita creò quattro Aspetti e li inviò nell’universo DC. Ognuno di loro piazzò delle bombe capaci di distruggere interi pianeti, innescando una reazione a catena che avrebbe potuto portare alla distruzione dell’universo.

Darkseid preparò quindi delle armi speciali per contenere gli Aspetti e divise il gruppo di eroi in diverse squadre, formate da membri della Justice League e dai Nuovi Dei.

John Stewart venne affiancato a J’onn J’onzz, il Martian Manhunter, per una missione sul pianeta Xanshi.

La scelta sembrava avere senso. Stewart aveva già avuto a che fare con quel mondo e, anche se all’epoca aveva lasciato il proprio ruolo all’interno del Corpo delle Lanterne Verdi, sembrava essere la persona giusta per affrontare la missione. Ma sarebbe stato proprio Xanshi a trasformarsi nel più grande fallimento della sua carriera.

John Stewart era convinto di poter salvare Xanshi da solo

Quando arrivarono su Xanshi, John Stewart e Martian Manhunter scoprirono che il pianeta era stato colpito da un virus devastante.

J’onn avvertì subito Stewart che il tempo a disposizione stava rapidamente diminuendo. Il problema, però, era che la sicurezza di John nelle proprie capacità stava iniziando a trasformarsi in qualcosa di molto più pericoloso.

Stewart decise infatti di prendersi del tempo supplementare per preparare una cura miracolosa che avrebbe potuto salvare la popolazione, prima di concentrarsi sulla minaccia principale.

Anche Martian Manhunter commentò la potenza dell’anello di Lanterna Verde, incoraggiando ulteriormente la sicurezza di Stewart. Ma la situazione peggiorò rapidamente.

L’Aspetto aveva preso il controllo di una stazione meteorologica computerizzata globale per rallentare ulteriormente i due eroi e riuscì persino a distruggere il loro dispositivo di contenimento.

Nonostante tutto, Stewart rimase impassibile. Il nemico non sembrava preoccuparlo e questo iniziò a mettere seriamente in allarme Martian Manhunter. E  poi arrivò la decisione che avrebbe condannato l’intera missione.

John Stewart scoprì la debolezza di Martian Manhunter al fuoco e decise di abbandonarlo. Lasciò J’onn intrappolato all’interno di una bolla protettiva e si diresse da solo verso il loro obiettivo.

La cosa più amara è che Stewart arrivò persino a dire ironicamente al marziano esiliato che non era esattamente nel suo elemento quando si trattava di affrontare questioni intergalattiche. Una frase destinata a diventare terribilmente significativa.

La bomba gialla e la distruzione di Xanshi

John continuò a fare affidamento sull’enorme potere del suo anello mentre volava verso il luogo in cui si trovava la bomba. Era convinto che nulla avrebbe potuto fermarlo.

Quando finalmente arrivò davanti all’ordigno, però, scoprì la terribile verità: l’Aspetto aveva dipinto la bomba di giallo. E, in quella fase della continuity, gli anelli del potere delle Lanterne Verdi non erano in grado di alterare ciò che era di quel colore.

John era quindi impotente. Martian Manhunter era ancora lontano e sul conto alla rovescia rimanevano soltanto pochi secondi. Stewart non riuscì a disinnescare la bomba.

L’ordigno esplose.

Il potente anello di John riuscì a proteggere lui e Martian Manhunter, ma Xanshi venne completamente distrutto.

E la tragedia fu ancora più terribile perché la distruzione non avvenne in maniera istantanea.

Martian Manhunter fu costretto ad assistere all’onda di devastazione che si propagava lentamente attraverso la popolazione del pianeta.

Cosmic Odyssey #2 dedica diverse pagine alla carneficina e alla distruzione di Xanshi. I mari del pianeta ribollono mentre i cittadini bruciano in agonia e metà del mondo viene devastata dall’esplosione. Poi arriva una seconda detonazione catastrofica.

Il cuore di Xanshi viene trasformato in antimateria e il pianeta viene scagliato contro la stella del proprio sistema, che viene a sua volta distrutta dal primo attacco dell’Anti-Vita.

Martian Manhunter trova infine John Stewart tra le macerie, completamente sotto shock. Attraverso il suo anello ha percepito il grido di morte di Xanshi.

Prova a spiegarsi, ma J’onn lo interrompe immediatamente e lo accusa di averlo costretto ad assistere alla distruzione di due mondi e gli promette che non lo perdonerà mai per quello che ha fatto.

Il fallimento di John Stewart diventa il suo trauma più grande

Le altre squadre riescono a portare a termine le rispettive missioni, avendo a disposizione molto più tempo per disinnescare le bombe rispetto a Green Lantern e Martian Manhunter.

L’Entità Anti-Vita viene infine fermata in Cosmic Odyssey #4, anche se la maggior parte degli eroi terrestri viene esclusa dallo scontro finale.

Martian Manhunter nota però che John Stewart, completamente devastato da ciò che è accaduto, si è allontanato dal gruppo e decide di andare a controllare come sta. John si assume completamente la responsabilità della distruzione di Xanshi.

Non attribuisce la colpa ai veri responsabili, ovvero coloro che avevano piazzato la bomba, ma considera il fallimento come una propria colpa. La situazione precipita fino a un punto estremamente oscuro.

In un momento di disperazione, Stewart arriva persino a puntarsi una pistola alla tempia e a contemplare il suicidio.

Martian Manhunter, però, non si lascia fermare dalla rabbia che prova nei confronti di John e interviene con un discorso che, pur essendo necessario, finisce anche per rafforzare alcune delle convinzioni sbagliate che Stewart ha sviluppato nei confronti della propria responsabilità. John reagisce con rabbia, giura di continuare a combattere e di diventare una Lanterna Verde migliore, maledicendo Martian Manhunter mentre lascia cadere la pistola e si allontana.

Ma accettare il proprio ruolo nella distruzione di Xanshi avrebbe richiesto molto più tempo.

Ed è proprio questo a rendere l’evento così importante nella sua storia.

La distruzione di Xanshi continua a perseguitare John Stewart

Cosmic Odyssey ha lasciato un’eredità piuttosto controversa per quanto riguarda John Stewart.

L’arroganza e l’eccessiva sicurezza mostrate dal personaggio e diventate la causa del suo fallimento su Xanshi erano infatti caratteristiche introdotte quasi esclusivamente proprio attraverso questa storia.

Prima di Cosmic Odyssey, Stewart si era distinto soprattutto per il suo senso di responsabilità. Era arrivato persino a chiedere un addestramento supplementare finché non si fosse sentito davvero all’altezza del proprio ruolo.

La storia di Starlin e Mignola aveva quindi modificato alcuni aspetti del personaggio per trasformarlo nel capro espiatorio perfetto della tragedia di Cosmic Odyssey.

Fortunatamente, gli autori che sarebbero arrivati negli anni successivi riuscirono a utilizzare quel fallimento per costruire storie molto più significative, permettendo a John Stewart di evolversi rispetto alla versione mostrata nell’evento.

Questo non significa però che la distruzione di Xanshi abbia smesso di tormentarlo, anzi: Green Lantern: Mosaic raccontò proprio il modo in cui Stewart affrontò il disturbo da stress post-traumatico derivato dall’evento, su un pianeta mosaico composto da razze e culture differenti.

Il personaggio venne inoltre preso di mira per vendetta da Fatality, l’unica sopravvissuta di Xanshi, e fu perseguitato dalle Lanterne Nere resuscitate durante l’evento Blackest Night della DC.

Anche il rapporto tra Stewart e J’onn J’onzz sarebbe stato ripreso e approfondito decenni più tardi da Scott Snyder durante la sua gestione della Justice League.

John Stewart non era mai caduto così in basso come dopo il fallimento su Xanshi.

E proprio per questo Cosmic Odyssey rappresenta ancora oggi uno dei momenti più importanti della sua storia editoriale.

L’evento affrontò immediatamente alcune delle conseguenze della tragedia, ma per raccontare davvero il trauma di John Stewart gli autori avrebbero avuto bisogno di anni.

È proprio questa lunga eredità a dimostrare quanto la distruzione di Xanshi abbia continuato a influenzare John Stewart, non soltanto come Lanterna Verde ma soprattutto come uomo.

*Fonte del presente articolo: CBR.com

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Avengers: Sotto Assedio – 40 anni fa la più brutale sconfitta degli Avengers

40 anni fa iniziava Avengers Sotto Assedio, una delle saghe più celebri della Marvel dove i Signori del Male sconfissero brutalmente gli Avengers

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Da decenni, gli Avengers rappresentano una delle squadre più celebri, potenti e amate della Marvel. Eppure, nella lunga storia del gruppo, sono poche le saghe riuscite a lasciare un segno profondo quanto quella che, esattamente 40 anni fa, avrebbe portato gli Eroi più potenti della Terra ad affrontare una delle sconfitte più clamorose e devastanti della loro storia.

Tutto ebbe inizio nel 1986. Il 5 agosto di quell’anno, Marvel pubblicò The Avengers #273, albo realizzato da Roger Stern e John Buscema, con una storia intitolata “Riti di Conquista”.

La vicenda prendeva le mosse da una serie di battaglie che avevano visto protagonisti gli Avengers e che culminarono nello scontro tra Namor e Attuma per il controllo di Atlantide. Al termine di questa storia, gli Avengers decisero di prendersi una pausa per motivi personali. Una pausa che, però, avrebbe avuto conseguenze tutt’altro che tranquille.

Fu infatti proprio durante questo momento di relativa vulnerabilità che la squadra venne colpita da un attacco a sorpresa destinato a cambiare per sempre la storia degli Avengers.

Con questo albo prendeva infatti il via “Avengers Sotto Assedio”, una delle saghe più celebri della storia del gruppo e quella che avrebbe visto i Signori del Male infliggere agli Eroi più potenti della Terra uno dei pestaggi più brutali mai subiti.

40 anni fa Marvel dava il via ad “Avengers Sotto Assedio”

Quarant’anni fa, proprio con The Avengers #273, iniziava quindi “Avengers Sotto Assedio, una saga destinata a riportare in scena una nuova incarnazione dei Signori del Male.

A guidare questa nuova formazione c’era il Barone Helmut Zemo, figlio dell’uomo che molti anni prima aveva fondato la prima versione dei Signori del Male. Al suo fianco si trovavano Goliath (Erik Josten), Yellowjacket (Rita DeMara), Moonstone, Blackout, Mister Hyde, Fixer, Absorbing Man, Titania e Tiger Shark.

A loro si aggiunse anche la Squadra di Demolizione.

Una formazione del genere rappresentava una minaccia enorme e, soprattutto, si sarebbe rivelata una forza quasi impossibile da fermare per gli Avengers.

All’inizio della storia, inoltre, gli Eroi più potenti della Terra non erano certamente nella loro formazione migliore. Gli unici membri disponibili erano Black Knight, Captain Marvel (Monica Rambeau), Hercules, Wasp e Capitan America.

Fu proprio in questa situazione che Helmut Zemo dimostrò di essere un leader ancora più diabolico e brillante di suo padre. Zemo aveva infatti capito una cosa fondamentale: prima di colpire gli Avengers, doveva conoscerli. Doveva studiare il gruppo, comprenderne le dinamiche e analizzare il loro modus operandi.

Da qui nacque un piano quasi senza precedenti: guidare i propri Signori del Male in una vera e propria eliminazione metodica degli Eroi più potenti della Terra. Il primo colpo fu particolarmente scioccante.

I Signori del Male e la Squadra di Demolizione irruppero infatti nella Avengers Mansion e catturarono Jarvis.

Un numero più tardi, il gruppo riuscì a sconfiggere Black Knight e utilizzò i poteri di Blackout per tenere sotto controllo Monica Rambeau. Poi fu il turno di Capitan America e Hercules. Alla fine, l’unica componente degli Avengers rimasta era Wasp.

Vedere gli Eroi più potenti della Terra cadere uno dopo l’altro rappresentò un autentico shock per i lettori. Ma la situazione era destinata a peggiorare ulteriormente.

Soltanto due numeri più tardi, con la storia Anche un dio può morire, lo scontro sarebbe diventato ancora più pericoloso, contribuendo a trasformare “Avengers Sotto Assedio” da quella che avrebbe potuto essere una semplice battaglia tra supereroi e supercriminali in una delle più grandi storie mai dedicate agli Avengers.

“Avengers Sotto Assedio” è ancora oggi un capolavoro degli Avengers

Quello che era iniziato 40 anni fa si trasformò quindi in una saga lunga e avvincente, fondamentale non soltanto perché mostrava la sconfitta degli Avengers, ma anche perché riusciva a dimostrare una cosa importante: i Signori del Male non erano semplicemente l’ennesimo gruppo di cattivi destinato a essere sconfitto nel giro di pochi numeri, ma una minaccia concreta.

Per riuscire a ribaltare la situazione fu necessario persino il ritorno di Thor, che a sua volta rischiò seriamente di essere sconfitto durante lo scontro.

Nel frattempo, il Barone Zemo si trasformò definitivamente in un nemico spregevole e profondamente odiato, arrivando persino a distruggere il forziere di Capitan America, contenente alcuni dei suoi oggetti più sacri.

Eppure, nonostante la potenza dei Signori del Male, la storia arrivò infine alla loro stessa implosione.

Zemo perse il controllo di Blackout, che era stato inizialmente reclutato proprio per tenere a bada Captain Marvel. Il motivo era semplice: Zemo considerava Monica Rambeau il membro più potente degli Avengers.

Blackout finì per morire a causa di una grave emorragia cerebrale mentre combatteva e cercava contemporaneamente di resistere al controllo mentale esercitato da Zemo. Ma questo non fu l’unico errore commesso dal Barone.

Zemo finì infatti per inimicarsi anche Moonstone, da sempre considerata una delle figure più potenti all’interno dei Signori del Male.

Il piano del Barone era geniale, ma presentava anche un enorme problema: mettere insieme così tanti membri estremamente pericolosi, ognuno caratterizzato da una personalità altrettanto forte e diversa dalle altre, rendeva estremamente complicato mantenere il controllo della situazione.

E le conseguenze di quella scelta si sarebbero fatte sentire.

La storia iniziata 40 anni fa con The Avengers #273 ebbe infatti conseguenze durature, non soltanto all’interno dell’universo narrativo Marvel, ma anche nel modo in cui gli autori avrebbero raccontato le successive avventure degli Avengers.

Una saga destinata a cambiare gli Avengers

Dal punto di vista dell’universo Marvel, fu proprio questa incarnazione dei Signori del Male a definire il gruppo per i decenni successivi.

Si trattava della formazione di base che, circa dieci anni più tardi, si sarebbe trasformata nei Thunderbolts, dopo che Onslaught avrebbe annientato gli Avengers.

Ancora una volta, alcuni dei protagonisti di “Avengers Sotto Assedio”, tra cui Barone Zemo, Moonstone e Goliath, sarebbero tornati al centro della scena, questa volta nei panni di quelli che si sarebbero presentati come falsi eroi.

Ma l’importanza della saga non si limitò ai cambiamenti interni alla continuity. Questa storia dimostrò infatti anche quanto potesse essere potente, dal punto di vista narrativo e commerciale, una storia nella quale gli eroi perdono davvero.

Perché, in fondo, cosa c’è di più prevedibile di un fumetto nel quale i protagonisti vincono ogni singola battaglia?

“Avengers Sotto Assedio” durò da The Avengers #273 fino a The Avengers #277 e, per gran parte dello scontro, furono proprio i Signori del Male a dominare la situazione.

Il loro dominio proseguì fino a The Avengers #276, quando Wasp dimostrò quanto Zemo l’avesse sottovalutata.

Da quel momento in poi, il concetto delle sconfitte degli Avengers come momenti capaci di trasformarsi anche in grandi successi di vendita sarebbe tornato più volte nella storia Marvel.

Basti pensare a “Onslaught” e “Avengers Divisi”, due esempi particolarmente evidenti di cosa può accadere quando, almeno per una volta, sono gli eroi a perdere.

Ed è proprio qui che risiede una parte fondamentale dell’eredità di The Avengers #273 e di “Avengers Sotto Assedio”.

Quarant’anni fa, Marvel dimostrò che anche gli Eroi più potenti della Terra potevano essere sconfitti. E che, a volte, è proprio quando gli eroi cadono che una storia può diventare davvero memorabile.

*Fonte del presente articolo: Comicbook.com

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Lanterns: Chi sono le Lanterne Verdi? Da Hal Jordan a John Stewart protagonisti della serie HBO Max

Scopriamo insieme chi sono le Lanterne Verdi protagoniste di Lanterns, la serie TV dei DC Studios in arrivo il 17 agosto su HBO Max

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«Nel giorno più splendente, nella notte più profonda, nessun malvagio sfugga alla mia ronda. Colui che nel buio del male si perde, si guardi dal mio potere… la luce di Lanterna Verde!»

Per chi non lo conosce, questo è il giuramento delle Lanterne Verdi e sono sicuro che lo sentirete recitare più di una volta all’intero di Lanterns.

Ma prima ancora che Hal Jordan e John Stewart accendano i loro anelli nel nuovo show DC Universe, c’è una cosa che vale la pena sapere: essere una Lanterna Verde significa molto più che indossare un costume verde e creare giganteschi pugni di energia (di colore verde, ovviamente).

Dietro Lanterns, la nuova serie di HBO Max targata DC Studios, esiste infatti una delle mitologie più vaste e affascinanti della storia di DC Comics. Un universo fatto di pianeti alieni, guerre cosmiche, anelli del potere, organizzazioni millenarie e soprattutto di una forza apparentemente semplice, ma fondamentale: la volontà.

La serie debutterà il 17 agosto 2026 e avrà come protagonisti Kyle Chandler nei panni di Hal Jordan e Aaron Pierre in quelli di John Stewart. La storia sarà però ambientata principalmente sulla Terra e partirà da un misterioso omicidio nel cuore dell’America, trascinando le due Lanterne Verdi in un’indagine destinata ad avere implicazioni molto più grandi.

È un’impostazione che pare portare sullo schermo un mix tra avventura sci-fi in stile X-Files e il concetto di Lanterna Verde come ‘poliziotto intergalattico’ espresso da Grant Morrison nel suo ciclo qualche anno fa.

Ma è arrivato il momento di capire chi sono le Lanterne Verdi, cosa sono Oa e i Guardiani e quali sono i personaggi dei fumetti che potremmo vedere entrare in gioco nella serie.

Il Corpo delle Lanterne Verdi: la polizia dell’universo

Per capire chi siano Hal Jordan e John Stewart bisogna partire dal Green Lantern Corps (Corpo delle Lanterne Verdi).

In termini molto semplici, possiamo considerarlo una sorta di polizia intergalattica, anche se in alcuni cicli viene rappresentata più come con un’organizzazione dalla forte disciplina militare. I suoi membri appartengono a specie completamente diverse proveniente da diversi pianeti e hanno il compito di proteggere i vari settori dell’universo.

Secondo la mitologia DC, il Corpo esiste da oltre tre miliardi di anni ed è composto da migliaia di Lanterne, distribuite nei diversi settori dello spazio. La loro base è Oa, il pianeta che rappresenta il centro del potere delle Lanterne Verdi.

Il loro strumento principale è naturalmente l’anello del potere, che permette di volare, creare campi di forza, costruire armi e oggetti attraverso la cosiddetta luce solida e, in generale, trasformare la volontà di chi lo indossa in una forza concreta.

Ma è proprio qui che nasce il concetto fondamentale della mitologia moderna di Green Lantern: l‘anello non è potente soltanto perché utilizza una tecnologia aliena, ma lo è perché viene alimentato dalla forza di volontà di chi lo utilizza.

È un’idea introdotta nella mitologia moderna di Green Lantern e diventata progressivamente sempre più importante, soprattutto durante la lunga gestione dello sceneggiatore Geoff Johns.

Per capire il Green Lantern moderno, infatti, uno dei fumetti fondamentali da recuperare è Green Lantern: Rebirth del 2004, realizzato da Johns ed Ethan Van Sciver e tutto il ciclo di DC Deluxe: Il Corpo delle Lanterne Verdi di Geoff Johns, Dave Gibbons, Keith Champagne, Patrick Gleason. È proprio con queste storie che DC rilancia Hal Jordan e il Corpo, e prepara il terreno per una nuova, enorme espansione della mitologia delle Lanterne.

Ma dobbiamo tornare ancora più indietro per spiegare dove nasce il mito di Hal Jordan, non la prima Lanterna Verde terrestre, ma sicuramente la più carismatica e tra le più amate dai lettori.

Hal Jordan, la prima grande Lanterna Verde umana

Nel 1959, Showcase #22 di John Broome e Gil Kane introduce quello che sarebbe diventato il Green Lantern più famoso di tutti: Hal Jordan.

Hal è un pilota collaudatore e la sua vita cambia quando un’astronave precipita sulla Terra. A bordo c’è Abin Sur, un alieno appartenente al Green Lantern Corps e ormai prossimo alla morte. Il suo anello cerca un nuovo possessore e sceglie proprio Hal. Da quel momento, l’uomo diventa la Lanterna Verde del Settore 2814, quello che comprende la Terra.

Hal è coraggioso, impulsivo e spesso insofferente nei confronti delle autorità. Non è quindi sorprendente che il suo rapporto con i Guardiani dell’Universo, coloro che governano il Green Lantern Corps, sia stato spesso tutt’altro che semplice.

La stessa DC ha anticipato che, nella serie, Hal sarà una lanterna veterana che sta allenando John da circa due mesi e, tra i due esiste già un rapporto piuttosto complicato. John non è semplicemente il suo allievo, ma potrebbe diventare il suo sostituto.

Ed è proprio questo rapporto a rappresentare uno degli elementi più interessanti della serie, perché Hal e John sono due Green Lantern molto diversi.

John Stewart: disciplina contro istinto

John Stewart debutta nel 1971 sulle pagine di Green Lantern #87, grazie a Dennis O’Neil e Neal Adams.

La sua storia è molto diversa da quella di Hal. John è un ex Marine e un architetto e viene scelto inizialmente come Lanterna di riserva nel caso Hal non possa svolgere il proprio compito. Con il tempo, però, diventa molto più di una semplice alternativa.

John Stewart diventa uno dei leader più importanti del Green Lantern Corps e uno dei personaggi più rispettati della mitologia delle Lanterne.

Anche il suo modo di utilizzare l’anello riflette la sua personalità. Essendo un architetto e un ex marine abituato alla disciplina militare, John costruisce i propri costrutti di luce solida con una precisione quasi maniacale, realizzandoli dall’interno verso l’esterno.

È una differenza apparentemente piccola, ma racconta perfettamente il personaggio.

John è inoltre protagonista di alcune delle storie più importanti del Green Lantern Corps, soprattutto quando il fumetto ha iniziato a raccontare il Corpo come una vera e propria squadra, dando sempre più spazio alle Lanterne aliene e alle loro vicende.

La serie rappresenterà finalmente il debutto live action di John Stewart, interpretato da Aaron Pierre, dopo anni nei quali il personaggio è stato particolarmente popolare nelle produzioni animate DC.

Guy Gardner, il ‘bullo irascibile’ delle Lanterni Verdi

E poi c’è Guy Gardner, arrogante, irriverente, aggressivo e spesso incapace di tenere la bocca chiusa, Gardner è uno dei personaggi più particolari del Green Lantern Corps.

La cosa curiosa è che, nei fumetti, Guy avrebbe potuto essere il primo essere umano a ricevere l’anello di Abin Sur al posto di Hal. Semplicemente, si trovava più lontano dal luogo dello schianto. Guy debutta nel 1968, in Green Lantern #59, e nel corso degli anni diventa una presenza sempre più importante nel Corpo.

La sua personalità esplode soprattutto nelle storie degli anni Ottanta, trasformandolo nella Lanterna che tutti amano odiare.

Nel nuovo DC Universe lo abbiamo già visto in Superman (2015), interpretato da Nathan Fillion, e tornerà anche in Lanterns.

Il suo ruolo nella serie dovrebbe essere più limitato rispetto a quello di Hal e John, ma la sua presenza è importante perché permette di mostrare ancora una volta quanto possa essere variegato il Green Lantern Corps. Non esiste un unico modo di essere una Lanterna.

OA, il cuore del Green Lantern Corps

Ma chi decide chi può diventare una Lanterna Verde? E soprattutto, da dove arrivano gli anelli? La risposta è una sola e ha il nome di OA.

Il pianeta è il centro del Green Lantern Corps e ospita la Batteria Centrale del Potere, la gigantesca batteria che alimenta gli anelli verdi.

OA è anche la casa dei Guardiani dell’Universo, una delle razze più antiche dell’intero universo DC.

I Guardiani hanno creato il Green Lantern Corps per proteggere l’universo e mantenere l’ordine. Sono esseri estremamente intelligenti, razionali e apparentemente privi delle debolezze emotive che caratterizzano le altre specie. Ed è proprio questo che, nel corso dei fumetti, ha creato più di un problema.

Perché i Guardiani sono talmente ossessionati dall’ordine da arrivare spesso a prendere decisioni discutibili. Le Lanterne, invece, sono esseri viventi con emozioni, dubbi, paure e soprattutto una propria idea di ciò che è giusto.

Il rapporto tra il Corpo e i suoi creatori è quindi molto più complicato di quello tra semplici soldati e comandanti.

Sinestro, il maestro di Hal diventato suo nemico

Se Hal Jordan è il Green Lantern più famoso, Sinestro è probabilmente il personaggio che meglio rappresenta il lato oscuro di questa mitologia.

Prima di diventare il suo più grande nemico, il korugariano Thaal Sinestro era una delle migliori Lanterne del Corpo oltre ad essere soprattutto il maestro di Hal Jordan.

Sinestro crede fermamente nell’ordine, ma il suo concetto di ordine diventa progressivamente sempre più estremo. Per lui la libertà può trasformarsi in caos e, di conseguenza, l’universo deve essere controllato.

Quando i Guardiani scoprono i suoi metodi, Sinestro viene espulso dal Corpo.

Ma non accetta la sconfitta; il personaggio finirà per creare il Sinestro Corps, un’organizzazione che utilizza l’energia gialla della paura.

È uno dei passaggi fondamentali della grande gestione di Geoff Johns e trova una delle sue massime espressioni in Green Lantern: Sinestro Corps War.

E questo rende particolarmente interessante la sua presenza in Lanterns: sarà fino in fondo parte del Corpo delle Lanterne Verdi, o nel corso della stagione prevarranno le sue ideologie che lo porteranno lontano da OA?

A interpretarlo sarà Ulrich Thomsen, mentre il suo rapporto con Hal sarà chiaramente uno degli elementi più importanti della serie.

I Manhunters: il lato più inquietante della mitologia

Ed è qui che Lanterns potrebbe cominciare a mostrare il proprio lato più fantascientifico.

I Manhunters sono macchine create dai Guardiani prima della nascita del Green Lantern Corps.

Il loro compito originale era mantenere l’ordine, ma la loro incapacità di comprendere realmente le emozioni li trasformò progressivamente in una minaccia. Nei fumetti rappresentano quindi uno dei primi grandi errori dei Guardiani.

E proprio i Manhunters sono stati mostrati nel trailer ufficiale di Lanterns come una delle minacce legate alla storia della serie. Il materiale promozionale suggerisce inoltre che potrebbero essersi infiltrati sulla Terra assumendo sembianze umane.

Questo dettaglio è particolarmente interessante perché permette alla serie di mantenere l’impostazione da thriller investigativo senza rinunciare alla componente cosmica.

Le altre Lanterne che potremmo vedere

Naturalmente Hal, John e Guy non sono gli unici esseri umani ad aver indossato un anello verde.

Tra le Lanterne più importanti della storia DC troviamo Kyle Rayner, artista scelto in un momento particolarmente drammatico per il Corpo, e due personaggi più recenti come Simon Baz e Jessica Cruz.

Ma nella mitologia dei fumetti sulle Lanterne Verdi, risulta impossibile non inserire tra le più importanti Lanterne Verdi di altri pianeti, il celebre pianeta senziente Mogo, l’addestratore brutale ma dal cuore d’oro Kilowog, il leggendario e potentissimo custode della profezia Sodam Yat, la saggia spia pesci-uccello Tomar-Re e la diplomatica aliena Arisia Rrab. Chissà chi di questi comparirà all’interno della prima stagione della serie…

Lanterns: dal 17 agosto su HBO Max

La vera curiosità, a questo punto, è capire come tutto questo verrà portato sul piccolo schermo.

James Gunn e Peter Safran hanno descritto fin dall’inizio Lanterns come una storia investigativa ambientata sulla Terra, con Hal e John al centro di un mistero destinato però a collegarsi alla più ampia storia del nuovo DC Universe.

È una scelta che può sembrare quasi in contrasto con la natura cosmica di Green Lantern, ma potrebbe rivelarsi esattamente il modo migliore per introdurre questo mondo.

Insomma, non ci resta che attendere il 17 agosto per entrare nel mondo delle Lanterne Verdi. Appuntamento su HBO Max!

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