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FumettiInterviste

Shockdom Rebirth: tra grandi sfide e annunci ‘sfumeggianti’

Al Be Comics! Be Games! Torino abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Francesco Marcantonini, co-fondatore di Mirage Comics, a proposito del rilancio di Shockdom. Cosa ci attende da questo grande ritorno? Continuate a leggere per scoprirlo!

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Quando Shockdom chiuse nel 2024, lasciò un grande vuoto a livello editoriale.

Ora Shockdom è tornata con un nuovo logo esplosivo e, come un’araba fenice, rinasce grazie a una realtà che si è fatta largo tra i grandi editori italiani negli ultimi anni: Mirage Comics.

Con quell’energia che contraddistingue la casa editrice che sta portando da tempo in Italia autori internazionali del calibro di John Romita Jr. e Kevin Eastman, Shockdom si prefissa fin da subito di presentare ai lettori volumi e proposte accattivanti sin dai primi (grandi) annunci.

Al Be Comics! Be Games! Torino la nuova Shockdom è tornata ufficialmente in pista, partecipando alla prima fiera dell’anno.

Abbiamo avuto l’occasione di parlare alla nuova manifestazione torinese, con Francesco Marcantonini, co-fondatore di Mirage Comics e tra gli artefici della rinascita di Shockdom, che ci ha illustrato i primi passi e gli obiettivi principali. Ma abbiamo parlato anche di annunci, tra cui uno decisamente ‘sfumeggiante’.


La nuova Shockdom: stessa passione, nuova visione

Grazie mille Francesco di essere qui con noi su PopCorNerd.it. Shockdom è tornata, e lo ha fatto grazie a Mirage Comics ed Eterea Edizioni. Lo possiamo definire come un ritorno insieme alla rinascita dell’etichetta?

Francesco Marcantonini – Io direi più che è una nuova Shockdom. Rimane la passione editoriale che l’ha vista nascere e crescere, e chiaramente poi quello che è l’obiettivo predisposto da parte di tutto il nuovo nucleo di lavoro è quello di creare un nuovo approccio in cui si gestiscono le varie dinamiche editoriali che sappiamo essere tante.

Shockdom è una macchina complessa, perché è stata creata e formata da creator, influencer, disegnatori, autori completi stranieri e italiani, mondo orientale… c’era di tutto.

Quindi l’obiettivo è quello di cercare di dare una nuova visione, una nuova versione della stessa.

Quello che io ho notato è che, come proposte sul mercato editoriale, la nuova Shockdom porta con sé un po’ di quel carattere e intraprendenza, che abbiamo imparato a conoscere, della Mirage Comics.

Francesco Marcantonini – Facciamo sicuramente frutto della nostra esperienza in Mirage Comics per avere gli stessi valori e la stessa identità dal punto di vista della passione che dimostriamo nel fumetto. Quindi quello che varrà per Mirage lo sarà anche per Shockdom, compresa la questione del mettere l’artista e l’autore prima di ogni altra cosa. Prima di noi stessi.

Allora, parliamo un attimo di quello che già sapevamo e poi arriviamo invece a quello che è stato annunciato oggi [l’intervista è stata registrata domenica 19 aprile durante il Be Comics! Be Games! Torino n.d.r.]. Abbiamo detto che ci sono diverse collane, cinque per l’esattezza, pensate per tutti i gusti. Cosa puoi dirci su queste nuove proposte e cosa devono aspettarsi i lettori?

Francesco Marcantonini – Allora, come abbiamo già detto, le cinque collane servono per catalogare e dare un’idea chiara su quello che era Shockdom prima e come vorremmo poi gestirla d’ora in avanti.

Quindi la differenziazione fra Old School, Heartbeat, Icons, Visions e LOL è fatta proprio per dire “ok, noi ci occuperemo principalmente di queste materie e lo faremo con quello che era prima Shockdom, ma soprattutto con quella che sarà la nuova Shockdom.”

Questo contesto andrà, poi, ad aumentare; ci saranno nuove proposte, nuove visioni delle stesse, nuove collaborazioni italiane o straniere che siano. Ma quelle cinque collane saranno i nostri pilastri.

Mai dire mai, ovviamente, e magari andremo a mettere qualche altro tassello in futuro.

Una delle cose che ho apprezzato di più sono i bundle che avete reso subito disponibili, con sconti davvero accattivanti. Si tratta di iniziative che vedono i vostri volumi a dei prezzi davvero imperdibili per i lettori.

Francesco Marcantonini – Il bundle è un modo per far riscoprire l’amore e la passione per il fumetto in ambito popolare, quindi ci sono delle selezioni ben curate e accurate che abbiamo fatto all’inizio.

Ti ricordo che facciamo 30 uscite al day one di ogni stagione, poi mano a mano, ogni due settimane, abbiamo dei lanci, e il bundle serve per entrare nel meccanismo di quella collana.

Quindi noi ci proponiamo anche per fare da “amico”, cioè cerchiamo di suggerire al lettore quelle che sono le esperienze che si potranno vivere all’interno del mondo di Shockdom. Chiaramente c’è ancora tanto da scoprire, e arriveranno tante novità.

Parlavamo prima degli autori: quello che ho subito notato è che ci sono autori già con una certa esperienza, un certo percorso artistico, e anche autori nuovi. Quindi anche in questo caso, nel futuro di Shockdom, ci sarà un mix, un equilibrio tra autori con esperienza e emergenti?

Francesco Marcantonini – Senza dubbio. L’obiettivo era proprio questo: creare una nuova possibilità per tutti quanti.

Quindi che siano autori già rinomati, con un passato importante nel mondo autoriale, piuttosto che nuove leve che devono e vogliono vivere quel tipo di contesto, noi siamo lì pronti per questo.

Ricordiamoci che Shockdom nasceva da questo amore per il nuovo, da questo connubio in cui si univa una trasformazione che sembrava quasi necessaria nel mondo del fumetto.

Poi, appunto, come abbiamo già ricordato, ci sono stati degli ottimi e bellissimi momenti nella vita di Shockdom e il nostro obiettivo è anche quello di riportarla a quel livello, a quel tipo di percezione e amore per il fumetto.

Parlando adesso di nuovi annunci, avete portato in Italia un titolo di punta come Monster High, un vero e proprio fenomeno negli Stati Uniti. L’obiettivo è quindi guardare anche all’estero e proporre diverse opere internazionali importanti sotto l’etichetta Shockdom?

Francesco Marcantonini – Non ci fermiamo a un prodotto “da esplorare” e da scovare nel territorio italiano, ma andiamo anche a prendere licenze importanti come lo è Monster High che ricordo essere un brand di Mattel, conosciuto a livello internazionale, con versioni cinematografiche, cartoni animati, tutto il mondo delle bambole e del collezionismo.

Ritorniamo sempre sulle passioni, e qui Mattel ha fatto sicuramente un ottimo lavoro. Perché non portare in Italia un contesto così appassionante, così vicino anche ai nostri valori?

L’obiettivo, come sempre, è mettere la passione prima di tutto. Monster High sarà una serie in varie puntate, con spillati e raccolte in brossurati, ma non è l’unica licenza su cui stiamo lavorando.

Infatti al panel del Be Comics! Be Games! Torino che vi ha visto protagonisti, avete fatto un grossissimo annuncio: la pubblicazione sotto il marchio Shockdom del fumetto di The Mask.

Francesco Marcantonini – Esatto, grande ritorno in Italia di The Mask, che da tanti anni non aveva un’edizione italiana.

Mi piace ricordare che il secondo omnibus non è mai uscito nel nostro paese, ma partiremo ovviamente dalla prima serie.

Dobbiamo far recuperare The Mask a tutti gli amanti del cinema e del fumetto, perché è bellissimo, è spettacolare: ci dà una visione diversa rispetto al film.

Noi lo conosciamo per l’interpretazione di Jim Carrey, che è molto diversa, mentre nel fumetto vediamo in maniera molto più forte il dramma dei personaggi.

Sono molto più tosti, anche più oscuri in certi tratti. Ed è molto bello perché il fumetto fa quello che deve fare: farci vivere tutto in maniera intensa, farci sognare, farci evadere con la mente.

Quindi sì, The Mask: dobbiamo ancora annunciare quando, ma ci stiamo lavorando e non vediamo l’ora che il pubblico possa riabbracciarlo.

Ultima domanda: ci potete anticipare qualcosa sul futuro? Magari seconda parte dell’anno o già nel 2027?

Francesco Marcantonini – Abbiamo annunciato Murder Inc. [opera di Brian Michael Bendis e Michael Avon Oeming n.d.r.], quindi faremo sia il volume uno che il volume due.

Poi stiamo lavorando a delle trasposizioni a fumetto di serie TV, e siamo in dirittura d’arrivo per un accordo che riguarda anche al mondo manga mainstream con nomi molto importanti.

Vi potete aspettare un lancio di impatto per quanto riguarda sia il mondo film e serie TV sia quello dei manga.

E immagino, come da sempre vi contraddistingue, che i lettori avranno modo di incontrare tanti ospiti alle prossime fiere.

Francesco Marcantonini – Sì, sì. Abbiamo già iniziato qui al Be Comics! Be Games! Torino a portare alcuni ospiti, e abbiamo la fortuna di conoscere tanti artisti che vengono invitati nelle convention.

Cito David Messina, Francesco Biagini, Marga Biazzi, Marco Ventura e tanti altri. Questo è solo l’inizio: questa è la prima fiera e tante altre seguiranno.

Sicuramente al Napoli Comicon avremo Violetta Rocks, Giulio Riccione e molti altri nomi.

Non vediamo l’ora di condividere con voi un piano per sentirci tutti di nuovo coinvolti nel mondo del fumetto.

Grazie mille a Francesco e alla prossima.

Francesco Marcantonini – Grazie a voi.

Fumetti

La trilogia extraterrestre di Dylan Dog di Sclavi e Brindisi

Recensione della Trilogia Extraterrestre di Dylan Dog, scritta da Tiziano Sclavi e disegnata da Bruno Brindisi

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Quando si parla di alieni nel contesto dell’intrattenimento – libri, cinema o serie TV – non si può non pensare ad alcuni classici come i romanzi The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy (Guida Galattica per gli Autostoppisti) di Douglas Adams e The Three-Body Problem (Il Problema dei Tre Corpi) di Cixin Liu, oppure agli iconici film di Steven Spielberg come E.T. l’Extraterrestre, Close Encounters of the Third Kind (Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo) o il più recente Disclosure Day.

Il tema degli UFO e della vita nell’universo ha sempre esercitato un fascino irresistibile, capace di attrarre da sempre le menti di scrittori e sceneggiatori. Tiziano Sclavi entra a far parte di questa cerchia di “creators sci-fi” grazie alla sua Trilogia Extraterrestre, che vede Dylan Dog indagare misteriosi casi legati ad avvistamenti alieni e incontri del terzo tipo in tre storie nelle quali omaggia il genere sci-fi, citando anche il leggendario Spielberg.

Questa trilogia, raccolta nell’undicesimo volume de I Classici del Fumetto di Repubblica – Serie Oro, comprende i tre racconti Terrore dall’infinito, pubblicato nell’ottobre 1991 sul n. 61; Quando cadono le stelle, uscito nell’agosto 1997 sul n. 131; e Lassù qualcuno ci chiama, pubblicato nel gennaio 1998 sul n. 136 di Dylan Dog. Tutte e tre le storie sono scritte da Tiziano Sclavi e disegnate da Bruno Brindisi.

Il filo conduttore che lega queste tre storie è il modo in cui Sclavi affronta il tema degli alieni e delle abduzioni, mescolando elementi sci-fi alla lore dell’Indagatore dell’Incubo senza mai risultare scontato o forzato.

Il primo racconto, Terrore dall’infinito, è un chiaro esempio di questo esperimento, decisamente riuscito, con cui Sclavi e Brindisi mescolano i due generi senza snaturare il personaggio di Dylan Dog.

Dolore alienante

La prima storia di questa trilogia, Terrore dall’Infinito, mescola il mistero “alla Dylan Dog” alla fantascienza spielberghiana e lo fa raccontando la storia di Whitley Davies, un uomo divorato dal dolore e dal trauma per la perdita del fratello in giovane età, che, per affrontare questo lutto, si chiude in se stesso e diventa testimone di un incontro ravvicinato con degli alieni. Dylan Dog viene chiamato in causa dallo stesso Whitley per aiutarlo a risolvere il mistero che gli sta lentamente rovinando la vita.

Storia di estrema potenza narrativa questa raccontata nel numero 61 di Dylan Dog. L’approccio di Sclavi al tema “alieni” non sarebbe potuto essere più incisivo e indimenticabile. Quella di Whitley non è semplicemente una storia di abduction ma è un viaggio nei ricordi dolorosi di un bambino che ha inconsciamente rimosso un trauma troppo doloroso da sopportare sostituendolo con un’entità altrettanto misteriosa come quella degli alieni.

Tavola tratta da Dylan Dog n. 61
Tavola tratta da Dylan Dog n. 61

Quello che mi ha colpito maggiormente di Terrore dall’Infinito è l’atmosfera di costante tensione che Sclavi riesce a costruire pagina dopo pagina. Per tutta la lettura si rimane sospesi tra realtà e illusione, senza mai avere la certezza che ciò che sta vivendo il protagonista sia davvero accaduto o sia soltanto il frutto del suo trauma e della sua mente. È proprio questa ambiguità a rendere la storia così coinvolgente, fino a un finale imprevedibile, con un colpo di scena degno dei migliori racconti di Dylan Dog. A completare il quadro ci sono i disegni superlativi di Bruno Brindisi, capaci di dare forma tanto all’angoscia quanto al senso di meraviglia che permeano l’intero racconto. Per tutti questi motivi, Terrore dall’Infinito è entrata di diritto tra le mie storie preferite dell’Indagatore dell’Incubo, accanto a capolavori come Il lungo addio e Memorie dall’invisibile.

La paura del diverso

In Quando cadono le stelle, la seconda storia della trilogia, Sclavi si collega direttamente a Terrore dall’Infinito: ritroviamo infatti Whitley Davies, ormai invecchiato e malato terminale, in fuga dai militari perché è entrato in possesso di un filmato top secret di cui vogliono impedire la divulgazione. Davies si affida nuovamente ai servizi del nostro Dylan Dog per riuscire a mettersi in salvo e trovare una risposta definitiva alla domanda: “C’è vita nell’universo?”.

Tavola tratta da Dylan Dog n. 131
Tavola tratta da Dylan Dog n. 131

Quello che colpisce di più di Quando cadono le stelle è la crudeltà dell’uomo nei confronti del diverso e quanto questa nasconda una profonda fragilità. Sclavi utilizza gli alieni per rappresentare tutto ciò in cui l’essere umano non si riconosce e che, proprio per questo, percepisce come “alieno”: che si tratti di un grigio dalla testa ovale o, leggendo tra le righe, di un altro essere umano con un colore della pelle o una cultura diversi dai propri.

Dylan Dog incontra Arrival

Degli scienziati captano un messaggio proveniente dallo spazio profondo, ma decifrarlo sembra impossibile, poiché l’idioma utilizzato dal misterioso mittente è profondamente diverso da qualsiasi forma di comunicazione scritta o verbale conosciuta dall’uomo. Così, un linguista si mette alla ricerca di una “lingua madre” che possa essere utilizzata per comunicare con queste entità extraterrestri.

No, non ho appena riassunto la trama di Arrival di Denis Villeneuve, ma quella della terza e ultima storia che conclude la trilogia extraterrestre di Sclavi e Brindisi: Lassù qualcuno ci chiama.

Tavola tratta da Dylan Dog n. 136
Tavola tratta da Dylan Dog n. 136

Dylan e Groucho si trovano in Galles e, per puro caso – o forse per la legge dei grandi numeri – vengono trascinati in una vicenda più grande di loro, fatta di folklore, alieni e… mucche.

Quello che mi ha colpito di più di questa storia – ed è anche il motivo per cui ho apprezzato particolarmente Arrival – è il modo in cui Sclavi racconta la profonda diversità tra gli esseri umani e un popolo extraterrestre, così distanti da avere difficoltà perfino a instaurare la più basilare e primitiva forma di comunicazione. L’introduzione della figura del linguista richiama fortemente il film di Denis Villeneuve – o forse è il contrario, viste le date di pubblicazione delle due opere? – e non posso che ammettere che questo Dylan Dog più sci-fi e meno orientato al mistero mi abbia piacevolmente sorpreso.

In questo numero, Tiziano Sclavi propone una profonda riflessione sull’anima, teorizzando che, nel momento della morte, ogni essere umano la liberi, generando una sorta di energia cosmica che si manifesta sotto forma di canto. Un’immagine potente, capace di lasciare ampio spazio all’interpretazione del lettore.

Conclusione

La Trilogia Extraterrestre di Tiziano Sclavi e Bruno Brindisi, che raccoglie le tre storie Terrore dall’Infinito, Quando cadono le stelle e Lassù qualcuno ci chiama, è la prova tangibile dell’influenza della fantascienza americana sul fumetto italiano. Ispirandosi alle pellicole di Steven Spielberg, Sclavi rielabora il mistero degli UFO in chiave profondamente “dylaniata”, mescolando elementi scientifici e mistero soprannaturale con grande naturalezza.

Sono tre racconti che mi sento di consigliare a chiunque voglia avvicinarsi al mito di Dylan Dog, ma anche ai lettori più esperti che desiderano recuperare alcune delle storie più riuscite dell’Indagatore dell’Incubo.

VOTO POPCORNERD 9.5/10

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Fumetti italiani

ROMICS: Paola Barbato, Romics d’Oro della 37^ edizione dall’1 al 4 ottobre 2026

Paola Barbato riceverà il Romics D’Oro alla 37esima edizione della fiera che andrà in scena dall’1 al 4 ottobre nella città di Roma

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Paola Barbato, Romics d’Oro della 37^ edizione

Scrittrice e sceneggiatrice, tra le voci più autorevoli del fumetto e della narrativa thriller italiana, insignita del Romics d’Oro.

Paola Barbato sarà celebrata con l’assegnazione del Romics d’Oro nel corso della 37^ edizione di Romics, in programma dall’1 al 4 ottobre 2026 presso Fiera Roma.

Nata a Milano nel 1971, bresciana d’adozione e residente a Verona, Barbato è scrittrice e sceneggiatrice. Dal 1999 firma le storie di Dylan Dog per Sergio Bonelli Editore, contribuendo all’evoluzione di uno dei personaggi più iconici del fumetto italiano. Nel corso della sua carriera ha partecipato a numerosi altri progetti, tra cui la serie 10 ottobre e la miniserie Ut disegnata da Corrado Roi, affermandosi per una scrittura capace di unire tensione narrativa, introspezione psicologica e indagine sulle zone più oscure dell’animo umano.

Scrittrice e sceneggiatrice di rara versatilità, il suo percorso artistico attraversa con successo linguaggi, pubblici e forme narrative diverse. Dalle sceneggiature per il fumetto alle opere di narrativa per bambini, ragazzi e adulti, fino ai progetti per cinema e teatro con la straordinaria capacità di dare vita a storie coinvolgenti, affrontando temi complessi con sensibilità, profondità e originalità.

Parallelamente al fumetto ha sviluppato un intenso percorso nella narrativa. Per Rizzoli ha pubblicato BilicoMani nude e Il filo rossoMani nude, vincitore del Premio Scerbanenco, è stato adattato nell’omonimo film diretto da Mauro Mancini, con Alessandro Gassmann e Francesco Gheghi. Con Edizioni Piemme ha pubblicato Non ti faccio niente, la trilogia composta da Io so chi seiZoo e Vengo a prenderti, seguita da L’ultimo ospiteLa cattiva strada e Il dono. Nel 2024 entra nel catalogo Neri Pozza con La Torre d’Avorio, a cui segue nel 2025 Cuore capovolto.

Dal 2019 scrive inoltre per bambini e ragazzi con Il Battello a Vapore e dal 2025 è autrice della serie Villa Ombrosa. La sua attività si estende anche alla televisione: nel 2009 ha scritto la fiction Nel nome del male per Sky.

Durante la 37^ edizione di Romics, Paola Barbato incontrerà il pubblico e ripercorrerà la sua carriera, dagli oltre venticinque anni di lavoro su Dylan Dog alla narrativa thriller, fino alle più recenti esperienze nella letteratura per ragazzi.

*Ringraziamo gli uffici stampa ROMICS per la condivisione del comunicato di cui sopra

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Comics

Spider-Man Brand New Day special: Ragnatele e proiettili

In Spider-Man Brand New Day vedremo il Punisher di John Bernthal al fianco dello Spidey di Tom Holland. Cosa lega questi due personaggi Marvel a tal punto da vederli insieme in un film MCU? Ve lo diciamo in questo speciale!

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Il 29 luglio 2026 è arrivato nelle sale italiane Spider-Man: Brand New Day, quarto capitolo delle avventure di Tom Holland nei panni dell’Uomo Ragno, questa volta diretto da Destin Daniel Cretton (Shang Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, Wonder Man) alla sua prima prova da regista con Spider-Man.

Accanto a Peter Parker, in un ruolo che i fan attendevano da anni, ci sarà lui: Frank Castle, il Punisher, interpretato da un monumentale Jon Bernthal, che ha già indossato il teschio sul petto prima negli show Netflix (Daredevil, Punisher) e successivamente in quelli Marvel Studios (Daredevil: Born Again, The Punisher:One Last Kill).

Bernthal stesso ha raccontato di essersi sentito “enormemente protettivo” nei confronti del personaggio, consapevole di doverlo calare in un contesto PG-13 senza tradirne la natura.

Spider-Man: Brand New Day è il debutto sul grande schermo per Frank Castle nel Marvel Cinematic Universe, e secondo alcune interviste potrebbe addirittura ritagliarsi un ruolo simile a quello di “zio scomodo” per Peter, nel vuoto lasciato dalla morte di Tony Stark.

Molti però si chiederanno… come mai gli Studios hanno deciso di inserire il Punisher in un film di Spider-Man? In realtà la storia editoriale di Frank Castle e dell’Amichevole Spider-Man di quartiere è legata da diverso tempo ed anzi: il Punisher è nato proprio sulle pagine di Spider-Man!

Quindi questo è il momento perfetto, per ripercorrere una delle relazioni più affascinanti, contraddittorie e durature dei fumetti Marvel: quella tra il ragazzo vestito da ragno che non uccide mai e il vigilante dal teschio sul petto che non fa altro.

The Amazing Spider-Man #129: il 1° incontro e la nascita dell’antieroe Frank Castle

Frank Castle debutta nel febbraio 1974 su The Amazing Spider-Man #129, scritto da Gerry Conway e disegnato da Ross Andru. Non è un caso che la sua prima apparizione avvenga proprio tra le pagine dell’Uomo Ragno: il Punisher nasce esplicitamente come contraltare del personaggio, un modo per mettere in scena, fumetto dopo fumetto, il confronto tra due idee opposte di giustizia. In quella storia Castle viene ingaggiato dallo Sciacallo, grande nemico dell’epoca di Spidey, per eliminare Spider-Man, convincendo Frank che il ragno sia in realtà un criminale. Il risultato è un equivoco che si trasforma presto in uno scontro fisico, ma soprattutto etico: da una parte un giovane che ha giurato di non togliere mai la vita a nessuno, per quanto colpevole; dall’altra un ex militare, segnato dalla morte della famiglia per mano della criminalità organizzata, che ha fatto della pena di morte sommaria il proprio mestiere.

Quel primo incontro fissa uno schema che gli sceneggiatori Marvel ripeteranno per cinquant’anni: Spider-Man e Punisher si scontrano saltuariamente quasi sempre non per un fraintendimento superficiale, ma per un disaccordo di fondo sui limiti della giustizia personale.

Peter Parker vs. Frank Castle: due filosofie opposte a confronto

Ciò che rende il loro rapporto così ricco, rispetto a molte altre rivalità supereroistiche, è che nessuno dei due ha davvero “torto” nella logica della propria storia. Ma spieghiamoci meglio.

Peter Parker porta sulle spalle il peso della lezione di zio Ben: da un grande potere derivano grandi responsabilità, e l’onere più grande è non arrogarsi il diritto di decidere chi merita di vivere. Frank Castle, al contrario, ha visto la giustizia istituzionale fallire nel modo più brutale possibile, quando la sua famiglia fu uccisa in un regolamento di conti a cui erano estranei, e da quel momento ha smesso di credere che le regole del sistema legale possano proteggere gli innocenti.

Nel corso dei decenni gli sceneggiatori hanno sfruttato questo attrito per esplorare temi complessi: il confine tra vendetta e giustizia, il ruolo della violenza nella lotta al crimine, la sottile linea che separa l’eroe dal vigilante. Spider-Man, pur disapprovando i metodi di Castle, non lo considera quasi mai un cattivo puro come il Goblin o il Dottor Octopus: lo tratta piuttosto come un uomo pericoloso da fermare, ma la cui rabbia comprende fin troppo bene.

Gli anni ’80 e ’90: la crescita della popolarità di Frank e i team-up forzati con Spidey

Con l’esplosione di popolarità del Punisher negli anni ’80, complice il clima action-movie dell’epoca e il successo delle sue miniserie affidate a team creativi sempre più importanti, il personaggio inizia a comparire più spesso accanto a Spider-Man, quasi sempre in territorio di alleanza tattica piuttosto che di amicizia vera e propria.

Testate come Marvel Team-Up mettono spesso i due fianco a fianco contro nemici comuni: criminali organizzati, trafficanti, mercenari. In queste storie il canovaccio si ripete con leggere variazioni: i due collaborano finché gli obiettivi coincidono, per poi separarsi bruscamente non appena Castle decide di regolare i conti a modo suo.

Una delle storie più iconiche della coppia degli anni ’90 è la miniserie Spider-Man and the Punisher: Family Plot, scritto e disegnato da Tom Lyle, dove sotto il costume di Spidey non c’è Peter ma il suo clone Ben Reilly. Ma ancora più rappresentativo è il classico one-shot Spider-Man/Punisher/Sabretooth: Designer Genes del 1993 scritto da Terry Havanagh e disegnato da Scott McDaniel, dove Marvel mette insieme tre approcci radicalmente diversi alla violenza in un unico albo, quasi a voler sottolineare quanto Spider-Man si trovi a metà tra un mondo di supereroi tradizionali e uno più cupo, popolato da vigilanti senza scrupoli.

E’ un periodo florido per questo tipo di miniserie in casa Marvel, dove con titoli che portano il  marchio “Spider-Man/Punisher” si sfrutta la chimica scomoda dei personaggi come motore narrativo. Il pubblico degli anni ’90, affamato di antieroi (è l’epoca di Venom, Cable, Deadpool), premia proprio questo tipo di incontro-scontro.

Gli anni 2000: il Punisher MAX lontano dagli eroi in calzamaglia

Con l’arrivo della linea MAX all’inizio degli anni Duemila, Marvel decide di dare al Punisher una collocazione narrativa più adulta e realistica, separata dal resto dell’universo condiviso. Garth Ennis, autore della run MAX più celebrata, scrive un Frank Castle quasi del tutto slegato dai supereroi in calzamaglia: la sua è una guerra sporca, fatta di cartelli, mafie e traffici, raccontata con un tono crudo e cinico lontano anni luce dalle avventure di Peter Parker. In questo contesto gli incontri diretti tra i due si riducono drasticamente, e quando avvengono (come in alcuni annual o storie fuori continuity) servono soprattutto a ribadire quanto le loro strade si siano ormai divaricate.

Parallelamente, nasce l’Ultimate Universe (l’etichetta Marvel pensata per rilanciare i personaggi con un taglio più moderno e cinematografico) e nelle storie ‘ultimizzate‘ di Brian Bendis e Mark Bagley di Spider-Man, la Casa delle Idee propone una propria versione del rapporto, spesso più violenta e diretta rispetto alla continuity classica, con un Punisher che in alcune storie arriva persino a scontrarsi duramente con Peter Parker adolescente, mettendo in scena con ancora più crudezza il divario generazionale e morale tra i due.

Civil War riporta Frank tra Spider-Man e i supereroi

 

Un momento chiave per il rapporto arriva durante l’evento Civil War (2006-2007), quando l’universo Marvel si spacca sulla questione della registrazione dei superumani. Il Punisher, da sempre ai margini del sistema, si offre di unirsi alla fazione di Capitan America, ma viene respinto proprio per i suoi metodi. In quel periodo, e negli anni immediatamente successivi, tornano più frequenti gli incroci con Spider-Man, schierato dalla parte di Iron Man inizialmente, che si trova coinvolto in prima persona nel conflitto e si scontra ancora una volta con la domanda di fondo: fin dove può spingersi un eroe pur di fare la cosa giusta?

Iconica l’immagine, riproposta sopra, disegnata da Steve McNiven, che vede Peter Parker indossare il costume di Iron Spider, gravemente ferito tra le braccia del Punitore, che lo porta in salvo da Cap & Co.

Negli anni Dieci, testate come Amazing Spider-Man tornano periodicamente a mettere Frank Castle sulla strada di Peter, spesso in storie dove Spider-Man deve impedire a Castle di giustiziare un criminale che lui stesso ha appena catturato, ribadendo la dinamica originale del 1974 ma con una scrittura più matura e consapevole del peso morale della questione.

Dal fumetto allo schermo: un percorso parallelo

Gli ‘altri’ Punisher del cinema

Il salto dalla carta allo schermo ha seguito un percorso tutto suo. Il Punisher aveva già avuto vita cinematografica autonoma (il film del 1989 con Dolph Lundgren, quello del 2004 con Thomas Jane, Punisher: War Zone del 2008 con Ray Stevenson), sempre lontano dall’orbita di Spider-Man, complice la separazione dei diritti cinematografici tra vari studi che per anni ha reso impossibile immaginare un incontro sul grande schermo.

La svolta arriva con il Marvel Cinematic Universe televisivo: Jon Bernthal viene scelto per interpretare Frank Castle nella seconda stagione di Daredevil su Netflix nel 2016, ottenendo un consenso di critica e pubblico tale da guadagnarsi una serie spin-off, The Punisher, andata avanti per due stagioni. Dopo l’assorbimento dei contenuti Netflix nel canone Disney+, Bernthal è tornato nei panni di Castle in Daredevil: Born Again, confermando la centralità del personaggio nell’attuale fase del MCU.

Nel frattempo Tom Holland ha costruito la propria versione di Spider-Man attraverso Capitan America: Civil War, dove ha esordito, Homecoming, Far From Home e No Way Home, in un percorso che lo ha visto crescere da adolescente protetto da Tony Stark a giovane uomo costretto a fare i conti da solo con le conseguenze delle proprie scelte, specialmente dopo il finale di No Way Home, in cui il mondo dimentica la sua identità segreta ma Peter perde ogni legame diretto col proprio passato.

Brand New Day: cosa ci aspetta dal rapporto Spider-Man/Punisher?

È in questo contesto che arriva Brand New Day. Con Tony Stark ormai da tempo scomparso, Peter si trova privato della figura paterna che lo aveva guidato nei primi film, e secondo quanto raccontato dallo stesso Bernthal in alcune interviste, Frank Castle potrebbe ritagliarsi proprio quello spazio, sia pure in una forma decisamente più scomoda e ambigua rispetto a quella di Stark: non un mentore tecnologico e paterno, ma una sorta di “zio” imprevedibile, la cui sola presenza costringe Peter a interrogarsi di nuovo su cosa significhi davvero fare la cosa giusta.

È un’evoluzione naturale, in fondo, di quello che i fumetti raccontano da cinquant’anni: il Punisher come specchio deformante delle scelte di Spider-Man, la tentazione della scorciatoia violenta che Peter continua, storia dopo storia, a rifiutare. Portare questa dinamica al cinema, con un pubblico enormemente più vasto di quello dei lettori di fumetti, significa anche introdurre milioni di spettatori a una delle domande più antiche e mai risolte dell’universo Marvel: fino a che punto un eroe può spingersi per fermare il male, prima di diventarne parte? Gli spettatori saranno con Spider-Man o con Punisher? Solo dopo la visione di Brand New Day (forse) avranno la risposta a questo quesito.

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