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Star Trek – Godshock: Il nuovo inizio targato Mirage, che guarda al passato
Abbiamo letto Star Trek: Godshock, il nuovo starting point dei fumetti di Star Trek, riportati in Italia da Mirage Comics in un’ottima edizione cartonata. Pronti a immergervi nello spazio infinito insieme all’equipaggio di Ben Sisko?
Non sono un fan di Star Trek e, probabilmente, questo “coming out” non è il modo migliore per iniziare una recensione dedicata a un volume di Star Trek. Non nego, però, di aver visto in passato qualche pellicola e che la saga sci-fi per eccellenza mi affascini, nonostante abbia sempre fatto fatica a immergermi in un universo narrativo con decenni di storie alle spalle, che hanno visto protagonisti, in primis, l’Enterprise e l’equipaggio del Capitano Kirk e Spock.
Nel corso degli anni gli equipaggi si sono moltiplicati, ampliando il mondo di Star Trek con nuove missioni e avventure in giro per la galassia, anche attraverso media che non fossero necessariamente cinema o televisione, ma anche, ad esempio, il fumetto.
Da anni IDW Publishing cura e pubblica negli Stati Uniti la linea di comics dedicata a Star Trek e, nel corso del tempo, ha proposto diverse serie con i protagonisti più disparati del franchise, continuando alcune delle loro avventure proprio tra le pagine dei fumetti.
In Italia, però, da tempo mancava una linea editoriale che pubblicasse le storie a fumetti di Star Trek e permettesse di riscoprire, o scoprire per la prima volta, la fantascienza nel suo stato più puro e classico.

Mirage Comics riporta finalmente Star Trek in Italia all’interno della nuova collana Supernova, pubblicando il primo volume della nuova serie a fumetti intitolato Star Trek: Godshock, che vede un nuovo equipaggio composto principalmente da alcune vecchie conoscenze, ma anche da volti inediti, alle prese con un mistero intergalattico: chi sta uccidendo gli Dei dell’Universo?
La storia è scritta da Collin Kelly e Jackson Lanzing, duo di sceneggiatori con un recente passato in Marvel, e disegnata da un team di artisti composto da Ramon Rosanas, Oleg Chudakov, Joe Eisma ed Erik Tamayo che, a rotazione, hanno illustrato i sei capitoli di Godshock.
Quello che emerge sin dalle prime pagine è che si tratta di un’opera che cerca di definire una nuova direzione per il franchise a fumetti di Star Trek, sviluppando l’idea mettere insieme personaggi provenienti da epoche diverse della saga e trasformarli nell’equipaggio di una nuova ammiraglia della Federazione.
Star Trek: Godshock – Chi sta decimando gli Dei?

Benjamin Sisko è tornato. L’ex comandante della Deep Space 9 torna da suo figlio Jake sull’avamposto della Federazione con una missione ben precisa assegnatagli dai Profeti, che lo hanno rimandato indietro. I cosiddetti “alieni del tunnel” hanno visto arrivare qualcosa che non sono in grado di fermare e da cui dipende il destino della galassia.

Sisko mette insieme una nuova squadra che lo vede al comando e con l’androide Data, già secondo ufficiale di Picard in Star Trek: The Next Generation, nel ruolo di primo ufficiale. A bordo della U.S.S. Theseus NX-1987 parte così per una missione fondamentale, che ha una destinazione ben precisa: la nebulosa Efesto.
Giunta in prossimità della nebulosa, la U.S.S. Theseus e il suo equipaggio assistono subito a un evento scioccante: la morte di un dio per mano di un’entità sconosciuta e misteriosa, dotata di capacità tali da annientare un essere apparentemente immortale.
Chi sta uccidendo gli Dei? È il quesito a cui dovranno rispondere Sisko, dotato di poteri e collegamento diretto con i Profeti, e l’intero equipaggio della U.S.S. Theseus, impegnato in un’indagine che lo porterà al cospetto dell’Impero Klingon e di un vecchio amico klingon molto amato dai fan di Star Trek: Worf.
Un mistery politico a spasso per lo spazio

Il duo Kelly e Lanzing riporta in scena, nella nuova serie di Star Trek, il capitano Ben Sisko, quello che per molti è il capitano “più umano” dell’intera saga. Il suo ritorno innesca la serie di eventi che si dipana all’interno di Godshock, una storia mystery intrigante che porta non solo l’equipaggio della U.S.S. Theseus, ma anche il lettore, ai confini dell’Universo.
Molto interessante anche l’elemento politico messo in scena dagli scrittori, punto cardine di molte trame classiche di Star Trek, soprattutto in ambito televisivo, dove era possibile sviluppare meglio alcuni spunti. Del resto, l’assassinio degli Dei deriva da giochi di potere volti a ribaltare alcuni equilibri galattici… ma questo lo si scopre soltanto leggendo l’intero volume.
La trama è avvincente, anche se, come nella tradizione di Star Trek, c’è un ampio spazio dedicato a scene di dialogo, che vengono bilanciate con una buona (ma non eccessiva) dose di azione.
I due sceneggiatori sono stati abili anche nel riportare in scena alcuni personaggi molto amati, comparsi e divenuti celebri soprattutto nei film e nelle serie TV di Star Trek, come lo stesso Sisko, l’androide Data, visto in The Next Generation, il klingon Worf, apparso in The Next Generation, Deep Space 9 e in alcuni film della saga, il tenente Thomas Eugene “Tom” Paris di Star Trek: Voyager, senza dimenticare l’intramontabile Montgomery Scott, detto “Scotty“.

A questi volti noti si aggiungono personaggi più giovani, come il guardiamarina vulcaniano T’Lir, figura interessante che riesce a ritagliarsi uno spazio significativo all’interno della storia. L’impressione che ho avuto è che i due autori abbiano cercato di unire quanto più possibile le varie serie televisive, riportando in scena alcuni personaggi cardine con l’obiettivo di ripartire da un’unica grande serie intitolata semplicemente Star Trek, capace di raccontare storie dal respiro ampio.
E, in effetti, come anticipato, la vicenda che ruota attorno all’assassinio di entità cosmiche è senza dubbio godibile e divertente da seguire, senza particolari difficoltà anche per chi, come il sottoscritto, si affaccia per la prima volta all’universo fumettistico di Star Trek.
La scelta, tra l’altro, di affidare la guida della nuova serie a Benjamin Sisko si rivela particolarmente azzeccata.

Quest’ultimo è senza dubbio il personaggio più interessante: oltre a essere il protagonista della vicenda, è una figura tormentata, costretta a convivere con responsabilità che vanno ben oltre il semplice comando di un’astronave, con un passato recente ancora in parte avvolto nel mistero e un futuro che appare indecifrabile persino ai suoi occhi.
Da una parte è il comandante pragmatico che deve guidare il proprio equipaggio; dall’altra è un uomo profondamente cambiato dall’esperienza vissuta con i Profeti, consapevole di possedere conoscenze che gli altri non possono comprendere completamente. È proprio questa ambiguità a renderlo il personaggio più interessante del volume.
Un ottimo starting point e una lettura accessibile anche ai nuovi lettori
Uno degli aspetti più sorprendenti di Godshock è la sua capacità di non escludere chi non possiede una conoscenza enciclopedica della saga, e costituisce, quindi, un ottimo punto di partenza per chi si volesse lanciare nell’universo di Star Trek.
Naturalmente chi ha visto tutte le serie coglierà numerosi riferimenti e collegamenti, ma Kelly e Lanzing evitano di trasformare il fumetto in un esercizio di fan service.
I dialoghi contestualizzano quasi sempre i personaggi e i loro rapporti, permettendo anche ai neofiti di seguire senza particolari difficoltà lo sviluppo della vicenda.
Nei primi capitoli è inevitabile provare un leggero senso di spaesamento davanti a un cast così numeroso, ma una volta compresi i ruoli dei protagonisti la lettura procede con notevole fluidità.
Un buon comparto artistico, anche se troppo variegato

Sul piano artistico il volume mantiene una buona qualità complessiva, anche se la presenza di quattro disegnatori rende inevitabilmente disomogeneo il comparto grafico.
Ramon Rosanas si conferma il disegnatore più solido del gruppo, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi e nella costruzione delle scene dialogate, mentre gli altri artisti garantiscono continuità senza raggiungere momenti particolarmente memorabili.
L’aspetto più riuscito rimane probabilmente il design della U.S.S. Theseus e la rappresentazione delle ambientazioni cosmiche, in alcune immmagini davvero mozzafiato, capaci di trasmettere quel senso di esplorazione che da sempre rappresenta il marchio di fabbrica di Star Trek.
Perché leggere Star Trek: Godshock?
Star Trek: Godshock non cerca di rivoluzionare la fantascienza né di reinventare il franchise, ma si pone l’obiettivo di costruire un nuovo punto di partenza per i fumetti di Star Trek. E a mio avviso, nonostante sia un ‘neofita’ del fumetto di Star Trek, lo fa davvero bene.
Kelly e Lanzing realizzano un’opera profondamente rispettosa della tradizione, che recupera l’anima più politica e filosofica della saga senza rinunciare all’avventura e al mistero.
Chi cerca una space opera ricca di esplosioni potrebbe trovarla persino troppo riflessiva. Ripeto: ci sono momenti di puro action, ma sono ben bilanciati con scene esplicative e di puro dialogo necessarie per spiegare alcuni status quo o situazioni al lettore.
Chi invece apprezza la fantascienza costruita sui personaggi, sulle idee e sulle conseguenze delle scelte troverà un fumetto maturo e sorprendentemente accessibile. Anche per chi, come me, non è mai stato un vero trekkie.
Infine due parole sull’edizione italiana Mirage Comics; il formato cartonato è di ottima fattura e a un prezzo davvero competitivo considerate le oltre 150 pagine. Rispetto ai primi cartonati della casa editrice la qualità è migliorata notevolmente, anche sotto l’aspetto delle traduzioni e della parte grafica degli interni, e si nota. Unico appunto: manca una nota redazionale all’inizio o alla fine del volume che sicuramente completerebbe un’edizione di per sé davvero molto buona.
Teletrasportami, Scotty.
VOTO POPCORNERD: 7/10

Comics
Chip Zdarsky e Valerio Schiti portano Capitan America nel mondo post 11/09/2001
La prima run di Chip Zdarsky e Valerio Schiti su Capitan America si intitola La Nostra Guerra Segreta, storia che vede Steve Rogers confrontarsi con un altro Capitan America: David Colton, il Super Soldato post 11 settembre 2001
Capitan America è prima di tutto un simbolo.
Quel costume, quello scudo e, soprattutto, quella bandiera sono l’emblema degli Stati Uniti e della libertà, che negli anni ’40 servivano a far forza a chi stava al fronte, e la Seconda Guerra Mondiale la viveva in prima persona.
Oltre a Steve Rogers, diversi sono stati i portatori dello scudo nel corso degli anni e ogni uomo che ha ricoperto quel ruolo ha messo in atto onore, giustizia e coraggio mostrando, anche nei fumetti, come il sogno americano rispecchiasse una nazione forte e a tratti invincibile.
Poi è arrivato il 2001. Quel maledetto 11 settembre.
L’America è stata messa in ginocchio dallo scioccante attentato alle Torri Gemelle, che ha pietrificato tutto il mondo e ha dimostrato che anche i potenti Stati Uniti possono sanguinare dall’interno.
Una serie come quella di Cap non può rimanere estranea a certi eventi e scandali politici, che sono stati anche solo citati all’interno della testata o che hanno dato voce a uno schieramento attraverso le azioni del Capitano. Tra questi, la Guerra in Vietnam, il Watergate e, per l’appunto, l’11/09/2001, il giorno più buio del recente passato degli U.S.A.
Con il rilancio della serie di Capitan America, Chip Zdarsky e Valerio Schiti decidono di partire proprio da quel giorno, da quel momento fatidico in cui, per gli americani (ma non solo), tutto è cambiato.
Nel giorno che celebra i 25 anni da quel tragico e scellerato attacco al World Trade Center, abbiamo deciso di parlare proprio della prima saga del Cap di Zdarsky e Schiti, La nostra Guerra Segreta, che si è prefissata di “svecchiare” il mito fumettistico di Capitan America, applicando una sorta di soft reboot, e di presentarci un inedito personaggio che ha indossato i panni del Discobolo proprio negli anni successivi al 2001.
Ed anzi: per David Colton, quell’11/09/01 è stato il momento che gli ha fatto decidere che avrebbe difeso l’America e i suoi cittadini a ogni costo.
Il team creativo dietro la nuova serie di Cap: Chip Zdarsky e Valerio Schiti

Marvel punta a un rinnovamento in grande stile per Capitan America e lo fa scegliendo uno degli scrittori di grido degli ultimi anni: quello Zdarsky che ha ammaliato tutti con il suo Daredevil, riconosciuto tra le migliori interpretazioni a fumetti del Diavolo di Hell’s Kitchen, che poi ha scritto Batman (dove ha brillato decisamente meno rispetto a DD) prima di lasciare il posto a Matt Fraction, per tornare alla Casa delle Idee e curare la serie di Cap (e altri futuri progetti legati all’Universo Marvel).
Dopo aver testato il suo rapporto con Steve Rogers all’interno del futuro orwelliano della maxiserie Avengers: Twilight, Chip è stato scelto per portare la serie di Capitan America al posto che merita, dopo qualche anno di alti e bassi.
Alle matite troviamo un ottimo Valerio Schiti, talento romano reduce dalla sfortunata miniserie G.O.D.S. scritta da Jonathan Hickman, decisamente a suo agio tra le pagine di Cap, con diversi spunti creativi che dimostrano l’affiatamento con Chip Zdarsky.
Risvegliarsi in un America ferita

La prima cosa che decide di fare Chip Zdarsky è “spostare in avanti” lo scongelamento di Steve Rogers di qualche anno. Quando Steve viene ritrovato e viene tolto dal ghiaccio, quello che gli si para davanti è il mondo post-11/09/2001. Una realtà in cui Steve si trova spaesato, disorientato e, mai come in questo caso, si sente fuori dal tempo.
Contemporaneamente facciamo la conoscenza di David Colton, partendo dal passato con un’immagine davvero di impatto: un giovanissimo David, di schiena, di fronte all’orrore delle Torri Gemelle che crollano, manifestando ancora di più l’impotenza, la paura e lo sgomento di un popolo. E siamo solo a pagina 1 del primo numero della gestione Zdarsky/Schiti.
Nel corso dei numeri, attraverso alcuni flashback e salti temporali, capiamo meglio chi è David: un ragazzo rimasto scioccato dall’attacco aereo, che ha deciso di intraprendere la carriera militare, per essere uno degli uomini al fronte pronto a difendere l’America ed evitare che possa vivere un altro 11 settembre in futuro.
Ma David è gracile, proprio come Steve, viene preso di mira dai superiori e picchiato. La sua determinazione attira l’attenzione di qualcuno che decide di riprovare l’esperimento del Super Soldato… e funziona.
David Colton è il Cap del nuovo millennio, quello che va in Afghanistan e che partecipa alle missioni sul campo, che è testimone di tutti gli orrori che ne derivano e che lo lasceranno segnato.
Nel presente Steve viene arruolato per una missione top-secret dal Generale Thaddeus E. “Thunderbolt” Ross che, insieme a una nuova formazione di Howling Commandos e al nuovo Cap deve liberare alcuni ostaggi all’ambasciata di Latveria, stato che da poco ha visto salire al potere un nuovo sovrano: Victor Von Doom, il Dottor Destino!
Ovviamente, la missione in cui si trovano invischiati i due Cap nasconde alcuni segreti che metteranno sotto una luce diversa il Governo americano e, soprattutto, metteranno a confronto Steve Rogers con Victor Von Doom e il suo modello di sovranità, che agli occhi di Steve si avvicina molto alla dittatura nazista.
Inoltre i due capitani si troveranno anche a divergere sulle strategie da usare sul campo. Steve e David hanno gli stessi ideali, ma esperienze diverse e questo significa avere un senso di giustizia differente, che li metterà faccia a faccia.
Steve e David: due lati della stessa bandiera

La nuova serie di Capitan America mette subito a confronto Steve Rogers con un altro Capitano: David Colton. Un personaggio inedito, creato per la serie da Zdarsky e Schiti, che fa capire che l’America, in un’era moderna in cui Steve Rogers è ancora congelato, dopo l’attacco alle Torri Gemelle non può permettersi altri errori e ha bisogno di un nuovo simbolo per risollevare la nazione. E così dà lo scudo a David Colton, un ragazzo con gli stessi ideali e motivazioni del vecchio Cap.
In realtà, Steve e David hanno origini molto simili. Sono entrambi determinati ma fisicamente deboli, disposti a tutto (anche ad assumere un siero che potrebbe ucciderli) pur di diventare i difensori della nazione che hanno giurato di proteggere sino alla fine.
E allora, come mai sono così diversi? Steve e David sono figli della guerra, ma di due conflitti diversi. Rogers, come sappiamo, è il simbolo della lotta americana contro un nemico che ha un volto ben delineato: Hitler e i nazisti. Colton, invece, oltre a essere di un’epoca diversa, ha tutto un altro percorso.
David è il Capitano che rappresenta l’America in Afghanistan. Il suo nemico è diverso rispetto ai nazisti affrontati da Rogers. Spesso è silenzioso, si nasconde tra i civili e compie azioni che mettono in pericolo anche donne e bambini, vittime sacrificali per gli uomini di Osama Bin Laden e potenziali pericoli per gli americani che si muovono tra quelle strade e che non sanno cosa e chi li potrà colpire. E nel frattempo esseri umani muoiono per una guerra che non hanno chiesto venisse combattuta.

La guerra che affronta e vive David è qualcosa che lo smuove internamente, lo turba, lo fa dubitare e lo sgretola psicologicamente, sino a renderlo più duro, spavaldo e un’arma a tutti gli effetti del Governo americano più che un simbolo degli Stati Uniti.
Un evento specifico e struggente che accade all’interno di un flashback di Colton in Capitan America #3 lo spezza e lo rende un Capitan America decisamente vulnerabile emotivamente e dall’equilibrio molto instabile.
Sino a che punto ci si deve spingere per vincere una guerra? Quello che accade in quello specifico numero è uno dei momenti più crudi, intensi e reali di un fumetto Marvel degli ultimi anni.
Il dualismo e il diverso modo di agire che vede da un lato Steve Rogers, ancora ancorato a uno stile di lotta più idealista, e dall’altro David Colton, più votato all’azione militare e al portare a termine la missione, è una delle cose più interessanti portate in scena da Chip Zdarsky, che ancora una volta si dimostra un ottimo scrittore in fatto di dialoghi e personaggi.
Il suo David Colton è un Capitano davvero interessante da conoscere e scoprire e sappiamo che avrà un ruolo fondamentale nell’immediato futuro dell’Universo Marvel.
Un Chip Zdarsky davvero in forma ma che riscrive il passato di Steve Rogers

Sulle indiscutibili doti di Chip Zdarsky non ci sono dubbi e si conferma uno dei migliori sulla piazza anche in Capitan America.
Lo sceneggiatore, come già detto, ha un’ottima capacità di sviluppo narrativo ed è abile a caratterizzare i personaggi, a descrivere i loro sentimenti e atmosfere e a raccontare storie che tengono incollato il lettore, anche se ha spesso il difetto di non essere troppo originale (questo va detto) nelle sue trame.
Con Capitan America decide di spostare le lancette dell’iceberg dove era congelato Steve in avanti di qualche decina di anni. In questa maniera riscrive il passato di Steve Rogers, proiettandolo in un’epoca più moderna, ma allo stesso tempo dando un bel colpo di spugna al passato editoriale.

Storie uscite all’epoca dell’attacco alle Torri Gemelle sulla testata di Cap, scritta da John Ney Rieber e disegnata dal compianto John Cassaday, o anche semplicemente lo struggente ed emozionante albo speciale Amazing Spider-Man #36, intitolato 11/09/2001 di J. Michael Straczynski e John Romita Jr., che vedevano Steve di fronte all’orrore di Ground Zero, in questa maniera sono state “cancellate” dal passato di Steve.
Un vero peccato per storie che hanno segnato un’epoca.
Al netto di questo, Zdarsky imbastisce un’ottima trama che alterna momenti molto intensi, ripresentando la storia delle origini di Steve, ribaltandola su David e mostrando la guerra vissuta da Colton, a bei momenti d’azione in cui mette ottimamente a confronto i due Cap e Steve contro Destino, senza dimenticare anche la parte thriller spy che si svolge in Latveria.
Inoltre, Zdarsky ci presenta anche una versione di Destino e una situazione di Latveria decisamente interessanti. Si tratta di un Von Doom appena divenuto il regnante di Latveria, ancora “acerbo” rispetto al nemico temibile dei Fantastici 4 e prossimo villain del MCU, ma con le idee ben chiare.
La rappresentazione di Victor e il confronto con Steve Rogers sono un’altra dimostrazione di qualità da parte dello sceneggiatore quando si tratta di esaltare personaggi di peso.
Anche la situazione riguardante la nazione comandata dal neo-sovrano è controversa e vede da un lato chi sta dalla parte di Destino, sperando che porti un futuro migliore, e dall’altro i ribelli già pronti a rovesciare quello che è, a tutti gli effetti, un tiranno che comanda con i suoi Doombot e che negli anni a venire farà rimpiangere ai suoi abitanti il passato.
Valerio Schiti: un italiano capace di tener testa a due Super Soldati

Se Zdarsky è lo sceneggiatore di questo film a fumetti di Cap, Valerio Schiti ne è l’assoluto regista.
L’artista romano fa già intendere di che pasta è fatto e di aver assimilato la sceneggiatura di Zdarsky sin dalle prime battute. La prima e l’ultima pagina di Capitan America #1 sono due tavole dall’impatto visivo pazzesco che mostrano Colton di schiena in entrambi i casi: a pagina 1, bambino di fronte al crollo delle Torri Gemelle e nell’ultima pagina del numero David nei panni di Capitan America mentre assiste alla caduta della Torre di Saddam Hussein.
Due momenti della storia recente delicati e ben registrati nella memoria di chi quegli anni se li ricorda e li ha vissuti, anche solo tramite i notiziari.
L’apporto grafico di Schiti è di prim’ordine in tutti i primi 6 numeri a livello visivo, dimostrando di saper domare due Capitani, e raggiunge picchi altissimi in diverse occasioni.
Un altro esempio? L’ultima pagina di Capitan America #3: pagina divisa in due, con la parte superiore con protagonista Colton e quella inferiore Steve. Entrambi arrivano, dopo un crescendo, a situazioni di sconfitta e disperazione personale, ma anche di resa simbolica di Capitan America, con un utilizzo dei colori rosso e blu (i colori di Cap) pressoché perfetto.
Ma Schiti è fondamentale in questo nuovo corso di Capitan America anche e soprattutto dal punto di vista creativo. Costumi nuovi e più moderni, come quello di Steve o quello di Colton, personaggi inediti accattivanti o vecchi reinterpretati, sono parte integrante dell’operato del disegnatore italiano, che non si è fermato alle sole matite.
Una co-produzione, quella Zdarsky/Schiti, che vede entrambi egualmente protagonisti di questa rinascita di Capitan America. E non posso che esserne felice.
Una fiction a fumetti che non vuole dimenticare la cinica e cruda realtà

Con la storia La nostra Guerra Segreta, Capitan America riparte da Steve Rogers, ma soprattutto da un momento cupo della storia degli Stati Uniti: l’11 settembre 2001.
Ma quello che cercano di mostrare Chip Zdarsky e Valerio Schiti in questa prima run è che la guerra, in ogni tempo e in ogni luogo, è capace di segnare le persone in maniera indelebile, lasciando ferite che per alcuni sono difficili da rimarginare.
E lo fanno attraverso David Colton, un personaggio che riparte dal dolore di una nazione, davvero bello da esplorare e da leggere, che rende partecipe il lettore della sua storia personale e delle sue scelte.
Ma è anche e soprattutto la testata di Steve Rogers e quello che vediamo in queste prime storie è il solito e vecchio Steve, il Capitan America “perfetto”, l’unico che, in fondo, sembra in grado di sostenere quel ruolo e di opporsi sempre e comunque ai tiranni in ogni epoca; sia che abbiano i baffetti e portino una fascetta rossa con la svastica, sia che abbiano una maschera di metallo e un cappuccio verde.
Un (nuovo) inizio promettente per il Vendicatore a stelle e strisce.

Comics
Absolute Batman Annual: Un Cavaliere Oscuro da Eisner Awards
Absolute Batman Annual #1 è stato protagonista agli Eisner Awards 2026 con una vittoria nella categoria Best Single Issue/One-Shot. Non potevamo non prendere in esame l’albo scritto e disegnato da tre grandi autori del fumetto americano: Daniel Warren Johnson, James Harren e Meredith McCLaren
È proprio il caso di dire che il Cavaliere Oscuro ha colpito ancora.
Questo perché vincere un Eisner Award, prestigioso riconoscimento in ambito fumettistico, non è mai facile né scontato. Se a conquistarlo è un one-shot di Batman realizzato da tre grandi autori come Daniel Warren Johnson, James Harren e Meredith McCLaren, la notizia fa ancora più parlare di sé.
Bisogna dire che, quest’anno, l’Uomo Pipistrello in versione “Absolute” si è portato a casa ben due Eisner Awards al San Diego Comic-Con 2026: sia come Best Continuing Series per la serie regolare di Scott Snyder e Nick Dragotta, sia, appunto, come Best Single Issue/One-Shot per Absolute Batman 2025 Annual #1.
Che la serie ideata da Snyder e Dragotta sia una delle punte di diamante dell’ultima era di DC Comics ormai è un dato di fatto, ma il sottoscritto non avrebbe mai immaginato che anche il primo Annual di Absolute Batman potesse arrivare a vincere l’ambito premio dedicato al maestro Will Eisner.
L’albo in questione, pubblicato in Italia da Panini Comics su Absolute Batman #15, racchiude al suo interno le tre storie realizzate da Johnson, Harren e McCLaren. Si tratta di tre racconti molto diversi tra loro, che esplorano i primi passi di Absolute Batman come giustiziere di Gotham City e, al contempo, esaltano lo stile personale di ciascuno dei tre autori.
La forza di questo one-shot sta nel rappresentare in maniera esaustiva, nelle poche pagine a disposizione, questa versione del Cavaliere Oscuro, permettendo anche a chi non ha mai preso in mano un numero di Absolute Batman di conoscerne le sfaccettature, i punti di forza e le debolezze.
Allo stesso tempo, le tre storie mostrano l’oscuro mondo in cui Batman vive e agisce come vigilante, dove regnano odio, malvagità e disprezzo: un vero e proprio girone infernale nel quale un eroe deve prendere misure drastiche per la propria sopravvivenza e per quella delle persone che ama.
L’Absolute Batman di Daniel Warren Johnson: non il modo giusto, ma il mio

Daniel Warren Johnson è uno dei fumettisti più interessanti degli ultimi anni, come dimostrano i numerosi riconoscimenti ricevuti dalla critica e dal pubblico nel corso della sua carriera, oltre agli Eisner Awards conquistati in passato per l’opera creator-owned Do a Powerbomb!, nel 2023, e per il rilancio di Transformers per Skybound, nel 2024.
Siamo di fronte a un autore che, nel corso degli anni, ha perfezionato uno stile unico e dinamico, caratterizzato da numerose contaminazioni artistiche orientali e da un’estetica metal. Johnson ha, inoltre, la capacità di costruire storie drammatiche e dal forte carico emotivo, utilizzando spesso la violenza come elemento di grande impatto visivo per amplificare ulteriormente la forza delle sue tavole.
La scelta di DC Comics di affidare la storia principale di Absolute Batman 2025 Annual #1 a Daniel Warren Johnson è stata quasi naturale, perché chi meglio di lui avrebbe potuto ideare una trama perfetta per la versione dell’Uomo Pipistrello più brutale mai creata nei comics, che si muove nel mondo oscuro, sudicio e malato di Darkseid?
Quello che fa Johnson è molto semplice: trasporta Bruce Wayne fuori dal contesto urbano e tossico di Gotham City e lo conduce nella cosiddetta “Palude del Massacro”, dove vivono alcuni senzatetto, per lo più clandestini e stranieri, che ricevono aiuto da Padre Peters.
Uomini, donne e bambini alla ricerca di una speranza e di una vita normale vengono presi di mira da un gruppo di estremisti che, capitanati da un certo Deejay, hanno intenzione di “ripulire” con ogni mezzo a disposizione la Tendopoli che si è creata ai confini del paese dove vive il prete. Batman non è d’accordo e farà prevalere la sua giustizia spietata su chi cercherà di uccidere quella povera gente.
La storia di Johnson costituisce il piatto forte di Absolute Batman Annual e imbastisce una trama carica di drama, prendendo spunto da situazioni brutali e fatti di cronaca reale. Impossibile non notare il parallelismo tra i villain e le azioni portate avanti negli ultimi tempi dalla I.C.E. statunitense, che ha contribuito, con metodi poco ortodossi e spesso violenti, a far rispettare le leggi sull’immigrazione. Ma, senza citare le sole forze governative, basti pensare alla piaga razzista che da sempre attanaglia gli Stati Uniti, soprattutto nelle zone di periferia di alcuni Stati, dove il Ku Klux Klan e altre forme di propaganda razziale non sono mai state completamente debellate.
Johnson porta la realtà all’interno delle pagine di Absolute Batman, e appare quasi ironico che il Mondo Oscuro creato da Darkseid, dove vive questa versione del Crociato Incappucciato, sia quello più vicino al nostro.
L’autore statunitense coglie in pieno l’essenza del Batman Assoluto e porta allo stremo la brutalità e la violenza dell’Uomo Pipistrello, trasformandolo quasi in un emulo del Charles Bronson de Il Giustiziere della Notte, o semplicemente nella versione più rabbiosa del Punisher Marvel. In questa storia Batman raggiunge vette di aggressività mai viste, colpito emotivamente dalla situazione che lo circonda, che lo porta ad applicare nella forma più risoluta la sua concezione di giustizia, superando la sottile linea che lo separa dalle persone che spesso combatte.
Ed è il momento di riflessione, il ricordo di una persona che non c’è più, a far comprendere all’uomo sotto la maschera, Bruce Wayne, che per essere un eroe quello non è il modo giusto di combattere il crimine.
Sulle matite, Johnson è… semplicemente il “solito” spettacolare Johnson, con tavole ricche di azione in puro stile cinematografico, che da sempre contraddistingue la sua arte, aiutato da onomatopee che bucano la pagina, alternate a tavole di dialogo che spesso sono un vero e proprio pugno nello stomaco, per quanto risultino immersive grazie all’espressività dei disegni dell’autore.
E, leggendo questa storia, era impossibile non pensare che meritasse un premio.
L’Absolute Batman di James Harren: Sanctuary

James Harren è un altro autore dall’identità artistica ben definita. Co-creatore di Rumble insieme a John Arcudi, Harren si distingue per uno stile decisamente action e personale, che anche lui strizza l’occhio all’Oriente. Per chi non l’avesse ancora recuperato, è assolutamente consigliato il suo Ultra Mega, saga che è una vera e propria lettera d’amore alla cultura orientale e, in particolare, ai kaiju, che Saldapress ha portato in Italia in cinque volumi.
In Sanctuary, Harren porta il suo tratto alla corte di Batman, raccontando una storia che vede protagonisti, oltre al Cavaliere Oscuro, anche i Party Animals, gli scagnozzi di Maschera Nera.
Un giovane ragazzo di nome Victor è entrato nei Party Animals e conduce alcuni di loro all’interno della casa di suo padre, un pastore che vive in una chiesa di Gotham, per rapinarla. Ma Batman è nei paraggi e darà molto filo da torcere agli uomini di Maschera Nera, nemico con cui incrocerà di nuovo la strada nel primo ciclo di storie che hanno inaugurato il mito di Absolute Batman.
In questa breve storia, Harren presenta ancora una volta una vicenda violenta, con al centro un gruppo di persone traviato, ancora uomini di chiesa sullo sfondo e Batman nel mezzo. Il tratto e lo stile di Harren, da sempre caratterizzati da personaggi con caratteristiche spesso “mostruose” e proporzioni caricaturali al limite dell’umanità, ci offrono un Crociato Incappucciato che, nella versione dell’autore, è silenzioso, all’apparenza più mostruoso e mastodontico, con un mantello che, nei momenti di lotta, pare muoversi in autonomia quasi fosse vivo.
Una versione decisamente interessante, dove a parlare sono soprattutto i villain della storia e Batman appare quasi come una creatura soprannaturale e leggendaria, metà uomo e metà pipistrello, mossa solamente dalla sua personale missione di purificare Gotham.
Una visione interessante del personaggio, che si intreccia con una storia familiare fatta di incomprensioni e dolore e con un gruppo di criminali che approfittano della fragilità di un ragazzo.
L’Absolute Batman di Meredith McCLaren: Alla scoperta dei pipistrelli

In chiusura di albo troviamo la storia di due pagine di Meredith McCLaren, artista dallo stile manga che racconta una vicenda bizzarra fatta di social, post e tweet relativi agli avvistamenti della “creatura della notte” da parte della popolazione di Gotham.
In questa storia, Absolute Batman non è il protagonista diretto, ma lo è attraverso gli occhi delle persone che salva, aiuta e persino dei criminali che cattura. È la percezione che gli abitanti hanno del loro protettore a manifestarsi nei commenti degli stessi, contribuendo a portare avanti la leggenda dell’Uomo Pipistrello.
Contaminazione e talento: il segreto del successo agli Eisner di Absolute Batman

Come anticipato sopra, l’Annual di Absolute Batman è caratterizzato da tre autori con stili molto diversi tra loro, ma che hanno due cose in comune: il talento cristallino e la contaminazione con la cultura fumettistica orientale, ormai entrata prepotentemente anche nei gusti del pubblico americano attraverso manga e anime.
E Absolute Batman ne è l’emblema: un prodotto con protagonista un’icona supereroistica del mercato comics americano, che da subito ha sottolineato, attraverso omaggi, storie e stili, quanto la cultura manga e anime sia divenuta di dominio internazionale e sia seguita e apprezzata anche oltreoceano.
Ma non c’è solo questo dietro Absolute Batman, una serie contraddistinta dal talento dei suoi autori e da idee capaci di reinterpretare in maniera fresca e originale un personaggio in giro da 87 anni. E questo si è riflesso nell’albo speciale attraverso le parole e le matite di altrettanti autori incredibili come Daniel Warren Johnson, James Harren e Meredith McCLaren, che hanno saputo cogliere gli aspetti più importanti del personaggio, tanto da valere loro un Eisner Award.
Il Cavaliere Oscuro ha colpito ancora una volta. E non sarà l’ultima.
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GIANKY
14 Luglio 2026 at 10:32
DS9 è stata (e rimarrà per sempre) la mia serie preferita. Rivedere il Capitano Sisko è quindi un piacere.
Ho visto che in America la serie è composta da 5 TP e dopo la tua recensione penso di poter dare fiducia a Mirage.
Mi butterò nella lettura!
Peccato che nella continuity delle serie televisive Sisko sia stato trattato diversamente e non sia più tornato dopo la fine di DS9…
redazione
14 Luglio 2026 at 23:48
Ciao! Si in America la serie a fumetti è iniziata nel 2022 quindi sta per arrivare diverso materiale in Italia e speriamo Mirage porti anche altro! E’ un buon starting point e se poi sei fan di DS9 e Sisko… Godshock fa per te!