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Spider-Man e Superman: amici e alleati nel crossover dell’anno tra Marvel e DC
Spider-Man e Superman tornano, a distanza di 50 anni, protagonisti di un nuovo crossover tra Marvel e DC che sta per arrivare anche in Italia
Superman e Spider-Man sono due supereroi che fanno parte dell’immaginario di chiunque. O quasi.
Quanti bambini durante l’arco della sua infanzia hanno fantasticato infinite avventure con l’action figure dell’uno o dell’altro eroe? Alcuni di quei bambini oggi sono cresciuti e continuano a coltivare la passione verso i due eroi dal costume rosso e blu, sognando di volare come Superman o di volteggiare tra i grattacieli di New York come Spider-Man.
L’Uomo d’Acciaio e il Tessiragnatele godono di una popolarità talmente vasta, che solo pochi altri supereroi al mondo (Batman?) possono vantare.
Con quei colori che hanno in comune, rosso e blu, quel senso di innata giustizia e responsabilità che li contraddistingue, i due personaggi sono gli ambasciatori di DC Comics (Superman) e Marvel (Spider-Man) nonché i supereroi pionieristici insieme al Cavaliere Oscuro ad avere intrapreso la strada del cinema prima ancora che venisse coniato il termine ‘cinecomics‘.
Con ogni probabilità se facessero parte dello stesso universo, Clark Kent e Peter Parker sarebbero degli ottimi amici e colleghi nella vita di tutti i giorni. Nonché una squadra da ‘world’s finest heroes’ quando indossano gli abiti da supereroe. Ma così non è.
Però, grazie all’unione delle forze di Marvel e DC Comics, tutto ciò è stato reso possibile con le Big Two che hanno replicato l’esperimento dell’anno scorso tra Deadpool e Batman, dando vita a un altro incredibile crossover che vede protagonisti questa volta proprio Superman e Spider-Man.
Se vogliamo essere sinceri fino in fondo, i due albi che hanno visto Batman e Deadpool insieme, sono state due ottime mosse commerciali, ma da cui ci si aspettava qualcosa di più oltre alle belle tavole di Greg Capullo e Dan Mora, artisti delle storie principali, coadiuvati da altri grandi autori che si sono occupati delle storie brevi.
Ma Zeb Wells, prima, e Grant Morrison, dopo, non hanno fatto centro confezionando due trame poco intriganti che difficilmente verranno ricordate come tra le migliori storie crossover tra DC e Marvel.
Le due case editrici, però, ci hanno voluto riprovare con altri due grandi calibri, confezionando due albi extralarge contenenti una storia lunga e alcune short stories.
Il primo edito da DC Comics intitolato Superman/Spider-Man, vede ai testi della storia principale un veterano come Mark Waid e ai disegni un grandissimo (e emozionatissimo) Jorge Jimenez.
Il secondo albo pubblicato questa volta da Marvel, dal titolo Spider-Man/Superman, ha come sceneggiatore un altro grande storyteller come Brad Meltzer, autore che ci ha regalato in passato storie molto emozionanti e introspettive, e Pepe Larraz, l’artista di punta dell’attuale ciclo ragnesco (insieme a John Romita Jr.).
2 scrittori americani e 2 disegnatori spagnoli, ovvero 4 superstar del fumetto contemporaneo, che hanno dato vita a due incontri epici tra gli eroi più famosi di sempre.
Insieme a loro, altrettanti importanti team creativi che si sono occupati delle storie brevi che completano i due albi: su Superman/ Spider-Man troviamo storie di Tom King e Jim Lee, Matt Fraction e Steve Lieber, Gail Simone e Belén Ortega, mentre su Spider-Man/Superman tra gli altri vi sono Dan Slott e Marcos Martin, Jason Aaron e Russell Dauterman, Brian Michael Bendis e Sara Pichelli come team creativi d’eccezione.
E non va dimenticata l’infinita lista di artisti che hanno preso parte alle numerose cover variant celebrative di entrambi gli albi.
Ma da cosa nasce l’idea di un nuovo crossover tra Superman e Spider-Man? Per saperlo bisogna tornare indietro nel tempo di qualche anno… per l’esattezza di 50 anni tondi.
Il primo crossover Marvel /DC Comics della storia è… Superman/Spider-Man!
Stati Uniti, 1976. Nell’anno che vede l’elezione di Jimmy Carter come presidente degli USA, Marvel e DC Comics devono affrontare un periodo di importante calo di vendite. Carmine Infantino e Stan Lee, rispettivamente i capi di DC Comics e Marvel Comics, cercano di scuotere il mercato con qualcosa di inedito e di trasgressivo allo stesso tempo: unire i loro personaggi più iconici in un unico fumetto. Con un titolo che campeggia sulla copertina “La Battaglia del Secolo” Superman e Spider-Man si ritrovano per la prima volta nella storia dei comics, insieme.
Su storia del compianto Gerry Conway, scomparso recentemente, e con le matite di Ross Andru, i due supereroi uniscono le forze per sconfiggere i rivali di sempre, Lex Luthor e Dottor Octopus.
Questo primo albo, inaugura una serie di collaborazioni tra DC e Marvel che vedrà avvicendarsi diversi eroi e autori, nel corso degli anni che daranno origine ai team-up più improbabili sino ad arrivare ad ‘amalgamarli’ (se vi interessa l’argomento, fatemelo sapere e ne parlerò in uno speciale dedicato…).
Ma questo albo di Superman e Spider-Man viene ancora oggi ricordato per essere stato il primo e più importante crossover di sempre tra Marvel e DC.
E non è un caso che a distanza di ben 50 anni, le due case editrici un po’ per commemorare la prima collaborazione, un po’ perché albi di questo genere sono sempre grandi fonti di guadagno, hanno pensato di far incrociare nuovamente le strade all’Amichevole Spider-Man di quartiere e all’Azzurrone.
Superman/Spider-Man #1: un tandem più classico e supereroistico
Mark Waid è un fuoriclasse dello storytelling, e alza ulteriormente il livello quando si tratta di scrivere avventure dedicate ai supereroi delle Major. L’autore statunitense ha praticamente firmato storie su tutti gli eroi di Marvel e DC Comics e, da qualche anno, è una delle colonne portanti della casa editrice di Burbank.
Con Superman/Spider-Man: Verità, Giustizia e Grande Responsabilità punta su un team-up dal sapore classico: una trama lineare e divertente, con villain storici animati da malvagità e brame di conquista, che riesce a bilanciare bene lo spazio riservato a entrambe le star dell’albo.
Chi conosce il lavoro di Mark Waid potrà ritrovare parte delle atmosfere di Batman/Superman: I migliori del mondo, con la differenza che al posto di Batman troviamo, per l’appunto, Spider-Man: un personaggio decisamente meno cupo del Cavaliere Oscuro, capace di portare energia e umorismo nella coppia e che, a mio parere, si integra meglio con la personalità di Superman. E il Ragno, in un paio di occasioni, “gioca” e punzecchia l’Uomo d’Acciaio sul fatto che sia molto meno impaziente con lui rispetto a quando fa squadra con Batman.
La scelta dei nemici affonda le radici nella classicità dei cast dei due personaggi: Brainiac, per quanto riguarda Superman, e il Dottor Octopus, storico villain di Spider-Man già protagonista del primo celebre incontro del 1976. I due uniscono le forze e si rivelano antagonisti perfetti per una storia incentrata sul tentativo di impiantare un virus nella mente degli esseri umani. Peter Parker e Clark Kent per conto del Daily Bugle e del Daily Planet, sono sulle tracce di un dispositivo rubato proprio dai due criminali. Dall’indagine giornalistica al cambio d’abito per indossare mantello e spara ragnatele, il passo è breve.
La storia si rivela davvero divertente ed entusiasmante, con quel sapore da team-up ‘old school‘.
Come già accaduto per Batman/Deadpool, DC Comics affida il comparto grafico a un talento cristallino, ovvero il suo miglior disegnatore attualmente in forza alla casa editrice: Jorge Jiménez. L’artista spagnolo non vedeva l’ora di mostrare ai fan il risultato finale di Superman/Spider-Man, e il suo entusiasmo si è rivelato davvero contagioso. Il risultato? Tavole dalle inquadrature cinematografiche, dinamiche e mozzafiato.
Il disegnatore dell’attuale run di Batman ha lasciato intendere più volte che questo progetto rappresentasse uno dei lavori più importanti della sua carriera, anche solo per la possibilità di affiancare Superman a un eroe altrettanto iconico come Spider-Man.
L’omaggio a diversi artisti della storia editoriale di Spidey, come Steve Ditko o John Romita Jr., è rimarcato in più occasioni e si nota in particolare in una scena dell’albo in cui il Ragno solleva un intero cumulo di macerie, dimostrando grande conoscenza e rispetto per il personaggio da parte dell’artista. E come potrebbe essere altrimenti.
La sensazione di chi legge, e leggerà, questa storia è che i due autori si siano divertiti a loro volta moltissimo nel realizzare Verità, Giustizia e Grande Responsabilità. E quando a divertirsi sono gli autori stessi, difficilmente l’albo si presenta come piatto e insipido. Superman/Spider-Man è esattamente l’opposto: fresco e leggero e il lettore non può fare altro che gioire e sorridere davanti a una lettura come questa.
Chiudono l’albo una serie di storie brevi che impreziosiscono ulteriormente un albo già di per sé molto buono grazie all’avventura principale. Queste short stories, come detto, vedono protagonisti diversi super-team creativi e personaggi che fanno parte dei mondi di Superman e Spider-Man. Senza entrare troppo nello specifico, una in particolare mi ha colpito: Il Ponte, di Jeff Lemire e Rafa Sandoval, con protagonisti Zio Ben e Pa’ Kent, che dimostrano come i loro figli adottivi siano diventati eroi soprattutto grazie ai valori trasmessi dai due padri. Una piccola chicca d’autore.
Spider-Man/Superman #1: Perchè fai tutto questo?
Quando ho letto il nome di Brad Meltzer in copertina, mi ha particolarmente stupito la scelta dell’autore a cui Marvel ha affidato la storia principale di Spider-Man/Superman: La nostra Kriptonite. Meltzer è infatti un grandissimo sceneggiatore che, però, ha legato gran parte della propria carriera a DC Comics, firmando alcune storie memorabili.
Poi ho capito il motivo: il suo modo di entrare nell’intimità dei personaggi, quasi a psicanalizzarli, e di tirarne fuori il meglio è perfetto sia per Spider-Man sia per Superman.
La trama ha una connotazione più seria rispetto a quella di Waid e, almeno nelle prime pagine, trasmette anche un forte senso claustrofobico. Spider-Man e Superman sono intrappolati sotto New York, con tonnellate di macerie sopra le loro teste, quando da una fessura arriva una bomba-zucca che, esplodendo, sprigiona della Kriptonite. L’Uomo d’Acciaio è impotente e tutto ricade letteralmente sulle spalle di Spider-Man, compreso il manto stradale che grava sopra entrambi.
Ed è qui che la storia comincia davvero a ingranare. Quello che nasce è un dialogo sincero tra gli uomini oltre la maschera, tra Peter e Clark, con il secondo che pone a Spidey una domanda apparentemente semplice, ma pesante quanto il macigno che incombe sui due eroi:
Why do you do it? (“Perché lo fai?”)
Meltzer spoglia gli eroi dei loro costumi e li costringe a un faccia a faccia in cui si mettono a nudo, confidandosi sui motivi che spingono entrambi a fare “quello che fanno”. Ed è proprio questo confronto a saldare ulteriormente la loro amicizia.
C’è spazio anche per la pura azione che un lettore di comics si aspetta, ovvero lo scontro con le nemesi della storia, gli spietati Green Goblin e Lex Luthor (e anche un certo simbionte alieno…), che però rimangono volutamente (per scelta di Meltzer) sullo sfondo per lasciare maggiore spazio al rapporto tra Superman e Spider-Man, fino a un finale davvero toccante ed emozionante che coinvolge Clark, Peter e le rispettive famiglie.
Le matite di Pepe Larraz, probabilmente al massimo della sua maturità artistica in questo momento, si esaltano ancora di più nelle scene d’azione, con splash page spettacolari che confermano come sia ormai entrato, in pochissimo tempo, nel gotha dei migliori artisti di sempre di Spider-Man.
E con Superman non fa assolutamente rimpiangere il collega Jorge Jiménez. La vera sfida da Marvel e DC, si consuma tra i due artisti a colpi di talento.
Anche in Spider-Man/Superman trovano spazio diverse storie brevi di livello. Tra queste spicca, almeno a mio avviso, Metropolis Marvels di Dan Slott e Marcos Martín, in cui Spider-Man Noir se la deve vedere con il Superman del 1938 in una mini-avventura pulp davvero divertente, con tanto di omaggio a Steve Ditko e alla storica copertina di Amazing Fantasy #15 — anche se, questa volta, al posto di Spidey c’è Superman.
Tra le storie che completano l’albo, una menzione speciale la merita L’unica cosa…, che segna il ritorno del celebre team creativo di Miles Morales: Spider-Man: Brian Michael Bendis e Sara Pichelli.
Marvel e DC riescono ancora a trasmettere quel ‘sense of wonder’
Se il crossover tra Batman e Deadpool mi aveva decisamente deluso, il team-up tra Superman e Spider-Man è stata una lettura sorprendente.
In un mercato dei comics come quello attuale, dove operazioni di questo tipo solitamente si concentrano più sul risultato economico che sul contenuto, Superman/Spider-Man #1 e Spider-Man/Superman #1 sono due albi intelligenti, realizzati per presentare nelle poche pagine a disposizione le caratteristiche principali e le qualità dei due supereroi protagonisti anche a chi non li conosce, attraverso storie fresche e divertenti.
Sono due speciali in cui Marvel e DC Comics dimostrano di ricordarsi ancora come si trasmette quel “sense of wonder” ai lettori, qualcosa che un tempo era più facile trovare nei loro albi.
E lo fanno affidandosi a grandi autori e artisti che applicano poche semplici regole: conoscenza accurata dei personaggi e passione. E anche un po’ di emozione e responsabilità, perché credo che essere scelti per scrivere o disegnare una storia con protagonisti Superman e Spider-Man sia come arrivare in nazionale per un calciatore: una volta lì, bisogna dare il massimo.
Ed è forse anche questo che rende grandi supereroi come Spider-Man e Superman: eroi in cui ognuno cerca sempre il meglio.
Perché ogni volta che si apre un loro albo, ogni lettore si aspetta di vivere grandi avventure, di volare insieme a Superman o di tessere tele insieme a Spider-Man. O, come capita in questi due speciali, di fare entrambe le cose insieme. Speriamo di non dover attendere altri 50 anni per un altro incontro tra i due!
Superman/Spider-Man #1 arriverà in Italia grazie a Panini Comics il 21 maggio mentre Spider-Man/Superman #1 uscirà a giugno!
Comics
Cosmic Odyssey: il più grande fallimento di John Stewart come Lanterna Verde
38 anni fa Cosmic Odyssey mise John Stewart davanti alla sua più grande sfida come Lanterna Verde. Il fallimento su Xanshi avrebbe segnato per sempre il suo percorso eroico
La serie Lanterns rappresenta l’ennesima occasione per riportare Lanterna Verde al centro dell’universo DC, questa volta con John Stewart tra i grandi protagonisti.
Per molti spettatori che non frequentano abitualmente i fumetti, il personaggio è diventato famoso soprattutto grazie alle serie animate Justice League e Justice League Unlimited. Nei fumetti, invece, Stewart è ormai da decenni uno dei principali Green Lantern della Terra. Ma arrivare a quel ruolo non è stato semplice.
Nel 1988, Jim Starlin e il futuro creatore di Hellboy, Mike Mignola, collaborarono a Cosmic Odyssey, un evento destinato a diventare fondamentale per la storia di John Stewart. Proprio qui il personaggio affrontò infatti uno dei più grandi fallimenti della propria carriera come Lanterna Verde, un errore che avrebbe continuato a perseguitarlo per anni.
Cosmic Odyssey e l’incontro tra Justice League e Nuovi Dei

I personaggi del Quarto Mondo creati da Jack Kirby non erano certo estranei all’universo principale DC. Per oltre un decennio avevano già interagito con gli altri eroi della casa editrice, ma Cosmic Odyssey contribuì a integrare ancora di più i Nuovi Dei all’interno degli eventi dell’universo principale.
Il crossover di Jim Starlin e Mike Mignola offrì inoltre alcuni interessanti team-up tra i membri della Justice League e i personaggi del Quarto Mondo.
In questa situazione persino Darkseid decise di schierarsi temporaneamente dalla parte degli eroi per cercare di fermare l’Entità Anti-Vita, anche se, naturalmente, il suo obiettivo segreto era riuscire a controllarla.
L’Entità Anti-Vita creò quattro Aspetti e li inviò nell’universo DC. Ognuno di loro piazzò delle bombe capaci di distruggere interi pianeti, innescando una reazione a catena che avrebbe potuto portare alla distruzione dell’universo.
Darkseid preparò quindi delle armi speciali per contenere gli Aspetti e divise il gruppo di eroi in diverse squadre, formate da membri della Justice League e dai Nuovi Dei.
John Stewart venne affiancato a J’onn J’onzz, il Martian Manhunter, per una missione sul pianeta Xanshi.
La scelta sembrava avere senso. Stewart aveva già avuto a che fare con quel mondo e, anche se all’epoca aveva lasciato il proprio ruolo all’interno del Corpo delle Lanterne Verdi, sembrava essere la persona giusta per affrontare la missione. Ma sarebbe stato proprio Xanshi a trasformarsi nel più grande fallimento della sua carriera.
John Stewart era convinto di poter salvare Xanshi da solo

Quando arrivarono su Xanshi, John Stewart e Martian Manhunter scoprirono che il pianeta era stato colpito da un virus devastante.
J’onn avvertì subito Stewart che il tempo a disposizione stava rapidamente diminuendo. Il problema, però, era che la sicurezza di John nelle proprie capacità stava iniziando a trasformarsi in qualcosa di molto più pericoloso.
Stewart decise infatti di prendersi del tempo supplementare per preparare una cura miracolosa che avrebbe potuto salvare la popolazione, prima di concentrarsi sulla minaccia principale.
Anche Martian Manhunter commentò la potenza dell’anello di Lanterna Verde, incoraggiando ulteriormente la sicurezza di Stewart. Ma la situazione peggiorò rapidamente.
L’Aspetto aveva preso il controllo di una stazione meteorologica computerizzata globale per rallentare ulteriormente i due eroi e riuscì persino a distruggere il loro dispositivo di contenimento.
Nonostante tutto, Stewart rimase impassibile. Il nemico non sembrava preoccuparlo e questo iniziò a mettere seriamente in allarme Martian Manhunter. E poi arrivò la decisione che avrebbe condannato l’intera missione.
John Stewart scoprì la debolezza di Martian Manhunter al fuoco e decise di abbandonarlo. Lasciò J’onn intrappolato all’interno di una bolla protettiva e si diresse da solo verso il loro obiettivo.
La cosa più amara è che Stewart arrivò persino a dire ironicamente al marziano esiliato che non era esattamente nel suo elemento quando si trattava di affrontare questioni intergalattiche. Una frase destinata a diventare terribilmente significativa.
La bomba gialla e la distruzione di Xanshi

John continuò a fare affidamento sull’enorme potere del suo anello mentre volava verso il luogo in cui si trovava la bomba. Era convinto che nulla avrebbe potuto fermarlo.
Quando finalmente arrivò davanti all’ordigno, però, scoprì la terribile verità: l’Aspetto aveva dipinto la bomba di giallo. E, in quella fase della continuity, gli anelli del potere delle Lanterne Verdi non erano in grado di alterare ciò che era di quel colore.
John era quindi impotente. Martian Manhunter era ancora lontano e sul conto alla rovescia rimanevano soltanto pochi secondi. Stewart non riuscì a disinnescare la bomba.
L’ordigno esplose.
Il potente anello di John riuscì a proteggere lui e Martian Manhunter, ma Xanshi venne completamente distrutto.
E la tragedia fu ancora più terribile perché la distruzione non avvenne in maniera istantanea.
Martian Manhunter fu costretto ad assistere all’onda di devastazione che si propagava lentamente attraverso la popolazione del pianeta.
Cosmic Odyssey #2 dedica diverse pagine alla carneficina e alla distruzione di Xanshi. I mari del pianeta ribollono mentre i cittadini bruciano in agonia e metà del mondo viene devastata dall’esplosione. Poi arriva una seconda detonazione catastrofica.
Il cuore di Xanshi viene trasformato in antimateria e il pianeta viene scagliato contro la stella del proprio sistema, che viene a sua volta distrutta dal primo attacco dell’Anti-Vita.
Martian Manhunter trova infine John Stewart tra le macerie, completamente sotto shock. Attraverso il suo anello ha percepito il grido di morte di Xanshi.
Prova a spiegarsi, ma J’onn lo interrompe immediatamente e lo accusa di averlo costretto ad assistere alla distruzione di due mondi e gli promette che non lo perdonerà mai per quello che ha fatto.
Il fallimento di John Stewart diventa il suo trauma più grande

Le altre squadre riescono a portare a termine le rispettive missioni, avendo a disposizione molto più tempo per disinnescare le bombe rispetto a Green Lantern e Martian Manhunter.
L’Entità Anti-Vita viene infine fermata in Cosmic Odyssey #4, anche se la maggior parte degli eroi terrestri viene esclusa dallo scontro finale.
Martian Manhunter nota però che John Stewart, completamente devastato da ciò che è accaduto, si è allontanato dal gruppo e decide di andare a controllare come sta. John si assume completamente la responsabilità della distruzione di Xanshi.
Non attribuisce la colpa ai veri responsabili, ovvero coloro che avevano piazzato la bomba, ma considera il fallimento come una propria colpa. La situazione precipita fino a un punto estremamente oscuro.
In un momento di disperazione, Stewart arriva persino a puntarsi una pistola alla tempia e a contemplare il suicidio.
Martian Manhunter, però, non si lascia fermare dalla rabbia che prova nei confronti di John e interviene con un discorso che, pur essendo necessario, finisce anche per rafforzare alcune delle convinzioni sbagliate che Stewart ha sviluppato nei confronti della propria responsabilità. John reagisce con rabbia, giura di continuare a combattere e di diventare una Lanterna Verde migliore, maledicendo Martian Manhunter mentre lascia cadere la pistola e si allontana.
Ma accettare il proprio ruolo nella distruzione di Xanshi avrebbe richiesto molto più tempo.
Ed è proprio questo a rendere l’evento così importante nella sua storia.
La distruzione di Xanshi continua a perseguitare John Stewart

Cosmic Odyssey ha lasciato un’eredità piuttosto controversa per quanto riguarda John Stewart.
L’arroganza e l’eccessiva sicurezza mostrate dal personaggio e diventate la causa del suo fallimento su Xanshi erano infatti caratteristiche introdotte quasi esclusivamente proprio attraverso questa storia.
Prima di Cosmic Odyssey, Stewart si era distinto soprattutto per il suo senso di responsabilità. Era arrivato persino a chiedere un addestramento supplementare finché non si fosse sentito davvero all’altezza del proprio ruolo.
La storia di Starlin e Mignola aveva quindi modificato alcuni aspetti del personaggio per trasformarlo nel capro espiatorio perfetto della tragedia di Cosmic Odyssey.
Fortunatamente, gli autori che sarebbero arrivati negli anni successivi riuscirono a utilizzare quel fallimento per costruire storie molto più significative, permettendo a John Stewart di evolversi rispetto alla versione mostrata nell’evento.
Questo non significa però che la distruzione di Xanshi abbia smesso di tormentarlo, anzi: Green Lantern: Mosaic raccontò proprio il modo in cui Stewart affrontò il disturbo da stress post-traumatico derivato dall’evento, su un pianeta mosaico composto da razze e culture differenti.
Il personaggio venne inoltre preso di mira per vendetta da Fatality, l’unica sopravvissuta di Xanshi, e fu perseguitato dalle Lanterne Nere resuscitate durante l’evento Blackest Night della DC.
Anche il rapporto tra Stewart e J’onn J’onzz sarebbe stato ripreso e approfondito decenni più tardi da Scott Snyder durante la sua gestione della Justice League.
John Stewart non era mai caduto così in basso come dopo il fallimento su Xanshi.
E proprio per questo Cosmic Odyssey rappresenta ancora oggi uno dei momenti più importanti della sua storia editoriale.
L’evento affrontò immediatamente alcune delle conseguenze della tragedia, ma per raccontare davvero il trauma di John Stewart gli autori avrebbero avuto bisogno di anni.
È proprio questa lunga eredità a dimostrare quanto la distruzione di Xanshi abbia continuato a influenzare John Stewart, non soltanto come Lanterna Verde ma soprattutto come uomo.
*Fonte del presente articolo: CBR.com
Comics
Avengers: Sotto Assedio – 40 anni fa la più brutale sconfitta degli Avengers
40 anni fa iniziava Avengers Sotto Assedio, una delle saghe più celebri della Marvel dove i Signori del Male sconfissero brutalmente gli Avengers
Da decenni, gli Avengers rappresentano una delle squadre più celebri, potenti e amate della Marvel. Eppure, nella lunga storia del gruppo, sono poche le saghe riuscite a lasciare un segno profondo quanto quella che, esattamente 40 anni fa, avrebbe portato gli Eroi più potenti della Terra ad affrontare una delle sconfitte più clamorose e devastanti della loro storia.
Tutto ebbe inizio nel 1986. Il 5 agosto di quell’anno, Marvel pubblicò The Avengers #273, albo realizzato da Roger Stern e John Buscema, con una storia intitolata “Riti di Conquista”.
La vicenda prendeva le mosse da una serie di battaglie che avevano visto protagonisti gli Avengers e che culminarono nello scontro tra Namor e Attuma per il controllo di Atlantide. Al termine di questa storia, gli Avengers decisero di prendersi una pausa per motivi personali. Una pausa che, però, avrebbe avuto conseguenze tutt’altro che tranquille.
Fu infatti proprio durante questo momento di relativa vulnerabilità che la squadra venne colpita da un attacco a sorpresa destinato a cambiare per sempre la storia degli Avengers.
Con questo albo prendeva infatti il via “Avengers Sotto Assedio”, una delle saghe più celebri della storia del gruppo e quella che avrebbe visto i Signori del Male infliggere agli Eroi più potenti della Terra uno dei pestaggi più brutali mai subiti.
40 anni fa Marvel dava il via ad “Avengers Sotto Assedio”

Quarant’anni fa, proprio con The Avengers #273, iniziava quindi “Avengers Sotto Assedio“, una saga destinata a riportare in scena una nuova incarnazione dei Signori del Male.
A guidare questa nuova formazione c’era il Barone Helmut Zemo, figlio dell’uomo che molti anni prima aveva fondato la prima versione dei Signori del Male. Al suo fianco si trovavano Goliath (Erik Josten), Yellowjacket (Rita DeMara), Moonstone, Blackout, Mister Hyde, Fixer, Absorbing Man, Titania e Tiger Shark.
A loro si aggiunse anche la Squadra di Demolizione.
Una formazione del genere rappresentava una minaccia enorme e, soprattutto, si sarebbe rivelata una forza quasi impossibile da fermare per gli Avengers.
All’inizio della storia, inoltre, gli Eroi più potenti della Terra non erano certamente nella loro formazione migliore. Gli unici membri disponibili erano Black Knight, Captain Marvel (Monica Rambeau), Hercules, Wasp e Capitan America.
Fu proprio in questa situazione che Helmut Zemo dimostrò di essere un leader ancora più diabolico e brillante di suo padre. Zemo aveva infatti capito una cosa fondamentale: prima di colpire gli Avengers, doveva conoscerli. Doveva studiare il gruppo, comprenderne le dinamiche e analizzare il loro modus operandi.
Da qui nacque un piano quasi senza precedenti: guidare i propri Signori del Male in una vera e propria eliminazione metodica degli Eroi più potenti della Terra. Il primo colpo fu particolarmente scioccante.
I Signori del Male e la Squadra di Demolizione irruppero infatti nella Avengers Mansion e catturarono Jarvis.
Un numero più tardi, il gruppo riuscì a sconfiggere Black Knight e utilizzò i poteri di Blackout per tenere sotto controllo Monica Rambeau. Poi fu il turno di Capitan America e Hercules. Alla fine, l’unica componente degli Avengers rimasta era Wasp.
Vedere gli Eroi più potenti della Terra cadere uno dopo l’altro rappresentò un autentico shock per i lettori. Ma la situazione era destinata a peggiorare ulteriormente.
Soltanto due numeri più tardi, con la storia “Anche un dio può morire“, lo scontro sarebbe diventato ancora più pericoloso, contribuendo a trasformare “Avengers Sotto Assedio” da quella che avrebbe potuto essere una semplice battaglia tra supereroi e supercriminali in una delle più grandi storie mai dedicate agli Avengers.
“Avengers Sotto Assedio” è ancora oggi un capolavoro degli Avengers

Quello che era iniziato 40 anni fa si trasformò quindi in una saga lunga e avvincente, fondamentale non soltanto perché mostrava la sconfitta degli Avengers, ma anche perché riusciva a dimostrare una cosa importante: i Signori del Male non erano semplicemente l’ennesimo gruppo di cattivi destinato a essere sconfitto nel giro di pochi numeri, ma una minaccia concreta.
Per riuscire a ribaltare la situazione fu necessario persino il ritorno di Thor, che a sua volta rischiò seriamente di essere sconfitto durante lo scontro.
Nel frattempo, il Barone Zemo si trasformò definitivamente in un nemico spregevole e profondamente odiato, arrivando persino a distruggere il forziere di Capitan America, contenente alcuni dei suoi oggetti più sacri.
Eppure, nonostante la potenza dei Signori del Male, la storia arrivò infine alla loro stessa implosione.
Zemo perse il controllo di Blackout, che era stato inizialmente reclutato proprio per tenere a bada Captain Marvel. Il motivo era semplice: Zemo considerava Monica Rambeau il membro più potente degli Avengers.
Blackout finì per morire a causa di una grave emorragia cerebrale mentre combatteva e cercava contemporaneamente di resistere al controllo mentale esercitato da Zemo. Ma questo non fu l’unico errore commesso dal Barone.
Zemo finì infatti per inimicarsi anche Moonstone, da sempre considerata una delle figure più potenti all’interno dei Signori del Male.
Il piano del Barone era geniale, ma presentava anche un enorme problema: mettere insieme così tanti membri estremamente pericolosi, ognuno caratterizzato da una personalità altrettanto forte e diversa dalle altre, rendeva estremamente complicato mantenere il controllo della situazione.
E le conseguenze di quella scelta si sarebbero fatte sentire.
La storia iniziata 40 anni fa con The Avengers #273 ebbe infatti conseguenze durature, non soltanto all’interno dell’universo narrativo Marvel, ma anche nel modo in cui gli autori avrebbero raccontato le successive avventure degli Avengers.
Una saga destinata a cambiare gli Avengers

Dal punto di vista dell’universo Marvel, fu proprio questa incarnazione dei Signori del Male a definire il gruppo per i decenni successivi.
Si trattava della formazione di base che, circa dieci anni più tardi, si sarebbe trasformata nei Thunderbolts, dopo che Onslaught avrebbe annientato gli Avengers.
Ancora una volta, alcuni dei protagonisti di “Avengers Sotto Assedio”, tra cui Barone Zemo, Moonstone e Goliath, sarebbero tornati al centro della scena, questa volta nei panni di quelli che si sarebbero presentati come falsi eroi.
Ma l’importanza della saga non si limitò ai cambiamenti interni alla continuity. Questa storia dimostrò infatti anche quanto potesse essere potente, dal punto di vista narrativo e commerciale, una storia nella quale gli eroi perdono davvero.
Perché, in fondo, cosa c’è di più prevedibile di un fumetto nel quale i protagonisti vincono ogni singola battaglia?
“Avengers Sotto Assedio” durò da The Avengers #273 fino a The Avengers #277 e, per gran parte dello scontro, furono proprio i Signori del Male a dominare la situazione.
Il loro dominio proseguì fino a The Avengers #276, quando Wasp dimostrò quanto Zemo l’avesse sottovalutata.
Da quel momento in poi, il concetto delle sconfitte degli Avengers come momenti capaci di trasformarsi anche in grandi successi di vendita sarebbe tornato più volte nella storia Marvel.
Basti pensare a “Onslaught” e “Avengers Divisi”, due esempi particolarmente evidenti di cosa può accadere quando, almeno per una volta, sono gli eroi a perdere.
Ed è proprio qui che risiede una parte fondamentale dell’eredità di The Avengers #273 e di “Avengers Sotto Assedio”.
Quarant’anni fa, Marvel dimostrò che anche gli Eroi più potenti della Terra potevano essere sconfitti. E che, a volte, è proprio quando gli eroi cadono che una storia può diventare davvero memorabile.
*Fonte del presente articolo: Comicbook.com
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Lanterns: Chi sono le Lanterne Verdi? Da Hal Jordan a John Stewart protagonisti della serie HBO Max
Scopriamo insieme chi sono le Lanterne Verdi protagoniste di Lanterns, la serie TV dei DC Studios in arrivo il 17 agosto su HBO Max
«Nel giorno più splendente, nella notte più profonda, nessun malvagio sfugga alla mia ronda. Colui che nel buio del male si perde, si guardi dal mio potere… la luce di Lanterna Verde!»
Per chi non lo conosce, questo è il giuramento delle Lanterne Verdi e sono sicuro che lo sentirete recitare più di una volta all’intero di Lanterns.
Ma prima ancora che Hal Jordan e John Stewart accendano i loro anelli nel nuovo show DC Universe, c’è una cosa che vale la pena sapere: essere una Lanterna Verde significa molto più che indossare un costume verde e creare giganteschi pugni di energia (di colore verde, ovviamente).
Dietro Lanterns, la nuova serie di HBO Max targata DC Studios, esiste infatti una delle mitologie più vaste e affascinanti della storia di DC Comics. Un universo fatto di pianeti alieni, guerre cosmiche, anelli del potere, organizzazioni millenarie e soprattutto di una forza apparentemente semplice, ma fondamentale: la volontà.
La serie debutterà il 17 agosto 2026 e avrà come protagonisti Kyle Chandler nei panni di Hal Jordan e Aaron Pierre in quelli di John Stewart. La storia sarà però ambientata principalmente sulla Terra e partirà da un misterioso omicidio nel cuore dell’America, trascinando le due Lanterne Verdi in un’indagine destinata ad avere implicazioni molto più grandi.
È un’impostazione che pare portare sullo schermo un mix tra avventura sci-fi in stile X-Files e il concetto di Lanterna Verde come ‘poliziotto intergalattico’ espresso da Grant Morrison nel suo ciclo qualche anno fa.
Ma è arrivato il momento di capire chi sono le Lanterne Verdi, cosa sono Oa e i Guardiani e quali sono i personaggi dei fumetti che potremmo vedere entrare in gioco nella serie.
Il Corpo delle Lanterne Verdi: la polizia dell’universo

Per capire chi siano Hal Jordan e John Stewart bisogna partire dal Green Lantern Corps (Corpo delle Lanterne Verdi).
In termini molto semplici, possiamo considerarlo una sorta di polizia intergalattica, anche se in alcuni cicli viene rappresentata più come con un’organizzazione dalla forte disciplina militare. I suoi membri appartengono a specie completamente diverse proveniente da diversi pianeti e hanno il compito di proteggere i vari settori dell’universo.
Secondo la mitologia DC, il Corpo esiste da oltre tre miliardi di anni ed è composto da migliaia di Lanterne, distribuite nei diversi settori dello spazio. La loro base è Oa, il pianeta che rappresenta il centro del potere delle Lanterne Verdi.
Il loro strumento principale è naturalmente l’anello del potere, che permette di volare, creare campi di forza, costruire armi e oggetti attraverso la cosiddetta luce solida e, in generale, trasformare la volontà di chi lo indossa in una forza concreta.
Ma è proprio qui che nasce il concetto fondamentale della mitologia moderna di Green Lantern: l‘anello non è potente soltanto perché utilizza una tecnologia aliena, ma lo è perché viene alimentato dalla forza di volontà di chi lo utilizza.
È un’idea introdotta nella mitologia moderna di Green Lantern e diventata progressivamente sempre più importante, soprattutto durante la lunga gestione dello sceneggiatore Geoff Johns.
Per capire il Green Lantern moderno, infatti, uno dei fumetti fondamentali da recuperare è Green Lantern: Rebirth del 2004, realizzato da Johns ed Ethan Van Sciver e tutto il ciclo di DC Deluxe: Il Corpo delle Lanterne Verdi di Geoff Johns, Dave Gibbons, Keith Champagne, Patrick Gleason. È proprio con queste storie che DC rilancia Hal Jordan e il Corpo, e prepara il terreno per una nuova, enorme espansione della mitologia delle Lanterne.
Ma dobbiamo tornare ancora più indietro per spiegare dove nasce il mito di Hal Jordan, non la prima Lanterna Verde terrestre, ma sicuramente la più carismatica e tra le più amate dai lettori.
Hal Jordan, la prima grande Lanterna Verde umana

Nel 1959, Showcase #22 di John Broome e Gil Kane introduce quello che sarebbe diventato il Green Lantern più famoso di tutti: Hal Jordan.
Hal è un pilota collaudatore e la sua vita cambia quando un’astronave precipita sulla Terra. A bordo c’è Abin Sur, un alieno appartenente al Green Lantern Corps e ormai prossimo alla morte. Il suo anello cerca un nuovo possessore e sceglie proprio Hal. Da quel momento, l’uomo diventa la Lanterna Verde del Settore 2814, quello che comprende la Terra.
Hal è coraggioso, impulsivo e spesso insofferente nei confronti delle autorità. Non è quindi sorprendente che il suo rapporto con i Guardiani dell’Universo, coloro che governano il Green Lantern Corps, sia stato spesso tutt’altro che semplice.
La stessa DC ha anticipato che, nella serie, Hal sarà una lanterna veterana che sta allenando John da circa due mesi e, tra i due esiste già un rapporto piuttosto complicato. John non è semplicemente il suo allievo, ma potrebbe diventare il suo sostituto.
Ed è proprio questo rapporto a rappresentare uno degli elementi più interessanti della serie, perché Hal e John sono due Green Lantern molto diversi.
John Stewart: disciplina contro istinto

John Stewart debutta nel 1971 sulle pagine di Green Lantern #87, grazie a Dennis O’Neil e Neal Adams.
La sua storia è molto diversa da quella di Hal. John è un ex Marine e un architetto e viene scelto inizialmente come Lanterna di riserva nel caso Hal non possa svolgere il proprio compito. Con il tempo, però, diventa molto più di una semplice alternativa.
John Stewart diventa uno dei leader più importanti del Green Lantern Corps e uno dei personaggi più rispettati della mitologia delle Lanterne.
Anche il suo modo di utilizzare l’anello riflette la sua personalità. Essendo un architetto e un ex marine abituato alla disciplina militare, John costruisce i propri costrutti di luce solida con una precisione quasi maniacale, realizzandoli dall’interno verso l’esterno.
È una differenza apparentemente piccola, ma racconta perfettamente il personaggio.
John è inoltre protagonista di alcune delle storie più importanti del Green Lantern Corps, soprattutto quando il fumetto ha iniziato a raccontare il Corpo come una vera e propria squadra, dando sempre più spazio alle Lanterne aliene e alle loro vicende.
La serie rappresenterà finalmente il debutto live action di John Stewart, interpretato da Aaron Pierre, dopo anni nei quali il personaggio è stato particolarmente popolare nelle produzioni animate DC.
Guy Gardner, il ‘bullo irascibile’ delle Lanterni Verdi

E poi c’è Guy Gardner, arrogante, irriverente, aggressivo e spesso incapace di tenere la bocca chiusa, Gardner è uno dei personaggi più particolari del Green Lantern Corps.
La cosa curiosa è che, nei fumetti, Guy avrebbe potuto essere il primo essere umano a ricevere l’anello di Abin Sur al posto di Hal. Semplicemente, si trovava più lontano dal luogo dello schianto. Guy debutta nel 1968, in Green Lantern #59, e nel corso degli anni diventa una presenza sempre più importante nel Corpo.
La sua personalità esplode soprattutto nelle storie degli anni Ottanta, trasformandolo nella Lanterna che tutti amano odiare.
Nel nuovo DC Universe lo abbiamo già visto in Superman (2015), interpretato da Nathan Fillion, e tornerà anche in Lanterns.
Il suo ruolo nella serie dovrebbe essere più limitato rispetto a quello di Hal e John, ma la sua presenza è importante perché permette di mostrare ancora una volta quanto possa essere variegato il Green Lantern Corps. Non esiste un unico modo di essere una Lanterna.
OA, il cuore del Green Lantern Corps

Ma chi decide chi può diventare una Lanterna Verde? E soprattutto, da dove arrivano gli anelli? La risposta è una sola e ha il nome di OA.
Il pianeta è il centro del Green Lantern Corps e ospita la Batteria Centrale del Potere, la gigantesca batteria che alimenta gli anelli verdi.
OA è anche la casa dei Guardiani dell’Universo, una delle razze più antiche dell’intero universo DC.

I Guardiani hanno creato il Green Lantern Corps per proteggere l’universo e mantenere l’ordine. Sono esseri estremamente intelligenti, razionali e apparentemente privi delle debolezze emotive che caratterizzano le altre specie. Ed è proprio questo che, nel corso dei fumetti, ha creato più di un problema.
Perché i Guardiani sono talmente ossessionati dall’ordine da arrivare spesso a prendere decisioni discutibili. Le Lanterne, invece, sono esseri viventi con emozioni, dubbi, paure e soprattutto una propria idea di ciò che è giusto.
Il rapporto tra il Corpo e i suoi creatori è quindi molto più complicato di quello tra semplici soldati e comandanti.
Sinestro, il maestro di Hal diventato suo nemico

Se Hal Jordan è il Green Lantern più famoso, Sinestro è probabilmente il personaggio che meglio rappresenta il lato oscuro di questa mitologia.
Prima di diventare il suo più grande nemico, il korugariano Thaal Sinestro era una delle migliori Lanterne del Corpo oltre ad essere soprattutto il maestro di Hal Jordan.
Sinestro crede fermamente nell’ordine, ma il suo concetto di ordine diventa progressivamente sempre più estremo. Per lui la libertà può trasformarsi in caos e, di conseguenza, l’universo deve essere controllato.
Quando i Guardiani scoprono i suoi metodi, Sinestro viene espulso dal Corpo.
Ma non accetta la sconfitta; il personaggio finirà per creare il Sinestro Corps, un’organizzazione che utilizza l’energia gialla della paura.
È uno dei passaggi fondamentali della grande gestione di Geoff Johns e trova una delle sue massime espressioni in Green Lantern: Sinestro Corps War.
E questo rende particolarmente interessante la sua presenza in Lanterns: sarà fino in fondo parte del Corpo delle Lanterne Verdi, o nel corso della stagione prevarranno le sue ideologie che lo porteranno lontano da OA?
A interpretarlo sarà Ulrich Thomsen, mentre il suo rapporto con Hal sarà chiaramente uno degli elementi più importanti della serie.
I Manhunters: il lato più inquietante della mitologia

Ed è qui che Lanterns potrebbe cominciare a mostrare il proprio lato più fantascientifico.
I Manhunters sono macchine create dai Guardiani prima della nascita del Green Lantern Corps.
Il loro compito originale era mantenere l’ordine, ma la loro incapacità di comprendere realmente le emozioni li trasformò progressivamente in una minaccia. Nei fumetti rappresentano quindi uno dei primi grandi errori dei Guardiani.
E proprio i Manhunters sono stati mostrati nel trailer ufficiale di Lanterns come una delle minacce legate alla storia della serie. Il materiale promozionale suggerisce inoltre che potrebbero essersi infiltrati sulla Terra assumendo sembianze umane.
Questo dettaglio è particolarmente interessante perché permette alla serie di mantenere l’impostazione da thriller investigativo senza rinunciare alla componente cosmica.
Le altre Lanterne che potremmo vedere

Naturalmente Hal, John e Guy non sono gli unici esseri umani ad aver indossato un anello verde.
Tra le Lanterne più importanti della storia DC troviamo Kyle Rayner, artista scelto in un momento particolarmente drammatico per il Corpo, e due personaggi più recenti come Simon Baz e Jessica Cruz.

Ma nella mitologia dei fumetti sulle Lanterne Verdi, risulta impossibile non inserire tra le più importanti Lanterne Verdi di altri pianeti, il celebre pianeta senziente Mogo, l’addestratore brutale ma dal cuore d’oro Kilowog, il leggendario e potentissimo custode della profezia Sodam Yat, la saggia spia pesci-uccello Tomar-Re e la diplomatica aliena Arisia Rrab. Chissà chi di questi comparirà all’interno della prima stagione della serie…
Lanterns: dal 17 agosto su HBO Max
La vera curiosità, a questo punto, è capire come tutto questo verrà portato sul piccolo schermo.
James Gunn e Peter Safran hanno descritto fin dall’inizio Lanterns come una storia investigativa ambientata sulla Terra, con Hal e John al centro di un mistero destinato però a collegarsi alla più ampia storia del nuovo DC Universe.
È una scelta che può sembrare quasi in contrasto con la natura cosmica di Green Lantern, ma potrebbe rivelarsi esattamente il modo migliore per introdurre questo mondo.
Insomma, non ci resta che attendere il 17 agosto per entrare nel mondo delle Lanterne Verdi. Appuntamento su HBO Max!
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