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TMNT x Naruto: il crossover raccontato da Caleb Goellner

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Immaginate una storia in cui l’universo delle Tartarughe Ninja si intreccia con quello di Naruto, in una mini-serie dal ritmo serrato e l’energia di un vero battle shonen: stiamo parlando di Teenage Mutant Ninja Turtles x Naruto, il crossover.

Scritta da Caleb Goellner e splendidamente illustrata da Hendry Prasetya, questa mini-serie in quattro numeri nasce dalla collaborazione tra IDW Publishing e VIZ Media, dando vita a un evento che ha lasciato tutti a bocca aperta. Pubblicata da IDW Publishing, il quarto e ultimo numero è stato rilasciato nel mercato americano nel mese di Giugno 2025.

Cover del volume trade paperback in uscita a Ottobre 2025

La mini-serie fu presentata nel 2024 con la seguente sinossi: “Quando la reporter April O’Neil incontra in segreto Tsunade, la leader del Villaggio della Foglia, l’incontro non passa inosservato: Naruto, Sasuke, Sakura e Kakashi sono subito curiosi di scoprire cosa si nasconda dietro quella misteriosa conversazione.
Ma non sono gli unici interessati. Il Clan del Piede ha infatti i propri piani: è convinto che April sia in possesso di preziose informazioni sulle ricerche di mutazione condotte dallo scienziato Baxter Stockman. Con April intrappolata tra le forze del Villaggio della Foglia e quelle del Clan del Piede c’è solo una certezza: le Tartarughe Ninja non tarderanno a entrare in azione per darle una mano!”

Il pensiero comune, all’uscita dell’annuncio, fu quello del solito crossover pensato solo per fare cassa grazie alle variant cover destinate ai fan di uno (o di entrambi) gli universi.
E invece, già dal primo numero, Goellner e Prasetya hanno spazzato via ogni dubbio: questo crossover funziona.

Turtle Power x Team 7, due mondi ninja si incontrano

Goellner e Prasetya riescono a unire il meglio dei due mondi già dal primo numero, dove vediamo il Team 7 alle prese con un attacco del Clan del Piede. Kakashi e i suoi tre allievi si preparano a difendere April, quando un gruppo di misteriose tartarughe ninja mascherate fa irruzione sulla scena. Un fraintendimento – e possiamo ringraziare O’Neil per non averlo chiarito troppo in fretta – scatena uno scontro visivamente spettacolare. Prasetya si rimbocca le maniche e mostra i muscoli con tavole potenti e dinamiche che fondono alla perfezione il combattimento corpo a corpo delle Tartarughe con i famosi jutsu dei ninja del Villaggio della Foglia.

Pagina tratta dal primo numero della mini-serie, TMNT x Naruto #1 *

Lo scontro si sviluppa in modo geniale: Goellner mostra una cura notevole per i dettagli, soprattutto nella scelta delle coppie di combattimento. Kakashi affronta Splinter, Sasuke se la vede con Leonardo, Sakura incrocia i colpi con Raffaello, mentre Naruto, grazie alla Tecnica della Moltiplicazione del Corpo, si misura contemporaneamente con Michelangelo e Donatello.

Come ha rivelato l’autore, non si tratta affatto di accoppiamenti casuali, ma di incontri progettati con cura per rispecchiare la natura dei personaggi e le loro dinamiche intrinseche. Kakashi e Splinter rappresentano entrambi figure guida, mentori e padri spirituali nei rispettivi mondi; Sasuke e Leonardo condividono disciplina, strategia e un profondo senso dell’onore, ma anche un conflitto interiore che li definisce; Sakura e Raffaello incarnano forza, volontà e determinazione, in uno scontro che abbatte gli stereotipi; mentre Naruto, grazie alla sua capacità di adattarsi e moltiplicarsi, trova in Michelangelo e Donatello due avversari perfetti, uniti dallo spirito di squadra e da un’energia imprevedibile.

Pagina tratta dal primo numero della mini-serie, TMNT x Naruto #1 *

TMNT x Naruto: intervista a Caleb Goellner

In foto: Caleb Goellner, lo sceneggiatore di TMNT x Naruto

Noi di PopCorNerd abbiamo avuto l’onore di fare qualche domanda allo scrittore della mini-serie Caleb Goellner.

Rossano D’Angelo: Uno degli aspetti più difficili di un crossover come TMNT x Naruto è trovare il giusto equilibrio tra il tono spensierato e ironico delle Tartarughe Ninja e quello più drammatico e mistico, legato al chakra, dell’universo di Naruto. Come hai affrontato la sfida di bilanciare le due anime, evitando che una delle due “oscurasse” l’altra? Qual è stata la parte più complessa nell’armonizzare voci e posta in gioco?

Caleb Goellner: Sono stato davvero fortunato, perché ho avuto l’opportunità di scrivere diverse versioni delle TMNT (a volte anche tutte insieme, come succederà nel prossimo Teenage Mutant Ninja Turtles: Battle Nexus #4!), quindi mi sentivo abbastanza a mio agio nell’introdurre una nuova – ma familiare – incarnazione delle Tartarughe nel mondo di Naruto. Allo stesso modo, Naruto è una serie talmente ricca e lunga che permette di esplorare ogni lato dei suoi personaggi. Una volta capito cosa avrebbero fatto insieme nella storia, il tono è venuto fuori in modo molto naturale.

In alcune interviste hai detto che questa mini-serie può funzionare anche come una storia autonoma, godibile anche da chi non conosce a fondo nessuno dei due universi. C’erano elementi canonici o aspettative dei fan che hai scelto di evitare, per renderla più accessibile? E, al contrario, ci sono stati momenti o riferimenti che hai ritenuto imprescindibili?

La mia editor, Thea Cheuk, è una grandissima fan di Naruto, quindi è stato davvero divertente lavorare insieme per includere quanti più elementi possibili di ogni personaggio, compatibilmente con lo spazio a disposizione. Una cosa che ci entusiasmava particolarmente era mostrare la forza e la potenza di Sakura come combattente, un aspetto che si sviluppa appieno solo in Naruto: Shippuden. Pensiamo che ai fan sia piaciuto vedere quel lato di lei, anche se tecnicamente, nella nostra storia, è ancora parte del Team 7 con Sasuke. Abbiamo apprezzato che i lettori siano stati flessibili per il gusto del divertimento.

Nel fumetto compaiono mosse ibride come la Half-Shell Rasengan Spiral Sphere o la Lightning Katana. Com’è stato il processo creativo dietro la realizzazione di queste tecniche originali? Avevi delle preferenze su jutsu o abilità delle Tartarughe da combinare? E c’è stata qualche idea scartata perché troppo folle?

In realtà, sono stato molto felice che nessuna idea sia stata scartata per essere “troppo caotica”! Ho avuto la piena fiducia della mia editor e di tutti i partner coinvolti – Paramount, Viz, Shueisha e TV Tokyo. Detto questo, ho comunque cercato di usare solo i jutsu più iconici e riconoscibili dell’universo di Naruto. L’obiettivo principale era introdurre Naruto ai fan delle TMNT e, allo stesso tempo, mostrare ai fan di Naruto quanto le Tartarughe possano essere divertenti in compagnia dei loro personaggi preferiti. Fortunatamente, le due fanbase si sovrappongono già molto, quindi mi sono concentrato sul rendere la storia più divertente possibile per tutti.

Ora che i quattro numeri della mini-serie sono stati pubblicati, c’è un elemento – un colpo di scena, un design o una scelta narrativa – che ti ha sorpreso particolarmente, o che è stato più difficile del previsto da realizzare? E, guardando al futuro: se avessi l’occasione, ci sono altri franchise (manga, fumetti o anime) che ti piacerebbe far incontrare con TMNT (o con Naruto)? E in che direzione andresti?

Ho tantissime idee per nuove storie delle TMNT, quindi spero davvero di poterci lavorare ancora. Per quanto riguarda i crossover, le Tartarughe sono un gruppo perfetto da inserire in qualsiasi universo: credo che mi divertirei con qualunque serie che abbia senso, con l’approvazione dei rispettivi autori e che renda felici i fan. Come scrittore amo lavorare su storie piene di azione, con un po’ di umorismo, commento sociale e positività, quindi mi piacerebbe continuare con racconti dallo spirito shonen. Ho già potuto esplorare la mia passione per l’azione in stile manga con Nick Dragotta nella serie Ghost Cage per Image Comics, e c’è molta energia shonen anche nella mia prossima graphic novel per Top Shelf Productions, Minnie Pouches in the Microrealm, disegnata da Eric Lide, che come me è un grande fan di Akira Toriyama.

Dobbiamo chiedertelo: qual è la tua Tartaruga Ninja preferita e il tuo personaggio di Naruto preferito?

La mia Tartaruga preferita è Mikey [Michelangelo n.d.r.], perché adoro il suo umorismo, la sua gentilezza e il suo ottimismo. Come papà di una bimba piccola, il mio personaggio preferito di Naruto (oltre a Naruto stesso) è Kakashi, perché cerca sempre di essere un buon insegnante e un modello per i ragazzi turbolenti che lo circondano. Ah, e ho anche due carlini, quindi ovviamente adoro Pakkun!

Un ringraziamento speciale a Caleb Goellner da parte di tutto il team di PopCorNerd per averci concesso questa intervista. Cogliamo l’occasione per augurargli un grande in bocca al lupo per i suoi progetti futuri!


* Le immagini utilizzate in questo articolo sono di proprietà di IDW Publishing e sono state impiegate esclusivamente a scopo illustrativo e informativo.

Graphic novels

Storie da Spoon River: la graphic novel di Rizzo e Allo che reinterpreta l’opera di Masters

Marco Rizzo ha raccontato al Circolo dei lettori di Torino la genesi della graphic novel Storie da Spoon River, disegnata dall’artista Deborah Allo e ispirata all’opera originale di Edgar Lee Masters

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È sempre bello quando gli autori vengono a raccontarsi nella mia Torino, città ricca d’arte e capitale della letteratura italiana una volta all’anno grazie al Salone Internazionale del Libro. A maggior ragione quando gli incontri si tengono all’interno della fantastica cornice rappresentata dal Circolo dei Lettori di Torino, gli appuntamenti assumono una connotazione… magica.

In questa occasione ospite e protagonista è stato Marco Rizzo, autore e giornalista famoso per il suo lavoro su Spider-Man e su opere di graphic journalism,  nonché redattore Panini Comics, che è stato nel capoluogo piemontese per promuovere una serie di incontri legati a un progetto della Cooperativa Letteraria, che porta il fumetto direttamente nelle scuole. Non semplici eventi, ma percorsi strutturati dove gli studenti lavorano sui testi prima e dopo l’incontro, trasformando il fumetto in uno strumento didattico continuo.

Durante queste giornate è stato spiegato che sono state affrontate opere diverse ma accomunate da una forte valenza civile e culturale; da Jan Karski. L’uomo che scoprì l’Olocausto a Per amore di Monna Lisa, fino agli incontri dedicati a figure come Peppino Impastato. Un approccio che riflette perfettamente la poetica di Rizzo: usare il fumetto per raccontare la realtà.

Ma torniamo al tema principale dell’incontro della serata dello scorso 15 aprile, ovvero la presentazione al pubblico in sala da parte dello scrittore siciliano di Storie da Spoon River.

La genesi e la sfida di Storie da Spoon River

Storie da Spoon River, è la graphic novel scritta per l’appunto da Marco Rizzo e disegnata dall’artista Deborah Allo, pubblicata da Feltrinelli Comics nel 2024 e ispirata all’opera di Edgar Lee Masters Antologia di Spoon River (1914).

Il progetto, ha raccontato Rizzo, nasce su proposta di Tito Faraci, curatore editoriale di Feltrinelli Comics:

Mentirei se dicessi che è stata una mia idea perché è stata una proposta, anzi un invito obbligato [ride n.d.r.] dal mio mentore e amico Tito Faraci, curatore della collana Feltrinelli Comics. Un bel giorno mi chiama e dice “senti vorrei che ti occupassi di adattare a fumetti Spoon River.”

In foto Marco Rizzo che presenta Storie da Spoon River

Inizialmente titubante, Rizzo accetta la sfida trovando una chiave narrativa personale e coinvolgendo la disegnatrice Deborah Allo, il cui stile gotico si è rivelato ideale per dare forma visiva ai testi:

Questo libro è nato con Deborah. Ho in mente i suoi disegni e credo che sia cucito su di lei e sul suo tratto gotico

Tra oltre 200 epitaffi dell’opera originale, lo scrittore ne ha selezionati alcuni, costruendo una rete di storie interconnesse, sottolineando di aver cercato di non portare nella sua opera, personaggi che già avevano avuto un adattamento, come, ad esempio, quelli trattati da Fabrizio De Andrè nel suo album Non al denaro, non all’amore nè al cielo (1971). In alcuni casi, invece, ha inserito personaggi che magari non erano protagonisti dei singoli capitoli, ma che facevano parte della cosmologia di Spoon River.

Si è trattato di un lavoro di adattamento complesso e meticoloso, supportato da una vera e propria “mappa” dei personaggi, fatta di linee temporali e collegamenti.

Ho preso un tabellone, ho preso i colori di mia figlia e ho disegnato delle linee temporali: ognuna per ogni personaggio. […] E a me questa cosa è servita per darmi una visione d’insieme di come si muovessero dei personaggi e come interagissero fra di loro. 

Johnnie Sayre, Daisy Fraser e gli altri personaggi protagonisti di Storie da Spoon River, intrecciano le loro vite a cavallo di tre decenni: 1880, 1890, 1900.

Ed è stato uno degli aspetti più complessi del progetto quello legato alla creazione e costruzione della rete di connessioni tra i personaggi con un obiettivo specifico ovvero creare un’opera che potesse essere letta anche in modo non lineare, proprio come l’antologia originale.

La trasformazione da poesia a fumetto, raccontando sempre l’essere umano

Trasformare un’opera poetica in fumetto significa cambiare linguaggio, non tradire l’originale.

Per Rizzo, poesia e fumetto condividono lo stesso obiettivo: raccontare l’essere umano.

Nonostante le novelle siano state scritte e ispirate alla società di oltre un secolo fa, diversi temi sono sempre i medesimi così come le persone nonostante siano passati oltre 100 anni.

Gli abitanti Spoon River siamo noi: gli sfruttati, gli sfruttatori, le puttane, i venduti, gli assassini, i santi, la disabile, l’alleato e il poveraccio

Gli incidenti sul lavoro, lo stupro, l’aborto clandestino e molti altri temi che sono centrali nella graphic novel di Rizzo e Allo, sono ancora riconducibili a situazioni della società attuale nonostante siano passate generazioni dall’opera di Masters. E la potenza, probabilmente, consiste proprio in questo: nell’identificarsi in personaggi del passato e nei loro problemi sotto altre forme.

Storie da Spoon River permette di visualizzare attraverso l’arte della Allo ciò che nella poesia è suggerito, mantenendo però intatta la profondità emotiva di Masters. La graphic novel può, anzi, diventare un ponte per nuovi lettori, incuriosendoli e spingendoli a scoprire il testo originale.

Qui ha fatto un ottimo lavoro Masters. Quindi per Deborah è bastato immaginarsi questi personaggi. Lei tra l’altro, partendo dalle poesia, aveva in testa volti degli attori legati a certi personaggi.

Daisy Fraser, personaggio anticonformista che ha stregato l’autore

Tra i tanti personaggi di Spoon River, Marco Rizzo ha raccontato di essersi particolarmente affezionato a Daisy Fraser, una delle prostitute del villaggio, principalmente per ciò che rappresenta: una figura anticonformista, capace di restare sé stessa nonostante le difficoltà e le circostanze che spesso la rendono vittima.

E’ il personaggio che porto nel cuore e anche il preferito di Deborah da realizzare e credo che si veda. E quello a cui mi sono affezionato di più.

Ma lo sceneggiatore sottolinea una cosa importante: non si è mai immedesimato direttamente nei personaggi, ma il suo punto di vista è piuttosto quello di un osservatore esterno, quasi “dall’alto”, simboleggiato nel fumetto dalla presenza di un falco che sorvola il cimitero. Uno sguardo neutrale, che non giudica ma osserva, proprio come fanno gli animali.

La potenza del linguaggio del fumetto: tempo, ellissi e narrazione visiva

Passando a un aspetto più ‘tecnico’, Rizzo ha spiegato quanto interessante sia l’uso del linguaggio fumettistico. Rizzo racconta una sequenza a cui è particolarmente legato: quella che coinvolge Daisy e Benjamin.

In questa scena, il tempo non è definito in modo preciso. Tra una vignetta e l’altra possono passare minuti o ore, e il lettore non ha bisogno di saperlo. L’unico elemento costante è un cane che attende dietro la porta, sottolineando con la sua presenza il passare del tempo in modo implicito.

Il cane aspetta fedele dietro la porta si muove ogni tanto come fanno i cani quando dormono. Si mette a pancia all’aria, si rigira, poi ritorna alla sua posizione. Non sappiamo quanto tempo passa. Non ci è dato saperlo, non ci interessa.

Il momento chiave arriva con il cambio di scena: girando pagina, il lettore scopre che sono passati anni e che da quell’incontro è nato un figlio. È un esempio perfetto di come il fumetto riesca a condensare tempo e significato attraverso immagini e ritmo narrativo.

Il lavoro a quattro mani con Deborah Allo

Rizzo ha spiegato nel dettaglio il processo di collaborazione con la disegnatrice Deborah Allo, un lavoro che parte dalla scrittura di soggetti e sceneggiature, spesso inviati a blocchi, capitolo per capitolo.

Le sue sceneggiature sono molto dettagliate, a detta dello stesso Rizzo, con indicazioni precise su inquadrature, azioni e ritmo. Tuttavia, il confronto con Deborah risulta fondamentale, in quanto l’artista ha rielaborato le indicazioni attraverso bozzetti e layout, proponendo soluzioni visive che possono anche modificare l’idea iniziale.

È proprio in questa fase che è nato il vero dialogo creativo tra i due e che ha portato alla nascita di Storie da Spoon River.

Il fascino dannato di personaggi complessi dalla morale ambigua

Uno degli elementi più forti di Spoon River è la complessità dei personaggi, mai davvero senza macchia e integerrimi, ma anzi; moralmente discutibili. Eppure sia l’opera originale che la graphic novel di Rizzo e Allo riescono a generare empatia anche attraverso queste figure ambigue, sempre al limite della moralità e per questo profondamente umani. Ma sono tutti tratti distintivi del lavoro di Edgar Lee Masters che è stato cercato di riportare in questa nuova veste dagli autori di Storie da Spoon River.

E il risultato è un’opera fascinosa e poetica, a detta di chi scrive, che dimostra ancora una volta quanto potente sia il fumetto per raccontare (per la prima volta o nuovamente) storie, e quanto possa essere forte la connessione con la letteratura del passato, indipendentemente dall’epoca in cui è stata scritta.

Dove trovare Storie da Spoon River

Storie da Spoon River è disponibile nei negozi di libri e sul sito Feltrinelli al costo di €19.00.

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Fumetti

Il coatto Ran(k)xerox s’è desto

La storia di RanXerox, il coatto cibernetico che cambiò il fumetto italiano. Un’icona immortale portabandiera dell’ironia e della rivolta sociale.

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Era l’epoca del punk. Era l’epoca di fortunati artisti in attività fra il Sessantotto e l’edonismo della cosiddetta “Milano da bere” della decadenza (all’ora ancora non percepita come tale).

Era l’epoca di giovani menti creative che frequentavano cinema e teatri, che ascoltavano Brian Eno, che leggevano Robert Crumb e che partecipavano con eccitazione all’esplosione delle radio libere, nate con la liberalizzazione delle frequenze a metà del decennio.

Un periodo ribelle in cui l’intera Penisola riusciva chiaramente a vedere una prospettiva di cambiamento. Le riviste a fumetti italiane come Linus non si limitavano più a tradurre ed importare la scuola americana, ma cominciavano a dar spazio a roboanti nuove voci desiderose di farsi ascoltare.

A far scoppiare questi nuovi talenti era anche la grande contestazione alla circolare emessa dal ministero della Pubblica Istruzione Malfatti nel 1976, la quale vanificava molte vittorie ottenute dagli studenti nel ’68.

In tutt’Italia i giovani scendevano in piazza, occupavano le università e si scontravano, anche con esiti tragici, contro le forze dell’ordine in una gigantesca azione ricordata come il Movimento del ’77.

Il Movimento del ’77 a Bologna

Dei poteri faccio senza

Intanto, direttamente dalla facoltà di Lettere a Roma, si sentiva l’eco di una matricola chiamata Stefano Tamburini, che ispirato da quei giorni dava vita alla rivista Cannibale, sotto l’agenzia di controinformazione Stampa Alternativa.

Non tardarono a salire a bordo del progetto altri improbabili geni: un piccolo nevrotico chiamato Filippo Scòzzari, il defilato Massimo Mattioli e due fuggitivi del Liceo Artistico di Pescara, Andrea Pazienza e Gaetano (detto Tanino) Liberatore.

Una squadra sovversiva fondata sul saldo principio dell’ironia, che esordiva con uno spillato dall’irrisorio prezzo di cinquecento lire, mentre si sbeffeggiava delle formule in voga della sinistra istituzionale discetta di “equilibri più avanzati” definendosi organo degli “squilibri più avanzati”.

È proprio da Tamburini però che scaturisce l’idea di un eroe anarchico e violento, pronto a diventare il nuovo volto di Cannibale. Rank Xerox è infatti figlio diretto di una contestazione studentesca: dopo uno scontro tra le forze armate e gli studenti, il buon Stefano assiste ad una indimenticabile scena di violenza da parte di un gruppo di universitari che inveiscono contro una povera macchina fotocopiatrice.

Col vivido ricordo in testa, Tamburini elabora il concetto dell’androide creato da uno “studelinquente” (un neologismo popolare dell’epoca scaturito dalla macchietta radiofonica del Professor Aristogitone) del DAMS con alcune parti di una fotocopiatrice, ripensando anche ai coatti di borgata che girovagavano tra le fila del Movimento del ’77 non per ideali politici, ma per semplice insoddisfazione o circolo di droga.

Da sinistra in alto: Tanino Liberatore, Vincenzo Sparagna, Filippo Scozzari e Massimo Mattioli; in basso: Stefano Tamburini e Andrea Pazienza

La Banana Comics è lieta di presentare….un fumetto pieno di violenza gratuita!

I giochi erano fatti. Il nuovo soggetto sociale degli imminenti anni ’80 era pronto ad esordire sul numero di giugno 1978 con una storia scritta da Tamburini e con le matite di Tanino Liberatore, Andrea Pazienza (che inaugurava la copertina con la sua iconica verve cabarettistica e la sua massima comica “ma infatti!”) e dello stesso Stefano.

Le prime apparizioni di Rank Xerox su Cannibale non presentano solo la genesi del personaggio e dell’immancabile comprimaria Lubna, la dodicenne sbarazzina di cui il cyber-coatto è follemente innamorato, ma servono anche per delineare la scuola di riferimento della produzione.

All’epoca il fumetto era un linguaggio urlato. I silenzi erano un lusso che non ci si poteva permettere per via delle poche pagine a disposizione di ciascun autore su una rivista, dunque avere la possibilità di realizzare una puntata di, per esempio, 26 pagine significava già cimentarsi in una produzione lunghissima.

Visto il tardivo arrivo del fumetto orientale, si volgeva lo sguardo all’America, da cui la squadra dei “cannibalisti” recuperava una narrazione molto serrata, che amplificava la tendenza artistico-psicologica dell’horror vacui in cui ogni vignetta doveva riuscire ad attirare l’attenzione del lettore il più velocemente possibile.

D’altronde, l’universo di Ranx e Lubna è esso stesso chiassoso: una Roma punk dai tratti americaneggianti con panorami di tecnologia e degrado soverchianti.

Coatto, e pure spiritoso

Al di là della violenza gratuita, che comunque troneggia in ogni interazione fra i personaggi e l’androide Ranx, le prime storie del coatto sono un concentrato di vita ed omaggi della banda messa in piedi da Tamburini: Lubna è il nome di una diciassettenne mediorientale che frequentava le stesse compagnie degli autori, alcuni omaggi all’interno delle puntate derivano direttamente dalle storie prese in simpatia da Liberatore, come il Mickey Mouse strafatto tratto dall’indimenticabile storia di Andrea Pazienza Perché Pippo sembra uno sballato?, oppure lo stacchetto comico dei topolini Nip e Tuk del disegnatore underground canadese Rand Holmes, letto direttamente da Ranx in una delle sue avventure.

Dopo una breve apparizione anche sulla rivista Il Male, il successo di questo bestione cibernetico non sfugge alla filiale italiana della Rank Xerox (l’omonima ditta di fotocopiatrici che aveva ispirato Tamburini), che intima gli autori del Cannibale ad evitare di usare quel nome con la minaccia di percorrere vie legali.

La cosa spaventa qualcuno? Assolutamente no, anzi. Tamburini risponde pubblicando un’ultima vignetta in cui il coatto parla a suo nome rispondendo all’azienda: “E io mi vedrò costretto a ròmpeve èr culo!”. Un’ironia reazionaria purtroppo fine a sé stessa, visto il successivo fallimento della rivista dopo il flop in edicola ed il mancato sostegno de Il Male.

Provaci ancora Rank

Tuttavia, nel 1980 la squadra di Stefano Tamburini ritorna con una nuova fiammante proposta editoriale: Frigidaire. Una nuova veste grafica inaugura quella che è, ancora oggi, una delle più interessanti realtà sperimentali del fumetto italiano ed un brillante modello per le testate future.

Dalle ceneri risorge anche il nostro eroe, ribattezzato Ranxerox per evitare le noie legali. Le nuove pagine a colori e patinate permettono al coatto il salto di qualità: questa volta l’intera veste grafica viene affidata a Tanino Liberatore, che realizza magnifiche tavole pittoriche e dettagliatissime, che trasformano l’androide in un ammasso di muscoli vibranti con jeans e t-shirt al limite dell’iperrealismo.

Le provocazioni politiche lasciano invece il posto all’azione pura, per un fumetto dissacrante in grado di elaborare situazioni estreme con grande ricercatezza e con l’ironia di uno spontaneo romanesco.

Persino la scrittura cambia leggermente volto. Oltre alla violenza, questa volta ad essere centrale è anche l’evoluzione del sentimento di Ranx per la sua “sbarba” Lubna, la quale muove con regolarità tutte le azioni e le motivazioni dell’androide.

L’ultimo znórt

All’apice del suo successo, dopo la pubblicazione in Francia, Germania, Stati Uniti e Giappone (dove andrà incontro ad una violenta censura), purtroppo la produzione subisce un arresto a causa dell’improvvisa morte di Stefano Tamburini a soli 30 anni.

La sua scomparsa lascia un enorme vuoto non solo all’interno del circolo Frigidaire, ma nell’intero mondo del fumetto in cui era ormai un genio riconosciuto e apprezzato universalmente. Il suo collega Liberatore, nel mentre, si allarga anche al mercato francese, realizzando copertine per manifesti pubblicitari, cinema e musica, come l’iconica illustrazione per il disco The Man from Utopia (1983) di Frank Zappa.

Grazie al suo amico attore e regista Alain Chabat, Tanino decide, vista l’enorme richiesta, di riportare ancora una volta in vita il coatto per un’ultima volta. Il nuovo episodio di Ranxerox, intitolato Amen!, riparte con un’androide riprogrammato e mostrato sotto le vesti di un prete.

Sebbene il tratto di Liberatore rimanga eccelso, si sente comunque la mancanza della geniale follia di Tamburini. L’addio del coatto è infatti amaro, malinconico, con un’ultima vignetta in cui Lubna si lamenta per l’ennesima volta di non voler più vedere quell’androide in vita sua.

È la fine brusca di una storia anarchica, che esce di scena senza nessun inchino, in maniera violenta ed irriverente.


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Fumetti

Comicon Napoli 2026: Fumetti del passato e del presente

Durante il Comicon Napoli 2026, si è tenuto un panel molto interessante sul fumetto e l’evoluzione del medium nel corso della sua storia attraverso le parole dell’esperto in materia Gino Frezza, che ha presentato il suo libro, Kinematici

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Per tutti gli appassionati di nona arte, l’appuntamento del secondo giorno del Comicon Napoli 2026 con protagonista Gino Frezza è stato sicuramente affascinante.

Per chi non lo conosce, Frezza è un rinomato studioso italiano del fumetto e dei media, che al panel Fumetti del passato e del presente. Un dialogo sui mutamenti della Nona Arte ha parlato del suo libro Kinematici, un’opera che non si limita a raccontare il fumetto, ma lo utilizza come lente per osservare come è mutato l’intero ecosistema che ci ruota intorno, partendo dagli inizi e arrivando sino all’attualità.

La memoria del Comicon e il peso delle origini

Una normale giornata al Comicon Napoli degli ultimi anni

Moderato da Diego Del Pozzo, l’incontro, prima ancora di entrare nel vivo del discorso, si apre con un momento personale sia per il moderatore che per il Dott. Frezza. La sala che ospita la presentazione, dedicata a Dino De Matteo, diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sulla memoria.

Si torna indietro nel tempo, per la precisione al 1998 e al primo Comicon Napoli di Castel Sant’Elmo, dove è nato quello che all’epoca era ancora il “Salone del Fumetto” e non il grande festival internazionale della cultura pop che conosciamo oggi.

Del Pozzo era parte del nucleo organizzativo originario del Comicon, insieme a De Matteo, che oggi purtroppo, non è più in vita.

Da quei primi eventi che hanno visto protagonisti oltre lo stesso Frezza anche altre figure fondamentali, come Valerio Evangelisti, è partita la riflessione, che è contenuta anche all’interno di Kinematici, sull’evento nato come semplice Salone del Fumetto, e arrivato a essere il Festival della cultura pop che è oggi, che tutti conoscono come Comicon Napoli.

Il fumetto come sistema culturale

Frezza parte dal concetto che il fumetto non è un linguaggio isolato; è parte di un sistema più ampio che include cinema, televisione, letteratura, arti visive.

Un sistema che nasce tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e che continua a evolversi ancora oggi.

Non è un caso che nel suo discorso emergano riferimenti a figure come Italo Calvino e Umberto Eco: autori che, pur non essendo fumettisti, hanno compreso prima di molti altri il valore culturale e simbolico del fumetto.

Il fumetto non è solo intrattenimento, ma è un dispositivo narrativo complesso, capace di dialogare con altri media e di influenzarli.

Le grandi trasformazioni del fumetto

Il fumetto ha attraversato diverse trasformazioni storiche, e per capire quella attuale è necessario guardare al passato.

Dalla fine dell’Ottocento fino agli anni Venti del Novecento, il fumetto si sviluppa come forma ibrida, ancora in cerca di una propria identità. È l’epoca delle tavole domenicali, delle strisce sui giornali, di un linguaggio ancora in formazione.

Negli anni ’30 c’è la svolta con l’arrivo dei grandi fumetti avventurosi, come Flash Gordon e Tarzan, che porta una narrazione più strutturata, epica e coinvolgente.

Flash Gordon

Si tratta di un mutamento che ha un impatto enorme anche in Italia, influenzando riviste e autori e contribuendo alla nascita di un pubblico sempre più ampio.

Fino agli anni Settanta, il fumetto è un vero e proprio medium di massa, non solo per la diffusione, ma per il tipo di relazione che instaura con il pubblico.

Frezza racconta episodi emblematici: lettori che protestano per la morte di un personaggio, comunità che si mobilitano, un coinvolgimento emotivo che oggi associamo ai social media ma che esisteva già allora, in forme diverse.

Il rapporto con la cultura dei comics americani

Uno dei temi più stimolanti del libro è il rapporto tra fumetto italiano e fumetto americano.

L’influenza degli Stati Uniti è evidente fin dalle origini, ma non si tratta di un semplice processo di imitazione, bensì di un dialogo continuo, fatto di adattamenti, reinterpretazioni, resistenze.

Un esempio emblematico è quello del Corriere dei Piccoli, che trasforma i balloon in didascalie in rima: una scelta che modifica profondamente il linguaggio del fumetto in Italia.

Allo stesso tempo, autori italiani sviluppano una propria identità, dando vita a tradizioni uniche, come quella del fumetto popolare.

Gli anni Sessanta e la rivoluzione italiana

Se c’è un momento in cui il fumetto italiano dimostra davvero la sua capacità innovativa, è negli anni Sessanta.

È l’epoca dei fumetti neri, dei personaggi ambigui, delle narrazioni più adulte tra cui spicca Diabolik, che ancora oggi rappresenta uno dei simboli più duraturi del fumetto italiano.

Questa fase segna un cambiamento fondamentale: il fumetto non è più solo per ragazzi, ma diventa uno strumento per esplorare temi più complessi e controversi.

Nel racconto di Frezza emerge anche il ruolo cruciale degli editori; case editrici come Sergio Bonelli Editore e Mondadori non sono semplici produttori di contenuti, ma sono diventati negli anni dei veri e propri motori culturali, con scelte editoriali che hanno contribuito (e lo fanno tutt’ora) a definire il gusto del pubblico, a orientare il mercato, a costruire l’immaginario collettivo.

Autori, sperimentazione e contaminazione: Micheluzzi, Rubino a Zavattini

La seconda parte del libro si concentra su autori e opere, intrecciando analisi storica e critica. Tra le figure citate emerge Attilio Micheluzzi, a cui sono dedicati i premi del Comicon, un autore che incarna perfettamente la capacità del fumetto di dialogare con altri linguaggi, in particolare con il cinema.

Premio Attilio Micheluzzi

E proprio il rapporto tra fumetto e cinema fatto di influenze reciproche, scambi continui,  sperimentazioni è uno dei temi centrali del lavoro di Frezza.

Un passaggio particolarmente interessante riguarda Antonio Rubino, figura spesso sottovalutata ma fondamentale.

Rubino non è solo un autore di fumetti, ma anche un pioniere del cinema d’animazione italiano e il suo lavoro dimostra come, fin dalle origini, il fumetto fosse già in dialogo con altri media. Questo tipo di contaminazione non è un’eccezione, ma una costante nella storia del fumetto.

Un altro nome chiave è quello di Cesare Zavattini che prima di diventare uno dei padri del neorealismo cinematografico, ha lavorato anche nel fumetto, contribuendo a creare alcune delle opere più significative degli anni Trenta.

La sua presenza nel libro di Frezza non è casuale: rappresenta un ponte tra fumetto e cinema.

Che cos’è il fumetto oggi: tra crisi e rinascita

Arrivando al presente, Frezza parla di una nuova trasformazione. Il fumetto non è più il medium di massa che era negli anni Settanta, ma si è trasformato, adattato e reinventato.

Oggi il fumetto vive in un ecosistema diverso, in cui convivono graphic novel, webcomic, adattamenti cinematografici, serie TV. E proprio in questa complessità sta la sua forza.

Uno degli aspetti più riusciti del libro è la sua capacità di aprire nuove prospettive.

È un libro che si rivolge non solo a chi vuole approfondire, ma anche a chi semplicemente ama il fumetto e vuole capirlo meglio.

Il fumetto come cultura pop totale

Alla fine, il messaggio di Frezza è semplice ma potente: il fumetto è una forma totale di cultura pop.

Non è inferiore ad altri linguaggi, ma è un medium complesso, stratificato, capace di raccontare il mondo in modi unici.

E il fatto che questo discorso venga fatto a una fiera come il Comicon Napoli, che oggi abbraccia tutte le forme della cultura pop, rende tutto ancora più significativo.

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