Connect with us

Comics

Ariel Olivetti, l’artista che ha messo la sua pittura al servizio dei comics

Ai microfoni di PopCorNerd, Ariel Olivetti, artista argentino che con la sua arte pittorica ha definito un modo ‘nuovo’ di disegnare i comics. Il disegnatore, ospite di Lucca Comics & Games 2025, ha raccontato lo ‘stile alla Olivetti’ e molto altro

Avatar photo

Pubblicato

il

Oggi sono diversi gli artisti che utilizzano uno stile pittorico all’interno del fumetto americano supereroistico. In Italia, tra i maggiori esponenti, abbiamo Gabriele Dell’Otto, Simone Bianchi, Davide Paratore, senza dimenticare i grandi maestri internazionali, ovvero i primi ‘pionieri’ e sperimentatori di tale arte che hanno lasciato il segno all’interno dell’industria dei comics: Bill Sienkiewicz, Dave McKean, George Pratt, Kent Williams, Jon J. Muth.

Ma c’è un artista argentino, nato a Buenos Aires, che ha costruito uno stile personale e riconoscibile proprio grazie alla pittura: Ariel Olivetti.

Con personaggi da ‘corpi alla Olivetti’ scultorei e ipertrofici, ma che mantengono una propria identità e proporzione nel contesto, Olivetti ha disegnato gran parte dei supereroi di Marvel e DC nel corso della sua carriera.

L’artista sudamericano era tra gli ospiti di Lucca Comics & Games 2025, e ha concesso a noi di PopCorNerd, tra una commission e l’altra, alcuni minuti del suo tempo per un’intervista sul suo lavoro, rivelandoci alcuni dettagli su come ha ridefinito alcuni personaggi chiave, come Cable e Punisher per la Casa delle Idee. Buona lettura!


Ariel Olivetti si racconta: i segreti dietro l’arte pittorica che ha definito uno stile

PCN: Ciao Ariel e benvenuto su PopCorNerd. Grazie di essere in nostra compagnia!

Ariel Olivetti: Grazie a voi!

PCN: Ti trovi al Lucca Comics, l’evento fumettistico più importante d’Italia, con tantissimi artisti che probabilmente si sono ispirati al tuo stile; un modo di fare fumetto che fu una novità quando hai iniziato e che oggi è molto diffuso anche nei fumetti. Cosa ne pensi?

Ariel Olivetti: In realtà mi sorprende. Non sapevo che così tante persone fossero state influenzate dal mio stile. Io cerco solo di fare quello che più mi diverte, che mi rende felice e che mi viene più naturale. Ma sì, sapere che molti si siano ispirati a me per diventare artisti è un piacere enorme.

PCN: Paradossalmente il tuo esordio in Marvel è coinciso con un What If…!? sull’ultima storia degli Avengers (The Last Avengers Story). Quale è stato il tuo impatto con la Casa delle Idee e con questa storia scritta dal compianto Peter David?

Ariel Olivetti: È stato stranissimo, perché entrai dalla porta principale ‘iper grande’ (non quella grande… proprio quella iper grande). Avevo solo 24 anni, e mi affidarono non uno, ma due albi Marvel, con tutti i personaggi degli Avengers, scritta da Peter David, che all’epoca era una vera star.

Era tutto dipinto a olio, le tavole erano originali… quindi una grande responsabilità. Credo che l’unico modo per affrontarla sia stato con la spensieratezza che si ha da giovani. Forse oggi, se mi dessero un progetto simile, sarei un po’ più spaventato.

Cover di The Last Avengers Story #1 di Ariel Olivetti

PCN: Hai lavorato sia per Marvel che per DC, disegnando eroi iconici come Superman, Batman, Green Lantern, Venom, Hulk e tanti altri. C’è differenza nel lavorare per le due case editrici?

Ariel Olivetti: No, la differenza la fanno gli editor. Ci sono editor molto bravi e altri meno, ma molto dinamici. Alcuni lavorano in DC e l’anno dopo sono in Marvel, e viceversa. Alla fine, finisci per seguire i buoni editor più che la casa editrice.

PCN: Personalmente ho amato due tue run in particolare: Cable durante Messiah War e Punisher War Journal, nel periodo di Civil War e successivo. Sono stati tra i lavori più lunghi e impegnativi della tua carriera, con molte pagine consecutive?

Ariel Olivetti: Sì, assolutamente. E sono anche quelli in cui mi sono sentito più a mio agio, perché mi diedero molta libertà nel ridisegnare i personaggi.
Nel caso di Punisher, mi chiesero di trasformarlo, di dargli un “corpo alla Olivetti”, perché doveva affrontare personaggi con superpoteri come Capitan America, quindi doveva sembrare più imponente.

E per Cable fu simile: ridisegnai il personaggio ispirandomi a mio nonno, per il viso e la fisicità. Mi permisi anche qualche piccolo tocco fuori sceneggiatura, più divertente. Fu bellissimo lavorarci.

PCN: Parlando di design: ti sei divertito a creare il costume di Captain Castle?

Ariel Olivetti: Sì, certo! È una fusione tra Capitan America e un mio personaggio argentino, El Cazador. Ho preso alcuni elementi del costume de El Cazador e li ho combinati con quelli del Capitano.

PCN: The Last Avenger Story, Venom: Dark Origin, Cable, Batman: Legends of the Dark Knight, Green Lantern… hai lavorato su tantissime icone. C’è un personaggio che senti più “tuo”?

Ariel Olivetti: Come ti dicevo, Punisher e Cable li ho completamente ridisegnati.
Ma un personaggio a cui sono molto legato è Space Ghost. Insieme a Joe Kelly abbiamo reinventato le origini del personaggio. È stato un progetto bellissimo, con cui siamo riusciti a riportarlo alla luce.

Space Ghost secondo Ariel Olivetti

PCN: In Thanos: Zero Sanctuary il tuo stile appare diverso, meno pittorico. Come mai questa scelta?

Ariel Olivetti: Perché in Thanos mi chiesero solo matita e chine; il colore lo realizzò un’altra persona. Quindi dovetti lavorare con un approccio e uno stile diverso. Mi piace molto inchiostrare, ma ovviamente il risultato visivo cambia.

PCN: Hai adottato presto il digitale, ma senza perdere il calore del tratto tradizionale. Come riesci a mantenere questo equilibrio?

Ariel Olivetti: Semplicemente facendo le stesse cose che faccio su carta, ma con la tavoletta grafica. Lavoro il colore nello stesso modo in cui lo farei con acrilico o olio. Uso le pennellate nello stesso modo, solo che ora dipingo su vetro.

PCN: Negli ultimi anni ti sei dedicato anche a copertine e illustrazioni. Ti manca il racconto sequenziale, o preferisci oggi la libertà di un’unica immagine?

Ariel Olivetti: Bella domanda. Dipende dai giorni.
Ci sono giorni in cui amo raccontare una storia attraverso una tavola, e altri in cui mi stanca ripetere lo stesso personaggio.
Io sono nato come illustratore, e l’illustrazione mi affascina; è dove mi sento più a mio agio.
Ma il fumetto, la narrazione sequenziale, ti restituisce sensazioni che l’illustrazione non può darti. Quindi alterno: a volte voglio raccontare, a volte solo disegnare.

Commission di Ariel Olivetti

PCN: C’è qualche disegnatore italiano contemporaneo che consideri il tuo erede o vicino al tuo stile?

Ariel Olivetti: Non so se qualcuno gli somigli davvero, ma mi piacciono molto i miei contemporanei: Gabriele Dell’Otto, Simone Bianchi… sono amici e condividono una visione artistica simile alla mia. E poi adoro i grandi maestri italiani del passato in particolare Hugo Pratt

PCN: E Milo Manara?

Ariel Olivetti: Sì, Milo Manara mi piace tantissimo, mi riporta alla mia adolescenza. Ho tutta la sua bibliografia.
Ma Hugo Pratt mi porta altrove. Con Manara capisco come è costruito il disegno; con Pratt no. Non capisco come riuscisse a semplificare tanto e a dire così tanto.  Aveva un potere di sintesi incredibile e poetico.

PCN: Hai nuovi progetti in arrivo?

Ariel Olivetti: Sì, sto lavorando a un libro che probabilmente si chiamerà Necronomicom (anche se non so se sarà il titolo definitivo), per una casa editrice indipendente statunitense.
Sto per firmare un nuovo contratto con loro. Saranno volumi grandi, circa 150 pagine, tutti dipinti, nello stile di Cable, qualcosa di simile.

PCN: Grazie mille, Ariel.

Ariel Olivetti: Grazie moltissimo a te! Ciao.


Ariel Olivetti: biografia

Ariel Olivetti è uno dei più rinomati disegnatori argentini nel panorama internazionale del fumetto. Laureato in Disegno Grafico all’Università di Buenos Aires, ha iniziato la sua carriera sulla leggendaria rivista Fierro, per poi co-creare l’iconico personaggio El Cazador de Aventuras, un cult del fumetto adulto argentino.

Dal 1994 lavora per il mercato statunitense, collaborando con le principali case editrici come Marvel Comics, DC Comics, Vertigo, Boom Studios Dark Horse. Tra i suoi titoli più noti si trovano Daredevil, Punisher: War Journal, X-Men, Lanterna Verde, Batman e la miniserie Fantasma dello Spazio.

Con uno stile inconfondibile e una padronanza tecnica che spazia dal digitale agli acrilici e oli, Olivetti ha lasciato un’impronta unica nel fumetto mondiale. Il suo ultimo lavoro, The Writer, è stato pubblicato da Dark Horse nel 2025.

Continua a leggere
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Comics

Heretic: il thriller esoterico di Robbie Morrison e Charlie Adlard

Heretic è il nuovo thriller storico di Robbie Morrison e Charlie Adlard pubblicato da Saldapress, dove esoterismo e crime si intersecano nelle indagini condotte da un protagonista d’eccezione: Cornelius Agrippa

Avatar photo

Pubblicato

il

Da

Il XVI secolo rappresenta uno dei momenti più bui della storia moderna europea. Il periodo rinascimentale fu infatti, per alcuni suoi tratti, segnato dall’Inquisizione spagnola e dalla volontà della Chiesa e dello Stato di imporsi, obbligando le altre culture (in particolare quella musulmana) alla conversione al cristianesimo e ad opporsi al progresso, adottando metodi poco ortodossi e torture inenarrabili.

È in questo contesto storico che si afferma la figura di Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim, noto per le sue straordinarie qualità intellettuali. Originario di Colonia, Agrippa fu uno dei grandi luminari del suo tempo in diversi ambiti: alchimia, astrologia, esoterismo e filosofia.

Ma non siamo qui per una lezione di storia, bensì per parlare, ancora una volta, di fumetti.

Ed è proprio Agrippa il protagonista di Heretic, il nuovo fumetto horror realizzato da due “narratori di razza” (così li definisce Frank Quitely nella quarta di copertina), i britannici Robbie Morrison e Charlie Adlard.

Se Adlard è conosciuto soprattutto per il suo leggendario contributo artistico a The Walking Dead, realizzato insieme a Robert Kirkman, Robbie Morrison è uno scrittore di pari lignaggio. Romanziere e sceneggiatore di fumetti, Morrison ha lavorato su personaggi come Batman e Judge Dredd ed è particolarmente noto per la sua serie di romanzi polizieschi con protagonista Jimmy Dreghorn.

E una componente poliziesca è presente anche in Heretic, poiché il graphic novel, portato in Italia da Saldapress, ruota attorno a un’indagine su una serie di omicidi di matrice esoterica che Agrippa conduce insieme alla figlia Juliette e al suo allievo Johann Weyer.

Il fascino di Agrippa, la sua vita breve ma intensa e i misteri che aleggiano attorno al suo passato hanno ispirato Morrison al punto da dedicare a lui e a Johann Weyer, considerati dallo scrittore come due antesignani di Sherlock Holmes e del dottor Watson, un’avventura di “fantasia” (come tiene a precisare nella postfazione) decisamente disturbante sotto molti aspetti. Un orrore che emerge con ancora maggiore forza grazie alle matite di un Charlie Adlard ispirato come non mai.

Proprio durante Lucca Comics, l’artista britannico aveva avuto modo di spiegare quando è nato il progetto Heretic:

«Robbie è stato uno dei pochi a sapere in anticipo che stavamo per chiudere The Walking Dead» ha raccontato. «Non volevo finire la serie senza avere subito qualcosa di nuovo su cui lavorare. Così gli ho confidato che il numero 193 sarebbe stato l’ultimo. Da lì è nato Heretic.»

Se volete recuperare l’intero pezzo dedicato all’incontro con Charlie Adlard al Lucca Comics & Games 2025, a questo link trovate tutta la conferenza organizzata da Saldapress con ospite l’autore.

Heretic: una macabra indagine tra intrighi e magia

Ecco la sinossi di Heretic, estratta dal sito Saldapress:

Anversa, 1529. Una città crocevia di mercanti, inquisitori e alchimisti viene scossa da una catena di omicidi brutali e rituali. Il sangue scorre tra le strade e i canali, mentre l’ombra dell’eresia si allunga sull’Europa cattolica. A indagare sul misterioso caso viene chiamato Cornelius Agrippa: cavaliere, medico, avvocato, alchimista ed eretico. Con lui, il giovane e ambizioso Johann Weyer. I due si muovono tra corti ecclesiastiche, culti segreti e pericolosi testi proibiti, cercando la verità in un mondo in cui la superstizione è legge e la ragione è un crimine. 

Omicidi di uomini di Chiesa compiuti attraverso rituali infernali, un “indagatore dell’incubo” tanto geniale quanto folle e la barocca città di Anversa come scenario delle indagini dei protagonisti: questi sono gli elementi principali di Heretic, un thriller in cui magia e pratiche esoteriche dimostrano ancora una volta come il pericolo più grande abbia le sembianze di un uomo, un assassino, per la precisione.

Due protagonisti ‘elementari’ e una trama dalle atmosfere de Il Nome della Rosa

Da scrittore di polizieschi qual è, Morrison costruisce una trama avvincente, ricca di dialoghi e didascalie esplicative, ben congegnata sotto diversi aspetti, a partire dallo sviluppo dell’indagine e dalla caratterizzazione dei personaggi. Come in un romanzo di Conan Doyle, Agrippa e Johann — mentore e apprendista — si muovono come abili investigatori, degni eredi di Holmes e Watson, pur cambiando il contesto geografico (il Belgio anziché l’Inghilterra) e quello storico (il Rinascimento al posto dell’epoca vittoriana).

L’alchimia e il feeling tra i due protagonisti ricordano fortemente quelli del celebre duo di Baker Street, soprattutto per l’animo estroso, quasi folle, della controversa figura di Agrippa, una caratteristica che riecheggia nella genialità disturbata dell’investigatore Sherlock Holmes.

Un secondo elemento di forza è il contesto storico in cui sono ambientate le vicende di Heretic. Morrison dimostra di aver approfondito in modo significativo sia la figura di Agrippa sia il periodo dell’Inquisizione spagnola, con tutte le sue sfaccettature: le torture, i personaggi cardine di un sistema che ha mascherato il lato oscuro della Chiesa e i suoi intrighi, utilizzando la Cristianità come facciata per giustificare pratiche disumane contro chi osava opporsi.

Il fatto che le vittime siano uomini di Chiesa o coinvolti con essa, uno scenario più vicino al Medioevo che all’era moderna, e la presenza di un maestro e di un allievo investigatori così atipici rimandano inevitabilmente anche all’opera prima di Umberto Eco, Il nome della rosa. In quel caso, le indagini sugli omicidi avvenuti nell’abbazia erano affidate a Guglielmo di Baskerville (qui l’equivalente di Agrippa) e al giovane frate Adso da Melk, corrispettivo di Johann Weyer. Atmosfere e suggestioni di quell’opera si ritrovano chiaramente (almeno per il sottoscritto) anche all’interno di Heretic.

E non manca, infine, la componente mistery della storia che Morrison mette in piedi, focalizzata sull’alone di mistero che ruota intorno a questi omicidi, dal sadismo all’apparenza eccessivo anche per una mente umana.

Charlie Adlard non disegna zombie, ma la sua arte fa ancora paura

Se la sceneggiatura di Morrison risulta decisamente curata nei minimi particolari, altrettanto si può dire delle matite di Charlie Adlard.

Rispetto a The Walking Dead e ad altri lavori più recenti, Adlard adotta qui uno stile differente: un bianco e nero più pulito, ricco di dettagli e caratterizzato da sfumature più morbide, ma che lascia spazio a un rosso sanguigno quando le scene si fanno più cruente. Le sue tavole riescono a trasmettere, in diversi momenti, un forte senso di inquietudine e terrore, soprattutto nella rappresentazione degli omicidi, delle pratiche di tortura adottate dall’Inquisizione e delle arti “magiche” utilizzate da Agrippa nel corso delle sue indagini non convenzionali.

Allo stesso tempo, l’artista lascia il lettore a bocca aperta quando mette in scena immagini quasi da cartolina, con sullo sfondo luoghi, edifici storici e monumenti di Anversa riprodotti con la massima fedeltà possibile. Da questo punto di vista, il lavoro svolto dal disegnatore è sbalorditivo, così come lo studio e la resa grafica dei costumi dell’epoca.

Una vera prova da grande autore e artista quale è, che conferma come Adlard non sia “solo” la matita di The Walking Dead, ma molto di più.

Perché leggere Heretic?

Il thriller fantastorico messo in scena da Morrison e Adlard mi ha sorpreso in modo decisamente positivo, grazie a una trama avvincente che, nonostante una verbosità a tratti eccessiva (complice anche l’abitudine odierna a leggere sempre meno fumetti in cui la componente scritta è importante quanto quella visiva), non risulta mai noiosa.

Agrippa si rivela un protagonista dalle mille abilità, perfettamente calato nel ruolo dell’investigatore rinascimentale che deve necessariamente avere qualche rotella fuori posto per osare sfidare il sistema imposto dall’Inquisizione.

Morrison e Adlard svolgono un lavoro eccellente di ricostruzione storica all’interno di Heretic, proiettando il lettore nell’Anversa del 1529 attraverso un attento spaccato del linguaggio dei personaggi, degli usi e dei costumi dell’epoca.

Il finale lascia spazio a una possibile seconda avventura e, sinceramente, spero che questo non resti un unicum, ma rappresenti solo il primo volume di una serie. Tornare a seguire le indagini dell’eccentrico e geniale Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim — alchimista, astrologo, esoterista e filosofo — sarebbe davvero un piacere, naturalmente sempre sotto la guida di Robbie Morrison e Charlie Adlard, indagatori dell’incubo al pari di Agrippa e del suo fidato aiutante Johann Weyer.


VOTO POPCORNERD: 8/10

Continua a leggere

Comics

Wonder Man: Chi è Doorman e che ruolo potrebbe giocare nella serie TV?

In Wonder Man è pronto a esordire l’eroe di ‘serie B’ Doorman, che potrebbe giocare un ruolo cruciale nella miniserie MCU. Scopriamo chi è

Avatar photo

Pubblicato

il

Mancano oramai pochi giorni all’esordio di Wonder Man su Disney+. Il nuovo eroe del MCU debutterà sulla piattaforma il 28 gennaio, con tutta la miniserie completa di 8 episodi, disponibile da subito.

Protagonista dello show è Simon Williams, interpretato da Yahya Abdul-Mateen II,  un attore in difficoltà che è dotato di poteri che però vuole mantenere segreti.

Oltre a lui ritroveremo Trevor Slattery (Ben Kingsley, di cui abbiamo parlato qui), nonché un nuovo eroe che esordisce nel Marvel Cinematic Universe, decisamente curioso e inatteso, date anche le poche apparizioni all’interno dei comics della Casa delle Idee: Doorman.

Chi è Doorman nei fumetti Marvel?

Per molti spettatori Doorman sarà una scoperta assoluta. Nei fumetti Marvel, DeMarr Davis debutta nel 1989 sulle pagine di West Coast Avengers (Vendicatori della Costa Ovest) di John Byrne. È un mutante dotato di un potere tanto bizzarro quanto utile: il suo corpo può trasformarsi in un portale di teletrasporto, permettendo a persone e oggetti di attraversarlo e comparire praticamente ovunque, grazie a un legame con la misteriosa Forza Oscura, la stessa dimensione a cui è collegato l’eroe Cloak.

Durante i suoi primi passi da supereroe viene affiancato da Occhio di Falco e Mimo, ma nonostante il potenziale, Doorman resta sempre tormentato da una profonda insicurezza. Cinico, pessimista e perennemente convinto di non essere all’altezza, si guadagna la fama di uno dei personaggi più malinconici dell’universo Marvel.

Il suo nome è legato soprattutto ai Great Lakes Avengers (Vendicatori dei Grandi Laghi), uno dei team più assurdi e strambi dei fumetti Marvel: una squadra di eroi “di serie B” guidata da Mister Immortal e composta da personaggi come Flatman, Big Bertha e Dinah Soar. Le loro storie oscillano costantemente tra commedia e supereroismo, raccontando le difficoltà di chi prova a salvare il mondo… senza essere davvero un Avenger “da copertina”.

Il momento più importante per Doorman arriva però con la sua morte durante uno scontro con Maelstrom. Nell’aldilà viene scelto dall’entità cosmica Oblivion come nuovo Angelo della Morte, tornando in vita con poteri potenziati: maggiore controllo sulla Forza Oscura, capacità di comunicare con i defunti, volo e una resistenza superiore. Di fatto, diventa il membro più potente dei Great Lakes Avengers.

Perché Doorman è così importante in Wonder Man?

In uno dei poster promozionali di Wonder Man, compare la prima pagina di un quotidiano fittizio, il Sunny Los Angeles Film Times, con il titolo:

“Hollywood vieta tutti i superpoteri”.

L’articolo parla della cosiddetta “Clausola Doorman”, una norma che proibisce a chi possiede abilità sovrumane di lavorare sui set cinematografici. Un indizio che suggerisce come Doorman sia stato direttamente coinvolto in un incidente tale da spingere l’industria hollywoodiana a bandire del tutto i super?

Quale che sia la causa, questa clausola specifica, avrà un peso enorme sulla storia di Simon Williams. Wonder Man, infatti, sogna di lavorare a un reboot cinematografico dedicato proprio al supereroe… salvo poi ottenere davvero dei poteri e doverli tenere nascosti, rischiando l’esclusione totale da Hollywood.

Cosa significa Doorman per il futuro dell’MCU?

L’introduzione di Doorman apre scenari interessanti. Da un lato, il divieto dei superpoteri richiama tematiche già viste con gli Accordi di Sokovia, dimostrando che la diffidenza verso i supereroi è tutt’altro che scomparsa. Dall’altro, Doorman è ufficialmente uno dei primi mutanti dell’MCU (insieme a Kamala Khan/ Ms. Marvel), un altro tassello verso l’arrivo degli X-Men nella prossima fase dell’Universo cinematografico Marvel post- Secret Wars.

In più, la sua presenza riaccende le speculazioni su due possibili team: i West Coast Avengers, storicamente legati a Wonder Man, oppure i Great Lakes Avengers, già “accennati” con Mister Immortal in She-Hulk. Una squadra più leggera, ironica e fuori dagli schemi, perfetta come controparte delle formazioni più solenni viste finora.

Magari Doorman non sarà il protagonista assoluto di Wonder Man, ma tutto lascia pensare che il suo ruolo sarà centrale per il worldbuilding della serie e per il futuro dell’MCU.

E se c’è una cosa che Marvel ci ha insegnato, è che spesso i personaggi più strani e sottovalutati sono quelli destinati a lasciare il segno.

Wonder Man debutta il 28 gennaio, in esclusiva su Disney+, con tutti gli episodi disponibili al lancio.

*Fonte del presente articolo il sito CBR.com

Continua a leggere

Comics

Intervista a Stephanie Phillips e Lee Garbett, i nuovi autori di Daredevil

Scopri l’intervista a Stephanie Phillips e Lee Garbett, che guideranno la nuova run di Daredevil da Aprile 2026.

Avatar photo

Pubblicato

il

Pochi personaggi Marvel godono dell’affetto e della devozione che circondano Daredevil, un’icona capace di conquistare sia i lettori storici del fumetto sia il pubblico televisivo, grazie all’apprezzatissima serie prima targata Netflix e ora disponibile su Disney+.

Nel corso dei decenni, il Diavolo di Hell’s Kitchen ha attirato alcuni dei nomi più influenti dell’industria: da Frank Miller e John Romita Jr., autori del classico The Man Without Fear, fino alla celebre run di Brian Michael Bendis e Alex Maleev, ancora oggi considerata una delle interpretazioni definitive del personaggio.

Più di recente, abbiamo salutato la lunga e acclamata gestione di Chip Zdarsky e Marco Checchetto, un ciclo narrativo intenso e apprezzato che ha lasciato un segno importante nella mitologia di Matt Murdock. Un’eredità che ha purtroppo reso ancora più evidente il calo qualitativo avvertito nella successiva run di Saladin Ahmed e Aaron Kuder, un passaggio che molti lettori – me compreso – hanno trovato meno ispirato rispetto agli standard a cui eravamo stati abituati.

Eppure, proprio quando la fiamma della speranza sembrava iniziare ad affievolirsi, è arrivata una notizia capace di riaccenderla con forza: Stephanie Phillips e Lee Garbett saranno gli autori della nuova era di Daredevil, con un rilancio previsto per Aprile 2026. Una coppia creativa fresca, ambiziosa e già amatissima dai lettori, pronta a riportare Matt Murdock al centro dell’attenzione con una visione tutta nuova.

La visione di Stephanie Phillips per il nuovo Daredevil

Per Stephanie Phillips, Daredevil: Born Again di Frank Miller e David Mazzucchelli non è solo un riferimento obbligato, ma il fumetto che l’ha fatta innamorare del medium: ancora oggi lo considera il suo comic preferito in assoluto. Non sorprende quindi che la sua visione per Daredevil affondi le radici proprio lì, insieme alle influenze della run noir-crime di Brian Michael Bendis e Alex Maleev. Phillips rivendica un ritorno a un Daredevil profondamente urbano, cupo, immerso in atmosfere da crime story, un terreno che sente particolarmente suo, essendo il genere con cui ha esordito nei comics. Scrivere Matt Murdock e Foggy Nelson è per lei un onore che non prende alla leggera, pur vivendo il progetto più come un privilegio che come un peso.

Dal punto di vista narrativo, la nuova serie riporta al centro la dimensione legale del personaggio: Matt Murdock non torna semplicemente a fare l’avvocato, ma diventa professore di legge. Una scelta chiave per Phillips, che le permette di esplorare il personaggio in un contesto inedito, circondato da studenti, colleghi e nuove dinamiche umane, mantenendo viva la sua identità professionale senza forzature. Il tono resta decisamente dark, ma con quella “luce nel buio” che caratterizza tutta la sua scrittura: un equilibrio tra dramma, fragilità emotiva e momenti di sottile umanità, già evidente nei suoi lavori su personaggi come Harley Quinn o She-Hulk.

Stephanie Phillips al Thought Bubble 2025

Stephanie Phillips al Thought Bubble 2025

Sul fronte visivo, Phillips ha voluto fortemente Lee Garbett come disegnatore della serie, imponendo di fatto il suo coinvolgimento fin dal primo contatto con Marvel. Insieme, i due spingono Daredevil verso un immaginario noir contaminato da elementi horror, incarnati soprattutto dal nuovo villain Omen: una presenza inquietante, che agisce nell’ombra e promette di lasciare il segno. Senza entrare in territori spoiler, Phillips anticipa anche il ritorno di villain storici legati all’era Miller e conferma che la serie ha una direzione chiara e un finale pensato fin dall’inizio. Un approccio che punta a costruire una run solida, coerente e profondamente rispettosa della storia del Diavolo di Hell’s Kitchen.

Il nuovo Daredevil secondo Lee Garbett

Lee Garbett affronta Daredevil come un progetto nato fin dall’inizio in stretta sinergia con Stephanie Phillips: i due entrano sulla serie come una vera e propria coppia creativa, con una visione condivisa e chiara già dall’inizio. Questo approccio, sottolinea Garbett, fa una grande differenza rispetto a subentrare su una testata già avviata: sapere dove la storia sta andando e costruirla fin dall’inizio permette un controllo più profondo sul tono, sul ritmo e sull’identità visiva del fumetto. Il riferimento dichiarato è il Daredevil più noir e urbano, quello che affonda le radici nelle run di Frank Miller, John Romita Jr. e Al Williamson, un immaginario che Garbett sente particolarmente vicino alla sua formazione.

Lee Garbett al Thought Bubble 2025

Lee Garbett al Thought Bubble 2025

Dal punto di vista grafico, l’obiettivo è dare alla serie un aspetto fisico, ruvido, quasi “tangibile”. Garbett sta utilizzando zip tone applicati manualmente e soluzioni grafiche che restituiscano un senso di matericità e imperfezione, in linea con l’anima sporca e notturna del personaggio. Più delle scene d’azione, però, ciò che gli interessa davvero è la recitazione dei personaggi: gli sguardi, i silenzi, i momenti quotidiani. Non a caso, racconta di divertirsi tanto a disegnare Matt Murdock quanto Daredevil, lavorando molto sul suo carisma e sulla sua presenza scenica nella nuova veste di professore universitario, fino a curarne anche il look – come la giacca in velluto a coste con toppe ai gomiti – per rafforzarne l’identità.

Sul fronte narrativo-visivo, Garbett anticipa un Daredevil “puro” nello spirito, anche quando la serie introduce elementi nuovi. Il nuovo villain, Omen, sarà una presenza disturbante, capace di interferire con le abilità di Matt in modi inediti, e il suo design – che emergerà gradualmente, anche attraverso dettagli come i corner box delle cover – promette suggestioni inquietanti e quasi horror. Anche nelle scene apparentemente più anonime, come un vagone della metropolitana, Garbett sottolinea come la scrittura di Phillips riesca a trasmettere immediatamente l’essenza di Daredevil: una storia che può rinnovarsi, ma che resta profondamente ancorata al cuore noir e umano del personaggio.

La prima issue sarà disponibile sugli scaffali delle fumetterie americane il 1 Aprile 2026.

Intervista a Stephanie Phillips e Lee Garbett sul canale YouTube di popcornerd.it

L’intervista doppia in versione integrale è disponibile sul nostro canale YouTube, popcornerdtv.

 

Continua a leggere

In evidenza

Copyright © 2026 Popcornerd by Viaggipop | Designed & Developed by Webbo.eu