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Approfondimenti e Curiosità

Nevermore’s Library: Due chiacchiere con H.P. Lovecraft su… Stranger Things

Ispirazioni e parallelismi fra Stranger Things e l’universo di H.P. Lovecraft, ciò che i fratelli Duffer hanno tratto dai suoi racconti

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H.P. Lovecraft è l’autore per eccellenza del genere letterario Cosmic Horror, noto anche come Weird Fiction (unione fra horror, fantasy e fantascienza) ed è stato (ed è tutt’ora) fonte di ispirazione per migliaia di autori moderni. Film, serie TV, fumetti, altrettanti libri prendono spunto dalle sue opere, e in questo novero non possiamo non citare anche i famigerati Fratelli Duffer e il loro successo internazionale, la serie TV Stranger Things.

Quali elementi avranno portato i due registi nella loro opera? La nostra redattrice, nome in codice Nevermore’s Library, ha condotto una seduta spiritica ed è riuscita a richiamare lo spirito del grande scrittore per poter discutere con lui sulle cose che accomunano la sua letteratura e lo show sul Sottosopra.

Preparatevi a un viaggio affascinante e metafisico!


H.P. Lovecraft e Stranger Things

Nevermores Library: Onorata di far la sua conoscenza signor Lovecraft, si presenti pure al pubblico…

LOVECRAFT: Salve a tutti, mi chiamo Howard Phillips Lovecraft, sono nato il 20 agosto 1890 nella ridente cittadina di Providence (Rhode Island, Stati Uniti) e ho centotrentasei anni. In questa foto che ho portato ne avevo un pò meno, ci tenevo a fare bella figura. Dal 1937 mi sono ritirato nelle Terre del Sogno che io stesso ho creato, ma continuo a ricevere offerte di lavoro da registi importanti e l’ultima collaborazione è stata con i fratelli Duffer per la serie tv Stranger Things.

Nevermores Library: Grazie, apprezziamo molto. Dunque, come lei stesso ha subito menzionato è reduce dalla grande collaborazione con i fratelli Duffer, ma prima di parlare del nesso fra lei e Stranger Things, ci dica qualcosa riguardo le sue origini per comprendere meglio come abbia avuto inizio la sua carriera in ambito letterario…

LOVECRAFT: Partiamo dal fatto che ho ricevuto un’educazione familiare estremamente rigida, raramente mi era consentito di uscire di casa e così fin da piccolo ho sviluppato delle fobie verso il mondo esterno. Mi sentivo caratterialmente fragile per riuscire a stringere amicizie con altri coetanei. Ecco perché vengo anche ricordato con il soprannome “Il Solitario di Providence”. Avevo spesso incubi spaventosi e per esorcizzarne la paura, mettevo tutto per iscritto prima di dimenticarli. Rileggendoli con il senno di poi ho compreso che non avevo solo convogliato tutte le paure che provavo su dei fogli, ma avevo creato una nuova forma di terrore letterario: l’orrore cosmico. Concetto presente anche in Stranger Things.

Nevermores Library: Interessante, quindi i suoi racconti si basavano su incubi che lei aveva fin da piccolo. Ci spieghi meglio cos’è l’orrore cosmico…

LOVECRAFT: Immagini di osservare un cielo stellato, noterà subito la sua vastità rispetto al piccolo punto in cui noi ci troviamo. In confronto siamo piccoli, soli e così vulnerabili, mentre l’universo è infinito, una massa multidimensionale e probabilmente popolato da entità mostruose che ignorano le leggi della fisica umana. Queste entità sono talmente grandi che in confronto non si accorgono nemmeno della nostra presenza.

Nevermores Library: Quindi il concetto di “orrore cosmico”e quello che gli studiosi definiscono “universo lovecraftiano” è all’incirca la stessa cosa?

LOVECRAFT: In sostanza sì, il cosiddetto “universo lovecraftiano” è l’insieme più generale che include tutto, fra cui il pantheon delle divinità, i luoghi onirici e terrestri, le galassie e l’orrore cosmico che in confronto è un sottoinsieme. La mia concezione del Cosmo si distacca da quella tradizionale fatta da pianeti e stelle che si studiano a scuola, io lo definisco anche “Abisso Caotico” poiché non c’è un ordine, né una morale e nemmeno una direzione, solo caos che genera altro caos con a capo il dio Azathoth….Non a caso nella quinta serie di Stranger Things c’è proprio una dimensione chiamata Abisso dove risiede il Mind Flayer come entità suprema.

Nevermores Library: Interessante, approfondiamo questo parallelismo fra i personaggi

LOVECRAFT: Si certamente. Per la creazione del Mind Flayer, i fratelli Duffer mi hanno chiesto il permesso di ispirarsi a Chtulhu, come dire di no ad una proposta così? E’ la divinità più nota dello schieramento dei Grandi Antichi che io stesso ho creato e l’unico scopo di queste entità è di espandersi e consumare, senza alcun interesse verso soldi, potere o vendetta. Anche a livello visivo il Mind Flayer presenta somiglianze fedeli alla descrizione di Chtulhu dei miei racconti, hanno entrambi un corpo antropomorfo con tratti cefalopodi ed enormi tentacoli.

Il Mind Flayer di Stranger Things

Un’immagine di Chtulhu creatura di Lovecraft

Nevermore’s Library: Riguardo Vecna?

LOVECRAFT: Quanto a Vecna ha caratteristiche compatibili con diversi personaggi dei miei racconti. Uno è Nyarlathotep, detto anche “Il Caos Strisciante”, il messaggero delle divinità aliene che avevo creato nei primi anni del ‘900 a cui avevo attribuito l’abilità di poter invadere l’umanità attraverso la mente nel corso dei sogni.

Sia lui che Vecna difatti hanno in comune le capacità manipolative di ingannare la mente e far cadere in trappola le loro vittime. Vecna rappresenta la versione cinematografica più moderna di questa divinità in quanto crea una sorta di ponte fra la psiche delle vittime e l’Abisso.

In foto: Vecna di Stranger Things

Nevermore’s Library: Quest’ultimo concetto che ritroviamo nella serie tv relativo alla connessione fra la psiche delle vittime e l’Abisso ha molto di familiare con la sua personale concezione dei sogni signor Lovecraft..

LOVECRAFT: Esatto. Sono sempre stato fermamente convinto che quando sogniamo non stiamo solo immaginando, la mente compie un vero e proprio viaggio dal luogo fisico in cui si trova il soggetto ad un altro luogo altrettanto fisico e reale ma fatto di regni e divinità.

Nevermore’s Library: Mi ricorda molto il personaggio Max Mayfield che nel suo stato di trance nel mondo terrestre si era ritrovata proiettata con la mente nella dimensione fisica e reale di Camazotz dove risiedono le divinità aliene Mind Flayer e Vecna che le dava la caccia. Ha altro da aggiungere a riguardo?

LOVECRAFT: Proprio così. Certo c’è ancora molto da aggiungere, ma andiamo con ordine. Nei miei racconti le divinità vivono in vere e proprie dimensioni o anche solo spazi situati fra l’una e l’altra con rampicanti e spore che aleggiano nell’aria, il tutto avvolto da un’atmosfera di un colore innaturale, proprio come il titolo del mio racconto “Il colore venuto dallo Spazio” …non le ricorda il Sottosopra?

Nevermore’s Library: assolutamente vero…ce ne sono altri?

LOVECRAFT: il Laboratorio di Hawkins diretto dal Dr. Brenner è un luogo dove si svolgono esperimenti al fine di espandere la mente umana, ma viene aperto un portale che scatena un orrore che la scienza non può controllare. In almeno due dei miei racconti esistono affinità fra Brenner e gli scienziati protagonisti.

Il primo racconto è “Herbert West Reanimator” in cui questo scienziato, pur di superare i confini dell’esistenza umana, cerca di rianimare ciò che non è più impossibile riportare indietro. Nel secondo racconto “From Beyond”, Crawford Tillinghast inventa una macchina che stimola la ghiandola pineale per riuscire a percepire una possibile dimensione parallela oltre a quella terrestre.

Nevermore’s Library: Un’ultima domanda, esiste anche qualche legame fra le sue opere e i Demogorgoni?

LOVECRAFT: Certo che sì. Innanzitutto i Demogorgoni sono da considerarsi la prole del Mind Flayer e si rifanno alle mie crearure suddivise nei due schieramenti denominati Abitatori del Buio e Abitatori degli Abissi (questi ultimi noti anche come Deep Ones) che per la precisione compaiono nel racconto “La Maschera di Innsmouth”.

Sia nella serie tv e sia nei miei racconti si tratta di creature che agiscono per obbedire ad una forza più grande.

Nevermore’s Library: Signor Lovecraft, per oggi l’intervista finisce qui, me ne concederà un’altra?

LOVECRAFT: Ne sarei onorato. Nell’attesa della prossima intervista, porgo anche un saluto a voi che avete letto l’articolo. Come avrete forse compreso l’intervista è avvenuta attraverso un sogno, un collegamento mentale dell’intervistatrice fra mondo terrestre e la Terra dei Sogni in cui mi trovo, com’è avvenuta anche la collaborazione con i fratelli Duffer e altri registi di film, fumetti e opere artistiche di cui vi parlerò prossimamente.

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GialappaShow: conferenza stampa tra risate e anticipazioni

Torna lo GialappaShow a partire dal 30 marzo su TV8. PopCorNerd ha partecipato su invito di Sky alla conferenza stampa ed ecco tutte le novità della nuova edizione

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Da oltre 40 anni la Gialappa’s Band è una garanzia in termini di comicità. In quanto a cultura pop, il tipo e lo stile di umorismo della Gialappa’s ha contaminato migliaia di spettatori nel corso degli anni con personaggi iconici e imitazioni divenute immortali.

Marco Santin e Giorgio Gherarducci (in precedenza insieme a Carlo Taranto) hanno fatto ridere diverse generazioni di spettatori con i loro show a metà tra il surreale e l’irriverente con attori e comici che, in diversi casi, hanno trovato nei programmi della Gialappa’s un trampolino di lancio verso una carriera fatta di successi (Aldo, Giovanni e Giacomo vi dicono qualcosa?).

In fatto di talent scout della comicità, ‘i Gialappi’, come vengono amichevolmente chiamati, sono dei professionisti, e ancora oggi i loro show sono i campioni della risata della televisione italiana. E sono pronti a tornare.

Con un cast che vede oltre che tante conferme anche graditi ritorni, dal 30 marzo riparte su TV8 di Sky, GialappaShow e noi di PopCorNerd abbiamo avuto il piacere di partecipare su invito della stessa Sky, alla conferenza stampa di presentazione della nuova stagione che si è tenuta presso la sede di Sky Italia!

GialappaShow torna e lo fa in grande stile

Prima della conferenza stampa è stato rilasciato un estratto della prima puntata che andrà in onda proprio il 30 marzo. Oltre al Mago Forrest, conduttore nonché da diversi anni il mattatore inossidabile dei programmi della Gialappa’s Band, come da tradizione vi saranno diversi co-conduttori che affiancheranno il Mago.

Si parte con Jovanotti pronto a portare la sua classica carica di energia al programma!

Tornano i mattatori delle ultime edizioni: Brenda Lodigiani, Ubaldo Pantani, Toni Bonji, Giovanni Vernia, Marcello Cesena, Stefano Rapone, Edoardo Ferrario, Alessandro Betti e tutti gli altri comici pronti a portare nuovi personaggi incredibili. E, udite udite… torna anche Maccio Capatonda, con un nuovo appuntamento, realizzato alla sua maniera con la sua surreale comicità.

Novità e ritorni del GialappaShow

Il nuovo GialappaShow si arricchisce di numerosi personaggi e parodie inedite, accanto al ritorno di volti già amati. Brenda Lodigiani introduce la cantante naïf Bereguarda e riprende l’imitazione di Silvia Toffanin, mentre Valentina Barbieri propone una nuova versione di Sabrina Ferilli. Tornano anche Michela Giraud con una serie ambientata in una scuola serale e Giulia Vecchio con nuove imitazioni, tra cui Iva Zanicchi.

Non mancano i ritorni: Gigi nei panni di Fabrizio Corona in Falserrimo, Ross come Francesco Gabbani e Giovanni Vernia con nuove imitazioni tra cui un Jovanotti unpolitically correct. Ubaldo Pantani ripropone Gineprio, mentre Alessandro Betti torna con Amos in un nuovo quiz.

Tra le serie, proseguono “Sensualità a Corte” con Marcello Cesena e Simona Garbarino, e debutta “Terapia di gruppo” con Alessandro Tiberi, lo stagista di BORIS, nei panni di uno psicologo che deve gestire dei pazienti ovviamente molto particolari.

La novità principale è la parodia di Pechino Express, con coppie improbabili (tra cui il Matteo Salvini di Betti e Michelle Hunziker della Barbieri) guidate da Costantino della Gherardesca (Ubaldo Pantani), affiancato da Victoria Cabello (Brenda Lodigiani).

GialappaShow: foto della conferenza stampa

Dopo la proiezione è stata la volta della conferenza stampa vera e propria, condotta da Federica Masolin, volto noto di Sky Sport, che ha intervistato il cast (quasi) al completo presente. Di seguito alcuni scatti e alcuni video realizzati durante l’anteprima.

GialappaShow: video con curiosità e anticipazioni

La conferenza è terminata poi con un divertissement musicale dei Neri Per Caso, band presente anche in questa nuova stagione dello show gialappico!

Appuntamento dal 30 marzo h. 21.30 su TV8 con le nuove puntate di GialappaShow!

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Scrubs è tornato: lunga vita a Scrubs!

Dopo 16 anni Scrubs è tornato su Disney+ con una serie inedita e nuovi episodi, riportando in corsia la sua comicità e i suoi protagonisti talmente reali da essere come degli amici che mancavano da tanto tempo.

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I primi anni 2000 hanno visto un’invasione del medical drama in televisione, con serie che hanno ripercorso le orme di E.R. – Medici in prima linea, prodotta da Steven Spielberg e capostipite di un genere che riscuoterà un successo incredibile nel corso degli anni.

Show come Dottor House, Grey’s Anatomy e molti altri raccontavano, e raccontano tutt’ora, le vite frenetiche in corsia dei protagonisti, principalmente medici e infermieri, e le storie dei pazienti che li coinvolgevano, spesso drammatiche e strappalacrime, con lieti fine che, a distanza di moltissimi episodi, si possono contare sulle dita di entrambe le mani.

Ma tra questi medical drama spiccò una serie che affrontava tematiche molto serie con ironia e leggerezza, grazie a un cast ben assortito e a personaggi divertenti e surreali: Scrubs, in Italia accompagnata dal sottotitolo “Medici ai primi ferri” (ah, i pessimi sottotitoli italianizzati degli anni 2000).

Protagonisti di questa serie originale ideata da Bill Lawrence nel 2001 erano giovani attori che divennero proprio con i ruoli che interpretarono in Scrubs delle star: Zach Braff (John “J.D.” Dorian), Sarah Chalke (Elliot Reid), Donald Faison (Christopher Turk), Judy Reyes (Carla Espinosa), John C. McGinley (Perry Cox).

Scrubs: I’m No Superman

Tra i punti di forza di una serie come Scrubs c’era un sottotesto davvero importante, evidenziato fin dalla sigla iniziale I’m No Superman, ideata per la serie dal cantante Lazlo Bane e diventata una hit non solo per i fan: i medici non sono Superman. 

Il loro lavoro è salvare vite, ma non sempre ci riescono, e gli insuccessi si ricordano di più e fanno molto più male dei successi.

Nel contesto della vita ospedaliera del Sacro Cuore, nel corso delle 9 (anzi… 8+1) stagioni andate in onda per la prima volta in Italia su MTV, noi italiani abbiamo amato, riso e anche pianto in compagnia di J.D., Turk, Elliot e Carla. Quattro personaggi che intrecciano le loro vite sul lavoro, volendosi bene, amandosi e facendosi amare dai telespettatori.

I quattro protagonisti sono il motore di uno show che riprende in gran parte i crismi della sit-com classica, alla Friends per intenderci, grazie a situazioni comiche che coinvolgono loro e tutto lo staff del Sacro Cuore: dall’irritabile dottor Perry Cox al folle primario Dottor Kelso, fino all’enigmatico Inserviente (di cui ancora oggi non si conosce il nome). Il tutto è arricchito dall’immaginazione di J.D., che mescola la realtà con i propri “sogni surreali” a occhi aperti.

Ma Scrubs non è solo comicità: i personaggi sono prima tirocinanti e poi medici, e vengono messi a dura prova dalla vita in ospedale. Non sono Superman, e questo è un concetto difficile da accettare, soprattutto all’inizio, ma che viene ritirato fuori nel corso delle stagioni con alcuni episodi decisamente strappalacrime.

Il giusto mix di comicità e drama, però, fa sì che i telespettatori rimangano emotivamente coinvolti, pur avendo la possibilità di sdrammatizzare subito dopo un evento intenso e commovente, grazie a scene surreali o assurde, o semplicemente con l’arrivo dell’insicuro e pessimista avvocato Ted e del suo gruppo canoro, pronti a cantare Underdog.

Tra l’altro, per chi non lo sapesse: il gruppo che compare saltuariamente cantando a cappella durante le puntate esisteva davvero e si chiama The Blanks, ed era composto dal compianto Sam Lloyd (Ted Buckland), George Miserlis, Paul F. Perry e Philip McNiven.

2026: nuova piattaforma, stesso ospedale

SCRUBS – ABC’s “Scrubs” stars Sarah Chalke as Elliot Reid, Zach Braff as John “J.D.” Dorian, and Donald Faison as Christopher Turk. (Disney/Brian Bowen Smith)

Sono passati 16 anni dall’ultima stagione di Scrubs e ora, su Disney+, lo show è tornato con una decima stagione composta da nove episodi inediti, rilasciati settimanalmente.

Inizialmente c’era un mix di scetticismo e attesa frenetica, su questo revival che riporta in scena gran parte del cast originale, almeno i protagonisti principali.

Attualmente sulla piattaforma è disponibile solo il primo episodio e le sensazioni, dopo la visione, sono positive: nonostante qualche capello bianco e qualche ruga in più, lo spirito dei protagonisti è rimasto lo stesso.

J.D. è sempre lui: medico che esercita in proprio, ma ancora impacciato, goffo e con la battuta (sbagliata) sempre pronta. Così come Turk, che nonostante sia ormai un chirurgo affermato al Sacro Cuore, conserva l’animo giocherellone del tirocinante del primo giorno. La loro bro-mance riparte esattamente da dove si era interrotta, come se il tempo non fosse mai passato: un elemento tanto bello quanto nostalgico.

Elliot, Carla e lo stesso Dottor Cox tornano in scena e l’alchimia si riaccende subito. C’è un po’ di ruggine da grattare via, questo si percepisce, ma non sembra essere un problema.

I punzecchiamenti tra Cox e J.D. sono gli stessi di sempre, Carla resta la capoinfermiera “cazzuta” che abbiamo conosciuto, mentre Elliot è ancora la brillante ma sbadata dottoressa di cui J.D. si è innamorato, anche se, al momento, tra i due c’è un po’ di maretta.

Il cast si arricchisce anche di nuovi personaggi, giovani medici del Sacro Cuore che avranno tempo e modo di farsi conoscere e interagire con i volti storici della serie, ritagliandosi spazio e identità.

Come detto, c’è ancora un po’ di ruggine: il primo episodio non osa particolarmente e si concentra soprattutto sul ritorno di J.D. al Sacro Cuore, convinto dal Dottor Cox, mentore e padre putativo ancora oggi, dopo un rapporto inizialmente fatto di amore e odio. Anche questo è un elemento profondamente nostalgico e piacevole da rivedere sullo schermo.

Non è ancora chiaro se nel corso della stagione compariranno due pilastri dello show originale come Bob Kelso e l’Inserviente, mine vaganti di comicità e follia. È probabile che almeno uno dei due possa fare un’apparizione negli episodi finali: in quel caso, sarebbe la vera ciliegina sulla torta.

Bentornato Scrubs!

SCRUBS – #101 Table Read. (Disney/John Fleenor)
BILL LAWRENCE, DONALD FAISON, SARAH CHALKE, ZACH BRAFF, JUDY REYES, JOHN C. MCGINLEY

Insomma, due elementi positivi emergono chiaramente dopo il ritorno in pompa magna di Scrubs:

  1. Da quanto visto finora, Scrubs: Med School appare come uno “scivolone” che questa nuova stagione sembra voler mettere da parte.
  2. La paura di trovarsi di fronte a uno show che fosse solo l’ombra della serie originale, al momento, anche se è presto per dirlo, sembra scongiurata.

Negli occhi degli attori si percepiscono emozione e voglia di dimostrare che questi personaggi fanno ancora parte di loro, al cento per cento.

J.D. e Turk sono tornati. E con loro, i medici “no Superman” di Scrubs.

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Finché morte non ci separi 2: incontro con Sarah Michelle Gellar e Kathryn Newton

Il 23 marzo c’è stata la conferenza stampa del film Finché morte non ci separi 2 a cui hanno partecipato le protagoniste, Sarah Michelle Gellar e Kathryn Newton. Noi di PopCorNerd eravamo lì ed ecco come è andata

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È andata in scena nella giornata di lunedì 23 marzo al Cinema Barberini di Roma la conferenza stampa sul nuovo film horror diretto da Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, Finché morte non ci separi 2, sequel del fortunato film uscito nel 2019, che arriverà nelle sale italiane il prossimo 9 aprile.

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Presenti due delle star della pellicola, Sarah Michelle Gellar e Kathryn Newton, in un incontro moderato dalla giornalista Eva Carducci. Ne è emersa una conferenza vivace e ricca di spunti, che ha delineato il ritratto di un film capace di ripercorrere le orme del capitolo precedente, mescolando horror e commedia e puntando su un equilibrio sempre più raffinato tra tensione e ironia, con la famiglia e i conflitti interni al centro di una pellicola adrenalinica di puro intrattenimento.

Finché morte non ci separi 2 e quel mix tra horror e humor

In foto: le star Sarah Michelle Gellar e Kathryn Newton durante la conferenza stampa

Il tono del film, che unisce horror e commedia, è stato uno degli elementi chiave per entrambe le attrici, insieme al rapporto con i registi e con il franchise.

«Ho detto sì al progetto perché i registi sono dei geni. Avevo già lavorato con loro in Abigail e quando mi hanno detto che avevano scritto questo film è stato un grande onore. Per me è stato fondamentale essere invitata a lavorare di nuovo con loro, ed ero entusiasta anche all’idea di condividere questa nuova esperienza con Samara Weaving.» – Kathryn Newton

«Ero già una grandissima fan dell’originale. Quando mi hanno chiamata per dirmi che avrebbero fatto un sequel, non ci ho pensato due volte. Non capita spesso di poter entrare a far parte di una storia che ami davvero: ho letto la sceneggiatura e ho colto subito l’occasione.» – Sarah Michelle Gellar

Temi familiari, tra rapporti e potere

Dietro lo spettacolo e l’azione adrenalinica, il film nasconde un’anima sorprendentemente intima. Il tema della famiglia attraversa tutta la narrazione in modo tutt’altro che convenzionale: i legami sono complessi, spesso dolorosi, fatti di aspettative e incomprensioni.

«È proprio questo che rende il film interessante. Puoi viverlo come un viaggio divertente, oppure soffermarti su quello che racconta davvero. Usiamo horror e commedia per parlare del desiderio di potere, di ciò che le persone sono disposte a fare per ottenerlo e mantenerlo. Allo stesso tempo esploriamo le famiglie, i rapporti e gli obblighi che esistono all’interno di queste strutture.» – Sarah Michelle Gellar

Umanità, costruzione dei personaggi e…interpretare il lato “cattivo”

Un aspetto centrale è la tridimensionalità dei ruoli. Alla Gellar è stato chiesto cosa cerca di inserire nei personaggi che porta sullo schermo.

«Spero sempre di portare umanità in qualsiasi personaggio. Non cerco qualcosa di specifico, ma voglio tridimensionalità. Non voglio mai fare una caricatura. Anche quando un personaggio è cattivo, deve avere una motivazione.

Se io non credo in ciò che lo spinge, non posso chiedere al pubblico di crederci. Essere cattivi è sicuramente più divertente. Sono stata fortunata perché ho potuto interpretare anche l’eroe, ma mi piace dare umanità anche a personaggi più oscuri. La verità è che nessuno è buono o cattivo al cento per cento: questa dualità è ciò che li rende interessanti. Mi sento fortunata perché il pubblico mi ha accettata in entrambe le versioni.» – Sarah Michelle Gellar

Lavoro fisico e scene d’azione

La Newton ha sottolineato il lato più fisico del ruolo che ricopre nel film, Faith MacCaullay, apprezzando la possibilità di mettersi alla prova.

«Mi piace fare le scene d’azione in prima persona. Questo film mi ha dato la possibilità di mostrare le mie capacità fisiche ed è stato uno degli aspetti più divertenti.
È stato incredibile lavorare con Shawn [Hatosy]: vederlo recitare è qualcosa che va oltre ciò che ci si aspetta. Questo dimostra quanto sia importante avere registi che scelgono gli attori giusti, quelli davvero entusiasti di recitare.
Sapete che ci saranno esplosioni e tanto sangue, ma non sapete quando né come: è questo il bello. Sono molto grata di aver potuto fare queste scene e non vedo l’ora di sapere cosa ne penserete dopo aver visto il film.» – Kathryn Newton

Il ricordo di Nicholas Brendon

Un momento toccante ha riguardato il pensiero personale di Sarah Michelle Gellar sulla scomparsa di Nicholas Brendon, interprete di Xander Harris in Buffy l’ammazzavampiri.

«La perdita di una persona è sempre una tragedia, ancora di più quando accade troppo presto. Lui è stato una parte importante di Buffy e ha portato gioia a tante persone: questa è la sua eredità.
Forse abbiamo la sensazione che nella nostra serie ci siano state più tragedie, ma probabilmente è solo qualcosa di personale. Quello che conta è ciò che ha lasciato: tutta quella gioia continua a vivere, ed è questa la verità.» – Sarah Michelle Gellar

Il lavoro di gruppo e le scene più divertenti

Il set è stato un’esperienza molto corale che ha coinvolto tutti gli attori protagonisti, come racconta la Newton.

«Mi sento fortunata a essere qui con lei [Sarah Michelle Gellar n.d.r.]. Le scene più divertenti sono state quelle girate insieme, anche grazie a un cast fantastico. I momenti corali sono stati i migliori: abbiamo riso, parlato, condiviso esperienze. Questo è stato fondamentale per noi.» –Kathryn Newton

L’esperienza con David Cronenberg sul set

Una domanda della moderatrice Eva Carducci ha riguardato la presenza sul set di David Cronenberg, regista de La Mosca e attore in questa pellicola nei panni di Chester Danforth, e di come una figura così importante avesse potuto lasciato il segno.

«All’inizio ero ovviamente nervosissima. Quando ci hanno detto che David Cronenberg sarebbe stato sul set, sono rimasta senza parole: prima sorpresa e poi entusiasta. Si percepiva proprio un cambio di energia quando è arrivato. Stavamo girando in Canada ed è stata una presenza davvero speciale. È una persona molto gentile e ama profondamente il cinema. Gli piaceva osservare come i registi lavoravano e voleva essere trattato come un attore qualsiasi. Naturalmente tutti gli facevano domande sui suoi film, ma quando gli abbiamo chiesto dei consigli di regia ha risposto: “No, sono qui come attore, come voi”.» – Sarah Michelle Gellar

Il futuro del franchise

A Kathryn Newton è stato chiesto se le piacerebbe tornare in futuro nel franchise.

«Hanno fatto un primo capitolo fantastico e questo sequel è altrettanto riuscito. Sono sicura che potrebbero realizzare altri film, anche come storie autonome. Personalmente non vedo l’ora di lavorare di nuovo con loro. Li adoro davvero e farei qualsiasi cosa mi proponessero. Anche interpretare una mummia, perché no?» – Kathryn Newton

Rapporti familiari e dinamiche tra personaggi

In foto: Eva Carducci, Kathryn Newton e Sarah Michelle Gellar

Il film lavora molto sui legami tra fratelli e sorelle, spesso conflittuali, quasi come una forma di “terapia” portata all’estremo.

«È curioso, perché io e Kathryn siamo entrambe figlie uniche, quindi abbiamo dovuto “immaginare” cosa significhi avere un fratello o una sorella. Io e Samara ne abbiamo parlato molto. I gemelli, in particolare, hanno un legame unico, difficile da comprendere se non lo vivi. È qualcosa di affascinante, perché implica una connessione profondissima ma anche dinamiche molto complesse.» – Sarah Michelle Gellar

«Con Samara Weaving è stato naturale creare un rapporto da sorelle. Sul set è diventata davvero come una sorella maggiore. La nostra dinamica è nata subito in modo spontaneo: quello che volevo fare era sostenerla e accompagnarla nel suo percorso. Mi sono affezionata tantissimo a lei e spero che questo si percepisca anche nel film.» – Kathryn Newton

L’horror come libertà creativa

Entrambe hanno ribadito quanto il genere horror offra libertà espressiva.

«Mi piace perché non ci sono regole. Ogni film horror crea le proprie regole, e anche questo film ha le sue.» – Sarah Michelle Gellar

«Puoi sperimentare molto più che in altri generi. I registi si fidano di te e puoi prenderti dei rischi: anche se qualcosa non funziona, c’è sempre modo di rielaborarlo. Questo rende il processo molto creativo.» – Kathryn Newton

La catarsi dell’horror e il cinema in sala

Le due attrici con Roma alle loro spalle

Infine, si è parlato del valore dell’esperienza collettiva in sala riguardante la visione dei film horror, genere salito nuovamente alla ribalta negli ultimi anni.

«L’horror è catartico. Vai al cinema, stacchi da tutto e vivi qualcosa insieme agli altri. È uno dei motivi per cui il cinema è così importante: condividere emozioni, ridere e spaventarsi insieme» – Sarah Michelle Gellar

«È un’esperienza condivisa: si ride e si salta sulla sedia insieme. Io adoro i film horror anche per questo, perché pensiamo sempre al pubblico mentre li realizziamo. Se una persona esce felice dal cinema, abbiamo fatto il nostro lavoro. In un mondo pieno di distrazioni, il cinema resta uno spazio in cui puoi spegnere tutto e concentrarti solo su ciò che stai vivendo.» – Kathryn Newton

Finchè morte non ci separi 2

SINOSSI

Poco dopo essere sopravvissuta a un attacco senza esclusione di colpi da parte della famiglia Le Domas, Grace (Samara Weaving) scopre di aver raggiunto il livello successivo di questo gioco da incubo, questa volta con al suo fianco la sorella Faith (Kathryn Newton) con cui non aveva più rapporti. Grace ha una sola possibilità per sopravvivere, per salvare la vita della sorella e rivendicare il Posto D’Onore del Consiglio che controlla il mondo. Quattro famiglie rivali le stanno dando la caccia per il trono, e chi vincerà governerà su tutto.

Finché morte non ci separi 2 è il nuovo film di Matt Bettinelli-Olpin (Finché morte non ci separi, Scream VI, Abigail e il prossimo capitolo del franchise de La Mummia) e Tyler Gillett, con Samara Weaving, Kathryn Newton, Sarah Michelle Gellar David, Cronenberg ed Elijah Wood in arrivo dal 9 aprile nelle sale italiane.

*Ringraziamo l’ufficio stampa Disney per l’invito alla conferenza stampa di Finché morte non ci separi 2

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