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Comics Legends: Intervista a Patrick Olliffe, narratore visivo di Spider-Man e Spider-Girl

Su Comics Legends un artista capace di raccontare con i suoi disegni il passato e il futuro di Spider-Man: il grandissimo Patrick Olliffe

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Avete presente la sensazione che si prova quando si riascolta, dopo tanto tempo, il proprio CD preferito (o la propria playlist, se siete più giovani)? Ecco, a me succede la stessa cosa quando ammiro l’arte di Patrick ‘Pat’ Olliffe.

Il suo stile, tendente al classico, è sempre un piacere da osservare e, in maniera del tutto naturale, il mio pensiero va ai suoi grandi lavori realizzati per Untold Tales of Spider-Man (conosciuto in Italia come Le storie mai narrate di Spider-Man) e Spider-Girl.

È incredibile come il suo tratto sia l’unico che riesco a immaginare perfettamente in sintonia con quelle storie, se ripenso alle atmosfere, ai personaggi protagonisti e alle sue versioni di Spider-Man e Spider-Girl che coglievano entrambi lo spirito genuino del Tessiragnatele nato dalla mente di Stan Lee e Steve Ditko.

Probabilmente, senza le sue matite, non sarei qui a parlare di racconti che mi sono entrati nel cuore e che hanno segnato gran parte della mia adolescenza, quando venivano pubblicati in Italia sulla rivista antologica Wiz (Untold Tales of Spider-Man) e sulla serie ammiraglia dell’Uomo Ragno (Spider-Girl). Erano storie che leggevo con piacere e serenità, che attendevo con ansia e che mi hanno definitivamente convinto che Spider-Man era (ed è ancora oggi) il mio supereroe Marvel preferito. E questo è anche merito di Pat.

Pat Olliffe ha lavorato anche su altri progetti, non solo per la Casa delle Idee, e nuovi lavori sono in arrivo, come scoprirete nell’intervista che segue. Per me, però, è una vera e propria “leggenda dei comics” per il contributo artistico dato ai titoli Marvel legati all’universo di Spider-Man.

La chiacchierata con lui è stata tanto emozionante, quanto divertente e davvero piacevole e per me è stato un onore parlare con uno degli artisti che considero, più che mai, una leggenda del fumetto. E ora direi di lasciare spazio alle sue parole!


Pat Olliffe: l’artista che ha ridefinito il passato e il futuro di Spider-Man

Grazie mille, Pat Olliffe, per essere su PopCorNerd. Per me è un grandissimo onore averti come ospite, in quanto ti considero uno degli artisti che mi hanno fatto sognare con Spider-Man. Quindi, vorrei iniziare dal tuo arrivo alla Marvel, che, da quanto so, è avvenuto anche grazie all’aiuto di un altro artista e tuo amico, Ron Frenz. Puoi raccontarci come è andata?

Pat Olliffe – Certo. Conoscevo già Ron, viviamo entrambi a Pittsburgh, e l’avevo incontrato prima che andassi alla scuola d’arte. Credo fosse al liceo: avevo iniziato a fare qualche lavoro per una società locale di animazione, piccole cose qua e là. Lui lavorava per un’altra azienda locale di animazione, e gli mostrai alcuni dei miei lavori. Mi incoraggiò molto.

Sapevo che aveva frequentato l’Art Institute of Pittsburgh, insieme ad altri ragazzi che poi hanno avuto una buona carriera. Così decisi di provarci anch’io. Siamo rimasti in contatto e periodicamente gli mostravo i miei lavori mentre crescevo artisticamente e andavo avanti con gli studi. È sempre stato molto disponibile, dandomi consigli e idee.

Quando mi sono diplomato, ho realizzato delle tavole di prova, come facevano tutti; all’epoca non c’era internet. Le ho inviate alla Marvel, alla DC e ad altri editori, ricevendo lettere di rifiuto. Però le avevo mostrate anche a Ron, e in quel periodo lui lavorava su Thor.

I miei lavori rimasero un po’ “in attesa”. Poi, a un certo punto, c’era bisogno di una storia di backup in Thor: Tales of Asgard. È stato suggerito che potessi occuparmene io. A quel punto avevo già lavorato su piccoli progetti per case editrici in bianco e nero, ma Tales of Asgard fu il mio primo lavoro per la Marvel. Ovviamente, questo è avvenuto grazie alla raccomandazione di Ron.

Il lavoro è piaciuto abbastanza da permettermi di farne altri: ho realizzato altre storie e qualche fill-in su Thor. Una volta che inizi a lavorare per la Marvel, se il tuo lavoro piace, se sei professionale, facile da gestire e rispetti le scadenze, è tutto un crescendo.

Dopo Thor, credo di aver fatto Nomad, che è stato il mio primo incarico regolare alla Marvel. Da lì, tutto ha continuato a svilupparsi.

The Mighty Thor #437 albo che contiene la storia di Pat Olliffe di Tales of Asgard.. il suo primo lavoro in Marvel!

Come si è formato invece il “dream team” con Tom DeFalco e Ron Frenz? Avete lavorato insieme su diversi progetti e siete anche grandi amici?

Pat Olliffe – Sì, sì. Quando ho iniziato a lavorare alla Marvel, su serie come Thor, Tom era lo sceneggiatore. Così abbiamo iniziato a costruire il nostro rapporto. Direi che andavamo tutti molto d’accordo.

In particolare, io, Ron e Tom DeFalco avevamo una visione molto simile della narrazione, soprattutto quella supereroistica. C’è stata quindi subito una connessione nel modo in cui vedevamo lo storytelling e questo genere di fumetti.

Questo ci ha aiutato a legarci. Poi io e Tom abbiamo lavorato insieme a una miniserie, Thor Corps, che lui ha scritto. Credo sia stato il nostro primo vero progetto insieme, non una storia di backup o qualcosa del genere, ed è stata una bella occasione per collaborare a un progetto completo.

E naturalmente Ron [Frenz] e Tom sono molto legati, come sai. A un certo punto ho anche condiviso uno studio con Ron, quindi abbiamo lavorato nello stesso ufficio per parecchio tempo.

Cover di Pat Olliffe di Thor Corps

Quando penso a Pat Olliffe, la prima cosa che mi viene in mente è Untold Tales of Spider-Man insieme a Kurt Busiek. Com’ è nato quel progetto? Ed è stato difficile inserire ogni storia tra i classici numeri di Lee e Ditko senza creare errori di continuity?

Pat Olliffe – Beh, come è nato… avevo realizzato alcune illustrazioni per carte collezionabili per Marvel all’epoca, e una di queste era proprio una carta di Spider-Man. È capitato che l’editor di quel progetto fosse anche l’editor di Untold Tales of Spider-Man, e vide i miei lavori. Stavano cercando un artista per la serie, quindi mi chiese se fossi interessato. Io fui felicissimo.

Pensavo fosse un progetto fantastico, quindi ero molto entusiasta. Ricordo di aver fatto una sorta di tavola di prova, per mostrare come avrei gestito il personaggio. Gli piacque abbastanza da affidarmi il lavoro. Ero davvero molto contento di averlo ottenuto.

Per quanto riguarda il cercare di unire lo stile di Lee e Ditko con qualcosa che non fosse troppo Ditko, perché volevamo comunque tener conto anche di un pubblico moderno, quello che ho fatto è stato cercare di usare l’influenza di Ditko dove possibile.

Naturalmente ho anche il mio stile e le mie idee, che emergono comunque. Ho guardato anche ad altri artisti di Spider-Man che mi avevano influenzato. Rick Leonardi, ad esempio, è stato molto importante per il modo in cui ho gestito il personaggio. Quindi è stato un mettere insieme diverse influenze per arrivare a qualcosa che potesse funzionare per questo progetto.

Per quanto riguarda la continuity, Kurt ha fatto un lavoro meraviglioso con le storie, intrecciandole perfettamente con quelle di Lee e Ditko. È stato molto utile avere sempre dei riferimenti: mi assicuravo di avere sotto mano i numeri originali in cui dovevamo inserire le nostre storie.

Avevo sempre quei numeri con me, così da assicurarmi che gli ambienti fossero coerenti e i personaggi vestiti allo stesso modo; J. Jonah Jameson, il Bugle, la casa di Peter, zia May. Finché avevo il riferimento originale di Ditko, sapevo che, anche aggiungendo qualche tocco personale, stavo comunque rispettando l’aspetto visivo della serie, ed era fondamentale.

Per me questa è come la risposta Marvel a Batman: Year One. Quasi da considerare… uno Spider-Man: Year One! Che dici?

Pat Olliffe – Sì. Esatto.

Secondo me, il più grande punto di forza di Untold Tales of Spider-Man è stato ricreare l’atmosfera scolastica e da soap opera tipica delle storie di Stan Lee e Steve Ditko su Amazing Spider-Man. Come artista, quanto è stato difficile catturare quelle atmosfere adattandole al tuo stile, considerando che il tuo Spider-Man è molto più dinamico rispetto alla versione classica di Ditko?

Pat Olliffe – Credo che ci fosse un equilibrio da trovare. Sapevamo che le storie erano molto nostalgiche e che avrebbero avuto un pubblico specifico, persone in cerca proprio di quel tipo di racconti.

Ma allo stesso tempo sapevamo di dover esistere in un mercato più moderno. Non volevamo che il pubblico fosse composto solo da chi conosceva lo Spider-Man di Lee e Ditko. Quindi volevamo mantenere quel tipo di narrazione, ma renderla anche adatta al periodo in cui veniva pubblicata.

Parte del motivo per cui ho ottenuto il lavoro è che il mio modo naturale di raccontare e disegnare non è così distante dallo storytelling classico Marvel. Quindi ero già una buona scelta per il progetto.

Poi è successo che alcune persone hanno notato che quando disegno Spider-Man, le ragnatele non sono quelle classiche di Ditko, ma quelle alla McFarlane

Sì, esatto!

Pat Olliffe – Anche cose come il layout delle tavole erano più dinamiche, per adattarsi a un pubblico moderno. Ci sono quindi piccoli elementi con cui ho cercato di modernizzare, mantenendo però un legame con Lee e Ditko, e allo stesso tempo rendendo il tutto visivamente interessante per i lettori contemporanei.

Commission di Olliffe che dimostra come le sue ragnatele di Spider-Man sono molto simili a quelle di McFarlane!

Tra i nuovi comprimari introdotti in Untold Tales, c’erano Sally Avril e Jason Ionello, compagni di liceo di Peter, entrambi personaggi molto ben sviluppati e centrali in una storyline particolarmente drammatica. Come hai affrontato visivamente quella parte della serie per trasmettere il peso emotivo di quel momento tragico, soprattutto per Jason?

Pat Olliffe – Credo che tutto parta dalla storia. Le sceneggiature di Kurt avevano già tutti i momenti emotivi necessari per renderli visivamente.

Quella è stata sicuramente una delle storie più intense emotivamente. Il personaggio di Sally si era sviluppato nel tempo. Anche Jason, ovviamente, ma soprattutto Sally aveva avuto un’evoluzione molto specifica, per poi arrivare a quel finale tragico, con Jason che si sente responsabile.

Lui sparisce per qualche numero, e poi torna. E il modo in cui interagisce con gli altri studenti dopo quell’evento… molto era già nella sceneggiatura. Ma io ho cercato di usare ombre e inquadrature per enfatizzare l’emozione.

Nel numero successivo alla morte di Sally, ad esempio, c’è una splash page con Spider-Man su un muro e un’ombra molto lunga. Volevo mantenere quell’atmosfera più cupa e malinconica. Quindi ho lavorato molto con ombre e angolazioni.

Questo è il secondo momento tragico per Peter dopo la morte di zio Ben?

Pat Olliffe – Sì, esatto. Volevo assolutamente rendere chiaro quel parallelo. E ancora una volta, la sceneggiatura di Kurt ha reso tutto più semplice.

Jason Ionello, uno dei personaggi originali introdotti in Untold Tales of Spider-Man

Untold Tales of Spider-Man si è concluso con il numero 25. Il finale era pianificato fin dall’inizio oppure ci sono state altre ragioni dietro la chiusura della serie?

Pat Olliffe – No, non era pianificato dall’inizio. Allora, da quello che ho capito, il fumetto faceva parte di una linea a 99 centesimi. Quindi costava meno rispetto alle serie regolari da edicola dell’epoca.

Perché una serie così economica possa essere sostenibile nel lungo periodo, deve avere vendite abbastanza alte da generare profitto. Alla fine è pur sempre un business. Quindi credo che siano successe un paio di cose: le vendite non hanno raggiunto il livello necessario per rendere sostenibile un fumetto a 99 centesimi.

E poi, dopo due anni, penso che Kurt avesse già raccontato le storie che voleva raccontare. Aveva esplorato quell’universo e poi era pronto a passare ad altri progetti ed infatti è passato a Iron Man.

C’è stata anche una breve discussione sull’idea di continuare con un altro sceneggiatore, mentre io sarei rimasto sulla serie. Ma credo che la decisione finale sia stata che, anche volendo continuare, il prezzo di 99 centesimi rendeva difficile sostenere la serie nel lungo periodo. Quindi ci sono state diverse ragioni per cui la serie si è conclusa.

Cover di Untold Tales of Spider-Man #25, numero che vede protagonista il Green Goblin!

Hai avuto due grandi esperienze nell’universo di Spider-Man, e ora è il momento di parlare di Spider-Girl. L’anno scorso ho intervistato Tom DeFalco per un’altra testata, e mi ha detto che tu, lui e Ron Frenz avete adorato lavorare su Spider-Girl. Che vi siete divertiti molto ed è stato un lavoro fatto con molta passione. È stato lo stesso anche per te?

Pat Olliffe – Sì, assolutamente. Sono stato molto fortunato a ottenere quel progetto. Tom e Ron avevano introdotto il personaggio in What If? #105, e aveva attirato l’attenzione in Marvel, tanto da decidere di farne una serie e di espandere l’universo MC2.

All’inizio pensavo che avrei lavorato su A-Next, perché ho sempre voluto disegnare gli Avengers e non ne avevo ancora avuto l’occasione. E pensavo che Ron avrebbe continuato su Spider-Girl, visto che l’aveva creata.

Ma Ron voleva passare a lavorare su Thunderstrike, un suo personaggio, che sarebbe apparso in A-Next. E dato il mio legame con Spider-Man, offrirono a me Spider-Girl, e ne fui felicissimo. È stato un passaggio molto naturale.

Non solo è un grande personaggio e un’ottima idea, ma io e Tom avevamo già lavorato insieme e abbiamo un modo molto simile di raccontare. È stato tutto molto naturale, come una collaborazione perfetta fin dal primo numero. E mi è piaciuto tantissimo.

E poi la cosa incredibile è stata la reazione dei fan. Il fumetto non aveva vendite straordinarie, e Marvel guardava molto ai numeri. Avevano delle metriche per decidere quando cancellare una serie.

Ma noi non siamo mai arrivati a quel punto, perché ogni volta che si parlava di cancellazione, i fan scrivevano, si facevano sentire, e continuavano a salvare la serie. Io e Tom eravamo felicissimi di poter continuare. Ho davvero amato quel progetto.

Per me Spider-Girl è uno dei quattro grandi personaggi con poteri del ragno. Oggi ce ne sono tantissimi, ma per me i migliori restano Peter Parker, Mayday Parker, Miles Morales e Miguel O’Hara. Per me sono loro i quattro principali Spider-eroi. Gli altri… beh, ormai ce ne sono davvero tanti.

Una splendida commission di Olliffe che ritrae la sensazionale Spider-Girl

Dunque, tu non sei stato il creatore di Spider-Girl, ma il tuo contributo alla serie è stato, secondo me, fondamentale. Le tue matite sono state uno dei fattori chiave che hanno permesso al titolo di raggiungere il traguardo dei 100 numeri. La serie ha introdotto molti nuovi personaggi che hanno ampliato l’universo MC2. A quale hai contribuito di più, dal punto di vista creativo, soprattutto in termini di design? E, al di là di Spider-Girl, quale personaggio ti è piaciuto di più disegnare? Il mio preferito era Darkdevil.

Pat Olliffe – Oh Darkdevil ha un design fantastico. Vorrei poter prendermene il merito, ma in realtà è stato progettato da un altro disegnatore che era un amico di Ron. Ha proposto l’idea ed era così valida che ovviamente abbiamo deciso di usarla.

Quindi, sai, c’erano sicuramente personaggi sviluppati da Ron, ma ce ne sono stati anche altri che ho sviluppato io. Personalmente mi è piaciuto disegnarne molti, ma dal punto di vista del design il villain Crazy Eight, con la gigantesca palla da biliardo numero otto e il costume completamente nero, è quello che mi ha colpito di più. Quel design ha funzionato subito per me e ne sono stato molto soddisfatto.

Era divertente da disegnare. Quindi, tra i personaggi che ho progettato, direi che è stato probabilmente il mio preferito. È stato uno di quei momenti in cui disegni un personaggio e pensi: “Oddio, forse so quello che sto facendo”. Quindi sì, è stato probabilmente il mio design preferito.

Lo ‘strambo’ Crazy Eight, personaggio creato da Olliffe e che tanto gli piaceva disegnare!

Quando l’universo MC2 si è concluso, è nato l’Ultimate Universe. Secondo te l’MC2 è stato in qualche modo una base per la nascita dell’Ultimate Universe? Pensi che la Marvel si sia ispirata a quello?

Pat Olliffe – Beh, non so cosa succeda dietro le quinte. Non sembra ci sia stata un’ispirazione diretta. Però quello che so con certezza è che mi considero molto fortunato ad aver contribuito all’universo MC2, perché penso che abbia avuto una certa influenza nel tempo.

Come ho detto, non ero coinvolto in discussioni di quel tipo. Ma dire che non ci sia stata alcuna influenza probabilmente non sarebbe del tutto corretto. Era una linea abbastanza popolare e, quando c’è un legame forte con il pubblico, qualcosa rimane. Però non posso parlarne in modo specifico.

I Fantastic Five, personaggi del MC2, universo che ha posto le basi dell’Ultimate Universe?

Questa è una domanda divertente. Sono sempre stato curioso di una cosa: ho notato una certa somiglianza tra te nel periodo in cui disegnavi Spider-Girl e il Peter Parker adulto e padre di Mayday. Hai preso in parte te stesso come riferimento quando lo disegnavi?

Pat Olliffe – [risata n.d.r.] Do la colpa a Ron Frenz per questo! Sì, perché, come dicevo, io e Ron siamo amici da molto tempo e abbiamo condiviso lo studio. Credo che aggiungere il pizzetto e quell’acconciatura… abbia fatto sì che il personaggio cominciasse naturalmente ad assomigliarmi.

Ma è stata una decisione di Ron inserire il pizzetto. E una volta che un personaggio è definito visivamente in un certo modo, non lo cambi. Quindi ho semplicemente continuato a disegnarlo così e sì, effettivamente mi somigliava. Ci siamo anche divertiti con questa cosa in seguito.

A un certo punto, credo che abbiamo dato a Peter anche una ciocca di capelli bianchi o grigi sulla fronte. Anche quello era perché stavo iniziando ad avere i capelli grigi in quel periodo e avevo una ciocca simile. Quindi sì, do la colpa di quella rappresentazione visiva a Ron Frenz [risata n.d.r.].

Su testi di Tom DeFalco hai lavorato su Secret Wars: Battleworld per la Marvel, una miniserie molto divertente costruita su un’idea particolare: introdurre villain, incluso una prima versione di Venom che non appariva nella storia originale ma solo nella linea di action figure, e metterli contro Spider-Man. Quanto ti sei divertito a disegnare questa miniserie e cosa ha significato per te entrare a far parte dell’eredità del primo spin-off di Secret Wars?

Pat Olliffe – È stato molto divertente. Davvero, tantissimo. Non solo è stato bello farne parte, ma avevo anche delle grandi aspettative da rispettare. Arrivi dopo Secret Wars di Mike Zeck, e poi tocca a te.

Ma è stato davvero divertente, soprattutto lavorare di nuovo con Tom su una storia di Spider-Man. Amo il modo in cui scrive il personaggio. E poter disegnare tutti questi villain, molti dei quali non avevo mai disegnato prima, è stato fantastico.

E per la prima volta ho potuto disegnare Spider-Man con il costume nero, cosa che non avevo mai fatto prima. Avevo disegnato varie versioni del personaggio, ma fino a quel momento avevo lavorato soprattutto su Marvel Team-Up. Quindi è stata la prima volta che ho disegnato il costume nero, ed è stato molto divertente.

L’idea della storia,  quella di inserirsi in un momento preciso di Secret Wars e poi sviluppare la nostra narrazione, è tutta merito di Tom. Gli do pieno merito per questo.

È stato divertente anche per la natura dell’avventura: viaggiare tra diverse aree e pianeti. Questo mi ha permesso di disegnare ogni tipo di cosa, alieni, ambientazioni diverse, ed è stato davvero stimolante.

Quindi non solo è stato divertente lavorare su un progetto legato a Secret Wars e disegnare il costume nero di Spider-Man, ma anche poter rappresentare ambienti così diversi. E ovviamente disegnare tantissimi personaggi, la Torcia Umana, Falcon e molti altri che non avevo mai fatto prima, è stato davvero bello.

Sì, per me questo è uno dei tuoi lavori migliori, perché ci sono tantissimi personaggi e ambientazioni incredibili. Sembra davvero un progetto ampio e ricco.

Pat Olliffe – Sì, esatto, è proprio quello che intendevo. E penso che un’altra cosa che lo ha reso così piacevole è che sono stato molto fortunato nel corso della mia carriera a lavorare con grandi inchiostratori, come, ovviamente, Al Williamson su Spider-Girl. Ma in quel progetto il risultato finale è stato davvero, nel bene o nel male, una rappresentazione fedele di come volevo che apparisse. E questo è stato molto divertente.

Secret Wars: Battleworld variant cover di Olliffe

Mi piace pensarti come l’artista che ha ridefinito il passato di Spider-Man con Untold Tales e ne ha immaginato il futuro con Spider-Girl, ma che ha lavorato poco sul “presente” del personaggio. Ti sarebbe piaciuto contribuire di più ad Amazing Spider-Man con un Peter adulto,  fuori dal contesto scolastico?

Pat Olliffe – Sì, certo. Voglio dire, sono sempre stato un fan del personaggio. E quando inizi a disegnarlo e a disegnare il suo mondo, è qualcosa che ti manca quando non puoi più farlo. Spider-Man ha uno spazio unico nella nostra industria, tra i grandi personaggi della Marvel Comics. Ha davvero una sua identità. Quindi sì, mi sarebbe piaciuto continuare a disegnare Spider-Man in diversi progetti.

È stato per questo che è stato così divertente quando ho ricevuto la chiamata per Secret Wars. Era passato un po’ di tempo da quando avevo lavorato davvero in quell’universo, quindi poter tornare a disegnarlo è stato fantastico. Mi sono divertito molto. Poi il progetto è finito e sono passato ad altro, ma c’è sempre una parte di me che, se ci fosse un altro progetto su Spider-Man, salirebbe a bordo senza pensarci due volte.

Cover di Olliffe di una cover per un numero speciale di Amazing Spider-Man esclusivo per il digitale

Hai lavorato alla DC Comics per diversi anni. Ti ricordo soprattutto su Catwoman e Booster Gold, due progetti molto diversi. Il primo più orientato all’azione, il secondo più action-comedy, in linea con il personaggio. Su quale ti sei divertito di più a lavorare?

Pat Olliffe – Penso che quando ho lavorato su 52 e ho avuto modo di disegnare Booster Gold nei miei numeri, mi sono divertito molto. Era davvero un personaggio divertente da disegnare.

Ma Catwoman, devo dire, che è la mia preferita tra i due. Sono sempre stato un fan di Batman e del suo universo, quindi poter disegnare Catwoman e avere anche il Cavaliere Oscuro in alcune storie è stato fantastico. Era una grande storia, e con le chine di Tom Nguyen il risultato era davvero ottimo.

Mi è piaciuto molto lavorare su Catwoman e speravo che la serie potesse durare più a lungo, perché stavamo raccontando storie davvero divertenti. Ma, dal punto di vista visivo, poter disegnare quel personaggio nell’universo di Batman è stato incredibile. Quindi sì, la mia preferita è sicuramente Catwoman.

La meravigliosa Catwoman di Pat Olliffe

Okay. Ci sono altri progetti o titoli DC che ti sarebbe piaciuto disegnare?

Pat Olliffe – Ho avuto la possibilità di disegnare Batman un po’ in Catwoman e anche in una miniserie dopo 52, World War III, che includeva Batman, Superman e Wonder Woman.

È stato divertente, ma se devo pensare a un personaggio che avrei davvero voluto disegnare… come Spider-Man ha il suo posto nella gerarchia Marvel, Superman ha il suo nella DC. Mi sarebbe piaciuto disegnare Superman. Anche Batman, ovviamente.

Sono stato fortunato: ho disegnato Atom, Hawkman, Catwoman… ma quei due, Superman e Batman, mi sarebbe davvero piaciuto disegnarli di più.

Commission dedicata all’Uomo d’Acciaio e la dolce metà, Lois Lane

Ho visto sui tuoi social che hai condiviso alcune immagini legate a G.I. Joe. Puoi darci qualche anticipazione?

Pat Olliffe – Certo. Ho lavorato su un paio di progetti di G.I. Joe ed è stato molto divertente. È una proprietà molto famosa: tutti conoscono G.I. Joe, tra personaggi, animazione e giocattoli.

Ho avuto la possibilità di lavorare su una serie di numeri “silent”, senza dialoghi. L’anno scorso erano dedicati agli eroi, mentre quest’anno saranno dedicati ai villain. Ho coinvolto il mio amico Tom DeFalco, che ha scritto un numero su Zartan, e io l’ho disegnato. Dovrebbe uscire tra un mese circa.

Poi ho fatto un altro numero con Larry Hama, e lavorare con lui su G.I. Joe è il massimo. Sono stati progetti molto divertenti, e spero di poter continuare a lavorare su questo universo più avanti durante l’anno.

Cover di Pat Olliffe di G.I. Joe Silent Missions: Zartan

Se oggi ti offrissero un ultimo progetto su Spider-Girl o Untold Tales of Spider-Man, accetteresti oppure senti di aver già detto tutto?

Pat Olliffe – È una domanda difficile. Mi piacerebbe tornare a disegnare entrambi i personaggi, senza dubbio. Ho amato lavorare su entrambi i progetti, quindi se ci fosse una nuova storia di Spider-Girl, accetterei subito.

È stata una serie molto lunga, il personaggio femminile più duraturo nella storia della Marvel, con oltre 100 numeri. Dal punto di vista delle storie, c’è sempre modo di raccontarne di nuove.

Ma se dovessi scegliere, direi Untold Tales of Spider-Man, perché è finita troppo presto. C’erano ancora tante storie da raccontare, inserendole nel periodo universitario di Peter e portandolo avanti. Quindi sceglierei quella.

Un’ultimissima domanda: se puoi, puoi dirci se stai lavorando a nuovi progetti e quali?

Pat Olliffe – C’è qualcosa di cui probabilmente non posso ancora parlare, ma sto parlando con Skybound per fare altri lavori sui G.I. Joe. Spero quindi che ci saranno nuovi progetti in arrivo, perché mi sono divertito molto.

Grazie mille per l’intervista, Pat.

Pat Olliffe – Mi è piaciuta molto l’intervista, è stato divertente.

Grazie ancora, buona giornata!

Pat Olliffe – A presto, ciao!


Patrick Olliffe: Biografia

Patrick Olliffe at Big Lick Comic Con

Patrick (Pat) Olliffe è un illustratore di fumetti veterano con oltre 35 anni di esperienza presso alcune delle più grandi case editrici del settore, tra cui Marvel Comics, DC Comics, Dark Horse, Aftershock e Disney Publishing. La sua lunga lista di lavori include Thor, Untold Tales of Spider-Man, Spider-Girl, Captain Marvel, Namor, la serie DC’s 52, Rough Riders, The Atom, Catwoman, Scooby Apocalypse e Hawkman, oltre a Captain America, I Fantastici Quattro, Gli Avengers e gli X-Men per Marvel Press della Disney. Insieme allo sceneggiatore Chuck Austen, ha creato la serie a fumetti western fantascientifica Edgeworld per Comixology Originals.*

*biografia estratta dal sito ufficiale di Patrick Olliffe

Comics

Comics Legends: intervista a Mike Deodato Jr., ‘magnifico quadrinista’ dei supereroi

Su Comics Legends arriva un artista direttamente dal Brasile con il ritmo nel sangue e il talento tra le mani: Mike Deodato Jr. autore di pagine indimenticabile del fumetto Marvel, DC e Image

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A Campina Grande, nello stato brasiliano della Paraíba, esiste una danza di gruppo molto famosa e spettacolare chiamata Quadrilha. È curioso, quasi profetico, che proprio in una delle città del Brasile dove si balla la Quadrilha sia nato un grande quadrinista, termine portoghese che indica un autore di fumetti, come Mike Deodato Jr., disegnatore brasiliano e figlio d’arte di Deodato Sr., uno dei pionieri del fumetto in Brasile.

Tralasciando i giochi di parole, Mike Deodato Jr. è uno dei più celebri disegnatori di comics di Marvel e DC. Con uno stile immediatamente riconoscibile, realistico e spettacolare, ha lavorato per oltre tre decenni su alcuni dei personaggi più iconici delle due major. La sua Elektra trasuda sensualità e letalità, il suo Thor è imperioso e regale, il suo Norman Osborn è tanto diabolico quanto eccessivamente folle, mentre il suo Old Man Logan sembra uscito da un western all’italiana. Sono tantissimi gli eroi e i villain passati sotto la sua matita, così come gli archi narrativi fondamentali che portano il suo nome nei credits come artista.

Tutto questo per dirvi che siamo di nuovo in compagnia di una vera Leggenda dei Comics… e questa volta arriva dal Brasile, con il ritmo nel sangue e un talento straordinario nelle mani. Su Comics Legends è arrivato Mike Deodato Jr.: ecco l’intervista che ci ha concesso e per la quale lo ringraziamo ancora una volta per il tempo e la disponibilità che ci ha dedicato.


Mike Deodato Jr.: dal Brasile alla corte dei comics made in USA

Grazie mille a Mike Deodato Jr. per il tuo prezioso tempo!

Tutti ti conoscono come Mike Deodato Jr., per distinguerti da tuo padre, Mike Deodato Sr., grande artista in Brasile. È stato lui il motore che ti ha ispirato a intraprendere la carriera di disegnatore?

Mike Deodato Jr. – Sì, mio padre è stato la mia principale fonte di ispirazione, ma è stato anche il mio più grande mentore e il più grande sostenitore che abbia avuto durante tutto il mio percorso. Sognava di diventare un disegnatore di fumetti, ma non ebbe la possibilità di intraprendere quella carriera a causa delle limitazioni del Brasile di quel periodo. Anche anni dopo, quando cercai di entrare nel settore, era ancora estremamente difficile, il che dimostra quanto fosse davvero avanti rispetto ai suoi tempi.

Per molti aspetti è stato un pioniere del fumetto nella nostra regione, il Nord-Est del Brasile. Alla fine degli anni Cinquanta pubblicò la prima striscia a fumetti con personaggi fissi sui giornali locali e, all’inizio degli anni Sessanta, realizzò anche il primo fumetto pubblicato nella nostra regione. Per tutta la vita ha continuato a scrivere fumetti e a sostenere attivamente la scena locale.

Sono cresciuto osservando tutto questo da vicino. Aveva una grande collezione di fumetti che leggevo continuamente e si è sempre impegnato a incoraggiarmi, comprandomi fumetti e alimentando il mio interesse. Per questo dico spesso di essere un caso raro: un disegnatore di fumetti che ha avuto il pieno sostegno dei propri genitori fin dall’inizio.

Un ritratto di Mike Deodato Sr. realizzato dal figlio

Ci racconti come è avvenuto il tuo approdo in Marvel Comics?

Mike Deodato Jr. – Il mio arrivo alla Marvel è stato il risultato di un lungo percorso che si stava già sviluppando da tempo, sia in Brasile sia nel mercato americano. Negli anni Ottanta ho realizzato molti fumetti in Brasile, lavorando con mio padre e pubblicando attraverso diverse piccole case editrici.

All’inizio degli anni Novanta, tra il 1991 e il 1994, ho iniziato anche a lavorare per piccoli editori americani, finché nel 1994 ho avuto l’opportunità di disegnare Wonder Woman. Quel progetto rappresentò una svolta nella mia carriera e aumentò notevolmente la mia visibilità nel mercato statunitense.

Dopo aver concluso il mio ciclo su Wonder Woman, sia Marvel che Valiant mostrarono interesse ad assumermi. Scelsi l’offerta della Marvel, che in quel momento mi sembrava la scelta più sensata, ed è così che iniziò il mio percorso con l’azienda.

La letale Elektra di Deodato Jr. nei suoi primi anni in Marvel

Nel tuo primo periodo come disegnatore Marvel avevi già sviluppato un tratto molto personale. Ricordo con molto piacere il tuo ciclo su Elektra, ma sono anche molto affezionato al Thor di quegli anni, che indossava tra l’altro un costume molto diverso rispetto a quello classico. Qual è, secondo te, il tuo miglior lavoro realizzato in quegli anni ’90 in Marvel e perché?

Mike Deodato Jr. – Per me, il mio miglior lavoro alla Marvel negli anni Novanta è stato Thor, realizzato insieme a Warren Ellis. Erano soltanto quattro numeri, ma ebbero un forte impatto sul personaggio. La scrittura di Warren era brillante e le idee che portò, soprattutto i cambiamenti introdotti per Thor, erano audaci e di grande effetto.

Quel materiale mi ispirò davvero molto e credo di aver dato il meglio di me in quel momento. Anche se si trattò di una serie breve, è diventata uno dei momenti più importanti della mia carriera negli anni Novanta. La storia divenne nota come “The Worldengine” ed è ancora ricordata come un’interpretazione molto diversa del personaggio.

Il possente Thor di Mike Deodato Jr.

Nel corso della tua carriera il tuo stile è cambiato radicalmente: dai lavori più dinamici e “muscolari” degli anni ’90 a un approccio molto più realistico, fotografico e cinematografico negli anni 2000. Da cosa nasce l’esigenza di reinventare completamente il tuo modo di disegnare?

Mike Deodato Jr. – I cambiamenti nel mio stile non sono mai pianificati né strategici: avvengono in modo naturale, come parte del mio sviluppo artistico. Sono sempre stato aperto a nuove influenze, ad imparare e a portare tutto questo nel mio lavoro.

Curiosamente, le mie basi sono sempre state radicate in un approccio più realistico, costruito sulle fotografie. Ma negli anni Novanta sono stato fortemente influenzato dagli artisti della Image Comics come Jim Lee, Marc Silvestri e Todd McFarlane. Quell’energia e quel dinamismo esasperato si sono fusi con il mio naturale realismo.

Da questa fusione è nato lo stile che ho sviluppato negli anni Duemila: qualcosa che bilancia il realismo con un approccio più cinematografico, mantenendo comunque un forte impatto visivo.

Insieme a Ed Brisson hai realizzato Old Man Logan, una serie che unisce il western – genere che mi pare di capire tu ami molto – e Wolverine che… beh, chi non ama Logan! Cosa puoi raccontarci del tuo lavoro su quella run?

Mike Deodato Jr. – Ho adorato lavorare su Old Man Logan, perché rappresentava una versione ancora più viscerale del personaggio, ammesso che sia possibile per qualcuno di così ruvido e intenso come Logan. Allo stesso tempo, c’era uno strato emotivo più profondo che lo rendeva più complesso e interessante da esplorare.

Mi sono sentito molto a mio agio lavorando su quella serie. Era il tipo di materiale che mi coinvolgeva in modo naturale e questo si vede nel risultato finale. È stato un periodo in cui ero davvero soddisfatto di ciò che stavo realizzando.

Original Sin è stato il tuo primo, e credo unico, grande crossover Marvel. Hai letteralmente disegnato l’intero universo Marvel, anche gli eroi e i villain più strani (mi viene in mente The Orb), in un contesto noir e thriller. Hai dovuto adattare il tuo stile a una storia di quel taglio e genere? E se sì, in che modo?

Mike Deodato Jr. – Sì, Original Sin è stato il mio primo grande crossover Marvel, ma non l’unico: in seguito ho lavorato anche a Infinity Wars. Quello che ho amato di Original Sin è stata la sua atmosfera da thriller investigativo all’interno dell’universo dei supereroi, qualcosa che non è così comune e che è stato molto interessante da esplorare dal punto di vista visivo.

Non ho dovuto adattare particolarmente il mio stile. Anzi, mi è sembrato che la storia fosse stata creata apposta per il mio modo di disegnare. Sono sempre stato attratto dalle ombre marcate, dai forti contrasti e dalle atmosfere più cupe, quindi il mio stile si adattava perfettamente al tono noir della serie.

Pagina tratta da Original Sin #6

Capitolo Amazing Spider-Man. Insieme a Michael J. Straczynski hai realizzato una delle storyline più controverse, quella che riguarda il segreto di Gwen Stacy e il suo rapporto con Norman Osborn. Quando ti sei trovato davanti alla sceneggiatura sei rimasto un po’ scioccato anche tu, come molti lettori? È stato complesso trovare il giusto equilibrio nel rappresentare alcune scene senza che risultassero troppo “vietate ai minori di 18 anni”?

Mike Deodato Jr. – A dire il vero, non sono rimasto scioccato quando ho letto la sceneggiatura. Ho sempre creduto che i personaggi supereroistici debbano essere spinti fuori dalla loro zona di comfort. Anche i cambiamenti più drastici fanno parte di una buona narrazione. E nei fumetti di supereroi sappiamo che questi cambiamenti raramente sono permanenti.

Ciò che mi interessava di più era lavorare con lo stile di J. Michael Straczynski, che si concentra molto sulle relazioni e sulla profondità emotiva. Questo mi ha permesso di esplorare maggiormente quell’aspetto nel mio lavoro, non solo l’azione ma anche le sfumature emotive dei personaggi.

Immagine tratta dalla storia di Amazing Spider-Man “Peccati del passato” di J. Michael Straczynski e Mike Deodato Jr.

Con l’evoluzione del tuo stile a più cinematografico e realistico, e a volte hai utilizzato anche volti di attori famosi come modelli per i personaggi. Mi viene in mente il caso più evidente, Norman Osborn ispirato a Tommy Lee Jones, ma ce ne sono sicuramente altri. Come mai hai optato per questa scelta? Sei mai stato contattato da qualche attore che ti ha detto: “Ehi, ma quello sono io!”?

Mike Deodato Jr. – In realtà questo deriva dall’influenza di Paul Gulacy. Quando lavorava a Master of Kung Fu, utilizzava spesso degli attori come riferimento: persone come Marlon Brando, James Coburn e persino Bruce Lee, tra molti altri. Questa cosa mi affascinava, soprattutto per il modo in cui portava un senso di realismo nei fumetti.

Quell’idea mi è rimasta impressa e ho voluto portare questo approccio anche nel mio lavoro. Utilizzare gli attori come riferimento aiuta a dare ai personaggi maggiore personalità e credibilità.

Nessun attore mi ha mai contattato dicendo: “Ehi, quello sono io!”, ma le poche volte in cui ho parlato con persone che erano state utilizzate come ispirazione, hanno sempre reagito in modo molto positivo. Di solito si divertono a vedersi rappresentati in quel modo.

Il ‘Tommy Lee’ Osborn di Mike Deodato Jr.

Prima Thunderbolts e poi Dark Avengers. Sei stato uno degli artisti più importanti del periodo successivo a Secret Invasion, soprattutto per le squadre capitanate da Norman Osborn. In entrambi i team, hai avuto modo di scegliere insieme a Warren Ellis, su Thunderbolts, e a Brian Bendis, su Dark Avengers, alcuni membri che si adattassero particolarmente al tuo stile e al tono più drammatico e oscuro delle storie? Se sì, quali?

Mike Deodato Jr. – Quasi mai ho un’influenza diretta sulla narrazione vera e propria e, sinceramente, preferisco che sia così. Così come non mi piace che gli sceneggiatori mi dicano come disegnare, allo stesso modo rispetto il loro spazio quando si tratta della scrittura.

Il mio contributo è soprattutto visivo: è lì che lascio il mio segno. In Dark Avengers, per esempio, realizzai nuovi design dei costumi per tutti i personaggi. Alla fine quelle versioni non vennero utilizzate, ma riflettevano il tono più oscuro e distorto che immaginavo per il team, perfettamente in linea con la storia.

Come nasce l’idea di Iron Patriot e, soprattutto, del suo iconico costume?

Mike Deodato Jr. – Progettare il costume di Iron Patriot è stata una delle parti più impegnative di Dark Avengers. È stato un processo molto collaborativo tra me, Brian Bendis e Tom Brevoort, quindi ci sono state molte idee e numerose revisioni lungo il percorso. Ricordo di aver realizzato almeno sette versioni diverse prima di arrivare a quella definitiva.

La sfida consisteva nel trovare il giusto equilibrio: doveva trasmettere un senso di patriottismo senza diventare troppo esagerato o addirittura ridicolo nei colori e nel design. Allo stesso tempo, doveva avere un tono più cupo, adatto alla squadra. Alla fine trovammo una versione che combinava tutti questi elementi: patriottica, potente, ma anche con un lato più oscuro.

Iron Patriot e i suoi Dark Avengers!

Parlando sempre di eroi in armatura, sei il co-creatore, insieme a Brian Bendis, di Riri Williams, alias Ironheart. Come è nato l’idea di questo personaggio e in quali aspetti hai potuto dare il tuo contributo creativo maggiore?

Mike Deodato Jr. Riri Williams, Ironheart, è stato uno dei pochi casi in cui non ho creato un design concettuale prima che il personaggio apparisse nel fumetto. Le scadenze erano molto strette, quindi tutto è stato creato in modo organico, pagina dopo pagina.

La sua prima apparizione è stata sviluppata direttamente all’interno della storia, senza alcun lavoro preliminare di progettazione. Lo stesso vale per tutto ciò che la circonda: sua madre, il suo ambiente, la sua camera da letto, il suo laboratorio, la prima armatura costruita in un garage. Tutto ha preso forma mentre disegnavo.

Non è il mio processo preferito: di solito mi piace progettare tutto in anticipo. Tuttavia, questo approccio ha portato una certa spontaneità. È stato un modo di creare più intuitivo e naturale.

Con il ritorno di Iron Man/Tony Stark, il personaggio di Riri sembra essere stato messo un po’ in secondo piano nei fumetti. Nonostante abbia anche esordito nel MCU, sembra non essere ancora entrata davvero nel cuore dei lettori e del pubblico delle produzioni Marvel Studios. Secondo te il personaggio non ha soddisfatto le aspettative di successo? A mio avviso – ed è un’opinione personale – forse si è pensato a lei come a un personaggio destinato a replicare il successo di Miles Morales…

Mike Deodato Jr. – È molto difficile prevedere come verrà accolto un personaggio. Tutto ciò che possiamo fare è dare il massimo e creare qualcosa in cui noi stessi crediamo. È l’unica cosa che possiamo davvero controllare.

Il modo in cui il pubblico reagisce è completamente fuori dal nostro controllo. Tuttavia, credo che Riri abbia avuto un forte impatto e abbia trovato il suo posto. Ha un percorso tutto suo e il suo viaggio è ancora in corso: la sua storia è tutt’altro che conclusa.

Ho notato che hai una vasta conoscenza del fumetto italiano, in particolare di Tex, che ancora oggi è il fumetto più venduto in Italia. Che legame hai con il nostro fumetto? Conosci altri titoli italiani, oltre a Tex, che ti hanno colpito particolarmente?

Mike Deodato Jr. – Sono sempre stato un grande appassionato di Tex, ma ancora di più di Ken Parker. Detto questo, non seguo da vicino il fumetto italiano contemporaneo. So che esiste una fantastica nuova generazione di autori, ma non sono riuscito a seguirla con costanza.

Per me, Ken Parker rimane una delle migliori serie a fumetti mai realizzate. Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo sono semplicemente straordinari. È un’opera che ha sempre avuto un forte impatto su di me, sia dal punto di vista della narrazione che della sensibilità artistica.

Ken Parker di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo

Come dicevamo, hai disegnato praticamente tutti i personaggi principali della Marvel: Spider-Man, Wolverine, Hulk, Thor, gli Avengers. C’è ancora un personaggio o un team che non hai mai avuto occasione di disegnare e che ti piacerebbe affrontare oggi?

Mike Deodato Jr. – Se ne avessi l’opportunità, mi piacerebbe moltissimo realizzare una graphic novel con Ka-Zar, insieme a Zabu e a tutti quei dinosauri della Terra Selvaggia. Ho sempre trovato quel concetto fantastico: quel mix di avventura pulp e di un mondo preistorico all’interno dell’Universo Marvel offre possibilità incredibili sia dal punto di vista visivo sia da quello narrativo.

Tra tutti gli autori con cui hai lavorato, da Brian Michael Bendis a Warren Ellis, passando per Jeff Lemire, chi è stato quello che ti ha sorpreso di più per il modo in cui costruisce una sceneggiatura?

Mike Deodato Jr. – Sono tutti incredibilmente talentuosi, ma quello che mi ha sorpreso di più è stato Jeff Lemire, soprattutto per la sua velocità.

Mentre stavamo lavorando a Berserker Unbound, aveva creato una cartella Dropbox nella quale ricevevo la sceneggiatura e potevo letteralmente vedere comparire una pagina dopo l’altra, quasi in tempo reale. Sembrava disumano. Mi ha davvero impressionato.

E appunto, insieme a Jeff Lemire hai realizzato la graphic novel Berserker Unbound di cui hai accennato poco fa. Ho letto che è stato un progetto arrivato al momento giusto, visto che avevi il desiderio di disegnare Conan… e il protagonista è visivamente molto simile a Conan il Barbaro creato da Robert E. Howard. È stato solo questo elemento a convincerti ad accettare il progetto di Lemire?

Mike Deodato Jr. Jeff Lemire e io stavamo lavorando insieme su Thanos e ci siamo resi conto di lavorare molto bene come squadra. Fu lui a propormi di realizzare un progetto creator-owned.

Mi chiese che cosa mi sarebbe piaciuto disegnare e io risposi che avrei voluto raccontare una storia di barbari. Da quell’idea nacque Berserker Unbound e io diedi vita a quel mondo dal punto di vista visivo.

Nel 2022 hai vinto un Eisner Award come artista per Not All Robots, nella categoria Miglior pubblicazione umoristica dell’anno, scritta da Mark Russell. Ti aspettavi di vincere un premio proprio per quella storia?

Mike Deodato Jr. – Quando lessi per la prima volta la sceneggiatura, rimasi sbalordito da quanto fosse bella la storia. Ebbi la sensazione che meritasse un Premio Eisner già di per sé.

All’inizio presi persino in considerazione l’idea di non disegnarla, perché non ero sicuro che il mio stile fosse adatto a quella storia. Ma il mio editor e amico Axel Alonso mi convinse, dicendomi che ero in grado di disegnare qualsiasi cosa e che quel progetto era fatto apposta per me. Per fortuna gli diedi ascolto e alla fine vincemmo l’Eisner.

Ciò che rende così speciale vincere un premio del genere con un progetto creator-owned è che non esiste la sindrome dell’impostore. Quando lavori con personaggi già affermati, a volte hai la sensazione che avrebbe potuto farlo chiunque altro, oppure che il merito sia condiviso con decenni di storia editoriale. In questo caso, invece, tutto è stato creato da zero da noi.

Questo rende il riconoscimento molto più significativo. Passare ai progetti creator-owned è stata una delle migliori decisioni della mia carriera e l’Eisner non ha fatto altro che confermarlo.

Cover dell’edizione italiana di Not All Robots – Panini Comics

Hai lavorato per le grandi major (Marvel, DC, Image) ma anche su progetti creator-owned. Preferisci lavorare su opere in cui hai maggiore libertà creativa oppure ti diverti di più con personaggi mainstream come Spider-Man, Batman e simili?

Mike Deodato Jr. – Adoro lavorare con i personaggi che leggevo da ragazzo: i grandi supereroi avranno sempre un posto speciale nel mio cuore. Ma nulla è paragonabile al creare i propri personaggi, le proprie storie e possedere quel mondo.

È difficile da descrivere. La libertà creativa, il legame personale: tutto è diverso. Semplicemente non c’è paragone.

Flash è stato uno dei tuoi ultimi lavori per DC Comics. Ho notato subito una costruzione della tavola diversa rispetto al passato, con una griglia che a volte spezza in più parti la singola immagine. Come mai questa scelta artistica? Cosa volevi trasmettere al lettore?

Mike Deodato Jr. – Ho sentito che questo stile frammentato si adattava perfettamente a Flash. La sua super velocità suggerisce la presenza di immagini multiple che si verificano contemporaneamente, quasi come se la figura si stesse sdoppiando davanti ai tuoi occhi.

Inoltre, l’arco narrativo su cui stavo lavorando aveva un approccio alla fantascienza davvero insolito, con elementi horror e idee narrative complesse. Tutto questo richiedeva un linguaggio visivo diverso, capace di trasmettere quella sensazione di stranezza e complessità.

Per questo motivo, questa struttura della tavola frammentata mi è sembrata il modo giusto per tradurre visivamente ciò che la storia stava cercando di esprimere.

Tavola con lo ‘stile frammentato’ pensato da Mike Deodato Jr. su The Flash

Citi spesso John Buscema e Neal Adams tra le tue influenze del passato, ma hai espresso anche una grande ammirazione per Eduardo Risso. Ritieni che un artista del tuo calibro e della tua esperienza possa ancora imparare da autori contemporanei, o anche più giovani?

Mike Deodato Jr. – Assolutamente. Imparo costantemente da tutto ciò che vedo. È un processo che per un artista non finisce mai.

Quando vedo artisti più giovani — o anche qualcuno che riprende qualcosa che facevo in passato — la cosa cattura sempre la mia attenzione. Questo tipo di ispirazione mi spinge a evolvermi e a continuare a migliorare il mio lavoro.

Nel panorama attuale i film influenzano sempre più i fumetti, mentre fino a qualche anno fa accadeva il contrario. Ritieni che sia una semplice evoluzione del mercato o, come pensa il sottoscritto, che forse fosse meglio quando la creatività degli autori di fumetti era più libera dai paletti imposti dalle grandi produzioni cinematografiche?

Mike Deodato Jr. – Sono fortemente in disaccordo con questa idea. Non credo che il cinema stia influenzando sempre di più i fumetti. Al contrario: sono i fumetti ad aver sempre influenzato il cinema, e continuano a farlo.

Se si guarda alla storia, le innovazioni nella narrazione visiva — inquadrature, illuminazione, angolazioni di ripresa — erano già presenti nei fumetti grazie ad artisti come Will Eisner molto prima di film come Citizen Kane. Questo scambio è sempre esistito, ma molte di queste idee sono nate proprio nei fumetti.

E questo è ancora vero oggi. Ci sono tantissimi artisti che propongono nuove soluzioni visive, nuove tecniche narrative, nuove idee. A mio parere, il fumetto continua a essere una delle più grandi fonti di ispirazione per Hollywood quando si tratta di realizzare film e serie televisive.

Ultimate Oz

Puoi dirci qualcosa sui tuoi prossimi progetti?

Mike Deodato Jr. – In questo momento sto lavorando a una serie di graphic novel intitolata Ultimate Oz. Sono già usciti due volumi e attualmente sto lavorando al terzo. L’obiettivo è arrivare ad almeno dieci volumi. È un progetto molto speciale, nel quale reinventiamo il mondo di Oz pur rispettando il materiale originale.

Allo stesso tempo, insieme a Joe Pruett, sto lanciando su Kickstarter un artbook intitolato The Book of Deodato. Avrà tra le 200 e le 240 pagine e ripercorrerà l’intera mia carriera. Al suo interno analizzo tavole, copertine e i momenti chiave del mio lavoro, insieme alle testimonianze di colleghi del mondo del fumetto che parlano della mia carriera.

Grazie mille Mike! E’ stato un grande onore averti ospite. Alla prossima!


Mike Deodato Jr.: Biografia

 

Nato a Campina Grande, in Brasile, il 23 maggio 1963 con il nome di Deodato Taumaturgo Borges Filho, Mike Deodato Jr. è considerato uno dei più importanti e influenti disegnatori di fumetti della sua generazione. I suoi primi passi nel settore li muove lavorando per quasi un decennio al fianco del padre, anch’egli fumettista, affinando uno stile che negli anni sarebbe diventato immediatamente riconoscibile.

L’approdo al mercato statunitense arriva nei primi anni Novanta grazie ad alcuni adattamenti a fumetti di celebri serie televisive realizzati per Innovation Publishing, ma è la collaborazione con DC Comics, e in particolare con Wonder Woman, a consacrarlo sulla scena internazionale.

Dal 1995 inizia un lungo e prolifico rapporto con Marvel Comics, destinato a durare oltre vent’anni. In questo periodo firma alcune delle serie più amate della Casa delle Idee, mettendo il proprio talento al servizio di personaggi iconici come Avengers, Spider-Man, Iron Man, Hulk e Captain America. In coppia con sceneggiatori del calibro di Brian Michael Bendis, Deodato contribuisce a ridefinire l’estetica moderna dell’universo Marvel, lasciando un segno indelebile con opere come Dark Avengers e partecipando alla creazione del design dell’Iron Patriot.

La sua carriera non si limita però ai due grandi editori americani. Ha collaborato anche con Dark Horse Comics, illustrando storie ambientate nell’universo di Star Wars, e ha co-creato insieme a Jeff Lemire la miniserie Berserker, pubblicata in Italia da BAO Publishing.

Conclusa la lunga esperienza in esclusiva con Marvel, Deodato ha scelto di dedicarsi sempre più a progetti creator-owned e indipendenti, esplorando nuove idee e contribuendo alla nascita di universi narrativi originali. Una scelta che conferma la volontà di uno degli artisti più influenti del fumetto contemporaneo di continuare a reinventarsi, mettendo la propria esperienza al servizio di nuove storie e nuove sfide creative.

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Manga

Gli annunci Star Comics in occasione del Tanabata

Ecco di seguito, i titoli annunciati sui canali social di Star Comics, in occasione della Tanabata , “festa delle stelle”, che vedranno la luce tra l’autunno 2026 e l’inverno 2027

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Star Comics

Tutti gli annunci Star Comics in occasione del Tanabata, la Festa delle Stelle! 

Sullo sfondo di una delle notti più suggestive della tradizione giapponese, ecco le novità che brilleranno nel catalogo Star Comics nei prossimi mesi

Il Tanabata è un momento magico in Giappone, una notte romantica e suggestiva che porta con sé sogni e speranze. Una notte all’anno, quella del 7 luglio, in cui consegnare alle stelle i propri desideri più profondi. E a volte, alcuni desideri si realizzano davvero! Ecco di seguito, i titoli annunciati sui canali social di Star Comics, in occasione della “festa delle stelle”, che vedranno la luce tra l’autunno 2026 e l’inverno 2027.

AYASHI NO CERES 

di Yuu Watase
7 volumi, concluso
#romance #drammatico

Aya e Aki sono due gemelli molto legati tra loro. Alla vigilia del loro sedicesimo compleanno vengono portati a casa del nonno, capofamiglia dei Mikage, ma ad attenderli non c’è aria di festa. Circondati da familiari vestiti a lutto, gli viene rivelato uno strano oggetto: una mano mummificata! Alla vista della reliquia, Aya sprigiona un potere distruttivo fuori dal comune, mentre Aki si ritrova pieno di ferite. Per il capofamiglia Mikage non ci sono più dubbi: Aya deve morire e suo fratello deve diventare l’erede della famiglia! Un’oscura e antica maledizione grava sul destino dei due gemelli…

Dalla brillante autrice di FUSHIGI YUUGI, Yuu Watase, torna sugli scaffali la serie vincitrice del premio Shogakukan in una splendida nuova edizione 2-in-1 di grande formato. Preparatevi a un emozionante intreccio di romance, mistero e antiche leggende!


NO. 6

di Atsuko Asano, Hinoki Kino
3 volumi, completo
#azione #mistero

NO. 6, la città del futuro che raccoglie in sé tutta la saggezza dell’umanità. Qui Shion, studente d’élite destinato a un futuro radioso, conduce una vita meticolosamente pianificata finché, in una notte di tempesta, non commette un passo falso: offre rifugio a un ragazzo ferito che si presenta come Nezumi, un fuggitivo che vive oltre le mura della città. A quali conseguenze porterà il gesto di Shion? Cosa si cela dietro il misterioso sguardo di Nezumi? E soprattutto, quali oscuri segreti si celano dietro all’apparente perfezione di NO. 6?

In occasione del quindicesimo anniversario dell’iconica serie, arriva il successo fantascientifico dalle tinte Boys’ Love firmato Atsuko Asano e Hinoki Kino in una speciale edizione 3-in-1. Ha inizio il durissimo cammino di Shion e Nezumi!


DOOMSDAY WAR
(REKKYO SENSEN)

di Natsuko Uruma
5 volumi, in corso
#azione #sci-fi

Anno 2206. A causa dell’inquinamento ambientale e dell’esaurimento delle risorse, all’umanità non restano che cento anni di vita abitabile sulla Terra. In questo scenario, per garantire la sopravvivenza della specie umana attraverso la riduzione della popolazione mondiale, viene indetta una guerra il cui scopo è scegliere quale nazione condannare all’estinzione! A combattere in nome del proprio Paese sono ragazzi e ragazze dotati di poteri sovrumani, proclamati i più forti in assoluto. Comincia il torneo che porta sulle spalle di questi eroi il destino stesso delle nazioni… che il combattimento abbia inizio!


Il primo volume della serie sarà disponibile anche in uno speciale BUNDLE a tiratura limitata: il primo volume di DOOMSDAY WAR e il volume 27 dell’acclamata serie RECORD OF RAGNAROK insieme a un prezzo speciale!


LAMÙ – URUSEI YATSURA OFFICIAL FANBOOK – DANCING STAR

di Rumiko Takahashi
volume unico
#fanbook #sovrannaturale

Lamù è tornata in un nuovo speciale volume ricco di approfondimenti e contenuti extra dedicati a una delle opere più amate della “principessa dei manga” Rumiko Takahashi! A impreziosire questo volume anche i contributi di grandissimi maestri del fumetto giapponese contemporaneo, il cui tratto è stato fortemente influenzato dalla sensei.

Ricco di illustrazioni a colori, interviste inedite, nuovi contenuti esclusivi e molto altro, è un volume da non perdere per chiunque abbia amato LAMÙ – URUSEI YATSURA!


SUTURE
(KAI, SASU)

Di Hirokatsu Kihara, Junji Ito
volume unico
#horror #romanzo

Il maestro del manga horror Junji Ito si unisce al narratore di storie del brivido Hirokatsu Kihara in uno dei sodalizi più terrificanti di sempre! Nasce una raccolta di 9 storie su fenomeni soprannaturali realmente accaduti che farà rabbrividire anche i lettori più impavidi. Ad arricchire la narrazione, l’inconfondibile arte del maestro dell’horror giapponese, che ci regala anche una speciale storia manga a fine volume.


FAIRY TAIL N. 1 – 20th ANNIVERSARY EDITION

Di Hiro Mashima
Volume unico

L’epica saga di Hiro Mashima compie vent’anni! Per celebrare questo importante traguardo Star Comics celebra le avventure di Natsu e compagni con una speciale 20th Anniversary Edition del primo numero di FAIRY TAIL. Un prezioso volume con sovraccoperta e illustrazione celebrativa di Hiro Mashima e dettagli in lamina oro, perfetto per tutti i fan che hanno seguito con passione la serie fino ad oggi!


TEARS ON A WITHERED FLOWER N. 1 LIMITED EDITION

Di Gae
Volume 1 in edizione Variant Cover + standee in acrilico

Appuntamenti, abbracci, dolci baci… la relazione di Haesu e Mincheol sembrava perfetta all’inizio. Ora, tutto ciò che resta alla trentenne sono petali di un matrimonio appassito e una montagna di debiti. I frammenti di un amore un tempo felice e spensierato svaniscono completamente quando Mincheol la tradisce con una giovane collega. Delusa e umiliata, Haesu si ritrova a dover ricostruire la propria vita, ma proprio in quel momento arriva Taeha: un giovane affascinante disposto a curare ogni sua ferita. Ma cosa si nasconde dietro al suo dolce sguardo?

A grande richiesta arriva in Italia il sensuale webcomic di Gae, diventato virale sul web in pochissimo tempo! Preparatevi a un’emozionante storia d’amore spicy!

Il primo volume sarà disponibile anche in una imperdibile edizione limited dedicata a Taeha, con volume 1 in edizione Variant Cover e standee in acrilico in allegato.


HEAVEN OFFICIAL’S BLESSING N. 1 LIMITED EDITION

Di Mo Xiang Tong Xiu e STARember
Volume 1 in edizione Variant Cover, mini-litografia, standee acrilico e box

Dopo l’incredibile successo della serie di Mo Xiang Tong Xiu e STARember, il primo volume di HEAVEN OFFICIAL’S BLESSING torna in una nuova spettacolare edizione.

Il primo volume sarà disponibile in una speciale Variant Cover con sovraccoperta e illustrazione alternativa, una mini-litografia e uno standee in acrilico, tutto raccolto in un prezioso box da collezione dedicato a Xie Lian e Hua Cheng!


ICHI THE WITCH N. 4 HALLOWEEN VARIANT

Di Osamu Nishi e Shiro Usazaki

Halloween si avvicina, insieme a majik, streghe e… streghi!

Festeggiamo la stagione del brivido con una speciale Variant Cover Edition dedicata al nostro strego preferito! Non perdetevi il quarto volume di ICHI THE WITCH, la serie rivelazione di Weekly Shonen Jump, con sovraccoperta alternativa ed effetti speciali!


ONEIRA – L’ERA DEI SOVRANI

Di Cab e Federica Di Meo
2 vol., in corso

Si apre la seconda saga della serie manga firmata Cab e Federica Di Meo.

Gli incubi che ciascuno di noi custodisce, nascosti da qualche parte nella mente, hanno preso vita, spinti solo dal desiderio di eliminare i loro ospiti.

Nelle terre della Corona questi mostri, nelle loro molteplici forme, sono diventati un problema da combattere. La leggendaria cacciatrice Arane Heos torna nella capitale per indagare sulla scomparsa delle Épeires e su un misterioso assassino capace di creare nuovi incubi dai corpi delle sue vittime. Intanto Venus, figlia adottiva di Arane, per metà umana e per metà incubo, intraprende un viaggio per comprendere la propria natura e imparare a controllare i suoi poteri.

Nuovi segreti e nuove battaglie vi aspettano in questo secondo capitolo di ONEIRA!

*Ringraziamo gli uffici stampa Star Comics per la condivisione del comunicato di cui sopra 

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Comics

G.I. JOE, l’ultimo tassello (per ora?) dell’ Energon Universe in Italia

Saldapress espande il vasto universo narrativo dell’Energon Universe con i G.I. Joe di Joshua Williamson. Ecco cosa pensiamo dei primi due volumi usciti!

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Presentato in occasione del COMICON di Bergamo 2026, G.I. Joe Vol. 2 – La vendetta di Bludd – segna un nuovo capitolo dell’Energon Universe pubblicato da SaldaPress. Joshua Williamson prosegue la costruzione della nuova formazione dei G.I. Joe, intrecciando azione militare, spionaggio e fantascienza in una storia sempre più strettamente collegata agli eventi di Transformers e Void Rivals.

In questo secondo volume, che raccoglie i numeri #7-12 della serie regolare, una vecchia minaccia torna a farsi viva: il Maggiore Bludd, spinto da un unico obiettivo, vendicarsi della Baronessa. Nel frattempo, nuove missioni legate al misterioso Energon conducono i Joe verso rivelazioni inattese, tra cui un sorprendente alleato cybertroniano destinato a cambiare gli equilibri del conflitto.

Con i disegni di Marco Foderà e Andrea Milana, La vendetta di Bludd amplia il cast e alza la posta in gioco, consolidando il ruolo di G.I. Joe come la serie che racconta la risposta dell’umanità alla guerra tra Autobot e Decepticon. Un tassello fondamentale dell’Energon Universe, capace di unire adrenalina, intrighi e grandi personaggi in un racconto sempre più ambizioso.

La Road to G.I. Joe

Prima di entrare nel vivo della storia appena uscita, è bene fare una breve presentazione. Questa collana è stata preceduta infatti da quattro volumi autoconclusivi che riportano le vicende, la nascita, la crescita e le motivazioni di alcuni dei personaggi che ritroveremo appunto, nella serie. Si tratta di miniserie composte da cinque numeri ognuna che secondo me non hanno fatto altro che presentare al lettore alcune delle figure più importanti della trama più ampia scritta da Joshua Williamson e pensata dalla mente di Robert Kirkman all’interno dell’Energon Universe. Infatti non dobbiamo pensare a questa serie come un naturale proseguimento, o la resa moderna dei personaggi classici che tanto abbiamo amato grazie alle figures della Hasbro ed ai fumetti degli anni ‘80 (arriveremo anche li), bensì di un qualcosa di nuovo, amalgamato ed orchestrato dallo scrittore statunitense nel concept che ne condivide l’universo con Transformers e Void Rivals.

Scritto da Joshua Williamson  e disegnato da Tom Reilly, il primo dei quattro è intitolato DUKE, il “nome d’assalto” di Conrad Hauser. La miniserie dedicatagli rappresenta il punto di vista del soldato. Dopo aver assistito a uno scontro tra giganteschi robot trasformabili che è costata la vita al pilota d’aviazione Mike Frost, Duke cerca di convincere i vertici militari della minaccia aliena, ma viene trattato con scetticismo. Gli eventi lo portano ad indagare autonomamente sull’origine dell’Energon e sulle organizzazioni che stanno cercando di appropriarsene. La storia introduce il colonnello Hawk e pone le basi per la futura formazione dei G.I. Joe, mostrando un protagonista che passa dall’essere un semplice militare a un leader disposto al tutto per tutto per intraprendere una guerra segreta con l’obiettivo di vendicare il militare caduto e fare chiarezza sull’esistenza di questi robottoni giganti.

Il secondo volume ci fa conoscere COBRA COMMANDER, facendo così nascere il villain principale della serie che verrà. La serie dedicata a Cobra Commander ribalta la prospettiva. Williamson racconta un antagonista ancora lontano dall’immagine classica del leader di Cobra: è un personaggio ossessionato dal potere dell’Energon e disposto a qualsiasi atrocità pur di ottenerlo. Nel corso della storia vengono introdotti elementi fondamentali del futuro impero Cobra, comprese le prime sperimentazioni che porteranno alla nascita di armi biologiche e nuovi soldati. La miniserie mostra anche i primi collegamenti con la tecnologia cybertroniana, rendendo Cobra una minaccia globale ancor prima dell’esordio della serie regolare. La serie presenta toni cupi, mostrando il protagonista come uno spietato calcolatore, imprevedibile nelle scelte e deciso a governare il mondo attraverso la forza.

La terza uscita riporta il nome di James McCullen DESTRO XXIV, capo della M.A.R.S. Industries. La miniserie esplora il lato economico e politico dell’universo narrativo: Destro non combatte solo sul campo, ma attraverso il controllo del mercato delle armi. L’arrivo dell’Energon costringe la sua azienda a reinventarsi, mentre l’emergere di Cobra mette in discussione il suo predominio. Tra i vari antagonisti che troveremo, Destro è di certo quello che più mi affascina. Non è mosso dalla semplice sete di potere, bensì da un codice d’onore tramandato dalla sua famiglia di generazione in generazione. Questa miniserie approfondisce proprio questo aspetto, rendendo il personaggio vero, tridimensionale nelle sue decisioni e nei suoi comportamenti: la parola data è sacra, il rispetto va conquistato, gli affari devono avere una loro dignità, e l’incapacità viene disprezzata.

L’ultima miniserie, scritta da Kelly Thompson, introduce il lato più “ninja” dell’universo G.I. Joe. SCARLETT affronta una missione sotto copertura per infiltrarsi nel clan Arashikage, sulle tracce dell’ex compagna Jinx. La vicenda sviluppa il rapporto tra le due donne e rivela l’esistenza di un’arma collegata ai misteri dell’Energon. Oltre all’azione, la serie approfondisce il passato di Scarlett e amplia il ruolo del clan Arashikage nel nuovo universo condiviso. Infatti risulterà come una terza forza oltre alle già citate G.I. Joe e Cobra, che ha formato personaggi che ritroveremo sia nella capacità della lotta a corpo libero e arti marziali, che ad arma bianca nel pieno stile dei ninja.

Il ruolo nell’Energon Universe

 Le quattro miniserie non raccontano storie isolate. Ogni titolo segue un protagonista diverso ma condivide personaggi, organizzazioni ed eventi, facendo convergere progressivamente tutte le trame. L’Energon è il filo conduttore: una risorsa rivoluzionaria che attira eserciti, industrie belliche, terroristi e potenze mondiali, mentre sullo sfondo continua la guerra dei Transformers.

Il risultato è una costruzione del mondo in modo graduale: anziché presentare subito la squadra dei G.I. Joe, gli autori preferiscono mostrare come ogni protagonista reagisca ai cambiamenti provocati dall’arrivo della tecnologia cybertroniana. Quando prende il via la serie regolare G.I. Joe, il lettore conosce già motivazioni, alleanze e conflitti dei principali personaggi, rendendo l’esordio della squadra il punto di arrivo naturale dell’intero percorso. Ho apprezzato davvero molto questo tipo di approccio. Nel corso dei mesi, uscita dopo uscita, ho avuto tempo e modo di far sedimentare le nozioni, i nomi, le motivazioni e tutto quello che stava accadendo ai personaggi umani che avrebbero preso parte alla difesa della Terra dalla minaccia aliena, così come invece altri hanno costruito imperi ed organizzazioni per un ordine mondiale decisamente differente nella sua concezione ed attuazione.

Ed ora… all’attacco Joe!

Se Void Rivals introduce il cosmo dell’universo condiviso e Transformers racconta la guerra tra Autobot e Decepticon sulla Terra, G.I. Joe mostra come l’umanità reagisce a questo nuovo scenario. La squadra non esisteva prima dell’arrivo dei robot alieni sul pianeta, è stata la risposta alla crisi globale che i terrestri si sono trovati, loro malgrado, a dover affrontare. Joshua Williamson utilizza G.I. Joe per mostrare le conseguenze politiche dell’arrivo dell’Energon in maniera del tutto corretta secondo me. Una squadra nata dal nulla, da formare ed amalgamare. Personalità diverse, capacità diverse, obiettivi diversi che scopriamo man mano che accadono eventi più o meno importanti e missioni altrettanto particolari e pericolose. Sono dell’idea che quando i personaggi sono caratterizzati e scritti bene, buona parte del lavoro sia già stata fatta. E’ proprio questo che mi piace della scrittura dell’autore e dei volumi letti, ossia il cambiamento operativo e di pensiero che i vari Duke, Baronessa, Clutch hanno lungo il percorso che li porterà ad essere davvero una squadra di élite.

L’Energon non è soltanto un combustibile: è una risorsa strategica che governi, aziende e organizzazioni terroristiche cercano di controllare. Per questo motivo Cobra non è soltanto un gruppo di criminali, ma una potenza emergente capace di competere con gli Stati grazie alla tecnologia aliena. La serie mette quindi in scena una vera e propria corsa agli armamenti, dove ogni fazione cerca di ottenere un vantaggio sfruttando l’Energon.

Volume 1 – L’attacco dei Cobra (G.I. Joe #1-6)

Il primo volume – L’attacco dei Cobra – segna la nascita ufficiale dei G.I. Joe. Dopo gli eventi di Transformers e delle miniserie della Road to G.I. Joe, il mondo è ormai consapevole dell’esistenza dell’Energon, la misteriosa fonte di energia aliena. Mentre il Cobra Commander mette in atto il suo piano per sfruttare l’Energon e creare un nuovo ordine mondiale, il colonnello Duke riceve l’incarico di costituire una forza speciale capace di affrontare minacce che gli eserciti tradizionali non sono in grado di gestire. Duke deve imparare a guidare soldati molto diversi tra loro, ognuno con competenze specifiche ma anche forti personalità, imparando a ragionare come un leader piuttosto che semplicemente come un soldato. Cobra dimostra di essere un’organizzazione molto più pericolosa di quanto i governi immaginano: organizzazione, disciplina, armi di livello avanzato ne contraddistinguono l’operato.

E proprio il primo incontro/scontro tra le due fazioni ci mostra tutta l’adrenalina di cui abbiamo, ho bisogno. Da una parte un’organizzazione del tutto sicura dei propri mezzi, guidata da un leader misterioso e carismatico come Cobra Commander, sempre un passo avanti, sempre mentalmente lucido e capace di guardare oltre. Dall’altra una formazione ancora insicura, che non conosce perfettamente gli effettivi, ma che getta il cuore oltre l’ostacolo con tenacia per raggiungere l’obiettivo della missione. Questo dualismo si sposa davvero bene nella narrazione delle fazioni che incontriamo in questo volume, dando spessore ad entrambe rendendomi gradevole la lettura anche attraverso alle immagini che si susseguono rapide una dietro l’altra per dare slancio a loro volta a quanto accade.

Volume 2 – La vendetta di Bludd (G.I. Joe #7-12)

G.I. Joe Vol. 2 – La vendetta di Bludd – prosegue gli eventi della serie regolare dell’Energon Universe con una storia che alza ulteriormente la posta in gioco per i Joe. Dopo la formazione della squadra e il primo scontro con Cobra, Duke e i suoi uomini si trovano ad affrontare nuove minacce legate all’Energon e ai piani di Cobra Commander.

Al centro del volume c’è il ritorno del Maggiore Bludd, spietato mercenario deciso a regolare i conti con la Baronessa, dando vita a una caccia all’uomo che coinvolge anche i G.I. Joe. Mentre il conflitto si intensifica, la squadra è chiamata a intervenire in missioni sempre più rischiose, tra operazioni di recupero, infiltrazioni e combattimenti che mettono alla prova la fiducia reciproca come nel caso di Clutch, che si imbatte nell’Autobot Hound e ne tiene segreta la scoperta con il resto della squadra andando a minare appunto la fiducia con Duke e Risk, e la capacità di lavorare come un’unica unità.

Parallelamente, la guerra per il controllo dell’Energon continua ad allargarsi. Cobra consolida il proprio potere e dimostra di essere una minaccia sempre più organizzata, mentre nuove rivelazioni sulla tecnologia cybertroniana rafforzano i legami tra G.I. Joe, Transformers e il resto dell’Energon Universe.

Con questo secondo volume Joshua Williamson abbandona definitivamente la fase introduttiva e porta la serie verso un respiro più ampio, fatto di azione militare, spionaggio e grandi scontri. La vendetta di Bludd consolida così il ruolo di G.I. Joe come la serie che racconta il punto di vista dell’umanità all’interno dell’Energon Universe, dove la guerra tra Autobot e Decepticon continua a cambiare il destino della Terra.

Il talento italiano al servizio dei G.I. Joe

 Qualcuno direbbe “italians do it better”, e questa frase potrebbe essere presa in considerazione vista la grande componente di artisti italiani all’interno delle testate che abbiamo appena preso in considerazione nella cavalcata che porta ai Joe.

Andrea Milana è il nome italiano più rappresentativo della componente G.I. Joe dell’Energon Universe. Dopo essersi fatto notare nel mercato statunitense, Skybound gli affida l’intera miniserie Road to G.I. Joe: Cobra Commander, scritta da Joshua Williamson. Il suo tratto, realistico e ricco di dettagli, contribuisce a rendere Cobra Commander una figura inquietante e quasi horror, perfettamente in linea con il tono oscuro della serie.

Il suo ruolo cresce ulteriormente con Road to G.I. Joe: Destro, dove affianca Andrei Bressan realizzando parte dei disegni e alcune copertine. La sua capacità di alternare sequenze d’azione a momenti di forte tensione psicologica valorizza il conflitto tra Destro, Cobra Commander e la M.A.R.S. Industries.

Con la serie regolare G.I. Joe, Milana diventa uno degli artisti principali, illustrando gran parte del secondo arco narrativo e tornando anche negli archi successivi. Il suo stile contribuisce a definire l’identità moderna dei Joe, con un taglio cinematografico e una grande attenzione alle espressioni dei personaggi

Marco Foderà, che abbiamo intervistato durante il Comicon Bergamo (prossimamente su Popcornerd) raccoglie il testimone di Andrea Milana nel secondo volume della serie, illustrando parte dell’arco narrativo dedicato al Maggiore Bludd. Il suo stile, caratterizzato da un forte senso del movimento e da una regia molto dinamica, enfatizza le sequenze militari e gli scontri a fuoco, mantenendo continuità con l’impostazione grafica dell’intera collana. Skybound lo confermerà anche negli archi narrativi successivi, segno della fiducia riposta nel suo lavoro.

Marco Ferrari è il disegnatore della miniserie Road to G.I. Joe: Scarlett, scritta da Kelly Thompson. Il suo tratto dinamico e raffinato accompagna una storia che mescola spionaggio, arti   e atmosfere orientali. Ferrari riesce a caratterizzare perfettamente Scarlett come agente d’élite, rendendo spettacolari sia i combattimenti sia le sequenze ambientate all’interno del misterioso clan Arashikage. Ma non ci sono solamente disegnatori italiani impegnati in questo filone dell’Energon Universe, bensì anche una colorista, Annalisa Leoni, che troviamo sulle pagine della miniserie dedicata a Cobra Commander. Il suo lavoro è fondamentale nel definire l’atmosfera cupa e inquietante della serie, attraverso una palette cromatica che alterna toni freddi e metallici a improvvise esplosioni di rossi e arancioni, sottolineando la violenza e la tensione della narrazione.

Conclusioni

 Con G.I. Joe, Transformers e Void Rivals, l’Energon Universe si conferma uno dei progetti editoriali più ambiziosi degli ultimi anni, capace di reinventare personaggi iconici all’interno di un universo narrativo condiviso, moderno e accessibile anche ai nuovi lettori. In Italia, SaldaPress sta proponendo l’intera saga in un’edizione organica che comprende le serie regolari, i volumi della Road to G.I. Joe, gli Energon Universe Special e le pubblicazioni dedicate a Transformers e Void Rivals, offrendo ai lettori italiani la possibilità di seguire l’evoluzione dell’universo ideato da Robert Kirkman e Skybound nella stessa sequenza della pubblicazione originale. Parallelamente è ripresa anche la pubblicazione della serie originale degli anni ‘80 sotto il titolo di “G.I. Joe A Real American Hero”, che invece riprende le storie classiche in un vero e proprio sequel in continuity con le stesse.

Come ogni progetto strutturato in questa maniera, non è necessario leggere anche le altre testate collegate, infatti questa dei G.I. Joe risulta una lettura pienamente godibile anche se letta a se stante. E’ comunque consigliato leggere anche le trame che nascono e si evolvono nelle altre due serie di riferimento per poter avere un’idea a tutto tondo di quello che il burattinaio di questo universo ha in mente, coadiuvato dagli sceneggiatori cui ha delegato quando non scrive in prima persona. Joshua Williamson, il principale artefice dell’overture e della serie regolare, ha avuto la capacità di rendere accessibili concetti riguardanti problemi globali anche a chi non mastica tutti i giorni argomenti come la caccia agli armamenti, lo spionaggio, le attività militaresche grazie a dialoghi diretti e pungenti tra i vari protagonisti sia della stessa fazione che tra fazioni opposte caratterizzandoli in modo tale da renderli riconoscibili e unici. Il tutto condito con disegni dinamici, inquadrature quasi cinematografiche durante le scene di inseguimento o combattimento. In definitiva l’avventura che ci viene proposta è di altissimo livello, adatta a chi cerca tanta azione e colpi di scena, ed un cast che va ampliandosi sia nelle fila dei Joe che in quelle dei Cobra pagina dopo pagina. Non ci resta che attendere i prossimi volumi!

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