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Final Crisis, il maxi evento DC di Grant Morrison tra creatività (e polemica)
Final Crisis è un crossover della DC Comics molto complesso, ma che vede Grant Morrison esprimersi in tutta la sua creatività, inserendo anche tra le righe qualche polemica
Nel corso degli anni la DC ha pubblicato alcuni dei migliori eventi della storia del fumetto, spesso accomunati da una premessa ricorrente: cambiare le regole del gioco, riscrivere la storia e ridefinire l’universo narrativo. Tutto è partito, ovviamente da Crisi sulle Terre Infinite di Marv Wolfman, George Pérez, Dick Giordano e da quel momento molti di questi eventi hanno contenuto non a caso la parola “Crisis” nel titolo.
Eppure, tra tutte, ce n’è una che ancora oggi divide i fan come poche altre: Crisi Finale o Final Crisis (2008), firmata da Grant Morrison, J.G. Jones, Carlos Pacheco e Doug Mahnke. Ma andiamo con ordine.
Anno 2005: un periodo di transizione per la DC Comics
La seconda metà degli anni Duemila è stata una fase particolarmente delicata e stimolante per la DC Comics. Nel 2005 uscì Crisi Infinita (Infinite Crisis) scritta dal Deus ex Machina DC di quegli anni Geoff Johns e con disegnatore principale un mastodontico Phil Jimenez visivamente ispirato all’arte di Pérez. Pubblicata per celebrare il ventesimo anniversario di Crisi sulle Terre Infinite, dopo Crisi Infinita la casa editrice ha iniziato a recuperare e rielaborare elementi del proprio passato, riportando in scena concetti come il multiverso e versioni “classiche” dei personaggi che erano state archiviate dopo la prima Crisi di Wolfman e Pérez.
Si tratta di un momento di grande fermento creativo: alcuni dei migliori autori del settore stavano rilanciando eroi e team storici (come la JSA), dando vita a storie che ancora oggi vengono ricordate con affetto. Grant Morrison, all’epoca impegnato su Batman, stava però lavorando da anni a qualcosa di ancora più ambizioso: l’evento definitivo, inizialmente chiamato Hypercrisis.
Quando finalmente arrivò il momento di raccontarlo, il progetto prese la forma di Final Crisis, un’opera destinata a diventare uno degli eventi più complessi, discussi e fraintesi nella storia dei comics DC… e forse per questo motivo è straordinaria.
Final Crisis: l’evento che rompe gli schemi
Diciamolo subito, senza giri di parole: Final Crisis non è una storia facile e non è per i lettori di comics occasionali. Ma quale opera che vede ai testi Grant Morrison lo è in realtà.
In apparenza, la trama sembra persino lineare inizialmente: dopo la distruzione di Apokolips, Darkseid utilizza l’Equazione Anti-Vita per schiavizzare la Terra e trascinare l’intero multiverso nell’oblio, ponendosi come sovrano assoluto dell’esistenza. Nel frattempo, una minaccia ancora più oscura decide di approfittare del caos per porre fine definitivamente al multiverso.
Eppure, man mano che la storia procede, tutto si complica. L’ultimo numero sembra quasi appartenere a un’altra serie, introducendo un nuovo antagonista e una nuova minaccia proprio quando gli eroi sembrano aver già sconfitto Darkseid.
Se poi non si è letto Final Crisis: Superman Beyond 3-D, l’intera sottotrama che si concentra sui Monitor rischia di risultare incomprensibile.
Ma questo è Grant Morrison allo stato puro: uno scrittore noto per spingere i lettori fuori dalla loro zona di comfort, portandoli in direzioni imprevedibili. Final Crisis è l’esempio perfetto di questa filosofia narrativa, ed è anche il motivo per cui ha molto più da dire rispetto al classico maxi-evento “usa e getta”.
I Monitor, gli editor e il cuore del messaggio
Uno degli aspetti più affascinanti (e controversi) di Final Crisis riguarda il suo sottotesto meta-narrativo. La travagliata storia editoriale dell’opera ha avuto un impatto enorme sul risultato finale: Morrison e la redazione DC non comunicavano in modo efficace, e la preparazione dell’evento fu pesantemente compromessa.
Non è un caso che una delle idee centrali della saga sia quella dei Monitor come forza stagnante del multiverso. Nella visione di Morrison, i Monitor sono parassiti vampirici che si aggrappano alla realtà, prosciugandola e cercando di controllarla. Una metafora tutt’altro che sottile dei poteri editoriali e corporativi che influenzano l’industria del fumetto.
Final Crisis parla tanto di una battaglia cosmica tra bene e male quanto della visione di Morrison sull’industria dei comics. Scene (folli) come Dan Turpin (un personaggio fortemente ispirato a Jack Kirby) che diventa Darkseid rappresentano il modo in cui vecchie idee vengono riutilizzate e stravolte, spesso senza rispetto per i creatori originali.
Le frecciate agli editor abbondano: dalla separazione forzata di Superman Beyond dalla serie principale, fino alla gestione dei nuovi personaggi (i nuovi Forever People sembrano nati proprio per sottolineare questo punto).
L’azione non manca, i momenti epici nemmeno, ma ciò che rende Final Crisis davvero memorabile è il suo commento feroce sui fumetti moderni e sul potere delle corporazioni.
L’evento dove Morrison sfoga la sua creatività
Gli eventi editoriali vendono. Sempre. Ma raramente dicono davvero qualcosa.
Sono i blockbuster estivi del fumetto, pensati per stupire, non per riflettere. Final Crisis fa entrambe le cose.
Morrison, reduce da un’esperienza complicata alla Marvel (come raccontato nel suo libro Supergods), riversa in questa storia tutta la frustrazione accumulata negli anni: idee tagliate, personaggi usati contro la loro volontà, progetti snaturati.
Final Crisis parla di fumetti, di creatività e di controllo, tanto quanto di supereroi.
La corporativizzazione dell’arte è uno dei grandi problemi del XXI secolo che si è ancora più intensificato con l’arrivo dei supereroi al cinema e che non potrà che peggiorare con l’avvento dell’intelligenza artificiale. Alle corporazioni interessa il profitto, non l’arte. Proprio come i Monitor, si attaccano ad essa e la prosciugano.
Letta sotto questa chiave, Final Crisis acquista una potenza completamente diversa.
A distanza di quasi vent’anni, resta un’opera spesso accusata di essere oscura e impenetrabile. Ma una volta compreso il suo nucleo tematico, tutto diventa più chiaro. Non è solo una Crisi: è il pensiero FINALE di Morrison sullo stato di salute del fumetto supereroistico moderno, tra creatività e qualche polemica.
*Fonte del presente articolo Comicbook.com
Comics
Comics Legends: intervista a Mike Deodato Jr., ‘magnifico quadrinista’ dei supereroi
Su Comics Legends arriva un artista direttamente dal Brasile con il ritmo nel sangue e il talento tra le mani: Mike Deodato Jr. autore di pagine indimenticabile del fumetto Marvel, DC e Image
A Campina Grande, nello stato brasiliano della Paraíba, esiste una danza di gruppo molto famosa e spettacolare chiamata Quadrilha. È curioso, quasi profetico, che proprio in una delle città del Brasile dove si balla la Quadrilha sia nato un grande quadrinista, termine portoghese che indica un autore di fumetti, come Mike Deodato Jr., disegnatore brasiliano e figlio d’arte di Deodato Sr., uno dei pionieri del fumetto in Brasile.
Tralasciando i giochi di parole, Mike Deodato Jr. è uno dei più celebri disegnatori di comics di Marvel e DC. Con uno stile immediatamente riconoscibile, realistico e spettacolare, ha lavorato per oltre tre decenni su alcuni dei personaggi più iconici delle due major. La sua Elektra trasuda sensualità e letalità, il suo Thor è imperioso e regale, il suo Norman Osborn è tanto diabolico quanto eccessivamente folle, mentre il suo Old Man Logan sembra uscito da un western all’italiana. Sono tantissimi gli eroi e i villain passati sotto la sua matita, così come gli archi narrativi fondamentali che portano il suo nome nei credits come artista.
Tutto questo per dirvi che siamo di nuovo in compagnia di una vera Leggenda dei Comics… e questa volta arriva dal Brasile, con il ritmo nel sangue e un talento straordinario nelle mani. Su Comics Legends è arrivato Mike Deodato Jr.: ecco l’intervista che ci ha concesso e per la quale lo ringraziamo ancora una volta per il tempo e la disponibilità che ci ha dedicato.
Mike Deodato Jr.: dal Brasile alla corte dei comics made in USA

Grazie mille a Mike Deodato Jr. per il tuo prezioso tempo!
Tutti ti conoscono come Mike Deodato Jr., per distinguerti da tuo padre, Mike Deodato Sr., grande artista in Brasile. È stato lui il motore che ti ha ispirato a intraprendere la carriera di disegnatore?
Mike Deodato Jr. – Sì, mio padre è stato la mia principale fonte di ispirazione, ma è stato anche il mio più grande mentore e il più grande sostenitore che abbia avuto durante tutto il mio percorso. Sognava di diventare un disegnatore di fumetti, ma non ebbe la possibilità di intraprendere quella carriera a causa delle limitazioni del Brasile di quel periodo. Anche anni dopo, quando cercai di entrare nel settore, era ancora estremamente difficile, il che dimostra quanto fosse davvero avanti rispetto ai suoi tempi.
Per molti aspetti è stato un pioniere del fumetto nella nostra regione, il Nord-Est del Brasile. Alla fine degli anni Cinquanta pubblicò la prima striscia a fumetti con personaggi fissi sui giornali locali e, all’inizio degli anni Sessanta, realizzò anche il primo fumetto pubblicato nella nostra regione. Per tutta la vita ha continuato a scrivere fumetti e a sostenere attivamente la scena locale.
Sono cresciuto osservando tutto questo da vicino. Aveva una grande collezione di fumetti che leggevo continuamente e si è sempre impegnato a incoraggiarmi, comprandomi fumetti e alimentando il mio interesse. Per questo dico spesso di essere un caso raro: un disegnatore di fumetti che ha avuto il pieno sostegno dei propri genitori fin dall’inizio.

Un ritratto di Mike Deodato Sr. realizzato dal figlio
Ci racconti come è avvenuto il tuo approdo in Marvel Comics?
Mike Deodato Jr. – Il mio arrivo alla Marvel è stato il risultato di un lungo percorso che si stava già sviluppando da tempo, sia in Brasile sia nel mercato americano. Negli anni Ottanta ho realizzato molti fumetti in Brasile, lavorando con mio padre e pubblicando attraverso diverse piccole case editrici.
All’inizio degli anni Novanta, tra il 1991 e il 1994, ho iniziato anche a lavorare per piccoli editori americani, finché nel 1994 ho avuto l’opportunità di disegnare Wonder Woman. Quel progetto rappresentò una svolta nella mia carriera e aumentò notevolmente la mia visibilità nel mercato statunitense.
Dopo aver concluso il mio ciclo su Wonder Woman, sia Marvel che Valiant mostrarono interesse ad assumermi. Scelsi l’offerta della Marvel, che in quel momento mi sembrava la scelta più sensata, ed è così che iniziò il mio percorso con l’azienda.

La letale Elektra di Deodato Jr. nei suoi primi anni in Marvel
Nel tuo primo periodo come disegnatore Marvel avevi già sviluppato un tratto molto personale. Ricordo con molto piacere il tuo ciclo su Elektra, ma sono anche molto affezionato al Thor di quegli anni, che indossava tra l’altro un costume molto diverso rispetto a quello classico. Qual è, secondo te, il tuo miglior lavoro realizzato in quegli anni ’90 in Marvel e perché?
Mike Deodato Jr. – Per me, il mio miglior lavoro alla Marvel negli anni Novanta è stato Thor, realizzato insieme a Warren Ellis. Erano soltanto quattro numeri, ma ebbero un forte impatto sul personaggio. La scrittura di Warren era brillante e le idee che portò, soprattutto i cambiamenti introdotti per Thor, erano audaci e di grande effetto.
Quel materiale mi ispirò davvero molto e credo di aver dato il meglio di me in quel momento. Anche se si trattò di una serie breve, è diventata uno dei momenti più importanti della mia carriera negli anni Novanta. La storia divenne nota come “The Worldengine” ed è ancora ricordata come un’interpretazione molto diversa del personaggio.

Il possente Thor di Mike Deodato Jr.
Nel corso della tua carriera il tuo stile è cambiato radicalmente: dai lavori più dinamici e “muscolari” degli anni ’90 a un approccio molto più realistico, fotografico e cinematografico negli anni 2000. Da cosa nasce l’esigenza di reinventare completamente il tuo modo di disegnare?
Mike Deodato Jr. – I cambiamenti nel mio stile non sono mai pianificati né strategici: avvengono in modo naturale, come parte del mio sviluppo artistico. Sono sempre stato aperto a nuove influenze, ad imparare e a portare tutto questo nel mio lavoro.
Curiosamente, le mie basi sono sempre state radicate in un approccio più realistico, costruito sulle fotografie. Ma negli anni Novanta sono stato fortemente influenzato dagli artisti della Image Comics come Jim Lee, Marc Silvestri e Todd McFarlane. Quell’energia e quel dinamismo esasperato si sono fusi con il mio naturale realismo.
Da questa fusione è nato lo stile che ho sviluppato negli anni Duemila: qualcosa che bilancia il realismo con un approccio più cinematografico, mantenendo comunque un forte impatto visivo.
Insieme a Ed Brisson hai realizzato Old Man Logan, una serie che unisce il western – genere che mi pare di capire tu ami molto – e Wolverine che… beh, chi non ama Logan! Cosa puoi raccontarci del tuo lavoro su quella run?
Mike Deodato Jr. – Ho adorato lavorare su Old Man Logan, perché rappresentava una versione ancora più viscerale del personaggio, ammesso che sia possibile per qualcuno di così ruvido e intenso come Logan. Allo stesso tempo, c’era uno strato emotivo più profondo che lo rendeva più complesso e interessante da esplorare.
Mi sono sentito molto a mio agio lavorando su quella serie. Era il tipo di materiale che mi coinvolgeva in modo naturale e questo si vede nel risultato finale. È stato un periodo in cui ero davvero soddisfatto di ciò che stavo realizzando.

Original Sin è stato il tuo primo, e credo unico, grande crossover Marvel. Hai letteralmente disegnato l’intero universo Marvel, anche gli eroi e i villain più strani (mi viene in mente The Orb), in un contesto noir e thriller. Hai dovuto adattare il tuo stile a una storia di quel taglio e genere? E se sì, in che modo?
Mike Deodato Jr. – Sì, Original Sin è stato il mio primo grande crossover Marvel, ma non l’unico: in seguito ho lavorato anche a Infinity Wars. Quello che ho amato di Original Sin è stata la sua atmosfera da thriller investigativo all’interno dell’universo dei supereroi, qualcosa che non è così comune e che è stato molto interessante da esplorare dal punto di vista visivo.
Non ho dovuto adattare particolarmente il mio stile. Anzi, mi è sembrato che la storia fosse stata creata apposta per il mio modo di disegnare. Sono sempre stato attratto dalle ombre marcate, dai forti contrasti e dalle atmosfere più cupe, quindi il mio stile si adattava perfettamente al tono noir della serie.

Pagina tratta da Original Sin #6
Capitolo Amazing Spider-Man. Insieme a Michael J. Straczynski hai realizzato una delle storyline più controverse, quella che riguarda il segreto di Gwen Stacy e il suo rapporto con Norman Osborn. Quando ti sei trovato davanti alla sceneggiatura sei rimasto un po’ scioccato anche tu, come molti lettori? È stato complesso trovare il giusto equilibrio nel rappresentare alcune scene senza che risultassero troppo “vietate ai minori di 18 anni”?
Mike Deodato Jr. – A dire il vero, non sono rimasto scioccato quando ho letto la sceneggiatura. Ho sempre creduto che i personaggi supereroistici debbano essere spinti fuori dalla loro zona di comfort. Anche i cambiamenti più drastici fanno parte di una buona narrazione. E nei fumetti di supereroi sappiamo che questi cambiamenti raramente sono permanenti.
Ciò che mi interessava di più era lavorare con lo stile di J. Michael Straczynski, che si concentra molto sulle relazioni e sulla profondità emotiva. Questo mi ha permesso di esplorare maggiormente quell’aspetto nel mio lavoro, non solo l’azione ma anche le sfumature emotive dei personaggi.

Immagine tratta dalla storia di Amazing Spider-Man “Peccati del passato” di J. Michael Straczynski e Mike Deodato Jr.
Con l’evoluzione del tuo stile a più cinematografico e realistico, e a volte hai utilizzato anche volti di attori famosi come modelli per i personaggi. Mi viene in mente il caso più evidente, Norman Osborn ispirato a Tommy Lee Jones, ma ce ne sono sicuramente altri. Come mai hai optato per questa scelta? Sei mai stato contattato da qualche attore che ti ha detto: “Ehi, ma quello sono io!”?
Mike Deodato Jr. – In realtà questo deriva dall’influenza di Paul Gulacy. Quando lavorava a Master of Kung Fu, utilizzava spesso degli attori come riferimento: persone come Marlon Brando, James Coburn e persino Bruce Lee, tra molti altri. Questa cosa mi affascinava, soprattutto per il modo in cui portava un senso di realismo nei fumetti.
Quell’idea mi è rimasta impressa e ho voluto portare questo approccio anche nel mio lavoro. Utilizzare gli attori come riferimento aiuta a dare ai personaggi maggiore personalità e credibilità.
Nessun attore mi ha mai contattato dicendo: “Ehi, quello sono io!”, ma le poche volte in cui ho parlato con persone che erano state utilizzate come ispirazione, hanno sempre reagito in modo molto positivo. Di solito si divertono a vedersi rappresentati in quel modo.

Il ‘Tommy Lee’ Osborn di Mike Deodato Jr.
Prima Thunderbolts e poi Dark Avengers. Sei stato uno degli artisti più importanti del periodo successivo a Secret Invasion, soprattutto per le squadre capitanate da Norman Osborn. In entrambi i team, hai avuto modo di scegliere insieme a Warren Ellis, su Thunderbolts, e a Brian Bendis, su Dark Avengers, alcuni membri che si adattassero particolarmente al tuo stile e al tono più drammatico e oscuro delle storie? Se sì, quali?
Mike Deodato Jr. – Quasi mai ho un’influenza diretta sulla narrazione vera e propria e, sinceramente, preferisco che sia così. Così come non mi piace che gli sceneggiatori mi dicano come disegnare, allo stesso modo rispetto il loro spazio quando si tratta della scrittura.
Il mio contributo è soprattutto visivo: è lì che lascio il mio segno. In Dark Avengers, per esempio, realizzai nuovi design dei costumi per tutti i personaggi. Alla fine quelle versioni non vennero utilizzate, ma riflettevano il tono più oscuro e distorto che immaginavo per il team, perfettamente in linea con la storia.

Come nasce l’idea di Iron Patriot e, soprattutto, del suo iconico costume?
Mike Deodato Jr. – Progettare il costume di Iron Patriot è stata una delle parti più impegnative di Dark Avengers. È stato un processo molto collaborativo tra me, Brian Bendis e Tom Brevoort, quindi ci sono state molte idee e numerose revisioni lungo il percorso. Ricordo di aver realizzato almeno sette versioni diverse prima di arrivare a quella definitiva.
La sfida consisteva nel trovare il giusto equilibrio: doveva trasmettere un senso di patriottismo senza diventare troppo esagerato o addirittura ridicolo nei colori e nel design. Allo stesso tempo, doveva avere un tono più cupo, adatto alla squadra. Alla fine trovammo una versione che combinava tutti questi elementi: patriottica, potente, ma anche con un lato più oscuro.

Iron Patriot e i suoi Dark Avengers!
Parlando sempre di eroi in armatura, sei il co-creatore, insieme a Brian Bendis, di Riri Williams, alias Ironheart. Come è nato l’idea di questo personaggio e in quali aspetti hai potuto dare il tuo contributo creativo maggiore?
Mike Deodato Jr. – Riri Williams, Ironheart, è stato uno dei pochi casi in cui non ho creato un design concettuale prima che il personaggio apparisse nel fumetto. Le scadenze erano molto strette, quindi tutto è stato creato in modo organico, pagina dopo pagina.
La sua prima apparizione è stata sviluppata direttamente all’interno della storia, senza alcun lavoro preliminare di progettazione. Lo stesso vale per tutto ciò che la circonda: sua madre, il suo ambiente, la sua camera da letto, il suo laboratorio, la prima armatura costruita in un garage. Tutto ha preso forma mentre disegnavo.
Non è il mio processo preferito: di solito mi piace progettare tutto in anticipo. Tuttavia, questo approccio ha portato una certa spontaneità. È stato un modo di creare più intuitivo e naturale.

Con il ritorno di Iron Man/Tony Stark, il personaggio di Riri sembra essere stato messo un po’ in secondo piano nei fumetti. Nonostante abbia anche esordito nel MCU, sembra non essere ancora entrata davvero nel cuore dei lettori e del pubblico delle produzioni Marvel Studios. Secondo te il personaggio non ha soddisfatto le aspettative di successo? A mio avviso – ed è un’opinione personale – forse si è pensato a lei come a un personaggio destinato a replicare il successo di Miles Morales…
Mike Deodato Jr. – È molto difficile prevedere come verrà accolto un personaggio. Tutto ciò che possiamo fare è dare il massimo e creare qualcosa in cui noi stessi crediamo. È l’unica cosa che possiamo davvero controllare.
Il modo in cui il pubblico reagisce è completamente fuori dal nostro controllo. Tuttavia, credo che Riri abbia avuto un forte impatto e abbia trovato il suo posto. Ha un percorso tutto suo e il suo viaggio è ancora in corso: la sua storia è tutt’altro che conclusa.

Ho notato che hai una vasta conoscenza del fumetto italiano, in particolare di Tex, che ancora oggi è il fumetto più venduto in Italia. Che legame hai con il nostro fumetto? Conosci altri titoli italiani, oltre a Tex, che ti hanno colpito particolarmente?
Mike Deodato Jr. – Sono sempre stato un grande appassionato di Tex, ma ancora di più di Ken Parker. Detto questo, non seguo da vicino il fumetto italiano contemporaneo. So che esiste una fantastica nuova generazione di autori, ma non sono riuscito a seguirla con costanza.
Per me, Ken Parker rimane una delle migliori serie a fumetti mai realizzate. Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo sono semplicemente straordinari. È un’opera che ha sempre avuto un forte impatto su di me, sia dal punto di vista della narrazione che della sensibilità artistica.

Ken Parker di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo
Come dicevamo, hai disegnato praticamente tutti i personaggi principali della Marvel: Spider-Man, Wolverine, Hulk, Thor, gli Avengers. C’è ancora un personaggio o un team che non hai mai avuto occasione di disegnare e che ti piacerebbe affrontare oggi?
Mike Deodato Jr. – Se ne avessi l’opportunità, mi piacerebbe moltissimo realizzare una graphic novel con Ka-Zar, insieme a Zabu e a tutti quei dinosauri della Terra Selvaggia. Ho sempre trovato quel concetto fantastico: quel mix di avventura pulp e di un mondo preistorico all’interno dell’Universo Marvel offre possibilità incredibili sia dal punto di vista visivo sia da quello narrativo.
Tra tutti gli autori con cui hai lavorato, da Brian Michael Bendis a Warren Ellis, passando per Jeff Lemire, chi è stato quello che ti ha sorpreso di più per il modo in cui costruisce una sceneggiatura?
Mike Deodato Jr. – Sono tutti incredibilmente talentuosi, ma quello che mi ha sorpreso di più è stato Jeff Lemire, soprattutto per la sua velocità.
Mentre stavamo lavorando a Berserker Unbound, aveva creato una cartella Dropbox nella quale ricevevo la sceneggiatura e potevo letteralmente vedere comparire una pagina dopo l’altra, quasi in tempo reale. Sembrava disumano. Mi ha davvero impressionato.
E appunto, insieme a Jeff Lemire hai realizzato la graphic novel Berserker Unbound di cui hai accennato poco fa. Ho letto che è stato un progetto arrivato al momento giusto, visto che avevi il desiderio di disegnare Conan… e il protagonista è visivamente molto simile a Conan il Barbaro creato da Robert E. Howard. È stato solo questo elemento a convincerti ad accettare il progetto di Lemire?
Mike Deodato Jr. – Jeff Lemire e io stavamo lavorando insieme su Thanos e ci siamo resi conto di lavorare molto bene come squadra. Fu lui a propormi di realizzare un progetto creator-owned.
Mi chiese che cosa mi sarebbe piaciuto disegnare e io risposi che avrei voluto raccontare una storia di barbari. Da quell’idea nacque Berserker Unbound e io diedi vita a quel mondo dal punto di vista visivo.

Nel 2022 hai vinto un Eisner Award come artista per Not All Robots, nella categoria Miglior pubblicazione umoristica dell’anno, scritta da Mark Russell. Ti aspettavi di vincere un premio proprio per quella storia?
Mike Deodato Jr. – Quando lessi per la prima volta la sceneggiatura, rimasi sbalordito da quanto fosse bella la storia. Ebbi la sensazione che meritasse un Premio Eisner già di per sé.
All’inizio presi persino in considerazione l’idea di non disegnarla, perché non ero sicuro che il mio stile fosse adatto a quella storia. Ma il mio editor e amico Axel Alonso mi convinse, dicendomi che ero in grado di disegnare qualsiasi cosa e che quel progetto era fatto apposta per me. Per fortuna gli diedi ascolto e alla fine vincemmo l’Eisner.
Ciò che rende così speciale vincere un premio del genere con un progetto creator-owned è che non esiste la sindrome dell’impostore. Quando lavori con personaggi già affermati, a volte hai la sensazione che avrebbe potuto farlo chiunque altro, oppure che il merito sia condiviso con decenni di storia editoriale. In questo caso, invece, tutto è stato creato da zero da noi.
Questo rende il riconoscimento molto più significativo. Passare ai progetti creator-owned è stata una delle migliori decisioni della mia carriera e l’Eisner non ha fatto altro che confermarlo.

Cover dell’edizione italiana di Not All Robots – Panini Comics
Hai lavorato per le grandi major (Marvel, DC, Image) ma anche su progetti creator-owned. Preferisci lavorare su opere in cui hai maggiore libertà creativa oppure ti diverti di più con personaggi mainstream come Spider-Man, Batman e simili?
Mike Deodato Jr. – Adoro lavorare con i personaggi che leggevo da ragazzo: i grandi supereroi avranno sempre un posto speciale nel mio cuore. Ma nulla è paragonabile al creare i propri personaggi, le proprie storie e possedere quel mondo.
È difficile da descrivere. La libertà creativa, il legame personale: tutto è diverso. Semplicemente non c’è paragone.
Flash è stato uno dei tuoi ultimi lavori per DC Comics. Ho notato subito una costruzione della tavola diversa rispetto al passato, con una griglia che a volte spezza in più parti la singola immagine. Come mai questa scelta artistica? Cosa volevi trasmettere al lettore?
Mike Deodato Jr. – Ho sentito che questo stile frammentato si adattava perfettamente a Flash. La sua super velocità suggerisce la presenza di immagini multiple che si verificano contemporaneamente, quasi come se la figura si stesse sdoppiando davanti ai tuoi occhi.
Inoltre, l’arco narrativo su cui stavo lavorando aveva un approccio alla fantascienza davvero insolito, con elementi horror e idee narrative complesse. Tutto questo richiedeva un linguaggio visivo diverso, capace di trasmettere quella sensazione di stranezza e complessità.
Per questo motivo, questa struttura della tavola frammentata mi è sembrata il modo giusto per tradurre visivamente ciò che la storia stava cercando di esprimere.

Tavola con lo ‘stile frammentato’ pensato da Mike Deodato Jr. su The Flash
Citi spesso John Buscema e Neal Adams tra le tue influenze del passato, ma hai espresso anche una grande ammirazione per Eduardo Risso. Ritieni che un artista del tuo calibro e della tua esperienza possa ancora imparare da autori contemporanei, o anche più giovani?
Mike Deodato Jr. – Assolutamente. Imparo costantemente da tutto ciò che vedo. È un processo che per un artista non finisce mai.
Quando vedo artisti più giovani — o anche qualcuno che riprende qualcosa che facevo in passato — la cosa cattura sempre la mia attenzione. Questo tipo di ispirazione mi spinge a evolvermi e a continuare a migliorare il mio lavoro.
Nel panorama attuale i film influenzano sempre più i fumetti, mentre fino a qualche anno fa accadeva il contrario. Ritieni che sia una semplice evoluzione del mercato o, come pensa il sottoscritto, che forse fosse meglio quando la creatività degli autori di fumetti era più libera dai paletti imposti dalle grandi produzioni cinematografiche?
Mike Deodato Jr. – Sono fortemente in disaccordo con questa idea. Non credo che il cinema stia influenzando sempre di più i fumetti. Al contrario: sono i fumetti ad aver sempre influenzato il cinema, e continuano a farlo.
Se si guarda alla storia, le innovazioni nella narrazione visiva — inquadrature, illuminazione, angolazioni di ripresa — erano già presenti nei fumetti grazie ad artisti come Will Eisner molto prima di film come Citizen Kane. Questo scambio è sempre esistito, ma molte di queste idee sono nate proprio nei fumetti.
E questo è ancora vero oggi. Ci sono tantissimi artisti che propongono nuove soluzioni visive, nuove tecniche narrative, nuove idee. A mio parere, il fumetto continua a essere una delle più grandi fonti di ispirazione per Hollywood quando si tratta di realizzare film e serie televisive.

Ultimate Oz
Puoi dirci qualcosa sui tuoi prossimi progetti?
Mike Deodato Jr. – In questo momento sto lavorando a una serie di graphic novel intitolata Ultimate Oz. Sono già usciti due volumi e attualmente sto lavorando al terzo. L’obiettivo è arrivare ad almeno dieci volumi. È un progetto molto speciale, nel quale reinventiamo il mondo di Oz pur rispettando il materiale originale.
Allo stesso tempo, insieme a Joe Pruett, sto lanciando su Kickstarter un artbook intitolato The Book of Deodato. Avrà tra le 200 e le 240 pagine e ripercorrerà l’intera mia carriera. Al suo interno analizzo tavole, copertine e i momenti chiave del mio lavoro, insieme alle testimonianze di colleghi del mondo del fumetto che parlano della mia carriera.
Grazie mille Mike! E’ stato un grande onore averti ospite. Alla prossima!
Mike Deodato Jr.: Biografia

Nato a Campina Grande, in Brasile, il 23 maggio 1963 con il nome di Deodato Taumaturgo Borges Filho, Mike Deodato Jr. è considerato uno dei più importanti e influenti disegnatori di fumetti della sua generazione. I suoi primi passi nel settore li muove lavorando per quasi un decennio al fianco del padre, anch’egli fumettista, affinando uno stile che negli anni sarebbe diventato immediatamente riconoscibile.
L’approdo al mercato statunitense arriva nei primi anni Novanta grazie ad alcuni adattamenti a fumetti di celebri serie televisive realizzati per Innovation Publishing, ma è la collaborazione con DC Comics, e in particolare con Wonder Woman, a consacrarlo sulla scena internazionale.
Dal 1995 inizia un lungo e prolifico rapporto con Marvel Comics, destinato a durare oltre vent’anni. In questo periodo firma alcune delle serie più amate della Casa delle Idee, mettendo il proprio talento al servizio di personaggi iconici come Avengers, Spider-Man, Iron Man, Hulk e Captain America. In coppia con sceneggiatori del calibro di Brian Michael Bendis, Deodato contribuisce a ridefinire l’estetica moderna dell’universo Marvel, lasciando un segno indelebile con opere come Dark Avengers e partecipando alla creazione del design dell’Iron Patriot.
La sua carriera non si limita però ai due grandi editori americani. Ha collaborato anche con Dark Horse Comics, illustrando storie ambientate nell’universo di Star Wars, e ha co-creato insieme a Jeff Lemire la miniserie Berserker, pubblicata in Italia da BAO Publishing.
Conclusa la lunga esperienza in esclusiva con Marvel, Deodato ha scelto di dedicarsi sempre più a progetti creator-owned e indipendenti, esplorando nuove idee e contribuendo alla nascita di universi narrativi originali. Una scelta che conferma la volontà di uno degli artisti più influenti del fumetto contemporaneo di continuare a reinventarsi, mettendo la propria esperienza al servizio di nuove storie e nuove sfide creative.
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Saldapress espande il vasto universo narrativo dell’Energon Universe con i G.I. Joe di Joshua Williamson. Ecco cosa pensiamo dei primi due volumi usciti!
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TWIG di Skottie Young arriva in Italia a luglio con Shockdom
Shockdom annuncia la pubblicazione di Twig, il fantasy epico firmato da Skottie Young e Kyle Strahm Il 15 luglio aprono i preordini
Dopo il grande successo dei lanci di Monster High e The Mask, Shockdom edizioni è orgogliosa di ampliare la sua offerta editoriale in Italia portando un’altra grande icona del fumetto internazionale: l’uscita, prevista per agosto, di Twig, acclamata miniserie fantasy nata dal sodalizio creativo tra la superstar Skottie Young (I Hate Fairyland, Middlewest) e l’illustratore Kyle Strahm (Spread, Unearth).
Twig non è solo un fumetto, il lancio più importante di Image Comics del 2022. È il risultato di un viaggio creativo rocambolesco. Nato quasi per gioco tra due amici durante una festa di compleanno per bambini a Kansas City, il progetto è anche sopravvissuto alla sfida della pandemia. Come racconta lo stesso Young:
«Che avventura pazzesca è stato questo progetto! Avevamo iniziato a lavorare su una storia densa di intrighi politici e machiavellici, ma poi il mondo si è fermato. Durante il lockdown abbiamo sentito il bisogno di cambiare rotta, ricominciando da capo per dare vita a qualcosa di più vitale, avventuroso e speranzoso. Temevano di non trovare un pubblico adatto perché pensavamo che la storia non fosse molto commerciale, invece siamo stati travolti dall’entusiasmo generale dei lettori appassionati che hanno voluto avere la nostra divertente avventura a fumetti».
Un’avventura dal sapore classico
Il volume è una vera e propria “lettera d’amore” per il fantasy cinematografico degli anni ’80, un genere che ha formato l’immaginario degli autori. Chiunque abbia amato capolavori come The Dark Crystal, Labyrinth, Fraggle Rock o La Storia Infinita ritroverà in queste pagine lo stesso senso di meraviglia. Come Frodo nel Signore degli Anelli, Twig è un piccolo e improbabile eroe catapultato
in una missione per salvare il mondo, e dovrò viaggiare in paesaggi vasti, bizzarri e meravigliosi. Il fumetto combina la costruzione di un mondo immaginario con una storia di formazione emozionante e incentrata sui personaggi. Twig ci trasporta così in un mondo vibrante e bizzarro, dove piccole creature devono affrontare ostacoli immensi in una lotta tra luce e oscurità.
La trama
Twig è un piccolo eroe titubante che eredita inaspettatamente dal padre il sacro ruolo di “Viaggiatore”. Il suo compito? Consegnare una gemma mistica per scongiurare una catastrofe globale. Ma, come spesso accade quando il destino del mondo riposa sulle spalle di un improbabile eroe, il viaggio si trasforma in una corsa contro il tempo. Accompagnato dall’inseparabile e sarcastico Splat e dalla coraggiosa Lobee, Twig imparerà che il vero eroismo non risiede nella capacità di non avere paura, ma in quella di superarla!
Perché Twig è un caso editoriale
Oltre al comparto grafico visionario, la serie si distingue per il suo tema profondo: la crescita personale del protagonista (coming-of-age). Paragonato dalla critica internazionale al capolavoro di Jeff Smith, Bone, per la sua capacità di mescolare toni favolistici a un’intensità emotiva profonda, Twig parla a tutti: ai più giovani lettori, che vi troveranno un’avventura epica, e agli adulti, che ne apprezzeranno la riflessione sul coraggio e sulla crescita personale.
Gli Autori
Skottie Young: Scrittore, artista e autore pluripremiato (Will Eisner Award e Ringo Award), è una delle voci più iconiche del fumetto statunitense moderno. Dai successi Marvel come Rocket Raccoon e Strange Academy fino ai suoi originali I Hate Fairyland e Middlewest, Young è celebre per la sua capacità di giocare con i generi, fondendo umorismo, cupezza e grande umanità.
Kyle Strahm: Artista di talento il cui stile unico ha dato forma visiva al mondo surreale di Twig. La sua collaborazione con Young è nata dalla stima reciproca davanti agli schizzi di creature strane, annotati sui suoi quaderni, che sono poi diventati il cuore pulsante dell’avventura. Tra le sue altre opere recenti figurano Spread, Horrorium, Into Radness e Unearth.
Disponibilità e promozione
I volumi di Twig saranno disponibili in pre-ordine sul sito www.shockdomedizioni.it il 15 luglio 2026 alle ore 8,00; le spedizioni partiranno dal 18 agosto.
- Solo con l’acquisto in pre-ordine sul sito web sarà possibile ricevere a casa, insieme al volume, l’esclusiva stampa con la copertina di Twig realizzata da Peach Momoko.
- Spedizione gratuita per ordini superiori a 30€.
I volumi fanno parte della collana VISIONS, che esplora l’ignoto dedicandosi a storie di genere fantasy, onirico e alla sperimentazione. Twig ti aspetta. Ma attenzione… una volta entrato nel suo mondo, non vorrai più uscire!
Titolo: Twig – vol. 1
Autore: Skottie Young Disegni: Kyle Strahm
Cover regular: Kyle Strahm Formato: 18,3×27,7 cm
Edizione: brossurato Pagine: 128
ISBN: 9788893367066
Prezzo: 14€
Titolo: Twig – vol. 1
Autore: Skottie Young Disegni: Kyle Strahm
Cover variant: Skottie Young Formato: 18,3×27,7 cm
Edizione: brossurato
Pagine: 128
ISBN: 9788893367103
Prezzo: 16€
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