Ken il Guerriero: il manga senza tempo nato sotto il segno dell’Orsa Maggiore
Dalla mente di Buronson e Tetsuo Hara nasce Ken il Guerriero, un capolavoro che ha ridefinito il manga d’azione e la cultura pop anni ’80. Su PopCorNerd parliamo del significato profondo di Hokuto no Ken e del suo protagonista
Mi risulta impossibile parlare di Ken il Guerriero senza pensare all’intramontabile sigla italiana dell’anime che trovate qua sopra, gentilmente concessa da YouTube, e che ha più di un significato per chi è nato e cresciuto negli ‘anni 80. Ken il Guerriero è stato (ed è ancora oggi) una serie animata che fa parte del percorso di crescita, esteriore ma soprattutto interiore, di ogni amante della cultura pop orientale.
Quel “cartone animato” (così venivano chiamati all’epoca), nel 1987, è stato il primo contatto vero e proprio del pubblico italiano con il protagonista Kenshiro, erede della scuola di arti marziali di Hokuto (dallo sguardo e dall’espressione imperscrutabile) e con il mondo post-apocalittico, cinico e violento, dove sono ambientate le sue drammatiche avventure, dove vige un’unica regola: solo i più forti sopravvivono.
Ma non è dell’anime che vogliamo parlare oggi su PopCorNerd, bensì dell’opera manga omonima da cui è tratto, realizzata da Buronson e Tetsuo Hara:Hokuto No Ken (Ken il Guerriero).
A differenza di quanto accade oggi, dove il manga precede sempre l’anime, il manga di Ken il Guerriero arriva in Italia “solo” nel 1990, quindi qualche anno dopo l’esordio della serie animata, grazie alla storica casa editrice Granata Press. Nonostante qualche difetto di stampa e alcune imperfezioni, nonché la lettura all’occidentale, quella rimane una delle edizioni più prestigiose e di valore — almeno a livello affettivo.
Nato sotto la “buona stella” dell’Orsa Maggiore, Ken il Guerriero è un fumetto rivoluzionario e, in Italia, è stato uno dei primi grandi successi e fenomeni manga, in un momento storico in cui i supereroi americani facevano fatica, ma erano da anni presenti nelle edicole italiane accanto ai classici campioni d’incassi nazionali (Tex, Diabolik, Topolino). Il fumetto orientale, invece, era ancora visto come qualcosa di “esotico”.
Ma il successo in TV di Ken tra i ragazzi e gli adolescenti dell’epoca permise la diffusione di un’opera che oggi conta diverse ristampe e continua a far parlare di sé, a distanza di quasi quarant’anni dalla prima edizione italiana. Basti pensare che Planet Manga, divisione orientale di Panini Comics, è pronta a rilanciare la saga di Ken al prossimo Lucca Comics & Games 2025 con una nuova edizione di lusso cartonata (complice anche la presenza del maestro Tetsuo Hara come ospite).
Ma entriamo nel dettaglio di un’opera che, nella sua apparente semplicità, ha catturato l’attenzione di milioni di lettori grazie alla sua forte componente emozionale e al fascino intramontabile di personaggi dall’onore incrollabile, e che ha fatto da apripista nel nostro paese a successi nipponici, come Dragon Ball, One Piece, Naruto e molti altri.
Buronson e Tetsuo Hara: gli autori dietro l’intramontabile mito
In foto: Buronson
Dietro la violenza, la malinconia e la compassione di Ken Il Guerriero, si nasconde una leggenda costruita da due autori che hanno trasformato le paure e i sogni degli anni ’80 in un’epopea immortale.
Ken il Guerriero nasce dalla penna di Buronson (alias di Yoshiyuki Okamura), già noto per storie poliziesche come Doberman Deka, e dotato di un talento raro nel creare protagonisti tragici, mossi da giustizia e dolore. Si tratta di uno degli sceneggiatori di manga più influenti della storia giapponese e, dopo Ken, sarà autore di altri manga cult tra cui spiccano Sanctuary, Strain e Heat.
Quasi sempre accompagnato, nelle sue opere, da artisti di grandissimo talento, in Ken il Guerriero Buronson trova il partner perfetto in Tetsuo Hara, un disegnatore all’epoca poco conosciuto, cresciuto a pane e Bruce Lee, e amante delle arti marziali, dei film d’azione giapponesi e americani. Questo suo amore per gli action movie made in U.S.A. si rifletterà profondamente all’interno di Ken.
L’incontro tra i due avviene nel 1982: l’idea originale parte proprio dal giovane Hara, che propone un manga incentrato su una misteriosa tecnica di digitopressione letale — quella che nel manga diventerà la Hokuto Shinken, arte marziale capace di colpire uno dei 708 tsubo (秘孔) presenti nel corpo umano e di uccidere l’avversario dopo pochi istanti. Sarà l’editor Nobuhiko Horie a suggerire di ambientare la storia in un mondo post-apocalittico, ispirato alla saga cinematografica di Mad Max creata da George Miller.
Nasce così Hokuto no Ken: un connubio perfetto tra arti marziali, drammaticità e futuro punk distopico. Buronson plasma il mito, Hara gli dà il corpo, e insieme creano qualcosa che va oltre il semplice fumetto d’azione: un’epopea spirituale sulla forza e sulla compassione.
In foto: Tetsuo Hara
Ken: l’uomo dalle sette cicatrici che ha segnato una generazione
Alla fine del XX secolo il mondo venne avvolto dalle fiamme atomiche! I mari si prosciugarono, la Terra si spezzo e sembro che ogni forma di vita si fosse estinta. Eppure… la razza umana era sopravvissuta! Il mondo era ricaduto in un’era governata dalla violenza! – Ken Il Guerriero Extreme Edition #1
Tra le sabbie radioattive di un mondo in rovina, un uomo cammina da solo.
Sul suo petto brillano sette cicatrici a forma di Orsa Maggiore. Non parla molto, ma quando pronuncia la frase “Omae wa mou shindeiru” (Tu sei già morto) il nemico esplode in mille frammenti.
È Kenshiro, il protagonista di Ken il Guerriero (Hokuto no Ken), una delle opere più influenti della storia del manga. Così ha inizio la leggenda.
Ken, l’eroe che si erge tra i detriti di un mondo distrutto e un’umanità da ricostruire
Il mondo di Ken il Guerriero è un deserto di sangue e sabbia, governato da predoni e tiranni spietati, dove solo Kenshiro si erge come simbolo di giustizia e compassione, cercando di portare ordine, onore e giustizia a un’umanità che non crede più in nulla.
È un guerriero invincibile, all’apparenza granitico e dall’espressione impassibile, ma che nasconde un animo profondamente umano, segnato dal dolore e dall’amore perduto, Julia. Ed è esattamente così che ci viene presentato all’inizio dagli autori: sguardo dolce e malinconico, sorriso sul volto quando incontra per la prima volta Rin e Bat, ma che, quando passa all’azione, diventa deciso e spietato come i suoi avversari.
Rin e Bat (Lynn e Bart) nella serie animata
Nel suo cammino, Ken diventa una figura quasi messianica: colui che porta la luce nell’oscurità, battendo ogni nemico che gli si pari davanti. La sua missione non è solo sconfiggere il male, ma ricordare all’umanità cosa significa essere umani.
Cosa rende Ken il Guerriero così immortale? Non la violenza, non le esplosioni, ma il suo messaggio.
In un mondo distrutto, la vera forza è la compassione. Kenshiro non combatte per vendetta, ma per dare senso al dolore. Ogni volta che tende la mano a un bambino o a un innocente, riafferma un’idea semplice ma rivoluzionaria:
anche in mezzo all’inferno, l’uomo può ancora scegliere di essere giusto.
Il mondo in cui si muove Ken è frutto del contesto storico in cui vivono Buronson e Hara quando danno origine al mito. La Guerra Fredda è al culmine, la minaccia atomica è ovunque e il cinema riflette quell’ansia: Blade Runner, Terminator, Mad Max 2.
Il mondo di Hokuto è il riflesso di un’umanità distrutta dalla propria arroganza, ma ancora capace di speranza. Ogni villaggio salvato, ogni bambino protetto, è un simbolo di rinascita.
I personaggi di Ken: tra attori e celebrità degli anni 70’/80′
L’amore per il cinema d’azione dell’epoca si riflette nella caratterizzazione dei personaggi stessi.
Basti pensare allo stesso Ken, che inizialmente è ispirato a Bruce Lee, di cui Hara è un grande fan, anche solo nelle movenze e nelle tecniche di combattimento. Nel corso dell’opera, però, il personaggio trae ispirazione anche dal Sylvester Stallone di Cobra (gli occhiali da sole che indossa Ken nella seconda parte dell’opera) e dal Mel Gibson di Mad Max (nell’abbigliamento).
Raoh, invece, il più potente dei fratelli di Kenshiro, è un personaggio a metà tra Rutger Hauer (il Roy Batty di Blade Runner) e Gengis Khan, per le sue ambizioni di conquista.
E ancora, nel corso dell’opera principale, si possono vedere diversi omaggi a celebrità e cantanti internazionali di quegli anni: Shin, ispirato a Jon Bon Jovi; Yuda a Boy George; Souther, il Sacro Imperatore di Nanto, a Billy Idol;Falco, uno dei personaggi principali della seconda serie di Ken il Guerriero, a Dolph Lundgren nel ruolo di Ivan Drago, e così via.
Le scuole di Hokuto e Nanto: il pugno come filosofia
Nel cuore della saga ci sono due arti marziali leggendarie che si contrappongono:
La prima colpisce dall’interno, attraverso i punti segreti del corpo umano (i Keiraku Hikō), distruggendo l’avversario dall’interno. È la via del controllo, della pietà, dell’autodisciplina. La seconda è la sua antitesi: taglia, ferisce, danza come una lama di luce. È la via della bellezza, della passione, della morte.
Hokuto e Nanto non sono solo tecniche di combattimento, ma vere e proprie filosofie, che si riflettono negli scontri tra i loro maestri. Come in un poema epico, ogni battaglia è una lezione morale.
Il dualismo si concentra principalmente nella prima parte della storia, dove Ken, Raoh e Toki sono i più grandi combattenti della scuola di Hokuto, contrapposta a quella di Nanto che vede in Shin, Rei e Yuda i principali esponenti.
Raoh, il più potente della scuola di Hokuto e fratello di Ken
La competizione si sviluppa anche internamente tra i vari combattenti e, per l’appunto, si concentra principalmente tra Ken e Raoh: prima fratelli, poi nemici sul campo, portatori della sacra scuola di Hokuto di cui solo uno può essere il vero erede. Il loro rapporto è quello che più rappresenta il bene contro il male, ma anche l’onore, il rispetto (tipici della cultura orientale) e la possibilità di redenzione, che si ritrova spesso nell’opera anche in altri personaggi.
Un mito senza tempo
Quarant’anni dopo, Ken il Guerriero continua a essere citato, reinterpretato, venerato.
È uno dei manga senza tempo di cui non basterebbero intere pagine per raccontare tutte le sfaccettature e di quanti autori, oggi diventati celebri, hanno tratto ispirazione e coraggio proprio da Ken.
Le nuove generazioni lo scoprono come una leggenda pop, ma il suo cuore resta intatto: la storia di un guerriero che cammina solo, portando sulle spalle il peso dell’umanità.
Le sue cicatrici non sono ferite: sono stelle. E come le stelle, continuano a brillare, ricordandoci che persino nel buio più profondo c’è sempre un punto di luce.
Ken, sei tu Fantastico guerriero Sceso come un fulmine dal cielo Ken, sei tu Il nostro condottiero E nessuno al mondo adesso è solo
Intrighidicorteeunemozionantetriangoloamorosonelromantasy vincitore ai Kodansha Award come “Miglior Shojo”
Il nostro destino è davvero deciso da una buona o una cattiva stella? Sembra essere decisamente un’ottima stella quella che illumina il futuro di Nina, orfana dagli occhi di una rara tonalità di azzurro che dall’oggi al domani passa dalla vita di strada a essere accolta nella corte reale! Ma diventare una perfetta principessa non sarà così semplice…
Arriva in edizione italiana dal 31 marzo, a marchio J-POP Manga, una novità dai disegni straordinari che i lettori di romance aspettavano da tempo: Nina the Starry Bride di Rikachi. Il primo volume sarà disponibile in versione regular su tutti i canali di vendita, mentre esclusivamente nelle fumetterie sarà possibile trovare l’edizione variant a tiratura limitata.
Nina, ragazza dagli occhi color lapislazzuli, proprio grazie alla bellezza delle sue iridi attira l’attenzione di Azure, secondo principe del regno di Fortna. Diventata la sostituta della principessa Alisha, promessa sposa del principe ereditario del grande regno di Galgada, Nina dovrà apprendere l’etichetta, indossare abiti e accessori di splendida fattura e ingannare il regno… Uno scherzo del destino che le permetterà di incontrare l’amore della sua vita!
La serie di Rikachi ha vinto il Premio Kodansha 2022 come “Miglior Shojo” e ha ricevuto un adattamento anime apprezzato da pubblico e critica, in streaming nel nostro Paese su Crunchyroll.
Questa attesissima novità sarà presentata in anteprima sabato 28 marzo alle ore 15:00 presso la Mondadori Victoria di Modena in compagnia della traduttrice Valentina Vignola e dell’editor Federica Depetro. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti e i partecipanti riceveranno in omaggio due gadget esclusivi ispirati alla serie: le illustration card di Nina e del principe Azure.
Edizioni BD & J-POP Manga al Be Comics! Be Games! 2026
Il 21 e 22 marzo la casa editrice sarà a Padova con gli autori di Dada Adventure e Turtle & Nova
Sabato 21 e domenica 22 marzo Edizioni BD & J-POP Manga approdano alla Fiera di Padova per l’edizione 2026 di Be Comics! Be Games! Un weekend all’insegna del divertimento e della passione nerd durante il quale la casa editrice sarà presente allo stand B12 del Padiglione 7 con tutte le ultime novità del catalogo e due coppie di autori in dedica: i creatori di Dada Adventure Leonardo Berghella e Alessandro Starace e il duo artistico composto da Axel Novelli e Daniele Turturici, rispettivamente sceneggiatore e disegnatore di Turtle & Nova.
Dada Adventure è uno dei global manga più longevi e letti nel nostro Paese. Ora che ci avviciniamo alla conclusione della storia e si festeggiano i dieci anni della serie gli autori presentano proprio a Be Comics! Be Games! una speciale variant edition del primo volume esclusiva per gli eventi. Un numero da collezione da non lasciarsi sfuggire!
Come sarà possibile scoprire sabato al panel “Creare mondi alternativi” organizzato in collaborazione con Edizioni BD, immaginare e far vivere su carta realtà fantastiche con una propria lore convincente è un lavoro complesso che richiede una buona dose di fantasia e una mente aperta. Quando hanno ideato l’universo di Monad, Axel Novelli e Daniele Turturici hanno accolto la sfida e il risultato è uno straordinario e variegato worldbuilding che fa da sfondo alle avventure dei due protagonisti che danno il titolo all’opera, Turtle & Nova. La serie ha all’attivo tre volumi ed è ancora in corso di pubblicazione. Be Comics! Be Games! sarà l’occasione giusta per incontrare di persona i due autori e ricevere uno sketch sulla propria copia.
Tra le novità del Sol Levante pubblicate a marchio J-POP Manga saranno disponibili i titoli più amati del catalogo e le ultimissime uscite della settimana tra cui Firefly Wedding 8, Jaadugar – A Witch in Mongolia 2, Un Secondo Addio 1, The Fragrant Flower Blooms with Dignity 6 e molto altro. In anticipo rispetto all’uscita a scaffale debutterà in fiera La Strana Casa 6, il thriller firmato dal misterioso youtuber Uketsu.
DOVE TROVARCI
Fiera di Padova – Padiglione 7, Stand B12
I NOSTRI EVENTI
Sabato 21 marzo
Ore 12:00
Padiglione 7 – Palco Be Art! Creare mondi alternativi
con Alessandro Starace, Leonardo Berghella, Daniele Turturici, Axel Novelli. Modera La_Va_Lend.
Immaginazione e narrazione sono strumenti per reinventare la realtà: Un incontro con gli autori di Dada Adventure e Turtle & Nova per esplorare l’arte di costruire universi narrativi originali. Dall’idea alla definizione di personaggi e regole del mondo, scopriremo come nascono storie capaci di superare i confini del reale.
Domenica 22 marzo
Ore 15:00
Padiglione 7 – Palco Be Art!
Le streghe nella cultura pop: live drawing di Leonardo Berghella
* Ringraziamo l’Ufficio Stampa J-Pop Manga per il comunicato di cui sopra, che abbiamo condiviso con i nostri lettori
Osamu Tezuka e Go Nagaisono due volti immortali della cultura del fumetto giapponese. Se il primo è considerato il “dio del manga”, il secondo può essere visto come il suo diretto erede, sia per il rapporto che nel corso degli anni ha coltivato con Tezuka (mentore di Nagai) sia per l’importanza delle opere che ha realizzato, come Devilman, Mazinger Z oUFO Robot Grendizer, fondamentali per la storia del manga.
Quando due nomi di questo calibro vengono accostati a una singola opera, l’attenzione di ogni appassionato della nona arte si concentra inevitabilmente su di essa.
Barbaraè il titolo del volume autoconclusivo pubblicato in Italia da J-Pop Mangache riunisce Tezuka e Nagai all’interno dello stesso manga, anche se non nel modo che si potrebbe immaginare. Barbara, infatti, è anche il titolo dell’opera originale scritta all’inizio degli anni Settanta da Tezuka, che Nagai ha deciso di riprendere e proseguire con una personale interpretazione.
Il risultato è un volume che va ben oltre il semplice omaggio al maestro: Nagai prova infatti a recuperare la filosofia e l’idea originale del suo idolo Tezuka, portando in Barbara la sua sensibilità e il suo tratto autoriale.
Ne nasce così un volume di grande valore che, nelle sue poche pagine, riesce a trasmettere al lettore la sensazione di trovarsi di fronte a un’opera classica, mai come in questo caso definibile come “d’autore” e, senza ombra di dubbio, diversa rispetto alle proposte che il manga contemporaneo fornisce al lettore.
Prima di parlare della versione di Barbara realizzata da Nagai, però, è forse necessario spendere qualche parola sull’opera originale di Osamu Tezuka.
Osamu Tezuka e la sua Barbara, tra sperimentazione e maturità
Barbara di Osamu Tezuka
Barbara è un’opera affascinante e ambigua, capace di fondere critica sociale, erotismo, elementi fantastici e riflessione sull’arte. Proprio questa varietà di registri contribuisce al suo fascino, rendendola uno dei lavori più complessi della carriera di Osamu Tezuka.
Negli anni Sessanta e Settanta il panorama culturale giapponese cambia profondamente. Il movimento del gekiga, orientato verso storie più realistiche e mature, conquista sempre più spazio e molti giovani autori iniziano a considerare Tezuka un autore ormai superato. Nello stesso periodo il mangaka affronta anche alcune difficoltà professionali, come la chiusura della rivista COM e il fallimento dello studio di animazione Mushi Production, noto per aver prodotto la storica serie di Astro Boy.
Lontano dall’arretrare, Tezuka reagisce sperimentando nuovi percorsi narrativi e affrontando temi più profondi e personali. Nascono così opere più mature, che segnano un’evoluzione stilistica nella sua produzione, tra cui anche Barbara.
La storia segue Yosuke Mikura, scrittore di successo ma in piena crisi creativa, tormentato da ossessioni e visioni legate alle sue perversioni. La sua vita cambia quando incontra Barbara, una giovane senzatetto alcolizzata ma sorprendentemente colta, che cita poeti europei. Colpito dalla ragazza e forse in cerca di nuova ispirazione, Mikura decide di ospitarla in casa, dando origine a un rapporto ambiguo e complesso.
Il manga attraversa diversi registri narrativi: parte come una critica alla vita nelle grandi metropoli, si trasforma in una satira dell’ambiente culturale ed editoriale e assume infine toni quasi fantastici, con Barbara che diventa una sorta di musa enigmatica legata al mito delle streghe perseguitate nella storia.
Al centro dell’opera c’è anche una riflessione sulla condizione femminile nella società giapponese. Barbara rappresenta una figura libera e ribelle, ma allo stesso tempo fragile ed emarginata, mentre la storia affronta temi come la repressione sessuale maschile e l’ipocrisia della società borghese.
L’opera risente inoltre dell’influenza della cultura europea: Tezuka si ispira ai racconti fantastici di E. T. A. Hoffmann e all’opera lirica I racconti di Hoffmann di Jacques Offenbach, da cui riprende l’atmosfera grottesca e visionaria.
Barbara di Go Nagai
Il tratto di Go Nagai che reinterpreta uno dei personaggi più accattivanti di Tezuka
Go Nagai riporta in vita il personaggio di Barbara, mantenendo le caratteristiche con cui l’aveva concepita Osamu Tezuka: una senzatetto dalla bellezza magnetica, capace di diventare musa ispiratrice per gli uomini che incontra. Ma, forse più di Tezuka, gli attribuisce un ruolo da Femme Fatale.
Nel volume la protagonista incrocia il destino di tre personaggi molto diversi tra loro: il pittore Kyosuke Mitamura, il pianista Goro Nikaido e il malvivente Ro Shibaki.
Ognuno di loro rimane profondamente colpito dalla donna e il loro incontro con Barbara finisce per avere conseguenze importanti, talvolta positive, talvolta (decisamente) distruttive, nelle loro vite.
Sono molti gli elementi che Nagai riprende dall’opera originale di Tezuka. Il rapporto che si crea tra Barbara e ciascuno dei tre uomini è complesso e spesso quasi ossessivo: l’attrazione nei confronti della donna non è soltanto fisica o carnale, ma si trasforma soprattutto in un bisogno personale e artistico, come se Barbara rappresentasse una fonte d’ispirazione indispensabile.
Anche la componente erotica è presente in questa rivisitazione, ma rimane in secondo piano rispetto all’aura di mistero che circonda la protagonista. Barbara esiste davvero oppure è soltanto il frutto dell’immaginazione dei personaggi? È possibile che la sua figura sia legata all’occulto o alla stregoneria? Sono domande che attraversano l’intero racconto.
È interessante osservare come Nagai sviluppi il personaggio di Barbara nel corso delle diverse storie. La base resta quella pensata da Tezuka: una donna libera e ribelle, ma allo stesso tempo fragile ed emarginata. Tuttavia la sua personalità cambia a seconda dell’uomo con cui condivide la scena: più goffa e ironica nella vicenda con Mitamura, più romantica nella storia con il pianista Nikaido, più timida e impaurita, ma anche più legata a una dimensione soprannaturale, nell’episodio che la vede confrontarsi con lo spietato Shibaki.
Tre uomini diversi, dunque, e tre versioni diverse di Barbara. Ciò che rimane invariato è il punto di partenza: Barbara è una senzatetto emarginata, una figura invisibile agli occhi della società.
Questo elemento dimostra come, proprio come accadeva nell’opera di Tezuka, anche la visione di Nagai resti fedele allo spirito originale: una critica alla vita nelle grandi città e una riflessione sulla difficile condizione femminile nella società moderna.
Il tutto è impreziosito dall’intramontabile arte di Go Nagai, ancorata a quello stile classico e immediatamente riconoscibile che, ancora oggi, appare chiaro e fresco e che lo ha consacrato come uno dei maestri più importanti del panorama artistico del Sol Levante.
In foto: Osamu Tezuka e Go Nagai
A completare il volume c’è anche una storia autobiografica, slegata dalla trama principale di Barbara: Go to Travel – In viaggio con il maestro Tezuka in America. In questo breve racconto Nagai ripercorre la sua esperienza al San Diego Comic-Con del 1980 in compagnia di Osamu Tezuka. Si tratta di una testimonianza divertente ma allo stesso tempo malinconica, in cui il mangaka ribadisce quanto la figura di Tezuka sia stata fondamentale per lui e per la sua carriera.
Perché leggere Barbara?
Barbaraè una lettera d’amore sincera di un maestro del manga a un altro, ma anche a tutto ciò che Tezuka ha rappresentato non solo per i lettori di tutto il mondo, ma anche per gli autori che sono venuti dopo di lui. È un volume che celebra l’autore e il suo modo di intendere e realizzare il manga.
Con Barbara di Go Nagai, J-Pop Manga porta in Italia un volume estremamente godibile e coinvolgente, capace però anche di far riflettere. La storia mostra infatti come molte delle problematiche e delle tematiche affrontate siano rimaste sorprendentemente attuali anche a distanza di cinquant’anni, nonostante una società in continua evoluzione, nella quale però certi problemi sembrano rimanere immutati.
Nagai raccoglie così l’eredità di Tezuka, riprendendo una delle sue opere più complesse e mature e cercando, allo stesso tempo, di lasciare il proprio segno distintivo, attraverso lo stile e la sensibilità narrativa che da sempre contraddistinguono il suo lavoro.