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Hero Death Match: Monkey D. Luffy vs Deadpool

Altro scontro epico su Hero Death Match: Monkey D. Luffy vs. Deadpool. Chi vincerà lo scontro interdimensionale più folle di sempre?

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Bentornati su Hero Death Match. Se nel primo appuntamento abbiamo messo a confronto Superman e i Fantastici 4, campioni d’incasso quest’estate al cinema, nel secondo scontro cominciamo a fare sul serio dando spazio alla fantasia (e alla follia!) andando ben oltre le barriere che ci sono tra universi e generi fumettistici… e questa volta abbiamo voluto rompere ogni stereotipo e regola.

Insomma, nel panorama degli scontri impossibili, alcuni sono diventati leggende del fandom: Goku vs Superman, Batman vs Iron Man, Hulk vs Saitama. Ma quelli appena elencati sono banalità rispetto a quello che stiamo per andare a presentare… perché oggi ci spingiamo oltre unendo due mondi lontanissimi come il manga e i comics: Monkey D. Luffy, protagonista di One Piece, Vs. Deadpool, il mutante chiacchierone al cinema interpretato da Ryan Reynolds.

Un duello che mescola azione, comicità, follia e meta-umorismo. Chi vincerà tra il pretendente al titolo di Re dei Pirati protagonista di One Piece e l’immortale e irriverente eroe (ma si può definire tale?) nonché mercenario chiacchierone della Marvel ?

Analizziamo i contendenti, i loro punti di forza e come potrebbe svolgersi un duello… che risulta folle solo a pensarlo!

All’angolo destro del ring: Monkey D. Luffy, Il futuro Re dei Pirati!

Protagonista del manga One Piece, creato da Eiichiro Oda, Monkey D. Luffy ha mangiato inavvertitamente da bambino il Frutto del Diavolo Hito Hito no Mi (modello Nika), che gli conferisce un corpo elastico e poteri quasi illimitati.

Poteri principali: Il suo arsenale di mosse, prevede diverse micidiali trasformazioni (Gear Second, Gear Fourth e Gear Fifth) che gli garantiscono velocità, forza e capacità quasi divine. Il suo asso nella manica è l’Haki del Re, arma spirituale che padroneggia e che è capace di piegare la volontà degli avversari.

Ma la vera specialità di Luffy sono la positività e la tenacia con cui affronta ogni combattimento. È impulsivo, creativo e anche un po’ folle (caratteristica che ha  in comune con Deadpool) e spesso trasforma il suo corpo in un cartone animato vivente. Tutto questo metterà gli permetterà di avere la meglio contro il mercenario chiacchierone che non si fa intimidire neanche dalla quarta parete?

All’angolo sinistro del ring: Deeeeeadpooool! Il Mercenario (fin troppo) chiacchierone

Creato da Rob Liefeld e Fabian Nicieza nel 1991, Wade Wilson alias Deadpool è un ex soldato sottoposto a un esperimento che gli ha donato un fattore rigenerante simile (ma più potente) di quello di Wolverine.

È un mercenario letale, cinico (e anche un po’ bastardo) maestro di armi da fuoco e katane. Non c’è arma che Wade non sappia usare in maniera eccellente.

Forse, però, le sua armi più pericolose sono… la follia e l’imprevedibilità. Deadpool non ha uno stile, non adotta una strategia di combattimento. Fa solamente ciò che gli passa per la testa. Prima stordisce il suo avversario con parole e discorsi assolutamente privi di logica e quando meno te lo aspetti attacca e uccide con tutto quello che ha a disposizione (e lo sanno i soldati della TVA che sono stati uccisi con le 207.. ops 206 ossa di Wolverine).

Quanto si divertirà Deadpool a cercare di uccidere un ragazzo fatto di gomma?

5 motivi per cui vincerebbe Monkey D. Luffy

  1. Gear Fifth e poteri divini: Luffy, grazie al risveglio del suo Frutto del Diavolo, non è più solo un uomo di gomma. In Gear Fifth può deformare la realtà stessa come fosse un cartone animato, e questo gli dà un vantaggio devastante.
  2. Haki del Re: Deadpool ha una forza di volontà folle, ma l’Haki del Re può comunque destabilizzarlo o sopraffarlo.
  3. Velocità e resistenza sovrumane: Con Gear Second e Gear Fourth, Luffy diventa un fulmine. Deadpool può rigenerarsi, ma non riuscirebbe a stare dietro alla velocità pura e alla potenza combinata di Luffy.
  4. Combattente creativo: Luffy è uno dei personaggi più imprevedibili del manga shōnen: usa il corpo e l’ambiente in modi assurdi e geniali.
  5. Determinazione assoluta: Luffy non si arrende mai. Anche contro avversari divini (Kaido, Big Mom), ha continuato a rialzarsi, figurarsi contro un “pazzo immortale.

5 motivi per cui vincerebbe Deadpool

  1. Fattore rigenerante infinito: Deadpool non muore. Puoi ridurlo a pezzi, farlo esplodere, polverizzarlo… tornerà sempre indietro.
  2. Meta-consapevolezza: Deadpool sa di essere in un fumetto/ film e può rompere la quarta parete, rivolgersi all’autore o al pubblico, persino manipolare la “trama”. Questa abilità surreale supera qualsiasi potere convenzionale.
  3. Armi infinite e follia tattica: Deadpool ha accesso a pistole, katane, esplosivi, gadget tecnologici… e li usa in modo totalmente imprevedibile. Un arsenale senza regole, combinato con la sua mente caotica.
  4. Imprevedibilità assoluta: Dove Luffy è creativo in modo coerente, Deadpool è puro caos.

Comicità come arma: Deadpool trasforma ogni battaglia in una gag. Luffy combatte con serietà giocosa, ma Deadpool può distrarlo, irritarlo o confonderlo fino a ribaltare la situazione.

Lo scontro

Un incontro tra Monkey D. Luffy e Deadpool non potrebbe che nascere in modo surreale. Immaginiamo che, per un errore del multiverso, Deadpool venga catapultato nel mondo di One Piece proprio nei pressi di Marineford. La Marina, colta dall’occasione, lo ingaggerebbe subito per eliminare il giovane pirata con il cappello di paglia.

Il mercenario, incuriosito e divertito dall’incarico, si lancerebbe così verso la Thousand Sunny, ritrovandosi davanti alla ciurma di Luffy. Dopo la cattura della squadra di Luffy da parte di Deadpool, lo scontro inizierebbe immediatamente: da una parte i pugni elastici del pirata, dall’altra l’arsenale infinito e la rigenerazione di Deadpool.

Le armi da fuoco risulterebbero inutili contro il corpo gommato di Luffy, mentre persino con le katane sottratte a Zoro, Wade non riuscirebbe a scalfirlo. Luffy, invece, aumenterebbe progressivamente la sua potenza, passando dal Gear Fourth al devastante Gear Fifth. La realtà stessa inizierebbe a deformarsi: la battaglia assumerebbe i tratti di un cartone animato vivente, dove gag e assurdità prenderebbero il sopravvento sulla logica.

Deadpool, a suo agio in un contesto così folle, risponderebbe con trovate imprevedibili: teste lanciate come bombe, unicorni rosa evocati dal nulla e continue rigenerazioni. Luffy, con la sua creatività senza limiti, trasformerebbe ogni attacco in un gioco, ribaltando la situazione a suo favore.

Lo scontro durerebbe a lungo, senza un vero vincitore. Da un lato Luffy, con la forza e la determinazione; dall’altro Deadpool, praticamente immortale e capace di adattarsi a qualsiasi scenario narrativo. Alla fine, più che una conclusione definitiva, ci sarebbe una tregua comica: il mercenario, stanco di finire a pezzi, se ne andrebbe lasciando dietro di sé soltanto l’eco di una battaglia assurda e irripetibile… e forse un nuovo amico con cui sfogare tutti i suoi deliri.

Monkey D. Luffy.. beh libererebbe la sua ciurma e ordinerebbe a Sanji di cucinare perché ha mooolta fame!

Conclusione: chi vincerebbe davvero?

Il duello tra Luffy e Deadpool non ha alcun senso in termini logici. Due personaggi così diversi, con poteri fuori da ogni schema e con una resistenza quasi illimitata, potrebbero andare avanti a combattere per l’eternità senza mai arrivare a un vincitore definitivo.

Da un lato, Deadpool potrebbe contare sulla sua rigenerazione infinita e sulla furbizia da mercenario, trovando sicuramente il modo di raggirare Luffy. Dall’altro, però, c’è la determinazione incrollabile del futuro Re dei Pirati: quando la sua ciurma è in pericolo, Luffy diventa praticamente inarrestabile. È questa forza di volontà, unita alla sua capacità di spingersi oltre ogni limite, a renderlo l’avversario più temibile che Deadpool possa affrontare.

Alla fine, il Mercenario Chiacchierone arriverebbe alla più bizzarra delle conclusioni: che l’unico modo per sopravvivere non è combattere, ma… arrendersi! Non perché non possa continuare a rigenerarsi, ma perché persino lui capirebbe che finire fatto a pezzi, ricomposto e poi nuovamente distrutto in un ciclo infinito non è poi così divertente.

E se invece di nemici fossero… alleati? Non è difficile immaginare Deadpool che si diverte a bordo della Thousand Sunny, infastidendo Zoro con battute senza fine, facendo infuriare Sanji a tavola e inventando gag assurde con Usopp e Chopper. Dopotutto, Deadpool è il personaggio che meno di tutti ha bisogno di coerenza per funzionare. Per questo, forse, lo vedremmo perfettamente a suo agio come nuovo (e temporaneo) membro della ciurma di Cappello di Paglia.

Vincitore scontro: Monkey D. Luffy

Cosa ne pensate di questo nuovo round di Hero Death Match?
Fatecelo sapere nei commenti e, soprattutto… diteci voi quali incontri/scontri vorreste vedere! Noi siamo pronti a valutare OGNI TIPO di folle idea… e metterla in pratica!

Comics

Comics Legends: intervista a Mike Deodato Jr., ‘magnifico quadrinista’ dei supereroi

Su Comics Legends arriva un artista direttamente dal Brasile con il ritmo nel sangue e il talento tra le mani: Mike Deodato Jr. autore di pagine indimenticabile del fumetto Marvel, DC e Image

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A Campina Grande, nello stato brasiliano della Paraíba, esiste una danza di gruppo molto famosa e spettacolare chiamata Quadrilha. È curioso, quasi profetico, che proprio in una delle città del Brasile dove si balla la Quadrilha sia nato un grande quadrinista, termine portoghese che indica un autore di fumetti, come Mike Deodato Jr., disegnatore brasiliano e figlio d’arte di Deodato Sr., uno dei pionieri del fumetto in Brasile.

Tralasciando i giochi di parole, Mike Deodato Jr. è uno dei più celebri disegnatori di comics di Marvel e DC. Con uno stile immediatamente riconoscibile, realistico e spettacolare, ha lavorato per oltre tre decenni su alcuni dei personaggi più iconici delle due major. La sua Elektra trasuda sensualità e letalità, il suo Thor è imperioso e regale, il suo Norman Osborn è tanto diabolico quanto eccessivamente folle, mentre il suo Old Man Logan sembra uscito da un western all’italiana. Sono tantissimi gli eroi e i villain passati sotto la sua matita, così come gli archi narrativi fondamentali che portano il suo nome nei credits come artista.

Tutto questo per dirvi che siamo di nuovo in compagnia di una vera Leggenda dei Comics… e questa volta arriva dal Brasile, con il ritmo nel sangue e un talento straordinario nelle mani. Su Comics Legends è arrivato Mike Deodato Jr.: ecco l’intervista che ci ha concesso e per la quale lo ringraziamo ancora una volta per il tempo e la disponibilità che ci ha dedicato.


Mike Deodato Jr.: dal Brasile alla corte dei comics made in USA

Grazie mille a Mike Deodato Jr. per il tuo prezioso tempo!

Tutti ti conoscono come Mike Deodato Jr., per distinguerti da tuo padre, Mike Deodato Sr., grande artista in Brasile. È stato lui il motore che ti ha ispirato a intraprendere la carriera di disegnatore?

Mike Deodato Jr. – Sì, mio padre è stato la mia principale fonte di ispirazione, ma è stato anche il mio più grande mentore e il più grande sostenitore che abbia avuto durante tutto il mio percorso. Sognava di diventare un disegnatore di fumetti, ma non ebbe la possibilità di intraprendere quella carriera a causa delle limitazioni del Brasile di quel periodo. Anche anni dopo, quando cercai di entrare nel settore, era ancora estremamente difficile, il che dimostra quanto fosse davvero avanti rispetto ai suoi tempi.

Per molti aspetti è stato un pioniere del fumetto nella nostra regione, il Nord-Est del Brasile. Alla fine degli anni Cinquanta pubblicò la prima striscia a fumetti con personaggi fissi sui giornali locali e, all’inizio degli anni Sessanta, realizzò anche il primo fumetto pubblicato nella nostra regione. Per tutta la vita ha continuato a scrivere fumetti e a sostenere attivamente la scena locale.

Sono cresciuto osservando tutto questo da vicino. Aveva una grande collezione di fumetti che leggevo continuamente e si è sempre impegnato a incoraggiarmi, comprandomi fumetti e alimentando il mio interesse. Per questo dico spesso di essere un caso raro: un disegnatore di fumetti che ha avuto il pieno sostegno dei propri genitori fin dall’inizio.

Un ritratto di Mike Deodato Sr. realizzato dal figlio

Ci racconti come è avvenuto il tuo approdo in Marvel Comics?

Mike Deodato Jr. – Il mio arrivo alla Marvel è stato il risultato di un lungo percorso che si stava già sviluppando da tempo, sia in Brasile sia nel mercato americano. Negli anni Ottanta ho realizzato molti fumetti in Brasile, lavorando con mio padre e pubblicando attraverso diverse piccole case editrici.

All’inizio degli anni Novanta, tra il 1991 e il 1994, ho iniziato anche a lavorare per piccoli editori americani, finché nel 1994 ho avuto l’opportunità di disegnare Wonder Woman. Quel progetto rappresentò una svolta nella mia carriera e aumentò notevolmente la mia visibilità nel mercato statunitense.

Dopo aver concluso il mio ciclo su Wonder Woman, sia Marvel che Valiant mostrarono interesse ad assumermi. Scelsi l’offerta della Marvel, che in quel momento mi sembrava la scelta più sensata, ed è così che iniziò il mio percorso con l’azienda.

La letale Elektra di Deodato Jr. nei suoi primi anni in Marvel

Nel tuo primo periodo come disegnatore Marvel avevi già sviluppato un tratto molto personale. Ricordo con molto piacere il tuo ciclo su Elektra, ma sono anche molto affezionato al Thor di quegli anni, che indossava tra l’altro un costume molto diverso rispetto a quello classico. Qual è, secondo te, il tuo miglior lavoro realizzato in quegli anni ’90 in Marvel e perché?

Mike Deodato Jr. – Per me, il mio miglior lavoro alla Marvel negli anni Novanta è stato Thor, realizzato insieme a Warren Ellis. Erano soltanto quattro numeri, ma ebbero un forte impatto sul personaggio. La scrittura di Warren era brillante e le idee che portò, soprattutto i cambiamenti introdotti per Thor, erano audaci e di grande effetto.

Quel materiale mi ispirò davvero molto e credo di aver dato il meglio di me in quel momento. Anche se si trattò di una serie breve, è diventata uno dei momenti più importanti della mia carriera negli anni Novanta. La storia divenne nota come “The Worldengine” ed è ancora ricordata come un’interpretazione molto diversa del personaggio.

Il possente Thor di Mike Deodato Jr.

Nel corso della tua carriera il tuo stile è cambiato radicalmente: dai lavori più dinamici e “muscolari” degli anni ’90 a un approccio molto più realistico, fotografico e cinematografico negli anni 2000. Da cosa nasce l’esigenza di reinventare completamente il tuo modo di disegnare?

Mike Deodato Jr. – I cambiamenti nel mio stile non sono mai pianificati né strategici: avvengono in modo naturale, come parte del mio sviluppo artistico. Sono sempre stato aperto a nuove influenze, ad imparare e a portare tutto questo nel mio lavoro.

Curiosamente, le mie basi sono sempre state radicate in un approccio più realistico, costruito sulle fotografie. Ma negli anni Novanta sono stato fortemente influenzato dagli artisti della Image Comics come Jim Lee, Marc Silvestri e Todd McFarlane. Quell’energia e quel dinamismo esasperato si sono fusi con il mio naturale realismo.

Da questa fusione è nato lo stile che ho sviluppato negli anni Duemila: qualcosa che bilancia il realismo con un approccio più cinematografico, mantenendo comunque un forte impatto visivo.

Insieme a Ed Brisson hai realizzato Old Man Logan, una serie che unisce il western – genere che mi pare di capire tu ami molto – e Wolverine che… beh, chi non ama Logan! Cosa puoi raccontarci del tuo lavoro su quella run?

Mike Deodato Jr. – Ho adorato lavorare su Old Man Logan, perché rappresentava una versione ancora più viscerale del personaggio, ammesso che sia possibile per qualcuno di così ruvido e intenso come Logan. Allo stesso tempo, c’era uno strato emotivo più profondo che lo rendeva più complesso e interessante da esplorare.

Mi sono sentito molto a mio agio lavorando su quella serie. Era il tipo di materiale che mi coinvolgeva in modo naturale e questo si vede nel risultato finale. È stato un periodo in cui ero davvero soddisfatto di ciò che stavo realizzando.

Original Sin è stato il tuo primo, e credo unico, grande crossover Marvel. Hai letteralmente disegnato l’intero universo Marvel, anche gli eroi e i villain più strani (mi viene in mente The Orb), in un contesto noir e thriller. Hai dovuto adattare il tuo stile a una storia di quel taglio e genere? E se sì, in che modo?

Mike Deodato Jr. – Sì, Original Sin è stato il mio primo grande crossover Marvel, ma non l’unico: in seguito ho lavorato anche a Infinity Wars. Quello che ho amato di Original Sin è stata la sua atmosfera da thriller investigativo all’interno dell’universo dei supereroi, qualcosa che non è così comune e che è stato molto interessante da esplorare dal punto di vista visivo.

Non ho dovuto adattare particolarmente il mio stile. Anzi, mi è sembrato che la storia fosse stata creata apposta per il mio modo di disegnare. Sono sempre stato attratto dalle ombre marcate, dai forti contrasti e dalle atmosfere più cupe, quindi il mio stile si adattava perfettamente al tono noir della serie.

Pagina tratta da Original Sin #6

Capitolo Amazing Spider-Man. Insieme a Michael J. Straczynski hai realizzato una delle storyline più controverse, quella che riguarda il segreto di Gwen Stacy e il suo rapporto con Norman Osborn. Quando ti sei trovato davanti alla sceneggiatura sei rimasto un po’ scioccato anche tu, come molti lettori? È stato complesso trovare il giusto equilibrio nel rappresentare alcune scene senza che risultassero troppo “vietate ai minori di 18 anni”?

Mike Deodato Jr. – A dire il vero, non sono rimasto scioccato quando ho letto la sceneggiatura. Ho sempre creduto che i personaggi supereroistici debbano essere spinti fuori dalla loro zona di comfort. Anche i cambiamenti più drastici fanno parte di una buona narrazione. E nei fumetti di supereroi sappiamo che questi cambiamenti raramente sono permanenti.

Ciò che mi interessava di più era lavorare con lo stile di J. Michael Straczynski, che si concentra molto sulle relazioni e sulla profondità emotiva. Questo mi ha permesso di esplorare maggiormente quell’aspetto nel mio lavoro, non solo l’azione ma anche le sfumature emotive dei personaggi.

Immagine tratta dalla storia di Amazing Spider-Man “Peccati del passato” di J. Michael Straczynski e Mike Deodato Jr.

Con l’evoluzione del tuo stile a più cinematografico e realistico, e a volte hai utilizzato anche volti di attori famosi come modelli per i personaggi. Mi viene in mente il caso più evidente, Norman Osborn ispirato a Tommy Lee Jones, ma ce ne sono sicuramente altri. Come mai hai optato per questa scelta? Sei mai stato contattato da qualche attore che ti ha detto: “Ehi, ma quello sono io!”?

Mike Deodato Jr. – In realtà questo deriva dall’influenza di Paul Gulacy. Quando lavorava a Master of Kung Fu, utilizzava spesso degli attori come riferimento: persone come Marlon Brando, James Coburn e persino Bruce Lee, tra molti altri. Questa cosa mi affascinava, soprattutto per il modo in cui portava un senso di realismo nei fumetti.

Quell’idea mi è rimasta impressa e ho voluto portare questo approccio anche nel mio lavoro. Utilizzare gli attori come riferimento aiuta a dare ai personaggi maggiore personalità e credibilità.

Nessun attore mi ha mai contattato dicendo: “Ehi, quello sono io!”, ma le poche volte in cui ho parlato con persone che erano state utilizzate come ispirazione, hanno sempre reagito in modo molto positivo. Di solito si divertono a vedersi rappresentati in quel modo.

Il ‘Tommy Lee’ Osborn di Mike Deodato Jr.

Prima Thunderbolts e poi Dark Avengers. Sei stato uno degli artisti più importanti del periodo successivo a Secret Invasion, soprattutto per le squadre capitanate da Norman Osborn. In entrambi i team, hai avuto modo di scegliere insieme a Warren Ellis, su Thunderbolts, e a Brian Bendis, su Dark Avengers, alcuni membri che si adattassero particolarmente al tuo stile e al tono più drammatico e oscuro delle storie? Se sì, quali?

Mike Deodato Jr. – Quasi mai ho un’influenza diretta sulla narrazione vera e propria e, sinceramente, preferisco che sia così. Così come non mi piace che gli sceneggiatori mi dicano come disegnare, allo stesso modo rispetto il loro spazio quando si tratta della scrittura.

Il mio contributo è soprattutto visivo: è lì che lascio il mio segno. In Dark Avengers, per esempio, realizzai nuovi design dei costumi per tutti i personaggi. Alla fine quelle versioni non vennero utilizzate, ma riflettevano il tono più oscuro e distorto che immaginavo per il team, perfettamente in linea con la storia.

Come nasce l’idea di Iron Patriot e, soprattutto, del suo iconico costume?

Mike Deodato Jr. – Progettare il costume di Iron Patriot è stata una delle parti più impegnative di Dark Avengers. È stato un processo molto collaborativo tra me, Brian Bendis e Tom Brevoort, quindi ci sono state molte idee e numerose revisioni lungo il percorso. Ricordo di aver realizzato almeno sette versioni diverse prima di arrivare a quella definitiva.

La sfida consisteva nel trovare il giusto equilibrio: doveva trasmettere un senso di patriottismo senza diventare troppo esagerato o addirittura ridicolo nei colori e nel design. Allo stesso tempo, doveva avere un tono più cupo, adatto alla squadra. Alla fine trovammo una versione che combinava tutti questi elementi: patriottica, potente, ma anche con un lato più oscuro.

Iron Patriot e i suoi Dark Avengers!

Parlando sempre di eroi in armatura, sei il co-creatore, insieme a Brian Bendis, di Riri Williams, alias Ironheart. Come è nato l’idea di questo personaggio e in quali aspetti hai potuto dare il tuo contributo creativo maggiore?

Mike Deodato Jr. Riri Williams, Ironheart, è stato uno dei pochi casi in cui non ho creato un design concettuale prima che il personaggio apparisse nel fumetto. Le scadenze erano molto strette, quindi tutto è stato creato in modo organico, pagina dopo pagina.

La sua prima apparizione è stata sviluppata direttamente all’interno della storia, senza alcun lavoro preliminare di progettazione. Lo stesso vale per tutto ciò che la circonda: sua madre, il suo ambiente, la sua camera da letto, il suo laboratorio, la prima armatura costruita in un garage. Tutto ha preso forma mentre disegnavo.

Non è il mio processo preferito: di solito mi piace progettare tutto in anticipo. Tuttavia, questo approccio ha portato una certa spontaneità. È stato un modo di creare più intuitivo e naturale.

Con il ritorno di Iron Man/Tony Stark, il personaggio di Riri sembra essere stato messo un po’ in secondo piano nei fumetti. Nonostante abbia anche esordito nel MCU, sembra non essere ancora entrata davvero nel cuore dei lettori e del pubblico delle produzioni Marvel Studios. Secondo te il personaggio non ha soddisfatto le aspettative di successo? A mio avviso – ed è un’opinione personale – forse si è pensato a lei come a un personaggio destinato a replicare il successo di Miles Morales…

Mike Deodato Jr. – È molto difficile prevedere come verrà accolto un personaggio. Tutto ciò che possiamo fare è dare il massimo e creare qualcosa in cui noi stessi crediamo. È l’unica cosa che possiamo davvero controllare.

Il modo in cui il pubblico reagisce è completamente fuori dal nostro controllo. Tuttavia, credo che Riri abbia avuto un forte impatto e abbia trovato il suo posto. Ha un percorso tutto suo e il suo viaggio è ancora in corso: la sua storia è tutt’altro che conclusa.

Ho notato che hai una vasta conoscenza del fumetto italiano, in particolare di Tex, che ancora oggi è il fumetto più venduto in Italia. Che legame hai con il nostro fumetto? Conosci altri titoli italiani, oltre a Tex, che ti hanno colpito particolarmente?

Mike Deodato Jr. – Sono sempre stato un grande appassionato di Tex, ma ancora di più di Ken Parker. Detto questo, non seguo da vicino il fumetto italiano contemporaneo. So che esiste una fantastica nuova generazione di autori, ma non sono riuscito a seguirla con costanza.

Per me, Ken Parker rimane una delle migliori serie a fumetti mai realizzate. Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo sono semplicemente straordinari. È un’opera che ha sempre avuto un forte impatto su di me, sia dal punto di vista della narrazione che della sensibilità artistica.

Ken Parker di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo

Come dicevamo, hai disegnato praticamente tutti i personaggi principali della Marvel: Spider-Man, Wolverine, Hulk, Thor, gli Avengers. C’è ancora un personaggio o un team che non hai mai avuto occasione di disegnare e che ti piacerebbe affrontare oggi?

Mike Deodato Jr. – Se ne avessi l’opportunità, mi piacerebbe moltissimo realizzare una graphic novel con Ka-Zar, insieme a Zabu e a tutti quei dinosauri della Terra Selvaggia. Ho sempre trovato quel concetto fantastico: quel mix di avventura pulp e di un mondo preistorico all’interno dell’Universo Marvel offre possibilità incredibili sia dal punto di vista visivo sia da quello narrativo.

Tra tutti gli autori con cui hai lavorato, da Brian Michael Bendis a Warren Ellis, passando per Jeff Lemire, chi è stato quello che ti ha sorpreso di più per il modo in cui costruisce una sceneggiatura?

Mike Deodato Jr. – Sono tutti incredibilmente talentuosi, ma quello che mi ha sorpreso di più è stato Jeff Lemire, soprattutto per la sua velocità.

Mentre stavamo lavorando a Berserker Unbound, aveva creato una cartella Dropbox nella quale ricevevo la sceneggiatura e potevo letteralmente vedere comparire una pagina dopo l’altra, quasi in tempo reale. Sembrava disumano. Mi ha davvero impressionato.

E appunto, insieme a Jeff Lemire hai realizzato la graphic novel Berserker Unbound di cui hai accennato poco fa. Ho letto che è stato un progetto arrivato al momento giusto, visto che avevi il desiderio di disegnare Conan… e il protagonista è visivamente molto simile a Conan il Barbaro creato da Robert E. Howard. È stato solo questo elemento a convincerti ad accettare il progetto di Lemire?

Mike Deodato Jr. Jeff Lemire e io stavamo lavorando insieme su Thanos e ci siamo resi conto di lavorare molto bene come squadra. Fu lui a propormi di realizzare un progetto creator-owned.

Mi chiese che cosa mi sarebbe piaciuto disegnare e io risposi che avrei voluto raccontare una storia di barbari. Da quell’idea nacque Berserker Unbound e io diedi vita a quel mondo dal punto di vista visivo.

Nel 2022 hai vinto un Eisner Award come artista per Not All Robots, nella categoria Miglior pubblicazione umoristica dell’anno, scritta da Mark Russell. Ti aspettavi di vincere un premio proprio per quella storia?

Mike Deodato Jr. – Quando lessi per la prima volta la sceneggiatura, rimasi sbalordito da quanto fosse bella la storia. Ebbi la sensazione che meritasse un Premio Eisner già di per sé.

All’inizio presi persino in considerazione l’idea di non disegnarla, perché non ero sicuro che il mio stile fosse adatto a quella storia. Ma il mio editor e amico Axel Alonso mi convinse, dicendomi che ero in grado di disegnare qualsiasi cosa e che quel progetto era fatto apposta per me. Per fortuna gli diedi ascolto e alla fine vincemmo l’Eisner.

Ciò che rende così speciale vincere un premio del genere con un progetto creator-owned è che non esiste la sindrome dell’impostore. Quando lavori con personaggi già affermati, a volte hai la sensazione che avrebbe potuto farlo chiunque altro, oppure che il merito sia condiviso con decenni di storia editoriale. In questo caso, invece, tutto è stato creato da zero da noi.

Questo rende il riconoscimento molto più significativo. Passare ai progetti creator-owned è stata una delle migliori decisioni della mia carriera e l’Eisner non ha fatto altro che confermarlo.

Cover dell’edizione italiana di Not All Robots – Panini Comics

Hai lavorato per le grandi major (Marvel, DC, Image) ma anche su progetti creator-owned. Preferisci lavorare su opere in cui hai maggiore libertà creativa oppure ti diverti di più con personaggi mainstream come Spider-Man, Batman e simili?

Mike Deodato Jr. – Adoro lavorare con i personaggi che leggevo da ragazzo: i grandi supereroi avranno sempre un posto speciale nel mio cuore. Ma nulla è paragonabile al creare i propri personaggi, le proprie storie e possedere quel mondo.

È difficile da descrivere. La libertà creativa, il legame personale: tutto è diverso. Semplicemente non c’è paragone.

Flash è stato uno dei tuoi ultimi lavori per DC Comics. Ho notato subito una costruzione della tavola diversa rispetto al passato, con una griglia che a volte spezza in più parti la singola immagine. Come mai questa scelta artistica? Cosa volevi trasmettere al lettore?

Mike Deodato Jr. – Ho sentito che questo stile frammentato si adattava perfettamente a Flash. La sua super velocità suggerisce la presenza di immagini multiple che si verificano contemporaneamente, quasi come se la figura si stesse sdoppiando davanti ai tuoi occhi.

Inoltre, l’arco narrativo su cui stavo lavorando aveva un approccio alla fantascienza davvero insolito, con elementi horror e idee narrative complesse. Tutto questo richiedeva un linguaggio visivo diverso, capace di trasmettere quella sensazione di stranezza e complessità.

Per questo motivo, questa struttura della tavola frammentata mi è sembrata il modo giusto per tradurre visivamente ciò che la storia stava cercando di esprimere.

Tavola con lo ‘stile frammentato’ pensato da Mike Deodato Jr. su The Flash

Citi spesso John Buscema e Neal Adams tra le tue influenze del passato, ma hai espresso anche una grande ammirazione per Eduardo Risso. Ritieni che un artista del tuo calibro e della tua esperienza possa ancora imparare da autori contemporanei, o anche più giovani?

Mike Deodato Jr. – Assolutamente. Imparo costantemente da tutto ciò che vedo. È un processo che per un artista non finisce mai.

Quando vedo artisti più giovani — o anche qualcuno che riprende qualcosa che facevo in passato — la cosa cattura sempre la mia attenzione. Questo tipo di ispirazione mi spinge a evolvermi e a continuare a migliorare il mio lavoro.

Nel panorama attuale i film influenzano sempre più i fumetti, mentre fino a qualche anno fa accadeva il contrario. Ritieni che sia una semplice evoluzione del mercato o, come pensa il sottoscritto, che forse fosse meglio quando la creatività degli autori di fumetti era più libera dai paletti imposti dalle grandi produzioni cinematografiche?

Mike Deodato Jr. – Sono fortemente in disaccordo con questa idea. Non credo che il cinema stia influenzando sempre di più i fumetti. Al contrario: sono i fumetti ad aver sempre influenzato il cinema, e continuano a farlo.

Se si guarda alla storia, le innovazioni nella narrazione visiva — inquadrature, illuminazione, angolazioni di ripresa — erano già presenti nei fumetti grazie ad artisti come Will Eisner molto prima di film come Citizen Kane. Questo scambio è sempre esistito, ma molte di queste idee sono nate proprio nei fumetti.

E questo è ancora vero oggi. Ci sono tantissimi artisti che propongono nuove soluzioni visive, nuove tecniche narrative, nuove idee. A mio parere, il fumetto continua a essere una delle più grandi fonti di ispirazione per Hollywood quando si tratta di realizzare film e serie televisive.

Ultimate Oz

Puoi dirci qualcosa sui tuoi prossimi progetti?

Mike Deodato Jr. – In questo momento sto lavorando a una serie di graphic novel intitolata Ultimate Oz. Sono già usciti due volumi e attualmente sto lavorando al terzo. L’obiettivo è arrivare ad almeno dieci volumi. È un progetto molto speciale, nel quale reinventiamo il mondo di Oz pur rispettando il materiale originale.

Allo stesso tempo, insieme a Joe Pruett, sto lanciando su Kickstarter un artbook intitolato The Book of Deodato. Avrà tra le 200 e le 240 pagine e ripercorrerà l’intera mia carriera. Al suo interno analizzo tavole, copertine e i momenti chiave del mio lavoro, insieme alle testimonianze di colleghi del mondo del fumetto che parlano della mia carriera.

Grazie mille Mike! E’ stato un grande onore averti ospite. Alla prossima!


Mike Deodato Jr.: Biografia

 

Nato a Campina Grande, in Brasile, il 23 maggio 1963 con il nome di Deodato Taumaturgo Borges Filho, Mike Deodato Jr. è considerato uno dei più importanti e influenti disegnatori di fumetti della sua generazione. I suoi primi passi nel settore li muove lavorando per quasi un decennio al fianco del padre, anch’egli fumettista, affinando uno stile che negli anni sarebbe diventato immediatamente riconoscibile.

L’approdo al mercato statunitense arriva nei primi anni Novanta grazie ad alcuni adattamenti a fumetti di celebri serie televisive realizzati per Innovation Publishing, ma è la collaborazione con DC Comics, e in particolare con Wonder Woman, a consacrarlo sulla scena internazionale.

Dal 1995 inizia un lungo e prolifico rapporto con Marvel Comics, destinato a durare oltre vent’anni. In questo periodo firma alcune delle serie più amate della Casa delle Idee, mettendo il proprio talento al servizio di personaggi iconici come Avengers, Spider-Man, Iron Man, Hulk e Captain America. In coppia con sceneggiatori del calibro di Brian Michael Bendis, Deodato contribuisce a ridefinire l’estetica moderna dell’universo Marvel, lasciando un segno indelebile con opere come Dark Avengers e partecipando alla creazione del design dell’Iron Patriot.

La sua carriera non si limita però ai due grandi editori americani. Ha collaborato anche con Dark Horse Comics, illustrando storie ambientate nell’universo di Star Wars, e ha co-creato insieme a Jeff Lemire la miniserie Berserker, pubblicata in Italia da BAO Publishing.

Conclusa la lunga esperienza in esclusiva con Marvel, Deodato ha scelto di dedicarsi sempre più a progetti creator-owned e indipendenti, esplorando nuove idee e contribuendo alla nascita di universi narrativi originali. Una scelta che conferma la volontà di uno degli artisti più influenti del fumetto contemporaneo di continuare a reinventarsi, mettendo la propria esperienza al servizio di nuove storie e nuove sfide creative.

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G.I. JOE, l’ultimo tassello (per ora?) dell’ Energon Universe in Italia

Saldapress espande il vasto universo narrativo dell’Energon Universe con i G.I. Joe di Joshua Williamson. Ecco cosa pensiamo dei primi due volumi usciti!

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Presentato in occasione del COMICON di Bergamo 2026, G.I. Joe Vol. 2 – La vendetta di Bludd – segna un nuovo capitolo dell’Energon Universe pubblicato da SaldaPress. Joshua Williamson prosegue la costruzione della nuova formazione dei G.I. Joe, intrecciando azione militare, spionaggio e fantascienza in una storia sempre più strettamente collegata agli eventi di Transformers e Void Rivals.

In questo secondo volume, che raccoglie i numeri #7-12 della serie regolare, una vecchia minaccia torna a farsi viva: il Maggiore Bludd, spinto da un unico obiettivo, vendicarsi della Baronessa. Nel frattempo, nuove missioni legate al misterioso Energon conducono i Joe verso rivelazioni inattese, tra cui un sorprendente alleato cybertroniano destinato a cambiare gli equilibri del conflitto.

Con i disegni di Marco Foderà e Andrea Milana, La vendetta di Bludd amplia il cast e alza la posta in gioco, consolidando il ruolo di G.I. Joe come la serie che racconta la risposta dell’umanità alla guerra tra Autobot e Decepticon. Un tassello fondamentale dell’Energon Universe, capace di unire adrenalina, intrighi e grandi personaggi in un racconto sempre più ambizioso.

La Road to G.I. Joe

Prima di entrare nel vivo della storia appena uscita, è bene fare una breve presentazione. Questa collana è stata preceduta infatti da quattro volumi autoconclusivi che riportano le vicende, la nascita, la crescita e le motivazioni di alcuni dei personaggi che ritroveremo appunto, nella serie. Si tratta di miniserie composte da cinque numeri ognuna che secondo me non hanno fatto altro che presentare al lettore alcune delle figure più importanti della trama più ampia scritta da Joshua Williamson e pensata dalla mente di Robert Kirkman all’interno dell’Energon Universe. Infatti non dobbiamo pensare a questa serie come un naturale proseguimento, o la resa moderna dei personaggi classici che tanto abbiamo amato grazie alle figures della Hasbro ed ai fumetti degli anni ‘80 (arriveremo anche li), bensì di un qualcosa di nuovo, amalgamato ed orchestrato dallo scrittore statunitense nel concept che ne condivide l’universo con Transformers e Void Rivals.

Scritto da Joshua Williamson  e disegnato da Tom Reilly, il primo dei quattro è intitolato DUKE, il “nome d’assalto” di Conrad Hauser. La miniserie dedicatagli rappresenta il punto di vista del soldato. Dopo aver assistito a uno scontro tra giganteschi robot trasformabili che è costata la vita al pilota d’aviazione Mike Frost, Duke cerca di convincere i vertici militari della minaccia aliena, ma viene trattato con scetticismo. Gli eventi lo portano ad indagare autonomamente sull’origine dell’Energon e sulle organizzazioni che stanno cercando di appropriarsene. La storia introduce il colonnello Hawk e pone le basi per la futura formazione dei G.I. Joe, mostrando un protagonista che passa dall’essere un semplice militare a un leader disposto al tutto per tutto per intraprendere una guerra segreta con l’obiettivo di vendicare il militare caduto e fare chiarezza sull’esistenza di questi robottoni giganti.

Il secondo volume ci fa conoscere COBRA COMMANDER, facendo così nascere il villain principale della serie che verrà. La serie dedicata a Cobra Commander ribalta la prospettiva. Williamson racconta un antagonista ancora lontano dall’immagine classica del leader di Cobra: è un personaggio ossessionato dal potere dell’Energon e disposto a qualsiasi atrocità pur di ottenerlo. Nel corso della storia vengono introdotti elementi fondamentali del futuro impero Cobra, comprese le prime sperimentazioni che porteranno alla nascita di armi biologiche e nuovi soldati. La miniserie mostra anche i primi collegamenti con la tecnologia cybertroniana, rendendo Cobra una minaccia globale ancor prima dell’esordio della serie regolare. La serie presenta toni cupi, mostrando il protagonista come uno spietato calcolatore, imprevedibile nelle scelte e deciso a governare il mondo attraverso la forza.

La terza uscita riporta il nome di James McCullen DESTRO XXIV, capo della M.A.R.S. Industries. La miniserie esplora il lato economico e politico dell’universo narrativo: Destro non combatte solo sul campo, ma attraverso il controllo del mercato delle armi. L’arrivo dell’Energon costringe la sua azienda a reinventarsi, mentre l’emergere di Cobra mette in discussione il suo predominio. Tra i vari antagonisti che troveremo, Destro è di certo quello che più mi affascina. Non è mosso dalla semplice sete di potere, bensì da un codice d’onore tramandato dalla sua famiglia di generazione in generazione. Questa miniserie approfondisce proprio questo aspetto, rendendo il personaggio vero, tridimensionale nelle sue decisioni e nei suoi comportamenti: la parola data è sacra, il rispetto va conquistato, gli affari devono avere una loro dignità, e l’incapacità viene disprezzata.

L’ultima miniserie, scritta da Kelly Thompson, introduce il lato più “ninja” dell’universo G.I. Joe. SCARLETT affronta una missione sotto copertura per infiltrarsi nel clan Arashikage, sulle tracce dell’ex compagna Jinx. La vicenda sviluppa il rapporto tra le due donne e rivela l’esistenza di un’arma collegata ai misteri dell’Energon. Oltre all’azione, la serie approfondisce il passato di Scarlett e amplia il ruolo del clan Arashikage nel nuovo universo condiviso. Infatti risulterà come una terza forza oltre alle già citate G.I. Joe e Cobra, che ha formato personaggi che ritroveremo sia nella capacità della lotta a corpo libero e arti marziali, che ad arma bianca nel pieno stile dei ninja.

Il ruolo nell’Energon Universe

 Le quattro miniserie non raccontano storie isolate. Ogni titolo segue un protagonista diverso ma condivide personaggi, organizzazioni ed eventi, facendo convergere progressivamente tutte le trame. L’Energon è il filo conduttore: una risorsa rivoluzionaria che attira eserciti, industrie belliche, terroristi e potenze mondiali, mentre sullo sfondo continua la guerra dei Transformers.

Il risultato è una costruzione del mondo in modo graduale: anziché presentare subito la squadra dei G.I. Joe, gli autori preferiscono mostrare come ogni protagonista reagisca ai cambiamenti provocati dall’arrivo della tecnologia cybertroniana. Quando prende il via la serie regolare G.I. Joe, il lettore conosce già motivazioni, alleanze e conflitti dei principali personaggi, rendendo l’esordio della squadra il punto di arrivo naturale dell’intero percorso. Ho apprezzato davvero molto questo tipo di approccio. Nel corso dei mesi, uscita dopo uscita, ho avuto tempo e modo di far sedimentare le nozioni, i nomi, le motivazioni e tutto quello che stava accadendo ai personaggi umani che avrebbero preso parte alla difesa della Terra dalla minaccia aliena, così come invece altri hanno costruito imperi ed organizzazioni per un ordine mondiale decisamente differente nella sua concezione ed attuazione.

Ed ora… all’attacco Joe!

Se Void Rivals introduce il cosmo dell’universo condiviso e Transformers racconta la guerra tra Autobot e Decepticon sulla Terra, G.I. Joe mostra come l’umanità reagisce a questo nuovo scenario. La squadra non esisteva prima dell’arrivo dei robot alieni sul pianeta, è stata la risposta alla crisi globale che i terrestri si sono trovati, loro malgrado, a dover affrontare. Joshua Williamson utilizza G.I. Joe per mostrare le conseguenze politiche dell’arrivo dell’Energon in maniera del tutto corretta secondo me. Una squadra nata dal nulla, da formare ed amalgamare. Personalità diverse, capacità diverse, obiettivi diversi che scopriamo man mano che accadono eventi più o meno importanti e missioni altrettanto particolari e pericolose. Sono dell’idea che quando i personaggi sono caratterizzati e scritti bene, buona parte del lavoro sia già stata fatta. E’ proprio questo che mi piace della scrittura dell’autore e dei volumi letti, ossia il cambiamento operativo e di pensiero che i vari Duke, Baronessa, Clutch hanno lungo il percorso che li porterà ad essere davvero una squadra di élite.

L’Energon non è soltanto un combustibile: è una risorsa strategica che governi, aziende e organizzazioni terroristiche cercano di controllare. Per questo motivo Cobra non è soltanto un gruppo di criminali, ma una potenza emergente capace di competere con gli Stati grazie alla tecnologia aliena. La serie mette quindi in scena una vera e propria corsa agli armamenti, dove ogni fazione cerca di ottenere un vantaggio sfruttando l’Energon.

Volume 1 – L’attacco dei Cobra (G.I. Joe #1-6)

Il primo volume – L’attacco dei Cobra – segna la nascita ufficiale dei G.I. Joe. Dopo gli eventi di Transformers e delle miniserie della Road to G.I. Joe, il mondo è ormai consapevole dell’esistenza dell’Energon, la misteriosa fonte di energia aliena. Mentre il Cobra Commander mette in atto il suo piano per sfruttare l’Energon e creare un nuovo ordine mondiale, il colonnello Duke riceve l’incarico di costituire una forza speciale capace di affrontare minacce che gli eserciti tradizionali non sono in grado di gestire. Duke deve imparare a guidare soldati molto diversi tra loro, ognuno con competenze specifiche ma anche forti personalità, imparando a ragionare come un leader piuttosto che semplicemente come un soldato. Cobra dimostra di essere un’organizzazione molto più pericolosa di quanto i governi immaginano: organizzazione, disciplina, armi di livello avanzato ne contraddistinguono l’operato.

E proprio il primo incontro/scontro tra le due fazioni ci mostra tutta l’adrenalina di cui abbiamo, ho bisogno. Da una parte un’organizzazione del tutto sicura dei propri mezzi, guidata da un leader misterioso e carismatico come Cobra Commander, sempre un passo avanti, sempre mentalmente lucido e capace di guardare oltre. Dall’altra una formazione ancora insicura, che non conosce perfettamente gli effettivi, ma che getta il cuore oltre l’ostacolo con tenacia per raggiungere l’obiettivo della missione. Questo dualismo si sposa davvero bene nella narrazione delle fazioni che incontriamo in questo volume, dando spessore ad entrambe rendendomi gradevole la lettura anche attraverso alle immagini che si susseguono rapide una dietro l’altra per dare slancio a loro volta a quanto accade.

Volume 2 – La vendetta di Bludd (G.I. Joe #7-12)

G.I. Joe Vol. 2 – La vendetta di Bludd – prosegue gli eventi della serie regolare dell’Energon Universe con una storia che alza ulteriormente la posta in gioco per i Joe. Dopo la formazione della squadra e il primo scontro con Cobra, Duke e i suoi uomini si trovano ad affrontare nuove minacce legate all’Energon e ai piani di Cobra Commander.

Al centro del volume c’è il ritorno del Maggiore Bludd, spietato mercenario deciso a regolare i conti con la Baronessa, dando vita a una caccia all’uomo che coinvolge anche i G.I. Joe. Mentre il conflitto si intensifica, la squadra è chiamata a intervenire in missioni sempre più rischiose, tra operazioni di recupero, infiltrazioni e combattimenti che mettono alla prova la fiducia reciproca come nel caso di Clutch, che si imbatte nell’Autobot Hound e ne tiene segreta la scoperta con il resto della squadra andando a minare appunto la fiducia con Duke e Risk, e la capacità di lavorare come un’unica unità.

Parallelamente, la guerra per il controllo dell’Energon continua ad allargarsi. Cobra consolida il proprio potere e dimostra di essere una minaccia sempre più organizzata, mentre nuove rivelazioni sulla tecnologia cybertroniana rafforzano i legami tra G.I. Joe, Transformers e il resto dell’Energon Universe.

Con questo secondo volume Joshua Williamson abbandona definitivamente la fase introduttiva e porta la serie verso un respiro più ampio, fatto di azione militare, spionaggio e grandi scontri. La vendetta di Bludd consolida così il ruolo di G.I. Joe come la serie che racconta il punto di vista dell’umanità all’interno dell’Energon Universe, dove la guerra tra Autobot e Decepticon continua a cambiare il destino della Terra.

Il talento italiano al servizio dei G.I. Joe

 Qualcuno direbbe “italians do it better”, e questa frase potrebbe essere presa in considerazione vista la grande componente di artisti italiani all’interno delle testate che abbiamo appena preso in considerazione nella cavalcata che porta ai Joe.

Andrea Milana è il nome italiano più rappresentativo della componente G.I. Joe dell’Energon Universe. Dopo essersi fatto notare nel mercato statunitense, Skybound gli affida l’intera miniserie Road to G.I. Joe: Cobra Commander, scritta da Joshua Williamson. Il suo tratto, realistico e ricco di dettagli, contribuisce a rendere Cobra Commander una figura inquietante e quasi horror, perfettamente in linea con il tono oscuro della serie.

Il suo ruolo cresce ulteriormente con Road to G.I. Joe: Destro, dove affianca Andrei Bressan realizzando parte dei disegni e alcune copertine. La sua capacità di alternare sequenze d’azione a momenti di forte tensione psicologica valorizza il conflitto tra Destro, Cobra Commander e la M.A.R.S. Industries.

Con la serie regolare G.I. Joe, Milana diventa uno degli artisti principali, illustrando gran parte del secondo arco narrativo e tornando anche negli archi successivi. Il suo stile contribuisce a definire l’identità moderna dei Joe, con un taglio cinematografico e una grande attenzione alle espressioni dei personaggi

Marco Foderà, che abbiamo intervistato durante il Comicon Bergamo (prossimamente su Popcornerd) raccoglie il testimone di Andrea Milana nel secondo volume della serie, illustrando parte dell’arco narrativo dedicato al Maggiore Bludd. Il suo stile, caratterizzato da un forte senso del movimento e da una regia molto dinamica, enfatizza le sequenze militari e gli scontri a fuoco, mantenendo continuità con l’impostazione grafica dell’intera collana. Skybound lo confermerà anche negli archi narrativi successivi, segno della fiducia riposta nel suo lavoro.

Marco Ferrari è il disegnatore della miniserie Road to G.I. Joe: Scarlett, scritta da Kelly Thompson. Il suo tratto dinamico e raffinato accompagna una storia che mescola spionaggio, arti   e atmosfere orientali. Ferrari riesce a caratterizzare perfettamente Scarlett come agente d’élite, rendendo spettacolari sia i combattimenti sia le sequenze ambientate all’interno del misterioso clan Arashikage. Ma non ci sono solamente disegnatori italiani impegnati in questo filone dell’Energon Universe, bensì anche una colorista, Annalisa Leoni, che troviamo sulle pagine della miniserie dedicata a Cobra Commander. Il suo lavoro è fondamentale nel definire l’atmosfera cupa e inquietante della serie, attraverso una palette cromatica che alterna toni freddi e metallici a improvvise esplosioni di rossi e arancioni, sottolineando la violenza e la tensione della narrazione.

Conclusioni

 Con G.I. Joe, Transformers e Void Rivals, l’Energon Universe si conferma uno dei progetti editoriali più ambiziosi degli ultimi anni, capace di reinventare personaggi iconici all’interno di un universo narrativo condiviso, moderno e accessibile anche ai nuovi lettori. In Italia, SaldaPress sta proponendo l’intera saga in un’edizione organica che comprende le serie regolari, i volumi della Road to G.I. Joe, gli Energon Universe Special e le pubblicazioni dedicate a Transformers e Void Rivals, offrendo ai lettori italiani la possibilità di seguire l’evoluzione dell’universo ideato da Robert Kirkman e Skybound nella stessa sequenza della pubblicazione originale. Parallelamente è ripresa anche la pubblicazione della serie originale degli anni ‘80 sotto il titolo di “G.I. Joe A Real American Hero”, che invece riprende le storie classiche in un vero e proprio sequel in continuity con le stesse.

Come ogni progetto strutturato in questa maniera, non è necessario leggere anche le altre testate collegate, infatti questa dei G.I. Joe risulta una lettura pienamente godibile anche se letta a se stante. E’ comunque consigliato leggere anche le trame che nascono e si evolvono nelle altre due serie di riferimento per poter avere un’idea a tutto tondo di quello che il burattinaio di questo universo ha in mente, coadiuvato dagli sceneggiatori cui ha delegato quando non scrive in prima persona. Joshua Williamson, il principale artefice dell’overture e della serie regolare, ha avuto la capacità di rendere accessibili concetti riguardanti problemi globali anche a chi non mastica tutti i giorni argomenti come la caccia agli armamenti, lo spionaggio, le attività militaresche grazie a dialoghi diretti e pungenti tra i vari protagonisti sia della stessa fazione che tra fazioni opposte caratterizzandoli in modo tale da renderli riconoscibili e unici. Il tutto condito con disegni dinamici, inquadrature quasi cinematografiche durante le scene di inseguimento o combattimento. In definitiva l’avventura che ci viene proposta è di altissimo livello, adatta a chi cerca tanta azione e colpi di scena, ed un cast che va ampliandosi sia nelle fila dei Joe che in quelle dei Cobra pagina dopo pagina. Non ci resta che attendere i prossimi volumi!

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TWIG di Skottie Young arriva in Italia a luglio con Shockdom

Shockdom annuncia la pubblicazione di Twig, il fantasy epico firmato da Skottie Young e Kyle Strahm Il 15 luglio aprono i preordini

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Dopo il grande successo dei lanci di Monster High e The Mask, Shockdom edizioni è orgogliosa di ampliare la sua offerta editoriale in Italia portando un’altra grande icona del fumetto internazionale: l’uscita, prevista per agosto, di Twig, acclamata miniserie fantasy nata dal sodalizio creativo tra la superstar Skottie Young (I Hate Fairyland, Middlewest) e l’illustratore Kyle Strahm (Spread, Unearth).

Twig non è solo un fumetto, il lancio più importante di Image Comics del 2022. È il risultato di un viaggio creativo rocambolesco. Nato quasi per gioco tra due amici durante una festa di compleanno per bambini a Kansas City, il progetto è anche sopravvissuto alla sfida della pandemia. Come racconta lo stesso Young:

«Che avventura pazzesca è stato questo progetto! Avevamo iniziato a lavorare su una storia densa di intrighi politici e machiavellici, ma poi il mondo si è fermato. Durante il lockdown abbiamo sentito il bisogno di cambiare rotta, ricominciando da capo per dare vita a qualcosa di più vitale, avventuroso e speranzoso. Temevano di non trovare un pubblico adatto perché pensavamo che la storia non fosse molto commerciale, invece siamo stati travolti dall’entusiasmo generale dei lettori appassionati che hanno voluto avere la nostra divertente avventura a fumetti».

Un’avventura dal sapore classico

Il volume è una vera e propria “lettera d’amore” per il fantasy cinematografico degli anni ’80, un genere che ha formato l’immaginario degli autori. Chiunque abbia amato capolavori come The Dark Crystal, Labyrinth, Fraggle Rock o La Storia Infinita ritroverà in queste pagine lo stesso senso di meraviglia. Come Frodo nel Signore degli Anelli, Twig è un piccolo e improbabile eroe catapultato

in una missione per salvare il mondo, e dovrò viaggiare in paesaggi vasti, bizzarri e meravigliosi. Il fumetto combina la costruzione di un mondo immaginario con una storia di formazione emozionante e incentrata sui personaggi. Twig ci trasporta così in un mondo vibrante e bizzarro, dove piccole creature devono affrontare ostacoli immensi in una lotta tra luce e oscurità.

La trama

Twig è un piccolo eroe titubante che eredita inaspettatamente dal padre il sacro ruolo di “Viaggiatore”. Il suo compito? Consegnare una gemma mistica per scongiurare una catastrofe globale. Ma, come spesso accade quando il destino del mondo riposa sulle spalle di un improbabile eroe, il viaggio si trasforma in una corsa contro il tempo. Accompagnato dall’inseparabile e sarcastico Splat e dalla coraggiosa Lobee, Twig imparerà che il vero eroismo non risiede nella capacità di non avere paura, ma in quella di superarla!

Perché Twig è un caso editoriale

Oltre al comparto grafico visionario, la serie si distingue per il suo tema profondo: la crescita personale del protagonista (coming-of-age). Paragonato dalla critica internazionale al capolavoro di Jeff Smith, Bone, per la sua capacità di mescolare toni favolistici a un’intensità emotiva profonda, Twig parla a tutti: ai più giovani lettori, che vi troveranno un’avventura epica, e agli adulti, che ne apprezzeranno la riflessione sul coraggio e sulla crescita personale.

Gli Autori

Skottie Young: Scrittore, artista e autore pluripremiato (Will Eisner Award e Ringo Award), è una delle voci più iconiche del fumetto statunitense moderno. Dai successi Marvel come Rocket Raccoon e Strange Academy fino ai suoi originali I Hate Fairyland e Middlewest, Young è celebre per la sua capacità di giocare con i generi, fondendo umorismo, cupezza e grande umanità.

Kyle Strahm: Artista di talento il cui stile unico ha dato forma visiva al mondo surreale di Twig. La sua collaborazione con Young è nata dalla stima reciproca davanti agli schizzi di creature strane, annotati sui suoi quaderni, che sono poi diventati il cuore pulsante dell’avventura. Tra le sue altre opere recenti figurano Spread, Horrorium, Into Radness e Unearth.

Disponibilità e promozione

I volumi di Twig saranno disponibili in pre-ordine sul sito www.shockdomedizioni.it il 15 luglio 2026 alle ore 8,00; le spedizioni partiranno dal 18 agosto.

  • Solo con l’acquisto in pre-ordine sul sito web sarà possibile ricevere a casa, insieme al volume, l’esclusiva stampa con la copertina di Twig realizzata da Peach Momoko.
  • Spedizione gratuita per ordini superiori a 30€.

I volumi fanno parte della collana VISIONS, che esplora l’ignoto dedicandosi a storie di genere fantasy, onirico e alla sperimentazione. Twig ti aspetta. Ma attenzione… una volta entrato nel suo mondo, non vorrai più uscire!

Titolo: Twig – vol. 1

Autore: Skottie Young Disegni: Kyle Strahm
Cover regular: Kyle Strahm Formato: 18,3×27,7 cm
Edizione: brossurato Pagine: 128
ISBN: 9788893367066
Prezzo: 14€

Titolo: Twig – vol. 1

Autore: Skottie Young Disegni: Kyle Strahm
Cover variant: Skottie Young Formato: 18,3×27,7 cm
Edizione: brossurato
Pagine: 128
ISBN: 9788893367103
Prezzo: 16€

*Fonte: comunicato stampa Mirage Comics/Shockdom

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