A novembre 2025, Brian M. Bendis è stato il grande ospite del fumetto americano alla Milan Games Week, portato in Italia dalla casa editrice Mirage Comics.
Oltre a parlare del suo immenso lavoro per le major del fumetto, tra panel e interviste, Bendis è stato in Italia per presentare, tramite l’etichetta Mirage Comics, il suo volume creator-owned realizzato insieme a Stephen Byrne: Joy Operations, opera pubblicata negli Stati Uniti per JINXWORLD della Dark Horse.

In foto: Brian M. Bendis
Chi conosce l’autore di Cleveland sa che la carriera di Bendis è stata costellata di storie di successo, di stampo crime o supereroistico, a volte con protagonisti adolescenti (Ultimate Spider-Man, Naomi, Spider-Man: Miles Morales, Young Justice, Riri Williams), raccontati attraverso un metodo di narrazione che mette spesso al centro le fragilità e i problemi dei personaggi tanto quanto forza e personalità.
Bene. Cancellate dalle vostre teste quanto appena scritto, ribaltate ogni elemento (o quasi) che ha contraddistinto i fumetti scritti da Bendis sino a oggi e otterrete la formula chimica utilizzata per scrivere Joy Operations: una storia sci-fi con una protagonista femminile (Joy, per l’appunto) di mezza età, eccellente, determinata e molto esigente con sé stessa.

Vedere all’opera il creatore di Miles Morales con un puro prodotto di fantascienza, territorio quasi inesplorato dallo stesso, se non in qualche trama supereroistica scritta per Marvel (Guardiani della Galassia) e DC Comics (La Legione dei Super-Eroi), è senza ombra di dubbio uno dei motivi che mi hanno incuriosito e che mi hanno portato ad acquistare il volume che raccoglie l’intera trama di Joy Operations.
Un volume che, lo ammetto, racchiude al suo interno luci e ombre e che, nonostante l’enorme stima per l’autore di cui sono grande fan, non mi ha convinto appieno una volta arrivato all’ultima pagina.
Joy Operations: Trust in the Corporation!
Siamo nel futuro, per l’esattezza 55 anni avanti rispetto a oggi. Il mondo è nelle mani delle Corporazioni, proprietarie di tutto ciò che è contenuto all’interno delle Trust, città-Stato caratterizzate da una tecnologia quasi magica, con grattacieli fluttuanti, guardie del corpo dotate di superpoteri e sistemi di selezione delle armi degni di un capitolo del videogioco Halo.
In questo mondo fantascientifico si sviluppano le vicende di Joy Corrigan, una donna di mezza età, felicemente sposata e madre, che è anche una EN.VOI, un’agente speciale (anzi, la migliore) della città-Trust Jonando, agli ordini di Miss Kathryn Menteuse, l’imprenditrice a capo della Corporazione.

Ms. Menteuse
Sin dalle prime pagine Joy è colpita da una voce interiore… che non è la sua, tantomeno la sua coscienza. Questa “voce” la avverte del pericolo rappresentato dalle Corporazioni e, in particolare, da quella per cui lavora.
Dopo un primo momento di diffidenza, Joy comincia a dare ragione alla voce nella sua testa e questo la porta a indagare su Miss Menteuse e sulla Corporazione che dirige, mettendo così in pericolo sé stessa e tutta la sua famiglia. Mettere in discussione tutto ciò in cui ha sempre creduto non è semplice per nessuno, neanche per Joy Corrigan.
Le Corporazioni, critica a una società moderna governata dalle grandi aziende

Hatamoto vs. Joy
Il grande villain di Joy Operations non sono tanto Miss Menteuse o i suoi sgherri, tra cui lo spietato Hatamoto, quanto le Corporazioni e ciò che rappresentano.
Nella realtà di oggi non è inusuale che grandi compagnie si espandano e costituiscano, per i propri dipendenti, dei veri e propri “villaggi” all’interno dei quali vivere. Più è grande l’azienda, più potere economico detiene e più questo comporta un maggiore controllo sulle persone.
Basti pensare ai social media come Facebook, Instagram, TikTok o ad applicazioni come Amazon, che fanno capo a grandi “corporazioni” capaci di tenerci incollati ai telefoni, condizionandoci e influenzandoci. In Joy Operations le Corporazioni sono lo specchio della deriva verso il quale sta andando la società moderna, estremizzato e mostrando un mondo non troppo lontano dove le grandi aziende hanno un controllo totale sulla vita umana.
Bendis racconta la fantascienza che vorrebbe leggere
Il genere sci-fi è complesso, un vero campo minato per uno scrittore, sceneggiatore o regista. A seconda degli elementi inseriti o eliminati, il racconto può trasformarsi in un flop o in un capolavoro.
Avendo avuto l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con l’autore, Bendis ha confidato di essere molto critico quando si tratta di fantascienza, che si parli di romanzi, film, serie TV o fumetti.
La storia di Joy Operations nasce proprio per soddisfare il suo lato di lettore del genere, dando vita a un racconto che racchiude il tipo di fantascienza che piace a lui, andando oltre la sua comfort zone di scrittore e cercando di creare qualcosa di nuovo, anche per mettere alla prova le proprie abilità in un contesto in cui non sapeva se avrebbe fatto bene.

Insomma, Bendis ha voluto mettersi alla prova con Joy Operations, ma il risultato è un’opera che, a mio giudizio, non promuove del tutto il suo operato.
Il fatto che si muova in un genere che non padroneggia pienamente si percepisce, e spesso il lettore appare confuso dagli eventi che si susseguono all’interno della trama, vero punto debole del volume.
Il primo numero di Joy Operations getta subito nella mischia senza fornire troppe spiegazioni, se non quelle strettamente necessarie, ma alla lunga questa carenza di informazioni si fa sentire e rende difficile comprendere davvero il mondo e i personaggi che ruotano attorno a Joy. Bendis costruisce una trama complessa, in cui diversi fili si ingarbugliano tra loro senza però snodarsi mai del tutto e nel quale l’autore sembra perdersi a sua volta.
Le domande su come si siano evolute queste città-Stato o su cosa significhi essere governati dalle Trust, o da dove traggano origine i poteri degli EN.VOI rimangono senza risposta e quella che, nelle prime battute, sembra un’ambientazione fantascientifica ramificata, per cui, pagina dopo pagina, si attendono chiarimenti, viene in gran parte accantonata per concentrarsi sull’azione e sugli scontri tra la Corporazione e Joy.

A proposito di Joy, il personaggio è ben caratterizzato e intrigante. È interessante, soprattutto, la scelta di Bendis di puntare su una protagonista agli antipodi rispetto ai teenagers che è abituato a scrivere e valorizzare. Joy è un’adulta ben oltre la quarantina che, grazie alla tecnologia, appare quasi come una supereroina (anzi, togliamo pure il “quasi”).
È un’eroina moderna, una donna dal forte autocontrollo e carisma, dall’animo granitico quando si tratta di combattere, ma capace anche di grande tenerezza nel suo particolare ambito familiare, inclusivo e descritto in modo naturale e convincente da Bendis, a differenza di altri autori che spesso trattano il tema dell’inclusività in maniera più goffa. Rimane una delle poche vere note positive del volume, insieme all’ambientazione futuristica, esteticamente spettacolare merito (soprattutto) di un buon comparto grafico.
Un (altro) Byrne da tenere d’occhio
La grande sorpresa riguarda la parte artistica: Stephen Byrne, autore che non conoscevo prima di questo volume, si rivela un ottimo disegnatore e perfetto per Joy Operations.
Byrne aveva già lavorato con Bendis su Legion of Super-Heroes e in quest’opera è co-creatore del mondo di Joy Operations, a cui Bendis, sul piano visivo, ha lasciato carta bianca. Il risultato è notevole soprattutto per quanto riguarda l’estetica, l’architettura e l’atmosfera della storia.

Una spettacolare tavola di Joy Operations
Byrne realizza tavole in cui, a livello scenografico, ci troviamo davanti a una sorta di “Tron che incontra Inception”: un’estetica decisamente futuristica, con inquadrature da grandangolo cinematografico che valorizzano l’ambientazione e donano grande spettacolarità alle tavole.
Anche le scene d’azione sono ottimamente costruite e il tratto pulito di Byrne rende più chiara (per quanto possibile) la complessa trama di Bendis.
Perché leggere Joy Operations?

Brian Bendis si cimenta nella sci-fi per cercare di “creare” il fumetto di fantascienza che avrebbe sempre voluto leggere, ma il risultato finale non è certo la sua opera migliore.
Pur trattandosi di un discreto fumetto d’azione futuristica in stile John Wick, che affronta in sottofondo temi e problematiche attuali proiettandole in un futuro molto vicino, la (contorta) trama non sembra mai decollare davvero e lascia il lettore in uno stato confusionale con diverse domande senza risposta nell’avventura che vede protagonista l’EN.VOI Joy Corrigan.
Una (gran) nota di merito va alle matite di Stephen Byrne, disegnatore molto abile e perfettamente a suo agio nelle atmosfere futuristiche di Joy Operations, capace di realizzare tavole spettacolari e di ampio respiro. La sua arte che si può ammirare all’interno del volume è, in definitiva, il vero motivo per cui vale la pena acquistare questo volume.
VOTO POPCORNERD: 6/10
