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Oscar 2026: i candidati al Miglior Film! (Prima parte)

Gli Oscar 2026 sono alle porte. I 10 candidati a Miglior Film saranno all’altezza delle aspettative? Scopriamolo!

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Lo scorso 22 Gennaio, con una diretta mondiale su YouTube, gli attori Lewis Pullman (Top Gun: Maverick, Thunderbolts*) e Danielle Brooks (Orange is the New Black, Il colore Viola) hanno annunciato, a nome dell’AMPAS (Academy of Motion Picture Arts and Sciences), tutte le nomination delle 98ª edizione degli Oscar.

L’ultima categoria annunciata, la più attesa, è anche quella che da sempre catalizza maggiormente l’attenzione di pubblico e critica: il Miglior Film.

Tra certezze, sorprese ed esclusioni eccellenti, ciò che state per leggere è la prima parte di un breve (e personale) excursus sulle dieci pellicole che il 15 Marzo avranno la possibilità di portarsi a casa la statuetta più ambita di tutte.

Attenzione: potrei dover fare dei piccoli spoiler.

Non ho intenzione di rivelare finali o risvolti di trama importanti, sia chiaro, ma potrei comunque dover approfondire scene specifiche che mi hanno colpito, in positivo o negativo, e so che per qualcuno potrebbe essere un problema.

Ora, quindi, possiamo cominciare.


Un’ultima precisazione: come avrete modo di intuire leggendo i miei commenti, i film in questione non sono in ordine di preferenza; il seguente elenco non è quindi da intendersi come una classifica.

Ecco le recensioni della prima cinquina:

  • Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson

Domanda: “Ma quante persone sono sfuggite al processo di Norimberga?” Risposta: “Molte, a quanto sembra.”

Il decimo lungometraggio di PTA è un film pieno di stelle affermate ed emergenti, che riflette su molti grandi temi, sempre attuali: l’emancipazione della donna, il razzismo, la lotta di classe, il rapporto genitori/figli.

Ciò che deriva da queste premesse è un road movie frenetico, equiparabile (anche nelle ambientazioni brulle e rocciose) ad un lungo episodio di Willy il Coyote e Beep Beep.

Una caccia all’uomo, anzi, in questo caso alla donna, carica di tensione e adrenalina accompagnata da una colonna sonora di Jonny Greenwood martellante e pervasiva che accresce nello spettatore un senso di soffocamento.

Tutto ciò viene raccontato attraverso personaggi memorabili come i rivoluzionari Rocketman/Ghetto Pat (Leonardo DiCaprio) e Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor), per non parlare del viscido colonnello fascista Steven J. Lockjaw (Sean Penn).

È quest’ultimo, infatti a dare la caccia alla figlia di Perfidia e Ghetto, Willa (Chase Infiniti), una ragazza caparbia e intelligente, il cui unico peccato è il colore della pelle, in una società ancora intrisa di odio e disprezzo.

Vorrei sottolineare la performance attoriale di quest’ultima, ingiustamente snobbata dall’Academy. Oltre a non sfigurare minimamente al suo primo ruolo cinematografico con gli attori sopracitati, le è stato anche affidato l’ingrato compito di portare a schermo (senza dubbio con successo) un personaggio scomodo: la ragazza forte.

Tutta questa serietà, comunque, viene spesso spezzata da momenti tragicomici e al limite del ridicolo affidati ai personaggi di Dicaprio e, soprattutto, di Benicio del Toro, il Sensei Sergio St. Carlos, santone tuttofare dal carattere bizzarro che meriterebbe un film tutto suo.

Tirando le somme: un blockbuster d’Autore assolutamente da recuperare.

Abbasso i suprematisti bianchi, viva Paul Thomas Anderson, Viva la revolución!

 

  • L’agente segreto di Kleber Mendonça Filho

Domanda: “Quanto può essere noioso un film?” Risposta: “Evidentemente, moltissimo.”

Ho “amato” Wagner Moura nel ruolo di Pablo Escobar in Narcos di Netflix. Un attore meraviglioso e carismatico, dal volto particolare e capace di grande espressività.

Il vero segreto, però, è come questo film estremamente soporifero sia finito nella rosa dei migliori lungometraggi dello scorso anno.

Non c’è nulla di particolare che non quadri, sia chiaro; semplicemente è stato molto difficile rimanere in sala, sulle poltroncine, con gli occhi aperti.

Colmo di personaggi grotteschi e sopra le righe, vagamente lynchani (chiedo scusa al maestro David per questo paragone), il film confezionato da Kleber Mendonça Filho è, nonostante ciò, asettico, freddo e senza sentimento (anche a dispetto della location brasiliana nel quale si ambienta questa tediosa vicenda).

Non c’è molto da dire, il film scorre lento, senza particolari guizzi registici, senza una storia solida, senza personaggi realmente interessanti per cui valga la pena spendere il proprio tempo.

Eppure, le premesse erano altre. Fin dall’inizio sembra di essere su un campo minato: cadaveri, polizia corrotta, squali, misteri. Da un momento all’altro potrebbe esplodere una granata e gettare nel panico personaggi e spettatori. Niente di tutto questo.

Un film che non faccio fatica a sconsigliare.

 

  • Sentimental Value di Joachim Trier

Domanda: “Può, un film, ricucire un rapporto padre-figlia spezzato da tanti anni?” Risposta: “Potrebbe.”

Il rapporto con i propri genitori non è mai facile. Se poi vivi in Norvegia e tuo padre è un grande regista in giro per il mondo, è anche peggio.

Al centro del racconto ci sono i Borg, una famiglia con un passato travagliato (quale famiglia non ce l’ha) e un presente difficile da digerire per via di lutti e grandi distanze…che stanno per essere accorciate.

Il Cinema, che per lungo tempo ha separato Gustav (Stellan Skarsgård) dalle figlie, ora emerge come salvifico, o almeno è quello che spera. Vuole dirigere, infatti, un nuovo film, questa volta a stretto contatto con le proprie figlie, proprio come ha fatto in passato quando erano piccole. La sceneggiatura è intima, personale e, per lui, catartica. Nella sua idea, inoltre, la protagonista non può che essere Nora (Renate Reinsve), la figlia maggiore: senza di lei, non si può girare. Ma si sa, «Si vis pacem, para bellum» (se vuoi la pace, prepara la guerra) e riconquistare la fiducia di entrambe non è un’impresa facile e, infatti, Nora rifiuta.

Ma perché riconciliarsi in questo modo quando basterebbe parlarsi? Per esperienza personale, non è così semplice come si possa credere; spesso le parole, nel percorso da una persona all’altra, cambiano forma, assumono significati differenti e, invece di unire, allontanano.

Gustav, dal canto suo, è un ottimo regista, ed è bravo a trasmettere i suoi pensieri e sentimenti attraverso le azioni, i gesti, gli sguardi, i silenzi. Stare dietro la macchina da presa, dove si sente più protetto, è il modo migliore che ha per comunicare il suo amore, il suo dolore.

Ciò che mi ha colpito maggiormente di questa pellicola sono proprio i lunghi silenzi: in pieno stile nordico, Joachim Trier ed Eskil Vogt (i due sceneggiatori), affidano alle scene prive di dialogo e a piccoli cambiamenti di espressione del volto i momenti salienti della vita di questa famiglia.

A rendere possibile tutto ciò, ovviamente, serve un cast in stato di grazia, che conferma la bravura di attori già noti al grande pubblico, come Elle Fanning, e che segna l’ingresso definitivo di altri nel grande Pantheon hollywoodiano, come Inga Ibsdotter Lilleaas.

Seguendo l’impostazione del film, smetto di parlare (scrivere) e vi rimando direttamente alla visione di quest’opera piena di speranza.

 

  • I peccatori di Ryan Coogler

Immaginate di essere un bambino afroamericano nato ad Oakland, in California, a metà degl’anni ’80. Siete figli di due umili lavoratori e avete voglia di dimostrare che, nonostante il colore della pelle e l’estrazione sociale, valete.

Studiate, vi impegnate, iniziate a lavorare: dimostrate al mondo che esistete e che avete qualcosa di importante da dire.

Ecco, questa è la vita di Ryan Coogler, il cineasta (attenzione, non il cineasta afroamericano) col film con più candidature di sempre agli Oscar, 16 in totale, superando di ben due lunghezze, film come Eva contro Eva, Titanic e La La Land.

Domanda: “Ma quindi è il miglior film della storia?” Risposta: “In realtà, no.”

Non fraintendetemi, è un buon film ma, personalmente, non è nemmeno il migliore tra questi dieci.

Michael B. Jordan, nel suo doppio ruolo è stato bravo, così come la gran parte del cast di sostegno, su questo non ci sono dubbi. La regia di Ryan Coogler è solida e la colonna sonora di Ludwig Göransson (che con Tenet e Oppenheimer ha ampiamente dimostrato il suo valore) è perfetta per le scene a cui deve dare supporto, talvolta sovrastando (in senso positivo) anche ciò che stiamo vedendo.

Anche il tema della pellicola è ben catturato: in un’America nel pieno della segregazione razziale, i bianchi, proprio come dei vampiri, sono sempre pronti a succhiare, a prosciugare, a voler prevaricare tutti gli aspetti della black culture (come abbiamo detto, molto caro al regista) e, parte, di quella asian.

Eppure manca qualcosa.

Alla fine della visione avevo una sensazione di parzialità, come se il film avesse altro da dire, altro da mostrare, ma che avesse “paura” di farlo.

Forse, però, una soluzione a questa mia delusione ce l’ho: nel film, in realtà, è presente una scena di pochi minuti, girata interamente in piano sequenza, che vale da sola l’intera visione del film e che setta un livello estremamente alto da raggiungere nuovamente. È una scena che ripercorre l’intera storia musicale nera, dall’alba dei tempi fino ai giorni nostri! Musica tribale, blues, country, elettrica, pop, rap…tutta unita in un’unica, affascinante, melodia mentre i protagonisti della pellicola, gli spiriti dei loro antenati e dei loro discendenti ballano e si divertono dopo una lunga giornata di lavoro.

Una scena da brividi, che racchiude al meglio tutto l’estro e la bravura delle maestranze che hanno lavorato a questo progetto.

Un film di cui consiglio la visione, anche solo per il valore storico che ha avuto, ha e avrà sul cinema e nel mondo.

 

  • Train Dreams di Clint Bentley

Domanda: “È possibile guardare un film su un boscaiolo ambientato nella prima metà del novecento senza annoiarsi un secondo?” Risposta: “Sì.”

Robert Grainier (Joel Edgerton) è una persona semplice: molto silenziosa, dedita al lavoro e amorevole verso la sua famiglia. Non ha desideri particolari, si accontenta di quel poco che ha, che guadagna onestamente e con fatica, e ogni suo gesto è finalizzato al benessere di sua moglie Gladys (Felicity Jones) e sua figlia Kate. Infatti, trascorre giorni, settimane, a volte mesi, lontano da casa, svolgendo un lavoro usurante, solo per poter concedere alla sua famiglia una vita adeguata.

L’ho amato, anzi, li ho amati dal primo all’ultimo momento e sono sicuro che li amerete anche voi.

Train Dreams  è permeato da un’atmosfera eterea, capace di trascinarti nel verde della foresta e nei cuori di chi, quei luoghi, li vive tutti i giorni. Durante la visione volevo essere lì: sognavo di abbandonare la mia vita e perdermi nelle montagne dell’Idaho, abbracciando totalmente la vita rurale.

E, forse, nelle intenzioni di Clint Bentley e Greg Kwedar (i due sceneggiatori), c’è proprio l’idea di dar grande risalto ai boschi, che solo apparentemente fanno da cornice, ma che sono in realtà i veri protagonisti silenziosi di questa storia; del resto, centinaia di anni prima dell’avvento della famiglia Granier erano già lì e lo saranno anche dopo.

La natura appare delicata, poi feroce, catartica, letale, imprevedibile e sicuramente imperscrutabile. Come una divinità, agisce per vie misteriose, in positivo e negativo, e le persone ne sono consapevoli, vivendo sulla propria pelle le due facce di questa medaglia, consce del fatto che il lieto fine potrebbe non essere dietro l’angolo.

A livello tecnico, ciò che maggiormente mette in risalto la grande importanza dell’ambiente è la fotografia di Adolpho Veloso. Ogni inquadratura potrebbe essere estrapolata dal film, incorniciata ed esposta all’interno di un museo. I colori pastello si amalgamano perfettamente tra toni caldi e freddi, i giochi di luci e di ombre sono effettuati quasi esclusivamente senza l’aiuto di impianti artificiali, le albe e i tramonti sono da togliere il fiato, così come i paesaggi innevati e quelli ricoperti di fiamme e cenere catturano l’attenzione dello spettatore.

Un film delicatissimo, che mette al centro di tutto l’uomo, la natura e il complicato rapporto tra di essi. Da recuperare assolutamente.


Ti sei curioso di leggere la seconda parte? Non ti preoccupare, la trovi qui!

https://www.popcornerd.it/oscar-2026-i-candidati-al-miglior-film-seconda-parte/

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Cinema

È l’ultima battuta? Il film Searchlight Pictures arriverà il 15 luglio su Disney+ in Italia

E’ l’ultima battuta Disney+ arriva il 15 luglio in Italia: il film Searchlight Pictures debutta in streaming sulla piattaforma

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Il film Searchlight Pictures È l’Ultima Battuta? arriverà il 15 luglio in streaming su Disney+ in Italia.

Diretto dal regista candidato all’Academy Award® Bradley Cooper (A Star Is Born, Maestro), il film esplora le sfide delle relazioni di lunga durata. Ambientato sullo sfondo della scena della stand-up comedy newyorkese, È l’Ultima Battuta? segue la storia di Alex (Will Arnett), che trova nei comedy club notturni un’insolita forma di terapia mentre cerca di affrontare una crisi matrimoniale. Per prepararsi al ruolo, Arnett ha trascorso circa sei settimane a scrivere e a portare in scena pezzi di stand-up in veri comedy club quasi ogni sera. Arnett ha inoltre scritto la sceneggiatura del film insieme a Cooper e Mark Chappell (Omicidio nel West End), a partire da un soggetto sviluppato da Arnett, Chappell e John Bishop (The John Bishop Show), la cui esperienza di vita ha ispirato il personaggio di Alex.

È l’Ultima Battuta? racconta una storia profondamente umana e ricca di speranza, sostenuta dalle interpretazioni di un cast d’eccezione che comprende Laura Dern, Andra Day, Bradley Cooper, Christine Ebersole, Ciarán Hinds, Amy Sedaris, Sean Hayes (collaboratore di Arnett nel popolare podcast SmartLess) e Scott Icenogle, marito nella vita reale di Hayes, un dettaglio che contribuisce a rendere ancora più autentici i loro ruoli.

È l’Ultima Battuta?

Alex (Will Arnett) affronta la crisi di mezza età e un imminente divorzio, in cerca di un nuovo inizio nel mondo della stand-up comedy newyorkese, mentre Tess (Laura Dern) riflette sui sacrifici fatti per la famiglia. I due dovranno confrontarsi con la gestione condivisa dei figli, la propria identità e la possibilità che l’amore possa assumere una nuova forma.

*Ringraziamo gli uffici stampa Disney per la condivisione del comunicato di cui sopra

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Cinema

In occasione dell’attesissimo Odissea su Sky arriva Christopher Nolan Mania

Christopher Nolan Mania Sky Cinema Collection celebra l’arrivo di Odissea al cinema con una maratona dedicata al regista

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In occasione dell’arrivo nelle sale dell’attesissimo Odissea

su Sky Cinema Collection arriva

Christopher Nolan Mania

8 pellicole per riscoprire i suoi film più iconici

DALL’ 11 AL 17 LUGLIO SU SKY CINEMA COLLECTION 

IN STREAMING SU NOW E DISPONIBILE ON DEMAND

In occasione dell’uscita nelle sale di ODISSEA il 16 luglio, il nuovo attesissimo film di Christopher Nolan, Sky Cinema rende omaggio ad uno dei registi più visionari e influenti del nostro tempo con un’imperdibile collezione con alcuni dei film più rappresentativi della sua carriera.

Dall’ 11 al 17 luglio su Sky Cinema Collection, in streaming su NOW e disponibile on demand, un viaggio nel cinema di Nolan che, tra narrazioni complesse e spettacolari che intrecciano tempo, giochi d’identità e viaggi oltre i confini spazio-temporali, è riuscito nel corso della sua carriera a spaziare dalla fantascienza più ambiziosa ai cinecomic che hanno ridefinito il genere, fino ai racconti di guerra più crudi. Un’occasione unica per (ri)scoprire una filmografia capace di sorprendere e lasciare il segno.

Tra i film in programmazione THE PRESTIGE, thriller ricco di mistero e colpi di scena con Hugh Jackman, Christian Bale e Scarlett Johansson, che racconta l’ossessiva rivalità tra due illusionisti disposti a tutto pur di realizzare il numero perfetto.

Spazio poi alla celebre trilogia del Cavaliere Oscuro, con Christian Bale nei panni di Batman. Si parte con BATMAN BEGINS, in cui Bruce Wayne intraprende il percorso che lo porterà a diventare il protettore di Gotham affrontando la minaccia della Lega delle Ombre.

Si prosegue con IL CAVALIERE OSCURO, in cui Gotham viene sconvolta da una nuova minaccia rappresentata da Joker, interpretato da Heath Ledger: un nemico imprevedibile che costringerà Batman a confrontarsi con i propri limiti morali e con il prezzo della giustizia.

Chiude la trilogia IL CAVALIERE OSCURO – IL RITORNO, in cui un Bruce Wayne è costretto a tornare in azione per affrontare il temibile Bane, deciso a distruggere Gotham, in un potente scontro finale che mette in gioco il destino della città.

Passando alle opere che giocano con distorsioni spazio – temporali, INCEPTION ne è l’emblema: Leonardo Di Caprio interpreta un ladro specializzato nell’infiltrarsi nei sogni per sottrarre informazioni riservate, chiamato questa volta a compiere l’impresa opposta: impiantare un’idea nella mente di un potente dirigente.

Sul versante della fantascienza si colloca invece INTERSTELLAR con protagonista Matthew McConaughey alla guida di una squadra di esploratori impegnata in un viaggio attraverso un tunnel spaziale alla ricerca di una nuova possibilità di sopravvivenza per l’umanità.

Si giunge infine a TENET, spettacolare thriller di spionaggio con John David Washington protagonista di una missione che ruota attorno al concetto di inversione del tempo, uno degli elementi più affascinanti della filmografia di Nolan, capace di dare vita a sequenze d’azione sorprendenti e a una struttura narrativa ricca di sfide e colpi di scena.

A chiudere la collezione, DUNKIRK, il potente film bellico con cui Nolan racconta l’evacuazione delle truppe alleate dalle spiagge francesi durante la Seconda guerra mondiale. Un racconto immersivo e teso, costruito tra terra, mare e cielo, che restituisce tutta l’urgenza e il dramma di una delle operazioni più celebri del conflitto.

Un percorso attraverso alcune delle opere che hanno reso Christopher Nolan uno dei registi più influenti del nostro tempo, capace di coniugare spettacolo, innovazione e ambizione narrativa come pochi altri autori contemporanei.

CHRISTOPHER NOLAN MANIA | dall’11 al 17 luglio su Sky Cinema Collection, in streaming su NOW e disponibile on demand.

*Ringraziamo gli uffici stampa Sky per la condivisione del comunicato di cui sopra

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Cinema

Nevermore’s Library: Dal film al fumetto, il sequel di Edward mani di forbice

L’iconico film Edward mani di Forbice, un capolavoro senza tempo nato dal genio di Tim Burton, che ha avuto anche un sequel a fumetti

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Edward mani di forbice”, seppure sia un film del 1991, in realtà è un capolavoro senza tempo, nato dal genio di Tim Burton e rimasto impresso nella mente di tutti noi. Ma la storia non si è fermata al grande schermo: il 7 novembre 2017 ha avuto un seguito ufficiale a fumetti, pubblicato in Italia da Nicola Pesce Editore (NPE). Ma ripercorriamo le tappe con ordine partendo dal film:

Curiosità sul Film Edward mani di forbice (1990)

Le origini risalgono ad un disegno infantile: l’idea di Edward nasce da un disegno che il regista fece da adolescente: un ragazzo magro, silenzioso, con delle lame al posto delle dita. Era la metafora visiva del suo senso di isolamento e della sua difficoltà a comunicare con gli altri nella periferia di Burbank dov’era cresciuto. Per fare in modo che il personaggio principale del film corrispondesse alle caratteristiche del disegno, la produzione propose il ruolo a diverse star.

Tom Cruise si mostrò molto interessato, ma pose a Tim Burton una sfilza di domande “logiche” che avrebbero snaturato il film, tra cui: “Come fa Edward ad andare in bagno?” e “Come fa a mangiare?”. Burton rifiutò di dare spiegazioni scientifiche a una favola e Cruise si chiamò in automatico fuori. Anche Michael Jackson ed Robert Downey Jr. furono presi in considerazione, ma non avevano quell’aria tenebrosa e sensibile al contempo. Quando si presentò Johnny Depp, già sappiamo tutti come sia andata a finire la selezione.

Tim Burton e Johnny Depp

Johnny Depp e le pochissime parole

Nel montaggio finale del film, Edward pronuncia in totale soltanto 169 parole. Depp lavorò moltissimo sulla mimica facciale, sugli occhi e sul linguaggio del corpo, ispirandosi ai grandi attori del cinema muto come Charlie Chaplin.

Charlie Chaplin

Johnny Depp nelle vesti di Edward

Un altro ruolo fondamentale è proprio quello svolto dal set: il contrasto fra la cittadina soleggiata dove gli abitanti svolgono una vita in apparenza felice in casette color pastello e l’atmosfera invernale e malinconica dell’altura sulla quale Edward vive in isolamento nel suo castello.

Soffermarsi ad osservare questo contrasto riporta alla mente tante teorie, ad esempio quella dell’emarginazione sociale nei confronti di qualcuno etichettato come “diverso”, oppure anche l’ipocrisia della società basata sull’apparenza e lo sfarzo, o ancora l’illusione del sogno americano. Le riprese nella cittadina color pastello (avvenute a Lutz, in Florida) si svolsero sotto un caldo torrido. Johnny Depp svenne persino sul set a causa del colpo di calore provocatogli dalla tuta di pelle attillata.

Il quartiere soleggiato del film “Edward mani di forbice” di cui Tim Burton in accordo con la sceneggiatrice Caroline Thompson non ha volutamente attribuito un nome

L’ultimo film di Vincent Price

Il leggendario attore di film horror Vincent Price, idolo d’infanzia di Tim Burton, interpreta l’Inventore di Edward. Questa è stata la sua ultima apparizione sul grande schermo prima della sua morte nel 1993. Originariamente il suo ruolo doveva essere molto più ampio, ma venne ridotto a causa delle sue precarie condizioni di salute.

Vincent Price in una scena del film

Le sculture reali

Tutte le incredibili sculture di siepi che Edward realizza nel film non erano effetti speciali in CGI (all’epoca primordiale), ma strutture metalliche ricoperte di piante vere o finte, mosse e modellate da maestri artigiani.

Il set del film

Curiosità sul sequel a fumetti (NPE)

Il fumetto pubblicato da Edizioni NPE non è un semplice “spin-off”, ma il sequel ufficiale della storia, ambientato diversi decenni dopo gli eventi del film. L’autrice della trama è Kate Leth in collaborazione con il disegnatore Drew Rausch.

Se nel film la storia ci viene raccontata da una Kim ormai anziana (Winona Ryder) che parla alla nipotina, il fumetto ha come protagonista proprio quella bambina, ormai adolescente, di nome Megs.

La ragazza scopre i vecchi diari di sua nonna Kim (nel frattempo deceduta) e capisce che le storie su Edward non erano favole, ma la pura verità. Si viene così a scoprire che Edward non era l’unica creatura rimasta nel castello. Dai resti di un progetto precedente dell’Inventore, viene riportato alla luce un automa che però, a differenza di Edward, è animato da una personalità tutt’altro che gentile e che seminerà il panico nella città.

Infine spendiamo anche due parole sui disegni di Drew Rausch. Non vi è la ricerca del realismo, ma rimangono totalmente fedeli all’estetica “burtoniana”. Il tratto è spigoloso, gotico, iper-espressivo e i colori giocano costantemente sul contrasto tra il grigio cupo del castello di Edward e i colori pastello sbiaditi della cittadina sottostante.

Nel fumetto, Edward ha imparato a usare le sue mani non solo per distruggere o tagliare, ma ha sviluppato nuove abilità di riparazione e creazione. Inoltre, la storia affronta il tema del “bullismo mediatico” e del pregiudizio nell’era moderna, dimostrando come la cittadina non sia cambiata affatto nel corso degli anni nei confronti del “diverso”.

Il formato da collezione di NPE: L’edizione italiana curata da Nicola Pesce Editore è un volume cartonato di grande formato, pensato proprio per valorizzare i dettagli delle tavole e per i collezionisti appassionati dell’universo di Tim Burton oppure esiste anche la versione ridotta ma solo nelle dimensioni, in quanto il contenuto rimane invariato.

Al prossimo episodio di Nevermore’s Library!

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