CinemaSpeciali
Oscar 2026: i candidati al Miglior Film! (Prima parte)
Gli Oscar 2026 sono alle porte. I 10 candidati a Miglior Film saranno all’altezza delle aspettative? Scopriamolo!
Lo scorso 22 Gennaio, con una diretta mondiale su YouTube, gli attori Lewis Pullman (Top Gun: Maverick, Thunderbolts*) e Danielle Brooks (Orange is the New Black, Il colore Viola) hanno annunciato, a nome dell’AMPAS (Academy of Motion Picture Arts and Sciences), tutte le nomination delle 98ª edizione degli Oscar.
L’ultima categoria annunciata, la più attesa, è anche quella che da sempre catalizza maggiormente l’attenzione di pubblico e critica: il Miglior Film.
Tra certezze, sorprese ed esclusioni eccellenti, ciò che state per leggere è la prima parte di un breve (e personale) excursus sulle dieci pellicole che il 15 Marzo avranno la possibilità di portarsi a casa la statuetta più ambita di tutte.
Attenzione: potrei dover fare dei piccoli spoiler.
Non ho intenzione di rivelare finali o risvolti di trama importanti, sia chiaro, ma potrei comunque dover approfondire scene specifiche che mi hanno colpito, in positivo o negativo, e so che per qualcuno potrebbe essere un problema.
Ora, quindi, possiamo cominciare.
Un’ultima precisazione: come avrete modo di intuire leggendo i miei commenti, i film in questione non sono in ordine di preferenza; il seguente elenco non è quindi da intendersi come una classifica.
Ecco le recensioni della prima cinquina:
-
Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson
Domanda: “Ma quante persone sono sfuggite al processo di Norimberga?” Risposta: “Molte, a quanto sembra.”
Il decimo lungometraggio di PTA è un film pieno di stelle affermate ed emergenti, che riflette su molti grandi temi, sempre attuali: l’emancipazione della donna, il razzismo, la lotta di classe, il rapporto genitori/figli.
Ciò che deriva da queste premesse è un road movie frenetico, equiparabile (anche nelle ambientazioni brulle e rocciose) ad un lungo episodio di Willy il Coyote e Beep Beep.
Una caccia all’uomo, anzi, in questo caso alla donna, carica di tensione e adrenalina accompagnata da una colonna sonora di Jonny Greenwood martellante e pervasiva che accresce nello spettatore un senso di soffocamento.
Tutto ciò viene raccontato attraverso personaggi memorabili come i rivoluzionari Rocketman/Ghetto Pat (Leonardo DiCaprio) e Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor), per non parlare del viscido colonnello fascista Steven J. Lockjaw (Sean Penn).
È quest’ultimo, infatti a dare la caccia alla figlia di Perfidia e Ghetto, Willa (Chase Infiniti), una ragazza caparbia e intelligente, il cui unico peccato è il colore della pelle, in una società ancora intrisa di odio e disprezzo.
Vorrei sottolineare la performance attoriale di quest’ultima, ingiustamente snobbata dall’Academy. Oltre a non sfigurare minimamente al suo primo ruolo cinematografico con gli attori sopracitati, le è stato anche affidato l’ingrato compito di portare a schermo (senza dubbio con successo) un personaggio scomodo: la ragazza forte.
Tutta questa serietà, comunque, viene spesso spezzata da momenti tragicomici e al limite del ridicolo affidati ai personaggi di Dicaprio e, soprattutto, di Benicio del Toro, il Sensei Sergio St. Carlos, santone tuttofare dal carattere bizzarro che meriterebbe un film tutto suo.
Tirando le somme: un blockbuster d’Autore assolutamente da recuperare.
Abbasso i suprematisti bianchi, viva Paul Thomas Anderson, Viva la revolución!

-
L’agente segreto di Kleber Mendonça Filho
Domanda: “Quanto può essere noioso un film?” Risposta: “Evidentemente, moltissimo.”
Ho “amato” Wagner Moura nel ruolo di Pablo Escobar in Narcos di Netflix. Un attore meraviglioso e carismatico, dal volto particolare e capace di grande espressività.
Il vero segreto, però, è come questo film estremamente soporifero sia finito nella rosa dei migliori lungometraggi dello scorso anno.
Non c’è nulla di particolare che non quadri, sia chiaro; semplicemente è stato molto difficile rimanere in sala, sulle poltroncine, con gli occhi aperti.
Colmo di personaggi grotteschi e sopra le righe, vagamente lynchani (chiedo scusa al maestro David per questo paragone), il film confezionato da Kleber Mendonça Filho è, nonostante ciò, asettico, freddo e senza sentimento (anche a dispetto della location brasiliana nel quale si ambienta questa tediosa vicenda).
Non c’è molto da dire, il film scorre lento, senza particolari guizzi registici, senza una storia solida, senza personaggi realmente interessanti per cui valga la pena spendere il proprio tempo.
Eppure, le premesse erano altre. Fin dall’inizio sembra di essere su un campo minato: cadaveri, polizia corrotta, squali, misteri. Da un momento all’altro potrebbe esplodere una granata e gettare nel panico personaggi e spettatori. Niente di tutto questo.
Un film che non faccio fatica a sconsigliare.

-
Sentimental Value di Joachim Trier
Domanda: “Può, un film, ricucire un rapporto padre-figlia spezzato da tanti anni?” Risposta: “Potrebbe.”
Il rapporto con i propri genitori non è mai facile. Se poi vivi in Norvegia e tuo padre è un grande regista in giro per il mondo, è anche peggio.
Al centro del racconto ci sono i Borg, una famiglia con un passato travagliato (quale famiglia non ce l’ha) e un presente difficile da digerire per via di lutti e grandi distanze…che stanno per essere accorciate.
Il Cinema, che per lungo tempo ha separato Gustav (Stellan Skarsgård) dalle figlie, ora emerge come salvifico, o almeno è quello che spera. Vuole dirigere, infatti, un nuovo film, questa volta a stretto contatto con le proprie figlie, proprio come ha fatto in passato quando erano piccole. La sceneggiatura è intima, personale e, per lui, catartica. Nella sua idea, inoltre, la protagonista non può che essere Nora (Renate Reinsve), la figlia maggiore: senza di lei, non si può girare. Ma si sa, «Si vis pacem, para bellum» (se vuoi la pace, prepara la guerra) e riconquistare la fiducia di entrambe non è un’impresa facile e, infatti, Nora rifiuta.
Ma perché riconciliarsi in questo modo quando basterebbe parlarsi? Per esperienza personale, non è così semplice come si possa credere; spesso le parole, nel percorso da una persona all’altra, cambiano forma, assumono significati differenti e, invece di unire, allontanano.
Gustav, dal canto suo, è un ottimo regista, ed è bravo a trasmettere i suoi pensieri e sentimenti attraverso le azioni, i gesti, gli sguardi, i silenzi. Stare dietro la macchina da presa, dove si sente più protetto, è il modo migliore che ha per comunicare il suo amore, il suo dolore.
Ciò che mi ha colpito maggiormente di questa pellicola sono proprio i lunghi silenzi: in pieno stile nordico, Joachim Trier ed Eskil Vogt (i due sceneggiatori), affidano alle scene prive di dialogo e a piccoli cambiamenti di espressione del volto i momenti salienti della vita di questa famiglia.
A rendere possibile tutto ciò, ovviamente, serve un cast in stato di grazia, che conferma la bravura di attori già noti al grande pubblico, come Elle Fanning, e che segna l’ingresso definitivo di altri nel grande Pantheon hollywoodiano, come Inga Ibsdotter Lilleaas.
Seguendo l’impostazione del film, smetto di parlare (scrivere) e vi rimando direttamente alla visione di quest’opera piena di speranza.

-
I peccatori di Ryan Coogler
Immaginate di essere un bambino afroamericano nato ad Oakland, in California, a metà degl’anni ’80. Siete figli di due umili lavoratori e avete voglia di dimostrare che, nonostante il colore della pelle e l’estrazione sociale, valete.
Studiate, vi impegnate, iniziate a lavorare: dimostrate al mondo che esistete e che avete qualcosa di importante da dire.
Ecco, questa è la vita di Ryan Coogler, il cineasta (attenzione, non il cineasta afroamericano) col film con più candidature di sempre agli Oscar, 16 in totale, superando di ben due lunghezze, film come Eva contro Eva, Titanic e La La Land.
Domanda: “Ma quindi è il miglior film della storia?” Risposta: “In realtà, no.”
Non fraintendetemi, è un buon film ma, personalmente, non è nemmeno il migliore tra questi dieci.
Michael B. Jordan, nel suo doppio ruolo è stato bravo, così come la gran parte del cast di sostegno, su questo non ci sono dubbi. La regia di Ryan Coogler è solida e la colonna sonora di Ludwig Göransson (che con Tenet e Oppenheimer ha ampiamente dimostrato il suo valore) è perfetta per le scene a cui deve dare supporto, talvolta sovrastando (in senso positivo) anche ciò che stiamo vedendo.
Anche il tema della pellicola è ben catturato: in un’America nel pieno della segregazione razziale, i bianchi, proprio come dei vampiri, sono sempre pronti a succhiare, a prosciugare, a voler prevaricare tutti gli aspetti della black culture (come abbiamo detto, molto caro al regista) e, parte, di quella asian.
Eppure manca qualcosa.
Alla fine della visione avevo una sensazione di parzialità, come se il film avesse altro da dire, altro da mostrare, ma che avesse “paura” di farlo.
Forse, però, una soluzione a questa mia delusione ce l’ho: nel film, in realtà, è presente una scena di pochi minuti, girata interamente in piano sequenza, che vale da sola l’intera visione del film e che setta un livello estremamente alto da raggiungere nuovamente. È una scena che ripercorre l’intera storia musicale nera, dall’alba dei tempi fino ai giorni nostri! Musica tribale, blues, country, elettrica, pop, rap…tutta unita in un’unica, affascinante, melodia mentre i protagonisti della pellicola, gli spiriti dei loro antenati e dei loro discendenti ballano e si divertono dopo una lunga giornata di lavoro.
Una scena da brividi, che racchiude al meglio tutto l’estro e la bravura delle maestranze che hanno lavorato a questo progetto.
Un film di cui consiglio la visione, anche solo per il valore storico che ha avuto, ha e avrà sul cinema e nel mondo.

-
Train Dreams di Clint Bentley
Domanda: “È possibile guardare un film su un boscaiolo ambientato nella prima metà del novecento senza annoiarsi un secondo?” Risposta: “Sì.”
Robert Grainier (Joel Edgerton) è una persona semplice: molto silenziosa, dedita al lavoro e amorevole verso la sua famiglia. Non ha desideri particolari, si accontenta di quel poco che ha, che guadagna onestamente e con fatica, e ogni suo gesto è finalizzato al benessere di sua moglie Gladys (Felicity Jones) e sua figlia Kate. Infatti, trascorre giorni, settimane, a volte mesi, lontano da casa, svolgendo un lavoro usurante, solo per poter concedere alla sua famiglia una vita adeguata.
L’ho amato, anzi, li ho amati dal primo all’ultimo momento e sono sicuro che li amerete anche voi.
Train Dreams è permeato da un’atmosfera eterea, capace di trascinarti nel verde della foresta e nei cuori di chi, quei luoghi, li vive tutti i giorni. Durante la visione volevo essere lì: sognavo di abbandonare la mia vita e perdermi nelle montagne dell’Idaho, abbracciando totalmente la vita rurale.
E, forse, nelle intenzioni di Clint Bentley e Greg Kwedar (i due sceneggiatori), c’è proprio l’idea di dar grande risalto ai boschi, che solo apparentemente fanno da cornice, ma che sono in realtà i veri protagonisti silenziosi di questa storia; del resto, centinaia di anni prima dell’avvento della famiglia Granier erano già lì e lo saranno anche dopo.
La natura appare delicata, poi feroce, catartica, letale, imprevedibile e sicuramente imperscrutabile. Come una divinità, agisce per vie misteriose, in positivo e negativo, e le persone ne sono consapevoli, vivendo sulla propria pelle le due facce di questa medaglia, consce del fatto che il lieto fine potrebbe non essere dietro l’angolo.
A livello tecnico, ciò che maggiormente mette in risalto la grande importanza dell’ambiente è la fotografia di Adolpho Veloso. Ogni inquadratura potrebbe essere estrapolata dal film, incorniciata ed esposta all’interno di un museo. I colori pastello si amalgamano perfettamente tra toni caldi e freddi, i giochi di luci e di ombre sono effettuati quasi esclusivamente senza l’aiuto di impianti artificiali, le albe e i tramonti sono da togliere il fiato, così come i paesaggi innevati e quelli ricoperti di fiamme e cenere catturano l’attenzione dello spettatore.
Un film delicatissimo, che mette al centro di tutto l’uomo, la natura e il complicato rapporto tra di essi. Da recuperare assolutamente.

Ti sei curioso di leggere la seconda parte? Non ti preoccupare, la trovi qui!
https://www.popcornerd.it/oscar-2026-i-candidati-al-miglior-film-seconda-parte/
Cinema
World War Z: l’inquietante zombie-movie con Brad Pitt avrà un sequel
World War Z è una delle rappresentazioni cinematografiche più spaventose degli Zombie. Il film tratto dal romanzo di Max Brooks e con protagonista Brad Pitt è stato annunciato che avrà un sequel
Dopo 13 anni, finalmente qualcosa si è mosso: un sequel di World War Z è stato annunciato. E questo significa che gli zombie più terrificanti del cinema potrebbero presto tornare sul grande schermo.
D’altra parte, se c’è un film che ha saputo reinterpretare l’apocalisse zombie in maniera realmente inquietante, è proprio quello con protagonista Brad Pitt.
La carriera dell’attore hollywoodiano non ha certo bisogno di presentazioni. Pitt ha collezionato interpretazioni acclamate dalla critica in film come L’esercito delle 12 scimmie, La grande scommessa, la trilogia di Ocean’s Eleven, Fight Club, C’era una volta a Hollywood e moltissimi altri.
L’horror, però, è un territorio che Brad Pitt ha esplorato soltanto in due occasioni: nel 1994 con Intervista col vampiro e, quasi vent’anni dopo, con World War Z, arrivato al cinema nel 2013.
Ispirato all’omonimo romanzo pubblicato nel 2006 da Max Brooks, World War Z è stato portato sul grande schermo da Matthew Michael Carnahan (Deepwater Horizon), Drew Goddard (Cloverfield) e Damon Lindelof (Prometheus), con la regia di Marc Forster (Monster’s Ball).
Al centro della storia troviamo Gerald “Gerry” Lane, interpretato da Brad Pitt, un investigatore delle Nazioni Unite ormai in pensione che viene richiamato in servizio quando una terribile pandemia trasforma gli esseri umani in zombie.
E ora che un nuovo capitolo è finalmente in fase di sviluppo, tornare a parlare di World War Z rende il film del 2013 ancora più inquietante.
Gli zombie di World War Z sono tra i più terrificanti del cinema horror

Uscito nel giugno del 2013, World War Z si è rapidamente imposto come uno dei film horror più spaventosi del suo genere. Il motivo? I suoi zombie.
Il cinema e la televisione ci hanno regalato decine di interpretazioni diverse dell’apocalisse zombie. Da La notte dei morti viventi a 28 giorni dopo, passando per Shaun of the Dead, The Walking Dead, Train to Busan e moltissimi altri titoli, gli zombie sono diventati una presenza fondamentale dell’immaginario horror. Eppure, gli infetti di World War Z hanno qualcosa che li rende particolarmente terrificanti.
Il film non si limita infatti a trasformare gli zombie in semplici creature affamate di carne umana, ma attribuisce loro caratteristiche precise e, soprattutto, una velocità e una capacità di reazione che li rendono una minaccia quasi impossibile da contenere. La prima caratteristica, forse la più angosciante, riguarda proprio la trasformazione.
In World War Z, l’infezione impiega appena 12 secondi per prendere il controllo del corpo dell’ospite.
Non c’è praticamente il tempo di dire addio a qualcuno. Non c’è spazio per organizzare una fuga o sperare di salvare la persona infetta. In un attimo, un essere umano si trasforma in una creatura completamente diversa. E da quel momento cominciano i problemi.
Gli zombie di World War Z sono dotati di una velocità impressionante, quasi da atleta olimpico, oltre che di una sorta di intelligenza collettiva e di sensi estremamente sviluppati, in particolare udito e olfatto.
È proprio la loro rapidità a distinguerli dagli zombie tradizionali, quelli lenti e inesorabili che abbiamo visto in film come La notte dei morti viventi o nella serie The Walking Dead.
Questi zombie, invece, non si fermano, non rallentano e non si stancano. Sono autentici velocisti che, una volta individuata una preda, si lanciano all’inseguimento con un’intensità quasi incontrollabile.
Ed è proprio questa caratteristica a rendere ogni scena di fuga così ansiogena: seminarli è quasi impossibile.
I sopravvissuti hanno pochissimo tempo per comprendere cosa stia succedendo prima di essere travolti dall’orda.
Gli zombie di World War Z si muovono come un unico organismo

C’è però un’altra caratteristica degli infetti che li rende ancora più inquietanti: sembrano infatti agire come un unico organismo collettivo, una caratteristica che ricorda per certi versi gli infetti controllati dal Cordyceps di The Last of Us.
Nel film li vediamo radunarsi in quantità impressionanti e sfruttare la propria massa per superare ostacoli che, singolarmente, sembrerebbero impossibili da oltrepassare. Uno degli esempi più memorabili è quello di Gerusalemme.
Attratti dal rumore prodotto dagli esseri umani che credono di essere al sicuro dietro le enormi mura della città, gli zombie si accumulano fino a formare vere e proprie montagne di corpi. Una sorta di gigantesco castello vivente che permette loro di scalare le mura e raggiungere le persone che si trovano dall’altra parte.
È una delle immagini più impressionanti del film e, soprattutto, una perfetta rappresentazione di ciò che rende questi zombie diversi dai loro predecessori. Ma c’è un altro dettaglio ancora più inquietante: gli infetti sembrano infatti prendere di mira esclusivamente gli ospiti sani.
Un morso, un graffio o persino il contatto con fluidi infetti possono essere sufficienti a innescare una trasformazione praticamente immediata.
Il risultato è devastante: intere città e, nel giro di poche ore, interi pezzi della società possono collassare.
Ed è proprio osservando questo comportamento che Gerry Lane arriva a una possibile soluzione.
Lane comprende infatti che potrebbe essere possibile creare una sorta di cura combinando malattie e vaccini, sfruttando l’istinto degli zombie di evitare gli esseri umani malati. Ma una domanda rimane ancora aperta: questa soluzione sarà sufficiente per fermare definitivamente la minaccia?
Potremmo scoprirlo proprio nel nuovo capitolo.
World War Z 2 potrebbe rendere gli zombie ancora più pericolosi
Di un sequel di World War Z si parla praticamente dal momento in cui il primo film è arrivato nelle sale nel 2013.
Marc Forster e Paramount Pictures avevano inizialmente immaginato World War Z come il primo capitolo di una trilogia capace di combinare l’azione dei film di Jason Bourne con l’orrore e la sopravvivenza di The Walking Dead. Dopo il successo del primo film, Paramount aveva effettivamente annunciato un sequel.
Inizialmente, J.A. Bayona (The Impossible) era stato coinvolto per la regia, prima di essere sostituito da David Fincher, regista di Zodiac. Nonostante la produzione fosse già entrata nella fase di pre-produzione, il progetto venne infine cancellato da Paramount nel febbraio 2019.
Ma durante il CinemaCon 2026, Paramount Pictures ha infatti annunciato che un nuovo film di World War Z è attualmente in fase di sviluppo.
Un progetto che potrebbe essere stato favorito sia dal rinnovato interesse per il film originale del 2013, sia dal successo del videogioco third-person shooter sviluppato da Saber Interactive e pubblicato nel 2019.
Dopo 13 anni, quindi, Paramount ha finalmente l’opportunità di riportare sul grande schermo una delle versioni più terrificanti dell’apocalisse zombie. E soprattutto potrebbe sfruttare il sequel per recuperare alcuni degli elementi più interessanti del romanzo originale di Max Brooks che non avevano trovato spazio nel primo film.
Il romanzo di Max Brooks nasconde ancora tantissime storie

Uno degli aspetti più interessanti di World War Z è proprio il rapporto tra film e romanzo. Il libro di Max Brooks, pubblicato nel 2006, raccontava infatti l’apocalisse zombie attraverso una sorta di storia orale, costruita utilizzando le testimonianze di persone provenienti da diverse parti del mondo. Il film ha trasformato questa struttura in una grande avventura globale incentrata su Gerry Lane. Per motivi legati anche alla durata della pellicola, però, moltissime scene del romanzo vennero eliminate.
E alcune di queste avrebbero potuto regalare al film sequenze decisamente memorabili.
Tra gli elementi rimasti fuori troviamo, per esempio, l’utilizzo del gas VX da parte dell’Ucraina contro i propri cittadini, uno scambio nucleare tra Iran e Pakistan, una gigantesca battaglia militare a Yonkers e persino la nascita di una nuova capitale degli Stati Uniti a Honolulu. Ma non è tutto.
Il romanzo di World War Z porta la sua storia persino nello spazio, raccontando le esperienze di tre membri dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale durante quella che viene definita la “Guerra degli Zombie”.
Vederla trasformata in una sequenza live-action sarebbe senza dubbio uno degli elementi più interessanti che un eventuale sequel potrebbe offrire. E le possibilità non finiscono qui. Il libro mostra infatti un mondo costretto a evolversi militarmente per affrontare una guerra contro gli zombie destinata a durare più di dieci anni.
Cambiano le strategie militari, cambiano gli stili di combattimento e persino le arti marziali vengono influenzate dalla necessità di combattere una minaccia completamente nuova.
La vittoria globale sugli zombie viene infine dichiarata con la liberazione della Cina, evento che passerà alla storia come il “Giorno della Cina”.
Il romanzo di Max Brooks non si ferma alla vittoria. Una parte importante della storia riguarda infatti anche il modo in cui il mondo cerca di ricostruirsi dopo la lunga e devastante guerra contro gli zombie.
Ed è proprio questo un elemento che potrebbe diventare il cuore di un eventuale terzo film.
Il primo World War Z ha lasciato Gerry Lane con una possibile soluzione per evitare gli zombie, ma il sequel potrebbe avere ancora moltissimo da raccontare.
Potrebbe ampliare ulteriormente la minaccia, trasformarla in qualcosa di ancora più pericoloso, adottare un approccio maggiormente psicologico oppure portare sullo schermo alcuni degli eventi della “Guerra degli Zombie” che il primo film non ha mai mostrato. Le possibilità, insomma, sono praticamente infinite.
Dopo 13 anni, gli zombie di Brad Pitt potrebbero finalmente avere una seconda occasione. E considerando quanto fossero terrificanti già nel 2013, viene spontaneo chiedersi una cosa: quanto sarà peggiore la prossima guerra?
*Fonte del presente articolo: CBR.com
Cinema
Zodiac: il miglior film di Robert Downey Jr. prima dell’MCU fu un flop
Prima di diventare Iron Man, Robert Downey Jr. brillava in Zodiac di David Fincher accanto a Jake Gyllenhaal e Mark Ruffalo. Un film oggi amatissimo ma che all’epoca fu un flop al botteghino
L’Universo Cinematografico Marvel ha ufficialmente preso il via nel 2008 con Iron Man, cambiando completamente la carriera di Robert Downey Jr. Un anno prima, però, l’attore stava ancora cercando di ritrovare la propria strada a Hollywood dopo un periodo piuttosto difficile della sua vita.
Downey aveva già dimostrato il proprio talento molti anni prima, ma doveva ancora riconquistare lo spazio che aveva perso. Ed è proprio in quel periodo che arrivò a bussare alla sua porta per una parte in un film, David Fincher.
Parliamo di Zodiac, thriller del 2007 che oggi possiamo finalmente apprezzare per quello che è, ovvero un eccezionale adattamento e un film investigativo capace di costruire la suspense in maniera completamente diversa dal classico thriller sul serial killer. Downey Jr. fu affiancato in Zodiac da due attori che avevano già una propria reputazione e che, anni dopo, sarebbero entrati a far parte della storia dell’MCU, ovvero Jake Gyllenhaal e Mark Ruffalo.

All’epoca, però, non fu esattamente il successo che il regista e il suo cast sembravano promettere.
Ed è quasi divertente guardarlo oggi e vedere Robert Downey Jr., Jake Gyllenhaal e Mark Ruffalo condividere lo schermo prima di diventare, rispettivamente, Tony Stark, Mysterio e Hulk. Oggi sembra quasi un piccolo evento cinematografico, anche se nel 2007 nessuno poteva ancora immaginare quanto quei tre attori sarebbero diventati importanti per il mondo Marvel.
Ma soprattutto Downey offre nella pellicola una performance straordinaria, e a dire il vero, il suo Paul Avery ha qualcosa in comune con Iron Man. E le somiglianze tra i due personaggi sono piuttosto divertenti da notare.
La performance di Robert Downey Jr. in Zodiac è una delle migliori della sua carriera

Zodiac, uscito nel 2007 e oggi forse meno conosciuto dal grande pubblico rispetto ad altri film di David Fincher, è basato sulla storia vera del serial killer noto come Zodiac ed è un adattamento dell’omonimo libro di Robert Graysmith e del suo seguito, Zodiac Unmasked.
La pellicola segue le indagini che sconvolsero San Francisco tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, quando un criminale iniziò a uccidere persone e a inviare lettere e messaggi in codice ai giornali.
Ma il vero punto del film non è raccontare chi sia l’assassino. Fincher è molto più interessato a mostrare cosa può succedere alle persone che passano anni e anni cercando quella risposta.
Zodiac è quindi soprattutto un film sull’ossessione e la suspense nasce proprio da questa idea, raggiungendo il suo apice nella sequenza finale. Al centro della storia troviamo il fumettista e scrittore Robert Graysmith, interpretato da Jake Gyllenhaal, l’ispettore Dave Toschi, interpretato da Mark Ruffalo, e il giornalista Paul Avery, interpretato da Robert Downey Jr.
Ed è proprio Avery a rappresentare uno degli elementi più interessanti della pellicola.
Il personaggio è esattamente il tipo di ruolo che Downey Jr. sa interpretare alla perfezione. Anzi, guardandolo oggi, si potrebbe persino pensare che una parte di questa interpretazione abbia contribuito a plasmare, almeno idealmente, il Tony Stark che sarebbe arrivato appena un anno dopo.
Avery è un cronista di nera del San Francisco Chronicle, intelligente, sarcastico, sicuro di sé e profondamente convinto delle proprie capacità. Sa come ottenere uno scoop, sa con chi parlare e sembra sempre essere un passo avanti rispetto agli altri.
All’inizio è quindi facile capire perché sia così rispettato all’interno del giornale. E se ci pensate, sono tratti piuttosto simili a quelli dell’eroe dell’MCU. L’unica vera differenza è che Avery non è un eroe.
Ciò che colpisce maggiormente dell’interpretazione di Downey è però il modo in cui l’attore evita di trasformare Avery nel semplice stereotipo del “giornalista alcolizzato”.

Sì, il personaggio beve molto, fuma e con il passare del tempo inizia a perdere il controllo della propria vita. Ma il cambiamento avviene in maniera graduale e, proprio come accade per il film nel suo complesso, Avery viene lentamente consumato dal caso. Soprattutto quando l’assassino comincia a minacciarlo.
Ogni personaggio di Zodiac mostra in maniera diversa l’ossessione e le sue conseguenze. Per Avery questo significa iniziare lentamente a deteriorarsi, anche se continua a essere divertente e a comportarsi come un uomo convinto di sapere esattamente cosa sta facendo.
All’inizio questi aspetti sembrano semplicemente parte della sua personalità, ma con il procedere della storia iniziano ad assumere i contorni di un vero e proprio meccanismo di difesa. E vale la pena ricordare che Avery non è nemmeno il protagonista della storia. Eppure ruba la scena praticamente ogni volta che compare.
È forse proprio questo uno dei motivi per cui la performance di Downey in Zodiac può essere considerata una delle migliori della sua intera carriera. Non è necessariamente la sua interpretazione più trasformativa, ma è una prova attoriale in cui l’attore comprende perfettamente cosa deve fare.
Avery cattura l’attenzione senza sembrare che la stia cercando disperatamente. Downey gli permette di essere sgradevole quando serve, divertente quando ha senso e vulnerabile senza mai trasformare quella vulnerabilità in una scena di autocommiserazione.
È un tipo di recitazione che merita di essere applaudito, soprattutto oggi, quando spesso sembra che ogni emozione debba essere spiegata attraverso i dialoghi lasciando ben poco spazio all’interpretazione.
Anche la regia di Fincher fa la sua parte.
Il regista mantiene infatti l’assassino lontano dalla scena. Zodiac è sempre presente attraverso i racconti, le lettere, le prove e le paure dei protagonisti, ma nella maggior parte dei casi rimane fisicamente assente.
Ed è proprio in questi momenti che le interpretazioni diventano fondamentali per creare il giusto effetto thriller. Avery non è ossessionato dal caso come Graysmith, ma non ne esce nemmeno completamente illeso.
Se Zodiac funziona così bene, il merito è soprattutto di Downey e dell’intero cast. Un’indagine di questo tipo può avere conseguenze completamente diverse sulle persone che la seguono. Graysmith diventa ossessionato, Toschi continua a insistere e Avery inizia lentamente a perdere il controllo.
Sono reazioni diverse allo stesso problema e il film è interessante proprio perché mostra fin dove può spingersi ognuno di loro.
Perché Zodiac fu un flop al botteghino?

D’accordo, ma se Zodiac è davvero così bello, perché non funzionò al cinema?
Parte della risposta sta nel fatto che il film non era esattamente quello che il pubblico probabilmente si aspettava da David Fincher.
Il regista aveva già alle spalle il famigerato Se7en e, quando venne annunciato un nuovo progetto dedicato a un serial killer, era facile immaginare un’altra indagine cupa, piena di omicidi, violenza e scene pensate per scioccare lo spettatore.
Ma Zodiac non è quel film, o almeno non lo è principalmente.
La violenza c’è e alcune scene di omicidio sono ancora oggi piuttosto inquietanti, ma l’obiettivo di Fincher è concentrarsi soprattutto sulle persone che cercano di comprendere il caso, più che mostrare l’assassino in azione.
In effetti, il consenso della critica su Rotten Tomatoes riassume piuttosto bene questa differenza, descrivendo il film come un thriller più pacato e incentrato sui dialoghi, che si affida maggiormente all’evoluzione dei personaggi e alla ricostruzione degli anni Settanta piuttosto che ai dettagli grafici degli omicidi.
Oggi Zodiac vanta un punteggio del 90% da parte della critica sulla piattaforma e del 78% da parte del pubblico.
Un altro fattore che potrebbe aver contribuito al risultato al botteghino è inoltre la durata. Zodiac dura circa due ore e mezza, qualcosa che non rappresenta necessariamente un problema, ma che va tenuto in considerazione quando si parla degli incassi di un film, soprattutto considerando l’epoca in cui uscì.
La trama è costruita in maniera estremamente intrigante proprio grazie al modo in cui viene raccontata e strutturata, ma non offre al pubblico un finale tradizionale.
Non c’è infatti un momento di piena soddisfazione in cui l’assassino viene arrestato o ucciso e il film non spiega tutto in maniera conclusiva.
Immaginate quindi qualcuno che entra in un cinema negli anni Duemila aspettandosi un thriller classico e si ritrova davanti a un film in cui gran parte della storia è composta da poliziotti che discutono di prove, giornalisti alla ricerca di informazioni e Graysmith impegnato a decifrare codici e documenti.
Se amate questo genere di cinema è assolutamente fantastico, ma di certo non può funzionare per tutti.
Per chi non è interessato, probabilmente Zodiac può dare l’impressione di non arrivare mai davvero al punto, lasciando lo spettatore con la sensazione di non aver capito fino in fondo quello che ha appena visto.
Anche il marketing non aiutò particolarmente il film; la campagna promozionale di Zodiac enfatizzò infatti il lato più oscuro e macabro della storia, mettendolo in qualche modo in relazione con Se7en, mentre il film di Fincher era in realtà molto più riflessivo e investigativo.
In altre parole, alcune persone arrivarono al cinema con aspettative molto precise e finirono per rimanere deluse.
Gli incassi dimostrarono quanto fosse serio il problema.
Zodiac ebbe un budget di 65 milioni di dollari e ne incassò circa 84 milioni in tutto il mondo. Negli Stati Uniti raccolse poco più di 33 milioni di dollari, con circa 13 milioni di dollari nel weekend di apertura.
Per una pellicola con un budget del genere, è tutt’altro che un grande risultato.
Il lato positivo è che l’accoglienza della critica fu molto positiva fin dall’inizio e questo probabilmente contribuì a consolidare la reputazione del film nel corso degli anni.
Sebbene Zodiac tenda ancora oggi a essere trascurato, viene ormai considerato uno dei migliori film di David Fincher e a dire il vero, è invecchiato davvero bene.
Oggi molte persone riescono a guardarlo e ad apprezzarlo per quello che è, rendendosi conto che il vero fascino della pellicola non sta tanto nello scoprire chi sia Zodiac, quanto nel vedere questi personaggi cercare continuamente di mettere insieme i pezzi di un mistero che sembra impossibile da risolvere.
Forse Zodiac aveva semplicemente bisogno di un po’ di tempo.
E per quanto riguarda Robert Downey Jr., la spiegazione è ancora più interessante.
Un film che avrebbe dovuto essere un successo e che invece fu considerato un flop finì per diventare, con il passare degli anni, uno dei tasselli più importanti della carriera dell’attore.
Appena un anno dopo, Downey sarebbe diventato Tony Stark in Iron Man e avrebbe iniziato una delle più grandi trasformazioni della storia del cinema contemporaneo. E in Zodiac possiamo rivedere quell’attore prima dell’MCU, affiancato da Jake Gyllenhaal e Mark Ruffalo, due futuri protagonisti dell’universo Marvel.
Riguardando oggi Zodiac, è difficile non sorridere davanti all’idea che Tony Stark, Mysterio e Hulk fossero già tutti lì, sullo stesso schermo, molto prima che l’MCU cambiasse per sempre il cinema.
*Fonte del presente articolo: comicbook.com
Cinema
D23 2026: Disney mostra gli X-Men, novità su Avengers: Doomsday, Star Wars e Pixar
Dal nuovo trailer di Avengers: Doomsday al primo sguardo a VisionQuest, passando per il cast degli X-Men, Ahsoka 2, Star Wars: Starfighter, Coco 2, Gli Incredibili 3, ecco tutti i principali annunci arrivati nella notte del D23.
Se siete rimasti svegli nella notte tra il 14 e il 15 agosto, sapete già che ne è valsa la pena. Se non l’avete fatto, tranquilli: ci siamo noi a riassumervi tutte le novità principali che Kevin Feige ha svelato sul futuro del MCU, ma anche quello che ci aspetta sul fronte Star Wars e Pixar.
Il D23: The Ultimate Disney Fan Event 2026 ha infatti acceso i riflettori su quello che Disney, Marvel, Lucasfilm, Pixar stanno preparando per i prossimi anni.
Per l’Italia, il momento più atteso è arrivato nella notte, quando ad Anaheim è andato in scena il Disney Entertainment Showcase, iniziato alle 19:00 locali di venerdì 14 agosto e durato quasi tre ore. E sì, Disney ha deciso di fare sul serio.
Tra nuovi trailer, prime immagini, casting attesissimi e annunci completamente a sorpresa, il D23 ha sorpreso tutti i trepidanti fan per l’ennesima volta. Ed ecco di seguito le notizie principali che stanno infiammando il web!
Gli X-Men sono finalmente arrivati

Partiamo dalla bomba più grossa. Dopo mesi di rumor, indiscrezioni e casting praticamente anticipati dal web, Marvel Studios ha finalmente svelato il cast principale del nuovo film degli X-Men.
Partiamo dalle cose che sapevamo: la pellicola sarà diretta da Jake Schreier, già regista di Thunderbolts*, con sceneggiatura firmata da Lee Sung Jin e Joanna Calo. Il film arriverà al cinema il 5 maggio 2028. Il film arriverà dopo Avengers: Secret Wars, confermando quanto i mutanti saranno fondamentali per il futuro dell’MCU.
E il cast? Tra i già annunciati sono comparsi sul palco Sadie Sink che ha esordito in Spider-Man: Brand New Day nei panni di Jean Grey ruolo che riprenderà in X-Men, Kit Connor che sarà Scott Summers/Ciclope e Samara Weaving che interpreterà Emma Frost.
Al loro fianco i volti nuovi:
- Maya Boyd sarà Tempesta;
- Inde Navarrette star di Obsession sarà Rogue;
- Christopher Abbott interpreterà Charles Xavier;
- Adam Driver sarà il villain Sinistro.
Si tratta solo di parte del cast che nei prossimi mesi vedrà altri annunci, ma il nuovo corso mutante del Marvel Cinematic Universe è ufficialmente partito.
Avengers: Doomsday, il nuovo trailer alza ancora l’asticella

Marvel ha portato sul palco Chris Evans, Hayley Atwell e Robert Downey Jr. per presentare il nuovo trailer di Avengers: Doomsday, proiettato già in privato al San Diego Comic-Con di quest’anno, che dopo la proiezione al D23 è stato reso disponibile online.
Il film, diretto dai fratelli Russo, arriverà al cinema il 18 dicembre 2026 e vedrà Robert Downey Jr. nei panni di Victor von Doom, mentre Avengers, Fantastici Quattro e X-Men sono destinati a convergere nella stessa gigantesca storia. Dal filmato mostrato, l’asticella si alza notevolmente e i toni si incupiscono ulteriormente con l’esplorazione del rapporto tra Reed Richards e Victor Von Doom.
Anche Wolverine e Deadpool saranno in Avengers: Doomsday? Durante il segmento dedicato ad Avengers: Doomsday, è apparso un video a sorpresa di Hugh Jackman.

Jackman ha fatto un po’ quello che già Ryan Reynolds nei panni di Deadpool aveva fatto al San Diego Comic-Con e, in maniera simpatica, si è rivolto direttamente ai Marvel Studios chiedendo, in sostanza, di poter avere un ruolo nel film. Nel video è intervenuto anche Ryan Reynolds nei panni di Deadpool, prendendolo in giro. Anche se ancora non ufficiale, sembra quasi scontata la presenza di Deadpool & Wolverine nel prossimo film degli Avengers!
VisionQuest: Trailer della serie. Vision e Ultron tornano insieme

Sul palco sono arrivati Paul Bettany e James Spader, rispettivamente Visione e Ultron, per presentare il primo trailer ufficiale di VisionQuest, nuova serie Disney+ che completerà la trilogia iniziata con WandaVision e proseguita con Agatha All Along.
La serie debutterà su Disney+ il 14 ottobre 2026 e vedrà nuovamente Bettany nei panni di Visione e Spader in quelli di Ultron. Showrunner sarà Terry Matalas, già dietro Star Trek: Picard.
Star Wars: Ahsoka torna a gennaio con la stagione 2
Passiamo alla galassia lontana lontana di Star Wars e cominciamo da Ahsoka.
Lucasfilm ha portato al D23 Dave Filoni, Rosario Dawson, Hayden Christensen ed Eman Esfandi per presentare la seconda stagione di Ahsoka.
La notizia più importante è la data: 20 gennaio 2027 su Disney+, arrivata insieme a un nuovo teaser trailer e al poster.

La stagione vedrà Ahsoka affrontare nuovamente la minaccia di Grand’ammiraglio Thrawn, mentre il rapporto con Anakin Skywalker continuerà ad avere un ruolo importante. Nel filmato vediamo anche il ritorno di Ezra Bridger, pronto a riunirsi con la famiglia di Rebels.
E c’è una domanda che sembra essere al centro della nuova stagione: Ahsoka è ancora una Jedi?
Una domanda apparentemente semplice che, considerando chi è Dave Filoni, potrebbe aprire parecchie porte.
Star Wars: Starfighter, primo teaser (solo per il D23) del film con Ryan Gosling
Il nuovo film diretto da Shawn Levy ha finalmente mostrato nuove immagini al pubblico del D23, con Ryan Gosling protagonista nei panni di Kade. Purtroppo non è stato reso pubblico al momento il filmato, ma confidiamo che non dovremo aspettare molto per il rilascio ufficiale.

La storia sarà ambientata in un periodo della timeline di Star Wars mai raccontato prima e vedrà Kade coinvolto in una vicenda legata a un giovane personaggio interpretato da Flynn Gray e a uno starfighter apparentemente abbandonato.
Levy ha inoltre confermato che il film arriverà nelle sale nello stesso weekend in cui, 50 anni prima, uscì il primo Star Wars, ovvero il 28 maggio 2027. Una scelta simbolica mica da poco.
Pixar: primo sguardo a Coco 2 e Gli Incredibili 3

Pixar ha giocato parecchio la carta della nostalgia.
Il primo grande annuncio è stato Gli Incredibili 3, che porterà avanti la storia della famiglia Parr con un salto temporale. Violet e Dash saranno ormai pronti a dimostrare di essere veri supereroi, mentre Jack-Jack continuerà naturalmente a essere… Jack-Jack.
Sono inoltre confermati il ritorno di Frozone ed Edna Mode, oltre alla presenza di un nuovo villain descritto come più potente dell’intera famiglia Parr e di tutti gli altri supereroi.
Ma la vera bomba Pixar è stata Coco 2.

Il sequel sarà ambientato alcuni anni dopo il primo film, con un Miguel leggermente più grande. E soprattutto tornerà Ernesto de la Cruz, ancora una volta doppiato da Benjamin Bratt.
La storia porterà Miguel nuovamente nel Regno dei Morti, dove sarà costretto a collaborare proprio con il suo nemico.
E attenzione: il mondo di Coco entrerà anche in Kingdom Hearts IV, con Bratt nuovamente coinvolto nel doppiaggio di Ernesto.
Kingdom Hearts IV: nel trailer arriva il mondo di Coco
Durante il D23 è stato inoltre mostrato un nuovo trailer di Kingdom Hearts IV, che ha finalmente ricevuto una finestra di uscita: fine 2027.
La sorpresa più grande riguarda proprio l’introduzione del mondo di Coco, mentre Disney ha contemporaneamente annunciato anche una serie televisiva intitolata Kingdom Hearts: The Series, destinata a Disney+, ancora senza una data precisa.
Gatto: Pixar porta il suo nuovo film a Venezia
Pixar ha mostrato nuovo materiale di Gatto, il film diretto da Enrico Casarosa e ambientato a Venezia.
Protagonista è Nero, un gatto di strada che vive tra i canali della città e che si ritrova coinvolto nelle attività della malavita felina locale. La storia ruoterà anche attorno all’inaspettata amicizia che Nero svilupperà durante la sua avventura. Il film arriverà al cinema il 5 marzo 2027.
Disney Animation: Zootopia 3, Frozen III, Hexed, Clay

Pensavate che Zootopia 2 fosse il punto d’arrivo? Neanche per sogno.
Il D23 ha confermato Zootopia 3 attraverso una scena post-crediti del secondo film. Torneranno Judy Hopps, Nick Wilde e Gary De’Snake, ancora una volta interpretati dai rispettivi doppiatori originali.
Disney ha poi presentato anche Clay, nuovo film originale previsto per il 2028, e mostrato materiale da Hexed, il prossimo grande progetto fantasy dello studio.
E, naturalmente, non poteva mancare Frozen 3.
Idina Menzel e Kristen Bell sono salite sul palco nei panni di Elsa e Anna e hanno presentato alcune immagini del nuovo capitolo. Il filmato introduce una misteriosa creatura simile a una farfalla, un nuovo mondo ghiacciato e quella che sembra essere una nuova antagonista.
Il live action di Rapunzel

Al D23 è stato mostrato il primo vero assaggio di Rapunzel (in inglese Tangled), versione live-action del classico Disney del 2010.
Teagan Croft è Rapunzel, Milo Manheim è Flynn Rider e Kathryn Hahn interpreta Madre Gothel.
Il filmato ha mostrato Croft nei panni di Rapunzel, compresa una scena in cui la protagonista impugna la sua inseparabile padella. Il film arriverà al cinema il 21 marzo 2028.
E poi c’è Oswald

Tra gli annunci più curiosi della serata troviamo Oswald, nuova serie prodotta da Disney e diretta da Jon Favreau, il regista di The Mandalorian & Grogu.
Il progetto sarà una produzione ibrida live-action/animazione, con animazione 2D disegnata a mano, e sarà composta da tre parti. Nel cast troviamo Kathryn Hahn, Ravi Cabot-Conyers, Amy Sedaris e Steve Martin.
La serie arriverà su Disney+ nel febbraio 2027.
The New Simpsons Movie: Homer & co. tornano al cinema

Il nuovo film, ora ufficialmente intitolato The New Simpsons Movie, arriverà nelle sale nel settembre 2027.
Durante il D23 è stata mostrata una sequenza nella quale Homer tenta di prendere una palla da baseball che attraversa praticamente tutta Springfield: dallo stadio passa per la Taverna di Boe, Barney’s Bowling e la fabbrica della Duff prima di tornare al punto di partenza.
Non sarà ancora un trailer vero e proprio, ma la conferma del film è già una notizia enorme per tutti i fan della famiglia gialla.
Insomma, tra Pixar, Marvel e Star Wars, il D23 ha accontentato proprio tutti i palati.
Il mondo Disney è pronto a farci sognare ancora e ancora nei prossimi anni.
-
Collezionismo4 mesi agoUscite Pokémon TCG 2026: Aggiornamento di cosa è uscito e cosa arriverà in Occidente
-
Serie TV11 mesi agoMercoledì Addams: dalle origini al successo della serie Netflix
-
News7 mesi agoIl Palinsesto di Sky e Now TV per il 2026
-
Videogiochi11 mesi agoEssenza Ludica: Punch-Out!! Quando Nintendo menava duro (ma con stile)
-
Fumetti10 mesi agoInvincible Universe: Battle Beast – Sangue e Gloria di Kirkman, Ottley e Leoni
-
Serie TV9 mesi agoRoad to Stranger Things 5: Stagione 4, il male si rivela e ha un nome: Vecna
-
Comics10 mesi agoLo strano caso di Clark Kent, personaggio dell’Universo… Marvel!?
-
Animazione11 mesi agoSakamoto Days – Il manga action comedy giapponese diventa un film
