Sono passati 30 anni, e invece sembra ieri (per chi c’era già, ovviamente).
È il 14 marzo 1996 quando nelle edicole compare un albo Disney decisamente insolito: spillato, in formato comic book americano e con una cover accattivante in cui Paperinik appare inginocchiato, quasi in segno di sconfitta, sotto il tiro di paperi armati che sembrano usciti da una serie TV sci-fi in stile Babylon 5 o Star Trek: The Next Generation. Sopra tutto campeggia imponente il titolo della testata: PK – Paperinik New Adventures.
Il numero “0”, intitolato EVRONIANI, fu il primo epico albo di una serie a fumetti italiana di stampo disneyano che ha segnato un’epoca sia per i lettori sia per gli artisti e gli autori che ci hanno lavorato.
Con PK Disney ruppe tutti gli schemi dello stereotipo di fumetto che aveva prodotto fino a quel momento. L’obiettivo? Avvicinare un nuovo target di lettori, abituati al genere supereroistico o ai manga sci-fi e cyberpunk che tanto andavano di moda in quegli anni, al fumetto Disney.
Serviva un personaggio che stesse simpatico a tutti e che tutti conoscessero, come Paperino, ma anche una situazione e un contesto che rendessero il fumetto più intrigante e “maturo”, attingendo dalla storia del fumetto americano senza snaturare, e senza dimenticare, che si trattava pur sempre di un fumetto di stampo disneyano.
Paperinik era il protagonista perfetto… e il successo sembrava già scritto per questa testata.
Ora, a distanza di 30 anni, Disney e Panini Comics celebrano l’inizio di questa grande avventura partorita dalle menti dello sceneggiatore Alessandro Sisti, autore anche di diversi albi della serie; Max Monteduro, artista di numerose copertine di Paperinik e altri supereroi e mente dietro l’idea di un’ambientazione tecnologica e futuristica per le avventure di PK; e Alberto Lavoradori, creatore degli studi, degli schizzi e delle idee che hanno portato alla nascita degli alieni paperosi viola e di uno dei più temibili avversari di Paperinik: gli Evroniani.
Paperinik: Born Again

La cover di Evroniani PKNA #0
Mi perdonerete se cito direttamente una delle pietre miliari del fumetto americano di Frank Miller, ma per Paperinik l’operazione PK fu una vera e propria rinascita editoriale.
Un esperimento intraprendente che elevava Paperinik a vero e proprio supereroe.
Aspettate però: non c’era nulla che non funzionasse nelle storie di Paperinik pubblicate fino a quel momento, che rispecchiavano perfettamente lo spirito e la comicità Disney, e che continuarono ad andare avanti in parallelo. L’eroe era semplicemente l’identità segreta di Paperino, che manteneva tutte le caratteristiche classiche dell’irascibile papero, compresi comprimari e nemici come la Banda Bassotti.
Con PK, però, le cose cambiano: il papero sotto la maschera viene messo in secondo piano per mettere sotto i riflettori il supereroe.
Lo stravolgimento è totale, a partire dalla numerazione: tre numeri “0” (0, 0/2 e 0/3) e poi si parte con il numero 1. Per dirla in termini televisivi, tre episodi pilota per testare il pubblico e poi la serie vera e propria.

Faccia a faccia col Razziatore
Ma il cambiamento riguarda tutto ciò che ruota intorno a Pikappa, a cominciare dalle atmosfere: pura fantascienza e storie ad altissimo tasso tecnologico.
Paperino diventa il custode della Ducklair Tower in assenza del suo proprietario, che diventerà la nuova base di PK, sostituendo la modesta casa del nipote di Zio Paperone.
Anche i comprimari cambiano: via Qui, Quo, Qua, Zio Paperone (se non con fugaci apparizioni), cugini e tutto il classico cast delle avventure di Paperinik. Al loro posto arrivano personaggi nuovi di zecca come la sensuale giornalista robotica Lyla Lay e il suo collega Angus Fangus, una versione paperosa caratterialmente molto vicina al J. Jonah Jameson di Spider-Man.

Lyla, la cyber giornalista di Pikappa
Il vero fiore all’occhiello sono però i nemici di PK, che fanno capire subito come l’asticella si sia alzata notevolmente: Paperinik non potrà più sconfiggere i villain con stivaletti a molle o qualche marchingegno da cui esce un guantone da boxe dalla cintura.
Gli Evroniani, il Razziatore, viaggiatore del tempo, l’I.A. Due e la stessa Xadhoom — alleata ma estremamente letale — possiedono tratti psicologici e caratteristiche da veri antagonisti cinematografici: spietati, senza scrupoli e pericolosi… molto pericolosi.

Faccia a faccia con… Due
Gli autori di PK, però, pensano a tutto. Come diceva una vecchia pubblicità: “Per dipingere una parete grande non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello”, e quindi per sconfiggere grandi cattivi ci vuole un grande supereroe.

Angus Fangus sempre a caccia dello scoop da prima pagina
Questo per dire che anche l’arsenale di Paperinik cambia, si evolve e si eleva, diventando quello di un vero supereroe. A cominciare dall’auto: la Pi-Kar, versione Disney della Batmobile, che accantona la vecchia 313, compagna di mille avventure ma decisamente inutile contro l’Impero Evroniano.
Anche le armi risultano all’avanguardia: lo Scudo Extratransformer è un vero portento tecnologico che nasconde al suo interno una moltitudine di strumenti degni di 007.
Inventato da Everett Ducklair, racchiude diverse armi, tra cui il Crasher, ovvero il Pugno (percussore eiettabile utile nei combattimenti ravvicinati e anche mano artificiale), e il Paralizzatore bradionico, capace di sospendere il tempo soggettivo di chi viene colpito dal raggio.
Ma la vera particolarità è la presenza al suo interno dell’I.A. Uno, l’intelligenza sintetica creata sempre dal genio di Ducklair, che diventa a tutti gli effetti uno dei personaggi più importanti dell’intera saga di Pikappa, nonché la fedele spalla del nostro eroe.
Un fumetto Disney diverso da tutti gli altri

Quello che compare improvvisamente in PK è quanto di più lontano ci sia dalle classiche storie Disney.
Si conservano la comicità e i momenti di leggerezza, ma aumentano le situazioni di mistero e complessità. L’Impero Evroniano, con le sue caste e i suoi ruoli militari, non è certo di facile comprensione per un bambino di sette o otto anni.
E soprattutto, per la prima volta, viene lasciato molto spazio alla componente drammatica.

Se in Paperinik il lieto fine era quasi scontato, in PK non era affatto così. Il pericolo veniva percepito dal lettore, il nemico terrorizzava alla stessa maniera del Dottor Octopus di Spider-Man o del Joker di Batman e, soprattutto… le storie lasciavano spazio al classico “TO BE CONTINUED”.
Il fumetto Disney, con Pikappa, scoprì continuity e cliffhanger.
Gli episodi erano per la maggior parte autoconclusivi, ma esisteva sempre una storia di fondo che mese dopo mese si evolveva e andava avanti.
Le citazioni e gli omaggi culturali in PK: tra comics e cinema

Uno degli elementi che hanno contribuito a rendere PK – Paperinik New Adventures una serie diversa dal classico fumetto Disney è la grande quantità di citazioni, omaggi e riferimenti alla cultura pop, in particolare alla fantascienza, alla letteratura e al cinema.

L’I.A. Uno, fedele partner di PK
Gli autori della serie hanno costruito un universo narrativo ricco di rimandi che spaziano principalmente dal cinema sci-fi ai fumetti americani.
Molte storie di PK contengono riferimenti diretti o parodie di celebri film di fantascienza. In alcuni episodi, ad esempio, Paperinik o l’intelligenza artificiale Uno guardano in televisione pellicole come Alien o L’invasione degli ultracorpi, mentre in un’altra storia compare una copia di lavorazione del film immaginario Battaglie Stellari, chiaro omaggio alla saga di Star Wars.
PK è anche ricco di citazioni legate al fumetto internazionale. Alcuni personaggi secondari prendono il nome da celebri autori del settore, come i soldati Miller e Janson, evidente omaggio a Frank Miller e Klaus Janson.
In altre occasioni gli autori hanno inserito richiami visivi a opere celebri: una veduta notturna di Paperopoli richiama una tavola di Moebius, mentre la copertina dell’episodio Urk è stata ispirata a quella di un numero della serie fantascientifica italiana Nathan Never.
Un progetto che ha creato una generazione di PK-fan

L’irascibile Xadhoom
Tra i lettori di quegli anni ci fu un grande apprezzamento, dovuto anche a una campagna pubblicitaria importante. Molti adolescenti (tra cui il sottoscritto), che nel frattempo erano passati al fumetto supereroistico di Marvel, DC Comics e Image, si riavvicinarono al fumetto Disney. A questo tipo di fumetto Disney.
Ma non solo: ricordo che in quel periodo anche mio zio e mio padre leggevano PK, attratti dalle avventure del Paperinik degli anni ’90.
Fu una vera boccata d’aria fresca per i lettori, che avevano l’opportunità di leggere storie con trame interessanti e tavole dinamiche e moderne, non “costrette” nella classica griglia delle vignette Disney.
Quelle storie sono fresche ancora oggi, leggibili dai lettori dell’epoca ma perfettamente proponibili anche ai lettori di oggi. E non sembra affatto che abbiano spento 30 candeline.
Il merito va anche al cosiddetto PK Team, il parterre di autori che ha visto passare (o esordire) sulle pagine di Pikappa sceneggiatori e disegnatori oggi tra i volti più affermati della Disney.

Cover variant spettacolare di Paolo Mottura per lo special dei 30 anni “Meno Uno dall’Alba”
Claudio Sciarrone, Tito Faraci, Paolo Mottura, Francesco Artibani, Lorenzo e Alessandro Pastrovicchio, Andrea Freccero, Silvia Ziche, Fabio Celoni sono solo alcuni degli autori che hanno contribuito, ognuno a modo proprio, a rendere grande questo esperimento chiamato PK – The New Adventures, durato cinque anni prima di ripartire in nuove vesti, senza però raggiungere il successo della prima serie.
Disney, vista l’accoglienza di Pikappa, tentò di percorrere nuovamente questa strada con due serie entrambe dedicate a Topolino: la crime Mickey Mouse Mystery Magazine (bimestrale durato poco più di due anni) e X-Mickey, una testata horror durata circa trenta numeri in due anni e mezzo.
Entrambe furono buone serie, ma mai quanto PK.
Buon compleanno PK

Albi speciali, copertine di Topolino dedicate all’eroe e gadget a lui ispirati sono usciti nei giorni scorsi grazie a Panini Disney per ricordare e festeggiare il compleanno di un vero e proprio fenomeno editoriale.
Oggi Paperinik è tornato da tempo all’ovile, sulle pagine della rivista Topolino, con storie più classiche, i soliti Bassotti da sconfiggere e i nipotini e lo Zione a fare da comprimari. Eppure qualcosa è cambiato dopo PK.

Chiunque sia nato o cresciuto a cavallo di quegli anni, quando sente parlare di Pikappa, sa esattamente di cosa si tratta: un fumetto all’avanguardia, fuori dai canoni Disney, probabilmente un unicum nella storia dell’editoria Disney italiana, ma destinato a essere ricordato come il più bello e intraprendente esperimento mai realizzato su carta.
Buon compleanno PK.
30 anni e non sentirli.