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PopChop Express: Detective Conan, super detective con gli occhiali!

Nella nuova puntata di PopChop Express parliamo di un investigatore molto amato dai fan: il Detective Conan, protagonista indiscusso di una delle più importanti serie anime di sempre

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Se vi dico “bambino con gli occhiali e la mente di un genio” che ha la capacità di risolvere omicidi, smascherare criminali e inseguire un’organizzazione segreta che sembra sempre un passo avanti a lui.. chi vi viene in mente?

Vi do un altro indizio: non è un supereroe, non ha poteri speciali e non combatte mostri o demoni…eppure è diventato uno dei protagonisti più iconici dell’animazione giapponese e simbolo dell’anime investigativo.

Ora dovreste aver capito di chi sto parlando; naturalmente di Detective Conan, il piccolo investigatore protagonista di una serie anime epocale tratta dall’altrettanto longevo manga di Gosho Aoyama.

L’anime ha compiuto proprio quest’anno 30 anni ed è appena entrato nella sua 31esima (!) stagione.

E difatti le prime puntate di Detective Conan sono state trasmesse in Giappone nel lontano 1996 (in Italia è arrivato solo nel 2002) e continua a essere una serie trasmessa senza interruzioni in tutto il mondo. Un fenomeno che ha superato le mille puntate, generato decine di film cinematografici e creato un universo narrativo vastissimo oltre che una fandom importantissima.

Quello che potrebbe sembrare un semplice anime investigativo si è trasformato nel tempo in una delle saghe più lunghe della storia dell’animazione e tra le più amate dai fan. Un racconto che mescola il classico genere giallo alla Agatha Christie, con tanto di tensione thriller, a momenti di commedia in stile manga/anime.

E tutto ruota, ovviamente intorno al mistero principale che da oltre mille puntate vede Conan impegnato (tra un omicidio e l’altro): scoprire la verità dietro la misteriosa organizzazione che gli ha cambiato per sempre la vita.

I primi passi di Detective Conan… in TV

L’anime di Detective Conan debutta l’8 gennaio 1996 ed è prodotto dallo studio TMS Entertainment, realtà storica giapponese dietro a molte serie iconiche, tra cui Lupin III.

La serie viene trasmessa sulle emittenti giapponesi Nippon Television e Yomiuri TV, diventando rapidamente uno dei programmi più seguiti del palinsesto, mentre in Italia per anni è stato uno dei titoli di punta di Italia 1.

Inizialmente l’anime segue molto fedelmente il manga originale di Aoyama, ma con il passare degli anni e il pericolo di raggiungere il fumetto, introduce anche episodi originali pensati esclusivamente per la televisione. Questa strategia permette alla serie di proseguire senza raggiungere troppo velocemente la trama del fumetto.

Il risultato è impressionante: oggi Detective Conan conta oltre 1100 episodi, più di 25 film cinematografici ed è uno dei franchise più redditizi dell’animazione giapponese.

Detective Conan: Super detective con gli occhiali, che dà la caccia ai criminali

Shinichi e Ran

La storia ruota attorno a Shinichi Kudo, un brillante detective liceale noto per aver aiutato più volte la polizia a risolvere casi complicati.

Durante una serata al parco divertimenti insieme all’amica d’infanzia di cui è innamorato, Ran Mori, Shinichi assiste a un losco scambio di denaro tra due uomini misteriosi. Nel tentativo di indagare viene colto di sorpresa e catturato da una misteriosa organizzazione criminale.

Per eliminarlo gli viene somministrata una sostanza sperimentale chiamata APTX 4869. Il veleno dovrebbe ucciderlo senza lasciare tracce, ma l’effetto è completamente diverso: Shinichi sopravvive ma il suo corpo rimpicciolisce, tornando a essere quello di un bambino.

Assunta la nuova identità di Conan Edogawa, il protagonista si trasferisce a casa dell’amica d’infanzia Ran Mori e di suo padre, il detective privato Kogoro Mori, non proprio l’investigatore più brillante del Giappone. Spesso arriva vicino alla soluzione dei casi ma non riesce a collegare i dettagli giusti. Ed è qui che entra in gioco Conan.

Kogoro e Conan

Grazie a gadget tecnologici creati dal professor Hiroshi Agasa, il protagonista riesce a manipolare gli eventi dietro le quinte.

Il più famoso di questi strumenti è il papillon modulatore di voce, che gli permette di imitare la voce di Kogoro dopo averlo addormentato con un dardo anestetico. Nasce così la leggenda del “detective dormiente”.

Curiosità sull’anime

Il nome Conan è un omaggio diretto allo scrittore Arthur Conan Doyle, creatore di Sherlock Holmes. Non a caso Shinichi è un fan sfegatato del detective di Baker Street.

Un altro dettaglio curioso riguarda la cronologia interna della serie. Nonostante siano passati quasi trent’anni dalla prima pubblicazione del manga, nella storia sono trascorsi solo pochi mesi.

Il franchise è diventato talmente popolare in Giappone da generare mostre, musical teatrali, videogiochi e persino attrazioni nei parchi a tema.

L’ombra dell’Organizzazione Nera

La trama principale della serie ruota attorno alla misteriosa organizzazione criminale responsabile della trasformazione di Shinichi, che agisce nell’ombra e i cui obiettivi restano in gran parte sconosciuti.

I membri del gruppo utilizzano nomi in codice ispirati agli alcolici (Gin, Vodka, Vermouth, Bourbon), una scelta che ha contribuito a rendere l’organizzazione immediatamente riconoscibile.

Nel corso della serie Conan scopre lentamente nuovi dettagli sul gruppo, ma ogni risposta sembra portare a misteri ancora più profondi.

Ai e Kaito: personaggi amati e fondamentali per la serie

Uno dei personaggi più importanti introdotti nella serie è Ai Haibara, scienziata che in passato ha lavorato proprio per l’Organizzazione Nera e creatrice della droga APTX 4869.

Dopo la morte della sorella decide di ribellarsi all’organizzazione e ingerisce la sostanza per suicidarsi. Anche lei però sopravvive e torna bambina, diventando l’alleata più importante di Conan nella lotta contro l’organizzazione.

Kaito alle spalle di Conan

Altro personaggio molto amato è il misterioso ladro Kaito Kid, che non è un assassino né un criminale tradizionale: è un ladro spettacolare che ruba gioielli e opere d’arte con trucchi degni di un illusionista.

Il personaggio è stato creato su un’altra opera di Gosho Aoyama: il manga Magic Kaito, ma nel tempo è diventato una presenza ricorrente anche in Detective Conan, diventando a tutti gli effetti un comprimario molto amato dai fan.

Gli episodi più iconici

Ai Haibara

Con oltre mille episodi è impossibile citarli tutti, ma alcuni capitoli sono diventati veri punti di riferimento per i fan.

Il primo episodio della serie, ambientato su una montagna russa, introduce Shinichi, Ran e l’Organizzazione Nera ed è ancora oggi uno dei pilot più memorabili dell’animazione giapponese.

Tra gli episodi più amati c’è anche il caso del bus, che segna la prima apparizione di Ai Haibara e introduce un tono più oscuro nella serie.

Un altro episodio leggendario è quello che vede Conan confrontarsi direttamente con l’Organizzazione Nera in uno scontro pieno di tensione e rivelazioni.

Detective Conan: successo anche al cinema

Se la serie televisiva continua a essere un pilastro dell’animazione giapponese, negli ultimi anni sono stati soprattutto i film cinematografici a dimostrare la forza del franchise.

Dal 1997 viene prodotto e rilasciato un film cinematografico ogni anno. Una strategia molto rara nel mondo dell’animazione, che ha portato sino ad ora film di alta qualità rilasciati a brevissima distanza l’uno dall’altro (solo un anno per l’appunto).

Tra i più celebri troviamo: Detective Conan: The Phantom of Baker Street, Detective Conan: Zero the Enforcer, Detective Conan: The Million-Dollar Pentagram.

I film hanno spesso un tono più spettacolare rispetto alla serie televisiva e includono inseguimenti, esplosioni e misteri su larga scala.

Il successo degli anime al cinema ha coinvolto anche Conan che negli ultimi anni è diventato un vero fenomeno al botteghino giapponese, con incassi miliardari in yen.

Nel 2025 il lungometraggio Detective Conan: One-Eyed Flashback ha stabilito un nuovo record al botteghino giapponese. Distribuito da Toho, il film ha incassato oltre 1,05 miliardi di yen nel solo giorno di apertura, attirando circa 690.000 spettatori nelle prime 24 ore.

Perché Detective Conan continua a funzionare?

Dopo quasi tre decenni la serie continua a essere, inaspettatamente, seguita da milioni di spettatori. Solitamente dopo diversi anni il pubblico tende a stancarsi o, come è naturale che sia, c’è il classico cambio generazionale.

Per Conan non è così ed è una delle serie animate più durature nel tempo, che tiene testa a One Piece (come numero di episodi prodotti) in Giappone e ha superato da tempo in fatto di episodi The Simpsons, che è in giro da più tempo.

Il motivo? Semplice: Detective Conan riesce a combinare misteri intelligenti, personaggi memorabili e una trama più ampia ricca di segreti.

Inoltre uno degli elementi che rende Detective Conan così longevo è la sua struttura narrativa ibrida.

Le serie televisive solitamente seguono due modelli principali:

  • narrazione seriale continua, con episodi collegati tra loro e cliffhanger costanti
  • episodi autoconclusivi, in cui ogni puntata racconta una storia indipendente

Detective Conan si colloca esattamente nel mezzo tra questi due modelli.

Ogni episodio offre un enigma da risolvere, ma allo stesso tempo contribuisce ad ampliare un universo narrativo sempre più complesso. Questo sistema ricorda in parte quello di serie televisive poliziesche come La signora in giallo, dove ogni episodio racconta un caso diverso ma i personaggi restano gli stessi o i grandi romanzi gialli classici, ma adattati al linguaggio dell’animazione moderna.

Ma.. Shinichi Kudo crescerà prima o poi?

Uno dei dilemmi più frequenti tra i fan riguarda il destino di Shinichi: tornerà definitivamente adulto prima o poi?

Da un lato, far crescere il personaggio permetterebbe finalmente di concludere la lunga trama dell’Organizzazione Nera e spiegare completamente il mistero della droga APTX 4869.

Dall’altro lato, esistono forti motivazioni per cui ciò potrebbe non accadere.

Il genere investigativo su cui si basa la serie funziona perfettamente con episodi autoconclusivi: nuovi casi, nuovi sospetti e nuove ambientazioni permettono alla serie di rinnovarsi continuamente anche senza sviluppare troppo la trama principale.

Esiste poi un fattore commerciale non trascurabile. Il marchio di Detective Conan è fortemente legato all’immagine del piccolo Conan: cambiare definitivamente il protagonista significherebbe alterare un brand costruito in quasi trent’anni di merchandising, film e prodotti derivati.

Per questo motivo è probabile che Conan rimanga ancora a lungo un bambino detective.

Ancora tanti misteri da risolvere per il piccolo Conan

Nonostante siano passati trent’anni, pare che, come per il manga di Gosho Aoyama, anche per l’anime di Detective Conan la strada sia ancora lunga…

La serie animata continua a dimostrare, a distanza di tre decenni che la formula utilizzata è ancora oggi tanto semplice quanto vincente: mistero, deduzione e personaggi memorabili piacciono ancora e tanto ai fan del piccolo detective.

Il genere investigativo può funzionare nell’animazione seriale, creando una saga capace di attraversare generazioni di spettatori.

E finché esisterà un mistero da risolvere, una cosa è certa, ci sarà sempre il piccolo Conan Edogawa a cercare di risolvere il caso.

Perché  “Conan non commette mai uno sbaglio E centra sempre il suo bersaglio…” come canta Giorgio Vanni nella sigla italiana dell’anime!

E come ripete spesso il protagonista:

“C’è sempre una sola verità.”

Trovate tutti gli episodi e i film di Detective Conan su Anime Generation (Prime Video), canale tematico di Yamato Video dove stanno arrivando anche gli episodi inediti della 31°esima stagione, attualmente in corso in Giappone.

E non dimenticate di guardare il reel dedicato a Detective Conan degli amici di NerdChop Express!

Anime

Ranking of Kings: il toccante anime fantasy che merita (decisamente) un’occasione

Ranking of Kings è un’opera che merita sia nella sua versione manga, che in quella anime. Una storia potente, emotivamente coinvolgente e con protagonista un principe sordomuto dove ogni piccola vittoria è un trionfo

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Tra grandi successi globali e produzioni spettacolari, titoli come Frieren: Beyond Journey’s End, Chainsaw Man, DanDaDan o altre serie molto popolari, monopolizzano spesso il dibattito online tra i fan e le classifiche tra i migliori anime del momento o dell’anno.

Eppure esiste un anime fantasy che, pur avendo conquistato una fanbase fedelissima e una critica entusiasta, non è mai riuscito a imporsi nei posti più alti delle classifiche, come avrebbe meritato. Si tratta di un manga (prima) e un anime (dopo) davvero sorprendente e una delle opere fantasy più toccanti degli ultimi anni. Stiamo parlando di Ranking of Kings.

La serie ha saputo conquistare il pubblico grazie a una combinazione peculiare: una narrazione emotivamente potente, personaggi memorabili e uno stile visivo unico. E solo ora, sempre più spettatori, stanno finalmente riscoprendo il valore di questo piccolo grande gioiello che è da anni sulle piattaforme (Crunchyroll per l’esattezza), ma che è spesso passato in secondo piano.

Un fantasy che sembra una fiaba… ma non lo è affatto

Uno dei motivi principali per cui Ranking of Kings è stato spesso sottovalutato è il suo stile grafico. Nel manga di Ōsama Rankingu (a cui prossimamente dedicheremo un articolo specifico) si tratta di un tratto semplice e poco definito che dà al lettore un’impressione di approssimativo a prima vista. Ma non è la parte grafica che merita attenzione.

L’anime, dal canto suo, sembra quasi una fiaba illustrata. I personaggi hanno linee morbide, design semplici e animazioni estremamente espressive. Non ci sono armature dettagliate, atmosfere dark o monologhi pomposi che spesso caratterizzano il fantasy “prestigioso”.

Ci sono cavalieri, c’è la magia e ci sono i complotti per il controllo del potere…altrimenti non sarebbe un fantasy che si rispetti, ma l’estetica delicata che caratterizza l’animazione ha portato molti spettatori a pensare che la serie fosse troppo infantile o leggera. Ma la realtà è esattamente l’opposto.

Dietro l’apparenza fiabesca si nasconde infatti un racconto estremamente complesso e doloroso, che affronta temi come eredità e potere, tradimento e vendetta, disabilità e discriminazione, violenza politica e dolore familiare.

La forza della serie sta proprio in questo contrasto: un mondo visivamente dolce che nasconde una cinica realtà. Ed è proprio questo equilibrio tra tenerezza e crudeltà a rendere l’anime così memorabile.

Quando si rivedono le prime puntate con questa consapevolezza, molte scene assumono un significato completamente diverso. L’innocenza dei personaggi convive costantemente con la consapevolezza che il loro mondo può essere estremamente spietato.

Bojji: piccolo principe dalla silenziosa sofferenza, ma dal grande animo degno di re

Uno dei motivi principali per cui Ranking of Kings riesce a colpire così profondamente è il suo protagonista.

Il giovane principe Bojji è, sulla carta, tutto ciò che un eroe fantasy non dovrebbe essere. È figlio di un Re gigante ma è piccolo di statura, fisicamente debole e, soprattutto, sordo. Per gran parte del suo regno viene considerato inadatto a governare e spesso trattato con disprezzo o pietà. In una storia più tradizionale, questo sarebbe solo il punto di partenza per un classico percorso di rivalsa. Ma Ranking of Kings sceglie una strada molto più interessante.

La vulnerabilità di Bojji non viene mai cancellata né trasformata in un semplice ostacolo narrativo. Al contrario, diventa il cuore emotivo della storia. Bojji non è forte perché diventa improvvisamente invincibile, ma lo è perché continua ad andare avanti nonostante tutto. E il suo modo di essere contagia tutte le persone che lo circondano.

È gentile, empatico e incredibilmente coraggioso, ma la serie evita di trasformarlo in un simbolo di purezza ingenua o in un eroe dal talento innato. Bojji non ha (grandi) talenti: soffre, viene umiliato, cresce attraverso il dolore e impara lentamente a trovare il proprio posto nel mondo insieme all’unico amico che ha: Kage l’ombra.

Questo rende ogni sua vittoria profondamente meritata. Gli spettatori non tifano per un eroe invincibile, ma per un bambino che combatte per la sua dignità, anche quando il mondo cerca costantemente di negargliela. E che ha molto più di un re rispetto a quanto possa sembrare all’apparenza.

Il lavoro straordinario di WIT Studio

Per quanto riguarda l’anime, gran parte della magia della serie deriva anche dall’adattamento animato realizzato da Wit Studio, lo studio già noto per lavori di altissimo livello.

L’animazione di Ranking of Kings possiede una qualità particolare: sembra semplice, ma è in realtà incredibilmente raffinata.

Ogni movimento è pensato per trasmettere emozioni, non solo spettacolo. L’azione è pulita, dinamica e sempre leggibile, mentre la regia utilizza piccoli dettagli visivi per amplificare il peso emotivo delle scene.

Uno dei punti di forza dell’anime è proprio il suo equilibrio tra momenti di grande delicatezza, scene d’azione intense e sequenze emotivamente devastanti.

Nel fantasy spesso si pensa che “più grande” significhi automaticamente “più epico”. Ranking of Kings dimostra invece che lo spettacolo funziona davvero solo quando è sostenuto da un forte cuore emotivo.

Un momento di silenzio o un’esitazione possono risultare tanto intensi quanto un duello con la spada.

Il riscatto di Ranking of Kings

Molte opere vengono rivalutate con il passare del tempo, grazie per lo più a storie davvero solide che riescono finalmente a emergere, proprio come quella di Ranking of Kings.

La serie è sempre stata molto amata da chi l’ha vista, ma spesso è rimasta quel titolo consigliato con entusiasmo dai fan, più che un titolo commerciale che risponde ai canoni degli anime moderni.

Con il franchise di nuovo attivo e con sempre più spettatori che lo recuperano, Ranking of Kings sta finalmente ricevendo l’attenzione che merita. Ed è facile capire perché.

La sua forza non dipende dalla moda del momento, ma dalla qualità del prodotto.

Una scrittura emotivamente potente, personaggi complessi e memorabili, una regia visiva straordinaria e una storia capace di parlare a tutti.

Con il suo mix di fiaba, dramma e avventura, la serie dimostra quanto l’animazione possa essere potente nel raccontare storie universali, senza per forza avere animazioni spettacolari. E quando conoscerete il principe Bojji, sarà difficile non innamorarvi di lui.

*Fonte del presente articolo: CBR.com

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Scarlet: l’Amleto che gridava alla non violenza

Mamoru Hosoda rilegge Shakespeare per interrogare l’etica contemporanea e proporre un urgente messaggio di pace

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Il mondo odierno sta letteralmente bruciando. Se una qualsiasi persona prova ad accendere la televisione per ascoltare le notizie quotidiane, deve prepararsi ad assorbire aggiornamenti su popoli in guerra, violenze domestiche, omicidi ed incidenti di ogni tipo.

Tuttavia, nessun reportage o comunicato è mai bastato a far riflettere le persone sulla gravità degli eventi, ancor meno nella nostra epoca. Le informazioni di oggi viaggiano alla velocità della luce e la sovrastimolazione alla quale siamo sottoposti quotidianamente non aiuta. Tutto si legge, tutto si ascolta, nulla fa pensare.

L’urgenza di raccontare il presente

Il cineasta, una specie molto interessante da studiare secondo molti esperti, usa da sempre il suo mezzo prediletto anche per mostrare la realtà intesa come collettività. In un mondo mutuato da conflitti e atrocità, autori di tutto il mondo cominciano sempre più spesso a creare pellicole che mostrano l’uomo e la sua società.

La fantascienza e l’horror sono per loro ormai superati: descrivere il telegiornale odierno significa raccontare una storia più spaventosa di qualsiasi zombie e più fantasiosa di ogni nave spaziale. Ma il pubblico come reagisce? In un modo che, sinceramente, non so se riuscirò mai a spiegarmi.

Nell’anno appena passato ho assistito ad un altro grande mistero a riprova della precedente affermazione: un film come One Battle After Another di Paul Thomas Anderson viene celebrato e nominato a gran voce verso i grandi riconoscimenti del cinema, mentre Eddington di Ari Aster incassa solo fischi al Festival di Cannes.

Eppure si parla la stessa lingua, sono due film dalla tecnica eccelsa, di due grandi autori, che raccontano in maniera quasi gemellare l’America contemporanea.

Questi strambi casi si moltiplicano sempre di più, come dimostra l’ultimo lavoro di Mamoru Hosoda: il film d’animazione Scarlet.

“Che maledetto destino”

Purtroppo non ho mai incontrato il regista di persona, eppure leggendone la storia e sentendolo parlare in molte interviste non si fa fatica ad intuire che sia un uomo molto avvezzo alle scelte forti. D’altronde, se anche il suo idolo Hayao Miyazaki gli fa dubitare fin da giovane delle sue capacità, è necessario un grande coraggio per riuscire a proseguire nella strada dell’animazione senza battere ciglio.

Dall’apertura del suo Studio Chizu, il regista ha attraversato una serie di scelte, anche artistiche, controverse e lungamente discusse da critica e pubblico. L’emblema di questa situazione è la sua precedente pellicola Belle (2021), che provava a creare un connubio, assai contestato, di animazione bidimensionale e computer grafica.

Scarlet segue lo stesso binario tecnico, stravolgendone però i temi e l’intenzione. Hosoda si trova, data la critica situazione mondiale, a sentire il bisogno di comunicare un messaggio chiaro: rifiutare la violenza.

Egli parte dalla base del classico Amleto, cambiandone letteralmente i connotati con una principessa dai capelli rosa, con la quale riviviamo il primo breve frammento di matrice shakespeariana.

Dopodiché, l’attenzione si sposta sul sentimento di vendetta di Scarlet, che governa le azioni della ragazza per tutta un’avventura ultraterrena, un viaggio on the road con il paramedico giapponese del XXI secolo Hijiri.

La principessa Scarlet e suo zio Claudius

L’interazione fra i due protagonisti, che si evolve sorpassando confini culturali e temporali, si basa sul concetto della violenza.

Hijiri, in quanto medico, ha un costante atteggiamento propositivo verso il prossimo, noncurante della differenza fra amico o nemico. Scarlet gli si contrappone con un’indole distaccata, solitaria e indifferente, almeno nelle prime fasi, al rapporto umano.

Entrambi imparano nuovi aspetti della morte, della violenza e del perdono. Parole che cominciano a sibilare sempre di più nella testa della principessa e che rimbombano negli scontri con i vari seguaci di suo zio Claudius.

Essere o non essere perdonati?

Le azioni di Scarlet danno progressivamente minor importanza alla vendetta man mano che si prosegue con le conversazioni, sempre più intime, con Hijiri e la sua bontà d’animo, seppur a volte ridondante.

La riflessione sulla pace rimane incollata a concetti semplici: invece di limitarsi a sciorinare frasi fatte, Hosoda mostra l’inutilità della paura dell’uomo verso la cultura altrui con scene di cucina, balli e canti utilizzate come ristoro dall’apparente purgatorio condiviso da popoli e persone totalmente diverse.

L’aspetto tecnico del film non inficia in nessuna maniera sulla progressione. Il livello dell’animazione CGI raggiunto dallo studio Shizu è molto buono, sebbene le già più rodate scene in tecnica bidimensionale rimangano nettamente superiori.

Tuttavia si percepisce, soprattutto in alcune scene antecedenti al finale, un’inaspettata fretta nella messa in scena e una voglia, anche innecessaria, di ribadire il discorso pacifico in una chiave utopica e sognante, in totale distacco con la semplicità designata nella prima metà della pellicola.

In conclusione

Il risultato finale è comunque un’ottima interrogazione della bussola etica dell’umanità moderna, che Mamoru Hosoda connette all’antica matrice classica di Shakespeare.

Il regista devia dai temi costruiti in oltre vent’anni di carriera in favore di urgenza, la necessità di trasmette al pubblico un inno alla non violenza privo di retorica e oggi più che mai necessario.


VOTO POPCORNERD: 8 / 10

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D Anime: Il nuovo canale di Dynit disponibile su Amazon Prime Video

Ha debuttato il 2 marzo D Anime, nuovo canale della Dynit che è disponibile sulla piattaforma Amazon Prime Video interamente dedicato agli anime

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D ANIME

Il nuovo canale Prime Video interamente dedicato agli anime

Link: https://www.primevideo.com/-/it/channel/3de37144-334e-bd89-0e53-64fe15271212/ref=atv_dp_share_cu_r

Dynit è orgogliosa di presentare D Anime, il nuovo canale Prime Video interamente dedicato agli anime, che ha debuttato il 2 marzo.

Il catalogo di D Anime è pensato per chi è cresciuto con gli anime e per chi li sta vivendo oggi come fenomeno globale, tra grandi saghe shōnen, cult generazionali e titoli che hanno riscritto le regole dell’animazione. L’offerta prevede 1.000 ore di programmazione e più di 2.000 contenuti tra serie, film e OAV delle serie anime più famose e amate dal pubblico italiano; nuove serie e film dal Giappone, affiancate da nuove acquisizioni e dal recupero di grandi classici che hanno segnato la storia degli anime in Italia.

Accanto a titoli shōnen che sono diventati un cult degli ultimi anni come BleachHunter x HunterFullmetal Alchemist Brotherhood e Attack on TitanD Anime propone anche fenomeni globali come Sword Art Online e Demon Slayer, passando per serie dei primi anni Duemila come Inuyasha e Gintama. Presenti anche gli anime che hanno cresciuto intere generazioni: Conan, il ragazzo del futuro del maestro Hayao Miyazaki, Heidi e Anna dai capelli rossi, così come le saghe che hanno definito l’immaginario dei robot giapponesi, Mobile Suite Gundam e Imbattibile Daitarn III.

Fra le icone degli anni Settanta troviamo anche Capitan Harlock e Kyashan, grandi classici del genere sci-fi. In catalogo anche i film cult firmati da Katsuhiro Otomo Memories e Akira e le serie che hanno rivoluzionato l’immaginario collettivo GTO – Great Teacher OnitsukaNeon Genesis Evangelion e Kill la Kill. D Anime prevede anche una attenta selezione di capisaldi del romance, a partire dalle opere di Makoto Shinkai (Your NameIl Giardino delle Parole e Weathering with you) accompagnate dalle animazioni al femminile Nana Situazioni di Lui & Lei. Arrivano poi Puella Magi Madoka Magica, che ha riscritto le regole del genere “magical girl”, il thriller sovrannaturale Dance in the Vampire Bund e quello sci-fi Steins;Gate e La malinconia di Haruhi Suzumiya, dove l’imprevedibilità delle situazioni si muove tra slice of life e fantascienza.

D anime crea così un dialogo continuo fra i classici e le nove icone dell’animazione giapponese offrendo un catalogo che unisce memoria e contemporaneità, nostalgia e scoperta, culto e mainstream.

Fondata nel 1995, Dynit rappresenta oggi un punto di riferimento nella distribuzione anime in Italia. Il suo percorso si è evoluto dall’home video alla televisione — con collaborazioni con MTV, Rai e Mediaset — fino all’approdo nel cinema, portando, per prima, gli anime sul grande schermo.

Nel tempo, Dynit ha esteso il proprio raggio d’azione anche ai Toys, al promozionale e al collezionabile, affermandosi come Gruppo integrato e multisettoriale di livello europeo.

Attenta all’evoluzione del mercato, alle esigenze degli appassionati e alle tendenze emergenti, Dynit è ancora una volta pronta a consolidare il proprio ruolo di riferimento nel settore, con D Anime, il proprio canale TV che debutta oggi 2 marzo su Amazon Prime Video.

Il costo dell’abbonamento è € 4,99 al mese con un periodo di prova gratuita di 7gg.

* Ringraziamo l’Ufficio Stampa Echo Group per il comunicato di cui sopra, che abbiamo condiviso con i nostri lettori

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