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TMNT x Naruto: il crossover raccontato da Caleb Goellner

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Immaginate una storia in cui l’universo delle Tartarughe Ninja si intreccia con quello di Naruto, in una mini-serie dal ritmo serrato e l’energia di un vero battle shonen: stiamo parlando di Teenage Mutant Ninja Turtles x Naruto, il crossover.

Scritta da Caleb Goellner e splendidamente illustrata da Hendry Prasetya, questa mini-serie in quattro numeri nasce dalla collaborazione tra IDW Publishing e VIZ Media, dando vita a un evento che ha lasciato tutti a bocca aperta. Pubblicata da IDW Publishing, il quarto e ultimo numero è stato rilasciato nel mercato americano nel mese di Giugno 2025.

Cover del volume trade paperback in uscita a Ottobre 2025

La mini-serie fu presentata nel 2024 con la seguente sinossi: “Quando la reporter April O’Neil incontra in segreto Tsunade, la leader del Villaggio della Foglia, l’incontro non passa inosservato: Naruto, Sasuke, Sakura e Kakashi sono subito curiosi di scoprire cosa si nasconda dietro quella misteriosa conversazione.
Ma non sono gli unici interessati. Il Clan del Piede ha infatti i propri piani: è convinto che April sia in possesso di preziose informazioni sulle ricerche di mutazione condotte dallo scienziato Baxter Stockman. Con April intrappolata tra le forze del Villaggio della Foglia e quelle del Clan del Piede c’è solo una certezza: le Tartarughe Ninja non tarderanno a entrare in azione per darle una mano!”

Il pensiero comune, all’uscita dell’annuncio, fu quello del solito crossover pensato solo per fare cassa grazie alle variant cover destinate ai fan di uno (o di entrambi) gli universi.
E invece, già dal primo numero, Goellner e Prasetya hanno spazzato via ogni dubbio: questo crossover funziona.

Turtle Power x Team 7, due mondi ninja si incontrano

Goellner e Prasetya riescono a unire il meglio dei due mondi già dal primo numero, dove vediamo il Team 7 alle prese con un attacco del Clan del Piede. Kakashi e i suoi tre allievi si preparano a difendere April, quando un gruppo di misteriose tartarughe ninja mascherate fa irruzione sulla scena. Un fraintendimento – e possiamo ringraziare O’Neil per non averlo chiarito troppo in fretta – scatena uno scontro visivamente spettacolare. Prasetya si rimbocca le maniche e mostra i muscoli con tavole potenti e dinamiche che fondono alla perfezione il combattimento corpo a corpo delle Tartarughe con i famosi jutsu dei ninja del Villaggio della Foglia.

Pagina tratta dal primo numero della mini-serie, TMNT x Naruto #1 *

Lo scontro si sviluppa in modo geniale: Goellner mostra una cura notevole per i dettagli, soprattutto nella scelta delle coppie di combattimento. Kakashi affronta Splinter, Sasuke se la vede con Leonardo, Sakura incrocia i colpi con Raffaello, mentre Naruto, grazie alla Tecnica della Moltiplicazione del Corpo, si misura contemporaneamente con Michelangelo e Donatello.

Come ha rivelato l’autore, non si tratta affatto di accoppiamenti casuali, ma di incontri progettati con cura per rispecchiare la natura dei personaggi e le loro dinamiche intrinseche. Kakashi e Splinter rappresentano entrambi figure guida, mentori e padri spirituali nei rispettivi mondi; Sasuke e Leonardo condividono disciplina, strategia e un profondo senso dell’onore, ma anche un conflitto interiore che li definisce; Sakura e Raffaello incarnano forza, volontà e determinazione, in uno scontro che abbatte gli stereotipi; mentre Naruto, grazie alla sua capacità di adattarsi e moltiplicarsi, trova in Michelangelo e Donatello due avversari perfetti, uniti dallo spirito di squadra e da un’energia imprevedibile.

Pagina tratta dal primo numero della mini-serie, TMNT x Naruto #1 *

TMNT x Naruto: intervista a Caleb Goellner

In foto: Caleb Goellner, lo sceneggiatore di TMNT x Naruto

Noi di PopCorNerd abbiamo avuto l’onore di fare qualche domanda allo scrittore della mini-serie Caleb Goellner.

Rossano D’Angelo: Uno degli aspetti più difficili di un crossover come TMNT x Naruto è trovare il giusto equilibrio tra il tono spensierato e ironico delle Tartarughe Ninja e quello più drammatico e mistico, legato al chakra, dell’universo di Naruto. Come hai affrontato la sfida di bilanciare le due anime, evitando che una delle due “oscurasse” l’altra? Qual è stata la parte più complessa nell’armonizzare voci e posta in gioco?

Caleb Goellner: Sono stato davvero fortunato, perché ho avuto l’opportunità di scrivere diverse versioni delle TMNT (a volte anche tutte insieme, come succederà nel prossimo Teenage Mutant Ninja Turtles: Battle Nexus #4!), quindi mi sentivo abbastanza a mio agio nell’introdurre una nuova – ma familiare – incarnazione delle Tartarughe nel mondo di Naruto. Allo stesso modo, Naruto è una serie talmente ricca e lunga che permette di esplorare ogni lato dei suoi personaggi. Una volta capito cosa avrebbero fatto insieme nella storia, il tono è venuto fuori in modo molto naturale.

In alcune interviste hai detto che questa mini-serie può funzionare anche come una storia autonoma, godibile anche da chi non conosce a fondo nessuno dei due universi. C’erano elementi canonici o aspettative dei fan che hai scelto di evitare, per renderla più accessibile? E, al contrario, ci sono stati momenti o riferimenti che hai ritenuto imprescindibili?

La mia editor, Thea Cheuk, è una grandissima fan di Naruto, quindi è stato davvero divertente lavorare insieme per includere quanti più elementi possibili di ogni personaggio, compatibilmente con lo spazio a disposizione. Una cosa che ci entusiasmava particolarmente era mostrare la forza e la potenza di Sakura come combattente, un aspetto che si sviluppa appieno solo in Naruto: Shippuden. Pensiamo che ai fan sia piaciuto vedere quel lato di lei, anche se tecnicamente, nella nostra storia, è ancora parte del Team 7 con Sasuke. Abbiamo apprezzato che i lettori siano stati flessibili per il gusto del divertimento.

Nel fumetto compaiono mosse ibride come la Half-Shell Rasengan Spiral Sphere o la Lightning Katana. Com’è stato il processo creativo dietro la realizzazione di queste tecniche originali? Avevi delle preferenze su jutsu o abilità delle Tartarughe da combinare? E c’è stata qualche idea scartata perché troppo folle?

In realtà, sono stato molto felice che nessuna idea sia stata scartata per essere “troppo caotica”! Ho avuto la piena fiducia della mia editor e di tutti i partner coinvolti – Paramount, Viz, Shueisha e TV Tokyo. Detto questo, ho comunque cercato di usare solo i jutsu più iconici e riconoscibili dell’universo di Naruto. L’obiettivo principale era introdurre Naruto ai fan delle TMNT e, allo stesso tempo, mostrare ai fan di Naruto quanto le Tartarughe possano essere divertenti in compagnia dei loro personaggi preferiti. Fortunatamente, le due fanbase si sovrappongono già molto, quindi mi sono concentrato sul rendere la storia più divertente possibile per tutti.

Ora che i quattro numeri della mini-serie sono stati pubblicati, c’è un elemento – un colpo di scena, un design o una scelta narrativa – che ti ha sorpreso particolarmente, o che è stato più difficile del previsto da realizzare? E, guardando al futuro: se avessi l’occasione, ci sono altri franchise (manga, fumetti o anime) che ti piacerebbe far incontrare con TMNT (o con Naruto)? E in che direzione andresti?

Ho tantissime idee per nuove storie delle TMNT, quindi spero davvero di poterci lavorare ancora. Per quanto riguarda i crossover, le Tartarughe sono un gruppo perfetto da inserire in qualsiasi universo: credo che mi divertirei con qualunque serie che abbia senso, con l’approvazione dei rispettivi autori e che renda felici i fan. Come scrittore amo lavorare su storie piene di azione, con un po’ di umorismo, commento sociale e positività, quindi mi piacerebbe continuare con racconti dallo spirito shonen. Ho già potuto esplorare la mia passione per l’azione in stile manga con Nick Dragotta nella serie Ghost Cage per Image Comics, e c’è molta energia shonen anche nella mia prossima graphic novel per Top Shelf Productions, Minnie Pouches in the Microrealm, disegnata da Eric Lide, che come me è un grande fan di Akira Toriyama.

Dobbiamo chiedertelo: qual è la tua Tartaruga Ninja preferita e il tuo personaggio di Naruto preferito?

La mia Tartaruga preferita è Mikey [Michelangelo n.d.r.], perché adoro il suo umorismo, la sua gentilezza e il suo ottimismo. Come papà di una bimba piccola, il mio personaggio preferito di Naruto (oltre a Naruto stesso) è Kakashi, perché cerca sempre di essere un buon insegnante e un modello per i ragazzi turbolenti che lo circondano. Ah, e ho anche due carlini, quindi ovviamente adoro Pakkun!

Un ringraziamento speciale a Caleb Goellner da parte di tutto il team di PopCorNerd per averci concesso questa intervista. Cogliamo l’occasione per augurargli un grande in bocca al lupo per i suoi progetti futuri!


* Le immagini utilizzate in questo articolo sono di proprietà di IDW Publishing e sono state impiegate esclusivamente a scopo illustrativo e informativo.

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Heretic: il thriller esoterico di Robbie Morrison e Charlie Adlard

Heretic è il nuovo thriller storico di Robbie Morrison e Charlie Adlard pubblicato da Saldapress, dove esoterismo e crime si intersecano nelle indagini condotte da un protagonista d’eccezione: Cornelius Agrippa

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Il XVI secolo rappresenta uno dei momenti più bui della storia moderna europea. Il periodo rinascimentale fu infatti, per alcuni suoi tratti, segnato dall’Inquisizione spagnola e dalla volontà della Chiesa e dello Stato di imporsi, obbligando le altre culture (in particolare quella musulmana) alla conversione al cristianesimo e ad opporsi al progresso, adottando metodi poco ortodossi e torture inenarrabili.

È in questo contesto storico che si afferma la figura di Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim, noto per le sue straordinarie qualità intellettuali. Originario di Colonia, Agrippa fu uno dei grandi luminari del suo tempo in diversi ambiti: alchimia, astrologia, esoterismo e filosofia.

Ma non siamo qui per una lezione di storia, bensì per parlare, ancora una volta, di fumetti.

Ed è proprio Agrippa il protagonista di Heretic, il nuovo fumetto horror realizzato da due “narratori di razza” (così li definisce Frank Quitely nella quarta di copertina), i britannici Robbie Morrison e Charlie Adlard.

Se Adlard è conosciuto soprattutto per il suo leggendario contributo artistico a The Walking Dead, realizzato insieme a Robert Kirkman, Robbie Morrison è uno scrittore di pari lignaggio. Romanziere e sceneggiatore di fumetti, Morrison ha lavorato su personaggi come Batman e Judge Dredd ed è particolarmente noto per la sua serie di romanzi polizieschi con protagonista Jimmy Dreghorn.

E una componente poliziesca è presente anche in Heretic, poiché il graphic novel, portato in Italia da Saldapress, ruota attorno a un’indagine su una serie di omicidi di matrice esoterica che Agrippa conduce insieme alla figlia Juliette e al suo allievo Johann Weyer.

Il fascino di Agrippa, la sua vita breve ma intensa e i misteri che aleggiano attorno al suo passato hanno ispirato Morrison al punto da dedicare a lui e a Johann Weyer, considerati dallo scrittore come due antesignani di Sherlock Holmes e del dottor Watson, un’avventura di “fantasia” (come tiene a precisare nella postfazione) decisamente disturbante sotto molti aspetti. Un orrore che emerge con ancora maggiore forza grazie alle matite di un Charlie Adlard ispirato come non mai.

Proprio durante Lucca Comics, l’artista britannico aveva avuto modo di spiegare quando è nato il progetto Heretic:

«Robbie è stato uno dei pochi a sapere in anticipo che stavamo per chiudere The Walking Dead» ha raccontato. «Non volevo finire la serie senza avere subito qualcosa di nuovo su cui lavorare. Così gli ho confidato che il numero 193 sarebbe stato l’ultimo. Da lì è nato Heretic.»

Se volete recuperare l’intero pezzo dedicato all’incontro con Charlie Adlard al Lucca Comics & Games 2025, a questo link trovate tutta la conferenza organizzata da Saldapress con ospite l’autore.

Heretic: una macabra indagine tra intrighi e magia

Ecco la sinossi di Heretic, estratta dal sito Saldapress:

Anversa, 1529. Una città crocevia di mercanti, inquisitori e alchimisti viene scossa da una catena di omicidi brutali e rituali. Il sangue scorre tra le strade e i canali, mentre l’ombra dell’eresia si allunga sull’Europa cattolica. A indagare sul misterioso caso viene chiamato Cornelius Agrippa: cavaliere, medico, avvocato, alchimista ed eretico. Con lui, il giovane e ambizioso Johann Weyer. I due si muovono tra corti ecclesiastiche, culti segreti e pericolosi testi proibiti, cercando la verità in un mondo in cui la superstizione è legge e la ragione è un crimine. 

Omicidi di uomini di Chiesa compiuti attraverso rituali infernali, un “indagatore dell’incubo” tanto geniale quanto folle e la barocca città di Anversa come scenario delle indagini dei protagonisti: questi sono gli elementi principali di Heretic, un thriller in cui magia e pratiche esoteriche dimostrano ancora una volta come il pericolo più grande abbia le sembianze di un uomo, un assassino, per la precisione.

Due protagonisti ‘elementari’ e una trama dalle atmosfere de Il Nome della Rosa

Da scrittore di polizieschi qual è, Morrison costruisce una trama avvincente, ricca di dialoghi e didascalie esplicative, ben congegnata sotto diversi aspetti, a partire dallo sviluppo dell’indagine e dalla caratterizzazione dei personaggi. Come in un romanzo di Conan Doyle, Agrippa e Johann — mentore e apprendista — si muovono come abili investigatori, degni eredi di Holmes e Watson, pur cambiando il contesto geografico (il Belgio anziché l’Inghilterra) e quello storico (il Rinascimento al posto dell’epoca vittoriana).

L’alchimia e il feeling tra i due protagonisti ricordano fortemente quelli del celebre duo di Baker Street, soprattutto per l’animo estroso, quasi folle, della controversa figura di Agrippa, una caratteristica che riecheggia nella genialità disturbata dell’investigatore Sherlock Holmes.

Un secondo elemento di forza è il contesto storico in cui sono ambientate le vicende di Heretic. Morrison dimostra di aver approfondito in modo significativo sia la figura di Agrippa sia il periodo dell’Inquisizione spagnola, con tutte le sue sfaccettature: le torture, i personaggi cardine di un sistema che ha mascherato il lato oscuro della Chiesa e i suoi intrighi, utilizzando la Cristianità come facciata per giustificare pratiche disumane contro chi osava opporsi.

Il fatto che le vittime siano uomini di Chiesa o coinvolti con essa, uno scenario più vicino al Medioevo che all’era moderna, e la presenza di un maestro e di un allievo investigatori così atipici rimandano inevitabilmente anche all’opera prima di Umberto Eco, Il nome della rosa. In quel caso, le indagini sugli omicidi avvenuti nell’abbazia erano affidate a Guglielmo di Baskerville (qui l’equivalente di Agrippa) e al giovane frate Adso da Melk, corrispettivo di Johann Weyer. Atmosfere e suggestioni di quell’opera si ritrovano chiaramente (almeno per il sottoscritto) anche all’interno di Heretic.

E non manca, infine, la componente mistery della storia che Morrison mette in piedi, focalizzata sull’alone di mistero che ruota intorno a questi omicidi, dal sadismo all’apparenza eccessivo anche per una mente umana.

Charlie Adlard non disegna zombie, ma la sua arte fa ancora paura

Se la sceneggiatura di Morrison risulta decisamente curata nei minimi particolari, altrettanto si può dire delle matite di Charlie Adlard.

Rispetto a The Walking Dead e ad altri lavori più recenti, Adlard adotta qui uno stile differente: un bianco e nero più pulito, ricco di dettagli e caratterizzato da sfumature più morbide, ma che lascia spazio a un rosso sanguigno quando le scene si fanno più cruente. Le sue tavole riescono a trasmettere, in diversi momenti, un forte senso di inquietudine e terrore, soprattutto nella rappresentazione degli omicidi, delle pratiche di tortura adottate dall’Inquisizione e delle arti “magiche” utilizzate da Agrippa nel corso delle sue indagini non convenzionali.

Allo stesso tempo, l’artista lascia il lettore a bocca aperta quando mette in scena immagini quasi da cartolina, con sullo sfondo luoghi, edifici storici e monumenti di Anversa riprodotti con la massima fedeltà possibile. Da questo punto di vista, il lavoro svolto dal disegnatore è sbalorditivo, così come lo studio e la resa grafica dei costumi dell’epoca.

Una vera prova da grande autore e artista quale è, che conferma come Adlard non sia “solo” la matita di The Walking Dead, ma molto di più.

Perché leggere Heretic?

Il thriller fantastorico messo in scena da Morrison e Adlard mi ha sorpreso in modo decisamente positivo, grazie a una trama avvincente che, nonostante una verbosità a tratti eccessiva (complice anche l’abitudine odierna a leggere sempre meno fumetti in cui la componente scritta è importante quanto quella visiva), non risulta mai noiosa.

Agrippa si rivela un protagonista dalle mille abilità, perfettamente calato nel ruolo dell’investigatore rinascimentale che deve necessariamente avere qualche rotella fuori posto per osare sfidare il sistema imposto dall’Inquisizione.

Morrison e Adlard svolgono un lavoro eccellente di ricostruzione storica all’interno di Heretic, proiettando il lettore nell’Anversa del 1529 attraverso un attento spaccato del linguaggio dei personaggi, degli usi e dei costumi dell’epoca.

Il finale lascia spazio a una possibile seconda avventura e, sinceramente, spero che questo non resti un unicum, ma rappresenti solo il primo volume di una serie. Tornare a seguire le indagini dell’eccentrico e geniale Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim — alchimista, astrologo, esoterista e filosofo — sarebbe davvero un piacere, naturalmente sempre sotto la guida di Robbie Morrison e Charlie Adlard, indagatori dell’incubo al pari di Agrippa e del suo fidato aiutante Johann Weyer.


VOTO POPCORNERD: 8/10

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Wonder Man: Chi è Doorman e che ruolo potrebbe giocare nella serie TV?

In Wonder Man è pronto a esordire l’eroe di ‘serie B’ Doorman, che potrebbe giocare un ruolo cruciale nella miniserie MCU. Scopriamo chi è

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Mancano oramai pochi giorni all’esordio di Wonder Man su Disney+. Il nuovo eroe del MCU debutterà sulla piattaforma il 28 gennaio, con tutta la miniserie completa di 8 episodi, disponibile da subito.

Protagonista dello show è Simon Williams, interpretato da Yahya Abdul-Mateen II,  un attore in difficoltà che è dotato di poteri che però vuole mantenere segreti.

Oltre a lui ritroveremo Trevor Slattery (Ben Kingsley, di cui abbiamo parlato qui), nonché un nuovo eroe che esordisce nel Marvel Cinematic Universe, decisamente curioso e inatteso, date anche le poche apparizioni all’interno dei comics della Casa delle Idee: Doorman.

Chi è Doorman nei fumetti Marvel?

Per molti spettatori Doorman sarà una scoperta assoluta. Nei fumetti Marvel, DeMarr Davis debutta nel 1989 sulle pagine di West Coast Avengers (Vendicatori della Costa Ovest) di John Byrne. È un mutante dotato di un potere tanto bizzarro quanto utile: il suo corpo può trasformarsi in un portale di teletrasporto, permettendo a persone e oggetti di attraversarlo e comparire praticamente ovunque, grazie a un legame con la misteriosa Forza Oscura, la stessa dimensione a cui è collegato l’eroe Cloak.

Durante i suoi primi passi da supereroe viene affiancato da Occhio di Falco e Mimo, ma nonostante il potenziale, Doorman resta sempre tormentato da una profonda insicurezza. Cinico, pessimista e perennemente convinto di non essere all’altezza, si guadagna la fama di uno dei personaggi più malinconici dell’universo Marvel.

Il suo nome è legato soprattutto ai Great Lakes Avengers (Vendicatori dei Grandi Laghi), uno dei team più assurdi e strambi dei fumetti Marvel: una squadra di eroi “di serie B” guidata da Mister Immortal e composta da personaggi come Flatman, Big Bertha e Dinah Soar. Le loro storie oscillano costantemente tra commedia e supereroismo, raccontando le difficoltà di chi prova a salvare il mondo… senza essere davvero un Avenger “da copertina”.

Il momento più importante per Doorman arriva però con la sua morte durante uno scontro con Maelstrom. Nell’aldilà viene scelto dall’entità cosmica Oblivion come nuovo Angelo della Morte, tornando in vita con poteri potenziati: maggiore controllo sulla Forza Oscura, capacità di comunicare con i defunti, volo e una resistenza superiore. Di fatto, diventa il membro più potente dei Great Lakes Avengers.

Perché Doorman è così importante in Wonder Man?

In uno dei poster promozionali di Wonder Man, compare la prima pagina di un quotidiano fittizio, il Sunny Los Angeles Film Times, con il titolo:

“Hollywood vieta tutti i superpoteri”.

L’articolo parla della cosiddetta “Clausola Doorman”, una norma che proibisce a chi possiede abilità sovrumane di lavorare sui set cinematografici. Un indizio che suggerisce come Doorman sia stato direttamente coinvolto in un incidente tale da spingere l’industria hollywoodiana a bandire del tutto i super?

Quale che sia la causa, questa clausola specifica, avrà un peso enorme sulla storia di Simon Williams. Wonder Man, infatti, sogna di lavorare a un reboot cinematografico dedicato proprio al supereroe… salvo poi ottenere davvero dei poteri e doverli tenere nascosti, rischiando l’esclusione totale da Hollywood.

Cosa significa Doorman per il futuro dell’MCU?

L’introduzione di Doorman apre scenari interessanti. Da un lato, il divieto dei superpoteri richiama tematiche già viste con gli Accordi di Sokovia, dimostrando che la diffidenza verso i supereroi è tutt’altro che scomparsa. Dall’altro, Doorman è ufficialmente uno dei primi mutanti dell’MCU (insieme a Kamala Khan/ Ms. Marvel), un altro tassello verso l’arrivo degli X-Men nella prossima fase dell’Universo cinematografico Marvel post- Secret Wars.

In più, la sua presenza riaccende le speculazioni su due possibili team: i West Coast Avengers, storicamente legati a Wonder Man, oppure i Great Lakes Avengers, già “accennati” con Mister Immortal in She-Hulk. Una squadra più leggera, ironica e fuori dagli schemi, perfetta come controparte delle formazioni più solenni viste finora.

Magari Doorman non sarà il protagonista assoluto di Wonder Man, ma tutto lascia pensare che il suo ruolo sarà centrale per il worldbuilding della serie e per il futuro dell’MCU.

E se c’è una cosa che Marvel ci ha insegnato, è che spesso i personaggi più strani e sottovalutati sono quelli destinati a lasciare il segno.

Wonder Man debutta il 28 gennaio, in esclusiva su Disney+, con tutti gli episodi disponibili al lancio.

*Fonte del presente articolo il sito CBR.com

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Intervista a Stephanie Phillips e Lee Garbett, i nuovi autori di Daredevil

Scopri l’intervista a Stephanie Phillips e Lee Garbett, che guideranno la nuova run di Daredevil da Aprile 2026.

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Pochi personaggi Marvel godono dell’affetto e della devozione che circondano Daredevil, un’icona capace di conquistare sia i lettori storici del fumetto sia il pubblico televisivo, grazie all’apprezzatissima serie prima targata Netflix e ora disponibile su Disney+.

Nel corso dei decenni, il Diavolo di Hell’s Kitchen ha attirato alcuni dei nomi più influenti dell’industria: da Frank Miller e John Romita Jr., autori del classico The Man Without Fear, fino alla celebre run di Brian Michael Bendis e Alex Maleev, ancora oggi considerata una delle interpretazioni definitive del personaggio.

Più di recente, abbiamo salutato la lunga e acclamata gestione di Chip Zdarsky e Marco Checchetto, un ciclo narrativo intenso e apprezzato che ha lasciato un segno importante nella mitologia di Matt Murdock. Un’eredità che ha purtroppo reso ancora più evidente il calo qualitativo avvertito nella successiva run di Saladin Ahmed e Aaron Kuder, un passaggio che molti lettori – me compreso – hanno trovato meno ispirato rispetto agli standard a cui eravamo stati abituati.

Eppure, proprio quando la fiamma della speranza sembrava iniziare ad affievolirsi, è arrivata una notizia capace di riaccenderla con forza: Stephanie Phillips e Lee Garbett saranno gli autori della nuova era di Daredevil, con un rilancio previsto per Aprile 2026. Una coppia creativa fresca, ambiziosa e già amatissima dai lettori, pronta a riportare Matt Murdock al centro dell’attenzione con una visione tutta nuova.

La visione di Stephanie Phillips per il nuovo Daredevil

Per Stephanie Phillips, Daredevil: Born Again di Frank Miller e David Mazzucchelli non è solo un riferimento obbligato, ma il fumetto che l’ha fatta innamorare del medium: ancora oggi lo considera il suo comic preferito in assoluto. Non sorprende quindi che la sua visione per Daredevil affondi le radici proprio lì, insieme alle influenze della run noir-crime di Brian Michael Bendis e Alex Maleev. Phillips rivendica un ritorno a un Daredevil profondamente urbano, cupo, immerso in atmosfere da crime story, un terreno che sente particolarmente suo, essendo il genere con cui ha esordito nei comics. Scrivere Matt Murdock e Foggy Nelson è per lei un onore che non prende alla leggera, pur vivendo il progetto più come un privilegio che come un peso.

Dal punto di vista narrativo, la nuova serie riporta al centro la dimensione legale del personaggio: Matt Murdock non torna semplicemente a fare l’avvocato, ma diventa professore di legge. Una scelta chiave per Phillips, che le permette di esplorare il personaggio in un contesto inedito, circondato da studenti, colleghi e nuove dinamiche umane, mantenendo viva la sua identità professionale senza forzature. Il tono resta decisamente dark, ma con quella “luce nel buio” che caratterizza tutta la sua scrittura: un equilibrio tra dramma, fragilità emotiva e momenti di sottile umanità, già evidente nei suoi lavori su personaggi come Harley Quinn o She-Hulk.

Stephanie Phillips al Thought Bubble 2025

Stephanie Phillips al Thought Bubble 2025

Sul fronte visivo, Phillips ha voluto fortemente Lee Garbett come disegnatore della serie, imponendo di fatto il suo coinvolgimento fin dal primo contatto con Marvel. Insieme, i due spingono Daredevil verso un immaginario noir contaminato da elementi horror, incarnati soprattutto dal nuovo villain Omen: una presenza inquietante, che agisce nell’ombra e promette di lasciare il segno. Senza entrare in territori spoiler, Phillips anticipa anche il ritorno di villain storici legati all’era Miller e conferma che la serie ha una direzione chiara e un finale pensato fin dall’inizio. Un approccio che punta a costruire una run solida, coerente e profondamente rispettosa della storia del Diavolo di Hell’s Kitchen.

Il nuovo Daredevil secondo Lee Garbett

Lee Garbett affronta Daredevil come un progetto nato fin dall’inizio in stretta sinergia con Stephanie Phillips: i due entrano sulla serie come una vera e propria coppia creativa, con una visione condivisa e chiara già dall’inizio. Questo approccio, sottolinea Garbett, fa una grande differenza rispetto a subentrare su una testata già avviata: sapere dove la storia sta andando e costruirla fin dall’inizio permette un controllo più profondo sul tono, sul ritmo e sull’identità visiva del fumetto. Il riferimento dichiarato è il Daredevil più noir e urbano, quello che affonda le radici nelle run di Frank Miller, John Romita Jr. e Al Williamson, un immaginario che Garbett sente particolarmente vicino alla sua formazione.

Lee Garbett al Thought Bubble 2025

Lee Garbett al Thought Bubble 2025

Dal punto di vista grafico, l’obiettivo è dare alla serie un aspetto fisico, ruvido, quasi “tangibile”. Garbett sta utilizzando zip tone applicati manualmente e soluzioni grafiche che restituiscano un senso di matericità e imperfezione, in linea con l’anima sporca e notturna del personaggio. Più delle scene d’azione, però, ciò che gli interessa davvero è la recitazione dei personaggi: gli sguardi, i silenzi, i momenti quotidiani. Non a caso, racconta di divertirsi tanto a disegnare Matt Murdock quanto Daredevil, lavorando molto sul suo carisma e sulla sua presenza scenica nella nuova veste di professore universitario, fino a curarne anche il look – come la giacca in velluto a coste con toppe ai gomiti – per rafforzarne l’identità.

Sul fronte narrativo-visivo, Garbett anticipa un Daredevil “puro” nello spirito, anche quando la serie introduce elementi nuovi. Il nuovo villain, Omen, sarà una presenza disturbante, capace di interferire con le abilità di Matt in modi inediti, e il suo design – che emergerà gradualmente, anche attraverso dettagli come i corner box delle cover – promette suggestioni inquietanti e quasi horror. Anche nelle scene apparentemente più anonime, come un vagone della metropolitana, Garbett sottolinea come la scrittura di Phillips riesca a trasmettere immediatamente l’essenza di Daredevil: una storia che può rinnovarsi, ma che resta profondamente ancorata al cuore noir e umano del personaggio.

La prima issue sarà disponibile sugli scaffali delle fumetterie americane il 1 Aprile 2026.

Intervista a Stephanie Phillips e Lee Garbett sul canale YouTube di popcornerd.it

L’intervista doppia in versione integrale è disponibile sul nostro canale YouTube, popcornerdtv.

 

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