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Film

Volgari, popolari, irresistibili: storia (im)perfetta del Cinepanettone

Il Cinepanettone non è solo un genere; è uno state of mind, un culto, un intramontabile stile di cinema che non c’è più. Con questo speciale, vi vogliamo raccontare perché è stato così importante per diverse generazioni di italiani.

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L’aria di festa di questi giorni è guidata, manco a dirlo, da una colonna sonora che va da Last Christmas dei Wham! a All I Want for Christmas Is You di Mariah Carey.

I cenoni, i pranzi incessanti e brindisi che vedono bicchieri scontrarsi come mai accade durante l’anno, riportano alla mente di molti nostalgici gli “Anni d’Oro”, quando il Natale era molto più genuino e semplice, dove nella tradizione, il trascorrere questi giorni con parenti e famiglia era ‘solo’ una parte dei festeggiamenti di rito.

Gli anni più spensierati, in cui le partite a tombola erano l’evento della giornata, i panettoni venivano scartati a bancali, i parenti più anziani ti chiedevano “e tu non ce l’hai la ragazza?“, gli scherzi agli zii in stato catatonico dopo ore di gozzoviglie erano la prassi… e poi c’era la giornata al cinema.

Per smaltire le abbuffate, molte famiglie, principalmente dal 26 dicembre fino ai primi dell’anno, correvano nelle sale per vedere i film del momento: opere che erano un vero rituale, una tradizione popolare tramandata di padre in figlio, un momento di spensieratezza e risate da condividere con tutti, amici e parenti.

Già, perché prima dei blockbuster come Avatar e Avengers, i veri campioni d’incassi al cinema tra gli anni ’80 e i primi 2000 nel periodo natalizio, erano i Cinepanettoni.

Ogni anno questi film italiani, realizzati con due lire, con battute spesso di bassa lega e un canovaccio usurato ma vincente, arrivavano nelle sale di tutta Italia, “facendo a botte” con tutti gli altri film, e ne uscivano puntualmente vincitori contro ogni pronostico.

«Vabbé, ma un altro film di Boldi e De Sica chi se lo va a vedere! C’è il nuovo classico Disney!»

E invece, sistematicamente, i numeri al botteghino registravano sale esaurite per interi giorni, con un pubblico che, nonostante li snobbasse e li bistrattasse, alla fine non resisteva a qualche volgarità e scureggia, a un “me la ciula” di Boldi o a un “delicatissimo” di De Sica…

E così, in fila alla cassa quasi come ipnotizzato, il padre di famiglia, guardando le locandine dei film in sala sopra la sua testa, alla fine sentenziava: «Quattro biglietti per l’ultimo di Boldi e De Sica», tra i pianti dei poveri figli che avrebbero, invece, voluto vedere il cartone animato del momento.

I Cinepanettoni, termine coniato solo nel 1997 per etichettare in maniera dispregiativa quelle che venivano qualificate come ‘commediucole’ o pellicole di serie B (povere di trama e ricche di gag ripetitive), nel corso degli anni sono diventati dei veri e propri cult movie della cinematografia italiana.

Film che, in realtà, hanno raccontato l’Italia in modo diretto, sguaiato e istintivo, intercettando gusti, linguaggi e tic di un pubblico generazionale vastissimo che si identificava negli eccessi e nelle caricature dei personaggi.

Il Cinepanettone nasce… al mare: Sapore di mare e l’intuizione di De Laurentiis e Vanzina

Tutto ha inizio nel febbraio del 1983 con Aurelio De Laurentiis e Carlo ed Enrico Vanzina. Il produttore e i due registi (Enrico qui come solo sceneggiatore) realizzano Sapore di mare (1983), creando una formula vincente: un cast variegato, composto da giovani attori in rampa di lancio (tra cui Christian De Sica, Isabella Ferrari e Jerry Calà) e altri già affermati, come Virna Lisi, alle prese con una classica estate all’italiana.

Con personaggi riconoscibili, dialoghi semplici, una colonna sonora nostalgica e una narrazione corale che procede per episodi più che per una vera e propria trama, il film fu un successo enorme, tale da convincere De Laurentiis a proporre a Vanzina una versione natalizia di quella formula.

E così, nel giro di pochi mesi, Carlo, ed il fratello Enrico, Vanzina danno origine al capostipite dei Cinepanettoni, considerato ancora oggi il miglior film del filone: Vacanze di Natale.

I tormentoni memorabili:

«Per quest’anno, non cambiare: | vengo al mare per ciullare! | E come l’anno scorso, | c’è il pirla del bagnino! » Jerry Calà (Luca)

Vacanze di Natale (1983): Cortina, i cafoni e la nascita del mito

Su consiglio di De Laurentiis, che suggerì ai registi di prendere ispirazione da Vacanze d’inverno (1959) di Camillo Mastrocinque, con Alberto Sordi e Vittorio De Sica, i Vanzina ambientano il film a Cortina d’Ampezzo.

Viene riproposta la stessa location esclusiva e quasi lo stesso cast vincente di Sapore di mare, con l’aggiunta di alcuni “pesi massimi” come Guido Nicheli (il celebre Cumenda milanese), Mario Brega (l’uomo dalla mano che «può esse’ piuma o può esse’ fero») e Stefania Sandrelli, intramontabile bellezza dell’epoca, ma anche da attori che interpretavano personaggi macchiettisti rappresentando ‘l’uomo della strada o della porta accanto‘ enfatizzandone le caratteristiche (come, ad esempio, l’accento di provenienza).

Quindi, nell’inverno del 1983 il fenomeno Cinepanettone prende ufficialmente vita, con Cortina come palcoscenico ideale per mettere in scena l’Italia del boom economico, divisa tra nuovi ricchi volgari e borghesia snob.

Christian De Sica (Roberto Covelli) e Jerry Calà (Billo Damasco) sono i due protagonisti che incarnano due mondi opposti ma complementari: da una parte Roberto, l’arricchito romano, spaccone e ignorante; dall’altra Billo, lo squattrinato playboy sciupafemmine che suona al piano bar e finisce spesso nei guai. Ma sono diverse le storie che si intrecciano: da Mario (Claudio Amendola), venuto in vacanza da Roma a Cortina con la sua famiglia un po’ rozza ma simpatica, a Donatone (Guido Nicheli) e Ivana (Stefania Sandrelli), coppia dove lei viene trascurata dal marito e finisce in un triangolo amoroso con l’ex, Billo.

Il film non è ancora sfacciatamente volgare come quelli che verranno in seguito e conserva una certa atmosfera malinconica, con una comicità più genuina da commedia all’italiana.

Tuttavia, contiene già tutti gli elementi fondanti del filone: battute memorabili, personaggi caricaturali, una colonna sonora capace di fissare un’epoca e, soprattutto, l’idea che il Natale al cinema possa essere una festa collettiva, senza troppe pretese.

Questa rappresentazione dell’Italia di quegli anni, unita alla leggerezza e alla serenità che trasmetteva agli spettatori dopo un periodo di forti tensioni nel Paese, fu con ogni probabilità la chiave del successo di un genere che avrebbe generato una vera e propria corrente cinematografica.

I tormentoni memorabili:

«Non sono bello, piaccio… » – Jerry Calà (Billo Damasco)

«Ma la libidine è qui amore! Sole, whisky e sei in pole position »  – Guido Nicheli (Donatone Braghetti)

«Beeh, e anche questo Natale… SE LO SEMO LEVATO DA E PALLE!!!! » – Riccardo Garrone (Avv. Covelli)

Vacanze di Natale ’90, ’91 e ’95: l’esplosione del genere con il duo Boldi-De Sica

Dopo Vacanze di Natale, furono diversi i film che, nel corso degli anni ’80, ne raccolsero l’eredità e che, pellicola dopo pellicola, iniziarono a trasformarsi in qualcosa di diverso rispetto al primo esperimento natalizio dei Vanzina. La comicità evolveva di pari passo con la società, andando verso una forma sempre più esplicita, in cui venivano sdoganati gag più spinte, sproloqui, doppi sensi e continui fraintendimenti.

Il vero “boom” del cinepanettone arriva però negli anni Novanta, con la consacrazione del sodalizio tra due vere star del cinema comico italiano: Christian De Sica e Massimo Boldi.

I due avevano già lavorato insieme in diverse pellicole negli anni ’80 (I pompieri, Yuppies – I giovani di successo, Yuppies II), ma è con Vacanze di Natale ’90 diretto questa volta da Enrico Oldoini, che si crea quell’affiatamento e quell’alchimia destinati a vederli fianco a fianco per moltissimi anni e in altrettante pellicole.

Per Boldi si tratta di un vero e proprio “esordio” all’interno della saga, mentre per De Sica è un ritorno, ma con un’esperienza ormai più matura e con un personaggio costruito con maggiore spessore ed enfasi, destinato a riproporsi ricorrentemente in quasi tutti i suoi film: quello del sex symbol coatto e cafone, irresistibilmente attratto dalle bellissime donne.

Le vicende si svolgono questa volta a St. Moritz, e con loro attori affermati come Diego Abatantuono, non più Ras del Quartiere (o quasi) e Andrea Roncato affiancati da belle donne (Corinne Cléry, Maria Grazia Cucinotta) e da personaggi emersi in programmi comici della TV anni ’80, come Ezio Greggio.

La dicotomia tra il milanese ‘bruttarello’ ma simpatico e il romano belloccio ma cafone, funziona alla perfezione e viene riproposta anche l’anno dopo in Vacanze di Natale ’91, uno dei migliori film della serie che vede, tra gli altri, una vecchia gloria come Alberto Sordi interprete di Sabino, un cameriere prossimo alla pensione che, con la sua comicità, arricchisce il film di battute taglienti e inaspettate quando servono.

Ma il meglio deve ancora venire: la consacrazione del duo Boldi e De Sica trova uno dei suoi momenti più alti con Neri Parenti alla regia in Vacanze di Natale ’95 (personalmente il migliore del duo).

Le avventure si svolgono in Colorado e, accanto alle due star del Cinepanettone ecco una stella di caratura internazionale che conferma quanto gli ottimi incassi degli anni precedenti hanno potuto permettere l’ingaggio di attori sulla cresta dell’onda in quel momento: Luke Perry, il Dylan di Beverly Hills 90210, una delle serie più viste degli anni ’90 e ‘crush‘ (come si dice oggi) di una giovanissima Cristiana Capotondi, alle prime esperienze di attrice, che interpreta la figlia del Lorenzo Colombo di Boldi.

In questa pellicola, a parere mio, il film riesce a trovare il giusto equilibrio tra gag telefonate ed esagerate, scurrilità e il puro humor all’italiana, grazie a una colonna sonora che ha reso ulteriormente immortali dei pezzi come No More “I Love You’s” di Annie Lennox o Scatman’s World di Scatman John, nel nostro paese.

Indimenticabile la scena di Massimo Boldi che affronta la ‘Discesa della Morte’ a bordo di un water! Epicità, trash e nonsense che hanno reso eterna questa scena!

I tormentoni memorabili:

«Tiè magnate sta carota. Te placa la fame!» – Christian De Sica (Toni) Vacanze di Natale ’90

«È la mia signora, è un po’ buzzicona ma molto arapante!» – Christian De Sica (Enzo) Vacanze di Natale ’91

«Volete a trippa?» – Alberto Sordi (Sabino) Vacanze di Natale ’91

«Oh, Dio! Me la ciula, me la ciula!!!» – Massimo Boldi (Lorenzo Colombo) Vacanze di Natale ’95

Non solo Vacanze di Natale: De Sica e Boldi tra Roma antica e viaggi nel tempo

Ma facciamo un piccolo passo indietro e torniamo ai primi anni ’90. Il regista Oldoini ha capito che il duo Boldi e De Sica funziona alla grande e quasi come una fotocopia, applica lo stesso format anche nei film successivi, non solo alle pellicole a tema “vacanziero”.

È la volta dei vari Anni ’90 (parte I e parte II), sempre di Oldoini e anche in questo caso stesso cast, ma con le luci puntate su Boldi e De Sica che, film dopo film, raggiungono una sintonia quasi automatica a suon di battute con un incremento di volgarità e gag che giocano sul doppio senso.

Il duo è protagonista anche di film come SPQR – 2000 e ½ anni fa (1994), in cui una comicità eccessiva, gag moderne e battute rozze spesso a sfondo sessuale, giocate sui doppi sensi, vengono calate in una Roma antica totalmente anacronistica; oppure A spasso nel tempo (1996) e A spasso nel tempo 2 – L’avventura continua (1997), che vedono i due protagonisti viaggiare nel tempo e confrontarsi con personaggi storici trasformati in maschere caricaturali, all’insegna della comicità slapstick.

Seguono poi pellicole come Paparazzi (1998) e Body Guards – Guardie del corpo (2000), pellicole un po’ sottotono e che sopravvivono per la popolarità del genere, e anche grazie alla presenza di personaggi e vip dello spettacolo dell’epoca come Vittorio Sgarbi, Alba Parietti, Emilio Fede ecc… che attirano al cinema anche un pubblico più da televisione di consumo.

Titoli, questi, simbolo di un cinema che non ha paura di apparire stupido e che, proprio per questo, riesce a trovare e conquistare il suo pubblico.

I tormentoni memorabili:

«Ho bisogno d’affetto, di una voce amica, di una compagna per la vita… Iside…famme na p****a!» – Christian De Sica (Cesare Atticus) SPQR – 2000 e ½ anni fa

«Sò de Latina!» – sosia Michael Jackson Paparazzi

Da Vacanze di Natale 2000 ai viaggi intercontinentali con ultima fermata Miami

Vacanze di Natale 2000 vede nuovamente alla regia Carlo ed Enrico Vanzina e segna l’ingresso del cinepanettone nella sua fase più automatica: una produzione ormai industriale, costruita su meccanismi rodati, tormentoni pronti e una comicità che punta a non sorprendere mai.

Il pubblico c’è ancora, ma qualcosa inizia a incrinarsi. La sensazione è quella di assistere a una replica infinita, sempre meno capace di raccontare il presente, nonostante la presenza sempre più marcata di vip, anche non necessariamente attori, sulla cresta dell’onda in quel momento.

È la volta di Megan Gale, testimonial della Vodafone in quegli anni, guest star femminile della pellicola insieme a Carmen Electra.

La nota positiva è la new entry Enzo Salvi, comico romano già attivo da qualche anno, che con la sua “coattezza” porta una ventata di freschezza e qualche sussulto in più in una comicità che comincia a mostrare segni di cedimento, pur continuando a richiamare molta gente al cinema. Ma serve qualcosa di nuovo per il pubblico. Qualcosa di esotico.

Vacanze sul Nilo (2003) e Vacanze in India (2004) portano le avventure dei cinepanettoni in luoghi del tutto nuovi, con un cast che si rinnova e una comicità spinta ai limiti del trash e della mimica, anche grazie all’arrivo di Biagio Izzo e dei Fichi d’India, duo comico che in quegli anni sta spopolando a Zelig.

Il format delle vacanze all’estero sembra funzionare e segna un momento di ripresa del cinepanettone, che trova in Natale a Miami (2005) l’ultimo atto della coppia Boldi–De Sica, prima dello scioglimento. La fine del cinepanettone, però, è ormai vicina.

I tormentoni memorabili:

«Me chiamo “er cipolla”, perché se ve pijo, ve faccio piagne!»Enzo Salvi (Er Cipolla) Vacanze di Natale 2000

«Il tè delle piramidi? Lo gradisco! …Puaaaaah! ‘Na zozzeria!» – Christian De Sica (Avv. Ciulla) Natale sul Nilo

«Io vomito… de nome e de fatto!» – Enzo Salvi (Vomito) Natale in India

La rottura e il declino

La separazione tra Boldi e De Sica sancisce la fine di un’era. Senza la loro dinamica, il cinepanettone perde il suo cuore pulsante. I tentativi di rinnovamento non riescono davvero a intercettare le nuove generazioni e i nuovi film, da entrambe le parti, risultano sistematicamente incompleti.

Se i vari titoli di Christian De Sica, Natale a New York (2006), Natale in crociera (2007), Natale a Rio (2008), Natale a Beverly Hills (2009), Natale in Sud Africa (2010) e Vacanze di Natale a Cortina (2011), tra alti e bassi riescono comunque a portare a casa qualcosa di buono (poco) grazie anche all’accoppiata con Massimo Ghini, i film in solitaria di Massimo Boldi si rivelano un completo disastro.

Olé (2006), Matrimonio alle Bahamas (2007) e La fidanzata di papà (2008) rasentano il fondo del trash e nemmeno interpreti come Vincenzo Salemme, Enzo Salvi o Biagio Izzo riescono a salvare pellicole di infima fattura, con un Boldi stanco e ormai incapace di strappare un sorriso sincero allo spettatore.

A.A.A. successori dei cinepanettoni cercasi

Con il declino dei film di Boldi e De Sica, nuove leve si affacciano nelle sale nel periodo natalizio, proponendo commedie italiane che però non riescono mai a riportare davvero in vita il cinepanettone.

La comicità è cambiata e il pubblico è diventato più esigente, prediligendo film meno volgari e trash. Ci prova, con successo per un periodo, Leonardo Pieraccioni, che però dopo tre buoni film inanella una serie di flop. Un percorso simile riguarda anche Aldo, Giovanni e Giacomo, partiti fortissimo al cinema e poi persi in opere piuttosto anonime come La banda dei Babbi Natale (2010).

A riuscirci davvero è Checco Zalone, che con i suoi personaggi porta al cinema un tipo di comicità efficace e popolare, ma profondamente diversa da quella del cinepanettone.

I cinepanettoni sembrano essere destinati al viale del tramonto, ma c’è ancora spazio per un ultimo sussulto…

Il tentativo di ‘rianimare’ un genere oramai arrivato al capolinea

Dopo anni di film in solitaria, Christian De Sica e Massimo Boldi tornano a recitare insieme in Amici come prima (2018), pellicola che vede lo stesso De Sica alla regia, con cui i due cercano di riportare in auge, dopo qualche anno, il genere del cinepanettone.

Ispirato alla storia del film francese Quasi amici, reinterpretato ovviamente alla loro maniera, il film rappresenta un tiepido tentativo di far rinnamorare il pubblico di una comicità ormai tramontata. Nonostante l’intenzione, la buona volontà dei due e la ricerca di un’alchimia ormai stanca, il film non ottiene l’effetto sperato, pur risultando sicuramente qualcosa di meglio rispetto agli ultimi film “stand alone” della coppia.

Ma Boldi e De Sica vogliono riprovarci, e l’esito è disastroso. Nel 2020 portano al cinema In vacanza su Marte, per la regia di Neri Parenti: dopo essere stati in vacanza ovunque sulla Terra, perché non andare su Marte?

Mai scelta fu più sbagliata. Storia inesistente, cast forzato, qualche gag ormai fuori tempo massimo e due attori che cercano di riproporre personaggi che non calzano più loro, complice il passare degli anni. Con un flop clamoroso, si chiude definitivamente l’era dei cinepanettoni.

Per fortuna ci sono i film vecchi da vedere (e rivedere)..

Volenti o nolenti, i cinepanettoni hanno segnato, nel bene e nel male, almeno due o tre generazioni e fanno parte della cultura pop italiana. Sono stati film capaci di definire un’epoca e di portare la comicità a un livello probabilmente basico, ma di cui c’era bisogno in quel preciso momento storico.

Hanno rappresentato l’Italia e gli italiani, con tutti i loro difetti e le loro caratteristiche — amplificate all’eccesso — in cui il pubblico si identificava e per cui rideva fino alle lacrime.

Il cinepanettone non è stato solo cinema di consumo: è stato un termometro culturale, uno specchio deformante dell’Italia, dei suoi sogni di ricchezza, delle sue volgarità e delle sue contraddizioni.

I luoghi in cui si sono svolti moltissimi film, così come le colonne sonore, con pezzi diventati vere e proprie hit, hanno congelato nel tempo un’epoca, cogliendo i punti salienti di diverse generazioni.

Oggi, di quelli che erano gli spettatori di una volta, rimane soprattutto un senso di malinconia e nostalgia per un genere che non esiste più, almeno nella forma che abbiamo conosciuto. Ma per chi c’era, resta un ricordo preciso: una sala piena, risate rumorose e la consapevolezza che, nel bene o nel male, quel Natale al cinema faceva parte di un rito.

Ed è forse proprio questo che rende il cinepanettone impossibile da replicare oggi: non era solo un genere, ma un momento storico, che può essere rivissuto soltanto inserendo una videocassetta, un DVD o un Blu-ray nel lettore, oppure cercando sulla propria piattaforma streaming il Vacanze di… desiderato e cliccando su PLAY, per immergersi di nuovo in quelle atmosfere, quelle scorregge, quelle volgarità, quelle gag che, ancora oggi, riescono a farci ridere.

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Comics

5 momenti iconici di Ciclope nei fumetti Marvel

Rivediamo 5 momenti epici di Ciclope, X-Man che vedremo anche in Avengers: Doomsday, nei fumetti Marvel

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Gli X-Men torneranno in Avengers: Doomsday. 

All’interno della pellicola dei fratelli Russo, vedremo i mutanti dei film degli anni 2000 della Fox. Tra questi è stato ufficializzato anche il ritorno del Ciclope di James Marsden, attore che lo ha interpretato nelle prime tre pellicole.

Scott Summers, alias Ciclope, è uno dei personaggi più iconici della Marvel. L’X-Man è uno dei membri originali della X-squadra di eroi di Charles Xavier, ed è stato un punto fermo nelle storie degli X-Men per decenni, assumendo innumerevoli volte il ruolo di leader.

Tuttavia, sebbene Ciclope sia un pezzo fondamentale della squadra, è anche uno dei personaggi più controversi della Marvel. Alcuni lo considerano arrogante e indegno del suo ruolo di leader, mentre altri lo considerano il più grande eroe della squadra e meritevole di ancora più rispetto.

A dire il vero, si possono sostenere entrambi i punti di vista, ma come per qualsiasi eroe, la questione è più sfumata di una semplice distinzione tra bianco e nero.

Che lo si ami o lo si odi, Ciclope è un personaggio, un eroe e un leader che si è sicuramente guadagnato il suo status sia tra gli X-Men che nella Marvel in generale. E noi speriamo che il ruolo che gli verrà ritagliato all’interno di Avengers: Doomsday, lo faccia conoscere (o riconoscere) al grande pubblico.

Ecco cinque momenti tratti dai fumetti che dimostrano le qualità e quanto sia diventato iconico nel corso del tempo il personaggio di Scott Summers.

1) la struggente scelta di mandare suo figlio nel futuro per salvarlo (X-Factor #86)

L’addio di Scott a suo figlio in X-Factor #86

Uno dei momenti più strazianti dei fumetti degli X-Men riguarda Ciclope e la scelta di mandare suo figlio nel futuro e non vederlo crescere e vivere al suo fianco. In X-Factor #86, il giovane Nathan Summers viene infettato da Apocalisse con un virus tecno-organico mortale. L’unica speranza di salvarlo è Sorella Askani, giunta dal futuro in missione per salvarlo. Era lì per riportare Nathan nel suo tempo in modo che potessero curare il virus.

È un momento difficile per Ciclope, dover dire addio al figlio pur sapendo che lasciarlo andare è l’unico modo per salvarlo. La situazione è resa ancora più agrodolce dal fatto che, sebbene Nathan sopravviva e alla fine diventi Cable, Ciclope non avrà mai un rapporto stretto con il figlio.

2) Lo scontro con Sinistro (X-Factor #39)

In un altro momento davvero straziante, Ciclope si trova di fronte a una rivelazione terrificante: X-Factor #39 vede Scott scoprire che Sinistro è dietro ad alcune delle cose peggiori che abbia mai sopportato nella sua vita, tra cui la creazione di Madelyne Pryor. La rivelazione arriva nel peggior momento possibile, poiché Scott e i suoi compagni di squadra stanno combattendo contro Sinistro e le cose non stanno andando bene.

Tuttavia, invece di lasciarsi abbattere dal dolore e dalla devastazione che derivano dalla rivelazione di come Sinistro lo avesse tormentato per decenni, Ciclope coglie l’occasione per tirare fuori tutta la forza che ha dentro e sconfigge Sinistro. È un punto di svolta per il personaggio, e un momento incredibilmente epico nei fumetti.

3) A me, miei X-Men (Astonishing X-Men #23)

Un Ciclope debole ma non arrendevole

Se c’è una cosa che un X-Man non vuole, è essere impotente, ma è esattamente lì che si trova Ciclope in Astonishing X-Men #23. Catturato (si era apparentemente sacrificato nel numero precedente, ma era stato deliberatamente fatto in modo che la cattura lo aiutasse ad arrivare esattamente dove doveva essere), Ciclope usa il suo ingegno e la sua strategia per lanciare un contrattacco. Riacquista anche i suoi poteri e quello che accade è dannatamente figo, con una tavola finale del numero dove pronuncia la frase spesso utilizzata dal Professor X “A me, miei X-Men” mentre sovrasta uno sconfitto Ord.

Ciò che rende questo momento nei fumetti un momento particolarmente significativo per Ciclope è che sottolinea come sia ancora un avversario formidabile anche senza i suoi poteri. È tattico e incredibilmente intelligente, e queste sono abilità tanto importanti e utili per lui, quanto i suoi letali raggi ottici.

4) Ciclope Was Right! (Death of X #4)

La morte di Ciclope in Death of X #4

Scott non è estraneo al sacrificio, ma Death of X #4 lo ha visto protagonista del ‘sacrificio supremo’, trasformandolo in un martire.

Quando si scopre che le Nebbie Terrigene che conferiscono i poteri agli Inumani sono in realtà letali per i mutanti, Scott finisce per essere una delle prime vittime del cosiddetto “M-Pox“. Respira la nebbia e muore di una morte orribile e dolorosa. Ma con le sue ultime parole, dice a Emma Frost “non lasciare che finisca” e lei lo prende a cuore.

Emma finisce per usare i suoi poteri telepatici per manipolare gli eventi reali della morte di Scott, facendo credere alla gente che avesse guidato un attacco contro gli Inumani e che fosse morto. Questo gli conferisce una morte più onorevole e lo trasforma in un simbolo di resistenza, poiché ha dato la vita per combattere e difendere i mutanti. La sua morte trasforma la frase “Ciclope aveva ragione” (Ciclops Was Right!) in un grido di battaglia. Fortunatamente, alla fine Scott viene riportato in vita.

5) Togliti dal mio prato (Astonishing X-Men #8)

Un Ciclope pronto a sprigionare tutto il suo potere per levare dal prato della scuola una f****a Sentinella

Forse i momenti migliori di Ciclope, tuttavia, sono quelli in cui dimostra perché è un grande leader e (a volte) involontariamente divertente.

In Astonishing X-Men #8, gli X-Men vengono attaccati da una Sentinella. L’attacco getta tutti nel panico o nel caos, ma Scott rimane stranamente calmo. Mentre tutti gli altri si agitano, Scott decide con molta calma di gestire la situazione, dicendo “Voglio che questa cosa sparisca dal mio prato” prima di colpire la Sentinella con un’enorme raggio ottico. Fine della partita.

È una dimostrazione epica di quanto Ciclope sia bravo sotto pressione e dimostra come la sua rigida forma di leadership funzioni davvero. In effetti, il momento è così riuscito e iconico che persino Wolverine deve riconoscere che episodi come quello sono il motivo per cui Scott è al comando.

*Fonte del presente articolo il sito Comicbook.com

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Film

Jensen Ackles, l’uomo che sfiorò Deadpool… prima di Ryan Reynolds!

Jensen Ackles è stato molto vicino a interpretare Deadpool… ma non solo! Ecco tutte le sliding doors che lo hanno portato a Soldier Boy in The Boys

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È quasi impossibile immaginare un Deadpool senza il volto, e soprattutto la lingua tagliente, di Ryan Reynolds. Eppure il Mercenario Chiacchierone avrebbe potuto avere un’altra voce, un’altra personalità, un altro volto: quello di Jensen Ackles.

Sì, proprio lui: Dean Winchester, l’icona di Supernatural, e più recentemente l’irriverente Soldier Boy di The Boys.

Durante una convention di qualche tempo fa, come riportato in un vecchio articolo di CBR.com, Ackles ha rivelato un dettaglio che ha lasciato di stucco i fan: era in trattativa per interpretare Deadpool. Non si trattava di un semplice rumor, ma di un’occasione reale sfumata all’ultimo momento.

Ed è solo l’inizio di una storia fatta di ruoli sfiorati, porte che si chiudono… e altre che si aprono in modo del tutto inaspettato.

Ackles svela: “Ero in trattativa per Deadpool”

Alla domanda su quali ruoli da supereroe avesse quasi ottenuto nella sua carriera, Ackles ha sorriso, ha esitato un attimo e poi ha sganciato la bomba:

«Deadpool»

Racconta che anni fa era in trattative molto avanzate per ottenere il ruolo del mutante Marvel, ma una sovrapposizione di impegni lavorativi lo rese indisponibile. E con l’umorismo che lo contraddistingue ha aggiunto:

«Forse è stato meglio così. C’era anche la mia ex ragazza, sarebbe stato imbarazzante. Probabilmente avrei rovinato tutto!»

Una sincerità disarmante che denota anche qualcosa in più: un grande rispetto per il lavoro di Reynolds, diventato ormai insostituibile.

Perché Ackles ammette che Reynolds era l’unico Deadpool possibile

La verità è semplice: anche se Ackles avrebbe sicuramente portato il suo carisma nel ruolo, Ryan Reynolds ha trasformato Deadpool in qualcosa di unico. La sua improvvisazione, la sua spontaneità, la sua capacità di rompere la quarta parete anche nella vita reale… sono ingredienti che difficilmente si replicano.

Ackles lo sa bene e lo dice chiaramente:

«Il cast era perfetto. Meglio così. Sarebbe stato fantastico, certo… ma forse non sarebbe andata altrettanto bene.»

Ed è difficile dargli torto.

I ruoli supereroistici mancati: dall’equivoco su Captain America a Occhio di Falco

Nel corso degli anni, Jensen Ackles è stato legato a una lunga lista di ruoli da supereroe mai arrivati davvero a destinazione. Molti fan, ad esempio, sono convinti da anni che avesse fatto il provino per Captain America prima che il ruolo di Steve Rogers finisse a Chris Evans.

La realtà, però, è diversa. Recentemente Ackles ha voluto fare chiarezza:

«Ho fatto un provino per Captain America? No. Mai fatto. Forse ci fu un incontro preliminare… ma non ho mai letto per il ruolo, non ho mai avuto la possibilità di parlare con i responsabili. E comunque non ero disponibile.»

Ad Ackles venne offerto, però, Occhio di Falco, ruolo poi andato a Jeremy Renner. Anche lì, ancora una volta, gli impegni con Supernatural gli impedirono di accettare.

E anche qui, ironia della sorte: anni prima aveva persino fatto un provino per interpretare Clark Kent in Smallville, venendo scartato… salvo poi entrare nel cast nella stagione 4 come Jason Teague.

In sintesi: Ackles è sempre stato vicinissimo ai supereroi, ma senza mai vestirne davvero i panni. Almeno fino a The Boys.

Soldier Boy: la versione distorta, tossica e perfetta del “suo” Capitan America

Nella terza stagione di The Boys, Ackles ottiene il ruolo che gli permette di interpretare una versione alternativa di Capitan America, anche se in puro stile The Boys: brutale, sgradevole, volgare, complesso… e irresistibilmente imperfetto.

Ackles lo descrive così:

«È come se Capitan America avesse rinunciato a fare l’eroe e fosse diventato uno zio ubriaco e inappropriato.»

Nel mondo di The Boys, i supereroi non sono scelte divine: sono prodotti di laboratorio. Creati dalla Vought con il Composto V, modellati per essere venduti al pubblico come celebrità. Soldier Boy è stato il primo perfetto prototipo… almeno all’apparenza.

E in effetti, con il suo look alla Cap, lo scudo e il passato militare, Soldier Boy è un perfetto specchio distorto e satirico del Primo Vendicatore: egoista, maschilista e totalmente fuori posto nel presente. E Ackles lo interpreta alla perfezione.

Jensen Ackles sarebbe stato davvero un buon Deadpool?

È la domanda che molti fan si fanno dopo la sua confessione. La risposta più equilibrata è: sì, ma non come Reynolds.

Ackles ha carisma, presenza scenica, tempi comici e drammatici perfetti, ma Reynolds ha creato un Deadpool così radicalmente identificato con se stesso da rendere difficile immaginare un’alternativa convincente.

Il futuro: vedremo Ackles in un cinecomic Marvel o DC?

Con Soldier Boy, Jensen Ackles ha dimostrato di essere pronto per un ruolo da supereroe da grande schermo. Ha la fisicità, la grinta, la popolarità e la maturità artistica per interpretare un personaggio iconico.

Oggi più che mai, sembra chiaro che non è una questione di “se”, ma di “quando”.

Perché, dopo Supernatural, The Boys e tutto ciò che ha sfiorato… Jensen Ackles è ancora uno dei nomi più papabili per diventare una nuova icona supereroistica del futuro, sia in casa DC che in casa Marvel.

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The Corny Awards: i nostri 5 film preferiti del 2025

Ultimo appuntamento con The Corny Awards, questa volta dedicato ai nostri 5 film preferiti usciti nel 2025 al cinema

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Il 2025 in pillole

Non sono un critico e nemmeno un recensore, più un appassionato, ma credo che il 2025 non passerà alla storia come un anno particolarmente ricco di grandi uscite cinematografiche. Vediamo di fare un breve resoconto di quanto è accaduto!

Molti blockbuster hanno deluso le aspettative, alcuni dal punto di vista economico, come Thunderbolts* (382 milioni di dollari a fronte di 180 milioni di dollari di budget) e Predator – Badlands (184 milioni di dollari a fronte di 105 milioni di dollari di budget), altri dal punto di vista qualitativo, come Biancaneve e Fantastici 4 – Gli inizi.

Registi, già autori di grandi pellicole del passato, come Luca Guadagnino (Chiamami col tuo nome, Challengers) e Robert Zemeckis (Trilogia di Ritorno al Futuro, Forrest Gump), hanno attraversato un momento decisamente negativo: il primo con After the Hunt – Dopo la caccia (39% verified audience score su Rotten Tomatoes al 01/01/26), il secondo con Here (59% verified audience score su Rotten Tomatoes al 01/01/26)

E, come accade ormai da diversi anni a questa parte, Hollywood preferisce puntare (quasi sempre) sull’usato garantito come sequel, prequel, reboot e  remake, piuttosto che su nuove proposte originali.

Ma, fortunatamente, c’è sempre un rovescio della medaglia.

Zootropolis 2 ha conquistato la vetta più alta del Box Office Mondiale: è il secondo anno consecutivo che un film d’animazione appartenente alla The Walt Disney Company raggiunge questo traguardo (nel 2024 è stato il turno Inside Out 2) dimostrando che questa tecnica è ancora una valida alternativa su cui puntare.

Per dovere di cronaca, è Ne Zha 2 il lungometraggio con il maggiore incasso di quest’anno ma poiché non ha avuto una vera e propria distribuzione fuori dalla Cina, preferisco non considerarlo all’interno del panorama cinematografico Internazionale.

Inoltre, dopo Super Mario Bros. – Il film, prosegue il grande successo dei cine-game con Un film Minecraft: bistrattato e deriso fin dall’uscita del primo trailer (tanto da spingere Warner Bros. a disattivare i commenti sui loro canali social), al suo arrivo in sala ha raccolto il favore dei più piccoli, che hanno spinto le proprie famiglie ad andare in sala, e dei ragazzi più grandi, che hanno invaso Instagram e Tik Tok con i meme più disparati.

È stato un ottimo anno anche per il genere horror, che ha catalizzato l’attenzione del pubblico con ritorni di saghe ormai storiche (Final Destination Bloodlines, The Conjuring – Il rito finale) e nuove proposte originali (Sinners – I Peccatori, Weapons).

Insomma, alti e bassi che da dopo la Pandemia del 2020, sono diventati quasi la normalità.

Il MIO 2025 in pillole

Dal 2019 prendo nota, su un quaderno (e ora anche su Letterboxd), di tutti i film visti, al cinema e a casa, al fine di poterne redigere una classifica. È una cosa che faccio da tempo, quindi, ma è la prima volta che la condivido così apertamente con tutti.

Quest’anno ho visto 55 film al cinema (42 nuove uscite e 13 re-release) e 22 a casa (21 titoli del passato e una nuova uscita).

Per la classifica, quindi, ho preso in considerazione un totale di 43 pellicole. È scontato dire che ciò che state per leggere è assolutamente personale e soggettivo e non ha la pretesa di essere un’imposizione per nessuno, ma anzi, un consiglio amichevole.

Vorrei sottolineare, poi, che nonostante la premessa all’inizio dell’articolo, non è stato semplicissimo stabilire le posizioni da assegnare: ho pensato e ripensato, scambiato, tolto e inserito i film più volte, tranne uno, il primo, che mi ha completamente folgorato.

Ma dopo questi titoli di testa, passiamo al sodo. Ecco The Corny Awards: i nostri 5 film preferiti del 2025!


5. The Smashing Machine: The Rock fa sul serio

Il film si concentra su una parte della carriera agonistica di Mark Kerr, lottatore di arti marziali miste (MMA), interpretato da un Dwayne “The Rock” Johnson in stato di grazia, che potrebbe tranquillamente essere uno dei papabili vincitori della statuetta più prestigiosa di Hollywood.

Come per molti altri sportivi, la carriera di Kerr è stata costellata di grandi successi e rovinose cadute, sportive e personali, e il film non ha paura di mettere in evidenza le sue fragilità e punti deboli. Grande spazio ha anche la compagna di Kerr, Dawn Staples (interpretata dalla sempre ottima Emily Blunt) che riveste un ruolo fondamentale nella vita del lottatore, sia fuori che dentro l’ottagono.

Ciò che mi ha colpito maggiormente, però, è il finale: è allo stesso tempo estremamente anti-climatico e ricco di emozione per via di un sapiente gioco di scrittura dei personaggi secondari, uno in particolare.

Benny Safdie, uno degli artisti più competenti degli ultimi anni, dirige e scrive un piccolo gioiello, elegante e raffinato, che rientra a pieno titolo tra i migliori film sportivi degl’ultimi anni.

4. Avatar – Fuoco e Cenere: cambio di elemento, stesso risultato

Chi mi conosce lo sa: Avatar è uno dei miei film preferiti; ho visto il primo capitolo in sala e a casa, in 2D e in 3D, ricordo i nomi delle specie e conosco a memoria le battute del film.

Potete immaginare il mio entusiasmo quando nel 2022 è finalmente uscito il sequel: felice come un bambino in un negozio di giocattoli. E la storia, ovviamente, si è ripetuta: visto e rivisto, anche questo, più volte.

Non ci posso far nulla, i Na’vi e tutta la mitologia che li circonda mi affascinano troppo.

Avatar – Fuoco e Cenere è un capolavoro visivo e d’intrattenimento che non sfigura affatto rispetto ai primi due (anche se il film del 2009, per me, è resta nettamente il migliore). Tantissima azione, tanto lavoro sulla tridimensionalità (non solo grafica, ma emotiva e caratteriale) dei personaggi e sempre più approfondimenti su Pandora, i suoi abitanti e i suoi usi e i suoi costumi.

Jake (Sam Worthington) e Neytiri (Zoe Saldana) stanno invecchiando e sono costretti a confrontarsi con i demoni del passato: ciò li spingerà ad essere maggiormente cupi e cinici, rendendo più sfaccettata la loro personalità. I loro figli, invece, sempre più fondamentali ai fini della narrazione, sembrano essere indirizzati a ricoprire un ruolo di primo piano in futuro.

Chi ruba la scena, però, è il nuovo villain interpretato da Oona Chaplin: Varang. Spaventosa, temibile e pervasa da lucida follia, lascia lo spettatore a bocca aperta ogni volta che è in scena. Decisamente uno dei personaggi più carismatici introdotto da Cameron in queste quasi 10 ore totali di narrazione.

Proprio perché sono così affezionato a questo Universo, mi piace riconoscerne anche i difetti che, secondo me, sono gli stessi che affliggevano il secondo capitolo: l’eccessiva lunghezza e la ripetitività di alcune dinamiche. Motivi per il quale è “solo” al quarto posto.

3. Weapons: il terrore si nasconde alla luce

Mi spavento facilmente e quindi non vedo molti horror durante l’anno ma la campagna marketing degli attori e i trailer mi hanno convinto a comprare il biglietto al day one. Ma cosa mi ha colpito? Sono un grande appassionato di Twin Peaks, l’iconica serie tv anni ’90 ideata da David Lynch e Mark Frost, e quindi ogni qual volta, in una piccola cittadina americana c’è un caso da risolvere, io DEVO sapere cos’è successo.

17 bambini scomparsi, tutti nella stessa notte, alla stessa ora. Perché? Chi o cosa c’è dietro questa tragedia? Zach Cregger, regista e sceneggiatore di questo horror grottesco dipana il caso lentamente ma senza perdersi in inutili sottotrame, dividendo il film in tanti capitoli quanti sono i protagonisti. Ogni capitolo aggiunge dei particolari e ogni particolare è osservato da un punto di vista differente che, a seconda del personaggio che stiamo seguendo, ci fa cambiare prospettiva.

Un mistero ad incastro che a tratti incute terrore attraverso incubi, visioni e jumpscare, a tratti spinge il pubblico a riflettere su quanto terribile sia ciò che sta accadendo. Il tutto, indubbiamente, converge in un finale tragicomico dalle tinte rosso sangue.

P.S. la scena della scomparsa dei bambini, che fa anche da poster alla pellicola, è un instant cult!

2. Superman: il Supereroe per cui tifare

Per distacco il cine-comic migliore dell’anno e, probabilmente, il miglior cine-comic dai tempi di The Batman di Matt Reeves.

Dopo anni di “agonia snyderiana” (mamma mia che noia L’uomo d’acciaio!) finalmente abbiamo di nuovo un Superman solare, pieno di speranza e VIVO! Il Clark Kent interpretato da David Corenswet ha piena consapevolezza di essere diverso dagli altri e cerca in ogni modo di rendersi utile ma, a differenza del suo predecessore, non si erge come una Divinità tra gli uomini, angosciata dal peso di avere il mondo sulle proprie spalle, perché egli stesso si sente un essere umano.

I cattivi sono scritti in chiave moderna e attuale e quasi ricalcano pedissequamente figure politiche internazionali a noi note. In particolare il Lex Luthor di questo Universo (interpretato da Nicholas Hoult) sembra essere un po’ la versione “fumettosa” di Elon Musk, eccentrico magnate sudafricano ben noto per le sue idee controverse.

Figure fondamentali, invece, per noi e per Clark, sono Pa e Ma Kent, che confezionano i momenti più toccanti del film.

A mettere la ciliegina sulla torta ci pensa poi la direzione di James Gunn: il film è fresco, colorato, ricco di inquadrature dinamiche e di un’ironia diversa dal solito, che spesso manca a pellicole dello stesso genere.

1. Bugonia: se La Zanzara fosse un film da Oscar

Lo dico subito: non amo Yorgos Lanthimos.

Il sacrificio del cervo sacro è un film interessante, La favorita non va oltre il  “carino”, Povere Creature! è prolisso e fastidioso e con Kinds of Kindness mi sono addormentato. In sala.

Nonostante queste premesse, il mio approccio al film è stato privo di qualsiasi pregiudizio, e non ho sbagliato: Bugonia è un’opera ispiratissima sotto tutti i punti di vista. La regia e la fotografia catturano lo sguardo dello spettatore in ogni istante della pellicola, la colonna sonora è tagliente e coinvolgente e la recitazione di Emma Stone, Jesse Plemons e Aidan Delbis è da Stagione dei Premi.

Quante delle cose che ci stanno raccontando i due protagonisti sono vere? Quante sono false? Michelle (Emma Stone) è veramente una spia aliena o Teddy (Jesse Plemons) è uno zotico complottista? Due persone agl’antipodi, due punti di vista opposti, proprio come nella “disgraziata trasmissione” condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo.

Il film diffonde la sua follia verso lo spettatore, tanto da confonderlo e stordirlo (positivamente) fino a non avere più certezze: in 120 minuti ho cambiato idea sull’effettivo significato del film decine di volte.

Gli ultimi minuti, di assoluta suspense, sono una lezione perfetta di come si costruisce la tensione. Le mani di tutti noi presenti in sala erano ancorate ai braccioli delle poltroncine, i muscoli delle gambe erano tesi al limite del sopportabile: tutti volevamo capire quale fosse la verità, ammesso che ci fosse. Siamo stati accontentati? Preferisco lo scopriate da soli.


Se siete curiosi, poi, di scoprire le altre 5 pellicole che chiudono la TOP  andate sulla nostra pagina Instagram (@popcornerd.it)!

Di seguito, invece, la lista dei film, in ordine alfabetico, che ho visto ma che non sono rientrati in classifica, alcuni a malincuore, altri molto meno…

  • A Big Bold Beautiful Journey – Un viaggio straordinario 
  • A Complete Unknown
  • A Real Pain 
  • After the Hunt – Dopo la caccia
  • Babygirl
  • Ballerina
  • Biancaneve
  • Dracula – L’amore perduto
  • Dragon Trainer
  • Eddington
  • Elio
  • Flow – Un mondo da salvare
  • Follemente
  • F1 – Il film
  • Here
  • I Fantastici 4 – Gli inizi
  • I Roses
  • Io sono la fine del mondo
  • Jurassic World – La rinascita
  • La trama fenicia
  • Lilo & Stitch
  • Maria
  • Mickey 17
  • Nosferatu
  • Oi Vita Mia
  • Queer
  • Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo
  • The Brutalist
  • The Last Showgirl
  • Thunderbolts*
  • Un film Minecraft
  • Una pallottola spuntata
  • Wicked – Parte 2 (For Good)

Non rientrano in questa lista e non erano papabili candidati alla TOP, invece, grandi recuperi del passato e qualche seconda (o terza, o quarta) visione e qualche caso particolare (l’unione di più episodi televisivi):

  • Attack on Titan – The Last Attack
  • Avatar – La via dell’acqua
  • Hello Spank! – Le Pene d’Amore di Spank
  • Il castello errante di Howl
  • Il signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello
  • Il signore degli Anelli – Le Due Torri
  • Jujutsu Kaisen – Esecuzione
  • Jujutsu Kaisen – Hidden Inventory / Premature Death
  • La città incantata
  • Mullholland Drive
  • Twin Peaks – Fuoco cammina con me
  • Una tomba per le lucciole
  • Velluto Blu

 

Fonti:

Top 2025 Movies at the Worldwide Box Office

Top 2024 Movies at the Worldwide Box Office

Rotten Tomatoes – After the Hunt

Rotten Tomatoes – Here

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