Fumetti
2025 Wrapped di Rossano: un anno di letture a fumetti
Le storie che hanno definito il mio anno di letture
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2 settimane agoil
Disclaimer: l’immagine in evidenza è stata creata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.
Da qualche anno, a fine dicembre, aspettiamo con una certa curiosità il nostro Spotify Wrapped: una raccolta di statistiche che prova a riassumere dodici mesi di ascolti tra musica e podcast. Alla fine del 2024 mi sono chiesto come questo stesso concept potesse essere applicato al mondo dei fumetti e delle graphic novel, e da lì è nata l’idea di questo esperimento: 2025 Wrapped: il mio anno di letture a fumetti.
Prima di iniziare voglio precisare che quello che segue non è una classifica – per quella rimando ai The Corny Awards 2025 – ma un racconto del mio 2025 da lettore di comics (e non solo), costruito a partire dai dati raccolti mese dopo mese.
Dando un primo sguardo ai numeri, emergono subito due elementi evidenti: Marvel e DC Comics continuano a rappresentare la parte più consistente delle mie letture, mentre Image Comics si avvicina in modo costante, fino a diventare – spoiler – una delle vere protagoniste del mio anno.
Infografica con l’aiuto dell’intelligenza artificiale
So che quando si parla di fumetti e arte in generale, il tema dell’intelligenza artificiale è un tabù. Ma in questo articolo si parla di arte attraverso i dati e chi meglio di ChatGPT poteva aiutarmi a trasformare i numeri che ho raccolto durante il 2025 in una rappresentazione chiara e leggibile? Spero quindi mi perdonerete se, per una volta, l’intelligenza artificiale diventa uno strumento e non il tema del dibattito.
Ho dato in pasto i dati a ChatGPT e ho chiesto di generare una infografica. Dopo svariati tentativi, ho ottenuto questo risultato:
Per citare il famoso meme, it ain’t much but it’s honest work. Grazie ChatGPT.
Marvel, pochi ma buoni
Più volte quest’anno mi sono espresso – su popcornerd.it e sui miei social – su quanto bassa sia la qualità editoriale Marvel di questo periodo. Nonostante ciò, eccola lì: la Casa delle Idee guadagna il terzo posto nella mia classifica Top Publishers, con ben 43 fumetti letti in 12 mesi. Tra questi, ai primi posti per rilevanza, troviamo:
- Ultimate Spider-Man di Jonathan Hickman e Marco Checchetto
- Ultimate Wolverine di Chris Condon e Alessandro Cappuccio
- Spider-Man Noir di Erik Larsen e Andrea Broccardo
- Wolverine di Chris Claremont e Frank Miller
- Miles Morales Omnibus 1 & 2 di Brian Michael Bendis e Sara Pichelli
Spider-Man e Wolverine protagonisti
Ho un rapporto particolare con Spider-Man. Alterno periodi di completa assuefazione a periodi di rigetto totale. Ultimate Spider-Man di Hickman – Checchetto l’ho accolto con grande gioia in una delle mie fasi “ascendenti” ma devo ammettere che non mi ha lasciato molto. Una storia mediocre, condita dai bellissimi disegni di Checchetto, che verrà presto dimenticata.

Ultimate Spider-Man vol. 1, 2, 3
Cosa che non si può dire su Ultimate Wolverine di Condon – Cappuccio. Wolverine non è un personaggio semplice da scrivere se non si vuole cadere nella trappola della banalità e del “già visto”. Chris Condon, almeno nel primo volume, ci ha regalato Wolverine cupo, tormentato e violento, che veste i panni del Soldato d’Inverno. I disegni di Alessandro Cappuccio non fanno altro che mostrarci la scia di sangue che Logan lascia dietro di sé. Brutale.

Ultimate Wolverine vol. 1 The Winter Soldier
Per concludere le nuove uscite Marvel, una lettura che ha catturato la mia attenzione è stata il rilancio di Spider-Man Noir, a cura di Erik Larsen e Andrea Broccardo. Al momento ho letto solo la prima delle cinque issues, quindi posso soltanto dire che si tratta di un inizio interessante. Non molto tempo fa ho anche pubblicato una breve intervista ad Andrea, artista della serie.

Spider-Man Noir #1
Recuperi dal passato
Chi mi conosce sa che Wolverine è il mio personaggio preferito, e mi sono sentito in dovere di recuperare una vera pietra miliare della sua bibliografia. Non saprei nemmeno da dove iniziare nel descrivere il Wolverine di Claremont e Frank Miller: la sceneggiatura e i disegni sono puro godimento. Non aggiungo altro, se non un consiglio: se non lo avete mai letto, fate lo sforzo di “farvi andare giù” i dialoghi un po’ prolissi. Ne vale davvero la pena.

Wolverine di Chris Claremont e Frank Miller Deluxe Edition
Per quanto riguarda i due Omnibus di Miles Morales, arrivavo dalla recente conclusione della straordinaria run di Ultimate Spider-Man di Bendis (terminata nel 2024) e quindi… perché no? Una lettura “okay”, certamente non memorabile, se non per l’introduzione di Miles, ormai diventato un personaggio pienamente canonico all’interno dell’universo Marvel.

Omnibus 1 e 2 di Miles Morales scritto da Bendis e Sara Pichelli
DC Comics, una sorpresa inaspettata
Una situazione simile si è verificata anche con DC Comics, con ben 54 fumetti letti nel corso dell’anno. Non mi considero un grande fan della DC, ma la linea Absolute – in particolare Batman e Martian Manhunter – ha contribuito in modo significativo a questa statistica. Tra i titoli che ho letto quest’anno, quelli che secondo me meritano una menzione sono:
- Gotham Central di Greg Rucka, Ed Brubaker, Michael Lark e Stefano Gaudiano
- Absolute Batman di Scott Snyder e Nick Dragotta
- Batman Dark Patterns di Dan Watters e Hayden Sherman
- Absolute Martian Manhunter di Deniz Camp e Javier Rodríguez
Batman, cosa farei senza di te?
Non credo di poter comunicare a parole quanto io abbia amato Gotham Central. Non pensavo fosse possibile scrivere un fumetto su Batman… senza Batman. E invece Mr. Brubaker e Mr. Rucka mi hanno mostrato la via. Di genere poliziesco, Gotham Central esplora le dinamiche del dipartimento di polizia del GCPD, il Gotham City Police Department, alle prese con criminali, super villain e un vigilante travestito da pipistrello.

Gotham Central Omnibus

Estratto di Gotham Central
Se in Gotham Central Batman non si vede quasi mai, in Absolute Batman di Snyder e Dragotta lo si vede parecchio. La run è ancora in corso e trovo prematuro dare un giudizio complessivo; posso però dire che ciò che ho letto finora ha superato di gran lunga le mie aspettative. Il primo volume, The Zoo, lo considero un preludio, quasi una introduzione a questo universo che non conosciamo. Nelle issues successive arriva l’arco narrativo su Absolute Bane.. e quello è follia pura.

Absolute Batman vol. 1 The Zoo
Poi c’è Batman: Dark Patterns, un fumetto passato in sordina, del quale quasi nessuno ha parlato. In questa serie Batman torna a fare quello che sa fare meglio: il detective. Storyline interessanti – come quella del Wound Man, un uomo che crede nella purificazione dell’anima attraverso il dolore fisico – e casi da risolvere per niente scontati, il tutto accompagnato da disegni dal tratto duro e colori accesi di Hayden Sherman.

Batman Dark Patterns #1
Absolute Martian Manhunter.. si, ma anche meno
Di solito, quando leggo un fumetto, mi piace riuscire a capirlo per apprezzarne appieno la trama. È qualcosa che ho faticato a fare con Absolute Martian Manhunter. Camp e Rodríguez si sono lasciati andare a un’opera psichedelica “alla Tradd Moore”, che ti investe con un uragano di colori e forme, lasciandoti a bocca aperta, sospeso tra stupore e confusione.
Bello, eh. Ma anche meno.

Absolute Martian Manhunter #1
Image Comics, to infinity and beyond!
Image, meno male che esisti. Non saprei nemmeno da dove iniziare per descrivere questo 2025 dal lato Image Comics che, con ben 54 fumetti letti, e’ stata la protagonista – specialmente a livello qualitativo – del mio 2025.
Here we go.
- Invincible Universe: Battle Beast di Robert Kirkman e Ryan Ottley
- You’ll Do Bad Things di Tyler Boss e Adriano Turtulici
- Outcast di Robert Kirkman e Paul Azaceta
- Invincible Universe: Battle Beast di Robert Kirkman e Ryan Ottley
- The Walking Dead Deluxe di Robert Kirkman, T. Moore e Charlie Adlard
- Everything Dead & Dying di Tate Brombal e Jacob Phillips
- Escape di Rick Remender e Daniel Acuna
- Ain’t No Grave di Skottie Young e Jorge Corona
Robert Kirkman scrive, io leggo
Come si evince dal titolo, quest’anno ho fatto il pieno di letture Made by Kirkman.
Sono finito a leggere Outcast grazie a una serie TV basata sul fumetto. La serie mi è piaciuta e ho quindi pensato di dare una chance al materiale originale, perché si sa: “il libro è sempre meglio”. Per chi non la conoscesse, Outcast è una serie horror di 48 numeri che affronta temi come la possessione demoniaca e la fede in Dio. Una lettura particolare, diciamo. Per ora ho sentimenti contrastanti su questa serie, ma spero di riuscire a finirla nel 2026.

Outcast di Kirkman e Azaceta
Poi c’è ovviamente Battle Beast. Kirkman e Ottley danno vita a uno spin-off dedicato a uno dei personaggi più interessanti della serie Invincible, anche se mi aspettavo qualcosa in più dalla trama, devo essere sincero. Il pretesto con cui la storia ha inizio sembra forzato e poco originale. La serie è ancora in corso – al momento in pausa fino a marzo 2026 – quindi ogni giudizio finale viene rimandato.

Invincible Universe: Battle Beast Heart of Glory
The Walking Dead non è una storia sugli zombie…
Ho iniziato a leggere The Walking Dead nel gennaio 2025 grazie a un amico che mi regalò il primo volume in edizione italiana. Non avendo visto la serie – tre episodi, poi ho messo in pausa – ne ero completamente all’oscuro e non mi sono mai interessato al genere perché pensavo non fosse adatto a me. Oh boy, quanto mi sbagliavo.
Ho iniziato la lettura recuperando le issue della nuova edizione a colori Deluxe, ma sono inevitabilmente arrivato in pari e non volevo aspettare le due uscite mensili. Così ho recuperato anche gli Omnibus, che contengono l’edizione originale in bianco e nero. Ammetto che l’aggiunta del colore aiuta, ma anche la lettura in bianco e nero non dispiace affatto. Credo che nel 2026 riuscirò a finire la lettura del quarto e ultimo Omnibus.
Fino ad allora… cercherò di stare alla larga dagli spoilers.
Per quanto riguarda la storia, mi sento di suggerirne la lettura a chiunque. The Walking Dead non è una storia che parla “semplicemente” di zombie: è una storia sui rapporti umani, su strutture sociali che crollano, sulla sopravvivenza e sui limiti che l’essere umano è disposto a oltrepassare pur di sopravvivere.

The Walking Dead di Kirkman, Tony Moore e Charlie Adlard
… cosi’ come non lo è Everything Dead & Dying
Questa miniserie mi è arrivata addosso come un treno in corsa. Già alle prese con la lettura di The Walking Dead, scopro che Image pubblicherà una nuova (mini)serie a tema zombie… e mi chiedo il perché. Sembra quasi voler vivere all’ombra dell’opera più famosa di Kirkman. Ma mi sbagliavo.
Come ho già scritto in The Corny Awards, Everything Dead & Dying è una storia intima che parla di famiglia, di legami, di discriminazione, di solitudine e di quanto l’amore per i propri cari possa spingerci a fare cose che non avremmo mai pensato di essere capaci di fare. Una storia bellissima che, purtroppo, è destinata a finire presto, trattandosi di una miniserie di soli cinque numeri.

Everything Dead & Dying #1
Fantasy, warfare.. Image Comics ne ha per tutti i gusti
Parliamo ora di Escape. Rick Remender, come dichiarato nella sezione “Fan Mail” alla fine della issue 4, mette su carta – in forma romanzata, ovviamente – le avventure e soprattutto i traumi di suo nonno, soldato americano durante la Seconda Guerra Mondiale. Con un ritmo che trasmette urgenza e precarietà e accompagnato dai disegni di Acuña, Remender ci catapulta in una zona di guerra, dove per sopravvivere bisogna essere disposti a tutto, anche a ignorare il senso di colpa per le atrocità che si stanno per commettere. Io vivo per questa roba.

Escape #1
Concludo questa sezione dedicata a Image con un fumetto che non avrei mai pensato potesse interessarmi: Ain’t No Grave. Skottie Young rielabora le fasi del lutto – negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione – in una storia di cinque capitoli, uno per ciascuna fase, raccontando il viaggio di Ryder in un universo fantasy alla caccia della Morte. Una lettura potente, che ricorderete a lungo, anche grazie ai disegni straordinari di Jorge Corona.

Ain’t No Grave #1
Altre letture
L’infografica mostra come, anche se in dosi minori, altri editori come Sergio Bonelli Editore, BOOM! Studios e VIZ Media siano stati anch’essi protagonisti del mio 2025 con 45 fumetti letti. I più importanti per me sono stati:
- Il lungo addio di Tiziano Sclavi e Carlo Ambrosini (Sergio Bonelli Editore)
- Grim di Stephanie Phillips e Flaviano (BOOM! Studios)
- 20th Century Boys di Naoki Urasawa (VIZ Media)
Benvenuto, Dylan!
Ad inizio anno sono stato introdotto – nemmeno fosse una setta segreta – all’universo e alle storie di Dylan Dog. La prima lettura “dylaniata” della mia vita è stata Il lungo addio di Tiziano Sclavi e Carlo Ambrosini. Scopro solo ora, dopo mesi di letture, che quella era probabilmente l’apice per qualità e intensità della sceneggiatura.
Tutti quelli che leggono Dylan Dog mi confermano che Il lungo addio è una delle storie più belle dell’intera antologia del personaggio, e non fatico a crederci: mi ha rapito. Da lì in poi è stato tutto in discesa. Ho iniziato a leggere le uscite mensili regolari, insieme ad altre pubblicazioni come Colorfest e Old Boy.
A volte resto stupito dalla qualità di alcune tavole che trovo in Dylan Dog, e questa cosa mi rende orgoglioso, essendo un prodotto Made in Italy.

Dylan Dog, Il lungo addio

Estratto di Dylan Dog, Il lungo addio
Grim giunge al termine
Di tutt’altro genere, ma con tematiche simili, Grim mi ha conquistato dall’inizio alla fine. La serie si è conclusa con il venticinquesimo numero, a novembre 2025, mettendo fine alla collaborazione tra Phillips e l’artista italiano Flaviano.

Grim di Stephanie Phillips e Flaviano, pubblicato da BOOM! Studios
C’è però una buona notizia per gli amanti della serie: Netflix ha annunciato che una serie animata ispirata al fumetto è attualmente in fase di sviluppo. Non ci resta che aspettare.
20th Century Boys
Premetto che non sono un grande lettore di manga. Ne ho letti pochi e, per questo, mi sento sempre un po’ in difetto quando si tratta di elogiare o criticare una serie giapponese, non avendo molti termini di paragone. Tra i titoli che ho letto e che ho messo in libreria ci sono Dragon Ball, Attack on Titan, Gannibal e il mio manga preferito di sempre, Naruto.
Potete quindi immaginare come mi sono sentito quando mi sono approcciato per la prima volta a un’opera di Naoki Urasawa, nello specifico 20th Century Boys. Pensavo di aver letto i manga più belli che ci fossero – pensate che ingenuo – e invece non avevo nemmeno scalfito la punta dell’iceberg. Chi ha già letto qualcosa di suo sa esattamente a cosa mi riferisco; chi invece non lo ha ancora fatto, provo a spiegarmi meglio.

20th Century Boys vol. 1 di Naoki Urasawa
Non sto cercando in alcun modo di sminuire i manga che ho menzionato poco fa – Naruto resta comunque il mio preferito – ma lo storytelling che ho trovato in 20th Century Boys non l’ho trovato in nessun altro fumetto giapponese. Sin dalle prime pagine si percepisce come Urasawa ti stia lentamente trascinando all’interno della spirale di eventi e misteri che ha architettato con precisione chirurgica, come un ragno che conduce la propria preda sempre più a fondo nella sua tela.
Quando ti rendi conto di quanto sia intricata la trama, è ormai troppo tardi: sei già perso in un labirinto fatto di flashback, misteri e dettagli che non sono mai casuali.
La stessa qualità si ritrova anche nei disegni, sempre a cura di Urasawa. È, a tutti gli effetti, un one-man show.

Kenji Endō
Ora non mi resta che leggere i tre volumi conclusivi per portare a termine questo viaggio nei primi mesi del 2026. Subito dopo 20th Century Boys, sarà finalmente il turno di Billy Bat.
È stato un anno interessante
La disamina delle letture più interessanti che hanno accompagnato questo mio 2025 giunge finalmente al termine. Ripercorrere dodici mesi di fumetti non è stato semplice, ma si è rivelato un esercizio sorprendentemente terapeutico e divertente. Più di quanto mi fosse mai capitato prima, mi sono reso conto di come i miei gusti stiano cambiando nel tempo – e non è una cosa che mi dispiace o mi spaventa, anzi. Credo sia un processo naturale: tutti attraversiamo fasi di crescita o di trasformazione, e questo si riflette inevitabilmente anche nelle scelte che facciamo in fumetteria, tra ciò che decidiamo di portare a casa e ciò che lasciamo sullo scaffale.
È stato anche un anno di novità, come il ritorno alla lettura dei manga, un terreno che avevo in parte abbandonato e che ho riscoperto con grande piacere.
Spero che questo Wrapped vi sia piaciuto e che possa essere d’ispirazione per chi, come me, è sempre alla ricerca di nuove avventure di carta ed è abbastanza coraggioso da uscire, ogni tanto, dalla propria comfort zone.
Per ora è tutto. Wrapped torna a dicembre 2026. A presto.
PS. Spero non vi siate arrabbiati o indignati per il ruolo che l’intelligenza artificiale ha avuto nella stesura di questo articolo.
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Comics
Absolute Martian Manhunter – Martian Vision di Camp e Rodríguez
Parte del piano editoriale della linea DC Absolute e forse tra i meno discussi, all’ombra di Absolute Wonder Woman e Absolute Batman
Pubblicato
2 giorni agoil
9 Gennaio 2026
Absolute Martian Manhunter – Martian Vision è una rivisitazione psichedelica del personaggio DC Comics a cura del duo Camp – Rodríguez, che ha debuttato negli Stati Uniti con la prima issue il 26 marzo 2025. Ne parliamo solo ora perché è stato pubblicato da poco il primo volume, che raccoglie l’intero primo arco narrativo.
Una premessa importante
Prima di entrare nel vivo della recensione, mi sembra doveroso chiarire un punto: prima di leggere questo volume non conoscevo Martian Manhunter e, di conseguenza, non avevo mai letto nulla che lo riguardasse. Per questo, cari lettori, mi perdonerete se nel corso dell’articolo non mostrerò lo stesso entusiasmo che una parte consistente del fandom fumettistico ha espresso nei confronti di questo fumetto.
Prima di mettermi a scrivere ho fatto qualche ricerca sul personaggio e sulla sua storia editoriale. Ho scoperto che Martian Manhunter è spesso definito il “cuore e l’anima” della Justice League. Originariamente noto come J’onn J’onzz, è uno scienziato e pacificatore marziano che, a causa di un errore, viene teletrasportato sulla Terra. Qui assume sembianze umane, nello specifico quelle dell’agente di polizia John Jones, conducendo una doppia vita divisa tra il ruolo di detective e quello di ultimo sopravvissuto della sua razza.
Per quanto riguarda le letture consigliate per familiarizzare con il personaggio, Internet sembra piuttosto unanime nel suggerirne una in particolare: Martian Manhunter (1998–2001) di John Ostrander e Tom Mandrake, spesso definita la vera e propria “Bibbia” del personaggio. Una run che bilancia l’anima da detective noir di J’onn J’onzz con una fantascienza di alto concetto, approfondendo il suo passato su Marte, la celebre “paura del fuoco” e introducendo il suo inquietante fratello, Malefic.
Non è, almeno sulla carta, il tipo di storia che sento immediatamente nelle mie corde. Ma cerco di non giudicare un libro dalla copertina: prima o poi le darò una possibilità. Non si sa mai.

Absolute Martian Manhunter vol. 1
Il team creativo
Prima di addentrarci nella trama e nella mia personale disamina di questo primo volume, è utile soffermarsi sugli autori dell’opera. La sceneggiatura è affidata a Deniz Camp, già autore di titoli come The Ultimates, Assorted Event Crisis e Ultimate Endgame. Alle matite troviamo invece Javier Rodríguez, artista spagnolo che ha lavorato su serie come Doctor Strange and the Sorcerers Supreme e Spider-Woman.
Camp sembra essere un po’ ovunque ultimamente, mentre lo stile di Rodríguez è… interessante, diciamo così. Un duo che, nel bene o nel male, suscita curiosità. Poco ma sicuro.
La trama
Nel cosiddetto Absolute Universe, l’agente dell’FBI John Jones è poco più che un passeggero della propria esistenza. La famiglia, il lavoro, ogni suo gesto quotidiano si muovono all’interno di una routine alla quale si è votato senza più metterla in discussione. Le passioni che un tempo lo animavano sono ormai spente, sostituite da un senso del dovere freddo e meccanico.
A seguito di un evento traumatico, un’entità aliena incorporea si insinua nella sua mente, risvegliandolo a verità emotive che aveva sepolto da tempo: quelle della sua stessa realtà interiore e dei mondi che ogni essere umano porta dentro di sé. Insieme, John e il “Marziano” si trovano a dover salvare il mondo da una forza maligna che spinge l’umanità a cedere ai propri impulsi peggiori.
Ne nasce una vera e propria Guerra dei Mondi combattuta sul piano psichico, in cui ogni mente diventa un regno da conquistare.
Un fumetto che.. osa un po’ troppo (o forse no?)
Dopo aver esposto trama e sinossi, è il momento di entrare nel merito e provare a tirare le somme su questo primo volume.
Da un lato, non conoscendo il personaggio, non sono riuscito a cogliere appieno le differenze tra il Martian Manhunter della tradizione classica e questa versione Absolute. È probabile che una parte del fascino di questa rivisitazione mi sia inevitabilmente sfuggita, soprattutto per chi ha maggiore familiarità con il personaggio. Allo stesso tempo, però, questa totale mancanza di background si è rivelata anche un vantaggio. Non avendo mai letto nulla di Martian Manhunter, ho potuto affrontare la lettura senza preconcetti e senza “bias”, un aspetto che può incidere in modo significativo sul giudizio finale, soprattutto quando ci si trova davanti a un’opera così poco convenzionale.
E quando parlo di “non convenzionale” mi riferisco in particolare ai disegni di Javier Rodríguez, che risultano visivamente molto interessanti. Layout spesso “impossibili”, un uso ragionato di forme e colori e una costruzione della tavola che si sposano perfettamente con la natura dell’entità aliena che vive nel protagonista, e con la sua difficoltà nel comprendere il mondo in cui è stato catapultato.
A questo si affianca una scrittura di Deniz Camp estremamente efficace, capace di trasmettere al lettore la confusione, l’urgenza e quello stato di ansia costante in cui il protagonista si trova intrappolato a causa del suo nuovo modo di percepire la realtà. Un mondo che John Jones non vede più con occhi umani, ma filtrato attraverso lo sguardo del marziano: da qui, non a caso, il titolo del volume, Martian Vision.
In più di un’occasione, tavole e dialoghi risultano volutamente confusi, al punto da far provare al lettore la stessa disorientante percezione vissuta dal protagonista, soprattutto nei momenti più concitati e di maggiore suspense.

Tavola tratta da Absolute Martian Manhunter #1
Detto questo, devo però ammettere di aver fatto un po’ di fatica a seguire i dialoghi, proprio a causa della struttura estremamente non convenzionale delle tavole. Un approccio che mi ha ricordato, forse un po’ troppo, il Doctor Strange disegnato da Tradd Moore: anche in quel caso, una bellezza visiva indiscutibile, ma accompagnata da una lettura tutt’altro che immediata.

Doctor Strange di Tradd Moore
Conclusione
Absolute Martian Manhunter – Martian Vision è un volume che osa molto, catapultando il lettore nella mente di un protagonista che osserva il mondo da un punto di vista alieno e, proprio per questo, spesso confuso e destabilizzante. Camp e Rodríguez sfruttano al massimo le potenzialità del medium visivo per raccontare una storia che riflette sulla natura umana e su un’entità che di umano ha ben poco, concentrandosi sugli effetti della sua presenza e della sua influenza sulla società.
Nonostante le mie critiche sulla leggibilità e su una struttura che a tratti rende la lettura faticosa, si tratta di un fumetto che vale comunque la pena leggere, soprattutto per chi è in cerca di opere sperimentali del genere supereroistico.
VOTO POPCORNERD: 8.0/10
https://www.dc.com/blog/2025-12-05/absolute-martian-manhunter-shows-you-your-absolute-self
Fumetti
PopChop Express: RoboPap, l’eroe dei DuckTales, molto “pap(ero)” e poco “super”
Nella nuova rubrica PopChop Express, vi raccontiamo chi è Robopap, il papero supereroe che ha esordito anni fa nei DuckTales, ripercorrendo in questo articolo la sua storia!
Pubblicato
5 giorni agoil
7 Gennaio 2026Da
Doc. G
Alzi la mano chi si ricorda di RoboPap. Probabilmente, per chi è nato dopo il 2000, difficilmente si accenderà l’EDI (sì, dai, la lampadina… come quella di Archimede, un po’ di senso dell’umorismo) sentendo questo nome.
Eppure RoboPap è stato uno dei primi supereroi creati dalla Disney americana, sebbene in Italia il pubblico fosse già abituato a figure come Superpippo, Paperinik, ecc.. protagonisti da tempo dei fumetti pubblicati su Topolino.
RoboPap fece il suo esordio nel 1989, all’interno della celebre serie animata DuckTales – Avventure di paperi.

Le origini di RoboPap, alias Gizmoduck

Gizmoduck (questo il nome originale, italianizzato poi in RoboPap) è una creazione di Tad Stones, uno degli artefici di DuckTales, Cip & Ciop Agenti Speciali e Darkwing Duck.
In origine, Gizmoduck/RoboPap doveva essere un robot dotato di intelligenza artificiale, progettato da Archimede Pitagorico su richiesta di Paperon de’ Paperoni per difendere il suo Deposito, sempre assaltato dalla ‘solita’ Banda Bassotti.
Nella storia in cinque episodi intitolata RoboPap (all’interno di Super DuckTales della seconda stagione di DuckTales), Archimede realizza quindi un robot automatico che però si rivela fin troppo efficiente, al punto da non dare ascolto a nessuno.
Per risolvere il problema, Archimede decide così di creare una tuta robotica che necessiti di un essere umano per funzionare. Ma chi mai potrà essere ‘degno’ di indossare l’armatura?
Chi c’è sotto la maschera? Fenton il pasticcione
Sotto l’armatura di RoboPap non si nasconde un eroe granitico, ma il goffo e insicuro contabile di Paperone, Fenton Paperconchiglia, personaggio originale creato appositamente per DuckTales e assunto dallo Zio proprio all’inizio della seconda stagione.
Fenton scopre la tuta nel laboratorio di Archimede e, giocherellando per capirne il funzionamento, pronuncia la frase:
«Ma che cosa serve, un dannato incantesimo?»
Senza saperlo, “incantesimo” è proprio la parola magica che serve per attivare l’armatura. In un attimo Fenton si ritrova trasformato in RoboPap e, quasi per caso, riesce a recuperare la mitica Numero Uno di Paperone, finita – manco a dirlo – nelle mani della Banda Bassotti.
Gli unici a conoscere la vera identità di RoboPap sono Paperone (che lo rende la sua guardia del corpo), Jet McQuack e la signora Paperconchiglia, madre di Fenton.
Il supereroe per sbaglio

Sotto la maschera dell’eroe: l’impacciato Fenton
RoboPap è l’emblema del supereroe nato per caso.
Fenton non è coraggioso, non è carismatico e non ha alcuna vocazione eroica: è ansioso, insicuro, spesso sopraffatto dalle responsabilità. Eppure, una volta indossata l’armatura, diventa l’esatto opposto, un autentico supereroe e star di Paperopoli.
Non a caso Qui, Quo e Qua, grandi fan di RoboPap, fondano addirittura il RoboPap Club per celebrare le sue imprese.
*Curiosità: il nome Gizmoduck non fu la prima scelta. In origine il personaggio doveva chiamarsi RoboDuck, nome rimasto infatti in Olanda, in Belgio e in Giappone. Questo spiega anche la “R” sul petto dell’armatura originale, poi sostituita da una “G” nelle successive apparizioni nei fumetti, nei videogiochi e nel reboot del 2017 di DuckTales.
Cosa ha ispirato RoboPap? Gli eroi “metallici” degli anni ’80
L’ispirazione per RoboPap è piuttosto evidente. Negli anni ’80, robot e supereroi in armatura erano il simbolo della tecnologia futuristica. Terminator con Arnold Schwarzenegger era stato un enorme successo e la Disney cercò di cavalcare quell’onda, creando un eroe animato a metà strada tra Iron Man e RoboCop.
Proprio quest’ultimo, in particolare, è l’influenza più evidente nel design dell’armatura e nei numerosi gadget e armamenti di RoboPap.

Robocop, fonte d’ispirazione di Robopap
Non solo DuckTales: RoboPap irrompe anche in Darkwing Duck
Dopo la prima serie dei DuckTales, la carriera di RoboPap è tutt’altro che conclusa: lo ritroviamo pochissimi anni dopo, nel 1991, in Darkwing Duck (altra creazione di Tad Stones) la serie supereroistica della Disney, dove appare nell’episodio “L’ira dei titani”.

Darkwing Duck e Robopap
Qui arriva a St. Canard ufficialmente per far visita all’amico Jet McQuack, ma in realtà è in missione per scortare un nuovo e potente veicolo d’assalto.
Inizialmente RoboPap scambia Darkwing Duck per un criminale, mentre quest’ultimo teme che l’eroe in armatura possa rubargli la scena.
I due eroi alla fine si alleano per sventare i piani di Becco d’Acciaio, intenzionato a rubare il prototipo.
Da questo primo incontro nasce una amicizia-rivalità destinata a durare nel tempo.
RoboPap entrerà inoltre a far parte dei Paperi della Giustizia, aiutando Darkwing Duck nella lotta contro i Cinici Cinque.
*Curiosità: in Darkwing Duck non compare mai Fenton Paperconchiglia: vediamo sempre e solo la sua identità da supereroe, RoboPap.
Il ritorno dei DuckTales… e di Robopap
Arriviamo al 2017, anno del reboot di DuckTales. La nuova serie, sviluppata da Matt Youngberg e Francisco Angones, punta a rilanciare il cult degli anni ’80 aggiornandone temi, ritmo e character design, senza tradirne lo spirito avventuroso.

Fenton Paperconchiglia Cabrera, stagista latino-americano, diverso ma fondamentalmente fedele all’originale
Accanto a personaggi storici come Paperone, Qui, Quo e Qua e Jet McQuack, fa il suo ritorno anche Fenton/RoboPap. In questa versione Fenton è psicologicamente più caratterizzato: rimane insicuro, ma mostra una reale volontà di migliorarsi e dimostrare il proprio valore. Il conflitto tra identità civile e supereroistica diventa uno degli elementi centrali del personaggio.
RoboPap, invece, si presenta come una versione più moderna e tecnologica rispetto all’originale e – dettaglio non banale – sul petto porta l’iconica “G” di Gizmoduck, abbandonando definitivamente la “R” della versione classica.
Un eroe strambo… ma indimenticabile
RoboPap è un personaggio che si è ritagliato una piccola ma fedelissima nicchia di fan, che non hanno mai dimenticato il goffo contabile diventato eroe per caso. C’è persino chi ha provato a ricrearlo nella realtà: qualche anno fa è diventato virale un video che mostra un RoboPap “in carne, ossa, ruota e becco” aggirarsi per le strade di San Francisco, in una ricostruzione sorprendentemente fedele.
Che lo conosciate oppure no, speriamo che questo articolo vi abbia regalato un po’ di nostalgia (se lo avevate già incontrato in passato) o acceso la curiosità verso uno degli eroi più strambi, teneri e paperosi mai usciti dall’incredibile cilindro della Disney.

E se ancora non avete visto il video su Robopap realizzato da Nerd Chop Express in collaborazione con PopCorNerd, vi invito a correre sui nostri rispettivi profili IG!
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5 momenti iconici di Ciclope nei fumetti Marvel
Rivediamo 5 momenti epici di Ciclope, X-Man che vedremo anche in Avengers: Doomsday, nei fumetti Marvel
Pubblicato
5 giorni agoil
6 Gennaio 2026Da
Doc. G
Gli X-Men torneranno in Avengers: Doomsday.
All’interno della pellicola dei fratelli Russo, vedremo i mutanti dei film degli anni 2000 della Fox. Tra questi è stato ufficializzato anche il ritorno del Ciclope di James Marsden, attore che lo ha interpretato nelle prime tre pellicole.

Scott Summers, alias Ciclope, è uno dei personaggi più iconici della Marvel. L’X-Man è uno dei membri originali della X-squadra di eroi di Charles Xavier, ed è stato un punto fermo nelle storie degli X-Men per decenni, assumendo innumerevoli volte il ruolo di leader.
Tuttavia, sebbene Ciclope sia un pezzo fondamentale della squadra, è anche uno dei personaggi più controversi della Marvel. Alcuni lo considerano arrogante e indegno del suo ruolo di leader, mentre altri lo considerano il più grande eroe della squadra e meritevole di ancora più rispetto.
A dire il vero, si possono sostenere entrambi i punti di vista, ma come per qualsiasi eroe, la questione è più sfumata di una semplice distinzione tra bianco e nero.
Che lo si ami o lo si odi, Ciclope è un personaggio, un eroe e un leader che si è sicuramente guadagnato il suo status sia tra gli X-Men che nella Marvel in generale. E noi speriamo che il ruolo che gli verrà ritagliato all’interno di Avengers: Doomsday, lo faccia conoscere (o riconoscere) al grande pubblico.
Ecco cinque momenti tratti dai fumetti che dimostrano le qualità e quanto sia diventato iconico nel corso del tempo il personaggio di Scott Summers.
1) la struggente scelta di mandare suo figlio nel futuro per salvarlo (X-Factor #86)

L’addio di Scott a suo figlio in X-Factor #86
Uno dei momenti più strazianti dei fumetti degli X-Men riguarda Ciclope e la scelta di mandare suo figlio nel futuro e non vederlo crescere e vivere al suo fianco. In X-Factor #86, il giovane Nathan Summers viene infettato da Apocalisse con un virus tecno-organico mortale. L’unica speranza di salvarlo è Sorella Askani, giunta dal futuro in missione per salvarlo. Era lì per riportare Nathan nel suo tempo in modo che potessero curare il virus.
È un momento difficile per Ciclope, dover dire addio al figlio pur sapendo che lasciarlo andare è l’unico modo per salvarlo. La situazione è resa ancora più agrodolce dal fatto che, sebbene Nathan sopravviva e alla fine diventi Cable, Ciclope non avrà mai un rapporto stretto con il figlio.
2) Lo scontro con Sinistro (X-Factor #39)

In un altro momento davvero straziante, Ciclope si trova di fronte a una rivelazione terrificante: X-Factor #39 vede Scott scoprire che Sinistro è dietro ad alcune delle cose peggiori che abbia mai sopportato nella sua vita, tra cui la creazione di Madelyne Pryor. La rivelazione arriva nel peggior momento possibile, poiché Scott e i suoi compagni di squadra stanno combattendo contro Sinistro e le cose non stanno andando bene.
Tuttavia, invece di lasciarsi abbattere dal dolore e dalla devastazione che derivano dalla rivelazione di come Sinistro lo avesse tormentato per decenni, Ciclope coglie l’occasione per tirare fuori tutta la forza che ha dentro e sconfigge Sinistro. È un punto di svolta per il personaggio, e un momento incredibilmente epico nei fumetti.
3) A me, miei X-Men (Astonishing X-Men #23)

Un Ciclope debole ma non arrendevole
Se c’è una cosa che un X-Man non vuole, è essere impotente, ma è esattamente lì che si trova Ciclope in Astonishing X-Men #23. Catturato (si era apparentemente sacrificato nel numero precedente, ma era stato deliberatamente fatto in modo che la cattura lo aiutasse ad arrivare esattamente dove doveva essere), Ciclope usa il suo ingegno e la sua strategia per lanciare un contrattacco. Riacquista anche i suoi poteri e quello che accade è dannatamente figo, con una tavola finale del numero dove pronuncia la frase spesso utilizzata dal Professor X “A me, miei X-Men” mentre sovrasta uno sconfitto Ord.
Ciò che rende questo momento nei fumetti un momento particolarmente significativo per Ciclope è che sottolinea come sia ancora un avversario formidabile anche senza i suoi poteri. È tattico e incredibilmente intelligente, e queste sono abilità tanto importanti e utili per lui, quanto i suoi letali raggi ottici.
4) Ciclope Was Right! (Death of X #4)

La morte di Ciclope in Death of X #4
Scott non è estraneo al sacrificio, ma Death of X #4 lo ha visto protagonista del ‘sacrificio supremo’, trasformandolo in un martire.
Quando si scopre che le Nebbie Terrigene che conferiscono i poteri agli Inumani sono in realtà letali per i mutanti, Scott finisce per essere una delle prime vittime del cosiddetto “M-Pox“. Respira la nebbia e muore di una morte orribile e dolorosa. Ma con le sue ultime parole, dice a Emma Frost “non lasciare che finisca” e lei lo prende a cuore.
Emma finisce per usare i suoi poteri telepatici per manipolare gli eventi reali della morte di Scott, facendo credere alla gente che avesse guidato un attacco contro gli Inumani e che fosse morto. Questo gli conferisce una morte più onorevole e lo trasforma in un simbolo di resistenza, poiché ha dato la vita per combattere e difendere i mutanti. La sua morte trasforma la frase “Ciclope aveva ragione” (Ciclops Was Right!) in un grido di battaglia. Fortunatamente, alla fine Scott viene riportato in vita.
5) Togliti dal mio prato (Astonishing X-Men #8)

Un Ciclope pronto a sprigionare tutto il suo potere per levare dal prato della scuola una f****a Sentinella
Forse i momenti migliori di Ciclope, tuttavia, sono quelli in cui dimostra perché è un grande leader e (a volte) involontariamente divertente.
In Astonishing X-Men #8, gli X-Men vengono attaccati da una Sentinella. L’attacco getta tutti nel panico o nel caos, ma Scott rimane stranamente calmo. Mentre tutti gli altri si agitano, Scott decide con molta calma di gestire la situazione, dicendo “Voglio che questa cosa sparisca dal mio prato” prima di colpire la Sentinella con un’enorme raggio ottico. Fine della partita.
È una dimostrazione epica di quanto Ciclope sia bravo sotto pressione e dimostra come la sua rigida forma di leadership funzioni davvero. In effetti, il momento è così riuscito e iconico che persino Wolverine deve riconoscere che episodi come quello sono il motivo per cui Scott è al comando.
*Fonte del presente articolo il sito Comicbook.com
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