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PANINI COMICS presenta “Tutte le emozioni di Hulk”

Panini Comics presenta “Tutte le emozioni di Hulk” una storia divertente e profonda sulle emozioni, il dialogo e l’accettazione di sé, adatta a tutte le età

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TUTTE LE EMOZIONI DI HULK

Una storia divertente e profonda sulle emozioni, il dialogo e l’accettazione di sé, adatta a tutte le età

Sappiamo tutti che quando lo scienziato Bruce Banner perde il controllo delle proprie emozioni si trasforma nell’Incredibile Hulk. Ma cosa succede quando le trasformazioni iniziano ad avvenire nei momenti meno opportuni, quando Hulk non è necessario? Panini Comics presenta Tutte le emozioni di Hulk, volume adatto ai lettori di tutte le età che racconta il conflitto interiore più famoso dell’universo Marvel in una chiave nuova e originale.

Di solito, Hulk sfoga la sua rabbia contro i super criminali, ma stavolta sono i piccoli problemi del quotidiano a innescare le trasformazioni. Da questa situazione prende il via un singolare scambio epistolare tra Bruce e Hulk: lettere, riflessioni e punti di vista diversi che li porteranno a confrontarsi, a mettersi in discussione e a provare a comprendersi davvero.

Il volume, firmato da Dan Santat, autore bestseller del New York Times che ha pubblicato oltre cento libri per bambini e ragazzi (tra cui A First Time for Everything, vincitore del National Book Award, e Le avventure di Beekle. L’amico immaginario, libro che gli è valso la prestigiosa Medaglia Caldecott) è una storia brillante e ricca di umorismo che, attraverso un personaggio iconico, parla di emozioni, autocontrollo, dialogo e accettazione di sé e ricorda a tutti i lettori che anche i supereroi devono imparare a convivere con le proprie emozioni.

TUTTE LE EMOZIONI DI HULK

Pagine: 36

Formato: 21.6 x 27.9 cm

Rilegatura: Cartonato con sovracover

Interni: Colori

Prezzo: € 16

Distribuzione: Libreria, fumetteria, online

Fonte: Comunicato stampa Panini Comics 

Fumetti italiani

Salone del Libro di Torino 2026: Bao e il panel “Il fumetto è una macchina della verità”

Durante il Salone Internazionale del Libro di Torino, Bao Publishing ha incantato il pubblico nel panel “Il fumetto è una macchina della verità” grazie ai suoi autori protagonisti di un talk e di una vera e propria jam session artistica

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Il Salone Internazionale del Libro di Torino da qualche anno vede sotto i riflettori anche il fumetto e, tra le grandi case editrici presenti, Bao Publishing è sempre mattatrice grazie ai suoi incredibili autori, ospiti ogni anno alla manifestazione.

Ma Bao è anche spesso protagonista di diversi panel molto interessanti che hanno un obiettivo chiaro: spiegare la nona arte e i fumetti che porta ai lettori attraverso le parole dei propri autori.

Tra questi appuntamenti, l’incontro di domenica 17 maggio intitolato “Il fumetto è una macchina della verità” si è trasformato in una lunga e divertita riflessione sul significato dell’onestà nel fumetto e nella narrazione.

Sul palco, insieme a Caterina Marietti e Michele Foschini, fondatori della casa editrice e moderatori per l’occasione, erano presenti diversi autori e autrici tra i più importanti dell’attuale panorama fumettistico italiano: Rita Petruccioli, Lorenzo Ceccotti (LRNZ ), Irene Marchesini, Carlotta Di Cataldo, Zerocalcare e Riccardo Atzeni.

L’atmosfera del confronto è stata sin dall’inizio ironica e spontanea, ma proprio attraverso il tono scherzoso è emersa una riflessione molto profonda sul rapporto tra autore, personaggi e verità emotiva.

Ah e non è tutto: il talk si è sviluppato mentre a turno gli artisti, come in una jam session, hanno disegnato diversi personaggi il cui risultato è stata una vera e propria opera d’arte collettiva.

Il fumetto è una macchina della verità: la parola agli artisti

Il punto di partenza del panel era l’idea che il fumetto riesca sempre a tradire, in senso positivo, l’autenticità o la falsità di chi racconta. Secondo i partecipanti, infatti, il lettore percepisce immediatamente quando un autore sta mettendo qualcosa di sincero nella propria opera. Non importa che il fumetto sia realistico, autobiografico o fantascientifico: quello che conta è la sincerità emotiva che attraversa le pagine.

La prima a intervenire è stata Rita Petruccioli, in libreria attualmente con la sua ultima fatica, Medea, e tra gli artisti protagonisti del film Generazione Fumetto di Omar Rashid, che ha spiegato come, quando realizza un fumetto da autrice completa, il primo pubblico sia sempre sé stessa.

«Quando scelgo di essere autrice unica di un fumetto, io disegno principalmente per me e poi soltanto in secondo luogo per il pubblico.» – Rita Petruccioli

Pur sapendo che i lettori leggeranno le sue storie, il suo obiettivo principale è raccontare qualcosa che senta autentico. Ha ammesso di provare spesso imbarazzo all’idea di esporsi, ma proprio quell’imbarazzo diventa la prova della sua sincerità: se non fosse onesta con sé stessa, non avrebbe senso creare un fumetto personale. Nei suoi libri, quindi, riversa inevitabilmente parti della propria sensibilità e della propria esperienza.

«Io voglio essere onesta con me stessa in quello che racconto, perché altrimenti non ha senso quello che sto facendo. Quindi si beccano tutta la mia onestà nei miei libri» – Rita Petruccioli

Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ  l’autore di Geist Maschine, ha ampliato il discorso parlando del fumetto come di un’arte “convergente”, cioè composta da una quantità enorme di scelte: dal layout delle tavole alle inquadrature, dal design dei personaggi al lettering, fino al tono del mondo narrativo.

In foto: Lorenzo Ceccotti in arte LRNZ

Secondo lui, proprio perché il fumetto richiede così tante decisioni creative, sarebbe impossibile realizzarlo senza coinvolgimento personale. Fare un fumetto senza sentire davvero proprie quelle scelte diventerebbe una tortura. Ceccotti ha anche sottolineato quanto sia importante costruire mondi narrativi pieni di desideri e volontà, non solo per i protagonisti ma anche per i personaggi che restano sullo sfondo. I mondi, secondo lui, devono sembrare vivi perché modellati dai sogni e dalle intenzioni di chi li abita.

Da questa riflessione è nata una domanda provocatoria rivolta a Zerocalcare: “Si possono fare fumetti quando si è felici?”. La questione riguardava il luogo comune secondo cui l’arte nascerebbe sempre dalla sofferenza.

Zerocalcare ha risposto con grande sincerità e ironia, dicendo di sperare che qualcuno riesca a fare fumetti anche da felice, altrimenti sarebbe un mestiere terribile.

«Se dovesse essere soltanto un’ attività per i depressi sofferenti sarebbe terribile e in generale non la consiglierei a nessuno al mondo.» – Zerocalcare

In foto: Zerocalcare

Tuttavia, ha ammesso che nel suo caso esiste una sorta di “sofferenza intermedia” che favorisce la creazione: se sta troppo bene non sente il bisogno di raccontare nulla, mentre se sta troppo male non ha la lucidità necessaria per trasformare il dolore in fumetto. Quando invece si trova in una zona emotiva più equilibrata, riesce a elaborare le proprie inquietudini e inserirle nelle storie. Ha anche sottolineato che non esiste un obbligo morale a esporsi completamente: ogni autore deve trovare il proprio equilibrio tra sincerità personale e necessità narrativa.

I personaggi delle opere a fumetti e la loro identità

Successivamente il discorso si è spostato sui personaggi e sulla loro identità. Irene Marchesini e Carlotta Di Cataldo, autrici di Rebis, hanno raccontato il modo in cui i personaggi, nel corso della scrittura, sembrano quasi prendere vita da soli. Irene ha spiegato che durante la realizzazione di una loro opera si è resa conto, dopo le prime pagine, che il protagonista aveva assunto una personalità diversa da quella inizialmente immaginata.

«E poi è successo a quella cosa che fa sembrare pazzi tutti gli scrittori e i fumettisti quando dicono che si sono cominciati a muovere per conto loro. Che ovviamente non è che prendono vita e si arrangiano però nella tua testa inconsciamente cominciano a ad assumere delle caratteristiche che poi hanno senso tra di loro e funzionano inconsciamente.» – Irene Marchesini

Di conseguenza, alcune scene già progettate non funzionavano più e sono state eliminate. Forzare il personaggio a compiere azioni incoerenti avrebbe spezzato la naturalezza del racconto. Secondo lei, il lettore percepisce immediatamente quando qualcosa è falso o costruito artificialmente, proprio come si riconosce una banconota falsa pur senza essere esperti.

Riccardo Atzeni ha poi raccontato la genesi del suo primo fumetto, Devo andare nello Spazio, una storia che affronta il rapporto padre-figlio all’interno di un contesto fantascientifico. All’inizio aveva paura di inserire elementi troppo autobiografici e aveva riempito il racconto di dettagli nonsense, personaggi assurdi e situazioni caotiche quasi per nascondersi dietro la fantasia. A un certo punto, però, si è accorto che il messaggio emotivo si stava perdendo. Ha quindi iniziato a eliminare il superfluo, mantenendo però l’ambientazione fantascientifica come filtro narrativo. Per Atzeni, infatti, la fantascienza permette di deformare la realtà per restituirla in modo ancora più autentico. Il suo obiettivo non era raccontare sé stesso in maniera diretta, ma creare una storia in cui il lettore potesse riconoscere le proprie questioni irrisolte.

Un’altra domanda centrale del panel riguardava la possibilità di lavorare su storie o temi che non interessano davvero gli autori. Le risposte hanno mostrato approcci differenti ma complementari. Riccardo Atzeni ha spiegato che, impiegando anni per realizzare un fumetto ad acquerello, gli sarebbe quasi impossibile dedicarsi a lungo a una storia che non lo coinvolga. Lorenzo Ceccotti ha invece detto che ciò che conta davvero non è tanto il tema, ma il modo in cui può essere rappresentato visivamente. Anche una storia banale può diventare stimolante se offre possibilità interessanti dal punto di vista grafico.

Diversi autori hanno però ammesso di avere alcuni limiti personali: Rita Petruccioli, per esempio, ha detto che non farebbe mai un libro di autoaiuto; altri hanno scherzato sul loro odio per le automobili, i cavalli o certi temi contemporanei.

Il panel si è trasformato così in una riflessione sul rapporto tra passione personale e mestiere. Tutti hanno concordato sul fatto che il fumetto richieda un investimento di tempo ed energie tale da rendere difficile lavorare su qualcosa di totalmente estraneo alla propria sensibilità. Anche quando si lavora su commissione, è necessario trovare almeno un elemento capace di stimolare interesse e partecipazione.

Zerocalcare ha parlato del rapporto tra solitudine e pubblico. Ha spiegato che il fumetto è un lavoro profondamente solitario, fatto di lunghi periodi passati da soli a disegnare. Gli incontri dal vivo con i lettori rappresentano quindi un momento importante perché danno senso al lavoro svolto. Diverso è invece il rapporto con i social network, che l’autore ha definito stancante e opprimente persino quando i commenti sono positivi.

Irene Marchesini ha raccontato quanto l’abbia colpita vedere il suo lavoro tradotto e apprezzato anche all’estero. La scoperta che persone con culture completamente diverse riuscissero a riconoscersi nelle stesse emozioni le ha fatto capire quanto certi sentimenti siano universali. È stata per lei una conferma del fatto che le storie sincere riescono davvero a superare confini geografici e culturali.

Tirando le somme…

La parte finale del panel si è trasformata in una performance collettiva. Riccardo Atzeni ha iniziato a colorare il disegno dal vivo realizzato da tutti gli artisti presenti in una divertente corsa contro il tempo, tra i commenti esilaranti dei colleghi. Il risultato è la dimostrazione pratica di ciò di cui si era discusso per tutto il tempo: il fumetto come processo umano, collettivo, imprevedibile e profondamente legato alla personalità di chi crea.

Nel complesso, il panel restituisce l’immagine di un gruppo di autori molto diversi tra loro ma accomunati da alcune convinzioni profonde: il fumetto nasce dalla curiosità verso il mondo, dalla sincerità emotiva e dal desiderio di raccontare qualcosa che abbia un significato personale. Anche quando si scherza su cavalli, automobili o alberi difficili da disegnare, emerge continuamente il legame tra tecnica e sensibilità umana. Disegnare non significa soltanto saper riprodurre immagini, ma osservare la realtà, filtrarla attraverso la propria esperienza e trasformarla in racconto condiviso.

Una visione decisamente romantica e molto sensibile del fumetto che ha incantato il Salone Internazionale del Libro di Torino e che rispecchia in maniera assoluta lo spirito di Bao Publishing e i suoi autori, poeti visivi e spiriti sognatori della nona arte.

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Fumetti italiani

Sergio Bonelli porta KEN PARKER. SCIOPERO in anteprima alla Milano Comics Week

Sergio Bonelli Editore presenta Ken Parker. Sciopero, nuovo volume della collana libraria dedicata all’opera di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo in arrivo in anteprima alla Milano Comics Week

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SERGIO BONELLI EDITORE 

presenta

KEN PARKER. 

SCIOPERO

In anteprima alla Milano Comics Week – Una città tutta a fumetti

e dal 29 maggio in libreria e fumetteria 

il nuovo volume della collana libraria dedicata a Ken Parker, 

il celebre personaggio creato da Berardi e visualizzato da Milazzo.

Due veri e propri capolavori della saga di Lungo Fucile tornano dal 29 maggio in una nuova veste, presentata in anteprima sabato 23 maggio alla Milano Comics Week – Una città tutta a fumetti (21 al 24 maggio), il festival delle librerie Feltrinelli con la direzione artistica di Tito Faraci. In KEN PARKER. SCIOPERO, il celebre personaggio nato dalla penna di Giancarlo Berardi e illustrato da Ivo Milazzo è protagonista di una commovente storia di soprusi e tentativi di rivalsa.

Ken Parker, in viaggio verso Boston per incontrare il figlio adottivo dopo anni di assenza, sale clandestinamente su un treno. Durante il viaggio uno dei passeggeri scompare improvvisamente e Ken, coinvolto nell’inchiesta, si trova ad attraversare un mistero di cui sarà difficile svelare le sordide verità. Ci sono poi il rumore assordante della fabbrica, la fatica che consuma ore e corpi, la speranza appena sussurrata tra operai stremati, ma ormai pronti a sfidare l’ingiustizia e la prepotenza di una società che li vuole schiacciati, sfruttati, costretti al silenzio da un vile ricatto economico.

Il volume, che contiene gli episodi “Boston” e “Sciopero”, è arricchito dall’introduzione “Un fragile domani” di Graziano Frediani.

KEN PARKER. SCIOPERO

Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Berardi

Disegni e Copertina: Ivo Milazzo

Formato: 22 x29,7 cm, b/n

Tipologia: Cartonato 

Pagine: 208

ISBN code: 979-12-5629-224-0

Prezzo: 25 euro

Online e sui social:

https://www.sergiobonelli.it/prodotto/ken-parker-sciopero/  https://www.facebook.com/SergioBonelliEditoreUfficiale/

https://www.instagram.com/sergiobonellieditoreufficiale/

*Ringraziamo l’Ufficio Stampa Sergio Bonelli Editore per il comunicato di cui sopra, che abbiamo condiviso con i nostri lettori

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Eventi

Napoli Comicon 2026: L’esordio di Gianluca Fru e Camuncoli in Topolino n. 3675

Giuseppe Camuncoli disegna la storia di Topolino con protagonista Gianluca Colucci in arte “Fru” dei The Jackal, presentata al COMICON Napoli 2026

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Sul numero 3675 di Topolino arriva Topolino e lo sbandieramento vacanziero, una divertente storia che segna il debutto nel mondo Disney sia di Giuseppe Camuncoli che di Gianluca Fru. Il primo esordisce infatti come disegnatore sulle pagine del celebre settimanale, mentre Fru entra ufficialmente nell’universo di Topolino con una sua versione “disneyzzata” protagonista della storia, Jean Luke Froow.

La storia, scritta a sei mani da Roberto Gagnor, Fru e lo stesso Camuncoli, nasce dall’incontro tra il linguaggio del fumetto Disney e la comicità dei The Jackal. Un esperimento curioso e inusuale che porta sulle pagine di Topolino uno dei volti più riconoscibili del web italiano, inserendolo all’interno di una classica avventura dal sapore vacanziero. La storia è inchiostrata da Matteo Devicenzi e colorata da Francesca Bonifacio.

Il fumetto è stato presentato durante il COMICON Napoli 2026 nel corso del panel “Dietro le quinte di Topolino: in viaggio con Fru!”, dove Camuncoli e Fru sono saliti sul palco per raccontare al pubblico la loro prima esperienza con il settimanale Disney. A moderare l’incontro è stato Alex Bertani, direttore di Topolino, che ha accompagnato i due ospiti tra curiosità, aneddoti e retroscena sulla realizzazione della storia.

Da sinistra, Giuseppe Camuncoli, Alex Bertani e Gianluca Fru al COMICON Napoli 2026
Da sinistra, Giuseppe Camuncoli, Alex Bertani e Gianluca Fru al COMICON Napoli 2026

«Essere in Topolino è sempre stato il mio sogno»

Durante il panel al COMICON Napoli 2026, Gianluca Fru ha raccontato quanto il suo legame con Topolino parta da molto lontano. Essere protagonista di una storia del settimanale, infatti, è sempre stato uno dei suoi sogni più grandi.

«Ogni mercoledì non potevo mai giocare con mio fratello maggiore Fabiano perché lui era troppo impegnato a leggere Topolino», ha raccontato Fru durante l’incontro. «Ed è anche grazie a lui se oggi mi trovo qui a parlare di questa storia. In qualche modo ho sempre sognato di poter essere in Topolino così da poter essere notato da mio fratello, anche in quei giorni in cui era troppo preso dai fumetti per giocare con me».

Successivamente Alex Bertani ha chiesto a Gianluca Colucci / Fru di raccontare qualcosa in più su Topolino e lo sbandieramento vacanziero e sulla storia che lo vede protagonista. Fru ha spiegato come il fumetto ruoti attorno a due sue grandi passioni: i viaggi e le bandiere, vissute quasi in maniera ossessiva.

La collaborazione con Roberto Gagnor e Giuseppe Camuncoli

Durante il panel, Fru ha poi raccontato il lavoro svolto insieme a Roberto Gagnor, che lo ha affiancato nella scrittura della sceneggiatura, e il contributo di Giuseppe Camuncoli ai disegni della storia. «Giuseppe mi mandava i suoi disegni chiedendomi di approvare le sue idee… ma io che c**o gli dovevo dire a Camuncoli?», racconta ridendo. «Un artista del suo calibro che chiede approvazione a me? Sì sì, per me va bene tutto!».

Fru si è poi soffermato su quanto sia rimasto colpito dal lavoro fatto da Camuncoli per trasformarlo in un personaggio Disney. «Quando l’ho visto ho pensato: ma quello sono proprio io!». A parte qualche piccolo aggiustamento agli occhiali, infatti, il creator dei The Jackal si è detto estremamente soddisfatto del risultato finale e del lavoro svolto dall’artista emiliano.

L’intervento si è concluso con un divertente siparietto dedicato alle bandiere preferite di Fru. «Una delle bandiere che mi piacciono di più è sicuramente quella del Giappone, il Paese del Sol Levante… infatti la loro bandiera consiste in un sol… levante», scherza il creator. «Il meeting per decidere la bandiera del paese deve essere durato tipo due minuti».

Gianluca Fru al COMICON Napoli 2026
Gianluca Fru al COMICON Napoli 2026

Giuseppe Camuncoli racconta il suo rapporto con Topolino

Successivamente anche Giuseppe Camuncoli ha raccontato il suo rapporto con Topolino, spiegando come il settimanale abbia sempre fatto parte della sua quotidianità sin da bambino. «Ogni domenica, quando andavo a casa di mia zia a pranzo», racconta l’autore, «ad aspettarmi c’erano i cappelletti e Topolino». Un ricordo semplice ma estremamente significativo, che testimonia quanto il settimanale Disney sia stato presente nella sua crescita.

Per questo motivo, poter oggi entrare ufficialmente nell’antologia del personaggio rappresenta per lui qualcosa di estremamente importante. Camuncoli parla infatti della realizzazione di un sogno coltivato fin da quando era bambino, un traguardo che assume un valore ancora più significativo considerando il suo legame personale con il settimanale Disney.

Entrare in sintonia con le regole del fumetto Disney ha richiesto del tempo

L’artista emiliano è poi entrato più nel dettaglio del lavoro svolto sulla storia, raccontando come adattarsi alla grammatica narrativa di Topolino non sia stato immediato. Il fumetto Disney, spiega, segue regole molto precise, profondamente diverse da quelle del comic book americano con cui è abituato a confrontarsi da anni nel corso della sua carriera.

Camuncoli ha poi raccontato come il confronto con la redazione sia stato fondamentale per comprendere il linguaggio del fumetto Disney e adattarsi alle sue dinamiche narrative. «Devo dire che è stato super interessante perché in quell’ora e mezzo mi hanno spiegato tre o quattro cose semplici che hanno completamente svoltato il mio modo di disegnare», spiega l’artista. «Una volta capito il meccanismo, dopo le prime pagine mi sono solamente divertito».

Cammo si è infine soffermato in particolare su alcuni aspetti del lavoro che normalmente apprezza meno nei comic book tradizionali ma che, in questo caso, ha trovato sorprendentemente stimolanti. «Disegnare sfondi è una cosa che non mi piace particolarmente», racconta, «mentre con il fumetto Disney è stato super divertente, così come lavorare sui personaggi secondari».

Giuseppe Camuncoli al COMICON Napoli 2026
Giuseppe Camuncoli al COMICON Napoli 2026

Topolino e lo sbandieramento vacanziero, una storia sull'amicizia, sull'avventura.. e sulle bandiere

Ma effettivamente, com’è Topolino e lo sbandieramento vacanziero? Metto subito le mani avanti dicendo che non sono – e non sono mai stato – un grande lettore di Topolino e sono sicuro che questo abbia inevitabilmente influenzato la mia lettura della storia.

Quella scritta da Roberto Gagnor, Gianluca Fru e Giuseppe Camuncoli è infatti una storia molto più leggera rispetto ai miei standard di lettura ma che riconosco essere destinata ad un target ben preciso, del quale probabilmente non faccio parte. La storia vede Topolino e Pluto partire per una vacanza che, tra un imprevisto e l’altro, li porterà ad incontrare Jean Luke Froow (nome geniale!), eccentrico avventuriero che diventerà il loro compagno di viaggio e la loro guida tra le isole dell’arcipelago nel quale si trovano.

Un arcipelago che ricorda tantissimo quello di One Piece, opera che Fru ha dichiarato di amare profondamente e che ha voluto omaggiare in qualche modo all’interno della storia. Ed è proprio il senso di avventura a rappresentare uno degli elementi più riusciti del fumetto, insieme al continuo richiamo al tema delle bandiere, vera ossessione del personaggio interpretato da Fru.

Le vere protagoniste della storia, secondo me, sono le tavole di Camuncoli. Abituato al tratto di Cammo nei comic book americani, ritrovarlo sulle pagine di Topolino mi ha sinceramente sorpreso per la naturalezza con cui è riuscito ad adattare il suo stile alla grammatica Disney.

Il dettaglio che più mi ha catturato è sicuramente il design delle bandiere. Ogni isola presente nella storia possiede infatti una propria caratteristica riflessa proprio nella sua bandiera, un elemento che – come raccontato dallo stesso Camuncoli durante il panel – ha richiesto parecchia fantasia e anche un pizzico di ironia nella fase di design.

Un esordio ben riuscito

Nonostante io non sia mai stato un grande fan di Topolino o dell’antologia Disney in generale, il duo formato da Giuseppe Camuncoli e Gianluca Colucci mi ha inevitabilmente portato all’acquisto dell’albo per capire cosa potesse venir fuori da questo, chiamiamolo così, esperimento editoriale.

E la verità è che l’esperimento funziona. Funziona perché riesce a mettere insieme due mondi molto diversi senza che il risultato appaia mai forzato: da una parte l’identità ben precisa del fumetto Disney, dall’altra la personalità di Fru e il tratto di Camuncoli, che pur adattandosi perfettamente alla grammatica di Topolino mantiene comunque qualcosa di riconoscibile.

Topolino e lo sbandieramento vacanziero è una storia leggera, semplice e chiaramente rivolta ad un pubblico di young adults, ma è anche un fumetto che dimostra quanto l’universo Disney possa ancora sperimentare, contaminarsi e aprirsi a collaborazioni insolite senza perdere la propria identità. E forse è proprio questo l’aspetto più interessante dell’intero progetto.

Topolino n. 3675, cover che omaggia Napoli, realizzata da Giuseppe Camuncoli
Topolino n. 3675, cover che omaggia Napoli, realizzata da Giuseppe Camuncoli
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