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Absolute Martian Manhunter – Martian Vision di Camp e Rodríguez

Parte del piano editoriale della linea DC Absolute e forse tra i meno discussi, all’ombra di Absolute Wonder Woman e Absolute Batman

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Absolute Martian Manhunter – Martian Vision è una rivisitazione psichedelica del personaggio DC Comics a cura del duo Camp – Rodríguez, che ha debuttato negli Stati Uniti con la prima issue il 26 marzo 2025. Ne parliamo solo ora perché è stato pubblicato da poco il primo volume, che raccoglie l’intero primo arco narrativo.

Una premessa importante

Prima di entrare nel vivo della recensione, mi sembra doveroso chiarire un punto: prima di leggere questo volume non conoscevo Martian Manhunter e, di conseguenza, non avevo mai letto nulla che lo riguardasse. Per questo, cari lettori, mi perdonerete se nel corso dell’articolo non mostrerò lo stesso entusiasmo che una parte consistente del fandom fumettistico ha espresso nei confronti di questo fumetto.

Prima di mettermi a scrivere ho fatto qualche ricerca sul personaggio e sulla sua storia editoriale. Ho scoperto che Martian Manhunter è spesso definito il “cuore e l’anima” della Justice League. Originariamente noto come J’onn J’onzz, è uno scienziato e pacificatore marziano che, a causa di un errore, viene teletrasportato sulla Terra. Qui assume sembianze umane, nello specifico quelle dell’agente di polizia John Jones, conducendo una doppia vita divisa tra il ruolo di detective e quello di ultimo sopravvissuto della sua razza.

Per quanto riguarda le letture consigliate per familiarizzare con il personaggio, Internet sembra piuttosto unanime nel suggerirne una in particolare: Martian Manhunter (1998–2001) di John Ostrander e Tom Mandrake, spesso definita la vera e propria “Bibbia” del personaggio. Una run che bilancia l’anima da detective noir di J’onn J’onzz con una fantascienza di alto concetto, approfondendo il suo passato su Marte, la celebre “paura del fuoco” e introducendo il suo inquietante fratello, Malefic.

Non è, almeno sulla carta, il tipo di storia che sento immediatamente nelle mie corde. Ma cerco di non giudicare un libro dalla copertina: prima o poi le darò una possibilità. Non si sa mai.

Absolute Martian Manhunter vol. 1

Absolute Martian Manhunter vol. 1

Il team creativo

Prima di addentrarci nella trama e nella mia personale disamina di questo primo volume, è utile soffermarsi sugli autori dell’opera. La sceneggiatura è affidata a Deniz Camp, già autore di titoli come The Ultimates, Assorted Event Crisis e Ultimate Endgame. Alle matite troviamo invece Javier Rodríguez, artista spagnolo che ha lavorato su serie come Doctor Strange and the Sorcerers Supreme e Spider-Woman.

Camp sembra essere un po’ ovunque ultimamente, mentre lo stile di Rodríguez è… interessante, diciamo così. Un duo che, nel bene o nel male, suscita curiosità. Poco ma sicuro.

La trama

Nel cosiddetto Absolute Universe, l’agente dell’FBI John Jones è poco più che un passeggero della propria esistenza. La famiglia, il lavoro, ogni suo gesto quotidiano si muovono all’interno di una routine alla quale si è votato senza più metterla in discussione. Le passioni che un tempo lo animavano sono ormai spente, sostituite da un senso del dovere freddo e meccanico.

A seguito di un evento traumatico, un’entità aliena incorporea si insinua nella sua mente, risvegliandolo a verità emotive che aveva sepolto da tempo: quelle della sua stessa realtà interiore e dei mondi che ogni essere umano porta dentro di sé. Insieme, John e il “Marziano” si trovano a dover salvare il mondo da una forza maligna che spinge l’umanità a cedere ai propri impulsi peggiori.

Ne nasce una vera e propria Guerra dei Mondi combattuta sul piano psichico, in cui ogni mente diventa un regno da conquistare.

Un fumetto che.. osa un po’ troppo (o forse no?)

Dopo aver esposto trama e sinossi, è il momento di entrare nel merito e provare a tirare le somme su questo primo volume.

Da un lato, non conoscendo il personaggio, non sono riuscito a cogliere appieno le differenze tra il Martian Manhunter della tradizione classica e questa versione Absolute. È probabile che una parte del fascino di questa rivisitazione mi sia inevitabilmente sfuggita, soprattutto per chi ha maggiore familiarità con il personaggio. Allo stesso tempo, però, questa totale mancanza di background si è rivelata anche un vantaggio. Non avendo mai letto nulla di Martian Manhunter, ho potuto affrontare la lettura senza preconcetti e senza “bias”, un aspetto che può incidere in modo significativo sul giudizio finale, soprattutto quando ci si trova davanti a un’opera così poco convenzionale.

E quando parlo di “non convenzionale” mi riferisco in particolare ai disegni di Javier Rodríguez, che risultano visivamente molto interessanti. Layout spesso “impossibili”, un uso ragionato di forme e colori e una costruzione della tavola che si sposano perfettamente con la natura dell’entità aliena che vive nel protagonista, e con la sua difficoltà nel comprendere il mondo in cui è stato catapultato.

A questo si affianca una scrittura di Deniz Camp estremamente efficace, capace di trasmettere al lettore la confusione, l’urgenza e quello stato di ansia costante in cui il protagonista si trova intrappolato a causa del suo nuovo modo di percepire la realtà. Un mondo che John Jones non vede più con occhi umani, ma filtrato attraverso lo sguardo del marziano: da qui, non a caso, il titolo del volume, Martian Vision.

In più di un’occasione, tavole e dialoghi risultano volutamente confusi, al punto da far provare al lettore la stessa disorientante percezione vissuta dal protagonista, soprattutto nei momenti più concitati e di maggiore suspense.

Tavola tratta da Absolute Martian Manhunter #1

Tavola tratta da Absolute Martian Manhunter #1

Detto questo, devo però ammettere di aver fatto un po’ di fatica a seguire i dialoghi, proprio a causa della struttura estremamente non convenzionale delle tavole. Un approccio che mi ha ricordato, forse un po’ troppo, il Doctor Strange disegnato da Tradd Moore: anche in quel caso, una bellezza visiva indiscutibile, ma accompagnata da una lettura tutt’altro che immediata.

Doctor Strange di Tradd Moore

Doctor Strange di Tradd Moore

Conclusione

Absolute Martian Manhunter – Martian Vision è un volume che osa molto, catapultando il lettore nella mente di un protagonista che osserva il mondo da un punto di vista alieno e, proprio per questo, spesso confuso e destabilizzante. Camp e Rodríguez sfruttano al massimo le potenzialità del medium visivo per raccontare una storia che riflette sulla natura umana e su un’entità che di umano ha ben poco, concentrandosi sugli effetti della sua presenza e della sua influenza sulla società.

Nonostante le mie critiche sulla leggibilità e su una struttura che a tratti rende la lettura faticosa, si tratta di un fumetto che vale comunque la pena leggere, soprattutto per chi è in cerca di opere sperimentali del genere supereroistico.

VOTO POPCORNERD: 8.0/10


https://www.dc.com/blog/2025-12-05/absolute-martian-manhunter-shows-you-your-absolute-self

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5 momenti iconici di Ciclope nei fumetti Marvel

Rivediamo 5 momenti epici di Ciclope, X-Man che vedremo anche in Avengers: Doomsday, nei fumetti Marvel

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Gli X-Men torneranno in Avengers: Doomsday. 

All’interno della pellicola dei fratelli Russo, vedremo i mutanti dei film degli anni 2000 della Fox. Tra questi è stato ufficializzato anche il ritorno del Ciclope di James Marsden, attore che lo ha interpretato nelle prime tre pellicole.

Scott Summers, alias Ciclope, è uno dei personaggi più iconici della Marvel. L’X-Man è uno dei membri originali della X-squadra di eroi di Charles Xavier, ed è stato un punto fermo nelle storie degli X-Men per decenni, assumendo innumerevoli volte il ruolo di leader.

Tuttavia, sebbene Ciclope sia un pezzo fondamentale della squadra, è anche uno dei personaggi più controversi della Marvel. Alcuni lo considerano arrogante e indegno del suo ruolo di leader, mentre altri lo considerano il più grande eroe della squadra e meritevole di ancora più rispetto.

A dire il vero, si possono sostenere entrambi i punti di vista, ma come per qualsiasi eroe, la questione è più sfumata di una semplice distinzione tra bianco e nero.

Che lo si ami o lo si odi, Ciclope è un personaggio, un eroe e un leader che si è sicuramente guadagnato il suo status sia tra gli X-Men che nella Marvel in generale. E noi speriamo che il ruolo che gli verrà ritagliato all’interno di Avengers: Doomsday, lo faccia conoscere (o riconoscere) al grande pubblico.

Ecco cinque momenti tratti dai fumetti che dimostrano le qualità e quanto sia diventato iconico nel corso del tempo il personaggio di Scott Summers.

1) la struggente scelta di mandare suo figlio nel futuro per salvarlo (X-Factor #86)

L’addio di Scott a suo figlio in X-Factor #86

Uno dei momenti più strazianti dei fumetti degli X-Men riguarda Ciclope e la scelta di mandare suo figlio nel futuro e non vederlo crescere e vivere al suo fianco. In X-Factor #86, il giovane Nathan Summers viene infettato da Apocalisse con un virus tecno-organico mortale. L’unica speranza di salvarlo è Sorella Askani, giunta dal futuro in missione per salvarlo. Era lì per riportare Nathan nel suo tempo in modo che potessero curare il virus.

È un momento difficile per Ciclope, dover dire addio al figlio pur sapendo che lasciarlo andare è l’unico modo per salvarlo. La situazione è resa ancora più agrodolce dal fatto che, sebbene Nathan sopravviva e alla fine diventi Cable, Ciclope non avrà mai un rapporto stretto con il figlio.

2) Lo scontro con Sinistro (X-Factor #39)

In un altro momento davvero straziante, Ciclope si trova di fronte a una rivelazione terrificante: X-Factor #39 vede Scott scoprire che Sinistro è dietro ad alcune delle cose peggiori che abbia mai sopportato nella sua vita, tra cui la creazione di Madelyne Pryor. La rivelazione arriva nel peggior momento possibile, poiché Scott e i suoi compagni di squadra stanno combattendo contro Sinistro e le cose non stanno andando bene.

Tuttavia, invece di lasciarsi abbattere dal dolore e dalla devastazione che derivano dalla rivelazione di come Sinistro lo avesse tormentato per decenni, Ciclope coglie l’occasione per tirare fuori tutta la forza che ha dentro e sconfigge Sinistro. È un punto di svolta per il personaggio, e un momento incredibilmente epico nei fumetti.

3) A me, miei X-Men (Astonishing X-Men #23)

Un Ciclope debole ma non arrendevole

Se c’è una cosa che un X-Man non vuole, è essere impotente, ma è esattamente lì che si trova Ciclope in Astonishing X-Men #23. Catturato (si era apparentemente sacrificato nel numero precedente, ma era stato deliberatamente fatto in modo che la cattura lo aiutasse ad arrivare esattamente dove doveva essere), Ciclope usa il suo ingegno e la sua strategia per lanciare un contrattacco. Riacquista anche i suoi poteri e quello che accade è dannatamente figo, con una tavola finale del numero dove pronuncia la frase spesso utilizzata dal Professor X “A me, miei X-Men” mentre sovrasta uno sconfitto Ord.

Ciò che rende questo momento nei fumetti un momento particolarmente significativo per Ciclope è che sottolinea come sia ancora un avversario formidabile anche senza i suoi poteri. È tattico e incredibilmente intelligente, e queste sono abilità tanto importanti e utili per lui, quanto i suoi letali raggi ottici.

4) Ciclope Was Right! (Death of X #4)

La morte di Ciclope in Death of X #4

Scott non è estraneo al sacrificio, ma Death of X #4 lo ha visto protagonista del ‘sacrificio supremo’, trasformandolo in un martire.

Quando si scopre che le Nebbie Terrigene che conferiscono i poteri agli Inumani sono in realtà letali per i mutanti, Scott finisce per essere una delle prime vittime del cosiddetto “M-Pox“. Respira la nebbia e muore di una morte orribile e dolorosa. Ma con le sue ultime parole, dice a Emma Frost “non lasciare che finisca” e lei lo prende a cuore.

Emma finisce per usare i suoi poteri telepatici per manipolare gli eventi reali della morte di Scott, facendo credere alla gente che avesse guidato un attacco contro gli Inumani e che fosse morto. Questo gli conferisce una morte più onorevole e lo trasforma in un simbolo di resistenza, poiché ha dato la vita per combattere e difendere i mutanti. La sua morte trasforma la frase “Ciclope aveva ragione” (Ciclops Was Right!) in un grido di battaglia. Fortunatamente, alla fine Scott viene riportato in vita.

5) Togliti dal mio prato (Astonishing X-Men #8)

Un Ciclope pronto a sprigionare tutto il suo potere per levare dal prato della scuola una f****a Sentinella

Forse i momenti migliori di Ciclope, tuttavia, sono quelli in cui dimostra perché è un grande leader e (a volte) involontariamente divertente.

In Astonishing X-Men #8, gli X-Men vengono attaccati da una Sentinella. L’attacco getta tutti nel panico o nel caos, ma Scott rimane stranamente calmo. Mentre tutti gli altri si agitano, Scott decide con molta calma di gestire la situazione, dicendo “Voglio che questa cosa sparisca dal mio prato” prima di colpire la Sentinella con un’enorme raggio ottico. Fine della partita.

È una dimostrazione epica di quanto Ciclope sia bravo sotto pressione e dimostra come la sua rigida forma di leadership funzioni davvero. In effetti, il momento è così riuscito e iconico che persino Wolverine deve riconoscere che episodi come quello sono il motivo per cui Scott è al comando.

*Fonte del presente articolo il sito Comicbook.com

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Letizia Cadonici: l’artista, il sogno & il grande incubo

Alla Milan Games Week grazie a Edizioni BD, abbiamo avuto l’occasione di intervistare Letizia Cadonici, artista di House of Slaughter, lo spin off di Something is Killing the Children

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L’artista, il sogno e il grande incubo.
Non si tratta di una nuova versione della hit degli 883 (La donna, il sogno & il grande incubo), ma una formula che crediamo possa definire, a grandi linee, l’ospite che PopCorNerd ha avuto il piacere di accogliere ai propri microfoni: Letizia Cadonici.

L’artista romana è da tempo associata ai nomi di James Tynion IV e Werther Dell’Edera, autori del fumetto horror del momento Something Is Killing the Children.

Letizia ha infatti firmato le matite di alcuni volumi di House of Slaughter, spin-off della serie, in particolare di Scarlatto e Alabastro. Il suo talento l’ha portata a lavorare al fianco di due giganti come Tynion e Dell’Edera, realizzando un vero e proprio sogno e trovando in loro non solo colleghi, ma anche autentici maestri.

Quanto al grande incubo… il tratto di Letizia è accattivante, graffiante e dark da collocarla di diritto tra le matite più interessanti del genere horror nell’attuale panorama artistico italiano. Non a caso Tynion IV l’ha voluta anche su alcuni albi di The Department of Truth, un’altra delle sue opere a fumetti più significative.

Di cose Letizia ce ne ha raccontate parecchie, e quella che segue è la chiacchierata che abbiamo avuto alla Milan Games Week 2025, in una location e atmosfera tranquilla e serena: forse proprio quella che meglio si addice quando si parla di brividi, terrore e horror.


Letizia Cadonici si racconta: dalla passione per l’arte e l’horror a House of Slaughter

PCN: Ciao Letizia e benvenuta su PopCorNerd. Grazie mille di essere qui.

Letizia Cadonici: Grazie a voi!

PCN: Vorrei cominciare da una domanda molto classica: come nasce la tua passione per il fumetto e, soprattutto, per l’horror? Qual è stato il tuo primo contatto con il genere?

Letizia Cadonici: E’ una domanda complicata perché non mi ricordo con esattezza quando ho iniziato a disegnare: è una cosa che faccio da quando ho memoria, quindi non c’è un momento preciso.

Durante il mio percorso di studi avevo scelto il liceo scientifico, ma poi mi sono resa conto che non era per me e mi sono iscritta alla Scuola Comics di Roma. Ho studiato fumetto e da lì ho cominciato. All’inizio ho lavorato tanti anni nel mercato italiano e poi nel 2021 o 2022, non ricordo esattamente, ho iniziato a lavorare per l’America.

Per quanto riguarda l’horror… anche questa è una domanda difficile. [risata n.d.r.] Non so perché, ma sono sempre stata attratta da mostri e creature strane. Penso che la paura sia un sentimento molto interessante, permette di conoscere le persone in modo intimo. L’horror è un genere vastissimo, capace di abbracciare tantissimi temi, e così è diventato una mia passione in tutti gli ambiti: letteratura, cinema, fumetti.

PCN: Nella tua carriera hai prestato il tuo stile principalmente al fumetto horror, almeno fino ad ora. E’ stata una cosa ricercata da parte tua o è avvenuta per caso proprio per la tua impostazione grafica?

Letizia Cadonici: Non lo so di preciso, credo sia un insieme delle due cose. All’inizio mi venivano sempre proposti fumetti horror e poi la cosa è diventata una specie di etichetta: “Letizia fa horror”. Mi chiedevano tutti quello. Non so come sia nato, ma ne sono felice. Non era un obiettivo prefissato, però sono contenta che sia andata così. Magari un domani farò un fumetto di fantascienza, chissà.

PCN: Hai però fatto anche la biografia Bukowski [graphic novel dedicata alla vita dello scrittore americano Charles Bukowski edita da Becco Giallo n.d.r.]

Letizia Cadonici: È vero, forse è l’unico fumetto NON horror che ho fatto!

PCN: Parliamo di House of Slaughter, serie che ti vede alle matite in diversi capitoli, nonché spin-off di Something Is Killing The Children. Com’ è stato il primo impatto con James Tynion IV e con Werther Dell’Edera?

Letizia Cadonici: Molto forte. Io conoscevo già Werther perché siamo entrambi di Roma, quindi ci eravamo visti diverse volte. Quando sono stata contattata non ci potevo credere: ero una super fan di Something Is Killing The Children. È stato tutto surreale, un periodo bellissimo. Werther è fantastico, oltre a essere un disegnatore incredibile è una persona splendida: mi ha aiutato molto e ho imparato tanto da lui.

James l’ho conosciuto in America: anche lui è meraviglioso. Scrive cose super horror e oscure ma nella vita reale è completamente l’opposto. È uno sceneggiatore clamoroso. All’inizio ero spaventata a entrare in un progetto così grande, però loro sono stati bravissimi, molto presenti. Io mi sono impegnata tantissimo e alla fine è andato tutto bene.

House of Slaughter is ™ and ©, 2025, James Tynion IV & Werther Dell’Edera. All rights reserved

PCN: Sappiamo che i character design vengono disegnati da Werther. Quanto e quale spazio di manovra hai a livello di creatività?

Letizia Cadonici: Sì, i design principali sono di Werther, ma un po’ del mio l’ho messo comunque. Per quanto riguarda la sceneggiatura, soprattutto con James, ho avuto tanta libertà: non è molto specifico sulle inquadrature, gli interessa cosa succede e perché i personaggi fanno ciò che fanno. La serie ha un’identità visiva molto forte, quindi non puoi uscire dai margini, però per tutto ciò che riguarda la narrazione (gestione della tavola, gabbia, ritmo) sono stata molto libera.

PCN: Realizzi diversi capitoli di HoS, ma quello che mi ha colpito di più è stato Alabastro; oltre alla storia decisamente intensa (come tutte le miniserie legate a HoS) il protagonista Esca è decisamente particolare e credo che anche disegnarlo non sia stato semplice anche solo per capire come impostare le scene d’azione visto che è privo di entrambe le braccia.

Letizia Cadonici: È stato complesso capire come farlo muovere. Paradossalmente, ho avuto più difficoltà nelle azioni quotidiane: mangiare, prendere oggetti, muoversi in modo normale. Lì ho fatto molta ricerca.

Per i combattimenti invece mi sono divertita tantissimo: ho usato come reference il parkour, guardando un sacco di foto di ragazzini che fanno salti assurdi. Lui combatte in modo spettacolare e volevo dargli quel tocco in più.

House of Slaughter is ™ and ©, 2025, James Tynion IV & Werther Dell’Edera. All rights reserved

PCN: In House of Slaughter muoiono parecchi personaggi. Ce n’è uno a cui ti eri affezionata e che è stato difficile lasciare andare?*

*ALERT SPOILER La risposta che segue contiene uno spoiler su HOS: ALABASTRO [n.d.r.]

Letizia Cadonici: Posso dirlo? Sì, dai, lo dico: è già tutto uscito in Italia, ma spoiler alert!
In Alabastro ci sono i bambini che vivono nella casa-famiglia, e James e Sam Johns hanno deciso di farli morire tutti. Io me li sono disegnati e amati per cinque numeri… e sì, mi è dispiaciuto un sacco.

PCN: Se dovessero proporti un altro spin off di SIKTC, su quale personaggio vorresti che fosse?

Letizia Cadonici: Mi piace molto Jessica, magari da giovane, da teenager. Oppure qualcosa sulle Maschere Verdi: sarebbe molto figo e, di loro, si è visto poco sino ad ora. O banalmente Cecilia, perché è un personaggio incredibile.

House of Slaughter is ™ and ©, 2025, James Tynion IV & Werther Dell’Edera. All rights reserved

PCN: Sei anche al lavoro per Department of Truth, sempre di Tynion IV. Hai approcciato quel progetto in modo diverso rispetto a House of Slaughter?

Letizia Cadonici: Sì e no. Ogni progetto lo approccio in modo diverso. Department of Truth è disegnato da Simmons, che ha uno stile pazzesco e molto particolare: non mi è stato chiesto di imitarlo, ma di fare qualcosa nel mio stile. È stato liberatorio. Inoltre non lavorando più sulle proprietà di Something Is Killing The Children, il mio disegno si è un po’ “sciolto”, perché non devo aderire a quell’estetica così precisa.

PCN: Se ti proponessero un fumetto completamente diverso dal tuo genere, dove ti vedresti bene? Supereroi? Comics più autoriali?

Letizia Cadonici: Questa domanda mi manda in crisi! [risata n.d.r.]
Mi piacerebbe molto fare una storia di vampiri. Non me l’hanno mai fatta fare, quindi per favore, qualcuno che legge: fatemela fare! Vorrei qualcosa di folle tipo 30 giorni di notte, proprio una roba che impazzisce. Magari un giorno me la farò da sola, come autrice unica.

PCN: Ultima domanda: puoi anticiparci qualcosa sui tuoi prossimi lavori?

Letizia Cadonici: Allora, posso dire che sto lavorando su Minor Arcana, la serie di Jeff Lemire: ci stiamo lavorando in questo momento. E poi ci sarà qualcosa con James [Tynion IV] … ma non posso dire altro, dovrebbe essere annunciato a gennaio e ho paura di spoilerare troppo.

PCN: Beh sembra che sei entrata nel cuore di Tynion con il tuo lavoro visto che ci hai lavorato insieme su HoS, Department of Truth e ora questo nuovo progetto..

Letizia Cadonici: Si, sarebbe il terzo lavoro con lui: per me è incredibile. Sono molto orgogliosa e farò di tutto per meritarmelo. Non lo ringrazierò mai abbastanza.

PCN: Grazie mille ancora, Letizia, per il tuo tempo.

Letizia Cadonici: Grazie a voi. Alla prossima!

*Un ringraziamento speciale allo staff di Edizioni BD che ha coordinato e permesso l’intervista con l’artista.


Letizia Cadonici: biografia

Nata a Roma nel 1991, Letizia Cadonici si diploma alla Scuola Internazionale di Comics della capitale. Esordisce come disegnatrice nel 2016, collaborando con diversi editori italiani, tra cui Bugs Comics, Star Comics, Becco Giallo, per il quale realizza l’adattamento a fumetti della vita di Charles Bukowski, e Shockdom. Con quest’ultima pubblica la graphic novel Sole Nero, recentemente approdata anche negli Stati Uniti per l’editore Ablaze. Attualmente lavora per l’editore americano Boom! Studios, occupandosi della serie House of Slaughter (spin-off di Something Is Killing the Children) e della miniserie The Neighbors. Per James Tynion IV ha disegnato recentemente alcuni capitoli del fumetto cult The Department of Truth.

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Anyman vol. 1: Mirage porta in Italia il DeMultiverse di J.M. DeMatteis

Oggi parliamo di Anyman vol. 1 di J.M. DeMatteis, primo tassello del DeMultiverse che arriva finalmente in Italia grazie a Mirage Comics, dove il concetto del supereroe viene ribaltato dall’autore de L’Ultima caccia di Kraven

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Il fumetto supereroistico è stato analizzato in tutte le sue sfaccettature nel corso degli anni: dalla Golden Age e dagli eroi senza macchia, fino ai superumani tormentati degli anni ’80 e, più di recente, alle figure dell’antieroe o del supereroe che utilizza i propri poteri in modo dissennato e tutt’altro che eroico (qualcuno ha detto The Boys?).

Diversi scrittori si sono avvicendati al timone delle più grandi serie e alcuni hanno persino creato le loro personali versioni in opere creator-owned, concentrandosi chi più sul lato super e chi invece su quello psicologico.

E poi ci sono i grandissimi autori che riescono a bilanciare entrambi gli aspetti. Tra questi figura J.M. DeMatteis (L’Ultima Caccia di Kraven, JLI, Moonshadow, Spider-Man: Il bambino dentro), sceneggiatore che ha prestato la sua penna ai più grandi supereroi di DC e Marvel, ma che negli ultimi anni si è concentrato su un progetto personale chiamato DeMultiverse, pubblicato sotto l’etichetta statunitense Spellbound Comics.

All’interno di questo “multiverso dematteisiano” troviamo un’opera supereroistica intitolata Anyman, scritta dall’autore italo-americano e disegnata da David Baldeón, arrivata in Italia grazie a Mirage Comics, con un primo volume disponibile arricchito da una cover di Darick Robertson.

Prima di analizzare questo interessantissimo fumetto, che può essere definito la summa del pensiero di DeMatteis sulla sua esperienza nei comics supereroistici, è giusto spendere due parole sul DeMultiverse e su cosa sia.

DeMultiverse: 4 titoli, 4 storie diverse, un unico grande autore

Il Demultiverse è l’universo narrativo creato da J.M. DeMatteis, composto da quattro miniserie, ognuna ambientata in una realtà diversa ma legata alle altre da temi comuni: spiritualità, identità, destino e la natura stessa della narrazione. L’idea nasce dal desiderio di DeMatteis di esplorare mondi originali, non vincolati ai personaggi Marvel o DC, recuperando atmosfere e suggestioni che hanno sempre fatto parte del suo stile più personale, tra il mistico e l’intimista.

Le quattro opere che compongono il Demultiverse, Wisdom, Layla in the Lands of AfterGodsend e, appunto, Anyman. La forza di questo progetto è che le serie funzionano come storie autonome, ognuna con tono, genere e immaginario differenti, ma che tuttavia, sotto la superficie, condividono personaggi-chiave, concetti ricorrenti e una struttura che lascia intuire un disegno più ampio.

Il Demultiverse non è un crossover tradizionale, ma un ecosistema narrativo in cui ogni serie aggiunge un tassello a un mosaico più grande. È l’ambizione di DeMatteis di costruire un suo “multiverso personale”, unendo nuove mitologie e la poetica introspettiva che ha sempre caratterizzato la sua carriera.

Questo progetto è rimasto sino ad oggi inedito in Italia. Ora con Mirage Comics un ‘primo tassello’ arriva nel nostro paese ed è proprio Anyman.

Di cosa parla Anyman?

Direttamente dal sito della Mirage Comics, ecco la sinossi di Anyman  vol. 1:

Un eroe proveniente da un passato remoto è apparso per salvare un mondo in crisi. Per oltre cinquanta anni Anyman è stato il simbolo di ciò che l’umanità ha di più nobile. Ma ogni leggenda nasconde un segreto… e tutto ciò che sappiamo di lui potrebbe essere una menzogna. Chi è davvero Anyman? O meglio: chi sono gli Anyman? Quale oscuro progetto si cela dietro la sua esistenza? E chi è la creatura che minaccia di distruggere tutto? Tra verità dimenticate, pericolosi segreti e una battaglia che scuote i confini del tempo, Anyman riscrive il mito dell’eroe… mostrandone il volto più inatteso e terribile.

Anyman è l’eroe arrivato dal passato per proteggere l’umanità: è ciò che emerge nelle primissime pagine del volume, in cui DeMatteis introduce una backstory didascalica sul protagonista, chiara e immediata.

Ma dietro la sua figura si nasconde qualcosa di più oscuro e inatteso. Pagina dopo pagina, la trama si fa più limpida e quella che sembrava una convenzionale storia supereroistica si trasforma in un racconto drammatico e stratificato, rivelando il segreto e i personaggi chiave dietro il più grande eroe del pianeta: Anyman è frutto di un esperimento e dopo un anno l’ospite che veste i panni dell’eroe muore, per lasciare spazio al suo successore.

Grande merito va alla classe di DeMatteis, da sempre capace di prendere i supereroi, decostruirli, metterli in condizioni emotivamente e psicologicamente complicate e mostrarne il lato più intimo.

Anyman non è da meno: i vari “Anyman” che si susseguono nel tempo condividono lo stesso volto, ma possiedono personalità diverse, e ciò si riflette profondamente sull’evoluzione della trama e dei personaggi.

In particolare, DeMatteis dimostra ancora una volta la sua abilità nel creare figure dalla forte caratterizzazione psicologica, capaci di evolvere costantemente. E se il protagonista è (sono?) Anyman, è impossibile non citare la dott.ssa Ajeeta Natu, figura chiave del primo volume: inizialmente personaggio secondario, devota al padre (lo scienziato Jihan Natu) e al progetto Vishnu, cresce pagina dopo pagina fino a diventare il fulcro della storia, arrivando quasi a oscurare Anyman nelle pagini finali del vol. 1.

DeMatteis omaggia il fumetto super, ripercorrendo la sua carriera

Ciò che emerge dalla lettura di Anyman è l’immenso amore di DeMatteis per il fumetto supereroistico, un genere che lo ha visto impegnato per decenni nella scrittura di alcune delle storie più iconiche dei personaggi chiave delle major.

Libero dai “paletti” imposti da figure con una lunga storia editoriale, DeMatteis dà qui libero sfogo alla fantasia, realizzando un’opera che racchiude gran parte della sua poetica sul genere.

Chi conosce l’autore noterà una certa somiglianza tra il progetto Vishnu e quello del dottor Miles Warren (alias Lo Sciacallo) legato alla Saga del Clone di Spider-Man, in particolare nella figura di Kaine, clone tormentato e complesso cui DeMatteis è sempre stato molto legato. Non sorprende, quindi, ritrovare echi di quelle dinamiche in personaggi come Costas Drakos.

Una summa, un trattato, quasi un saggio a fumetti sul genere: con Anyman, DeMatteis rende omaggio ai comics cercando di coglierne gli aspetti migliori e proiettarli all’interno della sua opera più personale.

Baldeón porta un tratto classico e dinamico all’interno di Anyman

Il comparto artistico di Anyman è affidato a David Baldeón, artista spagnolo dal tratto accademico e classico che si sposa molto bene con la storia raccontata nel volume. Baldeón dà il meglio di sé nelle scene d’azione, più che in quelle basate principalmente sul dialogo. È infatti durante i combattimenti che l’artista appare davvero ispirato, grazie a inquadrature quasi cinematografiche e a duelli fluidi e dinamici. Personalmente non conoscevo l’artista, ma ritengo che abbia offerto una buona prova nelle due storie che compongono il volume primo di Anyman.

Perchè leggere Anyman?

Anyman è una lettura interessante che propone un punto di vista diverso sul concetto di supereroe, ma senza dubbio il motivo principale per affrontarla è chi la scrive.

J.M. DeMatteis è uno sceneggiatore che sa il fatto suo, con un’enorme esperienza e con nel suo DNA storie coinvolgenti e popolate da personaggi dalla forte personalità.

A pubblicarlo è Mirage Comics, una casa editrice che sta selezionando con cura proposte editoriali internazionali di alto profilo, inspiegabilmente mai arrivate prima in Italia. Finora Mirage ha sbagliato davvero poco, grazie a una scelta oculata di titoli presentati in cartonati dal buon compromesso qualità/prezzo.

E poi… quel cliffhanger finale. Una spinta in più per continuare la lettura e attendere il secondo volume di Anyman!


VOTO POPCORNERD: 7/10

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