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Nevermore’s Library: H.P. Lovecraft tra cinema, musica, fumetti e… ospiti inattesi

In Nevermore’s Library, il ritorno di Lovecraft che oggi ci parla di film, fumetti, libri, arte e musica ispirati al suo Cosmic Horror

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La nostra redattrice, nome in codice Nevermore’s Library, è tornata sul luogo del delitto. Se nel primo appuntamento aveva esplorato le connessioni tra H.P. Lovecraft e Stranger Things, questa volta l’intervista tra onirico e realtà, approfondirà il discorso legato alla letteratura Lovecraftiana quale fonte di ispirazione per cinema, musica, fumetti e molto altro. La tavola ouja però pare non funzionare a dovere e, oltre allo spirito di H.P. aspettatevi anche l’arrivo di altri ospiti al cospetto di Nevermore’s Library di altre creature decisamente.. beh tocca a voi scoprirlo!

Preparatevi a un nuovo viaggio affascinante e metafisico!


H.P. Lovecraft tra cinema, fumetto, musica e molto altro

Nevermore’s Library: Salve a tutti, oggi sarà di nuovo ospite il sommo H. P. Lovecraft che come la volta precedente giungerà direttamente dalle sue Terre del Sogno. Stranamente oggi la tavola ouja è un po’ difettosa e l’ospite potrebbe tardare…oh ma…eccolo che arriva, ben tornato!

LOVECRAFT: Grazie e un caloroso saluto a tutto il pubblico. Sì: confermo che la tavola ouja non le funziona bene, il portale che collega il mondo terrestre con le dimensioni ultraterrene e oniriche è rimasto aperto e mi hanno seguito due creature dei miei racconti…tanto vale presentarvele…dai comincia tu anche se ti sei appena svegliato!

CHTULHU: Molto piacere sono Chtulhu, sì è vero stavo dormendo da milioni di anni sull’isola R’lyeh sprofondata nel mare durante un cataclisma geologico. Sono in questo stato dall’era Precambriana, prima dell’arrivo dell’uomo. Posso avere almeno un caffé?

Per chi non mi conoscesse sono un mostro antropomorfo alto quanto una montagna con una testa come quella di un polpo piena di tentacoli e provengo dalla schiera di divinità definite “Grandi Antichi”. Teoricamente sarei nato su un pianeta chiamato Vhoorl situato nella Ventitreesima Nebulosa, ho viaggiato nello spazio e una volta atterrato sul pianeta Xoth ho dato vita alla mia prole stellare che mi ha seguito fino all’isola di R’Lyeh prima che sprofondasse nell’oceano Pacifico. Però, se devo essere sincero, sono semplicemente nato dall’ingegno di papà Lovecraft con il racconto “The Call of Chtulhu” del 1928. Successivamente mi ha citato in “Alle Montagne della Follia” del 1936 e sempre nello stesso anno anche in “L’Ombra su Innsmouth”.

Nevermore’s Library: Grazie della sua presentazione signor Chtulhu, passiamo al secondo ospite inatteso…

NYARLATHOTEP: Piacere Nyarlathotep, sono il messaggero della schiera degli “Dei Esterni”, anche io sono sul pianeta Terra da qualche milione di anni.

Passo il tempo a vagare fra la gente sussurrando parole che portano a follia e sofferenza oltre che cambiare molteplici aspetti. Ho assunto la forma di un faraone egizio nel racconto “La Ricerca Onirica dello Sconosciuto Kadath” del 1920, sono stato l’uomo nero del racconto “I Sogni nella Casa Streagata” del 1932, ma papà Lovecraft mi ha presentato ufficialmente al pubblico con il racconto “Nyarlathotep” del 1920, secondo il quale sarei stato creato da Azathoth il “Folle Dio Cieco” che abita al centro dell’universo e rappresento la parte esecutiva delle sue volontà.Mi chiamano anche “Caos Strisciante” perché passo la mia esistenza a camminare silenziosamente fra una dimensione e l’altra senza essere visto. Ecco, dato che a Chtulhu dopo la sua dormita plurimilionaria avete concesso un caffè, potrei avere solo una sedia? Grazie, fare questo lavoro da milioni di anni stanca, ho anchio ‘na certa!

Nevermore’s Library: Ecco a lei la sedia. Bene signor Lovecraft abbiamo qualche argomento in sospeso da approfondire fra cui molti film, fumetti, opere artistiche, album musicali ispirati ai suoi personaggi e racconti. Lascio a lei la parola.

LOVECRAFT: Dunque, riguardo le produzioni cinematografiche mi soffermerei su quelle più famose, poiché in totale ne sono state realizzate molte. Cominciamo dalla saga Alien, di cui il regista Ridley Scott realizzò il primo film nel 1979.

Scott e lo sceneggiatore Dan O’Bannon avevano deciso di creare un mostro definito “Xenomorfo” ispirato alle rappresentazioni aliene dell’artista svizzero Hans Ruedi Giger, pittore e scultore d’impronta surrealista e simbolica. La tipologia di alieno a cui avevano deciso di ispirarsi si chiama Necronom IV, estrapolato dalla raccolta Necronomicon…ora su queste basi, indovinate un po’ a chi si fosse ispirato precedentemente Giger per le proprie opere?

CHTULHU e NYARLATHOTEP (insieme): A te papà Lovecrfat!!!!!

lo Xenomorfo di Alien in tutto il suo terrore

Riproduzione della creatura realizzata da Giger

Nevermore’s Library: Ma certamente al signor Lovecraft, il Necronomicon è il libro immaginario che lei stesso ha inventato per dare una presunta origine e provenienza ai personaggi delle sue storie. So che ancora al giorno d’oggi c’è chi afferma erroneamente o anche solo per crearsi un alone di notorietà di averlo posseduto per un certo periodo o di aver avuto accesso tramite terze persone o sette segrete che a loro volta non si sa come lo avrebbero trovato…

LOVECRAFT: Proprio così, a fine intervista prometto di svelarvi di più, l’importante è che sia chiaro che il Necronomicon non è mai esistito. Tornando a Giger è stato fra gli artisti che hanno dato un volto alle creature dei miei incubi unendoli ad una personale interpretazione.

Ma ora proseguiamo con un altro film cult, “La Cosa” di John Carpenter del 1982. Si tratta del riadattamento cinematografico del mio racconto “Alle Montagne della follia” del 1936. Sia nel film e sia nel racconto l’ambientazione è una sperduta base scientifica situata nell’Antartide dove si scatena il caos dal momento in cui viene ritrovata una creatura aliena congelata fra i ghiacci ancora cosciente. Carpenter è riuscito a rappresentare molto bene il tema della follia poiché l’uomo entra in contatto con una creatura extra terrestre di provenienza ignota, scoprendo così di non essere solo nell’universo. Una verità agghiacciante che la sua mente non è in grado di processare e il tutto interpretato magistralmente da Kurt Russell.

Nevermore’s Library: Decisamente iconico. Come lei stesso diceva ci sarebbero tantissime altre produzioni cinematografiche da citare, ad esempio la saga “Re-animator” di cui il regista Stewart Gordon aveva realizzato il primo film nel 1985 tratto dal suo omonimo racconto “Herbert West Reanimator” del 1922.

Però ecco, ora cominciamo a spostarci verso l’ambito letterario. Signor Lovecraft, lei è stato d’ispirazione anche per il moderno “Re” dell’horror che nel 1986 ha scritto un famosissimo romanzo di cui sono stati realizzati ben due film e una serie tv…

LOVECRAFT: Ovviamente, “IT” di Stephen King. Forse in pochi avevano colto il legame fra Pennywise e i miei personaggi, eppure lo stesso King ha dichiarato di avermi reso omaggio. Ha saputo trasformare l’orrore cosmico dei miei racconti in orrore personale, dando un nome e un volto ad una paura astratta rendendola tangibile sottoforma di mostro. Pennywise, viene chiamato anche “IT” perché rappresenta il terrore innominabile, ma anche per essere una creatura aliena multiforme e senza una precisa identità, proprio come Nyarlathotep. Entrambi hanno la capacità comune di manipolare la mente umana creando anche allucinazioni e deviazioni del comportamento.

IT interpretato da Tim Curry

E il Terrificante IT di Bill Skarsgård visto nei film piu’ recenti oltre che in Welcome to Derry

Inoltre le mie creature aliene tornano in attività in base a particolari disposizioni degli astri, come ad esempio il risveglio di Chtulhu dopo il suo sonno milionario sull’isola R’Lieh. Durante quella fase la sua mente era in grado di influenzare gli abitanti del mondo esterno nel corso dei loro sogni con immagini della medesima isola sommersa o ciclopiche sculture di pietra. Anche il sonno di IT è scandito da cicli, risvegliandosi ogni ventisette anni per nutrirsi delle paure degli esseri umani.

Nevermore’s Library: Cosa ci può dire ancora delle ispirazioni in ambito letterario riguardo gli autori moderni? So che c’è anche una serie di fumetti…

LOVECRAFT: In ambito letterario devo assolutamente citare colui che è considerato il mio erede, Thomas Ligotti e la sua opera più famosa, ovvero l’insieme di racconti intitolato “Nottuario”. Stile narrativo e scenari onirici che rievocano anche se in maniera più cruda ed esplicita quelli che sono stati i miei incubi.

Riguardo l’ambito del fumetto, cominciamo con l’iconico Batman nato nel 1939 dal disegnatore Bob Kane e lo scrittore Bill Finger. Gotham City è da considerarsi una città onirica poiché non esiste nella realtà e l’eroe del fumetto agisce principalmente di notte e a fin di bene, come se si immergesse nell’abisso oscuro dell’inconscio per combattere qualcosa di malvagio. 

Ma un’aspetto importante ha a che fare con il cosiddetto “Arkham Asylum” ovvero il manicomio da dove provengono i nemici di Batman. Dovete sapere che sono stato proprio io a coniare il nome Arkham in sostituzione di quello della città di Salem che nei miei racconti si trovano a poca distanza l’una dall’altra e da dove provengono stregonerie e personaggi ambigui.

Ma ora parliamo di Manga. Il disegnatore giapponese Gou Tanabe ha realizzato una vasta raccolta dei miei racconti sottoforma di manga…un’unione pazzesca della tradizione giapponese a quella dei racconti che ho realizzato.

Nevermore’s Library: Passiamo all’ambito della musica, ci sono dei riferimenti pazzeschi nell’ambito del genere metal…

LOVECRAFT: Ebbene si, difficile citarli tutti poiché anche in questo caso sono numerosi, ma cominciamo con i Black Sabbath e il loro omonimo album del 1970. Il brano “behind the Wall of Sleep” è palesemente tratto dal mio racconto altrettanto omonimo e il testo rievoca il concetto principale legato a visioni ultraterrene durante lo stato onirico con un sound cupo.

Procediamo con gli Iron Maiden e il loro album “Live after Death” del 1985. Sulla copertina è stata incisa una celebre frase tratta dal mio racconto “La Città senza nome”: “That is not dead which can eternal lie, yet with strange aeons even death may die”. Tutto l’orrore cosmico alla base della mia produzione è incluso in essa.

La prossima band che devo assolutamente citare sono i Metallica, fra i principali appassionati e ispiratori. Nel 1984 veniva pubblicato il loro album, “Ride the Lightning” e l’ultima traccia completamente strumentale è intitolata “The Call of Ktulu”. L’assenza del testo è rimpiazzato da un sound duro e ritmato che comincia con un intro lento e diviene sempre più crescente nel corso della melodia per rievocare l’arrivo di una creatura mostruosa. Ma proseguiamo con il loro album più iconico che abbiano mai realizzato, “Master of Puppets” del 1986: il brani “Orion” e “The Thing that should not be” contengono citazioni esplicite ai miei testi come i versi “Messenger of Fear in sight” e “Dark Deception kills the light”, molto probabilmente riferiti a Nyarlathotep.

                         

Ci terrei particolarmente a citare anche una band meno conosciuta, I Nox Arcana. Si tratta di un duo proveniente da Cleveland di genere Dark Ambient completamente strumentale e che nel 2004 hanno realizzato un album intitolato Necronomicon. So che solitamente viene usato come sottofondo per sessioni di giochi di ruolo e per letture di libri horror e proprio per questo motivo, la band non ha mai avuto interesse a tenere concerti. Ogni brano è dedicato ad un’entità dei miei racconti.

Citerei infine un’altra delle più grandi e iconiche band esistenti, i Dream Theater. Il loro album “Systematic Chaos” del 2007 contiene un brano intitolato “Dark Eternal Night”, con un testo che corrisponde alla perfetta trasposizione del racconto “Nyarlathotep” del 1920. Un testo talmente dettagliato che mi sembra quasi di rivivere quel sogno che io stesso avevo fatto e che prima che diventasse racconto avevo trascritto per non dimenticarlo.

Nevermore’s Library: Come promesso prima di tutte queste interessanti citazioni, ora ci può svelare il segreto che si nasconde dietro il famigerato Necronomicon?

LOVECRAFT: Va Bene, vi svelo tutto. Quando avevo cinque anni ho inventato il mio primo alter ego a cui ho dato il nome di Abdul Alhazred. Il nome Abdul perché nonno Whipple mi aveva trasmesso la passione per le storie de “Le Mille e una Notte” e il cognome Alhazred è un gioco di parole che si traduce in “colui che ha letto tutto”. Costui lo avevo anche soprannominato “l’arabo pazzo” perchè era venuto a conoscenza di verità che andavano oltre la dimensione terrena e pertanto le aveva presumibilmente trascritte in questo fantomatico Necronomicon che ho citato per la prima volta nel racconto “The Hound” del 1922 e poi nel saggio “Storia del Necronomicon” del 1927. Credo sia stato proprio quest’ultimo ad aver avvalorato la teoria della sua presunta esistenza in quanto contiene una lista di traduttori che avrebbero posseduto il volume per un certo periodo e bandito inoltre dalla Chiesa. Non avrei mai pensato di aver creato un mito e che ancora al giorno d’oggi qualcuno creda ancora alla sua esistenza. Pensate inoltre che in America, fino agli inizi degli anni 90’ nell’elenco delle università più prestigiose era inclusa anche quella che io stesso avevo creato per i miei racconti ma che di fatto non è mai esistita, ovvero la Miskatonik University.

Nevermore’s Library: Resterei ore a parlare con lei ma vedo che Chtulhu si è riaddormentato e Nyarlathotep deve tornare a vagare fra la gente

LOVECRAFT: Per un eventuale prossima intervista preferisco contattarla io attraverso i sogni, la sua tavola ouja vedo che da ancora problemi….guardi è entrato un corvo…

Nevermore’s Library: Oddio, sarà il corvo di Brandon Lee?

OSPITE INATTESO: No, quello è il mio corvo Nevermore e il mio nome è Edgar Allan Poe. Non so come sia giunto fin qua ma ne approfitto per fare prossimamente con lei un’intervista.

Nevermore’s Library: molto volentieri, stay tuned!!!

TO BE CONTINUED….

Cinema

COMICON Napoli 2026 – La figura del foley artist

Durante il COMICON Napoli 2026 abbiamo scoperto quanto importante sia la figura del foley artist nel cinema

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Il suono di un pugno, di una porta che cigola o di un mostro che respira non viene dal set. Viene creato dopo. È il lavoro, spesso invisibile, del foley artist.

Durante il COMICON Napoli 2026, Gianni D’Arienzo, Mauro Zingarelli e Serena Marletta – con il supporto tecnico della sound designer Giulia Marinelli e del foley artist Daniele di Pentima – hanno mostrato concretamente quanto questo ruolo sia cruciale nel processo cinematografico, durante il panel Suona come un film: sonorizzare il cinema horror.

Mauro Zingarelli e Giulia Marinelli
Mauro Zingarelli e Giulia Marinelli
Foley artist Daniele di Pentima
Foley artist Daniele di Pentima

Il suono del Super Saiyan è in realtà il suono di un feto

Il panel si apre con una dimostrazione capace di sorprendere gran parte del pubblico. Il celebre suono dell’aura del Super Saiyan, noto ai fan di Dragon Ball, non è stato creato da zero: deriva dalla manipolazione di un suono reale, quello del battito cardiaco di un feto.

Un esempio che chiarisce immediatamente il cuore del lavoro del foley artist: non si tratta semplicemente di “riprodurre” suoni, ma di reinterpretarli, trasformarli e adattarli al contesto visivo. Creatività e sensibilità diventano quindi strumenti fondamentali, ancora prima della tecnica.

Ascoltare per credere.

Il foley artist all'opera

Il panel entra poi nel vivo: Daniele di Pentima e Giulia Marinelli, con il coinvolgimento diretto del pubblico, mostrano concretamente cosa significa fare il foley artist, ricreando e registrando in tempo reale i suoni di una scena cinematografica.

Nella parte finale del panel, Mauro Zingarelli – regista e content creator – si è offerto per la registrazione dei suoni di una scena del film Weapons.. con un peperone ed un melone.

Non credo che d’ora in poi riuscirò a guardare un film senza pensare al foley artist: chiuso in sala di registrazione, intento a indossare scarpe col tacco e a distruggere un intero reparto di frutta e verdura, tutto per rendere ogni scena incredibilmente reale.

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Cinema

KILL BILL: THE WHOLE BLOODY AFFAIR: trailer del film di Tarantino di nuovo al cinema dal 28 maggio al 3 giugno

Trailer di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, il film che unisce i due capitoli di Tarantino in un’unica pellicola che torna al cinema dal 28 maggio al 3 giugno

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Kill Bill: The Whole Bloody Affair

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Scritto e diretto da Quentin Tarantino

IL TRAILER ITALIANO PRESENTA LA VENDETTA DEFINITIVA, DAL 28 MAGGIO AL 3 GIUGNO AL CINEMA

Plaion Pictures e Midnight Factory sono orgogliosi di diffondere il trailer italiano di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, che arriverà al cinema dal 28 maggio al 3 giugno in un evento speciale di 7 giorni, dopo averne acquisito i diritti da Lionsgate. A oltre vent’anni dalla sua uscita, il film arriva finalmente nelle sale italiane nella forma in cui Quentin Tarantino l’aveva concepito sin dall’inizio: un’unica, travolgente esperienza cinematografica di 281 minuti, che riunisce i due volumi in un flusso continuo, potente e senza compromessi.

Non si tratta solo di una versione estesa, ma della forma più completa e fedele alla visione originaria di Kill Bill, che nella testa di Tarantino sarebbe sempre dovuto uscire nelle sale come un film unico, poi suddiviso per esigenze distributive. Un’opera, quindi, che abbandona la divisione in Volume 1 e Volume 2 per restituire tutta la forza di un racconto pensato come un unico grande affresco sulla vendetta. Il nuovo montaggio elimina le cesure tra i due capitoli, riorganizza il ritmo e apre lo sguardo su sequenze completamente nuove, regalando al pubblico un’esperienza ancora più intensa.

Sulle note dell’inconfondibile fischio del brano Twisted Nerve, il trailer italiano ricorda l’appuntamento storico segnato da questa release e regala ai fan attimi di puro godimento mostrando immagini fugaci delle novità più attese di questa release tra cui il leggendario scontro con gli 88 folli per la prima volta integralmente a colori e 7 minuti e mezzo aggiuntivi del celebre flashback in stile anime dedicato a O-Ren Ishii (Lucy Liu), realizzato dallo studio Production I.G. Ciliegina sulla torta di questa uscita senza precedenti è la presenza di The Lost Chapter: Yuki’s Revenge, un vero e proprio cortometraggio nato da un’idea di Tarantino rimasta per anni nel cassetto e ora portato alla luce grazie al noto motore grafico Unreal Engine, con la sorella della letale Gogo Yubari in cerca di vendetta.

In questa versione compatta e definitiva del capolavoro di Tarantino, il viaggio della Sposa interpretata da Uma Thurman acquista un respiro ancora più ampio e inarrestabile: un percorso di vendetta insanguinata che si dispiega senza tagli né censure, trasformandosi in uno spettacolo totale capace di fondere generi, linguaggi e suggestioni in modo radicale e inconfondibile.

È il cinema di Tarantino nella sua forma più pura, quella che ha reso immortali titoli come Pulp Fiction e Bastardi senza gloria, qui portata all’estremo in un’opera che travolge lo spettatore dall’inizio alla fine. Kill Bill: The Whole Bloody Affair non è solo un ritorno, ma un evento irripetibile: l’occasione imperdibile per i fan di Tarantino e le giovani generazioni di vivere finalmente sul grande schermo un film culto come non è mai stato visto prima, nella sua versione più completa e spettacolare.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair unisce il Volume 1 e il Volume 2 in un unico racconto epico senza censure, interamente presentato proprio come Tarantino aveva sempre immaginato, completo di una nuova sequenza anime mai vista prima. Uma Thurman interpreta La Sposa, creduta morta dal suo ex mentore e amante Bill, che le tende un’imboscata durante le prove del suo matrimonio, sparandole in testa e privandola del bambino che portava in grembo. Per ottenere la sua vendetta, la donna si mette sulle tracce dei quattro componenti rimasti della Deadly Viper Assassination Squad prima della resa dei conti finale con Bill.

Dall’impianto maestoso, l’azione frenetica e lo stile iconico, il film si erge come una delle saghe di vendetta più significative della storia del cinema, raramente proiettata nella sua versione integrale e ora presentata con un intervallo tipico del Cinema dei tempi d’oro.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair vede nel cast Uma Thurman, Lucy Liu, Vivica A. Fox, Michael Madsen, Daryl Hannah, Gordon Liu, Michael Parks e David Carradine nel ruolo di “Bill.” Il film è prodotto da Lawrence Bender, scritto e diretto da Quentin Tarantino, basato sul personaggio de “La Sposa” creato da Q&U.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair arriverà al cinema per una settimana dal 28 maggio al 3 giugno con Plaion Pictures e Midnight Factory

*Fonte: comunicato stampa Plaion Pictures e Midnight Factory

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Cinema

Il Diavolo Veste Prada 2 va visto in una sala piena

Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene. Brillante, attuale, a tratti riflessivo, è un film che va visto in una sala piena.

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Moderno, emozionante, profondo. Potremmo definire così il sequel de Il Diavolo Veste Prada.

In questo secondo capitolo vediamo Andrea “Andy” Sachs, interpretata da Anne Hathaway, 20 anni dopo la sua esperienza nel magazine di moda RUNAWAY. È una giornalista affermata e premiata, sempre estremamente appassionata del suo lavoro e soprattutto attenta all’etica. Questa è una chiave importante all’interno dello svolgimento della storia.

Per colpa, o per fortuna, viene richiamata a RUNAWAY, che è ancora guidato da una meravigliosa Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly.

Miranda e Andrea negli anni hanno dovuto – nolenti o volenti – mettersi al passo dei tempi, seguire le innovazioni del mondo giornalistico. Dalla carta stampata, all’online, alle applicazioni fino al futuro e al confronto con l’Intelligenza Artificiale.

A proposito di questo ci sarà una battuta estremamente riflessiva e toccante sul finale del film, per cui prestate particolare attenzione.

Fattore nostalgia e nuove generazioni

Uno degli aspetti affrontati dal film è proprio quello di mettersi in gioco, a confronto con le nuove generazioni, rimanendo sulla cresta dell’onda, senza lasciarsi affossare.

I più giovani non sono però demonizzati, anzi, vengono visti come una risorsa.

Dall’assistente sulla sedia, all’assistente di Andrea, la nuova generazione è pronta a mettersi in gioco.

Importante e quasi trainante nella prima parte del film è il fattore nostalgia, questo però senza esserne eccessivamente legato o confinato. Come a darvi il benvenuto in questo nuovo capitolo.

Sono dettagli e sfumature, che vi faranno dire: “Guarda, quell’ambulante riprende la scena delle cinture completamente diverse.” Dettagli curati e sottili, che fanno la differenza tra un money grab e un omaggio ai fan.

Il Diavolo Veste Prada 2, Simone Ashley è Amira

Il Diavolo Veste Prada 2, Simone Ashley è Amira

Citazioni iconiche in arrivo

Quello che segue nella storia è una sorpresa dopo l’altra tra risate e frasi che fanno riflettere:

Hai voluto questo lavoro? Hai ottenuto questo lavoro? Fai in modo di ottenere il risultato.” Frase parafrasata di Nigel, interpretato sempre da Stanley Tucci, a Andrea, a tratti ispirazionale, a tratti tossica.

Miranda deve fare i conti anche con questo: se 20 anni fa poteva lanciare i cappotti sulle scrivanie delle collaboratrici, adesso deve fare i conti con le risorse umane del 2026.

In questo viene in suo aiuto Amari, una perfetta Simone Ashley, che durante le riunioni la redarguisce su frasi che non può più dire, come quando qualcuno nomina… i marsupi. Vi lascio immaginare la reazione di Miranda.

Frasi e stralci ispirazionali e frasi che porteremo con noi tutti i giorni:

“I carboidrati condivisi non contano”.

Qual è il contenuto?

L’etica abbiamo detto farà parte della storia.

Questo perché, come nel primo film, si pensa a RUNAWAY o altri magazine di settore, come contenitori vuoti, senza anima.

Andrea servirà un po’ a portare questo, con articoli sulla NASA o argomenti che potrebbero avvicinare lettori di altro tipo alla rivista.

All’inizio sembra quasi una sconfitta, i suoi titoli generano engagement online, ma quanti vengono letti veramente?

È un po’ una metafora dei tempi che viviamo: ci fermiamo alla superficie senza approfondire.

Io per prima passo le serate a ‘doom scrollare’ TikTok piuttosto che fare qualsiasi altra cosa.

Come facciamo a rompere il cerchio? Sto divagando, però un buon modo per uscire dall’algoritmo potrebbe essere quello di andare a vedere Il Diavolo Veste Prada 2 al cinema.

Il Diavolo Veste Prada 2, i protagonisti

Il Diavolo Veste Prada 2, i protagonisti

Sì al budget

Milano è la grande protagonista della seconda parte del film, tra il Duomo, Pinacoteca di Brera e Villa Arconati.

L’aumento di budget si percepisce: riprese con i droni, ville, macchine private e barche tra Como e Milano…

Tantissimi camei imperdibili, sia americani che italiani; Law Roach, lo stilista di Zendaya, Amelia Dimoldenberg, la presentatrice di Chicken Shop Date, Donatella Versace e… anche lui. Michele Morrone al suo più grande cameo. Seduto, senza battute, di fianco a Miranda Priestly.

Ecco, forse Amari non mi avrebbe fatto scrivere questo.

Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene

Il Diavolo Veste Prada 2 correva un grandissimo rischio, poteva essere un grosso buco nell’acqua e invece non lo è stato.

Soprattutto per come è stato montato il primo trailer con un possibile invecchiamento un po’ troppo repentino di Miranda, che non si ricorda di Andy e Emily, capiamo poi che è semplicemente lei che fa fatica a ricordare i nomi.

Per reference, riportate alla mente la scena della serata di RUNAWAY, in cui si deve far suggerire i nomi di tutti.

Lo snaturamento dei personaggi non c’è stato. Sono cresciuti, quello sì.

L’ho trovato brillante, attuale, a tratti riflessivo e al passo con i tempi, specchio perfetto della società in cui viviamo oggi.

Si tratta di un film che va visto al cinema, per lo spirito di comunità che si porta dietro e per ridere insieme delle battute.

Un fenomeno culturale e pop che vi trascinerà con sé.


VOTO POPCORNERD: 9/10

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