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Cime Tempestose sì, ma vediamolo con un terapista

Una serie di pensieri riguardo al nuovo film “Cime Tempestose” di Emerald Fennell con Margot Robbie e Jacob Elordi. PS: c’entra la terapia

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Mi dichiaro subito, non ho letto il romanzo di “Cime Tempestose”. 

Quello che segue è una serie di pensieri riguardo al nuovo film “Cime Tempestose” di Emerald Fennell con Margot Robbie e Jacob Elordi. 

“Cime Tempestose”… da dove comincio?

Mi fa strano che il Ministero della Cultura l’abbia valutato solo come “rated 10+”; quello che viene mostrato e il tipo di amore che viene raccontato, potrebbe essere meglio compreso dai 18 anni in su.

Almeno: non per una questione del tipo “i bambini vedono di peggio online”, ma più per una questione di contesto e di eradicazione dello stereotipo.

L’amore tossico di Cathy e Heathcliff

In Cime Tempestose la fa da protagonista un amore viscerale, profondo e a tratti tossico: quello tra Cathy (Margot Robbie) e Heathcliff (Jacob Elordi). 

I due si conoscono da bambini, quando lui, senza nome, viene adottato dal padre RED FLAG di lei. Lui lo tiene in casa come se fosse suo figlio, quindi anche maltrattandolo, ovviamente… perché non ci facciamo mai mancare i traumi infantili. 

I due crescono insieme, sono inseparabili e tra loro nasce ovviamente un affetto tenero, tipico dell’infanzia. Tuttavia, fin dalle prime battute si intuisce che si tratta di un legame destinato a prendere, gradualmente, una piega piuttosto tossica.

Il tempo passa e i personaggi interpretati da Margot Robbie e Jacob Elordi sono ormai maturi… fisicamente, ma sempre sotto l’incantesimo l’uno dell’altra.

Ma forse definirlo incantesimo è troppo gentile. Sembra quasi un maleficio quello che si sono fatti l’un l’altra, perché un amore così profondo è bello solo se sano. E quello raccontato, non lo è per niente. 

Sono cresciuti, eppure battibeccano e si fanno i dispetti come quando si sono conosciuti per la prima volta tanti anni addietro. 

La dinamica tra Cathy e Heatcliff andrebbe analizzata e estirpata da un bravissimo terapista dopo la visione.

Margot Robbie nei panni di Cathy in Cime Tempestose

Margot Robbie nei panni di Cathy in Cime Tempestose

Heathcliff e… 

Nel film è presente anche una relazione tra Heatcliff e un altro personaggio femminile… non starò a scrivere il nome perché non so se considerarlo spoiler.

Ma anche lì… se c’è il libro, è spoiler? È una questione che andrebbe analizzata in un altro articolo.

Anche questo rapporto parte malissimo, con lui che chiede a lei più di una volta, elencando tutte le sue giganti red flag, “vuoi che mi fermi?” e lei che risponde… no.

Diamo adito a Heatcliff per la self consciousness, ma i motivi di questa ragazza o meglio, il perché abbia accettato di proseguire un rapporto così malsano va spiegato alle ragazze che andranno a vedere il film.

E no, la risposta non può essere perché LUI è Jacob Elordi, la tossicità va vista anche nei bei ragazzi, anche se è più difficile.

Lei ha chiaramente una propensione al dolore, sembra quasi godere in esso ( almeno questo è quello che si potrebbe intuire da un paio di scene del film).

Visione consigliata con la supervisione di un adulto

Non ho una laurea in psicologia, né sono appassionata del tema, ma ho avuto qualche esperienza con “casi umani” e avendone piene le tasche e volendo evitare che qualcun’altra ci caschi, forse è meglio consigliare alle ragazze adolescenti di vedere questo film con la supervisione di un adulto. 

Un terapista, sarebbe meglio, o probabilmente qualcuno che spieghi: bello Jacob Elordi, carino l’amore tra i due, ma togliamo un po’ di tossicità. Va benissimo il film romantico a San Valentino, ma non portiamo avanti esempi distruttivi. 

Margot Robbie e Jacob Elordi nei panni di Cathy e Heatcliff

Margot Robbie e Jacob Elordi nei panni di Cathy e Heatcliff

Produzione eccellente

Questo Cime Tempestose rimarrà negli annali per almeno tre cose.

  1. I costumi, opera delle due volte vincitrice dell’Oscar, Jacqueline Durran, sono storicamente sbagliati, e va benissimo così. Estremamente curati nei dettagli, eleganti, meravigliosi… sono stupendi. È impossibile non innamorarsene.
  2. Le prove attoriali di Margot Robbie e Jacob Elordi, straordinarie. Margot Robbie è una garanzia, perfetta in ogni sfumatura, quasi spaventosa per davvero nella versione “gelosia malata”. Jacob Elordi estremamente bravo nel rappresentare la “depravazione”, il dolore e la rabbia di Heatcliff.
  3. La fotografia, o meglio, le riprese. Tanti frame-in-frame magici, giusti, perfetti, che rendono il tutto ancora più romantico e immersivo.

In Italia, inoltre, verrà ricordato anche per l’ottimo lavoro dei doppiatori. Domitilla D’Amico come Cathy e Fabrizio De Flaviis come Heatcliff sono azzeccatissimi, riescono perfettamente a trasmettere ogni singola sfaccettatura dei sentimenti. Straordinari. 

Cime Tempestose va visto? Sì, ma (ripeto) con un terapista

Ricordo che non ho letto il libro di Cime Tempestose, però questo film vale la pena di essere visto almeno una volta. 

All’alba degli anni che ho, riesco a distaccarmi dall’idea che questo sia un amore da idealizzare. Per le bambine dai 10 anni in su forse ancora no, per almeno qualche anno ancora. 

La visione di Emerald Fennell è romantica, goth, forse da analizzare con un terapista, ma visivamente appagante. 

Lo andrei a rivedere? No, ma sono contenta di averlo visto almeno una volta.

Margot Robbie in Cime Tempestose

Margot Robbie in Cime Tempestose


VOTO POPCORNERD 7/10

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Cinema

COMICON Napoli 2026 – La figura del foley artist

Durante il COMICON Napoli 2026 abbiamo scoperto quanto importante sia la figura del foley artist nel cinema

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Il suono di un pugno, di una porta che cigola o di un mostro che respira non viene dal set. Viene creato dopo. È il lavoro, spesso invisibile, del foley artist.

Durante il COMICON Napoli 2026, Gianni D’Arienzo, Mauro Zingarelli e Serena Marletta – con il supporto tecnico della sound designer Giulia Marinelli e del foley artist Daniele di Pentima – hanno mostrato concretamente quanto questo ruolo sia cruciale nel processo cinematografico, durante il panel Suona come un film: sonorizzare il cinema horror.

Mauro Zingarelli e Giulia Marinelli
Mauro Zingarelli e Giulia Marinelli
Foley artist Daniele di Pentima
Foley artist Daniele di Pentima

Il suono del Super Saiyan è in realtà il suono di un feto

Il panel si apre con una dimostrazione capace di sorprendere gran parte del pubblico. Il celebre suono dell’aura del Super Saiyan, noto ai fan di Dragon Ball, non è stato creato da zero: deriva dalla manipolazione di un suono reale, quello del battito cardiaco di un feto.

Un esempio che chiarisce immediatamente il cuore del lavoro del foley artist: non si tratta semplicemente di “riprodurre” suoni, ma di reinterpretarli, trasformarli e adattarli al contesto visivo. Creatività e sensibilità diventano quindi strumenti fondamentali, ancora prima della tecnica.

Ascoltare per credere.

Il foley artist all'opera

Il panel entra poi nel vivo: Daniele di Pentima e Giulia Marinelli, con il coinvolgimento diretto del pubblico, mostrano concretamente cosa significa fare il foley artist, ricreando e registrando in tempo reale i suoni di una scena cinematografica.

Nella parte finale del panel, Mauro Zingarelli – regista e content creator – si è offerto per la registrazione dei suoni di una scena del film Weapons.. con un peperone ed un melone.

Non credo che d’ora in poi riuscirò a guardare un film senza pensare al foley artist: chiuso in sala di registrazione, intento a indossare scarpe col tacco e a distruggere un intero reparto di frutta e verdura, tutto per rendere ogni scena incredibilmente reale.

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Cinema

KILL BILL: THE WHOLE BLOODY AFFAIR: trailer del film di Tarantino di nuovo al cinema dal 28 maggio al 3 giugno

Trailer di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, il film che unisce i due capitoli di Tarantino in un’unica pellicola che torna al cinema dal 28 maggio al 3 giugno

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Kill Bill: The Whole Bloody Affair

Presentano

Scritto e diretto da Quentin Tarantino

IL TRAILER ITALIANO PRESENTA LA VENDETTA DEFINITIVA, DAL 28 MAGGIO AL 3 GIUGNO AL CINEMA

Plaion Pictures e Midnight Factory sono orgogliosi di diffondere il trailer italiano di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, che arriverà al cinema dal 28 maggio al 3 giugno in un evento speciale di 7 giorni, dopo averne acquisito i diritti da Lionsgate. A oltre vent’anni dalla sua uscita, il film arriva finalmente nelle sale italiane nella forma in cui Quentin Tarantino l’aveva concepito sin dall’inizio: un’unica, travolgente esperienza cinematografica di 281 minuti, che riunisce i due volumi in un flusso continuo, potente e senza compromessi.

Non si tratta solo di una versione estesa, ma della forma più completa e fedele alla visione originaria di Kill Bill, che nella testa di Tarantino sarebbe sempre dovuto uscire nelle sale come un film unico, poi suddiviso per esigenze distributive. Un’opera, quindi, che abbandona la divisione in Volume 1 e Volume 2 per restituire tutta la forza di un racconto pensato come un unico grande affresco sulla vendetta. Il nuovo montaggio elimina le cesure tra i due capitoli, riorganizza il ritmo e apre lo sguardo su sequenze completamente nuove, regalando al pubblico un’esperienza ancora più intensa.

Sulle note dell’inconfondibile fischio del brano Twisted Nerve, il trailer italiano ricorda l’appuntamento storico segnato da questa release e regala ai fan attimi di puro godimento mostrando immagini fugaci delle novità più attese di questa release tra cui il leggendario scontro con gli 88 folli per la prima volta integralmente a colori e 7 minuti e mezzo aggiuntivi del celebre flashback in stile anime dedicato a O-Ren Ishii (Lucy Liu), realizzato dallo studio Production I.G. Ciliegina sulla torta di questa uscita senza precedenti è la presenza di The Lost Chapter: Yuki’s Revenge, un vero e proprio cortometraggio nato da un’idea di Tarantino rimasta per anni nel cassetto e ora portato alla luce grazie al noto motore grafico Unreal Engine, con la sorella della letale Gogo Yubari in cerca di vendetta.

In questa versione compatta e definitiva del capolavoro di Tarantino, il viaggio della Sposa interpretata da Uma Thurman acquista un respiro ancora più ampio e inarrestabile: un percorso di vendetta insanguinata che si dispiega senza tagli né censure, trasformandosi in uno spettacolo totale capace di fondere generi, linguaggi e suggestioni in modo radicale e inconfondibile.

È il cinema di Tarantino nella sua forma più pura, quella che ha reso immortali titoli come Pulp Fiction e Bastardi senza gloria, qui portata all’estremo in un’opera che travolge lo spettatore dall’inizio alla fine. Kill Bill: The Whole Bloody Affair non è solo un ritorno, ma un evento irripetibile: l’occasione imperdibile per i fan di Tarantino e le giovani generazioni di vivere finalmente sul grande schermo un film culto come non è mai stato visto prima, nella sua versione più completa e spettacolare.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair unisce il Volume 1 e il Volume 2 in un unico racconto epico senza censure, interamente presentato proprio come Tarantino aveva sempre immaginato, completo di una nuova sequenza anime mai vista prima. Uma Thurman interpreta La Sposa, creduta morta dal suo ex mentore e amante Bill, che le tende un’imboscata durante le prove del suo matrimonio, sparandole in testa e privandola del bambino che portava in grembo. Per ottenere la sua vendetta, la donna si mette sulle tracce dei quattro componenti rimasti della Deadly Viper Assassination Squad prima della resa dei conti finale con Bill.

Dall’impianto maestoso, l’azione frenetica e lo stile iconico, il film si erge come una delle saghe di vendetta più significative della storia del cinema, raramente proiettata nella sua versione integrale e ora presentata con un intervallo tipico del Cinema dei tempi d’oro.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair vede nel cast Uma Thurman, Lucy Liu, Vivica A. Fox, Michael Madsen, Daryl Hannah, Gordon Liu, Michael Parks e David Carradine nel ruolo di “Bill.” Il film è prodotto da Lawrence Bender, scritto e diretto da Quentin Tarantino, basato sul personaggio de “La Sposa” creato da Q&U.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair arriverà al cinema per una settimana dal 28 maggio al 3 giugno con Plaion Pictures e Midnight Factory

*Fonte: comunicato stampa Plaion Pictures e Midnight Factory

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Cinema

Il Diavolo Veste Prada 2 va visto in una sala piena

Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene. Brillante, attuale, a tratti riflessivo, è un film che va visto in una sala piena.

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Moderno, emozionante, profondo. Potremmo definire così il sequel de Il Diavolo Veste Prada.

In questo secondo capitolo vediamo Andrea “Andy” Sachs, interpretata da Anne Hathaway, 20 anni dopo la sua esperienza nel magazine di moda RUNAWAY. È una giornalista affermata e premiata, sempre estremamente appassionata del suo lavoro e soprattutto attenta all’etica. Questa è una chiave importante all’interno dello svolgimento della storia.

Per colpa, o per fortuna, viene richiamata a RUNAWAY, che è ancora guidato da una meravigliosa Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly.

Miranda e Andrea negli anni hanno dovuto – nolenti o volenti – mettersi al passo dei tempi, seguire le innovazioni del mondo giornalistico. Dalla carta stampata, all’online, alle applicazioni fino al futuro e al confronto con l’Intelligenza Artificiale.

A proposito di questo ci sarà una battuta estremamente riflessiva e toccante sul finale del film, per cui prestate particolare attenzione.

Fattore nostalgia e nuove generazioni

Uno degli aspetti affrontati dal film è proprio quello di mettersi in gioco, a confronto con le nuove generazioni, rimanendo sulla cresta dell’onda, senza lasciarsi affossare.

I più giovani non sono però demonizzati, anzi, vengono visti come una risorsa.

Dall’assistente sulla sedia, all’assistente di Andrea, la nuova generazione è pronta a mettersi in gioco.

Importante e quasi trainante nella prima parte del film è il fattore nostalgia, questo però senza esserne eccessivamente legato o confinato. Come a darvi il benvenuto in questo nuovo capitolo.

Sono dettagli e sfumature, che vi faranno dire: “Guarda, quell’ambulante riprende la scena delle cinture completamente diverse.” Dettagli curati e sottili, che fanno la differenza tra un money grab e un omaggio ai fan.

Il Diavolo Veste Prada 2, Simone Ashley è Amira

Il Diavolo Veste Prada 2, Simone Ashley è Amira

Citazioni iconiche in arrivo

Quello che segue nella storia è una sorpresa dopo l’altra tra risate e frasi che fanno riflettere:

Hai voluto questo lavoro? Hai ottenuto questo lavoro? Fai in modo di ottenere il risultato.” Frase parafrasata di Nigel, interpretato sempre da Stanley Tucci, a Andrea, a tratti ispirazionale, a tratti tossica.

Miranda deve fare i conti anche con questo: se 20 anni fa poteva lanciare i cappotti sulle scrivanie delle collaboratrici, adesso deve fare i conti con le risorse umane del 2026.

In questo viene in suo aiuto Amari, una perfetta Simone Ashley, che durante le riunioni la redarguisce su frasi che non può più dire, come quando qualcuno nomina… i marsupi. Vi lascio immaginare la reazione di Miranda.

Frasi e stralci ispirazionali e frasi che porteremo con noi tutti i giorni:

“I carboidrati condivisi non contano”.

Qual è il contenuto?

L’etica abbiamo detto farà parte della storia.

Questo perché, come nel primo film, si pensa a RUNAWAY o altri magazine di settore, come contenitori vuoti, senza anima.

Andrea servirà un po’ a portare questo, con articoli sulla NASA o argomenti che potrebbero avvicinare lettori di altro tipo alla rivista.

All’inizio sembra quasi una sconfitta, i suoi titoli generano engagement online, ma quanti vengono letti veramente?

È un po’ una metafora dei tempi che viviamo: ci fermiamo alla superficie senza approfondire.

Io per prima passo le serate a ‘doom scrollare’ TikTok piuttosto che fare qualsiasi altra cosa.

Come facciamo a rompere il cerchio? Sto divagando, però un buon modo per uscire dall’algoritmo potrebbe essere quello di andare a vedere Il Diavolo Veste Prada 2 al cinema.

Il Diavolo Veste Prada 2, i protagonisti

Il Diavolo Veste Prada 2, i protagonisti

Sì al budget

Milano è la grande protagonista della seconda parte del film, tra il Duomo, Pinacoteca di Brera e Villa Arconati.

L’aumento di budget si percepisce: riprese con i droni, ville, macchine private e barche tra Como e Milano…

Tantissimi camei imperdibili, sia americani che italiani; Law Roach, lo stilista di Zendaya, Amelia Dimoldenberg, la presentatrice di Chicken Shop Date, Donatella Versace e… anche lui. Michele Morrone al suo più grande cameo. Seduto, senza battute, di fianco a Miranda Priestly.

Ecco, forse Amari non mi avrebbe fatto scrivere questo.

Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene

Il Diavolo Veste Prada 2 correva un grandissimo rischio, poteva essere un grosso buco nell’acqua e invece non lo è stato.

Soprattutto per come è stato montato il primo trailer con un possibile invecchiamento un po’ troppo repentino di Miranda, che non si ricorda di Andy e Emily, capiamo poi che è semplicemente lei che fa fatica a ricordare i nomi.

Per reference, riportate alla mente la scena della serata di RUNAWAY, in cui si deve far suggerire i nomi di tutti.

Lo snaturamento dei personaggi non c’è stato. Sono cresciuti, quello sì.

L’ho trovato brillante, attuale, a tratti riflessivo e al passo con i tempi, specchio perfetto della società in cui viviamo oggi.

Si tratta di un film che va visto al cinema, per lo spirito di comunità che si porta dietro e per ridere insieme delle battute.

Un fenomeno culturale e pop che vi trascinerà con sé.


VOTO POPCORNERD: 9/10

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