Cinema
KOKUHO – IL MAESTRO DI KABUKI: Trailer del film di Lee Sang-il, in sala dal 30 aprile
Rilasciato il trailer di KOKUHO – IL MAESTRO DI KABUKI, la nuova e sontuosa opera di Lee Sang-il, in sala dal 30 aprile con Tucker Film
KOKUHO
Il maestro di kabuki
IL TRAILER DELLA NUOVA E SONTUOSA OPERA DI LEE SANG-IL,
NEI CINEMA ITALIANI DAL 30 APRILE DISTRIBUITO DA TUCKER FILM
“UNA STORIA MOZZAFIATO CHE ATTRAVERSA I DECENNI“
THE HOLLYWOOD REPORTER
“UN’OPERA SEMPLICEMENTE MAGNIFICA“
FILMS FATALE
“UNA VERA GIOIA PER GLI OCCHI“
RADIO TIMES
“OGNI SINGOLO ATTORE DI QUESTO FILM È STRAORDINARIO“
TOM CRUISE
Tucker Film rilascia il trailer italiano ufficiale di Kokuho – Il maestro di kabuki, il nuovo lungometraggio di Lee Sang-il (Hula Girls) candidato agli Oscar 2026 per il miglior trucco, che arriverà in sala dal 30 aprile, dopo l’anteprima nazionale al Far East Film Festival 28 (Udine, 24 aprile – 2 maggio), alla presenza del regista.
Fenomeno culturale, successo al botteghino senza precedenti in Giappone: questa sontuosa opera capace di coniugare la grandiosità stilistica alla profondità narrativa, ha già fatto molto parlare di sé sin dalla sua anteprima alla Quinzaine di Cannes. All’entusiasmo pressoché unanime della critica internazionale, si è aggiunto anche quello di una star del calibro di Tom Cruise, che non si è risparmiato nei suoi elogi alle straordinarie performance del cast in occasione dell’uscita negli Stati Uniti. Ora, il film è pronto a conquistare anche il pubblico italiano e si preannuncia come uno degli appuntamenti cinematografici più interessanti della stagione.
Kokuho – Il maestro di kabuki racconta il percorso umano e artistico di Kikuo, figlio di un boss della yakuza e il suo difficile cammino nel mondo esclusivo e rigoroso del kabuki. Tra sacrificio, disciplina e ricerca della perfezione, il film si addentra in una delle arti teatrali tradizionali più celebri e iconiche del Giappone, tramandata di padre in figlio da generazioni di attori, allo scopo di continuare a garantirle il rango di “tesoro nazionale”.
Le prime immagini e il trailer italiano ufficiale mostrano una ricostruzione visiva raffinata, impreziosita da costumi sontuosi e da una fotografia evocativa che restituisce tutta la potenza estetica di questa tradizione secolare. Tuttavia, l’opera tratteggiata dalla mano rigorosa di Lee Sang-il è anche e soprattutto un racconto intimo e universale, dove l’arte e l’ambizione convivono con l’amore e l’amicizia lungo un arco temporale che attraversa tutta la seconda metà del Novecento, con lo stesso incedere epico e maestoso che caratterizza capolavori come Addio mia concubina e L’ultimo imperatore.
Sinossi
Il giovane Kikuo (Soya Kurokawa/Ryo Yoshizawa), figlio di un boss della yakuza, si fa notare durante un banchetto a Nagasaki esibendosi in un ruolo kabuki femminile. Tra gli ospiti lo nota l’attore kabuki Hanjiro Hanai (Ken Watanabe), che riconosce immediatamente il talento del quattordicenne. Dopo la morte del padre di Kikuo, Hanjiro accoglie il ragazzo con sé e si trasferisce con lui a Osaka. Lì, Kikuo cresce insieme al figlio di Hanjiro, Shunsuke (Keitatsu Koshiyama/Ryusei Yokohama). Nonostante le loro diverse origini, i due stringono una forte amicizia, mentre vengono formati insieme sotto la guida di Hanjiro. Solo uno di loro, però, diventerà il più grande maestro di kabuki della sua epoca…
Fonte: Comunicato Stampa
Cinema
The Mandalorian e Grogu – Recensione: il mandaloriano Pedro Pascal arriva al cinema
Abbiamo visto in anteprima The Mandalorian e Grogu di Dave Filoni e Jon Favreau, con protagonista il Mandaloriano Pedro Pascal e il suo fido apprendista Grogu e questo è il nostro pensiero sul nuovo capitolo cinematografico di Star Wars
Quando uscì nel 2019 la prima puntata di The Mandalorian su Disney+, lo show dimostrò che il franchise di Star Wars poteva andare avanti e tagliare definitivamente il cordone ombelicale con la “saga degli Skywalker” per esplorare altre vie.
Dave Filoni e Jon Favreau dimostrano che il franchise aveva ancora molto da esplorare e portarono sullo schermo le avventure in salsa space-western del Mandaloriano Din Djarin, interpretato da Pedro Pascal, e del suo fidato (e tenerissimo) compagno di viaggio, Baby Yoda, poi ribattezzato Grogu, che stregò gli spettatori sin dalla prima apparizione. E fu un grande successo.
Dopo tre stagioni (e mezzo, se si considera anche la seconda parte di The Book of Boba Fett “mando-centrica”), le avventure di Din Djarin e Grogu hanno preso una strada nuova per lo show, ma familiare per il franchise di Star Wars: quella del cinema.
Prima di proseguire con l’analisi di The Mandalorian e Grogu, due rapide considerazioni: questo film arriva nel momento di minor popolarità della saga cinematografica creata da George Lucas, complici i passi falsi delle serie TV e dell’ultima trilogia con Adam Driver (Kylo Ren) e Daisy Ridley (Rey), e ben oltre tre anni dopo l’uscita in piattaforma dell’ultimo episodio della serie madre.
Siamo onesti: l’hype che ruotava sino a qualche tempo fa intorno a Mando è calato gradualmente e, se Disney vuole far ripartire Star Wars da questo film, deve essere la prima a scommettere di avere tra le mani un prodotto notevole e valido. Ma la sensazione che si ha è che la casa di Topolino non sia convinta fino in fondo che The Mandalorian e Grogu sia il cavallo vincente su cui scommettere.
Ed è un gran peccato, perché la pellicola ideata da Dave Filoni e Jon Favreau, con la regia di quest’ultimo, è tecnicamente un prodotto d’intrattenimento di ottima fattura che centra l’obiettivo di divertire lo spettatore, principalmente quello che ha seguito le avventure di Mando e Grogu in piattaforma.
Scene d’azione e combattimenti, adrenalina e situazioni da “Mando” alzano l’asticella in prima battuta a livello tecnico e visivo: il passaggio dallo streaming alla sala porta maggiore qualità rispetto a The Mandalorian in tutti i suoi elementi, mescolando l’assetto classico con l’introduzione di personaggi nuovi che ben si integrano con il cosmo di Star Wars.
Un Mandaloriano al servizio della Nuova Repubblica
Con una sequenza iniziale epica, contraddistinta da una dettagliata cura dei particolari, scopriamo che Mando e Grogu sono al servizio della Nuova Repubblica, ingaggiati per cacciare tutti i sostenitori dell’Impero e capire quali siano le intenzioni dell’Ordine creato dall’Imperatore dopo la sconfitta e la morte di quest’ultimo. Catturare e ottenere informazioni dai devoti all’Impero è l’obiettivo principale di Ward (Sigourney Weaver) e per questo ha bisogno del migliore cacciatore sulla piazza.
La caccia al misterioso Janu, al servizio dell’Impero, porta Mando e Grogu a incrociare le strade del figlio di Jabba the Hutt, Rotta the Hutt (Jeremy Allen White), e della sua dinastia. Nel corso di questa nuova avventura, Din Djarin verrà messo a dura prova soprattutto fisicamente. Lui e Grogu scopriranno che gli Hutt non sono tutti despoti cinici e bramosi di potere.
La coppia Mando e Grogu protagonista indiscussa
Lo show di The Mandalorian è caratterizzato da due prime stagioni incredibili e una terza molto altalenante. In The Mandalorian e Grogu, i creatori Filoni e Favreau correggono il tiro e per prima cosa riportano in primo piano il rapporto tra Din e Grogu.
I due sono gli assoluti protagonisti di un’avventura che punta tutti i riflettori su di loro… insieme. Il rapporto padre/figlio è l’elemento che da sempre aveva dato quella marcia in più allo show e che nella terza stagione si era un po’ perso per dare spazio ad altre sottotrame.
The Mandalorian e Grogu rimette i due personaggi al centro con alcuni momenti familiari che spaziano dal tenero allo spassoso, e questa è un’ottima notizia per i fan.
E se Din Djarin è ancora più letale al cinema rispetto alla serie Disney+, Grogu è molto più che l’infante indifeso con poteri da Jedi della serie. C’è spazio nella pellicola per il piccolo baby Yoda per confermare che sono lontani i momenti in cui dipendeva al 100% dal paterno mandaloriano. Se nella serie Grogu vi aveva rubato il cuore, in The Mandalorian e Grogu vi farà innamorare perdutamente ogni volta che appare sullo schermo. Il carisma di questo personaggio è davvero incredibile. E non c’è Mando che tenga.
Il fardello di essere un Hutt
Tra i personaggi secondari spicca senza ombra di dubbio Rotta the Hutt, interpretato da Jeremy Allen White (The Bear, Shameless), dove il figlio di Jabba pone sotto una luce diversa la dinastia Hutt, da sempre contraddistinta nei film e nelle serie TV da alieni lumacosi viscidi e spietati, con una propensione alla criminalità e al doppiogioco.
Rotta è un Hutt ancora in cerca della propria identità e porta il fardello di essere il figlio del grande Jabba, conosciuto in tutto l’universo per l’impero criminale che aveva costruito su Nal Hutta e a cui tutti gli Hutt ambiscono. Lui vuole essere diverso dal padre e, in più di un’occasione, dimostra che non tutti gli Hutt puntano a essere dei criminali.
Filoni e Favreau scrivono un gran bel personaggio affidando ben più che la sola voce allo straordinario Jeremy Allen White, fornendo un interessante spunto su quello che potrebbe essere il futuro di Rotta the Hutt, che si spera di poter rivedere nel franchise in qualche altro prodotto targato Star Wars.
Un film che rapisce il fan, ma…
Dave Filoni e Jon Favreau fanno un ottimo lavoro imbastendo una trama d’azione adrenalinica al punto giusto, con ambientazioni e scene da blockbuster molto curate e dettagliate. I due registi strizzano anche l’occhio, in più di un’occasione, ai film action degli anni ’80 e ’90. Impossibile non notare il rimando a film come Top Gun subito dopo la sequenza iniziale, quando Mando e Grogu tornano alla base con un tramonto contraddistinto da un cielo arancione alle spalle.
Ma anche determinate battute o scene sono visibilmente ispirate ai film d’azione con protagonisti macho come Arnold Schwarzenegger, Sylvester Stallone, Chuck Norris ecc…
Sia chiaro: è un film che riprende le vibes western della serie, ma vira maggiormente verso un film fantascientifico d’azione con i personaggi di Star Wars.
I combattimenti sono ottimi (anche se i primi 20 minuti del film sono imbattibili per quanto riguarda adrenalina e spettacolarità) e Mando dimostra a tutti gli avversari perché sia il più letale dei mercenari. Tranne quando capita che perda il casco, perché oltre a quello pare perdere anche le abilità combattive, tornando a essere un semplice Pedro Pascal qualunque.
Quindi il film intrattiene e diverte i fan della serie anche grazie a diverse creature inedite create appositamente per la pellicola, che richiamano molto sia i “mostriciattoli” teneri e simpatici sia le creature spaventose aliene di cui erano pieni zeppi i film di Lucas.
Ma… è un film che punta al pubblico della serie TV. The Mandalorian e Grogu è un lunghissimo episodio che, se fosse uscito come special su piattaforma anziché al cinema, nessuno avrebbe battuto ciglio. Ed è complesso anche da collocare temporalmente all’interno della serie, perché non vi sono palesi riferimenti a quando si svolga, probabilmente per permettere anche a chi non ha visto la serie di non essere disorientato dalla cosiddetta continuity.
Difficilmente, a mio avviso, chi non conosce i personaggi andrà a vedere questo film, che, altra problematica, presenta una trama e una narrazione senza una vera e propria evoluzione. Mando e Grogu “fanno cose” dall’inizio alla fine.
Ed è davvero divertente ed esaltante in alcuni frangenti e lo spettatore che, come il sottoscritto, ha visto tutti gli episodi della serie e segue il franchise di Star Wars dall’inizio uscirà soddisfatto, perché ha visto un bell’episodio “extralarge” di The Mandalorian non sul divano, ma in una poltroncina del cinema. E non poteva essere altrimenti.
Al contempo, questa pellicola non può essere considerata un vero e proprio “restart” cinematografico di Star Wars, bensì un what if…? su come The Mandalorian avrebbe potuto essere al cinema.
E ribadisco che è un vero peccato, perché Filoni e Favreau hanno realizzato una gran bella pellicola.
Perché vedere The Mandalorian e Grogu?
Il film, come detto, è uno spettacolare blockbuster d’avventura, dove il Mandaloriano di Pedro Pascal si esalta in quello che sa fare meglio: il cacciatore di taglie.
Grogu è molto più di una spalla: è davvero il co-protagonista, ancora inesperto ma non per questo inerme. La sua sopravvivenza non dipende più da Din Djarin e lo dimostrerà durante il film.
Ma il difetto più grande di The Mandalorian e Grogu è che si tratta di un film pensato principalmente per chi ha amato la serie di Disney+ in tutti i suoi aspetti e che rappresenta un grande episodio esteso dello show. E questo rappresenta un limite.
Un qualcosa che potrebbe non attrarre lo spettatore occasionale che va al cinema indeciso su cosa vedere e che non segue, o non ha seguito, la serie televisiva, soprattutto vista l’attuale concorrenza con cui andrà a scontrarsi, rappresentata dagli attuali campioni d’incasso Michael, Il diavolo veste Prada 2 e Mortal Kombat II.
The Mandalorian e Grogu è un film da vedere e di cui godere in sala, ma sono convinto che avrà molto più successo in streaming tra le pareti di casa Disney+ (e casa vostra).
Spero vivamente di sbagliarmi, ma questa volta non sarà l’ordine mandaloriano dei Figli della Ronda a decidere la via, bensì il pubblico.
VOTO POPCORNERD: 7/10
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