Quattro anni. Abbiamo dovuto aspettare quattro lunghi anni, per conoscere l’epilogo delle avventure di Tommy Shelby, boss dei fottuti Peaky Blinders di Birmingham, che avevamo visto l’ultima volta alla fine della stagione sei nel lontano 2022.
Con il film originale Netflix, Peaky Blinders: The Immortal Man, il creatore Steven Knight cala il sipario sulla storia della famiglia Shelby, realmente esistita, che ha dato vita a cavallo tra la fine dell’800 e il primo trentennio del secolo ‘900 a un vero e proprio regno di criminalità, fondato su un importante codice d’onore e uno stile nel vestire che metteva al primo posto l’eleganza.
Sembrava impossibile rivedere Cillian Murphy nei panni di Tommy, vista l’escalation che l’ha portato a vincere nel 2024 l’Oscar come migliore attore in Oppenheimer di Christoper Nolan. Ma l’attore aveva un conto in sospeso con Tommy e i suoi spettatori: la storia meritava un capitolo finale, visto l’ultimo episodio della stagione 6 che aveva lasciato a molti l’amaro in bocca.

Del resto lo show di Steven Knight ha preso un ottimo interprete come Cillian Murphy nel lontano 2013, rendendolo uno dei più grandi talenti di Hollywood degli ultimi anni. Cillian è cresciuto insieme a Tommy. Ha vissuto tutte le sue tragedie e tutti i suoi successi, sulla propria pelle e, probabilmente, anche per questo motivo era giusto tornare ancora una volta in quegli abiti e indossare il “berretto a 8 spicchi” che aveva reso Tommy e la sua famiglia i veri padroni di Birmingham.
Peaky Blinders: The Immortal Man presenta un cast stellare in compagnia di Cillian Murphy, fatto di volti nuovi come Tim Roth, Barry Keoghan e Rebecca Ferguson, e vecchie conoscenze dei fan della serie come Stephen Graham che torna come Hayden Stagg, personaggio ricorrente della serie.
Alla regia Tom Harper, adatta in maniera impeccabile la ‘solita’ sceneggiatura di Steven Knight fatta di drammaticità, violenza, brutalità e spietatezza, per dare un giusto finale a uno degli show più importanti della carriera di quest’ultimo (e della piattaforma Netflix).
Peaky Blinders: dove eravamo rimasti

Non starò a riassumere l’intera sesta stagione, ma vi basti sapere che, nel corso degli anni ’30, con l’avvento del nazismo di Hitler in Europa, anche il Regno Unito viene colpito dalla strapotenza del Führer. E con esso l’impero dei Peaky Blinders di Birmingham.
Ma la morte della figlia Ruby distrugge il già precario stato emotivo di Tommy Shelby, che vediamo, alla fine dell’ultimo episodio della stagione 6, lasciare tutto e andare via a cavallo, per vivere in totale solitudine. Sembrava che i Peaky Blinders fossero finiti. E invece…
Peaky Blinders: The Immortal Man – Trama
1940. Birmingham è il palcoscenico di un traffico di sterline false, messe in circolazione dai nazisti capitanati da John Beckett (Tim Roth), talpa dei nazisti, con la finalità di uccidere l’economia del Regno Unito dall’interno.
Nel frattempo la Luftwaffe tedesca sta bombardando l’Inghilterra e colpisce una fabbrica di munizioni della BSA, uccidendone tutti i dipendenti.
In questo tragico panorama, Tommy Shelby vive in campagna isolato dal mondo, intento a scrivere le sue memorie autobiografiche nel libro L’uomo Immortale. Gli unici compagni di Tommy sono Johnny Dogs (Packy Lee) e i fantasmi del suo passato che lo tormentano: in primis la piccola Ruby e il fratello Arthur, anch’egli morto un paio di anni prima. Della famiglia Shelby che aveva governato anni addietro su Birmingham rimangono soltanto lui e la sorella, Ada.

Ma i Peaky Blinders non sono morti: Duke (Barry Keoghan), figlio bastardo di Tommy, è il nuovo spietato leader della banda criminale e cerca di mantenere il controllo di Birmingham tramite violenza gratuita e accordi con Beckett.
La condotta di Duke non può proseguire oltre e Kaulo (Rebecca Ferguson), zia e gemella della madre con la quale Tommy aveva concepito Duke anni prima, convince l’ultimo dei fratelli Shelby a tornare a Birmingham per salvare l’anima del figlio e la città con lui. Un ulteriore evento tragico scatenerà la rabbia di Tommy, costringendolo a risvegliare l’animo che ha reso celebre lui e i (fottuti) Peaky Blinders.
I tormenti e i fantasmi di Tommy Shelby

Al centro di Peaky Blinders: The Immortal Man c’è, senza neanche dirlo, la figura di Tommy Shelby. Un Tommy che ha perso tutto: potere, denaro e affetti. Un uomo che aveva dedicato una vita intera a creare un impero per lui e la sua famiglia, ma che ha visto solo morte, sangue e dolore come conseguenze delle sue azioni.
E il fatto di essere rimasto da solo con gli spettri di tutti coloro che ha amato e perso, aumentati nel corso della vita del boss dei Peaky, non fa che amplificare l’aura di tragedia che aleggia intorno a Tommy. Non è alla ricerca di redenzione o di riscatto, ma della pace dalle visioni che da anni lo tormentano, insieme ai peccati che non può lavare via dalla coscienza. E la peggior tortura per lui è continuare a vivere.
L’uomo che troviamo in Peaky Blinders: The Immortal Man è spezzato e svuotato, completamente diverso dal Tommy Shelby delle prime stagioni: ambizioso, freddo e calcolatore. Ma è giusto così: per come si è sviluppata ed è evoluta la trama nel corso delle precedenti stagioni, questo è l’unico risultato a cui potevano portare le scelte di Tommy Shelby.
La storia di Peaky Blinders: The Immortal Man è cruenta, violenta e tragica. Steven Knight ci aveva abituato a storie molto dure da digerire, sporche e ruvide sia nelle precedenti stagioni sia in altre sue produzioni. Ma mai come in questo caso.
È ‘l’ultima meta‘ di Tommy Shelby, ma è anche un pretesto dello stesso per cercare di espiare i propri peccati, ristabilendo quell’ordine che manca da tempo alla città dopo il suo addio.
Cillian Murphy: è lui L’uomo Immortale

Questa versione di Tommy è ciò che lo spettatore sa essere l’unica possibile arrivati a questo punto della storia. E Cillian Murphy, ancora una volta, giganteggia, con un’interpretazione (nuovamente) da Oscar.
L’attore riparte esattamente da dove aveva lasciato Tommy quattro anni fa, come se non fossero mai passati, e rientra nei panni del personaggio con una semplicità sbalorditiva.
Anche quando è obbligato a tornare a essere il “vecchio” Tommy, fa intendere che quegli abiti gli calzano ancora bene addosso. E che non si scherza con Tommy Shelby e i suoi Peaky Blinders.
L’attore aveva confessato che sarebbe tornato a interpretare Tommy solo con la giusta storia. Beh: Steven Knight, con Peaky Blinders: The Immortal Man, ha confezionato su misura per lui, come un abile sarto, una grande trama che celebrasse la figura di Tommy Shelby, che il buon vecchio Cillian sembra aver apprezzato. Il risultato è un’altra grande prova che oscura tutti gli altri (per quanto interessanti) attori presenti.
Barry Keoghan, talento arrivato troppo tardi in Peaky Blinders

Barry Keoghan/Duke faccia a faccia con Cillian Murphy/Tommy Shelby
Il personaggio di Duke è interpretato da un ottimo Barry Keoghan, figlio zingaro di Tommy che ha preso le redini dell’impero dei Peaky Blinders.
L’attore porta sullo schermo un personaggio interessante e un boss dei Peaky Blinders completamente diverso dallo stile di Tommy: rispetto all’eleganza, all’intelligenza e alla strategia di quest’ultimo, Duke è un ragazzo giovane e inesperto che si affida alla violenza e all’istinto.
Il rapporto complicato tra padre e figlio, che evolve all’interno del film, è una componente interessante che mostra come i due siano diversi caratterialmente, ma come, con ogni probabilità, se le cose fossero andate diversamente, avrebbero potuto essere due grandi alleati e capi della gang di Birmingham.
Regia e musiche che sanno di candidatura da Statuetta (per il 2027)

Il John Beckett di Tim Roth
Steven Knight è sempre un abile narratore quando si tratta di storie in costume che affondano le radici nella realtà. Insieme a Tom Harper costruisce un film dove la guerra è il punto focale: quella per la sopravvivenza della città di Birmingham, quella per l’assoluzione dell’anima di Tommy e quella che davvero si è consumata in quegli anni e che ha visto un bombardamento nazista nella città di Birmingham il 19 novembre 1940.
Intorno a questo evento storico ruota The Immortal Man, che trova il suo antagonista in un sempre bravo Tim Roth, nei panni di un John Beckett viscido, calcolatore, fascista e complice della Germania nazista.
Teatro degli eventi è la città di Birmingham, che per anni ci ha accompagnato con i suoi abitanti e lo storico pub Garrison, sede degli affari della famiglia Shelby e che abbiamo visto cambiare e rinnovarsi nel tempo.
Registicamente siamo davanti a un film di caratura cinematografica: forse davvero il primo grande film originale Netflix che vale la pena di vedere. Rimarrà tra le immagini più forti dell’intera epopea dei Peaky Blinders l’attraversamento a cavallo di Tommy Shelby della sua Birmingham, che non ha mai scordato il suo re.

Tommy Shelby nella ‘sua’ Birmingham
Risulta impossibile non citare la musica, da sempre un elemento che ha contribuito al successo della serie. La sigla Red Right Hand di Nick Cave & The Bad Seeds era già, fondamentalmente, storia della musica e ora fa parte della storia dei Peaky Blinders.
Nel film The Immortal Man, la colonna sonora originale porta la firma di Antony Genn e Martin Slattery, fondatori dei The Hours. Accanto alle loro composizioni trovano spazio anche brani dei Fontaines D.C. e di Elizabeth Fraser, e soprattutto la straordinaria versione di Hunting the Wren di Ian Lynch, che rende gli ultimi minuti del film decisamente intensi e memorabili.
Perché vedere Peaky Blinders: The Immortal Man?

Chiunque ha amato la serie di Netflix, non può perdere Peaky Blinders: The Immortal Man. Chi non ha mai visto i Peaky Blinders… recuperi la serie e POI guardi The Immortal Man.
È il canto del cigno di Tommy Shelby. Il saluto di un attore come Cillian Murphy al personaggio che l’ha reso (più) celebre, e del suo creatore Steven Knight, che è stato capace, con questo film, di farci amare ancora di più il carismatico boss dei Peaky Blinders di Birmingham.
Non so se ci sarà un futuro per il franchise dei Peaky Blinders, ma è stato davvero bello tornare ancora una volta per le strade di Birmingham e restare in compagnia di Tommy Shelby, per un’ultima sigaretta e un ultimo whisky al Garrison Pub sulle note di Red Right Hand.
VOTO POPCORNERD: 8.5/10
