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Newtopia: recensione ironica della serie zombie coreana che non ti aspetti

Recensione di Newtopia, la serie zombie coreana di Prime Video che mescola K-Drama, splatter e crisi di coppia. Una follia divertente tra le strade di Seul.

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Newtopia, la serie zombie coreana che non ti aspetti

Il Vero Drama? Non È l’Apocalisse, È la Tua Relazione.

Aprite un pacchetto di popcorn e preparatevi perché ho guardato Newtopia, l’ultima fatica coreana che vuole farvi credere che un’invasione di zombie sia il male minore. Il vero orrore di questa serie non sono i non morti che masticano cavi elettrici (giuro), ma la crisi esistenziale di una coppia che non sa se lasciarsi o meno mentre, letteralmente, il mondo crolla a pezzi.

Lui, il patetico. Lei, l’eroina che non ti aspetti. Ma con i tacchi giusti.


Incontriamo
Jae-yoon, il nostro “eroe” patetico che potrei tranquillamente essere io. Il classico bravo ragazzo, la cui mascolinità è proporzionale al numero di scalini che riesce a fare senza lamentarsi (cioè pochi). Diciamocelo chiaramente: potrebbe tranquillamente essere uno di noi. È in crisi con la sua fidanzata, Young-joo, una sorta di Wonder Woman in versione impiegata.

La premessa è: l’epidemia scoppia proprio nell’esatto momento in cui i due si stanno lasciando con una videochiamata imbarazzante. Lui, bloccato come un fesso sull’ultimo piano del grattacielo più alto di Seul, fa parte dell’esercito coreano (cioè sta facendo la leva obbligatoria che in Corea dura 3 anni) ed è li a controllare che i Nord Coreani non lancino missili o simili sulla capitale. Il problema è che passa metà serie a piagnucolare. Lei? Lei invece è una sorta di Nikita e si butta nella mischia manco fosse un rugbista maori, mena gli zombie con l’ombrello (e non solo, perché c’è una scena che non voglio spoilerare, ma è davvero epica… Mamma mia, quanto vorrei spoilerare in questo momento!) e sfoggia un paio di skill da sopravvivenza che nemmeno Bear Grylls dopo un corso di autodifesa al KGB.

La morale potrebbe essere la seguente: signore, se il vostro fidanzato non si degna di lottare contro uno zombie per voi, forse è il caso di lasciarlo prima che l’apocalisse vi renda il compito più difficile.

Che genere è? K-Drama ma con più schizzi di sangue


I coreani lo fanno sempre: prendono un genere e lo frullano come un milkshake con qualcos’altro. Qui abbiamo l’horror zombie teso e cruento che si scontra frontalmente con le scenette comiche da sit-com con tanto di rumori messi in post produzione in perfetto stile asiatico, ci sono i primi piani strappalacrime tipici dei K-drama romantici… ma c’è anche
un po’ di vecchio splatter ignorante come in L’Armata delle Tenebre (se non lo conoscete, andate a recuperare ma soprattutto COME C***O E’ POSSIBILE CHE NON HAI ANCORA VISTO QUEL CAPOLAVORO!).

Risultato? Un delirio visivo. Si passa dall’ansia pura di una fuga attraverso una scala infestata, a inquadrature degne di Friends in cui i personaggi fanno facce esageratissime e si comportano come se stessero litigando per l’ultimo pacco di ramen, non per la sopravvivenza del genere umano.
Ho trovato geniale e carino la soluzione di far ritardare la mutazione in zombie per coloro che vengono morsi ma se non lo hai visto evito di farti anche questa spoilerata.

Pillole di sopravvivenza (e curiosità) da Newtopia

  • Lo sceneggiatore della serie è Han Jin-won, che forse conoscete per aver co-sceneggiato quel piccolo film sconosciuto chiamato 🤣… Parasite. Non male, eh? Spiega il caos controllato!
  • Mai fare una videochiamata per rompere. Se la vostra relazione fa schifo, fatelo dal vivo. Così, se scoppia un’apocalisse, almeno siete vicini e potete spaccarvi la testa a vicenda (o difendervi, che è meglio). Tipo io conosco un sacco di coppie che l’anno fatto durante il Covid, solo che qui ci sono più morsi.
  • Gli zombie coreani sono i più atletici. Corrono, saltano, si arrampicano. Io invece amo quando gli zombie sono lenti e stupidi o comunque non delle saette. Mi tocca ammetterlo: qui sono inarrestabili tipo World War Z. Se mai ci fosse un’invasione, sperate che sia quella americana, almeno potete camminare più veloce di loro.
  • Il vero amore sopravvive a tutto. Ok le vacanze al paesello dei nonni, ok  alle cene di famiglia la domenica… ma adesso anche a una pandemia di non morti che vogliono strapparti la milza?

Newtopia è un casino? Sì. È incoerente? Assolutamente. E’ divertente? Certo che sì! Dategli una chance se avete voglia di un guilty pleasure che non si prende troppo sul serio e vi farà versare qualche lacrima… di risate.

Il mio voto finale da Caos Controllato è un bel  7/10.

Se hai finito il pacchetto dei PopCorn ricordati di fare la differenziata!

Guarda il trailer ufficiale della serie.

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Cinema

Zodiac: il miglior film di Robert Downey Jr. prima dell’MCU fu un flop

Prima di diventare Iron Man, Robert Downey Jr. brillava in Zodiac di David Fincher accanto a Jake Gyllenhaal e Mark Ruffalo. Un film oggi amatissimo ma che all’epoca fu un flop al botteghino

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L’Universo Cinematografico Marvel ha ufficialmente preso il via nel 2008 con Iron Man, cambiando completamente la carriera di Robert Downey Jr. Un anno prima, però, l’attore stava ancora cercando di ritrovare la propria strada a Hollywood dopo un periodo piuttosto difficile della sua vita.

Downey aveva già dimostrato il proprio talento molti anni prima, ma doveva ancora riconquistare lo spazio che aveva perso. Ed è proprio in quel periodo che arrivò a bussare alla sua porta per una parte in un film, David Fincher.

Parliamo di Zodiac, thriller del 2007 che oggi possiamo finalmente apprezzare per quello che è, ovvero un eccezionale adattamento e un film investigativo capace di costruire la suspense in maniera completamente diversa dal classico thriller sul serial killer. Downey Jr. fu affiancato in Zodiac da due attori che avevano già una propria reputazione e che, anni dopo, sarebbero entrati a far parte della storia dell’MCU, ovvero Jake Gyllenhaal e Mark Ruffalo.

All’epoca, però, non fu esattamente il successo che il regista e il suo cast sembravano promettere.

Ed è quasi divertente guardarlo oggi e vedere Robert Downey Jr., Jake Gyllenhaal e Mark Ruffalo condividere lo schermo prima di diventare, rispettivamente, Tony Stark, Mysterio e Hulk. Oggi sembra quasi un piccolo evento cinematografico, anche se nel 2007 nessuno poteva ancora immaginare quanto quei tre attori sarebbero diventati importanti per il mondo Marvel.

Ma soprattutto Downey offre nella pellicola una performance straordinaria, e a dire il vero, il suo Paul Avery ha qualcosa in comune con Iron Man. E le somiglianze tra i due personaggi sono piuttosto divertenti da notare.

La performance di Robert Downey Jr. in Zodiac è una delle migliori della sua carriera

Zodiac, uscito nel 2007 e oggi forse meno conosciuto dal grande pubblico rispetto ad altri film di David Fincher, è basato sulla storia vera del serial killer noto come Zodiac ed è un adattamento dell’omonimo libro di Robert Graysmith e del suo seguito, Zodiac Unmasked.

La pellicola segue le indagini che sconvolsero San Francisco tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, quando un criminale iniziò a uccidere persone e a inviare lettere e messaggi in codice ai giornali.

Ma il vero punto del film non è raccontare chi sia l’assassino. Fincher è molto più interessato a mostrare cosa può succedere alle persone che passano anni e anni cercando quella risposta.

Zodiac è quindi soprattutto un film sull’ossessione e la suspense nasce proprio da questa idea, raggiungendo il suo apice nella sequenza finale. Al centro della storia troviamo il fumettista e scrittore Robert Graysmith, interpretato da Jake Gyllenhaal, l’ispettore Dave Toschi, interpretato da Mark Ruffalo, e il giornalista Paul Avery, interpretato da Robert Downey Jr.

Ed è proprio Avery a rappresentare uno degli elementi più interessanti della pellicola.

Il personaggio è esattamente il tipo di ruolo che Downey Jr. sa interpretare alla perfezione. Anzi, guardandolo oggi, si potrebbe persino pensare che una parte di questa interpretazione abbia contribuito a plasmare, almeno idealmente, il Tony Stark che sarebbe arrivato appena un anno dopo.

Avery è un cronista di nera del San Francisco Chronicle, intelligente, sarcastico, sicuro di sé e profondamente convinto delle proprie capacità. Sa come ottenere uno scoop, sa con chi parlare e sembra sempre essere un passo avanti rispetto agli altri.

All’inizio è quindi facile capire perché sia così rispettato all’interno del giornale. E se ci pensate, sono tratti piuttosto simili a quelli dell’eroe dell’MCU. L’unica vera differenza è che Avery non è un eroe.

Ciò che colpisce maggiormente dell’interpretazione di Downey è però il modo in cui l’attore evita di trasformare Avery nel semplice stereotipo del “giornalista alcolizzato”.

Sì, il personaggio beve molto, fuma e con il passare del tempo inizia a perdere il controllo della propria vita. Ma il cambiamento avviene in maniera graduale e, proprio come accade per il film nel suo complesso, Avery viene lentamente consumato dal caso. Soprattutto quando l’assassino comincia a minacciarlo.

Ogni personaggio di Zodiac mostra in maniera diversa l’ossessione e le sue conseguenze. Per Avery questo significa iniziare lentamente a deteriorarsi, anche se continua a essere divertente e a comportarsi come un uomo convinto di sapere esattamente cosa sta facendo.

All’inizio questi aspetti sembrano semplicemente parte della sua personalità, ma con il procedere della storia iniziano ad assumere i contorni di un vero e proprio meccanismo di difesa. E vale la pena ricordare che Avery non è nemmeno il protagonista della storia. Eppure ruba la scena praticamente ogni volta che compare.

È forse proprio questo uno dei motivi per cui la performance di Downey in Zodiac può essere considerata una delle migliori della sua intera carriera. Non è necessariamente la sua interpretazione più trasformativa, ma è una prova attoriale in cui l’attore comprende perfettamente cosa deve fare.

Avery cattura l’attenzione senza sembrare che la stia cercando disperatamente. Downey gli permette di essere sgradevole quando serve, divertente quando ha senso e vulnerabile senza mai trasformare quella vulnerabilità in una scena di autocommiserazione.

È un tipo di recitazione che merita di essere applaudito, soprattutto oggi, quando spesso sembra che ogni emozione debba essere spiegata attraverso i dialoghi lasciando ben poco spazio all’interpretazione.

Anche la regia di Fincher fa la sua parte.

Il regista mantiene infatti l’assassino lontano dalla scena. Zodiac è sempre presente attraverso i racconti, le lettere, le prove e le paure dei protagonisti, ma nella maggior parte dei casi rimane fisicamente assente.

Ed è proprio in questi momenti che le interpretazioni diventano fondamentali per creare il giusto effetto thriller. Avery non è ossessionato dal caso come Graysmith, ma non ne esce nemmeno completamente illeso.

Se Zodiac funziona così bene, il merito è soprattutto di Downey e dell’intero cast. Un’indagine di questo tipo può avere conseguenze completamente diverse sulle persone che la seguono. Graysmith diventa ossessionato, Toschi continua a insistere e Avery inizia lentamente a perdere il controllo.

Sono reazioni diverse allo stesso problema e il film è interessante proprio perché mostra fin dove può spingersi ognuno di loro.

Perché Zodiac fu un flop al botteghino?

D’accordo, ma se Zodiac è davvero così bello, perché non funzionò al cinema?

Parte della risposta sta nel fatto che il film non era esattamente quello che il pubblico probabilmente si aspettava da David Fincher.

Il regista aveva già alle spalle il famigerato Se7en e, quando venne annunciato un nuovo progetto dedicato a un serial killer, era facile immaginare un’altra indagine cupa, piena di omicidi, violenza e scene pensate per scioccare lo spettatore.

Ma Zodiac non è quel film, o almeno non lo è principalmente.

La violenza c’è e alcune scene di omicidio sono ancora oggi piuttosto inquietanti, ma l’obiettivo di Fincher è concentrarsi soprattutto sulle persone che cercano di comprendere il caso, più che mostrare l’assassino in azione.

In effetti, il consenso della critica su Rotten Tomatoes riassume piuttosto bene questa differenza, descrivendo il film come un thriller più pacato e incentrato sui dialoghi, che si affida maggiormente all’evoluzione dei personaggi e alla ricostruzione degli anni Settanta piuttosto che ai dettagli grafici degli omicidi.

Oggi Zodiac vanta un punteggio del 90% da parte della critica sulla piattaforma e del 78% da parte del pubblico.

Un altro fattore che potrebbe aver contribuito al risultato al botteghino è inoltre la durata. Zodiac dura circa due ore e mezza, qualcosa che non rappresenta necessariamente un problema, ma che va tenuto in considerazione quando si parla degli incassi di un film, soprattutto considerando l’epoca in cui uscì.

La trama è costruita in maniera estremamente intrigante proprio grazie al modo in cui viene raccontata e strutturata, ma non offre al pubblico un finale tradizionale.

Non c’è infatti un momento di piena soddisfazione in cui l’assassino viene arrestato o ucciso e il film non spiega tutto in maniera conclusiva.

Immaginate quindi qualcuno che entra in un cinema negli anni Duemila aspettandosi un thriller classico e si ritrova davanti a un film in cui gran parte della storia è composta da poliziotti che discutono di prove, giornalisti alla ricerca di informazioni e Graysmith impegnato a decifrare codici e documenti.

Se amate questo genere di cinema è assolutamente fantastico, ma di certo non può funzionare per tutti.

Per chi non è interessato, probabilmente Zodiac può dare l’impressione di non arrivare mai davvero al punto, lasciando lo spettatore con la sensazione di non aver capito fino in fondo quello che ha appena visto.

Anche il marketing non aiutò particolarmente il film; la campagna promozionale di Zodiac enfatizzò infatti il lato più oscuro e macabro della storia, mettendolo in qualche modo in relazione con Se7en, mentre il film di Fincher era in realtà molto più riflessivo e investigativo.

In altre parole, alcune persone arrivarono al cinema con aspettative molto precise e finirono per rimanere deluse.

Gli incassi dimostrarono quanto fosse serio il problema.

Zodiac ebbe un budget di 65 milioni di dollari e ne incassò circa 84 milioni in tutto il mondo. Negli Stati Uniti raccolse poco più di 33 milioni di dollari, con circa 13 milioni di dollari nel weekend di apertura.

Per una pellicola con un budget del genere, è tutt’altro che un grande risultato.

Il lato positivo è che l’accoglienza della critica fu molto positiva fin dall’inizio e questo probabilmente contribuì a consolidare la reputazione del film nel corso degli anni.

Sebbene Zodiac tenda ancora oggi a essere trascurato, viene ormai considerato uno dei migliori film di David Fincher e a dire il vero, è invecchiato davvero bene.

Oggi molte persone riescono a guardarlo e ad apprezzarlo per quello che è, rendendosi conto che il vero fascino della pellicola non sta tanto nello scoprire chi sia Zodiac, quanto nel vedere questi personaggi cercare continuamente di mettere insieme i pezzi di un mistero che sembra impossibile da risolvere.

Forse Zodiac aveva semplicemente bisogno di un po’ di tempo.

E per quanto riguarda Robert Downey Jr., la spiegazione è ancora più interessante.

Un film che avrebbe dovuto essere un successo e che invece fu considerato un flop finì per diventare, con il passare degli anni, uno dei tasselli più importanti della carriera dell’attore.

Appena un anno dopo, Downey sarebbe diventato Tony Stark in Iron Man e avrebbe iniziato una delle più grandi trasformazioni della storia del cinema contemporaneo. E in Zodiac possiamo rivedere quell’attore prima dell’MCU, affiancato da Jake Gyllenhaal e Mark Ruffalo, due futuri protagonisti dell’universo Marvel.

Riguardando oggi Zodiac, è difficile non sorridere davanti all’idea che Tony Stark, Mysterio e Hulk fossero già tutti lì, sullo stesso schermo, molto prima che l’MCU cambiasse per sempre il cinema.

*Fonte del presente articolo: comicbook.com

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HBO Max

Lanterns: Prime impressioni sulla serie DCU di HBO Max

Abbiamo visto il primo episodio di Lanterns, serie TV del DCU disponibile su HBO Max dal 17 agosto con un episodio a settimana, che si concentra sulle indagini delle Lanterne Verdi, Hal Jordan e John Stewart

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Nonostante Superman e Batman siano gli eroi più importanti della DC Comics, a cui sono stati dedicati film, serie TV e serie animate, l’Universo DC ha molti altri personaggi altrettanto interessanti. Ce lo ha dimostrato in passato The CW, che ha portato in televisione eroi come Green Arrow, Flash, Supergirl e le Leggende del Domani (tra cui John Constantine). Tra i supereroi di prima fascia spicca anche Lanterna Verde, che ha avuto il suo (sfortunato) live-action nel 2011 e che vedeva nei panni di Hal Jordan un giovane Ryan Reynolds, prima di indossare il costume del mutante della Marvel, Deadpool.

Dopo il fiasco di 15 anni fa, James Gunn & Co. ci riprovano a raccontare il mito delle Lanterne Verdi con Lanterns, serie TV arrivata su HBO Max con il primo episodio e che presenta ufficialmente al pubblico del nuovo DC Universe la PRIMA Lanterna Verde, Hal Jordan, insieme a John Stewart, recluta e apprendista, dopo averci dato un assaggio con Guy Gardner in Superman nel 2025.

Lanterns si colloca all’interno del grande mosaico cinematografico e televisivo che lo stesso Gunn e Peter Safran stanno costruendo intorno agli eroi del DC Universe, già in cerca di riscatto dopo il passo falso al botteghino di qualche mese fa con Supergirl.

Rispetto al film con Reynolds, con Lanterns sembra che DC Studios e Warner Bros. Television abbiano compreso che, per dare vita a progetti interessanti e fedeli al materiale originale, sia necessario affidare l’incarico a persone esperte sia nell’ambito televisivo sia nel campo dei fumetti. Ed ecco quindi che tra gli ideatori della serie troviamo nomi noti come Chris Mundy, Damon Lindelof, tra i creatori di molti show televisivi tra cui Lost, e Tom King, pluripremiato scrittore di fumetti da diverso tempo in forza alla DC e autore di grandissime storie di Batman, Wonder Woman, Superman e molti altri.

Per interpretare Hal Jordan e John Stewart sono stati scelti rispettivamente Kyle Chandler (Ultime dal cielo, Bloodline, Friday Night Lights), volto noto del piccolo schermo, e l’astro nascente Aaron Pierre, per cui consiglio di recuperare il suo strepitoso Rebel Ridge su Netflix.

Hal e John sono i due protagonisti indiscussi del primo episodio di Lanterns, che si presenta come una serie sci-fi supereroistica, ma che, dopo la visione, si colloca più dalle parti del thriller soprannaturale.

Lanterns: hai paura?

Il primo episodio si sviluppa su tre piani temporali ben precisi.

Nel 1996, il bambino John Stewart assiste alla prima intervista televisiva di Hal Jordan, la Lanterna Verde della Terra che per la prima volta si mostra ai suoi abitanti nei panni di supereroe, rivelando di essere un uomo comune con una missione molto importante: proteggere il pianeta.

Nel 2016, il giovane John Stewart è diventato l’apprendista di Hal Jordan, la Lanterna Verde che tanto ammirava da piccolo e che da due mesi lo sta addestrando per diventare, a sua volta, una Lanterna Verde. Hal non è esattamente l’eroe senza macchia che John si aspettava. Beve, è perennemente in ritardo, sembra un uomo disilluso, ma porta avanti una missione e ricopre ancora un ruolo in cui crede.

I due finiscono a Rushville, in Nebraska, a causa di una sparatoria avvenuta dopo una partita di football tra tifoserie avversarie, nella quale muoiono alcuni civili. Secondo Jordan, però, quella sparatoria nasconde qualcosa di più. Qualcosa che viene da molto più lontano. Qualcosa che arriva dallo spazio.

Nel 2026, John viene chiamato dallo sceriffo Kerry Kane nuovamente sul campo da football dove aveva indagato con Hal dieci anni prima, per un nuovo caso che lo riguarda molto da vicino.

Un’ottima regia e una sceneggiatura da grande show televisivo

Quello che colpisce subito di Lanterns è la qualità, cosa che in realtà non dovrebbe stupire trattandosi di un prodotto HBO Max, elemento su cui la piattaforma ha sempre puntato. Fotografia, musiche, regia e dialoghi sono quelli che contraddistinguono solitamente una serie TV di grande fattura e che, in questo caso, superano di gran lunga alcuni show televisivi dei Marvel Studios. Qui siamo su livelli molto alti sin dalle prime battute.

La scelta di raccontare una storia sì supereroistica, ma che lascia volutamente sullo sfondo gli elementi più spettacolari del mito delle Lanterne, dagli eroi che volano e creano costrutti verdi con i loro anelli agli alieni che si nascondono tra gli esseri umani, mostrando tutto questo solo quando la storia lo richiede, è un’altra delle carte vincenti di Lanterns.

Ci si concentra sulla storia, sui personaggi, sullo spiegare chi sono e quali siano i loro rapporti, dando a volte per scontate alcune informazioni che, comunque, non pesano sulla comprensione di quello che accade.

Anche la gestione della narrazione su tre piani temporali distinti non deve scoraggiare o spaventare. La struttura è pressoché perfetta, grazie anche all’esperienza di Lindelof e King che, indipendentemente dai media in cui hanno lavorato e lavorano tuttora, sono maestri nel raccontare storie saltando tra passato, presente e futuro.

In ogni caso, almeno in questo primo episodio, gran parte della storia si svolge nel 2016, che probabilmente sarà il fulcro della trama almeno nei primi episodi.

Hal e John: due Lanterne diverse che però si completano

C’è chi ha paragonato Lanterns a True Detective e non posso che essere d’accordo sul fatto che possa ricordare, in alcune sequenze e soprattutto nel ritmo della narrazione, la prima stagione con Matthew McConaughey e Woody Harrelson. Allo stesso tempo, però, io ci ho visto anche tanto di X-Files, in particolare, del suo primo episodio, oltre al classico Arma Letale, uno dei buddy movie più importanti di sempre, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo del rapporto tra John e Hal, che mi ha riportato alla mente quello tra Riggs e Murtaugh.

Ed è proprio questo uno degli elementi più interessanti della serie: la contrapposizione tra Hal e John, due persone caratterialmente molto diverse che, nonostante tutto, si rispettano, anche perché entrambi sono stati scelti come Lanterne Verdi del settore 2814.

Kyle Chandler porta in scena un Hal Jordan davvero convincente, che presenta diverse caratteristiche in comune con il supereroe della DC Comics. È indisciplinato, spesso avventato e istintivo, tutte caratteristiche che ritroviamo anche nell’Hal Jordan dei fumetti. Allo stesso tempo, l’Hal del 2016 appare disilluso e rassegnato rispetto a quello che vediamo nel 1996.

Nonostante questo, rimane fedele al suo ruolo di protettore della Terra e di poliziotto intergalattico. È sveglio ed esperto nella gestione delle problematiche interplanetarie, nonostante lo scetticismo delle forze dell’ordine terrestri che non riconoscono la giurisdizione del Corpo delle Lanterne Verdi. E sembra avere l’intenzione di rendere John una Lanterna Verde a tutti gli effetti, nonostante alcuni suoi metodi decisamente originali e poco convenzionali.

Lo stesso discorso vale per il John Stewart di Aaron Pierre. L’attore entra perfettamente nei panni del disciplinato John, figlio di un militare e grande fan di Hal Jordan. Cerca di seguire le regole, ha una grande voglia di imparare tutto quello che Jordan può insegnargli e nutre un profondo rispetto per ciò che fa e per le responsabilità che gli affida. Ma allo stesso tempo è inesperto e compie errori.

Nonostante a volte non condivida le idee o i metodi di Hal, sa di essere una recluta e conosce perfettamente il proprio ruolo all’interno delle indagini.

Il rapporto tra i due è uno dei punti di forza di questo primo episodio di Lanterns e sarà interessante capire come evolverà nel corso dei prossimi episodi.

Vale la pena cominciare Lanterns?

Dopo quanto visto nell’episodio 1, posso affermare che la visione è andata oltre le mie aspettative. La serie è molto interessante, la regia è davvero ottima e i personaggi sono ben caratterizzati e sviluppati a dovere.

La scelta di location come città di periferia e ambientazioni desertiche aggiunge qualcosa in più all’atmosfera da “Area 51”, mentre l’affiatamento tra Kyle Chandler e Aaron Pierre nei panni di Hal e John è evidente e funziona molto bene. Il rapporto tra i due protagonisti è, senza dubbio, una delle cose più interessanti viste in questo primo episodio.

Se c’è da fare un appunto riguarda l’impiego della CGI che, nonostante sia limitata in questo primo episodio per dare spazio ad altro, non è all’altezza della qualità del resto.

Al netto del colpo di scena finale, che mi ha decisamente lasciato di stucco, Lanterns si candida a essere una delle serie più importanti della seconda parte del 2026, con un thriller intrigante e ben orchestrato, arricchito da venature mystery e sci-fi. Tutti elementi senza dubbio positivi.

Ora, però, non vedo l’ora che prenda quota la componente sci-fi, che entrino in campo altre Lanterne Verdi (qualcuno ha detto Guy e Sinestro?) e che tutto si sposti finalmente su un piano decisamente più intergalattico.


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Comics

Lanterns: Chi sono le Lanterne Verdi? Da Hal Jordan a John Stewart protagonisti della serie HBO Max

Scopriamo insieme chi sono le Lanterne Verdi protagoniste di Lanterns, la serie TV dei DC Studios in arrivo il 17 agosto su HBO Max

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«Nel giorno più splendente, nella notte più profonda, nessun malvagio sfugga alla mia ronda. Colui che nel buio del male si perde, si guardi dal mio potere… la luce di Lanterna Verde!»

Per chi non lo conosce, questo è il giuramento delle Lanterne Verdi e sono sicuro che lo sentirete recitare più di una volta all’intero di Lanterns.

Ma prima ancora che Hal Jordan e John Stewart accendano i loro anelli nel nuovo show DC Universe, c’è una cosa che vale la pena sapere: essere una Lanterna Verde significa molto più che indossare un costume verde e creare giganteschi pugni di energia (di colore verde, ovviamente).

Dietro Lanterns, la nuova serie di HBO Max targata DC Studios, esiste infatti una delle mitologie più vaste e affascinanti della storia di DC Comics. Un universo fatto di pianeti alieni, guerre cosmiche, anelli del potere, organizzazioni millenarie e soprattutto di una forza apparentemente semplice, ma fondamentale: la volontà.

La serie debutterà il 17 agosto 2026 e avrà come protagonisti Kyle Chandler nei panni di Hal Jordan e Aaron Pierre in quelli di John Stewart. La storia sarà però ambientata principalmente sulla Terra e partirà da un misterioso omicidio nel cuore dell’America, trascinando le due Lanterne Verdi in un’indagine destinata ad avere implicazioni molto più grandi.

È un’impostazione che pare portare sullo schermo un mix tra avventura sci-fi in stile X-Files e il concetto di Lanterna Verde come ‘poliziotto intergalattico’ espresso da Grant Morrison nel suo ciclo qualche anno fa.

Ma è arrivato il momento di capire chi sono le Lanterne Verdi, cosa sono Oa e i Guardiani e quali sono i personaggi dei fumetti che potremmo vedere entrare in gioco nella serie.

Il Corpo delle Lanterne Verdi: la polizia dell’universo

Per capire chi siano Hal Jordan e John Stewart bisogna partire dal Green Lantern Corps (Corpo delle Lanterne Verdi).

In termini molto semplici, possiamo considerarlo una sorta di polizia intergalattica, anche se in alcuni cicli viene rappresentata più come con un’organizzazione dalla forte disciplina militare. I suoi membri appartengono a specie completamente diverse proveniente da diversi pianeti e hanno il compito di proteggere i vari settori dell’universo.

Secondo la mitologia DC, il Corpo esiste da oltre tre miliardi di anni ed è composto da migliaia di Lanterne, distribuite nei diversi settori dello spazio. La loro base è Oa, il pianeta che rappresenta il centro del potere delle Lanterne Verdi.

Il loro strumento principale è naturalmente l’anello del potere, che permette di volare, creare campi di forza, costruire armi e oggetti attraverso la cosiddetta luce solida e, in generale, trasformare la volontà di chi lo indossa in una forza concreta.

Ma è proprio qui che nasce il concetto fondamentale della mitologia moderna di Green Lantern: l‘anello non è potente soltanto perché utilizza una tecnologia aliena, ma lo è perché viene alimentato dalla forza di volontà di chi lo utilizza.

È un’idea introdotta nella mitologia moderna di Green Lantern e diventata progressivamente sempre più importante, soprattutto durante la lunga gestione dello sceneggiatore Geoff Johns.

Per capire il Green Lantern moderno, infatti, uno dei fumetti fondamentali da recuperare è Green Lantern: Rebirth del 2004, realizzato da Johns ed Ethan Van Sciver e tutto il ciclo di DC Deluxe: Il Corpo delle Lanterne Verdi di Geoff Johns, Dave Gibbons, Keith Champagne, Patrick Gleason. È proprio con queste storie che DC rilancia Hal Jordan e il Corpo, e prepara il terreno per una nuova, enorme espansione della mitologia delle Lanterne.

Ma dobbiamo tornare ancora più indietro per spiegare dove nasce il mito di Hal Jordan, non la prima Lanterna Verde terrestre, ma sicuramente la più carismatica e tra le più amate dai lettori.

Hal Jordan, la prima grande Lanterna Verde umana

Nel 1959, Showcase #22 di John Broome e Gil Kane introduce quello che sarebbe diventato il Green Lantern più famoso di tutti: Hal Jordan.

Hal è un pilota collaudatore e la sua vita cambia quando un’astronave precipita sulla Terra. A bordo c’è Abin Sur, un alieno appartenente al Green Lantern Corps e ormai prossimo alla morte. Il suo anello cerca un nuovo possessore e sceglie proprio Hal. Da quel momento, l’uomo diventa la Lanterna Verde del Settore 2814, quello che comprende la Terra.

Hal è coraggioso, impulsivo e spesso insofferente nei confronti delle autorità. Non è quindi sorprendente che il suo rapporto con i Guardiani dell’Universo, coloro che governano il Green Lantern Corps, sia stato spesso tutt’altro che semplice.

La stessa DC ha anticipato che, nella serie, Hal sarà una lanterna veterana che sta allenando John da circa due mesi e, tra i due esiste già un rapporto piuttosto complicato. John non è semplicemente il suo allievo, ma potrebbe diventare il suo sostituto.

Ed è proprio questo rapporto a rappresentare uno degli elementi più interessanti della serie, perché Hal e John sono due Green Lantern molto diversi.

John Stewart: disciplina contro istinto

John Stewart debutta nel 1971 sulle pagine di Green Lantern #87, grazie a Dennis O’Neil e Neal Adams.

La sua storia è molto diversa da quella di Hal. John è un ex Marine e un architetto e viene scelto inizialmente come Lanterna di riserva nel caso Hal non possa svolgere il proprio compito. Con il tempo, però, diventa molto più di una semplice alternativa.

John Stewart diventa uno dei leader più importanti del Green Lantern Corps e uno dei personaggi più rispettati della mitologia delle Lanterne.

Anche il suo modo di utilizzare l’anello riflette la sua personalità. Essendo un architetto e un ex marine abituato alla disciplina militare, John costruisce i propri costrutti di luce solida con una precisione quasi maniacale, realizzandoli dall’interno verso l’esterno.

È una differenza apparentemente piccola, ma racconta perfettamente il personaggio.

John è inoltre protagonista di alcune delle storie più importanti del Green Lantern Corps, soprattutto quando il fumetto ha iniziato a raccontare il Corpo come una vera e propria squadra, dando sempre più spazio alle Lanterne aliene e alle loro vicende.

La serie rappresenterà finalmente il debutto live action di John Stewart, interpretato da Aaron Pierre, dopo anni nei quali il personaggio è stato particolarmente popolare nelle produzioni animate DC.

Guy Gardner, il ‘bullo irascibile’ delle Lanterni Verdi

E poi c’è Guy Gardner, arrogante, irriverente, aggressivo e spesso incapace di tenere la bocca chiusa, Gardner è uno dei personaggi più particolari del Green Lantern Corps.

La cosa curiosa è che, nei fumetti, Guy avrebbe potuto essere il primo essere umano a ricevere l’anello di Abin Sur al posto di Hal. Semplicemente, si trovava più lontano dal luogo dello schianto. Guy debutta nel 1968, in Green Lantern #59, e nel corso degli anni diventa una presenza sempre più importante nel Corpo.

La sua personalità esplode soprattutto nelle storie degli anni Ottanta, trasformandolo nella Lanterna che tutti amano odiare.

Nel nuovo DC Universe lo abbiamo già visto in Superman (2015), interpretato da Nathan Fillion, e tornerà anche in Lanterns.

Il suo ruolo nella serie dovrebbe essere più limitato rispetto a quello di Hal e John, ma la sua presenza è importante perché permette di mostrare ancora una volta quanto possa essere variegato il Green Lantern Corps. Non esiste un unico modo di essere una Lanterna.

OA, il cuore del Green Lantern Corps

Ma chi decide chi può diventare una Lanterna Verde? E soprattutto, da dove arrivano gli anelli? La risposta è una sola e ha il nome di OA.

Il pianeta è il centro del Green Lantern Corps e ospita la Batteria Centrale del Potere, la gigantesca batteria che alimenta gli anelli verdi.

OA è anche la casa dei Guardiani dell’Universo, una delle razze più antiche dell’intero universo DC.

I Guardiani hanno creato il Green Lantern Corps per proteggere l’universo e mantenere l’ordine. Sono esseri estremamente intelligenti, razionali e apparentemente privi delle debolezze emotive che caratterizzano le altre specie. Ed è proprio questo che, nel corso dei fumetti, ha creato più di un problema.

Perché i Guardiani sono talmente ossessionati dall’ordine da arrivare spesso a prendere decisioni discutibili. Le Lanterne, invece, sono esseri viventi con emozioni, dubbi, paure e soprattutto una propria idea di ciò che è giusto.

Il rapporto tra il Corpo e i suoi creatori è quindi molto più complicato di quello tra semplici soldati e comandanti.

Sinestro, il maestro di Hal diventato suo nemico

Se Hal Jordan è il Green Lantern più famoso, Sinestro è probabilmente il personaggio che meglio rappresenta il lato oscuro di questa mitologia.

Prima di diventare il suo più grande nemico, il korugariano Thaal Sinestro era una delle migliori Lanterne del Corpo oltre ad essere soprattutto il maestro di Hal Jordan.

Sinestro crede fermamente nell’ordine, ma il suo concetto di ordine diventa progressivamente sempre più estremo. Per lui la libertà può trasformarsi in caos e, di conseguenza, l’universo deve essere controllato.

Quando i Guardiani scoprono i suoi metodi, Sinestro viene espulso dal Corpo.

Ma non accetta la sconfitta; il personaggio finirà per creare il Sinestro Corps, un’organizzazione che utilizza l’energia gialla della paura.

È uno dei passaggi fondamentali della grande gestione di Geoff Johns e trova una delle sue massime espressioni in Green Lantern: Sinestro Corps War.

E questo rende particolarmente interessante la sua presenza in Lanterns: sarà fino in fondo parte del Corpo delle Lanterne Verdi, o nel corso della stagione prevarranno le sue ideologie che lo porteranno lontano da OA?

A interpretarlo sarà Ulrich Thomsen, mentre il suo rapporto con Hal sarà chiaramente uno degli elementi più importanti della serie.

I Manhunters: il lato più inquietante della mitologia

Ed è qui che Lanterns potrebbe cominciare a mostrare il proprio lato più fantascientifico.

I Manhunters sono macchine create dai Guardiani prima della nascita del Green Lantern Corps.

Il loro compito originale era mantenere l’ordine, ma la loro incapacità di comprendere realmente le emozioni li trasformò progressivamente in una minaccia. Nei fumetti rappresentano quindi uno dei primi grandi errori dei Guardiani.

E proprio i Manhunters sono stati mostrati nel trailer ufficiale di Lanterns come una delle minacce legate alla storia della serie. Il materiale promozionale suggerisce inoltre che potrebbero essersi infiltrati sulla Terra assumendo sembianze umane.

Questo dettaglio è particolarmente interessante perché permette alla serie di mantenere l’impostazione da thriller investigativo senza rinunciare alla componente cosmica.

Le altre Lanterne che potremmo vedere

Naturalmente Hal, John e Guy non sono gli unici esseri umani ad aver indossato un anello verde.

Tra le Lanterne più importanti della storia DC troviamo Kyle Rayner, artista scelto in un momento particolarmente drammatico per il Corpo, e due personaggi più recenti come Simon Baz e Jessica Cruz.

Ma nella mitologia dei fumetti sulle Lanterne Verdi, risulta impossibile non inserire tra le più importanti Lanterne Verdi di altri pianeti, il celebre pianeta senziente Mogo, l’addestratore brutale ma dal cuore d’oro Kilowog, il leggendario e potentissimo custode della profezia Sodam Yat, la saggia spia pesci-uccello Tomar-Re e la diplomatica aliena Arisia Rrab. Chissà chi di questi comparirà all’interno della prima stagione della serie…

Lanterns: dal 17 agosto su HBO Max

La vera curiosità, a questo punto, è capire come tutto questo verrà portato sul piccolo schermo.

James Gunn e Peter Safran hanno descritto fin dall’inizio Lanterns come una storia investigativa ambientata sulla Terra, con Hal e John al centro di un mistero destinato però a collegarsi alla più ampia storia del nuovo DC Universe.

È una scelta che può sembrare quasi in contrasto con la natura cosmica di Green Lantern, ma potrebbe rivelarsi esattamente il modo migliore per introdurre questo mondo.

Insomma, non ci resta che attendere il 17 agosto per entrare nel mondo delle Lanterne Verdi. Appuntamento su HBO Max!

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