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Graphic novels

Storie da Spoon River: la graphic novel di Rizzo e Allo che reinterpreta l’opera di Masters

Marco Rizzo ha raccontato al Circolo dei lettori di Torino la genesi della graphic novel Storie da Spoon River, disegnata dall’artista Deborah Allo e ispirata all’opera originale di Edgar Lee Masters

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È sempre bello quando gli autori vengono a raccontarsi nella mia Torino, città ricca d’arte e capitale della letteratura italiana una volta all’anno grazie al Salone Internazionale del Libro. A maggior ragione quando gli incontri si tengono all’interno della fantastica cornice rappresentata dal Circolo dei Lettori di Torino, gli appuntamenti assumono una connotazione… magica.

In questa occasione ospite e protagonista è stato Marco Rizzo, autore e giornalista famoso per il suo lavoro su Spider-Man e su opere di graphic journalism,  nonché redattore Panini Comics, che è stato nel capoluogo piemontese per promuovere una serie di incontri legati a un progetto della Cooperativa Letteraria, che porta il fumetto direttamente nelle scuole. Non semplici eventi, ma percorsi strutturati dove gli studenti lavorano sui testi prima e dopo l’incontro, trasformando il fumetto in uno strumento didattico continuo.

Durante queste giornate è stato spiegato che sono state affrontate opere diverse ma accomunate da una forte valenza civile e culturale; da Jan Karski. L’uomo che scoprì l’Olocausto a Per amore di Monna Lisa, fino agli incontri dedicati a figure come Peppino Impastato. Un approccio che riflette perfettamente la poetica di Rizzo: usare il fumetto per raccontare la realtà.

Ma torniamo al tema principale dell’incontro della serata dello scorso 15 aprile, ovvero la presentazione al pubblico in sala da parte dello scrittore siciliano di Storie da Spoon River.

La genesi e la sfida di Storie da Spoon River

Storie da Spoon River, è la graphic novel scritta per l’appunto da Marco Rizzo e disegnata dall’artista Deborah Allo, pubblicata da Feltrinelli Comics nel 2024 e ispirata all’opera di Edgar Lee Masters Antologia di Spoon River (1914).

Il progetto, ha raccontato Rizzo, nasce su proposta di Tito Faraci, curatore editoriale di Feltrinelli Comics:

Mentirei se dicessi che è stata una mia idea perché è stata una proposta, anzi un invito obbligato [ride n.d.r.] dal mio mentore e amico Tito Faraci, curatore della collana Feltrinelli Comics. Un bel giorno mi chiama e dice “senti vorrei che ti occupassi di adattare a fumetti Spoon River.”

In foto Marco Rizzo che presenta Storie da Spoon River

Inizialmente titubante, Rizzo accetta la sfida trovando una chiave narrativa personale e coinvolgendo la disegnatrice Deborah Allo, il cui stile gotico si è rivelato ideale per dare forma visiva ai testi:

Questo libro è nato con Deborah. Ho in mente i suoi disegni e credo che sia cucito su di lei e sul suo tratto gotico

Tra oltre 200 epitaffi dell’opera originale, lo scrittore ne ha selezionati alcuni, costruendo una rete di storie interconnesse, sottolineando di aver cercato di non portare nella sua opera, personaggi che già avevano avuto un adattamento, come, ad esempio, quelli trattati da Fabrizio De Andrè nel suo album Non al denaro, non all’amore nè al cielo (1971). In alcuni casi, invece, ha inserito personaggi che magari non erano protagonisti dei singoli capitoli, ma che facevano parte della cosmologia di Spoon River.

Si è trattato di un lavoro di adattamento complesso e meticoloso, supportato da una vera e propria “mappa” dei personaggi, fatta di linee temporali e collegamenti.

Ho preso un tabellone, ho preso i colori di mia figlia e ho disegnato delle linee temporali: ognuna per ogni personaggio. […] E a me questa cosa è servita per darmi una visione d’insieme di come si muovessero dei personaggi e come interagissero fra di loro. 

Johnnie Sayre, Daisy Fraser e gli altri personaggi protagonisti di Storie da Spoon River, intrecciano le loro vite a cavallo di tre decenni: 1880, 1890, 1900.

Ed è stato uno degli aspetti più complessi del progetto quello legato alla creazione e costruzione della rete di connessioni tra i personaggi con un obiettivo specifico ovvero creare un’opera che potesse essere letta anche in modo non lineare, proprio come l’antologia originale.

La trasformazione da poesia a fumetto, raccontando sempre l’essere umano

Trasformare un’opera poetica in fumetto significa cambiare linguaggio, non tradire l’originale.

Per Rizzo, poesia e fumetto condividono lo stesso obiettivo: raccontare l’essere umano.

Nonostante le novelle siano state scritte e ispirate alla società di oltre un secolo fa, diversi temi sono sempre i medesimi così come le persone nonostante siano passati oltre 100 anni.

Gli abitanti Spoon River siamo noi: gli sfruttati, gli sfruttatori, le puttane, i venduti, gli assassini, i santi, la disabile, l’alleato e il poveraccio

Gli incidenti sul lavoro, lo stupro, l’aborto clandestino e molti altri temi che sono centrali nella graphic novel di Rizzo e Allo, sono ancora riconducibili a situazioni della società attuale nonostante siano passate generazioni dall’opera di Masters. E la potenza, probabilmente, consiste proprio in questo: nell’identificarsi in personaggi del passato e nei loro problemi sotto altre forme.

Storie da Spoon River permette di visualizzare attraverso l’arte della Allo ciò che nella poesia è suggerito, mantenendo però intatta la profondità emotiva di Masters. La graphic novel può, anzi, diventare un ponte per nuovi lettori, incuriosendoli e spingendoli a scoprire il testo originale.

Qui ha fatto un ottimo lavoro Masters. Quindi per Deborah è bastato immaginarsi questi personaggi. Lei tra l’altro, partendo dalle poesia, aveva in testa volti degli attori legati a certi personaggi.

Daisy Fraser, personaggio anticonformista che ha stregato l’autore

Tra i tanti personaggi di Spoon River, Marco Rizzo ha raccontato di essersi particolarmente affezionato a Daisy Fraser, una delle prostitute del villaggio, principalmente per ciò che rappresenta: una figura anticonformista, capace di restare sé stessa nonostante le difficoltà e le circostanze che spesso la rendono vittima.

E’ il personaggio che porto nel cuore e anche il preferito di Deborah da realizzare e credo che si veda. E quello a cui mi sono affezionato di più.

Ma lo sceneggiatore sottolinea una cosa importante: non si è mai immedesimato direttamente nei personaggi, ma il suo punto di vista è piuttosto quello di un osservatore esterno, quasi “dall’alto”, simboleggiato nel fumetto dalla presenza di un falco che sorvola il cimitero. Uno sguardo neutrale, che non giudica ma osserva, proprio come fanno gli animali.

La potenza del linguaggio del fumetto: tempo, ellissi e narrazione visiva

Passando a un aspetto più ‘tecnico’, Rizzo ha spiegato quanto interessante sia l’uso del linguaggio fumettistico. Rizzo racconta una sequenza a cui è particolarmente legato: quella che coinvolge Daisy e Benjamin.

In questa scena, il tempo non è definito in modo preciso. Tra una vignetta e l’altra possono passare minuti o ore, e il lettore non ha bisogno di saperlo. L’unico elemento costante è un cane che attende dietro la porta, sottolineando con la sua presenza il passare del tempo in modo implicito.

Il cane aspetta fedele dietro la porta si muove ogni tanto come fanno i cani quando dormono. Si mette a pancia all’aria, si rigira, poi ritorna alla sua posizione. Non sappiamo quanto tempo passa. Non ci è dato saperlo, non ci interessa.

Il momento chiave arriva con il cambio di scena: girando pagina, il lettore scopre che sono passati anni e che da quell’incontro è nato un figlio. È un esempio perfetto di come il fumetto riesca a condensare tempo e significato attraverso immagini e ritmo narrativo.

Il lavoro a quattro mani con Deborah Allo

Rizzo ha spiegato nel dettaglio il processo di collaborazione con la disegnatrice Deborah Allo, un lavoro che parte dalla scrittura di soggetti e sceneggiature, spesso inviati a blocchi, capitolo per capitolo.

Le sue sceneggiature sono molto dettagliate, a detta dello stesso Rizzo, con indicazioni precise su inquadrature, azioni e ritmo. Tuttavia, il confronto con Deborah risulta fondamentale, in quanto l’artista ha rielaborato le indicazioni attraverso bozzetti e layout, proponendo soluzioni visive che possono anche modificare l’idea iniziale.

È proprio in questa fase che è nato il vero dialogo creativo tra i due e che ha portato alla nascita di Storie da Spoon River.

Il fascino dannato di personaggi complessi dalla morale ambigua

Uno degli elementi più forti di Spoon River è la complessità dei personaggi, mai davvero senza macchia e integerrimi, ma anzi; moralmente discutibili. Eppure sia l’opera originale che la graphic novel di Rizzo e Allo riescono a generare empatia anche attraverso queste figure ambigue, sempre al limite della moralità e per questo profondamente umani. Ma sono tutti tratti distintivi del lavoro di Edgar Lee Masters che è stato cercato di riportare in questa nuova veste dagli autori di Storie da Spoon River.

E il risultato è un’opera fascinosa e poetica, a detta di chi scrive, che dimostra ancora una volta quanto potente sia il fumetto per raccontare (per la prima volta o nuovamente) storie, e quanto possa essere forte la connessione con la letteratura del passato, indipendentemente dall’epoca in cui è stata scritta.

Dove trovare Storie da Spoon River

Storie da Spoon River è disponibile nei negozi di libri e sul sito Feltrinelli al costo di €19.00.

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Fumetti

Sergio Bonelli Editore presenta Zorro – Man of the Dead

Dal 15 maggio arriva in Italia Zorro – Man of the Dead, il volume evento che racconta le origini dello spadaccino mascherato in una delle sue rivisitazioni più audaci.

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Notizia riportata sulla base del comunicato stampa inviatoci da Sergio Bonelli Editore.

A qualche mese dall’annuncio ufficiale, arriva in libreria e fumetteria il 15 maggio il volume evento che segna l’esordio in Sergio Bonelli Editore di un eroe senza tempo: Zorro, reinterpretato dal talento visionario di Sean Murphy, già celebre per aver rinnovato l’immaginario del Cavaliere Oscuro in Batman: Cavaliere Bianco.

Con ZORRO. MAN OF THE DEAD si torna alle origini del leggendario spadaccino mascherato, proiettandolo in un contesto moderno e spietato, dove mito e realtà si intrecciano senza soluzione di continuità. Nella città messicana di La Vega, la memoria di Zorro vive ancora, a duecento anni dalla sua ultima impresa, impressa come un marchio indelebile sulla facciata di una chiesa. Un simbolo di giustizia e ribellione che il potere criminale cerca di cancellare con la violenza, tanto che i narcos arrivano a uccidere l’attore che interpreta l’eroe durante la festa del paese, sotto gli occhi dei suoi figli, Rosa e Diego.

Vent’anni dopo, quando tutto sembra perduto, una nuova figura emerge dalle ombre. Il vendicatore mascherato è tornato, pronto a impugnare la spada e a dichiarare guerra al cartello della droga…

Il volume, con testi e disegni di Sean Gordon Murphy e colori di Simon Cough, è proposto con tre copertine variant, realizzate da Matteo Scalera, Joe Quesada e Lee Bermejo.

Testi e disegni: Sean Gordon Murphy
Colori: Simon Cough
Copertina: Sean Gordon Murp
Formato: 22 x 30 cm, colore
Tipologia: cartonato
Pagine: 112
ISBN code: 979-12-5629-205-9
ISBN code VARIANT 1 (Scalera): 979-12-5629-278-3
ISBN code VARIANT 2 (Quesada): 979-12-5629-279-0ISBN code VARIANT 3 (Bermejo): 979-12-5629-293-6

Prezzo: 25,00 euro

https://www.sergiobonelli.it/prodotto/zorro-man-of-the-dead/

https://www.sergiobonelli.it/prodotto/zorro-man-of-the-dead-variant-scalera/

https://www.sergiobonelli.it/prodotto/zorro-man-of-the-dead-variant-quesada/

https://www.sergiobonelli.it/prodotto/zorro-man-of-the-dead-variant-bermejo/

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Fumetti

Something Epic vol. 1, un viaggio nel mondo dell’immaginazione

Recensione senza spoilers di Something Epic Vol. 1, scritto e disegnato da Szymon Kudrański, pubblicato negli Stati Uniti da Image Comics e in Italia da Mirage Comics

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Cos’è davvero l’immaginazione? E cosa succede quando smettiamo di ascoltarne il richiamo?

Sono queste le domande al centro di Something Epic, l’opera con cui Szymon Kudrański esplora il confine sottile tra creatività e realtà, tra rifugio e ossessione, attraverso gli occhi del quattordicenne Danny Dillon, che grazie alla sua incredibile sensibilità è capace di muoversi tra due mondi: quello reale e quello dell’immaginazione.

Scritto e illustrato dallo stesso Szymon Kudrański, Something Epic Vol. 1 raccoglie i primi sette capitoli della serie, originariamente pubblicati da Image Comics tra il 2023 e il 2024, e successivamente distribuiti in Italia da Mirage Comics.

La trama

Danny Dillon è un Epic: è capace di vedere al di là del velo che separa il mondo reale da quello dell’immaginazione, traendo da essa l’ispirazione per la sua arte. Il suo sogno, infatti, è di diventare un artista.

Ma quando un evento traumatico colpisce lui e la sua famiglia, la fiamma della creatività dentro di lui si spegne, lasciando spazio all’oscurità e a tutto ciò che ne consegue.

Gli anni passano e, ormai adulto, Danny è costretto a fare i conti con le creature generate da quell’oscurità, entità che minacciano di distruggere completamente il regno dell’immaginazione.

Something Epic #2

Something Epic #2

In questo articolo spoiler-free voglio parlarvi di un’opera profonda e complessa, con la quale Kudrański dichiara il suo amore per il fumetto, riflettendo su cosa significhi essere un creativo e attingendo a riferimenti della pop culture in cui molti di noi si riconoscono.

Il regno dell’immaginazione

Danny è un bambino speciale. Sin dalla nascita è dotato di un’innata sensibilità artistica e di una percezione fuori dal comune: riesce a cogliere ciò che sfugge agli occhi dei meno creativi, la dimensione dell’immaginazione. Ai suoi occhi, i due mondi si sovrappongono e le creature più strane che popolano il mondo dell’immaginazione – vampiri, gatti parlanti, gnomi, supereroi e creature a 8 bit – si mescolano al mondo reale.

Ignare di essere osservate, queste presenze diventano per lui una fonte inesauribile di ispirazione. Danny vuole disegnare, vuole diventare un artista, e prende in prestito ciò che solo lui riesce a vedere per trasformarlo in arte.

Kudrański rappresenta questo regno invisibile come un ecosistema complesso, popolato da figure molto diverse tra loro ma capaci di convivere in un equilibrio sorprendente. È proprio in questa varietà che emergono le influenze dell’autore: dal linguaggio dei supereroi di Marvel Comics e DC Comics, manga e anime, fino ai videogiochi, evocati dalle creature in stile 8-bit.

Something Epic #1

Something Epic #1

Kudrański racconta se stesso?

Quella capacità di “vedere oltre” era per Danny il suo segreto più prezioso. Sapeva che, se avesse rivelato ciò che riusciva a vedere, nessuno gli avrebbe creduto. Nemmeno la persona a cui voleva più bene: sua madre. Cresciuto senza un padre, lei era diventata per lui la sua roccia, la sua unica certezza e il suo punto di riferimento.

Un dettaglio interessante, che difficilmente sfuggirà al lettore più attento, è la scelta dell’autore di non mostrare mai il volto della madre di Danny. Anche questo elemento suggerisce una lettura più intima dell’opera, quasi autobiografica, come se Kudrański stesse raccontando qualcosa di profondamente personale, rendendo omaggio alla propria madre attraverso la narrazione.

Something Epic #1

Something Epic #1

Si ha quindi come la sensazione che l’autore stia raccontando se stesso, paragonando la propria sensibilità e innata creatività a un superpotere impossibile da condividere con qualcuno in grado di comprenderlo davvero.

Un dono straordinario, ma profondamente isolante.

Le creature che si nascondono nel buio dentro di noi

La vita di Danny viene bruscamente stravolta quando un evento traumatico colpisce lui e la sua famiglia. Non entrerò nei dettagli di quanto accade, perché rappresenta uno snodo fondamentale del racconto ideato dall’autore e merita di essere scoperto senza anticipazioni, per poterne apprezzare appieno la potenza narrativa.

Danny si trova così a fare i conti con una realtà dura e soffocante, che lentamente spegne la fiamma della creatività che fino a quel momento lo aveva definito. Al suo posto si insinua un’oscurità profonda, desolante e pericolosa, che ha dato vita a qualcosa che minaccia di distruggere completamente il regno dell’immaginazione.

Something Epic #3

Something Epic #3

Ho interpretato questa parte di racconto come se Kudrański volesse rappresentare la depressione e la tristezza di Danny attraverso il progressivo deteriorarsi del mondo immaginario che solo lui è in grado di vedere. È come se le sue emozioni negative avessero un impatto diretto su quel piano metafisico, in cui prendono forma tutte le creazioni nate dalla sua immaginazione e creatività e da quella degli altri creativi.

Un dettaglio interessante è il graduale incremento della presenza del rosso nelle tavole. Man mano che Danny si addentra in un contesto alimentato da rabbia e rancore, l’autore riesce a trasmettere l’urgenza di questi sentimenti attraverso un utilizzo estremamente consapevole del colore rosso che simboleggia emozioni intense, spesso associate all’aggressività e al pericolo.

La battaglia finale per salvare il regno dell’immaginazione

Non analizzerò nel dettaglio gli ultimi capitoli che chiudono questo primo arco narrativo di Something Epic, ma una cosa è certa: “epico” non basta a descrivere ciò che Szymon Kudrański mette in scena.

Danny è messo a dura prova ed è costretto a confrontarsi con le creature nate dall’oscurità cresciuta dentro di lui, ormai fuori controllo. Per salvare quel mondo che un tempo custodiva Danny sarà costretto ad affrontare il nemico che teme più di ogni altro.

Something Epic #6

Something Epic #6

Conclusione

Something Epic vol. 1, scritto e disegnato da Szymon Kudrański, è il racconto di un viaggio nel mondo metafisico dell’immaginazione, capace di offrire al lettore molteplici chiavi di lettura e profondi spunti di riflessione.

La storia di Danny non è soltanto quella di un quattordicenne che sogna di diventare un artista, ma un racconto che affonda le sue radici in temi universali come la famiglia, il trauma e la solitudine. Elementi che, intrecciandosi tra loro, danno vita a una narrazione che va oltre il semplice percorso di formazione per trasformarsi in un fantasy intimo e, al tempo stesso, incredibilmente epico.

A rendere il tutto ancora più potente è lo stile visivo di Kudrański: il racconto fa un uso estremamente intelligente della regia delle tavole, ricorrendo spesso a primi piani e messe a fuoco che conferiscono alle tavole un taglio cinematografico. La colorazione, inoltre, raggiunge picchi di autentica magia nelle battute finali, con sequenze visivamente straordinarie che lasciano davvero senza fiato.

VOTO POPCORNERD: 8.5/10

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Fumetti

Joy Operations: la fantascienza secondo Brian M. Bendis nel volume Mirage Comics

Brian Bendis e Stephen Byrne sono gli autori di Joy Operations, opera sci-fi con protagonista l’EN.VOI Joy Corrigan, edita da Mirage Comics

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A novembre 2025, Brian M. Bendis è stato il grande ospite del fumetto americano alla Milan Games Week, portato in Italia dalla casa editrice Mirage Comics.

Oltre a parlare del suo immenso lavoro per le major del fumetto, tra panel e interviste, Bendis è stato in Italia per presentare, tramite l’etichetta Mirage Comics, il suo volume creator-owned realizzato insieme a Stephen Byrne: Joy Operations, opera pubblicata negli Stati Uniti per JINXWORLD della Dark Horse.

In foto: Brian M. Bendis

Chi conosce l’autore di Cleveland sa che la carriera di Bendis è stata costellata di storie di successo, di stampo crime o supereroistico, a volte con protagonisti adolescenti (Ultimate Spider-Man, Naomi, Spider-Man: Miles Morales, Young Justice, Riri Williams), raccontati attraverso un metodo di narrazione che mette spesso al centro le fragilità e i problemi dei personaggi tanto quanto forza e personalità.

Bene. Cancellate dalle vostre teste quanto appena scritto, ribaltate ogni elemento (o quasi) che ha contraddistinto i fumetti scritti da Bendis sino a oggi e otterrete la formula chimica utilizzata per scrivere Joy Operations: una storia sci-fi con una protagonista femminile (Joy, per l’appunto) di mezza età, eccellente, determinata e molto esigente con sé stessa.

Vedere all’opera il creatore di Miles Morales con un puro prodotto di fantascienza, territorio quasi inesplorato dallo stesso, se non in qualche trama supereroistica scritta per Marvel (Guardiani della Galassia) e DC Comics (La Legione dei Super-Eroi), è senza ombra di dubbio uno dei motivi che mi hanno incuriosito e che mi hanno portato ad acquistare il volume che raccoglie l’intera trama di Joy Operations.

Un volume che, lo ammetto, racchiude al suo interno luci e ombre e che, nonostante l’enorme stima per l’autore di cui sono grande fan, non mi ha convinto appieno una volta arrivato all’ultima pagina.

Joy Operations: Trust in the Corporation!

Siamo nel futuro, per l’esattezza 55 anni avanti rispetto a oggi. Il mondo è nelle mani delle Corporazioni, proprietarie di tutto ciò che è contenuto all’interno delle Trust, città-Stato caratterizzate da una tecnologia quasi magica, con grattacieli fluttuanti, guardie del corpo dotate di superpoteri e sistemi di selezione delle armi degni di un capitolo del videogioco Halo.

In questo mondo fantascientifico si sviluppano le vicende di Joy Corrigan, una donna di mezza età, felicemente sposata e madre, che è anche una EN.VOI, un’agente speciale (anzi, la migliore) della città-Trust Jonando, agli ordini di Miss Kathryn Menteuse, l’imprenditrice a capo della Corporazione.

Ms. Menteuse

Sin dalle prime pagine Joy è colpita da una voce interiore… che non è la sua, tantomeno la sua coscienza. Questa “voce” la avverte del pericolo rappresentato dalle Corporazioni e, in particolare, da quella per cui lavora.

Dopo un primo momento di diffidenza, Joy comincia a dare ragione alla voce nella sua testa e questo la porta a indagare su Miss Menteuse e sulla Corporazione che dirige, mettendo così in pericolo sé stessa e tutta la sua famiglia. Mettere in discussione tutto ciò in cui ha sempre creduto non è semplice per nessuno, neanche per Joy Corrigan.

Le Corporazioni, critica a una società moderna governata dalle grandi aziende

Hatamoto vs. Joy

Il grande villain di Joy Operations non sono tanto Miss Menteuse o i suoi sgherri, tra cui lo spietato Hatamoto, quanto le Corporazioni e ciò che rappresentano.

Nella realtà di oggi non è inusuale che grandi compagnie si espandano e costituiscano, per i propri dipendenti, dei veri e propri “villaggi” all’interno dei quali vivere. Più è grande l’azienda, più potere economico detiene e più questo comporta un maggiore controllo sulle persone.

Basti pensare ai social media come Facebook, Instagram, TikTok o ad applicazioni come Amazon, che fanno capo a grandi “corporazioni” capaci di tenerci incollati ai telefoni, condizionandoci e influenzandoci. In Joy Operations le Corporazioni sono lo specchio della deriva verso il quale sta andando la società moderna, estremizzato e mostrando un mondo non troppo lontano dove le grandi aziende hanno un controllo totale sulla vita umana.

Bendis racconta la fantascienza che vorrebbe leggere

Il genere sci-fi è complesso, un vero campo minato per uno scrittore, sceneggiatore o regista. A seconda degli elementi inseriti o eliminati, il racconto può trasformarsi in un flop o in un capolavoro.

Avendo avuto l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con l’autore, Bendis ha confidato di essere molto critico quando si tratta di fantascienza, che si parli di romanzi, film, serie TV o fumetti.

La storia di Joy Operations nasce proprio per soddisfare il suo lato di lettore del genere, dando vita a un racconto che racchiude il tipo di fantascienza che piace a lui, andando oltre la sua comfort zone di scrittore e cercando di creare qualcosa di nuovo, anche per mettere alla prova le proprie abilità in un contesto in cui non sapeva se avrebbe fatto bene.

Insomma, Bendis ha voluto mettersi alla prova con Joy Operations, ma il risultato è un’opera che, a mio giudizio, non promuove del tutto il suo operato.

Il fatto che si muova in un genere che non padroneggia pienamente si percepisce, e spesso il lettore appare confuso dagli eventi che si susseguono all’interno della trama, vero punto debole del volume.

Il primo numero di Joy Operations getta subito nella mischia senza fornire troppe spiegazioni, se non quelle strettamente necessarie, ma alla lunga questa carenza di informazioni si fa sentire e rende difficile comprendere davvero il mondo e i personaggi che ruotano attorno a Joy. Bendis costruisce una trama complessa, in cui diversi fili si ingarbugliano tra loro senza però snodarsi mai del tutto e nel quale l’autore sembra perdersi a sua volta.

Le domande su come si siano evolute queste città-Stato o su cosa significhi essere governati dalle Trust, o da dove traggano origine i poteri degli EN.VOI rimangono senza risposta e quella che, nelle prime battute, sembra un’ambientazione fantascientifica ramificata, per cui, pagina dopo pagina, si attendono chiarimenti, viene in gran parte accantonata per concentrarsi sull’azione e sugli scontri tra la Corporazione e Joy.

A proposito di Joy, il personaggio è ben caratterizzato e intrigante. È interessante, soprattutto, la scelta di Bendis di puntare su una protagonista agli antipodi rispetto ai teenagers che è abituato a scrivere e valorizzare. Joy è un’adulta ben oltre la quarantina che, grazie alla tecnologia, appare quasi come una supereroina (anzi, togliamo pure il “quasi”).

È un’eroina moderna, una donna dal forte autocontrollo e carisma, dall’animo granitico quando si tratta di combattere, ma capace anche di grande tenerezza nel suo particolare ambito familiare, inclusivo e descritto in modo naturale e convincente da Bendis, a differenza di altri autori che spesso trattano il tema dell’inclusività in maniera più goffa. Rimane una delle poche vere note positive del volume, insieme all’ambientazione futuristica, esteticamente spettacolare merito (soprattutto) di un buon comparto grafico.

Un (altro) Byrne da tenere d’occhio

La grande sorpresa riguarda la parte artistica: Stephen Byrne, autore che non conoscevo prima di questo volume, si rivela un ottimo disegnatore e perfetto per Joy Operations.

Byrne aveva già lavorato con Bendis su Legion of Super-Heroes e in quest’opera è co-creatore del mondo di Joy Operations, a cui Bendis, sul piano visivo, ha lasciato carta bianca. Il risultato è notevole soprattutto per quanto riguarda l’estetica, l’architettura e l’atmosfera della storia.

Una spettacolare tavola di Joy Operations

Byrne realizza tavole in cui, a livello scenografico, ci troviamo davanti a una sorta di “Tron che incontra Inception”: un’estetica decisamente futuristica, con inquadrature da grandangolo cinematografico che valorizzano l’ambientazione e donano grande spettacolarità alle tavole.

Anche le scene d’azione sono ottimamente costruite e il tratto pulito di Byrne rende più chiara (per quanto possibile) la complessa trama di Bendis.

Perché leggere Joy Operations?

Brian Bendis si cimenta nella sci-fi per cercare di “creare” il fumetto di fantascienza che avrebbe sempre voluto leggere, ma il risultato finale non è certo la sua opera migliore.

Pur trattandosi di un discreto fumetto d’azione futuristica in stile John Wick, che affronta in sottofondo temi e problematiche attuali proiettandole in un futuro molto vicino, la (contorta) trama non sembra mai decollare davvero e lascia il lettore in uno stato confusionale con diverse domande senza risposta nell’avventura che vede protagonista l’EN.VOI Joy Corrigan.

Una (gran) nota di merito va alle matite di Stephen Byrne, disegnatore molto abile e perfettamente a suo agio nelle atmosfere futuristiche di Joy Operations, capace di realizzare tavole spettacolari e di ampio respiro. La sua arte che si può ammirare all’interno del volume è, in definitiva, il vero motivo per cui vale la pena acquistare questo volume.


VOTO POPCORNERD: 6/10

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