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PopChop Express: Gigi la trottola lo spokon irriverente dove tutto è possibile
Oggi sul PopChop Express vi portiamo nel mondo degli spokon, anzi di uno spokon anni ’80 decisamente sopra le righe, ma irresistibile: Gigi la trottola
Io amo serie TV e film sportivi, compresi quindi manga e anime. Holly e Benji, L’Uomo Tigre, Mila e Shiro, Slam Dunk sono tutti titoli che hanno dominato la mia infanzia e adolescenza.
Ma c’è un’opera che mette al centro lo sport come i titoli sopra citati, lo prende, lo smonta pezzo per pezzo e lo ricostruisce in maniera totalmente comica e irriverente. Sto parlando di Dasshu Kappei, da noi conosciuto come Gigi la trottola. Un titolo, un programma.
Si tratta dell’adattamento anime del manga spokon di Noboru Rokuda del 1980 che, sicuramente, chi è cresciuto in quegli anni, non può non conoscere.

Chi invece non l’ha mai visto dovrebbe recuperarlo, perché è una di quelle opere che oggi semplicemente non si farebbero più.
Non per limiti tecnici, ma perché Gigi la trottola è senza filtri: è un adattamento anime che sprizza energia da tutti i pori, con una comicità ai limiti (ma non troppo) del politically correct e con un protagonista come Gigi Sullivan, un ragazzo alto poco più di un metro, che padroneggia il basket e qualsiasi altro sport come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Una specie di versione anarchica di Michael Jordan, ma senza disciplina, senza allenamento e soprattutto senza alcuna intenzione di comportarsi bene.
E pensare che la cosa più curiosa è che tutto questo non nasce da un’idea precisa dell’autore, Noboru Rokuda, che inizialmente non voleva realizzare una commedia. Fu la casa editrice Shōgakukan a spingerlo verso una storia sportiva con elementi comici, seguendo il successo di Lamù. Anche la scelta del basket fu in parte editoriale.
Questo mix di elementi portò alla nascita di un’opera che oggi è ricordata con molto affetto, ma che è davvero fuori da ogni canone se si guarda agli anime odierni.
Gigi Sullivan: un protagonista che non dovrebbe funzionare… e invece lo fa benissimo

Kappei Sakamoto (da noi Gigi Sullivan) è basso, sfacciato, spesso fastidioso, completamente fuori controllo e, soprattutto, è ossessionato dalle mutandine delle ragazze..
Probabilmente, se in quegli anni fosse stato realizzato un adattamento televisivo italiano come accadde per il telefilm su Kiss Me Licia con Cristina D’Avena, avrebbero scelto Alvaro Vitali per interpretare Gigi. Per fortuna, nulla di tutto ciò è mai stato realizzato.
Nonostante sia uno di quei personaggi che sulla carta non dovrebbero funzionare, Gigi funziona eccome.
Perché Gigi non cerca mai di essere simpatico o eroico. Non ha un arco di crescita classico, non impara davvero dai suoi errori. È semplicemente sé stesso dall’inizio alla fine e, proprio per questo, piace.
È una scheggia impazzita che va contro ogni logica rispetto al classico protagonista sportivo di uno spokon, che affronta la crescita con serietà, rigore e sacrificio.
Da un punto di vista più “moralistico”, Gigi la trottola, in fondo, è una rivincita di chi parte svantaggiato, di chi è fuori standard, di chi non rientra nei canoni dell’atleta.
Solo che qui questa rivincita passa attraverso il nonsense e il surreale, con schiacciate impossibili, gag al limite e una totale mancanza di buon senso.
Una storia semplice… raccontata nel modo più folle possibile

Se si guarda la trama in modo superficiale, Gigi la trottola è uno spokon piuttosto classico: il protagonista entra nel club di basket del liceo, trascina la squadra verso il successo e poi decide di sfidare tutti gli altri circoli sportivi.
Il problema, o meglio, il punto di forza, è che niente viene raccontato in modo normale.
L’opera di Noboru Rokuda prende ogni elemento tipico del genere e lo deforma. Gli allenamenti diventano inutili, la disciplina sparisce, le partite si trasformano in spettacoli assurdi dove tutto può succedere.
Chi conosce il mito di Maradona sa che era un calciatore atipico: si allenava meno di altri compagni, ma era capace di fare cose incredibili con il pallone tra i piedi… semplicemente perché era Maradona. E la sua squadra vinceva. Si trattava di un unicum nell’ambito sportivo.
Gigi, allo stesso modo, vince non perché si allena, ma perché… è Gigi. Punto. E fa apparire tutto ciò assolutamente normale.
Uno spokon controcorrente

Negli anni in cui gli anime sportivi erano costruiti su sudore, fatica e miglioramento continuo, qui succede l’esatto contrario.
Non c’è l’etica del lavoro, non c’è un vero percorso di crescita e non c’è nemmeno la volontà di sembrare credibili o attinenti al mondo reale dello sport.
C’è invece una comicità folle che ribalta tutto. Persino la “motivazione” del protagonista è una gag: la sua passione per le mutandine diventa una sorta di carburante, di doping che lo rende invincibile nei momenti chiave.
È una cosa che oggi farebbe discutere e che difficilmente troverebbe spazio in un manga o anime contemporaneo, ma che all’epoca era semplicemente parte del tono esagerato della serie.
Gigi la trottola, come un salmone, va controcorrente rispetto allo spokon classico, diventando un’icona del genere proprio perché diverso e, in un certo senso, irripetibile (complice anche il periodo storico che permetteva certe “libertà creative”).
Nulla è normale in Gigi la trottola: la follia contagia anche la scuola e il cast
Anche l’ambiente scolastico giapponese, solitamente rappresentato come rigido e disciplinato, viene completamente ribaltato, diventando un luogo dove accade qualsiasi cosa. Letteralmente qualsiasi cosa.
Sfide assurde, situazioni grottesche, personaggi fuori controllo sono all’ordine del giorno e Gigi, ovviamente, è il catalizzatore di questo caos.
Anche visivamente la serie gioca con il contrasto: Gigi è spesso disegnato in modo caricaturale, quasi ridicolo, ma nei momenti “epici” può trasformarsi in una figura sorprendentemente elegante. È una presa in giro anche del linguaggio stesso degli anime.
Attorno a lui ruota un gruppo di personaggi che non prova nemmeno a riportare la situazione alla normalità.

Anna e Salomone, protagonisti insieme a Gigi
C’è Akane (Anna), dolce e gentile, una delle poche presenze “equilibrate”. C’è Salomone, il cane parlante che per tutti è un animale normalissimo ma che, in realtà, è uno dei personaggi più “umani” della serie. Poi ci sono rivali, come Kaoru Tachibana (Thomas) il capitano della squadra, Kyōshirō Nemuri (Adamo) il bello di turno e gli altri compagni di squadra nonché figure sempre più assurde.
Salomone, in particolare, è una trovata geniale: rivale in amore, spalla comica e persino “insegnante” che spiega le regole degli sport. Una cosa che oggi suonerebbe surreale (a meno che non si tratti del cane Brian dei Griffin), ma che qui funziona perfettamente.
L’arrivo in Italia e la trasformazione in cult

Quando l’anime, prodotto da Tatsunoko Production e trasmesso su Fuji TV, arriva in Italia negli anni ’80, trova il terreno perfetto.
Le TV locali lo trasformano in un fenomeno, anche grazie a un adattamento che cambia nomi e accentua la comicità. Kappei Sakamoto, Akane Aki e Seiichiro vengono ribattezzati, per l’appunto, in Gigi Sullivan, Anna, Salomone, e così via, riplasmando il tutto per il pubblico italiano, come accadeva per molti anime dell’epoca.
E poi c’è la sigla de I Cavalieri del Re, che da sola basta a evocare un’epoca. Per chi vuole rivivere alcuni momenti di pura nostalgia, vi lasciamo di seguito la sigla italiana dell’anime.
Un mondo senza limiti
Una delle cose più affascinanti della serie è che, a un certo punto, smette completamente di avere confini.
Non è più solo basket: Gigi affronta qualsiasi sport, qualsiasi sfida, qualsiasi situazione. Dal ping pong al sumo, dalla scherma a gare completamente assurde, fino ad arrivare a episodi che sfiorano la fantascienza.
E in mezzo a tutto questo ci sono citazioni e parodie di ogni tipo: da Star Wars a Blade Runner, passando per anime, cinema e cultura pop.
È un continuo gioco di rimandi che rende la serie ancora più imprevedibile.
Perché rivedere (o vedere) oggi Gigi la trottola?

Riguardare (o scoprire per la prima volta) oggi Gigi la trottola è un’esperienza strana. Le nuove generazioni potrebbero trovarsi spaesate di fronte alla carica e alla comicità demenziale e folle di Gigi & Co.
Da un lato è evidente che appartiene a un’altra epoca; dall’altro, proprio per questo, risulta ancora più fresco perché libero da ogni “catena”. Non deve rispettare regole, non deve essere realistico, non deve insegnare nulla.
Gigi la trottola resta una delle più pure manifestazioni di caos creativo mai arrivate dagli anime, con un protagonista che non è perfetto e nemmeno un esempio da seguire. È rumoroso, scorretto, esagerato.
Ma, nonostante tutto, continua a essere un punto fermo dell’animazione giapponese degli anni ’80. Un’opera che ha un solo vero obiettivo: divertire, sorprendere e spingersi sempre un po’ più in là.
Trovate tutti gli episodi di Gigi la trottola su Anime Generation (Prime Video), canale tematico di Yamato Video.
E non dimenticate di guardare il reel dedicato a Gigi la trottola degli amici di NerdChop Express!
Recensioni
Batman Caped Crusader S2: Il convincente ritorno del Cavaliere Oscuro noir di Prime Video
Grazie a Prime Video abbiamo visto in anteprima Batman Caped Crusader stagione 2, in uscita sulla piattaforma il 31 luglio. L’Uomo Pipistrello in versione noir dovrà vedersela con nuovi mortali nemici negli episodi inediti. Per saperne di più ecco la nostra recensione!
L’estate 2026 di Prime Video verrà sicuramente ricordata come “l’estate dei supereroi noir”.
Dopo l’ottima accoglienza ricevuta da Spider-Noir, interpretato da uno straripante Nicolas Cage, un altro show, questa volta animato, con protagonista il famigerato supereroe dalle orecchie a punta e dal simbolo del pipistrello, si appresta a far vivere nuove avventure pulp e hard-boiled agli abbonati di Prime Video: Batman: Caped Crusader.
Dopo una prima stagione uscita esattamente due anni fa, il Crociato Incappucciato torna con 10 nuovi episodi che esplorano ulteriormente le gesta di questa versione anni ’30 del protettore di Gotham City.
Il Batman delle origini, diverso dall’eroe dell’immaginario odierno

Prima di addentrarci nell’analisi della seconda stagione, è necessario spendere due parole sul progetto Batman: Caped Crusader.
Nel 2024, J.J. Abrams, la mente dietro Lost, Matt Reeves, regista di The Batman, e Bruce Timm, uno dei creatori di Batman: The Animated Series, hanno portato sulla piattaforma di Amazon la prima stagione di Caped Crusader, serie animata che narrava le avventure di un Batman alle prime armi come vigilante di Gotham, molto diverso da quello a cui siamo abituati oggi.
Si tratta di un Uomo Pipistrello che si muove e agisce nella Gotham City degli anni ’30, dotato di un costume più rudimentale, con orecchie che divergono verso l’esterno come quelle di un vero pipistrello e guanti corti, una Batmobile dall’estetica classica delle berline dell’epoca, un Alfred che richiama lo stereotipo del maggiordomo inglese tipico di quegli anni e nemici che, per lo più, sono gangster e malavitosi in abito gessato armati di Tommy Gun.
Quello che ne emerge è una versione decisamente fedele al Batman originale, così come immaginato nel 1939 dall’artista Bob Kane e dallo scrittore Bill Finger, che ha esordito in Detective Comics #27.

Il Batman degli esordi a fumetti su Detective Comics #27
L’eroe di Batman: Caped Crusader mantiene lo spirito con cui è nato Batman dalla mente dei suoi creatori: proteggere gli abitanti di Gotham e sconfiggere i criminali agendo nel buio della notte vestito da Uomo Pipistrello, diventando una leggenda urbana tra i gangster, terrorizzati dall’idea che quella misteriosa creatura potesse esistere davvero.
E poi, come anticipato, tra i produttori c’è l’esperto Bruce Timm, uno degli artefici dell’incredibile serie animata cult degli anni ’90, che ha definito nell’immaginario dei bambini dell’epoca Batman sia dal punto di vista estetico sia come concetto di eroe gotico tutto d’un pezzo. Richiamato a gran voce da Warner Bros., Timm inizialmente avrebbe dovuto realizzare una nuova stagione di Batman: The Animated Series, idea che però non lo ha mai convinto, avendo già detto tutto su quella versione del personaggio.
Ma ripensando ai concept mai realizzati negli anni ’90, il produttore iniziò a immaginare una versione ancora più pulp e oscura del personaggio, ispirata ai vigilanti mascherati come The Shadow e ai vecchi horror Universal.
Con il coinvolgimento di J.J. Abrams e Matt Reeves, nasce un progetto completamente nuovo dedicato a Batman, con connotazioni decisamente più crime e investigative.
Il risultato finale presenta un Batman investigatore, più brutale e dal carattere più ruvido, che mescola, in parte, atmosfere del Batman di Reeves con estetica per quanto riguarda l’animazione di Batman: The Animated Series, proiettando il tutto nell’America degli anni ’30 e ’40.
Batman Caped Crusader: dove eravamo rimasti?

Il finale della prima stagione di Batman: Caped Crusader ha lasciato Gotham profondamente segnata.
Il destino di Bruce Wayne si è intrecciato con quello di Harvey Dent, divenuto il folle Due Facce dopo essere stato sfigurato dall’acido lanciatogli sul volto da Tony Zito, scagnozzo del boss mafioso Rupert Thorne.
Sprofondato nella paranoia e consumato dalla rabbia, Harvey intraprende una sanguinosa vendetta contro gli uomini di Thorne, fino a decidere di farsi ricoverare volontariamente all’Arkham Asylum. Barbara Gordon, convinta che possa ancora fare la cosa giusta, si offre di difenderlo e cerca di convincerlo a testimoniare contro la criminalità organizzata.
L’ultimo tentativo di portare Thorne davanti alla giustizia si conclude però in tragedia: Dent si sacrifica per salvare Barbara durante un agguato orchestrato dagli uomini del boss. La sua morte rafforza la determinazione di Batman, che promette di diventare il vero custode di Gotham. Nel frattempo, nelle ultime scene della stagione, un misterioso individuo sperimenta una tossina capace di provocare risate incontrollabili, anticipando l’arrivo della più grande minaccia dell’universo di Batman.
Nuovi terribili nemici sono pronti a incrociare la strada del Crociato Incappucciato

La criminalità di Gotham City è rimasta senza il suo boss. Il vuoto di potere lasciato da Rupert Thorne, arrestato in seguito agli eventi della prima stagione, fa gola a numerosi malviventi. Tra questi emerge uno degli ex scagnozzi dello stesso Thorne, il gangster Eddie Nigma, deciso a conquistare la città a colpi di rapine e omicidi, creando non pochi grattacapi a Batman e al G.C.P.D.
Nel frattempo, il Cavaliere Oscuro, dopo un inizio di rapporto tutt’altro che idilliaco, inizia a collaborare con Barbara e James Gordon, rispettivamente avvocatessa e commissario di polizia di Gotham. I tre uniscono le forze per risolvere i casi più complessi che minacciano la città.
Tra i protagonisti di questa seconda stagione torna anche la detective Renee Montoya, tra i pochi agenti di Gotham realmente incorruttibili, che cerca di lasciarsi alle spalle la delusione sentimentale vissuta con la dottoressa Harleen Quinzel, immergendosi completamente nel lavoro, che di certo non manca.
Nuovi criminali, come un lugubre Mr. Freeze, un vendicativo Spaventapasseri ed altre incredibili minacce faranno il loro ingresso nel corso della stagione. Ma il più grande villain emergerà soltanto nell’atto finale, quando il più pericoloso avversario mai affrontato da Batman inizierà finalmente a svelare le proprie carte. Il Joker è pronto a entrare in scena, trascinando l’Uomo Pipistrello e l’intera Gotham City in una partita destinata a cambiare tutto.
Gotham City, ancora una volta personaggio sullo sfondo di Bat-avventure crime

Gotham City, come in ogni ottima storia di Batman, assume le sembianze di un personaggio al pari del Cavaliere Oscuro e del resto del cast. La città che non dorme mai del Caped Crusader non è da meno nemmeno in questa seconda stagione.
L’approccio adulto della serie animata e le atmosfere pulp da film noir anni ’30, ha dato ai produttori e agli sceneggiatori la possibilità di approfondire, nei nuovi episodi, temi molto maturi come la brutalità e la corruzione della polizia, un cancro che rimane sullo sfondo di ogni episodio pur non venendo affrontato direttamente, e una criminalità senza scrupoli né morale che, priva di un vero boss al comando, si riversa sulle strade e sugli abitanti di Gotham con ancora maggiore crudeltà.
Tutto questo si riflette in una città ancora più cupa e noir rispetto alla prima stagione, costretta ad assistere impotente al tracollo e al declino di una società e di un sistema in cui Batman, spesso, non basta.
Questa seconda stagione continua a concentrarsi su storie dalla forte connotazione crime, alternando episodi che seguono una storyline ben precisa incentrata sui piani di Nigma e Joker ad altri autoconclusivi, che esplorano personaggi secondari di Gotham, presentano nuovi villain o chiudono punti rimasti in sospeso nella stagione precedente. Tra questi spicca forse il miglior episodio dell’intera stagione, The Spectral Hand, scritto da un maestro della sceneggiatura a fumetti come J.M. DeMatteis, noto per la sua capacità di approfondire la psicologia dei personaggi, nel quale viene svelato il destino del poliziotto corrotto James Corrigan.
Batman nella sua versione Detective Comics noir… ma è pur sempre un vigilante

In questa seconda stagione di Batman: Caped Crusader assistiamo a un Cavaliere Oscuro più esperto e sicuro di sé rispetto alla prima, che continua a mettere in primo piano il suo lato da detective più che quello da supereroe.
Anche in questa stagione Alfred si conferma fondamentale, vero e proprio partner soprattutto durante le indagini e nel lavoro “da laboratorio” che si svolge all’interno della Bat-Caverna. È un peccato, però, che il rapporto tra il maggiordomo e Bruce Wayne rimanga molto distaccato e puramente professionale, quasi esclusivamente da “datore di lavoro e maggiordomo”, nonostante nella prima stagione sembrasse esserci qualche spiraglio di avvicinamento, che in questo caso gli sceneggiatori sembrano essersi dimenticati.
Un piacevole omaggio (o easter egg) alle avventure investigative del Batman dei fumetti è rappresentato dall’utilizzo di una delle identità alternative che Bruce Wayne ha spesso sfruttato per lavorare sotto copertura e che, in uno degli episodi, torna a utilizzare. Chi ha dimestichezza con i fumetti sa perfettamente di cosa sto parlando.
Interessante, senza ombra di dubbio, anche il ruolo del G.C.P.D., sempre più al centro delle avventure poliziesche del Caped Crusader, così come la spaccatura sempre più evidente all’interno della polizia di Gotham. Da una parte troviamo gli agenti corrotti, che continuano a considerare Batman un semplice vigilante al di fuori della legge; dall’altra uomini come Gordon e Montoya, che invece collaborano apertamente con il Crociato Incappucciato.
Nigma e Joker: rinnovare senza snaturare i personaggi

Come detto, Batman: Caped Crusader si ispira alle primissime avventure del Batman a fumetti del 1939, ma non rinuncia ad apportare cambiamenti significativi ai personaggi protagonisti introdotti in questi nuovi episodi.
Una delle caratteristiche che aveva colpito maggiormente della prima stagione era la naturalezza con cui personaggi storici venivano rinnovati senza perdere l’essenza delle loro controparti originali. Ed ecco che un Pinguino donna appare assolutamente credibile e, anzi, a tratti persino più spietato della versione maschile vista nei film, nelle serie TV e, ovviamente, nei fumetti.
Anche in questa seconda stagione c’è spazio per nuovi volti, come Eddie Nigma, decisamente diverso da qualsiasi altra incarnazione vista finora. Un personaggio molto più vicino a un criminale di strada che al classico Edward Nigma: spietato come non mai, meno machiavellico del solito e molto più interessato alla scalata al potere che a sottoporre le sue vittime a indovinelli. È una versione che funziona all’interno della storia di Caped Crusader, ma che non mi ha convinto al cento per cento, probabilmente per l’affezione che nutro verso altre incarnazioni o, semplicemente, perché a tratti ricorda troppo, per follia, il Joker di Batman: The Animated Series.

E, a proposito del Joker, quella che vediamo in Batman: Caped Crusader è una versione dannatamente magnetica. La scrittura del personaggio, che nel corso della stagione entra in scena poco alla volta, è pressoché perfetta e rappresenta l’altro piatto della bilancia rispetto a Batman. Due menti sullo stesso piano d’intelligenza che danno vita, negli episodi finali, a una perfetta partita a scacchi. Non aspettatevi, però, il Joker ridanciano doppiato da Mark Hamill e colorato di Batman: The Animated Series: chi conosce la sua prima apparizione nei fumetti potrebbe cogliere più di una similitudine con questa nuova incarnazione. È senza dubbio il personaggio più stravolto rispetto alla versione classica, ma anche incredibilmente carismatico.
Cosa non funziona in Caped Crusader

La trama principale viene continuamente spezzata dall’inserimento, a intervalli regolari, di episodi non sempre all’altezza della storia centrale, dando quasi l’impressione di voler “allungare il brodo” o interrompere la tensione narrativa della storia cardine dell’intera serie. Soprattutto nella parte centrale la qualità delle trame cala sensibilmente, salvo poi riprendersi nel gran finale.
Per quanto riguarda l’Uomo Pipistrello, manca, a mio avviso, una vera evoluzione del personaggio, che rimane praticamente identico a quello della prima stagione nonostante l’esperienza accumulata. Non stiamo sottolineando che si tratti di una mancanza, perché probabilmente la ‘cristallizzazione’ di Batman è una scelta della stessa produzione.
Ma in una serie moderna lo spettatore di oggi si aspetta una maturazione dei personaggi principali o almeno del protagonista, cosa che in questa stagione non avviene almeno per il nostro Crociato Incappucciato.
L’animazione, come anticipato, rappresenta una rivisitazione affascinante e moderna (pur essendo ambientata negli anni Trenta) di Batman: The Animated Series. È senza dubbio un’ottima medicina per i nostalgici della storica serie degli anni Novanta, ma rispetto alla prima stagione non c’è alcun passo avanti. La conferma della serie per una seconda stagione e un presumibile aumento del budget da parte di Prime Video, lasciavano immaginare un upgrade anche sotto il profilo tecnico, mentre gli sfondi risultano ancora molto statici e i personaggi, a tratti, un po’ troppo rigidi.
Batman: Caped Crusader stagione 2 – Promosso o bocciato?

Batman: Caped Crusader continua la sua corsa con una seconda stagione senza ombra di dubbio interessante, che scava ulteriormente nei bassifondi di Gotham City tra polizia corrotta e criminalità organizzata. Si conferma una serie animata dal taglio probabilmente più adatto a un pubblico adulto, decisamente più matura rispetto a Batman: The Animated Series, grazie a temi affrontati con toni più seri e drammatici.
Lo stile crime ispirato al noir americano degli anni Trenta e Quaranta continua a funzionare anche in questa seconda stagione, con un Batman sempre più detective chiamato ad affrontare nuove minacce, in particolare quelle rappresentate da Nigma e Joker.
Ci si aspettava un passo avanti rispetto all’animazione della prima stagione, ma questo miglioramento non è arrivato, così come la qualità narrativa non riesce a mantenersi sempre sugli stessi livelli.
Nel complesso è una stagione che si assesta qualitativamente sugli standard della precedente, ma conferma Batman: Caped Crusader come degna erede di Batman: The Animated Series, nonché una delle interpretazioni più affascinanti e intraprendenti sul Cavaliere Oscuro.
VOTO POPCORNERD: 7/10

Disney+
X-Men ’97 Stagione 2: ‘A’ come Apocalisse
Grazie a Disney+ abbiamo visto in anteprima i primi 4 episodi di X-Men ’97 stagione 2, la serie animata Marvel Animation sugli Uomini X in arrivo il 1° luglio, che si prefissa l’obiettivo di alzare il livello per quanto riguarda drammaticità e spettacolarità
Chi ha letto le avventure degli X-Men nei fumetti degli anni ’90 potrà confermare che si tratta di uno dei momenti più brillanti della storia editoriale dei mutanti Marvel, grazie a un connubio incredibile tra sceneggiatori e artisti eccellenti, tutti in stato di grazia.
Autori come Scott Lobdell, Fabian Nicieza, Peter David, Andy Kubert, Greg Capullo, John Romita Jr. e molti altri riuscirono a creare una chimica unica che catalizzò l’attenzione dei lettori di comics attorno agli X-Men. Merito di storie intricate ma intraprendenti, mai banali, con protagonisti una folta schiera di personaggi carismatici, sia eroi che villain, che si fecero strada nel cuore dei fan Marvel.
E proprio queste storie hanno posto le basi per lo show di Marvel Animation, X-Men ’97, che riprende le fila della precedente serie animata X-Men ’92, a sua volta ispirata alle avventure degli Uomini-X dei primi anni ’90.
Grazie a Disney+ abbiamo avuto l’opportunità di vedere in anteprima i primi quattro episodi della seconda stagione di X-Men ’97, in arrivo sulla piattaforma il prossimo 1° luglio.
Se la serie animata di Marvel Animation aveva già ottimamente impressionato con gli episodi della stagione 1, dopo la visione della prima parte della stagione 2 posso confermare che X-Men ’97 riparte esattamente da dove si era fermata a livello qualitativo, recuperando lo spirito e le atmosfere delle storie a fumetti e adattandole a un pubblico televisivo alla ricerca di una serie animata adulta e ben strutturata.
X-Men ’97: dove eravamo rimasti?

Wolverine (voiced by Cal Dodd) in Marvel Animation’s X-MEN ’97 Season 2, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.
La prima stagione di X-Men ’97 si chiudeva con un mega cliffhanger che vedeva i mutanti di Xavier dislocati nel tempo tra passato e futuro: Professor X, Magneto, Rogue, Nightcrawler e Bestia erano stati sbalzati nell’antico Egitto del 3000 a.C., mentre Ciclope, Fenice, Tempesta, Wolverine e Morph si erano ritrovati catapultati nel futuro distopico dell’anno 3960.
Nel presente gli unici membri del team rimasti erano i giovani Jubilee e Sunspot e il viaggiatore del tempo Cable.
X-Men Divisi

A scene from Marvel Animation’s X-MEN ’97 Season 2, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.
In questi primi 4 episodi della stagione 2 di X-Men ’97, scopriamo come se la stanno cavando gli eroi ‘a spasso nel tempo’. Tra presente, passato e futuro, però, vi è un unico comun denominatore: il terrificante Apocalisse.
Se gli X-Men nel futuro devono affrontare un mondo dove la minaccia di Apocalisse e dei suoi quattro cavalieri è già radicata e l’unica forza a opporsi è l’ordine di Askani e il giovane Nathan Summers, nel passato Xavier, Magneto & Co. sono alle prese con il giovane ex schiavo egiziano En Sabah Nur, colui che un giorno diverrà proprio Apocalisse, uno dei più temibili nemici degli Uomini-X, pronto a ribellarsi contro il Faraone Rama-Tut.
Nel presente Cable, invece, si prepara ad affrontare l’imminente minaccia di Apocalisse, e raduna intorno a sé una schiera di mutanti per creare un nuovo team che prenda il posto degli scomparsi X-Men: Jubilee, Sunspot, Arcangelo e Pskylocke formano, insieme al vecchio Nathan, X-Force un gruppo pronto a fermare le minacce con ogni mezzo. Ma i loro metodi poco convenzionali, attireranno l’attenzione del gruppo mutante governativo noto come X-Factor!
Molte pedine sono schierate sulla scacchiera mutante e ogni membro dei vari team giocherà un ruolo fondamentale da cui dipendono il presente e il futuro. Vietato sbagliare, altrimenti Apocalisse avrà vinto. In ogni epoca.
La minaccia di Apocalisse

En Sabah Nur (voiced by Cal Dodd) in Marvel Animation’s X-MEN ’97 Season 2, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.
Come suggerisce anche il titolo di questa recensione, Apocalisse è il villain principale che darà molto filo da torcere nel corso di questa stagione di X-Men ’97. E non stiamo parlando di un cattivo qualunque, ma di uno dei più temibili nemici dei mutanti di Xavier.
La presenza di Apocalisse in questi primi episodi è costante e minacciosa in ogni epoca. Così come accade con grandi antagonisti della storia del cinema e della letteratura, come Voldemort (Harry Potter) e Sauron (Il Signore degli Anelli), anche Apocalisse viene costruito attraverso la sua aura di onnipotenza e il timore che incute. Il lavoro svolto sulla caratterizzazione del personaggio è senza ombra di dubbio eccellente.
Il risultato è un villain che i fan della serie non dimenticheranno facilmente.
Giovani e vecchi Summers

Jean Grey (voiced by Jennifer Hale) and Cyclops (voiced by Ray Chase) in Marvel Animation’s X-MEN ’97 Season 2, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.
Se da un lato c’è molta cura nel presentare il principale antagonista della stagione, dall’altro X-Men ’97 si concentra sulla figura di Nathan Summers e sul rapporto con i suoi genitori, Scott e Jean.
Scopriamo un Nathan adolescente del futuro ancora acerbo, ma risentito per l’abbandono da parte dei genitori e schiacciato dal ruolo di salvatore che è destinato a ricoprire. Nel presente, invece, vediamo un uomo anziano, ruvido e segnato dal mondo ostile in cui è cresciuto e da cui proviene, che soffre e porta ancora rancore a distanza di anni.
Anche nei fumetti il personaggio di Cable è uno dei più complessi e tormentati degli anni ’90, ed è interessante vedere come questo aspetto emerga anche all’interno della serie animata, così come il complicato rapporto con Ciclope e Fenice, che nel futuro in cui sono stati catapultati cercano di trasmettere al ragazzo che un giorno diventerà Cable un insegnamento importante: i leader non scelgono di esserlo, ma vengono chiamati a ricoprire quel ruolo per caratteristiche e personalità.
Nathan/Cable è un personaggio da tenere d’occhio che avrà sicuramente un ruolo molto rilevante nel corso della stagione e della serie.
Una nuova stagione che promette (davvero) bene per il futuro degli X-Men

Storm (voiced by Alison Sealy-Smith) in Marvel Animation’s X-MEN ’97 Season 2, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.
Come anticipato, X-Men ’97 si prefigura di ampliare il mondo mutante animato scavando nelle storie a fumetti del passato e recuperando trame e personaggi che hanno fatto la storia della Marvel. E lo fa in maniera sapiente, matura e ordinata, nonostante il rischio di ingarbugliare tutto sia sempre dietro l’angolo.
La struttura della serie, e in particolare di questa stagione, è studiata affinché anche chi abbia poca dimestichezza con gli X-Men possa comprendere bene, o quasi, tutti i personaggi, i rapporti tra di essi, da sempre complessi come quelli di una soap opera, e l’attuale status quo del mondo in cui si muovono.
Ho apprezzato particolarmente l’ingresso di X-Force e la contrapposizione con X-Factor, due team mutanti che hanno spopolato negli anni ’90 sulle pagine dei rispettivi fumetti e che portano sul piccolo schermo i tratti distintivi di ciascun gruppo, nonostante le diverse differenze rispetto ai comics.
Per quanto riguarda toni e drammaticità, la serie compie un ulteriore passo avanti rispetto alla prima stagione, almeno in questa prima parte, preparando il terreno nei primi tre episodi per ciò che accade nel quarto, che rappresenta un punto di svolta scioccante e degno di un blockbuster cinematografico.
La scrittura di determinate scene e dialoghi nei momenti chiave supera di gran lunga quella di alcune produzioni Marvel Studios e mette in risalto personaggi fondamentali, in particolare Xavier, Magneto e le loro filosofie da sempre contrapposte. E questo per quanto concerne solo metà stagione.
X-Men ’97 stagione 2: da vedere?

(L-R): Beast (voiced by George Buza), Bishop (voiced by Isaac Robinson-Smith), Rogue (voiced by Lenore Zann), Professor X (voiced by Ross Marquand), Magneto (voiced by Matthew Waterson), and Nightcrawler (voiced by Adrian Hough) in Marvel Animation’s X-MEN ’97 Season 2, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.
Se amate gli X-Men e avete apprezzato la prima stagione di X-Men ’97, i nuovi episodi promettono scintille e pathos in un prodotto che alza l’asticella sotto tutti gli aspetti.
Se dobbiamo trovare un neo in questi primi quattro episodi della seconda stagione, riguarda l’animazione: da questo punto di vista non c’è stato alcun salto di qualità, ma nemmeno un passo indietro, mantenendo uno standard costante e in linea con quanto visto nella prima stagione.
Ottima l’esplorazione di personaggi chiave come Apocalisse e Cable, così come la narrazione compatta e le atmosfere che spaziano dal futuro oscuro alle piramidi dell’antico Egitto.
Dopo il continuo crescendo culminato nel climax dell’episodio 4, si prospetta una seconda parte di stagione ancora più epica ed esaltante, ma sono certo che non mancheranno nemmeno i momenti più drammatici e colpi di scena che lasceranno a bocca aperta gli spettatori.
X-Men, belle storie, grandi nemici e viaggi nel tempo: tutto ciò che noi amanti dei mutanti Marvel desideriamo è racchiuso all’interno di questa serie. E per questo è assolutamente imperdibile.
Ci ritroviamo qui per il finale di stagione!
VOTO POPCORNERD: 8/10

Serie animate
Popchop Express – Batman: The Animated Series ha cambiato l’Uomo Pipistrello (e noi)
Batman: The Animated Series è LA serie d’animazione supereroistica per eccellenza e nel nuovo appuntamento di PopChop Express ve ne parliamo approfonditamente…
Non negherò un fatto: quando abbiamo realizzato lo speciale su Spider-Man ’94 con i ragazzi del Nerdchop Express, in molti ci hanno chiesto “a quando Batman: The Animated Series??”. Beh…quel momento è arrivato.
Non è facile parlare di Batman The Animated Series (Batman TAS) e rimanere obiettivi, perché nonostante il dovere di stampa che ci chiede l’imparzialità, siamo davanti alla “cazzo di serie animata più bella mai realizzata su un supereroe”. E non stiamo esagerando.
Perché Batman: The Animated Series oltre a essere una grande serie animata sotto ogni aspetto (trame, atmosfere, design, characters) ha ridefinito il mito di Batman e trasformato Gotham City in un personaggio vivo.
Gli autori Bruce Timm, Paul Dini ed Eric Radomski che hanno dato origine a quello che oggi è una vera e propria gemma dell’animazione, hanno dimostrato che un cartone animato tratto dai fumetti poteva affrontare temi come trauma, morte, follia, perdita, ossessione e alienazione con una maturità che spesso mancava perfino ai film live action. Ma soprattutto, era (ed è tutt’ora) bellissima da guardare.
Insomma, per un’intera generazione cresciuta negli anni Novanta, questo è il vero Batman, quello che ha ispirato in seguito registi e disegnatori cresciuti con il mito dell’Uomo Pipistrello che “si avvolge nel mantello… è Batman”.
Gotham City non era mai stata così viva
La nascita della serie è indissolubilmente legata al successo del Batman di Tim Burton con protagonista Michael Keaton nei panni del Cavaliere Oscuro. Senza la Batmania esplosa tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, probabilmente Fox Kids non avrebbe mai approvato una serie tanto ambiziosa e cupa.
All’inizio l’idea era semplicemente quella di sfruttare il successo cinematografico del personaggio. Ma Bruce Timm ed Eric Radomski trasformarono rapidamente il progetto in qualcosa di completamente diverso. Presero l’estetica gotica di Burton, la unirono al noir anni ’40, ai cartoon dei Fleischer Studios e al cinema espressionista tedesco, creando quella che definirono “Dark Deco”: una Gotham sospesa fuori dal tempo, dove dirigibili della polizia sorvolavano grattacieli Art Déco immersi tra neon, ombre e pioggia eterna.
La città sembrava un vero e proprio incubo noir in cui convivevano automobili anni ’40, computer futuristici, gangster armati di Tommy Gun e televisioni in bianco e nero.
Le menti dietro Batman TAS: Bruce Timm, Paul Dini e il geniale Eric Radomski
Quando si parla della serie, il nome più citato è quasi sempre quello di Bruce Timm. Eppure gran parte dell’identità visiva di Batman TAS nacque dalle intuizioni di Eric Radomski, genio spesso dimenticato.
Fu lui ad avere l’idea rivoluzionaria di dipingere gli sfondi su cartoncini neri anziché bianchi. Una scelta apparentemente semplice che cambiò completamente l’atmosfera dello show, rendendo Gotham più sporca, cinematografica e opprimente.
Quell’approccio visivo contribuì a creare uno stile unico e immediatamente riconoscibile, lontanissimo dai tradizionali cartoon americani dell’epoca.
Tim Burton e il ruolo fondamentale nella nascita della serie
Oggi l’influenza di Tim Burton sulla serie appare evidente, ma all’epoca fu addirittura decisiva per la sopravvivenza del progetto. Per molti dirigenti televisivi dei primi anni ’90, Batman era ancora il personaggio ironico e colorato interpretato da Adam West nella serie cult degli anni ’60.
La Fox voleva qualcosa di più leggero e “sicuro”, mentre Bruce Timm ed Eric Radomski, invece, volevano un Batman oscuro, gotico e malinconico.
Secondo Radomski, ottenere l’approvazione di Burton fu fondamentale. Dopo il successo gigantesco dei film del 1989 e del 1992, Burton aveva un’enorme influenza dentro Warner Bros., e il suo semplice via libera bastò a proteggere la serie dalle continue interferenze del network.
Il regista vide i concept preparatori e approvò immediatamente la direzione artistica dello show. Da quel momento, Gotham poté restare oscura, espressionista e profondamente noir.
Perfino alcuni elementi di Batman Returns influenzarono direttamente la serie animata, in particolare il design del Pinguino e l’estetica più grottesca e decadente della città.
- Il pinguino di TAS e di Burton a confronto
Una sigla diventata leggenda.. anzi due!
Bastava meno di un minuto per capire che Batman: The Animated Series non era il solito cartone animato.
La sigla originale è ancora oggi una delle opening più iconiche della storia della televisione. Nessun dialogo, nessuna spiegazione: soltanto immagini, atmosfera e musica.
E che i film di Burton fossero le basi da cui partire per attirare il pubblico (giovane e meno giovane), lo si capisce proprio dalla colonna sonora che riprendeva il tema composto da Danny Elfman per il Batman di Burton, rielaborato magistralmente da Shirley Walker.
In sessanta secondi la serie riusciva già a definire perfettamente il personaggio: Batman emergeva dall’ombra, affrontava criminali armati e scompariva tra i fulmini. Puro cinema.
Ovviamente in Italia la sigla fu totalmente stravolta dall’interpretazione di Cristina d’Avena, che realizzò, però, un tema musicale in linea con il suo stile ma che si adattava in qualche modo al cartone animato di Batman. E anche questa sigla divenne iconica, almeno nel nostro paese.
Ma, con buona pace della Cristina nazionale, le musiche di Elfman vincono a mani basse su tutti i fronti.
Kevin Conroy & Mark Hamill: il Batman perfetto vs. il Joker definitivo
La voce originale del Batman di TAS ha il timbro indelebile del compianto Kevin Conroy.
Nell’interpretare il Cavaliere Oscuro, Conroy comprese immediatamente che Bruce Wayne e Batman non potevano parlare allo stesso modo: Bruce era caldo, umano, affascinante, mentre Batman diventava improvvisamente freddo, controllato, quasi spettrale.
La sua performance influenzò ogni incarnazione successiva del personaggio, dai videogiochi della saga Batman: Arkham Asylum fino ai film moderni.
Accanto a Conroy, Mark Hamill, l’eroico Luke Skywalker di Star Wars, creò probabilmente la versione definitiva del Joker. Il suo Clown Principe del Crimine era folle, teatrale, inquietante e irresistibilmente divertente. Una miscela perfetta di comicità slapstick e pura psicopatia. Ma fu soprattutto la sua risata che divenne indimenticabile
Ancora oggi tutte le interpretazioni del Joker vengono inevitabilmente confrontate con quella di Hamill.
L’influenza di Batman The Animated Series sui fumetti del Cavaliere Oscuro:
Harley Quinn: il personaggio che cambiò la DC per sempre
Uno degli aspetti più incredibili di Batman TAS è che non si limitò ad adattare i fumetti, ma li influenzò in qualche modo introducendo personaggi nella serie animata che funzionavano talmente bene, che esordirono, poi, anche nei fumetti.
Il caso più eclatante è ovviamente quello di Harley Quinn, creata da Paul Dini e ispirata all’attrice Arleen Sorkin, che inizialmente doveva essere una semplice spalla del Joker per un solo episodio. Ma il personaggio funzionò immediatamente catturando da subito gli spettatori.
Harley era divertente, tragica, imprevedibile e profondamente malinconica, ma quello che più colpì fu il suo rapporto tossico con Joker e la sorprendente profondità con cui veniva raccontato in un cartone animato pomeridiano dei primi anni ’90.
L’episodio “Mad Love” resta ancora oggi uno dei ritratti più forti e inquietanti di una relazione abusiva mai raccontati nell’animazione occidentale.
Da lì, il passaggio ai fumetti fu inevitabile e oggi Harley Quinn è uno dei personaggi più popolari dell’intero universo DC.
Heart of Ice e la rinascita di Mr. Freeze
Ma Batman: TAS trasformò e diede anche spessore a personaggi già esistenti nella storia editoriale del Cavaliere Oscuro di casa DC.
Prima della serie, Mr. Freeze era considerato un villain secondario, quasi ridicolo. Poi arrivò “Heart of Ice”.
Scritto da Paul Dini, l’episodio reinventò completamente Victor Fries trasformandolo in una figura tragica e shakespeariana. Non era più uno scienziato ossessionato dal ghiaccio, ma un uomo devastato dal tentativo disperato di salvare sua moglie Nora.
La serie trasformò Freeze in uno dei personaggi più complessi della DC Comics, influenzando così anche i fumetti.
Ancora oggi la frase:
“Think of it, Batman. To never again walk on a summer’s day…” – “Pensaci, Batman. A non passeggiare mai più in un giorno d’estate”
resta una delle più memorabili della storia del personaggio.
Harvey Dent, Clayface e i villain reinventati
Batman TAS comprese perfettamente che la grandezza di Batman dipende anche dalla sua galleria di nemici.
La trasformazione di Harvey Dent in Due Facce fu reinterpretata come una tragedia umana devastante. La serie mostrò Dent molto prima della sua caduta, permettendo allo spettatore di vivere davvero il peso della sua trasformazione.
Clayface, invece, diventò protagonista di una storia horror sul culto dell’immagine, la dipendenza e la perdita della propria identità.
Perfino villain minori come Baby-Doll o Killer Croc ricevettero episodi sorprendentemente malinconici e complessi.
Un cartone animato che parlava agli adulti
La vera rivoluzione della serie non fu soltanto estetica, ma anche narrativa.
Batman TAS affrontava temi considerati impensabili per un cartoon americano pomeridiano: malattie mentali, solitudine, dipendenze, discriminazione, perdita e alienazione.
Gli autori riuscivano continuamente ad aggirare la censura della Fox con intelligenza e creatività. Non potevano mostrare troppo sangue? Usavano ombre e tensione psicologica. Non potevano affrontare certi temi apertamente? Li suggerivano tra le righe. E funzionava perfettamente.
I criminali usavano Tommy Gun anni ’30 per evitare problemi con le armi moderne. Le scene più violente venivano nascoste con giochi di montaggio e ombre.
Paul Dini e una writers room leggendaria
La qualità della scrittura degli episodi non fu una fortunata serie di coincidenze ma bensì l’incontro di qualità e esperienza, affidando la creazione delle storie a nomi enormi del fumetto americano come Dennis O’Neil, Len Wein, Marv Wolfman e Gerry Conway.
Ogni episodio veniva costruito come un piccolo film noir da venti minuti. Anche le storie apparentemente minori riuscivano quasi sempre a lasciare qualcosa.
Mask of the Phantasm: il miglior film di Batman?
Nel 1993 la serie generò anche Batman: Mask of the Phantasm.
Uscito quasi in sordina nei cinema, col tempo è diventato uno dei film di Batman più amati di sempre. Per molti fan resta ancora oggi il miglior film sul personaggio mai realizzato.
Il film racconta Bruce Wayne come pochissime altre opere hanno saputo fare: un uomo spezzato tra il desiderio di felicità personale e la propria missione autodistruttiva.
Perfino Robert Pattinson ha dichiarato di essersi ispirato a quel film per interpretare il suo Batman.
L’eredità di Batman TAS: Dal DCAU ai videogiochi Arkham, sino al futuristico Batman Beyond
Batman TAS fu anche l’inizio del DC Animated Universe; da lì nacquero Superman: The Animated Series, Batman Beyond, Justice League e Justice League Unlimited.
Perfino la saga videoludica Arkham è chiaramente figlia della serie animata: Kevin Conroy torna come Batman, Mark Hamill è ancora Joker e Paul Dini firma parte della scrittura.
Anche Batman Beyond, il Cavaliere Oscuro del futuro, nacque da un compromesso creativo piuttosto incredibile.
La Warner Bros. voleva un “Batman adolescente” sul modello dei teen drama dell’epoca. Bruce Timm e il suo team ribaltarono completamente il concetto, creando Terry McGinnis: un nuovo Batman futuristico guidato da un Bruce Wayne anziano e disilluso. Il risultato fu una delle reinterpretazioni più innovative mai realizzate sul personaggio.
Batman: Caped Crusader, l’erede spirituale di Batman TAS
L’eredità di Batman: The Animated Series è ancora oggi così forte che ogni nuovo adattamento animato del Cavaliere Oscuro viene inevitabilmente confrontato con quella serie.
Ed è proprio da questa eredità che nasce Batman: Caped Crusader, la nuova serie animata prodotta da Bruce Timm insieme a J.J. Abrams e Matt Reeves per Amazon Prime Video.
Caped Crusader recupera quelle intuizioni che resero rivoluzionaria la serie originale: il noir, l’atmosfera pulp, la Gotham fuori dal tempo e la centralità della psicologia dei personaggi.
Per anni Bruce Timm aveva dichiarato di non voler più tornare su Batman:
“Ci siamo già stati, l’abbiamo già fatto.”
Ma ripensando ai concept mai realizzati negli anni ’90, il produttore iniziò a immaginare una versione ancora più pulp e oscura del personaggio, ispirata ai vigilanti mascherati come The Shadow e ai vecchi horror Universal.
Con Caped Crusader, Timm ha finalmente avuto la possibilità di esplorare quelle idee senza i limiti imposti dalla televisione per ragazzi degli anni ’90.
La nuova serie affronta infatti temi molto più maturi: brutalità della polizia, corruzione sistemica, discriminazione e ambiguità morale. I personaggi possono morire, la violenza è più esplicita e figure come Harvey Bullock vengono rappresentate in modo molto più complesso rispetto al passato.
Secondo Timm:
“La possibilità di far morire i personaggi, anche fuori campo, apre nuove prospettive narrative.”
Nonostante questo approccio più adulto, Caped Crusader mantiene chiaramente il DNA artistico di Batman TAS: la Gotham noir, l’estetica rétro e il focus sulla dimensione detective del personaggio.
In molti sensi, sembra la versione della serie che Bruce Timm avrebbe voluto realizzare negli anni ’90 se non avesse dovuto combattere continuamente contro censura e limiti televisivi.
Una serie immortale
A più di trent’anni dal debutto, Batman: The Animated Series continua a sembrare attuale, non soltanto perché visivamente è invecchiata meglio di moltissimi prodotti contemporanei, ma perché ha capito Batman meglio di quasi chiunque altro.
E’ una serie quasi perfetta, drammatica al punto giusto e, soprattutto, esplora Batman e il suo mondo come nessun altro ha mai fatto in TV o al cinema. Analizza il punto di vista dei personaggi positivi, ma anche di quelli negativi. E la linea di demarcazione può essere davvero sottile a volte.
Dietro maschere, gadget e supercriminali, la serie racconta esseri umani spezzati dal dolore, dalla paura e dall’ossessione. Gotham è una città marcia e disperata, e Bruce Wayne un uomo profondamente solo che continua comunque a combattere.
Perché…
È l’uomo pipistrello, è Batman
Si avvolge nel mantello, è proprio Batman
È rapidissimo, è furbissimo, è giustissimo
Combatte con lealtà, con caparbietà, con abilità
E corre, corre Batman
E non dimenticate di andare a vedere il reel su Batman The Animated Series, realizzato dagli amici del Nerdchop Express!
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