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“Stand By Me” di Rob Reiner torna al cinema solo l’8, 9 e 10 giugno
Stand By Me di Rob Reiner e tratto dal romanzo di Stephen King torna al cinema a giugno grazie a Nexo Studios per soli tre giorni
Cinema
KILL BILL: THE WHOLE BLOODY AFFAIR: trailer del film di Tarantino di nuovo al cinema dal 28 maggio al 3 giugno
Trailer di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, il film che unisce i due capitoli di Tarantino in un’unica pellicola che torna al cinema dal 28 maggio al 3 giugno
Presentano
Scritto e diretto da Quentin Tarantino
IL TRAILER ITALIANO PRESENTA LA VENDETTA DEFINITIVA, DAL 28 MAGGIO AL 3 GIUGNO AL CINEMA
Plaion Pictures e Midnight Factory sono orgogliosi di diffondere il trailer italiano di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, che arriverà al cinema dal 28 maggio al 3 giugno in un evento speciale di 7 giorni, dopo averne acquisito i diritti da Lionsgate. A oltre vent’anni dalla sua uscita, il film arriva finalmente nelle sale italiane nella forma in cui Quentin Tarantino l’aveva concepito sin dall’inizio: un’unica, travolgente esperienza cinematografica di 281 minuti, che riunisce i due volumi in un flusso continuo, potente e senza compromessi.
Non si tratta solo di una versione estesa, ma della forma più completa e fedele alla visione originaria di Kill Bill, che nella testa di Tarantino sarebbe sempre dovuto uscire nelle sale come un film unico, poi suddiviso per esigenze distributive. Un’opera, quindi, che abbandona la divisione in Volume 1 e Volume 2 per restituire tutta la forza di un racconto pensato come un unico grande affresco sulla vendetta. Il nuovo montaggio elimina le cesure tra i due capitoli, riorganizza il ritmo e apre lo sguardo su sequenze completamente nuove, regalando al pubblico un’esperienza ancora più intensa.
Sulle note dell’inconfondibile fischio del brano Twisted Nerve, il trailer italiano ricorda l’appuntamento storico segnato da questa release e regala ai fan attimi di puro godimento mostrando immagini fugaci delle novità più attese di questa release tra cui il leggendario scontro con gli 88 folli per la prima volta integralmente a colori e 7 minuti e mezzo aggiuntivi del celebre flashback in stile anime dedicato a O-Ren Ishii (Lucy Liu), realizzato dallo studio Production I.G. Ciliegina sulla torta di questa uscita senza precedenti è la presenza di The Lost Chapter: Yuki’s Revenge, un vero e proprio cortometraggio nato da un’idea di Tarantino rimasta per anni nel cassetto e ora portato alla luce grazie al noto motore grafico Unreal Engine, con la sorella della letale Gogo Yubari in cerca di vendetta.
In questa versione compatta e definitiva del capolavoro di Tarantino, il viaggio della Sposa interpretata da Uma Thurman acquista un respiro ancora più ampio e inarrestabile: un percorso di vendetta insanguinata che si dispiega senza tagli né censure, trasformandosi in uno spettacolo totale capace di fondere generi, linguaggi e suggestioni in modo radicale e inconfondibile.
È il cinema di Tarantino nella sua forma più pura, quella che ha reso immortali titoli come Pulp Fiction e Bastardi senza gloria, qui portata all’estremo in un’opera che travolge lo spettatore dall’inizio alla fine. Kill Bill: The Whole Bloody Affair non è solo un ritorno, ma un evento irripetibile: l’occasione imperdibile per i fan di Tarantino e le giovani generazioni di vivere finalmente sul grande schermo un film culto come non è mai stato visto prima, nella sua versione più completa e spettacolare.
Kill Bill: The Whole Bloody Affair unisce il Volume 1 e il Volume 2 in un unico racconto epico senza censure, interamente presentato proprio come Tarantino aveva sempre immaginato, completo di una nuova sequenza anime mai vista prima. Uma Thurman interpreta La Sposa, creduta morta dal suo ex mentore e amante Bill, che le tende un’imboscata durante le prove del suo matrimonio, sparandole in testa e privandola del bambino che portava in grembo. Per ottenere la sua vendetta, la donna si mette sulle tracce dei quattro componenti rimasti della Deadly Viper Assassination Squad prima della resa dei conti finale con Bill.
Dall’impianto maestoso, l’azione frenetica e lo stile iconico, il film si erge come una delle saghe di vendetta più significative della storia del cinema, raramente proiettata nella sua versione integrale e ora presentata con un intervallo tipico del Cinema dei tempi d’oro.
Kill Bill: The Whole Bloody Affair vede nel cast Uma Thurman, Lucy Liu, Vivica A. Fox, Michael Madsen, Daryl Hannah, Gordon Liu, Michael Parks e David Carradine nel ruolo di “Bill.” Il film è prodotto da Lawrence Bender, scritto e diretto da Quentin Tarantino, basato sul personaggio de “La Sposa” creato da Q&U.
Kill Bill: The Whole Bloody Affair arriverà al cinema per una settimana dal 28 maggio al 3 giugno con Plaion Pictures e Midnight Factory
*Fonte: comunicato stampa Plaion Pictures e Midnight Factory
Cinema
Il Diavolo Veste Prada 2 va visto in una sala piena
Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene. Brillante, attuale, a tratti riflessivo, è un film che va visto in una sala piena.
Moderno, emozionante, profondo. Potremmo definire così il sequel de Il Diavolo Veste Prada.
In questo secondo capitolo vediamo Andrea “Andy” Sachs, interpretata da Anne Hathaway, 20 anni dopo la sua esperienza nel magazine di moda RUNAWAY. È una giornalista affermata e premiata, sempre estremamente appassionata del suo lavoro e soprattutto attenta all’etica. Questa è una chiave importante all’interno dello svolgimento della storia.
Per colpa, o per fortuna, viene richiamata a RUNAWAY, che è ancora guidato da una meravigliosa Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly.
Miranda e Andrea negli anni hanno dovuto – nolenti o volenti – mettersi al passo dei tempi, seguire le innovazioni del mondo giornalistico. Dalla carta stampata, all’online, alle applicazioni fino al futuro e al confronto con l’Intelligenza Artificiale.
A proposito di questo ci sarà una battuta estremamente riflessiva e toccante sul finale del film, per cui prestate particolare attenzione.
Fattore nostalgia e nuove generazioni
Uno degli aspetti affrontati dal film è proprio quello di mettersi in gioco, a confronto con le nuove generazioni, rimanendo sulla cresta dell’onda, senza lasciarsi affossare.
I più giovani non sono però demonizzati, anzi, vengono visti come una risorsa.
Dall’assistente sulla sedia, all’assistente di Andrea, la nuova generazione è pronta a mettersi in gioco.
Importante e quasi trainante nella prima parte del film è il fattore nostalgia, questo però senza esserne eccessivamente legato o confinato. Come a darvi il benvenuto in questo nuovo capitolo.
Sono dettagli e sfumature, che vi faranno dire: “Guarda, quell’ambulante riprende la scena delle cinture completamente diverse.” Dettagli curati e sottili, che fanno la differenza tra un money grab e un omaggio ai fan.

Il Diavolo Veste Prada 2, Simone Ashley è Amira
Citazioni iconiche in arrivo
Quello che segue nella storia è una sorpresa dopo l’altra tra risate e frasi che fanno riflettere:
“Hai voluto questo lavoro? Hai ottenuto questo lavoro? Fai in modo di ottenere il risultato.” Frase parafrasata di Nigel, interpretato sempre da Stanley Tucci, a Andrea, a tratti ispirazionale, a tratti tossica.
Miranda deve fare i conti anche con questo: se 20 anni fa poteva lanciare i cappotti sulle scrivanie delle collaboratrici, adesso deve fare i conti con le risorse umane del 2026.
In questo viene in suo aiuto Amari, una perfetta Simone Ashley, che durante le riunioni la redarguisce su frasi che non può più dire, come quando qualcuno nomina… i marsupi. Vi lascio immaginare la reazione di Miranda.
Frasi e stralci ispirazionali e frasi che porteremo con noi tutti i giorni:
“I carboidrati condivisi non contano”.
Qual è il contenuto?
L’etica abbiamo detto farà parte della storia.
Questo perché, come nel primo film, si pensa a RUNAWAY o altri magazine di settore, come contenitori vuoti, senza anima.
Andrea servirà un po’ a portare questo, con articoli sulla NASA o argomenti che potrebbero avvicinare lettori di altro tipo alla rivista.
All’inizio sembra quasi una sconfitta, i suoi titoli generano engagement online, ma quanti vengono letti veramente?
È un po’ una metafora dei tempi che viviamo: ci fermiamo alla superficie senza approfondire.
Io per prima passo le serate a ‘doom scrollare’ TikTok piuttosto che fare qualsiasi altra cosa.
Come facciamo a rompere il cerchio? Sto divagando, però un buon modo per uscire dall’algoritmo potrebbe essere quello di andare a vedere Il Diavolo Veste Prada 2 al cinema.

Il Diavolo Veste Prada 2, i protagonisti
Sì al budget
Milano è la grande protagonista della seconda parte del film, tra il Duomo, Pinacoteca di Brera e Villa Arconati.
L’aumento di budget si percepisce: riprese con i droni, ville, macchine private e barche tra Como e Milano…
Tantissimi camei imperdibili, sia americani che italiani; Law Roach, lo stilista di Zendaya, Amelia Dimoldenberg, la presentatrice di Chicken Shop Date, Donatella Versace e… anche lui. Michele Morrone al suo più grande cameo. Seduto, senza battute, di fianco a Miranda Priestly.
Ecco, forse Amari non mi avrebbe fatto scrivere questo.
Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene
Il Diavolo Veste Prada 2 correva un grandissimo rischio, poteva essere un grosso buco nell’acqua e invece non lo è stato.
Soprattutto per come è stato montato il primo trailer con un possibile invecchiamento un po’ troppo repentino di Miranda, che non si ricorda di Andy e Emily, capiamo poi che è semplicemente lei che fa fatica a ricordare i nomi.
Per reference, riportate alla mente la scena della serata di RUNAWAY, in cui si deve far suggerire i nomi di tutti.
Lo snaturamento dei personaggi non c’è stato. Sono cresciuti, quello sì.
L’ho trovato brillante, attuale, a tratti riflessivo e al passo con i tempi, specchio perfetto della società in cui viviamo oggi.
Si tratta di un film che va visto al cinema, per lo spirito di comunità che si porta dietro e per ridere insieme delle battute.
Un fenomeno culturale e pop che vi trascinerà con sé.
VOTO POPCORNERD: 9/10
Cinema
IL RITORNO DI BRANDON LEE… E NON SOLO
Nevermore’s Library: buongiorno pubblico, come state? Siete pronti per un’altra avvincente avventura dai contorni macabri e oscuri? Oggi abbiamo l’onore di presentare un’altro intrus… ehm, volevo dire ospite, si era già autoinvit… ehm, dicevo che lo avevo invitato già il mese scorso.
Con grande onore è qui con noi il noto Eric Draven, ovvero l’iconico protagonista de Il Corvo. Scopriamo insieme com’è nato tutto il progetto.

Locandina del film “il Corvo” di Alex Proyas del 1994
Nevermore’s Library: Brandon, partiamo dall’inizio. Prima di essere un’icona del cinema, eri solo inchiostro su carta, nasci infatti dal fumetto di James O’Barr che ha preso spunto da fatti reali, giusto?
Brandon Lee: Oh, assolutamente, il mio amico James dopo aver perso la sua fidanzata a causa di un guidatore ubriaco e aver letto di due persone uccise per un anello da 20 dollari si è arruolato nei Marines in Germania nei primi anni ’80 e nel 1981 ha cominciato a dare vita al mio personaggio. Invece di darsi al giardinaggio, ha deciso di riversare ogni grammo di dolore, nichilismo e musica post-punk in una graphic novel. Io sono nato così!

Prime edizioni de “Il Corvo” di James O’Barr
Nevermore’s Library: Quindi Eric Draven è la medesima rappresentazione di James O’Barr?
Brandon Lee: Esatto. Quell’Eric che vedi disegnato nel fumetto è ciò che James voleva essere in quel momento: qualcuno capace di tornare indietro e aggiustare le cose con la violenza, perché la realtà non glielo permetteva. James viveva in un appartamento minuscolo, ascoltava i Joy Division a ripetizione e leggeva le poesie di Rimbaud e Baudelaire. Ecco perché parlo in rima nel film! James era ossessionato dalla poesia decadente e dal punk. Io sono il risultato di quel mix: un poeta maledetto e un ragazzo gothic con l’eye liner.


Riproduzioni dell’originale Eric Draven di James O’Barr
Nevermore’s Library: E come ti ha descritto graficamente?
Brandon Lee: Diciamo che se i The Cure e i Joy Division avessero avuto un figlio cresciuto a pane e vendetta, sarei stato io. James non disegnava solo un fumetto, stava esorcizzando dei demoni. Le sue intenzioni non erano quelle di creare un supereroe, con il trucco ispirato ad Alice Cooper anche perchè i suoi due volumi di fumetti sono un insieme di più storie in cui i protagonisti sono dei “revenant”. Dall’aldilà tornano sulla Terra per rimettere a posto delle ingiustizie rimaste in sospeso.



Immagini di Eric Draven di James O’Barr prese dal fumetto
Nevermore’s Library: Come sei finito nelle mani di Alex Proyas?
Brandon Lee: In primo luogo deduco che Alex dopo aver letto la saga di fumetti di O’Barr, sia rimasto particolarmente colpito dalla vicenda che vede me come protagonista. Allo stesso tempo aveva l’idea di una città che sembrasse uscita da un incubo in cui la storia si sarebbe svolta in un contesto notturno che rispecchiasse il fumetto in bianco e nero. Mi hanno scelto perché, sai, avevo quel mix di agilità da arti marziali e quella malinconia da “non ho dormito negli ultimi trent’anni”.

Nevermore’s Library: si dice che chiunque abbia visto il film Il Corvo abbia anche visto di sfuggita James O’Barr…
Brandon Lee: è verissimo, ha fatto una breve comparsa quando durante una scena di caos generale per la città era intento a rubare un televisore…..quel bravo ragazzo…
Nevermore’s Library: Parliamo delle riprese. Deduco che non si siano svolte in qualche paradiso tropicale…
Brandon Lee: Certo, se per paradiso intendi Wilmington, North Carolina, sotto una pioggia artificiale incessante a temperature polari. Il film è uscito nel 1994 e abbiamo girato quasi tutto agli EUE/Screen Gems Studios. Praticamente ho passato mesi al buio saltando fradicio da un tetto all’altro. Il catering era buono, ma il trucco mi finiva sempre nel caffè.

Nevermore’s Library: E l’atmosfera sul set? Si dice fosse… movimentata.
Brandon Lee: “Movimentata” è un eufemismo delizioso. È stato uno dei set più sfigati della storia, e lo dico io che sono il protagonista del film. Uragani che distruggono i set, carpentieri che si folgorano, camion che prendono fuoco spontaneamente. Sembrava che il corvo non fosse l’unico uccello del malaugurio in giro. Basti poi vedere che fine hanno fatto fare a me…

Nevermore’s Library: È vero che James inizialmente non voleva che il film si facesse?
Brandon Lee: Aveva il terrore che Hollywood trasformasse il suo dolore in un “Rambo con il trucco da clown”. Quando però ha incontrato me, Brandon Lee, e ha visto che non volevo solo fare l’eroe d’azione, ma che capivo il peso della sua perdita, si è convinto. Mi raccontò che inizialmente aveva pensato di chiamare il protagonista “James”, ma era troppo doloroso. Così scelse “Eric”. Fra l’altro il primo candidato per questa parte è stato Johnny Depp, ma era talmente impegnato in altre produzioni che non ha potuto accettare. Io mi sono presentato alle audizioni e sono rimasti tutti colpiti dalla mia abilità nelle arti marziali grazie anche a papà Bruce Lee, tanto che non ci sarebbe stato quasi per niente bisogno degli stunt men.
Nevermore’s Library: E come ha reagito quando ha visto il risultato finale?
Brandon Lee: James ha detto che guardare me sullo schermo era come vedere una versione più bella e carismatica del personaggio nato dalla sua penna. Ma c’è una cosa ironica: seppure lui avesse creato Il Corvo per superare una morte, il destino ha voluto che il film ne creasse un’altra, la mia, infatti io sono la prova viven…oops
Nevermore’s Library: Ecco meglio chiudere qui….Un’ultima cosa: come ci si sente a essere il paladino di tutti i goth del mondo dagli anni ’90?
Brandon Lee: È un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo. E poi, ammettiamolo: il nero snellisce tantissimo.
Primo ospite inatteso: anche a me piace vestire di nero ma purtroppo avendo le mani a forma di forbici mi strappo i vestiti…
Secondo ospite inatteso: si è vero anch’io sono sempre vestito di nero anche sotto Natale…sono uno spilungone alto più di due metri con la testa che sembra una zucca a forma di teschio e faccio fatica a trovare vestiti della mia tagla
Nevermore’s Library: potete dirci il vostro nome e come avete fatto ad entrare qui?
Primo ospite: piacere sono Edward, Edward mani di forbice…

Secondo Ospite Inatteso: molto piacere mi chiamo Jack….Jack Slellington o Skeletron a vostro piacimento….e lei è mia moglie Sally, una bambola di pezza

Nevermore’s Library: ma voi in realtà non esistete…siete una magistrale invenzione di Tim Burton…come siete arrivati fin qua?
Edward: Io stavo lavorando dal parrucchiere e ho visto la porta dello studio aperta…
Jack: riguardo me e Sally dovete sapere che presso la nostra città di Halloween c’è un bosco particolare chiamato Hinterland dove i tronchi degli alberi nascondono dei passaggi segreti attraverso i quali si accede ad altri mondi e altre festività….c’è l’albero del Natale, della Pasqua e quello di Popcornerd
Nevermore’s Library: allora avviso la redazione così per la vostra intervista ci catapultiamo tutti nel vostro mondo di Halloween…o meglio nella geniale mente di Tim Burton!!!
STAY TUNED!!!
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