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Off Campus: La serie hockey-romance che ha stregato il pubblico di Prime Video

Scopriamo come mai Off Campus, lo show di Prime Video, è divenuta una serie molto popolare tra i giovanissimi della Gen Z ma anche tra gli adulti

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Qual è il segreto dietro il successo di Off Campus, la serie hockey-romance di Prime Video? Semplicemente il modo in cui la serie della piattaforma di Amazon riesce a farti sentire di nuovo diciannovenne, anche se diciannovenne non lo sei più da un pezzo. Ed è probabilmente questo il segreto di un fenomeno che, in pochissime settimane, è passato da “adattamento di una saga BookTok” a vero e proprio caso generazionale.

Off Campus: la storia (per chi non ne sa nulla…)

Off Campus nasce dai romanzi di Elle Kennedy, autrice canadese diventata un nome enorme grazie al passaparola di BookTok e a oltre dieci milioni di copie vendute nel mondo.

Vale la pena ricordare che la Kennedy non è certo un’esordiente nel genere: il suo primo romanzo ambientato nel mondo dell’hockey, Body Check, risale al 2009, quando le hockey-romance erano quasi un genere di nicchia, e da allora ne ha scritti più di diciotto.

Off Campus arriva al culmine di un percorso lungo quindici anni, non come un fulmine a ciel sereno, ed è anche per questo che, sotto la superficie da rom-com universitaria, la serie TV non ha paura di affrontare temi tutt’altro che leggeri come il consenso, la salute mentale e le cicatrici familiari.

Lo show televisivo uscito a maggio 2026 con la prima stagione su Prime Video, è ambientata nella fittizia Briar University e segue un gruppo di giocatori di hockey su ghiaccio universitari e le donne che entrano nelle loro vite. Quello ripreso è un impianto corale alla Bridgerton, dove ogni stagione (e ogni libro della saga) mette al centro una coppia diversa dello stesso giro di amici.

La prima stagione adatta The Deal, primo romanzo della saga, e racconta la storia tra Hannah Wells (Ella Bright), compositrice timida con qualche ferita del passato, e Garrett Graham (Belmont Cameli), star della squadra che ha bisogno di alzare la media voti per restare in campo. I due stringono un accordo di comodo (lei lo aiuta con lo studio, lui la aiuta a farsi notare dal ragazzo che le piace) che, come prevedibile, non resterà a lungo solo una finzione.

Completano il cast Mika Abdalla, Stephen Kalyn, Jalen Thomas Brooks, Antonio Cipriano e Josh Heuston, sotto la guida della showrunner Louisa Levy e della co-showrunner Gina Fattore, con Amazon MGM Studios e Temple Hill Entertainment (non a caso la casa di produzione dietro la saga di Twilight) dietro le quinte.

Il vero fenomeno, però, è successo fuori dallo schermo

Qui arriva la parte interessante. Off Campus non è “solo” una serie che va bene: è una serie che nei suoi primi dodici giorni di programmazione ha raggiunto 36 milioni di spettatori nel mondo, terzo debutto stagionale più visto nella storia di Prime Video dopo The Lord of the Rings: The Rings of Power e Fallout. E chi se lo aspettava? Probabilmente la stessa Amazon, che l’ha rinnovata per una seconda stagione ad occhi chiusi, addirittura a febbraio, mesi prima che il primo episodio uscisse. Roba da far impallidire qualsiasi ufficio marketing.

Va detto, per inquadrare bene le cose, che Off Campus non è un fenomeno nato dal nulla con la serie. Per anni, prima ancora che Amazon ci mettesse le mani, la saga della Kennedy circolava già su TikTok attraverso edit, playlist a tema e contenuti spontanei dei fan, restando però una proprietà fortissima dentro la bolla di BookTok e quasi sconosciuta fuori da essa. Con l’arrivo della serie, quel pubblico di nicchia è semplicemente esploso su scala globale.

Ma il dato più curioso, se si guarda a cosa accade sui social, è che il pubblico che ha reso Off Campus virale non è esattamente quello che ti aspetteresti.

Sì, gira ovunque su TikTok, tra hashtag come #offcampus, #booktok e #sportromancebooktok, edit dei protagonisti, meme e reaction video da tutto il mondo. Eppure i dati dimostrerebbero che il vero pubblico “innamorato” della serie siano soprattutto le trentenni e quarantenni di oggi, più che la Gen Z a cui la serie sembra rivolgersi sulla carta.

Il motivo? Nostalgia pura.

Il romanzo originale è del 2015, e si vede: i look e la colonna sonora giocano su due tavoli. Ad esempio ci sono pezzi contemporanei e brani vintage come Dancing with Myself di Billy Idol, The Bitch Is Back di Elton John. E sui titoli di coda? Are You Gonna Be My Girl dei Jet, canzone del 2003, cioè esattamente quando le trentasettenni di oggi entravano al liceo.

Per i ventenni, insomma, Off Campus non racconta il presente, per i millennial è una seconda occasione immaginaria di rivivere la propria giovinezza, senza responsabilità, mutui o figli, quando il problema più grande della giornata era la cotta del momento.

Non è mancata nemmeno qualche polemica, come spesso succede quando un prodotto diventa così virale: l’age gap reale tra Belmont Cameli (28 anni) ed Ella Bright (19), che interpretano la coppia protagonista, ha acceso discussioni non da poco su BookTok. 

Tra tante notizie da gossip, però, ne è circolata una che ha spiazzato positivamente il fandom: si è riscoperto che lo stesso Cameli, anni prima di diventare Garrett Graham, aveva donato un rene per salvare la vita di una sconosciuta. Una di quelle storie che, complice il fenomeno mediatico attorno alla serie, sono tornate a galla e hanno reso il “ragazzo di copertina” un po’ più umano agli occhi dei fan.

Qualche curiosità dietro Off Campus

La saga di Elle Kennedy da cui è tratta la serie conta in tutto cinque romanzi: The Deal, The Mistake, The Score, The Goal e The Legacy ognuno costruito attorno a una coppia diversa dello stesso giro di amici, quindi il materiale per continuare non manca di certo.

Dietro la macchina da presa si sono alternate quattro registe, ovvero Silver Tree, Samantha Bailey, Dawn Wilkinson ed Erica Dunton, a conferma di quanto la produzione abbia puntato su uno sguardo tutto al femminile. E se vi state chiedendo perché Allie, bionda sulla carta, sullo schermo abbia invece i capelli castani di Mika Abdalla: è stata una scelta precisa del reparto trucco e parrucco, che ha preferito rispettare l’incarnato naturale dell’attrice aggiungendo solo qualche ciocca più chiara, invece di forzare una tinta completa. Un dettaglio piccolo, ma che dice molto della cura messa in questo adattamento.

Per la stagione 2, che ha già iniziato le riprese a giugno, la produzione ha deciso di rompere l’ordine originale della saga. Invece di adattare The Mistake (il secondo romanzo, con al centro John Logan e Grace Ivers) come ci si aspetterebbe, il nuovo ciclo di episodi si concentrerà su The Score (Il tradimento), terzo libro della saga, mettendo al centro Dean Di Laurentis (Stephen Kalyn) e Allie Hayes (Mika Abdalla), una coppia già accennata nella prima stagione.

Una mossa che ricorda da vicino quanto fatto da Bridgerton, che più volte ha invertito l’ordine dei libri per adattarli. La storia tra Logan e Grace (protagonisti del secondo romanzo) inizierà comunque a delinearsi sullo sfondo, complice l’arrivo nel cast di India Fowler nei panni proprio di Grace Ivers; si unisce al gruppo anche Phillipa Soo (già Eliza in Hamilton a Broadway), che vestirà i panni di Scarlett, una regista teatrale che porterà in scena uno spettacolo universitario. Non tutti i volti della prima stagione torneranno, però: Josh Heuston (Justin) lascerà il cast per impegni di agenda, anche se un suo ritorno nelle stagioni successive non è escluso.

Appuntamento con la stagione 2

Logan (Antonio Cipriano), Garrett (Belmont Cameli), Dean (Stephen Thomas Kalyn), and Tucker (Jalen Thomas Brooks) in OFF CAMPUS Photo: Liane Hentscher/ Prime © AMAZON CONTENT SERVICES LLC

Off Campus punta tutto sulla chimica tra i protagonisti, su un’atmosfera da campus patinato e su un ritmo perfetto da maratona nel weekend, e infatti il pubblico l’ha premiata con un lusinghiero 93% di gradimento su Rotten Tomatoes.

Rispetto a tanti teen drama recenti costruiti su relazioni tossiche e comunicazione impossibile tra i personaggi, qui c’è qualcosa di più genuino, quasi rassicurante, ed è probabilmente anche questo che ha permesso alla serie di lasciare il segno nel pubblico più giovane.

Detto ciò, chi si aspettava che l’ambientazione sportiva fosse davvero centrale rischia di restare un po’ deluso: l’hockey qui è più scenografia che motore narrativo vero e proprio, e c’è chi in effetti ha fatto notare come la serie non scavi granché nella vita reale di un atleta universitario. Ma onestamente, il pubblico che guarda Off Campus sa di non star guardando una serie sullo stile di Chad Powers o Ted Lasso. Lo fa per la storia romantica, per i musical di Broadway citati qua e là (da Rent a Legally Blonde), per gli outfit da fotografare e per quella sensazione di leggerezza che, che tu abbia diciannove o trentanove anni, fa comunque venire voglia di premere “episodio successivo”.

Con la seconda stagione già in lavorazione, Off Campus non sembra avere alcuna intenzione di sparire dai radar. Anzi: se il trend delle hockey-romance (vedi anche Heated Rivalry su HBO Max) continua così, la sensazione è che questo sia solo l’inizio di un piccolo sottogenere destinato a durare.

Anime

I Cinque Samurai: Gli eroici guerrieri della storica ed epica serie anime del 1988

I Cinque Samurai l’epica serie animata che faceva concorrenza ai Cavalieri dello Zodiaco. Confronti e approfondimenti della storica serie con protagonisti i guerrieri in armatura!

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Cominciamo prima di tutto a sfatare un mito: i Cinque Samurai non sono i cloni dei Cavalieri dello Zodiaco. In questo articolo analizzeremo insieme gli aspetti meno noti dello storico anime degli anni ’80 sui Cinque Samurai, rilevando le differenze e le somiglianze anche con altri molto noti e, infine, i primi dettagli sulla nuovissima serie uscita a inizio 2026.

La casa di produzione giapponese Sunrise lancia la storica serie nel 1988 intitolata Yoroiden Samurai Troopers ( dal giapponese Yoroi = armatura, den = leggenda, per cui il titolo tradotto letteralmente in italiano significa “La Leggenda delle Armature dei Guerrieri Samurai“) che va in onda per la prima volta sul canale Nagoya TV dal 30 aprile 1988 al 4 marzo 1989 . Da noi in Italia tutto ha avuto inizio nell’aprile 1990: sul canale televisivo Italia 7 debutta il primo dei 39 episodi storici di questo anime destinato a lasciare il segno nei cuori di un’intera generazione.

Nonostante la programmazione sulla rete nipponica prevedesse un solo episodio a settimana, il successo è immediato. In Italia invece gli episodi venivano trasmessi 5 giorni su sette e per moltissimi ragazzini (e confermo anche ragazzine, io per prima!) quei venti minuti di episodio pomeridiano dopo la scuola era divenuto un appuntamento quotidiano imperdibile prima dei compiti a casa.

Sempre nel 1989 nasce anche la prima delle tre serie OAV (Original Animation Video) che rappresentano un proseguimento più dinamico e diversificato delle avventure dei primi 39 episodi. In primo luogo i personaggi vengono rappresentati con sembianze più mature, i dialoghi sono più introspettivi e focalizzati sul senso del dovere legato all’uso delle armature e al concetto di lotta e violenza da cui tutti e cinque cercano di distaccarsi risolvendo i combattimenti con una filosofia diversa. Ultimamente a gennaio 2026

Prima di entrare nel merito su come tutto abbia avuto origine, vediamo ora insieme la suddivisione di tutte le serie di questo anime:

I cinque Samurai: la storica serie originale

Questa prima serie è nettamente suddivisa in due archi narrativi separati da un evento che cambia completamente le dinamiche del racconto. La prima parte che va dal primo al diciannovesimo episodio si basa su una continua lotta contro l’imperatore Arago che termina con la sua sconfitta dopo che i samurai sono riusciti a giungere nel suo castello. La seconda parte che va dal ventesimo episodio al trentanovesimo vede la ricomparsa di Arago dopo una breve alternanza di nuovi nemici che vengono fatti passare come suoi emissari. In questa sezione Arago cerca di impossessarsi dell’Armatura Bianca che viene indossata da Ryo Sanada in circostanze più rischiose e rappresenta l’unione di tutte e cinque le virtù dei samurai.

Titolo degli episodi de I 5 Samurai:

  • EPISODIO 1 – Il Mondo in Pericolo
  • EPISODIO 2 – Demone all’attacco
  • EPISODIO 3 – La Forza del Fuoco
  • EPISODIO 4 – In Cerca degli Amici Samurai
  • EPISODIO 5 – La Caverna dell’Autunno
  • EPISODIO 6 – Il Risveglio di Simo
  • EPISODIO 7 – Il Colpo di Saetta
  • EPISODIO 8 – Il demone dell’Illusione
  • EPISODIO 9 – Kimo in Pericolo
  • EPISODIO 10 – Finalmente Uniti
  • EPISODIO 11 – Nel Palazzo di Arago
  • EPISODIO 12 – Combattimento al Buio
  • EPISODIO 13 – L’Armatura
  • EPISODIO 14 – L’Attacco del Demone supremo
  • EPISODIO 15 – Scontro tra Arabo e Ariel
  • EPISODIO 16 – Irruzione a Palazzo
  • EPISODIO 17 – La Vendetta di Arago
  • EPISODIO 18 – La Prova di Ryo
  • EPISODIO 19 – Lo scontro finale
  • EPISODIO 20 – Un nuovo nemico
  • EPISODIO 21 – L’Armatura Bianca
  • EPISODIO 22 – Una nuova spada per l’Armatura Bianca
  • EPISODIO 23 – Fiamma Bianca è in Pericolo
  • EPISODIO 24 – Un Inviato dall’Impero del Male
  • EPISODIO 25 – Simo contro Simo
  • EPISODIO 26 – Una Luce nell’Oscurità
  • EPISODIO 27 – Una garante Sfida
  • EPISODIO 28 – Lady Matura
  • EPISODIO 29 – Un Viaggio Pericoloso
  • EPISODIO 30 – La Trappola di Arago
  • EPISODIO 31 – L’Armatura del Generale Brilliant
  • EPISODIO 32 – Il Piano di Primi
  • EPISODIO 33 – Alla Ricerca del Tesoro
  • EPISODIO 34 – Ryo è in pericolo
  • EPISODIO 35 – I Guerrieri dell’Armatura
  • EPISODIO 36 – Il Segreto di Kayura
  • EPISODIO 37 – Il Ritorno del Potere del Male
  • EPISODIO 38 – Il Risveglio di Kayura
  • EPISODIO 39 – La Vittoria dei Samurai

OAV 1: Incubo a New York

  • EPISODIO 1 – Il ritorno dei Guerrieri in armatura
  • EPISODIO 2 – Salvate il vostro compagno cuori di Samurai

Dalle atmosfere mitologiche del Giappone ci si sposta alla metropoli di New York. I ragazzi credono di aver ormai chiuso i conti con il Male ma comprendono che attraverso le armature continueranno ad essere incatenati ad un ciclo continuo di ulteriori scontri. Ci si interroga quindi sul vero valore di ciò che si protegge con le armature o se sono esse stesse delle armi di distruzione come quelle dei nemici. Per la prima volta viene anche trattato il tema del sentimento o presunto innamoramento che coinvolge Ryo e Luna, una ragazza che momentaneamente si unisce in aiuto del gruppo. Questo rappresenta la crescita e la maturità dei cinque eroi dopo la sconfitta di Arago della serie storica.

OAV 2: La Leggenda dell’Imperatore Splendente

  • EPISODIO 1 – Mukala del Sole
  • EPISODIO 2 – L’imperatore Splendente Nero
  • EPISODIO 3 – Quando le Armature Iniziano a correre
  • EPISODIO 4 – Per Superare la Tristezza

La vicenda si svolge fra Tokyo e la Tanzania da dove sopraggiunge un  nuovo nemico da una tribù africana chiamato Mukala del sole. Dalla stessa tribù proviene anche Nadia (come vedete tipico nome tanzaniano 😀 ), promessa sposa di Mukala ma che si schiera in aiuto dei samurai in quanto contraria a tutta la violenza e la brama di potere esercitata dal fidanzato. Il fulcro di questa serie è l’Armatura Bianca indossata da Ryo che riunisce tutte le virtù benevole dei compagni e l’Armatura Nera di Mukala, identica ma governata da una forza maligna che tiene anche sotto controllo la mente di chi la indossa. La contrapposizione fra le due armature indica il lato oscuro di ogni grande potere, un dualismo fra bene e male che convivono uno nell’ombra dell’altro e si manifestano a seconda delle intenzioni di chi le indossa (sentimenti nobili o pura violenza)

OAV 3: Message

  • EPISODIO 1: Una Conclusione già nota
  • EPISODIO 2: Un Futuro rivelato
  • EPISODIO 3: Una Fiducia in Frantumi
  • EPISODIO 4: Un cuore Smarrito
  • EPISODIO 5: Una Verità Raggiunta

È la serie più approfondita dal punto di vista introspettivo. Si compone di cinque episodi, di cui ognuno dedicato ad ogni singolo samurai. Non ci sono battaglie se non solo in modalità flashback per rievocare le battaglie contro Arago e i nemici successivi fino allo spirito di questa donna chiamata Suzunagi risalente al periodo Edo. Proprio lei è la voce narrante della serie che spiega come si concludono definitivamente le avventure dei nostri eroi. Non ci sono scontri fra lei e i samurai, poiché proprio la narrazione di questo personaggio scaturisce un confronto fra loro su quanto le armature siano state distruttive nel corso dei secoli passando in eredità da un samurai all’altro. Di conseguenza dopo aver trascorso una vita a combattere, i mitici cinque si ritrovano fin dal primo episodio di quest’ultima serie a cercare il proprio posto nel mondo e a dare un senso alle loro vite dopo aver dedicato la loro esistenza per salvare l’umanità.

2026: l’anno del ritorno de I cinque Samurai

E infine nel gennaio 2026 è arrivata l’ultima serie intitolata…

Samurai-Troopers: I cinque samurai – La nuova leggenda delle armature (in originale Yoroi Shinden Samurai Troopers)

Gli episodi sono in totale 24 ma da alcune fonti potrebbero essere ancora in fase di aggiornamento per eventuali aggiunte a seconda dell’impatto sul pubblico. Tutto si svolge trentacinque anni dopo il periodo di gloria dei cinque samurai storici.

L’unico che continua ad essere un pilastro portante per le nuove generazioni di guerrieri è il leader Ryo Sanada, mentre dei restanti quattro vi è solo una breve comparsa per dimostrare che avevano deciso di intraprendere strade di vita diverse. Ryo viene presentato come un uomo adulto di 53 anni che dopo aver superato l’età prevista per combattere è divenuto addestratore presso la sede DST (Defence Special-Cases Taskforce), ovvero l’organizzazione di difesa giapponese contro le creature demoniache. Ma ovviamente la Sunrise ci ha incluso un contentino in un episodio…almeno una battaglia in cui si vede ancora il nostro eroe in armatura prima di cedere le armi alla successiva generazione di samurai. Per il resto, essendo una serie nuovissima…non vi spoilero ulteriori dettagli, ma potete trovarla su Anime Generation di Prime Video.

Ma come sono nati I 5 Samurai?

Come accennato a inizio articolo, tutto ha avuto inizio presso lo studio di animazione giapponese Sunrise, dove all’interno dello stesso, era presente un gruppo di disegnatori che usava lo pseudonimo di Hajime Yatate per firmare i propri progetti (per citarne altri Gundam e Cowboy Bebop).

Nonostante il target di destinazione fosse stato pensato inizialmente per un pubblico maschile fra i 7 e i 13 anni, la serie, soprattutto in patria, aveva in realtà registrato un fenomeno del tutto inaspettato: un successo travolgente fra il pubblico femminile. Le ragazzine erano completamente impazzite per i cinque carismatici protagonisti in armatura, di cui ricordiamo i nomi fra quelli originali e quelli riadattati in italiano per i 39 episodi storici:

Questo grande fandom in Giappone aveva alimentato un business pazzesco fatto di riviste, poster, t-shirt, drama CD (storie audio) e a seguire, udite udite, a grande richiesta ben tre serie OAV conclusive realizzati per concludere in bellezza la saga.

In Italia purtroppo la serie ha dovuto fare i conti con un piccolo svantaggio strategico: la trasmissione su una rete privata come Italia 7 nello stesso periodo in cui su Italia 1 andava in onda già da tempo la serie de I Cavalieri dello Zodiaco.

Ancora oggi c’è chi paragona entrambe le serie definendo I 5 Samurai i cloni dei Cavalieri, ma è un raffronto estremamente superficiale poiché andando a scavare fra le personalità dei protagonisti e lo scopo delle loro missioni, ci si ritrova di fronte un abisso di differenze.

In primo luogo i 5 guerrieri samurai godono di un’identità del tutto autonoma e profonda, con riferimenti storici a guerrieri realmente esistiti, al misticismo e al folklore giapponese.

Quindi vediamo ora chi sono i Samurai realmente esistiti a cui si ispirano i cinque eroi che già conosciamo…

  • RYO SANADA o Ryo del Fuoco è direttamente ispirato a Sanada Yukimura (o Sanada Nobushige) vissuto a cavallo tra il periodo Sengoku e quello Edotra (1567-1615), il leggendario comandante conosciuto per la sua armatura di colore rosso fiammante. E’ passato alla storia soprattutto per aver combattuto in difesa del castello di Osaka. Non a caso proprio Ryo è il leader dei cinque eroi.
  • SEIJI DATE o Sami della Luce è direttamente ispirato a Date Masamune vissuto fra Periodo Sengoku e Primo Shogunato Tokugawa (1567-1636), il potente “daimyo” (signore feudale in giapponese) della regione di Tohoku, soprannominato “Drago ad un occhio”. Le origini di Seiji/Sami proverrebbero quindi da un’antica e nobile famiglia di guerrieri.
  • SHIN MÓRI o Simo dell’Acqua è direttamente ispirato a Mōri Motonari del periodo Sengoku (1497-1571), nobile feudale della regione di Chūgoku. Il cognome Mōri sarebbe originario del Giappone occidentale e fortemente legato all’elemento dell’acqua.
  • TOMA HASHIBA o Kimo del Cielo è direttamente ispirato a Toyotomi Hideyoshi vissuto fra il Periodo Sengoku e il Sengoku Unifier (1537-1598). E’ stato uno dei grandi unificatori del Giappone che all’inizio della sua carriera era noto con il cognome Hashiba e la sua rapidità d’ingegno con cui era riuscito a scalare le gerarchie militari.
  • SHU LEI HUANG o Shido della Terra è l’unico ad essere direttamente ispirato alla tradizione cinese, il generale Su Huang vissuto fra la Dinastia Han e il Periodo dei Tre Regni (169-227 d.C.). Viene ricordato anche per la sua corporatura imponente e non a caso Shido è il personaggio reso più robusto al quale piace mangiare continuamente.

Gli altri personaggi della serie animata:

Hariel

Il nome originale è Kaos, o meglio Monk Kaos e avrebbe 990 anni. Il suo ruolo è quello di mentore e guida spirituale dei cinque Samurai. Indossa la classica veste monastica da asceta buddhista (Yamabushi) e porta sempre con sé il Bastone della Purificazione (Shakoju) sormontato da anelli di metallo che si agitano quando si avvicina un pericolo provocando un suono particolare.

Nella tracolla sempre in vista sarebbe contenuto un pugnale. Hariel compare solo fino a metà della serie storica, poiché decide di sacrificarsi al fine di aiutare i nostri eroi ad accedere al Regno del Male e sconfiggere definitivamente il grande nemico, Arago.

Secoli prima i fatti narrati nella serie, Hariel, aveva già sconfitto una prima volta lo stesso nemico riuscendo a purificarne la sua imponente armatura e scindendola in altre nove: cinque verranno assegnate ai samurai e le altre quattro ai discepoli dello stesso antagonista. Il recupero di tutte e nove le armature sarebbe alla base dei motivi per cui Arago ritorna all’attacco in contemporanea all’arrivo dei cinque eroi prescelti dallo stesso Hariel per salvare l’umanità.

Fiamma Bianca

Byakuen è il nome originale di questa tigre millenaria che accompagna Ryo fin dalla prima puntata. In precedenza era appartenuta ad Hariel finché la sua strada non ha incrociato quella del giovane fra le montagne riconoscendo in lui uno dei cinque samurai prescelti.

Fiamma Bianca viene gravemente ferita durante una battaglia contro Lord Cruel, l’emissario di Arago affiancato dalla tigre Fiamma Nera. La sconfitta di questo nuovo nemico comporterà l’assimilazione dell’essenza e della corazza della tigre nera in Fiamma Bianca per salvarla. Qual è il significato di questo passaggio? si può interpretare come un dualismo, la fusione del bene e del male nella stessa creaura, le due facce di una medaglia, il bianco che rappresenta la benevolenza e la purezza dell’animo in opposizione alla crudeltà e alla violenza delle battaglie.

Ambra

Nasty/Nashty Yagyu è una ragazza universitaria di 18 anni discendente del clan dei samurai Yagyu in cui rientrava suo nonno che compare nelle puntate iniziali della serie storica. Lei da esperta informatica, è una sorta di base operativa del gruppo dei samurai, grazie alla quale si viene a conoscenza di antichi segreti legati alle armature che porteranno alle varie fasi evolutive dell’intera vicenda.

Danny

Jun Yamato è il nome originale del bambino ficcanaso che nella prima puntata parte a razzo su uno skate board preso da  un negozio senza nemmeno pagarlo per poi andare a scontrarsi contro la tigre di Ryo. Si lega quasi subito allo stesso samurai vedendo in lui un fratello maggiore dopo che i genitori sono stati rapiti dal Regno del Male.

Jun inizialmente rappresenta l’innocenza e la vulnerabilità di chi è troppo piccolo per difendersi da solo e che necessita di essere protetto. Ben presto nel suo piccolo cerca di divenire collaborativo (ma sempre ficcanaso!) riuscendo a dare un minimo di aiuto. Nell’ultima puntata della terza serie OAV intitolata Message, subito dopo la sigla finale è presente una scena in cui Jun ormai cresciuto ha intrapreso la stessa strada dei samurai e sta per sostenere una prova decisiva di arti marziali.

Ma perché I 5 Samurai…sono proprio cinque?

Il motivo è ben preciso e, oltre che storico, è anche spirituale. Nel 1645 il celebre samurai Miyamoto Musashi scrisse “Il Libro dei cinque Anelli” (Gorin no Sho) basato sulla teoria buddhista dei “Gudai” ovvero i Cinque Grandi Elementi in quest’ordine ben preciso:

  • Acqua (Sui) che rappresenta la flessibilità mentale e l’adattabilità alle situazioni sia di guerra che quotidiane;
  • Fuoco (Ka) cioè la capacità di cogliere il momento giusto per battere l’avversario in battaglia in una situazione di frenesia e aggressività;
  • Vento () analizza e confronta gli stili e le tecniche delle altre scuole di combattimento per migliorare le proprie;
  • Terra (Chi), che getta le basi della via del guerriero (Heiho), spiegando la disciplina e la pianificazione geometrica dell’arte della spada;
  • Vuoto () rappresenta il Mushin, lo stato mentale supremo, l’intuizione allo stato puro senza inganni mentali.

Nell’anime del 1988 però queste forze degli elementi e delle virtù del Bushido sono state rielaborate per fini narrativi e non solo, anche per una questione di doppiaggio. Gli elementi del Vuoto e dell’Aria, sono stati riadattati a dei concetti simbolici che per certi versi si somigliano fino a fondersi insieme mentre sotto altri si differenziano totalmente:

  • Il Vuoto concepito come spazio, etere, atmosfera, è stato convertito nell’elemento del Cielo attribuito a Kimo (o Touma) il quale, da arciere, sfrutta il vuoto dell’aria e la pressione atmosferica per scagliare i suoi dardi dorati. La sua armatura è chiamata Tenku no Yoroi mentre il suo colpo è chiamato Shinkūa, ovvero “L’Onda del Vuoto” che rappresenta anche l’elevazione della mente e la saggezza (il Chi);
  • L’Aria è stata invece convertita nell’elemento della Luce attribuito a Sami (Seiji) e la sua armatura chiamata Korin si traduce con Cerchio di Luce. Non viene concepito come elemento naturale ma è più radiazione luminosa e pura paragonabile alla trasparenza dell’aria stessa. Sami è infatti il samurai legato alla virtù della Sensibilità, della Cortesia e del Rispetto.

Chi sono invece i nemici delle serie storiche dei cinque samurai?

I nemici dei nostri cinque eroi appartengono al regno del Male Youkaikai (letteralmente tradotto in Mondo dei Demoni e degli Spiriti) nel quale rientrano i demoni del folklore giapponese, ovvero gli Oni, gli Youkai e i Mononoke. Mentre i cinque guerrieri del bene incarnano le cinque virtù del Bushido, i villains incarnano invece le passioni oscure e i vizi che secondo la filosofia buddhista e scintoista infestano l’animo umano: la rabbia, l’illusione, la crudeltà, la falsità e l’ossessione.

Arago

Partiamo prima di tutto dal nemico number one, Arago. È il Supremo Imperatore del Male privo di un corpo umano vitale e mosso esclusivamente da rancore, odio e ambizione spirituale. Incarna perfettamente il concetto shintoista Onryō.

Si tratterebbe dello spirito di un potente guerriero (shogun) morto in preda all’ira, la cui anima si rifiuta di passare oltre per continuare a seminare distruzione e carestia nel mondo dei vivi. Il suo scopo è quello di assorbire tutte e nove le armature scisse da Hariel e avere l’umanità sotto il suo controllo.

A seguire i quattro Generali Demoniaci (Dukan no Mashō).

Shuten

Per la TV italiana è conosciuto col nome di Demon, nella versione originale giapponese con quello di Shuten. Finché rimane soggiogato da Arago è detentore dell’armatura del buio e rappresenta la perfidia e l’infedeltà. Il suo nome in giapponese, Shuten-dōji è la diretta citazione ad uno dei tre grandi demoni Yokai, ovvero il leggendario demone rosso Aka-oni noto per la sua forza brutale. Dopo il sacrificio di Hariel in aiuto dei samurai, sarà Demon a prendere il suo posto da monaco/spirito guida, pentito di essere stato al servizio di Arago.

Naaza

Naaza è conosciuto da noi italiani come Krana o Krin. Detentore dell’armatura dell’inganno, rappresenta la falsità e il concetto di doppiezza (più comunemente noto come “avere la doppia faccia”). Dal punto di vista mitologico giapponese è ispirato allo Tsuchigumo, una tipologia di arachide, e allo Habe, una sorta di serpente spettrale legato alla tradizione Kabuki. Krana con sei braccia fittizie crea illusioni e paralisi con il suo veleno per sopraffare i guerrieri.

Anubis

In Italia Anubis è conosciuto col nome di Kratos /Koga. La sua armatura rappresenta la magia nera legata agli spiriti giapponesi di fattezza canina e lupi demoniaci noti come Inugami. La sua caratteristica  è la ferocia brutale con cui attacca i guerrieri e la completa obbedienza al padrone esattamente come l’indole dell’animale.

Dais

Insieme alla sua armatura Dais (o Rasta/ Rajura qui da noi) è ispirato all’illusione e al miraggio che usa per portare in confusione i guerrieri e sferrare i suoi attacchi. È ispirato alla figura demoniaca Jorōgumo, tradotto come “donna-ragno”, e usa ragnatele fatte di fili invisibili per intrappolare i nemici.

Lady Kayura

Lady Kayura non ha un’armatura nonostante sia stata soggiogata da Arago per combattere al suo fianco. Detentrice della magia “luce oscura”, è modellata sulla base delle ninfe e fanciulle celesti del buddhismo chiamate Tennin.

Il suo aspetto nobile e aggraziato legato al clan di Kaos (per noi in Italia Hariel), viene corrotto dalla possessione demoniaca al fine che combatta per conto di Arago. Per discendenza, sarà lei a prendere il posto di mentore/guida dopo Demon che nonostante la sua vocazione spirituale viene poi sacrificato.

Ecatos

Ecatos è’ un emissario di Arago che dopo essere stato apparentemente sconfitto una prima volta dai 5 Samurai, lo invia con lo scopo di impadronirsi dell’Armatura Bianca. Comparso per la prima volta nell’episodio 18  della serie originale compare in realtà per pochi episodi per poi lasciare il posto ad ulteriori nemici sempre con lo stesso intento.

Lord Cruel

Compare nell’episodio 20 della prima serie e si tratta di un altro emissario legato all’Impero del Male di Arago che ha sempre con lo scopo di sottrarre l’Armatura Bianca dell’Imperatore Splendente o dell’Imperatore Brilliant.

L’importanza di questo personaggio sta nel fatto che rappresenta una sorta di evoluzione nella storia. Lord Cruel è uno spadaccino accompagnato da una tigre nera protetta da un’armatura bianca, l’esatto opposto di Fiamma Bianca, la tigre millenaria di Hariel che accompagna Ryo dalla prima puntata. Una volta sconfitto, Lord Cruel rivolge un’ultima frase alla tigre nera confidandogli che il suo nuovo padrone sarebbe divenuto il samurai possessore dell’Armatura Bianca.

Mukala del Sole

Guerriero di una truibù indigena della Tanzania che compare nella seconda serie OAV, Mukala del Sole possiede la cosiddetta Armatura Nera, opposta a quella Bianca, che tiene il guerriero completamente assoggettato ad essa impedendogli di manifestare facoltà morali. Questo concetto fa comprendere che il vero valore risiede nel cuore di un guerriero e non nell’armatura che indossa in quanto deve sempre prevalere la responsabilità morale. Quindi il tutto dimostra cosa potrebbe succedere se un samurai si lasciasse consumare dal potere dell’armatura.

Suzunagi

E’ lo spirito di una ragazza vissuta circa quattro secoli prima durante le guerre civili in Giappone nel periodo Sengoku. Le Nove Armature nate dalla scissione di quella di Arago indossate in quel periodo storico, avevano portato alla distruzione del proprio villaggio e della propria famiglia. Lei incarna il dolore delle vittime della guerra e porta con sé il rancore scaturito dalla violenza dei combattimenti. Costringe i samurai a confrontarsi con la vera natura delle armature nate dall’odio umano. La distruzione delle corazze simboleggia come la vendetta possa essere soppiantata dalla purificazione.

I 5 Samurai e gli anime che sono venuti dopo

Quindi, se i Cinque Samurai non fossero nati con l’intento di fare concorrenza ai Cavalieri dello Zodiaco, potrebbe essere che altri guerrieri o guerriere, creati successivamente, abbiano ripreso o “ereditato” alcuni elementi molto simili da questi anime precedenti?

Ebbene si, faccio proprio riferimento ad una serie nata in Giappone a fine anni 80 e divenuta un’anime nel 1991, per poi approdare in Italia nel 1995… Sailor Moon!

Per quanto possa sembrare assurdo, ad ogni singola guerriera Sailor sono stati attribuiti esattamente gli stessi colori delle armature dei 5 samurai, mentre i poteri sono simili a quelli del cosmo legati ai Cavalieri dello Zodiaco.

Ecco di seguito gli ‘accoppiamenti’ tra i Samurai e le Sailor!

Ryo e Sailor Mars

Sami e Sailor Jupiter

Tomua e Sailor Mercury

Shido e Sailor Venus

Simo e Sailor Moon

Altre somiglianze?

Stando a quanto emerso nel corso degli anni attraverso opinioni e commenti sui vari social e non solo, l’impressione che sembra accomunare tutti è che la serie dei Cinque Samurai, così come i Cavalieri dello Zodiaco, rappresenti una sorta di trasposizione animata dell’estetica delle band hair metal degli anni ’80.

In effetti, a giudicare dalle capigliature spettinate, o meglio, cotonate, e dall’aspetto fisico dei personaggi, tutto sembra tornare. A questo si aggiungono anche le pose assunte durante l’uso delle armi, che richiamano molto quelle tipiche dei musicisti mentre imbracciano i propri strumenti, come la chitarra o il basso.

I 5 Samurai e i Bon Jovi si somigliano? Direi proprio di sì!

Prossimamente parleremo approfonditamente della nuova realizzazione marchiata Sunrise uscita recentemente su Prime Video. SEE YOU SOON!!!!!!

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Prime Video svela il trailer ufficiale della sua nuova serie Carrie

Disponibile in tutto il mondo dal 7 ottobre, la serie, firmata dal visionario showrunner Mike Flanagan, interpreta in modo originale e sorprendente il racconto pioneristico di Stephen King

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CULVER CITY, California – 9 settembre 2026 – Oggi Prime Video ha svelato l’intenso e perturbante trailer ufficiale di Carrie, la serie Original in otto episodi, firmata dal visionario showrunner Mike Flanagan. Tutti gli otto episodi di Carrie saranno disponibili da mercoledì 7 ottobre 2026, in esclusiva su Prime Video in oltre 240 Paesi e territori nel mondo.

Il trailer ufficiale inizia a svelare i retroscena di questa avvincente e contemporanea rivisitazione dell’iconico romanzo di Stephen King, offrendo uno sguardo inedito su come la serie ne ampli l’universo narrativo e doni nuova profondità e complessità ai suoi amati personaggi, esplorando le forze che plasmano Carrie White (Summer H. Howell), mentre si confronta con la crudeltà e le pressioni del mondo moderno, in un crescendo che culmina in un’unica, sconvolgente notte. Ma quanto sappiamo davvero di Carrie o di cosa sia realmente accaduto a Chamberlain?

Carrie vede protagonista Summer Howell nel leggendario ruolo di Carrie White, al termine di un lungo processo di selezione al quale hanno preso parte oltre 1.500 attori. Il cast della serie include anche Samantha Sloyan (The Pitt) nella parte di Margaret White, Siena Agudong (Resident Evil) nel ruolo di Sue Snell, Alison Thornton (Fire Country) in quello di Chris Hargensen, Joel Oulette (Uno splendido errore) come Tommy Ross, Josie Tota (The Buccaneers) nei panni di Tina, Arthur Conti (Beetlejuice Beetlejuice) in quelli di Billy, Thalia Dudek (The Running Man) come Emaline, Amber Midthunder (Prey) nel ruolo di Miss Desjardin e Matthew Lillard (Man of Tomorrow) in quello del Preside Grayle.

L’eccezionale cast di Carrie riunisce, inoltre, collaboratori di lunga data di Flanagan e nuovi volti della sua cerchia creativa, con guest star come Michael Trucco (Fire Country), Crystal Balint (La caduta della casa degli Usher – The Fall of the House of Usher), Kate Siegel (Hill House – The Haunting of Hill House), Rahul Kohli (L’estate dei segreti perduti), Tim Bagley (The Comeback) e Heather Graham (The White Lotus).

Carrie è scritta dallo showrunner Mike Flanagan (Midnight Mass, Hill House), che è anche executive producer insieme a Stephen King. Flanagan ha diretto gli episodi 101, 102, 107 e 108, mentre gli episodi 103, 104, 105 e 106 sono stati diretti rispettivamente da Kate Siegel (The Exorcist: Martyrs), Axelle Carolyn (Something Very Bad Is Going to Happen), Kyra Sedgwick (Family Movie) e Hiromi Kamata (Shogun). La serie è una produzione Amazon MGM Studios.

Carrie

Basata sull’iconico romanzo d’esordio di Stephen King, Carrie è una rivisitazione audace, attuale e sorprendente di questa storia di formazione ormai diventata un cult, adattata per la prima volta a serie tv dal visionario showrunner Mike Flanagan. La serie segue le vicende di Carrie White (Summer Howell), un’adolescente emarginata, che ha trascorso tutta la sua vita rinchiusa tra le mura di casa insieme alla madre Margaret (Samantha Sloyan), estremamente protettiva nei suoi confronti. Dopo la morte improvvisa e prematura del padre, Carrie viene catapultata nello spietato ecosistema di un liceo pubblico, dove è costretta ad affrontare lo scalpore mediatico provocato da un atto di bullismo che sconvolge la sua comunità, la pressione costante e la crudeltà indiscriminata dell’era dei social media, nonché il risveglio di misteriosi poteri telecinetici che si manifestano nel corso della sua adolescenza.

Nell’arco di otto episodi dal ritmo serrato, la serie amplia e approfondisce il capolavoro di King – aggiungendo spessore ai personaggi e alle loro dinamiche, e seguendo le piccole scelte quotidiane che li condurranno a un’unica, sconvolgente notte, in una storia avvincente e profondamente umana sul conflitto tra gentilezza e crudeltà, che porterà lo spettatore a chiedersi se stia assistendo alla nascita di un’eroina, di un mostro o di qualcosa di molto più complesso.

Il romanzo d’esordio di Stephen King, Carrie, è stato pubblicato nel 1974, segnando l’inizio di una carriera che ha visto oltre 350 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Carrie è rimasto per 14 settimane nella classifica dei best seller del New York Times ed è stato tradotto in più di 35 lingue. L’adattamento cinematografico di Brian De Palma del 1976, candidato all’Oscar e di cui quest’anno ricorre il 50° anniversario, ha ulteriormente consolidato l’impatto culturale del romanzo.

* Ringraziamo l’Ufficio Stampa Prime Video per il comunicato di cui sopra, che abbiamo condiviso con i nostri lettori.

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Reacher 4 – Recensione: Jack Reacher is 4 men!

Reacher 4 è arrivato su Prime Video con i primi 3 episodi. Botte, intrighi politici, pura azione e intrattenimento senza limiti, per lo show dell’estate con un Alan Ritchson davvero sugli scudi

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Jack Reacher è tornato ancora una volta e lo fa con la semplicità della formula “usato sicuro” che lo ha reso celebre: intrattenimento, spionaggio, azione e tanti… tanti cazzotti.

Protagonista è nuovamente l’action man Alan Ritchson, ormai completamente a suo agio nei panni dell’ex maggiore della Polizia Militare dell’Esercito degli Stati Uniti, ruolo che al cinema fu di Tom Cruise.

La serie di Prime Video ispirata ai libri di Lee Child è arrivata alla sua quarta stagione, un importante traguardo per uno show che ha ricevuto un’ottima accoglienza da parte del pubblico delle avventure in solitaria, in giro per gli Stati Uniti, del gigantesco e forzuto Reacher.

Questo successo, difatti, ha portato all’imminente lancio del primo spin-off della serie, dal titolo Neagley, dedicato alla compagna d’armi di Jack interpretata da Maria Sten, vista già nelle stagioni 2 e 3. E chissà se vedremo Ritchson anche qua, magari come guest star.

Tornando a Reacher 4, i nuovi episodi adattano il tredicesimo romanzo di Lee Child, Gone Tomorrow, e confermano che, come se ancora ce ne fosse bisogno, con Reacher la TV e il cinema action di vecchio stampo non sono ancora morti.

Anzi: pare che ci sia un pubblico che ancora cerca qualche prodotto old school dove, se c’è un problema all’apparenza irrisolvibile, solo testosterone, battute scontate ma efficaci (soprattutto se a farle è un omone di 110 kg) e botte da orbi possono trovare la soluzione.

E, nonostante la versione del sig. Reacher (pardon: solo Reacher) interpretata da Ritchson sia molto fedele all’eroe dei romanzi di Lee Child e spicchi per essere una mente sopraffina, sparare e menare sono le cose che Jack sa fare meglio e che lo trasformano in una vera e propria arma umana inarrestabile per ogni nemico che incrocia sul suo cammino.

Grosso guaio a Philadelphia

Durante il suo vagabondare per gli U.S.A., Jack Reacher incontra sulla metro di Philadelphia una donna spaventata a morte. Pensando ci sia qualcosa che non va, Reacher si avvicina per capire cosa nasconda e, dopo aver cercato di rassicurarla e di poterla aiutare, la donna si suicida sparandosi un colpo in testa.

Quale ultima persona ad averla vista viva, Jack viene preso in custodia dalla polizia e interrogato. La donna si chiamava Anna Merrick (Karen Kwong-Chip), lavorava nelle risorse umane della C.I.A. ed era la sorella di Jacob Merrick (Chris Marquette) poliziotto del dipartimento di Philadelphia, che scopre proprio dopo l’interrogatorio di Reacher della morte di Anna.

Rilasciato, Jack viene fermato subito da due malintenzionati che sono convinti che lui abbia una chiavetta USB consegnatagli da Anna e contenente alcune informazioni confidenziali. Ovviamente Jack non ha la chiavetta e per i due uomini non finirà troppo bene.

Questo porta Reacher a indagare per trovare risposte a diverse domande: il motivo del suicidio di Anna, indagine che porta avanti insieme al fratello di lei e alla detective Tamara Green e il mistero su cosa contenga la chiavetta USB, sulle cui tracce c’è anche la C.I.A.

E mano a mano che unisce i puntini, Reacher dovrà confrontarsi anche con una cospirazione politica che lo porterà ai piani alti del Governo degli Stati Uniti. Un altro enigma che l’ex militare risolverà alla sua maniera: usando il cervello, ma soprattutto i muscoli.

Reacher 4: la stessa formula da quattro stagioni, ma al pubblico piace

Lo showrunner e produttore esecutivo Nick Santora ha ormai perfezionato la formula vincente di Reacher, che porta avanti da ben quattro stagioni: il nostro vagabondo arriva in una nuova città, si trova nel posto giusto (o sbagliato dipende dai punti di vista) al momento giusto, assiste a qualcosa che non dovrebbe vedere e decide immediatamente di intervenire e indagare. E da quel momento, chi incrocerà la sua strada si dovrà cominciare a preoccupare.

La quarta stagione non fa eccezione e, anzi, dopo la visione dei primi 3 episodi rilasciati da Prime Video, toni e stile di narrazione puntano ancora di più sull’azione, l’adrenalina e sulla componente da spy story, con un ritmo nel susseguirsi degli avvenimenti tipico di un romanzo di genere spionistico/politico.

Si tratta di una prima parte di stagione ricca di colpi di scena, con un giusto mix di azione e battute che alleggeriscono i toni, ma che non inventa nulla di nuovo e forse non vuole neanche farlo. Perché, appunto, il pubblico che guarda Reacher ama questo “copione” e gode nel vedere il protagonista in difficoltà risolvere i problemi alla sua maniera.

Nel momento in cui la storia entra nel vivo arrivano cospirazioni, colpi di scena, intrighi dove, naturalmente, non possono mancare politici potenzialmente corrotti, agenzie governative che abusano del proprio potere e insabbiamenti capaci di arrivare fino ai livelli più alti della gerarchia. Ma dall’altra parte della barricata c’è sempre l’inarrestabile Jack Reacher.

Un Alan Ritchson in grande spolvero e un Reacher più umano che mai

E al centro c’è, più che mai, Jack Reacher, che pare tornare, almeno in questi primi tre episodi, assoluto protagonista dopo aver condiviso spesso la scena con i suoi compagni d’arme nella stagione 2 e  con Neagley nella stagione 3.

Grande merito va ad Alan Ritchson, ancora una volta davvero bravo a concentrare la scena su di sé e a fare da (grosso) magnete. Nei primi episodi sono davvero poche le scene in cui Reacher non compare, a certificare il fatto che questa avventura lo vede protagonista assoluto di un caso davvero complicato, con colpi di scena in ogni episodio e cliffhanger finali davvero da lasciare a bocca aperta (soprattutto alla fine del terzo) anche lo stesso Reacher, calcolatore e osservatore solitamente difficile da stupire.

In questa stagione pare, anzi, che Reacher sia più vulnerabile rispetto al passato, complice anche il senso di colpa che matura dentro di lui per non essere riuscito a proteggere Anna, la donna che si suicida all’inizio della stagione e che scatena la serie di eventi della quarta stagione.

Insomma, è un Reacher che fa intravedere una crepa nel suo carattere da uomo tutto d’un pezzo, sicuro di sé, mostrando una maggiore emotività rispetto all’ex maggiore freddo e cinico spesso messo in scena nelle stagioni precedenti. E per chi ha già visto gli episodi credo che la scena del gattino spieghi questo concetto in maniera molto chiara.

Ma è anche un Jack Reacher che vede il suo intelletto messo a dura prova e più in difficoltà, in questo caso, a unire tutti i pezzi del puzzle come solitamente riesce a fare.

Però attenzione: il cuore di Reacher rimane sempre lo stesso. La serie non punta mai davvero sulla complessità psicologica o sulla profondità tematica, ma mette sul piatto quello che sa fare meglio: azione, tensione e botte. Davvero tante botte.

Non solo Reacher: una squadra tutta nuova che funziona

Se Reacher resta la star assoluta dello spettacolo, come di consueto, anche questa stagione presenta un cast di supporto che risulta decisamente azzeccato.

Tra i principali compagni di Reacher troviamo la detective Tamara Green (Sydelle Noel), il poliziotto di provincia Jacob Merrick (Chris Marquette) e la giornalista Lila Hoth (Agnez Mo), che non sono semplici aiutanti, ma personaggi con una personalità ben distinta e approfondita.

Ognuno di loro ha una storia, motivazioni e un percorso narrativo destinato a intrecciarsi con quello di Reacher. Interessante, ad esempio, lo sviluppo del personaggio di Jacob, fratello della vittima, uomo semplice che ha sempre voluto fare il poliziotto ma che, lavorando in provincia, non si è mai trovato coinvolto in assassinii e cospirazioni. Caratterialmente, il suo personaggio cambia, elabora mano a mano il lutto che in un primo momento lo traumatizza e poi fa montare dentro di lui una rabbia quasi controproducente per le indagini di Reacher. Sarà interessante capire dove arriverà il personaggio di Merrick nel corso della serie.

Altrettanto intrigante è Lila Hoth, inizialmente destinata a incarnare il classico cliché della bella ragazza in pericolo destinata a finire a letto con il protagonista, ma che in realtà nasconde dietro di sé una storia molto più complicata e diversa da quella che Reacher aveva intuito.

Anche gli altri personaggi contribuiscono a rendere il cast più solido. Tra le figure dalle motivazioni decisamente più ambigue troviamo il deputato John Sampson, interpretato da Marc Blucas, sua moglie Elsbeth (Kathleen Robertson) e il detective scansafatiche Shaun Docherty, interpretato dall’ottimo Kevin Corrigan.

Sono proprio questi personaggi a contribuire ad arricchire la trama rendendola più imprevedibile.

Reacher 4: promosso o bocciato?

È ancora presto per dirlo, in quanto siamo solo all’inizio della nuova avventura di Jack Reacher, ma le premesse sono davvero buone. La trama di questa stagione forse non è sino a questo momento all’altezza della terza, la migliore ad oggi, ma si presenta snella, brutale e tremendamente efficace.

C’è chi probabilmente potrà reclamare il fatto che si tratti di qualcosa di già visto, sia nello show sia in altri film o serie televisive d’annata, dove il protagonista, vero macho e maschio alpha, utilizza metodi che i genitori ripetono all’infinito ai bambini di “non replicare a scuola perché sono sbagliati”.

In realtà, Reacher 4 è una serie coerente, che non vuole inventarsi nulla di nuovo, ma vuole applicare quella ricetta che, seppur prevedibile, piena di cliché e battute spesso un po’ cringe, al pubblico piace.

Non si deve per forza sempre vedere il film o la serie TV della vita, ma a volte basta essere consapevoli di cosa si sta guardando.

E Reacher propone allo spettatore azione, colpi di scena e intrattenimento di qualità, con una trama davvero ben congegnata grazie prima di tutto a Child e ai suoi romanzi e poi a Nick Santora, al suo team di sceneggiatori e ai registi Sam Hill e Gary Fleder, che hanno capito perfettamente una cosa: Reacher funziona quando il mondo intorno a lui diventa complicato, e lui deve fare le cose che… solo Jack Reacher sa fare.


VOTO POPCORNERD: 7.5/10

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