Lo scorso 22 Gennaio, con una diretta mondiale su YouTube, gli attori Lewis Pullman (Top Gun: Maverick, Thunderbolts*) e DanielleBrooks (Orange is the New Black, Il colore Viola) hanno annunciato, a nome dell’AMPAS (Academy of Motion Picture Arts and Sciences), tutte le nomination delle 98ª edizione degli Oscar.
L’ultima categoria annunciata, la più attesa, è anche quella che da sempre catalizza maggiormente l’attenzione di pubblico e critica: il Miglior Film.
Tra certezze, sorprese ed esclusioni eccellenti, ciò che state per leggere è la seconda parte di un breve (e personale) excursus sulle dieci pellicole che il 15 Marzo avranno la possibilità di portarsi a casa la statuetta più ambita di tutte.
Attenzione: potrei dover fare dei piccoli spoiler.
Non ho intenzione di rivelare finali o risvolti di trama importanti, sia chiaro, ma potrei comunque dover approfondire scene specifiche che mi hanno colpito, in positivo o negativo, e so che per qualcuno potrebbe essere un problema.
Ora, quindi, possiamo cominciare.
Un’ultima precisazione: come avrete modo di intuire leggendo i miei commenti, i film in questione non sono in ordine di preferenza; il seguente elenco non è quindi da intendersi come una classifica.
Ecco le recensioni della seconda, ed ultima, cinquina:
Bugonia di Yorgos Lanthimos
Domanda: “Cos’è la follia?” Risposta: “È la risposta di molti alle convinzioni di pochi.”
Yorgos Lanthimos ci presenta fin da subito due personaggi agli antipodi:
Michelle Fuller (Emma Stone), una giovane e rispettabile CEO di una grande azienda farmaceutica che conduce una vita agiata tra lavoro d’ufficio e corsi di autodifesa
Teddy Gatz (Jesse Plemons) è, invece, un semplice complottista di campagna che vive una vita al limite della decenza insieme a suo cugino Don (Aidan Delbis), affetto da neurodivergenza.
“Due giocatori. Due lati. Uno è luce, l’altro è oscurità.” diceva John Locke, celebre personaggio di Lost, parlando in maniera semplicistica ma essenziale del gioco del Backgammon (e non solo…). Una frase iconica nel panorama seriale, sempre attuale, e che può essere applicata in tantissimi contesti diversi.
Anche in questo? Si e no.
Teddy vuole convincerci, rapendo Michelle e sottoponendola a test psico-fisici (anche abbastanza disturbanti) che la donna sia segretamente un’andromediana, un’aliena inviata sulla Terra per spiare e studiare gli esseri umani; Michelle, dal canto suo, nega con forza queste assurde affermazioni, cerca di scappare e chiedere aiuto ma, suo malgrado, si sottopone alle torture dei suoi aguzzini.
Ci viene effettivamente presentata una situazione sconvolgente e surreale che, senza dubbio, ci fa propendere dalla parte della vittima, di Michelle.
Ma se Teddy avesse ragione e non fosse semplicemente un bifolco psicopatico? Se la sua assurda teoria fosse confermata? Sarebbe lui la vittima, a quel punto, no?
Ricco di simbolismo ed attento alla tematica ambientalista, l’essenza stessa di questo thriller grottesco è, quindi, l’ambiguità: fino alla fine non sappiamo se tutto ciò che stiamo guardando sia reale, non sappiamo chi abbia ragione, non sappiamo chi ne uscirà vincitore. Sappiamo solo che stiamo osservando una performance straordinaria da parte di due attori che potrebbero essere ricoperti di premi e riconoscimenti e comunque non sarebbe abbastanza per identificare la loro bravura.
Come? Volete sapere qual è la verità? Non ve la dirò, sarà il film a parlare per me.
F1- il film di Joseph Kosinski
Domanda: “Perché la Formula 1 è spesso considerato uno sport noioso?” Risposta: “Non lo so, ma sicuramente questo film non aiuterà a far cambiare idea.”
Nel 2022, Top Gun: Maverik mi ha stregato: visto due volte in sala, ho avuto voglia di rivederlo una terza volta steso sul divano di casa.
Le aspettative sulla nuova opera di Joseph Kosinski, che così bene era riuscito a dirigere attori e scene d’azione nel sequel del cult degli anni ’80, erano altissime. Forse questo, forse la grande passione che provo per la Formula 1, hanno fatto sì che ai miei occhi questo fosse solo un insipido e prevedibile film sulle corse automobilistiche.
Sì, l’idea alla base è interessante (ma sviluppata male) e i camei di piloti e volti noti del paddock sono belli da scovare nelle inquadrature…ma poi cosa resta?
Personalmente un film carino, sufficiente, che non annoia ma nemmeno trascina lo spettatore: il classico esempio di film che vedi la domenica pomeriggio, senza particolare entusiasmo, perché faresti di tutto pur di non pensare che il giorno dopo devi ricominciare a studiare/lavorare.
Brad Pitt è il solito Brad Pitt e Damson Idris gli tiene testa, in macchina e davanti la macchina da presa e poi il film finisce. Non ci sono inquadrature spettacolari, la CGI sembra essere solo abbozzata e mai completata da un professionista del settore e non salvo nemmeno la dimenticabile colonna sonora di Hans Zimmer, che resta un gigante, ma che stavolta ha floppato.
Non ho la minima idea del perché questo film medio, mediocre, sia finito in questa lista e del perché io ne stia parlando. Ma magari il problema è il mio, sono io che non l’ho capito…è stato candidato a 4 Oscar…
La ciliegina sulla torta? La poca fedeltà alle regole della Formula 1 in un film finanziato…dalla Formula 1.
(Pietoso) sipario.
Marty Supreme di Josh Safdie
Domanda: “Essere uno stronzo o non essere uno stronzo…” Risposta: “…questo è il dilemma.”
Siamo a New York, nei primi anni ‘5o, la Seconda Guerra Mondiale è finita da pochi anni e per un gracile ragazzo ebreo di periferia è il momento del riscatto. Marty Mauser (Timotheé Chalamet) è pronto a tutto pur di realizzare il suo sogno: diventare famoso giocando a ping pong, sport di nicchia negli USA, ma in grande crescita in Asia.
È presentato fin da subito come un personaggio respingente, per lo spettatore e per chi gli sta attorno: è subdolo, egocentrico, menefreghista, spesso insensibile anche verso chi gli vuole bene. Emblematica, secondo me, la frase rivolta a dei giornalisti parlando del suo prossimo avversario e amico di lunga data: “Farò a Kletzki ciò che Auschwitz non è riuscito a fare”. Una persona senza freni, senza peli sulla lingua, disposta a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo, anche degradarsi pubblicamente, se questo fosse necessario.
Io, però, anche per quest’ultimo motivo, forse, non sono riuscito ad odiarlo, anzi, ho tifato per lui dal primo all’ultimo scambio di ogni partita. Più la trama andava avanti più mi rendevo conto che forse non era Marty ad essere stronzo (o meglio, non solo) ma lo era tutta la società rappresentata in questa storia. Il problema di Marty è che, a differenza degl’altri, non cercava di nascondere mai la sua vera natura.
Quella messa in scena da Josh Safdie è, quindi, una frenetica epopea pop, coinvolgente e dinamica, che invoglia lo spettatore a voler sapere cosa succederà dopo. Un one-man-show come se ne vedono pochi ultimamente: alla stregua del suo personaggio, potete amare o odiare Timotheé Chalamet ma è indubbiamente un mattatore della cinepresa, uno dei più grandi attori della sua generazione.
Un film pieno di momenti divertenti, toccanti e al cardiopalma che restituiscono tutto l’amore degli addetti ai lavori nel partecipare alla realizzazione di quest’opera monumentale che sono sicuro non verrà dimenticata.
Hamnet – Nel nome del figlio di Chloé Zhao
Domanda: “Come si supera la morte di un figlio?”
Non ho una risposta semplice ed univoca da dare e forse non esiste, quindi ho preferito astenermi.
Per molti sarebbe difficile continuare a vivere, altri lo farebbero passivamente, altri ancora cercherebbero di capire il perché di un tale avvenimento mentre altri ancora cercherebbero un modo per far finta che nulla sia accaduto.
Queste sono solo alcune ipotesi a cui ho pensato ma potrebbero non essere le uniche soluzioni possibili. So, però, come ha cercato di farlo William Shakespheare (Paul Mescal) all’interno di questa pellicola: si è fatto scudo del suo talento.
La morte di un bambino, la più grande tragedia che una famiglia possa affrontare, è il seme della vita da cui nasce una delle più grandi ed eleganti opere mai scritte dall’uomo: l’Amleto.
Ma se William è riuscito ad incanalare e gestire la sua rabbia grazie all’arte, non è altrettanto semplice per Agnes (Jessie Buckley), sua moglie, costretta a vivere gli stessi luoghi di sempre, prima colmi di gioia e ora ingrigiti dal dolore. La natura dal grande fascino esoterico, splendida presenza visiva nelle inquadrature di Chloé Zhao, non è più un luogo sicuro e rassicurante in cui rifugiarsi ma, al contrario, veicolo di morte e disperazione.
E se lo scudo artistico di William servisse anche ad Agnes? Se una famiglia sull’orlo del baratro riuscisse a farsi forza, un’ultima volta, prima che sia troppo tardi?
Un film dalla fotografia ricercata e da una colonna sonora delicata che ha il suo culmine emotivo, ovviamente, nel finale, anche a causa (per colpa) di uno dei brani più struggenti mai composti da Max Richter e non solo: On the nature of daylight.
Se avete bisogno di piangere, è il film perfetto per farlo.
Frankenstein di Guillermo del Toro
Domanda: “Cosa distingue un mostro da un uomo perbene?” Risposta: “Sicuramente non le cicatrici.”
Mi dispiace veramente tanto doverlo dire perché Guillermo del Toro sembra una persona simpatica e intelligente ma credo che questa nuova versione di Frankenstein sia veramente priva di mordente.
Victor Frankenstein (Oscar Isaac) è il classico scienziato pazzo, acuto e solitario, che vuole giocare a fare Dio, la Creatura (Jacob Elordi) è, invece, un bambino nel corpo di un mostro: innocente e ancora incapace di gestire il proprio corpo.
Il primo, quindi, è sadico, egoista e privo di cuore, mentre il secondo è un eroe tragico, compassionevole e umano. Seppur questo tema, caro all’opera letteraria da cui è stato tratto il film, sia stato affrontato tante volte e in tanti lungometraggi, il problema non è nella sua ripetitività ma nel come è stato scelto di essere raccontato.
Questi personaggi non sono divertenti da seguire, non appassionano, non hanno particolari sfaccettature caratteriali. Sono personaggi stereotipati di cui ti dimentichi una volta spento il televisore.
Ma non sono solo i personaggi il problema: la fotografia è uguale a quella di tanti altri prodotti, anche seriali, della stessa casa di produzione di questa pellicola, la colonna sonora è anonima, la recitazione è tanto sopra le righe, la scenografia non è credibile e gli effetti speciali non sono all’altezza di un prodotto che vuole puntare anche alla spettacolarità di alcune scene (si faccio riferimento alle scene con gli Angeli della Morte).
Ho fatto veramente fatica a non prendere il telefono e rispondere all’ennesima telefonata dalla voce registrata.
A leggere, sembra un disastro totale ma qualcosa di buono c’è: la Creatura. Un po’ perché Jacob Elordi è stato veramente abile, soprattutto nelle battute iniziali, a dar voce e presenza scenica al suo personaggio, un po’ perché gli effetti pratici applicati sul suo corpo sono credibili e, a dispetto del resto, funzionano!
Insomma, non il film peggiore della decina, ma sicuramente non il migliore.
Ti sei perso la prima parte? Non ti preoccupare, la trovi qui!
Netflixpubblica il trailer e i poster di APEX, il nuovo film con protagonisti Charlize Theron e Taron Egerton, in arrivo solo su Netflix il 24 aprile.
Una donna distrutta dal dolore mette alla prova i propri limiti nella natura selvaggia dell’Australia, ma si ritrova improvvisamente intrappolata in un gioco mortale con un predatore spietato.
CREDITI
Regia: Baltasar Kormákur
Sceneggiatura: Jeremy Robbins
Produttori: Peter Chernin, Jenno Topping e David Ready per Chernin Entertainment; Ian Bryce per Ian Bryce Productions; Charlize Theron, A.J. Dix, Beth Kono per Secret Menu; Baltasar Kormákur per RVK Studios
Cast: Charlize Theron, Taron Egerton e Eric Bana
*Ringraziamo gli uffici stampa Netflix per la condivisione del comunicato di cui sopra
L’Ultima Missione – Project Hail Mary, il nuovo film di Ryan Gosling diretto da Phil Lord e Christopher Miller, sarà un film che conquisterà il cuore degli spettatori. Nonostante duri 2 ore e mezza.
Il film, tratto dall’omonimo romanzo, racconta dell’insegnante Ryland Grace (Ryan Gosling) che si sveglia di soprassalto all’interno di una astronave in cui sono tutti morti. Già così, il viaggio si prospetta interessante.
Risvegliato da quello che sembra essere stato un coma durato parecchi anni, non si ricorda chi è, dov’è o perché si trova in quella situazione.
Lo spettatore ha le stesse conoscenze di Grace, scopre parti della sua vita e ricostruisce la storia dell’insegnante insieme a lui, attraverso i suoi flashback.
È chiaro che qualche spettatore, prima di andare a vedere il film, si informi un attimo sulla storia che viene raccontata e quindi sappia qualcosa in più rispetto al personaggio di Ryan Gosling. Ma comunque la narrazione così costruita aggancia lo spettatore.
Ad ogni modo, man mano che la memoria di Grace ritorna, capiamo che lui è, appunto, un insegnante (“Come faccio a sapere queste cose?“) e che il Sole del Pianeta Terra sta morendo.
Il nostro astro è vittima di un virus spaziale e Grace è stato mandato insieme ad altri due astronauti, vicino all’unica stella che sembra non essere stata attaccata.
Perché? Perché quella stella è sopravvissuta e tutte le stelle delle galassie visibili sono state attaccate? Scoprendo questo mistero, scopriremo come salvare il nostro Sole.
In solitaria, Grace arriva quindi sul luogo del “delitto” e lì, trova Rocky, un alieno roccia anche lui rimasto solo…
Rocky avvicina Grace, o meglio la sua nave, con diverse sequenze goffe, ma estremamente reali e oneste, che rendono tutto più simpatico… e da lì inizia un’amicizia stupenda tra i due.
Grace scopre che anche il Sole del Pianeta di Rocky sta morendo, a quanto pare per colpa dello stesso virus, ed è stato mandato insieme ad altri 23 volontari per capire come salvare il mondo.
Lascia sorpresi perché Rocky – alieno a forma di roccia con una personalità spiccata – capisca perfettamente la lingua di Grace, senza bisogno di traduttore. Grace, al contrario, deve elaborare una strategia per tradurre i suoi suoni, la sua musica, in un linguaggio comprensibile per lui.
Loro hanno mandato 23… rocce… a risolvere il mistero, il Pianeta Terra solo tre (umani).
La razza di Rocky è estremamente avanzata scientificamente: lo capiamo dal linguaggio, dalla velocità in cui riesce a muoversi nello Spazio, dalla struttura dell’astronave e dai componenti che usano per realizzarla…
In pratica noi, siamo ancora all’età della pietra spaziale.
Phil Lord e Christopher Miller sul set de L’Ultima Missione – Project Hail Mary. Photo credit: Jonathan Olley
Phil Lord e Christopher Miller hanno costruito tutto
Durante un’intervista a ComicBook, i registi Phil Lord e Chris Miller, che ricordiamo hanno diretto la saga animata della Sony sullo Spider-Verse, hanno raccontato che l’intera nave è stata costruita in ogni minimo particolare anche per rendere Rocky più vivo.
Hanno utilizzato alcuni effetti speciali e green screen ovviamente, come hanno chiarito di recente su X, ma la maggior parte dei set, sono reali.
“La parte divertente di girare il film è stato che non c’era green screen sul set. Non abbiamo utilizzato nè green nè blue screen. L’intera astronave è stata costruita dall’interno. Abbiamo anche costruito una sezione estremamente ampia dell’esterno della nave. Rocky era davvero con noi ed è questo a rendere il film reale e naturale.“
Sono estremamente soddisfatti – e non si può che essere d’accordo – sul lavoro fatto con Rocky.
Rocky è stato progettato, stampato in 3D, decorato ed è stato animato, dandogli una personalità unica che non può non conquistare lo spettatore.
Un film inaspettato
L’Ultima Missione – Project Hail Mary è il film più inaspettato dell’anno, almeno fin’ora.
Divertente, ricco di citazioni cinematografiche – soprattutto verso il film di Rocky e l’immensa Meryl Streep (che capiamo essere una grande crush di Grace quando cerca di dare una voce umana al suo amico alieno).
Un Ryan Gosling perfetto per questo ruolo, con ottimi tempi comici e che riesce a mostrare la vulnerabilità dell’essere umano con grazia.
La scoperta di sè stesso, inteso come Grace che ricorda passo passo, e la crescita emotiva di questo personaggio sono straordinari.
Menzione meritatissima anche al vincitore dell’Oscar per il Miglior Attore Co-Protagonista del prossimo anno… Rocky.
Nonostante duri 2h e 30 minuti, il film non vi annoierà: vi intratterrà ed emozionerà. Vi farà ridere, vi farà riflettere e vi conquisterà.
E se non vi fidate di me, fidatevi dei dati. Il film ha conquistato la TOP 100 dei film più belli di sempre su Letterboxd.
Diretto, prodotto e interpretato da Bradley Cooper sarà presentato fuori concorso nella sezione “Rosso di sera” della 17ª edizione del BIF&ST – Bari International Film&Tv Festival
Il film Searchlight Pictures, con Will Arnett e la vincitrice dell’Oscar® Laura Dern, arriverà nelle sale italiane il 2 aprile
In È l’Ultima Battuta?, Alex (Will Arnett) affronta la crisi di mezza età e un imminente divorzio, in cerca di un nuovo inizio nel mondo della stand-up comedy newyorkese, mentre Tess (Laura Dern) riflette sui sacrifici fatti per la famiglia. I due dovranno confrontarsi con la gestione condivisa dei figli, la propria identità e la possibilità che l’amore possa assumere una nuova forma.
Searchlight Pictures presenta È l’Ultima Battuta?, diretto e prodotto dal candidato all’Oscar® Bradley Cooper. Il film vede protagonisti Will Arnett e la vincitrice dell’Oscar® Laura Dern. Con la candidata all’Oscar® Andra Day, il candidato all’Oscar® Ciarán Hinds, Amy Sedaris e Sean Hayes. La sceneggiatura è stata scritta da Cooper, Arnett e Mark Chappell.
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia Data di uscita: 2 aprile 2026 Durata: 119 minuti
* Ringraziamo l’Ufficio Stampa Disney Italia per il comunicato di cui sopra, che abbiamo condiviso con i nostri lettori