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Sergio Bonelli Editore presenta DYLAN DOG. ANGOSCIA

Due storie indimenticabili, un unico grande incubo. Dylan Dog: Angoscia arriva dal 4 settembre in libreria e fumetteria.

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Sergio Bonelli

Dal 4 settembre in libreria e fumetteria il volume che raccoglie per la prima volta due amatissime storie dell’Indagatore dell’incubo.

Un’altra iniziativa per festeggiare i 40 anni di Dylan Dog: arrivano in libreria e fumetteria dal 4 settembre due meravigliose storie dylaniate, amatissime dal pubblico. “Angoscia” e “Margherite” sono per la prima volta raccolte in DYLAN DOG. ANGOSCIA, volume della collana Graphic Novel con cui Sergio Bonelli Editore rende omaggio ai più grandi artisti che hanno magistralmente interpretato l’Indagatore dell’Incubo.

Splatter, violento e paradossale, certo. Ma anche enigmatico, compassionevole e profondamente struggente. Dylan Dog incrocia le più segrete emozioni umane, Dove si annidano orrore e paura, ma anche desiderio e fragilità. Nelle due storie raccolte in questo volume, con lo splendido bianco e nero di Carlo Ambrosini, mostruoso e umano si fondono e confondono, sfumando nel grigio delle mille sfaccettature dell’anima.

Il volume contiene gli episodi “Angoscia” e “Margherite”, scritti da Tiziano Sclavi e illustrati da Carlo Ambrosini. Ai due autori è dedicata anche la postfazione a cura di Franco Busatta “Carlo e Tiziano (+Enea)”.

DYLAN DOG. ANGOSCIA

Soggetto: Tiziano Sclavi

Sceneggiatura: Tiziano Sclavi

Disegni: Carlo Ambrosini

Copertina: Carlo Ambrosini

Formato: 22 x 29,7 cm, b/n 

Tipologia: cartonato

Pagine: 112

ISBN code: 979-12-5629- 250-9

Prezzo: 23,00 euro

Online e sui social:

https://www.instagram.com/sergiobonellieditoreufficiale/

https://www.facebook.com/DylanDogSergioBonelliEditore

https://www.sergiobonelli.it/prodotto/dylan-dog-angoscia/

*Ringraziamo gli uffici stampa Sergio Bonelli Editore per la condivisione del comunicato di cui sopra

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Fumetti

Dark Shots, l’antologia horror di Mirage Comics diretta da Federico Mele

Recensione del volume introduttivo della collana di graphic novels Mirage Comics a tema horror Dark Shots, curata da Federico Mele.

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L’horror ci accomuna un po’ tutti. È inevitabile: prima o poi ci siamo imbattuti nel genere in una delle sue molteplici forme, che fosse tra le pagine di un romanzo di Stephen King o sul grande schermo.

Con Dark Shots, Mirage Comics raccoglie e rielabora proprio quegli elementi dell’horror con i quali abbiamo ormai familiarizzato, dando loro una nuova forma attraverso una raccolta di storie inedite e autoconclusive scritte da Federico Mele, in collaborazione con Marco Pacini, Rebecca Sargo e Simone Tentoni, e illustrate da vari artisti, tra cui Nicola Mari, Sara Pichelli, David Mack, Eduardo Risso e molti altri, che elencherò più avanti.

Alla direzione del progetto troviamo Federico Mele, autore di La Caduta di Macbeth, la sua prima pubblicazione come autore completo, nonché una presenza di rilievo in casa Image Comics, dove ha lavorato come copertinista e disegnatore di Spawn di Todd McFarlane.

Cicchetti di oscurità

È così che lo stesso Mele definisce questo volume introduttivo della collana Dark Shots. Il volume si presenta in formato cartonato ed è disponibile in diverse edizioni: io, ad esempio, sono riuscito a mettere le mani su quella limitata a sole 400 copie con la copertina disegnata da David Mack.

Dark Shots edizione limitata, cover a cura di David Mack

Dark Shots edizione limitata, cover a cura di David Mack

Al suo interno troviamo nove storie brevi e autoconclusive che fanno da teaser alla collana di graphic novels, sia per quanto riguarda i team creativi che per quanto riguarda il “tono” delle storie che ne nasceranno. Ogni storia si prende lo spazio necessario per catapultare il lettore nel proprio universo, fatto di demoni, antiche credenze popolari e incubi, e lo fa attraverso una combinazione sempre diversa di scrittura e disegni. A legare alcune di queste nove storie è proprio Federico Mele che, oltre a essere il curatore della collana, è anche il principale sceneggiatore e l’architetto dei mondi che incontreremo in Dark Shots.

Le nove storie presentate al pubblico

Le nove storie raccolte in questo volume sono accomunate dall’horror, ma lo declinano attraverso immaginari, epoche e atmosfere profondamente diverse. Si parte da Il Miracolo, che porta il lettore indietro fino al 33 d.C., intrecciando orrore e religione attraverso i disegni di Eduardo Risso e la sceneggiatura di Federico Mele.

Dalla religione si passa al true crime con La Musa, che strizza l’occhio alle storie di serial killer americani e trova nei disegni di Nicola Mari il complemento ideale alla scrittura di Mele.

L’orrore cambia ancora volto in Scacco Matto, dove il terrore diventa psicologico e affonda le proprie radici nelle trincee della Prima Guerra Mondiale, con Antonio Mlinaric alle matite.

Il viaggio prosegue verso ambientazioni ancora più estreme con Il Peso della Verità, frutto della collaborazione tra Mele e David Mack, che porta l’orrore tra i ghiacci del Polo Nord, dove il grande freddo diventa parte integrante dell’atmosfera della storia.

È però con Brava Bambina che, almeno personalmente, ho incontrato una delle storie più inquietanti dell’intero volume. Mele e Sara Pichelli prendono uno dei più classici incubi dell’infanzia – il mostro nascosto sotto il letto – e lo trasformano in qualcosa di terribilmente concreto: il mostro esiste davvero ed è assetato di sangue.

La componente religiosa torna protagonista in Ex Voto, scritta da Mele e disegnata da Veronica Chiacchio, ma questa volta il tema viene declinato attraverso una semplice quanto inquietante consapevolezza: bisogna stare attenti a chi scegliamo di invocare quando abbiamo bisogno di aiuto.

Tavola tratta da Dark Shots, Mirage Comics

Tavola tratta da Dark Shots, Mirage Comics

Con Huldufólk il volume cambia nuovamente registro e ci porta in mare, tra pirati e corsari, in una storia breve scritta da Rebecca Sargo e disegnata da Vittorio Serrenti.

A questo punto arriva Fiordinotte, penultima storia della raccolta, scritta e disegnata da Simone Tentoni. L’apparente spensieratezza iniziale lascia presto spazio a qualcosa di molto più oscuro, trasformando quella che sembrava una storia dai toni leggeri in un vero e proprio incubo dominato dal regno animale.

A chiudere il volume è infine Abiura, scritta da Marco Pacini e disegnata da Gabriele Paganini. Al centro della storia troviamo Galileo, che entra in contatto con un’entità soprannaturale destinata a rivelargli un futuro tanto inevitabile quanto inquietante.

Il futuro di Dark Shots

Queste preview hanno senza dubbio dato un assaggio della varietà e dell’ambizione che animano questa antologia horror targata Mirage Comics. Nove storie, nove mondi e altrettanti modi di declinare l’orrore, che lasciano inevitabilmente la voglia di scoprire cosa si nasconde oltre queste prime pagine.

Ma quando potremo finalmente leggere le storie di questa collana? Per scoprirlo, l’ho chiesto direttamente a Federico Mele, che ci ha anticipato qualcosa sul futuro di Dark Shots:

«Posso sicuramente dirti che la prima graphic novel di Dark Shots, come avevo già annunciato pubblicamente al Napoli Comicon, uscirà a novembre e sarà presentata alla Milano Games Week. Sarà realizzata dagli autori di Huldufólk, Rebecca Sargo e Vittorio Serrenti. Quindi rimaniamo in ambito “marinaresco” e “piratesco”, ecco. Non mi posso sbilanciare troppo al momento, ma nei prossimi mesi inizieranno a uscire maggiori informazioni a riguardo. Nel 2027, invece, sono in programma altre due graphic novel di Dark Shots, una delle quali scritta da me.»

Nel frattempo, non ci resta altro che ringraziare Federico per queste informazioni da dietro le quinte e aspettare. Novembre non è molto lontano.

Dark Shots è disponibile all’acquisto sul sito di Mirage Comics.

Splash page tratta da Huldufólk, di Rebecca Sargo e Vittorio Serrenti.

Splash page tratta da Huldufólk, di Rebecca Sargo e Vittorio Serrenti.

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Dylan Dog Color Fest #58: E’ nello Spazio Bianco che si nasconde il killer

Abbiamo letto Dylan Dog Color Fest #58 di Maurizio Rosenzweig intitolato Lo Spazio Bianco, storia dylaniana su un serial killer appartenente a un’altra dimensione

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Tra le collane più interessanti dedicate all’Indagatore dell’Incubo di Sergio Bonelli Editore c’è, senza ombra di dubbio, Dylan Dog Color Fest. Il fatto di vedere a colori l’Old Boy di Craven Road è già un buon motivo per acquistare i numeri della serie, ma la cosa che più mi affascina è lasciare spazio ad autori dalle idee e dal tratto peculiari, permettendo loro di dare voce al proprio immaginario e portare ai lettori una versione personale di Dylan, con storie che, probabilmente, non si incastrerebbero nella serie regolare del personaggio partorito dalla mente di Tiziano Sclavi.

Lo “spazio” è protagonista del Dylan Dog Color Fest #58, ma non quella tipologia riguardante l’infinito Universo in cui si trova collocata la Terra dove noi viviamo, a cui chiunque pensa al solo nominare la parola. Lo Spazio Bianco è la storia scritta e disegnata da Maurizio Rosenzweig, talentuosissimo autore dallo stile davvero notevole, che parte da quella che è la superficie che sorregge e connette le immagini, ovvero la cornice tra una vignetta e l’altra, così come ci descrive sapientemente Barbara Baraldi nella prefazione, utilizzandola come pretesto per dare origine a una storia con protagonista un serial killer ultradimensionale, il buon Dylan e l’ex poliziotta e amica dell’Indagatore dell’Incubo, Sarah.

Ma il tema principale su cui si focalizza la trama è qualcosa di molto più serio e reale, che maschera una semplice storia di Dylan Dog per parlare di orrori veri che riguardano gran parte delle persone.

Lo spazio Bianco: L’assassino viene da lontano

Tavola tratta da Dylan Dog Color Fest #58 – Lo Spazio Bianco

Sarah, ex poliziotta che lavora per un’agenzia di sicurezza, si ritrova casualmente coinvolta in un caso che vede protagonista un serial killer che apre il cranio delle sue vittime e prosciuga i liquidi del cervello. A farne le spese è il cantante Snake-P. Sarah si accorge che l’assassino ha qualcosa di molto particolare: non è umano.

Per questo motivo chiede aiuto all’amico ed esperto di Incubi, Dylan Dog, che conosce dai tempi in cui erano entrambi reclute di Scotland Yard.

Dylan decide di aiutare l’amica nell’indagine su questo assassino che, così come appare, è capace di sparire nell’ombra una volta consumato l’omicidio. Ma Snake-P è soltanto la prima delle numerose vittime che l’essere proveniente da un’altra dimensione sta mietendo, mettendo sottosopra anche la polizia stessa. E a capo dell’indagine c’è l’ex marito di Sarah, Bryan, con cui non corre buon sangue.

Uno spunto interessante per trattare un problema reale

Tavola tratta da Dylan Dog Color Fest #58 – Lo Spazio Bianco

Lo Spazio Bianco di Rosenzweig parte da un’idea senza dubbio originale: in quello spazio tra una vignetta e l’altra esiste un altro mondo, una backrooms (di cui si è parlato tanto nei mesi scorsi al cinema) in cui vivono esseri alieni che, in qualche modo, hanno accesso alla nostra realtà. E uno di questi, dopo aver scovato l’ingresso, decide di venire nella nostra Londra (o meglio… quella di Dylan) per uccidere le persone attraverso un rituale macabro, ma che nasconde una ragione ben specifica.

Il “mostro” che Dylan e Sarah inseguono per l’intero fumetto compie determinate azioni per uno scopo ben preciso, riguardante le emozioni e la depressione.

Senza procedere oltre, il tema di fondo che viene messo in risalto soprattutto nella seconda parte della storia è la critica a una piaga che sta sempre più prendendo piede tra gli adulti, ma anche tra i giovani ovvero proprio la depressione.

Un male di cui non sempre chi ti sta intorno si accorge, che viene spesso sottovalutato o preso sotto gamba e che porta lentamente alla sofferenza e alla chiusura delle persone verso l’esterno. In questo numero di Dylan Dog Color Fest, la depressione viene vista come qualcosa di cui, paradossalmente, l’essere dello Spazio Bianco non può fare a meno.

Ritengo, però, che questo tema sia solamente accennato nella storia e che sia stato trattato in maniera “asettica” o poco emozionale rispetto a come dovrebbe, in realtà, essere affrontato.

Un Dylan decisamente più dentro l’azione del solito

Quella pensata e presentata da Rosenzweig è una versione di Dylan Dog decisamente più grintosa e più dentro l’azione rispetto a quella a cui siamo abituati. Quello de Lo Spazio Bianco è un Dylan più ottimista (forse grazie al fatto che Groucho è al cinema e non lo stressa come al suo solito) e che non si tira indietro quando è ora di entrare in azione. Soprattutto quando si tratta di menare le mani al killer alieno.

Una versione particolare che, se non fosse per il classico outfit dylaniano, non sembrerebbe neanche lui, ma che ho apprezzato e non poco all’interno di questa storia.

Rosenzweig e la sua affascinante visione dello Spazio Bianco

Tavola tratta da Dylan Dog Color Fest #58 – Lo Spazio Bianco

Siamo onesti: la storia è interessante e cattura il lettore, ma a livello artistico Rosenzweig dà una prova eccezionale della sua bravura. Le tavole a colori dell’autore sono uno dei motivi principali per cui vale davvero la pena acquistare Lo Spazio Bianco. Nella seconda parte, in particolare, risulta affascinante e geniale il modo in cui Rosenzweig utilizza e reinventa lo spazio bianco quando si entra nell’altro mondo, mostrandone le caratteristiche oniriche e cupe, in netto contrasto con il resto della vignetta bianca.

Ne risulta un’esperienza visiva come non capita spesso all’interno del fumetto italiano moderno, nonostante i grandissimi autori e disegnatori che ne fanno parte.

I (pochi) difetti de Lo Spazio Bianco

Ho già detto del fatto che quello che dovrebbe essere il punto focale della storia, ovvero il tema della depressione, venga trattato in maniera un po’ sommaria. Per quanto riguarda la trama, il nuovo Dylan Dog Color Fest intrattiene fino allo scontro finale tra i protagonisti e la creatura dell’altro mondo, ma la chiusura appare un po’ troppo frettolosa, lasciando qualche dubbio su come effettivamente Dylan abbia risolto il caso.

Lo stesso Indagatore dell’Incubo, nonostante non abbia mai affrontato prima questa creatura e il suo mondo, sembra adattarsi all’intera situazione, compreso Lo Spazio Bianco, in maniera troppo naturale. Va bene essere più sicuri di sé e positivi, ma a tratti il suo quinto senso e mezzo sembra penda verso l’incoscienza, un’attitudine NON da Dylan.

Lo Spazio Bianco: promosso o bocciato?

Dylan Dog Color Fest #58 di Maurizio Rosenzweig si dimostra un’ottima lettura, nonostante qualche sbavatura, con una versione di Dylan Dog originale e più coraggiosa (sotto tutti i punti di vista) e una storia senza ombra di dubbio ben scritta, che vuole parlare di un problema forte e reale che riguarda tutti, mascherandolo da indagine su un serial killer, senza però mai andare davvero a fondo.

Molto bene a livello visivo: Lo Spazio Bianco è un esperimento affascinante su come si possa giocare sulla tavola con qualsiasi elemento e su come ogni cosa, anche lo spazio che divide una vignetta dall’altra, possa essere utilizzata nella maniera più disparata quando l’artista decide di lasciare libero il proprio immaginario.


VOTO POPCORNERD: 7/10

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La trilogia extraterrestre di Dylan Dog di Sclavi e Brindisi

Recensione della Trilogia Extraterrestre di Dylan Dog, scritta da Tiziano Sclavi e disegnata da Bruno Brindisi

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Quando si parla di alieni nel contesto dell’intrattenimento – libri, cinema o serie TV – non si può non pensare ad alcuni classici come i romanzi The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy (Guida Galattica per gli Autostoppisti) di Douglas Adams e The Three-Body Problem (Il Problema dei Tre Corpi) di Cixin Liu, oppure agli iconici film di Steven Spielberg come E.T. l’Extraterrestre, Close Encounters of the Third Kind (Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo) o il più recente Disclosure Day.

Il tema degli UFO e della vita nell’universo ha sempre esercitato un fascino irresistibile, capace di attrarre da sempre le menti di scrittori e sceneggiatori. Tiziano Sclavi entra a far parte di questa cerchia di “creators sci-fi” grazie alla sua Trilogia Extraterrestre, che vede Dylan Dog indagare misteriosi casi legati ad avvistamenti alieni e incontri del terzo tipo in tre storie nelle quali omaggia il genere sci-fi, citando anche il leggendario Spielberg.

Questa trilogia, raccolta nell’undicesimo volume de I Classici del Fumetto di Repubblica – Serie Oro, comprende i tre racconti Terrore dall’infinito, pubblicato nell’ottobre 1991 sul n. 61; Quando cadono le stelle, uscito nell’agosto 1997 sul n. 131; e Lassù qualcuno ci chiama, pubblicato nel gennaio 1998 sul n. 136 di Dylan Dog. Tutte e tre le storie sono scritte da Tiziano Sclavi e disegnate da Bruno Brindisi.

Il filo conduttore che lega queste tre storie è il modo in cui Sclavi affronta il tema degli alieni e delle abduzioni, mescolando elementi sci-fi alla lore dell’Indagatore dell’Incubo senza mai risultare scontato o forzato.

Il primo racconto, Terrore dall’infinito, è un chiaro esempio di questo esperimento, decisamente riuscito, con cui Sclavi e Brindisi mescolano i due generi senza snaturare il personaggio di Dylan Dog.

Dolore alienante

La prima storia di questa trilogia, Terrore dall’Infinito, mescola il mistero “alla Dylan Dog” alla fantascienza spielberghiana e lo fa raccontando la storia di Whitley Davies, un uomo divorato dal dolore e dal trauma per la perdita del fratello in giovane età, che, per affrontare questo lutto, si chiude in se stesso e diventa testimone di un incontro ravvicinato con degli alieni. Dylan Dog viene chiamato in causa dallo stesso Whitley per aiutarlo a risolvere il mistero che gli sta lentamente rovinando la vita.

Storia di estrema potenza narrativa questa raccontata nel numero 61 di Dylan Dog. L’approccio di Sclavi al tema “alieni” non sarebbe potuto essere più incisivo e indimenticabile. Quella di Whitley non è semplicemente una storia di abduction ma è un viaggio nei ricordi dolorosi di un bambino che ha inconsciamente rimosso un trauma troppo doloroso da sopportare sostituendolo con un’entità altrettanto misteriosa come quella degli alieni.

Tavola tratta da Dylan Dog n. 61
Tavola tratta da Dylan Dog n. 61

Quello che mi ha colpito maggiormente di Terrore dall’Infinito è l’atmosfera di costante tensione che Sclavi riesce a costruire pagina dopo pagina. Per tutta la lettura si rimane sospesi tra realtà e illusione, senza mai avere la certezza che ciò che sta vivendo il protagonista sia davvero accaduto o sia soltanto il frutto del suo trauma e della sua mente. È proprio questa ambiguità a rendere la storia così coinvolgente, fino a un finale imprevedibile, con un colpo di scena degno dei migliori racconti di Dylan Dog. A completare il quadro ci sono i disegni superlativi di Bruno Brindisi, capaci di dare forma tanto all’angoscia quanto al senso di meraviglia che permeano l’intero racconto. Per tutti questi motivi, Terrore dall’Infinito è entrata di diritto tra le mie storie preferite dell’Indagatore dell’Incubo, accanto a capolavori come Il lungo addio e Memorie dall’invisibile.

La paura del diverso

In Quando cadono le stelle, la seconda storia della trilogia, Sclavi si collega direttamente a Terrore dall’Infinito: ritroviamo infatti Whitley Davies, ormai invecchiato e malato terminale, in fuga dai militari perché è entrato in possesso di un filmato top secret di cui vogliono impedire la divulgazione. Davies si affida nuovamente ai servizi del nostro Dylan Dog per riuscire a mettersi in salvo e trovare una risposta definitiva alla domanda: “C’è vita nell’universo?”.

Tavola tratta da Dylan Dog n. 131
Tavola tratta da Dylan Dog n. 131

Quello che colpisce di più di Quando cadono le stelle è la crudeltà dell’uomo nei confronti del diverso e quanto questa nasconda una profonda fragilità. Sclavi utilizza gli alieni per rappresentare tutto ciò in cui l’essere umano non si riconosce e che, proprio per questo, percepisce come “alieno”: che si tratti di un grigio dalla testa ovale o, leggendo tra le righe, di un altro essere umano con un colore della pelle o una cultura diversi dai propri.

Dylan Dog incontra Arrival

Degli scienziati captano un messaggio proveniente dallo spazio profondo, ma decifrarlo sembra impossibile, poiché l’idioma utilizzato dal misterioso mittente è profondamente diverso da qualsiasi forma di comunicazione scritta o verbale conosciuta dall’uomo. Così, un linguista si mette alla ricerca di una “lingua madre” che possa essere utilizzata per comunicare con queste entità extraterrestri.

No, non ho appena riassunto la trama di Arrival di Denis Villeneuve, ma quella della terza e ultima storia che conclude la trilogia extraterrestre di Sclavi e Brindisi: Lassù qualcuno ci chiama.

Tavola tratta da Dylan Dog n. 136
Tavola tratta da Dylan Dog n. 136

Dylan e Groucho si trovano in Galles e, per puro caso – o forse per la legge dei grandi numeri – vengono trascinati in una vicenda più grande di loro, fatta di folklore, alieni e… mucche.

Quello che mi ha colpito di più di questa storia – ed è anche il motivo per cui ho apprezzato particolarmente Arrival – è il modo in cui Sclavi racconta la profonda diversità tra gli esseri umani e un popolo extraterrestre, così distanti da avere difficoltà perfino a instaurare la più basilare e primitiva forma di comunicazione. L’introduzione della figura del linguista richiama fortemente il film di Denis Villeneuve – o forse è il contrario, viste le date di pubblicazione delle due opere? – e non posso che ammettere che questo Dylan Dog più sci-fi e meno orientato al mistero mi abbia piacevolmente sorpreso.

In questo numero, Tiziano Sclavi propone una profonda riflessione sull’anima, teorizzando che, nel momento della morte, ogni essere umano la liberi, generando una sorta di energia cosmica che si manifesta sotto forma di canto. Un’immagine potente, capace di lasciare ampio spazio all’interpretazione del lettore.

Conclusione

La Trilogia Extraterrestre di Tiziano Sclavi e Bruno Brindisi, che raccoglie le tre storie Terrore dall’Infinito, Quando cadono le stelle e Lassù qualcuno ci chiama, è la prova tangibile dell’influenza della fantascienza americana sul fumetto italiano. Ispirandosi alle pellicole di Steven Spielberg, Sclavi rielabora il mistero degli UFO in chiave profondamente “dylaniata”, mescolando elementi scientifici e mistero soprannaturale con grande naturalezza.

Sono tre racconti che mi sento di consigliare a chiunque voglia avvicinarsi al mito di Dylan Dog, ma anche ai lettori più esperti che desiderano recuperare alcune delle storie più riuscite dell’Indagatore dell’Incubo.

VOTO POPCORNERD 9.5/10

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