Comics
Werther Dell’Edera, l’incredibile artista dietro Something is Killing the Children
Werther Dell’Edera, artista di fama internazionale e co-creatore di Something is Killing the Children, ci ha concesso un po’ del suo tempo al San Diego Comic-Con Malaga per raccontarci alcuni momenti della sua carriera e com’è nata SIKTC. Ma non solo…
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5 mesi agoil
Da
Doc. G
Ci sono storie, che nonostante la loro semplicità, riescono a entrare nel cuore di molti lettori. Something Is Killing the Children è una di queste.
Il merito del successo di una delle serie di punta di Boom! Studios, lo si deve principalmente ai suoi autori: James Tynion IV e Werther Dell’Edera. Perché una storia per essere ‘bella’ deve saper essere raccontata da chi la scrive e, nel caso di un fumetto, anche da chi la disegna.
Come un abile sarto, Werther Dell’Edera è riuscito, in maniera magistrale, a creare visivamente l’oscuro e drammatico mondo di SIKTC e i suoi personaggi. Seguendo le linee guida di un maestro della sceneggiatura come Tynion IV, che quando si tratta di horror tira fuori il meglio di sé, Something Is Killing the Children è diventata una delle testate di comics più apprezzate degli ultimi anni. E questo lo si deve anche all’apporto artistico e alle idee che Werther ha portato sul tavolo e che hanno aperto un mondo nella testa di Tynion IV.
Quello che era stato pensato inizialmente come un progetto di pochi numeri, nel 2026 arriverà al n. 50 e, prossimamente, diventerà una serie animata per adulti e un film live action. Senza dimenticare il crossover con il personaggio DC Comics, Swamp Thing, annunciato al NY Comic-Con 2025.
Noi di PopCornerd abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchere con Werther, scavando nel suo passato e tornando alle origini della sua carriera, per poi arrivare a parlare proprio di SIKTC e il processo creativo che ha portato Erica e tutto il suo mondo a essere tanto amati da un pubblico sempre più vasto di lettori.
Senza l’arte di Werther, siamo sicuri che Something Is Killing the Children non sarebbe arrivato dov’è.
Capite, quindi, l’emozione di poter avere tra i primi ospiti (in realtà il primo, come emerge dall’intervista stessa, quando è stata registrata) su PopCorNerd un artista talentuoso come Werther. Un autore che si reputa ‘minimale’ nei dettagli e che va ‘dritto al punto’ e, forse, questo è uno dei segreti della sua arte impattante e spettacolare.
Ma lasciamo la parola a Werther Dell’Edera. Buona lettura.
Werther Dell’Edera si racconta: dagli esordi al successo di SIKTC
PCN – Amici di PopCorNerd, siamo qua in compagnia di un grandissimo ospite, direttamente dal San Diego Comic-Con di Málaga. Grazie a Werther Dell’Edera per essere qui con noi!
Werther Dell’Edera: Ciao a tutti!
PCN – Prima di tutto ti devo dire una cosa: noi siamo una pagina giovane, e tu sei il nostro primo ospite*. Avere come primo ospite Werther Dell’Edera vuol dire partire davvero molto, molto bene.
Werther Dell’Edera: Grazie! Sono veramente contento di essere il primo ospite della vostra pagina.
*[L’intervista è stata realizzata durante il SDCC Malaga, e quindi alla fine di settembre 2025 n.d.r.]
PCN – Prima di parlare del tuo grande successo, Something Is Killing the Children, che porti avanti da anni insieme a James Tynion IV, vorrei soffermarmi su due personaggi a cui sono molto legato e che risalgono ai tuoi primi anni di carriera: John Doe e Detective Dante. Hai mantenuto un certo tipo di affezione verso questi personaggi? Che tipo di esperienza è stata lavorare su di loro?
Werther Dell’Edera: Beh sì, indubbiamente l’affezione è rimasta. Io ho iniziato su Detective Dante con Lorenzo Bartoli e subito dopo ho collaborato anche con Roberto Recchioni. Entrambi sono i due creatori di Detective Dante e John Doe per l’Eura Editore.

Immagine tratta da Detective Dante, disegnata da Werther Dell’Edera
È stato divertente, perché quando mi ero proposto all’Eura, o meglio a Roberto, durante un Napoli Comicon, avevo appena pubblicato Road’s End con i ragazzi di Innocent Victim per Magic Press.
L’avevo mostrato a Roberto e lui mi disse: “Sì, interessante, ma secondo me non sei ancora pronto.” Loro stavano partendo in pompa magna con John Doe e mi lasciò a Lorenzo, dicendo “Mi piace, lavoriamo su qualcosa con lui.” Così iniziai con Lorenzo e insieme a lui feci diverse storie brevi per Lanciostory e Skorpio. Dopo un po’ di tempo Lorenzo mi propose di fare Detective Dante, e da lì poi anche Roberto si convinse a farmi fare il salto, portandomi su John Doe. È stato un pezzo importante della mia storia lavorativa.
PCN – Tra l’altro, John Doe lo reputo uno dei migliori fumetti italiani degli ultimi trent’anni: cicli narrativi bellissimi, con disegnatori che poi hanno fatto grandi carriere.
Werther Dell’Edera: Sì, una buona parte dei disegnatori di John Doe hanno fatto il grande salto dall’Eura e sono poi andati a lavorare in America, soprattutto per DC o Marvel.

PCN – Parliamo adesso di Something Is Killing the Children. È un progetto che porti avanti da anni con James Tynion IV, molto apprezzato dai fan e dalla critica, e con cui avete vinto anche un Eisner Award nel 2022. È vero che inizialmente doveva essere un progetto molto più corto rispetto a quello che è poi diventato? Oppure era già proiettato verso una storia molto più ad ampio raggio?
Werther Dell’Edera: Quando mi hanno contattato dalla Boom! Studios, doveva essere una miniserie di sei numeri, strutturata in modo completamente diverso.
L’idea originale di James era fare sei storie autoconclusive, ognuna ambientata in un luogo diverso, con la protagonista, Erica, che appariva, risolveva la situazione e spariva.
Lei doveva essere uno di quei personaggi che viaggiano per gli Stati Uniti con uno zaino in spalla e vanno in giro a risolvere problemi; un po’ come Buffy o Jack Reacher.
Quando ho iniziato a studiare Erica, lei era già la protagonista, anzi: Erica era l’unico personaggio. Ma devo dire che è venuta fuori abbastanza facilmente e velocemente, quando poi è successa una cosa che ha cambiato tutto.
Siccome lei è una cacciatrice di mostri che va in giro per gli Stati Uniti cercando di mantenere un basso profilo, ho immaginato che volesse nascondere la sua identità quando caccia e, quindi, ho pensato di metterle una bandana.
Volevo darle qualcosa che avesse un senso anche un po’ supereroistico e che però fosse facile da portare e identificabile.

Pensando al personaggio, a quel qualcosa facile da portare, che alle brutte prendi e metti nello zaino, che non deve essere molto molto grossa, mi è venuta in mente una bandana e l’idea, da amante dei western, mi piaceva.
Mentre stavo disegnando una scena di combattimento in cui c’era Erica, ho pensato di aggiungere questi denti sulla bandana perché mi divertiva il pensiero di avere questa ragazza dal fisico molto asciutto che combatte contro dei mostri più grossi di lei facendo acrobazie pazzesche.
Ho pensato che fosse come se con questa maschera con disegnati sopra i denti da mostro, volesse spaventare a sua volta i mostri.
Quando ho mostrato a James gli studi del personaggio con la maschera e gli ho spiegato il concetto dietro, gli si è aperto un mondo e da lì il progetto è cresciuto in maniera esponenziale, già in fase di lavorazione. James è partito con la scrittura del primo numero e racconta che a metà della sceneggiatura del primo albo, aveva già capito che sei numeri non sarebbero bastati.
Così siamo passati a dieci numeri e poi da dieci a quindici, e al nono numero divenne una serie regolare.
PCN – Il tuo stile è molto cambiato rispetto agli inizi: lo definirei cinematografico, anche per le inquadrature e la gestione della “telecamera”. Ed è diventato anche proprio un marchio di fabbrica ormai di Something Is Killing the Children. È stato un adattamento alle sceneggiature di Tynion o un’evoluzione naturale?
Werther Dell’Edera: È stata una necessità mia. Quando Eric Harburn, l’editor di SIKTC, mi ha contattato, aveva visto il mio lavoro su Il Corvo: Memento Mori, la serie che avevo fatto con Roberto Recchioni per IDW e Edizioni BD e gli era piaciuto molto.

Ma il lavoro che avevo fatto sul Corvo era ancora legato al mio stile classico: tanti neri e molto pennello. Quando ho iniziato a lavorare sul personaggio di Erica avevo già in mente di cambiare il mio stile perché era una cosa che avevo necessità di fare, che volevo fare da un sacco di tempo e così è stato.
La cosa “divertente” è che Eric mi aveva contattato perché aveva visto un certo tipo di stile che gli piaceva e io al primo numero gli ho dato un cosa completamente diversa [ride n.d.r.]. Però ha funzionato.
La mia idea era quella di andare a togliere, il nero. Nel frattempo avevo iniziato ad avvicinarmi alla pittura e questa cosa ha spostato di molto la mia concezione di inchiostrazione.
Da quel momento in poi ho deciso la mia strada, lo stile si è spostato completamente in questa direzione nuova che continuo a portare avanti ancora oggi. Adesso ogni tanto ci ributto dentro un po’ di neri qua e là, però alla fine li uso in maniera del tutto “punk“, nel senso che non mi importa e non penso alla coerenza stilistica. Se mi piace, ci sta e lo
faccio.
PCN – Prima dell’intervista, stavi dicendo che questo stile lo hai riportato anche su Green Lantern: Dark, il progetto DC su cui stai lavorando ora.
Werther Dell’Edera: Sì, lì ho cercato di mixare ulteriormente le cose per divertirmi. Perché divertirsi è la cosa principale per un artista. Quando lavoro mi devo divertire, altrimenti faccio davvero fatica.

PCN – A proposito di divertimento, che sfida e stimolo è stato per te creare un universo narrativo come quello di Something Is Killing the Children, a livello grafico e visivo, rispetto a un progetto per una major?
Werther Dell’Edera: All’inizio è stato uno ‘stimolo’ di totale paura, perché non mi ritengo un bravo character designer. I miei design sono minimali: vado sempre dritto al punto, senza fronzoli. Non mi piace girarci intorno alle cose, quindi sono abbastanza diretto e questa cosa si rispecchia anche nel mio disegno.
Ogni volta vedo design di altri artisti che sono pazzeschi, bellissimi, ricchissimi e penso “mi piacerebbe fare questa roba“. Poi però si materializza l’immagine di me che devo mantenere coerentemente pagina dopo pagina il design e inizio a sudare freddo. Quindi ecco l’idea di dover creare un character, mi mette sempre molto in agitazione.
Anche perché, in realtà, il grosso del lavoro di strutturazione del personaggio riesco a farlo sulla pagina quando ho anche una sceneggiatura sulla quale basarmi.
Se noti, dallo studio iniziale, un personaggio si evolve, soprattutto se è un personaggio ricorrente, piano piano a livello grafico dentro la storia.
PCN – Infatti, la stessa Erica è molto diversa nei numeri più recenti rispetto ai primi.
Werther Dell’Edera: Sì, più ci lavoro e più diventa “mia”. È una cosa naturale.
PCN – Prima hai detto di avere uno stile diretto, fatto di figure dal design minimale. Una cosa che a me ha sempre impressionato, sono le copertine di Something Is Killing the Children. Sin dalla prima cover, la cosa che mi ha subito attirato è la tua capacità nello spiegare esattamente quello che accade nella storia con una sola immagine. Facciamo l’esempio della cover del n. 1: Erica voltata verso questo bosco con tutti questi occhi che la fissano. E’ un qualcosa che attira il lettore e colpisce subito. La realizzazione delle cover, è frutto di uno studio molto approfondito o ti viene naturale?
Werther Dell’Edera: No, c’è tanto lavoro, con l’editor in primo luogo. Ne parliamo tantissimo e, anzi, molte volte le idee vengono direttamente da lui con direzioni ben precise. Comunque è un lavoro in team, a volte seguo le sue idee, altre volte sviluppo le mie. C’è tantissimo lavoro sulle copertine, perché anche in quel caso, non sono una qualcosa che mi viene facile.
Non mi reputo propriamente un illustratore, non ho neanche un’impostazione da grafico e quindi le mie copertine sono sempre un ibrido strano. Sono sempre un po’ narrative, ogni tanto tentano di essere grafiche, però insomma… sono un po’ un ibrido, che a volte funzionano e a volte no.

La storica cover di SIKTC #1
PCN – A livello di scrittura, Tinion IV ti ha coinvolto, nella prosecuzione del progetto, in alcune scelte narrative oppure ti ha lasciato sempre solo il compito di gestire l’aspetto grafico?
Werther Dell’Edera: James è l’architetto assoluto della storia: sa sempre dove sta andando. Ogni tanto ci confrontiamo su alcuni dettagli di ambientazione o altro. Per esempio per il secondo arco narrativo nel presente di Erica, l’ambientazione l’ho scelta io.
Il primo si svolgeva in una cittadina del nord ovest. Mentre per il secondo ho chiesto il Texas, da bravo patito di Western. Quindi abbiamo chiacchierato un po’ di questa cosa e lui ha fatto tutto il secondo arco narrativo in questa cittadina immaginaria del sud degli Stati Uniti.
Oppure, ho chiesto a James di raccontare una storia sul perché Erica non usi le armi da fuoco.
PCN – Dalla serie madre si sono sviluppate diverse miniserie che vanno molto ad approfondire l’universo, anzi quello che è stato ribattezzato lo ‘Slaughterverse’. Sono previsti ulteriori spin-off che non parlino solo degli altri cacciatori delle varie ‘casate’ o vi concentrerete su quell’argomento per adesso?

Werther Dell’Edera: Sì, ci saranno altri spin-off perché sono utili, belli da fare nei vari formati, e ci aiutano ad ampliare ancora di più il mondo e il discorso sull’universo di Something Is Killing the Children, che sta diventando veramente complesso, ed è figo. Molto bello.
PCN – Tu hai la supervisione sulla parte artistica di questi volumi in alcuni casi?
Werther dell’Edera: Sì, sì, in linea di massima, sì. Io faccio sempre il character design di tutti i personaggi che appaiono in House of Slaughter o negli altri spin-off. Li ho creati io. In più lavoro sulle copertine.
Diciamo, non ho una supervisione artistica… ma scegliamo insieme con l’editor il disegnatore, che poi ha piena libertà espressiva.
PCN – E’ notizia di qualche mese fa, forse proprio al Comic-Con di San Diego, visto che siamo in tema, James Tynion IV ha dichiarato che la serie proseguirà almeno fino al numero 100, che è veramente un grande traguardo per un progetto creator-owned. Tanto di cappello a te e a lui per aver programmato questo tipo di obiettivo che raggiungerete. Avete già pianificato cosa accadrà fino ad allora e soprattutto in quel numero? Ci aspettiamo grandi cose. Insomma, dal numero 100… ci aspettiamo qualcosa di veramente importante!
Werther Dell’Edera: Guarda, parlando di traguardi, l’anno scorso abbiamo fatto cinque anni di lavorazione insieme su SIKTC. L’anno prossimo raggiungiamo il numero 50.
Ovviamente per quanto riguarda le storie non ti posso dire assolutamente niente, però sarà un numero importante, speciale, con una fogliazione extra. Sarà figo, sarà fighissimo.
PCN – E questo è quello che interessa: che sarà figo.
Werther Dell’Edera: Sì, decisamente. Inoltre entro l’anno prossimo ci saranno un’altra serie di annunci e di lavori nuovi riguardanti Something e sarà veramente emozionante da seguire [al NYCC 2025 è stato annunciato, per esempio, Swamp Thing/Something is Killing the Children n.d.r.].
Io non vedo l’ora, sono super eccitato. Sulla scorta di questo ti posso dire che evidentemente poi quando arriveremo al numero 100 saranno altri grandi festeggiamenti.
PCN -Visto che stai lavorando per DC su Green Lantern: Dark, c’è la possibilità di vederti su altri fumetti delle major? Se non puoi fare spoiler, non puoi fare anticipazioni, ci puoi dire anche solo un sì o un no.
Werther Dell’Edera: Sì.
PCN – Perfetto, ci basta questo! Werther, grazie enormemente per il tuo tempo, è stata una chiacchierata davvero interessante. Attendiamo con ansia il numero 50 di Something Is Killing the Children e quindi la continuazione di questa epopea, che non vediamo l’ora di capire come andrà a finire, ma che speriamo duri ancora parecchi anni.
Werther Dell’Edera: Grazie a voi, davvero!
Werther Dell’Edera: biografia

Dopo il diploma al liceo classico si trasferisce a Roma dove frequenta la Scuola Romana dei Fumetti. Esordì come disegnatore nel 2003 realizzando la miniserie Road’s End, edita dalla Magic Press, alla quale seguirono le collaborazioni con la Eura Editoriale alle serie regolari Detective Dante e John Doe. Inizia poi a collaborare anche con editori statunitensi per i quali realizza inizialmente la serie western Loveless scritta da Brian Azzarello e pubblicata dalla Vertigo; seguono, sempre della Vertigo, collaborazioni alle serie House of Mystery, Greek Street e quelle del personaggio di John Constantine; lavora anche con la Marvel Comics per la quale ha collaborato a varie serie oltre a realizzare graphic novel come Spider-Man: Family Business. In Italia avvia una collaborazione con la Sergio Bonelli Editore alle serie Orfani e Dylan Dog e alla collana Le storie. Su testi di Tiziano Sclavi realizza nel 2019 il romanzo a fumetti Le voci dell’acqua edito in Italia da Feltrinelli. Dal 2019 è co-creatore insieme a James Tynion IV della serie Something Is Killing the Children, per la casa editrice Boom! Studios, in Italia pubblicata da BD Edizioni, questa serie vince nel 2022 il premio Eisner come miglior storia a puntate.
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Fumetti
Daredevil: Born Again, un capolavoro senza tempo
L’opera Marvel Comics a cura di Frank Miller e David Mazzucchelli compie 40 anni
Pubblicato
2 giorni agoil
24 Marzo 2026
Per comprendere davvero l’importanza di Daredevil: Born Again, fumetto di cui voglio parlarvi oggi, è utile fare un rapidissimo passo indietro nel tempo. Ogni storia, infatti, nasce all’interno di un contesto preciso: un momento storico, una realtà socio-politica e un clima creativo che inevitabilmente ne influenzano temi, toni e ambizioni.
Prima di entrare nel cuore dell’opera, vale quindi la pena fare un breve tuffo negli anni in cui questa storia è stata concepita e pubblicata, per capire quale mondo circondava i suoi autori e l’industria del fumetto in quel preciso momento storico.
Gli anni Ottanta in USA e in Marvel Comics
Il contesto socio-politico
Nel 1986 gli Stati Uniti e il mondo occidentale stanno vivendo una fase complessa e contraddittoria. Alla Casa Bianca c’è il repubblicano Ronald Reagan, presidente dal 1981 e simbolo dell’America conservatrice degli anni Ottanta e lo spettro della Guerra Fredda aleggia ancora negli animi della gente.
Gli anni Ottanta sono stati anche gli anni della diffusione massiccia delle droghe, soprattutto negli Stati Uniti, dove il Paese si trovò a fare i conti con un’ondata senza precedenti di sostanze stupefacenti, alimentata in larga parte dai cartelli della droga sudamericani. Per avere un riferimento immediato, sono gli anni in cui la figura di Pablo Escobar diventa centrale nell’immaginario collettivo. Il tema della tossicodipendenza viene ripreso da Frank Miller e inserito al centro della narrazione di Daredevil: Born Again, utilizzandolo come uno dei motori principali della caduta – e successiva rinascita – dei suoi personaggi.
La fase creativa di Marvel Comics
Negli anni in cui nasce Born Again, la Marvel Comics sta attraversando una fase creativa estremamente fertile. Dopo l’epoca rivoluzionaria degli anni Sessanta guidata da figure come Stan Lee e Jack Kirby, la Casa delle Idee sta vivendo una nuova stagione di sperimentazione grazie a una generazione di autori più giovani. Alcune delle testate più popolari del periodo includono The Uncanny X-Men di Chris Claremont e John Byrne, The Amazing Spider-Man e Thor, rilanciato con successo da Walter Simonson.
È anche un periodo in cui la Marvel permette ad alcuni autori di imprimere una forte identità autoriale alle serie su cui lavorano. Storie più lunghe, temi più maturi e una narrazione visivamente ambiziosa iniziano a ridefinire il linguaggio del fumetto supereroistico.
Tutto ha inizio da un’idea
È proprio in questo contesto che due giovani autori iniziano a lavorare su una storia destinata a lasciare un segno profondo nell’industria del fumetto. Lo sceneggiatore Frank Miller e il disegnatore David Mazzucchelli collaborano su una run di Daredevil che avrebbe ridefinito il personaggio e influenzato il fumetto supereroistico per decenni.

Chris Claremont (sinistra) e Frank Miller (destra) nel 1981

David Mazzucchelli in una foto del 2012
Frank Miller iniziò a lavorare come sceneggiatore su Daredevil nel 1981, a partire dal numero #168, ruolo che avrebbe mantenuto fino al 1983. In questo periodo Miller ridefinisce completamente il personaggio: introduce Elektra Natchios e trasforma Wilson Fisk, alias Kingpin, nel grande antagonista di Daredevil. Il tono della serie diventa più noir, urbano e adulto, allontanandosi sensibilmente dall’impostazione più tradizionale dei fumetti supereroistici dell’epoca.
Questa run, oggi considerata storica, dona a Daredevil un fascino e una profondità narrativa che il personaggio non aveva mai avuto prima.
Qualche anno dopo, Miller torna a scrivere Daredevil con un’idea molto precisa in mente: cosa succederebbe se qualcuno distruggesse completamente la vita di Matt Murdock? Per raccontare questa storia sceglie come disegnatore David Mazzucchelli, con il quale aveva già collaborato proprio su Daredevil. Il risultato di questa collaborazione è Daredevil: Born Again, pubblicato nei numeri #227 – #233 della serie regolare tra il 1986 e il 1987.
In questo articolo dedicato al quarantesimo anniversario dell’opera, voglio rivivere insieme a voi la lettura di questo capolavoro del fumetto moderno.
Apocalypse (#227)
Quando Daredevil: Born Again ha inizio, troviamo Matt Murdock alle prese con le difficoltà che la sua doppia vita inevitabilmente comporta: è alla ricerca di un impiego stabile, mentre la sua relazione sentimentale sta andando in frantumi. Insomma, another day in the life of Matt Murdock. E come se non bastasse, il rigido inverno della East Coast contribuisce a rendere tutto ancora più cupo.
Ma Matt non sa che, da qualche parte in Messico, la sua vecchia fiamma Karen Page, ormai consumata dalla tossicodipendenza, ha venduto la sua identità segreta in cambio di una dose. Un’informazione che, passando di mano in mano, finisce inevitabilmente per arrivare a Wilson Fisk, il Kingpin.
È questo il momento esatto in cui tutto cambia. L’inizio della fine per il vigilante noto come Daredevil… e, soprattutto, per l’uomo chiamato Matt Murdock.
Il piano di Kingpin è così semplice quanto crudele. Non vuole colpire direttamente Matt Murdock, no. Sarebbe troppo facile. Prima di passare all’attacco, vuole testare l’informazione che ha ricevuto e, per farlo, attacca Matt e non Daredevil, screditando la sua figura di avvocato.
Il mondo intorno a Matt inizia a sgretolarsi quando la falsa notizia creata da Fisk arriva sulle scrivanie dei giornalisti, compresa quella di Ben Urich. Matt perde la licenza da avvocato e, con essa, la sua carriera e la sua unica fonte di sostentamento.
In preda alla disperazione e alla rabbia, indossa i panni di Daredevil e si fa strada a forza di pugni nella malavita di New York, cercando di risalire a chi ha messo in giro le false voci su di lui, senza ottenere molto, se non la soddisfazione del Kingpin, che osserva la vita dell’Uomo Senza Paura andare in frantumi, pezzo dopo pezzo.
Il colpo di grazia, che mette definitivamente in ginocchio Matt Murdock, arriva nelle ultime due pagine di questo capitolo. Il palazzo in cui Matt vive viene incendiato ed esplode, e tutto ciò che ne resta sono macerie. È proprio grazie a questo atto di inaudita violenza che Matt riesce finalmente a collegare tutto ciò che gli sta accadendo a un volto e, soprattutto, a un nome: Kingpin.

Questa prima parte è memorabile. Wilson Fisk si accanisce contro Matt Murdock, distruggendogli la vita nel giro di poche ore, con una violenza psicologica che lascia un segno profondo nella mente dell’Uomo Senza Paura.
E questo è solo l’inizio delle sventure che colpiranno il nostro protagonista.
Purgatory (#228)
Senza casa, senza denaro e senza amici – perché ormai è convinto che anche loro stiano complottando contro di lui – Matt Murdock trova rifugio in una disgustosa stanza d’albergo, l’unica che può permettersi con i suoi ultimi dieci dollari. Offuscato dalla rabbia e senza nessuno su cui contare, decide di affrontare Kingpin.
Questo scontro non finisce bene per Matt. Kingpin, che aveva fatto pedinare Murdock, si aspettava il suo arrivo. Si fa trovare pronto, con un piano preciso per mettere fine alle sofferenze dell’avvocato vigilante. Dopo averlo pestato, mette in scena la sua morte: lo getta nel fiume, all’altezza del Pier 41 sull’East River, dentro un taxi rubato, cosparso di alcol. Una morte che non avrebbe portato ad alcuna indagine.
Ma quando la carcassa del taxi viene recuperata dal fondo del fiume, vengono trovate bottiglie di whisky, vetri rotti… ma nessun cadavere.
Nessun cadavere.

Nell’ultima ultima pagina di questa issue, con una sola immagine, Frank Miller e David Mazzucchelli comunicano molto più di quanto avrebbero potuto fare con mille parole.
Lo sguardo determinato ma, allo stesso tempo, spaventato di Wilson Fisk tradisce il suo autocontrollo, proprio nel momento in cui inizia a capire di aver commesso un errore… che probabilmente pagherà caro.
Pariah! (#229)
Matt Murdock è distrutto, fisicamente e psicologicamente. È riuscito miracolosamente a liberarsi dal taxi sul fondo del fiume e ora si ritrova per strada, ferito e solo. Non sapendo dove altro andare, si reca nell’ultimo posto che può ancora chiamare casa: la Fogwell’s Gym. La palestra dove si allenava suo padre e dove, di nascosto, si è allenato anche lui.

Nel frattempo Ben Urich continua a indagare sul caso Murdock, anche se il suo editor si aspetta tutt’altro per l’edizione natalizia del Daily Bugle. Rintraccia Nick Manolis, un poliziotto corrotto il cui nome compare nel libro mastro del Kingpin. Urich ha ormai capito tutto: le false accuse contro Murdock, che gli sono costate la licenza, sono il risultato di uno scambio. Kingpin avrebbe garantito le cure necessarie al figlio del poliziotto in cambio di una testimonianza falsa. Quando Urich affronta Manolis, emerge un dettaglio ancora più inquietante: Kingpin ha infiltrati anche nella clinica dove è ricoverato il figlio di Manolis. L’infermiera presente al colloquio interviene all’improvviso, spezza le dita di Ben e aggredisce Manolis.
Non li uccide. Questo era solo un avvertimento.

Mentre tutto questo accade a New York, in Messico una Karen Page in piena crisi di astinenza da eroina, è alla disperata ricerca di un passaggio verso gli Stati Uniti. Alla fine lo trova in un boss locale, il quale le propone un patto: le darà un passaggio verso New York, ma il prezzo da pagare… è il suo corpo.
Nella Fogwell’s Gym una figura soccorre Matt, svenuto e in fin di vita. Una suora, con una croce d’oro appesa al collo.
Questa issue è la prova dell’immenso acume artistico dei due autori, che spesso, nel corso dell’opera, inseriscono riferimenti a una delle sculture più celebri della storia dell’arte, la Pietà di Michelangelo Buonarroti. Questa struttura triangolare viene ripresa più volte nella composizione delle pagine di Daredevil: Born Again, contribuendo a rafforzare visivamente i momenti più carichi di significato emotivo.

Un omaggio degli autori alla Pietà di Michelangelo Buonarroti
Trovo questa issue una delle più intense dell’intero arco narrativo. In poche pagine Miller e Mazzucchelli riescono a distruggere completamente i personaggi di Matt Murdock e Karen Page, togliendo a quest’ultima anche la dignità.
Miller affronta il tema della tossicodipendenza e della prostituzione in modo crudo e diretto, senza girarci intorno. Come abbiamo già detto, Daredevil: Born Again è stato un punto di svolta nel fumetto moderno, anche per il modo in cui certi argomenti vengono trattati in un medium che, fino a poco tempo prima, sembrava incapace di affrontarli con una tale maturità.
Born Again (#230)
Mentre Matt Murdock combatte la polmonite nel letto di una missione nel seminterrato di una chiesa, Karen Page riesce a mettersi in contatto con Foggy. I due si incontrano e Karen rivela all’amico di essere maltrattata e che, cosa ancora più importante, deve trovare Matt a qualsiasi costo. Foggy non se la sente di lasciarla tornare dall’uomo che abusa di lei e le offre un posto a casa sua.
Nel frattempo, Kingpin continua a tessere la sua tela, instancabile e meticoloso. Ordina l’omicidio di Nick Manolis e si assicura di comprare il silenzio del giornalista Ben Urich, esercitando su di lui la giusta pressione fatta di minacce e intimidazioni.
Nella tavola che chiude questa issue, scopriamo infine che Maggie, la suora che ha soccorso il moribondo Matt nella palestra dove si allenava suo padre, è in realtà sua madre.
Anche in questa issue viene utilizzata con forza la struttura triangolare che richiama alla scultura di Michelangelo.

Miller e Mazzucchelli utilizzano la forma triangolare che richiama alla Pietà
Saved (#231)
Kingpin diventa sempre più paranoico e impaziente, ed elabora un piano per far uscire allo scoperto Matt Murdock. Ordina il rilascio di un paziente mentalmente instabile da una clinica psichiatrica, lo veste con i panni di Daredevil – dopo aver estorto il costume al povero Melvin Potter – e gli ordina di fare del male all’avvocato Foggy Nelson e a chiunque si trovi con lui, in questo caso Karen Page.
Matt, ormai ripresosi dalla polmonite, osserva tutto senza farsi notare, nell’ombra.
Nel frattempo, Ben Urich e sua moglie vengono aggrediti da Lois – l’infermiera che lo ha aggredito in precedenza – ma Matt interviene, sventando il tentato omicidio. Il nostro protagonista riesce anche ad arrivare nell’appartamento del suo migliore amico Foggy, proteggendo lui e Karen dal folle criminale.
Daredevil sembra essere tornato. E con il suo ritorno il castello di carte costruito dal Kingpin inizia a crollare.
Una delle tavole che mi sono piaciute di più in questa issue è quella in cui Karen Page tenta di fuggire dal suo abusatore, in un disperato tentativo di iniettarsi un’ultima dose di eroina. La tavola sembra quasi dettare la frenesia travolgente con cui gli eventi si susseguono, anche grazie a un layout davvero incredibile. Le vignette si accorciano progressivamente, in un crescendo visivo che trasmette ansia e panico, accompagnando il lettore nel ritmo sempre più accelerato della scena.
La scena concitata si risolve in un abbraccio a lungo atteso, quello tra Karen e Matt. Karen è finalmente salva.

God and Country (#232)
Quando Wilson Fisk viene a sapere che anche l’ennesimo piano per far uscire allo scoperto Matt Murdock è fallito, decide di giocarsi l’ultima carta. Ha saputo che uno dei suoi uomini ha accoltellato Matt a Hell’s Kitchen qualche giorno prima. Hell’s Kitchen. Proprio il luogo in cui il suo peggior incubo è nato e cresciuto. È lì che potrebbe essersi nascosto.
A questo punto, Kingpin non è più interessato a piani sottili o sofisticati. Decide di agire in modo diretto. Ordina a un soldato di nome Nuke – un esaltato reduce dell’occupazione nel Nicaragua da parte degli Stati Uniti – di recarsi a Hell’s Kitchen e raderla al suolo. Solo così, pensa, Matt Murdock sarà costretto a uscire allo scoperto per proteggere il quartiere e gli innocenti che lo abitano.
Il piano funziona.
Quando Nuke bombarda la mansarda in cui Matt e Karen Page vivono, l’Uomo Senza Paura non ha più scelta. Torna a indossare il costume. Torna a essere Daredevil.
Siamo alla resa dei conti. Frank Miller e David Mazzucchelli costruiscono questa penultima issue con un crescendo di tensione palpabile, che culmina in un’ultima pagina memorabile: fiamme, distruzione… e un diavolo che rinasce dalle proprie ceneri.

Armageddon (#233)
Hell’s Kitchen è in fiamme. Kingpin, accecato dalla paranoia, ha ordinato un vero e proprio massacro. Centinaia di persone sono ferite, decine i morti. Daredevil fa del suo meglio per disarmare Nuke, ma si rende presto conto che non si tratta di un avversario normale. I suoi muscoli sono troppo resistenti, la sua velocità non è quella di un uomo comune.
Quando il peggio sembra ormai inevitabile, intervengono gli Avengers: Captain America, Iron Man e Thor giungono sulla scena e aiutano Daredevil a contenere la furia di Nuke, che, sotto effetto di droghe, non vede più persone… ma solo bersagli. I tre vendicatori riescono a fermare Nuke e lo consegnano nelle mani del governo.

Hell’s Kitchen attraversa un periodo di apparente pace. I feriti vengono curati e i palazzi ricostruiti, mattone dopo mattone. Ma la guerra di Matt Murdock è tutt’altro che finita.
Kingpin, a causa del massacro ordinato per pura vendetta personale, inizia a perdere il consenso delle altre famiglie che detengono il potere a New York. Per la prima volta, Wilson Fisk si ritrova con le spalle al muro. Intrappolato. E il colpo di grazia non tarda ad arrivare.
Nuke riesce a fuggire e, ancora sotto effetto di droghe, è deciso a scatenare una nuova ondata di violenza in città. Questa volta, però, Daredevil è pronto. Con l’aiuto di Captain America – che si sente in parte responsabile per le condizioni in cui versa l’agente Simpson – riesce a intercettarlo. Ma non basta. I due non riescono a proteggerlo dai proiettili dello stesso governo che lo aveva trasformato in un’arma, somministrandogli il siero del supersoldato.
Nuke muore sulla scrivania di Ben Urich, al Daily Bugle. E con lui muore anche l’ultima possibilità per il Kingpin di sfuggire alle proprie responsabilità.

Wilson Fisk ha perso l’appoggio dei suoi alleati, ormai troppo spaventati per continuare a coprire la sua intricata rete di bugie e ricatti. Così, il nome del Kingpin di New York finisce in prima pagina sul Daily Bugle, e i crimini di cui è accusato sono ormai troppo evidenti per essere ignorati.
Nonostante ciò, Fisk è convinto di aver vinto. È riuscito nella sua missione: distruggere completamente il suo incubo, Matt Murdock, l’Uomo Senza Paura, Daredevil.
Quello che non sa, però, è che Matt ha ritrovato in Karen Page la voglia di vivere che aveva perduto. E che, dalle macerie, qualcosa sta ricominciando a nascere.

Bonus content
Per apprezzare maggiormente l’incredibile lavoro di Miller e Mazzucchelli, ecco alcune pagine di Daredevil: Born Again Artist’s Edition.
Conclusione
Lessi Daredevil: Born Again qualche anno fa e ricordo di esserne rimasto stregato. Rileggerlo oggi, a distanza di tempo, significa coglierne ancora di più il peso e l’importanza, non solo per il fumetto degli anni Ottanta, ma per tutto ciò che è venuto dopo.
L’introduzione, da parte di Frank Miller, di temi come la tossicodipendenza, la depressione e una violenza così cruda e diretta – raramente vista nei fumetti fino a quel momento – trasforma questa storia in qualcosa di profondamente diverso. Un punto di rottura. Un nuovo standard.
Su queste fondamenta si innesta il lavoro di David Mazzucchelli, che eleva il racconto a un livello superiore. Il suo stile, fatto di linee dure e marcate e di un uso delle luci tanto essenziale quanto espressivo, non si limita ad accompagnare la storia: la amplifica e la rende definitiva.
A questo si aggiunge un lavoro sul layout che, per l’epoca, risulta straordinariamente innovativo. Le pagine sono costruite con un ritmo dinamico, quasi cinematografico, dove la composizione delle vignette guida lo sguardo del lettore come una regia attenta. L’uso degli spazi, delle inquadrature e delle sequenze rende la lettura fluida, immersiva, dando spesso la sensazione di “guardare” la storia più che leggerla. Un esempio perfetto di questo approccio si trova nella pagina di apertura della issue intitolata “Born Again”.
Matt Murdock è in fin di vita, e gli autori scelgono di mostrarcelo in modo diretto ma estremamente efficace: attraverso il ritmo del suo battito cardiaco. La narrazione si sviluppa in modo incalzante, alternando il battitore sempre più debole del suo cuore a immagini legate ai suoi ricordi più traumatici, per poi tornare nuovamente a quel battito, come un respiro che si accorcia e si riprende. Questo continuo passaggio tra presente e memoria crea un effetto ipnotico. La tensione cresce progressivamente, mentre il lettore viene trascinato dentro la mente e il corpo del protagonista. È uno storytelling ridotto all’essenziale ma potentissimo, che dimostra quanto il lavoro di Frank Miller e David Mazzucchelli fosse già, di per sé, un linguaggio narrativo innovativo.
Ma ciò che rende davvero Born Again un’opera senza tempo è la sua idea centrale.
La distruzione non è il punto di arrivo. È il passaggio necessario per trasformarsi in qualcosa di migliore.
Matt Murdock perde tutto: il lavoro, la casa, la dignità, la sanità mentale. Viene svuotato, ridotto all’essenziale. E proprio lì, nel punto più basso, trova la forza di rialzarsi. Perché alla fine, Born Again non è solo la storia di un eroe che cade. È la storia di un uomo che sceglie di rialzarsi.
E forse è proprio questo il motivo per cui, a distanza di quarant’anni, continua a parlarci con la stessa forza di allora.
Mirage Comics
Mirage Comics porta in Italia i fumetti di Street Sharks
Con un annuncio speciale al Be Comics! Be Games! di Padova, Mirage Comics e Davide Maga del Mondo Virtuale, hanno annunciato l’arrivo dei fumetti degli Street Sharks in Italia
Pubblicato
2 giorni agoil
23 Marzo 2026Da
redazione
JAWSOME! GLI STREET SHARKS
TORNANO IN ITALIA:
MIRAGE COMICS ANNUNCIA
IL RILANCIO EDITORIALE
Direttamente dal mito degli anni ’90 e dopo un’attesa lunga vent’anni, i predatori più famosi della cultura pop tornano a mordere. Mirage Comics è orgogliosa di annunciare l’acquisizione e il lancio ufficiale dell’edizione italiana di Street Sharks, la serie evento nata dalla collaborazione tra Mattel e IDW Publishing. L’annuncio è stato ufficializzato oggi durante un panel esclusivo al BeComics di Padova, che ha visto la partecipazione del Direttore Editoriale Francesco Marcantonini e del celebre creator Davide Maga (fondatore di Mondo Virtuale), vera e propria icona della cultura pop americana in Italia con oltre 3,6 milioni di follower totali tra Instagram e TikTok.
Il ritorno dei Fratelli Bolton
Non si tratta di un semplice reboot, ma di una continuazione diretta della lore originale. Scritta da Stephanie Williams (Nubia and the Amazons) e disegnata da Ariel Medel (TMNT vs. Street Fighter), la serie riporta in
azione Ripster, Jab, Streex e Big Slammu.
I quattro fratelli Bolton, trasformati in ibridi uomo-squalo, dovranno difendere Fission City dalle folli mutazioni del Dr. Piranoid, mantenendo intatto lo spirito Jawsome fatto di muscoli, inseguimenti in motocicletta e l’immancabile passione per gli hamburger.
Un’edizione da collezione: maggio 2026
Il debutto ufficiale nelle librerie e fumetterie italiane è fissato per il 30 maggio 2026 all’interno della collana Kids, con una proposta editoriale pensata sia per i nuovi lettori che per i collezionisti più esigenti:
Street Sharks TPB 1 (Cartonato): Un volume di pregio (19×28 cm, 96 pagine) che raccoglie i primi tre numeri della saga americana. Il volume vanta una prestigiosa prefazione firmata da Davide Maga.
- Regular Edition: Cover di Jorge Corona.
- Variant Edition: Tiratura limitata (400 copie).
- UltraVariant Edition: Tiratura ultra-limitata (200 copie).
Street Sharks #1 (Spillato Speciale): Per celebrare il lancio, saranno disponibili due versioni spillate del primo numero con cover esclusive dei maestri Marco Santucci e Maria Laura Sanapo.
- Variant A & B: 500 copie ciascuna, formato 16,8×26 cm.
Le dichiarazioni
Francesco Marcantonini ha dichiarato:
«Riportare gli Street Sharks in Italia è un’operazione di puro cuore e strategia.Volevamo un prodotto che rispettasse l’estetica estrema degli anni ’90 ma con la qualità narrativa odierna».
Davide Maga, che ha curato l’introduzione al volume, aggiunge:
«Bastavano le prime note della sigla di Enzo Draghi e quelle quattro pinne che squarciavano l’asfalto per farci innamorare perdutamente. Gli Street Sharks sono entrati di diritto nell’iconografia degli anni ’90 tra action figure, zaini e quaderni che andavano a ruba. Oggi tornano finalmente all’attacco con una serie tutta da divorare. È il ritorno che noi fan di lunga data aspettavamo, ma è perfetto anche per chi vuole scoprire oggi la potenza di Fission City. Squali all’attacco!».
Il piano editoriale: edizioni limitate e cover d’autore
Il lancio del 30 maggio sarà un vero evento per i collezionisti, con tirature limitate e varianti esclusive:
* Ringraziamo l’Ufficio Stampa Mirage Comics per il comunicato di cui sopra, che abbiamo condiviso con i nostri lettori
DC Comics
5 fumetti DC Vertigo sottovalutati, che vanno letti
Prima di lanciarvi sulle nuove proposte della linea Vertigo, vi consigliamo 5 titoli della ‘vecchia’ Vertigo passati in sordina ma che meritano, senza ombra di dubbio, una lettura
Pubblicato
1 settimana agoil
17 Marzo 2026Da
Doc. G
Quando si parla di Vertigo, l’etichetta della DC Comics dedicata alle storie più mature e sperimentali, si pensa subito a titoli leggendari come The Sandman, Preacher, Fables o Hellblazer. Pubblicata per la prima volta nel 1993, la linea Vertigo ha rivoluzionato il fumetto americano, portando nel mainstream generi come horror, fantasy, noir e fantascienza, spesso accompagnati da forti elementi di critica sociale.
Dopo un lungo periodo di declino, l’etichetta è stata chiusa nel 2020, ma negli ultimi anni DC ha iniziato a recuperare quello spirito creativo, rilanciando il marchio e pubblicando nuovi titoli. È l’occasione perfetta per tornare a parlare non solo dei classici più celebrati, ma anche di quelle opere che, per vari motivi, non hanno mai ricevuto l’attenzione che meritavano.
Nel catalogo Vertigo esistono infatti numerosi fumetti intriganti, ma passati un po’ in sordina. Miniserie, esperimenti narrativi o progetti cancellati troppo presto, ma che ancora oggi rappresentano letture originali e incredibilmente attuali.
Ecco cinque fumetti della linea Vertigo, snobbati ma che vale la pena recuperare.
Hex Wives

Tra gli ultimi titoli pubblicati durante la prima incarnazione di Vertigo troviamo Hex Wives, scritto da Ben Blacker e disegnato da Mirka Andolfo.
La premessa è tanto affascinante quanto inquietante: una congrega di potenti streghe viene catturata da una misteriosa organizzazione maschile chiamata gli Architetti. Attraverso un lavaggio del cervello, le donne vengono private dei loro ricordi e dei loro poteri e costrette a vivere in un quartiere suburbano perfettamente ordinato, come casalinghe degli anni ’50.
Tutto cambia quando una di loro, Isadora, comincia lentamente a recuperare memoria e poteri. Da quel momento l’equilibrio costruito dagli Architetti inizia a incrinarsi.
La serie funziona perchè è una satira sul patriarcato, una storia di emancipazione e allo stesso tempo un racconto horror venato di ironia. A rendere il tutto ancora più memorabile sono i disegni dinamici della Andolfo e i colori di Marissa Louise, che alternano atmosfere patinate a momenti decisamente più oscuri.
E sì: ci sono anche i gatti, perché ogni storia di streghe che si rispetti ne ha bisogno.
Faker

Se cercate scrupolosamente, tra i titoli più sottovalutati della Vertigo c’è Faker, miniserie scritta da Mike Carey e illustrata da Jock.
La storia si concentra inizialmente su 4 studenti universitari, Jessica, Yvonne, Marky e Sack, durante una festa. Una ragazza introduce nei loro drink una sostanza chiamata Angel’s Kiss, apparentemente una semplice droga da party. In realtà si tratta di un supporto liquido sperimentale per l’archiviazione dei dati.
Quando arriva Nick, un amico comune del gruppo, le cose iniziano a diventare strane. Molto strane.
Gli studenti scoprono gradualmente che Nick potrebbe non essere reale, ma piuttosto una creazione generata dalle loro menti sotto l’effetto della sostanza. Nel frattempo entrano in scena agenzie governative e una cospirazione sempre più complessa.
Il risultato è un thriller fantascientifico cupo e disturbante che riflette su identità, memoria e percezione della realtà. Le atmosfere inquietanti e i disegni di Jock rendono la lettura ancora più intensa, lasciando al lettore una sensazione di straniamento anche dopo l’ultima pagina.
The Vinyl Underground

Vertigo ha sempre avuto una particolare affinità con l’occulto, e The Vinyl Underground ne è un perfetto esempio. La serie, scritta da Si Spencer e disegnata da Simon Gane, segue un gruppo decisamente fuori dagli schemi che si occupa di indagini soprannaturali a Londra.
Tra i membri della squadra troviamo:
-
Morrison Shepherd, DJ semi-famoso e figlio di un ex calciatore appena uscito di prigione
-
Perv, un ex detenuto chiaroveggente che ha visioni durante crisi epilettiche
-
Leah King, assistente all’obitorio che lavora anche come modella e performer online
-
Kim “Abi” Abiola, ex fidanzata di Shepherd e misteriosa “principessa tribale africana in esilio”
Il primo caso ruota attorno a un omicidio legato proprio alla famiglia di Abi, ma presto la vicenda si espande in una serie di indagini sempre più bizzarre.
L’atmosfera ricorda per certi versi le storie di John Constantine, ma con un tono ancora più eccentrico e underground. Anche Londra diventa un vero e proprio personaggio della storia, con i suoi quartieri, i suoi misteri e le sue contraddizioni. La serie è stata cancellata dopo appena 12 numeri, ma rimane comunque una lettura affascinante e decisamente fuori dagli schemi.
Girl

Pubblicata nel 1996, Girl è una breve miniserie di tre numeri scritta da Peter Milligan e disegnata da Duncan Fegredo.
La protagonista è Simone, una quindicenne che vive nella deprimente cittadina inglese di Bollockstown. Circondata da genitori assenti e da una vita che odia profondamente, la ragazza è sull’orlo della disperazione.
Tutto cambia quando incontra Polly, una misteriosa ragazza bionda che sembra essere una versione alternativa di se stessa. Da quel momento Simone viene trascinata in un viaggio surreale e violento, fatto di ribellione, caos e vendetta contro chi cerca di controllarla o opprimerla.
“Girl” è una storia breve ma potentissima che esplora temi come l’identità adolescenziale, la rabbia giovanile e il confine tra realtà e immaginazione. Allo stesso tempo è anche un perfetto ritratto degli anni ’90, con il suo mix di nichilismo, energia punk e sperimentazione narrativa.
iZombie

Molti ricordano iZombie, la serie televisiva trasmessa su The CW, ma spesso ci si dimentica che tutto è nato da un fumetto Vertigo.
Il fumetto iZombie, scritto da Chris Roberson e disegnato da Michael Allred, racconta la storia di Gwen Dylan, una ragazza che lavora come coroner in Oregon. Il problema? Gwen è uno zombie.
Dopo essere stata morsa da una mummia, deve mangiare un cervello al mese per evitare di trasformarsi in uno zombie completamente privo di coscienza. Ogni volta che lo fa, però, assorbe ricordi e frammenti di personalità del defunto.
La sua vita è già complicata così, ma si complica ancora di più quando si scopre che il suo giro di amici include un fantasma degli anni ’60 e un licantropo.
Il fumetto è molto diverso dalla serie televisiva: più eccentrico, più colorato e decisamente più caotico. Tra battaglie soprannaturali, drammi sentimentali e scenari quasi apocalittici, la serie riesce a catturare perfettamente l’energia confusa dei vent’anni… portandola all’estremo.
*Fonte del presente articolo: Comicbook.com
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