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Werther Dell’Edera, l’incredibile artista dietro Something is Killing the Children

Werther Dell’Edera, artista di fama internazionale e co-creatore di Something is Killing the Children, ci ha concesso un po’ del suo tempo al San Diego Comic-Con Malaga per raccontarci alcuni momenti della sua carriera e com’è nata SIKTC. Ma non solo…

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Ci sono storie, che nonostante la loro semplicità, riescono a entrare nel cuore di molti lettori. Something Is Killing the Children è una di queste.

Il merito del successo di una delle serie di punta di Boom! Studios, lo si deve principalmente ai suoi autori: James Tynion IV e Werther Dell’Edera. Perché una storia per essere ‘bella’ deve saper essere raccontata da chi la scrive e, nel caso di un fumetto, anche da chi la disegna.

Come un abile sarto, Werther Dell’Edera è riuscito, in maniera magistrale, a creare visivamente l’oscuro e drammatico mondo di SIKTC e i suoi personaggi. Seguendo le linee guida di un maestro della sceneggiatura come Tynion IV, che quando si tratta di horror tira fuori il meglio di sé, Something Is Killing the Children è diventata una delle testate di comics più apprezzate degli ultimi anni. E questo lo si deve anche all’apporto artistico e alle idee che Werther ha portato sul tavolo e che hanno aperto un mondo nella testa di Tynion IV.

Quello che era stato pensato inizialmente come un progetto di pochi numeri, nel 2026 arriverà al n. 50 e, prossimamente, diventerà una serie animata per adulti e un film live action. Senza dimenticare il crossover con il personaggio DC Comics, Swamp Thing, annunciato al NY Comic-Con 2025.

Noi di PopCornerd abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchere con Werther, scavando nel suo  passato e tornando alle origini della sua carriera, per poi arrivare a parlare proprio di SIKTC e il processo creativo che ha portato Erica e tutto il suo mondo a essere tanto amati da un pubblico sempre più vasto di lettori.

Senza l’arte di Werther, siamo sicuri che Something Is Killing the Children non sarebbe arrivato dov’è.

Capite, quindi, l’emozione di poter avere tra i primi ospiti (in realtà il primo, come emerge dall’intervista stessa, quando è stata registrata) su PopCorNerd un artista talentuoso come Werther. Un autore che si reputa ‘minimale’ nei dettagli e che va ‘dritto al punto’ e, forse, questo è uno dei segreti della sua arte impattante e spettacolare.

Ma lasciamo la parola a Werther Dell’Edera. Buona lettura.

Werther Dell’Edera si racconta: dagli esordi al successo di SIKTC

PCN Amici di PopCorNerd, siamo qua in compagnia di un grandissimo ospite, direttamente dal San Diego Comic-Con di Málaga. Grazie a Werther Dell’Edera per essere qui con noi!

Werther Dell’Edera: Ciao a tutti!

PCN Prima di tutto ti devo dire una cosa: noi siamo una pagina giovane, e tu sei il nostro primo ospite*. Avere come primo ospite Werther Dell’Edera vuol dire partire davvero molto, molto bene.

Werther Dell’Edera: Grazie! Sono veramente contento di essere il primo ospite della vostra pagina.

*[L’intervista è stata realizzata durante il SDCC Malaga, e quindi alla fine di settembre 2025 n.d.r.]

PCN Prima di parlare del tuo grande successo, Something Is Killing the Children, che porti avanti da anni insieme a James Tynion IV, vorrei soffermarmi su due personaggi a cui sono molto legato e che risalgono ai tuoi primi anni di carriera: John Doe e Detective Dante. Hai mantenuto un certo tipo di affezione verso questi personaggi? Che tipo di esperienza è stata lavorare su di loro?

Werther Dell’Edera: Beh sì, indubbiamente l’affezione è rimasta. Io ho iniziato su Detective Dante con Lorenzo Bartoli e subito dopo ho collaborato anche con Roberto Recchioni. Entrambi sono i due creatori di Detective Dante e John Doe per l’Eura Editore.

Immagine tratta da Detective Dante, disegnata da Werther Dell’Edera

È stato divertente, perché quando mi ero proposto all’Eura, o meglio a Roberto, durante un Napoli Comicon, avevo appena pubblicato Road’s End con i ragazzi di Innocent Victim per Magic Press.

L’avevo mostrato a Roberto e lui mi disse: “Sì, interessante, ma secondo me non sei ancora pronto.” Loro stavano partendo in pompa magna con John Doe e mi lasciò a Lorenzo, dicendo “Mi piace, lavoriamo su qualcosa con lui.” Così iniziai con Lorenzo e insieme a lui feci diverse storie brevi per Lanciostory e Skorpio. Dopo un po’ di tempo Lorenzo mi propose di fare Detective Dante, e da lì poi anche Roberto si convinse a farmi fare il salto, portandomi su John Doe. È stato un pezzo importante della mia storia lavorativa.

PCN Tra l’altro, John Doe lo reputo uno dei migliori fumetti italiani degli ultimi trent’anni: cicli narrativi bellissimi, con disegnatori che poi hanno fatto grandi carriere.

Werther Dell’Edera: Sì, una buona parte dei disegnatori di John Doe hanno fatto il grande salto dall’Eura e sono poi andati a lavorare in America, soprattutto per DC o Marvel.

PCN Parliamo adesso di Something Is Killing the Children. È un progetto che porti avanti da anni con James Tynion IV, molto apprezzato dai fan e dalla critica, e con cui avete vinto anche un Eisner Award nel 2022. È vero che inizialmente doveva essere un progetto molto più corto rispetto a quello che è poi diventato? Oppure era già proiettato verso una storia molto più ad ampio raggio?

Werther Dell’Edera: Quando mi hanno contattato dalla Boom! Studios, doveva essere una miniserie di sei numeri, strutturata in modo completamente diverso.

L’idea originale di James era fare sei storie autoconclusive, ognuna ambientata in un luogo diverso, con la protagonista, Erica, che appariva, risolveva la situazione e spariva.

Lei doveva essere uno di quei personaggi che viaggiano per gli Stati Uniti con uno zaino in spalla e vanno in giro a risolvere problemi; un po’ come Buffy o Jack Reacher.

Quando ho iniziato a studiare Erica, lei era già la protagonista, anzi: Erica era l’unico personaggio. Ma devo dire che è venuta fuori abbastanza facilmente e velocemente, quando poi è successa una cosa che ha cambiato tutto.

Siccome lei è una cacciatrice di mostri che va in giro per gli Stati Uniti cercando di mantenere un basso profilo, ho immaginato che volesse nascondere la sua identità quando caccia e, quindi, ho pensato di metterle una bandana.

Volevo darle qualcosa che avesse un senso anche un po’ supereroistico e che però fosse facile da portare e identificabile.

Pensando al personaggio, a quel qualcosa facile da portare, che alle brutte prendi e metti nello zaino, che non deve essere molto molto grossa, mi è venuta in mente una bandana e l’idea, da amante dei western, mi piaceva.

Mentre stavo disegnando una scena di combattimento in cui c’era Erica, ho pensato di aggiungere questi denti sulla bandana perché mi divertiva il pensiero di avere questa ragazza dal fisico molto asciutto che combatte contro dei mostri più grossi di lei facendo acrobazie pazzesche.

Ho pensato che fosse come se con questa maschera con disegnati sopra i denti da mostro, volesse spaventare a sua volta i mostri.

Quando ho mostrato a James gli studi del personaggio con la maschera e gli ho spiegato il concetto dietro, gli si è aperto un mondo e da lì il progetto è cresciuto in maniera esponenziale, già in fase di lavorazione. James è partito con la scrittura del primo numero e racconta che a metà della sceneggiatura del primo albo, aveva già capito che sei numeri non sarebbero bastati.

Così siamo passati a dieci numeri e poi da dieci a quindici, e al nono numero divenne una serie regolare.

PCN Il tuo stile è molto cambiato rispetto agli inizi: lo definirei cinematografico, anche per le inquadrature e la gestione della “telecamera”. Ed è diventato anche proprio un marchio di fabbrica ormai di Something Is Killing the Children. È stato un adattamento alle sceneggiature di Tynion o un’evoluzione naturale?

Werther Dell’Edera: È stata una necessità mia. Quando Eric Harburn, l’editor di SIKTC, mi ha contattato, aveva visto il mio lavoro su Il Corvo: Memento Mori, la serie che avevo fatto con Roberto Recchioni per IDW e Edizioni BD e gli era piaciuto molto.

Ma il lavoro che avevo fatto sul Corvo era ancora legato al mio stile classico: tanti neri e molto pennello. Quando ho iniziato a lavorare sul personaggio di Erica avevo già in mente di cambiare il mio stile perché era una cosa che avevo necessità di fare, che volevo fare da un sacco di tempo e così è stato.

La cosa “divertente” è che Eric mi aveva contattato perché aveva visto un certo tipo di stile che gli piaceva e io al primo numero gli ho dato un cosa completamente diversa [ride n.d.r.]. Però ha funzionato.

La mia idea era quella di andare a togliere, il nero. Nel frattempo avevo iniziato ad avvicinarmi alla pittura e questa cosa ha spostato di molto la mia concezione di inchiostrazione.

Da quel momento in poi ho deciso la mia strada, lo stile si è spostato completamente in questa direzione nuova che continuo a portare avanti ancora oggi. Adesso ogni tanto ci ributto dentro un po’ di neri qua e là, però alla fine li uso in maniera del tutto “punk“, nel senso che non mi importa e non penso alla coerenza stilistica. Se mi piace, ci sta e lo
faccio.

PCN – Prima dell’intervista, stavi dicendo che questo stile lo hai riportato anche su Green Lantern: Dark, il progetto DC su cui stai lavorando ora.

Werther Dell’Edera: Sì, lì ho cercato di mixare ulteriormente le cose per divertirmi. Perché divertirsi è la cosa principale per un artista. Quando lavoro mi devo divertire, altrimenti faccio davvero fatica.

PCN – A proposito di divertimento, che sfida e stimolo è stato per te creare un universo narrativo come quello di Something Is Killing the Children, a livello grafico e visivo, rispetto a un progetto per una major?

Werther Dell’Edera: All’inizio è stato uno ‘stimolo’ di totale paura, perché non mi ritengo un bravo character designer. I miei design sono minimali: vado sempre dritto al punto, senza fronzoli. Non mi piace girarci intorno alle cose, quindi sono abbastanza diretto e questa cosa si rispecchia anche nel mio disegno.

Ogni volta vedo design di altri artisti che sono pazzeschi, bellissimi, ricchissimi e penso “mi piacerebbe fare questa roba“. Poi però si materializza l’immagine di me che devo mantenere coerentemente pagina dopo pagina il design e inizio a sudare freddo. Quindi ecco l’idea di dover creare un character, mi mette sempre molto in agitazione.

Anche perché, in realtà, il grosso del lavoro di strutturazione del personaggio riesco a farlo sulla pagina quando ho anche una sceneggiatura sulla quale basarmi.

Se noti, dallo studio iniziale, un personaggio si evolve, soprattutto se è un personaggio ricorrente, piano piano a livello grafico dentro la storia.

PCN – Infatti, la stessa Erica è molto diversa nei numeri più recenti rispetto ai primi.

Werther Dell’Edera: Sì, più ci lavoro e più diventa “mia”. È una cosa naturale.

PCN – Prima hai detto di avere uno stile diretto, fatto di figure dal design minimale. Una cosa che a me ha sempre impressionato, sono le copertine di Something Is Killing the Children. Sin dalla prima cover, la cosa che mi ha subito attirato è la tua capacità nello spiegare esattamente quello che accade nella storia con una sola immagine. Facciamo l’esempio della cover del n. 1: Erica voltata verso questo bosco con tutti questi occhi che la fissano. E’ un qualcosa che attira il lettore e colpisce subito. La realizzazione delle cover, è frutto di uno studio molto approfondito o ti viene naturale?

Werther Dell’Edera: No, c’è tanto lavoro, con l’editor in primo luogo. Ne parliamo tantissimo e, anzi, molte volte le idee vengono direttamente da lui con direzioni ben precise. Comunque è un lavoro in team, a volte seguo le sue idee, altre volte sviluppo le mie. C’è tantissimo lavoro sulle copertine, perché anche in quel caso, non sono una qualcosa che mi viene facile.

Non mi reputo propriamente un illustratore, non ho neanche un’impostazione da grafico e quindi le mie copertine sono sempre un ibrido strano. Sono sempre un po’ narrative, ogni tanto tentano di essere grafiche, però insomma… sono un po’ un ibrido, che a volte funzionano e a volte no.

La storica cover di SIKTC #1

PCN – A livello di scrittura, Tinion IV ti ha coinvolto, nella prosecuzione del progetto, in alcune scelte narrative oppure ti ha lasciato sempre solo il compito di gestire l’aspetto grafico?

Werther Dell’Edera: James è l’architetto assoluto della storia: sa sempre dove sta andando. Ogni tanto ci confrontiamo su alcuni dettagli di ambientazione o altro. Per esempio per il secondo arco narrativo nel presente di Erica, l’ambientazione l’ho scelta io.

Il primo si svolgeva in una cittadina del nord ovest. Mentre per il secondo ho chiesto il Texas, da bravo patito di Western. Quindi abbiamo chiacchierato un po’ di questa cosa e  lui ha fatto tutto il secondo arco narrativo in questa cittadina immaginaria del sud degli Stati Uniti.

Oppure, ho chiesto a James di raccontare una storia sul perché Erica non usi le armi da fuoco.

PCN – Dalla serie madre si sono sviluppate diverse miniserie che vanno molto ad approfondire l’universo, anzi quello che è stato ribattezzato lo ‘Slaughterverse’. Sono previsti ulteriori spin-off che non parlino solo degli altri cacciatori delle varie ‘casate’ o vi concentrerete su quell’argomento per adesso?

Werther Dell’Edera: Sì, ci saranno altri spin-off perché sono utili, belli da fare nei vari formati, e ci aiutano ad ampliare ancora di più il mondo e il discorso sull’universo di Something Is Killing the Children, che sta diventando veramente complesso, ed è figo. Molto bello.

PCN – Tu hai la supervisione sulla parte artistica di questi volumi in alcuni casi?

Werther dell’Edera: Sì, sì, in linea di massima, sì. Io faccio sempre il character design di tutti i personaggi che appaiono in House of Slaughter o negli altri spin-off. Li ho creati io. In più lavoro sulle copertine.

Diciamo, non ho una supervisione artistica… ma scegliamo insieme con l’editor il disegnatore, che poi ha piena libertà espressiva.

PCN – E’ notizia di qualche mese fa, forse proprio al Comic-Con di San Diego, visto che siamo in tema, James Tynion IV ha dichiarato che la serie proseguirà almeno fino al numero 100, che è veramente un grande traguardo per un progetto creator-owned. Tanto di cappello a te e a lui per aver programmato questo tipo di obiettivo che raggiungerete. Avete già pianificato cosa accadrà fino ad allora e soprattutto in quel numero? Ci aspettiamo grandi cose. Insomma, dal numero 100… ci aspettiamo qualcosa di veramente importante!

Werther Dell’Edera: Guarda, parlando di traguardi, l’anno scorso abbiamo fatto cinque anni di lavorazione insieme su SIKTC. L’anno prossimo raggiungiamo il numero 50.

Ovviamente per quanto riguarda le storie non ti posso dire assolutamente niente, però sarà un numero importante, speciale, con una fogliazione extra. Sarà figo, sarà fighissimo.

PCN – E questo è quello che interessa: che sarà figo.

Werther Dell’Edera: Sì, decisamente. Inoltre entro l’anno prossimo ci saranno un’altra serie di annunci e di lavori nuovi riguardanti Something e sarà veramente emozionante da seguire [al NYCC 2025 è stato annunciato, per esempio, Swamp Thing/Something is Killing the Children n.d.r.].

Io non vedo l’ora, sono super eccitato. Sulla scorta di questo ti posso dire che evidentemente poi quando arriveremo al numero 100 saranno altri grandi festeggiamenti.

PCN -Visto che stai lavorando per DC su Green Lantern: Dark, c’è la possibilità di vederti su altri fumetti delle major? Se non puoi fare spoiler, non puoi fare anticipazioni, ci puoi dire anche solo un sì o un no.

Werther Dell’Edera: Sì.

PCN Perfetto, ci basta questo! Werther, grazie enormemente per il tuo tempo, è stata una chiacchierata davvero interessante. Attendiamo con ansia il numero 50 di Something Is Killing the Children e quindi la continuazione di questa epopea, che non vediamo l’ora di capire come andrà a finire, ma che speriamo duri ancora parecchi anni.

Werther Dell’Edera: Grazie a voi, davvero!


Werther Dell’Edera: biografia

Dopo il diploma al liceo classico si trasferisce a Roma dove frequenta la Scuola Romana dei Fumetti. Esordì come disegnatore nel 2003 realizzando la miniserie Road’s End, edita dalla Magic Press, alla quale seguirono le collaborazioni con la Eura Editoriale alle serie regolari Detective Dante e John Doe. Inizia poi a collaborare anche con editori statunitensi per i quali realizza inizialmente la serie western Loveless scritta da Brian Azzarello e pubblicata dalla Vertigo; seguono, sempre della Vertigo, collaborazioni alle serie House of Mystery, Greek Street e quelle del personaggio di John Constantine; lavora anche con la Marvel Comics per la quale ha collaborato a varie serie oltre a realizzare graphic novel come Spider-Man: Family Business. In Italia avvia una collaborazione con la Sergio Bonelli Editore alle serie Orfani e Dylan Dog e alla collana Le storie. Su testi di Tiziano Sclavi realizza nel 2019 il romanzo a fumetti Le voci dell’acqua edito in Italia da Feltrinelli. Dal 2019 è co-creatore insieme a James Tynion IV della serie Something Is Killing the Children, per la casa editrice Boom! Studios, in Italia pubblicata da BD Edizioni, questa serie vince nel 2022 il premio Eisner come miglior storia a puntate.

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Comics

Comics Legends: intervista a Mike Deodato Jr., ‘magnifico quadrinista’ dei supereroi

Su Comics Legends arriva un artista direttamente dal Brasile con il ritmo nel sangue e il talento tra le mani: Mike Deodato Jr. autore di pagine indimenticabile del fumetto Marvel, DC e Image

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A Campina Grande, nello stato brasiliano della Paraíba, esiste una danza di gruppo molto famosa e spettacolare chiamata Quadrilha. È curioso, quasi profetico, che proprio in una delle città del Brasile dove si balla la Quadrilha sia nato un grande quadrinista, termine portoghese che indica un autore di fumetti, come Mike Deodato Jr., disegnatore brasiliano e figlio d’arte di Deodato Sr., uno dei pionieri del fumetto in Brasile.

Tralasciando i giochi di parole, Mike Deodato Jr. è uno dei più celebri disegnatori di comics di Marvel e DC. Con uno stile immediatamente riconoscibile, realistico e spettacolare, ha lavorato per oltre tre decenni su alcuni dei personaggi più iconici delle due major. La sua Elektra trasuda sensualità e letalità, il suo Thor è imperioso e regale, il suo Norman Osborn è tanto diabolico quanto eccessivamente folle, mentre il suo Old Man Logan sembra uscito da un western all’italiana. Sono tantissimi gli eroi e i villain passati sotto la sua matita, così come gli archi narrativi fondamentali che portano il suo nome nei credits come artista.

Tutto questo per dirvi che siamo di nuovo in compagnia di una vera Leggenda dei Comics… e questa volta arriva dal Brasile, con il ritmo nel sangue e un talento straordinario nelle mani. Su Comics Legends è arrivato Mike Deodato Jr.: ecco l’intervista che ci ha concesso e per la quale lo ringraziamo ancora una volta per il tempo e la disponibilità che ci ha dedicato.


Mike Deodato Jr.: dal Brasile alla corte dei comics made in USA

Grazie mille a Mike Deodato Jr. per il tuo prezioso tempo!

Tutti ti conoscono come Mike Deodato Jr., per distinguerti da tuo padre, Mike Deodato Sr., grande artista in Brasile. È stato lui il motore che ti ha ispirato a intraprendere la carriera di disegnatore?

Mike Deodato Jr. – Sì, mio padre è stato la mia principale fonte di ispirazione, ma è stato anche il mio più grande mentore e il più grande sostenitore che abbia avuto durante tutto il mio percorso. Sognava di diventare un disegnatore di fumetti, ma non ebbe la possibilità di intraprendere quella carriera a causa delle limitazioni del Brasile di quel periodo. Anche anni dopo, quando cercai di entrare nel settore, era ancora estremamente difficile, il che dimostra quanto fosse davvero avanti rispetto ai suoi tempi.

Per molti aspetti è stato un pioniere del fumetto nella nostra regione, il Nord-Est del Brasile. Alla fine degli anni Cinquanta pubblicò la prima striscia a fumetti con personaggi fissi sui giornali locali e, all’inizio degli anni Sessanta, realizzò anche il primo fumetto pubblicato nella nostra regione. Per tutta la vita ha continuato a scrivere fumetti e a sostenere attivamente la scena locale.

Sono cresciuto osservando tutto questo da vicino. Aveva una grande collezione di fumetti che leggevo continuamente e si è sempre impegnato a incoraggiarmi, comprandomi fumetti e alimentando il mio interesse. Per questo dico spesso di essere un caso raro: un disegnatore di fumetti che ha avuto il pieno sostegno dei propri genitori fin dall’inizio.

Un ritratto di Mike Deodato Sr. realizzato dal figlio

Ci racconti come è avvenuto il tuo approdo in Marvel Comics?

Mike Deodato Jr. – Il mio arrivo alla Marvel è stato il risultato di un lungo percorso che si stava già sviluppando da tempo, sia in Brasile sia nel mercato americano. Negli anni Ottanta ho realizzato molti fumetti in Brasile, lavorando con mio padre e pubblicando attraverso diverse piccole case editrici.

All’inizio degli anni Novanta, tra il 1991 e il 1994, ho iniziato anche a lavorare per piccoli editori americani, finché nel 1994 ho avuto l’opportunità di disegnare Wonder Woman. Quel progetto rappresentò una svolta nella mia carriera e aumentò notevolmente la mia visibilità nel mercato statunitense.

Dopo aver concluso il mio ciclo su Wonder Woman, sia Marvel che Valiant mostrarono interesse ad assumermi. Scelsi l’offerta della Marvel, che in quel momento mi sembrava la scelta più sensata, ed è così che iniziò il mio percorso con l’azienda.

La letale Elektra di Deodato Jr. nei suoi primi anni in Marvel

Nel tuo primo periodo come disegnatore Marvel avevi già sviluppato un tratto molto personale. Ricordo con molto piacere il tuo ciclo su Elektra, ma sono anche molto affezionato al Thor di quegli anni, che indossava tra l’altro un costume molto diverso rispetto a quello classico. Qual è, secondo te, il tuo miglior lavoro realizzato in quegli anni ’90 in Marvel e perché?

Mike Deodato Jr. – Per me, il mio miglior lavoro alla Marvel negli anni Novanta è stato Thor, realizzato insieme a Warren Ellis. Erano soltanto quattro numeri, ma ebbero un forte impatto sul personaggio. La scrittura di Warren era brillante e le idee che portò, soprattutto i cambiamenti introdotti per Thor, erano audaci e di grande effetto.

Quel materiale mi ispirò davvero molto e credo di aver dato il meglio di me in quel momento. Anche se si trattò di una serie breve, è diventata uno dei momenti più importanti della mia carriera negli anni Novanta. La storia divenne nota come “The Worldengine” ed è ancora ricordata come un’interpretazione molto diversa del personaggio.

Il possente Thor di Mike Deodato Jr.

Nel corso della tua carriera il tuo stile è cambiato radicalmente: dai lavori più dinamici e “muscolari” degli anni ’90 a un approccio molto più realistico, fotografico e cinematografico negli anni 2000. Da cosa nasce l’esigenza di reinventare completamente il tuo modo di disegnare?

Mike Deodato Jr. – I cambiamenti nel mio stile non sono mai pianificati né strategici: avvengono in modo naturale, come parte del mio sviluppo artistico. Sono sempre stato aperto a nuove influenze, ad imparare e a portare tutto questo nel mio lavoro.

Curiosamente, le mie basi sono sempre state radicate in un approccio più realistico, costruito sulle fotografie. Ma negli anni Novanta sono stato fortemente influenzato dagli artisti della Image Comics come Jim Lee, Marc Silvestri e Todd McFarlane. Quell’energia e quel dinamismo esasperato si sono fusi con il mio naturale realismo.

Da questa fusione è nato lo stile che ho sviluppato negli anni Duemila: qualcosa che bilancia il realismo con un approccio più cinematografico, mantenendo comunque un forte impatto visivo.

Insieme a Ed Brisson hai realizzato Old Man Logan, una serie che unisce il western – genere che mi pare di capire tu ami molto – e Wolverine che… beh, chi non ama Logan! Cosa puoi raccontarci del tuo lavoro su quella run?

Mike Deodato Jr. – Ho adorato lavorare su Old Man Logan, perché rappresentava una versione ancora più viscerale del personaggio, ammesso che sia possibile per qualcuno di così ruvido e intenso come Logan. Allo stesso tempo, c’era uno strato emotivo più profondo che lo rendeva più complesso e interessante da esplorare.

Mi sono sentito molto a mio agio lavorando su quella serie. Era il tipo di materiale che mi coinvolgeva in modo naturale e questo si vede nel risultato finale. È stato un periodo in cui ero davvero soddisfatto di ciò che stavo realizzando.

Original Sin è stato il tuo primo, e credo unico, grande crossover Marvel. Hai letteralmente disegnato l’intero universo Marvel, anche gli eroi e i villain più strani (mi viene in mente The Orb), in un contesto noir e thriller. Hai dovuto adattare il tuo stile a una storia di quel taglio e genere? E se sì, in che modo?

Mike Deodato Jr. – Sì, Original Sin è stato il mio primo grande crossover Marvel, ma non l’unico: in seguito ho lavorato anche a Infinity Wars. Quello che ho amato di Original Sin è stata la sua atmosfera da thriller investigativo all’interno dell’universo dei supereroi, qualcosa che non è così comune e che è stato molto interessante da esplorare dal punto di vista visivo.

Non ho dovuto adattare particolarmente il mio stile. Anzi, mi è sembrato che la storia fosse stata creata apposta per il mio modo di disegnare. Sono sempre stato attratto dalle ombre marcate, dai forti contrasti e dalle atmosfere più cupe, quindi il mio stile si adattava perfettamente al tono noir della serie.

Pagina tratta da Original Sin #6

Capitolo Amazing Spider-Man. Insieme a Michael J. Straczynski hai realizzato una delle storyline più controverse, quella che riguarda il segreto di Gwen Stacy e il suo rapporto con Norman Osborn. Quando ti sei trovato davanti alla sceneggiatura sei rimasto un po’ scioccato anche tu, come molti lettori? È stato complesso trovare il giusto equilibrio nel rappresentare alcune scene senza che risultassero troppo “vietate ai minori di 18 anni”?

Mike Deodato Jr. – A dire il vero, non sono rimasto scioccato quando ho letto la sceneggiatura. Ho sempre creduto che i personaggi supereroistici debbano essere spinti fuori dalla loro zona di comfort. Anche i cambiamenti più drastici fanno parte di una buona narrazione. E nei fumetti di supereroi sappiamo che questi cambiamenti raramente sono permanenti.

Ciò che mi interessava di più era lavorare con lo stile di J. Michael Straczynski, che si concentra molto sulle relazioni e sulla profondità emotiva. Questo mi ha permesso di esplorare maggiormente quell’aspetto nel mio lavoro, non solo l’azione ma anche le sfumature emotive dei personaggi.

Immagine tratta dalla storia di Amazing Spider-Man “Peccati del passato” di J. Michael Straczynski e Mike Deodato Jr.

Con l’evoluzione del tuo stile a più cinematografico e realistico, e a volte hai utilizzato anche volti di attori famosi come modelli per i personaggi. Mi viene in mente il caso più evidente, Norman Osborn ispirato a Tommy Lee Jones, ma ce ne sono sicuramente altri. Come mai hai optato per questa scelta? Sei mai stato contattato da qualche attore che ti ha detto: “Ehi, ma quello sono io!”?

Mike Deodato Jr. – In realtà questo deriva dall’influenza di Paul Gulacy. Quando lavorava a Master of Kung Fu, utilizzava spesso degli attori come riferimento: persone come Marlon Brando, James Coburn e persino Bruce Lee, tra molti altri. Questa cosa mi affascinava, soprattutto per il modo in cui portava un senso di realismo nei fumetti.

Quell’idea mi è rimasta impressa e ho voluto portare questo approccio anche nel mio lavoro. Utilizzare gli attori come riferimento aiuta a dare ai personaggi maggiore personalità e credibilità.

Nessun attore mi ha mai contattato dicendo: “Ehi, quello sono io!”, ma le poche volte in cui ho parlato con persone che erano state utilizzate come ispirazione, hanno sempre reagito in modo molto positivo. Di solito si divertono a vedersi rappresentati in quel modo.

Il ‘Tommy Lee’ Osborn di Mike Deodato Jr.

Prima Thunderbolts e poi Dark Avengers. Sei stato uno degli artisti più importanti del periodo successivo a Secret Invasion, soprattutto per le squadre capitanate da Norman Osborn. In entrambi i team, hai avuto modo di scegliere insieme a Warren Ellis, su Thunderbolts, e a Brian Bendis, su Dark Avengers, alcuni membri che si adattassero particolarmente al tuo stile e al tono più drammatico e oscuro delle storie? Se sì, quali?

Mike Deodato Jr. – Quasi mai ho un’influenza diretta sulla narrazione vera e propria e, sinceramente, preferisco che sia così. Così come non mi piace che gli sceneggiatori mi dicano come disegnare, allo stesso modo rispetto il loro spazio quando si tratta della scrittura.

Il mio contributo è soprattutto visivo: è lì che lascio il mio segno. In Dark Avengers, per esempio, realizzai nuovi design dei costumi per tutti i personaggi. Alla fine quelle versioni non vennero utilizzate, ma riflettevano il tono più oscuro e distorto che immaginavo per il team, perfettamente in linea con la storia.

Come nasce l’idea di Iron Patriot e, soprattutto, del suo iconico costume?

Mike Deodato Jr. – Progettare il costume di Iron Patriot è stata una delle parti più impegnative di Dark Avengers. È stato un processo molto collaborativo tra me, Brian Bendis e Tom Brevoort, quindi ci sono state molte idee e numerose revisioni lungo il percorso. Ricordo di aver realizzato almeno sette versioni diverse prima di arrivare a quella definitiva.

La sfida consisteva nel trovare il giusto equilibrio: doveva trasmettere un senso di patriottismo senza diventare troppo esagerato o addirittura ridicolo nei colori e nel design. Allo stesso tempo, doveva avere un tono più cupo, adatto alla squadra. Alla fine trovammo una versione che combinava tutti questi elementi: patriottica, potente, ma anche con un lato più oscuro.

Iron Patriot e i suoi Dark Avengers!

Parlando sempre di eroi in armatura, sei il co-creatore, insieme a Brian Bendis, di Riri Williams, alias Ironheart. Come è nato l’idea di questo personaggio e in quali aspetti hai potuto dare il tuo contributo creativo maggiore?

Mike Deodato Jr. Riri Williams, Ironheart, è stato uno dei pochi casi in cui non ho creato un design concettuale prima che il personaggio apparisse nel fumetto. Le scadenze erano molto strette, quindi tutto è stato creato in modo organico, pagina dopo pagina.

La sua prima apparizione è stata sviluppata direttamente all’interno della storia, senza alcun lavoro preliminare di progettazione. Lo stesso vale per tutto ciò che la circonda: sua madre, il suo ambiente, la sua camera da letto, il suo laboratorio, la prima armatura costruita in un garage. Tutto ha preso forma mentre disegnavo.

Non è il mio processo preferito: di solito mi piace progettare tutto in anticipo. Tuttavia, questo approccio ha portato una certa spontaneità. È stato un modo di creare più intuitivo e naturale.

Con il ritorno di Iron Man/Tony Stark, il personaggio di Riri sembra essere stato messo un po’ in secondo piano nei fumetti. Nonostante abbia anche esordito nel MCU, sembra non essere ancora entrata davvero nel cuore dei lettori e del pubblico delle produzioni Marvel Studios. Secondo te il personaggio non ha soddisfatto le aspettative di successo? A mio avviso – ed è un’opinione personale – forse si è pensato a lei come a un personaggio destinato a replicare il successo di Miles Morales…

Mike Deodato Jr. – È molto difficile prevedere come verrà accolto un personaggio. Tutto ciò che possiamo fare è dare il massimo e creare qualcosa in cui noi stessi crediamo. È l’unica cosa che possiamo davvero controllare.

Il modo in cui il pubblico reagisce è completamente fuori dal nostro controllo. Tuttavia, credo che Riri abbia avuto un forte impatto e abbia trovato il suo posto. Ha un percorso tutto suo e il suo viaggio è ancora in corso: la sua storia è tutt’altro che conclusa.

Ho notato che hai una vasta conoscenza del fumetto italiano, in particolare di Tex, che ancora oggi è il fumetto più venduto in Italia. Che legame hai con il nostro fumetto? Conosci altri titoli italiani, oltre a Tex, che ti hanno colpito particolarmente?

Mike Deodato Jr. – Sono sempre stato un grande appassionato di Tex, ma ancora di più di Ken Parker. Detto questo, non seguo da vicino il fumetto italiano contemporaneo. So che esiste una fantastica nuova generazione di autori, ma non sono riuscito a seguirla con costanza.

Per me, Ken Parker rimane una delle migliori serie a fumetti mai realizzate. Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo sono semplicemente straordinari. È un’opera che ha sempre avuto un forte impatto su di me, sia dal punto di vista della narrazione che della sensibilità artistica.

Ken Parker di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo

Come dicevamo, hai disegnato praticamente tutti i personaggi principali della Marvel: Spider-Man, Wolverine, Hulk, Thor, gli Avengers. C’è ancora un personaggio o un team che non hai mai avuto occasione di disegnare e che ti piacerebbe affrontare oggi?

Mike Deodato Jr. – Se ne avessi l’opportunità, mi piacerebbe moltissimo realizzare una graphic novel con Ka-Zar, insieme a Zabu e a tutti quei dinosauri della Terra Selvaggia. Ho sempre trovato quel concetto fantastico: quel mix di avventura pulp e di un mondo preistorico all’interno dell’Universo Marvel offre possibilità incredibili sia dal punto di vista visivo sia da quello narrativo.

Tra tutti gli autori con cui hai lavorato, da Brian Michael Bendis a Warren Ellis, passando per Jeff Lemire, chi è stato quello che ti ha sorpreso di più per il modo in cui costruisce una sceneggiatura?

Mike Deodato Jr. – Sono tutti incredibilmente talentuosi, ma quello che mi ha sorpreso di più è stato Jeff Lemire, soprattutto per la sua velocità.

Mentre stavamo lavorando a Berserker Unbound, aveva creato una cartella Dropbox nella quale ricevevo la sceneggiatura e potevo letteralmente vedere comparire una pagina dopo l’altra, quasi in tempo reale. Sembrava disumano. Mi ha davvero impressionato.

E appunto, insieme a Jeff Lemire hai realizzato la graphic novel Berserker Unbound di cui hai accennato poco fa. Ho letto che è stato un progetto arrivato al momento giusto, visto che avevi il desiderio di disegnare Conan… e il protagonista è visivamente molto simile a Conan il Barbaro creato da Robert E. Howard. È stato solo questo elemento a convincerti ad accettare il progetto di Lemire?

Mike Deodato Jr. Jeff Lemire e io stavamo lavorando insieme su Thanos e ci siamo resi conto di lavorare molto bene come squadra. Fu lui a propormi di realizzare un progetto creator-owned.

Mi chiese che cosa mi sarebbe piaciuto disegnare e io risposi che avrei voluto raccontare una storia di barbari. Da quell’idea nacque Berserker Unbound e io diedi vita a quel mondo dal punto di vista visivo.

Nel 2022 hai vinto un Eisner Award come artista per Not All Robots, nella categoria Miglior pubblicazione umoristica dell’anno, scritta da Mark Russell. Ti aspettavi di vincere un premio proprio per quella storia?

Mike Deodato Jr. – Quando lessi per la prima volta la sceneggiatura, rimasi sbalordito da quanto fosse bella la storia. Ebbi la sensazione che meritasse un Premio Eisner già di per sé.

All’inizio presi persino in considerazione l’idea di non disegnarla, perché non ero sicuro che il mio stile fosse adatto a quella storia. Ma il mio editor e amico Axel Alonso mi convinse, dicendomi che ero in grado di disegnare qualsiasi cosa e che quel progetto era fatto apposta per me. Per fortuna gli diedi ascolto e alla fine vincemmo l’Eisner.

Ciò che rende così speciale vincere un premio del genere con un progetto creator-owned è che non esiste la sindrome dell’impostore. Quando lavori con personaggi già affermati, a volte hai la sensazione che avrebbe potuto farlo chiunque altro, oppure che il merito sia condiviso con decenni di storia editoriale. In questo caso, invece, tutto è stato creato da zero da noi.

Questo rende il riconoscimento molto più significativo. Passare ai progetti creator-owned è stata una delle migliori decisioni della mia carriera e l’Eisner non ha fatto altro che confermarlo.

Cover dell’edizione italiana di Not All Robots – Panini Comics

Hai lavorato per le grandi major (Marvel, DC, Image) ma anche su progetti creator-owned. Preferisci lavorare su opere in cui hai maggiore libertà creativa oppure ti diverti di più con personaggi mainstream come Spider-Man, Batman e simili?

Mike Deodato Jr. – Adoro lavorare con i personaggi che leggevo da ragazzo: i grandi supereroi avranno sempre un posto speciale nel mio cuore. Ma nulla è paragonabile al creare i propri personaggi, le proprie storie e possedere quel mondo.

È difficile da descrivere. La libertà creativa, il legame personale: tutto è diverso. Semplicemente non c’è paragone.

Flash è stato uno dei tuoi ultimi lavori per DC Comics. Ho notato subito una costruzione della tavola diversa rispetto al passato, con una griglia che a volte spezza in più parti la singola immagine. Come mai questa scelta artistica? Cosa volevi trasmettere al lettore?

Mike Deodato Jr. – Ho sentito che questo stile frammentato si adattava perfettamente a Flash. La sua super velocità suggerisce la presenza di immagini multiple che si verificano contemporaneamente, quasi come se la figura si stesse sdoppiando davanti ai tuoi occhi.

Inoltre, l’arco narrativo su cui stavo lavorando aveva un approccio alla fantascienza davvero insolito, con elementi horror e idee narrative complesse. Tutto questo richiedeva un linguaggio visivo diverso, capace di trasmettere quella sensazione di stranezza e complessità.

Per questo motivo, questa struttura della tavola frammentata mi è sembrata il modo giusto per tradurre visivamente ciò che la storia stava cercando di esprimere.

Tavola con lo ‘stile frammentato’ pensato da Mike Deodato Jr. su The Flash

Citi spesso John Buscema e Neal Adams tra le tue influenze del passato, ma hai espresso anche una grande ammirazione per Eduardo Risso. Ritieni che un artista del tuo calibro e della tua esperienza possa ancora imparare da autori contemporanei, o anche più giovani?

Mike Deodato Jr. – Assolutamente. Imparo costantemente da tutto ciò che vedo. È un processo che per un artista non finisce mai.

Quando vedo artisti più giovani — o anche qualcuno che riprende qualcosa che facevo in passato — la cosa cattura sempre la mia attenzione. Questo tipo di ispirazione mi spinge a evolvermi e a continuare a migliorare il mio lavoro.

Nel panorama attuale i film influenzano sempre più i fumetti, mentre fino a qualche anno fa accadeva il contrario. Ritieni che sia una semplice evoluzione del mercato o, come pensa il sottoscritto, che forse fosse meglio quando la creatività degli autori di fumetti era più libera dai paletti imposti dalle grandi produzioni cinematografiche?

Mike Deodato Jr. – Sono fortemente in disaccordo con questa idea. Non credo che il cinema stia influenzando sempre di più i fumetti. Al contrario: sono i fumetti ad aver sempre influenzato il cinema, e continuano a farlo.

Se si guarda alla storia, le innovazioni nella narrazione visiva — inquadrature, illuminazione, angolazioni di ripresa — erano già presenti nei fumetti grazie ad artisti come Will Eisner molto prima di film come Citizen Kane. Questo scambio è sempre esistito, ma molte di queste idee sono nate proprio nei fumetti.

E questo è ancora vero oggi. Ci sono tantissimi artisti che propongono nuove soluzioni visive, nuove tecniche narrative, nuove idee. A mio parere, il fumetto continua a essere una delle più grandi fonti di ispirazione per Hollywood quando si tratta di realizzare film e serie televisive.

Ultimate Oz

Puoi dirci qualcosa sui tuoi prossimi progetti?

Mike Deodato Jr. – In questo momento sto lavorando a una serie di graphic novel intitolata Ultimate Oz. Sono già usciti due volumi e attualmente sto lavorando al terzo. L’obiettivo è arrivare ad almeno dieci volumi. È un progetto molto speciale, nel quale reinventiamo il mondo di Oz pur rispettando il materiale originale.

Allo stesso tempo, insieme a Joe Pruett, sto lanciando su Kickstarter un artbook intitolato The Book of Deodato. Avrà tra le 200 e le 240 pagine e ripercorrerà l’intera mia carriera. Al suo interno analizzo tavole, copertine e i momenti chiave del mio lavoro, insieme alle testimonianze di colleghi del mondo del fumetto che parlano della mia carriera.

Grazie mille Mike! E’ stato un grande onore averti ospite. Alla prossima!


Mike Deodato Jr.: Biografia

 

Nato a Campina Grande, in Brasile, il 23 maggio 1963 con il nome di Deodato Taumaturgo Borges Filho, Mike Deodato Jr. è considerato uno dei più importanti e influenti disegnatori di fumetti della sua generazione. I suoi primi passi nel settore li muove lavorando per quasi un decennio al fianco del padre, anch’egli fumettista, affinando uno stile che negli anni sarebbe diventato immediatamente riconoscibile.

L’approdo al mercato statunitense arriva nei primi anni Novanta grazie ad alcuni adattamenti a fumetti di celebri serie televisive realizzati per Innovation Publishing, ma è la collaborazione con DC Comics, e in particolare con Wonder Woman, a consacrarlo sulla scena internazionale.

Dal 1995 inizia un lungo e prolifico rapporto con Marvel Comics, destinato a durare oltre vent’anni. In questo periodo firma alcune delle serie più amate della Casa delle Idee, mettendo il proprio talento al servizio di personaggi iconici come Avengers, Spider-Man, Iron Man, Hulk e Captain America. In coppia con sceneggiatori del calibro di Brian Michael Bendis, Deodato contribuisce a ridefinire l’estetica moderna dell’universo Marvel, lasciando un segno indelebile con opere come Dark Avengers e partecipando alla creazione del design dell’Iron Patriot.

La sua carriera non si limita però ai due grandi editori americani. Ha collaborato anche con Dark Horse Comics, illustrando storie ambientate nell’universo di Star Wars, e ha co-creato insieme a Jeff Lemire la miniserie Berserker, pubblicata in Italia da BAO Publishing.

Conclusa la lunga esperienza in esclusiva con Marvel, Deodato ha scelto di dedicarsi sempre più a progetti creator-owned e indipendenti, esplorando nuove idee e contribuendo alla nascita di universi narrativi originali. Una scelta che conferma la volontà di uno degli artisti più influenti del fumetto contemporaneo di continuare a reinventarsi, mettendo la propria esperienza al servizio di nuove storie e nuove sfide creative.

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Manga

Gli annunci Star Comics in occasione del Tanabata

Ecco di seguito, i titoli annunciati sui canali social di Star Comics, in occasione della Tanabata , “festa delle stelle”, che vedranno la luce tra l’autunno 2026 e l’inverno 2027

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Star Comics

Tutti gli annunci Star Comics in occasione del Tanabata, la Festa delle Stelle! 

Sullo sfondo di una delle notti più suggestive della tradizione giapponese, ecco le novità che brilleranno nel catalogo Star Comics nei prossimi mesi

Il Tanabata è un momento magico in Giappone, una notte romantica e suggestiva che porta con sé sogni e speranze. Una notte all’anno, quella del 7 luglio, in cui consegnare alle stelle i propri desideri più profondi. E a volte, alcuni desideri si realizzano davvero! Ecco di seguito, i titoli annunciati sui canali social di Star Comics, in occasione della “festa delle stelle”, che vedranno la luce tra l’autunno 2026 e l’inverno 2027.

AYASHI NO CERES 

di Yuu Watase
7 volumi, concluso
#romance #drammatico

Aya e Aki sono due gemelli molto legati tra loro. Alla vigilia del loro sedicesimo compleanno vengono portati a casa del nonno, capofamiglia dei Mikage, ma ad attenderli non c’è aria di festa. Circondati da familiari vestiti a lutto, gli viene rivelato uno strano oggetto: una mano mummificata! Alla vista della reliquia, Aya sprigiona un potere distruttivo fuori dal comune, mentre Aki si ritrova pieno di ferite. Per il capofamiglia Mikage non ci sono più dubbi: Aya deve morire e suo fratello deve diventare l’erede della famiglia! Un’oscura e antica maledizione grava sul destino dei due gemelli…

Dalla brillante autrice di FUSHIGI YUUGI, Yuu Watase, torna sugli scaffali la serie vincitrice del premio Shogakukan in una splendida nuova edizione 2-in-1 di grande formato. Preparatevi a un emozionante intreccio di romance, mistero e antiche leggende!


NO. 6

di Atsuko Asano, Hinoki Kino
3 volumi, completo
#azione #mistero

NO. 6, la città del futuro che raccoglie in sé tutta la saggezza dell’umanità. Qui Shion, studente d’élite destinato a un futuro radioso, conduce una vita meticolosamente pianificata finché, in una notte di tempesta, non commette un passo falso: offre rifugio a un ragazzo ferito che si presenta come Nezumi, un fuggitivo che vive oltre le mura della città. A quali conseguenze porterà il gesto di Shion? Cosa si cela dietro il misterioso sguardo di Nezumi? E soprattutto, quali oscuri segreti si celano dietro all’apparente perfezione di NO. 6?

In occasione del quindicesimo anniversario dell’iconica serie, arriva il successo fantascientifico dalle tinte Boys’ Love firmato Atsuko Asano e Hinoki Kino in una speciale edizione 3-in-1. Ha inizio il durissimo cammino di Shion e Nezumi!


DOOMSDAY WAR
(REKKYO SENSEN)

di Natsuko Uruma
5 volumi, in corso
#azione #sci-fi

Anno 2206. A causa dell’inquinamento ambientale e dell’esaurimento delle risorse, all’umanità non restano che cento anni di vita abitabile sulla Terra. In questo scenario, per garantire la sopravvivenza della specie umana attraverso la riduzione della popolazione mondiale, viene indetta una guerra il cui scopo è scegliere quale nazione condannare all’estinzione! A combattere in nome del proprio Paese sono ragazzi e ragazze dotati di poteri sovrumani, proclamati i più forti in assoluto. Comincia il torneo che porta sulle spalle di questi eroi il destino stesso delle nazioni… che il combattimento abbia inizio!


Il primo volume della serie sarà disponibile anche in uno speciale BUNDLE a tiratura limitata: il primo volume di DOOMSDAY WAR e il volume 27 dell’acclamata serie RECORD OF RAGNAROK insieme a un prezzo speciale!


LAMÙ – URUSEI YATSURA OFFICIAL FANBOOK – DANCING STAR

di Rumiko Takahashi
volume unico
#fanbook #sovrannaturale

Lamù è tornata in un nuovo speciale volume ricco di approfondimenti e contenuti extra dedicati a una delle opere più amate della “principessa dei manga” Rumiko Takahashi! A impreziosire questo volume anche i contributi di grandissimi maestri del fumetto giapponese contemporaneo, il cui tratto è stato fortemente influenzato dalla sensei.

Ricco di illustrazioni a colori, interviste inedite, nuovi contenuti esclusivi e molto altro, è un volume da non perdere per chiunque abbia amato LAMÙ – URUSEI YATSURA!


SUTURE
(KAI, SASU)

Di Hirokatsu Kihara, Junji Ito
volume unico
#horror #romanzo

Il maestro del manga horror Junji Ito si unisce al narratore di storie del brivido Hirokatsu Kihara in uno dei sodalizi più terrificanti di sempre! Nasce una raccolta di 9 storie su fenomeni soprannaturali realmente accaduti che farà rabbrividire anche i lettori più impavidi. Ad arricchire la narrazione, l’inconfondibile arte del maestro dell’horror giapponese, che ci regala anche una speciale storia manga a fine volume.


FAIRY TAIL N. 1 – 20th ANNIVERSARY EDITION

Di Hiro Mashima
Volume unico

L’epica saga di Hiro Mashima compie vent’anni! Per celebrare questo importante traguardo Star Comics celebra le avventure di Natsu e compagni con una speciale 20th Anniversary Edition del primo numero di FAIRY TAIL. Un prezioso volume con sovraccoperta e illustrazione celebrativa di Hiro Mashima e dettagli in lamina oro, perfetto per tutti i fan che hanno seguito con passione la serie fino ad oggi!


TEARS ON A WITHERED FLOWER N. 1 LIMITED EDITION

Di Gae
Volume 1 in edizione Variant Cover + standee in acrilico

Appuntamenti, abbracci, dolci baci… la relazione di Haesu e Mincheol sembrava perfetta all’inizio. Ora, tutto ciò che resta alla trentenne sono petali di un matrimonio appassito e una montagna di debiti. I frammenti di un amore un tempo felice e spensierato svaniscono completamente quando Mincheol la tradisce con una giovane collega. Delusa e umiliata, Haesu si ritrova a dover ricostruire la propria vita, ma proprio in quel momento arriva Taeha: un giovane affascinante disposto a curare ogni sua ferita. Ma cosa si nasconde dietro al suo dolce sguardo?

A grande richiesta arriva in Italia il sensuale webcomic di Gae, diventato virale sul web in pochissimo tempo! Preparatevi a un’emozionante storia d’amore spicy!

Il primo volume sarà disponibile anche in una imperdibile edizione limited dedicata a Taeha, con volume 1 in edizione Variant Cover e standee in acrilico in allegato.


HEAVEN OFFICIAL’S BLESSING N. 1 LIMITED EDITION

Di Mo Xiang Tong Xiu e STARember
Volume 1 in edizione Variant Cover, mini-litografia, standee acrilico e box

Dopo l’incredibile successo della serie di Mo Xiang Tong Xiu e STARember, il primo volume di HEAVEN OFFICIAL’S BLESSING torna in una nuova spettacolare edizione.

Il primo volume sarà disponibile in una speciale Variant Cover con sovraccoperta e illustrazione alternativa, una mini-litografia e uno standee in acrilico, tutto raccolto in un prezioso box da collezione dedicato a Xie Lian e Hua Cheng!


ICHI THE WITCH N. 4 HALLOWEEN VARIANT

Di Osamu Nishi e Shiro Usazaki

Halloween si avvicina, insieme a majik, streghe e… streghi!

Festeggiamo la stagione del brivido con una speciale Variant Cover Edition dedicata al nostro strego preferito! Non perdetevi il quarto volume di ICHI THE WITCH, la serie rivelazione di Weekly Shonen Jump, con sovraccoperta alternativa ed effetti speciali!


ONEIRA – L’ERA DEI SOVRANI

Di Cab e Federica Di Meo
2 vol., in corso

Si apre la seconda saga della serie manga firmata Cab e Federica Di Meo.

Gli incubi che ciascuno di noi custodisce, nascosti da qualche parte nella mente, hanno preso vita, spinti solo dal desiderio di eliminare i loro ospiti.

Nelle terre della Corona questi mostri, nelle loro molteplici forme, sono diventati un problema da combattere. La leggendaria cacciatrice Arane Heos torna nella capitale per indagare sulla scomparsa delle Épeires e su un misterioso assassino capace di creare nuovi incubi dai corpi delle sue vittime. Intanto Venus, figlia adottiva di Arane, per metà umana e per metà incubo, intraprende un viaggio per comprendere la propria natura e imparare a controllare i suoi poteri.

Nuovi segreti e nuove battaglie vi aspettano in questo secondo capitolo di ONEIRA!

*Ringraziamo gli uffici stampa Star Comics per la condivisione del comunicato di cui sopra 

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Comics

G.I. JOE, l’ultimo tassello (per ora?) dell’ Energon Universe in Italia

Saldapress espande il vasto universo narrativo dell’Energon Universe con i G.I. Joe di Joshua Williamson. Ecco cosa pensiamo dei primi due volumi usciti!

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Presentato in occasione del COMICON di Bergamo 2026, G.I. Joe Vol. 2 – La vendetta di Bludd – segna un nuovo capitolo dell’Energon Universe pubblicato da SaldaPress. Joshua Williamson prosegue la costruzione della nuova formazione dei G.I. Joe, intrecciando azione militare, spionaggio e fantascienza in una storia sempre più strettamente collegata agli eventi di Transformers e Void Rivals.

In questo secondo volume, che raccoglie i numeri #7-12 della serie regolare, una vecchia minaccia torna a farsi viva: il Maggiore Bludd, spinto da un unico obiettivo, vendicarsi della Baronessa. Nel frattempo, nuove missioni legate al misterioso Energon conducono i Joe verso rivelazioni inattese, tra cui un sorprendente alleato cybertroniano destinato a cambiare gli equilibri del conflitto.

Con i disegni di Marco Foderà e Andrea Milana, La vendetta di Bludd amplia il cast e alza la posta in gioco, consolidando il ruolo di G.I. Joe come la serie che racconta la risposta dell’umanità alla guerra tra Autobot e Decepticon. Un tassello fondamentale dell’Energon Universe, capace di unire adrenalina, intrighi e grandi personaggi in un racconto sempre più ambizioso.

La Road to G.I. Joe

Prima di entrare nel vivo della storia appena uscita, è bene fare una breve presentazione. Questa collana è stata preceduta infatti da quattro volumi autoconclusivi che riportano le vicende, la nascita, la crescita e le motivazioni di alcuni dei personaggi che ritroveremo appunto, nella serie. Si tratta di miniserie composte da cinque numeri ognuna che secondo me non hanno fatto altro che presentare al lettore alcune delle figure più importanti della trama più ampia scritta da Joshua Williamson e pensata dalla mente di Robert Kirkman all’interno dell’Energon Universe. Infatti non dobbiamo pensare a questa serie come un naturale proseguimento, o la resa moderna dei personaggi classici che tanto abbiamo amato grazie alle figures della Hasbro ed ai fumetti degli anni ‘80 (arriveremo anche li), bensì di un qualcosa di nuovo, amalgamato ed orchestrato dallo scrittore statunitense nel concept che ne condivide l’universo con Transformers e Void Rivals.

Scritto da Joshua Williamson  e disegnato da Tom Reilly, il primo dei quattro è intitolato DUKE, il “nome d’assalto” di Conrad Hauser. La miniserie dedicatagli rappresenta il punto di vista del soldato. Dopo aver assistito a uno scontro tra giganteschi robot trasformabili che è costata la vita al pilota d’aviazione Mike Frost, Duke cerca di convincere i vertici militari della minaccia aliena, ma viene trattato con scetticismo. Gli eventi lo portano ad indagare autonomamente sull’origine dell’Energon e sulle organizzazioni che stanno cercando di appropriarsene. La storia introduce il colonnello Hawk e pone le basi per la futura formazione dei G.I. Joe, mostrando un protagonista che passa dall’essere un semplice militare a un leader disposto al tutto per tutto per intraprendere una guerra segreta con l’obiettivo di vendicare il militare caduto e fare chiarezza sull’esistenza di questi robottoni giganti.

Il secondo volume ci fa conoscere COBRA COMMANDER, facendo così nascere il villain principale della serie che verrà. La serie dedicata a Cobra Commander ribalta la prospettiva. Williamson racconta un antagonista ancora lontano dall’immagine classica del leader di Cobra: è un personaggio ossessionato dal potere dell’Energon e disposto a qualsiasi atrocità pur di ottenerlo. Nel corso della storia vengono introdotti elementi fondamentali del futuro impero Cobra, comprese le prime sperimentazioni che porteranno alla nascita di armi biologiche e nuovi soldati. La miniserie mostra anche i primi collegamenti con la tecnologia cybertroniana, rendendo Cobra una minaccia globale ancor prima dell’esordio della serie regolare. La serie presenta toni cupi, mostrando il protagonista come uno spietato calcolatore, imprevedibile nelle scelte e deciso a governare il mondo attraverso la forza.

La terza uscita riporta il nome di James McCullen DESTRO XXIV, capo della M.A.R.S. Industries. La miniserie esplora il lato economico e politico dell’universo narrativo: Destro non combatte solo sul campo, ma attraverso il controllo del mercato delle armi. L’arrivo dell’Energon costringe la sua azienda a reinventarsi, mentre l’emergere di Cobra mette in discussione il suo predominio. Tra i vari antagonisti che troveremo, Destro è di certo quello che più mi affascina. Non è mosso dalla semplice sete di potere, bensì da un codice d’onore tramandato dalla sua famiglia di generazione in generazione. Questa miniserie approfondisce proprio questo aspetto, rendendo il personaggio vero, tridimensionale nelle sue decisioni e nei suoi comportamenti: la parola data è sacra, il rispetto va conquistato, gli affari devono avere una loro dignità, e l’incapacità viene disprezzata.

L’ultima miniserie, scritta da Kelly Thompson, introduce il lato più “ninja” dell’universo G.I. Joe. SCARLETT affronta una missione sotto copertura per infiltrarsi nel clan Arashikage, sulle tracce dell’ex compagna Jinx. La vicenda sviluppa il rapporto tra le due donne e rivela l’esistenza di un’arma collegata ai misteri dell’Energon. Oltre all’azione, la serie approfondisce il passato di Scarlett e amplia il ruolo del clan Arashikage nel nuovo universo condiviso. Infatti risulterà come una terza forza oltre alle già citate G.I. Joe e Cobra, che ha formato personaggi che ritroveremo sia nella capacità della lotta a corpo libero e arti marziali, che ad arma bianca nel pieno stile dei ninja.

Il ruolo nell’Energon Universe

 Le quattro miniserie non raccontano storie isolate. Ogni titolo segue un protagonista diverso ma condivide personaggi, organizzazioni ed eventi, facendo convergere progressivamente tutte le trame. L’Energon è il filo conduttore: una risorsa rivoluzionaria che attira eserciti, industrie belliche, terroristi e potenze mondiali, mentre sullo sfondo continua la guerra dei Transformers.

Il risultato è una costruzione del mondo in modo graduale: anziché presentare subito la squadra dei G.I. Joe, gli autori preferiscono mostrare come ogni protagonista reagisca ai cambiamenti provocati dall’arrivo della tecnologia cybertroniana. Quando prende il via la serie regolare G.I. Joe, il lettore conosce già motivazioni, alleanze e conflitti dei principali personaggi, rendendo l’esordio della squadra il punto di arrivo naturale dell’intero percorso. Ho apprezzato davvero molto questo tipo di approccio. Nel corso dei mesi, uscita dopo uscita, ho avuto tempo e modo di far sedimentare le nozioni, i nomi, le motivazioni e tutto quello che stava accadendo ai personaggi umani che avrebbero preso parte alla difesa della Terra dalla minaccia aliena, così come invece altri hanno costruito imperi ed organizzazioni per un ordine mondiale decisamente differente nella sua concezione ed attuazione.

Ed ora… all’attacco Joe!

Se Void Rivals introduce il cosmo dell’universo condiviso e Transformers racconta la guerra tra Autobot e Decepticon sulla Terra, G.I. Joe mostra come l’umanità reagisce a questo nuovo scenario. La squadra non esisteva prima dell’arrivo dei robot alieni sul pianeta, è stata la risposta alla crisi globale che i terrestri si sono trovati, loro malgrado, a dover affrontare. Joshua Williamson utilizza G.I. Joe per mostrare le conseguenze politiche dell’arrivo dell’Energon in maniera del tutto corretta secondo me. Una squadra nata dal nulla, da formare ed amalgamare. Personalità diverse, capacità diverse, obiettivi diversi che scopriamo man mano che accadono eventi più o meno importanti e missioni altrettanto particolari e pericolose. Sono dell’idea che quando i personaggi sono caratterizzati e scritti bene, buona parte del lavoro sia già stata fatta. E’ proprio questo che mi piace della scrittura dell’autore e dei volumi letti, ossia il cambiamento operativo e di pensiero che i vari Duke, Baronessa, Clutch hanno lungo il percorso che li porterà ad essere davvero una squadra di élite.

L’Energon non è soltanto un combustibile: è una risorsa strategica che governi, aziende e organizzazioni terroristiche cercano di controllare. Per questo motivo Cobra non è soltanto un gruppo di criminali, ma una potenza emergente capace di competere con gli Stati grazie alla tecnologia aliena. La serie mette quindi in scena una vera e propria corsa agli armamenti, dove ogni fazione cerca di ottenere un vantaggio sfruttando l’Energon.

Volume 1 – L’attacco dei Cobra (G.I. Joe #1-6)

Il primo volume – L’attacco dei Cobra – segna la nascita ufficiale dei G.I. Joe. Dopo gli eventi di Transformers e delle miniserie della Road to G.I. Joe, il mondo è ormai consapevole dell’esistenza dell’Energon, la misteriosa fonte di energia aliena. Mentre il Cobra Commander mette in atto il suo piano per sfruttare l’Energon e creare un nuovo ordine mondiale, il colonnello Duke riceve l’incarico di costituire una forza speciale capace di affrontare minacce che gli eserciti tradizionali non sono in grado di gestire. Duke deve imparare a guidare soldati molto diversi tra loro, ognuno con competenze specifiche ma anche forti personalità, imparando a ragionare come un leader piuttosto che semplicemente come un soldato. Cobra dimostra di essere un’organizzazione molto più pericolosa di quanto i governi immaginano: organizzazione, disciplina, armi di livello avanzato ne contraddistinguono l’operato.

E proprio il primo incontro/scontro tra le due fazioni ci mostra tutta l’adrenalina di cui abbiamo, ho bisogno. Da una parte un’organizzazione del tutto sicura dei propri mezzi, guidata da un leader misterioso e carismatico come Cobra Commander, sempre un passo avanti, sempre mentalmente lucido e capace di guardare oltre. Dall’altra una formazione ancora insicura, che non conosce perfettamente gli effettivi, ma che getta il cuore oltre l’ostacolo con tenacia per raggiungere l’obiettivo della missione. Questo dualismo si sposa davvero bene nella narrazione delle fazioni che incontriamo in questo volume, dando spessore ad entrambe rendendomi gradevole la lettura anche attraverso alle immagini che si susseguono rapide una dietro l’altra per dare slancio a loro volta a quanto accade.

Volume 2 – La vendetta di Bludd (G.I. Joe #7-12)

G.I. Joe Vol. 2 – La vendetta di Bludd – prosegue gli eventi della serie regolare dell’Energon Universe con una storia che alza ulteriormente la posta in gioco per i Joe. Dopo la formazione della squadra e il primo scontro con Cobra, Duke e i suoi uomini si trovano ad affrontare nuove minacce legate all’Energon e ai piani di Cobra Commander.

Al centro del volume c’è il ritorno del Maggiore Bludd, spietato mercenario deciso a regolare i conti con la Baronessa, dando vita a una caccia all’uomo che coinvolge anche i G.I. Joe. Mentre il conflitto si intensifica, la squadra è chiamata a intervenire in missioni sempre più rischiose, tra operazioni di recupero, infiltrazioni e combattimenti che mettono alla prova la fiducia reciproca come nel caso di Clutch, che si imbatte nell’Autobot Hound e ne tiene segreta la scoperta con il resto della squadra andando a minare appunto la fiducia con Duke e Risk, e la capacità di lavorare come un’unica unità.

Parallelamente, la guerra per il controllo dell’Energon continua ad allargarsi. Cobra consolida il proprio potere e dimostra di essere una minaccia sempre più organizzata, mentre nuove rivelazioni sulla tecnologia cybertroniana rafforzano i legami tra G.I. Joe, Transformers e il resto dell’Energon Universe.

Con questo secondo volume Joshua Williamson abbandona definitivamente la fase introduttiva e porta la serie verso un respiro più ampio, fatto di azione militare, spionaggio e grandi scontri. La vendetta di Bludd consolida così il ruolo di G.I. Joe come la serie che racconta il punto di vista dell’umanità all’interno dell’Energon Universe, dove la guerra tra Autobot e Decepticon continua a cambiare il destino della Terra.

Il talento italiano al servizio dei G.I. Joe

 Qualcuno direbbe “italians do it better”, e questa frase potrebbe essere presa in considerazione vista la grande componente di artisti italiani all’interno delle testate che abbiamo appena preso in considerazione nella cavalcata che porta ai Joe.

Andrea Milana è il nome italiano più rappresentativo della componente G.I. Joe dell’Energon Universe. Dopo essersi fatto notare nel mercato statunitense, Skybound gli affida l’intera miniserie Road to G.I. Joe: Cobra Commander, scritta da Joshua Williamson. Il suo tratto, realistico e ricco di dettagli, contribuisce a rendere Cobra Commander una figura inquietante e quasi horror, perfettamente in linea con il tono oscuro della serie.

Il suo ruolo cresce ulteriormente con Road to G.I. Joe: Destro, dove affianca Andrei Bressan realizzando parte dei disegni e alcune copertine. La sua capacità di alternare sequenze d’azione a momenti di forte tensione psicologica valorizza il conflitto tra Destro, Cobra Commander e la M.A.R.S. Industries.

Con la serie regolare G.I. Joe, Milana diventa uno degli artisti principali, illustrando gran parte del secondo arco narrativo e tornando anche negli archi successivi. Il suo stile contribuisce a definire l’identità moderna dei Joe, con un taglio cinematografico e una grande attenzione alle espressioni dei personaggi

Marco Foderà, che abbiamo intervistato durante il Comicon Bergamo (prossimamente su Popcornerd) raccoglie il testimone di Andrea Milana nel secondo volume della serie, illustrando parte dell’arco narrativo dedicato al Maggiore Bludd. Il suo stile, caratterizzato da un forte senso del movimento e da una regia molto dinamica, enfatizza le sequenze militari e gli scontri a fuoco, mantenendo continuità con l’impostazione grafica dell’intera collana. Skybound lo confermerà anche negli archi narrativi successivi, segno della fiducia riposta nel suo lavoro.

Marco Ferrari è il disegnatore della miniserie Road to G.I. Joe: Scarlett, scritta da Kelly Thompson. Il suo tratto dinamico e raffinato accompagna una storia che mescola spionaggio, arti   e atmosfere orientali. Ferrari riesce a caratterizzare perfettamente Scarlett come agente d’élite, rendendo spettacolari sia i combattimenti sia le sequenze ambientate all’interno del misterioso clan Arashikage. Ma non ci sono solamente disegnatori italiani impegnati in questo filone dell’Energon Universe, bensì anche una colorista, Annalisa Leoni, che troviamo sulle pagine della miniserie dedicata a Cobra Commander. Il suo lavoro è fondamentale nel definire l’atmosfera cupa e inquietante della serie, attraverso una palette cromatica che alterna toni freddi e metallici a improvvise esplosioni di rossi e arancioni, sottolineando la violenza e la tensione della narrazione.

Conclusioni

 Con G.I. Joe, Transformers e Void Rivals, l’Energon Universe si conferma uno dei progetti editoriali più ambiziosi degli ultimi anni, capace di reinventare personaggi iconici all’interno di un universo narrativo condiviso, moderno e accessibile anche ai nuovi lettori. In Italia, SaldaPress sta proponendo l’intera saga in un’edizione organica che comprende le serie regolari, i volumi della Road to G.I. Joe, gli Energon Universe Special e le pubblicazioni dedicate a Transformers e Void Rivals, offrendo ai lettori italiani la possibilità di seguire l’evoluzione dell’universo ideato da Robert Kirkman e Skybound nella stessa sequenza della pubblicazione originale. Parallelamente è ripresa anche la pubblicazione della serie originale degli anni ‘80 sotto il titolo di “G.I. Joe A Real American Hero”, che invece riprende le storie classiche in un vero e proprio sequel in continuity con le stesse.

Come ogni progetto strutturato in questa maniera, non è necessario leggere anche le altre testate collegate, infatti questa dei G.I. Joe risulta una lettura pienamente godibile anche se letta a se stante. E’ comunque consigliato leggere anche le trame che nascono e si evolvono nelle altre due serie di riferimento per poter avere un’idea a tutto tondo di quello che il burattinaio di questo universo ha in mente, coadiuvato dagli sceneggiatori cui ha delegato quando non scrive in prima persona. Joshua Williamson, il principale artefice dell’overture e della serie regolare, ha avuto la capacità di rendere accessibili concetti riguardanti problemi globali anche a chi non mastica tutti i giorni argomenti come la caccia agli armamenti, lo spionaggio, le attività militaresche grazie a dialoghi diretti e pungenti tra i vari protagonisti sia della stessa fazione che tra fazioni opposte caratterizzandoli in modo tale da renderli riconoscibili e unici. Il tutto condito con disegni dinamici, inquadrature quasi cinematografiche durante le scene di inseguimento o combattimento. In definitiva l’avventura che ci viene proposta è di altissimo livello, adatta a chi cerca tanta azione e colpi di scena, ed un cast che va ampliandosi sia nelle fila dei Joe che in quelle dei Cobra pagina dopo pagina. Non ci resta che attendere i prossimi volumi!

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