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Il ritorno di He-Man e la nostalgia anni ’80: quali altri cartoni meritano un live action?
Dopo il trailer di He-Man e i dominatori dell’universo, quali altri cartoni animati di quell’epoca potrebbero diventare un live action?
Lo scorso 22 gennaio è stato pubblicato il primo trailer di “MASTER OF THE UNIVERSE”, secondo adattamento cinematografico del famoso cartone animato anni 80 arrivato sulle reti italiane con il nome di “He-Man e i dominatori dell’universo”.
L’opera voleva essere un grandissimo spot animato per la linea di giocattoli uscita in commercio un paio di anni prima e distribuita da Mattel.
Nel trailer vediamo il principe Adam intento a cercare un modo per tornare sul suo pianeta natale, Eternia, ma potrà farlo solo trovando la famosa spada di Greyskull, manufatto magico che gli darà anche poteri straordinari, trasformandolo in He-Man, guerriero leggendario capace di tenere testa al suo acerrimo nemico Skeletor.
Appena visto il trailer, la mia mente è tornata subito agli anni 80, quando da bambino riempivo parte dei miei pomeriggi guardando tanti cartoni animati come He-Man e mi sono chiesto:
Dopo MOTU, cosa mi piacerebbe realizzassero in live action al cinema, prendendo come spunto i cartoni di quegli anni?
M.A.S.K.

Acronimo di Mobile Armored Strike Kommand la serie animata statunitense andò in onda per 2 stagioni, per un totale di 75 episodi, fra il 1985 e il 1986, prodotta dalla DIC entertainment in collaborazione con Hasbro e Kenner.
La serie racconta lo scontro fra gli agenti segreti di M.A.S.K. e l’organizzazione segreta V.E.N.O.M. (Vicious Evil Network of Matheus).
La particolarità era che ogni agente aveva un veicolo trasformabile in un mezzo da combattimento con armi e gadget e un casco ultra tecnologico con poteri speciali.
La serie prendeva molto spunto da prodotti già affermati all’epoca come G.I.Joe e Transformers rendendo però l’ambientazione più “realistica” e spionistica.
Come per MOTU anche per MASK c’era un forte legame con la linea di giocattoli che replicava esattamente le trasformazioni dei veicoli.
Inoltre MASK è ricordata soprattutto anche per l’omonima e iconica sigla cantata da Noam Kaniel (prerogativa dei prodotti anni 80).
Oltre alle voci in rete che un progetto live action MASK verrebbe inserito all’interno di un macro “universo” con Joe e Transformers, la Kenner ha ricominciato a distribuire poco tempo fa i giocattoli con delle nuove wave ed è inoltre di pochi giorni fa la notizia che la Image Comics/ Skybound ripartirà con soft reboot a fumetti dell’opera.
THUNDERCATS

Thundercats è una serie animata andata in onda fra il 1985 e il 1989 per un totale di 4 stagioni e 130 episodi. Prodotta dalla casa americana Rankin/Bass Productions e animata dalla Pacific Animation Corporation (poi parte di studio Ghibli) la serie narra le vicende di una razza felina umanoide proveniente dal pianeta Thundera.
Dopo la distruzione del pianeta fuggono verso il terzo pianeta dove devono affrontare il malvagio Mumm-Ra, un’antica entità demoniaca.
Il leader dei Thundercats è Lion-O che brandisce la leggendaria spada dei presagi capace di concedergli la “vista oltre la vista”, un senso sviluppato che gli permetteva di prevedere pericoli, individuare alleati o osservare eventi distanti.
Gli altri Thundercats principali erano Tygra, architetto e scienziato, Panthro, meccanico e guerriero, Cheetara con il dono della super velocità, Wilykit e Wilykat, due giovani gemelli e la mascotte Snarf.
A differenza degli altri cartoni dell’epoca, Thundercats aveva un tono epico e fantasy, con ambientazioni esotiche e mistiche e soprattutto trattava temi molto maturi per dei bambini, come crescita, responsabilità e destino.
Il design generale era molto curato e le animazioni risultavano già molto fluide.
Come i prodotti precedenti anche Thundercats faceva capolino a un linea di giocattoli di discreto successo.
THE CENTURIONS
The Centurions è una serie animata sci-fi statunitense andata in onda fra il 1986 e il 1987 per una sola stagione contenente 65 episodi. Fu prodotta dalla Ruby-Spears Enterprise e animata dallo studio giapponese Sunrise (lo studio che ha animato molte serie Mecha del tempo e Gundam)
La storia è ambientata in un futuro prossimo dove il geniale scienziato Doc Terror vuole conquistare il mondo usando cyborg e armi avanzate. A contrastarlo c’è la squadra dei Centurions, guidata dallo scienziato Dr. James Benton, che ha creato il sistema Exo-Frame: delle tute da combattimento capaci di collegarsi a moduli d’arma lanciati dallo spazio tramite la stazione orbitante Sky Vault.
Il loro motto all’arrivo degli Exo-Frame era “POTERE ASSOLUTO”
I 3 protagonisti erano Max Ray, specialista delle missioni subacquee, Jake Rockwell, l’esperto delle operazioni terrestri e Ace McCloud, specialista aereo.
Ognuno poteva agganciare appunto diversi sistemi d’arma (acqua, terra, aria), rendendo la serie molto dinamica.
Le missioni erano sempre incentrate sul fermare il grande villain della serie, Doc Terror, che insieme al suo braccio destro cyborg, Hacker, cercava costantemente di sostituire l’umanità con macchine controllate da lui.
Anche per i Centurions la Kenner deteneva i diritti per distribuire la linea di giocattoli, con il vero punto di forza, le armature intercambiabili.
Come per Thundercats le atmosfere erano più serie rispetto ad altri prodotti del tempo e le animazioni erano per l’epoca di altissima qualità. Il centro poi delle armi modulari rese Centurions una serie innovativa.
CYBORG 009

Cyborg 009 è un crocevia fondamentale nel mondo anime e manga sul tema sci-fi supereroistico. Creato da Shotaro Ishinomori nel 1964, ha avuto la consacrazione in Italia nel 1982 con 50 episodi e con la sigla cantata da Nico Fidenco.
La storia narra le avventure di 9 ragazzi di diverse nazionalità rapiti dall’associazione segreta Black ghost per essere trasformati in cyborg dalle abilità particolari e per essere usati come armi. Il loro mentore Isaac Gilmore decide di ribellarsi all’associazione e di combattere insieme ai 9 ragazzi l’organizzazione criminale e le guerre che minacciano l’umanità.
I poteri dei 9 cyborg erano quasi tutti innovativi per l’epoca, come il mutaforma di 007, i poteri psichici di 001 o le varie armi integrate nel corpo di 004.
La tematica principale dell’anime è anche qua molto serio trattando antimilitarismo e coscienza su cosa significhi essere umani.
L’opera ha avuto anche una terza serie animata nel 2001 e un film sempre animato “Cyborg 009 vs Devilman” andato in streaming nel 2017 sulla piattaforma Netflix e poi proiettato al cinema nel 2024.
JAYCE E I CAVALIERI DELLO SPAZIO
Serie Franco/Statunitense andò in onda in Italia a partire dal 1988 con 65 episodi. Prodotta dagli stessi produttori di M.A.S.K. (DIC Entertainment) è uno dei classici degli anni 80, essendo legato anche lui a una linea di giocattoli Mattel, come altri prodotti dell’epoca.
La serie narra le vicende di Jayce, giovane eroe alla ricerca del padre, lo scienziato Audric. Quest’ultimo ha creato per errore delle piante intelligenti malvagie chiamate Monster Minds, guidate dall’entità Saw Boss. Per fermarle, Jayce deve ritrovare il padre e unire due metà di un medaglione magico che possono controllare le forze della natura.
Durante il viaggio, Jayce è accompagnato dai Cavalieri dello Spazio, un gruppo di combattenti che viaggia su veicoli trasformabili: Flora, una ragazza con poteri telepatici capace di percepire i monasteri minds, Oon un piccolo scudiero robotico, timoroso ma fedele, Gillian mago millenario e scienziato creatore dei veicoli ed Herc, pilota spaziale e mercenario.
La particolarità della serie è che non ha mai avuto un finale. Il calo delle vendite dei giocattoli ha causato la brusca interruzione della serie dandoci un ultimo episodio autoconclusivo che non chiudeva però la trama orizzontale.
Si vociferava anni fa di un lungometraggio che mettesse fine alla lotta fra Jayce e i Monster Minds e il ricongiungimento del ragazzo con il padre, ma la chiusura definitiva della produzione Mattel ha fatto saltare anche il progetto del film d’animazione.
Per concludere…
Non so se mai qualche di questi prodotti animati degli anni 80 vedrà mai una “seconda gioventù” con un film in live action come successo con MOTU, ma è bello sognare e sperare perchè i cartoni di quella decade hanno ancora, secondo, me tanto da raccontare e voglia di farsi conoscere alle nuove generazioni.
Animazione
Hajime no Ippo: Cosa significa, davvero, essere forti?
La mia riflessione sui primi episodi di Hajime no Ippo, controparte animata dell’omonimo manga dedicato al pugilato creato da George Morikawa
Si dice che la dedizione e la costanza battono il talento. Che non importa quanto tu sia portato per qualcosa. Se sei disposto a lavorare più duramente degli altri, a rialzarti quando cadi e a continuare quando ogni fibra del tuo corpo ti chiede di fermarti, prima o poi riuscirai a colmare qualsiasi distanza. È una di quelle frasi che abbiamo sentito ripetere così tante volte da essere diventata quasi un luogo comune.
Eppure, guardando l’adattamento anime di Hajime no Ippo, ho iniziato a chiedermi quanto ci sia di vero.
Conosciuto anche con il titolo di Fighting Spirit, l’opera nasce nel 1989 sulle pagine del Weekly Shōnen Magazine, per poi essere adattata in una serie televisiva nei primi anni Duemila. Nonostante il manga del maestro George Morikawa goda di una certa popolarità, al momento non esiste un’edizione italiana dei circa 145 tankōbon pubblicati fino a gennaio 2026.
Nonostante questo vuoto nel panorama manga italiano, l’anime è disponibile su Netflix e conta ben tre stagioni per un totale di 127 episodi.
Come dice il proverbio, le cose belle accadono quando meno te le aspetti, e non posso che confermarlo. Ho iniziato a guardare Hajime no Ippo quasi per caso e mi sento davvero fortunato ad aver scoperto quello che considero uno degli spokon più entusiasmanti di sempre.
Una storia di riscatto sociale
Hajime no Ippo segue il percorso di crescita di Ippo Makunouchi, un timido studente delle superiori, vittima di bullismo e insicuro. L’incontro con la boxe cambia radicalmente la sua vita, permettendogli di scoprire una forza che non sapeva di possedere e una passione per il pugilato destinata a trasformarsi in qualcosa di molto più grande.
Da ragazzo insicuro e introverso, Ippo intraprende così un lungo percorso fatto di allenamenti, sacrifici, sconfitte e vittorie, fino a trasformarsi in un temibile pugile. Ma il vero viaggio di Ippo non consiste soltanto nel diventare più forte sul ring, ma anche nella ricerca continua della risposta a una domanda apparentemente semplice, ma tutt’altro che banale: cosa significa, davvero, essere forti?

Ippo Makunouchi
Lo sviluppo dei personaggi è al centro della narrazione
Nonostante sia un anime incentrato sul pugilato e ricco di combattimenti al cardiopalma, il vero cuore pulsante della serie è il character development. Ogni personaggio porta con sé un passato importante che, in un modo o nell’altro, finisce per influire sulla crescita di Ippo.
Questo vale tanto per chi fa il tifo per lui quanto per i suoi avversari. Basti pensare al rapporto di amicizia e rivalità che nasce con Miyata, al rispetto reciproco con il temibile russo Volg Zangief o al legame con il suo allenatore Genji Kamogawa, che Ippo vede come una figura paterna e del quale si fida ciecamente.
Al momento della scrittura di questo speciale ho guardato i primi 59 dei 127 episodi che compongono la serie e mi sono sinceramente affezionato ad alcuni dei personaggi che circondano Ippo.
Primo tra tutti Mamoru Takamura, campione dei pesi medi e mentore di Ippo sin dai suoi primi passi sul ring. Anche se può sembrare una persona superficiale e spesso sopra le righe, i suoi consigli e il suo supporto sono fondamentali per la crescita di Ippo, che lo stima profondamente. Takamura regala inoltre alcuni dei momenti più esilaranti della serie, soprattutto a causa della sua incontenibile passione… per le donne.
Secondo solo a Takamura per importanza e peso nella storia di Ippo c’è il coach Genji Kamogawa. Il rapporto tra i due è paragonabile a quello tra padre e figlio. Ippo, da quello che sappiamo fino all’episodio 59, è cresciuto senza il padre e vede in Kamogawa una figura paterna di cui si fida ciecamente, oltre che un allenatore esperto e intelligente. Il loro rapporto di fiducia sembra però incrinarsi irreparabilmente quando il coach Kamogawa sottopone Ippo a un allenamento estenuante, portandolo quasi al burnout. Per la prima volta vediamo Ippo dubitare delle capacità del suo allenatore e chiedersi se i suoi metodi siano davvero quelli giusti. Sarà uno scontro memorabile contro “White Fang” Volg a costringerlo a ricredersi.

Coach Genji Kamogawa (a sinistra) e Mamoru Takamura
Ultimo, ma non certo per importanza, c’è Ichiro Miyata, l’eterno rivale di Ippo. Dotato di un’elasticità impressionante, Miyata è il primo avversario di Ippo, anche se non in veste ufficiale. Il loro primo sparring, che avviene nei primissimi episodi, mette in evidenza l’enorme divario tecnico tra i due e non fa che alimentare in Ippo il desiderio di migliorare. I due prendono strade diverse quando Miyata parte per la Thailandia, dopo essere stato sconfitto da Ryo Mashiba in un incontro del Eastern Japan Rookie King Tournament, competizione alla quale Ippo partecipa per la prima volta come pugile professionista. Sono sicuro che prima o poi i due si scontreranno di nuovo e, quando accadrà, sarà un incontro carico di emozioni.
È grazie a personaggi come questi tre, e ad altri che non ho menzionato, che assistiamo alla graduale ma profonda trasformazione di Ippo, che passa dall’essere un timido ragazzo vittima di bullismo a diventare un temibile combattente, spinto da un’enorme forza di volontà e dal desiderio di non deludere quelli che credono in lui.

Scambio di pugni tra Takeshi Sendō (a sinistra) e Ippo
Hajime no Ippo non è una serie perfetta
Nonostante i feroci combattimenti, i momenti carichi di tensione e una rappresentazione abbastanza fedele del nobile sport del pugilato, Hajime no Ippo non è una serie esente da difetti.
Dopo aver guardato una cinquantina di episodi mi sono reso conto di quanto la serie segua uno schema ben preciso e, alla lunga, ripetitivo, quasi fosse una combinazione di colpi. Lo schema prevede il susseguirsi di diverse “fasi”: lo studio dell’avversario, la presa di coscienza di non essere all’altezza dello scontro, l’allenamento, il combattimento, le difficoltà sul ring, il colpo di scena e, infine, la vittoria.
Questo schema ha accompagnato i primi otto incontri di Ippo, guidandolo verso altrettanti KO consecutivi. Una formula che funziona e che sa regalare momenti di grande tensione, ma che rischia di diventare prevedibile quando viene riproposta quasi invariata.
Almeno fino all’incontro contro Eiji Date, il campione giapponese dei pesi piuma.
Il peso dei pugni di un campione
Eiji Date è uno degli avversari più interessanti che Ippo incontra sul suo cammino. Nonostante sia nella fase discendente della sua carriera, Date è un pugile esperto, capace di combattere con tecnica e cervello. È proprio lui a porre fine all’incessante serie di knockouts di Ippo, in uno scontro valido per il titolo nazionale dei pesi piuma.

Eiji Date, il campione giapponese dei pesi piuma
Il divario tecnico tra i due sembra assottigliarsi sempre più nel corso dell’incontro carico di tensione, anche grazie al coraggio e alla caparbietà del giovane challenger Makunouchi, capace di tenere testa al campione e al suo colpo migliore: il corkscrew, il “cavatappi”. Nonostante ciò, il match vede Ippo sconfitto, cadere al tappeto privo di sensi proprio mentre il coach lancia l’asciugamano sul ring, decretando la resa.
Questo incontro, che vede Ippo perdere per la prima volta, rappresenta uno spartiacque per il giovane pugile. Attanagliato dal rimorso di non aver fatto abbastanza, non riesce ad accettare la sconfitta e ripensa incessantemente alle parole di Date: “I tuoi pugni sono leggeri”. Parole che fanno riflettere Ippo, fino a fargli comprendere che il campione non si riferiva al peso o alla potenza dei suoi pugni, bensì a tutto ciò che un pugno porta con sé: rabbia, rancore e voglia di riscatto. In altre parole, lo spirito combattivo e il rifiuto di arrendersi.
È chiaro come la sconfitta contro Eiji Date sarà un tassello importante per la carriera pugilistica di Ippo.

“Avrei voluto vincere”, qualche giorno dopo la sconfitta contro Date
L’animazione e il sound design portano lo spettatore nel ring
Nulla da dire nemmeno sull’animazione, che conserva tutto il sapore degli anime degli anni Novanta, curata dallo studio Madhouse con il contributo di Nippon Television e la regia di Satoshi Nishimura.
Non avendo ancora letto il manga, non ho termini di paragone per valutare il livello artistico della sua controparte animata. Posso però dire che Hajime no Ippo rispetta e soddisfa pienamente le aspettative che si possono avere da un anime di questo tipo.
Le scene di combattimento, che si tratti di un allenamento o di un match ufficiale, sono realistiche sia nei movimenti dei pugili sia nella cura dei suoni. Si può sentire il rumore delle catene che sostengono il sacco mentre viene martellato di colpi, il fischio delle suole degli stivali dei pugili che si muovono agilmente sul tappeto del ring o persino il semplice impatto di un gancio destro capace di spezzare il fiato dell’avversario.
Insomma, guardando Hajime no Ippo mi è quasi sembrato di essere lì sul ring, con il fiato corto e la fatica che si fa sentire nelle gambe, in attesa della prima occasione utile per affondare un colpo.

Ippo e il suo letale “dash and dart”
Il viaggio continua…
Hajime no Ippo è lo spokon dedicato alla nobile arte del pugilato creato dal mangaka George Morikawa e tutt’oggi pubblicato in Giappone da Kodansha sulle pagine del celebre Weekly Shōnen Magazine. Nonostante il manga non sembri essere ancora giunto alla sua conclusione, la controparte animata dell’opera conta tre stagioni per un totale di 127 episodi, tutti disponibili sul catalogo italiano di Netflix.
Hajime no Ippo non è una semplice storia sul pugilato, ma un’opera che comunica un messaggio ben preciso: l’impegno e la dedizione verso qualcosa possono ripagare molto più del solo talento. Una lezione che la serie ci ricorda costantemente, attraverso ogni allenamento, ogni sconfitta e ogni vittoria, invitandoci a fare del nostro meglio nella vita, indipendentemente dalla situazione in cui ci troviamo.
Ho iniziato a guardare questo anime quasi per caso, senza aspettarmi molto, e mi sono ritrovato sul ring, a soffrire insieme a Ippo per ogni pugno, ogni sconfitta e ogni allenamento. Dopo 59 episodi non so ancora dove porterà il suo viaggio, ma so che continuerò a seguirlo. Perché forse è proprio questo che rende grande questo spokon: non importa quanto sia difficile l’incontro, finché hai ancora la forza di continuare a rialzarti.
Anime
Mob Psycho 100: Reigen, il mentore per caso di Shigeo Kageyama
In Mob Psycho 100 c’è un personaggio che è un mentore diverso dagli altri senza poteri e bugiardo: Reigen. Eppure per Mob risulta tanto importante quanto fondamentale nella sua crescita da eroe.
Negli anime shonen esiste una regola quasi non scritta: prima o poi, il protagonista incontra un maestro più anziano, più esperto e soprattutto più potente. Goku ha ricevuto i primi insegnamenti dal Maestro Muten, Naruto ha avuto Jiraiya, Izuku Midoriya quale modello si è ispirato a All Might e così via. Insomma, è nel destino del protagonista incronciare la strada di qualcuno che gli insegni a combattere, a controllare le proprie capacità e a raggiungere il livello successivo.
Poi c’è Reigen Arataka che non ha alcuna di queste caratteristiche. Non è un grande combattente, non è un guerriero leggendario e non è nemmeno un sensitivo. Anzi, non possiede alcun potere psichico.
È un sedicente esperto del paranormale che ha costruito la propria attività sulla capacità di parlare, convincere le persone e uscire dalle situazioni più assurde con una sicurezza quasi disarmante. Eppure è lui il mentore di Shigeo Kageyama, meglio conosciuto come Mob protagonista di Mob Psycho 1000 il manga (e poi anime) di ONE, autore anche di One Punch Man.
Reigen non è il classico maestro degli shonen e questa cosa in Mob Psycho 1000 funziona perché Mob non ha bisogno di qualcuno che gli insegni a diventare più forte perché lo è già. Quello di cui ha bisogno è qualcuno che gli insegni a rimanere umano.
Reigen non ha poteri e proprio per questo risulta fondamentale nonché uno dei personaggi più divertenti di Mob Psycho 100 proprio perché, sulla carta, non dovrebbe avere alcun motivo per essere lì.
Fa discorsi teatrali, utilizza trucchi da quattro soldi e si spaccia per un potente sensitivo. Riesce a convincere molte persone perché possiede una sicurezza tale da trasformare anche la più grande assurdità in qualcosa di credibile.
Il problema è che Mob sa perfettamente che Reigen non possiede alcun potere e continua comunque a considerarlo il suo maestro.
In un altro anime, un personaggio del genere sarebbe probabilmente destinato a diventare una semplice spalla comica, mentre Mob Psycho 100 fa l’esatto contrario; Reigen rimane importante perché comprende una cosa fondamentale: non tutti i problemi di Mob possono essere risolti con i poteri psichici.
Mob non ha bisogno di qualcuno che gli insegni a vincere, ma ha bisogno di qualcuno che gli insegni quando non vale la pena combattere.
Possedere un potere non significa avere il diritto di usarlo contro gli altri. Essere più forte non significa essere una persona migliore. Essere diverso non significa essere superiore. Sono concetti semplici, ma per Mob sono fondamentali.
Il vero ruolo di Reigen? Ricordare a Mob che è ancora un ragazzo

Uno dei problemi più ricorrenti degli anime shonen è che i loro protagonisti sono costretti a crescere troppo in fretta.
Devono diventare più forti, proteggere gli altri, sconfiggere il nemico e dimostrare di essere all’altezza del proprio potenziale e Mob potrebbe facilmente finire dentro questo meccanismo.
È uno dei ragazzi più potenti del mondo, ma allo stesso tempo è semplicemente uno studente delle scuole medie e Reigen lo capisce.
Mob dovrebbe poter vivere la propria adolescenza, dovrebbe poter entrare in un club scolastico, avere una cotta, preoccuparsi di problemi apparentemente insignificanti e persino fallire nelle cose più normali della vita.
Non dovrebbe essere trasformato in un’arma soltanto perché possiede un talento fuori dal comune e per questo Reigen non gli dice semplicemente di diventare più forte ma gli insegna, soprattutto, a vivere.
Lo invita a fare un passo indietro, a calmarsi e a ricordare che ha delle scelte. Lo aiuta a comprendere che la rabbia non lo definisce, che la paura non lo rende debole e che amore, vergogna e speranza fanno parte della sua vita tanto quanto i suoi poteri.
Reigen non può risolvere questi problemi al posto suo, ma può offrirgli un punto di partenza sicuro ed è proprio permettendo a Mob di essere un ragazzo che diventa il mentore adulto di cui ha realmente bisogno.
Reigen: bugiardo, egoista, idiota, ma presente per Mob quando serve

La cosa migliore di Reigen è che Mob Psycho 100 non cerca mai di trasformarlo in un santo.
Utilizza i poteri di Mob per migliorare la propria attività, mente, manipola le situazioni a proprio vantaggio ed è spesso egoista, orgoglioso e incredibilmente sciocco. È un impostore, ma non è una semplice macchietta.
Quando Mob è confuso, Reigen cerca di aiutarlo. Quando rischia di perdere il controllo, prova a proteggerlo. E quando gli altri iniziano a considerare il suo potere come qualcosa di straordinario o pericoloso, Reigen continua a parlargli come se fosse semplicemente un ragazzo. Questa è la sua vera forza.
Reigen è la giusta contrapposizione al classico stereotipo di maestro shonen

Quando gli altri personaggi trasformano il potere in una questione di destino, Reigen riporta tutto con i piedi per terra.
Non gli interessa quanto Mob sia speciale, ma gli importa che non utilizzi i suoi poteri per fare del male agli altri, che non si consideri superiore e che impari a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.
In un mondo nel quale tutti sembrano chiedersi “Quanto sei forte?“, Reigen pone una domanda completamente diversa: “Che persona vuoi essere?“
È una differenza apparentemente piccola, ma rappresenta il cuore di Mob Psycho 100.
Il rapporto tra Mob e Reigen, però, non rimane sempre uguale. Mob con il tempo comprende di non averne più bisogno nello stesso modo di prima. Ma questo invece di portare a una rottura del rapporto, ha come risultato la crescita del legame tra il protagonista e Reigen. Mentre Mob diventa progressivamente più consapevole di se stesso, anche Reigen è costretto a confrontarsi con i propri limiti.
Questo perché non è un mentore perfetto così come non è nemmeno un adulto perfetto, ma è una persona piena di contraddizioni che cerca, spesso goffamente, di fare la cosa giusta e finisce per imparare a sua volta qualcosa da Mob. È questo che rende il loro rapporto molto più umano del classico schema “maestro-allievo”.
Il miglior mentore per Mob?

Alla fine di Mob Psycho 100, Reigen si rivela il mentore ideale per questa storia proprio perché non è perfetto.
È rumoroso, bugiardo, debole, falso, spesso imbarazzante ed egoista. eppure, quando guarda Mob, riesce a vedere qualcosa che molti altri personaggi non vedono.
Non vede un’arma o il ragazzo che potrebbe diventare il più potente di tutti, ma vede Shigeo Kageyama un semplice ragazzo che può sbagliare, avere paura, innamorarsi, perdere, crescere e scegliere chi vuole diventare.
E Reigen è il maestro giusto al momento giusto.
*Fonte del presente articolo: CBR.com
Anime
5 nuovi anime arrivati nel 2026 assolutamente da vedere
Oggi vi presentiamo 5 nuove serie anime uscite nel 2026 e che meritano di essere tolte dalla vostra Watchlist semplicemente perchè devono essere viste
Il 2026 si sta confermando come uno degli anni più interessanti dell’era moderna degli anime. Le nuove produzioni non sono mancate e, contemporaneamente, numerose serie già affermate sono tornate con nuove stagioni, creando un’offerta talmente ampia da rendere quasi impossibile seguire tutto.
La stagione invernale ha puntato soprattutto sui ritorni importanti, riportando sul piccolo schermo titoli come Jujutsu Kaisen, Hell’s Paradise, Fire Force e molte altre serie. Con l’arrivo della primavera e dell’estate, però, l’attenzione si è spostata anche sulle produzioni completamente inedite.
E qui arriva il problema: con decine di nuovi anime distribuiti nel corso del 2026, riuscire a stare dietro a ogni uscita è tutt’altro che semplice. Inevitabilmente, alcune serie finiscono nella “watchlist” e rimangono lì, in attesa di essere recuperate.
Ma quali meritano davvero di essere visti? Abbiamo selezionato cinque nuovi anime del 2026 da vedere.
Sentenced to Be a Hero – Crunchyroll

Sentenced to Be a Hero ha impressionato fin dal debutto, tanto che Crunchyroll l’ha già indicata come il miglior nuovo anime del 2026 dopo la messa in onda del primo episodio. A contribuire all’impatto della première è stata anche la sua durata speciale, quasi un’ora, accompagnata da una qualità produttiva che non ha nulla da invidiare a molte moderne produzioni cinematografiche d’azione.
Ma sarebbe riduttivo attribuire il successo dell’anime esclusivamente alle sue animazioni e alla qualità della produzione. Uno dei suoi punti di forza è infatti la storia dark fantasy, capace di proporre una narrazione coinvolgente e originale senza appoggiarsi ai soliti cliché degli isekai che caratterizzano numerose produzioni contemporanee.
Se avete continuato a rimandare la visione nonostante tutto il parlare che si è fatto della serie, questo potrebbe essere il momento giusto per recuperarla.
Daemons of the Shadow Realm – Crunchyroll

Fin dal suo debutto, Daemons of the Shadow Realm è stato indicato da molti come il possibile erede di uno dei più grandi anime di sempre: Fullmetal Alchemist.
Il motivo è tutt’altro che casuale. Si tratta infatti della seconda serie realizzata dalla stessa autrice, Hiromu Arakawa, e presenta diverse delle caratteristiche che hanno contribuito al successo mondiale della sua precedente opera.
L’anime sceglie di non avere fretta e dedica grande attenzione alla costruzione del proprio mondo. I primi episodi, inoltre, hanno già regalato diversi colpi di scena capaci di sorprendere anche gli spettatori più attenti.
A questo si aggiunge il lavoro di Bones Film, che sta portando avanti la produzione con la stessa cura e dedizione riservate alle altre sue importanti produzioni.
L’anime ha debuttato durante la stagione primaverile del 2026 ed è ancora in corso. Questo significa che questo è probabilmente il momento migliore per iniziare a guardarlo: gli episodi da recuperare sono ancora relativamente pochi e aspettare troppo potrebbe trasformare il recupero in un’impresa decisamente più impegnativa.
Soprattutto perché, se le premesse saranno confermate, potremmo davvero trovarci davanti al successore di un autentico capolavoro.
Chainsmoker Cat – Netflix

Il mondo degli anime ci ha abituati alle storie più assurde, spettacolari e fantastiche che si possano immaginare. Molto più rare, invece, sono le produzioni che scelgono di raccontare storie realistiche attraverso personaggi adulti.
Nel 2026, però, due serie hanno cercato di colmare proprio questa lacuna: Smoking Behind the Supermarket With You e Chainsmoker Cat.
Entrambe meritano attenzione, ma è soprattutto la seconda a distinguersi grazie a un’idea tanto assurda quanto particolare.
Il suo elemento più curioso è infatti proprio il concept alla base della serie: una ragazza-gatto che spende tutti i suoi soldi in sigarette. Una premessa che potrebbe far pensare esclusivamente a una commedia dai toni bizzarri e irriverenti.
In realtà, dietro la sua comicità nera si nasconde una storia decisamente più toccante, che cerca di esplorare le motivazioni e le conseguenze delle abitudini autodistruttive delle protagoniste.
Chainsmoker Cat riesce così a essere contemporaneamente strano, divertente e sorprendentemente originale.
Se era già finito nella vostra lista degli anime da recuperare, consideratelo un segnale: è arrivato il momento di iniziarlo.
Jaadugar: A Witch in Mongolia – Crunchyroll

Con appena due episodi trasmessi, Jaadugar: A Witch in Mongolia si è già imposto come una delle produzioni più cupe della stagione estiva 2026 e come uno dei candidati più interessanti al titolo di miglior nuovo anime dell’anno.
Il titolo potrebbe far pensare a una classica storia soprannaturale fatta di streghe, magia e incantesimi. La realtà è però molto diversa.
Jaadugar: A Witch in Mongolia è infatti un seinen storico che racconta la storia di una schiava determinata a contribuire alla caduta dell’Impero Mongolo dall’interno.
La protagonista è Sitara, una ragazza cresciuta all’interno di una famiglia di studiosi. La sua vita cambia radicalmente quando la sua patria viene invasa e devastata dall’Impero Mongolo.
La tragedia alimenta in lei un forte desiderio di vendetta e Sitara decide quindi di dedicarsi a un’impresa apparentemente impossibile: orchestrare la caduta dell’impero dall’interno.
Naturalmente, trasformare questo proposito in realtà è molto più complicato di quanto possa sembrare.
E proprio con il susseguirsi degli episodi, la serie sta dimostrando di avere tutte le carte in regola per trasformarsi in un’avvincente storia di spionaggio, capace di lasciare il segno.
Witch Hat Atelier – Crunchyroll

Se c’è un nuovo anime del 2026 che non dovrebbe assolutamente mancare nella vostra lista, quello è Witch Hat Atelier.
Il fantasy ha raccontato la magia in innumerevoli modi, spesso trasformandola in una forza misteriosa e quasi inspiegabile. Witch Hat Atelier sceglie invece una strada differente: la magia viene affrontata attraverso una struttura precisa e una vera e propria logica interna.
Ed è proprio questo approccio a renderla ancora più affascinante. La serie riesce infatti a dare alla magia delle regole ben definite senza privarla del suo senso di meraviglia e mistero, offrendo allo spettatore un modo completamente diverso di comprenderla.
A fare la differenza è anche il lavoro di Bug Films, che ha saputo tradurre sullo schermo il mondo magico della serie con un’esecuzione estremamente curata.
L’entusiasmo del pubblico è esploso in particolare con il quinto episodio, accolto con grande entusiasmo dalla community degli appassionati di anime e indicato da molti come l’episodio dell’anno.
Per tutti questi motivi, Witch Hat Atelier non è semplicemente uno dei migliori nuovi anime del 2026: è una delle serie che meritano di essere viste senza ulteriori rinvii.
E voi quale recupererete? Fatecelo sapere!
*Fonte del presente articolo: Comicbook.com
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