AnimazioneAnime
Code Geass: A memoria dell’individuo
La scrittura dello stratega carismatico Lelouch Vi Britannia, che si fa portatore di un nuovo inizio per il genere mecha anni Duemila
Dall’inizio del XXI secolo, il genere delle serie animate mecha sta attraversando una lunga fase di cambiamento, con la speranza di trovare una nuova identità.
Se i robot ideati da Go Nagai non hanno faticato ad imporsi nell’immaginario dei bambini giapponesi dagli anni ’60 agli anni ’80, con l’avvento del Duemila la situazione è mutata in maniera significativa.
Intendiamoci, il caso sociologico della “Goldrake Generation” non ha dominato la scena fantascientifica fino all’arrivo del nuovo millennio. La formula di Mazinga Z, Getter Robot e Jeeg viene infatti ribaltata già alla fine degli anni ’70 da Yoshiyuki Tomino e da Mobile Suit Gundam.
Si tratta di un cambio sia estetico sia morale: le linee dure e squadrate degli eroi coraggiosi ed incrollabili lasciano il posto ad un’arma industriale piena di giunture, pannelli e prese d’aria, che descrivono la logica di un universo bellico in cui i piloti sentono la paura della morte.
Inizia ad intravedersi una riflessione sulla figura del robot, sul ruolo della tecnologia e anche sulla psicologia di chi la utilizza. Il mecha diventa strumento anche filosofico, simbolo di un’estetica che negli anni ’90 culmina con Neon Genesis Evangelion. Lo scenario viene impresso da ibridi biomeccanici, creature corazzate “vincolate” da armature utilizzate per il racconto della psiche umana.
L’evoluzione del genere, che sembrava ormai compiuta, porta però ad un cortocircuito. Dopo Evangelion, i mecha cominciano una reiterazione, un design funzionale mutuato dalla ripetizione delle precedenti generazioni. Un momento di stallo in cui alcuni autori, scrittori e produttori provano comunque a costruire una nuova fase per i giganti d’acciaio giapponesi.

Nella speranza di un cambiamento
Nel 2006 viene completata la realizzazione di Code Geass, serie scritta da Ichirō Ōkouchi per la regia di Gorō Taniguchi che si pone come tentativo di avvio alla nuova dimensione del mecha anni Duemila.
La cifra stilistica riparte in maniera ben delineata: il combattimento fra robot, e la loro estetica, sono ormai solo elementi marginali sfruttati per raccontare l’ucronia in cui vive il protagonista Lelouch, in una narrazione che punta su intrighi fantapolitici e riflessioni sul valore e sulla responsabilità di potere del singolo uomo.
Cercando di utilizzare l’insegnamento di serie animate come Evangelion e Patlabor, l’obbiettivo rimane quello di portare ancora una volta l’essere umano al centro del discorso, impreziosito in questo caso dal peculiare character design del gruppo di autrici CLAMP.
Code Geass è diventato un vero cult negli anni, una produzione amata, discussa e più volte criticata soprattutto per la sua sceneggiatura. Il lavoro di Ōkouchi è infatti altalenante soprattutto nello sviluppo degli eventi, con momenti slice of life veramente mal gestiti e a volte stucchevoli, soprattutto se affiancati alla serietà che il prodotto sembra voler pretendere nel suo impianto fantapolitico.
Tuttavia, sarebbe errato considerare il buon Ichirō privo di intuizioni e talento, soprattutto considerati i suoi futuri contributi ad eccellenze come Lupin III: ritorno alle origini e Devilman Crybaby. Sebbene sia d’accordo con le critiche mosse all’operato di sceneggiatura, è veramente difficile non difendere la teatralità del racconto del sacro impero di Britannia e il suo memorabile protagonista.

Illustrazione di Lelouch realizzata dalle CLAMP
Figlio della rivoluzione
Lelouch Vi Britannia, principe rinnegato ed ostracizzato dalla sua dinastia, finisce ad essere inizialmente utilizzato come merce di scambio diplomatica col Giappone, diventando un semplice studente “in villeggiatura” in un collegio. Da qui inizia la sua marcia rivoluzionaria verso la distruzione dell’impero sotto la maschera di Zero, benedetto dal potere del Geass, che lo rende capace di sottomettere la volontà altrui e di controllare le persone con il solo contatto visivo.
È la nascita di una grande metafora della Rivoluzione Francese: non a caso abbiamo un paese in crisi, svilito e circondato da nemici che inizia una rivolta con un uomo carismatico, intelligente e dai nobili ideali, che proclama di sconfiggere una dittatura imperialistica, nonostante alla fine lui stesso cada nella sovranità.
In aggiunta, vi è l’elemento magico che offre un’ulteriore lettura della psiche umana: Lelouch non sopporta solo il peso delle azioni belliche e della retorica in grado di guidare centinaia di persone pronte a sacrificarsi per una causa, ma anche la responsabilità di decidere un intervento divino che risponde alle sue scelte.
Questo giovane stratega comunque sbaglierà, si troverà a combattere battaglie impreviste, a perdere alleati fedeli e a rialzarsi ripartendo da zero (letteralmente).

Da sinistra: Suzaku, Lelouch e C.C.
La morale di chi proclama libertà
A lungo si è dibattuto sullo scontro ideologico fra i due principali attori di questa rivoluzione. Da una parte c’è Suzaku, amico d’infanzia di Lelouch e soldato schierato nell’esercito britannico, che vuole cambiare il sistema dall’interno rifiutando qualsiasi forma di ribellione.
Una filosofia portata avanti da un dichiarato traditore, il quale volta fin da subito le spalle alla famiglia (con l’uccisione del padre), agli amici e alla patria, e che si unisce ai suoi colonizzatori nella speranza di poter cambiare un sistema di cui regolarmente viola leggi e trattati.
Dall’altra parte, lo stesso Lelouch propone una rivolta in piena regola contro i tiranni, rimanendo fedele sia ai giapponesi (pur essendo britannico), sia alla sorella anche quando ella stessa si pone contro di lui.
Egli persegue l’idea di libertà non solo come diritto, ma anche come dovere nel difenderla per il prossimo. Da un punto di vista utilitaristico, la visione di Lelouch risulta corretta: nel lungo termine del cambiamento interno la libertà verrebbe comunque meno e morirebbero molti più civili rispetto al breve termine di una rivolta.
Se nessuno è esente dal porre una morale agli altri, allora chi fa un’imposizione deve farla per massimizzare la libertà. Nel caso di Code Geass si assiste, sulla sua conclusione, allo sfruttamento del potere assoluto per far passare riforme democratiche contro un sistema aristocratico, in modo da unire tutti sotto la bandiera della libertà e sotto la maschera di Zero, in una memoria collettiva verso l’individuo prima eroe e poi tiranno.

E non perdetevi la cover di Colors traccia tratta dall’anime di Code Geass, riadattata e tradotta da AnimeinCover, disponibile ORA sui relativi canali social!!
Animazione
Popchop Express – Arion: Mýthoi enós Iápona afigití
Riscopriamo l’epopea greca di Arion raccontata dal Giappone con un tratto unico, che ritorna al cinema con un evento dal 22 al 24 giugno
Esiste un manga per ogni argomento. L’immenso successo internazionale del fumetto giapponese è anche dovuto al suo essere un linguaggio universale, in grado di accontentare qualsiasi tipo di lettore proponendo storie di ogni genere.
Se provate ad immaginare un qualunque tema, difficilmente lo troverete senza un volume o una serializzazione editoriale nipponica, soprattutto scavando nelle pubblicazioni del mercato interno. Ad esempio, uno dei più grandi successi del manga moderno è la serie di Kingdom realizzata da Yasuhisa Hara dal 2006 sull’iconica rivista Weekly Shonen Jump.
Si tratta di un’epopea storica (ancora in corso) che ricostruisce in maniera romanzata tutto il periodo cinese conosciuto come Zhànguó Shídài (“Periodo degli stati combattenti”), il quale portò all’unificazione della Cina. Anche nel mainstream dunque il manga assorbe immaginari provenienti da culture estere, ma c’è chi addirittura si spinge ancora più ad ovest cercando di inglobare influenze e fondamenti dell’occidente.
Esiste un manga su Giovanna d’Arco? Assolutamente sì. E su Nerone, o Alessandro Magno? Certo. Esiste un manga su Gesù? Ovvio. Tutte queste storie sono solo la punta di un iceberg fatto di racconti senza fondo. In questi nomi appena citati ritorna però un nome ricorrente: Yoshikazu Yasuhiko.

Foto di Yoshikazu Yasuhiko con accanto una sua illustrazione dedicata a Gundam
Giocare con gli Dei
Questo nome è una leggenda nell’animazione nipponica, seppur ad alcuni potrebbe non dire nulla sentendolo per la prima volta. Si tratta del character designer dell’iconica serie Mobile Suit Gundam, alla quale lavora insieme a Yoshiyuki Tomino subito dopo la diretta proposta dell’allora Nippon Sunrise, nonché animatore navigato della Mushi Production di sua maestà Osamu Tezuka.
Una carriera invidiabile dunque, che viene ulteriormente arricchita nel mondo del manga a partire dal 1979, anno in cui il buon Yasuhiko imbastisce su carta quello che in origine doveva essere un breve progetto realizzato in animazione: Arion.
Yoshikazu parte da un’esigenza: l’immagine scolpita nel pensiero comune a proposito del mito greco è pura e splendente, ma in realtà documentandosi si scopre un mondo fatto di incesti, omicidi e drammi famigliari d’ogni sorta.
L’idea di utilizzare questa base per una re-immaginazione del pantheon con la chiave della narrazione giapponese stuzzica la rivista Monthly Comic Ryū, la quale propone all’autore la serializzazione di un fumetto con la possibilità futura di renderlo un cartone animato qualora dovesse riscontrare l’adeguato successo.
Tuttavia, già nelle sue prime idee, l’aderenza ai racconti originali viene a mancare nelle sue premesse: Arion nel mito è un cavallo, non un ragazzo ingannato dagli Dei, mentre Seneca non c’entra nulla col filosofo e drammaturgo dell’antica Roma.
Spirito indomito d’animatore
Il non rimanere fedeli alle Grecia classica diventa il motore per alimentare una storia cupa che vuole occuparsi della libertà dell’uomo sull’essere divino tramite la sua propria ribellione. Il “nuovo Pantheon” ideato da Yoshikazu Yasuhiko si imprime subito nella mente del pubblico.
Zeus non è il sovrano assoluto degli Dei, ma un semplice inetto tormentato e sfruttatore delle leggi per governare senza fatica. Apollo dovrebbe ricordare la radiosità, la gioia e la musica, quando è in verità il personaggio più meschino e lascivo dell’intero film. Ares si ritrova ad avere un lato per certi versi comico, mentre Atena è tutt’altro che risoluta con il suo desiderio morboso d’amore incestuoso e la sua gelosia per Resfina.
In relazione al film, il manga originale sottolinea alcuni elementi cari all’autore: nel concepire Arion come un fumetto seriale, si può notare come alcune vignette vogliano comunicare lo spirito dell’animatore.
In maniera analoga al lavoro svolto da Hayao Miyazaki con il manga di Nausicaa della valle del vento, costruire la tavola tramite il movimento silenzioso dei personaggi, spesso sfruttando figure che non si muovono da un lato all’altro dello schermo (pratica che era molto inusuale all’epoca, soprattutto nell’animazione televisiva e con l’utilizzo dello schermo in 4:3), ma che al contrario si avvicinano frontalmente al lettore acquisendo dettaglio, ricorda inevitabilmente un taglio già improntato verso il linguaggio cinematografico.
Inoltre, lo stile visivo comunque conserva l’essenza della lezione del maestro Tezuka, con tratti molto espressivi e freschi, un approccio molto più libero sia rispetto alle soluzioni barocche e complesse degli Shojo manga (che all’epoca stavano spopolando), sia rispetto alla nuova ondata del manga underground gekiga.

Tavole del manga di “Arion”
Neo Heroic Fantasia
È un terreno di scontro fra l’uomo e il Dio, Arion si costruisce dunque come un racconto anche sulla solitudine del giovane eroe. Un cammino di formazione verso la ricerca del valore della fiducia e delle relazioni, sia amorose sia genitoriali. Un tema molto caro al racconto manga, amalgamato questa volta con l’immagine del mito greco.
Avere l’opportunità di rivedere al cinema questo colossal dell’animazione è un assoluto privilegio, un’occasione da non perdere nei tre giorni di evento che accompagneranno il ritorno di Arion e Yoshikazu Yasuhiko sul grande schermo (il 22,23 e 24 giugno).
Un’enorme operazione dal tratto unico di chi ha contribuito a costruire la grande animazione giapponese. Dal linguaggio manga alla pellicola, Yasuhiko costruisce la sua epopea cupa ed intensa dove l’uomo finalmente prende in mano le redini del proprio destino per cambiarlo.
Disney+
X-Men ’97 Stagione 2: ‘A’ come Apocalisse
Grazie a Disney+ abbiamo visto in anteprima i primi 4 episodi di X-Men ’97 stagione 2, la serie animata Marvel Animation sugli Uomini X in arrivo il 1° luglio, che si prefissa l’obiettivo di alzare il livello per quanto riguarda drammaticità e spettacolarità
Chi ha letto le avventure degli X-Men nei fumetti degli anni ’90 potrà confermare che si tratta di uno dei momenti più brillanti della storia editoriale dei mutanti Marvel, grazie a un connubio incredibile tra sceneggiatori e artisti eccellenti, tutti in stato di grazia.
Autori come Scott Lobdell, Fabian Nicieza, Peter David, Andy Kubert, Greg Capullo, John Romita Jr. e molti altri riuscirono a creare una chimica unica che catalizzò l’attenzione dei lettori di comics attorno agli X-Men. Merito di storie intricate ma intraprendenti, mai banali, con protagonisti una folta schiera di personaggi carismatici, sia eroi che villain, che si fecero strada nel cuore dei fan Marvel.
E proprio queste storie hanno posto le basi per lo show di Marvel Animation, X-Men ’97, che riprende le fila della precedente serie animata X-Men ’92, a sua volta ispirata alle avventure degli Uomini-X dei primi anni ’90.
Grazie a Disney+ abbiamo avuto l’opportunità di vedere in anteprima i primi quattro episodi della seconda stagione di X-Men ’97, in arrivo sulla piattaforma il prossimo 1° luglio.
Se la serie animata di Marvel Animation aveva già ottimamente impressionato con gli episodi della stagione 1, dopo la visione della prima parte della stagione 2 posso confermare che X-Men ’97 riparte esattamente da dove si era fermata a livello qualitativo, recuperando lo spirito e le atmosfere delle storie a fumetti e adattandole a un pubblico televisivo alla ricerca di una serie animata adulta e ben strutturata.
X-Men ’97: dove eravamo rimasti?

Wolverine (voiced by Cal Dodd) in Marvel Animation’s X-MEN ’97 Season 2, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.
La prima stagione di X-Men ’97 si chiudeva con un mega cliffhanger che vedeva i mutanti di Xavier dislocati nel tempo tra passato e futuro: Professor X, Magneto, Rogue, Nightcrawler e Bestia erano stati sbalzati nell’antico Egitto del 3000 a.C., mentre Ciclope, Fenice, Tempesta, Wolverine e Morph si erano ritrovati catapultati nel futuro distopico dell’anno 3960.
Nel presente gli unici membri del team rimasti erano i giovani Jubilee e Sunspot e il viaggiatore del tempo Cable.
X-Men Divisi

A scene from Marvel Animation’s X-MEN ’97 Season 2, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.
In questi primi 4 episodi della stagione 2 di X-Men ’97, scopriamo come se la stanno cavando gli eroi ‘a spasso nel tempo’. Tra presente, passato e futuro, però, vi è un unico comun denominatore: il terrificante Apocalisse.
Se gli X-Men nel futuro devono affrontare un mondo dove la minaccia di Apocalisse e dei suoi quattro cavalieri è già radicata e l’unica forza a opporsi è l’ordine di Askani e il giovane Nathan Summers, nel passato Xavier, Magneto & Co. sono alle prese con il giovane ex schiavo egiziano En Sabah Nur, colui che un giorno diverrà proprio Apocalisse, uno dei più temibili nemici degli Uomini-X, pronto a ribellarsi contro il Faraone Rama-Tut.
Nel presente Cable, invece, si prepara ad affrontare l’imminente minaccia di Apocalisse, e raduna intorno a sé una schiera di mutanti per creare un nuovo team che prenda il posto degli scomparsi X-Men: Jubilee, Sunspot, Arcangelo e Pskylocke formano, insieme al vecchio Nathan, X-Force un gruppo pronto a fermare le minacce con ogni mezzo. Ma i loro metodi poco convenzionali, attireranno l’attenzione del gruppo mutante governativo noto come X-Factor!
Molte pedine sono schierate sulla scacchiera mutante e ogni membro dei vari team giocherà un ruolo fondamentale da cui dipendono il presente e il futuro. Vietato sbagliare, altrimenti Apocalisse avrà vinto. In ogni epoca.
La minaccia di Apocalisse

En Sabah Nur (voiced by Cal Dodd) in Marvel Animation’s X-MEN ’97 Season 2, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.
Come suggerisce anche il titolo di questa recensione, Apocalisse è il villain principale che darà molto filo da torcere nel corso di questa stagione di X-Men ’97. E non stiamo parlando di un cattivo qualunque, ma di uno dei più temibili nemici dei mutanti di Xavier.
La presenza di Apocalisse in questi primi episodi è costante e minacciosa in ogni epoca. Così come accade con grandi antagonisti della storia del cinema e della letteratura, come Voldemort (Harry Potter) e Sauron (Il Signore degli Anelli), anche Apocalisse viene costruito attraverso la sua aura di onnipotenza e il timore che incute. Il lavoro svolto sulla caratterizzazione del personaggio è senza ombra di dubbio eccellente.
Il risultato è un villain che i fan della serie non dimenticheranno facilmente.
Giovani e vecchi Summers

Jean Grey (voiced by Jennifer Hale) and Cyclops (voiced by Ray Chase) in Marvel Animation’s X-MEN ’97 Season 2, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.
Se da un lato c’è molta cura nel presentare il principale antagonista della stagione, dall’altro X-Men ’97 si concentra sulla figura di Nathan Summers e sul rapporto con i suoi genitori, Scott e Jean.
Scopriamo un Nathan adolescente del futuro ancora acerbo, ma risentito per l’abbandono da parte dei genitori e schiacciato dal ruolo di salvatore che è destinato a ricoprire. Nel presente, invece, vediamo un uomo anziano, ruvido e segnato dal mondo ostile in cui è cresciuto e da cui proviene, che soffre e porta ancora rancore a distanza di anni.
Anche nei fumetti il personaggio di Cable è uno dei più complessi e tormentati degli anni ’90, ed è interessante vedere come questo aspetto emerga anche all’interno della serie animata, così come il complicato rapporto con Ciclope e Fenice, che nel futuro in cui sono stati catapultati cercano di trasmettere al ragazzo che un giorno diventerà Cable un insegnamento importante: i leader non scelgono di esserlo, ma vengono chiamati a ricoprire quel ruolo per caratteristiche e personalità.
Nathan/Cable è un personaggio da tenere d’occhio che avrà sicuramente un ruolo molto rilevante nel corso della stagione e della serie.
Una nuova stagione che promette (davvero) bene per il futuro degli X-Men

Storm (voiced by Alison Sealy-Smith) in Marvel Animation’s X-MEN ’97 Season 2, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.
Come anticipato, X-Men ’97 si prefigura di ampliare il mondo mutante animato scavando nelle storie a fumetti del passato e recuperando trame e personaggi che hanno fatto la storia della Marvel. E lo fa in maniera sapiente, matura e ordinata, nonostante il rischio di ingarbugliare tutto sia sempre dietro l’angolo.
La struttura della serie, e in particolare di questa stagione, è studiata affinché anche chi abbia poca dimestichezza con gli X-Men possa comprendere bene, o quasi, tutti i personaggi, i rapporti tra di essi, da sempre complessi come quelli di una soap opera, e l’attuale status quo del mondo in cui si muovono.
Ho apprezzato particolarmente l’ingresso di X-Force e la contrapposizione con X-Factor, due team mutanti che hanno spopolato negli anni ’90 sulle pagine dei rispettivi fumetti e che portano sul piccolo schermo i tratti distintivi di ciascun gruppo, nonostante le diverse differenze rispetto ai comics.
Per quanto riguarda toni e drammaticità, la serie compie un ulteriore passo avanti rispetto alla prima stagione, almeno in questa prima parte, preparando il terreno nei primi tre episodi per ciò che accade nel quarto, che rappresenta un punto di svolta scioccante e degno di un blockbuster cinematografico.
La scrittura di determinate scene e dialoghi nei momenti chiave supera di gran lunga quella di alcune produzioni Marvel Studios e mette in risalto personaggi fondamentali, in particolare Xavier, Magneto e le loro filosofie da sempre contrapposte. E questo per quanto concerne solo metà stagione.
X-Men ’97 stagione 2: da vedere?

(L-R): Beast (voiced by George Buza), Bishop (voiced by Isaac Robinson-Smith), Rogue (voiced by Lenore Zann), Professor X (voiced by Ross Marquand), Magneto (voiced by Matthew Waterson), and Nightcrawler (voiced by Adrian Hough) in Marvel Animation’s X-MEN ’97 Season 2, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.
Se amate gli X-Men e avete apprezzato la prima stagione di X-Men ’97, i nuovi episodi promettono scintille e pathos in un prodotto che alza l’asticella sotto tutti gli aspetti.
Se dobbiamo trovare un neo in questi primi quattro episodi della seconda stagione, riguarda l’animazione: da questo punto di vista non c’è stato alcun salto di qualità, ma nemmeno un passo indietro, mantenendo uno standard costante e in linea con quanto visto nella prima stagione.
Ottima l’esplorazione di personaggi chiave come Apocalisse e Cable, così come la narrazione compatta e le atmosfere che spaziano dal futuro oscuro alle piramidi dell’antico Egitto.
Dopo il continuo crescendo culminato nel climax dell’episodio 4, si prospetta una seconda parte di stagione ancora più epica ed esaltante, ma sono certo che non mancheranno nemmeno i momenti più drammatici e colpi di scena che lasceranno a bocca aperta gli spettatori.
X-Men, belle storie, grandi nemici e viaggi nel tempo: tutto ciò che noi amanti dei mutanti Marvel desideriamo è racchiuso all’interno di questa serie. E per questo è assolutamente imperdibile.
Ci ritroviamo qui per il finale di stagione!
VOTO POPCORNERD: 8/10

Anime
CHAO: prima clip italiana del film anime in uscita il 25 giugno
Prima clip italiana del film anime Chao, in arrivo nei cinema dal 25 giugno al 1° luglio con Animagine, la collana nata da Dynit e Adler Entertainment
Presentano
CHAO
Di Yasuhiro Aoki
DAL 25 GIUGNO AL 1 LUGLIO AL CINEMA
Animagine, la collana nata dalla collaborazione tra Dynit e Adler Entertainment che porta al cinema gli anime del presente e del passato, è lieta di rilasciare la prima clip italiana di ChaO, che arriverà nelle sale italiane con un evento speciale per una settimana dal 25 giugno al 1 luglio dopo l’anteprima italiana che si terrà il 15 giugno alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro e il passaggio al festival di Annecy, dove ha vinto il Premio della Giuria, e di Sitges, a cui ha partecipato nella sezione Anima’t. Dai capolavori dei maestri dell’animazione alle produzioni contemporanee, dai film alle serie TV, Animagine porta in sala titoli giapponesi mai arrivati nei cinema italiani, per un’esperienza indimenticabile per i fan del Sol Levante e per chi si vuole avvicinare all’animazione orientale.
ChaO è un lungometraggio animato prodotto dall’acclamato Studio 4°C (lo stesso di Memories di Katsuhiro Otomo e di Animatrix). È il primo film interamente diretto da Yasuhiro Aoki, uno dei direttori dell’animazione storici dello studio giapponese, che nel 2008 era stato fra i registi di Batman – Il cavaliere di Gotham. Nel corso degli anni Aoki si è rivelato una delle voci più fresche dell’animazione nipponica: il suo stile inconfondibile rappresenta immagini nostalgiche e trasparenti, con dettagli curatissimi e personaggi dalle forme snelle che attraversano lo schermo come se volassero. “A prima vista, ChaO sembra una storia d’amore comica tra una sirena e un essere umano. Ma ha un messaggio molto più profondo: l’importanza di capire le culture diverse dalla nostra nel mondo odierno, dove i conflitti continuano a imperversare” – afferma il regista – “e spero che le persone acquisiscano la tolleranza necessaria per comprendere e apprezzare le altre culture. Questo è ciò che darà forma al futuro”.
ChaO è il nome di Ao Sonni Chao Neptunus, detta anche Raitin 3, principessa sirena che vive nelle profondità dei mari. I rapporti fra il suo regno e quello degli umani non sono dei migliori: le navi causano numerosi incidenti in mare, se gli abitanti sottomarini si avvicinano troppo. Le compagnie navali non sembrano intenzionate a migliorare la situazione, nemmeno quando Stephan, giovane impiegato della Shipholdings, presenta al CEO un futuristico progetto di un motore compatibile con la vita marina. In tutta risposta, il CEO lo spedisce a fare il mozzo su una nave ancorata in porto. Mentre sta spazzolando il ponte, però, viene improvvisamente travolto da un’onda e perde conoscenza; come si vede nella clip, al suo risveglio in ospedale il suo letto è assediato dai cameramen, perché è stata ChaO a salvarlo, e a quanto pare si è anche follemente innamorata. Da qui alle nozze il passo è molto breve, anche se Stephan, a dire la verità, non è molto d’accordo. Il mondo resta con il fiato sospeso ad osservare la loro storia d’amore, chiedendosi se l’umanità sia davvero compatibile con il mondo sottomarino…
Sinossi
In un mondo futuristico in cui umani e sirene convivono, la vita di un tranquillo impiegato di una compagnia navale viene sconvolta quando riceve improvvisamente una proposta di matrimonio da Chao, la principessa del regno delle sirene. Senza avere il tempo di capire cosa stia succedendo, Stephan si ritrova a vivere con l’imprevedibile e genuina Chao. Mentre il suo amore sincero comincia ad abbattere le barriere emotive di Stephan, prende forma una storia d’amore tanto inaspettata quanto commovente.
ChaO arriva in sala dal 25 giugno al 1 luglio con Animagine, la collana nata da Dynit e Adler Entertainment.
*Ringraziamo gli uffici stampa Echo Group per la condivisione del comunicato di cui sopra
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