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IT: Welcome to Derry, l’analisi della prima stagione

IT: Welcome to Derry, analisi di una prima stagione che racconta le origini di Pennywise

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IT: Welcome to Derry, la recensione della prima stagione

Si è conclusa da qualche settimana la prima stagione di IT: Welcome to Derry, la serie HBO che si propone di espandere l’universo narrativo di It raccontando le origini – o meglio, una delle prime manifestazioni – di Pennywise. Il progetto porta la firma di Andy Muschietti, Barbara Muschietti e Jason Fuchs, e nasce chiaramente con l’ambizione di inserirsi in continuità diretta con i due film cinematografici del 2017 e del 2019.

Andy and Barbar Muschietti, hollywoodreporter.com

Andy e Barbara Muschietti, foto di hollywoodreporter.com

Gli spettatori più attenti non faticheranno a cogliere i numerosi dettagli che legano la serie ai film precedenti, a partire proprio dal cast. Bill Skarsgård, ormai volto indissolubilmente legato al personaggio, torna a vestire i panni del clown, rafforzando l’idea di un universo coerente e riconoscibile. Una scelta tutt’altro che casuale, che sottolinea la volontà di Andy Muschietti di preservare una continuità estetica e narrativa ben precisa, evitando fratture nette tra cinema e televisione.

IT: Welcome to Derry, episodio 6

IT: Welcome to Derry, episodio 6

IT: Welcome to Derry non nasce quindi come una semplice operazione derivativa, ma come un tassello pensato per arricchire il mito di Derry e del male ciclico che la infesta, dialogando apertamente con i film usciti rispettivamente otto e sei anni fa.

La serie, ispirata al personaggio creato da Stephen King, nasce con l’obiettivo di colmare il vuoto lasciato nei non lettori dei romanzi, offrendo un approfondimento sulle origini del pagliaccio che, ciclicamente, ogni ventisette anni, torna a terrorizzare la cittadina di Derry.

Trama senza spoiler

Ambientata nella Derry dei primi anni Sessanta, IT: Welcome to Derry segue le vicende di un gruppo di nuovi abitanti che si trasferiscono nella cittadina del Maine in cerca di un nuovo inizio. Fin dai primi episodi, però, è chiaro che sotto la superficie rassicurante della provincia americana si nasconde qualcosa di profondamente sbagliato. Eventi inquietanti, sparizioni e un senso di minaccia costante iniziano a insinuarsi nella quotidianità dei protagonisti, riportando a galla un male antico che sembra legato indissolubilmente alla storia stessa di Derry.

IT: Welcome to Derry, episodio 1

IT: Welcome to Derry, episodio 1

La serie costruisce la sua narrazione intrecciando il punto di vista degli adulti con quello dei più giovani, mostrando come la violenza e l’orrore non si manifestino solo in forme soprannaturali, ma trovino terreno fertile anche nelle paure collettive, nei silenzi e nelle tensioni sociali dell’epoca. Pennywise resta una presenza costante, spesso più evocata che mostrata, mentre la storia si prende il tempo necessario per raccontare la città, i suoi abitanti e il ciclo di tragedie che, da generazioni, sembra ripetersi con inquietante regolarità.

IT: Welcome to Derry, episodio 1

IT: Welcome to Derry, episodio 1

Welcome to Derry non punta quindi solo a raccontare una nuova storia dell’orrore, ma a restituire l’idea di una comunità intrappolata in un loop di paura, preparando il terreno per ciò che i fan della saga già sanno, senza però dare nulla per scontato.

Una serie che funziona, anche con i suoi cambi di ritmo

Vado dritto al punto: IT: Welcome to Derry intrattiene e, nel complesso, fa il suo lavoro, nonostante una gestione del ritmo spesso irregolare, che in più di un’occasione rischia di confondere o persino annoiare. Il primo episodio ne è un esempio: si apre con una sequenza apertamente gore, il rapimento di Matty, per poi rallentare bruscamente e lasciare spazio alla presentazione dei personaggi e delle diverse linee narrative, fino a chiudersi con un cliffhanger piuttosto classico.

È una struttura che, con poche variazioni, si ripete per gran parte della stagione. Un’alternanza continua tra momenti di forte impatto visivo e lunghe fasi più riflessive, quasi dilatate, che spezzano la tensione per poi ricostruirla nel finale di episodio. Un meccanismo prevedibile, certo, ma che alla lunga funziona, soprattutto per chi accetta l’idea di una serie più interessata a costruire atmosfera e contesto che a mantenere costantemente alto il livello dell’orrore.

IT: Welcome to Derry, episodio 1

IT: Welcome to Derry, episodio 1

Per me la serie è stata una vera giostra: momenti di gore intenso e scene che lasciano davvero senza fiato si alternano a fasi più lente, che mi hanno spesso spinto a impostare il player a velocità 2x. A tenermi incollato allo schermo sono stati soprattutto i picchi più concitati, capaci di far digerire i momenti più lenti e rendere l’esperienza complessiva coinvolgente e la performance dei protagonisti Lilly, Ronnie, Will, Rich e Marge rispettivamente interpretati da Clara Stack, Amanda Christine, Blake Cameron James, Arian S. Cartaya e Matilda Lawler.

Ci tengo inoltre a ribadire quanto Bill Skarsgård sia perfetto nel ruolo di Pennywise. Davvero un grande attore.

Il mio episodio preferito? Episodio 7, The Black Spot. Preso singolarmente, credo sia uno dei migliori episodi visti quest’anno. E sembra che non sono l’unico a pensarlo.

Rating degli episodi della prima stagione secondo IMDB

Rating degli episodi della prima stagione secondo IMDB

IT Welcome to Derry, Episodio 7

IT Welcome to Derry, Episodio 7

Le diverse forme del male

Un dettaglio particolarmente interessante è il modo in cui Pennywise sceglie di manifestarsi ai protagonisti. Nei primi episodi, il pagliaccio non assume mai una forma unica e riconoscibile, ma si modella sulle paure più profonde di ciascuno di loro, trasformandosi nella materializzazione delle loro fobie. È in questi momenti che la serie riesce a colpire più a fondo, dando vita a sequenze di autentico terrore che vanno oltre il semplice spavento.

Sono diverse le occasioni in cui questo meccanismo entra in gioco, e spesso con risultati disturbanti. Emblematico, in questo senso, è quanto accade nel secondo episodio, quando Pennywise costringe Ronnie a rivivere il proprio parto, un’esperienza traumatica che, per una tragica coincidenza, le è costata la perdita della madre. Una scena dura, che funziona proprio perché attinge a un orrore intimo e personale, più che spettacolare.

Al di là della forma che assume di volta in volta, c’è però un elemento che rimane costante: quando Pennywise entra in scena, ne esce sempre sporco di sangue. È un segno visivo ricorrente, quasi un marchio di fabbrica, che ribadisce come dietro ogni maschera, ogni illusione e ogni paura evocata, si nasconda sempre la stessa natura violenta e predatoria.

IT: Welcome to Derry, episodio 1

IT: Welcome to Derry, episodio 1

Easter egg… e collegamenti che non potevamo non notare

Questa serie ha molto da offrire anche agli appassionati di fumetti come noi. Nel primo episodio, infatti, vediamo uno dei protagonisti leggere Detective Comics #298, una scelta tutt’altro che casuale. Andy Muschietti sembra strizzare l’occhio agli spettatori più attenti, soprattutto alla luce dei rumor che lo vorrebbero alla regia di Batman: The Brave and the Bold, il nuovo progetto DC guidato da James Gunn.

Sempre nello stesso episodio compare anche The Flash #123, un riferimento piuttosto esplicito e un omaggio al film The Flash del 2023, diretto dallo stesso Muschietti. Piccoli dettagli che non aggiungono nulla alla trama, ma contribuiscono a rafforzare quel dialogo continuo tra cinema, televisione e cultura fumettistica che la serie sembra voler coltivare.

IT: Welcome to Derry, Episodio 1

Detective Comics #298

The Flash #123

Ma i riferimenti non finiscono qui, perché Welcome to Derry ha qualcosa da offrire anche ai puristi dell’horror di Stephen King. Senza scendere in territori troppo spoilerosi, nell’episodio finale compare il giovane Dick Hallorann, che accenna a un possibile lavoro presso un hotel in Europa, accompagnando il tutto con una battuta che mi ha fatto sorridere: “I mean, how much trouble can a hotel be?” o in italiano “Insomma, quanto potrà mai essere problematico un hotel?”.

Dick Hallorann nell'ultimo episodio della prima stagione

Dick Hallorann nell’ultimo episodio della prima stagione

Non serve essere esperti cinefili o lettori di lunga data per cogliere il collegamento a The Shining e al leggendario Overlook Hotel, il luogo fittizio in cui Stephen King ha ambientato uno dei suoi racconti più celebri, poi diventato un film iconico grazie alla regia di Stanley Kubrick. Un richiamo elegante.

Nel corso dei dieci episodi, vediamo inoltre le prime manifestazioni della “luccicanza” di Dick e il modo in cui impara gradualmente a gestire questa abilità. In questo senso, la serie può essere letta anche come una vera e propria storia di origine di Dick Hallorann, destinato a diventare il futuro mentore di Danny Torrance in The Shining.

Data d’uscita e distribuzione della prima stagione

La serie ha debuttato con l’episodio pilota il 27 ottobre 2025, per poi proseguire con la cadenza di un episodio a settimana su HBO Max negli Stati Uniti e su Sky in Italia.

IT: Welcome to Derry, episodio 1

IT: Welcome to Derry, episodio 1

Cosa aspettarsi per il futuro

Andy Muschietti ha recentemente confermato di avere in mente un piano che prevede tre stagioni di IT: Welcome to Derry. Se questa prima stagione è ambientata nel 1962, la seconda farà un salto indietro fino al 1935, mentre la terza sarà ambientata nel 1908, proseguendo così l’esplorazione a ritroso della storia di Derry e del male che la infesta.

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Daredevil: Born Again S2: Recensione – Solo il Diavolo può salvare questa città

Abbiamo visto in anteprima la nuova stagione di Daredevil: Born Again. Preparatevi perché il viaggio del Diavolo di Hell’s Kitchen in questi 8 episodi, sarà tutt’altro che semplice

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Solo il Diavolo può salvare New York. Se avete visto la prima stagione di Daredevil: Born Again, ricorderete che, nel finale, il sindaco Wilson Fisk aveva messo fuorilegge i vigilanti e che la speciale Task Force Anti Vigilante da lui istituita si preparava a mettere a ferro e fuoco la città con ogni mezzo, pur di dare la caccia a Daredevil e a ogni presunto “eroe” in costume. Ripeto: con ogni mezzo.

Uno scenario decisamente drammatico, che faceva presagire un level up d’intensità per la seconda stagione dello show più maturo dei Marvel Studios, con protagonisti Charlie Cox (Matt Murdock/Daredevil) e Vincent D’Onofrio (Wilson Fisk/Kingpin). Beh… il salto di qualità c’è stato. Eccome.

Serie molto attesa dai fan e secondo show del 2026 del MCU dopo Wonder Man, la seconda stagione di Daredevil: Born Again è finalmente arrivata su Disney+, con un obiettivo chiaro: offrire allo spettatore un prodotto ancora più maturo e spettacolare, lasciando intendere che questo potrebbe essere un anno particolarmente cupo per i personaggi dei Marvel Studios.

All’orizzonte, infatti, si profila Avengers: Doomsday, che non sembra promettere lieti fini.

Dietro ai nuovi episodi di Daredevil: Born Again troviamo ancora una volta lo showrunner Dario Scardapane, che fin dalla prima stagione ha cercato di recuperare le atmosfere della fortunata serie Netflix, osannata dai fan prima che il Diavolo di Hell’s Kitchen approdasse agli Studios di Kevin Feige.

Anche in questa stagione si percepisce il contributo di Brian Michael Bendis, veterano del fumetto crime e autore di una run fondamentale sulla serie regolare di Daredevil, qui nel ruolo di consulente per garantire che le atmosfere noir, cardine della sua gestione a fumetti, venissero rispettate anche nei nuovi episodi. E questo non può che essere un elemento positivo per gli amanti dello show.

Non è un segreto, né tantomeno uno spoiler, il graditissimo ritorno della Jessica Jones di Krysten Ritter, annunciato l’anno scorso durante il New York Comic-Con, per la quale sembra non essere passato il tempo, nonostante siano trascorsi quasi sette anni dalla sua ultima apparizione. Nei nuovi episodi la vedremo affiancare Daredevil, confermando come, quanto accaduto negli show pre-MCU, non sia stato cancellato, ma rappresenti a tutti gli effetti il passato di questi personaggi.

Dopo aver visto in anteprima l’intera seconda stagione, posso dire che lo show ha rispettato le aspettative di molti spettatori: fan dei Marvel Studios, nostalgici delle serie Netflix o semplicemente lettori dei fumetti dedicati al “Cornetto”, come viene affettuosamente chiamato in Italia.

Daredevil: Born Again – la discesa continua verso l’inferno di N.Y.

Quello che succede a New York è letteralmente l’inferno. Wilson Fisk è il sindaco di una città in continuo declino e degrado e, grazie al supporto della sua Task Force personale anti-vigilanti, porta avanti i suoi loschi traffici illegali.

Al contempo, continua la caccia a Daredevil e alla sua compagna Karen Page (Deborah Ann Woll), entrambi fuggiaschi e ricercati. E, di fatto, l’unica nota positiva di questa situazione per Matt è il ritorno accanto alla sua amata Karen, con cui i rapporti si erano incrinati dopo la morte di Foggy Nelson (Elden Henson) nell’episodio di apertura della prima stagione.

Daredevil con un nuovo costume nero che sfoggia, finalmente, le due ‘D’ sul petto, cerca di sopravvivere e, allo stesso tempo, di mettere i bastoni tra le ruote agli affari criminali dei Fisk: Wilson e la moglie Vanessa (Ayelet Zurer).

La ricerca di prove che possano incriminare il sindaco è una lotta contro il tempo per Matt, considerando che le forze speciali di Fisk, capitanate dal folle poliziotto Powell, sono dei cani sciolti pronti a tutto pur di catturare Daredevil e proteggere il loro datore di lavoro: anche arrestare innocenti che cercano di opporsi alla “dittatura” di Fisk. Perché di questo si tratta.

Parallelamente, si sviluppano le storie degli altri personaggi già comparsi nella prima stagione: è imminente il processo a Jacques Duquesne (Tony Dalton), alias lo Spadaccino, vigilante arrestato nella stagione precedente; la psicologa Heather Gleen (Margarita Levieva), ex amante di Matt, è ancora sotto shock dopo essere stata quasi uccisa da Muse; il giovane vicesindaco Daniel Blake (Michael Gandolfini) è combattuto per il suo rapporto con la giornalista e amica BB Urich (Genneya Walton), mal visto ai piani alti; e la giovane Angela del Toro (Camila Rodriguez) cerca di portare avanti l’eredità di Hector Ayala / Tigre Bianca, assassinato a sangue freddo da un mitomane nella stagione 1.

In un contesto in cui la tragedia è dietro ogni angolo, la verità è una sola: solo Daredevil può salvare Hell’s Kitchen e l’intera New York dalle grinfie di Fisk. Ma non può farcela da solo. Ha bisogno di aiuto.

Più una ‘seconda parte’ che una stagione 2

I nuovi episodi di Daredevil: Born Again riprendono il filo esattamente da dove era stato lasciato. Chi dovesse salire a bordo della serie con questi nuovi episodi difficilmente riuscirà a comprendere gran parte di ciò che accade.

Questo perché non siamo di fronte a una vera e propria seconda stagione, ma a una “seconda parte” di una storia molto più ampia, inizialmente concepita dalla produzione e dagli Studios come un unico arco di 18 episodi. In seguito, però, si è deciso di tornare sui propri passi e di suddividere gli eventi in due stagioni. E posso dire che la direzione presa dai Marvel Studios è stata, senza ombra di dubbio, sensata.

Quello che accade nella prima e nella seconda stagione di Born Again aveva bisogno di tempo per sviluppare trame e personaggi, e la scelta di non condensare tutto in un’unica stagione si è rivelata, a conti fatti, vincente. La seconda stagione porta avanti quanto costruito negli episodi precedenti, permettendo ai personaggi di evolversi in maniera coerente e dando il giusto spazio sia alla loro crescita sia agli eventi chiave della narrazione.

Una trama più cupa e cruda, che parte piano e finisce forte

Se nella prima stagione il tasso di violenza, adrenalina e drammaticità era alto, questi nuovi episodi alzano decisamente tono e livello, con sequenze molto più cupe e combattimenti più crudi dalle coreografie spettacolari, in cui il sangue non viene certo risparmiato.

Ma, come un buon piatto, anche questa stagione di Born Again è stata pensata dai suoi autori per essere gustata e assaporata, così da vivere appieno l’esperienza di Hell’s Kitchen e, soprattutto, rimediare ad alcuni errori commessi nella prima stagione (come la gestione del personaggio di Muse e la sua frettolosa uscita di scena).

I primi episodi partono più lentamente, senza rinunciare a ottime scene d’azione, ma concentrandosi principalmente sullo status quo dei personaggi e sulle loro storie. Soprattutto, l’attenzione si sposta sulla città, considerabile a tutti gli effetti un personaggio, per come viene descritta e fatta “vivere” allo spettatore episodio dopo episodio.

Come detto, per sviluppare certe trame serve tempo, e la produzione guidata da Scardapane si prende tutto quello necessario per portare avanti le storie dei personaggi, fino a farle confluire in un evento specifico che rappresenta un crocevia fondamentale per il prosieguo della narrazione (e per l’aumento vertiginoso dell’intensità della serie).

Perché, dopo aver scaldato i motori, Born Again parte in quarta, alzando l’asticella episodio dopo episodio, reintroducendo o dando maggiore spazio a personaggi amati, fino a raggiungere un climax e una potenza scenografica e visiva davvero notevoli.

Chi ha apprezzato le atmosfere e i toni cupi di The Batman e The Penguin della “scuderia” opposta potrebbe sentirsi decisamente a suo agio con questa seconda parte di Daredevil: Born Again dei Marvel Studios. Il consiglio, quindi, è uno solo: pazienza.

Una Task Force, che non va molto lontano dalla realtà

In Daredevil: Born Again S2, protagonisti spietati e senza scrupoli per l’intera stagione sono i componenti della Task Force Anti Vigilante di Wilson Fisk, guidati dall’inarrestabile agente Powell.

Creata dal sindaco nella prima stagione, questa unità speciale, il cui scopo ufficiale sarebbe quello di far rispettare la legge e arrestare i vigilanti, prende progressivamente consapevolezza del potere e della libertà di cui dispone, mettendo in secondo piano la giustizia democratica per promuovere esclusivamente gli interessi di Wilson Fisk.

Composta da agenti fuori controllo che, invece di infondere sicurezza, seminano terrore tra i cittadini, mi ha ricordato, purtroppo, da vicino la realtà e le azioni di alcuni elementi del team federale dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), che negli ultimi mesi ha fatto molto parlare di sé nei notiziari e anche sui social.

Non vivendo negli Stati Uniti, l’unica percezione che si può avere è quella trasmessa dai media, ma quanto mostrato dalla Task Force all’interno degli episodi con violenza e uso illegittimo della forza non sembra, in alcuni casi, essere molto distante da episodi che hanno visto protagonisti alcuni agenti dell’ICE recentemente.

L’eterna lotta tra il Diavolo e il Re Bianco

Il lavoro fatto sui personaggi nella seconda stagione di Daredevil: Born Again è, senza ombra di dubbio, eccezionale. Ognuno ha una propria storyline che prosegue e lo porta verso un’evoluzione e una maturazione ben definite.

Partiamo dai due mattatori della serie: Matt Murdock e Kingpin. Anzi: Daredevil e Wilson Fisk. Già, perché nei nuovi episodi è molto più presente l’eroe in costume rispetto all’avvocato cieco di Hell’s Kitchen, così come Wilson Fisk, sindaco di New York, ha molto più spazio rispetto alla sua controparte criminale di Kingpin.

Il conflitto tra i due è aumentato non solo d’intensità, ma ha visto, nel corso del tempo, anche crescere il ‘ring’ dove si consuma lo scontro; dal quartiere di Hell’s Kitchen ci si è spostati all’intera città di New York, che si spacca totalmente in due fazioni, due schieramenti l’uno a favore del Diavolo e l’altro con il Re Bianco.

Si tratta di un dualismo che va ben oltre l’eterna lotta tra bene e male, un qualcosa che è entrato visceralmente all’interno di ognuno dei due personaggi.

Le parole di elogio per Charlie Cox e Vincent D’Onofrio sono le ennesime che contribuiscono a consacrare due ruoli in cui gli attori si muovono ormai con totale naturalezza. Il dualismo sullo schermo, che va avanti da anni, ben cinque stagioni su due piattaforme diverse, raggiunge il suo climax proprio nel corso dei nuovi episodi di Born Again.

Non voglio togliere alcun merito a Cox, come sempre bravissimo e perfetto sia come Daredevil sia come Matt Murdock, ma D’Onofrio giganteggia nei panni di Fisk: ogni espressione del volto, ogni movimento del corpo, ogni parola pronunciata è assolutamente calata nel personaggio. In questa stagione (in particolare nella seconda parte) siamo davanti alla migliore versione di Fisk che D’Onofrio potesse regalarci.

Piccola nota da tenere a mente: quando il buon Wilson indossa il vestito bianco, è il segnale che l’inferno sta per scatenarsi.

Tra ritorni e conferme: personaggi che crescono ed evolvono

Deborah Ann Woll è la vera “donna senza paura”. La sua Karen Page è cambiata notevolmente nel corso del tempo e quella che troviamo in Born Again 2 è una donna determinata, carismatica e dal forte temperamento, che non ha ancora superato la morte dell’amico Foggy, ma fa di tutto, insieme a Matt, per abbattere il regno di Fisk. Anche a costo di diventare una rivoluzionaria.

Molto sorprendente e inaspettata è anche l’evoluzione di Bullseye, interpretato egregiamente da Wilson Bethel, che torna (eccome se torna) ed è anche al centro di un paio di episodi della serie.

Quello televisivo, è un personaggio completamente agli antipodi rispetto al villain fumettistico sin delle origini “netflixiane”, ma in questa stagione prende una piega decisamente particolare, funzionando molto bene sia per il personaggio di Benjamin “Dex” Poindexter sia per la trama principale. Un villain in cerca, in qualche modo, di redenzione… ma stiamo sempre parlando di Bullseye.

Il ritorno di Jessica Jones è quello che “fa meno rumore” all’interno della stagione, nonostante il giustificato clamore per la sua apparizione. Krysten Ritter è ancora una volta perfetta e carismatica, ma (SPOILER) appare meno di quanto mi aspettassi. È anche vero che, quando compare sullo schermo, sono dolori per i suoi avversari.

Molto interessanti anche gli sviluppi dei personaggi secondari: la dottoressa Glenn trasmette allo spettatore uno stato costante di ansia e irrequietezza, segnato da una violenza da cui non è mai davvero uscita e che sembra risucchiarla sempre più nel baratro; il vice di Fisk, il giovane Blake, è un personaggio sorprendente e convincente, portato sullo schermo da un davvero bravo Michael Gandolfini (si vede che è figlio d’arte) che più va avanti e più ricorda nel modo di recitare il compianto padre James; e anche la giovane Angela del Toro, già vista nella prima stagione, ha una storyline che, per chi legge Daredevil, lascia intuire chiaramente quale futuro la attenda.

Collegamenti con i comics? Assolutamente sì

In ultima analisi, Daredevil: Born Again S2 attinge, e per fortuna, anche dai fumetti. E come potrebbe essere altrimenti, con Brian Michael Bendis come consulente?

Nonostante il titolo evocativo, all’interno di Born Again non si trova praticamente nulla del lavoro di Frank Miller, mentre è molto più evidente l’influenza del ciclo di Bendis. La sua run è, senza ombra di dubbio, un forte richiamo e una fonte d’ispirazione anche in questa stagione, soprattutto per due elementi chiave che si riflettono negli episodi finali e nel destino che riguarda Matt e il suo alter ego in costume.

Il costume nero, funzionale anche a livello visivo per restituire atmosfere più cupe e dark, richiama la suit indossata dall’eroe nel celebre ciclo di Charles Soule e Ron Garney, ma non solo (vi rimando all’articolo specifico in cui abbiamo parlato in maniera approfondita della nuova suit).

Infine, Devil’s Reign: nel crossover a fumetti, Daredevil sfidava il sindaco Fisk insieme a un manipolo di supereroi. Accadrà anche nella serie TV?

Perché guardare Daredevil: Born Again S2?

Quello che è arrivato su Disney+ è uno dei prodotti migliori del Marvel Cinematic Universe.

Se la prima stagione poteva presentare alcuni punti deboli e scelte discutibili, questa seconda stagione offre moltissime luci e poche ombre (nonostante i toni oscuri e dark). I difetti sono stati in gran parte corretti, tutti i nodi vengono finalmente al pettine e la trama scritta da Dario Scardapane colpisce per maturità e gestione dei personaggi.

Lo showrunner ha compreso ciò che il pubblico desiderava per il personaggio di Daredevil, spazzando via il ridicolo cameo in She-Hulk, e riportando sugli schermi Disney l’eroe e l’interprete che hanno reso popolare tra il grande pubblico l’avvocato cieco che combatte la malavita vestito da Diavolo. Ma non solo: è riuscito, a mio avviso, a raggiungere un livello qualitativo cinematografico, andando ben oltre il semplice prodotto da ‘serie per la TV’. Scenografia, musiche, costumi, combattimenti, luci, inquadrature e personaggi sono tutti tasselli che, uniti, rendono grande questo show.

Il finale conferma (ma era già stato annunciato) che ci sarà una terza stagione. E io non vedo l’ora di tornare a Hell’s Kitchen ancora una volta. Questa città ha bisogno del suo protettore. Ha bisogno di Daredevil. E noi telespettatori anche.


VOTO POPCORNERD: 9/10

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Prime video

“LOL: Chi ride è fuori”: Trailer e poster della stagione 6, dal 23 aprile su Prime Video

Trailer e poster di LOL 6 la nuova stagione del comedy show Original di Prime Video condotto da Alessandro Siani e Angelo Pintus

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LOL 6

prime

Prime Video svela il trailer e il poster della nuova stagionedi LOL: Chi ride è fuori
disponibile in esclusiva su Prime Video dal 23 aprile

Si sfideranno a rimanere seri: Carlo Amleto, Valentina Barbieri, Giovanni Esposito, Barbara Foria,  Sergio Friscia, Francesco Mandelli, Paola Minaccioni, Scintilla, UfoZero2, Yoko Yamada

Nella control room Alessandro Siani e Angelo Pintus nelle vesti di arbitri e conduttori 
con due speciali “assi nella manica” Federico Basso e Andrea Pisani

LOL: Chi ride è fuori è prodotto da Endemol Shine Italy per Amazon MGM Studios  e sarà disponibile in esclusiva su Prime Video in oltre 240 Paesi e territori nel mondo dal 23 aprile

Prime Video svela il trailer e il poster della sesta stagione di  LOL: Chi ride è fuori,  il comedy show Original dei record prodotto in Italia, disponibile in esclusiva dal 23 aprile con i primi 5 episodi e dal 30 aprile con l’ultimo episodio. Nel nuovo cast ci saranno Carlo AmletoValentina BarbieriGiovanni EspositoBarbara ForiaSergio FrisciaFrancesco MandelliPaola Minaccioni, Scintilla, UfoZero2, Yoko Yamada che si sfideranno a rimanere seri per sei ore consecutive provando, contemporaneamente, a far ridere i loro avversari, per aggiudicarsi un premio finale di 100.000 euro a favore di un ente benefico scelto da chi vincerà.

Ad osservare l’esilarante gara comica dalla control room nelle vesti di arbitri e conduttori, Alessandro Siani e Angelo Pintus. Quest’anno, però, potranno contare su un aiuto speciale: Federico Basso e Andrea Pisani, i loro “assi nella manica”, pronti a intervenire per mettere a dura prova i concorrenti con l’obiettivo di farli ridere. La nuova stagione del comedy show in 6 episodi, prodotta da Endemol Shine Italy per Amazon MGM Studios, sarà disponibile su Prime Video in tutto il mondo dal 23 aprile.

 

 

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Netflix

Bridgerton: NETFLIX annuncia la quinta stagione

Netflix ha annunciato con un teaser la quinta stagione di Bridgerton che vedrà protagoniste Hannah Dodd e Masali Baduza

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Netflix

ANNUNCIA LA QUINTA STAGIONE DI

DEDICATA A FRANCESCA E MICHAELA STIRLING

HANNAH DODD E MASALI BADUZA PROTAGONISTE DELLA SERIE DI SUCCESSO NETFLIX E SHONDALAND, CON UNA NUOVA STORIA D’AMORE

Netflix e Shondaland annunciano oggi che la produzione della quinta stagione di Bridgerton è ufficialmente iniziata.

La quinta stagione di Bridgerton sarà incentrata su Francesca (Hannah Dodd), l’introversa figlia di mezzo della famiglia Bridgerton. A due anni dalla perdita dell’amato marito John, Francesca decide di tornare sulla piazza per ragioni pratiche. Tuttavia, quando Michaela (Masali Baduza), cugina di John, torna a Londra per occuparsi della tenuta dei Kilmartin, i sentimenti complessi che nascono in Francesca la spingeranno a chiedersi se attenersi al suo pragmatismo o lasciarsi guidare dai propri desideri più profondi.

Descrizione dei personaggi:

Hannah Dodd è Francesca Stirling, Contessa di Kilmartin: riservata e controllata, Francesca si è sempre sentita fuori posto nel mondo che la circonda. Con l’arrivo di Michaela e lo scatenarsi di nuove emozioni, Francesca intraprenderà un percorso di scoperta personale che potrebbe cambiare tutto.

Masali Baduza è Michaela Stirling. Dietro al suo fascino e alla sua vivacità si cela una giovane donna vulnerabile, pronta a fuggire non appena si sente a disagio. In questa stagione, però, Michaela dovrà affrontare le proprie fragilità e confrontarsi con il peso dell’eredità del cugino scomparso, e con il suo rapporto con Francesca.

CREDITI

Numero episodi: 8

Location delle riprese: Londra (Regno Unito)

Showrunner/ Produttrice esecutiva: Jess Brownell

Produttori esecutivi: Shonda Rhimes, Betsy Beers, Tom Verica e Chris Van Dusen

*Ringraziamo gli uffici stampa Netflix per la condivisione del comunicato di cui sopra 

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