La fine del 2025 e l’inizio del 2026 televisivi sono stati letteralmente monopolizzati dall’arrivo dell’attesissima quinta e ultima stagione di Stranger Things, l’opera dei fratelli Matt e Ross Duffer che, dopo dieci anni, hanno deciso di chiudere la loro storia dividendola in tre “atti”.
La prima parte è uscita il 27 novembre, con il rilascio dei primi quattro episodi; la seconda è stata pubblicata il 26 dicembre, includendo gli episodi 5, 6 e 7; il gran finale, invece, è arrivato il 1º gennaio 2026, con una puntata conclusiva della durata di oltre due ore.

Stranger Things: dove eravamo rimasti
Siamo nel 1987 e assistiamo alle ripercussioni degli eventi che hanno chiuso la quarta stagione. Hawkins è ora una città militarizzata: le autorità hanno ufficialmente attribuito la distruzione a un terremoto, ma in segreto conducono esperimenti sia nella nostra realtà sia nel Sottosopra. L’obiettivo è inquietante: creare nuovi soldati dotati dei poteri di Vecna e Undici (Millie Bobby Brown).

l’Abisso, la vera casa di Vecna
Dall’altra parte ritroviamo i nostri protagonisti, ormai adolescenti, costretti non solo a sfuggire ai militari, ma anche a elaborare un piano per rintracciare e sconfiggere Vecna e le sue creature una volta per tutte, chiudendo definitivamente il Sottosopra. Una dimensione che, però, si rivelerà diversa da come l’abbiamo sempre immaginata: scopriremo infatti che funge da ponte verso una nuova realtà, chiamata l’Abisso, la vera casa di Vecna. È lì che tutto ha avuto origine ed è lì che tutto finirà. Proprio dall’Abisso, Henry tirerà i fili di un piano malvagio che culminerà nel tentativo di fondere Abisso e Terra in un’unica, terrificante realtà.
Personaggi, vecchi e nuovi, la vera anima della serie

Holly & Max intrappolate nel Sottosopra
La quinta stagione si concentra inoltre in modo profondo sui personaggi, da sempre il vero cuore pulsante della serie. Accanto al gruppo storico di amici, vengono introdotti nuovi volti che impariamo a conoscere e ad apprezzare; dalla sorella di Mike e Nancy, Holly, al goffo ma sorprendentemente carismatico Derek, fino alla spietata Dottoressa dell’esercito, Kay, interpretata da una sempre superba Linda Hamilton. A completare il quadro, il ritorno di Kali, la sorella di Undici, apparsa brevemente nella seconda stagione.

Derek “il magnifico”
Holly, insieme ad altri bambini, diventa per diverse puntate una preda di Vecna, rivelandosi una pedina fondamentale del suo piano. La giovane affronta una vera e propria trasformazione: da bambina paurosa si evolve in una ragazza coraggiosa, sempre più consapevole dei propri mezzi.
La vera rivelazione della stagione, però, è senza dubbio Derek. Bambino inizialmente un po’ emarginato a causa del suo aspetto fisico, trova nell’essere scurrile e impertinente la sua armatura emotiva. Proprio questo atteggiamento diventa la sua forza, regalando, a mio parere, le migliori battute dell’intera stagione, rivolte a Vecna.

Will, grande protagonista della stagione 5 di Stranger Things
Passa invece in secondo piano Undici, che per gran parte della stagione perde il ruolo di personaggio centrale, salvo poi riprenderselo prepotentemente nell’ultima parte dell’episodio conclusivo. Il focus narrativo torna infatti su Will (Noah Schnapp) il personaggio da cui tutto è iniziato.
Dopo aver perso centralità nel corso delle stagioni (se si esclude il legame con il Mind Flayer), i Duffer scelgono di riportarlo al centro della storia, permettendoci di scoprire un suo lato intimo che nella quarta stagione avevamo solo potuto intuire.

Questo percorso culmina in un discorso toccante ed emozionante, pronunciato davanti ai suoi affetti più cari, poco prima della battaglia decisiva. Una scelta narrativa che non ha convinto tutti, giudicata da alcuni anacronistica, ma che secondo me arriva nel momento perfetto: Will si libera finalmente delle sue paure, ovvero dell’unica arma che Vecna può usare per manipolarlo. Senza paura, Will diventa l’elemento imprevisto, l’arma in più che Vecna non aveva calcolato: lo Stregone di D&D.
Sono strutturati con grande cura anche tutti gli altri rapporti, che si assestano gradualmente nel corso della stagione per trovare poi una degna conclusione.
Dustin (Gaten Matarazzo) parte cupo e attaccabrighe, quasi distante dal gruppo, ancora segnato dal lutto mai superato per Eddie. Grazie soprattutto ai confronti con Steve (Joe Keery), riesce però a riavvicinarsi a lui, ricostruendo quella coppia che abbiamo imparato ad amare.
Hopper comprende finalmente che Undici non potrà essere protetta per sempre e che dovrà, prima o poi, affrontare da sola decisioni difficili.
Nancy e Jonathan, invece, riescono finalmente a dirsi tutto ciò che non hanno mai sopportato l’uno dell’altra. Realizzano che a tenerli uniti non era più l’amore, ma gli eventi catastrofici vissuti negli ultimi anni, e arrivano persino a una sorta di “non proposta” di matrimonio mentre, letteralmente, il mondo intorno a loro sta crollando.

La storia di Henry prima di divenire Vecna, meritava più spazio nella serie?
L’unico aspetto su cui, forse, la serie non si sofferma a dovere è il passato di Henry (Jamie Campbell Bower), prima di diventare cavia del dottor Brenner e, successivamente, Vecna.
Il suo passato ci viene raccontato attraverso alcuni flashback nella quarta stagione, ma in questa quinta non viene approfondito quanto avrebbe meritato. Scopriamo che nella sua mente si nascondono ricordi traumatici, trasformati in veri e propri luoghi rifugio, ma la loro introspezione resta piuttosto superficiale, se non in un breve momento a metà stagione.

Al contrario, questo lato viene analizzato in maniera molto più approfondita nello spettacolo teatrale, rivelatosi canonico e fondamentale per comprendere appieno la sua storia. Un aspetto che è stato anche oggetto di critiche da parte di molti spettatori, che hanno imputato ai fratelli Duffer la scelta di non portare sullo schermo quanto mostrato sul palco, privando così la serie di un quadro completo della psicologia di Henry.
Perché Henry/Vecna è, a suo modo, anche una vittima: vittima del Mind Flayer, degli esperimenti e dei traumi infantili che hanno reso la sua anima fragile e plasmabile. Invece di opporsi, però, ha ceduto al fascino del male, convinto di diventare più potente, finendo per diventare inevitabilmente ancora più solo.

Alla fine, il vero motore di tutta l’opera è l’amicizia. Quell’amicizia che nasce tra i banchi di scuola e si rafforza con il tempo; che può sbocciare su un’altalena, diventare eterna durante una partita di Dungeons & Dragons o trasformarsi, col tempo, in amore. Perché, come già detto, la vera forza di Stranger Things non sono mai state solo le atmosfere anni ’80 o l’azione: la sua vera forza sono sempre stati i personaggi. Personaggi ai quali ci siamo affezionati, con cui abbiamo empatizzato e nei quali, forse, ci siamo anche riconosciuti.
Capitolo 8: la battaglia finale e un epilogo… commovente

Il saluto tra Undi e Mike
Proprio per questo l’ultimo episodio si concentra sì sulla battaglia finale, forse un po’ sbrigativa, ma dedica quasi metà della sua durata alla conclusione e al commiato dei protagonisti. A mio parere, si tratta di un finale perfetto ed emozionante: una vera e propria lettera d’amore dei fratelli Duffer alla loro “creatura” e a noi spettatori che, per dieci anni, li abbiamo seguiti, attesi e amati.

Il giorno del diploma
Sono passati 18 mesi dagli eventi della battaglia finale. Hawkins è tornata alla normalità, senza più militari o basi a fare da sfondo alle strade della cittadina. Per i nostri ragazzi è arrivato il momento di lasciare l’adolescenza ed entrare nel mondo degli adulti. Sul tetto della radio del paese, Nancy, Robin, Steve e Jonathan si raccontano le loro nuove vite, lasciando intendere come i rapporti tra loro, complice la distanza, non siano più così frequenti. In una scena bellissima e malinconica, tra ricordi e sfottò, si promettono di incontrarsi almeno una volta al mese. Sappiamo tutti, loro per primi, che sarà una promessa difficile da mantenere: la vita prende spesso strade diverse e il tempo, gli impegni e le priorità non sempre giocano a nostro favore.
Ci sono poi altri protagonisti chiamati ad affrontare un’ultima grande sfida. Questa volta, il “nemico” è crescere.

L’ultima partita a D&D
Dopo aver ricevuto i diplomi, i nostri amici devono intraprendere il viaggio che li trasformerà in uomini e donne, ma non prima di aver concluso un’ultima partita a D&D. Il cerchio si chiude dove tutto è iniziato: nella stessa tavernetta in cui li avevamo visti per la prima volta sei anni prima. Qui Mike (Finn Michael Wolfhard), da vero Dungeon Master, immagina e racconta il futuro dei suoi amici: Max (Sadie Sink) e Lucas (Caleb McLaughlin) insieme come coppia, Dustin al college a fare ricerca, Will finalmente libero di vivere la vita che sogna, e lui stesso ancora intento a narrare storie.
C’è però un’ultima storia che Mike decide di raccontare: quella di Undici. Vuole credere che sia sopravvissuta all’esplosione finale del Sottosopra e che stia vivendo lontano da Hawkins, alla ricerca della propria indipendenza. In un emozionantissimo scambio di sguardi, tutti decidono di credere insieme a lui. Il tutto si chiude con lo sguardo malinconico ma sereno di Mike, mentre osserva il passaggio di consegne al tavolo di D&D, dove ora siedono Holly, Derek e altri nuovi amici, pronti a vivere nuove avventure.
Un viaggio lungo dieci anni che mi ha commosso ed emozionato. Perché, in fondo, la vita è davvero una gigantesca partita a Dungeons & Dragons: le sfide non mancano mai e non sempre i dadi sono dalla nostra parte.
