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La Casa il Rogo del Male – Recensione: Ogni famiglia ha il suo lato oscuro
Abbiamo visto La Casa: Il Rogo del Male, nuovo film della saga cinematografica creata da Sam Raimi e diretto da Sébastien Vaniček, che nella sua interpretazione non rinuncia allo splatter e alla violenza
Da amante del cinema horror e da fan di Sam Raimi, ogni volta che esce un nuovo film dedicato al franchise La Casa (Evil Dead), quasi come impossessato dal potere demoniaco del Necronomicon, corro a vederlo al cinema.
È successo anche con La Casa: il Rogo del Male, nuovo capitolo della saga, prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures. Sam Raimi, in veste di produttore a sua volta, come già accaduto per i due precedenti film, ha affidato la regia a un altro regista: il francese Sébastien Vaniček (Vermin) che ha raccolto il testimone di Lee Cronin (La Casa: Il Risveglio del Male) e di Fede Álvarez (La Casa).
Il 2026 ci ha regalato finora veri e propri giovani talenti del cinema horror, un genere tornato prepotentemente alla ribalta e capace di dimostrare come il pubblico abbia ancora una grande ‘fame di paura’ quando va al cinema. Proprio per questo, le aspettative nei confronti di La Casa: il Rogo del Male erano alte.

Erroll Shand e il regista Sébastien Vaniček durante una rirpresa del film
Se ‘l’appetito vien mangiando’, dopo gli ottimi Obsession di Curry Barker e Backrooms di Kane Parsons, non ci si aspettava un film che replicasse il successo di questi due veri e propri fenomeni degli ultimi mesi, ma almeno una pellicola che rendesse omaggio a uno dei più grandi cult movie di Raimi, forte anche di una nutrita fanbase e di tutti quegli elementi e crismi della saga che, pur riproposti, avrebbero fatto felice lo spettatore, perché sono proprio ciò che il fan si aspetta di trovare entrando in sala.
Purtroppo, più che saziare quella ‘fame di horror’ a cui accennavo, il capitolo diretto da Vaniček ha portato a una nausea progressiva durante la visione, fino al finale, arrivato al termine delle quasi due (eccessive) ore di durata della pellicola.
Eppure dal trailer e dai primi minuti, il film prometteva bene…
La Casa il Rogo del Male: tutto in famiglia

Dopo un litigio violento con la moglie Alice (Souheila Yacoub), Will (George Pullar) lascia il suo locale durante la festa di compleanno del fratello Joseph (Hunter Doohan) e fugge in auto. Nel tragitto ha un incidente mortale a causa della presenza di una donna in mezzo alla strada che lo fa sbandare e perdere il controllo dell’automobile. La donna investita rivela a Will, prima che questo muoia, di essere una presenza demoniaca legata al Necronomicon, libro del Male trovato e ‘risvegliato’ da Joseph nella soffitta di casa poco tempo prima e, in qualche modo, legato alla loro famiglia.
In seguito alla morte del marito, Alice cerca di superare il lutto trasferendosi temporaneamente nella remota e tetra casa dei suoceri Edgar (Erroll Shand) e Susan (Tandi Wright), che non hanno mai visto di buon occhio la giovane moglie di Will. Quella che dovrebbe essere una riunione familiare per ritrovare un po’ di serenità e di conforto si trasforma rapidamente in un incubo causato proprio dal risveglio dell’antica maledizione legata al Necronomicon, facendo emergere tutti i problemi e i dissidi familiari. Il Male, con la ‘M’ maiuscola, si impossessa della casa e dei suoi componenti, costringendo Alice a combattere per la propria vita.
Un film che non decolla, annoia e cade nella banalità del gore

Ne La Casa: Il Risveglio del Male (2023) Lee Cronin era riuscito a trasformare la protagonista Ellie (Alyssa Sutherland) in una delle versioni più spaventose del male incarnato, evidenziando come il film fosse capace di tenere la tensione alta per tutta la durata, oltre a mantenere costante quella sensazione di pericolo rappresentato proprio dalla posseduta Ellie.
Tutto questo non accade in La Casa: Il Rogo del Male. Dopo un inizio anche promettente che introduce l’ennesimo risveglio del Necronomicon, il film, anziché accendere il fantomatico rogo del titolo, si spegne progressivamente, cadendo in scene ripetitive e prevedibili, mentre i personaggi hanno comportamenti spesso ingenui, banali e scontati.
Dopo la trilogia originale, il franchise de La Casa è evoluta verso un’antologia di film affidati a registi diversi da Raimi che ne interpretassero la propria personale versione. La visione di Vaniček è qualcosa di più viscerale e crudo rispetto al passato; il regista decide di puntare tutto sull’impressionare lo spettatore attraverso una violenza spesso gratuita, lo splatter e il macabro, senza mai provare davvero a fare paura, se non in un paio di occasioni.
Una ripetitività eccessiva e l’assenza di jumpscare finisce, a mio avviso, più per annoiare che divertire lo spettatore o fargli palpitare il cuore per il terrore.
E l’eredità di Raimi? Si consuma in un paio di scene in esterno dove il Male, come di consueto, viene rappresentato dal movimento dinamico ed estremo della macchina da presa attraverso inquadrature distorte e un montaggio frenetico, prima di impossessarsi dei malcapitati, e in un paio di inquadrature scenograficamente davvero di livello. Poi il nulla.
Anche il Necronomicon è solo un pretesto per scatenare il caos e niente più, con il Male che per la prima volta si diffonde in modo ancora più insidioso, sfruttando il trauma e le debolezze psicologiche prima di prendere il controllo totale del corpo e della mente. Quest’ultimo spunto introdotto da Vaniček potrebbe anche rappresentare un elemento innovativo e interessante, ma finisce per risultare privo di un reale significato e spiegazione.
Un altro elemento tipico della filmografia di Raimi e, in particolare, del franchise La Casa riguarda i momenti slapstick. Anche in questo caso La Casa: Il Rogo del Male punta più sulla drammaticità, sulle dinamiche familiari tossiche e violente, sugli scheletri nell’armadio che ogni famiglia ha (temi che però vengono solo appena sfiorati, senza andare realmente a fondo), provando in maniera forzata e goffa a introdurre saltuariamente della comicità, con alcuni dialoghi imbarazzanti, unita a scene puramente gore, senza mai riuscire davvero ad alleggerire il tono come vorrebbe.
Qualcosa si salva dal Rogo del Male.. ma non basta

Come ogni volta, cerco di vedere l’altra faccia della medaglia e mi chiedo se ci sia qualcosa da salvare di questo film. A livello di fotografia, effetti visivi e scene forti votate verso l’eccesso, il film si assesta sulla buona qualità della precedente pellicola La Casa: Il Risveglio del Male, con alcuni momenti, soprattutto nella prima parte, che i fan di Raimi apprezzeranno, ma questo non basta a salvarlo dall’insufficienza.
La Casa: il Rogo del Male – promosso o bocciato?

Nonostante i fan di Sam Raimi e del franchise vedranno, come ha fatto il sottoscritto, quasi sicuramente La Casa: Il Rogo del Male, il film rappresenta il peggiore capitolo della saga, con pochi picchi visivi che si contano sulle dita di una mano e nulla di più.
La pellicola di Sébastien Vaniček tende a perdersi nella ripetitività, risultando stucchevole, noiosa ed eccessivamente splatter/gore, anziché spaventare e tenere lo spettatore con il battito accelerato. La sensazione è che Vaniček abbia esaurito le idee poco dopo la metà della pellicola, puntando tutto su scene cruente, raccapriccianti e sul dolore dei protagonisti per riempire la seconda metà del film con una trama ridotta all’osso che solo in qualche momento fugace esplora le problematiche familiari alla base dei protagonisti.
Chi spera di uscire dal cinema soddisfatto rimarrà, a mio avviso, fortemente deluso, perché neanche il Necronomicon potrà salvare lo spettatore dal rimanere ‘scottato’ da La Casa: il Rogo del Male.
VOTO POPCORNERD: 4,5/10

Marvel Cinematic Universe
Spider-Man Brand New Day – Recensione: la Grande Mela ritrova il suo Eroe
Spider-Man: Brand New Day, il nuovo blockbuster Marvel Studios / Sony Pictures con Tom Holland, riporta il Tessiragnatele tra i grattacieli di New York, riscoprendone l’anima più autentica
Una delle cose che più apprezzo e amo dei fumetti di Spider-Man, da quando ho memoria, è il suo volteggiare tra i grattacieli di New York, con il suo costume rosso e blu, compiendo evoluzioni che sfidano ogni legge della fisica, utili solo a piombare sul cattivo di turno a suon di battute e colpi di ragnatela.
Si tratta di un tratto distintivo dell’eroe, ripreso più volte nelle serie animate classiche, sia stand alone sia insieme ai suoi “Fantastici Amici”, così come nei videogiochi a lui dedicati, che hanno sempre reso l’esperienza videoludica affascinante.
Quando uscì, nel lontano 2002, il primo Spider-Man di Sam Raimi con Tobey Maguire, una delle cose che mi conquistò più di tutte fu il rapporto dell’eroe con la città di New York e il suo vivere la metropoli sia come Peter Parker sia come supereroe della comunità newyorkese. Essere l’eroe di tutti e per tutti.
Tutto questo è spesso mancato nei primi tre film targati Marvel Studios con Tom Holland, un attore che, a mio avviso, ha capito e si è calato molto bene nei panni del personaggio, riuscendo a entrare nel cuore dei fan del Ragno, ma che non ha avuto nelle precedenti pellicole il giusto supporto da trame, sì godibili, ma mai davvero all’altezza del supereroe più iconico e importante della Marvel.
Dopo l’addio di Jon Watts, i Marvel Studios hanno puntato su Daniel Cretton, regista visto all’opera in Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli e tra i produttori dell’acclamata Wonder Man, per il quarto film di Spider-Man, il più atteso di questa fase del MCU insieme all’imminente Avengers: Doomsday, in arrivo a fine anno.
Spider-Man: Brand New Day riparte innanzitutto, da quel trio che ha trasformato l’alchimia sul set in un rapporto familiare anche nella realtà: Tom Holland (Peter Parker/Spider-Man), Zendaya (MJ) e Jacob Batalon (Ned Leeds). E riparte proprio da quegli elementi che hanno reso Spider-Man unico, iconico e amato in tutto il mondo: New York, Peter Parker e comprimari che si incastrano bene nelle avventure urbane dell’Amichevole Spider-Man di quartiere. E poi Spider-Man è tornato a volteggiare tra i palazzi. Una gran figata.
Spider-Man: Brand New Day – la trama (almeno quello che possiamo dire)

Sono passati cinque anni da Spider-Man: No Way Home e Peter Parker vive a New York. Da solo.
L’incantesimo che ha costretto il mondo intero a dimenticarsi dell’esistenza di Peter Parker ha funzionato e il ragazzo, durante tutto questo tempo, è rimasto a debita distanza da MJ e Ned per proteggerli da qualsiasi minaccia che potesse ricondurli a lui.
Peter, però, è anche Spider-Man e, in questi cinque anni, la vita da supereroe è stata molto impegnativa. L’Arrampicamuri ha contribuito notevolmente a debellare la criminalità, si è fatto amare dai cittadini di New York e ha trovato nel capitano Jean DeWolff un alleato molto importante.
Ma Peter, obiettivamente, non ha ancora superato la morte di May e il fatto che i suoi amici si siano completamente scordati di lui. Quando li vede andare avanti, si innesca qualcosa dentro di lui che lo costringerà a fare i conti con un cambiamento inatteso.
Oltre a capire cosa gli stia succedendo, Spider-Man dovrà vedersela con criminali come Scorpion, tenere a bada Frank Castle e Hulk, ma soprattutto affrontare un nuovo nemico invisibile che sta creando diversi problemi in città.
Voltare pagina e accettare i cambiamenti per vivere ‘un nuovo giorno’

Spider-Man: Brand New Day mostra un Arrampicamuri più esperto, più sicuro di sé quando indossa la maschera e combatte il crimine, e più attento a fare tutto ciò che è in suo potere per tenere al sicuro i cittadini di New York.
Questo suo buttarsi nelle attività da supereroe fa da contraltare alla vita da civile di Peter Parker: un’esistenza vuota, ancora legata a un passato che non riesce ad abbandonare, nonostante siano trascorsi cinque anni, e che gli impedisce di costruirsi una vita dopo No Way Home.
Accettare i cambiamenti ed essere capaci di voltare pagina sono i temi principali attorno ai quali ruota la figura di Peter Parker, per farlo crescere come uomo al pari dell’eroe che i newyorkesi hanno imparato ad amare.
Bentornata New York. Bentornato Spider-Man.

Come anticipato, quello che era mancato nei precedenti film del MCU dedicati a Spidey era la città di New York, non solo come sfondo delle avventure di Spider-Man, ma anche come cuore pulsante e presenza percepibile al pari di un personaggio del cast.
Se Batman ha Gotham City come palcoscenico, Spider-Man ha New York. I suoi vicoli, i grattacieli, i cantieri a cielo aperto, i food truck e le strade intasate dai taxi gialli che strombazzano. E poi New York sono le persone.
Il regista, traendo evidente spunto dai fumetti, dalle serie animate degli anni Sessanta e Settanta e dai film di Sam Raimi, palese punto di riferimento sotto più aspetti, ha riportato Spider-Man nel suo habitat naturale, nella sua comfort zone: il contesto urbano dove l’eroe si esalta di più. Senza Guerre Civili, Guerre dell’Infinito o Endgame.
Semplicemente Spider-Man a New York. E Cretton, lo ha fatto dannatamente bene, soprattutto a livello visivo.
Quando Spider-Man vola tra i grattacieli di New York si respira davvero aria di Grande Mela. Sono, a mio avviso, tra le sequenze più spettacolari e immersive del film.
Combattimenti spettacolari? Stuntman professionisti e videogiochi

Come fonte d’ispirazione, Cretton ha più volte citato i videogiochi di Spider-Man.
“Molti dei ragazzi del nostro reparto stunt adorano giocare a quei videogiochi […] “Così facevano degli screenshot delle loro partite, li portavano in studio e chiedevano: ‘Riusciamo a fare questa mossa?’. È stata una grande fonte di ispirazione per le nostre scene.”
Chi ha giocato ai videogiochi, soprattutto quelli Insomniac potrà trovare delle similitudini nelle scene d’azione e di combattimento, davvero spettacolari, grazie anche al supporto del team di stuntman di Jackie Chan, un artista marziale che, in fatto di spettacolo, è un vero esperto e che ha messo a disposizione di Cretton i suoi ragazzi per rendere il tutto ancora più sbalorditivo. E, infatti, alcuni combattimenti contro i villain di turno sembrano usciti direttamente da un albo di Amazing Spider-Man.
Su questo nessuno spoiler: Cretton ha voluto fortemente replicare alcune cover iconiche e storiche di Amazing Spider-Man all’interno del film, mostrate anche nei trailer, a mio avviso proprio per rimarcare questo legame con la fonte originale dove è nato il mito di Spider-Man: i fumetti.
Perché guardando Spider-Man: Brand New Day sembra davvero di leggere un albo o una saga a fumetti con protagonista l’Amichevole Spider-Man di quartiere.
Un cast che funziona e il team-up Spider-Man/Punisher buca lo schermo

Sono sincero: una delle cose che più mi spaventavano di questo film era l’eccessivo numero di personaggi presenti nella pellicola. Il pericolo che non ci fosse abbastanza spazio per Spider-Man, sacrificato a favore di Hulk, del Punisher, di Scorpion o di altri personaggi non ancora rivelati, era molto elevato. Così come quello di inserire personaggi senza contestualizzarli.
E invece, anche in questo senso, Cretton ha fatto un lavoro eccezionale: ogni personaggio ha il suo spazio ed è funzionale alla trama del film.
Tra quelli che più mi hanno colpito in positivo c’è il Punisher di Jon Bernthal e il suo rapporto con Spidey. Anche in questo caso avevo paura che il Punitore venisse edulcorato o, peggio, snaturato rispetto a quello visto in Daredevil: Born Again e One Last Kill, per ridurlo a semplice spalla o macchietta di Spider-Man.
Invece l’alchimia tra il Punitore e il Tessiragnatele è strepitosa, complice anche, evidentemente, il rapporto nella vita reale tra Holland e Bernthal, amici anche al di fuori del set. Si crea così un confronto effervescente tra due filosofie di giustizia profondamente diverse, che regala anche alcuni momenti davvero divertenti. E poi Bernthal si conferma ancora una volta un Punitore perfetto, anche sul grande schermo.
Nota di merito per Liza Colón-Zayas: dismessi i panni della chef Tina di The Bear, porta sullo schermo una convincente Jean DeWolff, caratterialmente diverso dalla sua controparte cartacea, ma calzante in Brand New Day. Il capitano di polizia che prende a cuore Spider-Man, instaura con l’eroe un rapporto davvero particolare, che ho decisamente apprezzato.
Molto bello rivedere l’Hulk di Mark Ruffalo che… fa semplicemente Hulk, anche se ogni volta che viene inserito in una pellicola lascia sempre quella sensazione di poter dare qualcosa in più.
Su Sadie Sink non posso dire nulla, se non che l’attrice si è lasciata alle spalle la Maxine “Max” Mayfield di Stranger Things ed è pronta a dimostrare di che pasta è fatta nel Marvel Cinematic Universe, a cominciare proprio da Spider-Man: Brand New Day.
Spider-Man: Brand New Day – promosso o bocciato?

Il film con Tom Holland, Zendaya & Co. diverte, fa riflettere per alcuni temi trattati, intrattiene e stupisce per la sua spettacolarità sotto ogni punto di vista, grazie a scene d’azione ben costruite e a una trama ottimamente pensata, che riporta Spider-Man nel suo habitat naturale: la città.
Spider-Man: Brand New Day piacerà a tanti: a chi ha giocato ai videogiochi del Tessiragnatele, a chi legge i fumetti di Spider-Man e ai nostalgici ammiratori delle pellicole di Sam Raimi. Ma piacerà soprattutto a chi ama vedere Tom Holland nei panni di Spider-Man, perché mai come in questo film l’attore riesce a entrare nel costume del personaggio e a farlo suo.
In definitiva? Il miglior film di Spider-Man tra i quattro dell’era MCU, realizzati dalla collaborazione tra Sony e Marvel Studios. Da vedere assolutamente al cinema.
VOTO POPCORNERD: 8,0/10

Cinema
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Marvel Cinematic Universe
Il ritorno dei Marvel Studios al San Diego Comic-Con 2026
Il ritorno dei Marvel Studios alla Hall H del San Diego Comic-Con vede l’annuncio del film di Ghost Rider, un nuovo Black Panther e tanto su Avengers: Doomsday
Dopo aver saltato l’edizione 2025, i Marvel Studios sono tornati protagonisti nella Hall H del San Diego Comic-Con, con un panel guidato da Kevin Feige che si è concentrato sul prossimo imminente blockbuster MCU, Avengers: Doomsday, senza rinunciare però a diverse sorprese sul futuro del Marvel Cinematic Universe.
Il cast di Avengers: Doomsday sul palco della Hall H del SDCC

Il panel si è aperto all’insegna di Avengers: Doomsday, in arrivo nelle sale il 16 dicembre 2026 in Italia (il 18 negli U.S.A.). Prima ancora dell’inizio, il pubblico in sala ha ricevuto maschere e mantelli di Doctor Doom, un chiaro indizio sul peso che il film avrebbe avuto nella presentazione. Sul palco è salito anche H.E.R.B.I.E., il robot dei Fantastici Quattro conosciuto all’interno di First Steps, ad accogliere i fan.
Gran parte del folto cast del film è salito sul palco tra cui Robert Downey Jr., sempre più a suo agio come Doom, e diversi attori ovvero Pedro Pascal (Reed Richards / Mister Fantastic), Chris Evans (Steve Rogers), Vanessa Kirby (Sue Storm / Donna Invisibile), Anthony Mackie (Sam Wilson / Capitan America), Paul Rudd (Scott Lang / Ant-Man), Letitia Wright (Shuri / Black Panther), Winston Duke (M’Baku), David Harbour (Alexei Shostakov / Red Guardian), Hannah John-Kamen (Ava Starr / Ghost), Lewis Pullman (Sentry), Rebecca Romijn (Mystique). Non sono mancati ovviamente anche i registi, Anthony e Joe Russo.
È stato mostrato un nuovo trailer che vede protagonisti Reed Richards e Victor Von Doom e esplora il passato dei due, confermando il legame tra i due anche nel MCU, acerrimi nemici nei fumetti.

Divertente siparietto che ha visto coinvolto anche il Deadpool di Ryan Reynolds con una tuta inusuale color ‘grigio’, che è comparso tra il pubblico per fare un paio di domande al cast tra cui una rivolta a Paul Rudd sul perché Thor stesse piangendo (scena che si riferisce a Deadpool & Wolverine).
Tra le conferme relative al cast, è arrivata quella di Hayley Atwell, che tornerà nei panni di Peggy Carter, richiamando il momento conclusivo di Avengers: Endgame.
Legato all’attesa per Doomsday, Marvel ha anche annunciato la riedizione in sala di Avengers: Endgame, a partire dal 25 settembre, con scene inedite pensate per introdurre il nuovo capitolo.
Ryan Gosling è Ghost Rider

La sorpresa più inattesa della serata è stata la conferma di un nuovo film dedicato a Ghost Rider, con Ryan Gosling nei panni di Johnny Blaze. Alla regia ci sarà Shawn Levy, già dietro la macchina da presa di Deadpool & Wolverine, con uscita prevista nel 2028.
Black Panther 3: David Jonsson nuova Pantera Nera e Ryan Coogler alla regia

Uno degli annunci più rilevanti ha riguardato Black Panther 3. Ryan Coogler, regista dei due capitoli precedenti, tornerà alla regia del film, che uscirà nelle sale il 15 dicembre 2028.
La notizia più significativa è però quella relativa al protagonista: il nuovo Black Panther sarà David Jonsson (visto in Alien: Romulus e The Long Walk), che interpreterà Toussaint, il figlio di T’Challa, ormai cresciuto. Sul palco, insieme a Coogler, sono saliti anche Letitia Wright (Shuri) e Winston Duke (M’Baku), entrambi confermati nel cast. Il film sarà girato in formato IMAX/70mm, una scelta finora inedita per un progetto Marvel Studios.
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