Sergio Bonelli Editore pubblica Zorro di Sean Murphy
La casa editrice famosa grazie alle sue storie classiche come Dylan Dog e Tex apre le porte al mondo dei comics americani. A marzo 2026 arriva Zorro: Man of the Dead di Sean Murphy
Fondata nel 1940 da Sergio Bonelli, la Sergio Bonelli Editore è da sempre un punto di riferimento per la pubblicazione del fumetto “made in Italy”. Personaggi come Tex e Dylan Dog fanno ormai parte dell’immaginario collettivo italiano, pur essendo nati come serie stampate originariamente in bianco e nero.
Con questo annuncio, Bonelli apre le proprie porte al fumetto americano, un territorio che fino a pochi giorni fa appariva distante e profondamente diverso da quello tradizionalmente associato ai cosiddetti “albi bonelli”. Si tratta di una scelta coraggiosa, che merita attenzione e rispetto: una mossa volta ad ampliare il catalogo SBE con nuovi titoli, mantenendo però una chiara affinità con lo stile e l’identità che hanno da sempre contraddistinto la Sergio Bonelli Editore.
In passato abbiamo già visto la Sergio Bonelli Editore confrontarsi con opere americane, come nel caso di Indiana Jones, tratta dalla serie Marvel e pubblicata in 11 volumi scritti da David Michelinie. È interessante osservare come, dopo anni, l’editore torni a muoversi in questa direzione. La ristampa di Zorro: Man of the Dead potrebbe rappresentare un primo segnale della volontà di ampliare il catalogo Bonelli attraverso la pubblicazione di graphic novel statunitensi selezionate, affini per tono e sensibilità alla propria tradizione editoriale.
Zorro, le origini del vigilante mascherato
Zorro nasce nel 1919 dalla penna dello scrittore statunitense Johnston McCulley. Il personaggio debutta nel romanzo a puntate The Curse of Capistrano, pubblicato sulla rivista All-Story Weekly. Dietro la maschera si cela Don Diego de la Vega, nobile dell’Alta California spagnola, che finge di essere un aristocratico svogliato e inoffensivo per poter combattere segretamente le ingiustizie perpetrate da funzionari corrotti e militari oppressivi.
Vi ricorda qualcuno? 🦇
Il successo di Zorro esplode con il cinema muto: The Mark of Zorro (1920), interpretato da Douglas Fairbanks, definisce molti degli elementi iconici del personaggio, dalla maschera nera al segno della “Z” inciso con la spada. Nel corso dei decenni Zorro è stato reinterpretato più volte, da Tyrone Power nel classico del 1940 fino ad Antonio Banderas nella trilogia iniziata con La maschera di Zorro (1998), che ha rilanciato il personaggio per il pubblico contemporaneo.
Antonio Banderas nel film La Maschera di Zorro (1998)
La trama e anteprima dei disegni
Don Chisciotte incontra Narcos in Zorro: Man of the Dead di Sean Gordon Murphy. In questa reinterpretazione moderna, lo scrittore e disegnatore di Batman: White Knight per DC Comics offre una lettura inedita e sorprendente del leggendario eroe.
Diego è un giovane uomo convinto di essere Zorro. Da bambino ha subito una frattura psicotica dopo aver assistito all’omicidio dei genitori per mano del cartello della droga che controlla il suo villaggio. Per sopravvivere al trauma, si aggrappa alla leggenda bicentenaria di Zorro: indossa la maschera, si addestra con la spada e dichiara guerra ai narcos, deciso a difendere la sua gente.
Questa è la sinossi con cui prima Massive Publishing e successivamente SBE hanno presentato il progetto scritto e disegnato da Sean Murphy, con i colori di Simon Gough.
Tavola tratta da Zorro: Man of the Dead #1
Tavola tratta da Zorro: Man of the Dead #1
Zorro: Man of the Dead disponibile da marzo sul sito Sergio Bonelli Editore, dettagli del volume e prezzo
Il volume cartonato di 128 pagine sarà disponibile a marzo 2026 sul sito sergiobonelli.it al prezzo di 25.00 Euro.
Absolute Martian Manhunter – Martian Vision è una rivisitazione psichedelica del personaggio DC Comics a cura del duo Camp – Rodríguez, che ha debuttato negli Stati Uniti con la prima issue il 26 marzo 2025. Ne parliamo solo ora perché è stato pubblicato da poco il primo volume, che raccoglie l’intero primo arco narrativo.
Una premessa importante
Prima di entrare nel vivo della recensione, mi sembra doveroso chiarire un punto: prima di leggere questo volume non conoscevo Martian Manhunter e, di conseguenza, non avevo mai letto nulla che lo riguardasse. Per questo, cari lettori, mi perdonerete se nel corso dell’articolo non mostrerò lo stesso entusiasmo che una parte consistente del fandom fumettistico ha espresso nei confronti di questo fumetto.
Prima di mettermi a scrivere ho fatto qualche ricerca sul personaggio e sulla sua storia editoriale. Ho scoperto che Martian Manhunter è spesso definito il “cuore e l’anima” della Justice League. Originariamente noto come J’onn J’onzz, è uno scienziato e pacificatore marziano che, a causa di un errore, viene teletrasportato sulla Terra. Qui assume sembianze umane, nello specifico quelle dell’agente di polizia John Jones, conducendo una doppia vita divisa tra il ruolo di detective e quello di ultimo sopravvissuto della sua razza.
Per quanto riguarda le letture consigliate per familiarizzare con il personaggio, Internet sembra piuttosto unanime nel suggerirne una in particolare: Martian Manhunter (1998–2001) di John Ostrander e Tom Mandrake, spesso definita la vera e propria “Bibbia” del personaggio. Una run che bilancia l’anima da detective noir di J’onn J’onzz con una fantascienza di alto concetto, approfondendo il suo passato su Marte, la celebre “paura del fuoco” e introducendo il suo inquietante fratello, Malefic.
Non è, almeno sulla carta, il tipo di storia che sento immediatamente nelle mie corde. Ma cerco di non giudicare un libro dalla copertina: prima o poi le darò una possibilità. Non si sa mai.
Absolute Martian Manhunter vol. 1
Il team creativo
Prima di addentrarci nella trama e nella mia personale disamina di questo primo volume, è utile soffermarsi sugli autori dell’opera. La sceneggiatura è affidata a Deniz Camp, già autore di titoli come The Ultimates, Assorted Event Crisis e Ultimate Endgame. Alle matite troviamo invece Javier Rodríguez, artista spagnolo che ha lavorato su serie come Doctor Strange and the Sorcerers Supreme e Spider-Woman.
Camp sembra essere un po’ ovunque ultimamente, mentre lo stile di Rodríguez è… interessante, diciamo così. Un duo che, nel bene o nel male, suscita curiosità. Poco ma sicuro.
La trama
Nel cosiddetto Absolute Universe, l’agente dell’FBI John Jones è poco più che un passeggero della propria esistenza. La famiglia, il lavoro, ogni suo gesto quotidiano si muovono all’interno di una routine alla quale si è votato senza più metterla in discussione. Le passioni che un tempo lo animavano sono ormai spente, sostituite da un senso del dovere freddo e meccanico.
A seguito di un evento traumatico, un’entità aliena incorporea si insinua nella sua mente, risvegliandolo a verità emotive che aveva sepolto da tempo: quelle della sua stessa realtà interiore e dei mondi che ogni essere umano porta dentro di sé. Insieme, John e il “Marziano” si trovano a dover salvare il mondo da una forza maligna che spinge l’umanità a cedere ai propri impulsi peggiori.
Ne nasce una vera e propria Guerra dei Mondi combattuta sul piano psichico, in cui ogni mente diventa un regno da conquistare.
Un fumetto che.. osa un po’ troppo (o forse no?)
Dopo aver esposto trama e sinossi, è il momento di entrare nel merito e provare a tirare le somme su questo primo volume.
Da un lato, non conoscendo il personaggio, non sono riuscito a cogliere appieno le differenze tra il Martian Manhunter della tradizione classica e questa versione Absolute. È probabile che una parte del fascino di questa rivisitazione mi sia inevitabilmente sfuggita, soprattutto per chi ha maggiore familiarità con il personaggio. Allo stesso tempo, però, questa totale mancanza di background si è rivelata anche un vantaggio. Non avendo mai letto nulla di Martian Manhunter, ho potuto affrontare la lettura senza preconcetti e senza “bias”, un aspetto che può incidere in modo significativo sul giudizio finale, soprattutto quando ci si trova davanti a un’opera così poco convenzionale.
E quando parlo di “non convenzionale” mi riferisco in particolare ai disegni di Javier Rodríguez, che risultano visivamente molto interessanti. Layout spesso “impossibili”, un uso ragionato di forme e colori e una costruzione della tavola che si sposano perfettamente con la natura dell’entità aliena che vive nel protagonista, e con la sua difficoltà nel comprendere il mondo in cui è stato catapultato.
A questo si affianca una scrittura di Deniz Camp estremamente efficace, capace di trasmettere al lettore la confusione, l’urgenza e quello stato di ansia costante in cui il protagonista si trova intrappolato a causa del suo nuovo modo di percepire la realtà. Un mondo che John Jones non vede più con occhi umani, ma filtrato attraverso lo sguardo del marziano: da qui, non a caso, il titolo del volume, Martian Vision.
In più di un’occasione, tavole e dialoghi risultano volutamente confusi, al punto da far provare al lettore la stessa disorientante percezione vissuta dal protagonista, soprattutto nei momenti più concitati e di maggiore suspense.
Tavola tratta da Absolute Martian Manhunter #1
Detto questo, devo però ammettere di aver fatto un po’ di fatica a seguire i dialoghi, proprio a causa della struttura estremamente non convenzionale delle tavole. Un approccio che mi ha ricordato, forse un po’ troppo, il Doctor Strange disegnato da Tradd Moore: anche in quel caso, una bellezza visiva indiscutibile, ma accompagnata da una lettura tutt’altro che immediata.
Doctor Strange di Tradd Moore
Conclusione
Absolute Martian Manhunter – Martian Vision è un volume che osa molto, catapultando il lettore nella mente di un protagonista che osserva il mondo da un punto di vista alieno e, proprio per questo, spesso confuso e destabilizzante. Camp e Rodríguez sfruttano al massimo le potenzialità del medium visivo per raccontare una storia che riflette sulla natura umana e su un’entità che di umano ha ben poco, concentrandosi sugli effetti della sua presenza e della sua influenza sulla società.
Nonostante le mie critiche sulla leggibilità e su una struttura che a tratti rende la lettura faticosa, si tratta di un fumetto che vale comunque la pena leggere, soprattutto per chi è in cerca di opere sperimentali del genere supereroistico.
PopChop Express: RoboPap, l’eroe dei DuckTales, molto “pap(ero)” e poco “super”
Nella nuova rubrica PopChop Express, vi raccontiamo chi è Robopap, il papero supereroe che ha esordito anni fa nei DuckTales, ripercorrendo in questo articolo la sua storia!
Alzi la mano chi si ricorda di RoboPap. Probabilmente, per chi è nato dopo il 2000, difficilmente si accenderà l’EDI (sì, dai, la lampadina… come quella di Archimede, un po’ di senso dell’umorismo) sentendo questo nome.
Eppure RoboPap è stato uno dei primi supereroi creati dalla Disney americana, sebbene in Italia il pubblico fosse già abituato a figure come Superpippo, Paperinik, ecc.. protagonisti da tempo dei fumetti pubblicati su Topolino.
RoboPap fece il suo esordio nel 1989, all’interno della celebre serie animata DuckTales – Avventure di paperi.
Le origini di RoboPap, alias Gizmoduck
Gizmoduck (questo il nome originale, italianizzato poi in RoboPap) è una creazione di Tad Stones, uno degli artefici di DuckTales, Cip & Ciop Agenti Speciali e Darkwing Duck.
In origine, Gizmoduck/RoboPap doveva essere un robot dotato di intelligenza artificiale, progettato da Archimede Pitagorico su richiesta di Paperon de’ Paperoni per difendere il suo Deposito, sempre assaltato dalla ‘solita’ Banda Bassotti.
Nella storia in cinque episodi intitolata RoboPap (all’interno di Super DuckTales della seconda stagione di DuckTales), Archimede realizza quindi un robot automatico che però si rivela fin troppo efficiente, al punto da non dare ascolto a nessuno.
Per risolvere il problema, Archimede decide così di creare una tuta robotica che necessiti di un essere umano per funzionare. Ma chi mai potrà essere ‘degno’ di indossare l’armatura?
Chi c’è sotto la maschera? Fenton il pasticcione
Sotto l’armatura di RoboPap non si nasconde un eroe granitico, ma il goffo e insicuro contabile di Paperone, Fenton Paperconchiglia, personaggio originale creato appositamente per DuckTales e assunto dallo Zio proprio all’inizio della seconda stagione.
Fenton scopre la tuta nel laboratorio di Archimede e, giocherellando per capirne il funzionamento, pronuncia la frase:
«Ma che cosa serve, un dannato incantesimo?»
Senza saperlo, “incantesimo” è proprio la parola magica che serve per attivare l’armatura. In un attimo Fenton si ritrova trasformato in RoboPap e, quasi per caso, riesce a recuperare la mitica Numero Uno di Paperone, finita – manco a dirlo – nelle mani della Banda Bassotti.
Gli unici a conoscere la vera identità di RoboPap sono Paperone (che lo rende la sua guardia del corpo), Jet McQuack e la signora Paperconchiglia, madre di Fenton.
Il supereroe per sbaglio
Sotto la maschera dell’eroe: l’impacciato Fenton
RoboPap è l’emblema del supereroe nato per caso.
Fenton non è coraggioso, non è carismatico e non ha alcuna vocazione eroica: è ansioso, insicuro, spesso sopraffatto dalle responsabilità. Eppure, una volta indossata l’armatura, diventa l’esatto opposto, un autentico supereroe e star di Paperopoli.
Non a caso Qui, Quo e Qua, grandi fan di RoboPap, fondano addirittura il RoboPap Club per celebrare le sue imprese.
*Curiosità:il nome Gizmoduck non fu la prima scelta. In origine il personaggio doveva chiamarsi RoboDuck, nome rimasto infatti in Olanda, in Belgio e in Giappone. Questo spiega anche la “R” sul petto dell’armatura originale, poi sostituita da una “G” nelle successive apparizioni nei fumetti, nei videogiochi e nel reboot del 2017 di DuckTales.
Cosa ha ispirato RoboPap? Gli eroi “metallici” degli anni ’80
L’ispirazione per RoboPap è piuttosto evidente. Negli anni ’80, robot e supereroi in armatura erano il simbolo della tecnologia futuristica. Terminatorcon Arnold Schwarzenegger era stato un enorme successo e la Disney cercò di cavalcare quell’onda, creando un eroe animato a metà strada tra Iron Man e RoboCop.
Proprio quest’ultimo, in particolare, è l’influenza più evidente nel design dell’armatura e nei numerosi gadget e armamenti di RoboPap.
Robocop, fonte d’ispirazione di Robopap
Non solo DuckTales: RoboPap irrompe anche in Darkwing Duck
Dopo la prima serie dei DuckTales, la carriera di RoboPap è tutt’altro che conclusa: lo ritroviamo pochissimi anni dopo, nel 1991, inDarkwing Duck(altra creazione di Tad Stones) la serie supereroistica della Disney, dove appare nell’episodio “L’ira dei titani”.
Darkwing Duck e Robopap
Qui arriva a St. Canard ufficialmente per far visita all’amico Jet McQuack, ma in realtà è in missione per scortare un nuovo e potente veicolo d’assalto.
Inizialmente RoboPap scambia Darkwing Duck per un criminale, mentre quest’ultimo teme che l’eroe in armatura possa rubargli la scena.
I due eroi alla fine si alleano per sventare i piani di Becco d’Acciaio, intenzionato a rubare il prototipo.
Da questo primo incontro nasce una amicizia-rivalità destinata a durare nel tempo.
RoboPap entrerà inoltre a far parte dei Paperi della Giustizia, aiutando Darkwing Duck nella lotta contro i Cinici Cinque.
*Curiosità:in Darkwing Duck non compare mai Fenton Paperconchiglia: vediamo sempre e solo la sua identità da supereroe, RoboPap.
Il ritorno dei DuckTales… e di Robopap
Arriviamo al 2017, anno del reboot di DuckTales. La nuova serie, sviluppata da Matt Youngberg e Francisco Angones, punta a rilanciare il cult degli anni ’80 aggiornandone temi, ritmo e character design, senza tradirne lo spirito avventuroso.
Fenton Paperconchiglia Cabrera, stagista latino-americano, diverso ma fondamentalmente fedele all’originale
Accanto a personaggi storici come Paperone, Qui, Quo e Qua e Jet McQuack, fa il suo ritorno anche Fenton/RoboPap. In questa versione Fenton è psicologicamente più caratterizzato: rimane insicuro, ma mostra una reale volontà di migliorarsi e dimostrare il proprio valore. Il conflitto tra identità civile e supereroistica diventa uno degli elementi centrali del personaggio.
RoboPap, invece, si presenta come una versione più moderna e tecnologica rispetto all’originale e – dettaglio non banale – sul petto porta l’iconica “G” di Gizmoduck, abbandonando definitivamente la “R” della versione classica.
Un eroe strambo… ma indimenticabile
RoboPap è un personaggio che si è ritagliato una piccola ma fedelissima nicchia di fan, che non hanno mai dimenticato il goffo contabile diventato eroe per caso. C’è persino chi ha provato a ricrearlo nella realtà: qualche anno fa è diventato virale un video che mostra un RoboPap “in carne, ossa, ruota e becco” aggirarsi per le strade di San Francisco, in una ricostruzione sorprendentemente fedele.
Che lo conosciate oppure no, speriamo che questo articolo vi abbia regalato un po’ di nostalgia (se lo avevate già incontrato in passato) o acceso la curiosità verso uno degli eroi più strambi, teneri e paperosi mai usciti dall’incredibile cilindro della Disney.
E se ancora non avete visto il video su Robopap realizzato da Nerd Chop Express in collaborazione con PopCorNerd, vi invito a correre sui nostri rispettivi profili IG!
All’interno della pellicola dei fratelli Russo, vedremo i mutanti dei film degli anni 2000 della Fox. Tra questi è stato ufficializzato anche il ritorno del Ciclope di James Marsden, attore che lo ha interpretato nelle prime tre pellicole.
Scott Summers, alias Ciclope, è uno dei personaggi più iconici della Marvel. L’X-Man è uno dei membri originali della X-squadra di eroi di Charles Xavier, ed è stato un punto fermo nelle storie degli X-Men per decenni, assumendo innumerevoli volte il ruolo di leader.
Tuttavia, sebbene Ciclope sia un pezzo fondamentale della squadra, è anche uno dei personaggi più controversi della Marvel. Alcuni lo considerano arrogante e indegno del suo ruolo di leader, mentre altri lo considerano il più grande eroe della squadra e meritevole di ancora più rispetto.
A dire il vero, si possono sostenere entrambi i punti di vista, ma come per qualsiasi eroe, la questione è più sfumata di una semplice distinzione tra bianco e nero.
Che lo si ami o lo si odi, Ciclope è un personaggio, un eroe e un leader che si è sicuramente guadagnato il suo status sia tra gli X-Men che nella Marvel in generale. E noi speriamo che il ruolo che gli verrà ritagliato all’interno di Avengers: Doomsday, lo faccia conoscere (o riconoscere) al grande pubblico.
Ecco cinque momenti tratti dai fumetti che dimostrano le qualità e quanto sia diventato iconico nel corso del tempo il personaggio di Scott Summers.
1) la struggente scelta di mandare suo figlio nel futuro per salvarlo (X-Factor #86)
L’addio di Scott a suo figlio in X-Factor #86
Uno dei momenti più strazianti dei fumetti degli X-Men riguarda Ciclope e la scelta di mandare suo figlio nel futuro e non vederlo crescere e vivere al suo fianco. In X-Factor #86, il giovane Nathan Summers viene infettato da Apocalisse con un virus tecno-organico mortale. L’unica speranza di salvarlo è Sorella Askani, giunta dal futuro in missione per salvarlo. Era lì per riportare Nathan nel suo tempo in modo che potessero curare il virus.
È un momento difficile per Ciclope, dover dire addio al figlio pur sapendo che lasciarlo andare è l’unico modo per salvarlo. La situazione è resa ancora più agrodolce dal fatto che, sebbene Nathan sopravviva e alla fine diventi Cable, Ciclope non avrà mai un rapporto stretto con il figlio.
2) Lo scontro con Sinistro (X-Factor #39)
In un altro momento davvero straziante, Ciclope si trova di fronte a una rivelazione terrificante: X-Factor #39 vede Scott scoprire che Sinistro è dietro ad alcune delle cose peggiori che abbia mai sopportato nella sua vita, tra cui la creazione di Madelyne Pryor. La rivelazione arriva nel peggior momento possibile, poiché Scott e i suoi compagni di squadra stanno combattendo contro Sinistro e le cose non stanno andando bene.
Tuttavia, invece di lasciarsi abbattere dal dolore e dalla devastazione che derivano dalla rivelazione di come Sinistro lo avesse tormentato per decenni, Ciclope coglie l’occasione per tirare fuori tutta la forza che ha dentro e sconfigge Sinistro. È un punto di svolta per il personaggio, e un momento incredibilmente epico nei fumetti.
3) A me, miei X-Men (Astonishing X-Men #23)
Un Ciclope debole ma non arrendevole
Se c’è una cosa che un X-Man non vuole, è essere impotente, ma è esattamente lì che si trova Ciclope in Astonishing X-Men #23. Catturato (si era apparentemente sacrificato nel numero precedente, ma era stato deliberatamente fatto in modo che la cattura lo aiutasse ad arrivare esattamente dove doveva essere), Ciclope usa il suo ingegno e la sua strategia per lanciare un contrattacco. Riacquista anche i suoi poteri e quello che accade è dannatamente figo, con una tavola finale del numero dove pronuncia la frase spesso utilizzata dal Professor X “A me, miei X-Men” mentre sovrasta uno sconfitto Ord.
Ciò che rende questo momento nei fumetti un momento particolarmente significativo per Ciclope è che sottolinea come sia ancora un avversario formidabile anche senza i suoi poteri. È tattico e incredibilmente intelligente, e queste sono abilità tanto importanti e utili per lui, quanto i suoi letali raggi ottici.
4) Ciclope Was Right! (Death of X #4)
La morte di Ciclope in Death of X #4
Scott non è estraneo al sacrificio, ma Death of X #4 lo ha visto protagonista del ‘sacrificio supremo’, trasformandolo in un martire.
Quando si scopre che le Nebbie Terrigene che conferiscono i poteri agli Inumani sono in realtà letali per i mutanti, Scott finisce per essere una delle prime vittime del cosiddetto “M-Pox“. Respira la nebbia e muore di una morte orribile e dolorosa. Ma con le sue ultime parole, dice a Emma Frost “non lasciare che finisca” e lei lo prende a cuore.
Emma finisce per usare i suoi poteri telepatici per manipolare gli eventi reali della morte di Scott, facendo credere alla gente che avesse guidato un attacco contro gli Inumani e che fosse morto. Questo gli conferisce una morte più onorevole e lo trasforma in un simbolo di resistenza, poiché ha dato la vita per combattere e difendere i mutanti. La sua morte trasforma la frase “Ciclope aveva ragione” (Ciclops Was Right!) in un grido di battaglia. Fortunatamente, alla fine Scott viene riportato in vita.
5) Togliti dal mio prato (Astonishing X-Men #8)
Un Ciclope pronto a sprigionare tutto il suo potere per levare dal prato della scuola una f****a Sentinella
Forse i momenti migliori di Ciclope, tuttavia, sono quelli in cui dimostra perché è un grande leader e (a volte) involontariamente divertente.
In Astonishing X-Men #8, gli X-Men vengono attaccati da una Sentinella. L’attacco getta tutti nel panico o nel caos, ma Scott rimane stranamente calmo. Mentre tutti gli altri si agitano, Scott decide con molta calma di gestire la situazione, dicendo “Voglio che questa cosa sparisca dal mio prato” prima di colpire la Sentinella con un’enorme raggio ottico. Fine della partita.
È una dimostrazione epica di quanto Ciclope sia bravo sotto pressione e dimostra come la sua rigida forma di leadership funzioni davvero. In effetti, il momento è così riuscito e iconico che persino Wolverine deve riconoscere che episodi come quello sono il motivo per cui Scott è al comando.