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Toy Story 5: conferenza stampa con doppiatori, Pete Docter di Pixar e Lindsey Collins

Abbiamo avuto il piacere di partecipare alla conferenza stampa di Toy Story 5 con cast di voci presenti oltre che a Pete Docter, produttore esecutivo di Toy Story 5 e Pixar Animation Studios Chief Creative Officer, e la produttrice Lindsey Collins

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A oltre trent’anni dall’uscita del primo storico capitolo, Toy Story 5 si prepara a riportare sul grande schermo il prossimo 18 giugno Woody, Buzz, Jessie e il resto della banda con una storia che guarda al presente più che al passato.

Durante la conferenza stampa internazionale del film, tenutasi a Roma presso il Cinema Adriano, il direttore creativo dei Pixar Animation Studios e produttore esecutivo Pete Docter, la produttrice Lindsey Collins e il cast delle voci italiane Gianluca Gazzoli, Federico Basso, Katia Follesa, Ilaria Stagni e Sal Da Vinci, hanno raccontato come il nuovo capitolo affronti uno dei temi più attuali della nostra epoca: il rapporto tra i bambini, i giocattoli tradizionali e la tecnologia.

Se nel 1995 Toy Story rivoluzionò l’animazione raccontando il valore dell’immaginazione attraverso gli occhi dei giocattoli, oggi la saga torna a interrogarsi sul modo in cui i più piccoli giocano, crescono e costruiscono relazioni in un mondo dominato da schermi, algoritmi e dispositivi digitali.

L’immaginazione resta il cuore di Pixar

Lindsey Collins

La prima domanda della conferenza ha riguardato proprio il ruolo dell’immaginazione nel mondo contemporaneo. Lindsey Collins ha spiegato come, nonostante l’evoluzione tecnologica degli ultimi decenni, la fantasia continui a rappresentare il fondamento del lavoro di Pixar.

«In realtà non è cambiato nulla: l’immaginazione continua a essere il fondamento di tutto ciò che facciamo alla Pixar. Il nostro lavoro nasce dal gioco e dalla capacità di immaginare.» – Lindsey Collins

Secondo la produttrice, Toy Story 5 vuole celebrare proprio la magia dell’immaginazione, contrapponendola alla presenza sempre più invasiva della tecnologia nella vita quotidiana. Non si tratta di una condanna del progresso, ma della volontà di ricordare quanto sia importante conservare spazi di gioco libero e creativo.

«In questo film, in particolare, volevamo celebrare quanto l’immaginazione possa essere divertente e magica, quasi come un contrappunto alla tecnologia. Abbiamo cercato di far percepire agli spettatori cosa significhi trovarsi all’interno dell’immaginazione stessa, vivere quel mondo e lasciarsi trasportare dalla fantasia. Per questo continuiamo a mettere l’immaginazione al centro delle nostre storie: è semplicemente ciò che facciamo alla Pixar. » – Lindsey Collins

Pete Docter ha rincarato la dose, sottolineando come il desiderio di immaginare e inventare storie sia stato il motivo che lo ha spinto a intraprendere una carriera nell’animazione. Per il regista e produttore, il gioco rappresenta un elemento essenziale della natura umana e qualcosa che continuerà ad avere valore finché esisteranno bambini e adulti capaci di sognare.

«Credo che il motivo per cui sono entrato in questo settore sia proprio perché da bambino mi annoiavo. Ero seduto tra il pubblico durante concerti di musica classica o in chiesa e passavo il tempo a disegnare e a immaginare storie. L’immaginazione è il cuore di ciò che facciamo. È da lì che nascono le storie e i personaggi. E penso che sarà sempre qualcosa di importante finché esisteranno gli esseri umani.» Pete Docter

Pete Docter

Il conflitto tra giocattoli e schermi

Uno degli elementi più discussi del nuovo film è la presenza di giocattoli tecnologici che competono con quelli tradizionali per attirare l’attenzione dei bambini. Durante l’incontro è stata citata una frase pronunciata da Jessie nel film: “State rubando il tempo”.

Una battuta che ha colpito particolarmente i presenti e che sintetizza uno dei temi centrali della pellicola.

Le voci italiane hanno evidenziato come il film riesca a coinvolgere sia i bambini sia gli adulti, chiamando in causa soprattutto i genitori, oggi sempre più consapevoli delle implicazioni legate all’utilizzo di smartphone, tablet e dispositivi digitali.

«Questo film secondo me ci chiama in causa sotto tanti punti di vista. Chiama in causa i genitori, chiama in causa qualsiasi persona che oggi ha una consapevolezza maggiore probabilmente dell’uso dei dispositivi di ogni genere. Quindi secondo me è un film che farà riflettere tanto usciti dalla sala, forse ancora di più dei dei Toy Story precedenti da questo punto di vista» Gianluca Gazzoli

Katia Follesa ha sottolineato come il messaggio del film non sia quello di demonizzare la tecnologia, ma piuttosto di trovare un equilibrio tra il mondo digitale e quello reale.

«Il film secondo me insegna anche che la tecnologia non va proprio demonizzata, cioè va trovata una giusta dimensione» – Katia Follesa

«Ieri mi sono molto emozionato anche perché io sono molto legato a a questo mondo sin da bambino poi ho trasferito questa passione ai miei figli e poi, essendo diventato nonno qualche anno fa, l’ho trasferita anche ai miei nipoti» – Sal Da Vinci

Katia Follesa e Sal Da Vinci

Il vero obiettivo sarebbe quindi educare a un utilizzo consapevole degli strumenti tecnologici senza rinunciare al valore del gioco condiviso e dell’immaginazione.

Tra questi ‘talent’ spicca la veterana Ilaria Stagni, doppiatrice di professione, la quale da anni presta la voce al personaggio di Jessie e ha voluto ricordare una persona davvero speciale legata a Toy Story.

«Per me è un onore. Perché voglio dire, siamo arrivati al quinto film, ma io sono legata a Toy Story dall’inizio, con tutti i ricordi che ho di tante persone che anche non ci sono più, tipo Fabrizio [Frizzi] che è stato una persona incredibile. Mi piace ricordarlo perché era proprio una persona fantastica»Ilaria Stagni 

Un film che parla a più generazioni

Uno dei segreti del successo di Toy Story è sempre stato la sua capacità di crescere insieme al pubblico. La Collins ha spiegato che, a differenza di molte altre saghe, i personaggi non vengono congelati nel tempo.

«Penso che una delle cose che Toy Story fa davvero bene sia abbracciare il tempo e il passare del tempo in un modo davvero unico: quando torniamo a ritrovare i giocattoli, loro si trovano nel presente insieme a noi. Non li manteniamo congelati nel tempo, fermi al 1996, quando uscì il primo film; lasciamo che il tempo scorra anche per loro» – Lindsey Collins

Ogni volta che gli spettatori ritrovano Woody e compagni, il mondo è andato avanti esattamente come nella realtà. I giocattoli continuano a esistere, ma devono confrontarsi con nuove generazioni di bambini e con problemi diversi rispetto a quelli affrontati in passato.

Questa caratteristica consente alla saga di rimanere sempre contemporanea e di parlare contemporaneamente a genitori, figli e persino nonni.

Anche il cast italiano ha ricordato il forte legame personale con la serie. Ilaria Stagni ha raccontato di aver vissuto l’uscita del primo Toy Story durante la gravidanza del suo primo figlio e quella del terzo film durante la seconda, diventando così una sorta di testimonianza vivente dello scorrere del tempo che la saga ha sempre raccontato.

Gianluca Gazzoli

Il desiderio universale di essere scelti

Tra le domande rivolte ai rappresentanti Pixar c’è stata anche una riflessione sul significato più profondo della saga.

Fin dal primo film, i giocattoli vivono con il desiderio di essere scelti dai bambini e di sentirsi importanti per loro. Un tema che oggi appare ancora più universale.

Pete Docter ha ricordato come questa sensazione sia qualcosa in cui tutti possono riconoscersi. La paura di essere sostituiti, dimenticati o messi da parte è un sentimento profondamente umano, indipendentemente dall’età.

«Quello che mi ha conquistato nel primo film è stato quel senso di essere stato il preferito e di vedere poi arrivare qualcuno di nuovo che è migliore di te. Credo che tutti possano identificarsi con questa sensazione a modo loro. Qualunque sia il tuo percorso nella vita, è qualcosa di universale. È un tema molto universale e penso che non sia cambiato dal 1995 a oggi.»Pete Docter 

Secondo il creativo Pixar, la tecnologia rende questa sfida ancora più difficile per i giocattoli tradizionali. Se negli anni Novanta i rivali di Woody erano altri giocattoli, oggi devono competere con smartphone, videogiochi e piattaforme digitali capaci di monopolizzare l’attenzione dei bambini.

Per questo motivo Jessie assume un ruolo centrale nella storia, diventando il personaggio incaricato di affrontare quella che viene definita la più grande minaccia mai incontrata dai giocattoli della saga.

Un Toy Story più maturo

Diversi giornalisti presenti hanno notato come Toy Story 5 sembri possedere toni più maturi rispetto ai capitoli precedenti.

Pur mantenendo l’umorismo e l’avventura tipici della serie, il film affronta temi particolarmente delicati. Pete Docter ha spiegato che questa volta il centro emotivo della storia non riguarda tanto i conflitti tra giocattoli, quanto il benessere della bambina protagonista, Bonnie.

I giocattoli si preoccupano per lei, per la sua crescita e per la sua capacità di instaurare relazioni autentiche. Questo cambio di prospettiva conferisce alla storia una posta in gioco più concreta e vicina alle esperienze quotidiane delle famiglie.

«Penso che uno degli aspetti che forse ci siamo trovati ad affrontare sia che, in questo film, la posta in gioco riguarda soprattutto la bambina. È il primo Toy Story in cui i giocattoli sono davvero preoccupati per la loro bambina e per ciò che sta vivendo. Credo che sia per questo che il film dà la sensazione di avere una posta in gioco diversa, forse più intensa: perché tutto ruota attorno a Bonnie e alla sua capacità di trovare un’amica. Mi sembra una situazione molto reale, sia per i genitori sia per i bambini.» – Lindsey Collins

Cosa abbiamo perso con la tecnologia?

Una delle domande più interessanti della conferenza ha riguardato ciò che la società potrebbe aver perso con l’avvento della tecnologia.

Le risposte del cast italiano hanno evidenziato una certa nostalgia per alcune esperienze che stanno progressivamente scomparendo.

Katia Follesa ha parlato della perdita della curiosità e del piacere della ricerca. Oggi molte risposte sono immediatamente disponibili e si rischia di rinunciare al percorso che porta alla scoperta.

Federico Basso ha ricordato invece il valore del perdersi, citando i tempi in cui si viaggiava con le cartine stradali e si chiedevano indicazioni ai passanti. Una generazione cresciuta con il navigatore sempre a portata di mano rischia di non sperimentare più quel tipo di incertezza che spesso si trasformava in avventura.

Anche il tema della socialità è emerso con forza come accennato da Gianluca Gazzoli. Secondo gli intervenuti, il film riflette su quanto il gioco condiviso contribuisca a costruire amicizie, relazioni e competenze sociali che nessuna tecnologia può sostituire completamente.

Il tema dell’intelligenza artificiale

Nel corso della conferenza si è parlato inevitabilmente anche di intelligenza artificiale e delle sue possibili conseguenze per il settore creativo.

Le voci italiane hanno espresso preoccupazione soprattutto per il mondo del doppiaggio, sottolineando come le nuove tecnologie possano rappresentare una sfida concreta per professioni artistiche basate sull’interpretazione umana.

«Bisogna mettere dei paletti e conviverci. Tutto qui. Certo se lei non fosse entrata nel discorso artistico sarebbe stato meglio e penso ai musicisti, ai grafici, appunto ai doppiatori e ai cantanti »Ilaria Stagni 

Pur riconoscendo l’impossibilità di fermare il progresso tecnologico, gli artisti hanno evidenziato la necessità di stabilire regole e limiti chiari per tutelare il lavoro creativo.

Pete Docter ha ribadito la posizione storica di Pixar sull’argomento: la tecnologia deve essere uno strumento al servizio degli artisti e della narrazione, non un sostituto della creatività umana. Fin dagli esordi dello studio, l’innovazione tecnica è sempre stata utilizzata per ampliare le possibilità espressive degli autori e non per rimpiazzarle.

«Viviamo in un periodo che presenta molte sfide e stiamo ancora cercando di capire esattamente dove siamo e quale sia il modo migliore di affrontare questioni come l’intelligenza artificiale e tutto ciò che ne consegue. Penso che possa essere sia un bene sia un male: dipende davvero da come viene utilizzata.

Fin dall’inizio, dal 1995 e da Toy Story, il nostro approccio è sempre stato quello di considerare la tecnologia come uno strumento al servizio della visione degli artisti. Può essere utilizzata per ampliare le possibilità della narrazione e per rendere il racconto più efficace. Ed è proprio in questa direzione che continuiamo a sperimentare e a lavorare.»- Pete Docter 

Toy Story 5: da oggi nelle sale

I giocattoli sono tornati e, questa volta, Buzz Lightyear, Woody, Jessie e il resto della banda devono affrontare una nuova sfida quando si trovano faccia a faccia con Lilypad, un nuovissimo tablet che arriva con le sue idee rivoluzionarie su ciò che è meglio per la loro bambina, Bonnie. Il momento del gioco sarà mai più lo stesso?

Toy Story 5 è diretto dal vincitore dell’Academy Award® Andrew Stanton (WALL•EAlla ricerca di NemoAlla ricerca di Dory), co-diretto da Kenna Harris (Ciao Alberto) e prodotto da Lindsey Collins (RedWALL•EAlla ricerca di Dory). Toy Story 5 include la canzone originale “I Knew It, I Knew You” – interpretata da Taylor Swift e scritta e prodotta da Swift e Jack Antonoff – e presenta una colonna sonora originale del vincitore dell’Academy Award® Randy Newman, che torna a comporre per il suo quinto film della serie Toy Story.

 

Cinema

Hokum – Recensione del film horror di Damian McCarthy

Abbiamo visto in anteprima Hokum, il nuovo horror folkloristico di Damian McCarthy con protagonista un ottimo Adam Scott, ed ecco cosa ne pensiamo

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Hokum nel vocabolario inglese sta a significare ‘sciocchezza’, ‘stupidaggine’. Ed è probabilmente quello che, almeno in principio, pensa lo scrittore Ohm Bauman, il protagonista del nuovo horror di Damian McCarthy, quando gli viene confessato che la suite del Bilberry Woods Hotel dove soggiorna, non è accessibile in quanto infestata da una strega. Una ‘baggianata’ sicuramente. Hokum per l’appunto. O forse no.

Hokum è il terzo film diretto dall’irlandese Damian McCarthy, che prosegue la sua antologia horror cinematografica iniziata con Caveat (2020), continuata con Oddity (2024) e che vede quale ultimo film uscito (per il momento) quello di cui parliamo oggi e che vede protagonista l’attore Adam Scott (Scissione).

Il film, già uscito negli Stati Uniti a inizio maggio, arriverà in Italia soltanto il 5 agosto. Ha ottenuto un buon riscontro dalla critica e, nonostante incassi non propriamente esaltanti, ha raccolto 24,1 milioni di dollari al botteghino americano a fronte di un budget di 5 milioni.

Hokum viene presentato come un film incentrato sulla stregoneria, ma che, in realtà, parla anche di traumi, segreti e misteri che, ancora una volta, fanno intendere che il mostro più pericoloso è l’uomo. Indipendentemente da streghe, leggende e folklore.

Welcome to Bilberry Woods Hotel

Il cinico Ohm Bauman (Adam Scott) è un celebre scrittore americano alle prese con un blocco creativo che gli impedisce di concludere la sua fortunata trilogia Conquistador. Dopo aver avuto una visione del fantasma della madre, decide di recarsi al Bilberry Woods Hotel, un albergo fatiscente immerso nella campagna irlandese dove i suoi genitori trascorsero la luna di miele, con l’intenzione di spargere le loro ceneri e affrontare il proprio passato.

All’hotel conosce il proprietario Cob e gli altri dipendenti, tra cui la barista Fiona (Florence Ordesh), con cui instaura subito un buon rapporto. Cob racconta spesso ai visitatori dell’hotel, soprattutto i più piccoli, la leggenda della Cailleach, una strega che rapisce i bambini conducendoli negli inferi, alimentando il clima inquietante che avvolge l’albergo. Durante il soggiorno, Ohm incontra anche Jerry (David Wilmot), un eccentrico abitante del luogo, e viene a sapere che la suite nuziale dell’hotel è chiusa da anni perché ritenuta infestata proprio dalla Cailleach.

Schiacciato dal trauma per la prematura morte della madre, assassinata tempo addietro, Ohm tenta il suicidio impiccandosi nella sua stanza. Viene però salvato da Fiona, che lo trova appena in tempo.

Uscito dall’ospedale, Bauman torna all’hotel per ringraziare la ragazza, ma scopre che Fiona è scomparsa e i sospetti ricadono sul ‘matto’ Jerry.

Convinto che la verità sia diversa, Ohm decide di indagare insieme a Jerry introducendosi nell’hotel ormai chiuso. Tutti gli indizi portano alla misteriosa suite nuziale, dove lo scrittore si dovrà recare per risolvere il caso legato a Fiona. E scoprirà se i racconti sulla Cailleach sono mero folklore o realtà.

Hokum: folklore irlandese, ma la malvagità ha sempre il volto dell’uomo

Damian McCarthy gioca ancora una volta “in casa”, ambientando Hokum nella sua terra natale, l’Irlanda, un territorio che si presta perfettamente ad atmosfere magiche ed è ricco di leggende legate alla magia e alla stregoneria.

E il folklore è, senza ombra di dubbio, il punto di partenza da cui poi si sviluppa la trama di Hokum, con il mito della Cailleach, Dea dell’Inverno nonché una delle figure più antiche e affascinanti della mitologia celtica, che è stata reinterpretata, trasformandola in una strega che rapisce i bambini e li conduce negli inferi, così da adattarla meglio a una storia horror.

Una figura senza dubbio suggestiva che contribuisce a rendere Hokum un film terrorizzante anche solo attraverso i racconti di chi afferma di aver visto la strega, storie che rimangono a metà tra il mito e la realtà.

Anche la simbologia è predominante all’interno di Hokum, dove il cerchio, simbolo di protezione e sacralità, è un elemento ricorrente all’interno dell’intero film a partire dalle sequenze che sono ambientate all’interno del romanzo di Bauman, Conquistador e immaginate dallo scrittore.

Lo sceneggiatore e regista fa subito intendere che non siamo di fronte a una pellicola horror da blockbuster americano slasher o creepy; i ritmi sono da classico film britannico che ha lo scopo di coinvolgere il più possibile lo spettatore grazie alle sinistre ambientazioni (il bosco e il tetro hotel dove si svolge il film in primis), ai silenzi, i sussurri, alle ombre che si celano dietro ogni angolo buio e farlo immedesimare quanto più possibile nei panni di Ohm Bauman.

La parte centrale è senza ombra di dubbio quella più interessante: tutta la sequenza che si sviluppa all’interno della suite nuziale risulta la più suggestiva e spaventosa, principalmente grazie a tutto ciò che circonda lo scrittore protagonista; dai semplici arredi, grotteschi e pacchiani ma che, calati in un’atmosfera horror, fanno paura eccome, sino agli angoli più cupi della suite dove nel buio si nascondono spesso ombre che non sono semplici visioni.

Come però detto, il mito della Cailleach è solo il pretesto per un film che oltre alle atmosfere e al folklore suggestivo, sviluppa una trama interessante tra il mistero e l’horror, che ruota intorno alla scomparsa di Fiona e, come spesso capita in pellicole horror, ricorda che il mostro più malvagio e pericoloso da cui fare attenzione è l’uomo. Non vado oltre per evitare spoiler sulla storia di Hokum.

Adam Scott, un irresistibile Ohm Bauman

Parte del merito della riuscita del film va anche al protagonista Adam Scott, che si vede essere a suo agio nella parte di Ohm Bauman, burbero e cinico scrittore, diretto nelle sue affermazioni nonostante la calma e la disinvoltura che lo contraddistinguono.

Uomo dal carattere ruvido e serioso, Bauman è un personaggio che si rende protagonista di alcune battute, affermazioni e azioni, che fanno sorridere in più di un’occasione lo spettatore. Insieme al Jerry di David Wilmot, compongono un duo che riesce a creare situazioni di distensione all’interno di una storia davvero drammatica.

Lo stesso passato che tormenta Bauman da una vita, riguardante la morte della madre, lo porta a essere un uomo traumatizzato e incatenato al passato che lo porta al tentativo di suicidarsi. Risolvere anche il mistero di Fiona lo porterà a fare pace con sé stesso e spezzare finalmente quelle catene.

Hokum: promosso o bocciato?

Se fosse un fumetto, Hokum potrebbe essere una classica storia di Dylan Dog.

La pellicola di Damian McCarthy è un horror intelligente che porta un po’ di folklore irlandese attraverso il mito della Cailleach al cinema.

Nonostante non sia il miglior film horror uscito quest’anno, Hokum centra pienamente il suo obiettivo, ovvero, terrorizzare lo spettatore non attraverso dei jump scare ma facendo crescere dentro di lui costantemente la paura attraverso ambientazione, sussurri e giochi d’ombre, con un finale che rimette tutto in discussione e rende la storia della pellicola molto più vicina alla realtà, lasciando una morale ben precisa: le streghe fanno paura, ma l’essere umano è più pericoloso di qualsiasi mostro del folklore o delle leggende.


VOTO POPCORNERD: 7/10

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Cinema

Spider-Man: Brand New Day – Esordio record al box office italiano

Esordio da record in Italia per Spider-Man: Brand New Day al botteghino nel primo giorno di proiezione nei nostri cinema

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Spider-Man: Brand New Day esordio record al box office italiano

Spider-Man: Brand New Day ha esordito ieri nelle sale italiane registrando un incasso record di oltre 4 milioni di euro in 468 cinema, per un totale di 516.884 presenze.

Il dato segna il miglior debutto di sempre per il franchise di Spider-Man in Italia e per un film Sony Pictures, superando in entrambi i casi il precedente capitolo Spider-Man: No Way Home, che nel 2021 aprì con 2.915.722 euro. È inoltre il miglior esordio di sempre nel nostro Paese per un cinecomic standalone e il secondo in assoluto dell’intero genere, dietro al solo Avengers: Endgame.

Spider-Man: Brand New Day, diretto da Destin Daniel Cretton con Tom Holland, Zendaya, Sadie Sink, Jacob Batalon, Jon Bernthal, Tramell Tillman, Michael Mando e Mark Ruffalo, è al cinema prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures.

Sinossi:

È un “nuovo giorno” per Peter Parker. Combattere il crimine a tempo pieno nei panni di Spider-Man in un mondo che non si ricorda di lui — e la pressione di vedere i suoi vecchi amici andare avanti senza di lui — innesca in Peter un cambiamento che potrebbe non riuscire a controllare. Ma questa trasformazione potrebbe essere l’unica cosa in grado di fermare una nuova e sconvolgente minaccia per la città e per le persone che ama: un potente nemico impossibile da vedere.

Il mondo può aver dimenticato Peter Parker, ma lui non ha dimenticato nessuno.

*Fonte: Comunicato stampa Sony Pictures 

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Cinema

Il Caso Thomas Crown: Trailer del film diretto e interpretato da Michael B. Jordan

Trailer e poster del film Il Caso Thomas Crown, thriller diretto e con protagonista Michael B. Jordan in arrivo il 4 marzo 2027 nei cinema

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Il Caso Thomas Crown

Diretto, prodotto e interpretato da Michael B. Jordan
Nel cast oltre a Michael B. Jordan, Kenneth Branagh, Adria Arjona, Lily Gladstone, Danai Gurira e Pilou Asbæk
Dal 4 marzo 2027 nelle sale italiane

Le prime immagini de Il Caso Thomas Crown del nuovo thriller diretto, prodotto e interpretato dal vincitore del premio Oscar® Michael B. Jordan (I peccatoriCreed – Nato per combattereBlack Panther).

Nel cast oltre  a Michael B. Jordan, Kenneth Branagh (BelfastAssassinio sull’Orient Express), Adria Arjona (Hit ManAndor), Lily Gladstone (Killers of the Flower Moon), Danai Gurira (Black PantherThe Walking Dead) e Pilou Asbæk (Game of ThronesBorgen).

Il film è prodotto da Michael B. Jordan, Elizabeth Raposo, Marc Toberoff, Patrick McCormick e Charles Roven, con Jason Hall e Alan R. Trustman come produttori esecutivi, su una sceneggiatura di Drew Pearce e Jason Hall, con una storia di Alan R. Trustman e Drew Pearce, basato su una sceneggiatura di Alan R. Trustman.

Il Caso Thomas Crown sarà al cinema dal 4 marzo 2027.

Sinossi:

Il vincitore del premio Oscar® Michael B. Jordan dirige, produce e interpreta un heist thriller visivamente straordinario, magnetico e dal profondo impatto emotivo, in cui l’uomo più pericoloso della stanza è quello che nessuno sta guardando.

* Ringraziamo l’Ufficio Stampa Sony Pictures per il comunicato di cui sopra, che abbiamo condiviso con i nostri lettori

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