Cos’è davvero l’immaginazione? E cosa succede quando smettiamo di ascoltarne il richiamo?
Sono queste le domande al centro di Something Epic, l’opera con cui Szymon Kudrański esplora il confine sottile tra creatività e realtà, tra rifugio e ossessione, attraverso gli occhi del quattordicenne Danny Dillon, che grazie alla sua incredibile sensibilità è capace di muoversi tra due mondi: quello reale e quello dell’immaginazione.
Scritto e illustrato dallo stesso Szymon Kudrański, Something Epic Vol. 1 raccoglie i primi sette capitoli della serie, originariamente pubblicati da Image Comics tra il 2023 e il 2024, e successivamente distribuiti in Italia da Mirage Comics.
La trama
Danny Dillon è un Epic: è capace di vedere al di là del velo che separa il mondo reale da quello dell’immaginazione, traendo da essa l’ispirazione per la sua arte. Il suo sogno, infatti, è di diventare un artista.
Ma quando un evento traumatico colpisce lui e la sua famiglia, la fiamma della creatività dentro di lui si spegne, lasciando spazio all’oscurità e a tutto ciò che ne consegue.
Gli anni passano e, ormai adulto, Danny è costretto a fare i conti con le creature generate da quell’oscurità, entità che minacciano di distruggere completamente il regno dell’immaginazione.

Something Epic #2
In questo articolo spoiler-free voglio parlarvi di un’opera profonda e complessa, con la quale Kudrański dichiara il suo amore per il fumetto, riflettendo su cosa significhi essere un creativo e attingendo a riferimenti della pop culture in cui molti di noi si riconoscono.
Il regno dell’immaginazione
Danny è un bambino speciale. Sin dalla nascita è dotato di un’innata sensibilità artistica e di una percezione fuori dal comune: riesce a cogliere ciò che sfugge agli occhi dei meno creativi, la dimensione dell’immaginazione. Ai suoi occhi, i due mondi si sovrappongono e le creature più strane che popolano il mondo dell’immaginazione – vampiri, gatti parlanti, gnomi, supereroi e creature a 8 bit – si mescolano al mondo reale.
Ignare di essere osservate, queste presenze diventano per lui una fonte inesauribile di ispirazione. Danny vuole disegnare, vuole diventare un artista, e prende in prestito ciò che solo lui riesce a vedere per trasformarlo in arte.
Kudrański rappresenta questo regno invisibile come un ecosistema complesso, popolato da figure molto diverse tra loro ma capaci di convivere in un equilibrio sorprendente. È proprio in questa varietà che emergono le influenze dell’autore: dal linguaggio dei supereroi di Marvel Comics e DC Comics, manga e anime, fino ai videogiochi, evocati dalle creature in stile 8-bit.

Something Epic #1
Kudrański racconta se stesso?
Quella capacità di “vedere oltre” era per Danny il suo segreto più prezioso. Sapeva che, se avesse rivelato ciò che riusciva a vedere, nessuno gli avrebbe creduto. Nemmeno la persona a cui voleva più bene: sua madre. Cresciuto senza un padre, lei era diventata per lui la sua roccia, la sua unica certezza e il suo punto di riferimento.
Un dettaglio interessante, che difficilmente sfuggirà al lettore più attento, è la scelta dell’autore di non mostrare mai il volto della madre di Danny. Anche questo elemento suggerisce una lettura più intima dell’opera, quasi autobiografica, come se Kudrański stesse raccontando qualcosa di profondamente personale, rendendo omaggio alla propria madre attraverso la narrazione.

Something Epic #1
Si ha quindi come la sensazione che l’autore stia raccontando se stesso, paragonando la propria sensibilità e innata creatività a un superpotere impossibile da condividere con qualcuno in grado di comprenderlo davvero.
Un dono straordinario, ma profondamente isolante.
Le creature che si nascondono nel buio dentro di noi
La vita di Danny viene bruscamente stravolta quando un evento traumatico colpisce lui e la sua famiglia. Non entrerò nei dettagli di quanto accade, perché rappresenta uno snodo fondamentale del racconto ideato dall’autore e merita di essere scoperto senza anticipazioni, per poterne apprezzare appieno la potenza narrativa.
Danny si trova così a fare i conti con una realtà dura e soffocante, che lentamente spegne la fiamma della creatività che fino a quel momento lo aveva definito. Al suo posto si insinua un’oscurità profonda, desolante e pericolosa, che ha dato vita a qualcosa che minaccia di distruggere completamente il regno dell’immaginazione.

Something Epic #3
Ho interpretato questa parte di racconto come se Kudrański volesse rappresentare la depressione e la tristezza di Danny attraverso il progressivo deteriorarsi del mondo immaginario che solo lui è in grado di vedere. È come se le sue emozioni negative avessero un impatto diretto su quel piano metafisico, in cui prendono forma tutte le creazioni nate dalla sua immaginazione e creatività e da quella degli altri creativi.
Un dettaglio interessante è il graduale incremento della presenza del rosso nelle tavole. Man mano che Danny si addentra in un contesto alimentato da rabbia e rancore, l’autore riesce a trasmettere l’urgenza di questi sentimenti attraverso un utilizzo estremamente consapevole del colore rosso che simboleggia emozioni intense, spesso associate all’aggressività e al pericolo.
La battaglia finale per salvare il regno dell’immaginazione
Non analizzerò nel dettaglio gli ultimi capitoli che chiudono questo primo arco narrativo di Something Epic, ma una cosa è certa: “epico” non basta a descrivere ciò che Szymon Kudrański mette in scena.
Danny è messo a dura prova ed è costretto a confrontarsi con le creature nate dall’oscurità cresciuta dentro di lui, ormai fuori controllo. Per salvare quel mondo che un tempo custodiva Danny sarà costretto ad affrontare il nemico che teme più di ogni altro.

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Conclusione
Something Epic vol. 1, scritto e disegnato da Szymon Kudrański, è il racconto di un viaggio nel mondo metafisico dell’immaginazione, capace di offrire al lettore molteplici chiavi di lettura e profondi spunti di riflessione.
La storia di Danny non è soltanto quella di un quattordicenne che sogna di diventare un artista, ma un racconto che affonda le sue radici in temi universali come la famiglia, il trauma e la solitudine. Elementi che, intrecciandosi tra loro, danno vita a una narrazione che va oltre il semplice percorso di formazione per trasformarsi in un fantasy intimo e, al tempo stesso, incredibilmente epico.
A rendere il tutto ancora più potente è lo stile visivo di Kudrański: il racconto fa un uso estremamente intelligente della regia delle tavole, ricorrendo spesso a primi piani e messe a fuoco che conferiscono alle tavole un taglio cinematografico. La colorazione, inoltre, raggiunge picchi di autentica magia nelle battute finali, con sequenze visivamente straordinarie che lasciano davvero senza fiato.
VOTO POPCORNERD: 8.5/10
