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CinemaRecensioni

Oscar 2026: i candidati al Miglior Film! (Prima parte)

Gli Oscar 2026 sono alle porte. I 10 candidati a Miglior Film saranno all’altezza delle aspettative? Scopriamolo!

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Lo scorso 22 Gennaio, con una diretta mondiale su YouTube, gli attori Lewis Pullman (Top Gun: Maverick, Thunderbolts*) e Danielle Brooks (Orange is the New Black, Il colore Viola) hanno annunciato, a nome dell’AMPAS (Academy of Motion Picture Arts and Sciences), tutte le nomination delle 98ª edizione degli Oscar.

L’ultima categoria annunciata, la più attesa, è anche quella che da sempre catalizza maggiormente l’attenzione di pubblico e critica: il Miglior Film.

Tra certezze, sorprese ed esclusioni eccellenti, ciò che state per leggere è la prima parte di un breve (e personale) excursus sulle dieci pellicole che il 15 Marzo avranno la possibilità di portarsi a casa la statuetta più ambita di tutte.

Attenzione: potrei dover fare dei piccoli spoiler.

Non ho intenzione di rivelare finali o risvolti di trama importanti, sia chiaro, ma potrei comunque dover approfondire scene specifiche che mi hanno colpito, in positivo o negativo, e so che per qualcuno potrebbe essere un problema.

Ora, quindi, possiamo cominciare.


Un’ultima precisazione: come avrete modo di intuire leggendo i miei commenti, i film in questione non sono in ordine di preferenza; il seguente elenco non è quindi da intendersi come una classifica.

Ecco le recensioni della prima cinquina:

  • Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson

Domanda: “Ma quante persone sono sfuggite al processo di Norimberga?” Risposta: “Molte, a quanto sembra.”

Il decimo lungometraggio di PTA è un film pieno di stelle affermate ed emergenti, che riflette su molti grandi temi, sempre attuali: l’emancipazione della donna, il razzismo, la lotta di classe, il rapporto genitori/figli.

Ciò che deriva da queste premesse è un road movie frenetico, equiparabile (anche nelle ambientazioni brulle e rocciose) ad un lungo episodio di Willy il Coyote e Beep Beep.

Una caccia all’uomo, anzi, in questo caso alla donna, carica di tensione e adrenalina accompagnata da una colonna sonora di Jonny Greenwood martellante e pervasiva che accresce nello spettatore un senso di soffocamento.

Tutto ciò viene raccontato attraverso personaggi memorabili come i rivoluzionari Rocketman/Ghetto Pat (Leonardo DiCaprio) e Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor), per non parlare del viscido colonnello fascista Steven J. Lockjaw (Sean Penn).

È quest’ultimo, infatti a dare la caccia alla figlia di Perfidia e Ghetto, Willa (Chase Infiniti), una ragazza caparbia e intelligente, il cui unico peccato è il colore della pelle, in una società ancora intrisa di odio e disprezzo.

Vorrei sottolineare la performance attoriale di quest’ultima, ingiustamente snobbata dall’Academy. Oltre a non sfigurare minimamente al suo primo ruolo cinematografico con gli attori sopracitati, le è stato anche affidato l’ingrato compito di portare a schermo (senza dubbio con successo) un personaggio scomodo: la ragazza forte.

Tutta questa serietà, comunque, viene spesso spezzata da momenti tragicomici e al limite del ridicolo affidati ai personaggi di Dicaprio e, soprattutto, di Benicio del Toro, il Sensei Sergio St. Carlos, santone tuttofare dal carattere bizzarro che meriterebbe un film tutto suo.

Tirando le somme: un blockbuster d’Autore assolutamente da recuperare.

Abbasso i suprematisti bianchi, viva Paul Thomas Anderson, Viva la revolución!

 

  • L’agente segreto di Kleber Mendonça Filho

Domanda: “Quanto può essere noioso un film?” Risposta: “Evidentemente, moltissimo.”

Ho “amato” Wagner Moura nel ruolo di Pablo Escobar in Narcos di Netflix. Un attore meraviglioso e carismatico, dal volto particolare e capace di grande espressività.

Il vero segreto, però, è come questo film estremamente soporifero sia finito nella rosa dei migliori lungometraggi dello scorso anno.

Non c’è nulla di particolare che non quadri, sia chiaro; semplicemente è stato molto difficile rimanere in sala, sulle poltroncine, con gli occhi aperti.

Colmo di personaggi grotteschi e sopra le righe, vagamente lynchani (chiedo scusa al maestro David per questo paragone), il film confezionato da Kleber Mendonça Filho è, nonostante ciò, asettico, freddo e senza sentimento (anche a dispetto della location brasiliana nel quale si ambienta questa tediosa vicenda).

Non c’è molto da dire, il film scorre lento, senza particolari guizzi registici, senza una storia solida, senza personaggi realmente interessanti per cui valga la pena spendere il proprio tempo.

Eppure, le premesse erano altre. Fin dall’inizio sembra di essere su un campo minato: cadaveri, polizia corrotta, squali, misteri. Da un momento all’altro potrebbe esplodere una granata e gettare nel panico personaggi e spettatori. Niente di tutto questo.

Un film che non faccio fatica a sconsigliare.

 

  • Sentimental Value di Joachim Trier

Domanda: “Può, un film, ricucire un rapporto padre-figlia spezzato da tanti anni?” Risposta: “Potrebbe.”

Il rapporto con i propri genitori non è mai facile. Se poi vivi in Norvegia e tuo padre è un grande regista in giro per il mondo, è anche peggio.

Al centro del racconto ci sono i Borg, una famiglia con un passato travagliato (quale famiglia non ce l’ha) e un presente difficile da digerire per via di lutti e grandi distanze…che stanno per essere accorciate.

Il Cinema, che per lungo tempo ha separato Gustav (Stellan Skarsgård) dalle figlie, ora emerge come salvifico, o almeno è quello che spera. Vuole dirigere, infatti, un nuovo film, questa volta a stretto contatto con le proprie figlie, proprio come ha fatto in passato quando erano piccole. La sceneggiatura è intima, personale e, per lui, catartica. Nella sua idea, inoltre, la protagonista non può che essere Nora (Renate Reinsve), la figlia maggiore: senza di lei, non si può girare. Ma si sa, «Si vis pacem, para bellum» (se vuoi la pace, prepara la guerra) e riconquistare la fiducia di entrambe non è un’impresa facile e, infatti, Nora rifiuta.

Ma perché riconciliarsi in questo modo quando basterebbe parlarsi? Per esperienza personale, non è così semplice come si possa credere; spesso le parole, nel percorso da una persona all’altra, cambiano forma, assumono significati differenti e, invece di unire, allontanano.

Gustav, dal canto suo, è un ottimo regista, ed è bravo a trasmettere i suoi pensieri e sentimenti attraverso le azioni, i gesti, gli sguardi, i silenzi. Stare dietro la macchina da presa, dove si sente più protetto, è il modo migliore che ha per comunicare il suo amore, il suo dolore.

Ciò che mi ha colpito maggiormente di questa pellicola sono proprio i lunghi silenzi: in pieno stile nordico, Joachim Trier ed Eskil Vogt (i due sceneggiatori), affidano alle scene prive di dialogo e a piccoli cambiamenti di espressione del volto i momenti salienti della vita di questa famiglia.

A rendere possibile tutto ciò, ovviamente, serve un cast in stato di grazia, che conferma la bravura di attori già noti al grande pubblico, come Elle Fanning, e che segna l’ingresso definitivo di altri nel grande Pantheon hollywoodiano, come Inga Ibsdotter Lilleaas.

Seguendo l’impostazione del film, smetto di parlare (scrivere) e vi rimando direttamente alla visione di quest’opera piena di speranza.

 

  • I peccatori di Ryan Coogler

Immaginate di essere un bambino afroamericano nato ad Oakland, in California, a metà degl’anni ’80. Siete figli di due umili lavoratori e avete voglia di dimostrare che, nonostante il colore della pelle e l’estrazione sociale, valete.

Studiate, vi impegnate, iniziate a lavorare: dimostrate al mondo che esistete e che avete qualcosa di importante da dire.

Ecco, questa è la vita di Ryan Coogler, il cineasta (attenzione, non il cineasta afroamericano) col film con più candidature di sempre agli Oscar, 16 in totale, superando di ben due lunghezze, film come Eva contro Eva, Titanic e La La Land.

Domanda: “Ma quindi è il miglior film della storia?” Risposta: “In realtà, no.”

Non fraintendetemi, è un buon film ma, personalmente, non è nemmeno il migliore tra questi dieci.

Michael B. Jordan, nel suo doppio ruolo è stato bravo, così come la gran parte del cast di sostegno, su questo non ci sono dubbi. La regia di Ryan Coogler è solida e la colonna sonora di Ludwig Göransson (che con Tenet e Oppenheimer ha ampiamente dimostrato il suo valore) è perfetta per le scene a cui deve dare supporto, talvolta sovrastando (in senso positivo) anche ciò che stiamo vedendo.

Anche il tema della pellicola è ben catturato: in un’America nel pieno della segregazione razziale, i bianchi, proprio come dei vampiri, sono sempre pronti a succhiare, a prosciugare, a voler prevaricare tutti gli aspetti della black culture (come abbiamo detto, molto caro al regista) e, parte, di quella asian.

Eppure manca qualcosa.

Alla fine della visione avevo una sensazione di parzialità, come se il film avesse altro da dire, altro da mostrare, ma che avesse “paura” di farlo.

Forse, però, una soluzione a questa mia delusione ce l’ho: nel film, in realtà, è presente una scena di pochi minuti, girata interamente in piano sequenza, che vale da sola l’intera visione del film e che setta un livello estremamente alto da raggiungere nuovamente. È una scena che ripercorre l’intera storia musicale nera, dall’alba dei tempi fino ai giorni nostri! Musica tribale, blues, country, elettrica, pop, rap…tutta unita in un’unica, affascinante, melodia mentre i protagonisti della pellicola, gli spiriti dei loro antenati e dei loro discendenti ballano e si divertono dopo una lunga giornata di lavoro.

Una scena da brividi, che racchiude al meglio tutto l’estro e la bravura delle maestranze che hanno lavorato a questo progetto.

Un film di cui consiglio la visione, anche solo per il valore storico che ha avuto, ha e avrà sul cinema e nel mondo.

 

  • Train Dreams di Clint Bentley

Domanda: “È possibile guardare un film su un boscaiolo ambientato nella prima metà del novecento senza annoiarsi un secondo?” Risposta: “Sì.”

Robert Grainier (Joel Edgerton) è una persona semplice: molto silenziosa, dedita al lavoro e amorevole verso la sua famiglia. Non ha desideri particolari, si accontenta di quel poco che ha, che guadagna onestamente e con fatica, e ogni suo gesto è finalizzato al benessere di sua moglie Gladys (Felicity Jones) e sua figlia Kate. Infatti, trascorre giorni, settimane, a volte mesi, lontano da casa, svolgendo un lavoro usurante, solo per poter concedere alla sua famiglia una vita adeguata.

L’ho amato, anzi, li ho amati dal primo all’ultimo momento e sono sicuro che li amerete anche voi.

Train Dreams  è permeato da un’atmosfera eterea, capace di trascinarti nel verde della foresta e nei cuori di chi, quei luoghi, li vive tutti i giorni. Durante la visione volevo essere lì: sognavo di abbandonare la mia vita e perdermi nelle montagne dell’Idaho, abbracciando totalmente la vita rurale.

E, forse, nelle intenzioni di Clint Bentley e Greg Kwedar (i due sceneggiatori), c’è proprio l’idea di dar grande risalto ai boschi, che solo apparentemente fanno da cornice, ma che sono in realtà i veri protagonisti silenziosi di questa storia; del resto, centinaia di anni prima dell’avvento della famiglia Granier erano già lì e lo saranno anche dopo.

La natura appare delicata, poi feroce, catartica, letale, imprevedibile e sicuramente imperscrutabile. Come una divinità, agisce per vie misteriose, in positivo e negativo, e le persone ne sono consapevoli, vivendo sulla propria pelle le due facce di questa medaglia, consce del fatto che il lieto fine potrebbe non essere dietro l’angolo.

A livello tecnico, ciò che maggiormente mette in risalto la grande importanza dell’ambiente è la fotografia di Adolpho Veloso. Ogni inquadratura potrebbe essere estrapolata dal film, incorniciata ed esposta all’interno di un museo. I colori pastello si amalgamano perfettamente tra toni caldi e freddi, i giochi di luci e di ombre sono effettuati quasi esclusivamente senza l’aiuto di impianti artificiali, le albe e i tramonti sono da togliere il fiato, così come i paesaggi innevati e quelli ricoperti di fiamme e cenere catturano l’attenzione dello spettatore.

Un film delicatissimo, che mette al centro di tutto l’uomo, la natura e il complicato rapporto tra di essi. Da recuperare assolutamente.


Ti sei curioso di leggere la seconda parte? Non ti preoccupare, la trovi qui!

https://www.popcornerd.it/oscar-2026-i-candidati-al-miglior-film-seconda-parte/

Cinema

COMICON Napoli 2026 – La figura del foley artist

Durante il COMICON Napoli 2026 abbiamo scoperto quanto importante sia la figura del foley artist nel cinema

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Il suono di un pugno, di una porta che cigola o di un mostro che respira non viene dal set. Viene creato dopo. È il lavoro, spesso invisibile, del foley artist.

Durante il COMICON Napoli 2026, Gianni D’Arienzo, Mauro Zingarelli e Serena Marletta – con il supporto tecnico della sound designer Giulia Marinelli e del foley artist Daniele di Pentima – hanno mostrato concretamente quanto questo ruolo sia cruciale nel processo cinematografico, durante il panel Suona come un film: sonorizzare il cinema horror.

Mauro Zingarelli e Giulia Marinelli
Mauro Zingarelli e Giulia Marinelli
Foley artist Daniele di Pentima
Foley artist Daniele di Pentima

Il suono del Super Saiyan è in realtà il suono di un feto

Il panel si apre con una dimostrazione capace di sorprendere gran parte del pubblico. Il celebre suono dell’aura del Super Saiyan, noto ai fan di Dragon Ball, non è stato creato da zero: deriva dalla manipolazione di un suono reale, quello del battito cardiaco di un feto.

Un esempio che chiarisce immediatamente il cuore del lavoro del foley artist: non si tratta semplicemente di “riprodurre” suoni, ma di reinterpretarli, trasformarli e adattarli al contesto visivo. Creatività e sensibilità diventano quindi strumenti fondamentali, ancora prima della tecnica.

Ascoltare per credere.

Il foley artist all'opera

Il panel entra poi nel vivo: Daniele di Pentima e Giulia Marinelli, con il coinvolgimento diretto del pubblico, mostrano concretamente cosa significa fare il foley artist, ricreando e registrando in tempo reale i suoni di una scena cinematografica.

Nella parte finale del panel, Mauro Zingarelli – regista e content creator – si è offerto per la registrazione dei suoni di una scena del film Weapons.. con un peperone ed un melone.

Non credo che d’ora in poi riuscirò a guardare un film senza pensare al foley artist: chiuso in sala di registrazione, intento a indossare scarpe col tacco e a distruggere un intero reparto di frutta e verdura, tutto per rendere ogni scena incredibilmente reale.

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Cinema

KILL BILL: THE WHOLE BLOODY AFFAIR: trailer del film di Tarantino di nuovo al cinema dal 28 maggio al 3 giugno

Trailer di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, il film che unisce i due capitoli di Tarantino in un’unica pellicola che torna al cinema dal 28 maggio al 3 giugno

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Kill Bill: The Whole Bloody Affair

Presentano

Scritto e diretto da Quentin Tarantino

IL TRAILER ITALIANO PRESENTA LA VENDETTA DEFINITIVA, DAL 28 MAGGIO AL 3 GIUGNO AL CINEMA

Plaion Pictures e Midnight Factory sono orgogliosi di diffondere il trailer italiano di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, che arriverà al cinema dal 28 maggio al 3 giugno in un evento speciale di 7 giorni, dopo averne acquisito i diritti da Lionsgate. A oltre vent’anni dalla sua uscita, il film arriva finalmente nelle sale italiane nella forma in cui Quentin Tarantino l’aveva concepito sin dall’inizio: un’unica, travolgente esperienza cinematografica di 281 minuti, che riunisce i due volumi in un flusso continuo, potente e senza compromessi.

Non si tratta solo di una versione estesa, ma della forma più completa e fedele alla visione originaria di Kill Bill, che nella testa di Tarantino sarebbe sempre dovuto uscire nelle sale come un film unico, poi suddiviso per esigenze distributive. Un’opera, quindi, che abbandona la divisione in Volume 1 e Volume 2 per restituire tutta la forza di un racconto pensato come un unico grande affresco sulla vendetta. Il nuovo montaggio elimina le cesure tra i due capitoli, riorganizza il ritmo e apre lo sguardo su sequenze completamente nuove, regalando al pubblico un’esperienza ancora più intensa.

Sulle note dell’inconfondibile fischio del brano Twisted Nerve, il trailer italiano ricorda l’appuntamento storico segnato da questa release e regala ai fan attimi di puro godimento mostrando immagini fugaci delle novità più attese di questa release tra cui il leggendario scontro con gli 88 folli per la prima volta integralmente a colori e 7 minuti e mezzo aggiuntivi del celebre flashback in stile anime dedicato a O-Ren Ishii (Lucy Liu), realizzato dallo studio Production I.G. Ciliegina sulla torta di questa uscita senza precedenti è la presenza di The Lost Chapter: Yuki’s Revenge, un vero e proprio cortometraggio nato da un’idea di Tarantino rimasta per anni nel cassetto e ora portato alla luce grazie al noto motore grafico Unreal Engine, con la sorella della letale Gogo Yubari in cerca di vendetta.

In questa versione compatta e definitiva del capolavoro di Tarantino, il viaggio della Sposa interpretata da Uma Thurman acquista un respiro ancora più ampio e inarrestabile: un percorso di vendetta insanguinata che si dispiega senza tagli né censure, trasformandosi in uno spettacolo totale capace di fondere generi, linguaggi e suggestioni in modo radicale e inconfondibile.

È il cinema di Tarantino nella sua forma più pura, quella che ha reso immortali titoli come Pulp Fiction e Bastardi senza gloria, qui portata all’estremo in un’opera che travolge lo spettatore dall’inizio alla fine. Kill Bill: The Whole Bloody Affair non è solo un ritorno, ma un evento irripetibile: l’occasione imperdibile per i fan di Tarantino e le giovani generazioni di vivere finalmente sul grande schermo un film culto come non è mai stato visto prima, nella sua versione più completa e spettacolare.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair unisce il Volume 1 e il Volume 2 in un unico racconto epico senza censure, interamente presentato proprio come Tarantino aveva sempre immaginato, completo di una nuova sequenza anime mai vista prima. Uma Thurman interpreta La Sposa, creduta morta dal suo ex mentore e amante Bill, che le tende un’imboscata durante le prove del suo matrimonio, sparandole in testa e privandola del bambino che portava in grembo. Per ottenere la sua vendetta, la donna si mette sulle tracce dei quattro componenti rimasti della Deadly Viper Assassination Squad prima della resa dei conti finale con Bill.

Dall’impianto maestoso, l’azione frenetica e lo stile iconico, il film si erge come una delle saghe di vendetta più significative della storia del cinema, raramente proiettata nella sua versione integrale e ora presentata con un intervallo tipico del Cinema dei tempi d’oro.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair vede nel cast Uma Thurman, Lucy Liu, Vivica A. Fox, Michael Madsen, Daryl Hannah, Gordon Liu, Michael Parks e David Carradine nel ruolo di “Bill.” Il film è prodotto da Lawrence Bender, scritto e diretto da Quentin Tarantino, basato sul personaggio de “La Sposa” creato da Q&U.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair arriverà al cinema per una settimana dal 28 maggio al 3 giugno con Plaion Pictures e Midnight Factory

*Fonte: comunicato stampa Plaion Pictures e Midnight Factory

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Cinema

Il Diavolo Veste Prada 2 va visto in una sala piena

Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene. Brillante, attuale, a tratti riflessivo, è un film che va visto in una sala piena.

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Moderno, emozionante, profondo. Potremmo definire così il sequel de Il Diavolo Veste Prada.

In questo secondo capitolo vediamo Andrea “Andy” Sachs, interpretata da Anne Hathaway, 20 anni dopo la sua esperienza nel magazine di moda RUNAWAY. È una giornalista affermata e premiata, sempre estremamente appassionata del suo lavoro e soprattutto attenta all’etica. Questa è una chiave importante all’interno dello svolgimento della storia.

Per colpa, o per fortuna, viene richiamata a RUNAWAY, che è ancora guidato da una meravigliosa Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly.

Miranda e Andrea negli anni hanno dovuto – nolenti o volenti – mettersi al passo dei tempi, seguire le innovazioni del mondo giornalistico. Dalla carta stampata, all’online, alle applicazioni fino al futuro e al confronto con l’Intelligenza Artificiale.

A proposito di questo ci sarà una battuta estremamente riflessiva e toccante sul finale del film, per cui prestate particolare attenzione.

Fattore nostalgia e nuove generazioni

Uno degli aspetti affrontati dal film è proprio quello di mettersi in gioco, a confronto con le nuove generazioni, rimanendo sulla cresta dell’onda, senza lasciarsi affossare.

I più giovani non sono però demonizzati, anzi, vengono visti come una risorsa.

Dall’assistente sulla sedia, all’assistente di Andrea, la nuova generazione è pronta a mettersi in gioco.

Importante e quasi trainante nella prima parte del film è il fattore nostalgia, questo però senza esserne eccessivamente legato o confinato. Come a darvi il benvenuto in questo nuovo capitolo.

Sono dettagli e sfumature, che vi faranno dire: “Guarda, quell’ambulante riprende la scena delle cinture completamente diverse.” Dettagli curati e sottili, che fanno la differenza tra un money grab e un omaggio ai fan.

Il Diavolo Veste Prada 2, Simone Ashley è Amira

Il Diavolo Veste Prada 2, Simone Ashley è Amira

Citazioni iconiche in arrivo

Quello che segue nella storia è una sorpresa dopo l’altra tra risate e frasi che fanno riflettere:

Hai voluto questo lavoro? Hai ottenuto questo lavoro? Fai in modo di ottenere il risultato.” Frase parafrasata di Nigel, interpretato sempre da Stanley Tucci, a Andrea, a tratti ispirazionale, a tratti tossica.

Miranda deve fare i conti anche con questo: se 20 anni fa poteva lanciare i cappotti sulle scrivanie delle collaboratrici, adesso deve fare i conti con le risorse umane del 2026.

In questo viene in suo aiuto Amari, una perfetta Simone Ashley, che durante le riunioni la redarguisce su frasi che non può più dire, come quando qualcuno nomina… i marsupi. Vi lascio immaginare la reazione di Miranda.

Frasi e stralci ispirazionali e frasi che porteremo con noi tutti i giorni:

“I carboidrati condivisi non contano”.

Qual è il contenuto?

L’etica abbiamo detto farà parte della storia.

Questo perché, come nel primo film, si pensa a RUNAWAY o altri magazine di settore, come contenitori vuoti, senza anima.

Andrea servirà un po’ a portare questo, con articoli sulla NASA o argomenti che potrebbero avvicinare lettori di altro tipo alla rivista.

All’inizio sembra quasi una sconfitta, i suoi titoli generano engagement online, ma quanti vengono letti veramente?

È un po’ una metafora dei tempi che viviamo: ci fermiamo alla superficie senza approfondire.

Io per prima passo le serate a ‘doom scrollare’ TikTok piuttosto che fare qualsiasi altra cosa.

Come facciamo a rompere il cerchio? Sto divagando, però un buon modo per uscire dall’algoritmo potrebbe essere quello di andare a vedere Il Diavolo Veste Prada 2 al cinema.

Il Diavolo Veste Prada 2, i protagonisti

Il Diavolo Veste Prada 2, i protagonisti

Sì al budget

Milano è la grande protagonista della seconda parte del film, tra il Duomo, Pinacoteca di Brera e Villa Arconati.

L’aumento di budget si percepisce: riprese con i droni, ville, macchine private e barche tra Como e Milano…

Tantissimi camei imperdibili, sia americani che italiani; Law Roach, lo stilista di Zendaya, Amelia Dimoldenberg, la presentatrice di Chicken Shop Date, Donatella Versace e… anche lui. Michele Morrone al suo più grande cameo. Seduto, senza battute, di fianco a Miranda Priestly.

Ecco, forse Amari non mi avrebbe fatto scrivere questo.

Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene

Il Diavolo Veste Prada 2 correva un grandissimo rischio, poteva essere un grosso buco nell’acqua e invece non lo è stato.

Soprattutto per come è stato montato il primo trailer con un possibile invecchiamento un po’ troppo repentino di Miranda, che non si ricorda di Andy e Emily, capiamo poi che è semplicemente lei che fa fatica a ricordare i nomi.

Per reference, riportate alla mente la scena della serata di RUNAWAY, in cui si deve far suggerire i nomi di tutti.

Lo snaturamento dei personaggi non c’è stato. Sono cresciuti, quello sì.

L’ho trovato brillante, attuale, a tratti riflessivo e al passo con i tempi, specchio perfetto della società in cui viviamo oggi.

Si tratta di un film che va visto al cinema, per lo spirito di comunità che si porta dietro e per ridere insieme delle battute.

Un fenomeno culturale e pop che vi trascinerà con sé.


VOTO POPCORNERD: 9/10

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