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Approfondimenti e Curiosità

Nevermore’s Library: H.P. Lovecraft tra cinema, musica, fumetti e… ospiti inattesi

In Nevermore’s Library, il ritorno di Lovecraft che oggi ci parla di film, fumetti, libri, arte e musica ispirati al suo Cosmic Horror

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La nostra redattrice, nome in codice Nevermore’s Library, è tornata sul luogo del delitto. Se nel primo appuntamento aveva esplorato le connessioni tra H.P. Lovecraft e Stranger Things, questa volta l’intervista tra onirico e realtà, approfondirà il discorso legato alla letteratura Lovecraftiana quale fonte di ispirazione per cinema, musica, fumetti e molto altro. La tavola ouja però pare non funzionare a dovere e, oltre allo spirito di H.P. aspettatevi anche l’arrivo di altri ospiti al cospetto di Nevermore’s Library di altre creature decisamente.. beh tocca a voi scoprirlo!

Preparatevi a un nuovo viaggio affascinante e metafisico!


H.P. Lovecraft tra cinema, fumetto, musica e molto altro

Nevermore’s Library: Salve a tutti, oggi sarà di nuovo ospite il sommo H. P. Lovecraft che come la volta precedente giungerà direttamente dalle sue Terre del Sogno. Stranamente oggi la tavola ouja è un po’ difettosa e l’ospite potrebbe tardare…oh ma…eccolo che arriva, ben tornato!

LOVECRAFT: Grazie e un caloroso saluto a tutto il pubblico. Sì: confermo che la tavola ouja non le funziona bene, il portale che collega il mondo terrestre con le dimensioni ultraterrene e oniriche è rimasto aperto e mi hanno seguito due creature dei miei racconti…tanto vale presentarvele…dai comincia tu anche se ti sei appena svegliato!

CHTULHU: Molto piacere sono Chtulhu, sì è vero stavo dormendo da milioni di anni sull’isola R’lyeh sprofondata nel mare durante un cataclisma geologico. Sono in questo stato dall’era Precambriana, prima dell’arrivo dell’uomo. Posso avere almeno un caffé?

Per chi non mi conoscesse sono un mostro antropomorfo alto quanto una montagna con una testa come quella di un polpo piena di tentacoli e provengo dalla schiera di divinità definite “Grandi Antichi”. Teoricamente sarei nato su un pianeta chiamato Vhoorl situato nella Ventitreesima Nebulosa, ho viaggiato nello spazio e una volta atterrato sul pianeta Xoth ho dato vita alla mia prole stellare che mi ha seguito fino all’isola di R’Lyeh prima che sprofondasse nell’oceano Pacifico. Però, se devo essere sincero, sono semplicemente nato dall’ingegno di papà Lovecraft con il racconto “The Call of Chtulhu” del 1928. Successivamente mi ha citato in “Alle Montagne della Follia” del 1936 e sempre nello stesso anno anche in “L’Ombra su Innsmouth”.

Nevermore’s Library: Grazie della sua presentazione signor Chtulhu, passiamo al secondo ospite inatteso…

NYARLATHOTEP: Piacere Nyarlathotep, sono il messaggero della schiera degli “Dei Esterni”, anche io sono sul pianeta Terra da qualche milione di anni.

Passo il tempo a vagare fra la gente sussurrando parole che portano a follia e sofferenza oltre che cambiare molteplici aspetti. Ho assunto la forma di un faraone egizio nel racconto “La Ricerca Onirica dello Sconosciuto Kadath” del 1920, sono stato l’uomo nero del racconto “I Sogni nella Casa Streagata” del 1932, ma papà Lovecraft mi ha presentato ufficialmente al pubblico con il racconto “Nyarlathotep” del 1920, secondo il quale sarei stato creato da Azathoth il “Folle Dio Cieco” che abita al centro dell’universo e rappresento la parte esecutiva delle sue volontà.Mi chiamano anche “Caos Strisciante” perché passo la mia esistenza a camminare silenziosamente fra una dimensione e l’altra senza essere visto. Ecco, dato che a Chtulhu dopo la sua dormita plurimilionaria avete concesso un caffè, potrei avere solo una sedia? Grazie, fare questo lavoro da milioni di anni stanca, ho anchio ‘na certa!

Nevermore’s Library: Ecco a lei la sedia. Bene signor Lovecraft abbiamo qualche argomento in sospeso da approfondire fra cui molti film, fumetti, opere artistiche, album musicali ispirati ai suoi personaggi e racconti. Lascio a lei la parola.

LOVECRAFT: Dunque, riguardo le produzioni cinematografiche mi soffermerei su quelle più famose, poiché in totale ne sono state realizzate molte. Cominciamo dalla saga Alien, di cui il regista Ridley Scott realizzò il primo film nel 1979.

Scott e lo sceneggiatore Dan O’Bannon avevano deciso di creare un mostro definito “Xenomorfo” ispirato alle rappresentazioni aliene dell’artista svizzero Hans Ruedi Giger, pittore e scultore d’impronta surrealista e simbolica. La tipologia di alieno a cui avevano deciso di ispirarsi si chiama Necronom IV, estrapolato dalla raccolta Necronomicon…ora su queste basi, indovinate un po’ a chi si fosse ispirato precedentemente Giger per le proprie opere?

CHTULHU e NYARLATHOTEP (insieme): A te papà Lovecrfat!!!!!

lo Xenomorfo di Alien in tutto il suo terrore

Riproduzione della creatura realizzata da Giger

Nevermore’s Library: Ma certamente al signor Lovecraft, il Necronomicon è il libro immaginario che lei stesso ha inventato per dare una presunta origine e provenienza ai personaggi delle sue storie. So che ancora al giorno d’oggi c’è chi afferma erroneamente o anche solo per crearsi un alone di notorietà di averlo posseduto per un certo periodo o di aver avuto accesso tramite terze persone o sette segrete che a loro volta non si sa come lo avrebbero trovato…

LOVECRAFT: Proprio così, a fine intervista prometto di svelarvi di più, l’importante è che sia chiaro che il Necronomicon non è mai esistito. Tornando a Giger è stato fra gli artisti che hanno dato un volto alle creature dei miei incubi unendoli ad una personale interpretazione.

Ma ora proseguiamo con un altro film cult, “La Cosa” di John Carpenter del 1982. Si tratta del riadattamento cinematografico del mio racconto “Alle Montagne della follia” del 1936. Sia nel film e sia nel racconto l’ambientazione è una sperduta base scientifica situata nell’Antartide dove si scatena il caos dal momento in cui viene ritrovata una creatura aliena congelata fra i ghiacci ancora cosciente. Carpenter è riuscito a rappresentare molto bene il tema della follia poiché l’uomo entra in contatto con una creatura extra terrestre di provenienza ignota, scoprendo così di non essere solo nell’universo. Una verità agghiacciante che la sua mente non è in grado di processare e il tutto interpretato magistralmente da Kurt Russell.

Nevermore’s Library: Decisamente iconico. Come lei stesso diceva ci sarebbero tantissime altre produzioni cinematografiche da citare, ad esempio la saga “Re-animator” di cui il regista Stewart Gordon aveva realizzato il primo film nel 1985 tratto dal suo omonimo racconto “Herbert West Reanimator” del 1922.

Però ecco, ora cominciamo a spostarci verso l’ambito letterario. Signor Lovecraft, lei è stato d’ispirazione anche per il moderno “Re” dell’horror che nel 1986 ha scritto un famosissimo romanzo di cui sono stati realizzati ben due film e una serie tv…

LOVECRAFT: Ovviamente, “IT” di Stephen King. Forse in pochi avevano colto il legame fra Pennywise e i miei personaggi, eppure lo stesso King ha dichiarato di avermi reso omaggio. Ha saputo trasformare l’orrore cosmico dei miei racconti in orrore personale, dando un nome e un volto ad una paura astratta rendendola tangibile sottoforma di mostro. Pennywise, viene chiamato anche “IT” perché rappresenta il terrore innominabile, ma anche per essere una creatura aliena multiforme e senza una precisa identità, proprio come Nyarlathotep. Entrambi hanno la capacità comune di manipolare la mente umana creando anche allucinazioni e deviazioni del comportamento.

IT interpretato da Tim Curry

E il Terrificante IT di Bill Skarsgård visto nei film piu’ recenti oltre che in Welcome to Derry

Inoltre le mie creature aliene tornano in attività in base a particolari disposizioni degli astri, come ad esempio il risveglio di Chtulhu dopo il suo sonno milionario sull’isola R’Lieh. Durante quella fase la sua mente era in grado di influenzare gli abitanti del mondo esterno nel corso dei loro sogni con immagini della medesima isola sommersa o ciclopiche sculture di pietra. Anche il sonno di IT è scandito da cicli, risvegliandosi ogni ventisette anni per nutrirsi delle paure degli esseri umani.

Nevermore’s Library: Cosa ci può dire ancora delle ispirazioni in ambito letterario riguardo gli autori moderni? So che c’è anche una serie di fumetti…

LOVECRAFT: In ambito letterario devo assolutamente citare colui che è considerato il mio erede, Thomas Ligotti e la sua opera più famosa, ovvero l’insieme di racconti intitolato “Nottuario”. Stile narrativo e scenari onirici che rievocano anche se in maniera più cruda ed esplicita quelli che sono stati i miei incubi.

Riguardo l’ambito del fumetto, cominciamo con l’iconico Batman nato nel 1939 dal disegnatore Bob Kane e lo scrittore Bill Finger. Gotham City è da considerarsi una città onirica poiché non esiste nella realtà e l’eroe del fumetto agisce principalmente di notte e a fin di bene, come se si immergesse nell’abisso oscuro dell’inconscio per combattere qualcosa di malvagio. 

Ma un’aspetto importante ha a che fare con il cosiddetto “Arkham Asylum” ovvero il manicomio da dove provengono i nemici di Batman. Dovete sapere che sono stato proprio io a coniare il nome Arkham in sostituzione di quello della città di Salem che nei miei racconti si trovano a poca distanza l’una dall’altra e da dove provengono stregonerie e personaggi ambigui.

Ma ora parliamo di Manga. Il disegnatore giapponese Gou Tanabe ha realizzato una vasta raccolta dei miei racconti sottoforma di manga…un’unione pazzesca della tradizione giapponese a quella dei racconti che ho realizzato.

Nevermore’s Library: Passiamo all’ambito della musica, ci sono dei riferimenti pazzeschi nell’ambito del genere metal…

LOVECRAFT: Ebbene si, difficile citarli tutti poiché anche in questo caso sono numerosi, ma cominciamo con i Black Sabbath e il loro omonimo album del 1970. Il brano “behind the Wall of Sleep” è palesemente tratto dal mio racconto altrettanto omonimo e il testo rievoca il concetto principale legato a visioni ultraterrene durante lo stato onirico con un sound cupo.

Procediamo con gli Iron Maiden e il loro album “Live after Death” del 1985. Sulla copertina è stata incisa una celebre frase tratta dal mio racconto “La Città senza nome”: “That is not dead which can eternal lie, yet with strange aeons even death may die”. Tutto l’orrore cosmico alla base della mia produzione è incluso in essa.

La prossima band che devo assolutamente citare sono i Metallica, fra i principali appassionati e ispiratori. Nel 1984 veniva pubblicato il loro album, “Ride the Lightning” e l’ultima traccia completamente strumentale è intitolata “The Call of Ktulu”. L’assenza del testo è rimpiazzato da un sound duro e ritmato che comincia con un intro lento e diviene sempre più crescente nel corso della melodia per rievocare l’arrivo di una creatura mostruosa. Ma proseguiamo con il loro album più iconico che abbiano mai realizzato, “Master of Puppets” del 1986: il brani “Orion” e “The Thing that should not be” contengono citazioni esplicite ai miei testi come i versi “Messenger of Fear in sight” e “Dark Deception kills the light”, molto probabilmente riferiti a Nyarlathotep.

                         

Ci terrei particolarmente a citare anche una band meno conosciuta, I Nox Arcana. Si tratta di un duo proveniente da Cleveland di genere Dark Ambient completamente strumentale e che nel 2004 hanno realizzato un album intitolato Necronomicon. So che solitamente viene usato come sottofondo per sessioni di giochi di ruolo e per letture di libri horror e proprio per questo motivo, la band non ha mai avuto interesse a tenere concerti. Ogni brano è dedicato ad un’entità dei miei racconti.

Citerei infine un’altra delle più grandi e iconiche band esistenti, i Dream Theater. Il loro album “Systematic Chaos” del 2007 contiene un brano intitolato “Dark Eternal Night”, con un testo che corrisponde alla perfetta trasposizione del racconto “Nyarlathotep” del 1920. Un testo talmente dettagliato che mi sembra quasi di rivivere quel sogno che io stesso avevo fatto e che prima che diventasse racconto avevo trascritto per non dimenticarlo.

Nevermore’s Library: Come promesso prima di tutte queste interessanti citazioni, ora ci può svelare il segreto che si nasconde dietro il famigerato Necronomicon?

LOVECRAFT: Va Bene, vi svelo tutto. Quando avevo cinque anni ho inventato il mio primo alter ego a cui ho dato il nome di Abdul Alhazred. Il nome Abdul perché nonno Whipple mi aveva trasmesso la passione per le storie de “Le Mille e una Notte” e il cognome Alhazred è un gioco di parole che si traduce in “colui che ha letto tutto”. Costui lo avevo anche soprannominato “l’arabo pazzo” perchè era venuto a conoscenza di verità che andavano oltre la dimensione terrena e pertanto le aveva presumibilmente trascritte in questo fantomatico Necronomicon che ho citato per la prima volta nel racconto “The Hound” del 1922 e poi nel saggio “Storia del Necronomicon” del 1927. Credo sia stato proprio quest’ultimo ad aver avvalorato la teoria della sua presunta esistenza in quanto contiene una lista di traduttori che avrebbero posseduto il volume per un certo periodo e bandito inoltre dalla Chiesa. Non avrei mai pensato di aver creato un mito e che ancora al giorno d’oggi qualcuno creda ancora alla sua esistenza. Pensate inoltre che in America, fino agli inizi degli anni 90’ nell’elenco delle università più prestigiose era inclusa anche quella che io stesso avevo creato per i miei racconti ma che di fatto non è mai esistita, ovvero la Miskatonik University.

Nevermore’s Library: Resterei ore a parlare con lei ma vedo che Chtulhu si è riaddormentato e Nyarlathotep deve tornare a vagare fra la gente

LOVECRAFT: Per un eventuale prossima intervista preferisco contattarla io attraverso i sogni, la sua tavola ouja vedo che da ancora problemi….guardi è entrato un corvo…

Nevermore’s Library: Oddio, sarà il corvo di Brandon Lee?

OSPITE INATTESO: No, quello è il mio corvo Nevermore e il mio nome è Edgar Allan Poe. Non so come sia giunto fin qua ma ne approfitto per fare prossimamente con lei un’intervista.

Nevermore’s Library: molto volentieri, stay tuned!!!

TO BE CONTINUED….

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GialappaShow: conferenza stampa tra risate e anticipazioni

Torna lo GialappaShow a partire dal 30 marzo su TV8. PopCorNerd ha partecipato su invito di Sky alla conferenza stampa ed ecco tutte le novità della nuova edizione

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Da oltre 40 anni la Gialappa’s Band è una garanzia in termini di comicità. In quanto a cultura pop, il tipo e lo stile di umorismo della Gialappa’s ha contaminato migliaia di spettatori nel corso degli anni con personaggi iconici e imitazioni divenute immortali.

Marco Santin e Giorgio Gherarducci (in precedenza insieme a Carlo Taranto) hanno fatto ridere diverse generazioni di spettatori con i loro show a metà tra il surreale e l’irriverente con attori e comici che, in diversi casi, hanno trovato nei programmi della Gialappa’s un trampolino di lancio verso una carriera fatta di successi (Aldo, Giovanni e Giacomo vi dicono qualcosa?).

In fatto di talent scout della comicità, ‘i Gialappi’, come vengono amichevolmente chiamati, sono dei professionisti, e ancora oggi i loro show sono i campioni della risata della televisione italiana. E sono pronti a tornare.

Con un cast che vede oltre che tante conferme anche graditi ritorni, dal 30 marzo riparte su TV8 di Sky, GialappaShow e noi di PopCorNerd abbiamo avuto il piacere di partecipare su invito della stessa Sky, alla conferenza stampa di presentazione della nuova stagione che si è tenuta presso la sede di Sky Italia!

GialappaShow torna e lo fa in grande stile

Prima della conferenza stampa è stato rilasciato un estratto della prima puntata che andrà in onda proprio il 30 marzo. Oltre al Mago Forrest, conduttore nonché da diversi anni il mattatore inossidabile dei programmi della Gialappa’s Band, come da tradizione vi saranno diversi co-conduttori che affiancheranno il Mago.

Si parte con Jovanotti pronto a portare la sua classica carica di energia al programma!

Tornano i mattatori delle ultime edizioni: Brenda Lodigiani, Ubaldo Pantani, Toni Bonji, Giovanni Vernia, Marcello Cesena, Stefano Rapone, Edoardo Ferrario, Alessandro Betti e tutti gli altri comici pronti a portare nuovi personaggi incredibili. E, udite udite… torna anche Maccio Capatonda, con un nuovo appuntamento, realizzato alla sua maniera con la sua surreale comicità.

Novità e ritorni del GialappaShow

Il nuovo GialappaShow si arricchisce di numerosi personaggi e parodie inedite, accanto al ritorno di volti già amati. Brenda Lodigiani introduce la cantante naïf Bereguarda e riprende l’imitazione di Silvia Toffanin, mentre Valentina Barbieri propone una nuova versione di Sabrina Ferilli. Tornano anche Michela Giraud con una serie ambientata in una scuola serale e Giulia Vecchio con nuove imitazioni, tra cui Iva Zanicchi.

Non mancano i ritorni: Gigi nei panni di Fabrizio Corona in Falserrimo, Ross come Francesco Gabbani e Giovanni Vernia con nuove imitazioni tra cui un Jovanotti unpolitically correct. Ubaldo Pantani ripropone Gineprio, mentre Alessandro Betti torna con Amos in un nuovo quiz.

Tra le serie, proseguono “Sensualità a Corte” con Marcello Cesena e Simona Garbarino, e debutta “Terapia di gruppo” con Alessandro Tiberi, lo stagista di BORIS, nei panni di uno psicologo che deve gestire dei pazienti ovviamente molto particolari.

La novità principale è la parodia di Pechino Express, con coppie improbabili (tra cui il Matteo Salvini di Betti e Michelle Hunziker della Barbieri) guidate da Costantino della Gherardesca (Ubaldo Pantani), affiancato da Victoria Cabello (Brenda Lodigiani).

GialappaShow: foto della conferenza stampa

Dopo la proiezione è stata la volta della conferenza stampa vera e propria, condotta da Federica Masolin, volto noto di Sky Sport, che ha intervistato il cast (quasi) al completo presente. Di seguito alcuni scatti e alcuni video realizzati durante l’anteprima.

GialappaShow: video con curiosità e anticipazioni

La conferenza è terminata poi con un divertissement musicale dei Neri Per Caso, band presente anche in questa nuova stagione dello show gialappico!

Appuntamento dal 30 marzo h. 21.30 su TV8 con le nuove puntate di GialappaShow!

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Scrubs è tornato: lunga vita a Scrubs!

Dopo 16 anni Scrubs è tornato su Disney+ con una serie inedita e nuovi episodi, riportando in corsia la sua comicità e i suoi protagonisti talmente reali da essere come degli amici che mancavano da tanto tempo.

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I primi anni 2000 hanno visto un’invasione del medical drama in televisione, con serie che hanno ripercorso le orme di E.R. – Medici in prima linea, prodotta da Steven Spielberg e capostipite di un genere che riscuoterà un successo incredibile nel corso degli anni.

Show come Dottor House, Grey’s Anatomy e molti altri raccontavano, e raccontano tutt’ora, le vite frenetiche in corsia dei protagonisti, principalmente medici e infermieri, e le storie dei pazienti che li coinvolgevano, spesso drammatiche e strappalacrime, con lieti fine che, a distanza di moltissimi episodi, si possono contare sulle dita di entrambe le mani.

Ma tra questi medical drama spiccò una serie che affrontava tematiche molto serie con ironia e leggerezza, grazie a un cast ben assortito e a personaggi divertenti e surreali: Scrubs, in Italia accompagnata dal sottotitolo “Medici ai primi ferri” (ah, i pessimi sottotitoli italianizzati degli anni 2000).

Protagonisti di questa serie originale ideata da Bill Lawrence nel 2001 erano giovani attori che divennero proprio con i ruoli che interpretarono in Scrubs delle star: Zach Braff (John “J.D.” Dorian), Sarah Chalke (Elliot Reid), Donald Faison (Christopher Turk), Judy Reyes (Carla Espinosa), John C. McGinley (Perry Cox).

Scrubs: I’m No Superman

Tra i punti di forza di una serie come Scrubs c’era un sottotesto davvero importante, evidenziato fin dalla sigla iniziale I’m No Superman, ideata per la serie dal cantante Lazlo Bane e diventata una hit non solo per i fan: i medici non sono Superman. 

Il loro lavoro è salvare vite, ma non sempre ci riescono, e gli insuccessi si ricordano di più e fanno molto più male dei successi.

Nel contesto della vita ospedaliera del Sacro Cuore, nel corso delle 9 (anzi… 8+1) stagioni andate in onda per la prima volta in Italia su MTV, noi italiani abbiamo amato, riso e anche pianto in compagnia di J.D., Turk, Elliot e Carla. Quattro personaggi che intrecciano le loro vite sul lavoro, volendosi bene, amandosi e facendosi amare dai telespettatori.

I quattro protagonisti sono il motore di uno show che riprende in gran parte i crismi della sit-com classica, alla Friends per intenderci, grazie a situazioni comiche che coinvolgono loro e tutto lo staff del Sacro Cuore: dall’irritabile dottor Perry Cox al folle primario Dottor Kelso, fino all’enigmatico Inserviente (di cui ancora oggi non si conosce il nome). Il tutto è arricchito dall’immaginazione di J.D., che mescola la realtà con i propri “sogni surreali” a occhi aperti.

Ma Scrubs non è solo comicità: i personaggi sono prima tirocinanti e poi medici, e vengono messi a dura prova dalla vita in ospedale. Non sono Superman, e questo è un concetto difficile da accettare, soprattutto all’inizio, ma che viene ritirato fuori nel corso delle stagioni con alcuni episodi decisamente strappalacrime.

Il giusto mix di comicità e drama, però, fa sì che i telespettatori rimangano emotivamente coinvolti, pur avendo la possibilità di sdrammatizzare subito dopo un evento intenso e commovente, grazie a scene surreali o assurde, o semplicemente con l’arrivo dell’insicuro e pessimista avvocato Ted e del suo gruppo canoro, pronti a cantare Underdog.

Tra l’altro, per chi non lo sapesse: il gruppo che compare saltuariamente cantando a cappella durante le puntate esisteva davvero e si chiama The Blanks, ed era composto dal compianto Sam Lloyd (Ted Buckland), George Miserlis, Paul F. Perry e Philip McNiven.

2026: nuova piattaforma, stesso ospedale

SCRUBS – ABC’s “Scrubs” stars Sarah Chalke as Elliot Reid, Zach Braff as John “J.D.” Dorian, and Donald Faison as Christopher Turk. (Disney/Brian Bowen Smith)

Sono passati 16 anni dall’ultima stagione di Scrubs e ora, su Disney+, lo show è tornato con una decima stagione composta da nove episodi inediti, rilasciati settimanalmente.

Inizialmente c’era un mix di scetticismo e attesa frenetica, su questo revival che riporta in scena gran parte del cast originale, almeno i protagonisti principali.

Attualmente sulla piattaforma è disponibile solo il primo episodio e le sensazioni, dopo la visione, sono positive: nonostante qualche capello bianco e qualche ruga in più, lo spirito dei protagonisti è rimasto lo stesso.

J.D. è sempre lui: medico che esercita in proprio, ma ancora impacciato, goffo e con la battuta (sbagliata) sempre pronta. Così come Turk, che nonostante sia ormai un chirurgo affermato al Sacro Cuore, conserva l’animo giocherellone del tirocinante del primo giorno. La loro bro-mance riparte esattamente da dove si era interrotta, come se il tempo non fosse mai passato: un elemento tanto bello quanto nostalgico.

Elliot, Carla e lo stesso Dottor Cox tornano in scena e l’alchimia si riaccende subito. C’è un po’ di ruggine da grattare via, questo si percepisce, ma non sembra essere un problema.

I punzecchiamenti tra Cox e J.D. sono gli stessi di sempre, Carla resta la capoinfermiera “cazzuta” che abbiamo conosciuto, mentre Elliot è ancora la brillante ma sbadata dottoressa di cui J.D. si è innamorato, anche se, al momento, tra i due c’è un po’ di maretta.

Il cast si arricchisce anche di nuovi personaggi, giovani medici del Sacro Cuore che avranno tempo e modo di farsi conoscere e interagire con i volti storici della serie, ritagliandosi spazio e identità.

Come detto, c’è ancora un po’ di ruggine: il primo episodio non osa particolarmente e si concentra soprattutto sul ritorno di J.D. al Sacro Cuore, convinto dal Dottor Cox, mentore e padre putativo ancora oggi, dopo un rapporto inizialmente fatto di amore e odio. Anche questo è un elemento profondamente nostalgico e piacevole da rivedere sullo schermo.

Non è ancora chiaro se nel corso della stagione compariranno due pilastri dello show originale come Bob Kelso e l’Inserviente, mine vaganti di comicità e follia. È probabile che almeno uno dei due possa fare un’apparizione negli episodi finali: in quel caso, sarebbe la vera ciliegina sulla torta.

Bentornato Scrubs!

SCRUBS – #101 Table Read. (Disney/John Fleenor)
BILL LAWRENCE, DONALD FAISON, SARAH CHALKE, ZACH BRAFF, JUDY REYES, JOHN C. MCGINLEY

Insomma, due elementi positivi emergono chiaramente dopo il ritorno in pompa magna di Scrubs:

  1. Da quanto visto finora, Scrubs: Med School appare come uno “scivolone” che questa nuova stagione sembra voler mettere da parte.
  2. La paura di trovarsi di fronte a uno show che fosse solo l’ombra della serie originale, al momento, anche se è presto per dirlo, sembra scongiurata.

Negli occhi degli attori si percepiscono emozione e voglia di dimostrare che questi personaggi fanno ancora parte di loro, al cento per cento.

J.D. e Turk sono tornati. E con loro, i medici “no Superman” di Scrubs.

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Finché morte non ci separi 2: incontro con Sarah Michelle Gellar e Kathryn Newton

Il 23 marzo c’è stata la conferenza stampa del film Finché morte non ci separi 2 a cui hanno partecipato le protagoniste, Sarah Michelle Gellar e Kathryn Newton. Noi di PopCorNerd eravamo lì ed ecco come è andata

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È andata in scena nella giornata di lunedì 23 marzo al Cinema Barberini di Roma la conferenza stampa sul nuovo film horror diretto da Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, Finché morte non ci separi 2, sequel del fortunato film uscito nel 2019, che arriverà nelle sale italiane il prossimo 9 aprile.

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Presenti due delle star della pellicola, Sarah Michelle Gellar e Kathryn Newton, in un incontro moderato dalla giornalista Eva Carducci. Ne è emersa una conferenza vivace e ricca di spunti, che ha delineato il ritratto di un film capace di ripercorrere le orme del capitolo precedente, mescolando horror e commedia e puntando su un equilibrio sempre più raffinato tra tensione e ironia, con la famiglia e i conflitti interni al centro di una pellicola adrenalinica di puro intrattenimento.

Finché morte non ci separi 2 e quel mix tra horror e humor

In foto: le star Sarah Michelle Gellar e Kathryn Newton durante la conferenza stampa

Il tono del film, che unisce horror e commedia, è stato uno degli elementi chiave per entrambe le attrici, insieme al rapporto con i registi e con il franchise.

«Ho detto sì al progetto perché i registi sono dei geni. Avevo già lavorato con loro in Abigail e quando mi hanno detto che avevano scritto questo film è stato un grande onore. Per me è stato fondamentale essere invitata a lavorare di nuovo con loro, ed ero entusiasta anche all’idea di condividere questa nuova esperienza con Samara Weaving.» – Kathryn Newton

«Ero già una grandissima fan dell’originale. Quando mi hanno chiamata per dirmi che avrebbero fatto un sequel, non ci ho pensato due volte. Non capita spesso di poter entrare a far parte di una storia che ami davvero: ho letto la sceneggiatura e ho colto subito l’occasione.» – Sarah Michelle Gellar

Temi familiari, tra rapporti e potere

Dietro lo spettacolo e l’azione adrenalinica, il film nasconde un’anima sorprendentemente intima. Il tema della famiglia attraversa tutta la narrazione in modo tutt’altro che convenzionale: i legami sono complessi, spesso dolorosi, fatti di aspettative e incomprensioni.

«È proprio questo che rende il film interessante. Puoi viverlo come un viaggio divertente, oppure soffermarti su quello che racconta davvero. Usiamo horror e commedia per parlare del desiderio di potere, di ciò che le persone sono disposte a fare per ottenerlo e mantenerlo. Allo stesso tempo esploriamo le famiglie, i rapporti e gli obblighi che esistono all’interno di queste strutture.» – Sarah Michelle Gellar

Umanità, costruzione dei personaggi e…interpretare il lato “cattivo”

Un aspetto centrale è la tridimensionalità dei ruoli. Alla Gellar è stato chiesto cosa cerca di inserire nei personaggi che porta sullo schermo.

«Spero sempre di portare umanità in qualsiasi personaggio. Non cerco qualcosa di specifico, ma voglio tridimensionalità. Non voglio mai fare una caricatura. Anche quando un personaggio è cattivo, deve avere una motivazione.

Se io non credo in ciò che lo spinge, non posso chiedere al pubblico di crederci. Essere cattivi è sicuramente più divertente. Sono stata fortunata perché ho potuto interpretare anche l’eroe, ma mi piace dare umanità anche a personaggi più oscuri. La verità è che nessuno è buono o cattivo al cento per cento: questa dualità è ciò che li rende interessanti. Mi sento fortunata perché il pubblico mi ha accettata in entrambe le versioni.» – Sarah Michelle Gellar

Lavoro fisico e scene d’azione

La Newton ha sottolineato il lato più fisico del ruolo che ricopre nel film, Faith MacCaullay, apprezzando la possibilità di mettersi alla prova.

«Mi piace fare le scene d’azione in prima persona. Questo film mi ha dato la possibilità di mostrare le mie capacità fisiche ed è stato uno degli aspetti più divertenti.
È stato incredibile lavorare con Shawn [Hatosy]: vederlo recitare è qualcosa che va oltre ciò che ci si aspetta. Questo dimostra quanto sia importante avere registi che scelgono gli attori giusti, quelli davvero entusiasti di recitare.
Sapete che ci saranno esplosioni e tanto sangue, ma non sapete quando né come: è questo il bello. Sono molto grata di aver potuto fare queste scene e non vedo l’ora di sapere cosa ne penserete dopo aver visto il film.» – Kathryn Newton

Il ricordo di Nicholas Brendon

Un momento toccante ha riguardato il pensiero personale di Sarah Michelle Gellar sulla scomparsa di Nicholas Brendon, interprete di Xander Harris in Buffy l’ammazzavampiri.

«La perdita di una persona è sempre una tragedia, ancora di più quando accade troppo presto. Lui è stato una parte importante di Buffy e ha portato gioia a tante persone: questa è la sua eredità.
Forse abbiamo la sensazione che nella nostra serie ci siano state più tragedie, ma probabilmente è solo qualcosa di personale. Quello che conta è ciò che ha lasciato: tutta quella gioia continua a vivere, ed è questa la verità.» – Sarah Michelle Gellar

Il lavoro di gruppo e le scene più divertenti

Il set è stato un’esperienza molto corale che ha coinvolto tutti gli attori protagonisti, come racconta la Newton.

«Mi sento fortunata a essere qui con lei [Sarah Michelle Gellar n.d.r.]. Le scene più divertenti sono state quelle girate insieme, anche grazie a un cast fantastico. I momenti corali sono stati i migliori: abbiamo riso, parlato, condiviso esperienze. Questo è stato fondamentale per noi.» –Kathryn Newton

L’esperienza con David Cronenberg sul set

Una domanda della moderatrice Eva Carducci ha riguardato la presenza sul set di David Cronenberg, regista de La Mosca e attore in questa pellicola nei panni di Chester Danforth, e di come una figura così importante avesse potuto lasciato il segno.

«All’inizio ero ovviamente nervosissima. Quando ci hanno detto che David Cronenberg sarebbe stato sul set, sono rimasta senza parole: prima sorpresa e poi entusiasta. Si percepiva proprio un cambio di energia quando è arrivato. Stavamo girando in Canada ed è stata una presenza davvero speciale. È una persona molto gentile e ama profondamente il cinema. Gli piaceva osservare come i registi lavoravano e voleva essere trattato come un attore qualsiasi. Naturalmente tutti gli facevano domande sui suoi film, ma quando gli abbiamo chiesto dei consigli di regia ha risposto: “No, sono qui come attore, come voi”.» – Sarah Michelle Gellar

Il futuro del franchise

A Kathryn Newton è stato chiesto se le piacerebbe tornare in futuro nel franchise.

«Hanno fatto un primo capitolo fantastico e questo sequel è altrettanto riuscito. Sono sicura che potrebbero realizzare altri film, anche come storie autonome. Personalmente non vedo l’ora di lavorare di nuovo con loro. Li adoro davvero e farei qualsiasi cosa mi proponessero. Anche interpretare una mummia, perché no?» – Kathryn Newton

Rapporti familiari e dinamiche tra personaggi

In foto: Eva Carducci, Kathryn Newton e Sarah Michelle Gellar

Il film lavora molto sui legami tra fratelli e sorelle, spesso conflittuali, quasi come una forma di “terapia” portata all’estremo.

«È curioso, perché io e Kathryn siamo entrambe figlie uniche, quindi abbiamo dovuto “immaginare” cosa significhi avere un fratello o una sorella. Io e Samara ne abbiamo parlato molto. I gemelli, in particolare, hanno un legame unico, difficile da comprendere se non lo vivi. È qualcosa di affascinante, perché implica una connessione profondissima ma anche dinamiche molto complesse.» – Sarah Michelle Gellar

«Con Samara Weaving è stato naturale creare un rapporto da sorelle. Sul set è diventata davvero come una sorella maggiore. La nostra dinamica è nata subito in modo spontaneo: quello che volevo fare era sostenerla e accompagnarla nel suo percorso. Mi sono affezionata tantissimo a lei e spero che questo si percepisca anche nel film.» – Kathryn Newton

L’horror come libertà creativa

Entrambe hanno ribadito quanto il genere horror offra libertà espressiva.

«Mi piace perché non ci sono regole. Ogni film horror crea le proprie regole, e anche questo film ha le sue.» – Sarah Michelle Gellar

«Puoi sperimentare molto più che in altri generi. I registi si fidano di te e puoi prenderti dei rischi: anche se qualcosa non funziona, c’è sempre modo di rielaborarlo. Questo rende il processo molto creativo.» – Kathryn Newton

La catarsi dell’horror e il cinema in sala

Le due attrici con Roma alle loro spalle

Infine, si è parlato del valore dell’esperienza collettiva in sala riguardante la visione dei film horror, genere salito nuovamente alla ribalta negli ultimi anni.

«L’horror è catartico. Vai al cinema, stacchi da tutto e vivi qualcosa insieme agli altri. È uno dei motivi per cui il cinema è così importante: condividere emozioni, ridere e spaventarsi insieme» – Sarah Michelle Gellar

«È un’esperienza condivisa: si ride e si salta sulla sedia insieme. Io adoro i film horror anche per questo, perché pensiamo sempre al pubblico mentre li realizziamo. Se una persona esce felice dal cinema, abbiamo fatto il nostro lavoro. In un mondo pieno di distrazioni, il cinema resta uno spazio in cui puoi spegnere tutto e concentrarti solo su ciò che stai vivendo.» – Kathryn Newton

Finchè morte non ci separi 2

SINOSSI

Poco dopo essere sopravvissuta a un attacco senza esclusione di colpi da parte della famiglia Le Domas, Grace (Samara Weaving) scopre di aver raggiunto il livello successivo di questo gioco da incubo, questa volta con al suo fianco la sorella Faith (Kathryn Newton) con cui non aveva più rapporti. Grace ha una sola possibilità per sopravvivere, per salvare la vita della sorella e rivendicare il Posto D’Onore del Consiglio che controlla il mondo. Quattro famiglie rivali le stanno dando la caccia per il trono, e chi vincerà governerà su tutto.

Finché morte non ci separi 2 è il nuovo film di Matt Bettinelli-Olpin (Finché morte non ci separi, Scream VI, Abigail e il prossimo capitolo del franchise de La Mummia) e Tyler Gillett, con Samara Weaving, Kathryn Newton, Sarah Michelle Gellar David, Cronenberg ed Elijah Wood in arrivo dal 9 aprile nelle sale italiane.

*Ringraziamo l’ufficio stampa Disney per l’invito alla conferenza stampa di Finché morte non ci separi 2

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