Connect with us

Horror

Nevermore’s Library: Edgar Allan Poe tra cinema, serie TV e… ospiti inattesi

Oggi su Nevermore’s Library abbiamo un altro ospite speciale, l’uomo che ha reso i corvi più popolari delle colombe…Ecco a voi signori e signore: Edgar Allan Poe.

Pubblicato

il

Se avete letto l’ultimo articolo di Nevermore’s Library, ricorderete che avevamo salutato il grandissimo H.P. Lovecraft, tornato nell’aldilà, per lasciare spazio a un altro ospite specialista di manoscritti dove l’occulto, l’orrore e il mistero sono di casa: Edgar Allan Poe.

Quello che segue è un altro resoconto di una conversazione tra l’onirico e la realtà, dove Poe racconterà alcuni interessanti aneddoti… preparatevi.


Edgar Allan Poe tra cinema, serie TV e molto altro

Benvenuti ad un’altra puntata insieme a Nevermore’s Library. Oggi abbiamo un altro ospite speciale, l’uomo che ha reso i corvi più popolari delle colombe. Direttamente dal suo eterno riposo (o quasi), ecco a voi Edgar Allan Poe.

EDGAR ALLAN POE: Salve a tutti felice di essermi autoinvitato insieme al mio fedele corvo…saluta il pubblico!

Corvo Nevermore: CRAAAAAA

Nevermore’s Library: Mr. Poe, grazie per essere qui. Che eleganza il suo completo nero. Devo però dire che ha un aspetto… decisamente pallido. È l’effetto delle luci dello studio o è proprio il suo incarnato naturale?

EDGAR ALLAN POE: Oh, sono proprio in bianco e nero nella realtà, non è solo un effetto delle foto antiche

Nevermore’s Library: Immagino. Iniziamo dalle basi, per i nostri lettori che non masticano il gotico,  quando è venuto al mondo e dove ha trascorso i suoi anni?

EDGAR ALLAN POE: Sono nato a Boston il 19 gennaio 1809. Ma sono un girovago, ho vissuto a Richmond, Baltimora, Philadelphia e New York. Fondamentalmente, ho passato la vita cercando di scappare dai debiti.

Nevermore’s Library: Grazie per la sincerità ma parliamo delle sue opere. I critici dicono che lei ha scritto di tutto. In quanti volumi sono suddivisi i suoi racconti?

EDGAR ALLAN POE: Se parliamo delle edizioni moderne, solitamente i miei racconti vengono raggruppati in tre volumi suddivisi per genere: “i racconti dell’orrore e del grottesco”, “i racconti del mistero” (e quelli più filosofici o satirici. Ma ai miei tempi, la mia raccolta principale era “I racconti del grottesco e dell’arabesco”. Titoli accattivanti, vero? Perfetti per divertirsi alle feste!

Nevermore’s Library: senza dubbio ad Halloween! Quali sono i temi che la ossessionano di più?

EDGAR ALLAN POE: Beh, emozioni forti come il terrore psicologico e la follia che spinge l’uomo a compiere ciò che sa benissimo essere sbagliato e dannoso. Solitamente i miei protagonisti non sono molto tranquilli, risultano inaffidabili e tormentati psicologicamente. Diciamo non proprio il massimo con cui uscire il sabato sera. Le atmosfere gotiche e lugubri riflettono la loro mente oscura.

Ma vi dico anche una cosa: non tutto è ombra poichè essi dimostrano di poter risolvere enigmi in apparenza indecifrabili usando però un ragionamento puro e logico.

Nevermore’s Library: Aggiungo che anche nel suo modo di esprimersi usa la stessa tecnica dei suoi racconti; ironia tagliente mista ad elementi horror. Da dove trae le sue ispirazioni? Legge i giornali o le arrivano in sogno dopo un bicchierino di troppo?

EDGAR ALLAN POE: Un po’ entrambi, signorina. Molte storie nascono dalla cronaca nera della mia epoca: gente sepolta per errore, omicidi bizzarri. La malinconia è un’ottima collaboratrice, non chiede mai aumenti di stipendio. Devo però aggiungere che sono considerato il padre fondatore del genere horror poliziesco, diverso da quello di Wilkie Collins, fondatore del genere poliziesco e investigativo.

Nevermore’s Library: Il cinema l’ha amata molto. Ci sono tantissimi film tratti dai suoi racconti. Ne ha visto qualcuno?

EDGAR ALLAN POE: Ho visto quelli di quel signore, Roger Corman, con Vincent Price. Un po’ colorati, forse troppa nebbia finta, ma Vincent ha quel baffetto che mi somiglia quasi. E poi c’è il Satyricon di Federico Fellini o le versioni pazzesche di Guillermo Del Toro come “Crimson Peak” del 2015.

Quel film rispecchia perfettamente “La caduta della casa degli Usher”. Dalla casa fuoriesce argilla rossa, metafora del sangue e riflette la follia degli abitanti. Il tutto in aggiunta ad un’atmosfera misteriosa, fatta di arredamenti d’impronta gotica. Se le capita di incontrare il signor del Toro me lo saluti molto e lo ringrazi.

Crimson Peak

Nevermore’s Library: Seee Magaaariii. Comunque rimanendo sempre in ambito cinematografico, la famosa piattaforma Netflix ha lanciato la serie tv intitolata Wednesday, attualmente composta da due stagioni. Non so se lo ha saputo ma hanno fatto un omaggio a lei e al suo corvo…

EDGAR ALLAN POE: Certo! la protagonista Wednesday viene mandata alla Nevermore Academy, noto istituto frequentato da chiunque venisse espulso dalla scuola tradizionale e nel cortile dello stesso istituto hanno inoltre aggiunto una statua che mi rappresenta. Ma noto che anche lei ha acquisito uno pseudonimo in omaggio al mio corvo al posto del suo vero nome….

Nevermore’s Library: si lo ammetto…ma voleva aggiungere altro riguardo questa serie tv? Non immaginavo l’avesse vista..

EDGAR ALLAN POE: Ebbene si, ero presente anch’io alla prima di entrambe le serie, ma so essere invisibile…in merito al personaggio principale, Wednesday, vorrei solo darvi un’informazione molto curiosa. Vi siete mai chiesti perchè si chiami proprio così quel personaggio e perchè proprio il cognome Addams? In primo luogo l’inventore fu il fumettista Charles Addams nel 1938 che creò delle vignette per la rivista The New Yorker. Il nome Wednseday è stato successivamente adattato da lui negli anni ‘60 ispirato ad un verso della filastrocca inglese Monday’s Child che recita:  “Wednesday’s child is full of woe”, il bambino del mercoledì è pieno di sventura.

Nevermore’s Library: Questa è una chicca pazzesca! Ma tornando a “Nevermore”, parliamo di marketing. E’ diventato un tormentone peggio delle canzoncine estive. Come le è venuto in mente?

EDGAR ALLAN POE: Dunque, nel 1845 ho scritto una poesia semplicemente intitolata “Il Corvo” (the raven), e per il ritornello volevo una parola che risuonasse come un martello pneumatico. Inizialmente avevo pensato a un pappagallo, ma non dava proprio l’effetto tragico che cercavo. Così ho scelto un Corvo. Nero, cupo, monocromatico. Fa molto “intellettuale tormentato”. Il “Mai più” è nato dalla necessità di una parola che non desse speranza. Sono un tipo allegro, lo ha notato?

Nevermore’s Library: Decisamente… frizzante. Mr. Poe, un’ultima cosa: ma quando pubblicò Il Corvo, immaginava davvero che sarebbe diventato un’icona goth o sperava solo di pagare l’affitto?

EDGAR ALLAN POE: Speravo di pagarci l’affitto, ma mi hanno dato solo una manciata di dollari…

Nevermore’s Library: E film più recenti? Niente che le abbia fatto venire i brividi (quelli veri)?

EDGAR ALLAN POE: Mi ha colpito Tale of Terror (1962), che è un’antologia, e più recentemente quella serie su Netflix, La caduta della casa degli Usher (2023) di Mike Flanagan. Ha preso tutti i miei racconti, li ha frullati insieme e ci ha aggiunto i telefoni cellulari. Moderno, ma lo spirito di rovina familiare è rimasto intatto. Come scrissi nel racconto originale del 1839: “Sentii un certo brivido di terrore che mi scosse le membra”.

Nevermore’s Library: Direi che possiamo fare una pausa, gradisce qualcosa da bere?

EDGAR ALLAN POE: Un sorso di assenzio grazie…o se proprio non si usa più va bene un bicchiere d’acqua..

Interludio: L’atmosfera nello studio si fa improvvisamente gelida. Le luci iniziano a sfarfallare come se l’Enel avesse deciso di farci uno scherzo. All’improvviso, con un fragore di vetri, un altro corvo nero piomba nella stanza, appollaiandosi con inquietante precisione sullo schienale della poltrona di velluto.

EDGAR ALLAN POE: [Con un sorriso malinconico che non promette nulla di buono] Calma, cara. Uno lo conosco bene. Quello a sinistra, quello con l’aria di chi ha appena letto tutto Schopenhauer, è il mio. Vero, Nevermore?

Corvo di Poe: CRAAAAAAAAA

EDGAR ALLAN POE: Visto? È un po’ ripetitivo, ma molto coerente. Però l’altro… l’altro è diverso. Ha un’aria più… vendicativa. Non appartiene al mio mondo di ombre e inchiostro. Quello è un corvo che ha visto l’asfalto bagnato della città.

Nevermore’s Library: E di chi sarebbe? Non mi dica che ha portato un amico per fare serata…

In quel momento, un uomo emerge dall’ombra in fondo allo studio. Indossa un lungo soprabito nero, ha il volto truccato di bianco con linee nere che tagliano gli occhi e un sorriso che sembra una cicatrice

EDGAR ALLAN POE: Oh, un ammiratore del mio stile? O qualcuno che ha esagerato con il cerone per Halloween?

L’Uomo Misterioso: Nessuno dei due…ma qualcuno mi ha chiamato; ho sentito “il Corvo”…

Nevermore’s Library: Ma era riferito alla poesia di Mr. Poe…però…Un momento… quel trucco… quella voce… Lei è il protagonista de Il Corvo di Alex Proyas! Quello del 1994! Lei è Eric Draven!

Eric Draven / Brandon Lee: Diciamo che il mio corvo ha insistito perché venissi a controllare che non vi annoiaste troppo con la vecchia letteratura del XIX secolo.

EDGAR ALLAN POE: Almeno io non ho avuto bisogno di una chitarra elettrica per farmi notare!

Nevermore’s Library: Questo è… assolutamente incredibile. Uno scoop d’oltretomba! Mr. Lee, visto che ha fatto irruzione nel nostro spazio-tempo, immagino che non sia qui solo per recuperare il suo volatile.

Eric Draven / Brandon Lee: Esatto. Ma anche per parlare di come sia nato il capolavoro di Alex Proyas…

Nevermore’s Library:  Avete sentito bene! Non andate via, perché la nostra prossima intervista sarà proprio con lui. Prossimamente: a tu per tu con Brandon Lee. Parleremo di giustizia, di cinema iconico e di come si torna dall’aldilà con un look impeccabile.

EDGAR ALLAN POE: [Sbuffando] E io? Devo tornare nel mio volume di racconti?

Eric Draven / Brandon Lee: [Dandogli una pacca sulla spalla] Dai, Edgar, vieni con me che ti offro un buon bicchiere di assenzio. Basta che poi non ti metti alla guida..

TO BE CONTINUED….

Continua a leggere
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Approfondimenti e Curiosità

Nevermore’s Library: H.P. Lovecraft tra cinema, musica, fumetti e… ospiti inattesi

In Nevermore’s Library, il ritorno di Lovecraft che oggi ci parla di film, fumetti, libri, arte e musica ispirati al suo Cosmic Horror

Pubblicato

il

La nostra redattrice, nome in codice Nevermore’s Library, è tornata sul luogo del delitto. Se nel primo appuntamento aveva esplorato le connessioni tra H.P. Lovecraft e Stranger Things, questa volta l’intervista tra onirico e realtà, approfondirà il discorso legato alla letteratura Lovecraftiana quale fonte di ispirazione per cinema, musica, fumetti e molto altro. La tavola ouja però pare non funzionare a dovere e, oltre allo spirito di H.P. aspettatevi anche l’arrivo di altri ospiti al cospetto di Nevermore’s Library di altre creature decisamente.. beh tocca a voi scoprirlo!

Preparatevi a un nuovo viaggio affascinante e metafisico!


H.P. Lovecraft tra cinema, fumetto, musica e molto altro

Nevermore’s Library: Salve a tutti, oggi sarà di nuovo ospite il sommo H. P. Lovecraft che come la volta precedente giungerà direttamente dalle sue Terre del Sogno. Stranamente oggi la tavola ouja è un po’ difettosa e l’ospite potrebbe tardare…oh ma…eccolo che arriva, ben tornato!

LOVECRAFT: Grazie e un caloroso saluto a tutto il pubblico. Sì: confermo che la tavola ouja non le funziona bene, il portale che collega il mondo terrestre con le dimensioni ultraterrene e oniriche è rimasto aperto e mi hanno seguito due creature dei miei racconti…tanto vale presentarvele…dai comincia tu anche se ti sei appena svegliato!

CHTULHU: Molto piacere sono Chtulhu, sì è vero stavo dormendo da milioni di anni sull’isola R’lyeh sprofondata nel mare durante un cataclisma geologico. Sono in questo stato dall’era Precambriana, prima dell’arrivo dell’uomo. Posso avere almeno un caffé?

Per chi non mi conoscesse sono un mostro antropomorfo alto quanto una montagna con una testa come quella di un polpo piena di tentacoli e provengo dalla schiera di divinità definite “Grandi Antichi”. Teoricamente sarei nato su un pianeta chiamato Vhoorl situato nella Ventitreesima Nebulosa, ho viaggiato nello spazio e una volta atterrato sul pianeta Xoth ho dato vita alla mia prole stellare che mi ha seguito fino all’isola di R’Lyeh prima che sprofondasse nell’oceano Pacifico. Però, se devo essere sincero, sono semplicemente nato dall’ingegno di papà Lovecraft con il racconto “The Call of Chtulhu” del 1928. Successivamente mi ha citato in “Alle Montagne della Follia” del 1936 e sempre nello stesso anno anche in “L’Ombra su Innsmouth”.

Nevermore’s Library: Grazie della sua presentazione signor Chtulhu, passiamo al secondo ospite inatteso…

NYARLATHOTEP: Piacere Nyarlathotep, sono il messaggero della schiera degli “Dei Esterni”, anche io sono sul pianeta Terra da qualche milione di anni.

Passo il tempo a vagare fra la gente sussurrando parole che portano a follia e sofferenza oltre che cambiare molteplici aspetti. Ho assunto la forma di un faraone egizio nel racconto “La Ricerca Onirica dello Sconosciuto Kadath” del 1920, sono stato l’uomo nero del racconto “I Sogni nella Casa Streagata” del 1932, ma papà Lovecraft mi ha presentato ufficialmente al pubblico con il racconto “Nyarlathotep” del 1920, secondo il quale sarei stato creato da Azathoth il “Folle Dio Cieco” che abita al centro dell’universo e rappresento la parte esecutiva delle sue volontà.Mi chiamano anche “Caos Strisciante” perché passo la mia esistenza a camminare silenziosamente fra una dimensione e l’altra senza essere visto. Ecco, dato che a Chtulhu dopo la sua dormita plurimilionaria avete concesso un caffè, potrei avere solo una sedia? Grazie, fare questo lavoro da milioni di anni stanca, ho anchio ‘na certa!

Nevermore’s Library: Ecco a lei la sedia. Bene signor Lovecraft abbiamo qualche argomento in sospeso da approfondire fra cui molti film, fumetti, opere artistiche, album musicali ispirati ai suoi personaggi e racconti. Lascio a lei la parola.

LOVECRAFT: Dunque, riguardo le produzioni cinematografiche mi soffermerei su quelle più famose, poiché in totale ne sono state realizzate molte. Cominciamo dalla saga Alien, di cui il regista Ridley Scott realizzò il primo film nel 1979.

Scott e lo sceneggiatore Dan O’Bannon avevano deciso di creare un mostro definito “Xenomorfo” ispirato alle rappresentazioni aliene dell’artista svizzero Hans Ruedi Giger, pittore e scultore d’impronta surrealista e simbolica. La tipologia di alieno a cui avevano deciso di ispirarsi si chiama Necronom IV, estrapolato dalla raccolta Necronomicon…ora su queste basi, indovinate un po’ a chi si fosse ispirato precedentemente Giger per le proprie opere?

CHTULHU e NYARLATHOTEP (insieme): A te papà Lovecrfat!!!!!

lo Xenomorfo di Alien in tutto il suo terrore

Riproduzione della creatura realizzata da Giger

Nevermore’s Library: Ma certamente al signor Lovecraft, il Necronomicon è il libro immaginario che lei stesso ha inventato per dare una presunta origine e provenienza ai personaggi delle sue storie. So che ancora al giorno d’oggi c’è chi afferma erroneamente o anche solo per crearsi un alone di notorietà di averlo posseduto per un certo periodo o di aver avuto accesso tramite terze persone o sette segrete che a loro volta non si sa come lo avrebbero trovato…

LOVECRAFT: Proprio così, a fine intervista prometto di svelarvi di più, l’importante è che sia chiaro che il Necronomicon non è mai esistito. Tornando a Giger è stato fra gli artisti che hanno dato un volto alle creature dei miei incubi unendoli ad una personale interpretazione.

Ma ora proseguiamo con un altro film cult, “La Cosa” di John Carpenter del 1982. Si tratta del riadattamento cinematografico del mio racconto “Alle Montagne della follia” del 1936. Sia nel film e sia nel racconto l’ambientazione è una sperduta base scientifica situata nell’Antartide dove si scatena il caos dal momento in cui viene ritrovata una creatura aliena congelata fra i ghiacci ancora cosciente. Carpenter è riuscito a rappresentare molto bene il tema della follia poiché l’uomo entra in contatto con una creatura extra terrestre di provenienza ignota, scoprendo così di non essere solo nell’universo. Una verità agghiacciante che la sua mente non è in grado di processare e il tutto interpretato magistralmente da Kurt Russell.

Nevermore’s Library: Decisamente iconico. Come lei stesso diceva ci sarebbero tantissime altre produzioni cinematografiche da citare, ad esempio la saga “Re-animator” di cui il regista Stewart Gordon aveva realizzato il primo film nel 1985 tratto dal suo omonimo racconto “Herbert West Reanimator” del 1922.

Però ecco, ora cominciamo a spostarci verso l’ambito letterario. Signor Lovecraft, lei è stato d’ispirazione anche per il moderno “Re” dell’horror che nel 1986 ha scritto un famosissimo romanzo di cui sono stati realizzati ben due film e una serie tv…

LOVECRAFT: Ovviamente, “IT” di Stephen King. Forse in pochi avevano colto il legame fra Pennywise e i miei personaggi, eppure lo stesso King ha dichiarato di avermi reso omaggio. Ha saputo trasformare l’orrore cosmico dei miei racconti in orrore personale, dando un nome e un volto ad una paura astratta rendendola tangibile sottoforma di mostro. Pennywise, viene chiamato anche “IT” perché rappresenta il terrore innominabile, ma anche per essere una creatura aliena multiforme e senza una precisa identità, proprio come Nyarlathotep. Entrambi hanno la capacità comune di manipolare la mente umana creando anche allucinazioni e deviazioni del comportamento.

IT interpretato da Tim Curry

E il Terrificante IT di Bill Skarsgård visto nei film piu’ recenti oltre che in Welcome to Derry

Inoltre le mie creature aliene tornano in attività in base a particolari disposizioni degli astri, come ad esempio il risveglio di Chtulhu dopo il suo sonno milionario sull’isola R’Lieh. Durante quella fase la sua mente era in grado di influenzare gli abitanti del mondo esterno nel corso dei loro sogni con immagini della medesima isola sommersa o ciclopiche sculture di pietra. Anche il sonno di IT è scandito da cicli, risvegliandosi ogni ventisette anni per nutrirsi delle paure degli esseri umani.

Nevermore’s Library: Cosa ci può dire ancora delle ispirazioni in ambito letterario riguardo gli autori moderni? So che c’è anche una serie di fumetti…

LOVECRAFT: In ambito letterario devo assolutamente citare colui che è considerato il mio erede, Thomas Ligotti e la sua opera più famosa, ovvero l’insieme di racconti intitolato “Nottuario”. Stile narrativo e scenari onirici che rievocano anche se in maniera più cruda ed esplicita quelli che sono stati i miei incubi.

Riguardo l’ambito del fumetto, cominciamo con l’iconico Batman nato nel 1939 dal disegnatore Bob Kane e lo scrittore Bill Finger. Gotham City è da considerarsi una città onirica poiché non esiste nella realtà e l’eroe del fumetto agisce principalmente di notte e a fin di bene, come se si immergesse nell’abisso oscuro dell’inconscio per combattere qualcosa di malvagio. 

Ma un’aspetto importante ha a che fare con il cosiddetto “Arkham Asylum” ovvero il manicomio da dove provengono i nemici di Batman. Dovete sapere che sono stato proprio io a coniare il nome Arkham in sostituzione di quello della città di Salem che nei miei racconti si trovano a poca distanza l’una dall’altra e da dove provengono stregonerie e personaggi ambigui.

Ma ora parliamo di Manga. Il disegnatore giapponese Gou Tanabe ha realizzato una vasta raccolta dei miei racconti sottoforma di manga…un’unione pazzesca della tradizione giapponese a quella dei racconti che ho realizzato.

Nevermore’s Library: Passiamo all’ambito della musica, ci sono dei riferimenti pazzeschi nell’ambito del genere metal…

LOVECRAFT: Ebbene si, difficile citarli tutti poiché anche in questo caso sono numerosi, ma cominciamo con i Black Sabbath e il loro omonimo album del 1970. Il brano “behind the Wall of Sleep” è palesemente tratto dal mio racconto altrettanto omonimo e il testo rievoca il concetto principale legato a visioni ultraterrene durante lo stato onirico con un sound cupo.

Procediamo con gli Iron Maiden e il loro album “Live after Death” del 1985. Sulla copertina è stata incisa una celebre frase tratta dal mio racconto “La Città senza nome”: “That is not dead which can eternal lie, yet with strange aeons even death may die”. Tutto l’orrore cosmico alla base della mia produzione è incluso in essa.

La prossima band che devo assolutamente citare sono i Metallica, fra i principali appassionati e ispiratori. Nel 1984 veniva pubblicato il loro album, “Ride the Lightning” e l’ultima traccia completamente strumentale è intitolata “The Call of Ktulu”. L’assenza del testo è rimpiazzato da un sound duro e ritmato che comincia con un intro lento e diviene sempre più crescente nel corso della melodia per rievocare l’arrivo di una creatura mostruosa. Ma proseguiamo con il loro album più iconico che abbiano mai realizzato, “Master of Puppets” del 1986: il brani “Orion” e “The Thing that should not be” contengono citazioni esplicite ai miei testi come i versi “Messenger of Fear in sight” e “Dark Deception kills the light”, molto probabilmente riferiti a Nyarlathotep.

                         

Ci terrei particolarmente a citare anche una band meno conosciuta, I Nox Arcana. Si tratta di un duo proveniente da Cleveland di genere Dark Ambient completamente strumentale e che nel 2004 hanno realizzato un album intitolato Necronomicon. So che solitamente viene usato come sottofondo per sessioni di giochi di ruolo e per letture di libri horror e proprio per questo motivo, la band non ha mai avuto interesse a tenere concerti. Ogni brano è dedicato ad un’entità dei miei racconti.

Citerei infine un’altra delle più grandi e iconiche band esistenti, i Dream Theater. Il loro album “Systematic Chaos” del 2007 contiene un brano intitolato “Dark Eternal Night”, con un testo che corrisponde alla perfetta trasposizione del racconto “Nyarlathotep” del 1920. Un testo talmente dettagliato che mi sembra quasi di rivivere quel sogno che io stesso avevo fatto e che prima che diventasse racconto avevo trascritto per non dimenticarlo.

Nevermore’s Library: Come promesso prima di tutte queste interessanti citazioni, ora ci può svelare il segreto che si nasconde dietro il famigerato Necronomicon?

LOVECRAFT: Va Bene, vi svelo tutto. Quando avevo cinque anni ho inventato il mio primo alter ego a cui ho dato il nome di Abdul Alhazred. Il nome Abdul perché nonno Whipple mi aveva trasmesso la passione per le storie de “Le Mille e una Notte” e il cognome Alhazred è un gioco di parole che si traduce in “colui che ha letto tutto”. Costui lo avevo anche soprannominato “l’arabo pazzo” perchè era venuto a conoscenza di verità che andavano oltre la dimensione terrena e pertanto le aveva presumibilmente trascritte in questo fantomatico Necronomicon che ho citato per la prima volta nel racconto “The Hound” del 1922 e poi nel saggio “Storia del Necronomicon” del 1927. Credo sia stato proprio quest’ultimo ad aver avvalorato la teoria della sua presunta esistenza in quanto contiene una lista di traduttori che avrebbero posseduto il volume per un certo periodo e bandito inoltre dalla Chiesa. Non avrei mai pensato di aver creato un mito e che ancora al giorno d’oggi qualcuno creda ancora alla sua esistenza. Pensate inoltre che in America, fino agli inizi degli anni 90’ nell’elenco delle università più prestigiose era inclusa anche quella che io stesso avevo creato per i miei racconti ma che di fatto non è mai esistita, ovvero la Miskatonik University.

Nevermore’s Library: Resterei ore a parlare con lei ma vedo che Chtulhu si è riaddormentato e Nyarlathotep deve tornare a vagare fra la gente

LOVECRAFT: Per un eventuale prossima intervista preferisco contattarla io attraverso i sogni, la sua tavola ouja vedo che da ancora problemi….guardi è entrato un corvo…

Nevermore’s Library: Oddio, sarà il corvo di Brandon Lee?

OSPITE INATTESO: No, quello è il mio corvo Nevermore e il mio nome è Edgar Allan Poe. Non so come sia giunto fin qua ma ne approfitto per fare prossimamente con lei un’intervista.

Nevermore’s Library: molto volentieri, stay tuned!!!

TO BE CONTINUED….

Continua a leggere

Approfondimenti e Curiosità

Nevermore’s Library: Due chiacchiere con H.P. Lovecraft su… Stranger Things

Ispirazioni e parallelismi fra Stranger Things e l’universo di H.P. Lovecraft, ciò che i fratelli Duffer hanno tratto dai suoi racconti

Pubblicato

il

H.P. Lovecraft è l’autore per eccellenza del genere letterario Cosmic Horror, noto anche come Weird Fiction (unione fra horror, fantasy e fantascienza) ed è stato (ed è tutt’ora) fonte di ispirazione per migliaia di autori moderni. Film, serie TV, fumetti, altrettanti libri prendono spunto dalle sue opere, e in questo novero non possiamo non citare anche i famigerati Fratelli Duffer e il loro successo internazionale, la serie TV Stranger Things.

Quali elementi avranno portato i due registi nella loro opera? La nostra redattrice, nome in codice Nevermore’s Library, ha condotto una seduta spiritica ed è riuscita a richiamare lo spirito del grande scrittore per poter discutere con lui sulle cose che accomunano la sua letteratura e lo show sul Sottosopra.

Preparatevi a un viaggio affascinante e metafisico!


H.P. Lovecraft e Stranger Things

Nevermores Library: Onorata di far la sua conoscenza signor Lovecraft, si presenti pure al pubblico…

LOVECRAFT: Salve a tutti, mi chiamo Howard Phillips Lovecraft, sono nato il 20 agosto 1890 nella ridente cittadina di Providence (Rhode Island, Stati Uniti) e ho centotrentasei anni. In questa foto che ho portato ne avevo un pò meno, ci tenevo a fare bella figura. Dal 1937 mi sono ritirato nelle Terre del Sogno che io stesso ho creato, ma continuo a ricevere offerte di lavoro da registi importanti e l’ultima collaborazione è stata con i fratelli Duffer per la serie tv Stranger Things.

Nevermores Library: Grazie, apprezziamo molto. Dunque, come lei stesso ha subito menzionato è reduce dalla grande collaborazione con i fratelli Duffer, ma prima di parlare del nesso fra lei e Stranger Things, ci dica qualcosa riguardo le sue origini per comprendere meglio come abbia avuto inizio la sua carriera in ambito letterario…

LOVECRAFT: Partiamo dal fatto che ho ricevuto un’educazione familiare estremamente rigida, raramente mi era consentito di uscire di casa e così fin da piccolo ho sviluppato delle fobie verso il mondo esterno. Mi sentivo caratterialmente fragile per riuscire a stringere amicizie con altri coetanei. Ecco perché vengo anche ricordato con il soprannome “Il Solitario di Providence”. Avevo spesso incubi spaventosi e per esorcizzarne la paura, mettevo tutto per iscritto prima di dimenticarli. Rileggendoli con il senno di poi ho compreso che non avevo solo convogliato tutte le paure che provavo su dei fogli, ma avevo creato una nuova forma di terrore letterario: l’orrore cosmico. Concetto presente anche in Stranger Things.

Nevermores Library: Interessante, quindi i suoi racconti si basavano su incubi che lei aveva fin da piccolo. Ci spieghi meglio cos’è l’orrore cosmico…

LOVECRAFT: Immagini di osservare un cielo stellato, noterà subito la sua vastità rispetto al piccolo punto in cui noi ci troviamo. In confronto siamo piccoli, soli e così vulnerabili, mentre l’universo è infinito, una massa multidimensionale e probabilmente popolato da entità mostruose che ignorano le leggi della fisica umana. Queste entità sono talmente grandi che in confronto non si accorgono nemmeno della nostra presenza.

Nevermores Library: Quindi il concetto di “orrore cosmico”e quello che gli studiosi definiscono “universo lovecraftiano” è all’incirca la stessa cosa?

LOVECRAFT: In sostanza sì, il cosiddetto “universo lovecraftiano” è l’insieme più generale che include tutto, fra cui il pantheon delle divinità, i luoghi onirici e terrestri, le galassie e l’orrore cosmico che in confronto è un sottoinsieme. La mia concezione del Cosmo si distacca da quella tradizionale fatta da pianeti e stelle che si studiano a scuola, io lo definisco anche “Abisso Caotico” poiché non c’è un ordine, né una morale e nemmeno una direzione, solo caos che genera altro caos con a capo il dio Azathoth….Non a caso nella quinta serie di Stranger Things c’è proprio una dimensione chiamata Abisso dove risiede il Mind Flayer come entità suprema.

Nevermores Library: Interessante, approfondiamo questo parallelismo fra i personaggi

LOVECRAFT: Si certamente. Per la creazione del Mind Flayer, i fratelli Duffer mi hanno chiesto il permesso di ispirarsi a Chtulhu, come dire di no ad una proposta così? E’ la divinità più nota dello schieramento dei Grandi Antichi che io stesso ho creato e l’unico scopo di queste entità è di espandersi e consumare, senza alcun interesse verso soldi, potere o vendetta. Anche a livello visivo il Mind Flayer presenta somiglianze fedeli alla descrizione di Chtulhu dei miei racconti, hanno entrambi un corpo antropomorfo con tratti cefalopodi ed enormi tentacoli.

Il Mind Flayer di Stranger Things

Un’immagine di Chtulhu creatura di Lovecraft

Nevermore’s Library: Riguardo Vecna?

LOVECRAFT: Quanto a Vecna ha caratteristiche compatibili con diversi personaggi dei miei racconti. Uno è Nyarlathotep, detto anche “Il Caos Strisciante”, il messaggero delle divinità aliene che avevo creato nei primi anni del ‘900 a cui avevo attribuito l’abilità di poter invadere l’umanità attraverso la mente nel corso dei sogni.

Sia lui che Vecna difatti hanno in comune le capacità manipolative di ingannare la mente e far cadere in trappola le loro vittime. Vecna rappresenta la versione cinematografica più moderna di questa divinità in quanto crea una sorta di ponte fra la psiche delle vittime e l’Abisso.

In foto: Vecna di Stranger Things

Nevermore’s Library: Quest’ultimo concetto che ritroviamo nella serie tv relativo alla connessione fra la psiche delle vittime e l’Abisso ha molto di familiare con la sua personale concezione dei sogni signor Lovecraft..

LOVECRAFT: Esatto. Sono sempre stato fermamente convinto che quando sogniamo non stiamo solo immaginando, la mente compie un vero e proprio viaggio dal luogo fisico in cui si trova il soggetto ad un altro luogo altrettanto fisico e reale ma fatto di regni e divinità.

Nevermore’s Library: Mi ricorda molto il personaggio Max Mayfield che nel suo stato di trance nel mondo terrestre si era ritrovata proiettata con la mente nella dimensione fisica e reale di Camazotz dove risiedono le divinità aliene Mind Flayer e Vecna che le dava la caccia. Ha altro da aggiungere a riguardo?

LOVECRAFT: Proprio così. Certo c’è ancora molto da aggiungere, ma andiamo con ordine. Nei miei racconti le divinità vivono in vere e proprie dimensioni o anche solo spazi situati fra l’una e l’altra con rampicanti e spore che aleggiano nell’aria, il tutto avvolto da un’atmosfera di un colore innaturale, proprio come il titolo del mio racconto “Il colore venuto dallo Spazio” …non le ricorda il Sottosopra?

Nevermore’s Library: assolutamente vero…ce ne sono altri?

LOVECRAFT: il Laboratorio di Hawkins diretto dal Dr. Brenner è un luogo dove si svolgono esperimenti al fine di espandere la mente umana, ma viene aperto un portale che scatena un orrore che la scienza non può controllare. In almeno due dei miei racconti esistono affinità fra Brenner e gli scienziati protagonisti.

Il primo racconto è “Herbert West Reanimator” in cui questo scienziato, pur di superare i confini dell’esistenza umana, cerca di rianimare ciò che non è più impossibile riportare indietro. Nel secondo racconto “From Beyond”, Crawford Tillinghast inventa una macchina che stimola la ghiandola pineale per riuscire a percepire una possibile dimensione parallela oltre a quella terrestre.

Nevermore’s Library: Un’ultima domanda, esiste anche qualche legame fra le sue opere e i Demogorgoni?

LOVECRAFT: Certo che sì. Innanzitutto i Demogorgoni sono da considerarsi la prole del Mind Flayer e si rifanno alle mie crearure suddivise nei due schieramenti denominati Abitatori del Buio e Abitatori degli Abissi (questi ultimi noti anche come Deep Ones) che per la precisione compaiono nel racconto “La Maschera di Innsmouth”.

Sia nella serie tv e sia nei miei racconti si tratta di creature che agiscono per obbedire ad una forza più grande.

Nevermore’s Library: Signor Lovecraft, per oggi l’intervista finisce qui, me ne concederà un’altra?

LOVECRAFT: Ne sarei onorato. Nell’attesa della prossima intervista, porgo anche un saluto a voi che avete letto l’articolo. Come avrete forse compreso l’intervista è avvenuta attraverso un sogno, un collegamento mentale dell’intervistatrice fra mondo terrestre e la Terra dei Sogni in cui mi trovo, com’è avvenuta anche la collaborazione con i fratelli Duffer e altri registi di film, fumetti e opere artistiche di cui vi parlerò prossimamente.

Continua a leggere

In evidenza

Copyright © 2026 Popcornerd by Viaggipop | Designed & Developed by Webbo.eu