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Graphic novels

Storie da Spoon River: la graphic novel di Rizzo e Allo che reinterpreta l’opera di Masters

Marco Rizzo ha raccontato al Circolo dei lettori di Torino la genesi della graphic novel Storie da Spoon River, disegnata dall’artista Deborah Allo e ispirata all’opera originale di Edgar Lee Masters

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È sempre bello quando gli autori vengono a raccontarsi nella mia Torino, città ricca d’arte e capitale della letteratura italiana una volta all’anno grazie al Salone Internazionale del Libro. A maggior ragione quando gli incontri si tengono all’interno della fantastica cornice rappresentata dal Circolo dei Lettori di Torino, gli appuntamenti assumono una connotazione… magica.

In questa occasione ospite e protagonista è stato Marco Rizzo, autore e giornalista famoso per il suo lavoro su Spider-Man e su opere di graphic journalism,  nonché redattore Panini Comics, che è stato nel capoluogo piemontese per promuovere una serie di incontri legati a un progetto della Cooperativa Letteraria, che porta il fumetto direttamente nelle scuole. Non semplici eventi, ma percorsi strutturati dove gli studenti lavorano sui testi prima e dopo l’incontro, trasformando il fumetto in uno strumento didattico continuo.

Durante queste giornate è stato spiegato che sono state affrontate opere diverse ma accomunate da una forte valenza civile e culturale; da Jan Karski. L’uomo che scoprì l’Olocausto a Per amore di Monna Lisa, fino agli incontri dedicati a figure come Peppino Impastato. Un approccio che riflette perfettamente la poetica di Rizzo: usare il fumetto per raccontare la realtà.

Ma torniamo al tema principale dell’incontro della serata dello scorso 15 aprile, ovvero la presentazione al pubblico in sala da parte dello scrittore siciliano di Storie da Spoon River.

La genesi e la sfida di Storie da Spoon River

Storie da Spoon River, è la graphic novel scritta per l’appunto da Marco Rizzo e disegnata dall’artista Deborah Allo, pubblicata da Feltrinelli Comics nel 2024 e ispirata all’opera di Edgar Lee Masters Antologia di Spoon River (1914).

Il progetto, ha raccontato Rizzo, nasce su proposta di Tito Faraci, curatore editoriale di Feltrinelli Comics:

Mentirei se dicessi che è stata una mia idea perché è stata una proposta, anzi un invito obbligato [ride n.d.r.] dal mio mentore e amico Tito Faraci, curatore della collana Feltrinelli Comics. Un bel giorno mi chiama e dice “senti vorrei che ti occupassi di adattare a fumetti Spoon River.”

In foto Marco Rizzo che presenta Storie da Spoon River

Inizialmente titubante, Rizzo accetta la sfida trovando una chiave narrativa personale e coinvolgendo la disegnatrice Deborah Allo, il cui stile gotico si è rivelato ideale per dare forma visiva ai testi:

Questo libro è nato con Deborah. Ho in mente i suoi disegni e credo che sia cucito su di lei e sul suo tratto gotico

Tra oltre 200 epitaffi dell’opera originale, lo scrittore ne ha selezionati alcuni, costruendo una rete di storie interconnesse, sottolineando di aver cercato di non portare nella sua opera, personaggi che già avevano avuto un adattamento, come, ad esempio, quelli trattati da Fabrizio De Andrè nel suo album Non al denaro, non all’amore nè al cielo (1971). In alcuni casi, invece, ha inserito personaggi che magari non erano protagonisti dei singoli capitoli, ma che facevano parte della cosmologia di Spoon River.

Si è trattato di un lavoro di adattamento complesso e meticoloso, supportato da una vera e propria “mappa” dei personaggi, fatta di linee temporali e collegamenti.

Ho preso un tabellone, ho preso i colori di mia figlia e ho disegnato delle linee temporali: ognuna per ogni personaggio. […] E a me questa cosa è servita per darmi una visione d’insieme di come si muovessero dei personaggi e come interagissero fra di loro. 

Johnnie Sayre, Daisy Fraser e gli altri personaggi protagonisti di Storie da Spoon River, intrecciano le loro vite a cavallo di tre decenni: 1880, 1890, 1900.

Ed è stato uno degli aspetti più complessi del progetto quello legato alla creazione e costruzione della rete di connessioni tra i personaggi con un obiettivo specifico ovvero creare un’opera che potesse essere letta anche in modo non lineare, proprio come l’antologia originale.

La trasformazione da poesia a fumetto, raccontando sempre l’essere umano

Trasformare un’opera poetica in fumetto significa cambiare linguaggio, non tradire l’originale.

Per Rizzo, poesia e fumetto condividono lo stesso obiettivo: raccontare l’essere umano.

Nonostante le novelle siano state scritte e ispirate alla società di oltre un secolo fa, diversi temi sono sempre i medesimi così come le persone nonostante siano passati oltre 100 anni.

Gli abitanti Spoon River siamo noi: gli sfruttati, gli sfruttatori, le puttane, i venduti, gli assassini, i santi, la disabile, l’alleato e il poveraccio

Gli incidenti sul lavoro, lo stupro, l’aborto clandestino e molti altri temi che sono centrali nella graphic novel di Rizzo e Allo, sono ancora riconducibili a situazioni della società attuale nonostante siano passate generazioni dall’opera di Masters. E la potenza, probabilmente, consiste proprio in questo: nell’identificarsi in personaggi del passato e nei loro problemi sotto altre forme.

Storie da Spoon River permette di visualizzare attraverso l’arte della Allo ciò che nella poesia è suggerito, mantenendo però intatta la profondità emotiva di Masters. La graphic novel può, anzi, diventare un ponte per nuovi lettori, incuriosendoli e spingendoli a scoprire il testo originale.

Qui ha fatto un ottimo lavoro Masters. Quindi per Deborah è bastato immaginarsi questi personaggi. Lei tra l’altro, partendo dalle poesia, aveva in testa volti degli attori legati a certi personaggi.

Daisy Fraser, personaggio anticonformista che ha stregato l’autore

Tra i tanti personaggi di Spoon River, Marco Rizzo ha raccontato di essersi particolarmente affezionato a Daisy Fraser, una delle prostitute del villaggio, principalmente per ciò che rappresenta: una figura anticonformista, capace di restare sé stessa nonostante le difficoltà e le circostanze che spesso la rendono vittima.

E’ il personaggio che porto nel cuore e anche il preferito di Deborah da realizzare e credo che si veda. E quello a cui mi sono affezionato di più.

Ma lo sceneggiatore sottolinea una cosa importante: non si è mai immedesimato direttamente nei personaggi, ma il suo punto di vista è piuttosto quello di un osservatore esterno, quasi “dall’alto”, simboleggiato nel fumetto dalla presenza di un falco che sorvola il cimitero. Uno sguardo neutrale, che non giudica ma osserva, proprio come fanno gli animali.

La potenza del linguaggio del fumetto: tempo, ellissi e narrazione visiva

Passando a un aspetto più ‘tecnico’, Rizzo ha spiegato quanto interessante sia l’uso del linguaggio fumettistico. Rizzo racconta una sequenza a cui è particolarmente legato: quella che coinvolge Daisy e Benjamin.

In questa scena, il tempo non è definito in modo preciso. Tra una vignetta e l’altra possono passare minuti o ore, e il lettore non ha bisogno di saperlo. L’unico elemento costante è un cane che attende dietro la porta, sottolineando con la sua presenza il passare del tempo in modo implicito.

Il cane aspetta fedele dietro la porta si muove ogni tanto come fanno i cani quando dormono. Si mette a pancia all’aria, si rigira, poi ritorna alla sua posizione. Non sappiamo quanto tempo passa. Non ci è dato saperlo, non ci interessa.

Il momento chiave arriva con il cambio di scena: girando pagina, il lettore scopre che sono passati anni e che da quell’incontro è nato un figlio. È un esempio perfetto di come il fumetto riesca a condensare tempo e significato attraverso immagini e ritmo narrativo.

Il lavoro a quattro mani con Deborah Allo

Rizzo ha spiegato nel dettaglio il processo di collaborazione con la disegnatrice Deborah Allo, un lavoro che parte dalla scrittura di soggetti e sceneggiature, spesso inviati a blocchi, capitolo per capitolo.

Le sue sceneggiature sono molto dettagliate, a detta dello stesso Rizzo, con indicazioni precise su inquadrature, azioni e ritmo. Tuttavia, il confronto con Deborah risulta fondamentale, in quanto l’artista ha rielaborato le indicazioni attraverso bozzetti e layout, proponendo soluzioni visive che possono anche modificare l’idea iniziale.

È proprio in questa fase che è nato il vero dialogo creativo tra i due e che ha portato alla nascita di Storie da Spoon River.

Il fascino dannato di personaggi complessi dalla morale ambigua

Uno degli elementi più forti di Spoon River è la complessità dei personaggi, mai davvero senza macchia e integerrimi, ma anzi; moralmente discutibili. Eppure sia l’opera originale che la graphic novel di Rizzo e Allo riescono a generare empatia anche attraverso queste figure ambigue, sempre al limite della moralità e per questo profondamente umani. Ma sono tutti tratti distintivi del lavoro di Edgar Lee Masters che è stato cercato di riportare in questa nuova veste dagli autori di Storie da Spoon River.

E il risultato è un’opera fascinosa e poetica, a detta di chi scrive, che dimostra ancora una volta quanto potente sia il fumetto per raccontare (per la prima volta o nuovamente) storie, e quanto possa essere forte la connessione con la letteratura del passato, indipendentemente dall’epoca in cui è stata scritta.

Dove trovare Storie da Spoon River

Storie da Spoon River è disponibile nei negozi di libri e sul sito Feltrinelli al costo di €19.00.

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Fumetti

Intervista a Simone Pace, raccontare la libertà

Durante Comicon Napoli 2026 abbiamo avuto il piacere di intervistare Simone Pace, autore di ‘Belmiele’ edito da Edizioni BD.

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Simone Pace è un giovane fumettista che da qualche anno si sta ritagliando un suo spazio all’interno del panorama italiano.

Ha uno stile visivo riconoscibile e particolare, oltre ad avere idee ben precise sulla vita. Scrive, disegna e colora egregiamente le sue opere, dimostrando in più occasioni di essere un autore a tutto tondo.  Dall’unione di questi aspetti sono, appunto, nate tre graphic novel edite da Edizioni BD: Fiaba di cenere (2022), Cuore (2024) e Belmiele (2026).

Proprio in occasione dell’uscita di quest’ultimo, avendo apprezzato molto le precedenti, ho scelto di porgli delle domande che ripercorressero un po’ il suo percorso personale e artistico.


Ciao Simone, grazie per questa intervista! Comincio subito con le domande.
Ho notato un’evoluzione nel tuo stile di disegno da Tom Sawyer ad oggi con Belmiele. Prima i tuoi personaggi erano più “puliti”, caratterizzati visivamente al meglio, con pochi tratti. Ora mi sembra che tu abbia adottato un tratto più articolato e “sporco” ma altrettanto efficace.
Anche le tinte piatte sembrano aver lasciato infatti il posto ad un uso più sfumato del colore. Pensi di aver trovato il tuo stile “definitivo” o è una fase per arrivare a qualcosa di diverso?

Simone Pace – Ti ringrazio per la domanda perché è molto interessante. Affrontare questioni stilistiche è sempre qualcosa che si fa poco in realtà, secondo me troppo poco.
Allora è assolutamente vero, specialmente se partiamo da Tom Sawyer, che è un’opera di tanti tanti anni fa.
Diciamo che la mia è una direzione e una dichiarazione di intenti. Ho una mia personale formazione letteraria sul fumetto pop, però ho avuto una formazione artistica un po’ più underground, all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ma col tempo ho capito che voglio ricongiungermi al mio gusto pop. Quindi praticamente sto facendo un percorso per avvicinarmi a quello. La mia mira è comunque un gusto più americano o anche giapponese, ma pop, ciò che mi interessa è essere collocato lì.
Per fare questo sto facendo degli step. È un percorso che non è sempre lineare perché ci sono delle cose dell’underground che non voglio abbandonare di per sé. Però il mio gusto mi porta sempre più lì in maniera molto naturale; quindi, non penso che sia arrivato al mio stile definitivo ma, se penso ai miei più grandi autori del cuore, il loro stile è mutato nel corso del tempo. Però sì, sicuramente la direzione è tracciata.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

Rimanendo sull’uso dei colori, in un’intervista passata hai dichiarato “Sono diventato noto per i miei colori. Ho sempre pensato che il fumetto bianco e nero fosse il massimo del massimo.”. Lo pensi ancora ed è in programma, in futuro, più o meno lontano, un fumetto che vada in direzione completamente opposta a quelli che hai fatto fino ad ora?

Simone Pace – Devo arricchire quella risposta. Io penso che il fumetto sia un mezzo che riesce a raccontare in maniera potentissima anche l’essenziale, cioè anche solo col bianco e col nero, con lo zero e con l’uno. Puoi veramente fare tutto.
Il colore è un enorme strumento. Uno strumento potentissimo per settare l’atmosfera, per suggerire, per raccontare…e a forza di usarlo mi rendo conto quanto spesso sia un mezzo per evitare didascalismo. Cioè se tu vuoi raccontare una situazione di tensione e usi il colore in un certo modo può evitare di scrivere. Quindi è uno strumento importantissimo.
Detto ciò, i miei fumetti preferiti sono in bianco e nero e in gran parte sono manga. Ho in testa, in futuro, di fare un fumetto puramente in bianco e nero, magari coi retini, anche per misurarmi con quel tipo di gusto ma attualmente non ho nulla di concreto.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

Sui social, Instagram in particolare, ci rendi spesso partecipe dei tuoi work in progress, delle tue commission e delle nuove graphic novel su cui stai lavorando, ma ti esponi anche tanto politicamente. Personalmente apprezzo molto la scelta, ma mi chiedevo se ciò ti avesse mai creato dei problemi con gli editori e i followers o se invece lo reputi un vantaggio.

Simone Pace – Un vantaggio no. Assolutamente no. Cerco di farlo sempre meno e, in generale, mi rendo conto che sui social sto esponendo sempre meno gli aspetti della mia vita privata. Sono un po’ allergico al culto della persona dietro all’opera. È una cosa in cui tutti quanti incappano, perché i social funzionano così. Però, a costo di faticare di più, vorrei che fosse solo l’opera ad arrivare.
In Belmiele c’è tanta politica e ci sono espressioni di una posizione politica molto molto precisa, ma lo faccio dire all’opera. Detto ciò, non ho mai avuto nessun problema perché penso che il mondo editoria, specialmente quello italiano, sia molto schierato, in realtà. Chi più, chi meno.
Non ho conosciuto quasi nessuna realtà che non avesse un’idea politica piuttosto progressista. Però non so il mondo americano, perché lo conosco troppo poco da quel punto di vista ma credo sia più sfaccettato.

Cover regular Belmiele di Simone Pace © 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

Cover variant Belmiele di Wether Dell’Edera © 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

 

Le tue idee sulla vita, poi, si evincono facilmente dalle tue opere realizzate per Edizioni BD, di cui hai il pieno controllo creativo.

Fiaba di Cenere, Cuore e Belmiele sono tre storie che mettono al centro di tutto i rapporti tra le persone e con sé stessi durante un periodo di guerra. Tutti e tre finiscono in maniera dolce-amara, in particolare quest’ultimo, secondo me. Se dovessi scrivere oggi le tue prime due graphic novel, visto l’attuale clima geopolitico, avrebbero lo stesso finale o saresti più cinico?

Simone Pace – Non lo so.
La connessione col reale c’è sempre ma cerco sempre di astrarre, non mi baso mai su una situazione precisa; anche perché in questo senso, le cose mutano così tanto e allo stesso tempo non mutano mai.
Adesso sembra che ci sia la guerra in tutto il mondo, ma in realtà non c’è mai stato un momento senza guerra. Quindi se uno si guarda intorno, purtroppo certe situazioni sono così da tempo. Ora, magari, sono esacerbate. Quindi diciamo che se vogliamo il cinismo ci può sempre stare come risposta e non è biasimabile.
Comunque, penso che in realtà le scriverei così perché rimangono storie che raccontano quel mondo lì con quei personaggi lì; i bambini di Fiaba di Cenere sono, appunto, dei bambini e rimarranno naif rispetto ad alcune cose. Sono così e rimarrebbero così anche se li scrivessi adesso, magari con qualche minima variazione.

Belmiele è forse più dolce-amara, ma perché è un personaggio più incattivito. Sicuramente è un personaggio che in questo periodo storico mi sentivo di raccontare più di altri, forse. Ha trovato il momento storico per essere raccontato. Però lei è così, questo è il suo carattere.

Dei quattro protagonisti delle tre storie è sicuramente la più arrabbiata.

Simone Pace – Sì, sicuramente sì. Tra i personaggi in generale, no: il più arrabbiato è il generale di Cuore.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

Dopo aver raccontato il fantasy e il sci-fi, attraverso l’ambientazione medievale, poi cyberpunk e, infine, in stile western, hai considerato di cimentarti in un altro genere o sottogenere, magari come noir, l’horror o il supereroistico, di cui comunque sei fan? Oppure hai voglia, invece, di espandere gli Universi già creati, un po’ come hai fatto con Sorbo Rosso in passato?

Simone Pace – Chiaramente, l’idea di espandere gli universi è una cosa stimolante. In un certo senso, creo sempre tasselli in cui immagino delle coerenze potenziali anche tra i vari libri, anche se nessuno è sequel di un altro.
Non voglio cadere in una logica di serialità, specialmente con racconti autoconclusivi. Non voglio che il lettore, venendo in fiera, trovi il “volume 3” di una serie di cartonati che possono avere un costo importante, magari di 30€.
Secondo me non è il tipo d’approccio giusto rispetto al mio tipo di storie. Per cui se io mi imbarco in un sequel di Fiaba di Cenere che necessita la lettura del capostipite, è un po’ controproducente.
In più, ogni volta che penso di allargare un Universo (di cui comunque ho qualche idea), allo stesso tempo ho tantissima voglia di sperimentare su un altro genere o altre storie.
Ad esempio, adesso ho in mente un progetto cyberpunk che è vicino a Cuore, anche come tipi di personaggi, però è un’altra storia.
Ho la fortuna di poter lavorare rendendo conto solo all’editore e a me; non ci stanno terze persone le cui idee poi inficiano sulla storia e posso scegliere in base all’ispirazione del momento. Quindi è probabile che vedrete anche storie di genere completamente diverso, sì.

Torno un attimo su Fiaba di Cenere. Ciò che mi ha spinto, anni fa, in un ormai lontano Lucca Comics, all’acquisto di questo volume sono stati, appunto, i colori. Ciò che me lo ha fatto amare, però, sono i personaggi. Marlo e Marfisa hanno un bellissimo rapporto fraterno, spontaneo e naturale.

Mi ha ricordato in un contesto diverso, ovviamente, quello tra me e mio fratello quando eravamo piccoli. Tutto ciò deriva da esperienze personali o solo da un’ottima capacità di scrittura?

Simone Pace – Ho un fratello e con lui ho un buon rapporto, però è sempre stato un po’ litigioso. Due fratelli maschi, tre anni di differenza: non è esattamente lo stesso rapporto di Marlo e Marfisa.
Sicuramente tante dinamiche tra loro derivano da esperienze personali: non ci sono riferimenti a momenti ben precisi, però il mood sì.

Marfisa è diversa da me. Io, come lei, sono il maggiore. Lei è molto più protettiva di me, ma per fortuna noi abbiamo fatto una vita normale, loro meno. Sicuramente l’esperienza diretta c’è e conta, però lei non è me e Marlo non è mio fratello, sicuramente.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

Parliamo di Cuore. Il momento in cui Alma capisce che tutto sta volgendo al termine mi ha messo i brividi. È una delle poche volte in cui lo vediamo sorridere. Lui non è un umano, ma molto più cuore, appunto, di tanti altri umani. Come sei riuscito a creare un momento così intenso con un personaggio che la maggior parte del tempo è volutamente mono espressivo e malinconico?

Simone Pace Io l’ho sempre considerato molto umano, anche se per sua programmazione non dimostra l’umanità e l’espressività che dimostrano gli esseri umani è un personaggio profondamente sensibile a dinamiche umane. È cresciuto con gli umani, quindi ho pensato che non fosse così innaturale che si avvicinasse agli esseri umani in un momento così culminante. È la cosa più vicina all’umanità che ha fatto, in un certo senso.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

 

Anche su Belmiele libertà, guerra, rabbia, natura (il fuoco, particolare) e il rapporto genitori-figli sono la spina dorsale del racconto. È quasi sempre la figura femminile il tramite per esprimere questi temi. Belmiele e la Strega-Drago, Nuvia ed Estrella, Marfisa, la Strega del Fuoco e Pupa. Come mai?

Simone Pace – Non c’è una scelta a monte, in realtà.
Belmiele è un personaggio che ho in testa da tanti anni ed è sempre stato un personaggio femminile. In realtà, riflettendoci questi giorni in cui mi hanno chiesto diverse cose, c’è sicuramente un riferimento a Queen Emeraldas di Leiji Matsumoto, che è un personaggio femminile molto forte e mi è sempre piaciuto molto e, probabilmente, mi ha ispirato.
Però non ne vorrei fare una questione di genere, perché, di base, è una scelta naturale. Probabilmente mi viene naturale far sì che personaggi femminili siano in quelle posizioni, muovono l’azione in quel modo, forse. Però non è una scelta presa a tavolino.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

Nei mesi scorsi ti sei messo alla prova con nuove avventure. Sei tra gli artisti scelti da Tomodachi Press per realizzare una carta di Release the Creatures: Dinosaurs!, set di carte curato da Dario Moccia, e stai lavorando con Curtis Clow su A Place Where Time Doesn’t Exist, space-opera nata su Kickstarter del quale curi le illustrazioni. Com’è stato il processo di realizzazione della carta e come cambia il modo di lavorare quando sei a contatto con uno sceneggiatore e non sei tu a scrivere la storia?

Simone Pace – Per quanto riguarda la carta, in realtà, è stato tutto molto frenetico perché i tempi erano molto stretti. È stato un lavoro abbastanza “cotto e mangiato” ed è andata benissimo così. Mi ha dato un dinosauro disegnare e già così ero felice.
Abbiamo avuto un’interazione di editing in due/tre giorni e ho realizzato la carta; quindi è stato un lavoro molto interessante. Spero di farne ulteriori perché comunque disegnare carte è molto bello.
Tutti quanti abbiamo avuto contatti con le carte, quindi poterle realizzare è un po’ un piccolo sogno.

Il problema dell’altro del progetto è che, purtroppo, è arenato, per ragioni che non dipendono da me.
C’è stato un processo anche molto bello, è stato un bel lavoro. Ho lavorato con sceneggiatori in altre piccole cose, è sempre una cosa che mi piace fare.

Il problema è che è un progetto in cui io ero ingaggiato come disegnatore. Ho fatto la mia parte. Lo sceneggiatore, che è anche il creatore e curatore, chi detiene i diritti e chi si occupa della gestione del crowfunding purtroppo non dà più notizie. Non so se è per problemi personali, non mi è dato saperlo.
Ne approfitto per dire che io, purtroppo, non posso che invitarvi a scrivere allo sceneggiatore e sperare di spronarlo. Purtroppo non dipende da me, davvero.

Mi dispiace per il progetto e per questa nota amara nel finale, ma ti ringrazio di cuore per quest’intervista!

Simone Pace – Grazie mille a te!


Simone Pace: Biografia

Simone Pace è nato a Rieti. Fin da bambino è affascinato dai racconti fantastici, mitologici e dai miti del folklore della sua terra. L’amore per il disegno e la scrittura lo spinge a raccontare a fumetti. Si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 2016 fonda con altri colleghi il collettivo Sciame, con cui autoproduce, pubblica e promuove storie a fumetti di genere. Nel 2022 esce in edizione cartacea a marchio Edizioni BD Fiaba di Cenere, opera inizialmente pubblicata sulla piattaforma di webtoon Tacotoon. Nel 2023 vince il premio Nuovi Talenti a Romics, mentre la sua autoproduzione Sorbo Rosso è candidata ai premi Boscarato come Miglior Fumetto Web. Dopo una incursione nel cyberpunk con Cuore (edito nel 2024 da Edizioni BD) presenta a COMICON Napoli 2026 la sua ultima opera: il fantasy dalle atmosfere western Belmiele.

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Fumetti

Sergio Bonelli Editore presenta Zorro – Man of the Dead

Dal 15 maggio arriva in Italia Zorro – Man of the Dead, il volume evento che racconta le origini dello spadaccino mascherato in una delle sue rivisitazioni più audaci.

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Notizia riportata sulla base del comunicato stampa inviatoci da Sergio Bonelli Editore.

A qualche mese dall’annuncio ufficiale, arriva in libreria e fumetteria il 15 maggio il volume evento che segna l’esordio in Sergio Bonelli Editore di un eroe senza tempo: Zorro, reinterpretato dal talento visionario di Sean Murphy, già celebre per aver rinnovato l’immaginario del Cavaliere Oscuro in Batman: Cavaliere Bianco.

Con ZORRO. MAN OF THE DEAD si torna alle origini del leggendario spadaccino mascherato, proiettandolo in un contesto moderno e spietato, dove mito e realtà si intrecciano senza soluzione di continuità. Nella città messicana di La Vega, la memoria di Zorro vive ancora, a duecento anni dalla sua ultima impresa, impressa come un marchio indelebile sulla facciata di una chiesa. Un simbolo di giustizia e ribellione che il potere criminale cerca di cancellare con la violenza, tanto che i narcos arrivano a uccidere l’attore che interpreta l’eroe durante la festa del paese, sotto gli occhi dei suoi figli, Rosa e Diego.

Vent’anni dopo, quando tutto sembra perduto, una nuova figura emerge dalle ombre. Il vendicatore mascherato è tornato, pronto a impugnare la spada e a dichiarare guerra al cartello della droga…

Il volume, con testi e disegni di Sean Gordon Murphy e colori di Simon Cough, è proposto con tre copertine variant, realizzate da Matteo Scalera, Joe Quesada e Lee Bermejo.

Testi e disegni: Sean Gordon Murphy
Colori: Simon Cough
Copertina: Sean Gordon Murp
Formato: 22 x 30 cm, colore
Tipologia: cartonato
Pagine: 112
ISBN code: 979-12-5629-205-9
ISBN code VARIANT 1 (Scalera): 979-12-5629-278-3
ISBN code VARIANT 2 (Quesada): 979-12-5629-279-0ISBN code VARIANT 3 (Bermejo): 979-12-5629-293-6

Prezzo: 25,00 euro

https://www.sergiobonelli.it/prodotto/zorro-man-of-the-dead/

https://www.sergiobonelli.it/prodotto/zorro-man-of-the-dead-variant-scalera/

https://www.sergiobonelli.it/prodotto/zorro-man-of-the-dead-variant-quesada/

https://www.sergiobonelli.it/prodotto/zorro-man-of-the-dead-variant-bermejo/

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Fumetti

Something Epic vol. 1, un viaggio nel mondo dell’immaginazione

Recensione senza spoilers di Something Epic Vol. 1, scritto e disegnato da Szymon Kudrański, pubblicato negli Stati Uniti da Image Comics e in Italia da Mirage Comics

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Cos’è davvero l’immaginazione? E cosa succede quando smettiamo di ascoltarne il richiamo?

Sono queste le domande al centro di Something Epic, l’opera con cui Szymon Kudrański esplora il confine sottile tra creatività e realtà, tra rifugio e ossessione, attraverso gli occhi del quattordicenne Danny Dillon, che grazie alla sua incredibile sensibilità è capace di muoversi tra due mondi: quello reale e quello dell’immaginazione.

Scritto e illustrato dallo stesso Szymon Kudrański, Something Epic Vol. 1 raccoglie i primi sette capitoli della serie, originariamente pubblicati da Image Comics tra il 2023 e il 2024, e successivamente distribuiti in Italia da Mirage Comics.

La trama

Danny Dillon è un Epic: è capace di vedere al di là del velo che separa il mondo reale da quello dell’immaginazione, traendo da essa l’ispirazione per la sua arte. Il suo sogno, infatti, è di diventare un artista.

Ma quando un evento traumatico colpisce lui e la sua famiglia, la fiamma della creatività dentro di lui si spegne, lasciando spazio all’oscurità e a tutto ciò che ne consegue.

Gli anni passano e, ormai adulto, Danny è costretto a fare i conti con le creature generate da quell’oscurità, entità che minacciano di distruggere completamente il regno dell’immaginazione.

Something Epic #2

Something Epic #2

In questo articolo spoiler-free voglio parlarvi di un’opera profonda e complessa, con la quale Kudrański dichiara il suo amore per il fumetto, riflettendo su cosa significhi essere un creativo e attingendo a riferimenti della pop culture in cui molti di noi si riconoscono.

Il regno dell’immaginazione

Danny è un bambino speciale. Sin dalla nascita è dotato di un’innata sensibilità artistica e di una percezione fuori dal comune: riesce a cogliere ciò che sfugge agli occhi dei meno creativi, la dimensione dell’immaginazione. Ai suoi occhi, i due mondi si sovrappongono e le creature più strane che popolano il mondo dell’immaginazione – vampiri, gatti parlanti, gnomi, supereroi e creature a 8 bit – si mescolano al mondo reale.

Ignare di essere osservate, queste presenze diventano per lui una fonte inesauribile di ispirazione. Danny vuole disegnare, vuole diventare un artista, e prende in prestito ciò che solo lui riesce a vedere per trasformarlo in arte.

Kudrański rappresenta questo regno invisibile come un ecosistema complesso, popolato da figure molto diverse tra loro ma capaci di convivere in un equilibrio sorprendente. È proprio in questa varietà che emergono le influenze dell’autore: dal linguaggio dei supereroi di Marvel Comics e DC Comics, manga e anime, fino ai videogiochi, evocati dalle creature in stile 8-bit.

Something Epic #1

Something Epic #1

Kudrański racconta se stesso?

Quella capacità di “vedere oltre” era per Danny il suo segreto più prezioso. Sapeva che, se avesse rivelato ciò che riusciva a vedere, nessuno gli avrebbe creduto. Nemmeno la persona a cui voleva più bene: sua madre. Cresciuto senza un padre, lei era diventata per lui la sua roccia, la sua unica certezza e il suo punto di riferimento.

Un dettaglio interessante, che difficilmente sfuggirà al lettore più attento, è la scelta dell’autore di non mostrare mai il volto della madre di Danny. Anche questo elemento suggerisce una lettura più intima dell’opera, quasi autobiografica, come se Kudrański stesse raccontando qualcosa di profondamente personale, rendendo omaggio alla propria madre attraverso la narrazione.

Something Epic #1

Something Epic #1

Si ha quindi come la sensazione che l’autore stia raccontando se stesso, paragonando la propria sensibilità e innata creatività a un superpotere impossibile da condividere con qualcuno in grado di comprenderlo davvero.

Un dono straordinario, ma profondamente isolante.

Le creature che si nascondono nel buio dentro di noi

La vita di Danny viene bruscamente stravolta quando un evento traumatico colpisce lui e la sua famiglia. Non entrerò nei dettagli di quanto accade, perché rappresenta uno snodo fondamentale del racconto ideato dall’autore e merita di essere scoperto senza anticipazioni, per poterne apprezzare appieno la potenza narrativa.

Danny si trova così a fare i conti con una realtà dura e soffocante, che lentamente spegne la fiamma della creatività che fino a quel momento lo aveva definito. Al suo posto si insinua un’oscurità profonda, desolante e pericolosa, che ha dato vita a qualcosa che minaccia di distruggere completamente il regno dell’immaginazione.

Something Epic #3

Something Epic #3

Ho interpretato questa parte di racconto come se Kudrański volesse rappresentare la depressione e la tristezza di Danny attraverso il progressivo deteriorarsi del mondo immaginario che solo lui è in grado di vedere. È come se le sue emozioni negative avessero un impatto diretto su quel piano metafisico, in cui prendono forma tutte le creazioni nate dalla sua immaginazione e creatività e da quella degli altri creativi.

Un dettaglio interessante è il graduale incremento della presenza del rosso nelle tavole. Man mano che Danny si addentra in un contesto alimentato da rabbia e rancore, l’autore riesce a trasmettere l’urgenza di questi sentimenti attraverso un utilizzo estremamente consapevole del colore rosso che simboleggia emozioni intense, spesso associate all’aggressività e al pericolo.

La battaglia finale per salvare il regno dell’immaginazione

Non analizzerò nel dettaglio gli ultimi capitoli che chiudono questo primo arco narrativo di Something Epic, ma una cosa è certa: “epico” non basta a descrivere ciò che Szymon Kudrański mette in scena.

Danny è messo a dura prova ed è costretto a confrontarsi con le creature nate dall’oscurità cresciuta dentro di lui, ormai fuori controllo. Per salvare quel mondo che un tempo custodiva Danny sarà costretto ad affrontare il nemico che teme più di ogni altro.

Something Epic #6

Something Epic #6

Conclusione

Something Epic vol. 1, scritto e disegnato da Szymon Kudrański, è il racconto di un viaggio nel mondo metafisico dell’immaginazione, capace di offrire al lettore molteplici chiavi di lettura e profondi spunti di riflessione.

La storia di Danny non è soltanto quella di un quattordicenne che sogna di diventare un artista, ma un racconto che affonda le sue radici in temi universali come la famiglia, il trauma e la solitudine. Elementi che, intrecciandosi tra loro, danno vita a una narrazione che va oltre il semplice percorso di formazione per trasformarsi in un fantasy intimo e, al tempo stesso, incredibilmente epico.

A rendere il tutto ancora più potente è lo stile visivo di Kudrański: il racconto fa un uso estremamente intelligente della regia delle tavole, ricorrendo spesso a primi piani e messe a fuoco che conferiscono alle tavole un taglio cinematografico. La colorazione, inoltre, raggiunge picchi di autentica magia nelle battute finali, con sequenze visivamente straordinarie che lasciano davvero senza fiato.

VOTO POPCORNERD: 8.5/10

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