DC Comics
Absolute Superman: nell’oscurità nasce la speranza Assoluta e il suo nome è Kal-El
Dopo diversi numeri usciti anche in Italia, parliamo di Absolute Superman di Jason Aaron, Rafa Sandoval e Carmine Di Giandomenico, analizzando i punti di forza della testata DC Comics, che ha molti pregi ma anche qualche difetto
Pubblicato
15 ore agoil
Da
Doc. G
Con l’operazione ‘Absolute’ la DC Comics ci ha presentato una nuova versione dei suoi personaggi decisamente più cupa, proiettandoli in un universo modellato da Darkseid, uno dei più temibili antagonisti dell’universo DC creato da Jack Kirby nel lontano 1970.
Le serie che hanno inaugurato questo progetto riguardano la sacra trinità eroica della Distinta Concorrenza: Batman, Wonder Woman e, ovviamente, Superman.
Se Absolute Batman e Absolute Wonder Woman hanno catturato il pubblico sin da subito, grazie al ribaltamento totale dei protagonisti e delle loro caratteristiche rispetto alle loro controparti originali, Absolute Superman è partito con alcune riserve, a mio avviso, per poi crescere gradualmente nei numeri successivi.
È necessario fare una premessa: non stiamo parlando di una testata insufficiente, anzi; le serie Absolute sono tra i migliori fumetti di supereroi attualmente sul mercato.
Ai testi di Absolute Superman troviamo un ottimo Jason Aaron, mentre alle matite un ispiratissimo Rafa Sandoval, sostituito in alcuni numeri dal nostro talento casalingo Carmine Di Giandomenico.
La grande rivoluzione sull’Uomo d’Acciaio di Jason Aaron

Jason Aaron, scrittore di razza del mondo dei comics, dopo aver preso le misure con Superman su Action Comics #1061-1063 nel ciclo Io Bizzarro, diviene l’autore di Absolute Superman per narrare le avventure (e le sofferenze) del Kal-El di questo universo. Attenzione: non è un caso che abbia scritto Kal-El e non Clark Kent.
L’Uomo d’Acciaio protagonista di Absolute Superman NON è arrivato sulla Terra da neonato e NON è stato cresciuto dai Kent, ma ha vissuto alcuni anni su Kripton con la sua famiglia prima della fuga e dell’esplosione del pianeta.
Questo è il primo grosso cambiamento che riguarda il personaggio, che si ritrova catapultato su un pianeta sconosciuto, da adolescente, dopo aver dovuto dire addio alla sua vita precedente: i genitori Jor-El e Lara Lor-Van e il cane Krypto.

La famiglia El
Senza genitori. Senza amici. Senza affetti, abbandonato solo a sé stesso e ai ricordi della sua famiglia e della sua cultura natia. Perché questo Kal ha ben tatuato nella mente il ricordo della sua vita su Kripton, a differenza di quello classico, esiliato quando era ancora in fasce. Se l’universo Absolute vede destini più oscuri per gli eroi rispetto agli originali, con Superman Darkseid ha deciso di dare il meglio di sé.
L’unico compagno di Kal-El sulla Terra è Sol, l’I.A. facente parte della tuta progettata dalla madre, che lo aiuta nell’ambientarsi sul nuovo pianeta che, d’ora in poi, sarà la sua casa. E questo è il secondo grande cambiamento rispetto all’Uomo d’Acciaio classico: un costume praticamente senziente che aiuta l’eroe nel gestire i propri poteri, manifestatisi all’arrivo sulla Terra, con un mantello quasi ‘mutaforma’ fatto con polvere rossa kriptoniana e che rappresenta in pieno la tecnologia della defunta Kripton da cui proviene questo Kal-El.

Chi conosce Jason Aaron sa che dà il meglio di sé come scrittore quando tende a raccontare storie drammatiche e ciniche. Su Absolute Superman non è da meno, perché la terza grande rivoluzione che porta in scena lo scrittore statunitense riguarda lo sviluppo del rapporto con i Kent.
Già, perché anche in questo universo, dopo mesi di viaggio solitario, Kal-El atterra a Smallville e viene accudito per un periodo dai Kent, nonostante un iniziale timore nei confronti dell’alieno. Ma si tratta di un periodo troppo breve, che fa solo assaporare nuovamente al giovane ragazzo kriptoniano quelle sensazioni e quei sentimenti propri di una famiglia affettuosa, prima che la stessa venga di nuovo strappata via dai Peacemakers della Lazarus Corporation, i primi nemici che deve affrontare Absolute Superman.
Quindi, in questo universo non è mai esistito un Superboy a Smallville e Kal-El ha perso per ben due volte la famiglia: prima quella kriptoniana, poi quella adottiva dei Kent, di cui ha fatto parte per un breve periodo.
Capite che il protagonista delle storie di Aaron, Sandoval e Di Giandomenico è un eroe per nulla solare, costruito sulla sofferenza, la perdita, la disperazione e la solitudine, ancora alla ricerca del proprio spazio nel mondo che lo ospita, ma che, in qualche modo, conserva gli stessi valori che hanno reso grande l’icona che rappresenta Superman: la speranza e la lotta contro gli oppressori.
I temi centrali nei primi numeri di Absolute Superman
I primi numeri della collana non sono ambientati a Metropolis, tantomeno a Smallville, bensì in una zona remota del Brasile, dove la Lazarus Corp, multinazionale al cui comando si scoprirà esserci Ra’s al Ghul, sfrutta dei poveri minatori. È in questo contesto che partono le avventure di Absolute Superman, che mette subito al centro, tra passato e presente, due temi importanti: l’abuso di potere e l’oppressione sociale.

La rappresentazione dello sfruttamento della popolazione locale da parte della Lazarus Corp, utilizzando i Peacemakers come uomini sul campo, è uno specchio dell’abuso di potere che si può ritrovare in moltissime situazioni di cronaca internazionale, passate ma anche attuali, ma anche nelle piccole realtà quotidiane.
Ma in questo mondo oscuro (che, per l’appunto, è forse molto più vicino alla realtà di quanto sembri) c’è ancora una scintilla di speranza che ha il nome di Superman, l’alieno che, nel momento in cui entra in azione, attira l’attenzione dei potenti per le sue abilità sovraumane; da un lato la stessa Lazarus e il temibile Ra’s, che lo vede come il figlio mancato da istruire e da utilizzare per i suoi loschi e misteriosi scopi, dall’altro gli Omega Men di Primus, forza oppositrice che vede nell’Azzurrone un alleato fondamentale nella lotta al Santo Padre e alla sua corporazione.
Ciò che muove il giovane ad aiutare una popolazione, un mondo che non conosce e a tuffarsi in situazioni che lo stesso Sol sconsiglia è, forse, un sentimento viscerale, legato al passato e a una situazione che gli appare, ahimè, familiare, in quanto già vissuta sul suo pianeta natale: Kripton. Perché a quanto pare i problemi e le avversità da affrontare sono le stesse anche se i pianeti dove accadono sono diversi.
La Kripton dell’Absolute Universe: evoluzione e classismo

Se c’è un elemento che rende affascinante Absolute Superman, è la rappresentazione di Kripton, probabilmente mai esplorata così a fondo (se non in alcuni speciali o Elseworlds) come in questa serie. A maggior ragione, trattandosi di un universo paragonabile a un foglio bianco, Jason Aaron e Rafa Sandoval hanno avuto modo di studiare a fondo come rappresentare, narrativamente e visivamente, il mondo di questo Kal-El, che risulta essere un tassello fondamentale della vita dello stesso.
La Kripton che ci viene presentata attraverso alcuni flashback è un pianeta florido e tecnologicamente all’avanguardia, basato su un sistema di classi ben definito, dove ai vertici c’è la Lega della Scienza, il cui simbolo è un sole risplendente, mentre in basso ci sono le classi operaie, etichettate con una ‘S‘ familiare sul petto, di cui fa parte la famiglia El.

Una famiglia umile, con un padre come Jor-El, ingegnere del reparto tecnico addetto al lavoro nelle miniere delle Lande Rosse, ben consapevole del pericolo che incombe sul pianeta e che, anche in questa realtà, non viene ascoltato da chi sta al potere, divenendo testimone della débâcle del pianeta, che anzi scatena una guerra tra caste.
Per quanto riguarda la rappresentazione grafica e lo studio dietro l’architettura di Kripton e l’ispirazione per rappresentare le classi in cui era suddivisa la popolazione, ho avuto l’opportunità di intervistare l’artista Rafa Sandoval qualche tempo fa, che sul tema ha raccontato quanto segue:
La mia intenzione era mostrare una tecnologia superiore a quella terrestre, ma non radicalmente differente, qualcosa di simile al futuro della Terra. Così, quando Superman sarebbe arrivato qui, sulla Terra, non ci saremmo chiesti come avrebbe fatto ad adattarsi. […] Quindi abbiamo creato una tecnologia sporca, grezza, molto squadrata, senza linee morbide, senza lucidature, senza cristalli splendenti… niente di tutto ciò. Molto artificiale.[…]
Per i costumi dell’élite volevamo linee chiare, pulite, design voluminosi che rappresentassero immediatamente la tipologia di casta. Ho cercato ispirazione nella moda più appariscente e sfarzosa possibile, mescolata con qualche idea presa dai videogiochi. Per i vestiti della casta più bassa, invece, ho cercato abiti da lavoro: cose molto pratiche, che non devono essere belle o eleganti – Rafa Sandoval
Così come è dettagliata la raffigurazione della Kripton fiorente, tanto potente e struggente è il racconto che riguarda la fine del pianeta a causa del suo ‘verde’ malessere, oggetto di Absolute Superman #5, vero saggio di bravura da parte del team creativo, e che, anche in questo caso, rappresenta un’analogia con l’inquinamento globale e la direzione in cui, in maniera estremizzata ovviamente, potrebbe arrivare anche il nostro pianeta un giorno.
Superman e la ‘prima volta’ di Carmine

Penso che per Carmine Di Giandomenico sia stato uno dei lavori emotivamente più motivanti quello su Absolute Superman. Chi segue il disegnatore italiano sa, attraverso i suoi social, quanto ami il personaggio e quanto tenesse a far parte di un progetto che riguardasse l’Azzurrone, che gli è sempre sfuggito, sino ad Absolute Superman, dove è il disegnatore unico di alcuni episodi.
Credo che a livello sentimentale sia stato molto significativo per l’artista l’episodio dedicato all’arrivo su Smallville e all’incontro tra Kal-El e la famiglia Kent (Absolute Superman #6), ma personalmente ho trovato maestoso il suo lavoro sull’episodio dedicato a Brainiac (Absolute Superman #7), uno dei migliori della serie al momento.

Absolute Brainiac
Un villain che visivamente impressiona e spaventa più dell’originale e che viene sapientemente rappresentato dal disegnatore abruzzese in tutti gli stadi che lo portano all’evoluzione finale e a una mente diabolica e folle, come quella di un serial killer psicopatico, molto distante dall’asettica intelligenza artificiale aliena antagonista del Superman originale.
L’artista è sempre una gioia da vedere all’opera per il suo tratto e stile inconfondibile e spero di vederlo ancora e ancora su Absolute Superman prossimamente.
Cosa non (mi) convince in Absolute Superman

Nonostante, ribadisco, Absolute Superman sia un’ottima lettura, ci sono alcuni punti che non hanno ancora colto nel segno, almeno per il sottoscritto, e partiamo da due personaggi fondamentali per la storia editoriale di Superman: l’agente Lois Lane e l’Omega Man Jimmy Olsen.
Al momento le versioni ‘Absolute’ ritengo non abbiano ancora inciso a dovere nella trama principale, così come sullo stesso Superman, risultando per ora due semplici comprimari meno carismatici rispetto alle loro controparti dell’universo classico.
La scelta di un nemico come Ra’s al Ghul può apparire affascinante, ma anche in questo caso quello che viene ribattezzato Santo Padre (e non Demone), con questo fare messianico, non ha (al momento) lo stesso fascino del Demone, nemico storico di Batman.
Il segreto che riguarda gli Omega Men mi è sembrato qualcosa di forzato e pretestuoso, che non giustifica la faida innescata e andata in scena con i Peacemakers.
Un Superman diverso, ma.. Assoluto

Il Superman ‘Absolute’ è qualcosa di nuovo, rivoluzionario per il personaggio, con un Jason Aaron che cerca di raccontare un Uomo d’Acciaio diverso, senza dimenticare i valori che hanno reso immortale l’eroe creato da Jerry Siegel e Joe Shuster.
E l’autore mette a dura prova questi valori in più di un’occasione, torturando in diverse situazioni, sia a livello psicologico che fisico, il povero Kal-El, la cui forza di volontà, la perseveranza e soprattutto la speranza risultano pari, se non superiori, all’originale in proporzione, vista la giovane età del protagonista.
Temi e situazioni che si sviluppano nella storia di Absolute Superman, tra passato e presente, sono attuali e rapportabili alla realtà, e ciò rende questo Superman molto più umano e vulnerabile (soprattutto psicologicamente) dell’originale. E forse per questo motivo più coinvolgente per il lettore.
E poi… Rafa Sandoval e Carmine Di Giandomenico, artisti all’opera sui numeri sino ad ora usciti in Italia, sono un biglietto da visita perfetto per questa testata, che presenta due dei disegnatori più validi sul mercato e che hanno un legame emotivo importante con il simbolo e il personaggio.
Non siamo davanti alla migliore serie Absolute della DC Comics, ma siamo davanti a un progetto che va assaporato numero dopo numero, cercando di non pretendere la perfezione, ma che può regalare, come ha già fatto, episodi davvero emozionanti. E questo Superman ha tutte le carte in regola per farvi tifare per lui più di ogni altro eroe Absolute (sì anche più di Batman!).
Ti potrebbe interessare
-
Comics Legends: Intervista a Patrick Olliffe, narratore visivo di Spider-Man e Spider-Girl
-
Shockdom rinasce grazie a Mirage Comics
-
5 fumetti DC Vertigo sottovalutati, che vanno letti
-
Lanterna Verde: la caduta di Hal Jordan, la notte più buia e la nascita di Parallax
-
Sconti Panini Comics: i 5 consigli di PopCorNerd tra… i volumi DC Comics
-
Sconti Panini Comics: i 5 consigli di PopCorNerd tra… i DC Omnibus
Approfondimenti e Curiosità
E se… Batman fosse il vero problema di Gotham City?
Batman è il Cavaliere e il protettore di Gotham City. La sua eterna lotta contro Joker e gli altri nemici fa sorgere, però, un quesito: e se fosse l’Uomo Pipistrello il vero nemico che destabilizza la città con le sue azioni?
Pubblicato
4 giorni agoil
6 Aprile 2026Da
Doc. G
Da sempre Batman e Joker coltivano un legame indissolubile, dal quale sembra che, per qualche morboso e grottesco scherzo del destino, l’uno dipenda dall’altro. Due poli opposti, due facce della stessa medaglia, destinati a scontrarsi senza mai arrivare a un vero epilogo.
Rimarrà negli annali la frase recitata da Heath Ledger nei panni del Joker nelle battute finali del film di Christopher Nolan, Batman: Il Cavaliere Oscuro:
Tu non mi uccidi per un malriposto senso di superiorità e io non ti ucciderò perché tu sei troppo divertente. Credo che io e te siamo destinati a lottare per sempre… – Heath Ledger
È una rivalità che negli anni è stata analizzata, decostruita e arricchita nei fumetti da innumerevoli autori, ognuno con una propria voce e visione.

Heath Ledger e Christian Bale nei panni di Joker e Batman, acerrimi nemici da sempre
Eppure, dietro questa dinamica apparentemente chiara, si nasconde una domanda molto più scomoda che potrebbe ribaltare la visione di tutti i lettori e spettatori fan dell’Uomo Pipistrello: e se fosse Batman il vero responsabile della deriva di Gotham? E se, fin dall’inizio, il Cavaliere Oscuro avesse contribuito a spingere la città verso un abisso ancora più profondo?
Gotham: una città dannata che Batman ha contribuito a peggiorare?

La storia di Gotham City è da sempre segnata dalla corruzione: una metropoli plasmata dai potenti, dai ricchi e da élite che non hanno mai davvero agito nell’interesse della popolazione ma solamente per i propri loschi fini.
Il caos, in fondo, è sempre stato parte integrante del tessuto urbano dove criminalità, disuguaglianze e giochi di potere hanno contribuito a creare un ambiente instabile, pronto a esplodere.
Eppure, c’è chi sostiene che l’arrivo di Batman abbia rappresentato un punto di rottura: non una soluzione, ma un elemento da cui è scaturita una scintilla che ha trasformato una situazione già fragile in qualcosa di molto più pericoloso.
Se questa chiave di lettura fosse corretta, allora anche Bruce Wayne dovrebbe rispondere delle conseguenze delle sue azioni.
Il piano del Joker: distruggere il simbolo

Nel corso degli anni, Joker non si è limitato a combattere Batman sul piano fisico, ma ha cercato di sconfiggere il Cavaliere Oscuro in maniera più viscerale.
Al di là di quegli scontri e vendette personali, il Pagliaccio del Crimine punta da sempre a qualcosa di più ambizioso: smontare il significato stesso di Batman. Uccidere il simbolo è più importante che eliminare l’uomo.
E se quel simbolo venisse corrotto, proprio come tutto il resto a Gotham, l’intera identità di Bruce Wayne rischierebbe di crollare.
Joker lo sa bene: in un mondo costruito su immagini e reputazione, basta insinuare il dubbio per far vacillare tutto. Se Batman smette di essere visto come un eroe, se il suo ruolo viene messo in discussione, allora ciò che rappresenta perde valore. E in questo scenario, il Joker avrebbe già ottenuto una vittoria.
Quel confine sottile tra eroe e criminale

Da sempre, Batman è considerato moralmente superiore al suo nemico. Ma cosa succede quando è lui stesso a mettere in dubbio le proprie azioni?
Il solo fatto di confrontarsi con Joker su questo piano rappresenta un punto critico. Perché mentre il Principe del Crimine prospera nel caos e nell’ambiguità, Batman è costretto a confrontarsi con un codice etico che rischia di incrinarsi.
Ogni notte, Bruce Wayne infrange la legge agendo fuori da qualsiasi sistema, portando avanti una guerra personale contro il crimine. Lo fa convinto di essere dalla parte giusta, ma il confine è più sottile di quanto sembri.
Se Joker riuscisse davvero a insinuarsi nella sua mente, a destabilizzare la sua identità, allora Batman potrebbe trovarsi davanti alla sua più grande crisi.
Perché esiste una possibilità inquietante: Joker potrebbe avere ragione. Ogni intervento di Batman potrebbe alimentare un’escalation, generando nuova violenza e nuove vittime.
‘L’effetto Batman’: escalation e criminalità mascherata

Osservando Gotham nel suo insieme, emerge un dato evidente: la città è sempre stata problematica, ma mai così fuori controllo come dall’arrivo di Batman.
In molte versioni della sua storia, il passato di Gotham è segnato da società segrete, famiglie potenti e decisioni discutibili prese nell’ombra. Tuttavia, il livello di minaccia era diverso, meno caotico rispetto a quello attuale.
Con l’arrivo di Batman, qualcosa cambia. Alla criminalità tradizionale si affiancano i criminali mascherati e i supercriminali.
È come se la presenza del Cavaliere Oscuro avesse innescato una reazione a catena. Un’escalation in cui i criminali sentono il bisogno di rispondere allo stesso livello, adottando identità e metodi sempre più estremi.
È una trasformazione più profonda e radicale che ha subito la città e che quindi pone il quesito: non è che Batman oltre a combattere il crimine, contribuisce involontariamente a ridefinirlo?
Gotham città specchio del suo protettore, simbolo diverso dagli altri eroi DC

Se si confronta Gotham con altre città dell’universo DC Comics, la differenza è evidente.
Metropolis o Central City non vivono lo stesso livello di instabilità e una delle ragioni potrebbe risiedere proprio nel tipo di eroe che le protegge.
Figure come Superman o Wonder Woman rappresentano speranza, luce e fonte d’ispirazione, mentre Batman, invece, incarna la paura agendo nell’ombra, colpendo duramente, e costruendo la propria leggenda su un’immagine intimidatoria.
Di conseguenza, anche la risposta dei criminali cambia: meno razionale, più violenta, spesso guidata dalla vendetta.
Il risultato è una Gotham intrappolata in un conflitto sempre più personale, dove ogni scontro contribuisce ad alimentare il ciclo.
E se Batman appendesse il mantello al chiodo?

A questo punto, la domanda diventa inevitabile: cosa accadrebbe se Batman sparisse? Se Bruce Wayne decidesse di abbandonare il mantello, le conseguenze potrebbero essere molteplici.
Da un lato, la criminalità potrebbe approfittare del vuoto di potere e aumentare la propria pressione su una città che subirebbe il tracollo definitivo verso un abisso da cui non sarebbe più possibile uscire.
Dall’altro, però, si aprirebbe anche la possibilità di un riequilibrio.
Senza una figura così dominante e temuta, alcuni criminali potrebbero ridimensionare le proprie ambizioni o, semplicemente, non avendo più lo stimolo della competizione che Batman può insinuare a livello psicologico, sposterebbero la propria attenzione altrove. Gotham potrebbe così giovarne, ritrovandosi con una situazione interna più gestibile.
Allo stesso tempo, Bruce Wayne potrebbe continuare ad aiutare la città in modo diverso. Attraverso la sua ricchezza e la sua influenza, potrebbe contrastare la corruzione dall’interno, sostenere progetti sociali e promuovere un cambiamento strutturale.
La DC Comics ha già esplorato questa possibilità, mostrando come il solo denaro non basti, ma combinato con l’assenza di Batman, potrebbe generare un effetto diverso.
La verità ‘scomoda’ del Joker

Forse Joker ha ragione. Forse Batman, pur con le migliori intenzioni, ha contribuito a rendere Gotham un luogo ancora più pericoloso.
Un ritorno definitivo a Bruce Wayne potrebbe portare a un nuovo equilibrio, forse persino a una forma di speranza. Ma solo a patto che Wayne continui a lottare con la stessa determinazione.
Il problema è che il rischio è enorme. Senza Batman, Gotham perderebbe il suo difensore più efficace. E ogni conseguenza negativa ricadrebbe inevitabilmente su Bruce Wayne. Per questo, il ciclo continua.
La battaglia tra Batman e Joker non si ferma, alimentandosi da sola in un equilibrio instabile. Un paradossale equilibrio che nella sua follia, in fondo, Joker ha sempre voluto e che manterrà con tutte le sue forze. Perché Batman è troppo divertente per lui.
*Fonte del presente articolo: CBR.com
Comics Legends
Comics Legends: Intervista a Patrick Olliffe, narratore visivo di Spider-Man e Spider-Girl
Su Comics Legends un artista capace di raccontare con i suoi disegni il passato e il futuro di Spider-Man: il grandissimo Patrick Olliffe
Pubblicato
1 settimana agoil
2 Aprile 2026Da
Doc. G
Avete presente la sensazione che si prova quando si riascolta, dopo tanto tempo, il proprio CD preferito (o la propria playlist, se siete più giovani)? Ecco, a me succede la stessa cosa quando ammiro l’arte di Patrick ‘Pat’ Olliffe.
Il suo stile, tendente al classico, è sempre un piacere da osservare e, in maniera del tutto naturale, il mio pensiero va ai suoi grandi lavori realizzati per Untold Tales of Spider-Man (conosciuto in Italia come Le storie mai narrate di Spider-Man) e Spider-Girl.
È incredibile come il suo tratto sia l’unico che riesco a immaginare perfettamente in sintonia con quelle storie, se ripenso alle atmosfere, ai personaggi protagonisti e alle sue versioni di Spider-Man e Spider-Girl che coglievano entrambi lo spirito genuino del Tessiragnatele nato dalla mente di Stan Lee e Steve Ditko.
Probabilmente, senza le sue matite, non sarei qui a parlare di racconti che mi sono entrati nel cuore e che hanno segnato gran parte della mia adolescenza, quando venivano pubblicati in Italia sulla rivista antologica Wiz (Untold Tales of Spider-Man) e sulla serie ammiraglia dell’Uomo Ragno (Spider-Girl). Erano storie che leggevo con piacere e serenità, che attendevo con ansia e che mi hanno definitivamente convinto che Spider-Man era (ed è ancora oggi) il mio supereroe Marvel preferito. E questo è anche merito di Pat.
Pat Olliffe ha lavorato anche su altri progetti, non solo per la Casa delle Idee, e nuovi lavori sono in arrivo, come scoprirete nell’intervista che segue. Per me, però, è una vera e propria “leggenda dei comics” per il contributo artistico dato ai titoli Marvel legati all’universo di Spider-Man.
La chiacchierata con lui è stata tanto emozionante, quanto divertente e davvero piacevole e per me è stato un onore parlare con uno degli artisti che considero, più che mai, una leggenda del fumetto. E ora direi di lasciare spazio alle sue parole!
Pat Olliffe: l’artista che ha ridefinito il passato e il futuro di Spider-Man
Grazie mille, Pat Olliffe, per essere su PopCorNerd. Per me è un grandissimo onore averti come ospite, in quanto ti considero uno degli artisti che mi hanno fatto sognare con Spider-Man. Quindi, vorrei iniziare dal tuo arrivo alla Marvel, che, da quanto so, è avvenuto anche grazie all’aiuto di un altro artista e tuo amico, Ron Frenz. Puoi raccontarci come è andata?
Pat Olliffe – Certo. Conoscevo già Ron, viviamo entrambi a Pittsburgh, e l’avevo incontrato prima che andassi alla scuola d’arte. Credo fosse al liceo: avevo iniziato a fare qualche lavoro per una società locale di animazione, piccole cose qua e là. Lui lavorava per un’altra azienda locale di animazione, e gli mostrai alcuni dei miei lavori. Mi incoraggiò molto.
Sapevo che aveva frequentato l’Art Institute of Pittsburgh, insieme ad altri ragazzi che poi hanno avuto una buona carriera. Così decisi di provarci anch’io. Siamo rimasti in contatto e periodicamente gli mostravo i miei lavori mentre crescevo artisticamente e andavo avanti con gli studi. È sempre stato molto disponibile, dandomi consigli e idee.
Quando mi sono diplomato, ho realizzato delle tavole di prova, come facevano tutti; all’epoca non c’era internet. Le ho inviate alla Marvel, alla DC e ad altri editori, ricevendo lettere di rifiuto. Però le avevo mostrate anche a Ron, e in quel periodo lui lavorava su Thor.
I miei lavori rimasero un po’ “in attesa”. Poi, a un certo punto, c’era bisogno di una storia di backup in Thor: Tales of Asgard. È stato suggerito che potessi occuparmene io. A quel punto avevo già lavorato su piccoli progetti per case editrici in bianco e nero, ma Tales of Asgard fu il mio primo lavoro per la Marvel. Ovviamente, questo è avvenuto grazie alla raccomandazione di Ron.
Il lavoro è piaciuto abbastanza da permettermi di farne altri: ho realizzato altre storie e qualche fill-in su Thor. Una volta che inizi a lavorare per la Marvel, se il tuo lavoro piace, se sei professionale, facile da gestire e rispetti le scadenze, è tutto un crescendo.
Dopo Thor, credo di aver fatto Nomad, che è stato il mio primo incarico regolare alla Marvel. Da lì, tutto ha continuato a svilupparsi.

The Mighty Thor #437 albo che contiene la storia di Pat Olliffe di Tales of Asgard.. il suo primo lavoro in Marvel!
Come si è formato invece il “dream team” con Tom DeFalco e Ron Frenz? Avete lavorato insieme su diversi progetti e siete anche grandi amici?
Pat Olliffe – Sì, sì. Quando ho iniziato a lavorare alla Marvel, su serie come Thor, Tom era lo sceneggiatore. Così abbiamo iniziato a costruire il nostro rapporto. Direi che andavamo tutti molto d’accordo.
In particolare, io, Ron e Tom DeFalco avevamo una visione molto simile della narrazione, soprattutto quella supereroistica. C’è stata quindi subito una connessione nel modo in cui vedevamo lo storytelling e questo genere di fumetti.
Questo ci ha aiutato a legarci. Poi io e Tom abbiamo lavorato insieme a una miniserie, Thor Corps, che lui ha scritto. Credo sia stato il nostro primo vero progetto insieme, non una storia di backup o qualcosa del genere, ed è stata una bella occasione per collaborare a un progetto completo.
E naturalmente Ron [Frenz] e Tom sono molto legati, come sai. A un certo punto ho anche condiviso uno studio con Ron, quindi abbiamo lavorato nello stesso ufficio per parecchio tempo.
Quando penso a Pat Olliffe, la prima cosa che mi viene in mente è Untold Tales of Spider-Man insieme a Kurt Busiek. Com’ è nato quel progetto? Ed è stato difficile inserire ogni storia tra i classici numeri di Lee e Ditko senza creare errori di continuity?
Pat Olliffe – Beh, come è nato… avevo realizzato alcune illustrazioni per carte collezionabili per Marvel all’epoca, e una di queste era proprio una carta di Spider-Man. È capitato che l’editor di quel progetto fosse anche l’editor di Untold Tales of Spider-Man, e vide i miei lavori. Stavano cercando un artista per la serie, quindi mi chiese se fossi interessato. Io fui felicissimo.
Pensavo fosse un progetto fantastico, quindi ero molto entusiasta. Ricordo di aver fatto una sorta di tavola di prova, per mostrare come avrei gestito il personaggio. Gli piacque abbastanza da affidarmi il lavoro. Ero davvero molto contento di averlo ottenuto.
Per quanto riguarda il cercare di unire lo stile di Lee e Ditko con qualcosa che non fosse troppo Ditko, perché volevamo comunque tener conto anche di un pubblico moderno, quello che ho fatto è stato cercare di usare l’influenza di Ditko dove possibile.
Naturalmente ho anche il mio stile e le mie idee, che emergono comunque. Ho guardato anche ad altri artisti di Spider-Man che mi avevano influenzato. Rick Leonardi, ad esempio, è stato molto importante per il modo in cui ho gestito il personaggio. Quindi è stato un mettere insieme diverse influenze per arrivare a qualcosa che potesse funzionare per questo progetto.
Per quanto riguarda la continuity, Kurt ha fatto un lavoro meraviglioso con le storie, intrecciandole perfettamente con quelle di Lee e Ditko. È stato molto utile avere sempre dei riferimenti: mi assicuravo di avere sotto mano i numeri originali in cui dovevamo inserire le nostre storie.
Avevo sempre quei numeri con me, così da assicurarmi che gli ambienti fossero coerenti e i personaggi vestiti allo stesso modo; J. Jonah Jameson, il Bugle, la casa di Peter, zia May. Finché avevo il riferimento originale di Ditko, sapevo che, anche aggiungendo qualche tocco personale, stavo comunque rispettando l’aspetto visivo della serie, ed era fondamentale.
Per me questa è come la risposta Marvel a Batman: Year One. Quasi da considerare… uno Spider-Man: Year One! Che dici?
Pat Olliffe – Sì. Esatto.
Secondo me, il più grande punto di forza di Untold Tales of Spider-Man è stato ricreare l’atmosfera scolastica e da soap opera tipica delle storie di Stan Lee e Steve Ditko su Amazing Spider-Man. Come artista, quanto è stato difficile catturare quelle atmosfere adattandole al tuo stile, considerando che il tuo Spider-Man è molto più dinamico rispetto alla versione classica di Ditko?
Pat Olliffe – Credo che ci fosse un equilibrio da trovare. Sapevamo che le storie erano molto nostalgiche e che avrebbero avuto un pubblico specifico, persone in cerca proprio di quel tipo di racconti.
Ma allo stesso tempo sapevamo di dover esistere in un mercato più moderno. Non volevamo che il pubblico fosse composto solo da chi conosceva lo Spider-Man di Lee e Ditko. Quindi volevamo mantenere quel tipo di narrazione, ma renderla anche adatta al periodo in cui veniva pubblicata.
Parte del motivo per cui ho ottenuto il lavoro è che il mio modo naturale di raccontare e disegnare non è così distante dallo storytelling classico Marvel. Quindi ero già una buona scelta per il progetto.
Poi è successo che alcune persone hanno notato che quando disegno Spider-Man, le ragnatele non sono quelle classiche di Ditko, ma quelle alla McFarlane…
Sì, esatto!
Pat Olliffe – Anche cose come il layout delle tavole erano più dinamiche, per adattarsi a un pubblico moderno. Ci sono quindi piccoli elementi con cui ho cercato di modernizzare, mantenendo però un legame con Lee e Ditko, e allo stesso tempo rendendo il tutto visivamente interessante per i lettori contemporanei.

Commission di Olliffe che dimostra come le sue ragnatele di Spider-Man sono molto simili a quelle di McFarlane!
Tra i nuovi comprimari introdotti in Untold Tales, c’erano Sally Avril e Jason Ionello, compagni di liceo di Peter, entrambi personaggi molto ben sviluppati e centrali in una storyline particolarmente drammatica. Come hai affrontato visivamente quella parte della serie per trasmettere il peso emotivo di quel momento tragico, soprattutto per Jason?
Pat Olliffe – Credo che tutto parta dalla storia. Le sceneggiature di Kurt avevano già tutti i momenti emotivi necessari per renderli visivamente.
Quella è stata sicuramente una delle storie più intense emotivamente. Il personaggio di Sally si era sviluppato nel tempo. Anche Jason, ovviamente, ma soprattutto Sally aveva avuto un’evoluzione molto specifica, per poi arrivare a quel finale tragico, con Jason che si sente responsabile.
Lui sparisce per qualche numero, e poi torna. E il modo in cui interagisce con gli altri studenti dopo quell’evento… molto era già nella sceneggiatura. Ma io ho cercato di usare ombre e inquadrature per enfatizzare l’emozione.
Nel numero successivo alla morte di Sally, ad esempio, c’è una splash page con Spider-Man su un muro e un’ombra molto lunga. Volevo mantenere quell’atmosfera più cupa e malinconica. Quindi ho lavorato molto con ombre e angolazioni.
Questo è il secondo momento tragico per Peter dopo la morte di zio Ben?
Pat Olliffe – Sì, esatto. Volevo assolutamente rendere chiaro quel parallelo. E ancora una volta, la sceneggiatura di Kurt ha reso tutto più semplice.
Untold Tales of Spider-Man si è concluso con il numero 25. Il finale era pianificato fin dall’inizio oppure ci sono state altre ragioni dietro la chiusura della serie?
Pat Olliffe – No, non era pianificato dall’inizio. Allora, da quello che ho capito, il fumetto faceva parte di una linea a 99 centesimi. Quindi costava meno rispetto alle serie regolari da edicola dell’epoca.
Perché una serie così economica possa essere sostenibile nel lungo periodo, deve avere vendite abbastanza alte da generare profitto. Alla fine è pur sempre un business. Quindi credo che siano successe un paio di cose: le vendite non hanno raggiunto il livello necessario per rendere sostenibile un fumetto a 99 centesimi.
E poi, dopo due anni, penso che Kurt avesse già raccontato le storie che voleva raccontare. Aveva esplorato quell’universo e poi era pronto a passare ad altri progetti ed infatti è passato a Iron Man.
C’è stata anche una breve discussione sull’idea di continuare con un altro sceneggiatore, mentre io sarei rimasto sulla serie. Ma credo che la decisione finale sia stata che, anche volendo continuare, il prezzo di 99 centesimi rendeva difficile sostenere la serie nel lungo periodo. Quindi ci sono state diverse ragioni per cui la serie si è conclusa.
Hai avuto due grandi esperienze nell’universo di Spider-Man, e ora è il momento di parlare di Spider-Girl. L’anno scorso ho intervistato Tom DeFalco per un’altra testata, e mi ha detto che tu, lui e Ron Frenz avete adorato lavorare su Spider-Girl. Che vi siete divertiti molto ed è stato un lavoro fatto con molta passione. È stato lo stesso anche per te?
Pat Olliffe – Sì, assolutamente. Sono stato molto fortunato a ottenere quel progetto. Tom e Ron avevano introdotto il personaggio in What If? #105, e aveva attirato l’attenzione in Marvel, tanto da decidere di farne una serie e di espandere l’universo MC2.
All’inizio pensavo che avrei lavorato su A-Next, perché ho sempre voluto disegnare gli Avengers e non ne avevo ancora avuto l’occasione. E pensavo che Ron avrebbe continuato su Spider-Girl, visto che l’aveva creata.
Ma Ron voleva passare a lavorare su Thunderstrike, un suo personaggio, che sarebbe apparso in A-Next. E dato il mio legame con Spider-Man, offrirono a me Spider-Girl, e ne fui felicissimo. È stato un passaggio molto naturale.
Non solo è un grande personaggio e un’ottima idea, ma io e Tom avevamo già lavorato insieme e abbiamo un modo molto simile di raccontare. È stato tutto molto naturale, come una collaborazione perfetta fin dal primo numero. E mi è piaciuto tantissimo.
E poi la cosa incredibile è stata la reazione dei fan. Il fumetto non aveva vendite straordinarie, e Marvel guardava molto ai numeri. Avevano delle metriche per decidere quando cancellare una serie.
Ma noi non siamo mai arrivati a quel punto, perché ogni volta che si parlava di cancellazione, i fan scrivevano, si facevano sentire, e continuavano a salvare la serie. Io e Tom eravamo felicissimi di poter continuare. Ho davvero amato quel progetto.
Per me Spider-Girl è uno dei quattro grandi personaggi con poteri del ragno. Oggi ce ne sono tantissimi, ma per me i migliori restano Peter Parker, Mayday Parker, Miles Morales e Miguel O’Hara. Per me sono loro i quattro principali Spider-eroi. Gli altri… beh, ormai ce ne sono davvero tanti.
Dunque, tu non sei stato il creatore di Spider-Girl, ma il tuo contributo alla serie è stato, secondo me, fondamentale. Le tue matite sono state uno dei fattori chiave che hanno permesso al titolo di raggiungere il traguardo dei 100 numeri. La serie ha introdotto molti nuovi personaggi che hanno ampliato l’universo MC2. A quale hai contribuito di più, dal punto di vista creativo, soprattutto in termini di design? E, al di là di Spider-Girl, quale personaggio ti è piaciuto di più disegnare? Il mio preferito era Darkdevil.
Pat Olliffe – Oh Darkdevil ha un design fantastico. Vorrei poter prendermene il merito, ma in realtà è stato progettato da un altro disegnatore che era un amico di Ron. Ha proposto l’idea ed era così valida che ovviamente abbiamo deciso di usarla.
Quindi, sai, c’erano sicuramente personaggi sviluppati da Ron, ma ce ne sono stati anche altri che ho sviluppato io. Personalmente mi è piaciuto disegnarne molti, ma dal punto di vista del design il villain Crazy Eight, con la gigantesca palla da biliardo numero otto e il costume completamente nero, è quello che mi ha colpito di più. Quel design ha funzionato subito per me e ne sono stato molto soddisfatto.
Era divertente da disegnare. Quindi, tra i personaggi che ho progettato, direi che è stato probabilmente il mio preferito. È stato uno di quei momenti in cui disegni un personaggio e pensi: “Oddio, forse so quello che sto facendo”. Quindi sì, è stato probabilmente il mio design preferito.
Quando l’universo MC2 si è concluso, è nato l’Ultimate Universe. Secondo te l’MC2 è stato in qualche modo una base per la nascita dell’Ultimate Universe? Pensi che la Marvel si sia ispirata a quello?
Pat Olliffe – Beh, non so cosa succeda dietro le quinte. Non sembra ci sia stata un’ispirazione diretta. Però quello che so con certezza è che mi considero molto fortunato ad aver contribuito all’universo MC2, perché penso che abbia avuto una certa influenza nel tempo.
Come ho detto, non ero coinvolto in discussioni di quel tipo. Ma dire che non ci sia stata alcuna influenza probabilmente non sarebbe del tutto corretto. Era una linea abbastanza popolare e, quando c’è un legame forte con il pubblico, qualcosa rimane. Però non posso parlarne in modo specifico.

I Fantastic Five, personaggi del MC2, universo che ha posto le basi dell’Ultimate Universe?
Questa è una domanda divertente. Sono sempre stato curioso di una cosa: ho notato una certa somiglianza tra te nel periodo in cui disegnavi Spider-Girl e il Peter Parker adulto e padre di Mayday. Hai preso in parte te stesso come riferimento quando lo disegnavi?
Pat Olliffe – [risata n.d.r.] Do la colpa a Ron Frenz per questo! Sì, perché, come dicevo, io e Ron siamo amici da molto tempo e abbiamo condiviso lo studio. Credo che aggiungere il pizzetto e quell’acconciatura… abbia fatto sì che il personaggio cominciasse naturalmente ad assomigliarmi.
Ma è stata una decisione di Ron inserire il pizzetto. E una volta che un personaggio è definito visivamente in un certo modo, non lo cambi. Quindi ho semplicemente continuato a disegnarlo così e sì, effettivamente mi somigliava. Ci siamo anche divertiti con questa cosa in seguito.
A un certo punto, credo che abbiamo dato a Peter anche una ciocca di capelli bianchi o grigi sulla fronte. Anche quello era perché stavo iniziando ad avere i capelli grigi in quel periodo e avevo una ciocca simile. Quindi sì, do la colpa di quella rappresentazione visiva a Ron Frenz [risata n.d.r.].
Su testi di Tom DeFalco hai lavorato su Secret Wars: Battleworld per la Marvel, una miniserie molto divertente costruita su un’idea particolare: introdurre villain, incluso una prima versione di Venom che non appariva nella storia originale ma solo nella linea di action figure, e metterli contro Spider-Man. Quanto ti sei divertito a disegnare questa miniserie e cosa ha significato per te entrare a far parte dell’eredità del primo spin-off di Secret Wars?
Pat Olliffe – È stato molto divertente. Davvero, tantissimo. Non solo è stato bello farne parte, ma avevo anche delle grandi aspettative da rispettare. Arrivi dopo Secret Wars di Mike Zeck, e poi tocca a te.
Ma è stato davvero divertente, soprattutto lavorare di nuovo con Tom su una storia di Spider-Man. Amo il modo in cui scrive il personaggio. E poter disegnare tutti questi villain, molti dei quali non avevo mai disegnato prima, è stato fantastico.
E per la prima volta ho potuto disegnare Spider-Man con il costume nero, cosa che non avevo mai fatto prima. Avevo disegnato varie versioni del personaggio, ma fino a quel momento avevo lavorato soprattutto su Marvel Team-Up. Quindi è stata la prima volta che ho disegnato il costume nero, ed è stato molto divertente.
L’idea della storia, quella di inserirsi in un momento preciso di Secret Wars e poi sviluppare la nostra narrazione, è tutta merito di Tom. Gli do pieno merito per questo.
È stato divertente anche per la natura dell’avventura: viaggiare tra diverse aree e pianeti. Questo mi ha permesso di disegnare ogni tipo di cosa, alieni, ambientazioni diverse, ed è stato davvero stimolante.
Quindi non solo è stato divertente lavorare su un progetto legato a Secret Wars e disegnare il costume nero di Spider-Man, ma anche poter rappresentare ambienti così diversi. E ovviamente disegnare tantissimi personaggi, la Torcia Umana, Falcon e molti altri che non avevo mai fatto prima, è stato davvero bello.
Sì, per me questo è uno dei tuoi lavori migliori, perché ci sono tantissimi personaggi e ambientazioni incredibili. Sembra davvero un progetto ampio e ricco.
Pat Olliffe – Sì, esatto, è proprio quello che intendevo. E penso che un’altra cosa che lo ha reso così piacevole è che sono stato molto fortunato nel corso della mia carriera a lavorare con grandi inchiostratori, come, ovviamente, Al Williamson su Spider-Girl. Ma in quel progetto il risultato finale è stato davvero, nel bene o nel male, una rappresentazione fedele di come volevo che apparisse. E questo è stato molto divertente.
Mi piace pensarti come l’artista che ha ridefinito il passato di Spider-Man con Untold Tales e ne ha immaginato il futuro con Spider-Girl, ma che ha lavorato poco sul “presente” del personaggio. Ti sarebbe piaciuto contribuire di più ad Amazing Spider-Man con un Peter adulto, fuori dal contesto scolastico?
Pat Olliffe – Sì, certo. Voglio dire, sono sempre stato un fan del personaggio. E quando inizi a disegnarlo e a disegnare il suo mondo, è qualcosa che ti manca quando non puoi più farlo. Spider-Man ha uno spazio unico nella nostra industria, tra i grandi personaggi della Marvel Comics. Ha davvero una sua identità. Quindi sì, mi sarebbe piaciuto continuare a disegnare Spider-Man in diversi progetti.
È stato per questo che è stato così divertente quando ho ricevuto la chiamata per Secret Wars. Era passato un po’ di tempo da quando avevo lavorato davvero in quell’universo, quindi poter tornare a disegnarlo è stato fantastico. Mi sono divertito molto. Poi il progetto è finito e sono passato ad altro, ma c’è sempre una parte di me che, se ci fosse un altro progetto su Spider-Man, salirebbe a bordo senza pensarci due volte.

Cover di Olliffe di una cover per un numero speciale di Amazing Spider-Man esclusivo per il digitale
Hai lavorato alla DC Comics per diversi anni. Ti ricordo soprattutto su Catwoman e Booster Gold, due progetti molto diversi. Il primo più orientato all’azione, il secondo più action-comedy, in linea con il personaggio. Su quale ti sei divertito di più a lavorare?
Pat Olliffe – Penso che quando ho lavorato su 52 e ho avuto modo di disegnare Booster Gold nei miei numeri, mi sono divertito molto. Era davvero un personaggio divertente da disegnare.
Ma Catwoman, devo dire, che è la mia preferita tra i due. Sono sempre stato un fan di Batman e del suo universo, quindi poter disegnare Catwoman e avere anche il Cavaliere Oscuro in alcune storie è stato fantastico. Era una grande storia, e con le chine di Tom Nguyen il risultato era davvero ottimo.
Mi è piaciuto molto lavorare su Catwoman e speravo che la serie potesse durare più a lungo, perché stavamo raccontando storie davvero divertenti. Ma, dal punto di vista visivo, poter disegnare quel personaggio nell’universo di Batman è stato incredibile. Quindi sì, la mia preferita è sicuramente Catwoman.
Okay. Ci sono altri progetti o titoli DC che ti sarebbe piaciuto disegnare?
Pat Olliffe – Ho avuto la possibilità di disegnare Batman un po’ in Catwoman e anche in una miniserie dopo 52, World War III, che includeva Batman, Superman e Wonder Woman.
È stato divertente, ma se devo pensare a un personaggio che avrei davvero voluto disegnare… come Spider-Man ha il suo posto nella gerarchia Marvel, Superman ha il suo nella DC. Mi sarebbe piaciuto disegnare Superman. Anche Batman, ovviamente.
Sono stato fortunato: ho disegnato Atom, Hawkman, Catwoman… ma quei due, Superman e Batman, mi sarebbe davvero piaciuto disegnarli di più.
Ho visto sui tuoi social che hai condiviso alcune immagini legate a G.I. Joe. Puoi darci qualche anticipazione?
Pat Olliffe – Certo. Ho lavorato su un paio di progetti di G.I. Joe ed è stato molto divertente. È una proprietà molto famosa: tutti conoscono G.I. Joe, tra personaggi, animazione e giocattoli.
Ho avuto la possibilità di lavorare su una serie di numeri “silent”, senza dialoghi. L’anno scorso erano dedicati agli eroi, mentre quest’anno saranno dedicati ai villain. Ho coinvolto il mio amico Tom DeFalco, che ha scritto un numero su Zartan, e io l’ho disegnato. Dovrebbe uscire tra un mese circa.
Poi ho fatto un altro numero con Larry Hama, e lavorare con lui su G.I. Joe è il massimo. Sono stati progetti molto divertenti, e spero di poter continuare a lavorare su questo universo più avanti durante l’anno.
Se oggi ti offrissero un ultimo progetto su Spider-Girl o Untold Tales of Spider-Man, accetteresti oppure senti di aver già detto tutto?
Pat Olliffe – È una domanda difficile. Mi piacerebbe tornare a disegnare entrambi i personaggi, senza dubbio. Ho amato lavorare su entrambi i progetti, quindi se ci fosse una nuova storia di Spider-Girl, accetterei subito.
È stata una serie molto lunga, il personaggio femminile più duraturo nella storia della Marvel, con oltre 100 numeri. Dal punto di vista delle storie, c’è sempre modo di raccontarne di nuove.
Ma se dovessi scegliere, direi Untold Tales of Spider-Man, perché è finita troppo presto. C’erano ancora tante storie da raccontare, inserendole nel periodo universitario di Peter e portandolo avanti. Quindi sceglierei quella.
Un’ultimissima domanda: se puoi, puoi dirci se stai lavorando a nuovi progetti e quali?
Pat Olliffe – C’è qualcosa di cui probabilmente non posso ancora parlare, ma sto parlando con Skybound per fare altri lavori sui G.I. Joe. Spero quindi che ci saranno nuovi progetti in arrivo, perché mi sono divertito molto.
Grazie mille per l’intervista, Pat.
Pat Olliffe – Mi è piaciuta molto l’intervista, è stato divertente.
Grazie ancora, buona giornata!
Pat Olliffe – A presto, ciao!
Patrick Olliffe: Biografia
Patrick (Pat) Olliffe è un illustratore di fumetti veterano con oltre 35 anni di esperienza presso alcune delle più grandi case editrici del settore, tra cui Marvel Comics, DC Comics, Dark Horse, Aftershock e Disney Publishing. La sua lunga lista di lavori include Thor, Untold Tales of Spider-Man, Spider-Girl, Captain Marvel, Namor, la serie DC’s 52, Rough Riders, The Atom, Catwoman, Scooby Apocalypse e Hawkman, oltre a Captain America, I Fantastici Quattro, Gli Avengers e gli X-Men per Marvel Press della Disney. Insieme allo sceneggiatore Chuck Austen, ha creato la serie a fumetti western fantascientifica Edgeworld per Comixology Originals.*
*biografia estratta dal sito ufficiale di Patrick Olliffe
DC Comics
5 fumetti DC Vertigo sottovalutati, che vanno letti
Prima di lanciarvi sulle nuove proposte della linea Vertigo, vi consigliamo 5 titoli della ‘vecchia’ Vertigo passati in sordina ma che meritano, senza ombra di dubbio, una lettura
Pubblicato
3 settimane agoil
17 Marzo 2026Da
Doc. G
Quando si parla di Vertigo, l’etichetta della DC Comics dedicata alle storie più mature e sperimentali, si pensa subito a titoli leggendari come The Sandman, Preacher, Fables o Hellblazer. Pubblicata per la prima volta nel 1993, la linea Vertigo ha rivoluzionato il fumetto americano, portando nel mainstream generi come horror, fantasy, noir e fantascienza, spesso accompagnati da forti elementi di critica sociale.
Dopo un lungo periodo di declino, l’etichetta è stata chiusa nel 2020, ma negli ultimi anni DC ha iniziato a recuperare quello spirito creativo, rilanciando il marchio e pubblicando nuovi titoli. È l’occasione perfetta per tornare a parlare non solo dei classici più celebrati, ma anche di quelle opere che, per vari motivi, non hanno mai ricevuto l’attenzione che meritavano.
Nel catalogo Vertigo esistono infatti numerosi fumetti intriganti, ma passati un po’ in sordina. Miniserie, esperimenti narrativi o progetti cancellati troppo presto, ma che ancora oggi rappresentano letture originali e incredibilmente attuali.
Ecco cinque fumetti della linea Vertigo, snobbati ma che vale la pena recuperare.
Hex Wives

Tra gli ultimi titoli pubblicati durante la prima incarnazione di Vertigo troviamo Hex Wives, scritto da Ben Blacker e disegnato da Mirka Andolfo.
La premessa è tanto affascinante quanto inquietante: una congrega di potenti streghe viene catturata da una misteriosa organizzazione maschile chiamata gli Architetti. Attraverso un lavaggio del cervello, le donne vengono private dei loro ricordi e dei loro poteri e costrette a vivere in un quartiere suburbano perfettamente ordinato, come casalinghe degli anni ’50.
Tutto cambia quando una di loro, Isadora, comincia lentamente a recuperare memoria e poteri. Da quel momento l’equilibrio costruito dagli Architetti inizia a incrinarsi.
La serie funziona perchè è una satira sul patriarcato, una storia di emancipazione e allo stesso tempo un racconto horror venato di ironia. A rendere il tutto ancora più memorabile sono i disegni dinamici della Andolfo e i colori di Marissa Louise, che alternano atmosfere patinate a momenti decisamente più oscuri.
E sì: ci sono anche i gatti, perché ogni storia di streghe che si rispetti ne ha bisogno.
Faker

Se cercate scrupolosamente, tra i titoli più sottovalutati della Vertigo c’è Faker, miniserie scritta da Mike Carey e illustrata da Jock.
La storia si concentra inizialmente su 4 studenti universitari, Jessica, Yvonne, Marky e Sack, durante una festa. Una ragazza introduce nei loro drink una sostanza chiamata Angel’s Kiss, apparentemente una semplice droga da party. In realtà si tratta di un supporto liquido sperimentale per l’archiviazione dei dati.
Quando arriva Nick, un amico comune del gruppo, le cose iniziano a diventare strane. Molto strane.
Gli studenti scoprono gradualmente che Nick potrebbe non essere reale, ma piuttosto una creazione generata dalle loro menti sotto l’effetto della sostanza. Nel frattempo entrano in scena agenzie governative e una cospirazione sempre più complessa.
Il risultato è un thriller fantascientifico cupo e disturbante che riflette su identità, memoria e percezione della realtà. Le atmosfere inquietanti e i disegni di Jock rendono la lettura ancora più intensa, lasciando al lettore una sensazione di straniamento anche dopo l’ultima pagina.
The Vinyl Underground

Vertigo ha sempre avuto una particolare affinità con l’occulto, e The Vinyl Underground ne è un perfetto esempio. La serie, scritta da Si Spencer e disegnata da Simon Gane, segue un gruppo decisamente fuori dagli schemi che si occupa di indagini soprannaturali a Londra.
Tra i membri della squadra troviamo:
-
Morrison Shepherd, DJ semi-famoso e figlio di un ex calciatore appena uscito di prigione
-
Perv, un ex detenuto chiaroveggente che ha visioni durante crisi epilettiche
-
Leah King, assistente all’obitorio che lavora anche come modella e performer online
-
Kim “Abi” Abiola, ex fidanzata di Shepherd e misteriosa “principessa tribale africana in esilio”
Il primo caso ruota attorno a un omicidio legato proprio alla famiglia di Abi, ma presto la vicenda si espande in una serie di indagini sempre più bizzarre.
L’atmosfera ricorda per certi versi le storie di John Constantine, ma con un tono ancora più eccentrico e underground. Anche Londra diventa un vero e proprio personaggio della storia, con i suoi quartieri, i suoi misteri e le sue contraddizioni. La serie è stata cancellata dopo appena 12 numeri, ma rimane comunque una lettura affascinante e decisamente fuori dagli schemi.
Girl

Pubblicata nel 1996, Girl è una breve miniserie di tre numeri scritta da Peter Milligan e disegnata da Duncan Fegredo.
La protagonista è Simone, una quindicenne che vive nella deprimente cittadina inglese di Bollockstown. Circondata da genitori assenti e da una vita che odia profondamente, la ragazza è sull’orlo della disperazione.
Tutto cambia quando incontra Polly, una misteriosa ragazza bionda che sembra essere una versione alternativa di se stessa. Da quel momento Simone viene trascinata in un viaggio surreale e violento, fatto di ribellione, caos e vendetta contro chi cerca di controllarla o opprimerla.
“Girl” è una storia breve ma potentissima che esplora temi come l’identità adolescenziale, la rabbia giovanile e il confine tra realtà e immaginazione. Allo stesso tempo è anche un perfetto ritratto degli anni ’90, con il suo mix di nichilismo, energia punk e sperimentazione narrativa.
iZombie

Molti ricordano iZombie, la serie televisiva trasmessa su The CW, ma spesso ci si dimentica che tutto è nato da un fumetto Vertigo.
Il fumetto iZombie, scritto da Chris Roberson e disegnato da Michael Allred, racconta la storia di Gwen Dylan, una ragazza che lavora come coroner in Oregon. Il problema? Gwen è uno zombie.
Dopo essere stata morsa da una mummia, deve mangiare un cervello al mese per evitare di trasformarsi in uno zombie completamente privo di coscienza. Ogni volta che lo fa, però, assorbe ricordi e frammenti di personalità del defunto.
La sua vita è già complicata così, ma si complica ancora di più quando si scopre che il suo giro di amici include un fantasma degli anni ’60 e un licantropo.
Il fumetto è molto diverso dalla serie televisiva: più eccentrico, più colorato e decisamente più caotico. Tra battaglie soprannaturali, drammi sentimentali e scenari quasi apocalittici, la serie riesce a catturare perfettamente l’energia confusa dei vent’anni… portandola all’estremo.
*Fonte del presente articolo: Comicbook.com
In evidenza
-
Serie TV7 mesi agoMercoledì Addams: dalle origini al successo della serie Netflix
-
Videogiochi6 mesi agoEssenza Ludica: Punch-Out!! Quando Nintendo menava duro (ma con stile)
-
Netflix5 mesi agoRoad to Stranger Things 5: Stagione 4, il male si rivela e ha un nome: Vecna
-
Anime e Cartoni6 mesi agoSakamoto Days – Il manga action comedy giapponese diventa un film
-
Comics5 mesi agoInvincible Universe: Battle Beast – Sangue e Gloria di Kirkman, Ottley e Leoni
-
Comics7 mesi agoBatman Day 2025 – PopCorNerd vi consiglia 5 bat-fumetti
-
Comics6 mesi agoLo strano caso di Clark Kent, personaggio dell’Universo… Marvel!?
-
Anime e Cartoni5 mesi agoChainsaw Man – La Storia di Reze: Amore ed esplosioni


















