Nuovo capitolo sulle boss fight, questa volta ci spostiamo sui picchiaduro in 2D da sala giochi e andiamo ad analizzare i boss finali più memorabili. Quelli che ci hanno lasciato a bocca aperta, quelli che ci hanno sorpreso, quelli che ci hanno fatto (involontariamente) ridere e, ovviamente, quelli che ci hanno fatto più imprecare e lanciare maledizioni. Si parte!
Like a Boss: la classifica!
10) Mr. Karate (Art Of Fighting, 1992, SNK)

“Stop! That man is our…”. Dopo aver sconfitto il misterioso Mr. Karate, Yuri ci fermava dal finirlo con un avvertimento, una rivelazione (in realtà piuttosto prevedibile) che sarebbe stata poi svelata nell’intro del secondo episodio. Merita quindi un posto in classifica per essere stata la prima (e forse unica) boss fight con cliffhanger annesso.
9) Amakusa (Samurai Shodown 4, 1995, SNK)

Il picchiaduro più elegante di sempre non poteva non avere il boss più elegante di sempre. Malvagio, seducente ed affamato di potere, la sua migliore apparizione è quella nel quarto capitolo in cui ci appare come un’incrocio tra una strega orientale e un non-morto, sprigionando un’aura che gli donava un fascino impareggiabile.
8) Shao Khan (Mortal Kombat 2, 1993, Midway)

“You will die mortal!”. All’ottavo posto troviamo il Re dell’Outworld nel leggendario secondo capitolo della saga firmata da Boon e Tobias. Un tarpano di due metri e passa che impegnava il suo tempo più ad insultarci che a combattere: “Is that your best?”, “You weak pathetic fool!”, “All too easy!”, “Feel the wrath of Shao Khan!” e tante altre provocazioni indirizzate al nostro combattente con tanto di dito puntato contro.
La verità è che, aldilà della strafottenza, in confronto a Kintaro era una pippa e quindi dopo aver speso l’equivalente di uno stipendio in gettoni per buttare giù quel maledetto colosso a quattro braccia la sfida finale sembrava una passeggiata. Restano nella storia le sue provocazioni recitate meravigliosamente dal grandissimo Steve Ritchie: la migliore voce di Shao Khan fino ad oggi.
7) Gill (Street Fighter III 3rd strike, 1999, Capcom)

“The mark of my dignity shall scar thy DNA!”
Dopo i precedenti Bison e Akuma, Capcom aveva virato su uno stile completamente differente per il boss finale del terzo capitolo di Street Fighter. Leader della setta degli Illuminati, Gill era una specie di incrocio tra uno stregone, un massone e un aspirante dittatore che si crede un salvatore. In poche parole uno con dei seri problemi mentali. Ma questo non gli impediva di farci comunque sputare sangue in una delle boss fight più tese della storia dei picchiaduro. Sì perché Gill non arrivava mai a sbragare ai livelli dei suoi compari made in SNK. Non ci sono (quasi) mai momenti di cheapness assoluta.
Teoricamente noi possiamo fermare ogni suo attacco e persino interrompere le sue mosse più infami, come la famigerata “Resurrection!” che gli permetteva di recuperare completamente l’energia. E’ un combattimento lungo ma serrato in cui devi essere costantemente al 200% dell’attenzione, una lotta che ti sfinisce mentalmente, in cui basta un errore per ritrovarsi KO. La sua migliore apparizione è quella nel 3rd strike, in cui sfoggiava un nuovo effetto traslucido nonché una nuova temibile super: il devastante Seraphic Wing.
6) Goenitz (The King Of Fighters 96, 1996, SNK)

Nonostante dal capitolo successivo in poi i boss SNK abbiano preso una vertiginosa impennata verso il semi-divino il mio preferito resta lui. Villain tra l’altro di uno dei KOF migliori e più importanti di sempre. Goenitz si presentava come un potente dai modi aristocratici dotato di poteri eccezionali ed il suo stile di combattimento rifletteva magistralmente la sua personalità. La nonchalance con cui alzava un dito per evocare un tornado, i suoi colpi acrobatici eseguiti quasi senza scomporsi e la sua presa letale condita dalla sua risata da villain coi fiocchi. Uno scontro duro ma mai eccessivamente scorretto, che ci troveremo a rimpiangere negli anni a venire dopo aver provato sulla nostra pelle gli sgravissimi Igniz e Magaki.
5) Akuma (Super Street Fighter 2 Turbo, 1994, Capcom)

Capcom ce lo mostrava durante l’intro ma nella schermata di selezione dei personaggi non c’è traccia di questo nuovo misterioso combattente. Per scovarlo bisognava arrivare alla fine senza mai perdere un round, un’impresa ciclopica considerato quanto era infame la CPU di SSF2T, con un input-reading che ti leggeva pure cosa avevi mangiato pranzo.
A quel punto, dopo aver buttato giù Sagat, ci trovavamo come da copione al cospetto del famigerato dittatore thailandese. Ma ecco che arrivava il colpo di scena: appena prima che l’annunciatore potesse scandire il suo “Round one… Fight!” Akuma faceva il suo fulmineo ingresso in scena scaricando il suo raging demon su Bison che finiva esangue a terra. Il tutto in un battito di ciglia, senza dialoghi, senza cut-scene, senza pause. Partiva lo scontro che non avevamo neanche ancora metabolizzato cos’era successo e ci era concessa soltanto una possibilità per batterlo! Nella schermata della sconfitta il suo ritratto completamente in ombra, senza nome, quasi come un qualcosa di oscuro, un glitch, un virus sconosciuto insediato nel codice del gioco.
4) Geese Howard (Fatal Fury, 1991, SNK)

Fatal Fury fu il primo clone di Street Fighter 2 a fare il suo ingresso in salagiochi ma nonostante a livello di gameplay fosse anni luce indietro rispetto al capolavoro Capcom aveva una forza e una personalità tutta sua.
Confezionando la modalità single player con scene di intermezzo, dialoghi e personaggi SNK aveva di fatto creato il primo “story mode” in un picchiaduro ad incontri. Protagonista di questi momenti di trama lui, il judoka per eccellenza, il ricchissimo Geese Howard. Iniziava a tenerci d’occhio dai primi incontri, commentando la nostra ascesa con i suoi sgherri, sempre più furioso man mano che spedivamo i suoi combattenti all’ospedale. E poi, dopo la vittoria finale con Billy Kane, il colpo di scena. Due uomini in nero interrompevano i festeggiamenti per trascinarci di peso dal suo cospetto, nel suo lussuosissimo attico che sovrastava la città. Qui lo scontro finale accompagnato da una colonna sonora destinata a diventare una delle più importanti della casa di Osaka.
3) Apocalypse (X-Men VS Street Fighter, 1996, Capcom)

Quando X-Men VS Street Fighter fece il suo irruento arrivo in sala giochi era una qualcosa che non ci si credeva.
Vedere combattere Ryu e Chun Li a fianco di Cyclops e Wolverine era davvero qualcosa che lasciava a bocca aperta. E a coronare tutto questo Capcom ci spettinava con un boss finale che ridefiniva totalmente il concetto di “esagerato”. Guardatelo, non si era mai visto niente del genere. Un boss talmente grande da non riuscire neanche a stare nello schermo e che, proprio per questo, bisogna affrontare con un approccio radicalmente differente. Abbandonata qualsiasi cautela strategica ci lanciavamo contro questo titano metallico riversandogli addosso quanti più colpi possibili nello scontro più forsennato e caotico mai provato fino a quel momento.
2) M. Bison (Street Fighter 2, 1991, Capcom)

Chi ha vissuto l’arrivo di Street Fighter 2 in sala giochi non potrà sicuramente dimenticare due cose: la prima è l’hype generato dal capolavoro Capcom che monopolizzò l’attenzione di stampa, giocatori e causal per i successivi 3 anni, quasi a divenire una vera e propria febbre.
La seconda sono le code chilometriche davanti ai cabinati per battere M. Bison. Capcom aveva preparato due colpi di scena: dopo aver vinto i primi 7 scontri (diventati poi 8 nella champion edition grazie all’introduzione del mirror match) ecco apparire sulla mappa 3 nuovi avversari misteriosi, non selezionabili dal giocatore: un pugile incazzatissimo con la faccia di Mike Tyson, una specie di ninja spagnolo armato di artiglio ed un campione di muay thai tailandese dal nome familiare.
Sagat infatti l’avevamo già conosciuto come boss finale del primo Street Fighter e quindi, una volta sconfitto, ci preparavamo a mollare lo stick e goderci il finale. E invece Capcom aveva preparato un secondo colpo di scena: un ultimo avversario. Un terrificante dittatore con gli occhi iniettati di sangue che ci asfaltava con mosse incredibili. Bison (Vega in versione giapponese) non ti mandava soltanto al tappeto, ti schiacciava come un insetto. La difficoltà era devastante, quantità di gettoni spesi per cercare di buttarlo giù incalcolabili. Da un punto di visto puramente storico è il boss finale di un picchiaduro più importante di sempre.
1.God Rugal (Capcom VS SNK 2, 2001, Capcom)

Un po’ per non essere troppo prevedibili e un po’ per dare peso non solo al boss in sé ma a tutto quello che lo accompagna al primo posto di questa classifica svetta uno dei villain più devastante della storia dei picchiaduro, nonché protagonista di una delle boss fight migliori di sempre.
Capcom VS SNK 2 resta ad oggi non solo un capolavoro assoluto ma anche il sogno proibito di ogni appassionato di picchiaduro in 2D.
Come recitava l’intro del primo episodio “Everybody rumored, nobody believes” ed era vero: nessuno sano di mente avrebbe davvero potuto credere in un crossover di questo tipo. Sì perché qui siamo oltre l’accoppiata Marvel/Capcom; abbiamo lo scontro tra le due software house più rivali della storia degli anni 90!
I Beatles e Rolling Stones dei picchiaduro che si stringono la mano per dare vita al crossover 2D più importante di sempre. E chi poteva essere il boss finale, anzi I boss finali, se non due crossover tra i villain più iconici delle software house di Osaka, precisamente Akuma e Rugal. Ma se Shin Akuma avevamo già avuto modo di conoscerlo in precedenza niente poteva prepararci alla furia di God Rugal. Una versione indemoniata del baffuto boss SNK che pareva uscita direttamente da un’incubo di Go Nagai. Il tutto incorniciato splendidamente in una Osaka avvolta dalle fiamme. L’ultimo grande picchiaduro 2D coronato dalla boss fight più spettacolare di sempre.
Una boss fight apocalittica che segnava per sempre la fine di un’epoca.