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10 Ottobre – Chi è Jerry – Recensione
Recensione del secondo capitolo della serie scritta da Paola Barbato con disegni di Mattia Surroz e pubblicata da Sergio Bonelli Editore
Cinema
Superman: il più umano tra noi
Qualche riflessione su ‘Superman’ di James Gunn, primo tassello del nuovo Universo DC Comics al cinema, a distanza di un anno dall’uscita!
Ci sono supereroi che ho imparato ad amare grazie a grandi pellicole a loro dedicate. Prima c’è stato Sam Raimi, che ha fatto nascere in me la passione per Spider-Man.
In 27 anni ho visto, rivisto e stravisto i suoi 3 film decine di volte, da solo e in compagnia, al cinema e a casa, senza stancarmi mai e rimanendo estasiato ogni singola volta. È banale intuire che sia immediatamente diventato il mio supereroe preferito: ho letto centinaia di fumetti dedicati al Tessiragnatele, ho poster, disegni e figure disseminati per tutta la casa…e la sera, non me ne vergogno, prima di andare a dormire, indosso il suo pigiama.
Nel 2022, poi, è arrivato Matt Reeves e mi sono innamorato anche di The Batman. Non era la prima volta che vedevo l’Uomo Pipistrello in azione sul grande schermo ma nessuna incarnazione aveva mai fatto breccia così profondamente dentro di me come quella interpretata da Robert Pattinson. Nemmeno i fumetti ci erano riusciti.
Nel 2025, invece, è arrivato nelle sale Superman di James Gunn.
Viste le premesse, non è una sorpresa pensare, per voi che state leggendo, che anche l’Uomo d’Acciaio sia entrato nel mio personale Pantheon supereroistico. Per me, invece, lo è stata, anche se forse avrei dovuto aspettarmelo.

Il regista James Gunn alla première di ‘Superman’
L’uomo giusto al momento giusto
Mentre la Marvel e i suoi supereroi, dai primi anni 2000 in poi, sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo di tutti grazie a pellicole ad alto budget, (quasi sempre) spettacolari e coinvolgenti, la DC Comics, al cinema, è stata molto altalenante.
Certo, i tre film sul Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan sono sempre nelle classifiche delle migliori trilogie cinematografiche di tutti i tempi e la Harley Quinn di Margot Robbie è stata fin da subito iconica, portando decine di cosplayer alle fiere del fumetto a vestire i suoi panni. Ma ciò non è bastato: film non all’altezza delle aspettative, narrazione poco coesa e personaggi snaturati completamente.
Alla Warner Bros. (casa di produzione cinematografica che detiene i diritti dei personaggi DC), per tanto tempo, infatti, è mancata una figura che tenesse insieme le redini del progetto, qualcuno che avesse familiarità con le storie a fumetti che si volevano trasporre e che, allo stesso tempo, avesse esperienza nel mondo del Cinema. Insomma, è mancata una figura come quella di Kevin Feige, lato Disney/Marvel.
Ecco che quindi il 1° Novembre 2022 arriva un fulmine a ciel sereno: David Zaslav (CEO di Warner Bros. Discovery) annuncia Peter Safran e James Gunn come nuovi Presidenti dei DC Studios.

Peter Safran e James Gunn nella sede dei DC Studios di Burbank, California
Safran è un manager e produttore cinematografico di lungo corso e si occuperà della parte economica e burocratica del progetto che lancerà il nuovo Universo della DC. Gunn, invece, grande artista e appassionato di storie supereroistiche fin da bambino curerà la parte creativa: a lui spetterà l’arduo compito di far capire al pubblico che personaggi della Justice League non hanno nulla da invidiare a quelli degli Avengers, anzi.
Per quest’ultimo, l’occasione arriva al momento giusto: ha da poco finito di girare il terzo e ultimo capitolo di Guardiani della Galassia per la Marvel ed è libero di dedicarsi completamente ai personaggi della Distinta Concorrenza, senza distrazioni.
Grande Cinema d’Intrattenimento
Come volevasi dimostrare, il regista non delude le aspettative: la pellicola è ricca di inquadrature dinamiche e d’impatto, dal grande respiro, piene di colori vividi, che ricordano le splash page dei fumetti.
E Superman è proprio questo: un fumetto per ragazzi che prende vita, che non ha paura di rendere esplicito il medium da cui è tratto.
Tutto ciò che vediamo a schermo è chiaro e ben leggibile, la CGI è di ottima fattura e i combattimenti e le scene d’azione sono spettacolari e ricche di pathos: non ce ne era bisogno ma, ancora una volta, James Gunn ha dimostrato una grande padronanza della macchina da presa.
Come se non bastasse, le immagini sono arricchite da una colonna sonora e da canzoni pop che restano impresse, anche ore dopo essere usciti dalla sala, anche a distanza di un anno. Ne deriva un gioiello tecnico di rara bellezza.

David Corenswet nei panni di Superman
Il ritorno di Superman
Tutti i personaggi, buoni o cattivi che siano, sono scritti in chiave moderna e attuale (tanto attuale che non mancano chiari riferimenti a conflitti in corso e a politici discutibili del nostro tempo).
Clark e Lois, ad esempio, sono una coppia come tante altre: ridono, scherzano, litigano, si allontanano, poi si avvicinano, chiariscono, risolvono, ricominciano. È chiaro, però, che Lois ha bisogno di Clark e Clark ha bisogno di Lois.
La collega e fidanzata del nostro eroe non è rappresentata più come la classica damsel in distress, anzi è proprio lei a mettere in discussione alcune scelte del compagno e a mettersi in gioco fisicamente, insieme a Mr. Terrific, per aiutarlo in un momento di estrema difficoltà.

Mr. Terrific (Edi Gathegi) e Lois Lane (Rache Brosnahan)
E poi ci sono Pa e Ma Kent, che si vedono poco, ma si sentono molto.
Quante volte, sulle scale di casa, abbiamo avuto bisogno di una parola di conforto da parte di nostro padre; quante volte nostra madre ci ha “ripulito gli stivali” affinché fossimo pronti. A me, personalmente, è successo molte volte.

Ma (Neva Howell) e Pa (Pruitt Taylor Vince) Kent, i VERI genitori di Clark
Momenti familiari, toccanti, che riassumono il cuore del film e l’essenza di Superman, anzi di Clark: non un Dio triste che ha sulle sue spalle il destino della Terra ma un semplice ragazzo di campagna, un essere umano con i suoi dubbi e le sue fragilità, con il dono e la volontà di poter fare del bene.

E si potrebbe continuare ad elogiare la scrittura anche di altri eroi: Krypto, il cane di Kara, cugina di Clark, è premuroso e imprevedibile, Mr. Terrific, che col suo essere risoluto e solitario ruba la scena, per non parlare di Guy Gardner, la Lanterna Verde “fuori di testa” interpretata da Nathan Fillion, attore feticcio di Gunn, comic relief del film.

Il potere dell’Anello all’opera
Non solo eroi
Per rendere grande un eroe, però, c’è anche bisogno di un cattivo che si rispetti e sappiamo che il cattivo per eccellenza di Superman è Lex Luthor.
Il magnate della Luthorcorp è un personaggio estremamente riuscito, che odi dal primo all’ultimo istante del film. È sadico, spietato, irascibile, narcisista: il suo unico obiettivo è dimostrare la sua superiorità, tutto il resto non importa.
Non ha poteri, ma vuole essere meglio di Superman, essere che disprezza e odia fino al midollo.
Ciò che non capisce, però, nonostante la sua smisurata intelligenza è che non sarà mai come il supereroe di Metropolis, non perché sia privo di abilità sovrumane, ma perché non ha la minima idea di cosa sia l’empatia e il rispetto per il prossimo; concetto che durante il film l’Azzurrone cercherà di fargli capire in tutti i modi.
Ma c’è poco da fare: è l’esatto contrario di Superman. Tra i due, è lui l’alieno.

Il perfido Luthor interpretato da Nicholas Hoult
Una speranza per il futuro
Tutto questo (e molto altro) fa sì che Superman sia un film d’intrattenimento come non se ne vedono più tanti. Tra i migliori in ambito supereroistico degli ultimi anni (e non solo), che ti fa venir voglia di tornare e ritornare a vederlo. Io stesso ho avuto il piacere di vederlo due volte al cinema l’anno scorso.
Certo, è solo il primo pezzo di un mosaico molto più grande e gli altri tasselli potrebbero non essere all’altezza, però se il buongiorno si vede dal mattino…
Arrivati a questo punto, poi, non dobbiamo nemmeno aspettare più di tanto perché a giorni uscirà nelle sale di tutto il mondo Supergirl, film incentrato sulle avventure (e disavventure) della cugina kryptoniana di Clark e seconda pellicola del nuovo DCU. E dagli ultimi trailer rilasciati, pare che comparirà (molto probabilmente per un cameo) anche il nostro Azzurrone preferito.
Speriamo di vederne delle belle!

Fumetti italiani
Intervista a Dado, autore di Dragon Village nel segno del fantasy, cibo e… Toriyama
Su PopCorNerd ospite Dado, autore e co-fondatore di Gigaciao, con cui al Comicon di Napoli abbiamo parlato della nuova edizione di Dragon Village, la sua opera che unisce un’ambientazione da Trono di Spade alla comicità tipica dei manga di Toriyama (oltre che al cibo!)
Si può unire il genere fantasy al cibo e creare un fumetto? La risposta è all’interno di Dragon Village, l’opera edita da Gigaciao di Dado, tra i fondatori della casa editrice, nonché direttore editoriale e amministratore unico, che è riuscito a trovare il tempo di tornare a fare ‘anche’ l’autore di fumetti.
In Dragon Village Dado unisce quali ingredienti proprio il fantasy, un padre cuoco e una figlia peperina decisamente forzuta, alcuni personaggi dalle caratteristiche e dai nomi strambi e un ‘Villaggio di Draghi’ (anche se di draghi non vi è l’ombra!).
In occasione del Comicon di Napoli abbiamo avuto l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con Dado sulla nuova edizione della sua opera nata sulle pagine di Scottecs Gigazine, e ora finalmente in volume.
E tra le fonti di ispirazione c’è un noto sensei che ha formato l’immaginario di milioni di persone grazie alle sue opere: Akira Toriyama. Per quale motivo? Non vi resta che leggere l’intervista che segue…
Dado su PopCorNerd!
Grazie mille Dado di essere con noi su PopCornerd. Partiamo con il parlare di Dragon Village: è un fantasy a tutti gli effetti. Ci racconti un po’ come è nato questo grande progetto?
Dado – Sì, nasce letteralmente perché serviva una storia a capitoli per la rivista Scottecs Gigazine, che è stata la nostra prima uscita editoriale come Gigaciao. Servivano circa 14 pagine all’interno della rivista da riempire ogni mese, quindi volevo pensare qualcosa che fosse adattabile a capitoli e che poi potesse essere raccolto anche in una storia unica. È una delle poche storie che poi ha anche una trama orizzontale.
Avevo diverse idee in testa ed essendo anche un giocatore di ruolo da tanti anni, soprattutto di D&D, avevo già tanto immaginario fantasy. Ho tirato fuori un po’ di roba per capire cosa potesse divertirmi a raccontare.
Perché, avendo anche poco tempo e dovendo gestire tutta la parte editoriale come direttore editoriale di Gigaciao, se devo fare una cosa voglio almeno che sia quella che mi diverte di più.

Quali sono state le opere (letterarie, cinematografiche, fumetti) da cui hai tratto spunto per Dragon Village?
Dado – Dragon Village pesca dal lato fantasy classico: mostri, terre selvagge, ambiente medievale con magia. Ho cercato di interpretare alcuni stilemi e archetipi aggiungendo qualcosa di mio.
Per quanto riguarda lo stile di disegno e di racconto, mi sono ispirato a vari fumetti che mi hanno formato. In primis, sfogliandolo si vede molto di Dr. Slump & Arale: c’è quella dinamica umoristica del papà con la bambina dotata di superpoteri che devono rimanere nascosti.
Poi anche Dragon Ball, soprattutto la prima parte con Goku bambino, che è una delle mie preferite, dove c’era ancora molto l’umorismo tipico di Toriyama.
Ci sono poi influenze occidentali: fumetto francese, italiano e americano. Ho fatto la Scuola del Fumetto, quindi mi hanno aperto a quel mondo. Io sono cresciuto coi manga, poi ho avuto una fase in cui non li leggevo più e ho scoperto altro. Questo mi ha aperto la mente, e oggi mescolo tutto: influenze occidentali e cose che mi piacciono dei manga. Ne è venuto fuori uno stile che è un mix tra i due mondi e che mi diverte fare.
Hai citato Toriyama, ed era proprio una delle domande l’influenza del mangaka in quest’opera. Anche il titolo richiama qualcosa come Dragon Quest, videogioco la cui ambientazione e personaggi erano disegnati da lui. Anche quest’ultimo è stata una fonte di ispirazione?
Dado – Diciamo che la parola “Dragon” aiuta. Mi piaceva richiamare quell’immaginario, anche se poi i draghi non hanno un ruolo nella storia.
Mi piaceva anche l’idea che il vero protagonista non fossero tanto i personaggi, ma proprio il villaggio: Dragon Village. È un luogo con un ecosistema e una socialità tutta sua, perché si trova ai confini estremi del regno, l’ultimo baluardo della razza umana. Dopo ci sono solo mostri e terre selvagge.
Gli abitanti sono abituati a vivere alla giornata, a invasioni di mostri e cose strane. È la normalità per loro. Ed è anche il motivo per cui i protagonisti si trasferiscono lì: le loro stranezze vengono più tollerate.
Tutti i personaggi principali hanno nomi di cibi o ingredienti: Chily, Brisee, nonno Miso, Nashi Soup, Lord Mela ecc… sei appassionato di cucina ? E c’è un collegamento tra i personaggi e l’ingrediente/ cibo a cui sono associati?
Dado – Sì, tutti i personaggi hanno nomi di cibo. Cerco spesso di legare il nome all’aspetto fisico: Mela ha una testa a forma di mela, Brisée ha tonalità arancioni come la pasta cotta, Chili è “piccante”.
Spesso nasce prima il personaggio e poi cerco un nome di qualcosa di commestibile che si adatti. Anche Ortica, per esempio, è commestibile e funzionava bene.
Il cibo è importante anche nella storia: il protagonista è un cuoco che porta una cucina più raffinata in un posto dove si mangia per sopravvivere. Prima si cucinavano bistecche di mostro e patate giusto per riempirsi la pancia. Lui introduce una cucina quasi gourmet.
Anche una semplice omelette diventa qualcosa di incredibile, perché è fatta con uova di mostro. È anche una citazione sempre a Toriyama, che spesso dava nomi legati a cibo o oggetti. È una cosa che mi ha sempre fatto sorridere e ho voluto riportarla nel mio mondo.
I primi due capitoli sono disegnati da Carlo Cid Lauro, grande artista italiano. Come è nata la collaborazione con lui?
Dado – In quel momento stavo “costruendo” Gigaciao e serviva materiale. Mi sono accorto che non sarei riuscito a fare tutto subito. Conoscevo Carlo da tanti anni, è un bravissimo professionista, e gli ho chiesto se voleva occuparsi dei primi capitoli. Dovevano essere 3 o 4, ma poi sono riuscito a liberarmi prima e ho ripreso io dal terzo.
È nato tutto dall’amicizia e dal rispetto reciproco. E posso anticipare che tornerà nella prossima stagione come disegnatore regolare, perché io sarò impegnato su altre cose. Continuerò a scrivere, ma lui sarà il disegnatore. Nei primi capitoli io facevo le matite e lui le rifiniva, ora invece farà tutto lui.
Il tuo approccio cambia quando lavori con un altro artista rispetto a quando lavori da solo?
Dado – Sì. Quando lavoro da solo non faccio una vera sceneggiatura: parto da un’idea, butto giù un soggetto e costruisco direttamente a matita.
Quando lavoro con altri devo scrivere sceneggiature vere e proprie. Cerco comunque di non essere troppo rigido: evito di dare troppe indicazioni sulle inquadrature e mi concentro più sulle emozioni dei personaggi. Lascio molta libertà all’artista. Mi piace vedere come interpreta quello che scrivo.
E poi quando scrivo per altri sono più “spietato”: metto scene con folle e ambienti complessi che io magari eviterei se dovessi disegnarle!
Il fumetto nasce in bianco e nero su Gigazine, ma ora è raccolto in un volume a colori. Cambia l’esperienza di lettura?
Dado – Sì, sicuramente. I colori di Silvia “savuland” Landucci aggiungono molto: atmosfera, momenti del giorno, emozioni che il bianco e nero non può rendere.
Il volume è anche molto corposo, circa 300 pagine, e contiene come extra, un bestiario con schede di mostri, alcuni presenti nella storia e altri no. Serve ad arricchire l’ambientazione senza appesantire la narrazione con spiegoni.
Io adoro approfondire il mondo, ma nel fumetto può risultare pesante. Così ho inserito queste schede per dare qualcosa in più.
Leggerlo tutto insieme è un’altra esperienza: non devi aspettare un mese tra un capitolo e l’altro. Puoi leggerlo tutto in un pomeriggio. Inoltre è una versione rivista e corretta: ho sistemato dialoghi e piccoli errori accumulati nei due anni e mezzo di pubblicazione. Quindi sì, è il modo migliore per leggere Dragon Village.
Cosa dobbiamo aspettarci dalla seconda stagione di Dragon Village? Perché le cose si sono fatte molto serie alla fine del volume con un cliffangher importante! Sarà una seconda stagione sempre all’insegna della comicità e delle gag o ci sarà più spazio per la parte (possiamo chiamarla) Drama?
Dado – Sarà sempre un mix. Mi piace alternare le due cose.
La prossima stagione partirà da quella situazione più grave, ma inizialmente dal punto di vista dei bambini, in particolare di Chili e dei suoi compagni, che non percepiscono davvero la gravità di ciò che è successo.
Vedremo quindi le conseguenze in modo più leggero, mentre gli adulti affrontano la situazione. Poi la storia si svilupperà e approfondirà tutto. I piani ci sono.
Grazie mille Dado per questa intervista!
Dado – Grazie mille a te!
Dado: Biografia

Davide “Dado” Caporali muove i primi passi nel mondo del fumetto online nel 2008, durante l’ultimo anno di Liceo Scientifico. Successivamente, nel 2011, consegue il diploma presso la Scuola Internazionale di Comics.
Nel corso della sua carriera ha svolto numerose attività professionali nel settore, lavorando come disegnatore, inchiostratore, colorista, flattista e sceneggiatore.
Sia come autore indipendente sia collaborando con altri professionisti, ha realizzato e pubblicato diversi volumi per alcune tra le più importanti case editrici italiane, ottenendo anche vari riconoscimenti.
Il suo profilo Instagram, dove condivide strisce umoristiche ispirate alla quotidianità e allo stile “slice of life”, conta oggi circa 200 mila follower.
Nel 2022 è tra i fondatori di Gigaciao, nata insieme a Sio, Fraffrog e Giacomo Bevilacqua. All’interno della casa editrice ricopre il ruolo di direttore editoriale e amministratore unico, affiancando a queste responsabilità l’attività di autore di fumetti e di altri contenuti… e tra le sue opere c’è Dragon Village!
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