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Comics Legends: intervista a Mark Waid, scrittore ‘world’s finest’ di DC e Marvel

Intervista a Mark Waid, prolifico scrittore di comics che su Comics Legends racconta gli ultimi suoi lavori tra cui Superman/Spider-Man e il suo lavoro più ambizioso di sempre: The New History of the DC Universe

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Ci sono scrittori che inseguono per una vita il sogno di raccontare le storie degli eroi di Marvel e DC Comics. C’è, poi chi, una volta arrivato, continua a sognare di scrivere un giorno le serie con protagonisti eroi iconici come Superman, Spider-Man, Batman, Daredevil.

E poi c’è una ristretta categoria a parte di autori, fatta di fuoriclasse dello storytelling, tra cui rientra Mark Waid.

Lo scrittore statunitense non solo ha lavorato per la Casa delle Idee e, attualmente, è uno dei pilastri della DC Comics, ma ha davvero (davvero!) scritto le avventure di ogni eroe blasonato delle Big Two. Senza sbagliare un colpo.

Il leggendario ciclo sul Flash di Wally West, Kingdom Come, il Capitan America pre e post Heroes Reborn, il Daredevil con Chris Samnee, Paolo Rivera e Marcos Martin, la sua incredibile run sulla Justice League di fine anni ’90, e così via.

Sono talmente tante le pagine scritte da Mark che se ne perde il conto. Così come si perde il conto di quante belle storie sta sfornando da qualche anno a questa parte per DC Comics, soprattutto quando si tratta di narrare le epopee di Cavalieri Oscuri e Uomini d’Acciaio.

Mark Waid è uno stakanovista dei comics e la grossa qualità che gli viene riconosciuta è l’importante conoscenza degli eroi e degli universi che contribuisce a rendere sempre più… fantastici.

DC ultimamente gli ha consegnato, le chiavi di Action Comics,Justice League Unlimited e Batman/Superman: World’s Finest, ma gli ha dato anche il compito di scrivere il più grande crossover degli ultimi 50 anni: Superman/Spider-Man.

E non affidi una storia così, se di fronte non hai una vera e propria Leggenda dei Comics.

Preparatevi a un’intervista epocale (con qualche anticipazione importante sul futuro) da parte di Mark Waid: un world’s finest tra gli scrittori di comics.


Mark Waid: lo scrittore dei due universi tra Superman/Spider-Man, Action Comics, The New History of the DC Universe e…

Grazie mille, Mark, per essere ospite di PopCorNerd. È un grande onore e privilegio per la nostra pagina ospitare uno scrittore internazionale di comics, così importante come te.

Iniziamo con il tuo recente lavoro su Action Comics. Superman è uno dei personaggi DC a cui sei più legato dal punto di vista creativo, e uno di quelli di cui hai raccontato più storie nel corso degli anni. Eppure, sembra che tu abbia ancora molto da dire sull’Uomo d’Acciaio, soprattutto per quanto riguarda il suo passato.

Con Action Comics #1087 hai iniziato a raccontare una “storia mai narrata” di Superboy e del primo periodo in cui Clark Kent decide di rivelarsi pubblicamente al mondo. Cosa ti ha spinto a esplorare un altro capitolo della giovinezza di Clark? E cosa ti affascina di più di quel periodo specifico e della figura di Superboy?

Mark Waid – Se Clark assume il ruolo di Superman da adulto, non c’è molto spazio perché impari qualcosa: un Superman adulto non ha il lusso di poter commettere grandi errori da cui trarre insegnamento. Come Superboy quindicenne, praticamente confinato a Smallville, c’è invece l’opportunità di vederlo davvero imparare cosa significhi diventare un eroe, perché può sbagliare come farebbe qualsiasi adolescente.

Inoltre, questo ci dà la possibilità di mostrare, anziché semplicemente raccontare, quanto Ma e Pa Kent abbiano saputo insegnare a Clark i suoi valori, e in che modo lo abbiano fatto.

L’attuale run di Action Comics può essere vista come una sorta di espansione o evoluzione della tua opera classica, Superman: Birthright, questa volta pienamente sviluppata e inserita nella continuity canonica DC?

Mark Waid – Al 100%.

Spostandoci da Metropolis a Gotham City, Batman & Robin: Year One è già considerato una sorta di cult moderno e ti vede ancora una volta esplorare le origini del rapporto tra Bruce Wayne e Dick Grayson. La serie di dodici numeri, realizzata insieme a Chris Samnee, possiede un’identità visiva che richiama fortemente la Golden Age e che si sposa perfettamente con il tono della storia.

Quanto è stata importante la collaborazione con Chris Samnee nello sviluppo, nella crescita e nell’identità finale di questo progetto, soprattutto considerando i vostri precedenti lavori insieme su Daredevil e Captain America alla Marvel?

Mark Waid – Non avrei potuto (e probabilmente nemmeno voluto) farlo senza Chris, che è il vero cuore pulsante di quel fumetto e del suo prossimo sequel, DYNAMIC DUOS. (Sì, torneremo per un’altra run di 12 numeri!) [La nuova maxi-serie è stata annunciata il 20 maggio sui social da Samnee n.d.r.]

È il progetto dei suoi sogni, ed è profondamente legato alla sua visione di come questi personaggi debbano apparire e del punto della loro carriera in cui si svolgono le avventure. Lui è un treno ad alta velocità e io sto semplicemente cercando di restare aggrappato.

Batman & Robin: Year One… pronti al suo sequel Dynamic Duos?

Parliamo di uno dei tuoi progetti più attesi del 2026, sbarcato finalmente anche in Italia: il crossover che riunisce due icone assolute del fumetto americano dopo cinquant’anni: Superman e Spider-Man. Hai scritto l’albo speciale per DC Comics, con i disegni di Jorge Jiménez.

Sono entrambi eroi amatissimi, entrambi vestono di rosso e blu e condividono un fortissimo senso di responsabilità. È stato difficile trovare il giusto equilibrio narrativo tra i due? Puoi raccontarci qualche retroscena sulla realizzazione di questo albo evento, attesissimo dai fan di entrambe le case editrici?

Mark Waid – Per me non è stato difficile affatto: adoro entrambi i personaggi e penso di essere piuttosto bravo a catturare le loro voci in modo naturale e spontaneo. La vera difficoltà è stata cercare di far stare tutto in appena 24 pagine! Dietro le quinte, vorrei avere storie più interessanti da raccontare, ma in realtà non ce ne sono molte: avendo una lunga esperienza nella scrittura di entrambi i personaggi, sia Marvel che DC mi hanno praticamente lasciato totale libertà, con pochissime note o restrizioni, cosa di cui sono molto grato.

Con The New History of the DC Universe ti sei trovato a raccontare l’intera storia dell’universo DC, dalle origini fino al presente, in poco più di 120 pagine distribuite in quattro numeri. Un’impresa che era già stata affrontata nel 1986 da due giganti del fumetto come Marv Wolfman e George Pérez.

Oltre ai circa quarant’anni di nuove storie che dovevano essere incluse, cosa vuole aggiungere questa nuova versione rispetto all’opera originale di Wolfman e Pérez? Lo spirito del progetto è rimasto lo stesso o si è evoluto nel tempo?

Mark Waid – Lo spirito è rimasto lo stesso, ma il fumetto è stato, su mia richiesta, molto più dettagliato fin dall’inizio. Amo ciò che Marv e George fecero, ma la loro era una visione molto più ampia e generale dell’universo DC, più sommaria e senza l’ulteriore peso di dover rendere conto di altri quarant’anni di crossover, reboot e storie che hanno stravolto la continuity.

Se dovevo fare questa cosa, volevo farla nel modo giusto ed entrare davvero nei particolari, ed è per questo che abbiamo realizzato le Appendici. In realtà, ho iniziato proprio da quelle, per poi estrarre i momenti più importanti da utilizzare nella sezione illustrata: questo mi ha aiutato a essere sicuro di non trascurare accidentalmente qualcosa o qualcuno. Naturalmente, questo ha significato anche un enorme lavoro di taglio e revisione: la prima bozza della prima Appendice era, incredibilmente, lunga circa 40 pagine dattiloscritte a spazio singolo!

Mark Waid ri-scrive la storia dell’Universo DC

 

Qual è stata la sfida più grande nel creare un’opera che attraversa più di ottant’anni di storia editoriale DC? Immagino sia stato un processo estremamente complesso e intenso, fatto di enormi ricerche, approfondimenti e di una profonda conoscenza personale del materiale. The New History of the DC Universe è il progetto più ambizioso e impegnativo che tu abbia mai affrontato per DC Comics?

Mark Waid – Assolutamente sì. Ma è stato anche un enorme lavoro d’amore, il genere di cosa che probabilmente avrei voluto fare anche da semplice fan di lunga data. Le parti più complicate sono state scegliere quali personaggi ed eventi mettere in evidenza, soprattutto nell’ultimo numero, dove c’era davvero tantissimo da coprire. Inoltre, con l’aiuto dei miei editor, ho dovuto fare alcune scelte interessanti per cercare di ricucire il più possibile la continuity.

Per esempio, questo ha significato aggiungere informazioni mai menzionate prima: sebbene l’origine più recente della Justice League dei tempi dei New 52 sia ora quella “ufficiale”, Cyborg era rimasto così gravemente ferito durante quell’avventura da essere fuori gioco fino alla nascita dei New Teen Titans. In questo modo poteva far parte di entrambe le squadre.

Un altro esempio riguarda Supergirl: volevamo riconoscere la sua morte in Crisis on Infinite Earths, ma allo stesso tempo spiegare il fatto che oggi sia di nuovo viva. Così abbiamo preso solo alcune parti della origin story di Supergirl di Jeph Loeb, quella in cui veniva reintrodotta come se non fosse mai esistita prima.

In quella storia Darkseid aveva un ruolo importante, quindi abbiamo unito le due continuity dicendo che fosse stato Darkseid a resuscitarla.

Non è la prima volta che lavori a un progetto “enciclopedico” di questo tipo: qualche anno fa hai raccontato l’evoluzione dell’universo Marvel in The History of the Marvel Universe. Il tuo metodo e il tuo approccio generale furono simili anche in quel caso, oppure The New History of the DC Universe ha richiesto una mentalità e una struttura differenti?

Mark Waid – Per quanto riguarda la “voce” che ho adottato come narratore onnisciente, l’approccio è stato molto simile. Ma nel progetto Marvel l’editor Tom Brevoort aveva già un team di ricerca che poteva fornirmi una traccia molto essenziale degli eventi da coprire. Restava comunque compito mio capire quando e come introdurre i vari personaggi e come spiegare quegli eventi. C’è però una grande differenza tra i due progetti: con la storia DC ho lavorato duramente per inserire in ogni numero informazioni completamente nuove, piccoli “easter egg” che potessero interessare anche i fan più accaniti.

Cover di The History of the Marvel Universe #1

Spostiamoci per un momento in casa Marvel. Negli anni precedenti al 2011, quando hai preso in mano la serie, Daredevil era stato scritto da autori come Brian Michael Bendis ed Ed Brubaker che, diciamolo chiaramente, avevano puntato moltissimo su un tono estremamente cupo per il Diavolo Custode. Poi sei arrivato tu e, insieme a Chris Samnee, siete riusciti a riportare Matt Murdock in una dimensione più “leggera”, mantenendo comunque un livello narrativo altissimo e tenendo i lettori completamente coinvolti (me compreso).

Come ci siete riusciti? Qual è stato il tuo approccio creativo quando hai iniziato a scrivere Daredevil, e quale linea guida ha sostenuto la tua run per quattro anni? P.S.: Dai, quel maglione natalizio con scritto “I’m not Daredevil” è leggendario! [Domanda di Rossano D’Angelo n.d.r.]

Mark Waid – Vorrei prendermi il merito del maglione, ma quella era una battuta dell’editor Steve Wacker. (Così come la frase “Guarda mamma! È Batman rosso!”, che ci fecero togliere dalle edizioni raccolte.)

Quando Steve mi contattò, lavoravamo insieme da abbastanza tempo alla DC perché lui conoscesse i miei punti di forza. Sapeva anche che la Marvel era interessata, almeno per un periodo, a riportare Daredevil alle sue radici da supereroe e a renderlo meno un fumetto crime noir. Era perfetto per me: adoravo gli elementi noir e l’oscurità della serie, ma non sono il tipo di autore che riesce a scrivere bene quel genere di cose. Inoltre, mi sembrava che praticamente tutti quelli che avevano scritto Daredevil a lungo dopo che Frank Miller aveva reinventato il personaggio stessero seguendo le sue orme, e questo non mi interessava. Mi sembrava un limite: nel migliore dei casi sarei stato semplicemente “non bravo quanto Frank”.

Mi irrita ancora un po’ quando alcuni lettori definiscono la nostra versione “sciocca” o “cartoonesca”. Era comunque una serie molto oscura, accidenti. Basta rileggerla. Foggy ha il cancro. Il corpo del padre di Matt viene rubato. Daredevil trova una stanza piena di teste mozzate. E così via. A Matt succedevano le stesse cose orribili di prima: l’unica differenza era nel modo in cui sceglieva di affrontarle.

Il principio guida, il tema portante di tutta la run, è sempre stato la depressione. Non ho un ego così grande da voler trasformare personaggi consolidati in versioni di me stesso, quindi cerco sempre di non inserire troppo di me nelle storie. Però, essendo una persona che convive con una forte depressione da tutta la vita, per me era evidente che, se fossi stato un medico, quella sarebbe stata la diagnosi di Matt Murdock. Così, soprattutto nella seconda metà della run, quell’aspetto è emerso in primo piano e ho attinto molto dalle mie esperienze personali: mi ha aiutato a comprendere Daredevil in un modo che non avevo mai considerato prima.

Scrivi supereroi DC e Marvel da molti anni. Col tempo una persona cresce, matura, cambia prospettive e impara dalle proprie esperienze, e credo che tutto questo finisca inevitabilmente nel proprio lavoro creativo. Pensi che il tuo approccio nello scrivere personaggi come Superman, Batman e Capitan America, così come il tuo modo di affrontare nuove storie che li coinvolgono, sia cambiato nel corso degli anni e delle diverse fasi della tua vita?

Mark Waid – Non so davvero se sia cambiato. Alla fine tutto si riduce al rapporto molto speciale e unico che ho con questi personaggi: penso a loro e fanno parte della mia vita da quando avevo quattro anni. Mi sembra di conoscerli meglio della mia stessa famiglia o dei miei amici più stretti, e anche se la mia vita ha attraversato fasi molto diverse, alla fine scrivere fumetti è una gioia così costante per me che quelle fasi non emergono davvero, o almeno non emergevano.

Per essere brutalmente onesto, ultimamente sto facendo un po’ fatica a scrivere supereroi. Ho sempre creduto che il bene fosse più forte della forza stessa e che i valori e l’etica di questi personaggi fossero qualcosa a cui aspirare, ma dal 2016 ampie fasce dei miei concittadini americani hanno dimostrato ripetutamente di considerare quei valori stupidi e deboli. Siamo diventati una nazione di bulli, in cui i cattivi hanno, almeno per ora, vinto.

Sapere questo rende difficile, a volte, alzarsi la mattina e trovare l’ottimismo necessario per scrivere supereroi. Ma continuo a resistere finché posso, sperando che questo Paese riesca in qualche modo a ritrovare la propria strada.

Ultima domanda: dopo Superman/Spider-Man, puoi darci qualche indizio su dove ti vedremo prossimamente?

Mark WaidBatman & Robin: Year One Dynamic Duos! E oltre a quello, per il momento resto concentrato su Justice League Unlimited, Action Comics e World’s Finest. Lavoro senza sosta da quasi due anni e, anche se ci sono altri progetti che non vedo l’ora di affrontare, in questo momento voglio solo rilassarmi un po’.

Grazie mille, Mark, per il tuo tempo e per aver risposto alle nostre domande con le tue incredibili risposte!


Mark Waid: Biografia

Mark Waid è un autore bestseller del New York Times, le cui opere sono state tradotte in innumerevoli lingue in tutto il mondo. Nel corso dei suoi quasi quarant’anni di carriera nel settore dei fumetti, Mark ha creato personaggi e storie per Batman, Superman, Spider-Man, gli Avengers, gli X-Men, Iron Man, Wonder Woman, Daredevil e praticamente ogni altro franchise di successo su tutte le piattaforme mediatiche.

Kingdom Come, da lui creato per la DC Comics, è diventato uno dei graphic novel più venduti della storia. Molte delle trame e dei personaggi che ha scritto e creato durante i suoi otto anni di lavoro sui fumetti di The Flash sono presenti ogni settimana nell’omonima serie televisiva di successo. Ha scritto e curato oltre 2.000 titoli a fumetti e ha ricevuto tutti i principali premi del settore.

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Spider-Man Special: da One More Day a Brand New Day

Ripercorriamo uno dei momenti più controversi della storia editoriale di Spider-Man, quello che ha portato da One More Day all’operazione Brand New Day

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Spider-Man: Brand New Day è ormai alle porte. Il quarto film dei Marvel Studios con protagonista Spider-Man è atteso da milioni di fan in tutto il mondo. Dopo la campagna promozionale internazionale che ha visto principalmente protagonisti Tom Holland e Zendaya, impegnati in un tour mondiale per promuovere Spider-Man: Brand New Day, finalmente il film sta per arrivare nelle sale e, secondo gli attori e il regista Destin Daniel Cretton, sarà qualcosa di incredibile.

Addirittura Tom Holland, ormai consacrato come lo Spider-Man ufficiale delle nuove generazioni, ha dichiarato che quel Brand New Day (in italiano Un nuovo giorno) del titolo riguarderà la scena finale, prima della chiusura del film, e rappresenterà un momento di svolta per il futuro del personaggio. Per comprendere di cosa stia parlando, dovremo recarci tutti nelle sale e vedere Spider-Man: Brand New Day.

Guardando alla storia dei comics, il quarto film sull’Arrampicamuri del MCU sembra molto più legato ai fumetti rispetto alle pellicole precedenti. Nei trailer e nelle immagini promozionali rilasciate da Sony e Disney, il film pare riproporre alcune scene iconiche tratte da copertine storiche degli albi di Amazing Spider-Man. Ma, andando più a fondo, lo stesso Brand New Day riporta alla mente dei lettori un periodo di rinnovamento per Spidey anche nei fumetti.

Si tratta di una mossa editoriale che vede in Joe Quesada, all’epoca Editor in Chief Marvel, il principale fautore e che è stata preceduta da una delle storie più controverse e chiacchierate della storia di Spider-Man: One More Day. Stiamo parlando di un capitolo della vita editoriale dell’Arrampicamuri che fece insorgere gran parte dei lettori, i quali non accettarono affatto la direzione intrapresa dalla Casa delle Idee per Spider-Man, destinata a cambiare per sempre non solo l’eroe, ma soprattutto l’uomo sotto la maschera, Peter Parker.

Spider-Man: One More Day – Ritorno alle origini

Joe Quesada è stato uno degli Editor in Chief più importanti della Marvel dagli inizi del nuovo millennio. Grazie a lui, la Casa delle Idee ha vissuto un periodo florido, fatto di idee originali e di giovani autori di talento in rampa di lancio. Sotto la sua guida, scrittori come Brian Bendis, Jonathan Hickman e Mark Millar sono diventati tra le migliori penne del fumetto statunitense, contribuendo al successo della Marvel di quegli anni, che l’ha vista primeggiare sulla rivale di sempre, la DC Comics, e avviare quello che poi sarebbe diventato il MCU.

In foto: Joe Quesada

Tra le tante decisioni, a lui si imputa principalmente la scelta di apportare una fondamentale modifica alla vita di Peter Parker con One More Day. Questo perché, nel bene o nel male, One More Day ha segnato per sempre, da quel momento in poi, le storie di Spider-Man.

L’idea di base di Quesada era semplice: Peter Parker/Spider-Man non funzionava più come prima ed era cresciuto troppo. Era cambiato eccessivamente nel corso degli anni rispetto al personaggio originale creato da Stan Lee e Steve Ditko, e questo poteva impedire ai giovani lettori di immedesimarsi in Peter, l’eroe di tutti. Il matrimonio con Mary Jane Watson aveva contribuito a una crescita eccessiva del personaggio e del suo parco comprimari, così come l’affrontare tematiche decisamente adulte (ricordiamo che la coppia, durante la Saga del Clone, ha perso una figlia). Per Quesada, un Peter Parker adulto aveva perso quello smalto del ragazzo eterno ritardatario, squattrinato e affetto dalla classica “sfortuna dei Parker”.

In una vecchia intervista a Spotlight, pubblicata in Italia su L’Uomo Ragno #487, Quesada aveva dichiarato:

«Per me Peter Parker è il classico imbranato dell’Universo Marvel. E’ una persona normale come te e come me. Ciascuno di noi può confrontarsi con lui e trovarvi una piccola parte di sè. […]credo che tornare allo status quo, alle radici di Peter, sia molto importante per ciò che accadrà a tutti i personaggi nei prossimi venti o trent’anni» – Joe Quesada

Insomma, a sua detta Spider-Man aveva bisogno di quella che oggi viene chiamata retcon, un ritorno alle origini, a situazioni più tipicamente “da Spider-Man”, e di un cast rinnovato. Per questo nacque One More Day, storia scritta insieme a J. Michael Straczynski, autore di una lunga e importante run su Testa di Tela, e disegnata dallo stesso Quesada.

L’obiettivo? Eliminare dalla storia di Spider-Man il matrimonio tra Peter Parker e M.J.

Più che una retcon, però, quello che fecero Quesada & Co. con questa mossa fu spazzare via (o meglio ‘modificare’) oltre vent’anni di storie che avevano visto Peter e M.J. sposati. Un colpo di spugna che non piacque praticamente a nessuno.

E se questo fosse l’ultimo giorno con la tua metà?

La vicenda si svolge dopo gli eventi di Civil War, durante i quali Spider-Man decide di rivelare pubblicamente la propria identità segreta. Questa scelta ha conseguenze devastanti: numerosi criminali iniziano a prendere di mira Peter Parker e le persone a lui più care. Tra questi c’è Wilson Fisk, il Kingpin del crimine, il cui piano porta zia May a rimanere gravemente ferita nel fuoco incrociato.

Disperato e determinato a salvarle la vita, Peter si rivolge a chiunque possa offrirgli una soluzione, da Tony Stark, in quel momento nemico giurato dei vigilanti come Spidey, fino al Doctor Strange. Quando ogni speranza sembra svanire, compare Mefisto, il demone che gli propone un terribile patto: in cambio della guarigione di zia May, Peter dovrà rinunciare all’amore e al suo matrimonio con Mary Jane Watson.

Spinto dalla disperazione, Peter accetta l’accordo insieme a Mary Jane, dando vita a una delle decisioni più controverse nella storia editoriale del personaggio.

Quello che racconta One More Day è, quindi, l’ultimo giorno di Peter e MJ come marito e moglie. Un amore a termine che li vede pienamente consapevoli di ciò che stanno per perdere e che costituisce uno dei momenti più struggenti, intensi e intimi della coppia.

Mefisto altera la realtà riscrivendo la linea temporale: Peter e Mary Jane non si sono mai sposati, Spider-Man non ha mai rivelato la propria identità segreta al mondo e zia May non è mai morta.

Il finale di One More Day, che funge da prequel a Brand New Day, costituisce anche l’occasione per riportare in scena alcuni personaggi del cast delle origini, come Harry Osborn e Flash Thompson, per rimetterli al centro delle storie. Personaggi che avevano contribuito al successo di Spider-Man e che, in maniera nostalgica, vennero ricollocati nel ruolo che gli competeva (almeno secondo il grande Joe Quesada) in Brand New Day.

Rileggendola a distanza di quasi vent’anni e digerita l’amara pillola della separazione tra Peter e M.J., la trama imbastita da Straczynski e Quesada si distingue per essere una storia, certo, dalle discutibili finalità prettamente commerciali, ma dal fortissimo carico emotivo.

Un racconto che attraversa le diverse fasi del dolore del protagonista e mostra uno Spider-Man impotente e disperato come non mai. Un Peter Parker che si ritrova a ricadere nello stesso errore che anni prima aveva portato all’assassinio dello zio Ben e che, per un’altra sua leggerezza, rischia ora di causare la morte della persona più importante della sua vita, zia May, dimostrando di non aver imparato fino in fondo il significato del motto «da grandi poteri derivano grandi responsabilità».

Un Peter costretto a scegliere quale perdita sia per lui meno dolorosa: l’amore della sua vita o la donna che lo ha cresciuto. Una decisione struggente che si riflette nelle spettacolari tavole di Quesada, il quale, in ogni caso, rimane un disegnatore di assoluto livello.

Probabilmente, se uscisse oggi, anche alla luce di alcuni cicli recenti di Spider-Man, One More Day non verrebbe etichettata come la “peggiore storia di Spider-Man di tutti i tempi“.

I dietro le quinte: i disaccordi tra Quesada e J.M. Straczynski

In foto: J. Michael Straczynski

Oltre a dare origine alla furia dei lettori quando scoprirono il finale di One More Day, la storia in quattro parti ebbe anche una gestazione piuttosto travagliata.

Lo stesso sceneggiatore, J.M. Straczynski, fu in totale disaccordo con Quesada su alcune delle direzioni che questi voleva imprimere alla trama, al punto che, a un certo momento, non voleva nemmeno comparire nei credits della storia. Ecco un estratto di una sua dichiarazione:

«Nella trama attuale, ci sono molte cose con cui non sono d’accordo, e l’ho fatto capire chiaramente a tutti quelli che erano a portata di voce alla Marvel, soprattutto a Joe. Sarò sincero: a un certo punto ho deciso, e l’ho comunicato a Joe, di togliere il mio nome dagli ultimi due numeri dell’arco narrativo di OMD. Alla fine Joe mi ha convinto a cambiare idea perché, in fin dei conti, non voglio sabotare né Joe né la Marvel, e ho molto rispetto per entrambi.» – J.M. Straczynski 

JMS, inoltre, aveva intenzione di inserire alcuni viaggi magici nel tempo che avrebbero permesso a Peter di “aggiustare” alcune cose del proprio passato: avrebbe aiutato Harry a superare il suo problema di droga, Norman non sarebbe tornato a essere Goblin e, soprattutto, Gwen non sarebbe morta e sarebbe rimasta la ragazza di Pete. Tutte idee che Quesada e, più in generale, la Marvel non approvarono e che portarono alla storia di One More Day che tutti conosciamo.

Di fatto, One More Day fu l’ultima storia scritta da JMS per Spider-Man per molti e molti anni. È tornato solo recentemente con una miniserie ambientata nel passato di Spidey, intitolata Torn, attualmente in corso di pubblicazione in Italia sulla testata ammiraglia di Spider-Man.

Brand New Day: nuovo giorno, nuova vita per Spidey

Archiviato One More Day, scattò l’operazione Brand New Day.

La Marvel decise di intraprendere una nuova strada per Amazing Spider-Man, affidando la testata a più team creativi che, a rotazione, avrebbero raccontato le gesta del rinnovato Spider-Man di quartiere per ben tre uscite al mese.

Si trattava di qualcosa di unico per la Marvel: tre uscite mensili della stessa testata, che necessitavano di una vera e propria task force di autori, chiamata all’epoca Spider-Trust, composta da quattro scrittori (Dan Slott, Marc Guggenheim, Bob Gale e Zeb Wells) e altrettanti disegnatori (Steve McNiven, Salvador Larroca, Phil Jimenez e Chris Bachalo). Solo Bachalo e Jimenez furono gli unici a rimanere sulla testata per un lungo periodo. A sostituire gli altri disegnatori vennero chiamati Mike McKone, Marcos Martin, Barry Kitson e John Romita Jr., mentre Mark Waid prese il posto di Wells, impegnato nel frattempo in altri progetti televisivi.

Tom Brevoort, figura storica di riferimento della Marvel e della vita editoriale di Spider-Man, creò per Brand New Day un vero e proprio manifesto organizzativo destinato agli autori coinvolti, con l’obiettivo di fissare i punti chiave attorno ai quali avrebbero dovuto ruotare le storie di Spider-Man da quel momento in poi. Tra questi troviamo:

  • Mettere Peter Parker al centro dell’attenzione;
  • Spider-Man è l’eroe sfortunato che fa anche scelte sbagliate ed errori, ma è divertente;
  • Peter Parker si deve comportare come un venticinquenne;
  • Guardare avanti;
  • Avventure ricche di mistero e questioni da risolvere;
  • L’importanza della cerchia di amici;
  • Nuovi nemici ma anche vecchi rinnovati, rispettandone la caratterizzazione;

Una ventata di freschezza per Spider-Man

Il Peter Parker che troviamo in Brand New Day è uno scapolo, senza memoria dei fatti di One More Day, che intreccia nuovi rapporti amorosi che spesso durano quanto un “Thwip!”, a causa dei suoi impegni ragneschi e della sua classica sbadataggine nella vita privata.

Anche zia May beneficiò del patto con Mefisto, non solo ritornando in vita, ma anche ottenendo un apparente ringiovanimento e diventando direttrice del F.E.A.S.T., il centro di accoglienza per i senzatetto.

E Mary Jane? Inizialmente fu messa completamente da parte, quasi a voler “cancellare” non solo il matrimonio, ma anche il personaggio stesso, evidentemente considerato scomodo per un’operazione di rilancio di questo genere, prima di essere reintegrata dopo molto, molto tempo.

L’operazione durò quasi tre anni e coprì quasi 100 albi, dal n. 546 al n. 647 di Amazing Spider-Man.

Una piccola curiosità riguarda l’edizione italiana: Panini Comics, fino all’albo d’esordio di Brand New Day (L’Uomo Ragno #546), aveva mantenuto Uomo Ragno come nome della collana, che cambiò proprio con l’avvento di Brand New Day in Spider-Man, segnando anche in questo caso un cambiamento importante e la fine di un’era.

Guardando al passato, l’operazione imbastita dalla Marvel fu molto complessa, ma ottimamente orchestrata, e offrì ai lettori trame fresche, un Peter ringiovanito, uno Spider-Man più spensierato e dinamico rispetto al passato e una vasta gamma di nuovi nemici e comprimari interessanti, come Mister Negativo, Jackpot, Dexter Bennett, Carlie Cooper e Menace, alcuni dei quali fanno ancora oggi parte del cast di Spidey. Per quanto riguarda Mister Negativo, dovrebbe essere uno dei nemici che compariranno nel film con Tom Holland in uscita.

L’aver ingaggiato diversi autori, ciascuno con un bagaglio di esperienze e soprattutto con uno stile differente, si rivelò una mossa vincente perché, soprattutto nei primi archi narrativi, permise di sviluppare trame originali e mai banali per Spider-Man.

Brand New Day rappresenta un momento cruciale nel rilancio fumettistico di Spider-Man e, da quel poco che si è visto finora, la pellicola del MCU potrebbe riuscire a mantenere lo spirito dell’operazione editoriale compiuta ben diciannove anni fa dalla Marvel Comics, portando lo Spider-Man di Tom Holland verso nuovi lidi, anche considerando il fatto che (notizia non ufficiale) dovrebbe tornare a indossare i panni dell’Arrampicamuri per altri cinque film. Cominciamo a vedere, però, dove lo porterà questo Nuovo Giorno, prima di guardare troppo avanti.

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Cinema

Chi è Jean DeWolff? La storica alleata di Spider-Man arriva nel MCU

Tutto quello che devi sapere su Jean DeWolff, la storica alleata di Spider-Man arriva nel MCU in Spider-Man: Brand New Day

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Prima di diventare protagonista di una delle storie più celebri dell’Uomo Ragno, Jean DeWolff era una figura nata con discrezione, non troppo particolare ma fondamentale dell’universo Marvel. Capitana del Dipartimento di Polizia di New York e tra le pochissime autorità a riporre piena fiducia in Spider-Man, Jean rappresentava il ponte tra il mondo dei supereroi e quello della giustizia ordinaria. Il suo coraggio, il suo forte senso del dovere e il legame di stima reciproca con Peter Parker l’hanno resa uno dei comprimari più apprezzati della mitologia del Tessiragnatele, tanto che la sua tragica scomparsa avrebbe cambiato per sempre il modo di raccontare le avventure dell’eroe Marvel. Oggi il personaggio è tornato sotto i riflettori grazie al suo debutto nel Marvel Cinematic Universe: in Spider-Man: Brand New Day è interpretata dall’attrice americana Liza Colón-Zayas e, secondo quanto mostrato dal materiale promozionale, sarà una detective del NYPD e una preziosa alleata di Spider-Man, alimentando le speculazioni su un possibile omaggio alla storica saga La morte di Jean DeWolff.

La prima apparizione di Jean DeWolff

Jean DeWolff debutta nell’agosto del 1976 in Marvel Team-Up #48, in una storia scritta da Bill Mantlo e disegnata da Sal Buscema. L’albo vede Spider-Man allearsi con Iron Man per fermare una serie di attentati, ma il vero elemento di novità è l’introduzione della giovane capitano della polizia di New York, destinata a diventare una delle alleate più fidate dell’Arrampicamuri.

Fin dal suo ingresso in scena, Jean si distingue dai tradizionali rappresentanti delle forze dell’ordine dell’universo Marvel. È determinata, intelligente e sicura di sé, tanto da riuscire a tenere testa sia a Spider-Man sia a Iron Man senza lasciarsi intimidire dalla loro fama. Il suo atteggiamento pragmatico conquista immediatamente i lettori e la rende una presenza diversa dai classici comprimari destinati a fare da semplice spalla agli eroi.

Ciò che colpisce della prima apparizione di Jean è il rapporto che instaura con Spider-Man. In un periodo in cui l’Uomo Ragno è spesso guardato con sospetto dalla polizia e attaccato dalla stampa di J. Jonah Jameson, Jean sceglie di valutarlo per le sue azioni piuttosto che per la sua reputazione. Tra i due nasce fin da subito un rapporto di rispetto reciproco, destinato a consolidarsi nelle apparizioni successive.

Dal punto di vista editoriale, il debutto di Jean DeWolff rappresenta un momento importante anche perché introduce un personaggio destinato a lasciare un segno profondo nella mitologia di Spider-Man. Sebbene le sue apparizioni nei successivi anni Settanta e nei primi anni Ottanta siano piuttosto sporadiche, ogni intervento contribuisce a rafforzarne il ruolo di punto di contatto tra l’Uomo Ragno e il Dipartimento di Polizia di New York.

A distanza di quasi dieci anni dal suo esordio, Peter David recupererà proprio questo personaggio per costruire La morte di Jean DeWolff, trasformando una comprimaria amata ma poco utilizzata nel fulcro di una delle storie più importanti e influenti della storia editoriale di Spider-Man. È anche questo uno dei motivi per cui la sua morte colpisce così duramente i lettori: Jean non era un personaggio creato per essere sacrificato, ma una presenza costruita nel tempo, il cui legame con Peter Parker si era consolidato albo dopo albo.

La morte di Jean DeWolff: la saga che rese Spider-Man più adulto

Tra le storie che hanno segnato un punto di svolta nella lunga carriera dell’Uomo Ragno, La morte di Jean DeWolff occupa un posto speciale. Pubblicata su Peter Parker, The Spectacular Spider-Man #107-110 tra il 1985 e il 1986, la saga scritta da Peter David e disegnata da Rich Buckler rappresenta una delle opere più influenti degli anni Ottanta, capace di trasformare un classico fumetto supereroistico in un intenso thriller poliziesco.

L’inizio della run di Peter David

Quando Peter David approda su The Spectacular Spider-Man, la serie ha bisogno di una nuova identità. Dopo alcuni episodi introduttivi, lo sceneggiatore decide di scuotere profondamente il mondo di Peter Parker con una scelta coraggiosa: eliminare Jean DeWolff, una comprimaria presente fin dal 1976 e una delle poche persone appartenenti alle istituzioni a fidarsi davvero di Spider-Man.

L’idea di uccidere Jean nacque dall’editor Jim Owsley (oggi Christopher Priest), che desiderava dare un tono più maturo alla testata. Peter David trasformò quella richiesta in una storia destinata a diventare un classico, dimostrando fin dai suoi primi numeri di voler privilegiare la caratterizzazione psicologica rispetto alla spettacolarità.

Un noir in costume

La vicenda si apre con una scena destinata a entrare nella storia del fumetto: Jean DeWolff viene assassinata nel sonno da un misterioso killer armato di fucile. Non c’è una grande battaglia né un sacrificio eroico. La morte arriva improvvisa, brutale e profondamente umana.

È una scelta narrativa rivoluzionaria per l’epoca. Invece di raccontare lo scontro tra un supereroe e un supercriminale, Peter David costruisce una vera indagine poliziesca, in cui il mistero, la tensione e il dramma personale prendono il posto delle tradizionali battaglie contro villain in costume. Il principale antagonista, il Mangiapeccati (Sin-Eater), è infatti un serial killer mosso da un fanatismo religioso, molto più vicino ai criminali dei thriller che ai classici nemici dell’Uomo Ragno.

Il lato più oscuro di Peter Parker

Il cuore della saga non è però l’identità del Mangiapeccati, bensì la trasformazione di Peter Parker.

Jean non era soltanto un’alleata della polizia: rappresentava una delle poche figure istituzionali che avevano sempre creduto in Spider-Man. La sua morte riapre tutte le ferite del protagonista, riportando in superficie il senso di colpa che lo accompagna fin dalla morte di zio Ben.

Per la prima volta vediamo un Peter disposto a oltrepassare il limite, a volersi lasciare abbandonare di fronte a quanto accaduto. Il desiderio di trovare il colpevole si trasforma progressivamente in sete di vendetta, mettendo seriamente in discussione il codice morale che definisce Spider-Man. Secondo me è davvero importante soffermarsi su questo aspetto. Il supereroe è anche un umano, oltre ad avere pregi ha anche difetti e soprattutto prova emozioni che vanno a modificarne il comportamento, il codice morale ed etico autoimposto, e nel farlo mette a repentaglio la propria “reputazione” di fronte alla gente comune. Vengono messe più volte in dubbio le sue azioni proprio dai passanti o da chi si trova in una scena di vita quotidiana piuttosto che un’altra: i cittadini iniziano a dubitare del supereroe, di colui che ha giurato di proteggerli da ogni avvenimento più o meno catastrofico che potrebbe accadere. E’ un po quello che abbiamo visto anni dopo, con tutto un filone di fumetti che parla di decostruzione del supereroe, di quello che mette il proprio ego o il proprio tornaconto davanti a qualsiasi altra cosa.

Il fatto che Peter indossi ancora il costume nero rende l’atmosfera ancora più cupa, ma è importante ricordare che in questa storia il costume non influenza il suo comportamento: la rabbia del protagonista nasce esclusivamente dal trauma della perdita, non da fattori esterni.

Spider-Man e Daredevil: il team-up che mette alla prova due eroi

Se La morte di Jean DeWolff è ricordata come una delle migliori storie dell’Uomo Ragno, gran parte del merito va al modo in cui Peter David costruisce il rapporto tra Spider-Man e Daredevil. Più che un semplice crossover tra due supereroi, la saga è infatti un confronto tra due uomini accomunati dallo stesso senso di responsabilità, ma profondamente diversi nel modo di interpretare la giustizia.

Spider-Man e Daredevil condividono molto. Entrambi proteggono le strade di New York, hanno perso persone care e vivono con il peso di un costante senso di colpa. Tuttavia, quando Jean DeWolff viene assassinata dal Mangiapeccati, le loro strade iniziano a divergere.

Per Peter Parker la vicenda è personale. Jean non era soltanto una poliziotta, ma una delle pochissime persone appartenenti alle istituzioni ad aver sempre creduto in lui. La sua morte riapre vecchie ferite e alimenta una rabbia che il protagonista fatica a controllare. Per tutta la saga Peter si muove più per impulso che per razionalità, lasciando che il desiderio di vendetta prenda gradualmente il sopravvento.

Matt Murdock affronta invece il caso con uno sguardo completamente diverso. Oltre a essere Daredevil, è un avvocato che dedica la propria vita alla difesa della legge. Anche lui desidera fermare il Mangiapeccati, ma ritiene che il suo compito sia consegnarlo alla giustizia, non sostituirsi a essa. È proprio questa convinzione a renderlo il contrappeso morale dell’intera storia.

Peter David evita il classico schema del team-up in cui due eroi collaborano senza attriti. Al contrario, costruisce una tensione crescente tra Spider-Man e Daredevil, alimentata dalla sfiducia e da obiettivi sempre più incompatibili. Matt comprende fin da subito che Peter sta oltrepassando un limite pericoloso, mentre Spider-Man interpreta l’atteggiamento dell’amico come un ostacolo alla cattura del killer.

Il momento più intenso arriva quando i due si affrontano direttamente. Non è uno scontro spettacolare basato sui superpoteri, ma una collisione tra due idee di giustizia. Peter è ormai disposto a usare una violenza che normalmente rifiuterebbe, mentre Matt è determinato a impedirgli di commettere un errore irreparabile. In questo senso Daredevil non combatte contro Spider-Man, ma contro la rabbia che lo sta consumando.

Uno degli aspetti più significativi della saga è che Daredevil comprende Peter meglio di chiunque altro. Anche Matt ha conosciuto il desiderio di vendetta e sa quanto sia facile giustificare la violenza quando si è travolti dal dolore. Proprio per questo non si limita a rimproverare l’amico: sceglie di affrontarlo, consapevole che lasciarlo agire significherebbe condannarlo a convivere per sempre con il peso delle proprie azioni.

La fiducia tra i due raggiunge il culmine quando Matt Murdock rivela a Peter la propria identità segreta. È un momento di straordinaria importanza, soprattutto considerando il contesto degli anni Ottanta, quando le identità dei supereroi erano custodite con estrema attenzione. Matt non compie quel gesto per stupire il lettore, ma perché comprende che solo abbattendo ogni barriera può convincere Peter a fidarsi di lui. È una dimostrazione di amicizia e rispetto che rafforza il legame tra i due personaggi.

L’intervento di Daredevil si rivela decisivo anche per l’evoluzione di Spider-Man. Senza la presenza di Matt Murdock, Peter avrebbe probabilmente ceduto alla vendetta, tradendo il principio che da sempre guida la sua vita: con un grande potere derivano grandi responsabilità. Daredevil diventa così la coscienza esterna dell’Uomo Ragno, ricordandogli chi è davvero nel momento in cui lui stesso rischia di dimenticarlo.

A distanza di decenni, questo rimane uno dei team-up più apprezzati della Marvel proprio perché non si fonda sulla spettacolarità, ma sulla caratterizzazione dei protagonisti. Peter David dimostra che Spider-Man e Daredevil funzionano al meglio quando non sono semplicemente alleati contro un nemico comune, ma quando le loro convinzioni vengono messe alla prova. La morte di Jean DeWolff non racconta soltanto la caccia a un serial killer: racconta come due eroi, pur partendo dagli stessi ideali, possano arrivare a conclusioni diverse su cosa significhi davvero fare giustizia.

Il debutto del Mangiapeccati

La saga segna anche la prima apparizione del Mangiapeccati, destinato a diventare uno degli avversari più inquietanti dell’Uomo Ragno.

A differenza dei tradizionali supercriminali Marvel, il personaggio non cerca ricchezza o potere. È convinto di avere una missione divina: eliminare chi considera moralmente corrotto. Questa motivazione rende il villain imprevedibile e contribuisce a creare un’atmosfera di costante tensione.

Negli anni successivi Peter David tornerà sul personaggio con Il ritorno del Mangiapeccati (The Spectacular Spider-Man #134-136), approfondendone il passato e mostrando le conseguenze psicologiche degli eventi della saga principale.

L’eredità di La morte di Jean DeWolff: una storia che ha cambiato Spider-Man

A quarant’anni dalla sua pubblicazione, La morte di Jean DeWolff continua a essere considerata una delle opere fondamentali della bibliografia dell’Uomo Ragno. Non solo per la qualità della scrittura di Peter David, ma perché ha contribuito a ridefinire il modo in cui Spider-Man poteva essere raccontato, anticipando molte delle tendenze che avrebbero caratterizzato il fumetto supereroistico dalla seconda metà degli anni Ottanta in poi.

Il primo grande lascito della saga riguarda la caratterizzazione di Peter Parker. Fino a quel momento Spider-Man aveva certamente affrontato tragedie personali – dalla morte di zio Ben a quella di Gwen Stacy – ma raramente lo avevamo visto così vicino a oltrepassare il confine tra giustizia e vendetta. Peter David dimostra che la forza dell’Uomo Ragno non risiede nei suoi poteri, ma nella capacità di rimanere fedele ai propri principi anche quando ogni emozione lo spingerebbe a infrangerli.

La saga ha inoltre ridefinito il ruolo dei comprimari in generale. Jean DeWolff non era un personaggio creato per morire: compariva nelle storie di Spider-Man da quasi dieci anni e aveva conquistato, seppur con poche apparizioni, un posto ben preciso nella vita di Peter Parker. La sua morte dimostrò che anche una figura secondaria poteva avere un impatto enorme sulla narrazione, a patto che fosse costruita con pazienza e credibilità.

Anche il Mangiapeccati lasciò un segno profondo nella mitologia di Spider-Man. Il personaggio rappresentava una rottura rispetto ai classici supercriminali incontrati sino a quel momento: niente armature, esperimenti scientifici o piani di conquista, ma un serial killer mosso da un fanatismo religioso. La sua presenza contribuì a rendere più credibile e pericoloso il mondo di Spider-Man, aprendo la strada a villain psicologicamente complessi e radicati nella realtà urbana.

La saga contribuì inoltre ad affermare un modello narrativo destinato a diventare sempre più frequente negli anni successivi: quello del fumetto supereroistico contaminato dal noir e dal poliziesco. Peter David dimostrò che un’avventura di Spider-Man poteva funzionare anche senza invasioni aliene o battaglie spettacolari, puntando invece sull’investigazione, sulla tensione psicologica e sul conflitto morale. Un approccio che avrebbe influenzato non solo le future storie dell’Arrampicamuri, ma anche molte serie dedicate agli eroi “urban” della Marvel, in particolare Daredevil, Punisher e Moon Knight.

Anche il rapporto tra Spider-Man e Daredevil uscì profondamente trasformato dalla vicenda. Se in precedenza i loro incontri erano spesso semplici collaborazioni contro un nemico comune, La morte di Jean DeWolff mostrò come il vero interesse del loro legame risiedesse nel confronto tra due uomini che condividono gli stessi ideali ma li interpretano in modo diverso. Da quel momento in poi molti autori avrebbero ripreso questa dinamica, rendendo il loro sodalizio uno dei più solidi e apprezzati dell’universo Marvel.

In mezzo ad una storia editoriale lunga decenni, sono pienamente convinto che questa sia una lettura imprescindibile per gli amanti dell’Uomo Ragno. E per mio gusto personale da mettere tra le più importanti di sempre per la brillantezza di Peter David nel fare un passo avanti nella vita di Peter Parker e non relegarlo al solito “amichevole Spider-Man di quartiere” che nonostante fosse stato il fulcro, e da dove era partito tutto, probabilmente lascia per strada diversi lettori che, come me, divenuti adulti hanno bisogno di qualcosa di più intenso ed intimistico.

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San Diego Comic-Con: gli annunci più importanti della DC Comics

Grande mattatrice in ambito fumetto, la DC Comics al San Diego Comic-Con ha regalato emozioni con moltissimi annunci interessanti

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Al San Diego Comic-Con 2026 DC Comics è stata la casa editrice vera mattatrice di quest’anno tra Eisner Awards vinti e annunci fatti sul futuro degli eroi DC. Niente panel di DC Studios in Hall H, ma un fiume di annunci sui fumetti, con il booth #4544 trasformato in un hub a tema anni ’50 e un ricco calendario di panel dedicati all’iniziativa “Next Level” e al mondo di Gotham.

Il cuore degli annunci: il panel “DC’s Next Level”

Il panel più atteso, tenutosi venerdì 24 luglio nella Room 6DE e moderato dagli editor DC Brittany Holzherr e Andrew Marino, ha rivelato il prossimo capitolo dell’iniziativa editoriale Next Level, il progetto lanciato a marzo 2026 pensato per dare a grandi autori piena libertà creativa su personaggi di culto o sottoutilizzati dell’universo DC principale, sulla falsariga di quanto fatto con la linea Absolute.

Vixen: la prima serie regolare in assoluto

Dopo 45 anni di storia editoriale e innumerevoli apparizioni come membro della Justice League, Mari McCabe (Vixen) avrà finalmente una serie tutta sua. A scriverla sarà Stephanie Williams (Temporal, Roots of Madness), prima donna nera candidata come miglior sceneggiatrice agli Eisner Award, affiancata ai disegni da Khary Randolph (Excellence, Spawn). Durante il panel, Williams ha descritto il tono della serie paragonandolo scherzosamente a “Rihanna che decide finalmente di diventare una supereroina“: Mari racconterà lei stessa chi è, invece di lasciare che siano gli altri a definirla.

Static torna dopo 15 anni

Anche Virgil Hawkins, alias Static, punta dritto verso una nuova serie regolare, la prima dopo 15 anni, dopo la sua recente integrazione nei New Titans e nel DC Universe principale. Il fumetto sarà scritto da Cody Ziglar (Miles Morales: Spider-Man, Deadpool) con disegni di Diego Olortegui (Justice Society of America). Secondo Ziglar, la serie mostrerà Virgil “spolverare le ragnatele” e reintrodursi al mondo supereroistico affrontando minacce nuove e più pericolose.

Shadow of the Bat: Deniz Camp e Javier Rodríguez su Batman

Reduci dal successo di Absolute Martian Manhunter (vincitore agli Eisner), Deniz Camp e Javier Rodríguez tornano a lavorare insieme su Shadow of the Bat, una serie ambientata in parallelo agli eventi di Batman di Matt Fraction e Detective Comics di Tom Taylor. Camp ha spiegato che la storia affronterà “il fallimento delle istituzioni e il trauma personale di Batman“, specchiati nel trauma di Gotham dopo l’esplosione di un impianto chimico, con un forte focus su nuovi personaggi e nuovi villain. Non è ancora stata annunciata una data di uscita.

The Demon: un nuovo horror firmato James Harren

Tra i titoli Next Level a tinte horror, The Demon vedrà James Harren scrivere, disegnare e curare la serie insieme al colorista Dave Stewart, seguendo Jason Blood nella sua lotta per proteggere il mondo dai mostri legati al demone a cui è vincolato. Il primo numero uscirà il 7 ottobre 2026, con copertina principale di Harren e variant di Daniel Warren Jordan, Michael Walsh, Hayden Sherman e John McCrea.

Jonah Hex and the Shadow of Death

Sempre dal 7 ottobre 2026 arriverà Jonah Hex and the Shadow of Death, miniserie folk-horror di sei numeri scritta e disegnata da Michael Walsh, con copertina principale dello stesso Walsh e variant di Brian Bolland, Julian Totino Tedesco, Javier Rodríguez (1:25) e Hayden Sherman.

Batman Day 2026: arriva “Batman of Two Worlds”

Durante il panel “Gotham City” è stato annunciato l’evento clou del Batman Day 2026 (sabato 19 settembre): l’albo one-shot Batman of Two Worlds #1, che metterà per la prima volta a confronto il Batman della continuity principale e la sua controparte dell’Absolute Universe.

Attenzione però: non si tratta di un vero e proprio team-up. Come precisato da DC, i due Batman non si incontreranno mai faccia a faccia. Il fumetto racconterà invece due storie parallele e indipendenti, entrambe incentrate sulla stessa premessa criminale, una rapina in banca che nasconde una corruzione ben più profonda, mostrando come ciascun Batman la affronti con il proprio approccio morale, le proprie risorse e i propri metodi.

La storia dedicata al Batman “regolare” sarà scritta da Matt Fraction (attuale autore della serie Batman) e disegnata da Javi Fernández, con colori di Tomeu Morey e lettering di Clayton Cowles. La parte Absolute Batman sarà invece firmata da Scott Snyder, con disegni di Nick Derington (Doom Patrol), colori di Frank Martin e lettering di Tom Napolitano. La copertina è opera di Jorge Jiménez, Nick Dragotta e Frank Martin.

Come ha spiegato Fraction:

“Hai due sguardi diversi su Batman: le strutture morali, etiche, politiche. Un’occasione per metterle fianco a fianco e vedere somiglianze e differenze.”

Snyder ha aggiunto che l’obiettivo era “mostrare cosa rende speciale ciascuna versione” e che il fumetto è pensato per essere accessibile anche a chi non conosce nulla del personaggio.

Il panel Superman e il resto del parterre creativo

Un altro panel ha riunito alcuni dei principali autori DC per parlare della prossima fase dell’iniziativa editoriale “All In” e del futuro dell’universo di Superman e oltre. Tra i partecipanti: Joshua Williamson (Superman), Mark Waid (Action Comics, Justice League Unlimited), Tom King (Wonder Woman), Stephanie Williams (Wonder War: The Matriarch), Jeremy Adams (Green Lantern, Emperor Aquaman), Morgan Hampton (Green Lantern Corps) e Nicole Maines (Justice League: Dream Girls), moderati dal group editor Paul Kaminski.

Sul fronte TV: il trailer di “Lanterns” e “My Adventures with Superman”

Pur senza un panel cinematografico in Hall H, DC Studios e Warner Bros. Television hanno comunque portato novità a San Diego: durante un panel del 24 luglio è stato mostrato il nuovo trailer ufficiale di Lanterns, serie HBO Max in otto episodi in arrivo il 16 agosto. Ecco di seguito il trailer!

Il cast e il team creativo di My Adventures with Superman hanno presentato la Stagione 3 della serie animata targata Adult Swim/Warner Bros. Animation, in arrivo su Prime Video dal 31 luglio.

 

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